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giovedì 28 ottobre 2010

Rosina Massa - Deposizione del 14 luglio 1991 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Avvocato Bevacqua: Signora lei sa dov'è nato suo marito?
R.M.: Dov'è nato? Mio marito? A Villacidro.
A.B.: Lei sa se c'era a Villacidro un parente della prima moglie, quella che fu suicidata?
R.M.: La Barbarina Steri?
A.B.: Lei sa che fu suicidata questa... Si suicidò, cioè, scusi...
Presidente: Attenzione, attenzione, io avvocato...
P.M.: Fu suicidata?
A.B.: No, no ma io non so da chi...
Presidente: La devo richiamare perchè alla fine lei rischia grosso
R.M.: No, io prima di sposarmi con mio marito
Presidente: Non si dice fu suicidata quando
A.B.: Si suicidò, si suicidò, chiedo scusa signor presidente, c'è, c'è stata un'indagine sul punto ed è stata arrestata anche una persona
Presidente: Poi però si è chiuso e lei sa come, quindi, motivo di più...
P.M.: Quindi le sentenza vanno...
Presidente: Io lo faccio per il suo interesse, siamo in pubblica udienza, pesi le parole perchè potrebbe essere pericoloso, a qualcuno viene poi l'idea...Hai capito?
A.B.: Io non ho detto nè la persona, chi l'ha suicidata, nè... Senta signora, chiedo scusa, lei sa se c'è una persona che andò a finire in Olanda? C'era un amico di suo, una persona di Villacidro (Franco Aresti n.d.r.) che andò in Olanda, morì in Olanda e questa persona aveva una pistola... ...non sa nulla di questo?
R.M.: Avvocato io non so di tutte queste cose perchè le amicizie di mio marito oltre a quelle di Biancalani io non le conosco altre e gli spostamenti che lui faceva da casa e le amicizie fuori casa, neanche di quelle, e mio marito non era uno che veniva a raccontarle a me, perchè sapeva che prima o poi in un litigio o altro io gliele avrei rinfacciate. Capito? Quindi, lui con me non si confidava, se c'è qualcuno che sa qualchecosa, ma io dubito anche di questo, perchè lui era molto riservato, teneva le cose per se, magari scoppiava dal nervoso o da qualche cosa ma non confidava mai niente della sua vita privata. Quindi io non conosco tutte le amicizie di mio marito all'infuori di questo Biancalani, altre io non posso dire, di questo poi di Olanda poi bho, non lo so. Niente, a me non mi confidava niente, niente a me mi confidava, perche sapeva, glielo ripeto, che se in un litigio, qualsiasi o che, perchè lui maneggiava le mani ecco, allora io a voce alta, gliele avrei rinfacciate tutte queste cose e allora lui con me non... capito? Niente.
A.B.: Signora, scusi tanto, suo marito dove lavorava? Che lavoro faceva?
R.M.: Mio marito prima era muratore, fino all'80 che quando io sono andata via di casa lui ha cambiato mestiere, fa quello dei serramenti...
A.B.: Ma lavorava a Firenze oppure fuori Firenze?
R.M.: Ha lavorato a Prato, a Calenzano, quando avevamo i bambini piccoli era sottosposto, lavorava a Prato, a Calenzano dove ha conosciuto il signor Biancalani che a me me lo ha fatto conoscere dopo tanto tempo. Biancalani era giovanotto allora, quando l'ha conosciuto lui e si è sposato mentre conosceva, ha conosciuto la nostra famiglia.
A.B.: Senta signora suo marito non è mai stato fuori dalla provincia di firenze a lavorare? Non lo sa?
R.M.: Non so niente.
A.B.: Nessun'altra domanda.
Presidente: Altro signori? Possiamo licenziare la signora?
Avvocaro Fioravanti: No, no.
Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
A.F.: Ecco signora lei ha saputo mai o ha visto mai a suo marito una pistola?
R.M.: Mai. Armi in casa mia non ce ne sono mai stati.
A.F.: Ecco, lei nel 1968 era ancora la moglie, era insieme?
R.M.: Nel '68? Certo! Aspettavo l'ultimo figlio. Fino all'80, gli ho detto.
A.F.: Sapeva o poteva immaginare che suo marito avesse qualche altra relazione oltre che con lei?
R.M.: Eh ce ne aveva tante.
A.F.: Poteva sapere lei o immaginava che fosse nato qualche figlio da qualcuna delle relazioni?
R.M.: No, infatti io scherzando gli ho detto ma questo bambino ci ha sei anni, il bambino di Stefano Mele, non sarà mica stato tuo?
A.F.: Ecco era questa la risposta che mi interessava.
R.M.: Non era quella?
A.F.: No era questa la risposta che mi interessava.
R.M.: Gli ho detto sarà mica tuo?
Presidente: E lui cos'ha risposto?
R.M.: E lui m'ha detto: -Ma che sei pazza? Quello è di suo marito. Non è mio.- Ma andavate a letto insieme-  ho detto io e poi nel '68 quando ho scoperto che la relazione sua non era ancora finita con la Barbara, con la Locci, l'ho scoperto proprio quando aspettavo..
A.F.: Ha scoperto anche quando era iniziata questa relazione con la Locci?
R.M.: No perchè io quando era iniziata non lo conoscevo, cioè no non lo conoscevo, non lo avevo ancora incontrato.
A.F.: Quando ha conosciuto Salvatore Vinci.
R.M.: Al porto che lui mi chiese: "Ma non sei la figlia di Pietro Massa? La sorella di Giuseppe, il muratore, che abbiamo fatto le case insieme", dice, e insomma m'ha ricordato tutte queste cose, siccome io non ero, andavo a prendere la nave con questo impiccio dietro, non volevo e non volevo che mi attaccasse alle costole per dir la verità e ho detto: "No non ti conosco, non ti ricordo"  e lui "Ma ti ricordi nel '55 son venuto a suonar la fisarmonica a casa tua?"  e qui a destra, sinistra, e mia madre ha detto: "Ma come ti chiami?", dice "Mi chiamo Salvatore Vinci"  m'ha detto: "Ti ricordi tutti quei ricciolini neri",  "Va bene, gli ho detto, ne ho incontate tante di persone con i ricciolini neri" ma io dopo un pò me lo sono ricordato bene, insomma, e gli dico: "E che fai?", "Sono stato a votare poi prendo le mie sorelle e me le porto a Lastra a Signa", m'ha detto, dice: "Fai il viaggio insieme a noi?", dice "Dove sono le tue..."
PM: Presidente, non so se è influente il viaggio di quarant'anni fa della signora...
R.M.: Ah beh, insomma se vi interessa io gli racconto come...
Presidente: No, no, a noi
R.M.: E da lì abbiamo cominciato a frequentarci e non ci siamo più lasciati, per mia disgrazia.
A.F.: Ecco, io volevo chiederle, lei ha mai abitato in Firenze vicino a Piazza Tanucci?
R.M.: Si in Via Piero Cironi è la strada che io ho abitato fino a...
Presidente: Via, via...
R.M.: Via Piero Cironi
Presidente: Via Piero Cioni
R.M.: E' una traversa di Via Corridoni, Piazza Tanucci, certo, sono stata sfrattata da quella casa.
A.F.: Ecco, sono venuti i Carabinieri da lei o la polizia per fare indagini nel '68?
R.M.: Si, ne sono venuti anche con quelle luci, hanno sfasciato mezza casa a cercare la...
Presidente: La pistola.
R.M.: Si, nel tetto avevamo fatto due controsoffitti perchè erano troppo alti e per mantenere un pò più di calore in casa per non andare tutto... ...mio marito aveva fatto due controsoffitti e si sono infilati anche lì dentro hanno sfasciato tutto ma non hanno trovato nulla.
Presidente: Hanno buttato all'aria... Va bene.
A.F.: E' stata sentita lei dai carabinieri in quel periodo signora? O dalle forze dell'ordine? Sentita, interrogata?
R.M.: Si, nell'85.
A.F.: Ecco, perchè lei ha detto sicuramente, stavo cercando ma non lo trovo, però, mi vuol confermare se nel '68, il giorno in cui c'è stato l'omicidio a Lastra a Signa...
R.M.: Mio marito non era a a casa, quello voleva sapere?
A.F.: Non era a casa. E quando è rientrato suo marito a casa?
R.M.: Io di preciso l'orario non me lo ricordo, però non era rientrato.
A.F.: Ma rientrava sempre a casa suo marito?
R.M.: E' rientrato il giorno dopo, succedeva spesso, spariva due, tre giorni e poi...
Presidente: Va bene, va bene. Benissimo. La signora può andare.
PM: Senz'altro presidente.

mercoledì 27 ottobre 2010

Rosina Massa - Deposizione del 14 luglio 1991 - Prima parte


La signora Rosina Massa, fu ascoltata il 14 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

