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sabato 27 febbraio 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 7

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 6.
Avvocato Pellegrini: Nel procedimento di primo grado a Pietro Pacciani, il signor Vanni fu sentito come testimone, prima ancora di mettersi a sedere disse: "ma noi si andava solo a far merende" e da qui la famosa espressione "compagni di merende" tanto che il presidente Ognibene disse: "prima ascolti le domande poi darà le sue risposte". Nel corso di quella testimonianza ammise con molta convinzione "si, avevo paura di Pacciani, perchè mi minacciava" e perchè lo minacciava? A questo non ha mai risposto. Eppure un significato lo deve avere, allora quella lettera che Pacciani scrisse dal carcere assume uno spessore, un significato, perchè probabilmente ne conosciamo anche il contenuto. C'erano lì le minacce, anche lì, perchè? Compagni di merende che si limitano ad andare a bere e mangiare nelle tratterie, nelle osterie del nostro Chianti e che poi uno di questi ha paura forte, dell'altro, perchè? E allora entriamo un pò più nel dettaglio io mi limiterò a parlare dell'omicidio di Vicchio, è il mio omicidio. E' quello che ha distrutto due ragazzi, due famiglie, che ha portato a morire Renzo Rontini di crepacuore in mezzo alla strada come un cane. Perchè Renzo Rontini da quel 29 luglio non si è più ripreso. Si è distrutto nell'animo e nel fisico e allora Lotti stamani mattina c'è stato detto non è credibile. Io continuo a domandarmi, aldilà dei vantaggi in cui egli può sperare come collaboratore, ipotizziamo che Lotti sappia o sia stato così bene informato da aver recepito che ai sensi dell'ordinamento penitenziario in base all'art 4, 58bis eccetera possa avere dei vantaggi in sede di applicazione della pena ma se avesse detto "io non c'entro nulla" di quali vantaggi aveva bisogno? Perchè ha ammesso le proprie e le altrui responsabilità per avere i vantaggi del collaborante? Ma non è semplicemente pazzesco? Accetto la mia responsabilità perchè c'è e cerco di ridurre al minimo le conseguenze e allora faccio il collaboratore di giustizia, ma se sono innocente, se sono estraneo che senso ha di autoaccusarmi per poi avere i vantaggi... ma dico, nemmeno Lotti, per quanto stupido possa essere o fatto apparire, potrebbe pensare una cosa del genere. Me ne vado in carcere, dalla quale potrei restare fuori perchè tanto in carcere avrò un trattamento privilegiato.
Non ci si autoaccusa. Una qualsiasi motivazione. Quando dice "gliela fo pagare" perchè Vanni non gli voleva prestare i quattrini, non è sufficiente? Ma signori, si può far pagare una ritenuta colpa di un amico anche andando a spifferare la verità, anzi molto spesso si fa molto più male a spifferare la verità su terze persone a cui si vuol recare danno che a inventarsi tutto di sana pianta e allora Lotti che si volesse vendicare di Vanni perchè non gli prestava i quattrini? Benissimo, si vendica e va a raccontare quello che so ma è andata proprio così? Perchè Lotti ci è arrivato un pò alla volta a raccontarci una parte della verità che egli conosce perfettamente. Quello che ha detto è vero ma non è tutto. E' questo il problema, perchè tutto sarebbe molto più chiaro, perchè nel dire e nel non dire, nell'accusare gli altri e cercare di salvare, se Lotti è caduto in alcune contraddizioni ha detto una cosa, poi l'ha detta diversamente, lo sappiamo, ce l'ha rammentato tutto il procuratore generale, però è inevitabile quando si vuole stare un pò nel mezzo per non compromettersi troppo e tirarsene fuori, una persona non intelligente come non lo è il Lotti e quando si deve barcamenare poi alla fine commette anche degli errori, errori che sono la conferma che non è stato indottrinato da nessuno. Se fosse stato indottrinato gli sarebbe stata spiegata la lezioncina nei modi più semplici possibili, in modo che lui la possa recepire e avrebbe detto A B C e sarebbe tornato tutto alla perfezione. E' proprio la sua spontaneità, collegata con questa necessità che lui avverte di tenersi equidistante tra una verità rilevata e una verità nascosta, che lotti cade in contraddizione. Allora parliamo della Pia, degli orari della Pia. Io sono convinto, ma non è solo una convinzione mia, che qui confluissero una moltiplicità di interessi, di scopi di moventi, non ce n'era uno solo, la genesi di questa follia omicida, in una progressione e in un crescendo pauroso si comincia con il punteggiare il ventre di una ragazza con 92 colpi di coltello e si arriva all'escissione di Pia e della Nadine del seno e del pube! Escalation tremenda! Io credo che per Pia almeno, confluissero più interessi, può darsi che all'inizio, chissà come sono andate le cose, nessuno lo saprà mai perchè sicuramente il punto di partenza è Pacciani e di Pacciani non si può più parlare e a Pacciani non si può più chiedere più nulla, del resto non ha mai detto nulla salvo dire "io sono innocente come gesù sula croce" e allora via, via che si è sviluppata questa catena omicidiaria si possono essere innestati anche persone che all'inizio non erano sulla scena, motivi e scopi, ulteriori rispetto a quelli iniziali, quello che poteva essere una forma psicopatologica si può essere associata anche ad uno scopo utilitario, cosa facevano questi signori, o questo signore, partendo all'inizio nel '74 non si sa certamente se c'era anche Vanni, nessuno lo ha mai detto, non lo possiamo affermare. Aveva evidentemente una attitudine, una pulsione verso queste forme di uccisione e di vilipendio di cadavere e che qualcuno ne abbia approfittato che ne sia venuto a sapere e abbia innestato su questa attitudine, su questa propensione del Pacciani all'omicidio le proprie pulsioni altrettanto malate, facendosi estirpare e portare a casa quei feticci che è inutile rammentare. Ecco che allora Pacciani a questo punto in compagnia di altri traggono da questa iniziale aberrazione psico-patologica una utilità, ci guadagnano.
Segue...

venerdì 26 febbraio 2010

Francesco Vinci - Intervista su La Nazione - 1 novembre 1984

L'1 novembre 1984, il quotidiano La Nazione, pubblicò l'intervista a Francesco Vinci che segue.
Vinci, sembra che Stefano Mele non sappia davvero niente di questa storia, che sia solo un calunniatore, uno che magari si vuole vendicare.
Io non credo che Stefano abbia ucciso la moglie e l'amante. Ma Stefano sa, Stefano è riuscito a ingannare tutti sfruttando la sua fama di imbecille, ma in verità è molto scaltro, anche se, certo, un discorso sano non riesce a portarlo fino in fondo. Quando a gennaio ha ritrattato le accuse contro di me, Stefano ha detto di avermi incolpato per spirito di vendetta. Non è vero, non ci si vendica a distanza di sedici anni. Stefano ha accusato prima me, poi il fratello e il cognato per depistare l'indagine. E c'è riuscito, per colpa sua l'inchiesta è ferma da tre anni.
Perchè Stefano Mele non dice la verità?
Ha paura. Paura per se, per il figlio, non lo so. Oppure copre qualcuno che gli interessa in modo particolare, qualcuno che sa che Mele non lo tradirà mai. Non indico nessuno, non sta a me indagare. A parte che è per me davvero difficile mettermi al posto di un poliziotto, correrei grossi rischi. Se per caso succedesse qualcosa a qualcuno sul quale, per così dire, sto indagando, di sicuro verrebbero a dire che il responsabile sono io.
Secondo me Stefano Mele partecipò all'uccisione della moglie per questi motivi. Il cadavere di Barbara fu trovato rivestito. Quale assassino ha interesse a fare questo se non è in qualche modo vicino alla famiglia della vittima? Il piccolo Natalino fu risparmiato e portato in salvo e anche questo può essere fatto solo da qualcuno che gli era vicino. Voi mi chiedete chi? Può capitare tra gente di "mala" che ci si chieda un favore che poi si rende.
Ma Stefano non conosceva nessuno del giro. Non aveva amici.
Allora ci deve essere qualcuno a lui molto vicino che nessuno sospetta.
Quest'uomo, dopo il delitto del '68 è diventato il mostro, ha ucciso altre sette coppie. Che tipo è secondo te?
E' uno molto intelligente, uno che sa muoversi di notte in campagna anche a occhi chiusi, uno che sa usare il coltello non come gli altri. Uno che una volta ha avuto una grandissima delusione.
Rif.1 - La Nazione - 1 novembre 1984 pag.7

giovedì 25 febbraio 2010

"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94" di Pietro Pacciani - Seconda parte

