lunedì 1 settembre 2014

Il mostro di Firenze esiste ancora

Autore: Valerio Scrivo
Prima edizione: Greenbooks editore, 2014, Ebook

Dalla presentazione: "Nell’introduzione si afferma come la vicenda del MdF sia un caso irrisolto perché le forze investigative erano obsolete rispetto a questo complesso fenomeno criminale. Però le scienze criminologiche stavano giocando un ruolo decisivo nella soluzione del caso grazie ai profili del professor De Fazio e del FBI, che però non furono tenuti in nessun conto. Viene poi spiegata la struttura del libro: le prime tre parti sono dedicate all’analisi del caso mentre la quarta è una revisione critica delle diverse piste investigative.
La prima parte, dove si definisce l’assassino, narra la storia del MdF dal punto di vista della cronaca. Gli agguati vengono raccontati in stile narrativo secondo le testimonianze dei vari protagonisti al processo Pacciani. Ogni episodio delittuoso ha una scheda di approfondimento con modus operandi, firma, armi usate, ferite inferte, luogo, tempo ed eventuali fatti collaterali legati ai singoli casi. Quindi si suddivide l’omicida nelle varie categorie: uccisore dei maschi e delle femmine, Assassino Sparatore, Pugnalatore e Mutilatore. Si fa uso dei diagrammi di Venn per visualizzare l’autore nei suoi vari momenti psicologici. La seconda parte, la cattura del SK, è suddiviso in altri paragrafi, ognuno legato a un profilo. Due protagonisti immaginari ragionano sul profilo geografico criminologico partendo dalle ricerche di Kind, Canter e Kocsis. Si passa a nuovi metodi applicati per questo caso specifico: analisi per macroaree e per piattaforma logica. Si arriva a definire che il MdF era uno stanziale e adottava una precisa strategia legata all’autostrada. Con l’analisi per movimenti si vede graficamente come l’A1 facesse parte del suo piano criminoso. Viene quindi introdotta la mappa temporo/spaziale che illustra come il MdF abbia cambiato casello negli anni. Si introduce il circuito della morte per mettere in luce i suoi movimenti. Si descrive la mappa mentale e si fanno delle simulazioni per assurdo per evidenziare come la soluzione sia solo una: l’assassino proveniva dal Mugello. Segue il profilo temporale, dove si analizzano ore, giorni della settimana, mesi, periodi di raffreddamento emotivo e fase di escalation. Da tale analisi si evince un rapporto fra le sue azioni e le attività scolastiche.
Si passa al profilo strategico dove si dimostra come l’assassino poteva essere catturato al suo ultimo delitto.
A seguire, il profilo tattico, dove si studia lo strumentario di morte: pistola, cartucce, pugnale, vestiario e oggetti vati. Si analizza il delitto del 1982 poiché quello di più difficile interpretazione. Si calcolano i tempi cronometrici dell’assassino dalla partenza da casa, al momento dell’assalto, al ritorno alla base. Si conclude che egli era un SK molto organizzato e sofisticato.
Segue il profilo vittimologico, dove si analizzano le età delle vittime femminili e si scopre che la media era intorno ai 20 anni. Il MdF al suo esordio poteva avere uguale età. Si studiano poi le escissioni per dimostrare come l’autore è sempre stato uno solo. L’analisi della vittimologia maschile fa capire come costui si relazionava con gli uomini nei vari assalti.
Con l’ultimo paragrafo si entra nel vivo dei delitti 1974, 1984 e 1985 poiché in queste tre occasioni il MdF ha cercato di depistare le indagini e sfidare le forze dell’ordine; si definisce con maggior precisione la sua provenienza dal Mugello e si chiarisce come probabilmente conosceva la vittima femminile del 1974.
La terza parte, che si occupa della cattura, è una proposta investigativa, si spiega come catturare e individuare l’assassino partendo dal territorio e dal profilo di personalità.
La quarta parte rivisita le varie piste seguite: Sarda, Pacciani, Compagni di merende, Sette sataniche, caso Narducci. Ci si sofferma sul delitto del 1968 per ribadire che non si è trattato di un delitto d’onore ma dell’esordio del MdF. Si conclude dicendo che senza la figura del criminologo non è possibile."

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venerdì 29 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Cagliesi Cingolani, Bartolini Saint Omer e Marini Franco - Deposizione del 4 luglio 1994

I periti Cagliesi Cingolani, Bartolini Saint Omer e Marini Franco furono ascoltati il 4 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le loro dichiarazioni.

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.

Presidente: Possiamo andare avanti.
P.M.: Si Presidente, vorrei sentire i periti Cagliesi Cingolani, Bartolini Saint Omer e Marini Franco che nel corso dell'indagine fatta dal giudice istruttore nel 1985 furono incaricati di esaminare quel pezzetto - allora di materia non identificata - contenuto in una busta che all'indomani del delitto dell’85 pervenne alla dottoressa Della Monica presso la Procura della Repubblica - quella lettera con un “P” sola - di Firenze. I periti sono degli esperti di medicina legale, in particolare sull'esame dei tessuti, che fecero una comparazione fra quel tessuto, perché tessuto umano risultò, e una stessa parte di tessuto prelevato dal cadavere della Mauriot. Chiedo che i periti oggi siano esaminati sul contenuto della loro relazione.
Presidente: Benissimo, li possiamo introdurre allora, si accomodino. Sedete pure, prego, allora il professor Cagliesi Cingolani è già stato sentito quindi non c'è bisogno di ripetere la formula, gli altri invece per cortesia vogliono cortesemente dare le loro generalità e leggere la formula? Dei testimoni eh…
F.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Dunque lei è?
F.M.: Marini Franco.
Presidente: Marini Franco, generalità complete.
F.M.: Nato a Firenze il 20 giugno 1954.
F.B.: Bartoloni Saint Omer Francesco nato a Lucca il 17 ottobre 1936. Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Allora prego signori rispondete alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle dei difensori. Il microfono ve lo passate a seconda della necessità, potete anche tenerlo in mano e allora sentiamo, Pubblico Ministero.
P.M.: Ecco, la mia domanda la rivolgo a tutti e tre comunque penso che potrei avere ora come interlocutore il professor Cagliesi Cingolani che è quello a cui ci rivolgeremo per primi. Ecco, lei ricorda, professore, che il 13 settembre 1985, cioè appena arrivata quella busta che ora vorrei mostrare un attimo, tanto si tratta di un istante…
Presidente: Certo, certo. La conosciamo tutti, vero?
P.M.: Forse la Corte… ecco, o non tutte le parti l'anno presente…
Presidente: Ohoo, benissimo, ci siamo finalmente, abbiamo superato gli inconvenienti tecnici e allora voi ricorderete, vero? Questa busta…
P.M.: Ecco, vogliamo far vedere l’intero? Così è come pervenne, ovviamente le macchie nere sono perché è stata evidenziata dalla scientifica per trovare delle impronte… impronte che sono solo sull'esterno e non utili per confronti, ce lo dirà poi il teste che chiameremo sugli accertamenti di Polizia scientifica, penso verrà domani. Qui si tratta solo dell'accertamento, diciamo, medico-legale sul contenuto della busta. Possiamo far vedere qualche altra foto, loro vedono come è stato fatto l'indirizzo… ecco, le macchie, continua a dire, sono… sembrano così scure perché sono state evidenziate. Ci sono lì delle… ecco… se vogliamo leggere… dei frammenti d’impronta evidenziati sulla facciata anteriore esterna della busta, quindi in esterno da lettere, sotto ancora si spiega che i frammenti d'impronta evidenziati sulla facciata posteriore esterno della busta… i frammenti… vediamo a destra, per cortesia. No, no, no ecco, quella figura lì, la 13 e 14 per intendersi, ecco dice: “Frammenti di impronte evidenziati su facciate interna dalla busta da lettere” però dobbiamo tener presente che è una busta che è stata aperta, ovviamente, nessuno pensava nell'ufficio che riceve la posta alla Procura che si trattasse di busta – all’epoca – importante, poi sono stati presi per fortuna, come sempre avviene, in un secondo momento accorgimenti diversi, però lì non abbiamo alcuna possibilità per quanto riguarda le impronte di dire a chi si riferiscono, ovviamente sono le persone che hanno toccato la busta. Comunque sia si tratta di impronte non utili per confronti così non abbiamo neppure questo problema, se ci fosse la possibilità di capire di chi sono. Sono comunque impronte non utili per i confronti. Invece il contenuto della busta è importante, fu analizzato dai periti. Fu consegnato il 13 settembre, cioè il giorno successivo a quando la busta pervenne, al professor Cingolani il quale insieme ai colleghi fece degli accertamenti sul quale ha riferito per iscritto e che chiedo oggi ci riferisca sommariamente. Professore, grazie.
C.C.: Si, fu fatto un accertamento di ordine istologico, cioè microscopico, per vedere di quale tessuto si trattasse e risultò essere di tessuto mammario…
P.M.: Cioè, innanzitutto umano, questo era…
C.C.: L’accertamento dell'appartenenza alla specie umana fu fatta con un'altra metodica, non una metodica…
P.M.: La prima è che era mammario.