Presidente: Sentiamo la signora Massa Rosina. Si accomodi signora.
Rosina Massa: Non voglio fotografie.
Presidente: Non consente la ripresa televisiva quindi nè fotografie nè riprese televisive per la signora. Legga quella formula signora.
R.M.: Allora, consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Benissimo signora. Ci vuol dare le sue generalità per cortesia? Quando è nata, il suo nome, tutto...
R.M.: Vuole sapere quando sono nata io?
Presidente: Le sue generalità complete, quando è nata e dove.
R.M.: Allora, 1935, Domusnovas a Cagliari.
Presidente: Hai capito tutto Silvia? E dove risiede signora?
R.M.: A Firenze, momentaneamente il comune siccome sono sfrattata sono alla pensione Benvenuti.
Presidente: Benissimo, senta vuole rispondere alle domande che le farà prima l'avvocato Santoni e poi..
R.M.: Certo! Di quello che so...
Avvocato Santoni: Non è mai stata imputata presidente, mi risulta.
Presidente: Avvocato, io non lo so, se a lei risulta...
A.S.: No, no, non è mai stata...
P.M.: In questo procedimento no. In altri non lo sappiamo noi.
Presidente: Possiamo domandarglielo.
A.S.: Anzi ha sempre tenuto un comportamento molto sincero.
Presidente: Sarà stata sentita ma imputata veramente non mi pare.
A.S.: No, no,no.
Presidente: Allora prego le domande.
A.S.: Lei è sposata con Salvatore Vinci signora?
R.M.: Certo
A.S.: Quando l'ha conosciuto?
R.M.: Quando l'ho conosciuto?
A.S.: Si.
R.M.: Vi devo elencare tutta la mia vita fino a oggi?
A.S.: No semplicemente
Presidente: No, no signora
A.S.: Come ha conosciuto Salvatore Vinci
R.M.: Allora, io l'ho conosciuto, soltanto conosciuto e poi ci siamo persi di vista, nel '55 al primo compleanno della mia sorella, la mia sorella è nata nel '54, e io, perchè veniva a suonare la fisarmonica, che lavorava al mio paese in una ditta di Villacidro faceva le scuole popolari e le case popolari.
A.S.: Quando vi siete sposati?
R.M.: Mah, io mi sono sposata nel '62 perchè l'ho rincontrato qui a Firenze
A.S.: E vi siete sposati nel 1962
R.M.: Il 23 aprile del '62
A.S.: Ha conosciuto amici di suo marito per esempio un certo Biancalani?
R.M.: Si che lo conosco benissimo.
A.S.: Anche sua moglie Gina?
R.M.: Si, si, si tutti e due. Mi piacerebbe che fossero qui.
A.S.: Forse anche a noi signora. Ci vuole dire che cosa è successo con costoro a un certo punto, esattamente durante una certa pasquetta, si ricorda questi fatti?
R.M.: Una certa pasquetta?
A.S.: Un paio di anni dopo che vi eravate sposati... ...come iniziarono i rapporti con Biancalani?
R.M.: Sono successe tante cose. Questo bisognerebbe che voi andaste a...
A.S.: No signora, ce lo dica lei, lei se lo deve ricordare senz'altro. Lo ha detto, se ce lo può ripetere.
R.M.: Si, il Biancalani e la moglie l'erano gli amanti di letto di mio marito e a me mi ha obbligato a partecipare, ecco.
A.S.: Tutti e due erano amanti di Salvatore Vinci?
R.M.: Si, tutti e due, eh! Marito e moglie!
A.S.: Ma lui aveva rapporti sia con l'uomo che con la donna?
R.M.: Si, si.
A.S.: Senta una cosa signora, questo è piuttosto importante, lei fu sorpresa, penso,  quando lui glieli portò a casa e poi anche nel letto suppongo, no? Suo marito la picchiava per questo..
R.M.: Per me fu un trauma, proprio come se sprofondassi sotto terra, infatti a quell'episodio lì mio marito a me mi scese dalle spalle.
A.S.: Ma la picchiava suo marito?
R.M.: Si, però, mi obbligava, mi picchiava, trovava ogni scusa era buona per darmele, perchè io non volevo accettare questi rapporti.
A.S.: Dopo questi fatti signora, lei si ricorda se Salvatore aveva dei rapporti con il Biancalani?
Presidente: Dunque, un momentino però, francamente io non vedo cosa c'entra questo...
A.S.: Presidente, già nella nostra richiesta introduttiva..
Presidente: Diciamo se per caso anche Pacciani, scusi eh...
P.M.: Ecco, la domanda forse più opportuna, prima...
A.S.: Ci arriviamo...
Presidente: Non possiamo parlare di Salvatore Vinci, dei suoi costumi sessuali..
A.S.: Ora si arriva ad una domanda che poi chiarirà tutto.
Presidente: Magari allora arriviamoci velocemente
A.S.: Presidente è la prossima, dopo questa iniziazione, chiamiamola così, suo marito le portava spesso delle persone in casa?
R.M.: Si qualche volta me le portava anche a casa.
A.S.: Altre volte dove?
R.M.: Altre volte fuori.
A.S.: E dove li trovava queste persone? Erano suoi amici oppure...
R.M.: Parecchie volte alle Cascine
A.S.: Li andava a cercare alle Cascine
R.M.: Lui.
A.S.: Anche in altri posti?
R.M.: No, che mi ricordi io no.
A.S.: Quindi lui gli ha portato, c'erano parecchie persone che lui le portava in casa, diciamo così.
R.M.: Si, si ma ci andava lui però eh.
A.S.: Certo che ci andava lui. Ecco, quanto tempo è durata questa cosa?
R.M.: Eh molti anni.
A.S.: Molti anni. E lei quando poi si è stancata di questa situazione piuttosto incredibile e lo ha lasciato?
R.M.: Non ho capito
A.S.: Quando lei si è stufata e se ne è andata? In che anno?
R.M.: Me ne sono andata perchè ero stufa che mi picchiava per un non nulla, si comportava male...Davanti ai Biancalani, davanti ad altre persone...
A.S.: E pretendeva queste cose. In che anno signora?
R.M.: E' incominciato subito a comportarsi così qualche anno prima del ...
A.S.: No, quando lei lo ha lasciato?
R.M.: Ah, nell'80!
A.S.: Nel 1980.
R.M.: Si il 7 di luglio del 1980
A.S.: Allora veniamo alla domanda che più ci interessa. In questi anni , lei ha mai conosciuto Pietro Pacciani? Questa persona che lei vede ora sul banco degli imputati. Vede nessuno che lei conosce?
R.M.: No mai vista, io l'ho visto attraverso la televisione.
A.S.: Ma lei non si ricorda assolutamente di averlo visto?
R.M.: No, no io non so neanche chi sia.
A.S.: Fra queste persone che suo marito le ha portato in casa non riconorda assolutamente Pietro Pacciani.
R.M.: No assolutamente no.
Presidente (Fuori microfono) : Pacciani no.
A.S.: Un'altra domanda signora, gli ha mai detto suo marito che Stefano Mele non poteva arrivare da solo sul luogo del delitto?
R.M.: Senta avvocato, io non so...la mia supposizione
A.S.: No, non voglio supposizioni
Presidente: No, no, si parla di fatti signora.
R.M.: Di?
Presidente: Suo marito, di circostanze, se suo marito le ha mai detto...
R.M.: No, no, no. Io non l'ho mai sentito a mio marito dire a lui gli hanno messo la pistola in mano perchè qualcuno l'ha portato, no, non l'ho mai sentito dire.
Presidente: Nè che Natalino fosse stato portato dal luogo del delitto fino...
R.M.: Si, quello si leggeva sui giornali però tutto opinioni nostre personali che non... ...un bambino di sei anni non poteva arrivare in quel casolare da solo, lo capisci anche da solo questo, qualcuno l'ha portato per forza, secondo il mio giudizio.
Presidente: Va bene, va bene.
A.S.: No, io le ho fatto un'altra domanda, che Stefano Mele, non il bambino, il padre, non poteva arrivare da solo sul luogo del delitto.
R.M.: Non lo so mica io
A.S.: Lei lo ha detto signora. A questo punto glielo contesto.
R.M.: So che aveva una vespina
Presidente: Allora glielo contesti.
A.S.: Glielo contesto, "Stranamente", lei dice nell'interrogatorio del 15 aprile 1985, "Francesco non ha mai detto o fatto nulla contro Salvatore, a quel che ho capito, Salvatore ce l'ha con Francesco ma non so per che cosa. Parlandone con Salvatore questi mi ha detto che Stefano non poteva andare da solo sul luogo del delitto e che è probabile che qualcuno, suo amico, ce l'abbia accompagnato con qualche veicolo."
R.M.: Ah ecco, me lo ha detto mio marito a me...
A.S.: Glielo ha detto suo marito a lei.
R.M.: Non me lo ricordavo più. E' meglio che me lo rilegga perchè... ...non lo so.
A.S.: Allora presidente non ho altre domande, chiedo l'acquisizione del verbale usato per la contestazione.
Presidente: Signori avvocati di parte civile avete altre domande? Nessuna. Signor  Pubblico Ministero?
P.M.: Nessuna domanda. Grazie.
Presidente: La  difesa?