Segue dalla prima parte.
"Che cosa mi da conforto, nei momenti di scoraggiamento? Dio, mi da conforto, che lui sa la verità, e credo in li fermamente, e ho insegnato ad amarlo anche ai non credenti, il suo insegnamento, ama il prossimo tuo come te stesso, non dir falsa testimonianza, che, e la peggior bestemmia, considra ogni uno tuo fratello, non fare agli altri quello che non vorresti facessero a te, perdona pure chi ti fa del male, e Dio che giudicherà e darà, il giusto premio a chi lo merita, nel giudizio universale.
Perchè considera ogniuno tuo fratello? Perchè siamo tutti figli di due progenitori Adamo, e, Eva furono loro i primi che popolarono la terra attraverso le discendenze, nella genealogia del S.Vangelo lo dice chiaro, e spiega le discendenze, partendo da David, nacque Gesù Cristo, Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda, che poi fu l'apostolo che tradì Gesù, per 30 denari, e lo misero in croce come mè, gliò, qui insegnato e mi chiamano l'apostolo Pietro, la mia cella, e piena di santi, e Gesù, al mio capezzale attaccado chiedo a lui mattina e sera, l'aiuto nella speranza, e nel conforto il coraggio di vivere mi affaccio alla finestra della mia cella, e guardo il cielo, e vedo la sua immagine tra le nubi, i lunghi capelli la sua faccia con lunga barba, poi la nube col vento si scioglie e sparisce, la vidi ogni mattina quando mi alzavo alle 7,30, a dire il rosario per una settimana, ora non lo più rivista perchè le nubi non ci sono più, ora mi danno conforto, letterine scritte da anime innocenti, come quelle di un bambino di 12 anni, che segue il processo tutti i giorni e a capito la mia innocenza assieme alla sua famiglia, gliò risposto mandandole un santino di Gesù, mi fece piangere a leggerla, poi ancora ragazze, persone che anno una coscienza pulita, combattono come me, nella verità, e nella giustizia, sono anime ispirate da Dio, allego le letterine. Io ciò tanti persecutori, ciò Caino, Giuda, Barabba, Lucifero e tutti gli altri falsi profeti, che hanno detto tanta falsità nei miei confronti, ma ci sono anche anime buone e persone sincere che capiscono la verità, e mi danno coraggio devo tanto ringraziare nostra sorella suora Elisabetta ...cancellatura..., viene a trovarci in carcere ci porta una parola di conforto. Le voglio bene come alla Madonnina, si chiama Maria come lei gliò dedicato delle belle poesie, sulla creazione dell'universo, e sulla pace dei popoli, la ringrazio dal profondo del cuore, e lei che mi porta un piatto di minestra al processo, e una bottiglia di acqua fresca, che in quell'aula si boccheggia dal caldo io sono cardiopatico, il 5 luglio mi ammalai, venne il dottore e tre infermieri con la Misericordia, che mi volevano portare in ospedale, rifiutai, mi diedero la terapia prima di partire di cella la presi, e mi passo il dolore a torace, e riattivò la circolazione, mi misurarono la pressione e lelettrocardiogramma, poco prima ci fu pausa di lutto per la morte del Presidente di Corte d'Appello di Firenze per infarto."

mercoledì 24 febbraio 2010

Massimo Spagnoli

Marito di Giancarla Sogaro e zio di Francesca Spagnoli. In merito all'unione di Francesca Spagnoli e Francesco Narducci, riferì agli inquirenti: "Debbo dire che mia nipote volle assolutamente sposare Francesco, anche se mio fratello (Gianni Spagnoli n.d.r.) non era d'accordo. Cedette dopo molte insistenze, credo che fu il professor Mario Bellucci (medico e amico di famiglia sia dei Narducci che degli Spagnoli n.d.r.) ad adoperarsi per convincerlo". Aggiunse: "Una cosa mi colpì e cioè che pochi giorni dopo la morte di Francesco, il professor Giovanni Ceccarelli, padre della cognata del medico scomparso, che io conoscevo appena, mi disse che non aveva mai visto un cadavere così gonfio. Ciò mi stupì perché Francesco era notoriamente longilineo. In quei giorni invitai più volte mio fratello a chiedere l'autopsia, ma Gianni mi diceva sempre che era stata Francesca a non volerla. Poi venni a sapere che c'era stato "un inguacchio massonico''. Preciso che molti anni prima, dopo pressanti richieste di Augusto De Megni, ero entrato in una loggia del Grande Oriente, la Guardabassi, ma dopo aver partecipato a una riunione rinunciai, capendo che non faceva per me. A quanto mi dissero mia moglie e alcuni massoni di mia conoscenza, seppi che Ugo Narducci, tramite De Megni, chiese al questore Trio, anche lui massone, di far chiudere rapidarnente gli accertamenti senza che venisse fatta l'autopsia. So che la magistratura venne tenuta all'oscuro e Trio si adoperò perché l'autorità giudiziaria considerasse la morte un fatto accidentale o un suicidio. Il motivo per cui Ugo non voleva l'autopsia veniva spiegato con il coinvolgimento in una storia terribile del figlio collegata con il mostro: si diceva che a Firenze in un appartamento a lui in dotazione, custodiva boccette con resti di cadavere. Quello che non so spiegarmi è il voltafaccia di Ugo e Pierluca nei confronti della famiglia Spagnoli. Mi è stato riferito che Pierluca cacciò Francesca dalla chiesa per il trigesimo dicendole che non apparteneva alla famiglia Narducci".Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci p.59
Nella foto Francesca Spagnoli

martedì 23 febbraio 2010

Giallo Uno

Nella quarta puntata, del 23 agosto 2005, di Giallo Uno, in onda su Italia Uno, la conduttrice Irene Pivetti trattò la vicenda del "mostro di Firenze" con gli ospiti: Michele Giuttari, Francesco Bruno e Marco Gregoretti.
In studio anche lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi. Contributi video con le interviste ad Amadore Agostini, Aurelio Piga, Francesca Bene, Luca Santucci.