C.C.: Si, era un tessuto mammario, era un tessuto contenente… cioè era un frammento contenente un tessuto ghiandolare che fu identificato dal professor Bartoloni, che della nostra terna era appunto il più esperto in proposito, e del tessuto adiposo come spesso si trova frammisto insieme a questi acini ghiandolari. Poi a parte fu fatta l'indagine ematologica relativa invece al fatto che si trattasse appunto di un tessuto di specie animale o umana e poi anche un'indagine che si spinse per accertare a quale gruppo sanguigno potesse appartenere il possessore del frammento. Risultò essere appartenente al gruppo sanguigno “A” nel sistema A,B,0 e la stessa indagine in parallelo venne compiuta anche su un frammento prelevato dal cadavere della Mauriot…
P.M.: Perché vi venne subito il dubbio?
C.C.: Ci venne subito il dubbio che si potesse trattare dello stesso… cioè della stessa provenienza…
P.M.: Certo.
C.C.: E sempre sul cadavere della Mauriot fu anche identificato il gruppo sanguigno di appartenenza. E’ possibile farlo, lo si fece in corso di autopsia e risultò anche questo… cioè anche la Mauriot risultò appartenere al gruppo sanguigno “A”.
P.M.: Che incidenza ha il gruppo “A” come percentuale nei gruppi..
C.C.: Gruppo sanguigno nella popolazione europea, quindi italiana, intorno al 40% degli individui.
P.M.: Quindi il gruppo in sé non ci diceva niente di sicuro, era il tessuto mammario che ci consentì di andare avanti.
C.C.: Il tessuto mammario, vale a dire… gli aspetti istologici, diciamo, e relativi al frammento e relativi al frammento prelevato dal cadavere coincidevano in linea di massima.
P.M.: Identità, era una coincidenza che voi vedevate al microscopio, ovviamente non si poteva fare all'epoca nessun tipo di analisi diversa…
C.C.: Certamente.
P.M.: Faceste quella del gruppo e quella dell'esame del reperto con strumenti idonei, ecco, la coincidenza fu manifesta…
C.C.: Queste sono le uniche due coincidenze che noi a quell'epoca avevamo la possibilità di fare.
P.M.: Ecco, forse il professor Bartolì Saint Omer ci può spiegare qualcosa di più preciso e se non sbaglio, mi ha fatto presente stamani, che i reperti li ha ancora lui in quella scatolina che ha oggi, ecco. Questo per…
F.B.: Esattamente, i reperti sono qua a disposizione, quelli relativi al frammento in esame e quelli relativi a frammento di tessuto mammario prelevato dalla salma di Mauriot. Quanto ai risultati io posso riferire sul piano della mera indagine morfologica, quindi formale, e sotto questo profilo indubbiamente il tessuto da indagare e il tessuto mammario di Nadine coincidono per quanto riguarda la composizione del tessuto adiposo, del tessuto connettivale e anche dei lobuli ghiandolari, questo peraltro non significa che necessariamente ci sia una attribuzione certa…
P.M.: Con quel tipo di analisi lì?
F.B.: Con questo tipo di analisi morfologica.
P.M.: Sono le circostanze nel loro complesso che vi hanno aiutato a risolvere in questo…
F.B.: Immagino di si, elementi diversi che convergono.
P.M.: Ecco, non so se il dottor Marini ha qualcosa da aggiungere su questo… Ecco, le sembra di no. Allora la domanda che vorrei fare successiva forse al dottor Cagliesi Cingolani è questa: all'epoca, se non sbaglio, non avevamo metodiche di raffronto come quelle che la è poi ci ha portato in tempi successivi, mi riferisco al dna, quindi all'epoca nessuno pensò, perché nessuno ne era al corrente, di poter fare un'analisi diversa sul dna, che se le mie conoscenze non sono sbagliate, era un caso di scuola, perché avevamo a disposizione due reperti nello stesso stato di conservazione quindi era possibilissimo farlo. Il fatto che oggi, se la Corte volesse per me no, assolutamente nece… o alcune delle parti avessero necessità di approfondire quest'esame, il fatto che oggi abbiamo quei reperti, se qualcuna delle parti ne avesse necessità, ci può aiutare per farlo oggi o oggi professor Cagliesi è difficile, se qualcuno lo volesse, introdursi su questa strada?
C.C.: Io credo che la possibilità di ricavare dei risultati utili dall'indagine compiuta su quegli stessi frammenti che il professor Bartoloni ci ha in mano…
P.M.: Che gelosamente ha conservato.
C.C.: …che gelosamente ha conservato, giustamente, è una possibilità lontana, recondita. Non credo di poter aggiungere altro. E’ recondita ma non mi sentirei di dire che sia impossibile.
P.M.: E’ l’ultima domanda, per completezza la faccio allora al professor Bartolini. Secondo lei professore… se ha più esperienza, non lo so o se…
F.B.: Per la verità esperienza in questo specifico non ne ho.
P.M.: Ecco, nemmeno lei.
F.B.: Per analogia le posso dire che per indagini di altra natura, per la identificazione del dna virale si utilizza materiale analogo a questo però in quel caso siamo in possesso già di un modello acquisito, disponibile sul mercato…
P.M.: Di quel tipo di tessuto…
F.B.: … di quel tipo di…
P.M.: Quindi una metodica su quel tessuto specifico.
F.B.: Su questo dovremmo procurarci preliminarmente…
P.M.: Ho capito, io la ringrazio. Direi che non ho altre domande da fare, non ho istanze, a dir la verità, da formulare alla Corte sul punto, secondo me l'indagine fatta all'epoca ai fini della ricostruzione dei fatti da parte del P.M. è sufficiente.
Presidente: Bene, signori avvocati di parte civile? Avvocato Colao prego.
A.C.: Scusino, di che dimensioni era il frammento? Che dimensioni aveva il frammento?
C.C.: La prego un attimo di attendere, l'abbiamo scritto a suo tempo, magari può rispondere il dottor Marini che è… ci vede meglio.
F.M.: Allora, dunque è stato descritto, era un “frammento di materiale deformabile con la pressione del peso di 1,30 grammi circa, di forma pressoché quadrangolare e di dimensioni di cm 2,8 x 2,00 circa e uno spessore di circa 23 millimetri… il colorito era giallastro, se si eccettuava una piccola porzione marginale che aveva un colorito più francamente biancastro..”
A.C.: Dicevo, un frammento di questo tipo che è piccolissimo, no?
C.C.: 2cm, 2cm e mezzo.
A.C.: Deve essere stata…
Presidente: Un francobollo, via…
A.C.: Dev’essere stato preso con delle pinzette, non so… O con… con qualche cosa deve essere… o con delle dita… non lo so.
C.C.: Cioè lei si riferisce probabilmente…
A.C.: Al prelievo.
C.C.: Al prelievo quindi… probabilmente, visto che i margini erano abbastanza regolari era stato tagliato con una lama o con qualcosa di tagliente, indubbiamente. Se sia stato preso con delle pinzette o con dei guanti, credo sia difficile ora… Ah lei dice essendo una fetta è stato preso… Mah, non lo so, insomma… Sono 2,3 millimetri di spessore quindi probabilmente può essere anche stato affettato senza l'utilizzo di una pinza, può essere di si come può essere di no, insomma non è…
A.C.: E se, scusi dottore, e se non fosse stato imbustato immediatamente, se non fosse stato… doveva essere tenuto con una certa cura, immagino, no? Perché sennò un frammento del genere si poteva deteriorare…
C.C.: Deteriorare si.
A.C.: Quindi è presumibile che sia stato subito messo con cura in una busta no? O no?
C.C.: Infatti non era inserito direttamente nella busta ma era coperto tra dei foglietti di materiale di tipo plastico e ciò probabilmente ha contribuito abbastanza alla conservazione.
A.C.: Ha contribuito abbastanza?
C.C.: Alla sua conservazione, alla buona conservazione.
A.C.: Certo, bene, grazie, grazie non ho altre domande.
C.C.: Non si è disperso abbastanza la fase acquosa.
Presidente: Avvocato Santoni, prego.
A.S.: Chiedo scusa ma voi quando avete visto questo reperto? Quando l'avete potuto esaminare? Dopo il fatto… cioè… dopo l’omicidio della Mauriot evidentemente…
C.C.: Noi abbiamo scritto nella relazione che è arrivato questo frammento all'istituto di medicina legale alle ore 20:00 del 10 settembre 1985.
A.S.: Ecco, allora vi volevo chiedere questo: esaminando il reperto potete risalire - e vedendo ovviamente le sue condizioni - a quanto tempo presumibilmente prima era stato…
C.C.: Questo è un quesito che fu posto all'epoca…
A.S.: Che oggi vi trova consenzienti…
C.C.: Si, ci trova sostanzialmente consenzienti, univocamente consenzienti su quello che è stato relazionato.
