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lunedì 22 febbraio 2010

Mario Rotella - Intervista su La Nazione - 13 settembre 1983

Il 14 novembre 1982, il quotidiano La Città, pubblicò l'intervista a Mario Rotella che segue.
Mario Rotella: Non abbiamo mai sposato l'ipotesi che Vinci sia il mostro.
Le comunicazioni giudiziarie allora?
Per quattro delitti Vinci è solo indiziato e non è l'unico. Nel mese di luglio, quando sono state affidate alcune perizie, sono state inviate, oltre al Vinci, comunicazioni giudiziarie ad altre due persone. Sono ipotesi e obblighi di legge da rispettare. E' una notizia che non era mai uscita dall'ufficio istruzione. Il nome delle persone sospettate non viene ovviamente rivelato, anche perchè si tratta di indiziati in libertà. Forse due dei quattro perquisiti nella notte di sabato.
Dottor Rotella, dopo l'assassinio dei due turisti tedeschi che cosa accadrà alla sua inchiesta?
Niente perchè io non sono investito di questo ultimo duplice omicidio. Ci sono indubbiamente delle analogie ma ci vuole tempo per vedere se è la stessa arma. So ancora troppo poco di questo delitto per potermi pronunciare.
Ma se si trattasse della stessa arma cambierebbe qualcosa almeno per Francesco Vinci?
Forse cambierebbe qualcosa. Vinci è però accusato solo del delitto del 1968.
Un'accusa basata sulle dichiarazioni di Stefano Mele, marito della Locci e che ha scontato per questo delitto 14 anni di reclusione. Non potrebbe trattarsi di una vendetta?
Non a caso il giudice istruttore che mi ha preceduto ha respinto un'istanza di libertà provvisoria. Non ci sono solo le dichiarazioni di Mele, ma anche altri riscontri che non posso rilevare senza violare il segreto istruttorio. Ovviamente risentirò il Mele, anche se non spero in nulla di particolare.
Mele è un testimone attendibile?
Mele ha raccontato molte cose. E' una persona con scarse capacità critiche. Distinguere la verità dalla menzogna è piuttosto difficile. Da questo a dire che Mele mente in toto ci corre.
Sempre in tema di perizie, sono in corso?
Nel mese di luglio, ripeto, ho affidato una superperizia balistica e anatomopatologica di comparazione. Erano state fatte delle perizie di raffronto tra gruppi di proietili, non una perizia unica. C'è da stabilire se attraverso dati generici è possibile risalire a una o più persone. Stiamo cercando di partire dal basso per identificare l'assassino. Prendiamo a esempio le amputazioni operate sugli uccisi, con la perizia vogliamo stabilire quanto tempo è intercorso tra la morte e i tagli per accertare se un solo esecutore, nel breve tempo a disposizione, poteva fare tutto. Insomma una ricostruzione scientifica per cercare di stabilire se l'assassino è solo o aiutato da altri, se è sempre lo stesso.
Ma queste perizie non potevano essere fatte prima?
Determinate scoperte e riflessioni sono avvenute con il passare del tempo. L'ipotesi di un mostro è semplice. Il punto è stabilirlo, poterlo dimostrare. L'arco di tempo dei delitti è di quindici anni e questo ha nociuto non poco alle indagini. Se fosse lo stesso esecutore e nel 1968 avesse avuto 30 anni oggi ne avrebbe 45. E' sicuramente cambiato fisicamente e psichicamente.
Ma secondo lei che persona è questo assassino?
Non è un esibizionista. E' uno che ammazza e basta. Non è uno che lascia traccia. Se è una forma di psicopatia è abbastanza rara. L'assassino non vuol dimostrare nulla, non rivendica i delitti con lettere o telefonate. E' un vero criminale, non è un pazzo che fa il criminale. E' una persona estremamente pericolosa. Non è un identikit di facile ricostruzione. La corrispondenza teorica è molto diffusa, molte persone potrebbero avere l'idoneità astratta per ricoprire questo ruolo. E' dalle modalità di esecuzione che bisogna risalire all'esecutore, altrimenti si finirebbe per criminalizzare un'intera città.
Rif.1 - La Nazione 13 settembre 1983 pag.5

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