martedì 26 ottobre 2010

Pietrino Locci - Deposizione dell'8 luglio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
Avvocato Fioravanti: Senta signor Locci, lei aveva mai conosciuto, essendo sardo, quand'è venuto in continente lei?
P.L.: Io? Aveo diciott'anni. No a Firenze ma in provincia di Grosseto
A.F.: Ecco senta ma lei avendo la sorella moglie di Stefano Mele, sua sorella era moglie di Stefano Mele, no? La Barbara Locci
P.L.: Si
A.F.: Ha saputo che è avvenuto un fatto in Sardegna per la morte della moglie di Salvatore Vinci?
P.L.: No.
A.F.: Barbarina. Non ha mai sentito parlare di Barbarina?
P.L.: Questo non lo so.
A.F.: Non lo sa. Ha sentito mai parlare di tribunali familiari in Sardegna? Lei è un sardo, vero?
P.L.: Eh io da ragazzo sono venuto in Toscana, questo non lo conoscevo e non l'ho mai conosciuto.
A.F.: Ecco ma in Sardegna quando una donna tradisce il marito è un disonore per la famiglia?
P.L.: Ma quello mi pare che è dappertutto oggigiorno.
A.F.: No, dappertutto va bene, dico, ma in Sardegna...
P.L.: La moglie tradisce il marito oppure il marito...
A.F.: Si, si la moglie tradisce il marito e il marito la moglie, no, dico ma in Sardegna si verificano a volte questi tribunali familiari dove puniscono la moglie che tradisce il marito?
P.L.: Ai tempi miei no. Ora succede dappertutto quello che succede... in tutto il mondo, ecco.
A.F.: Ah, e senta una cosa, lei era a conoscenza che sua sorella tradiva Stefano Mele?
P.L.: Mah, o uno o l'altro.. Si, se gli piaceva a lei?!
A.F.: Come "uno o l'altro..."
P.L.: Sì. Il fatto che gli piaceva a lei... non devo farmi confessione io.
A.F.: No, no io ho detto se lei era a conoscenza, non ho detto se gli piaceva o meno. Se lo faceva gli piaceva...
P.L.: Io a conoscenza ne ero poco, come conoscenza, insomma, l'avrò conosciuto un anno prima.
A.F.: Ma non vi siete riuniti mai in famiglia per discutere questo fatto?
P.L.: Mah, c'era la mamma allora che ci pensava. Noi pensavamo a lavorare.
A.F.: Chi comandava in casa vostra la mamma o il babbo?
P.L.: La mamma. Era vedova la mamma.
A.F.: Quindi la mamma tutelava l'onore della propria figlia?
P.L.: Quando sono... insomma... era vedova da quando avevo diciottanni la mamma.
A.F.: Ah, quindi comandava anche perchè era vedova
P.L.: M'ha domandato se quando era vedova da.. la mamma del babbo
A.F.: Ecco ma vi siete riuniti mai in famiglia, lei era più anziano o più piccolo della Barbara?
P.L.: Più giovane vuol dire?
A.F.: Più giovane?
P.L.: Lui era più anziano, abbastanza
A.F.: Chi lui?
P.L.: Si.
A.F.: Chi lui? Stefano.
P.L.: Stefano. Credo che ci correva almeno dodici anni.
A.F.: Lei, lei Locci Pietro, Pierino, Pietrino, è più giovane della Barbara o più vecchio?
P.L.: Io so' più maggiore. Siamo cinque fratelli che sono maggiore.
A.F.: Ecco, io ritorno sulla domanda visto che... vi siete mai riuniti in famiglia per discutere la situazione che si era creata nella famiglia di Stefano Mele con Locci Barbara che andava con vari uomini?
P.L.: Mah, questo, discuteva perchè Barbara è rimasta con mia mamma a un appartamento proprio alla Romola e noi eravamo a fa' i contadino, prima Giovanni, Vincenzo ed io, poi ci siamo divisi ognuno è andato per suo lavoro, ecco. Cioè la famiglia, perchè io avevo figlioli, lui l'aveva soltanto Vincenzo che non ce ne aveva di figlioli, ecco, cosicchè lui è rimasto un pò con la mamma può darsi che sappia qualcosa più lui che io.
Presidente: Quindi insomma di questi argomenti non parlava. Ci pensava la mamma.
P.M.: Fra l'altro sono argomenti che nel nostro processo sono un pò marginali.
A.F.: Eh no invece, non sono marginali caro Pubblico Ministero.
P.M.: Mi dispiace che non ho capito come lei
A.F.: Ecco, ecco, allora è bene stare zitti quando uno non ha ha capito.
P.M.: No, no io non ho capito ma parlo.
A.F.: E io volevo continuare a chiedere invece qualcosa su questo punto.
Presidente: Avanti avvocato.
A.F.: Preferisco che il Pubblico Ministero non mi disturbi però.
Presidente: Avvocato, il teste ha detto che nulla sapeva delle relazioni extra-coniugali
A.F.: Ecco, ma ha sentito mai parlare quando lei stava qui in continente e nella zona di Scandicci o La Romola, di tribunale familiare?
P.M.: E corte d'Appello anche?
A.F.: No, Corti di Appello li riserviamo agli altri magistrati che sono di Corte di Appello, di tribunali, qui siamo in un tribunale, se ha sentito mai parlare di tribunale familiare.
P.L.: No, io no.
A.F.: No, quindi dalla mamma che la Locci Barbara stava...
P.L.: Niente so.
P.M.: Forse era pretura era monocratico.
Presidente: Basta!
A.F.: Si era diritto del lavoro.
Presidente: Comunque non ne ha sentito parlare?
P.L.: No.
Presidente: Non commentiamo, non commentiamo.
A.F.: Lei conosceva qualcuno degli uomini che andavano con sua sorella?
P.L.: No.
A.F.: Conosceva Salvatore Vinci?
P.L.: Salvatore Vinci, eh io non l'ho visto mai quello lì.
A.F.: Non l'ha visto mai ma il nome l'ha sentito?
P.L.: L'ho sentito.
A.F.: Di chi era la casa dove stavano Locci Barbara e Stefano Mele?
P.L.: Di Mele.
A.F.: Era di Mele?
P.L.: Si.
A.F.: Non era per caso prima di Salvatore Vinci?
P.L.: No, non lo so.
A.F.: Conosceva invece Francesco Vinci?
P.L.: Io conoscevo soltanto questo che abitava lì perchè c'ero stato una volta mi pare che l'avevo portato della robba, poi ho visto ho detto chi è questo qui? Ecco, sicchè ho chiesto chi era e mi hanno detto che era il Vinci. E Basta.
A.F.: Ma Gli ha detto che era il Vinci o Francesco Vinci?
P.L.: Eh io non glielo posso dire il nome, qual'era e quale non era.
A.F.: Conosceva anche gli amici di Francesco Vinci lei?
P.L.: No, no.
A.F.: Erano sardi, un certo Vargiu.
P.L.: No.
A.F.: Lo sa che è morto Francesco Vinci?
P.L.: Mah, non lo so io.
A.F.: Non lo sa eh? Non li legge i giornali lei?
P.L.: E io ho poco tempo di leggere...
A.F.: Ecco, è morto insieme a Vargiu, nell'agosto, quasi un anno fa.
P.L.: Eh, questo non lo so. Se non l'ho conosciuto non c'è niente da fare.
A.F.: La ringrazio.
P.L.: Prego.
Presidente: Altre domande signori?
P.M.: Nessuna il P.M. Presidente.
Presidente: Avvocato Colao ma lei le deve fare al momento... È!
Avvocato Colao: Scusi, prego, il bambino Natalino Mele, dopo che ci fu il duplice omicidio con chi andò a stare?
P.L.: È andato da i' nonno e poi l'ha preso la sorella che non aveva figli che abitava verso il Galluzzo, lì e poi l'hanno messo nello istituto
A.C.: E con lei è mai stato?
P.L.: No, no, con me no.
A.C.: Ma lei non gli domandò nulla al bambino?
P.L.: Come non gli si domandava?!? Hai voglia! Ma lui non sapeva spiegare perchè un bambino piccolo. Poi non se n'è accorto nemmeno, dice.
A.C.: Ma riguardo a questo zio Pietro, lei domandò al bambino chi era lo zio Pietro? In quei giorni si parlava che il bambino era stato portato da uno zio Pietro.
P.L.: Ma lui...
A.C.: Lei gli domandò chi era lo zio Pietro?
P.L.: A me?
A.C.: Lei domandò al bambino, Natalino Mele, chi era lo zio Pietro?
P.L.: Hai voglia! Eravamo in buoni rapporti quando era a i' coso, a i' collegio, quand'era dalla sorella, dopodichè il bambino...
A.C.: Allora scusate, voi domandaste al bambino Natalino Mele chi lo aveva accompagnato presso questa abitazione?
P.L.: Si, ora io, questo non ricordo perchè è tanto tempo che è passato, l'ho domandato o no, dopodichè eravamo tutti e tre fratelli che siamo andati quando abbiamo sentito questo che era accaduto. Ecco.
A.C.: Però parlò di un certo Pietro
P.L.: Pietro sono anch'io, io so' Pietrino, non lo so io... E chi lo sa con chi... Quale..
A.C.: Grazie. Non ho altre domande Presidente.
Presidente: Lui non era comunque...
Avvocato Fioravanti: Signor Presidente, no, mi ha rimesso in corsa per fare una domanda.
Presidente: Prego.
A.F.: Ecco, chi era lo zio Pietro secondo lei?
P.L.: Mah, secondo me ero io.
Presidente: (Ride)
P.L.: Bisogna vedere se c'era altri Pietri che conosceva lui...
A.F.: Che si chiamavano Locci?
P.L.: Eh certo!
A.F.: C'erano altri Pietro che si chiamavano Locci?
P.L.: No, guardi, il cognome è Locci, Pietrino è il nome.
A.F.: Si, no, no, dicevo questo, Pietrino, ce n'erano altri di Pietrino Locci? All'infuori di lei?
P.L.: Io a quelli che conosco no.
A.F.: Si chiamavano tutti con diverso nome. Si va bene, ma non era Locci. Io ho sentito prima suo nipote che diceva che lo zio Pietro era Locci, era lo zio, era il fratello della mamma
P.L.: Eh, Locci, Locci, il cognome è Locci.
A.F.: L'ha ripetuto suo nipote ora. Poco prima di lei.
P.L.: Certo che io mi chiamo Locci! È e Pietrino sono io.
Presidente: (sorridendo) Comunque quella notte lei non c'era sul luogo dell'omicidio.
P.L.: Non credo.
A.F.: Non crede. Non crede.
P.L.: Non vorrei...
P.M.: Abbiamo un assassino in aula Presidente!
Presidente: Tutto è possibile al mondo, eh... Va bene, altre domande? Prego?
P.M.: Nessuna il P.M.:
Presidente: Può andare.
P.L.: Posso andare?
Presidente: Si, grazie, Buongiorno.
P.L.: Buongiorno.

lunedì 25 ottobre 2010

Pietrino Locci - Deposizione dell'8 luglio 1994 - Prima parte

Fratello maggiore di Barbara Locci. Fu ascoltato l'8 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.
 