A.S.: Che era compatibile con il momento della morte? E’, ovviamente! Questo è de… Vi ringrazio.
Presidente: Avvocato Pellegrini.
A.P.: Il frammento era stato prelevato dalla superficie esterna della mammella o l’interno? Era un pezzetto dell’interno… cioè c'era pelle o non c'era pelle?
C.C.: Ecco, cioè frammenti di epidermide non sono stati riscontrati, gli unici due tessuti, come ha detto prima il professor Bartoloni sono stati: tessuto adiposo e tessuto di ghiandola mammaria.
A.P.: Quindi all’interno diciamo, per intendersi.
C.C.: Sulla superficie più profonda.
A.P.: Ecco, ai fini di una riconoscibilità e quindi di una identificazione di quel reperto con i tessuti adiposi della povera francese, era più facile il confronto se ci fosse stata della pelle o così come si è presentato il reperto era più identificabile? O è indifferente?
C.C.: Dunque questo è un quesito che sicuramente a cui può rispondere meglio il professor Bartoloni, magari sentiamo anche il suo parere in proposito, personalmente posso dire che credo che fra i tre tessuti possibilmente rinvenibili, di cui però sono stati rinvenuti solo due, quello che più si prestava a, se si vuol dire, ha individuazione - molto tra virgolette - forse è proprio quello mammario perché può avere delle modificazioni più evidenti tra soggetto e soggetto. Comunque sentiamo il professore.
F.B.: Modificazioni anche di carattere ormonale, vero… Per quanto riguarda la cute non c’era, non comprendeva il frammento in esame tessuto cutaneo e quand'anche così fosse stato il nostro confronto sarebbe avvenuto ovviamente anche con frammento cutaneo prelevato dalla salma.
A.P.: Certo.
F.B.: La cute che riveste l'area mammaria di solito è confrontabile un po' fra tutti i soggetti, quindi nessuna possibilità di approfondire ulteriormente l'identificazione, quindi l'attribuzione certa.
A.P.: Ma la mia domanda era un po' diversa, e cioè, se ci fosse stata della cute, e non c’era, il riconoscimento, l'identificazione sarebbe stata più facile, più difficile o indifferente rispetto al tessuto in confronto?
F.B.: Ripeto che non avrebbe aggiunto niente in termini di certezza.
A.P.: Né avrebbe tolto, la pelle sarebbe stata uguale, indifferente?
F.B.: Penso di si.
A.P.: Grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Grazie. Ecco professor Bartoloni, lei ha detto prima che dall'analisi che lei ha fatto, che voi avete fatto il tessuto connettivale e cellulare di questo lembo di carne coincideva - così ha detto lei - con quello del povero cadav… del cadavere della povera signorina, signora o signorina. E’ vero questo?
F.B.: Si, per la verità, si possono correggere un piccolo dettaglio, io ho detto che in termini di composizione il frammento prelevato…
A.B.: Ecco, la composizione, si, si, lo so, composizione. Quindi, ecco, il tessuto connettivale cellulare di una persona può essere diverso da altre persone? Specialmente quello mammellare?
F.B.: No, direi di no, se si prescinde dallo stato funzionale della ghiandola che può variare da soggetto a soggetto, il tessuto connettivo è tessuto connettivo, il tessuto adiposo è tessuto adiposo però ci sono mammelle più ricche di tessuto adiposo… quindi quello percentualmente essere predominante rispetto al connettivo e viceversa.
A.B.: In questo caso, lei ha detto prima, che questo tessuto mammellare… era certamente mammellare, coincideva, come tipo, come morfologia, come struttura con quello della ragazza a cui era stato asportato il seno.
F.B.: Si.
A.B.: Ohooo, un'altra cosa le volevo domandare e proprio in riferimento alla domanda fatta dal collega di parte civile, questo lembo era di circa 2,8 x 2,00, ecco com’è… morfologicamente era quadrato?
F.B.: Come un francobollo.
A.B.: Come un francobollo.
F.B.: Quasi quadrato.
A.B.: Ed i lembi erano molto netti, molto netti…
F.B.: Se non ricordo male, si.
A.B.: Sicchè si presumerebbe che sia stato adottato uno strumento da taglio piuttosto affilato o no?
F.B.: E’ verosimile.
A.B.: E’ verosimile. Ecco, quanto alla compatibilità cronologica voi avete detto che sicuramente poteva essere stato asportato, questo lembo, da quel seno perché la lettera è pervenuta esattamente il 10 settembre ’85 alla dottoressa Silvia Della Monica, pare che l'omicidio sia dell’8 settembre, la lettera è pervenuta il 10 settembre 1985… La dottoressa Silvia della Monica… inbucata questa lettera, guarda caso, in San Piero a Sieve, voi le ricordava a te queste cose, le sapevate queste circostanze?
C.C.: Si.
A.B.: Ecco, nei due foglietti, non so che cos’è, di cellophan o di questo materiale…
Presidente: Polietilene, avvocato.
A.B.: Polietilene? Mi scusi professore, con lei, questi due foglietti non avevano alcuna impronta? Di nessun tipo, di nessun genere? Loro l’hanno visto?
F.M.: Ho ceduto il microfono al professor Cagliesi perché è stato lui che ha avuto in consegna in concreto…
A.B.: Io domando, sa…
C.C.: Dentro la busta, che è una busta di…
A.B.: Dentro la busta si c’era…
C.C.: Dentro la busta di carta c'era un'altra, diciamo, un'altra busta… ora non ricordo fosse proprio una busta o fosse semplicemente due foglietti di polietilene del tutto trasparente, attraverso il quale si vedeva appunto questo frammento.
A.B.: Ecco, quindi siccome pare che non siano state rispettate delle impronte, che dovrebbero invece… così a mani nude, a mani bagnate di sangue eccetera… dovrebbero residuare se ci sono… sembrerebbe che colui che ha tagliato e inserito in questi due foglietti questo lembo di carne abbia adottato, abbia usato delle precauzioni, abbia adottato dei guanti, qualcosa del genere o no? Sembrerebbe, insomma… perlomeno…
F.M.: Potrebbe essere si.
A.B.: Cioè se io taglio un seno e da questo seno taglio un altro pezzettino di carne dovrei… e lo inserisco in una busta o… non soltanto di carta ma anche in mezzo a due pezzettini di cellophan… se io a mani nude… qualcosa resta… invece quando non è stato trovato nulla?
F.M.: No, così come ci fu consegnato a noi in istituto, la bustina interna, diciamo, di polietilene non conservava dei frammenti di impronte.
A.B.: Io non ho altre domande, grazie, scusi. Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Un momentino, però qui c'è da chiarire una cosa, se qualcosa fosse stato trovato non era certo compito dei medici qui presenti trovarlo o cercarlo…
P.M.: Verranno i tecnici della scientifica, penso domani, a spiegarci gli accertamenti che hanno fatto.
Presidente: Queste non sono domande a cui i medici legali possono rispondere, non era loro compito cercare le impronte, ci mancherebbe altro!
A.B.: Va bene però le impronte, pare che non ci fossero!
Presidente: Chi gliel'ha detto avvocato? Loro che ne sapevano? Avete mai cercato impronte?
C.C.: Non abbiamo certamente cercato alcuna impronta, poi, credo…
P.M.: Non era nel loro incarico se non sbaglio:
A.B.: Presidente, siamo d'accordo che…
Presidente: Cerchiamo di scindere i due momenti, la Polizia scientifica che ha fatto certi rilievi e sono dettagliatamente indicati, se volete ve li leggo…
P.M.: Sono agli atti.
Presidente: …i medici legali, i quali avevano tutt'altro compito.
A.B.: Presidente, sono andato forse oltre ma non tanto per me ma lei conosce, perché l'ha letto meglio di me, il verbale peritale…
Presidente: Certo, certo.
A.B.: Tutte le risultanze di questo tipo ma la Corte probabilmente non lo sapeva, io mi sono permesso di ricordare questo dato, mi pare sia obiettivo. Grazie.
P.M.: Sentiremo comunque stamani il Maresciallo del ROS Carabinieri, che ha fatto gli accertamenti intanto sulla provenienza della busta.
Presidente: Sono dati su cui i medici legali non possono riferire. A loro è stato consegnato il reperto per fare un certo tipo di indagine medico-legale, non dattilo-scopico. Bene, altre domande?
P.M.: Nessuna il P.M., Presidente.
Presidente: Possiamo licenziare allora… grazie, buongiorno, arrivederci. Piuttosto il reperto, lo tratteniamo?
P.M.: Presidente, meglio forse… non so… vedo che il professore l'ha tenuto gelosamente per nove anni 15 possiamo fidare – fra virgolette - comunque come crede la Corte, io non…
Presidente: Lei ne resta in possesso professore, come depositario, ci fosse bisogno di ulteriori indagini… sennò poi lo verserà, naturalmente, al Pubblico Ministero e quindi alla…
P.M.: Come crede lo possiamo prende… non lo so, lei lo tiene in frigorifero, non so… Non ha necessarietà di cautele particolari… come crede lei Presidente.