lunedì 22 febbraio 2010

Mario Rotella - Intervista su La Nazione - 13 settembre 1983

Il 14 novembre 1982, il quotidiano La Città, pubblicò l'intervista a Mario Rotella che segue.
Mario Rotella: Non abbiamo mai sposato l'ipotesi che Vinci sia il mostro.
Le comunicazioni giudiziarie allora?
Per quattro delitti Vinci è solo indiziato e non è l'unico. Nel mese di luglio, quando sono state affidate alcune perizie, sono state inviate, oltre al Vinci, comunicazioni giudiziarie ad altre due persone. Sono ipotesi e obblighi di legge da rispettare. E' una notizia che non era mai uscita dall'ufficio istruzione. Il nome delle persone sospettate non viene ovviamente rivelato, anche perchè si tratta di indiziati in libertà. Forse due dei quattro perquisiti nella notte di sabato.
Dottor Rotella, dopo l'assassinio dei due turisti tedeschi che cosa accadrà alla sua inchiesta?
Niente perchè io non sono investito di questo ultimo duplice omicidio. Ci sono indubbiamente delle analogie ma ci vuole tempo per vedere se è la stessa arma. So ancora troppo poco di questo delitto per potermi pronunciare.
Ma se si trattasse della stessa arma cambierebbe qualcosa almeno per Francesco Vinci?
Forse cambierebbe qualcosa. Vinci è però accusato solo del delitto del 1968.
Un'accusa basata sulle dichiarazioni di Stefano Mele, marito della Locci e che ha scontato per questo delitto 14 anni di reclusione. Non potrebbe trattarsi di una vendetta?
Non a caso il giudice istruttore che mi ha preceduto ha respinto un'istanza di libertà provvisoria. Non ci sono solo le dichiarazioni di Mele, ma anche altri riscontri che non posso rilevare senza violare il segreto istruttorio. Ovviamente risentirò il Mele, anche se non spero in nulla di particolare.
Mele è un testimone attendibile?
Mele ha raccontato molte cose. E' una persona con scarse capacità critiche. Distinguere la verità dalla menzogna è piuttosto difficile. Da questo a dire che Mele mente in toto ci corre.
Sempre in tema di perizie, sono in corso?
Nel mese di luglio, ripeto, ho affidato una superperizia balistica e anatomopatologica di comparazione. Erano state fatte delle perizie di raffronto tra gruppi di proietili, non una perizia unica. C'è da stabilire se attraverso dati generici è possibile risalire a una o più persone. Stiamo cercando di partire dal basso per identificare l'assassino. Prendiamo a esempio le amputazioni operate sugli uccisi, con la perizia vogliamo stabilire quanto tempo è intercorso tra la morte e i tagli per accertare se un solo esecutore, nel breve tempo a disposizione, poteva fare tutto. Insomma una ricostruzione scientifica per cercare di stabilire se l'assassino è solo o aiutato da altri, se è sempre lo stesso.
Ma queste perizie non potevano essere fatte prima?
Determinate scoperte e riflessioni sono avvenute con il passare del tempo. L'ipotesi di un mostro è semplice. Il punto è stabilirlo, poterlo dimostrare. L'arco di tempo dei delitti è di quindici anni e questo ha nociuto non poco alle indagini. Se fosse lo stesso esecutore e nel 1968 avesse avuto 30 anni oggi ne avrebbe 45. E' sicuramente cambiato fisicamente e psichicamente.
Ma secondo lei che persona è questo assassino?
Non è un esibizionista. E' uno che ammazza e basta. Non è uno che lascia traccia. Se è una forma di psicopatia è abbastanza rara. L'assassino non vuol dimostrare nulla, non rivendica i delitti con lettere o telefonate. E' un vero criminale, non è un pazzo che fa il criminale. E' una persona estremamente pericolosa. Non è un identikit di facile ricostruzione. La corrispondenza teorica è molto diffusa, molte persone potrebbero avere l'idoneità astratta per ricoprire questo ruolo. E' dalle modalità di esecuzione che bisogna risalire all'esecutore, altrimenti si finirebbe per criminalizzare un'intera città.
Rif.1 - La Nazione 13 settembre 1983 pag.5

sabato 20 febbraio 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 6

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 5.
Procuratore Generale: Poichè chiedo l'assoluzione con la formula del 530 comma 2, di conseguenza chiedo che per i reati relativi agli ultimi 3 omicidi nell'ordine della rubrica chiedo che i reati relativi alle armi siano dichiarati prescritti. Per quello che riguarda Lotti il discorso è tragicamente breve perchè per il Lotti non impugno la responsabilità e quindi l'attendibilità l'ho dovuta esaminare soltanto per Vanni e per Pacciani quindi non devo dire altro sul Lotti perchè l'ho letta, l'ho riletta e l'ho riguardata stamattina perchè io ho forti perplessità che Lotti abbia veramente visto qualche cosa che abbia partecipato in quel certo modo, è sintomatico che lì proprio dove c'erano gli elementi più rilevanti per dire hai sparato tu.. e proprio lì la corte di primo grado non gli crede perchè non si va a fare l'omicidio magari per far uscire una terza persona o un omicidio puro e semplice se può essere tale e poi fai sparare un principiante perchè l'altra versione potrebbe essere: Lotti non era per nulla principiante nell'usare la pistola e ci fa un raccontino lui ma una volta ritenuto estraneo all'uso della pistola, rimane la questione del palo e mi dispiace avvocato Bertini ma io lo devo rilevare, a pag.12 leggo "inconfigurabilità del preteso ruolo di palo di Lotti Giancarlo" io voglio dire, se Lotti Giancarlo non ha fatto il palo che cosa ha fatto in questo omicidio? A pag.19, "insussistenza del preteso ruolo di palo del prevenuto sotto il profilo dell'insussistenza di efficacia causale di tale concorso" e comunque il PM che rassegna le conclusioni... sospendere il presente procedimento per l'eccezione di incostituzionalità... chiedo che in accoglimento dei motivi di appello dell'imputato sia concessa l'attenuante di cui all'art 114 codice penale, le generiche dichiarate prevalenti sulle contestate aggravanti, ferma la ritenuta continuazione, sia inflitta la pena di 18 anni di reclusione. Conferma del resto prescrizione con dichiarazione di prescrizione dei reati relativi alle armi per i primi tre duplici omicidi, facendo riferimento alla rubrica della sentenza. Grazie
Presidente: Grazie. Sospendiamo perchè le parti civili possano accordarsi per la prosecuzione del dibattimento.

Riprende l'udienza

Presidente: la parole alle difese di parti civili, chi parla?
Avvocato Pellegrini: Per Kristensen Winnie, vedova Rontini, le mie conclusioni, nonostante le richieste del procuratore generale sono di conferma della sentenza di primo grado sia nei confronti di Vanni che nei confronti di Lotti. E' successo stamani mattina quello che è successo 2 anni e mezzo fa in Cassazione, quando si discusse del ricorso sulla sentenza assolutoria dell'Assise d'appello nel processo Pacciani. L'inizio della requisitoria del procuratore generale della Cassazione aveva convinto tutti che avrebbe aderito al ricorso della procura generale fiorentina in corso di discussione, girò l'angolo e chiese il rigetto del ricorso della procura fiorentina. La Cassazione, peraltro di contrario avviso, annullò, come era stato richiesto dalla procura generale di Firenze, la sentenza di proscioglimento. E' successa la stessa cosa perchè in definitiva dalle premesse della requisitoria del procuratore generale avevamo tratto la convinzione che avrebbe chiesto la conferma della sentenza anche per Vanni e invece stamani mattina abbiamo avuto questa sorpresa. Perchè tutti questi dubbi? Ma perchè si sta facendo un processo dimezzato, purtroppo, è un gravissimo handicapp che ci portiamo dietro dal momento in cui l'Assise d'appello di Firenze si rifiutò di sospendere la discussione che era giunta alle repliche e dare spazio a quei testi, alfa, beta, gamma e delta, che la procura di Firenze a l'ultimo momento aveva o stava per presentare. Questo è stato il momento in cui si poteva e si doveva, come la Cassazione poi ha detto, che si sarebbe dovuto ricucire le istruttorie, gli elementi raccolti precedentemente con quelli che si stavano raccogliendo in un secondo momento e fare finalmente un processo unico con tutti i fatti, gli elementi a disposizione, che poi sarebbero stati valutati, ovviamente, nel bene e nel male, voi non avete mai sentito parlare, processualmente parlando, di tutti quegli elementi che avevamo, che avemmo a disposizione quando si trattò di giudicare Pietro Pacciani. Elementi che convinsero, un collegio come il vostro, della responsabilità di Pacciani, elementi che furono svalutati in appello, ma intanto una procura aveva portato Pacciani a giudizio sulla base di quegli elementi, una corte di Assise di primo grado dopo un lunghissimo processo con tantissime udienze aveva affermato la responsabilità di Pacciani. Oggi tutti quegli elementi sono volati via, non se ne parla più, non si parla più del Pacciani che cerca disperatamente nel proprio orto con un tondino di ferro, qualche cosa, sondando il terreno. Che cosa cercava? Non si parla più della cartuccia ritrovata nell'orto del Pacciani sulla quale ci siamo scannati in primo grado del processo Pacciani e anche in appello. Che fu un elemento fortissimo, perchè su quella cartuccia, integra, bossolo e pallottola, signor procuratore, furono trovate delle tracce dell'estrattore della pistola che risultarono analoghe, compatibili con le stesse tracce trovate sui bossoli dei colpi sparati nelle varie occasioni di queste atroci uccisioni. Non si parla più del portasapone, del blocco notes; furono fatti venire dei testi dal negozio in Germania dove si riforniva uno dei ragazzi tedeschi uccisi che era diplomato in disegno e che comprava blocchi da disegno; un blocco da disegno analogo fu trovato in casa Pacciani con dietro la scritta di due cifre. Le commesse vennero a dirci che erano il prezzo in marchi e il numero di catalogo che si dava a quel genere di blocchi. Di tutti questi elementi non parliamo più, non esistono più ma vi sembra razionale? Ma vi sembra possibile? Quando voi giudici popolari parlerete con i vostri amici, con i vostri parenti, con la vostra coscienza di questo processo che state facendo, vi chiederanno ma della pallottola? Della pallottola non s'è mai parlato perchè non se ne può parlare. Ma vi sembra che abbia senso? Allora forse voi siete ancora in tempo a rimettere insieme i tronconi di questa assurda, terribile vicenda giudiziaria. Sono due processi dimezzati, poi forse se ne farà anche un terzo, sarà trimezzato a quel punto. Perchè si farà forse a coloro o a colui che verranno individuati se verranno individuati come i mandanti, gli istigatori, gli approfittatori di questi delitti. I finanziatori. Bella vicenda, spezzata così nel tempo dopo 25 anni dal primo omicidio, 1974, un quarto di secolo per niente. Due metà non fanno una unità purtroppo, fanno molto meno, e quindi si può anche capire che volendo stare alle regole, il 238bis, il 234, si deve fare così, non se ne può parlare non si può trarre il nostro convincimento perchè è questo che vi si chiede, da che cosa lo trarrete? Soltanto da queste carte, ma ce ne sono altre, c'è una stanza piena di carte che parlano delle stesse cose, di cui voi non conoscerete mai niente.
Segue...