Presidente: Chi abbiamo? Altri avvocato Santoni?
P.M.: Si l'ultimo teste.
Presidente: Introduciamo il Locci Pietro
Avvocato Bevacqua: Signor Presidente chiedo scusa, in relazione al rapporto che è stato prodotto dal collega voglio fare una richiesta specifica di audizione del Maresciallo Congiu, ex articolo 507 ed il Maggiore Torrisi per questa circostanza che può essere anche non suggestiva ma importante, i signori carabinieri...
Presidente: Scusate, però io vi voglio dire una cosa, voi date per ammesso che la Corte abbia ammesso questo rapporto il che è tutto da vedere.
A.B.: Certamente, siccome il rapporto è grosso
Presidente: Se, se, per praticità, se la Corte lo ammette siete rimessi in gioco con tutte le richieste.
A.B.: Certamente signor presidente.
Presidente: Ve lo prometto. E' solo per una questione di risparmio di tempo. E' solo proprio per quello.
A.B.: Mi perdoni signor presidente ma per economia anche per la corte io non so se la corte riuscirà a leggere tutto il rapporto nel giro di un quarto d'ora/venti minuti, è impossibile, pressappoco.
Presidente: Ci metteremo tutto il tempo che sarà necessario.
A.B.: Siccome questo rapporto a pagina 37 si fa riferimento ad una indagine precisa, specifica effettuata dai carabinieri a Villacidro, zona in cui vivevano e stavano i signori Vinci e in questa zona è stato scoperto che erano state vendute diverse pistole calibro 22, erano pistole ricorrenti, una di queste pistole che fu venduta a tale Aresti Franco, fu venduta a questo Aresti franco il quale andò in Olanda, in Olanda questo signore morì e furono rispedite a casa dalle autorità olandesi, se non erro, tutte le masserizie, le cose di questo signore, tranne la pistola che evidentemente, forse non l'aveva portata.Questa è un'indagine che fu fatta
P.M.: O era rimasta in Olanda.
A.B.: Non lo so, fu un'indagine che fu fatta dal maggiore Torrisi. Indagine che fu anche estesa ad un presunto suicidio della moglie di Salvatore Vinci, presunto suicidio, dove c'è una moglie che si suicida e un bambino che, guardacaso, che vive, bambino che doveva morire perchè anche lui, almeno così si dice in questo rapporto, sarebbe stato colpito dal gas, lo stesso gas che aveva colpito la madre, la madre muore con il tubo di gas qui accanto, il bambino invece è vivo e vegeto. Sono tutte circostanze che hanno, che possono avere un significato, comunque io mi permetto di rassegnarle all'attenzione della Corte. Grazie
P.M.: Presidente, scusi, due parole per dire che mi oppongo, qui c'è un fatto certo a carico del signor Pacciani, omicidio del '51 è stato respinto tutto, si va a parlare di un fatto a  carico di un'altra persona che è stata prosciolta, io dico, più aberrazione c'è in queste richieste e in queste parole ultime della difesa
Presidente: Va bene, ognuno fa le richieste che crede.
P.M.: Si certo, mi oppongo e spiego.
Presidente: Invece adesso andiamo avanti e sentiamo il teste che è il signor..
P.L.: Locci Pietrino
Presidente: Ah, il Locci.
P.L.: Locci
Presidente: Locci Pietro. Locci Pietro o Pietrino?
P.L.: Pietrino.
Presidente: Pietrino, benissimo, vuol dare le sue generalità? Quand'è nato e dove
P.L.: 1926, 18 ottobre a Villasanto provincia di Cagliari.
Presidente: Villa...
P.L.: Villasalto provincia di Cagliari
Presidente: Villasalto provincia di Cagliari
P.L.: Mi ha capito ora? No
Presidente: Benissimo. Senta, vuole leggere quella formula? Riesce a leggere?
P.L.: Consapevole della...
Presidente: Legga ad alta voce
P.L.: ...Responsabilità morale
Voce fuori microfono: Ehh, morale!
P.L.: ...e giuridiche che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e nient'altro a non nascondere la verità nulla di quanto è in mia conoscenza.
Presidente: Bene, per favore, lei è stato indotto come teste dalla parte civile rappresentata dall'avvocato Santoni, allora le verranno rivolte domande prima dall'avvocato e poi dal Pubblico Ministero e poi dagli altri avvocati. Risponda per quanto lei sa. Prego.
Avvocato Santoni. Lei è fratello di Barbara?
P.L.: Si signore.
A.S.: La moglie di Stefano Mele
P.L.: Si signore.
A.S.: Lei si ricorda? Lei lo ha conosciuto Stefano Mele?
P.L.: Certo se ha sposato mia sorella l'ho conosciuto di certo.
A.S.: Era una persona suggestionabile facilmente
P.L.: Per conto mio era una persona alla bona, così...
Presidente: Scusate un attimo ho dimenticato di fare la solita domanda. Consente o no la ripresa televisiva?
P.L.: Io son un pò sordo di orecchi.
A.S.: Allora, siccome in quest'aula c'è in funzione la televisione vuole essere ripreso o no?
P.L.: Ma no.
A.S.: No. Ecco, allora signori non riprendiamo il signor Locci. Ecco, scusi, l'ho interrotta vada pure avanti avvocato.
A.S.: Era una persona facilmente suggestionabile? Debole di carattere?
P.L.: Chi? Io?
A.S.: No, Stefano Mele.
Presidente: Il Mele, suo cognato.
P.L.: Si, era proprio... come un bambino, come carattere era bono, ecco.
A.S.: Quindi era facile che lui eseguisse ordini che qualcun'altro gli poteva dare.
P.L.: Ma nun credo.
A.S.: Era suggestionabile quindi facilmente
P.L.: Io non la sento bene perchè...
A.S.: Era facilmente impressionabile o no? Suggestionabile, debole di carattere, insomma.
P.L.: Si, debole di carattere.
A.S.: Una domanda era questa, voi siete andati dai carabinieri a parlare con lui dopo l'omicidio? Perchè dicesse la verità?
P.L.: Noi quando s'è saputo la morte di mia sorella siamo andati da coso, dov'era, l'hanno portata a Careggi, mi sembra.
A.S.: Si, sua sorella
P.L.: La mia sorella.
A.S.: Ma siete andati dai carabinieri per parlare con Stefano Mele?
P.L.: Si, mi pare che l'avevano portato a Lastra, si, a Lastra a Signa.
A.S.: Esattamente.
P.L.: Si.si.
A.S.: E perchè ci siete andati a parlare con Stefano Mele?
P.L.: È, per dirgli com'era successo.
A.S.: Per dirgli?
P.L.: Per dire che, come... insomma che sapeva qualcosa.
Presidente: Chiedergli se sapeva qualcosa
P.L.: Della morte della mia sorella, ecco il discorso.
A.S.: E quindi anche per dirgli di dire la verità?
P.L.: Eh, ma noi non abbiamo avuto nè la verità nè bugie, ecco.
A.S.: Ma voi lo ritenevate colpevole? Voi lo diceste pubblicamente questo.
P.L.: Non ho capito eh?
A.S.: Voi lo ritenevate colpevole?
P.L.: Mah, non credo. Per conto mio e per conto dei miei fratelli no.
A.S.: Siccome questo avevate detto nell'interrogatorio io lo volevo sapere da lei, perchè questa difesa di parte civile è indifferente a destra e a sinistra, questa è una cosa importante che tutta la sua famiglia ha ripetuto e noi la volevamo sapere. Lei sa nulla di sua sorella se aveva... il suo modo di condurre la casa? Se spendeva facilmente i soldi, se non li spendeva, se aveva delle critiche per questo, se aveva altri uomini, oltre a Stefano Mele?
P.L.: Senta, lei era a Lastra a Signa e noi eravamo alla Romola e cosicchè la distanza è un pochino diversa, poi sempre tutti i giorni non si potrebbe vedere dall'uno all'altro e nemmeno per chiedere come si comportava ma per conto mio, perchè la relazione era bona ma noi di questo fatto che aveva un altro uomo non si sapeva.
A.S.: Non sapevate nulla.
P.L.: Non sapevamo nulla.
A.S.: Neanche del fatto che lei spendeva molti soldi...
P.L.: Ora questo qui, perchè la mi' povera mamma forse avrà saputo qualcosa ma è morta da tanti anni ormai...
A.S.: Quindi era sua madre che sapeva le cose...
P.L.: La mi' povera mamma.
A.S.: Nessun'altra domanda Presidente. Grazie.
Presidente: Avvocati di parte civile nessuna domanda? Signor Pubblico Ministero?
P.M.: Nessuna domanda Presidente. Grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
Avvocato Bevacqua: Senta, lei sapeva che la casa di sua sorella era frequentata da un certo Vinci, Salvatore, che ci stava? Che dormiva? Anche a casa sua....
P.L.: Chi? Salvatore?
A.B.: Salvatore Vinci. Lo conosce Salvatore?
P.L.: Mah se frequentava Lastra a Signa non lo so ma quando era con noi...
A.B.: Prima che nascesse suo nipote, prima, un anno prima, pare che, cioè sarebbe scritto da qualche parte che questo Salvatore Vinci dormiva a casa di sua sorella.
P.L.: Si, quello lo avevo sentito dire.
A.B.: Ohooo, dormiva a casa sua. Finalmente! Senta una cosa, dormiva e quindi lei lo conosceva questo Salvatore Vinci?
P.L.: Non gli posso dire niente di quello che facevano loro, non lo so.
A.B.: Si, ma questi Vinci lei li conosce? Di quale paese sono?
P.L.: Mah, la nomina l'aveva, poi se era un uomo pericoloso, quel fatto lì non lo so.
A.B.: Che nomina aveva?
P.L.: Nomina, la gente diceva che era uno che aveva picchiato la moglie, robba del genere, ecco.
A.B.: Aveva picchiato oppure...
P.L.: Mah, io non lo so
A.B.: Insomma era un uomo un pò pericoloso.
P.L.: L'ho sentito dire e basta.
A.B.: Ecco. Lei sapeva di quale paese erano questi signori?
P.L.: No.
A.B.: Villacidro sa dov'è?
P.L.: Villacidro è sempre provincia di Cagliari.
A.B.: Sardegna!
P.L.: Si.
A.B.: Lei di dov'è?
P.L.: Io sono di Villasalto provincia di Cagliari.
A.B.: Di Cagliari anche lei?
P.L.: Si, però io non ho mai conosciuto eh..
A.B.: No, no, io non voglio... Senta, lei sa se suo cognato frequentava delle amicizie sempre ed esclusivamente sarde? Di origine sarda o perlomeno
P.L.: Questo io non glielo posso dire perchè non c'ero addietro a queste cose qui, perchè io avevo la famiglia e andavo sempre a lavorare a Firenze, facevo il muratore ancora, cosicchè non avevo tante relazioni, ecco..
A.B.: Francesco Vinci l'ha conosciuto? Il fratello di Salvatore
P.L.: No, no.
A.B.: Non lo conosceva.
P.L.: L'avevo sentito dire, che dormiva in casa del Mele
A.B.: Salvatore dormiva in casa di Mele
P.L.: Ah, Salvatore... che è un'altro?
A.B.: È un altro fratello.
P.L.: Eh no, no.
A.B.: Va be'. Comunque uno dei Vinci dormiva in casa di Mele. Pronto?!?... Uno dei Vinci dormiva in casa del Mele
P.L.: Questo io..
A.B.: L'aveva sentito dire
P.L.: Non glielo posso giudicare
A.B.: Senta lei dove abitava rispetto alla casa di suo cognato?
P.L.: No, no, io abitavo alla Romola, che è provincia di San Casciano e loro erano a Lastra a Signa. Quando si son sposati son tornati là
A.B.: Dove son tornati loro?
P.L.: A Lastra a Signa, si la mia sorella con il marito.
A.B.: Sua sorella con il marito stavano... ma prima stavano alla Romola?
P.L.: Prima questo Mele a Casellina.
A.B.: A Casellina.
P.L.: E la mia sorella abitava con la mamma.
A.B.: Con la mamma.
P.L.: Con la mamma mia.
A.B.: E dove stava sua sorella?
P.L.: Alla Romola.
A.B.: Poi sua sorella è andata a Lastra a Signa.
P.L.: Poi quando s'è sposata sono andati a...
A.B.: Si ricorda quando si è sposata?
P.L.: Ehhhehh
A.B.: Ecco, quanti anni prima della nascita del ragazzo?
P.L.: Di tempo?
A.B.: Si era sposata?
P.L.: Ma io credo che o è rimasta incinta, non mi ricordo, lui è nato nel...
A.B.: '61.
P.L.: '61.
A.B.: Dicembre '61. Insomma è rimasta incinta e si è sposata.
P.L.: Ma però allora abitava, quando s'è sposata abitava in casa del babbo di lui. A...
A.B.: Del babbo di lui.
P.L.: A Casellina.
A.B.: Dove abitava anche il Salvatore Vinci.
P.L.: No semmai lui è stato, questo Salvatore Vinci era andato a dormire oppure a... non lo so...
A.B.: A fare che cosa lo sa solo lui?
P.L.: A Lastra a Signa. Perchè prima il babbo di Mele avevano la casa in una bottega poi la casa dov'è tornato Stefano e mia sorella era di proprietà di loro, che il babbo l'aveva comprata.
A.B.: Ho capito. Senta, lei non ha conosciuto nessuno di questi altri signori.
P.L.: No, no. no.
A.B.: Non li conosce per niente.
P.L.: Assolutamente no.
A.B.: Va bene. Grazie.
Segue...

mercoledì 20 ottobre 2010

Natale Mele - Deposizione dell' 8 luglio 1994 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.