Presidente: Ah, quindi il professor Cagliesi Cingolani dice che c’è del materiale… allora direi… diamo atto che i feriti sono in possesso del materiale…
P.M.: Certo, che l’hanno conservato.
Presidente: Trattenetelo pure, conservatelo nel migliore dei modi, certamente lo conserverete meglio di noi e poi…
P.M.: Lo hanno dimostrato, son passati nove anni e lo hanno ancora, quindi gliene dobbiamo dare atto.
Presidente: Ecco, se non saranno necessarie nuove indagini sul punto lo consegnerete poi alla cancelleria. Grazie, buongiorno, arrivederci.

giovedì 28 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Pietro Benedetti - Udienza del 4 luglio 1994 - Prima parte

Il professor Pietro Benedetti fu ascoltato il 4 luglio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.
Presidente: Bene.  
P.M.: Sto cercando di fare... Sentirei, Presidente, il perito Benedetti, che insieme all'ingegner Salza ha fatto la perizia comparativa dei bossoli repertati in occasione degli otto duplici omicidi, facendo presente, come dicevo stamani, che l'ingegner Salza, per motivi di salute, ha fatto pervenire un certificato medico che gli impedisce di venire per lungo tempo. Per cui penso che la prova può essere assunta attraverso l'escussione del solo perito Benedetti.  
Presidente: Salvo eventualmente...  
P.M.: Salvo eventualmente e compatibilmente con le condizioni di salute, perché...  
Presidente: Che sono molto gravi.  
P.M.: Ecco, ha subito un intervento di cui io ho certificazione che fornirò alla Corte. Penso che sia una degenza piuttosto lunga. Nel caso lo stesso perito Benedetti...  
Presidente: La mettiamo poi al verbale.  
P.M.: Sì, senz'altro.  
Presidente: I difensori l'hanno vista?  
P.M.: L'ho qui io, la metto a disposizione delle parti. 
Presidente: ... a disposizione della difesa. Allora, nel frattempo...  
P.M.: Ecco, scusi, faccio presente un'altra cosa. Il perito Benedetti, facendomi presente che ha avuto - non so - qualche esperienza negativa in passato, faceva presente forse sarebbe bene per quanto riguarda la sua deposizione fare a meno delle telecamere.  
Presidente: Ah, certamente, sì, sì. Benissimo, prego. Non inquadriamo il perito, d'accordo? Si accomodi, prego.  
P.M.: Dunque, prima di fare le domande, faccio anche qui presente che c'è una relazione che ha già la Corte, piuttosto nutrita per quello che riguarda le conclusioni. Ma ci sono numerosi, 4 fascicoli fotografici relativi alla documentazione che gli stessi periti hanno a suo tempo fatto, che mi sembra non solo utile, ma indispensabile vedere. Ce le indicherà il perito Benedetti le foto da vedere, che ci dicono come il lavoro che hanno fatto è stato documentato e come le spiegazioni che danno in termini di risposta ai quesiti possono agevolmente essere giustificate, o meglio dimostrate, attraverso l'elaborato fotografico. Che è quello che avevo fornito alle parti; è qui, lo metterei a disposizione dell'operatore che potrebbe...  
Presidente: Può leggere intanto la formula? No, stia pure comodo. 
P.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”  
Presidente: Le sue generalità, per cortesia.  
P.B.: Sono Pietro Benedetti, nato a Brescia il 31 gennaio del 1947, residente presso Banco Nazionale di Prova di Gardone Valtrompia in provincia di Brescia.  
Presidente: Benissimo. E allora le parti, il Pubblico Ministero per primo, se vorranno, per le domande.
P.M.: Sì, grazie, volevo ricordare alla Corte – perché abbiamo già sentito su questo stesso argomento un altro perito, il dottor Iadevito, se non sbaglio - che in precedenza il Giudice istruttore aveva fatto svolgere uguale, anzi identica, perizia comparativa sugli otto duplici omicidi, sui bossoli repertati. Fu per mero scrupolo del Giudice istruttore, su richiesta del P.M., che nel 19...  
Presidente: Arcese/Iadevito, era Arcese/Iadevito.  
P.M.: Arcese/Iadevito, esatto. 
Presidente: Nell'84.  
P.M.: E Iadevito lo abbiamo già sentito. Dicevo, per mero scrupolo, su richiesta del P.M. il Giudice istruttore nell'87, quando la serie omicidiaria aveva subito, all'epoca, un'interruzione – oggi un'interruzione un po' più lunga - ritenne opportuno di fare un'ulteriore verifica della identità di arma, sulla identità di arma che aveva sparato quei bossoli. Per questi furono incaricati l'ingegner Salza e il perito Benedetti. Quindi questo è il contenuto e la storia relativa al perché di questa nuova perizia. Quindi la mia domanda, in realtà, è molto semplice. Avendo il perito Benedetti esaminato a campione i bossoli repertati in ognuno degli otto duplici omicidi, i risultati di identità o meno che ha ottenuto nel confrontarli; e se ci può spiegare - c'è anche la documentazione fotografica – i metodi seguiti e le certezze o meno che sono state acquisite, attraverso quali elementi. È un po' complessa, ma i quesiti erano molti, la sostanza è questa.  
P.B.: Dunque, abbiamo esaminato due coppie di bossoli, cioè due bossoli relativamente ad ogni caso, che ci furono consegnati. E su questi erano presenti le impronte prodotte rispettivamente dal percussore, dall'estrattore, dall'espulsore, nonché, diciamo, un rigonfiamento che riproduceva il profilo, diciamo, della gola di imbocco che serve per convogliare la cartuccia in canna. Quando viene sfilato dal caricatore per facilitarne l'introduzione, c'è questo scarico che... ecco. Noi abbiamo comparato, prima di tutto abbiamo cominciato a vedere se, relativamente a ogni caso, la posizione reciproca, cioè la distanza angolare fra le singole impronte - immaginatevi un quadrante d'orologio - coincideva. Questo accertamento ha dato esito positivo. Poi abbiamo cominciato invece ad analizzare impronta per impronta. E, in effetti, abbiamo trovato identità morfologiche peculiari, sia all'interno dell'impronta del percussore, sia all'interno dell'impronta prodotta dall'espulsore, che all'interno dell'impronta prodotta dall'estrattore. Diciamo identità peculiari perché la loro dislocazione, la loro forma, le minuscole tracce che, diciamo, si trovavano all'interno di queste impronte - rilievi, depressioni, strie - avevano delle coincidenze, diciamo, spiccate, che praticamente corrispondono alle impronte digitali che quest'arma ha. E che fortunatamente, probabilmente essendo stata conservata abbastanza bene, quest'arma ha mantenuto nell'arco del tempo, cioè dal primo omicidio all'ultimo, dal primo duplice omicidio all'ultimo, che mi pare avvenne nel 1985. Queste identità sono state documentate con microfoto di comparazione che sono agli atti. E penso che il risultato, diciamo, di questo accertamento sia ben documentato e che possa convincere anche, diciamo, chi di questa materia è poco pratico. Che certi segni sono ripetitivi, specialmente quelli più profondi: sono quelli più significativi, e quindi direi che in questo caso, per quanto riguarda i bossoli, c'è assoluta certezza che questi bossoli, appunto, furono sparati dalla stessa arma. Anche per quanto concerne i proiettili... ad eccezione di due casi dove le pallottole erano talmente deformate o addirittura erano dei frammentini che non erano più utili alle comparazioni. Abbiamo trovato coincidenza su microstrie presenti all'interno delle singole impronte. E diciamo che, in particolar modo, c'era un'impronta da noi convenzionalmente indicata col numero "1", perché è la riga riferimento, è quella che ha al suo interno delle caratteristiche maggiormente peculiari. Questa qua aveva due microstrie talmente profonde all'interno, che erano ripetitive e sono state comparate, sono stati comparati incrociando proiettili dei diversi casi, avendo sempre risultato positivo.  
P.M.: Quindi la identità avviene in... cioè, la prova dell'identità, attraverso due elementi: il bossolo, nel quale addirittura ci sono tre termini di paragone.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Percussore, espulsore, estrattore, quindi ci danno addirittura tre parametri che sono identificativi, da quel capisco.  
P.B.: Certo.  
P.M.: E, dall'altra parte, il proiettile. Sul proiettile, microstrie particolari. Ecco, potrebbe lei scegliere nei suoi fascicoli fotografici alcune delle foto, sia dei bossoli che dei proiettili, che ci permettono di verificare anche noi visivamente ciò che ci ha detto?  
P.B.: Penso che sia utile magari guardare gli originali, perché le fotocopie...  
P.M.: No, no, io le do gli originali. Se lei è cosi cortese di indicarci quali, noi poi le proiettiamo. Partiamo con i bossoli, e, se è possibile, sui bossoli trovare quei segni che lei ci ha detto. In un secondo momento facciamo i proiettili.  