venerdì 19 febbraio 2010

Colloquio telefonico tra Giancarlo Lotti e Filippa Nicoletti

Il 24 marzo 1996, Giancarlo Lotti telefonò a Filippa Nicoletti, il telefono di quest'ultima era tenuto sotto controllo dagli inquirenti. Giancarlo Lotti interrogato dai magistrati della procura fiorentina aveva iniziato a fare le prime dichiarazioni in merito al delitto avvenuto a Scopeti.
Quello che segue è un significativo brano di quella conversazione.

Filippa Nicoletti: ...se tu avevi da parlare, potevi parlare anche dieci anni prima, non ora, ti metteranno in galera anche a te...
Giancarlo Lotti: ...allora anche il ragazzo di Montefiridolfi (Fernando Pucci)...
FN: ...ma è vero quello che hai detto?
GL: ...di che...
FN: Che l'hai visto ammazzare...
GL: ...mah, oh, ormai l'ho detto, non posso mica tornare indietro...
FN: Ma è vero?
GL: E' vero, ormai l'ho detto.
FN: Ma tu a me mi devi dire se è vero
GL: E ormai gl'è vero, c'è poco da...
FN: Ma perchè non l'hai detto subito che avevi visto il fatto?
GL: ...e come l'ho visto, s'era insieme con quell'altro... con quello di Monte...
FN: Ti dico di farti coraggio e farti forte, la verità devi dire, quello che sai.
GL: Eh, e quello l'ho detto. Di più, quello che ho detto, diverso non lo posso dire. Ora, ormai, un c'è nulla da fare.
FN: Allora non sei più un testimone, sei un complice...
GL: ...ma io fino a ora dico quello che ho visto. Poi sanno loro come fare... Quell'altro mi disse: "Andiamo dai carabinieri" e invece...
FN: Chi te lo aveva detto "Andiamo dai carabinieri"?
GL: Quello che gliera insieme a me...
FN: Fernando?
GL: Si
FN: E tu non ci sei voluto andare...
GL: ...e un ci sono andato...
FN: E invece, se tu ci andavi era meglio...
(...)
GL: Il peggio c'è stato per il delitto dell'84. Gli'è quello che m'ha imbrogliato a me.
FN: Eh, ma tu c'eri quella sera lì?
GL: E c'ero... l'imbroglio me l'han fatto sull'84. Perchè l'84 sapevano come facevano nell'85... eh io sono stato imbrogliato su questo fatto qui, m'hanno fatto parlare e ho parlato più che un n'è... Ci hanno visti... Se Fernando... io gli veddi quande arzai i fari, quando vensan verso... quande ci mandonno via... io gli conoscei subito che gli eran loro... e Fernando gli conoscè subito. Dopo arzai a fari... e gli conoscei che gli erano loro... loro due
FN: ...e questo che ci avevi la macchina lì l'ha detto la Gabriella..
GL: E come fa a saperlo lei?
FN: ... dice che è passata di lì col Galli e ha visto che c'era la tua macchina ferma lì.

giovedì 18 febbraio 2010

"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94" di Pietro Pacciani - Prima parte

Segue la fedele trascrizione dall'originale.
"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94
TEL. 3941xxxxxxx

D.1.Cosa vuol dire nella sua vita un'esperienza del genere?
Risposta. Vuol dire aver imparato la cattiveria delle persone che persebitano, un disgraziato senza una colpa di questi fatti orendi, facendomi trucchi, e, calugne di ogni genere per un suo scopo ben preciso.

D.2.Perchè pensa che il Mondo cel'abbia con lei e ne voglia fare un capo espiatorio?
Risposta. Perchè serve questo per gli onori, e le medaglie, e, i gradi, per avere un merito di bravura, si gira la verità, in tante mensogne, inventate, ho, citato tutta la mia vita vissuta attraverso il lavoro nei memoriali, senza mai mancare nel mio dovere, giurata davanti a Dio.

D.3.Lei crede in Dio? E' religioso? Frequenta la chiesa, andava alla messa? Ha militato in un partito politico? Durante il processo quando si trova scoraggiato in che trova conforto? E convinzioni?
Risposta. Se credo in Dio? Certo che credo, chi è che a fatto il Mondo? E chi cià creati? Da solo non si è fatto, e se non viene gettato il seme sul terreno la pianta non nasce e ci vuole la fecondazione del buon Dio.
Se vado alla messa? Io, e la mia famiglia, siamo sempre andati, in parte alle 7 e io alle 11, dall'età della mia infanzia, fino ad'ora, da ragazzo servivo la messa, e mi ricordo ancora il latino, orate.. fratis... sicipios... a te domini le mani ostui.. a grorian.. onibus.. sui.. satis... santis, cantavo il vespro, dissi dominu, dominu meo... sede adestrisdeo.. ecc... ecc... Le laude alla Madonna.. vergin santa che accogli benigna... chi ti invoca con tenera fede.... volgi lo sguardo da l'alta tua sede.... alle preci di un popol fedel....
Se ho militato in un partito politico? No, perchè sono un contadino e di politica non me ne intendo, ho fatto solo la terza elementare, ma ho sempre acclamato viva chi regna, segno e il giusto prescelto e ho ubbidito nei miei doveri alle leggi da lui emanate.
Se durante il processo mi sento scoraggiato?
Non è solo durante il processo. Sono 5 anni che mi persebitano poi da 19 mesi che mi ritrovo dentro prima in custodia cautelare poi accusandomi di questi orendi fatti che a commesso questo pazzo, facendo il processo a un disperato innocente che non ne sa niente, anno creato falsi testimoni, trucchi di ogni genere calugne, e falsità, a un povero vecchio contadino di 70 anni con 4 malattie a dosso, che ha sempre lavorato nei campi pure malato, per tirare avanti la famiglia e pure queste tre donne sono malate seminferme di mente la maggiore e stata ricoverata 4 volte in pizziatria, ora sono 19 mesi che nonò notizie e ne un colloquio con loro. Cui in una cella solo come un cane mi domando perchè questo tormento, piango intere notti, cosa ho fatto io, di male? Se sbagliai in gioventù, sono passati 43 anni, pagai il mio debito a caro prezzo, tornato a casa mi misi a lavorare chiesi perdono, mi feci una famiglia e sono stato sempre con loro, e non ò più fatto del male a nessuno, la mia coscienza, e pulita da santi, dalla giustizia, e davanti a Dio, e lui lo sà, che inllumini il cammino della giusta verità."
Segue...