Avvocato Bevacqua.: Grazie signor Presidente. La domanda che io formulo al signor Mele è questa, se lui ricorda quella sera quando uscì sentendo gli spari o non sentendoli, qualcuno lo tirò fuori, se ricorda, è una banalità, se addirittura per farsi coraggio quella sera cantava "La Tramontana", una canzoncina.
N.M.: No.
A.B.: Non se la ricorda?
N.M.: Nzu. No, l'ho letta anch'io questa storia però non me lo ricordo.

A.B.: Quindi lei uscì da questa macchina...
N.M.: E cominciai a correre
A.B.: A correre, senza cadere mai, perchè, capisce, il sentiero era piuttosto impervio, capito? Di notte, buio...
N.M.: Può darsi lo shock m'abbia portato direttamente là...

A.B.: Sulle ali dello shock
N.M.: Non lo so.
A.B.: Benissimo. Grazie. Ecco, signor Presidente a questo punto io faccio anche un'altra domanda siccome abbiamo ispezionato i luoghi di uno dei duplici delitti io chiedo - perchè mi pare sia corretto sul piano della prova - di fare le ispezioni su tutti i luoghi dei duplici omicidi.
Presidente: Era già una richiesta avanzata in precedenza.

A.B: Io la insisto.
Presidente: Insiste quindi nella stessa richiesta. Avvocato Pellegrini voleva fare una domanda?
A.P.: Si, se mi è consentito. Lei signor Mele si è mai sottoposto a ipnosi per ricordare quella notte?
N.M.: No.
A.P.: Sarebbe disponibile a sottoporsi?
N.M.: Non lo so.
A.P.: Ovviamente se la Corte glielo chiedesse. Perchè questo servirebbe quasi sicuramente...
Presidente: Avvocato ma chi lo ipnotizza? Lei?
A.P.: Noo, no, certo, viene nominato un perito...

Avvocato Bevacqua: Credo sia vietato dalla legge.
A.P.: È un esperimento che potrebbe essere fatto, potrebbe aiutarci a riscoprire quel che è successo quella sera Presidente, non credo ci sia da fare dell'ironia.
Presidente: No, no tanto più che qui non è ben chiaro se lui dice di non ricordare o non ricorda davvero.
A.P.: Appunto
Presidente: Questo glielo debbo dire, per carità, lei aveva sei anni, quindi...
A.P.: Lo shock è stato tremendo
Presidente: Però, vede, è molto strano, lei ha una memoria settoriale, capito? Che ricorda molto bene quando si svegliò non si ricorda perchè, ricorda molto bene quando arrivò là e disse quelle due o tre cose però poi nel mezzo non si capisce bene
N.M.: Va be' mi ricordo delle cose e non mi ricordo delle altre, anche cose di un anno fa, per dire...
Presidente: Non sono neppure io in grado di farle delle contestazioni, francamente non, è difficile, c'è una sensazione, capito, che non tutto sia liscio, comunque...
A.P.: La mia richiesta al teste - perchè, evidentemente se non fosse lui disponibile non se ne potrebbe in nessun caso fare di niente - è se lei fosse disponibile a sottoporsi a ipnosi.
Presidente: No, non guardi noi, sa...
N.M.: No, no...
A.P.: Questo lo deve decidere lei indipendentemente dal fatto possa essere disposto o non disposto ad un'indagine del genere.
N.M.: Io posso anche provare...
A.P.: La ringrazio.
Presidente: Avvocato Santoni voleva fare un'altra domanda?
Avvocato Santoni: Si, una sola. Signor Mele lei non si ricorda, come ha ricordato ora il Presidente cosa successe la notte dell'omicidio di sua madre, però mi sembra che a volte non si ricordi nemmeno quanto gli ha detto suo padre dopo. Per esempio, lei riferisce nel 1982 che suo padre gli ha parlato degli omicidi successivi del 1975 e del 1981, si ricorda cosa le ha detto suo padre su queste cose?
N.M.: No.
A.S.: Lei dice: "Io gli ho chiesto, mio padre mi ha detto poi che questa gente continua ad ammazzare, due nel 1975, due nel 1981 e due non mi ricordo la data", lei non si ricorda quindi che quando è andato a trovarlo in carcere gli ha detto queste cose?
N.M.: No.
 
A.S.: Questo è successivo. Lei è già grande.
N.M.: Si, si, non me ne ricordo. Non mi ricordo neanche cosa ho mangiato ieri... Io se m'ero ricordato qualcosa magari...

A.S.: Lei non si sorprese davanti ad una cosa del genere, davanti ad un'affermazione così importante?
N.M.: Come?
A.S.: Davanti ad un'affermazione così importante, suo padre le dice "mi ha detto poi che questa gente continua ad ammazzare" lei...
N.M.: Non me lo ricordo e che devo fare?
A.S.: Non si ricorda nemmeno che nella stessa occasione suo padre gli disse...
N.M.: Io mio padre non l'ho quasi mai parlato.
A.S.: In carcere, lei lo dice lei...
N.M.: Lo dico io ma...
A.S.: Non si ricorda che suo padre...
Presidente: Comunque quello che disse sarà stato vero a suo tempo?
N.M.: Penso sia stato vero, però non me lo ricordo.
A.S.: Questo è l'interrogatorio presidente del 7 settembre '82.
Presidente: Lei non era mica più un bambino allora!
N.M.: No, no.
A.S.: Lei disse anche in quell'occasione. "non mi ha parlato della pistola dell'omicidio", dell'omicidio di mia madre s'intende, "mi ha detto però che con quella pistola erano stati fatti altri omicidi". E non era curioso di sapere perchè? Chi? Come?
N.M.: Ma non m'ha mai parlato niente mio padre!
A.S.: Allora non è vero quello che disse lì, se l'inventò
N.M.: Per me non è vero nulla, a me non m'ha mai detto nulla. Non m'ha mai raccontato niente. Cioè io non ho mai saputo nulla.
Presidente (fuori micorfono): Ohoooo!
A.S.: Noi lo abbiamo depositato questo interrogatorio, delle contestazioni, perchè evidentemente...
N.M.: Io ho provato a chiedere ma non m'ha mai detto nulla. Proprio, lui è sempre stato zitto.
A.S.: Lei lo chiese, se l'è fatto chiedere anche sotto giuramento queste cose
N.M.: Se ci sono scritte lì...
A.S.: Sono state importanti purtroppo nelle indagini perchè siamo nell'82 e Francesco Vinci andò dentro anche per questo. Non si ricorda più nulla?
N.M.:
No.
A.S.: Un momento Presidente, già che ci siamo, io ho finito con le domande ma per quanto riguarda le varie istanze della difesa, di parte civile, della difesa il rapporto Torrisi noi ci associamo, non sappiamo quanto giuridicamente possa essere fondata ma io mi associo, non so il collega, ma penso di si, non perchè il rapporto Torrisi vada in una direzione completamente opposta dal Pacciani, il rapporto Torrisi non è altro che la focalizzazione delle interrelazioni che c'erano tra i protagonisti di quel tempo, niente di più, fra l'altro a nostro avviso, interrelazioni che aprono valenze infinite nei confronti di tanti anonimi di cui nulla sappiamo e chissà chi ci si può trovare dietro per quello avevamo chiesto, proprio per la luce del rapporto Torrisi, l'interrogatorio di Massa Rosina che ci potesse spiegare queste persone, almeno in parte. Per quanto riguarda l'ipnosi, la narcoanalisi faccio presente che già Natalino Mele aveva dato parere favorevole tanto tempo fa quando fu fatta la perizia dei modenesi, quella psichiatrica preventiva, però, De Fazio si, si disse, mi ricordo il dottor Fleury fece delle domande precise che la narcoanalisi e l'ipnosi in realtà tirano su si la realtà ma anche cose non vere, quindi ci si ritrova davanti a dei dati che sono in parte veri e in parte falsi, vai poi a capire quali sono quelli veri e quelli falsi, mi sembra che c'era anche un'ulteriore analisi dell'ispezione dei luoghi e su quella, personalmente, sono remissivo, è sempre utile, lo abbiamo visto con Scopeti andare a vedere direttamente i luoghi stessi, quindi remissivi ma favorevoli sostanzialmente. La ringrazio. 
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Solo una precisazione su quella domanda che avevo fatto prima, chiedo scusa, lei lo vide questo bigliettino che fu trovato in tasca a suo padre? Glielo fecero vedere?
N.M.: No
A.B.: Glielo lessero?
N.M.: No. Mi dissero solo "un biglietto compromettente".
A.B.: Ma non gli dissero il contenuto? Qualcosa le dissero, sennò biglietto compromettente non sa di nulla.
N.M.: No.
A.B.: Lei ne parlò con suo padre? Dopo?
N.M.: No
A.B.: Non ne ha mai parlato con suo padre?
N.M.: Non s'è mai parlato di niente.
A.B.: Di queste cose niente?
N.M.: No. Proprio per quello che aveva passato...
A.B.: Con suo zio?
N.M.: No.
A.B.: Con la zia?
N.M.: No, no, no.
A.B.: Non parlavate mai di nulla.
N.M.: No.
A.B.: Bene, grazie. 
Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
Avvocato Fioravanti: Nessuna domanda, signor Presidente. Volevo chiedere in base alla richiesta di acquisizione del rapporto Torrisi, l'ammissione del teste Giacomini, brigadiere dei carabinieri nel 1968 a Signa in quanto ha fatto tutte le indagini iniziali e ha interrogato in pratica il Natalino Mele e anche per conto nostro, benchè richiesto dal Pubblico Ministero del suo capo di allora Maresciallo Matassino Gerardo, sempre dei carabinieri, qui è scritto Comando provinciale dei carabinieri di Firenze, l'ammissione di questi due testi.
P.M.: Presidente si tratta..
Presidente: Lei si oppone ovviamente
P.M.: Non solo, no, no!
Presidente: È una richiesta complementare a questa.
P.M.: Direi che non solo mi oppongo per questo ma mi oppongo anche per il fatto che è tardiva, era conosciuto il rapporto Torrisi dalle parti quindi il teste come l'allora maggiore Torrisi, dovevano essere indotti prima. Per quanto riguarda il rapporto Torrisi vorrei chiarire che ove il rapporto parla di atti giudiziari se la corte ritiene saranno prima da acquisire gli atti giudiziari originali cui si riferisce e poi eventualmente le valutazioni del Maggiore Torrisi, non certo l'uno senza le altre perchè pur opponendomi al rapporto non avrebbe senso acquisire un rapporto giudiziario perchè interessa nella parte in cui riferisce atti. Allora occorrerebbero gli atti, non certo il rapporto.
Presidente: Su l'ispezione dei luoghi?
P.M.: Remissivo, remissivo, per carità.
Presidente: Signori avvocati di parte civile su queste richieste?
Avvocato Pellegrini: Le parti civili si sono presentate in questo processo dichiarandosi disposte e anzi attendendo di poter conoscere la verità, quindi tutto quello che può servire a questo scopo non lo respingiamo certo per formalismi o per questioni di tempestività o meno per cui il rapporto secondo noi può essere, sotto questo profilo, se è utile, può essere acquisito. Quanto ai sopralluoghi trova non solo la nostra adesione ma la nostra istanza a eseguire il sopralluogo su tutti i luoghi dove si sono verificati i delitti e visto che siamo alla fase delle richieste, il teste mi pare che abbia finito, io formalizzo la mia richiesta di sottoporre il teste Natalino Mele a perizia ipnotica perchè adesso la scienza ipnotica ha fatto motli passi avanti, si regredisce fino alla fase prentatale addirittura e si possono scoprire cose veramente molto interessanti. Credo che sia nell'interesse di tutti. Forse anche dello stesso teste che finalmente potrebbe trovare...
Presidente: Non mi pare che sia consenziente. A prescindere da ogni altra valutazione non mi pare che lei sia consenziente.
A.P.: Ha detto di si prima, Presidente. Gli può essere utile anche a lui, fra l'altro, propruio per la sua psicologia.
Presidente: Lei si stringe nelle spalle...
A.P.: Chi tace acconsente in questo caso. Questa è la mia richiesta Presidente.
Presidente: Non sempre eh?
A.P.: In questo caso infatti ho detto.
P.M.: Su questa richiesta Pubblico ministero? Pellegrini parlava a nome di tutti?
Avvocato Colao: No, una sola cosa, sarebbe bene che si esprimesse in maniera chiara il teste, se acconsente o no.
Presidente: Va be' tanto, avvocato, bisogna vedere prima di tutto se la Corte l'ammette questo tipo di indagine, il Pubblico Ministero? Lei piuttosto su questo punto non si è ancora pronunziato.
P.M.: Mi pronunzio, contrario, assolutamente al procedimento.
Presidente: Signori, possiamo licenziare questo teste? Può andare grazie.