Presidente: Guardi con calma.  
P.M.: Magari più di una, per fare il paragone fra le varie...  
Presidente: Oh, solo a puro titolo di cronaca, voglio ricordare che quando il Giudice istruttore Rotella dispose la prima perizia, che fu depositata il 6 febbraio '84 - la perizia Arcese/Iadevito  
P.M.: Questa è quella di cui... 
Presidente: ... mancavano all'appello gli ultimi due omicidi, chiaramente.  
P.M.: Certo, certo.  
Presidente: Nel senso che ancora non erano stati consumati. 
P.M.: Faccio presente però che poi il dottor Iadevito ne fece un'altra nell'85... nell'84, per cui ha già riferito che all'84 per sette duplici omicidi - l'abbiamo sentito uno delle prime udienze -aveva trovato segni di identificazione anche sulle "H". E quindi c'era un terzo parametro. Ora questa è, come dicevo, riepilogativa per tutte e otto, ma i termini sono solo bossoli e proiettili. Perché le "H" l'ha fatta successivamente nella perizia con il generale Spampinato, di cui oggi stesso il perito sarà invitato a fornire dei chiarimenti.  
Presidente: Bene, allora possiamo tornare a noi. Ecco, questa è la foto numero 53: "Macrofoto di comparazione tra l'impronta di percussione del bossolo repertato numero 1, omicidio Lo Bianco-Locci a sinistra, e quella del bossolo repertato numero 24, omicidio Gentilcore-Pettini".
 P.M.: Sono i primi due omicidi comparati tra loro.  
Presidente: "Le frecce indicano identità significative tra le due impronte".
P.M.: Ecco, sono quello del '68 e quello del '74. Sono le impronte della percussione, dico bene?  
Presidente: Questa è l'impronta del percussore, eh? 
P.M.: Facciamo spiegare per bene come potrebbe...  
Presidente: Ci dica.  
P.B.: Vedete, ecco vedete i rilievi e le depressioni indicati dalle frecce nella stessa posizione reciproca. Vedete che ci sono questi avvallamenti, queste... che riproducono praticamente la forma dell'impronta del percussore, della punta del percussore, le anomalie che ci sono su questa punta. 
P.M.: Poi noi, Presidente, se crede, abbiamo qua una Beretta calibro 22. Nella successiva perizia il perito Benedetti, sia pur a altri fini, ha fotografato il percussore: all'interno, insieme all'otturatore, si vede bene il punto a cui, in foto, dove è avvenuta la percussione. Lo possiamo vedere meglio lì. Abbiamo anche la pistola, abbiamo i proiettili, abbiamo la possibilità di vedere un caricatore.  
Presidente: Benissimo. Quindi teniamola a disposizione; dopo la vediamo.  
P.M.: Ecco, anche perché successivamente ci sono delle foto che indicano benissimo il percussore e l'otturatore. Così si vede la parte che avrebbe causato quell'impronta lì, la parte della pistola, per renderlo meglio.  
Presidente: Questa è la foto 55: "Comparazione fra l'impronta di percussione del bossolo, repertata numero 1, omicidio Lo Bianco-Locci, a sinistra; e quelle del bossolo, repertato numero 3, omicidio Poggi-De Nuccio, a destra. Le frecce indicano..." anche in questo caso possiamo allargare il campo. 
P.M.: Ecco, signor Benedetti, per capire noi in questo momento. Questo è un ingrandimento o una macrofotografia; nella realtà quell'impronta che dimensioni ha?  
P.B.: Be', come larghezza inferiore al millimetro.  
P.M.: Ecco, benissimo. Comunque, cosi ingrandita, permette di vedere queste caratteristiche che, ci diceva lei prima, sono un po' come le impronte digitali della mano. Cioè questo percussore ha delle caratteristiche sue, che si è cosi formato nel tempo o è nato così, che lascia sul proiettile segni perfettamente individuabili, unici. È così?  
P.B.: Sì, sì, è così.  
P.M.: Perché, mi scusi, è un anello all'interno del quale c'è questo segno? L'impronta in realtà è anulare?  
Presidente: No, no, no.  
P.B.: No, l'impronta si trova alla periferia del bossolo. Per questo viene detta anulare. Ecco, però diciano... 
Presidente: Non è che l' impronta è anulare di per sé però, eh. 
 P.B.: Sì, sì, sì.  
Presidente: L'impronta è piena.  
P.M.: È questa qui.  
Presidente: Viene lasciata...  
P.M.: Bene, volevo vedere se riuscivo a...  
Presidente: ... alla periferia del bossolo.  
P.M.: Ecco. 
Presidente: Sennò si...  
P.M.: No, no, ma era perché in questa foto non abbiamo... è la macro e quindi... Ora vediamo se su una foto più grande, magari, possiamo vedere una foto più grande dell'intero fondello del bossolo. Ecco, ecco, questa volevo dire. Perché tutti i Giudici e tutte le parti possono avere una visione completa. 
Presidente: Ecco, questa è...  
P.M.: Una vista ingrandita del fondello, della coppia dei bossoli 1 e 1A, ecco, quindi.  
P.B.: Ecco, all'interno del cerchio bianco è l'impronta d'espulsore. 
P.M.: Oh, andiamo per ordine. Questa è quella che poi abbiamo veduto ingrandita. 
P.B.: Questo è il percussore, sì. 
P.M.: È il percussore. Già che ci siamo, approfittiamo di queste foto per vedere quella che lei ha... ecco, è un cerchietto bianco che ha fatto lei, no? Sulle foto.  
P.B.: Sì, sì.  
P.M.: Dove c'è un segno.  
P.B.: Sì, quel segno lì è l'impronta prodotta dall'estrattore... dall'espulsore, scusate.  
P.M.: Il quale espulsore ha anch'esso una caratteristica abbastanza individuabile, nel senso della posizione.
P.B.: Sì, della posizione, perché quella è comune a tutte le pistole di questo modello.  
P.M.: Ecco, però per...  
P.B.: All'interno ha dei rilievi che sono ripetitivi.  
P.M.: Ecco, quindi sono i rilievi dell'impronta. Vogliamo andare avanti, qualche altra foto che avevamo prima identificato, ora che abbiamo più chiaro due parametri? Più chiari. Qui siamo sempre sul segno del percussore.  
Presidente: Questa è la foto 69: "Comparazione fra le impronte di percussione di bossoli repertati numero 1, omicidio Lo Bianco-Locci a sinistra; e 2A omicidi Gentilcore-Pettini".  
P.B.: Perché l'impronta è stata ripresa illuminandola da differenti posizioni, perché da una parte, diciamo, illuminando da una determinata posizione si vedevano determinate cose, illuminando da un'altra posizione si vedevano cose diverse.  
P.M.: Quindi sono due fasci di luce diversi, che danno identificazioni diverse.  
P.B.: Ecco, vedete...  
P.M.: E che, sommate...  
Presidente: Quella specie di cratere che si vede in alto a destra, eh?  
P.M.: Ecco, grazie. Quello è il fatto delle freccette bianche, che sono...  
Presidente: Gli ci vuole il microfono, per favore.  
P.M.: Ecco, magari se rimane lì con il microfono a portata di mano. Ora glielo trovano.  
Presidente: Guardi se si può un po' allungare. Porti tutto il transatlantico lì. Attento, attento. Ecco, vediamo se funziona.  
P.B.: Ancora un po'. Bisognerebbe vedere un po' tutt'è due. Riduciamo un po' l'ingrandimento. Vedete, questa posizione è la stessa di questa. Questa è la stessa di questa. Questo, vedete che c'è questo cratere, quest'altro.  
Presidente: Lei sta indicando tutte le frecce.  
P.B.: Ecco, sono le impronte più significative anche, cioè perché sono anche quelle più profonde, e quindi maggiormente riproducibili.  
P.M.: Vogliamo vedere un'altra delle foto? Probabilmente riferita - leggiamo la didascalia - a un diverso...  
P.B.: Questo qua è un'altra copia, probabilmente. 
 P.M.: Leggiamo prima, scusi, la didascalia. “Idem. Cioè confronto come foto 69. La ripresa è stata effettuata con maggiore profondità di campo, per meglio evidenziare le identità”.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Quindi sono la stessa coppia di bossoli.  
P.B.: Ecco, qui c'è questo particolare che si vede meglio, sul fianco sinistro. 
P.M.: Allarghiamo, ecco.  
P.B.: E poi vedete anche questi due piccoli, che prima là non si riusciva a vedere; questo c'era anche prima. 
P.M.: Sono segni di identità?  
P.B.: Sì, sono segni di identità.  
P.M.: Andiamo avanti. 

mercoledì 27 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Lorenzo Nesi - Deposizione dell' 8 giugno 1994 - Prima parte

Lorenzo Nesi fu ascoltato il 23 maggio e l'8 giugno 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Io chiedo di sentire ora, è qui, un teste che è già stato sentito, ammesso, il quale qualche giorno dopo la sua deposizione ha chiesto di parlare col Procuratore della Repubblica il quale era occupato, ha chiesto di parlare più volte con la SAM, con i funzionari della SAM e ci ha parlato dicendo in sostanza: Io ho già deposto davanti alla Corte però ho un’altra circostanza da dire che mi pesa e la voglio dire…
Presidente: Non ci dica qual è naturalmente.