mercoledì 17 febbraio 2010

Giordana Baldassarri

Infermiera del reparto di ginecologia e ostetricia presso l'ospedale di Foligno. Dichiarò agli inquirenti: "La mattina del 9 ottobre (1985 n.d.r.), mercoledì, mentre stavamo tutti, medici, infermieri e ostetriche, aspettando il professore (Ugo Narducci n.d.r.), squilla il telefono, era lui, che avvertì: «Sto cercando Francesco sono all'isola Polvese, non lo ritrovo, quindi non vengo»''. L'infermiera, assieme a due dottori si recò quindi a San Feliciano dove incontrò il professor Morelli, ma non Ugo Narducci. Decisero di cercarlo presso la sua abitazione a Perugia dove lo trovarono assieme alla moglie, alla madre e alla badante, aggiunse: "Sembravano distrutti, non si spiegavano cosa potesse essere successo, la signora era a letto e piangeva. Ricordo che qualcuno, esterno alla famiglia ipotizzò un sequestro". Riferì inoltre: "Nell'estate del 2002 mi telefonò il professor Ugo Narducci e ci incontrammo. a casa sua. Iniziò un discorso sul figlio deceduto. In particolare mi chiese se mi ricordassi di Bruno Bordighini, gli dissi che era morto e che era la persona che aveva portato personalmente a Perugia, durante la scomparsa, dei bulbi e una cravatta. Così mi chiese se ero disposta a testimoniare ciò alla magistratura.(...) Un altro giorno il professor Ugo, andando all'ospedale, lesse sulla locandina del possibile coinvolgimento del figlio nella storia del mostro di Firenze, e commentò distrutto: «Così muore una seconda volta»".
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci p.24

martedì 16 febbraio 2010

Il mostro di Firenze

Autore: Fabio Fox Gariani
Prima edizione: Ulysse Network Edizioni - 2003 - 192 pp - brossurato

Dalla presentazione: Il mostro di Firenze - Un serial killer psicopatico? Un'oscura setta satanica? (Un'indagine criminologica completa)

Si tratta di un libro molto raro di cui conosco solo i dati riportati. Sarò grato a chiunque saprà fornirmi ulteriori dettagli.

lunedì 15 febbraio 2010

Mauro Maurri - Intervista su La Città - 4 luglio 1982

Il 4 luglio 1982, il quotidiano La Città, pubblicò l'intervista al Dottor Mauro Maurri che segue.
Mauro Maurri: Non abbiamo nessun elemento per dire che l’assassino è un tipo piuttosto che un altro.
Ma non siete stati voi a ipotizzare che fosse un chirurgo?
No, questa è una generalizzazione o una cattiva interpretazione di quel che abbiamo detto. Noi abbiamo solo fatto rilevare che nel secondo caso – un pochino meno nel terzo – si trattava di una persona che sa usare bene i coltelli. Quindi le ipotesi possibili sono parecchie: macellaio, tagliatore di pelli, tagliatore di vetro, arrotino, e anche medico. Ma non s’è mai detto chirurgo, per carità, nè s’è mai parlato di bisturi.
Di delitti del genere s’era mai sentito parlare?
Noi abbiamo cercato in tutta la letteratura criminologica mondiale. Non c’è niente di simile. Non s’è mai visto, mai, uno che aggredisce le coppie, uccide tanto l’uomo che la donna, poi si accanisce sul corpo di lei. E’ una cosa assolutamente nuova.
Ma lei si è fatto un’idea di questa persona?
E’impossibile fare un quadro di questa persona. Certamente segue una sua logica, un suo movente interiore: ma potrebbe essere un problema di rapporto con la madre, impotenza, senso di colpa e di peccato, e chissà cos’altro. Non mi meraviglierei se fosse un tipo completamente diverso da quello che è stato descritto in questi anni dagli psichiatri. E non mi meraviglierei se fosse invece così come è stato descritto. La verità è che potrebbe essere ciascuno di noi. Escluderei le donne, ma solo perchè non ci sono precedenti di crimini sessuali simili commessi da donne. E’ stato detto comunque che una donna non avrebbe avuto la forza fisica di trascinare il cadavere della ragazza a una certa distanza dalla macchina per poi compiere l’asportazione.
E’ vero, ma c’è anche da considerare che nel secondo e nel terzo caso, e cioè a Scandicci e a Calenzano, le due ragazze erano piuttosto esili.
Uno degli elementi considerati molto importanti per le indagini è stabilire se l’assassino sia una persona abile nell’uso delle armi. Lei che ne pensa?
Io ritengo che spari bene. Nell’ultimo caso ha sparato almeno alcuni dei colpi contro un bersaglio in movimento, dato che quel povero ragazzo ha cercato di scappare e non ne ha mancato uno.
Insomma, dopo otto omicidi che cosa si può dire dell’assassino?
Che spara bene, che taglia bene, che ha tempo libero, perché altrimenti come farebbe a conoscere tutte quelle stradine? Escluderei perciò uno che fa lavori con turni.
Di solito chi ha ucciso per primo? L’uomo o la donna?
Tende ad uccidere prima l’uomo e cioè colui che potrebbe opporre maggiore resistenza. Ma quest’ultima volta è cambiato un po’ tutto. E’ un’impressione, non ne sono sicuro, ma questa volta penso che abbia ucciso prima la ragazza. Quest’ultima volta, del resto, ha fatto un mezzo errore. Quasi sicuramente quel povero ragazzo l’ha visto in faccia e c’è da dire che questa volta l’assassino si è esposto parecchio, ha agito su una strada abbastanza transitata. Si anch’io sono fra quelli che pensano che potrebbe tornare in azione molto presto, dato che non ha potuto compiere l’asportazione della pelle del pube.
Alcuni mesi fa, dopo il terzo delitto, a Firenze è stata massacrata e uccisa una prostituta, Giuliana Monciatti. Secondo lei, questo delitto può essere opera della stessa persona?
Ci ho pensato. Per certi versi sembrerebbe di no. Le circostanze ambientali sono completamente diverse: qui si è trattato di una donna sola, aggredita in un appartamento. L’assassino non ha usato una pistola ma un pugnale, o comunque uno strumento tagliente con cui ha colpito la sua vittima un po’ dappertutto. Certo anche questo è un delitto a sfondo sessuale. I dubbi su un possibile rapporto restano.
Si è parlato, senza però alcuna conferma, di episodi di necrofilia, di cadaveri violati proprio qui, all’interno dei recinti di Careggi. Le risulta niente?
Qui a medicina legale non è mai successo niente. Posso dire soltanto che dopo ognuno
dei delitti del maniaco qui ce una vera processione di gente che chiede di vedere i cadaveri. E ci sono anche dei dipendenti dell’ospedale. E’ un gusto morboso. Naturalmente non facciamo mai entrare nessuno.
Ha mai avuto notizia di episodi che possano in qualche modo essere collegati con questi omicidi?
Non ci capita spesso di esaminare donne che abbiano subito violenza sessuale, anche perché gran parte dei casi non vengono denunciati. L’unica cosa che mi viene in mente è una notizia letta tempo fa su un giornale: in un cimitero del Valdarno, mi pare, era stata asportata la gamba a una salma.
Vi è stato possibile farvi un’idea dell’arma usata per eseguire la mutilazione?
Possiamo solo dire che è uno strumento affilato e robusto. Quindi forse non un bisturi perché i bisturi sono piuttosto delicati. Non è chiaro se sia monotagliente o bitagliente e insomma non si è potuto stabilire che tipo di strumento sia esattamente e non è mai stato chiarito dove l’assassino trovi luce per eseguire l’asportazione. Tanto più, che a quanto pare, ha sempre agito in notti particolarmente scure.
In conclusione, che aiuto può dare il medico legale agli investigatori?
Noi possiamo dire, se lo possiamo dire, come è avvenuto il delitto, la direzione dei colpi, la posizione dell’assassino rispetto alle vittime. Ma lumi sull’assassino non possiamo darne.
Rif.1 - La Città - 4 luglio 1982 pag.9

sabato 13 febbraio 2010

Dichiarazioni di Mario Vanni - 25 gennaio 2005 - Sesta parte

All’esito dell’incidente probatorio, del 28 dicembre 2004, i PM decisero di sentire Mario Vanni il 25 gennaio 2005