martedì 19 ottobre 2010

Natale Mele - Deposizione dell' 8 luglio 1994 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
Avvocato Fioravanti: Senta signor Natalino Mele lei ha visto mai una pistola?
N.M.: No.

A.F.: Nemmeno giocattolo?
N.M.: In cartoleria.

A.F.: Non ha posseduto mai una pistola?
N.M.: No.

A.F.: Ecco lei ha fatto due interrogatori con il dottor Tricomi, un giudice istruttore del tribunale di Firenze, uno il 21 aprile '69, domenica mattina e un'altro 23 aprile, martedì, sempre 1969 in questi due interrogatori nel primo, lei lo ricorda...
N.M.: No, non mi ricordo.

A.F.: No, ma ricorda che restò da solo in stanza del giudice Tricomi e furono mandati fuori tutti gli altri perchè lei...
N.M.: Non ricordo del processo.

A.F.: No, no non è il processo. E' in una stanza del Tribunale di Firenze, al terzo piano, dove il dottor Tricomi, giudice istruttore di Firenze, chiamò lei, alcuni carabinieri...
N.M.: Non ricordo.

A.F.: Non lo ricorda. Non ricorda nemmeno di aver riferito al giudice, ad una precisa domanda: "Me lo disse il babbo di dire di aver visto lo zio Mucciarini Pietro"?
N.M.: No.

A.F.: E questo io glielo contesto, perchè è scritto in un rapporto ufficiale è agli atti di un processo, un rapporto che io mi riservo e forse alla fine delle domande chiederò al tribunale di acquisire, che è il rapporto Torrisi.
Presidente: Il 21 aprile '69?

A.F.: 21 aprile '69. Domenica.
Presidente: Veramente sembrerebbe lunedì.

A.F.: Mha, è riportato proprio: "sentito dal magistrato domenica 21 aprile '69", poi, è scritto qui io non so se quel calendario...
Presidente: Va bene avvocato.

A.F.: Una domenica mattina, ma anche in altri atti c'è questa domenica mattina. Nell'interrogatorio invece di martedì 23 aprile '69, scritto sempre martedì agli atti, lei disse e confermò, ricorda anzi di aver detto e confermato che questa volta cioè lo chiamò direttamente non lo zio Piero ma lo zio Pietro
N.M.: No. Non mi ricordo proprio di questo incontro con questa persona che dice.

A.F.: E io ritorno a quella casa del signor De Felice, così si chiama, circa due chilometri e mezzo, tre distante dal luogo del delitto del '68. lei ricorda che ad una precisa domanda dei carabinieri di Signa o Lastra a Signa, non ricordo, comunque sicuramente c'era un brigadiere che si chiamava Giacomini ebbe a riferire: "Aprimi la porta" rivolgendosi al De Felice, "perchè ho sonno ed ho il babbo ammalato a letto, dopo mi accompagni a casa perchè c'è la mi' mamma e lo zio che sono morti in macchina".
N.M.: Io mi ricordo solo quello che ho detto prima.

A.F.: Ecco, lei ricorda di aver suonato con la sua mano il campanello a quella porta del De Felice? Ricorda di esserci tornato su quella porta, su quella casa e di aver fatto la strada insieme al brigadiere Giacomini a piedi?
N.M.: No.

A.F.: Dalla caserma dei carabinieri?
N.M.: No.

A.F.: Poi nel posto del delitto e poi in quella casa per fare una prova se lei arrivava a suonare quel campanello?
N.M.: No.

A.F.: Ricorda i suoi calzini che erano puliti e non aveva camminato?
N.M.: No.

A.F.: Quindi non ricorda se c'è stato portato lì.
N.M.: No.

A.F.: Sono domande che io ripeto e già sono state fatte, può darsi...
N.M.: Oramai sono vent'anni che cerco di...

A.F.: Capisco.
N.M.: A quest'ora se m'ero ricordato qualcosa l'avevo già detto prima, non è che, ora perchè, penso che il trauma sia stato tremendo, ecco.

A.F.: Si, questo lo capisco e io non sto facendo delle domande molto particolareggiate ma solo su dei ricordi di due interrogatori, siccome sono frasi virgolettate, riportate tra virgolette, io chiedo al tribunale dopo la contestazione di queste due di poter depositare il rapporto Torrisi. Grazie.
P.M.: Contrario presidente a depositare un rapporto giudiziario relativo a indagini completamente diverse che sono culminate in quella sentenza che loro già hanno, quindi mi sembra per quanto riguarda il fatto storico loro hanno la sentenza un rapporto giudiziario che riferisce di atti diversi mi sembra proprio siamo talmente lontani dalla possibilità di acquisirlo oggi, mi oppongo con fermezza.
AvvocatoBevacqua: Presidente io faccio un'altra domanda e poi insisto perchè se non può essere..
Presidente: Un momento però, l'avvocato Fioravanti ha finito l'esame o no?

A.F.: Si, io l'esame l'ho finito ma volevo precisare che il Pubblico Ministero ha depositato non solo rapporti ma anche annotazioni semplici, le ha chieste ed ha ottenuto il deposito con la nostra quiescenza e bene placido
P.M.: Relative al processo a carico dell'imputato. Indagini relative all'imputato, non rapporti giudiziari a carico di altri.
Presidente: Va bene, signori, abbiamo capito.

A.F.: Soltanto il 1951 gli è stato negato, ma il '68 è uno dei capi di imputazione di questo processo, quindi io insisto nel deposito perchè l'opposizione del Pubblico Ministero, ma poi giudicherà il...
Presidente: Ce lo vuole per favore consegnare che la Corte ne abbia visione?