P.M.: No, no, no, è una circostanza relativa a una persona che lui ha visto in un certo giorno, in un certo posto molto importante come orario e come posto per il processo, questa persona ha riferito poi alla SAM nei dettagli questi particolari di ciò che ha visto, la persona è il signor Nesi…
Presidente: Chi?
P.M.: Nesi.
Presidente: Che udienza era?
P.M.: Era un’udienza delle prime Presidente.
A.B.: Ah il nemico di Pacciani!
P.M.: Il nemico di Pacciani, perfetto.
A.B.: Ho capito.
Presidente: 23 maggio.
Consigliere: Nesi Lorenzo.
Presidente: 23 maggio.
A.B.: E’ quello che gli voleva tirare la scarpellata.
Presidente: No quello era Ricci mi pare. Quello era il Ricci Walter avvocato.
A.B.: Ah!
Presidente: Quello coi baffi…
P.M.: Nesi è per intendersi quel signore che ha detto di avere un’industria di… un’attività di camicie, cose del genere che, per ricordare alla Corte, si era già spontaneamente presentato al P.M. nel corso delle indagini, aveva detto di aver saputo dal Pacciani che tirava ai fagiani con una pistola…
Presidente: Quello che “cadevano come sassi”.
P.M.: Come sassi.
Presidente: Ho capito. Di aver saputo dal Pacciani?
P.M.: Di aver saputo da Pacciani e poi è nell’udienza… Questo signore che si era già presentato allora si è ripresentato e ha detto: "Mi devo levare un peso perché ho una…"
A.B.: Ho una soddisfazione!
P.M.: Forse una soddisfazione, vediamo che soddisfazione è. Questo è quanto, chiedo di sentirlo su questo nuovo fatto di cui… è un teste già ammesso, io questa circostanza… siccome l’ha riferita successivamente chiedo che venga…
Presidente: Ha reso dichiarazioni a verbale?
P.M.: No Presidente, ha detto…
A.B.: Mi oppongo Presidente perché tutti possono venire a questo punto, sono stati sentiti ampiamente…
P.M.: Chiedo scusa, chiedo scusa, ha reso delle lunghe dichiarazioni che sono state sintetizzate in una annotazione, io ve la do, eccola qua…
A.B.: Vorrei averla anch’io, un’annotazione che non può essere utilizzata Presidente…
Presidente: Vediamo che cos’è.
A.B.: Sentiamo quello che dice eventualmente chi l’ha presa questa annotazione poi essendo teste derelato… perché oggi arrivan tutti Presidente.
P.M.: Se arrivano noi…
A.B.: Certo, dopo 30 anni!
Presidente: Dia pure all’avvocato.
A.B.: Non è possibile questo.
Presidente: Non possiamo riceverla chiaramente.
A.B.: Io mi oppongo Presidente perché così come lei riceve le lettere anonime che il povero Gassmann...
P.M.: Questa non è anonima!
A.B.: Questa è la stessa cosa.
P.M.: Queste sono persone che hanno chiesto di parlare col Procuratore della Repubblica di Firenze per motivi attinenti deposizioni importanti su questo processo.
A.B.: Ecco Presidente può iniziare un altro procedimento, iscrivere un altro numero, inizia un procedimento…
P.M.: No per questo procedimento.
Presidente: Allora sono dichiarazioni che si riferiscono a fatti pertinenti a questo processo.
P.M.: Senz’altro.
Presidente: Allora lei…
P.M.: E io ho già detto quali sono, di aver visto una persona in un luogo, in un giorno attinente ai fatti di cui è imputazione a carico di Pacciani in questo processo. Questo è l’oggetto della…
A.B.: Io mi oppongo perché è assolutamente inaffidabile, mi consenta…
P.M.: Perché inaffidabile?
A.B.: Perché è inaffidabile, uno è già stato sentito lo poteva dire subito.
P.M.: Ci spiegherà perché non l’ha detto.
Presidente: Avrebbe visto una certa persona…
P.M.: Un certo giorno, a una certa ora, che è…
Presidente: Ci dica perlomeno il giorno e l’ora e la circostanza.
P.M.: Esattamente il 9 settembre 1985, via di Scopeti, alle ore 23:00.
A.B.: 23:00.
Presidente: Quindi praticamente sarebbe la sera in cui sarebbero stati…
P.M.: Secondo quello che ci hanno spiegato il professor Maurri bisogna far risalire…
A.B.: 23:00 c’era anche lui, questo signore.
P.M.: Certo e spiegherà perché.
A.B.: Certo.
Presidente: Si tratta di queste circostanze…
P.M.: Spiegherà perché lui.. io non so se…
Presidente: Gli avvocati di parte civile?
A.P.: Si associano alla richiesta del Pubblico Ministero, almeno credo… si associano alla richiesta del Pubblico Ministero, evidentemente è un teste che si è ricordato in un secondo momento circostanza che ritiene rilevante…
P.M.: Se è strano capiremo perché.
A.P.: Però mi pare indispensabile visto che abbiamo iniziato questo processo dicendo che vogliamo accertare la verità non possiamo nasconderci dietro un dito di una testimonianza resa in due tempi.
Presidente: Signori avvocati difensori.
A.B.: No la difesa, signor Presidente, si oppone perché credo che si stia completamente inquinando il materiale probatorio, non voglio dire che questa sorta di inquinamento, non soltanto atmosferico, sia opera del signor Pubblico Ministero ma qua non so perché, io non l’ho mai detto né lo penserei mai, perché questo non è un gioco signor Presidente, questo è un processo, chi deve dire le sue cose le dica, le deve dire nell’immediatezza delle varie contestazioni che vengono fatte, mi scusi signor Pubblico Ministero, che vengono fatte nel corso del dibattimento pubblico. Io non credo a questi ripensamenti dell’ultima ora.
P.M.: Sentiamoli e poi li valuteremo.
A.B.: Assolutamente non ci credo.
Presidente: Va be’ lei è libero di crederci o no.
A.B.: Per questo… certamente, io son libero di credere però mi consenta che è estremamente singolare questo tipo di ricordo improvviso, addirittura delle ore 23:00…
P.M.: Per fortuna…
A.B.: Perché la sera, alle 9:00 il giorno 9.
P.M.: Per fortuna spiega come e con chi era.
A.B.: Va be’ per fortuna spiegherà, ora vedremo questo signore…
Presidente: Avvocato Fioravanti?
A.B.: Io comunque mi oppongo.
Presidente: Vi opponete.
A.F.: L’avvocato Fioravanti si oppone ma vorrebbe chiedere al Pubblico Ministero che giorno era il 9 settembre alle ore 23:00, mi parla lui, che giorno era?
P.M.: Facciamocelo dire da questo qui…
A.F.: No, no, no, no me lo dice lei perché è una circostanza…
Presidente: Avvocato guardi che questo non c’entra assolutamente nulla.
A.F.: No io chiedevo soltanto…
Presidente: Lei si oppone e motiva oppure…
A.F.: Si è lunedì… Mi oppongo per le stesse ragioni per cui si oppone il collega.
Presidente: Benissimo.
A.F.: Alle ore 23:00 del 9…
P.M.: Chiedo scusa, ovviamente ho sbagliato data, volevo dire solo il sabato precedente l’omicidio…
A.F.: Ah ecco! Io volevo questa precisazione, mi basta questo.
P.M.: E’, menomale, menomale, ho sbagliato un numero.
A.F.: Menomale.
P.M.: Ho sbagliato un numero la data è il sabato, qualunque sia il giorno, probabilmente il 7…
A.F.: 7 settembre.
P.M.: E’ la data del… No chiedo scusa è la domenica, sennò facciamo veramente confusione. E’ la notte fra la domenica e lunedì.
A.B.: E lui si ricorda tutte queste cose?
P.M.: E’ la notte fra la domenica e il lunedì.
A.F.: Preciso, preciso.
Presidente: A parte di valutarne l’attendibilità anche in relazione a questa sopravvenienza, certamente è ammissibile e rilevante questa testimonianza di questo signore quindi la Corte lo ammette e naturalmente ne valuteremo tutti insieme l’attendibilità, quindi lei lo vuole introdurre subito signor Pubblico Ministero?
L.N.: Si, si.
Presidente: Facciamolo tornare questo signore.
A.B.: (Fuori microfono) Ma l’ha visto sparare! Ora lo dirà: L’ho visto sparare.
P.M.: (Fuori microfono) Può darsi c’era anche lui, facciamoglielo dire.
A.B.: (Fuori microfono) Speriamo!
A.F.: (Fuori microfono) Può darsi che era lui solo!
P.M.: (Fuori microfono) E accusa gli altri?