Segue dalla quinta parte.
Venivano mostrate a Mario Vanni le foto dell’album numero 4 del 2003, tutte sempre del dott. Narducci.
PM: Come si chiamava questo giovane? Come lo chiamava te voi?
MV: Giovanni.
PM: Lo chiamavate Giovanni.
MV: Sì, questo.
PM: Ma sa se era il vero nome o si chiamava in altro modo?
MV: No, non so.
PM: Ma che mestiere faceva?
MV: Mah, il muratore.
PM: Ah, il muratore, però era elegante come muratore. Vuol vedere qualche altra foto se gli somiglia? Guardi, è la stessa persona, eh?
Le altre foto che gli si mostravano erano la numero 2, la numero 3 e la numero 4 dello stesso album 4/2003.
MV: Questo ‘un lo conosco.
PM: Ho capito. Guardi bene, però, perché...
MV: Sì, l’ho guardato bene.
PM: Guardi bene e s’assomiglia questo qui un po', no? E’ la stessa persona. Glielo dico io. Andiamo avanti. Gliene faccio conoscere un’altra.
MV: Sì, sì. Un’altra. Questo non lo conosco. Nemmeno questo.
PM: Bene. Quindi quello che dice lei è questo qui, il numero 1? Allora poi c’è... Si da atto che è stato mostrato al signor Vanni l’album fotografico numero 4/2003 della Polizia Giudiziaria, in particolare Gruppo G/ Ministero dell’Interno, e che in tale album sono state mostrate le foto del numero 1, 2, 3 e 4, che il signor Vanni ha riconosciuto nel giovane la foto numero 1, dicendo che non conosceva gli altri. Quindi, numero 1, che ha detto conoscere come Giovanni. Ci dica qualche altra cosa di questo con la macchina verdolina, via. Che tipo è? Quando è venuto? Veniva spesso?
MV: Sì, tante volte, parecchie volte.
PM: Ma veniva anche di giorno di lavoro o questo era uno che veniva il sabato e la domenica?  
MV: No, veniva nei giorni di lavoro.
PM: No, veniva i giorni di lavoro.
PM: Era toscano?
MV: Toscano.
PM: Era fiorentino o le sembrò di fuori?
MV: No, fiorentino.
PM: Le sembrò fiorentino. Cioè, aveva un modo, la voce...
MV: Eh. Sì, la voce.
PM: Un modo di parlare. Qui c’ha una catenina al collo, vedo. Lei l’ha mai visto che c’aveva una catena al collo?
MV: Un lo so come mai.
PM: Ma con le donne, ma anche lui c’aveva la fissazione delle donne?
MV: Sì.
PM: Ma con le donne, quando andavate da queste Elena e Giuliana, come si comportava?
MV: Per bene. Per bene, piaceva di molto. E bravo.
PM: Andavate a cena insieme dopo?
MV: Sì, siamo andati, sì, anche a cena.
PM: Si ricorda dove?
MV: Al Ponte Rotto.
PM: Anche lui veniva là?
MV: A volte.
PM: Il Ponte Rotto a quell’epoca chi c’era lì, se lo ricorda?
MV: I Matteuzzi.
PM: Quindi il Matteuzzi lo conosce lui?
MV: E io credo di sì.
PM: Veniva spesso?
MV: Eh.

venerdì 12 febbraio 2010

Gaetano Ferrero

Maresciallo dei carabinieri di Lastra a Signa. Nell'udienza del 18 marzo 1970, nel processo contro Stefano Mele, dichiarò quanto segue.
"Alla confessione (di Stefano Mele n.d.r) si giunse attraverso l'opera di persuasione fatta da un cognato del Mele, Mucciarini Piero. Il Mucciarini si presentò spontaneamente in caserma, anzi era il Mele che ci chiedeva di affidare il bambino alla sorella, moglie del Mucciarini e costui pertanto fu presente all'interrogatorio del Mele e firmò il relativo verbale. Dopo qualche giorno di permanenza del bambino in casa sua, il Mucciarini mi riferiva che anch'egli aveva cercato di indagare presso Natalino per apprendere la verità su quella sera ma senza risultato perchè il bambino diceva di non aver visto nulla. Pensando che il bambino dovesse necessariamente saper qualcosa e per toglierlo da un ambiente che ritenevo interessato, lo feci ricoverare nell'Istituto Vittorio Veneto, che fu indicato dagli stessi familiari e parlai con il direttore perchè mi tenesse informato ove il ragazzo avesse detto qualcosa. Dopo qualche giorno, il direttore mi telefonò e allora mi recai all'Iistituto ove interrogai il bambino che con mezze parole, data anche l'età, disse che quella notte si era svegliato ai primi spari ed aveva visto la mamma immobile e lo zio, cioè Lo Bianco, gli aveva detto: "La mamma è morta, ci hanno sparato" e poi anche lui si era addormentato. Il bambino aggiunse di essere sceso dall'auto e di aver visto fra le canne Salvatore. Interrogai altre volte il bambino che in seguito fece il nome di uno Zio Piero come autore del delitto, abbandonando la versione sul Salvatore e dicendo che questo Zio Pierino aveva una figlia a nome Daniela. Accertammo dopo che il Mucciarini, che lavorava come panettiere, la notte del delitto non era al lavoro perchè era la sua giornata libera. Io, quasi fin dall'inizio ebbi qualche sospetto sia sul Mucciarini che su tutti i congiunti dei protagonisti del fatto e cercai di indagare sul passato di Mucciarini ma poi a seguito della confessione resa dal Mele, si abbandonarono queste indagini. Escludo comunque che nel corso degli interrogatori al bambino sia stato fatto da noi per primi il nome di Pierino. "
Rif.1 - La Città - 23 agosto 1984 pag.4

giovedì 11 febbraio 2010

Enzo Pettini

Fratello di Andrea e zio di Stefania Pettini. Il 2 agosto 1984 il quotidiano "La città" pubblicò le dichiarazioni che seguono.
"Non ci sono dubbi. Il mostro abita fra Vicchio e Borgo San Lorenzo. Il mostro ha dimostrato di conoscere questa zona alla perfezione, meglio di me che sono nato qui. Non può essere solo frutto di ricognizioni. Lasciate in pace mio fratello, vi prego, è un pover'uomo ancora sconvolto dalla morte della figlia e dopo quello che è successo domenica è ripiombato nell'orrore della follia. Lasciate in pace anche mia cognata, per lei questo è stato un colpo durissimo, è tornata con la mente alla tragedia che colpì la nostra famiglia. Tutti noi abbiamo sentito molto questa faccenda, sia perchè ci ricorda la fine della povera Stefania, sia perchè conoscevamo Pia e Claudio e le loro famiglie. Pensi, mi ricordo quando io e il padre di Claudio Stefanacci eravamo giovani, ricordo che lo accompagnai a vendere la sua prima radio. Erano i primi soldi che intascava con il suo lavoro, i primi soldi che non gli dava la famiglia. Quanto tempo è passato da allora, quante cose sono cambiate. Chi avrebbe mai detto che le nostre famiglie sarebbero state unite da una simile esperienza... Lunedì mattina ero nella piazza di Vicchio e quando seppi la notizia mi vennero le lacrime. Ormai siamo segnati da questa storia. La nostra è una ferita che non si rimargina, anzi, ogni volta che il mostro colpisce si riapre, più dolorosa. Mia cognata è riuscita a non impazzire gettandosi nel lavoro, ma è rimasta molto attaccata alla famiglia di Pasquale, so che si incontra spesso al cimitero con la madre del ragazzo. Ma vi ripeto, lasciatela stare."
Rif.1 - La Città - 02 agosto 1984 pag.6

mercoledì 10 febbraio 2010

Piero Bricca

Maresciallo della Polizia provinciale delle acque. Riferì agli inquirenti: "Insieme al collega Paolo Gonnellini, la notte stessa della scomparsa (di Francesco Narducci n.d.r.) trovammo la barca, poco dopo la mezzanotte. Eravamo in compagnia del dottor Alberto Speroni, del questore Francesco Trio, del padre del Narducci e del professor Antonio Morelli. Ricordo che il professor Ugo Narducci si chiedeva, e mi chiedeva, dove potesse trovarsi suo figlio, come se avesse bisogno di conforto. Di sicuro era in confidenza con il questore. Non riuscivamo a capire come un provetto nuotatore qual'era Francesco Narducci, che io peraltro conoscevo solo di vista, potesse essere annegato". Confermò il rinvenimento dell'imbarcazione nel canneto del lato sud ovest dell'isola Polvese, con le chiavi ancora inserite ed il cambio in folle. Sul cruscotto: un paio di occhiali, un pacchetto di sigarette e un giacchetto di renna. Aggiunse: "In quel tempo giravano le voci del possibile coinvolgimento di un medico nei delitti del "mostro'' e della sua abilità a usare il bisturi. Ricordo anche che nei giorni seguenti la scomparsa i familiari di Narducci fecero venire dei maghi e anche una donna che ospitai sulla mia motovedetta, insieme al professor Morelli, che me li presentò come sensitivi, e a un altro dottore. Usarono dei pendolini e altri accessori magici".
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci p.21

martedì 9 febbraio 2010

Morti per amore

Il 22 marzo 1984 andò in onda su Retequattro "Morti per amore" uno speciale a metà strada tra il telefilm e l'inchiesta televisiva, condotto da Maurizio Costanzo. Nella conferenza stampa il conduttore dichiarò: "Abbiamo chiamato in causa i parenti delle vittime, alcuni indiziati, i giovani della città, persino una maga usata anche in casi di persone scomparse e quando non sono state sufficienti queste testimonianze a voce, abbiamo cercato di ricostruire i fatti ricorrendo allo sceneggiato, per creare suspance, per mostrare come forse sono andate le cose nella realtà." Nello speciale le interviste alla madre di Susanna Cambi, Rina Nencini, alla figlia di Piero Mucciarini, Lia e al medico legale Mauro Maurri.

