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sabato 7 novembre 2009

Udienza del 20 maggio 1999 - 5

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 4
Procuratore Generale: Non parlo del movente dell'omicidio, l'avvocato Luca Saldarelli diceva non è essenziale che per un omicidio si trovi la causale perchè ci sono omicidi che restano senza questa spiegazione, il movente, sicuramente è utile in presenza di indizi per mettere insieme gli indizi e arrivare a una conclusione, secondo saldarelli in questo caso in mancanza di movente ma addirittura ce n'è più di mkoventi. Più moventi però in contrasto perchè i moventi li devo andare a trovare... crudeltà mentale d'ammazzare la gente... ma se finalizzata all'escissione è finalizzata a pigliare quei cimeli, quei poveri resti umani e quindi ammazzare non è il fine dell'azione ma strumento. Ma di questi feticci che cosa ne faccio dopo? Li sotterro e li vendo? Entra in gioco la storia del patrimonio, lì senza una carta non riesco a dire nulla perchè sono numeri complicati. Sulle banche non vorrei andare a memoria, si tratta di versamenti... di cifre.... 154.000.000... sono importanti le date. Patrimonio di Vanni e Pacciani. Un libretto intestato a Vanni e alla moglie acceso nell'84, dicembre, saldo attivo 70.000.000, vi risparmio le lire, all'ottobre '96. Il 25 novembre c'è un versamento di 7 milioni, il 27 feb del '91 5.000.000, nel '96 c'è un versamento ad aprile di 5.000.000, la tesi è: "i feticci venivano venduti tanto che il patrimonio di questi signori non era adeguato alle loro condizioni". S'è fatto il calcolo, Pacciani è stato in galera un sacco di tempo, era un contadino, s'è comprato due case però qualche teste dice che faceva mille lavori. In un secondo libretto del Vanni, acceso il 17 giugno 1986, intestato solo al Vanni, c'è un versamento il 17 ago 1987, 12.000.000 sono stati versati, poi c'è quella parentesi luminosa del Vanni che s'è dato alla pazza gioia che faceva prelievi, poi andava con la nipote Bartalesi, prima non frequentata, che ci ha detto: "ho visto mio zio solo, depresso ed ho cercato di venirgli incontro e allora mio zio mi ha presentato Garibaldi, che è uno dei nomi di Lotti, così come Torsolo era conosciuto Vanni al paese. E' andato in pensione il 31 maggio '87 e c'è un deposito annuale del 17 febbraio '96 di 15.000.000. Pietro Pacciani c'ha 157.000.000, due abitazioni, una 26.000.000 denunziati per l'acquisto e un'altra acquistata nell'84, 35.000.000. In carcere dall'aprile '51 al luglio '64. Ha allarmato il fatto che questi soldi sono stati trovati nella cucina, questo è sembrato strano, son tutti buoni postali, non contanti. Qui è stata fatta anche un'analisi dei prelievi e dei versamenti e il lato curioso è che questi soldi non sono stati depositati tutti in un ufficio postale ma in uffici postali disseminati per la zona, quasi a nascondere il possesso di questi beni ma sarà una prudenza del Pacciani? A Cerbaia risultano 4 buoni da 5.000.000 e poi altri da 1.000.000 fatti il 5 maggio 87. Anche dal patrimonio non è un indizio forte che possa portare a qualchecosa di concreto. L'attendibilità del Lotti o è per me non superata, non c'è la prova positiva, sotto il profilo dei riscontri individualizzanti non ci sono riscontri sufficienti per Vanni, il discorso per Vanni mi esima dal parlare a lungo del Faggi, cioè se ritengo insufficienti i riscontri per Vanni a maggior ragione lo sono quelli per il Faggi. Per chi ha letto la discussione del primo grado ci sono delle belle pagine del Professor Voena che ha tirato fuori il balletto delle agende, c'era una prima genda sul tavolo della scrivania e poi dove ci figura la certa data 21,22 ottobre, lì al paese dell'Abruzzo e ritorno, una seconda agenda trovata in una successiva perquisizione in uno scantinato, non so se è stata in quella occasione che hanno trovato riviste pornografiche, falli di gomma e tutto questo che è un elemento che accomuna con Vanni e Pacciani. Faggi sentito come testimone cerca di mettere le distanze dal Vanni, come imputato ha detto poco o niente. Da questa doppia segnalazione, questo viaggio in Abruzzo in una agenda viene collocata il 21 e 22 di ottobre, in un'altra dello stesso anno viene sistemata al 4/5 nov e se ne fanno certe argomentazioni, ma anche qua si fa quello sforzo di sistemare i dati nel senso che la persona è intelligente, si scrive ad arte quelle date e si mette l'agenda là sul tavolo perchè se arriva la polizia sequestra quell'agenda. La persona però è scema e si tiene conservata l'altra agenda insieme ai falli in cantina e non si tratta di un doppione di agenda che riguardano solo l'anno dell'omicidio ma si tratta di agende che riguardano più anni. Nei confronti del Faggi vi è la storia dell'identikit, voi sapete che per quello che riguarda l'automobile rossa vista dalla coppia dei fidanzati, l'accusa non è riuscita a provare il possesso di un'automobile corrispondente a quella vista dalla Parisi e quindi in un primo grado il PM aveva chiesto l'assoluzione del Faggi. Da un errore ad arte del difensore di parte civile, avvocato Voena, si sono messi a riguardare queste agende e il PM poi ha chiesto l'affermazione di responsabilità e impugna la sentenza assolutoria su entrambi i reati. Ma se rileggiamo le dichiarazioni della Parisi anche per quello che riguarda l'identikit non è tranquillante... Potrebbe anche aver incontrato quella persona, ci sono somiglianze con l'identikit, però è una testimone che vede sudare la persona ma non c'è la certezza di questi incontri. Diamolo per certo questo incontro, qua ci scontriamo con altre questioni, che sappiamo della partecipazione di Faggi a questo delitto? O diciamo che l'identikit gli somiglia, è stato visto, era in trance e ha ammazzato lui e buttiamo a mare tutte le altre ricostruzioni o vi ricordate il Lotti che dice che si sono andati a lavare le mani a casa del Faggi e quelli non hanno incontrato altre automobili e quindi anche per il Faggi chiedo la conferma della sentenza. Per Vanni chiedo che ai sensi dell'art 530 comma 2 codice di procedura penale sia assolto per non aver commesso il fatto.

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