A.F.: Senz'altro
A.B: Io insisto sulla richiesta formulata dal collega avvocato Fioravanti per due ordini di ragioni, è vero che nel fascicolo del dibattimento esiste, pare, l'intero processo del 1968 e quindi è utilizzabile ai fini delle valutazioni probatorie che da esso emergono, il rapporto Torrisi è un rapporto che ha rivisto, rivisitato e forse ricorretto tutte quelle indagini esaminando particolarmente le singole posizioni degli allora indagati e pervenendo ad un risultato che appare per la difesa assai importante perchè...
P.M.: Tant'è che il giudice lo ha disatteso...
A.B.: Un momento, certamente, perchè è anche sconcertante, capito? Per certe valutazioni...
Presidente: Va bene, va bene avvocato.
A.B.: Ecco, chiedo scusa, allora io comunque insisto qualora la Corte non dovesse aderire alla richiesta della difesa e io mi associo pienamente alla richiesta formulata dal collega Fioravanti perchè ai sensi dell'articolo 507 del codice di procedura penale venga comunque sentito alla fine dell'istruttoria dibattimentale, su alcuni punti, su molti punti, il maggiore, o colonnello, o generale Torrisi. Vorrei fare una domanda se me lo consente ancora la Corte...
Presidente: Quindi sui punti...
A.B.: Su tutti i punti relativi a...
Presidente: Che riguardano il rapporto.
A.B.: In particolare, presidente, lei ricorderà, scusi se io ho una fissa nel mio cervello, lei ricorderà una domanda che io feci al dottor Perugini, e cioè la domanda che feci al dottor Perugini era se loro si erano attivati nell'attività indagativa anche nei riguardi dei personaggi già precedentemente indagati e il dottor Perugini disse in particolare riferendomi io ad un personaggio Salvatore Vinci, se la sera del duplice delitto i carabinieri avevano fatto una ricerca per vedere dove questo fosse e secondo loro il Vinci si trovava in un certo posto, io ho riguardato questi atti, li ho riguardati attentamente e purtroppo a mio avviso, ma basta leggerli, l'alibi del Vinci di quella sera non convince e addirittura...
P.M.: Ha convinto il giudice.
A.B.: Momento. Ancora non è una sentenza passata in giudicato
P.M.: Si è una sentenza negli atti che nessuno ha impugnato.
A.B.: Stiamo discutendo, Presidente mi perdoni
Presidente: Signori, signori, voi state anticipando la discussione. La sentenza di cui lei parla è in atti.
P.M.: Punto e basta.
Presidente: Se volete fare altre domande al teste bene, però cessiamo questa discussione.
P.M.: Nessuna presidente, nessuna.
A.B.: È una sentenza di archiviazione signor Presidente
P.M.: No, no no non è una sentenza di archiviazione ci mancherebbe, ehilà, è una sentenza del giudice istruttore a seguito di un processo a carico di persone, che archiviazione?
Presidente: Va bene. La sentenza Rotella è in atti.
P.M.: Non è un archiviazione. Assolutamente.
A.B.: Ma si può ridiscutere?
P.M.: E' una sentenza ed è lì negli atti.
A:B: Sentenza istruttoria.
Presidente: Benissimo.
P.M.: E' lì. La Corte la conosce già.
Presidente: Però non discutiamo adesso del processo.
P.M.: Ci mancherebbe e chi lo discute?
Presidente: E invece è quello che si sta facendo
P.M.: Non certo il P.M. Presidente
A.B.: Certo, il P.M. non ha interesse a questo.
Presidente: Quindi la sua richiesta ex articolo 507 è corretta, noi la registriamo e poi vedremo.

Segue...

lunedì 18 ottobre 2010

Natale Mele - Deposizione dell' 8 luglio 1994 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Avvocato Bevacqua.: Senta se lei sa se questo zio Giovanni e qualche altro, tipo Salvatore, tenevano sempre questi trincetti in tasca?
Natale Mele: Io non sapevo nemmeno che ce l'aveva.
A.B.: Ma gliel'hanno domandato però
N.M.: Ah, no.
A.B.: A lei gliel'hanno domandato, gliel'hanno detto che lo zio teneva un trincetto in tasca o no?
N.M.: M'han detto che ci aveva questo trincetto che... se io l'avevo visto. No.
A.B.: Senta ma il sughero non lo tagliava più lo zio?
P.M.: Ma se non l'ha visto?!?
A.B.: Aspetti. Mi fa parlare? Mi fa lavorare?
Presidente: Pubblico Ministero vogliamo lasciare...
P.M.: Io volevo insistere sul fatto che le domande sono: quali domande t'ha fatto il giudice? Ecco, io dico la verità, ho qualche difficolta...
Presidente: No, no sono anche su circostanze che potrebbero avere qualche rilevanza.
P.M.: Bene Presidente, sto zitto.
Presidente: Andiamo avanti.
A.B.: Il trincetto cui facevano riferimento i signori che facevano le indagini era un trincetto che lei dice, sapeva, lei dice che sapeva che lo zio usava per tagliare il sughero
N.M.: No, me lo disse lui.
A.B.: Lo disse chi?
N.M.: I' mi' zio.
A.B.: Il suo zio.
N.M.: "M'hanno accusato perchè m'hanno trovato il trincetto..."
A.B.: Suo zio che lavoro faceva scusi?
N.M.: Mio zio ha fatto...
A.B.: Tutti i lavori...
N.M.: Cioè faceva le strade, no? Le segnaletiche, ma ha lavorato in Arabia Saudita, insomma, fuori, per tanti anni...
A.B.: Ecco, il sughero normalmente, la pianta del sughero cresce, attecchisce, è florida, credo in Sardegna.
N.M.: Non lo so perchè io in Sardegna non ci sono mai stato.
A.B.: Non c'è mai stato.
N.M.: Mai.
A.B.: Io lo so. Pare in Toscana che sugheri ce ne sono pochi, tranne quelli per pescare, quelli piccolini, è vero o no?
Presidente: Avvocato però ora non rifacciamo l'istruttoria
A.B.: No, no presidente, l'istruttoria no ma io devo, io so, a me è contestato anche quel delitto...
Presidente: Certo, certo...
A.B.: Allora le hanno domandato di questo trincetto le hanno detto che suo zio teneva questo trincetto dentro, aveva addirittura una lametta di trincetto dentro la tasca?
N.M.: Non ricordo.
A.B.: Non lo ricorda. Senta, lei conosce Salvatore Vinci?
N.M.: No.
A.B.: Non l'ha mai conosciuto?
N.M.: No. Che ricorda io no. Poi se lui mi conosce non lo so.
A.B.: E Francesco?
N.M.: No.
A.B.: Lei sa che Francesco Vinci è stato ucciso?
N.M.: Si.
A.B.: Lo sa. Come lo sa?
N.M.: Dal giornale, dal giornale.
A.B.: Lei sa se Francesco Vinci e Salvatore Vinci erano amici di suo padre?
N.M.: So che, so, però non so chi me l'ha detto, può darsi che erano anche amanti di mia madre, però non lo so.
A.B.: Io non volevo chiederlo questo. Si conoscevano, va bene? Si conoscevano, si frequentavano, giusto?
N.M.: Si.
A.B.: Lei lo ha saputo anche nel processo, durante il processo.
N.M.: L'ho saputo, si, non l'ho mai visti.
A.B.: Come?
N.M.: Non li conosco.
A.B.: Va be' non li conosce, lei sa anche che, mi scusi se le faccio una domanda che può apparire non pertinente ma gliela devo fare, che Salvatore Vinci frequentava casa sua nel 1960/61...
N.M.: Io son nato nel '61 a dicembre, non lo so.
A.B.: Proprio per questo, lo sa, non lo sa?
N.M.: No, no, no.
A.B.: Frequentava e dormiva a casa sua.
N.M.: No, non lo so.
A.B.: Non lo sa questo. Quindi lei praticamente stava sempre giù sotto...
N.M.: Ero sempre con la signora e le su' figliole a giocare a vedere la televisione, si.
A.B.: Senta, lei ha detto che qualcuno l'ha portata a cavalluccio la sera del delitto, anche perchè, anzi glielo dico subito almeno sgombriamo il campo da tutto, per andare dal luogo del delitto a casa di questo signore ci sono circa tre chilometri, su sassi si deve canmminare, e lei aveva i calzini puliti, bianchi, perfetti, capisce, insomma, andiamo subito al sodo..
N.M.: Si, si ma io non mi ricordo
A.B.: Lei non ricorda se qualcuno l'ha portata a cavalluccio?
N.M.: No.
A.B.: Non lo ricorda. Va be'. Lei ricorda come mai a questo signore dove ha suonato, alzandosi non si sa come, quindi era piuttosto baso, non riusciva neanche a suonare il famoso campanello, come mai ha detto a questo signore che suo padre era malato?
N.M.: Io non mi ricordo.
A.B.: Lei ricorda di aver parlato con qualcuno? Subito?
N.M.: Ricordo di avergli detto che mia madre era morta, poi...
A.B.: Sua madre e lo zio.
N.M.: Lo zio, si.
A.B.: Epperò ha detto subito che il papà era malato, se lo ricorda questo?
N.M.: No.
A.B.: Le fu detto, le fu chiesto nel corso del processo, in dibattimento?
N.M.: Non me lo ricordo, ero...
A.B.: Le fu chiesto dopo dal giudice Rotella? O da altri giudici?
N.M.: Si, mi fu chiesto però non so da chi.
A.B.: Però lei l'ha riferita questa frase. Cioè le fu detto anche da un maresciallo dei carabinieri, le fu richiesto da un maresciallo dei carabinieri, le fu detto di confermarla oppure no?
N.M.: Ma io ci avevo, non lo so, ci avevo sei anni, sicchè...
A.B.: Aveva sei anni, va be' per ora niente signor Presidente mi riservo però di chieder ex articolo 507 eventualmente di formulare delle richieste di prove sulla base delle dichiarazioni che ha fatto questo signore oggi.
Segue...