lunedì 8 febbraio 2010

Giuliano Lastraioli

Avvocato, assieme ad Andrea Gramigni, di Enzo Spalletti. L'11 settembre 1981, tre mesi dopo l'arresto del suo assistito, rilasciò l'intervista che segue al quotidiano "La Nazione".
Avvocato Lastraioli: Lo Spalletti si è inguaiato per la sua iniziale resistenza ad ammettere i suoi passatempi di guardone e per una certa confusione successiva nel dare notizie sui suoi movimenti ma è tutto spiegabile visto lo stato d'animo in cui si trovava dopo essere stato fermato.
Allora è innocente?
Ammetto che nella sua deposizione ci sono dei lati oscuri ma non ci sono elementi tali da mandarlo davanti ai giudici della Corte d'Assise. Nessun elemento obiettivo di riscontro, nessuna risultanza testimoniale giustificano gli addebiti mossi allo Spalletti.
Ma come faceva a sapere del delitto?
Lui sostiene di averne sentito parlare al bar al mattino e ricorda anche una circostanza precisa. Al bar c'era confusione perchè era sparito un accendino di valore. Mi chiedo: sono stati interrogati i clienti del bar? Mi sembra che questa inchiesta stia battendo la fiacca. Lui è sospettato solo perchè è un guardone. Noi vogliamo un sopralluogo, convinti che tutto possa essere chiarito. E' in carcere da tre mesi, se non si fosse trattato di uno Spalletti qualunque le cose sarebbero andate diversamente.
Ma la testimonianza della moglie, che dice che lui gli parlò del delitto?
Continuo a dire che lo Spalletti è credibile. Se lui avesse avuto qualcosa da nascondere si sarebbe preoccupato di dire qualcosa alla moglie. Invece quella mattina tutto si svolse normalmente. Lavorò nell'orto, giocò con i bambini. Ora gli hanno inviato anche una comunicazione giudiziaria per l'omicidio di Borgo S. Lorenzo. Per la verità un atto dovuto dovendo esser fatta una perizia. Ma anche questo fa il nostro gioco di difensori. Lui a Borgo S. Lorenzo non c'è maistato.
Ma cosa c'è a discarico?
Voglio dire che fino ad oggi sono state messe in luce solo circostanze sfavorevoli. Il fatto che fosse a conoscenza del delitto non vuol dire che sia colpevole ed essersi vergognato di essere un guardone non mi sembra una contraddizione. Si è indagato a senso unico e ora tocca a noi difensori di fare i detective. Ma sono state esaminate altre ipotesi? Nei nemici dei due ragazzi ad esempio. Invece per lo Spalletti un altro trattamento. Hanno affidato anche una perizia su alcune macchie trovate su un paio di pantaloni, macchie di vernice. Spalletti è una brava persona. Non chiederemo perizie psichiatriche perchè secondo noi è innocente. E' da tre mesi in galera e non ce la fa più. Il giudice istruttore è malato e non l'ha ancora interrogato. Non si può condannare solo perchè è moralmente censurabile. Gli hanno addebitato il delitto e poi si ha la sensazione che non sia stato fatto più nulla. Ma insomma, l'arma usata per il delitto dov'è? Ebbene non è stata ancora trovata.
Rif.1 - La Nazione - 12 settembre 1981 pag.10

sabato 6 febbraio 2010

Dichiarazioni di Mario Vanni - 25 gennaio 2005 - Quinta parte

All’esito dell’incidente probatorio, del 28 dicembre 2004, i PM decisero di sentire Mario Vanni il 25 gennaio 2005

Segue dalla quarta parte.
PM: Gli è stato chiesto in corso di incidente probatorio se - e io gliela rifaccio così la domanda - sa se il Calamandrei frequentava un medico? Gli è stato chiesto in corso di incidente probatorio e io gliela rifaccio così. Sa se il Calamandrei frequentava un medico, conosceva un medico più giovane di lui?
MV: Non lo so.
PM: Uno elegante.
MV: No, non lo so.
Si passava poi alla individuazione fotografica dei Narducci.
PM: Se io le faccio vedere delle fotografie di una persona che tanti dicono che conosceva il Calamandrei, lei mi può solo vederle e dirmi se l’ha mai visto, eh?
MV: Mi faccia vedere chi è.
PM: Gliele faccio vedere, son delle foto, fatte per bene. Le guardi un po’, sono sempre... non c’è nomi, eh? Non c’è nomi
MV: Questo l’è un uomo.
PM: Eh. Eh, questo è un uomo.
MV: Eh, lo credo.
Avvocato Filastò: Lo conosce? L’ha già visto?
MV: Sì, l’ho visto qualche volta
PM: L’ha visto col Calamandrei?
MV: Col Calamandrei.
PM: Ma è giovane.
MV: Eh, l’è giovane sì.
PM: Erano amici?
MV: Sì.
PM: Ci spieghi un po’ come mai erano amici.
MV: Ma come, erano amici, io ‘un lo so mica come sta questa faccenda.
PM: E dove l’ha visto?
MV: Eh. Eh?
PM: Dove l’ha visto?
MV: A Firenze.
PM: E perché ha detto subito, appena ha visto questa foto “l’è un uomo”?
MV: Mah, e ci vuol poco a conosce.
PM: Ho capito. Ma lei ha visto anche col Calamandrei che parlavano anche delle cose di cui parlavate voi?
MV: Sì.
PM: Ma lo sa come si chiamava?
MV: No, il nome non lo so.
PM: Ma sembra una persona, non so, così elegante, è una persona a modo, insomma, non è un contadino o un operaio, eh?
MV: No.
PM: Lei se lo ricorda così?
MV: Eh sì.
PM: Mi dica qualche altra cosa su questa persona.
MV: Non lo so.
PM: Ma era di San Casciano o era di fuori?
MV: Di fuori, di fuori.
PM: Non era di San Casciano? E di dov’era? Lo dica. Di dov’era? Lo diceva?
MV: Mah, ‘un lo so, ‘un lo so dire da dove viene questo giovanotto.
PM: Lei dice era un giovane, era un giovane.., era più giovane di voi o era...?
MV: Sì, era più giovane di noi.
PM: Parecchio?
MV: Eh.
PM: Era elegante, vestiva per bene?
MV: Sì, vestito bene.
PM: Per bene vuol dire in cravatta?
MV: Eh, lo credo.
PM: Quindi c’aveva anche la cravatta. Era alto? Era magro? Era basso?
MV: Era più basso di me.
PM: Un po’ più basso.
MV: Sì.
PM: Ma era un ragazzo?
MV: Era un ragazzo, vestito bene.
PM: C’aveva la macchina lui?
MV: Sì, anche lui.
PM: E che macchina c’aveva? Di che colore?
MV: Non lo so. Una Volkswagen verde, mi pare.
PM: Macchina tedesca. Di che colore?
MV: Verde.
PM: Verde?
MV: Sì, verde.
PM: Grossa questa o piccola?
MV: No, no, grossa.
PM: Di quelle a quattro porte, per intendersi?
MV: Sì, esatto.
PM: Verdolina, com’è che ha detto? Verde?
MV: Sì, sì.
PM: Ma lei si ricorda se questa macchina era targata Firenze? L’ha mai visto? O era targata di fuori?
MV: Non lo so.
PM: Non lo sa. Su questa macchina lei ci è mai salito?
MV: Sì.
PM: Con lui?
MV: Sì.
PM: Guidava lui?
MV: Io ‘un la so mandare.
PM: E dove siete andati?
MV: Eh.
PM: Eh? Non si ricorda? Dove siete andati?
MV: A Firenze.
PM: Con lui?
MV: Sì.
PM: E il Calamandrei?
MV: E il Calamandrei.
PM: E anche il Pacciani?
MV: C’era anche il Pacciani, sì.
PM: E siete andati da una prostituta? E veniva anche questo con voi?
PM: Dottor Crini: Vanni, quando andavate che c’era anche lui, prendevate l’auto questa verde?
MV: Sì. Lui guidava, io mi lasciavo portare.
PM: E da chi andavate? Da quelle due o da altre?
MV: No, da queste due, dalle solite.
PM: Ma questo aveva una casa anche a San Casciano, da qualche parte?
MV: No, a San Casciano no.
PM: No. Dove ce l’aveva?
MV: Un lo so.
PM: Ma con voi lo portò Calamandrei?
MV: Calamandrei.
PM: Lo conosceva lui?
MV: Sì. Era amico. Si davano del tu. Era più giovane di tutti noi.