A.F.: (Fuori microfono) E può darsi che ne ha bisogno!
Presidente: (Fuori microfono) Ah ora me lo ricordo, ora me lo ricordo.
Presidente: Sieda, vuole essere ripreso o no dalle telecamere? Non gliene importa nulla quindi… Senta, le ricordo l’obbligo di dire la verità…
L.N.: E’chiaro.
Presidente: lei è sempre sotto il vincolo..
L.N.: E’ chiaro.
Presidente: …di quella dichiarazione… allora Pubblico Ministero vuole iniziare per cortesia?
P.M.: Signor Nesi lei dopo aver deposto l’altra volta ha fatto sapere e ha detto che aveva necessità, aveva bisogno di parlare di dire altre cose, le vuol dire alla Corte?
L.N.: Esatto, cioè… mi riorganizzo un attimo le idee…
A.B.: Ecco, bravo si organizzi.
Presidente: Avvocato per favore.
L.N.: Dunque il giorno che ci fu l’assassinio degli Scopeti o i morti agli Scopeti, io sapevo già questa cosa da quando venne fuori il nome Pacciani, questa cosa consiste in questo, la sera del delitto degli Scopeti io passai dagli Scopeti, tornando di fuori, in quanto che era chiuso la superstrada Firenze-Siena dalla Certosa all’uscita di San Casciano e passai dagli Scopeti.
P.M.: Dov’era stato? Scusi vuol dire…
L.N.: Ero stato in montagna in una casa…
P.M.: Dove?
L.N.: In una casa in montagna, il posto dottore non glielo so specificare…
P.M.: Era stato con qualcuno?
L.N.: Si, si, si.
P.M.: Poi ci dirà… Andiamo avanti, tornava da questa… Era la domenica.
L.N.: Era una domenica.
Presidente: Era una domenica.
L.N.: Una domenica si, una domenica sera, l’ora bisognerebbe quantificarla dopo in seguito in base a…
P.M.: ci spiegherà come.
L.N.: Perché mi ricordo bene di questa cosa? Perché il lunedì venne fuori il delitto degli Scopeti…
P.M.: Venne fuori come? Lei come lo seppe?
L.N.: Lo seppi in quanto che il delitto di Scopeti fu scoperto da Luca… noi si chiama Pecchioni, ma comunque Luca Santucci cui abitava a 100 metri da casa mia, venne questo ragazzo con la vespa e disse c’era un morto agli Scopeti, verso le tre e mezzo, le quattro… o così. Bene, dopo in secondo tempo, subito dopo nelle prossime ore venne fuori che il delitto apparteneva alla serie dei delitti del mostro che viene chiaro dire: "Porca miseria guarda son passato di lì ieri sera!" Viene chiaro e rimane nella mente, questo sia chiaro. Bene, passa il tempo, passano gli anni, viene fuori il Pacciani che è sospettato di questi delitti, viene fuori ripensando nel cervello, forse c’è delle cose che rimangano, viene fuori di tirare ai fagiani con la pistola, viene fuori, ripensando, viene fuori la lettera di Vanni, viene fuori insieme a queste cose anche che quella sera al bivio che si va… che si viene dagli Scopeti da Firenze e che si viene da Chiesanova, diciamo.. non so se lei conosce la zona…
P.M.: Con la via di Faltignano.
L.N.: Non so come la si chiama.
P.M.: Va bene.
L.N.: Viene fuori che a questo incrocio, mentre io torno…
P.M.: Quella domenica.
L.N.: Quella domenica, vedo Pacciani a quest’incrocio c’è un vis a vis, vedo Pacciani. Allora dico: Bah Pacciani è andato, non mi ricordo come la chiamavano la Sperduto
P.M.: Che abitava lì la Sperduto?
L.N.: La Sperduto abitava da quest’incrocio ora non so se abitava allora, nell’85, quand’è? Abitava a 7/800 metri da quest’incrocio. Dissi, Pietro…
P.M.: Pensò lei…
L.N.: Pensai, pensai, io trovo lei, trovo lui, Pietro è andato a mangiare la pizza a coso, o Pietro è andato a… Pensai Pietro è andato da questa… la chiamavan Pririlla, Tririzza…
P.M.: Perché lei sapeva che ci andava, scusi? Come mai?
L.N.: Si, si sapevo che ci andava perché me lo raccontava i’ Vanni.
P.M.: Glielo raccontava?
L.N.: Il Vanni.
P.M.: Il postino Vanni. Quindi lei pensò: Va be’ il Pacciani sarà andato dalla Sperduto.
L.N.: Sarà andato dalla Sperduto, che vuole che io nell’85… io prendo, passo Spedaletto, sorpasso la macchina.
P.M.: Lo vide bene? E in che modo lo vede?
L.N.: Mhmm attenzione, facciamo una distinzione chiara, personalmente io… non confondiamo… dottor Canessa non confondiamo… personalmente io, io personale Nesi Lorenzo son convinto che era Pacciani Pietro.
P.M.: Come mai ne è convinto?
L.N.: Allora, mi scusi, perché non l’ho detto nell’udienza del… Non l’ho detto perché ero sicuro per un tribunale, per me personale sicuro al massimo, però per un tribunale gli davo un 20 o anche 30% di scarto perché in un tribunale va detto cose vere, precise, inequivocabili. Quando è venuta in me la cosa che ha fatto scattare un 10% o anche un 20% in più? Quando Pacciani Pietro il 22… 21… quando son venuto qui non mi ha riconosciuto, Pacciani Pietro non mi ha riconosciuto perché credeva che gli dicessi questa cosa, perché Pacciani Pietro a me mi conosce bene, gli si può domandare se mi conosce.
Pietro Pacciani: Va ‘ia buffone! Buffone!
Presidente: Allontanatelo. Allontanatelo dall’aula immediatamente.
L.N.: Pietro di buffone non lo voglio.
Presidente: Fuori, gli atti al Pubblico Ministero per questo ennesimo oltraggio.
P.M.: Si Presidente.
Presidente: No, no lei va fuori, Pacciani ora lei va fuori, glielo avevo già detto e adesso basta.
A.B.: Presidente chiedo scusa, ha ragione anche lei…
Presidente: Certamente è la quarta volta che oltraggia i testi.
A.B.: Lui sta zitto ma mi scusi…
P.M.: E’ la quarta volta che oltraggia i testi.
A.B.: Ma capisce, oltraggia una persona che gli dice che lui può esse’ l’assassino, ha diritto di difendersi.
P.M.: Avvocato ma non gli dice “buffone”! Non ha diritto di oltraggiare.
A.B.: Ma si! Io non voglio dire che ha fatto bene…
Presidente: In ogni caso questo è un provvedimento di competenza mia, siccome l’avevo già ammonito…
A.B.: Certamente signor Presidente.
Presidente: Adesso sene sta un po’ lì, non abbia paura lo farò rientrare poi.
A.B.: No perché io volevo che lui stesse a sentire quello che dice questo signore, è molto importante per lui…
L.N.: Si, si ma…
Presidente: Se il buongiorno si vede dal mattino avvocato…
L.N.: Per me Pacciani può benissimo stare basta che non mi offenda perché io non lo offendo.
A.B.: Eh no, certamente, siccome non gli sta facendo proprio nulla a lui…
Presidente: Pacciani è fuori, è meglio per tutti, lo faremo rientrare, non ora più in là, nel frattempo vada avanti per favore.
L.N.: Allora… gliel’ho già spiegato…
Presidente: Ci stava spiegando come mai…
L.N.: Come mai, cioè… Pacciani, ripensando dopo, perché non mi riconosce? Perché Pacciani ne… ne… ne… in questo incrocio che io vidi Pacciani… vidi Pacciani così, nel 1985… ’84…
P.M.: Ma aveva una macchina? Aveva qualcosa?
L.N.: Si, si erano in macchina e erano due. Erano due. Che erano due sono sicuro.
Presidente: Vediamo di finire questo ragionamento perché…
P.M.: Bene.
Presidente: Ecco, quindi lei dice…
L.N.: Era una cosa, signor Presidente…
Presidente: Non mi ha riconosciuto… ha fatto finta di non riconoscerla…
L.N.: Ha fatto finta perché il Pacciani non mi può non riconoscere perché…
P.M.: Perché non può riconoscerla? Perché lei è uguale ad allora?
L.N.: Perché non mi può riconoscere, perché io se fosse stato 10 anni fa o 20 anni fa magro e oggi fosse diventato grasso non mi poteva riconoscere, se avessi avuto i capelli e oggi son calvo non mi poteva riconoscere ma io…
P.M.: Ma vi vedeste bene a quest’incrocio perché eravate quasi fermi?
A.B.: No Presidente non accetto… Non ammetto queste domande!
Presidente: Avvocato lasciamolo…
P.M.: Ma non le ammetta!
A.B.: No Presidente queste domande non le ammetto.
Presidente: Perché no avvocato?
A.B.: No “perché eravate quasi fermi” e dice o si o no!