venerdì 15 ottobre 2010

Natale Mele - Deposizione dell' 8 luglio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Signori avvocati di parte civile avete delle domande? Prego avvocato Colao
Avvocato Colao: Signor Mele, suo padre per quanto lei possa ricordare, aveva ed ha un carattere mite o violento?
N.M.: Tranquillissimo.
A.C.: Prego?
N.M.: Tranquillissimo. Per quello che lo conosco io.
A.C.: Si, certo
N.M.: Perchè non ci sono mai stato insieme, capito?
A.C.: Si, ho capito.
N.M.: L'uniche volte che l'ho visto è perchè sono andato io a trovallo, con amici, con tanta gente.
A.C.: Si, la prima infanzia, lei, naturalmente, lei l'ha fatta insieme al babbo, fino a sei anni...
N.M.: Si pensa
A.C.: Quindi ha ricordo di questo che era un carattere mite?
N.M.: No non me lo ricordo i' mi' babbo.
A.C.: Ah non se lo ricorda.
N.M.: Non me lo ricordo proprio perchè gliel'ho detto, io la prima volta che l'ho visto, mi sembra d'averlo visto in carcere, quando era qui a Le Murate, prima, anche la mi' mamma me la ricordo poco, cioè mi ricordo una volta che s'andò a comprare della roba, così, alimentari, ma niente, non c'ero mai, ero sempre con la famiglia di sotto.
A.C.: Quindi lei non ha ricordo di scenate di gelosia?
N.M.: No, no.
A.C.: Che suo padre può aver fatto a sua madre o che magari si accompagnava con altri uomini?
N.M.: No,no, no,no.
A.C.: Ho capito, grazie. La ringrazio non ho altre domande.
N.M.: Prego.
Presidente: Altro. Signor Pubblico Ministero allora.
P.M.: Nessuna domanda grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego. Ah, diamo atto che è arrivato anche l'avvocato Fioravanti.
Avvocato Bevacqua: Senta, lei ricorda la sera di quel fatto, lo ricorda purtroppo sicuramente, quando lei uscì o fu portato fuori dalla macchina, lei dice oggi che avrebbe visto una lucina lontana, com'era scalzo o aveva le scarpe?
N.M.: Non lo so.
A.B.: Non si ricorda.
N.M.: Il trauma penso sia stato forte, non lo so.
A.B.: Certo. Immagino. No, no io non è che voglia scherzarci sopra. Senta, ricorda lei se arrivò vicino a una casa, bussò, aprì, suonò, cioè prima suonò, come arrivò a suonare? Se qualcuno...
N.M.: Non lo ricordo. Non ricordo se suonai o se urlai. Non me lo ricordo.
A.B.: O se urlò.
N.M.: So solo che mi aprirono e dissi che avevano ucciso la mi' mamma.
A.B.: Ecco, ma disse anche "ho il babbo ammalato a letto"? Se lo ricorda questo?
N.M.: No. L'ho letto ma non me lo ricordo d'averlo detto.
A.B.: Però evidentemente se l'ha letto è segno che lei l'ha anche detto.
N.M.: Ma a sei anni, magari, bho..
A.B.: Però il particolare è strano che lei sapesse che il babbo era ammalato.
N.M.: Come se qualcuno me l'avesse detto vuol dire lei?
A.B.: Vero? No, non lo so, penso.
N.M.: Io non me lo ricordo d'averlo detto.
A.B.: Benissimo. Senta, lei aveva i calzini...
N.M.: E non lo so, gliel'ho detto.
A.B.: Non ricorda nulla.
N.M.: Mi ricordo solo che uscii dalla macchina e cominciai a correre
A.B.: Ecco, senta una cosa, a casa sua...
N.M.: A casa mia dove?
A.B.: A casa sua quando era piccolo, a due anni, tre anni, un anno.
N.M.: Non lo so dove stavo. Perchè io sono nato alla Romola però non lo so a che età sono andato a Lastra a Signa.
A.B.: Va be' ma dico, c'era una persona che frequentava, viveva addirittura a casa sua, un certo Salvatore?
N.M.: No.
A.B.: Non se lo ricorda oppure..
N.M.: No, no proprio non lo ricordo. Niente.
A.B.: Ecco. Lei ricorda allora se suo padre le disse - guarda nell'occasione di questo omicidio ho visto Salvatore in mezzo alle canne - si ricorda?
N.M.: Quando me l'avrebbe detto?
A.B.: Non lo so. Lei ricorda questa circostanza?
N.M.: No. Mai parlato con mio padre di quest'affare.
A.B.: No che suo padre disse
N.M.: No, no un m'ha mai detto nulla. Gliel'ho detto, io mio padre la prima volta l'ho visto in carcere.
A.B.: Senta, la sua famiglia è tutta una famiglia composta di persone che derivano come nascita dalla Sardegna?
N.M.: Si.
A.B.: Tutti quanti dalla Sardegna.
N.M.: Cioè i' mi' babbo e la mi' mamma.
A.B.: Babbo, mamma, i parenti e gli amici, eh?
N.M.: E va be' i fratelli della mi' mamma, i Locci.
A.B.: Guardi, sono anch'io un isolano, non me ne vergogno, anzi, sono fiero di esserlo.
N.M.: So che so' sardi.
A.B.: Senta, volevo domandarle quindi lei era, in casa sua, se ricorda, gravitavano, cioè nel senso giravano, che frequentavano la sua casa se se lo ricorda.
N.M.: No.
A.B.: Non si ricorda nulla?
N.M.: No. Un n'ho mai visto nessuno io.
A.B.: Non ha mai visto nessuno?
N.M.: No.
A.B.: Senta lei sa di un biglietto che fu trovato, lei come si chiama di nome?
N.M.: Natale.
A.B.: Natale. A suo padre...
N.M.: Quello dell'82?
A.B.: Ecco... Si, si ricorda di questo biglietto?
N.M.: Non mi ricordo i' contenuto. So di' biglietto.
A.B.: Glielo posso leggere io. Vediamo se se lo ricorda.
N.M.: Certo.
A.B.: "Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto". Ecco, chi era lo zio Pieto? Quanti zii Pietri aveva lei?
N.M.: Io quanti zii Pietri c'ho? Uno.
A.B.: Uno che si chiamava? Come si chiama?
N.M.: Pietro Locci.
A.B.: Poi c'era Pietro Mucciarini? Che cos'era?
N.M.: Pietro Mucciarini, si, il panettiere. Piero. Piero.
A.B.: Piero. "che avesti fatto il nome doppo scontata la pena come risulta da esame ballistico dei colpi sparati" se lo ricorda questo foglio?
N.M.: No. Non l'ho mai visto.
A.B.: Certamente.
N.M.: Sapevo che c'era questo foglio tramite il giudice Rotella.
A.B.: Che fu trovato in tasca a suo padre nel 1982.
N.M.: Così diceva lui. Rotella, si.
A.B.: E se non si crede ai giudici, non è che Rotella si inventa...
N.M.: Certo, certo, no, è, un attimo, il giudice Rotella era convinto che i' mi' zio era i' mostro
A.B.: Va be' ma questo, lei mi dice ma se non si crede ai giudici...
P.M.: Però bisogna vedere se...
A.B.: Lui ha avuto solo la sfortuna che ancora non spara nessuno, solo questo, appena sparano lo buttano fuori. Va be' scusi Pubblico Ministero. Allora, il discorso è questo
P.M.: Non è proprio così se lei ci pensa, comunque dica quello che vuole
A.B.: Io ci penso, ci ho pensato tanto e ci sto pensando ancora.
Presidente: Signori non state a polemizzare non serve a niente.
A.B.: "Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto", questo documento, questo foglio, fu trovato nella tasca di suo padre, va bene?
N.M.: Si.
A.B.: Nel 1982. va bene?
N.M.: Si.
A.B.: E' da lì che nasce il collegamento dei bossoli che si va a vedere '68, '74, '80,'81, '82, eccetera eccetera. Lei ricorda di questa ciorcostanza. Le hanno aftto delle domande gli inquirenti sia esso il giudice Rotella, sia esso il dottor Canessa...
P.M.: Mai visto. Lo vedo oggi per la prima volta.
A.B.: Dottor Canessa, ho sbagliato.
P.M.: Cerchi un foglio in cui c'è il mio nome con il nome di questo signore e poi faccia la domanda!
A.B.: Ho sbagliato.
P.M.: Bene.
Presidente: Bene, bene, forza!
A.B.: Ho detto sia esso dottor Rotella, sia esso il dottor Canessa, allora se non è il dottor Canessa sia esso il dottor Fleury, sia esso il dottor Vigna, sia esso un Pubblico Ministero, sia esso un poliziotto, sia esso un maresciallo dei carabinieri, le hanno fatto delle domande sul punto?
N.M.: Su i' biglietto?
A.B.: Si
N.M.: M'hanno detto che avevano trovato il biglietto ma non m'hanno mai chiesto altro.Cioè m'hanno detto che avevano trovato un biglietto compromettente.
A.B.: Compromettente. Questo biglietto compromettente era compromettente perchè suo padre o chi l'aveva scritto, aveva detto "Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto" giusto?
N.M.: Non lo so.
A.B.: No, aspetti. Io le dico quello che è la frase
N.M.: Ah, si,si, si.
A.B.: "Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto"
N.M.: Si perchè io il biglietto non lo so, capito? Non l'ho mai visto.
A.B.: Le domando, le hanno fatto delle domande su questo punto, no?
N.M.: Si.
A.B.: Quale doveva essere il famoso riferimento, le hanno detto qual'era il riferimento? Le hanno domandato?
N.M.: No, no.
A.B.: E che cosa le hanno domandato?
N.M.: Niente, mi fecero, praticamente mi interrogarono e mi dissero che avevano arrestato i' mi' zii ma niente, che la prova era questo biglietto.
A.B.: Non era la prova era...
N.M.: A me mi dissero così. Che tramite questo biglietto...
A.B.: Si ma le domandarono quale fosse questo riferimento cui faceva...
N.M.: Non ricordo.
A.B.: Non lo ricorda?
N.M.: No.
A.B.: Non lo ricorda. Senta "..e che avesti fatto il nome doppo scontata la pena" non se lo ricorda questo? Di questo discorso?
N.M.: Come?
A.B.: Cioè che suo padre avrebbe scontato la pena, avrebbe fatto il nome del vero assassino dopo scontata la pena, glielo domandarono anche questo?
N.M.: No.
A.B.: Cosa le domandarono, scusi, io non capisco cosa le avrebbero...
P.M.: Presidente, scusi, ma io non vedo l'attinenza di domande fatte dal giudice al signor Natalino Mele su fatti che riguardano Piero Mucciarini nel processo odierno.
A.B.: Signor presidente qua la contestazione che mii viene mossa
Presidente: Qui la circostanza potrebbe essere, teoricamente, attinente.
P.M.: Be, io lo volevo solo far notare
A.B.: Siccome mi contestano anche il delitto del '68 ho diritto almeno di difendermi da questo?
P.M.: Certo.
Presidente: Andiamo avanti.
A.B.: "Che avesti fatto il nome doppo scontata la pena", lei non se lo ricorda questo?
N.M.: No.
A.B.: Ecco, le domandarono qualchecosa in ordine a queste risultanze balistiche, niente, che erano venute fuori? O no?
N.M.: Di mi' zio?
A.B.: Tutto quanto questo episodio
N.M.: No io so che i' mi' zio fu accusato perchè gli trovarono un trincetto, quello lì, che tra l'altro era quello che usava per intagliare il sughero, perchè lui...
A.B.: Il sughero. Ohooo, questo zio quale era?
N.M.: Zio Giovanni.