venerdì 5 febbraio 2010

Antonietta Vetrini

Riferì agli inquirenti: "Nel 1990 feci amicizia con Anna Maria Bevilacqua in Alessandro, moglie del vecchio presidente del tribunale di Perugia, dottor Mario Alessandro, entrambi sono deceduti. Anna Maria mi disse della morte di Narducci che, a suo dire, faceva parte di un gruppo di persone che si erano rese responsabili dell'uccisione di coppie nel territorio fiorentino, attribuite al cosiddetto mostro di Firenze. Secondo la signora avrebbe goduto di forti coperture istituzionali. Il gruppo frequentato dal Narducci era composto da gente altolocata e ben protetta dalle forze dell'ordine".
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci pag.63

giovedì 4 febbraio 2010

Iolanda Libbra

Si presentò ai Carabinieri di Scandicci il 21 gennaio 1984 rilasciando dichiarazioni a carico di Giovanni Mele, con il quale aveva avuto una relazione. Tornò a confermarle il giorno successivo alle ore 18:00. Disse di aver inteso rilasciare tali dichiarazioni già dopo il 6 gennaio 1984, di essersi recata in caserma ma d'aver desistito essendo stata informata che il comandante era in ferie e che sarebbe tornato il 21 febbraio. Affermò d'aver paura di Giovanni Mele per il suo strano comportamento, avendola condotta con la sua autovettura FIAT 128, color verde, a Roveta di Scandicci, nei pressi della "Taverna del diavolo" e presso una radura vicino al Bargino nei pressi di un cimitero abbandonato. Disse d'aver avuto la sensazione che Giovanni Mele facesse degli strani giri viziosi, come se non riuscisse a trovare un posto dove fermarsi, come se stesse cercando qualcuno. Riferì d'avergli visto nel baule dell'autovettura un grosso coltello, nonchè dei flaconcini contenenti un liquido profumato adatti alla pulizia delle mani ed un groviglio di corde di 5/6 millimetri di spessore. Al riguardo ricordò d'aver sentito il Mele parlargli di una tecnica di uccisione cosiddetta per "incaprettamento" che consiste nel legare ad arco il collo agli arti, per il dorso, fino a che la tensione muscolare non provoca lo strangolamento. Riferì d'aver sentito Giovanni Mele fargli strani discorsi che avevano per oggetto il suo membro virile, a detta della Libbra, spropositato, questi gli aveva mostrato delle riviste pornografiche e le aveva raccontato di una lesbica che, dalle parti di Fiesole, addestrava e preparava le ragazze con un grosso fallo artificiale e quand'erano pronte, lui vi si recava per possederle. Secondo la Libbra, questo "membro spropositato" non gli sarebbe servito a granchè nei rapporti intimi. Aggiunse d'essere certa del fatto che Giovanni Mele fosse il "mostro di Firenze", nonchè mandatario di suo marito, da cui si era separata e che la voleva morta.
Rif.1 - Sentenza/Ordinanza del giudice istruttore Mario Rotella - 13 dicembre 1989

mercoledì 3 febbraio 2010

Ugo Mancinelli

Titolare della "Motonautica Mancinelli", con sede a San Feliciano, nei pressi delle rive del lago Trasimeno. Da generazioni si occupa della vendita e dell'assistenza di barche, gommoni, motori fuoribordo ed accessori nautici. Così ricorda la serata dell'8 ottobre 1985: "Ero uscito di casa verso le diciannove, diciannove e trenta, avendo sentito le sirene dell'allarme. La voce che girava era che non si ritrovava il figlio del professor Narducci. Andai alla darsena di Trovati, presi la barca del dottor Spartaco Ghini e insieme ad Alberto Ceccarelli, suocero di Pierluca, ci mettemmo in acqua. Il lago era una tavoletta, piatto. Puntammo dritto verso il Muciarone e costeggiammo l'isola finché, in mezzo ai canneti, avvistammo la barca. Aveva il motore giù, la marcia disinserita, sul cruscotto c'erano una scatola di fiammiferi e un paio di occhiali. Saranno state le ventidue". Domenica 13 ottobre un cadavere emerse dalle acque del lago.
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci p.21

martedì 2 febbraio 2010

Zanardi - La prima delle tre


Autore: Andrea Pazienza
Prima edizione: Editori del Grifo - 2004 - 46 pp - illustrato - brossurato
Dalla presentazione: "Io lascio un bianco e torbido solco, acque pallide, volti più pallidi, dovunque io navighi. Flutti gelosi si gonfiano lungo le fiancate per sommergere la mia traccia. Facciano pure, ma prima, io passo." Con questa citazione di Herman Melville si apre "La prima delle tre", l'opera realizzata da Andrea Pazienza nel 1988 che ci presenta il solo incontro mai avvenuto tra il disegnatore e il suo personaggio ed alter ego Zanardi. L'incontro tra i due è devastante, violento. La lotta fisica è il segno del loro incontro. Da questo momento i due protagonisti scorazzano nella notte, che li porta addirittura alla cattura del mostro di Scandicci, in un susseguirsi di situazioni paradossali.

lunedì 1 febbraio 2010

Adolfo Izzo - Intervista su La Nazione - 2 giugno 1982

Il 2 giugno 1982, il quotidiano La Nazione, pubblicò l'intervista a Adolfo Izzo che segue.
A che punto è l'inchiesta aperta in procura? Ci sono novità nelle indagini?
Direi proprio di no. Abbiamo fatto molte istruttorie nei confronti di persone a carico delle quali avevamo acquisito elementi sospetti ma si sono tutte concluse con esito favorevole per gli indiziati. Nulla di concreto, quindi. Certe volte abbiamo anche pensato di essere sulla buona strada ma non c'era niente e ogni volta abbiamo ricominciato da capo. Purtroppo processualmente abbiamo perso un elemento importante rappresentato da Enzo Spalletti.
Qual'è oggi la posizione dello Spalletti?
Allo stato formalmente è sempre indiziato anche se non ci sono elementi per affermare la sua corresponsabilità nel delitto. Restano sempre da risolvere quegli interrogativi che giustificarono l'arresto dello Spalletti prima del terzo duplice omicidio.
Si parla molto di un identikit, c'è veramente?
Purtroppo no, nessuno conosce il mostro perchè non l'ha mai visto nessuno in attività.
E le decine di segnalazioni anonime che fine hanno fatto?
Le abbiamo verificate, almeno quelle più serie anche se sono tutte disdicevoli e riprovevoli. Senza alcun esito.
Dalle verifiche su decine e decine di pistole calibro 22 è venuto fuori qualche indizio?
I controlli sulle pistole non sono ancora terminati ma non ho molta fiducia. Non credo che l'arma usata per il delitto sia stata denunciata.
A questi ragazzi che cercano di appartarsi nei boschi che cosa dice?
Sconsiglio, perchè i pericoli non sono dovuti solo al mostro. Ci possono essere in giro persone pericolose e che non offendono solo il comune senso del pudore. Basta leggere le cronache degli ultimi giorni.
Rif.1 - La Nazione - 2 giugno 1982 pag.14
 
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