Presidente: Avvocato…
A.B.: No Presidente.
Presidente: Io vorrei… io vorrei…
A.B.: Stiamo zitti tutti.
Presidente: Per il momento che non si ponga nessuna domanda, vogliamo far raccontare al teste tutto quello che sa? E poi dopo cominciamo con le precisazioni.
P.M.: Benissimo.
Presidente: Senza fare domande suggestive, va bene?
P.M.: Benissimo Presidente.
Presidente: Ecco, prego.
L.N.: Chiaramente ogni poco si perde il filo…
Presidente: Lei racconti tutto, poi le domande…
L.N.: Teoricamente io gliel’ho già detto. La molla che ha fatto scattare questa mia seconda testimonianza e mi creda in tutta onestà, in tutta sincerità… è… è… dico, Pacciani non mi riconosce perché lui quando m’ha visto salire quei tre scalini lì gli ha detto: Questo mi dice che m’ha visto agli Scopeti. E io questo non lo dicevo…
Presidente: Questo lo ha pensato lei.
L.N.: L’ho pensato io si, si, si, si, ah per l’amor di Dio! L’ho pensato io. L’ho pensato io. Non mi riconosce perché lui sa che lui m’ha visto al bivio degli Scopeti, che dopo era… sia chiaro, era a un chilometro di dove son stati ammazzati i francesi, cioè unn’era… io unn’ho mica visto… e metta in questa cosa uno scarto a oggi del 10% come tribunale, come… perché se Pacciani gli avesse avuto la 500 era inconfondibile, non c’era possibilità di sbagliarlo. Perché non c’era possibilità di sbagliarlo? Perché Pacciani nella 500… un omone grosso…
Presidente: La riempiva tutta.
L.N.: La riempiva… gli aveva… gnene può domandare… gli aveva uno sterzino di questi tipo corsa che … no in senso dispregiativo, Dio me ne guardi, sembrava di questi fumetti, queste… di questi omini grossi che son su quelle macchinine piccole che guidano, Pacciani nella 500 gliel’avrei dato…
Presidente: Invece quella sera?
L.N.: Eh?
Presidente: Invece quella sera? Perché non ci ha ancora detto, scusate se… Non ci ha ancora detto come lo vide.
L.N.: Come come lo vidi?
Presidente: Era a piedi? In macchina?
L.N.: No in macchina.
Presidente: In macchina.
L.N.: In macchina. Ora la macchina nuova di Pacciani, in questa Ford io… Al tempo l’avevo vista meno della 500 sicchè… ho questi dubbi per un tribunale, ho questi dubbi però per me era Pacciani.
P.M.: Ma che macchina era?
L.N.: Era una Ford Fiesta.

martedì 26 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Marcello Fantoni - Deposizione del 30 maggio 1994 - Prima parte

Marcello Fantoni fu ascoltato il 30 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.

P.M.: Sentiamo allora Delli Floriano, Presidente
Presidente: Denni Floriano.
P.M.: Sentiamo intanto Delli Floriano, se c’è…
Presidente: Al solito per favore non riprendiamo i testi che entrano sennò… Allora non vorrei…
P.M.: Verifichiamo…
Presidente: Sennò mi fate ripetere i concetti che ho già espresso. Non riprendiamo i testi a meno che questi non dicano, quando sono giunti qui, che consentono la ripresa. Signor Fantoni venga per cortesia. Ha ragione, ha ragione! Ha ragione, s’accomodi signor Fantoni. Si metta comodo lì per favore, tiriamo fuori il solito fogliolino. Ecco per cortesia vuol dare le sue generalità?
M.F.: Si. Fantoni Marcello nato a Mercatale Val di Pesa il 30.06.40.
Presidente: 30 giugno 1940, ivi residente? Residente?
M.F.: A Mercatale Val di Pesa ni comune di San Casciano.
P.M.: Abbiamo chiesto, se vuol essere ripreso…
M.F.: Non ho capito…
Presidente: Conss… Legga quella formula.
M.F.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non a nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Perfetto. Signor Fantoni consente la ripresa televisiva?
M.F.: No.
Presidente: No, benissimo e allora solito discorso di prima non inquadriamo il teste. Risponda prego signor Fantoni alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Signor Fantoni che attività svolge lei? Che lavoro fa?
M.F.: Ora sono in pensione e facevo il meccanico.
P.M.: Faceva il meccanico… Aveva un’officina lei?
M.F.: No ero un dipendente.
P.M.: Dipendente. Dove?
M.F.: A san Casciano Val di Pesa.
P.M.: Meccanico di automobili?
M.F.: Si.
P.M.: Anche elettrauto o solo meccanica?
M.F.: Si faceva un po’ di tutto. Ero meccanico.
P.M.: Un po’ di tutto. Senta una cosa signor Fantoni, lei conosce il signor Pacciani?
M.F.: Si perché stava vicino a me.
P.M.: A lei di casa?
M.F.: Si.Di fronte, vicino.
P.M.: Esattamente ci vuol dire il luogo? In che via abita lei?
M.F.: Io abito in Piazza del popolo 3.
P.M.: Ecco, piazza del popolo! Vicino all’abitazione del signor Pacciani di piazza del popolo.
M.F.: Si.
P.M.: lei abitava già lì quando venne il signor Pacciani a abitare in piazza del popolo…
M.F.: No io abitavo già.
P.M.: Ecco, lui è venuto successivamente.
M.F.: Si.
P.M.: Senta signor Fantoni, lei frequenta, ha mai frequentato Fese de l’unità… cose di questo genere?
M.F.: Senta le feste io ci vado normalmente come…
P.M.: Bene.
M.F.: Qualsiasi tipo di festa.
Presidente: Come si va nei paesi ogni festa che c’è tutti vanno alla festa.
M.F.: Più o meno.
P.M.: E’ mai stato a cena a qualche festa de l’Unita?
M.F.: No.
P.M.: A cena mai.
M.F.: No.
P.M.: Ricorda di aver riparato l’autovettura di Pacciani in occasione di una festa de l’unità? E’ mai successo un episodio simile?
M.F.: No.
P.M.: Ricorda allora di aver riparato auto di Pacciani in altre occasioni? In occasioni diverse?
M.F.: Dipende quale macchina perché ci aveva…
P.M.: Ci dica lei allora, ha mai riparato una o più macchine di Pacciani?
M.F.: La Cinquecento.
P.M.: La Cinquecento. Che tipo di riparazione ha fatto?
M.F.: Tipo di riparazione eh c’era l’accensione non andava, cioè c’era i cavi invertiti dell’accensione.
P.M.: Di una Cinquecento?
M.F.: Si.
P.M.: Si ricorda in che occasione era? Se era di giorno, se era di notte?
M.F.: No era dopo cena.
P.M.: Era dopo cena.
M.F.: Si.
P.M.: Non era comunque una Festa de l’Unità?
M.F.: No, no, no assolutamente.
P.M.: Senta una cosa sa, collocare nel tempo questo dopocena e come la venne a trovare Pacciani? A casa? Per strada?
M.F.: No, allora io lavoravo e non ero tornato ancora da lavoro e lasciò detto a mia moglie che era rimasto fermo e se io andavo a rimettergliela in moto, a dargli un’occhiata…
P.M.: Lei ci andò?
M.F.: Dopo cena. Si.
P.M.: Ricorda in che località era?
M.F.: Certo. Davanti a un’officina meccanica.
P.M.: In che paese?
M.F.: A San Casciano… A Mercatale Val di Pesa.
P.M.: Non sicuramente a Cerbaia?
M.F.: No, no, no.
P.M.: Senta una cosa, ha mai saputo o riparato guasti ad auto diverse? Del Pacciani? Sa se aveva auto diverse innanzitutto? Dalla Cinquecento?
M.F.: Ci aveva la Forde.
P.M.: Lei sulla Ford ha mai fatto riparazioni?
M.F.: No, assolutamente no.
P.M.: Pacciani le ha mai detto se aveva avuto guasti alla Ford?
M.F.: Me lo disse si.
P.M.: Ricorda che guasto era?
M.F.: Mah mi disse che lui non riusciva a rimetila in moto… Questo me lo disse circa una settimana fa, del fatto, perché mi venne incontro e mi disse: Guarda io sono rimasto fermo… Come?
P.M.: Una settimana prima del fatto, non una settimana fa…
M.F.: Dopo del fatto lui mi venne incontro, un giorno tornavo da casa, cioè tornavo o da lavoro o da icchè, mi venne incontro e mi disse: guarda Marcello son rimasto fermo… l’accensione… Insomma lui parlava ma io… Cioè non è che l’ascoltassi tanto, comunque mi disse che lui non riusciva a rimettere in moto questa macchina.
P.M.: Quest’auto Fiesta?
M.F.: Me lo disse lui.
P.M.: Poi cosa ne… Come l’abbia riparata lei non lo sa.
M.F.: No non lo so, non lo so, certamente l’avrà portata da i’ su’ meccanico oppure da i’ concessionario dove l’aveva presa, io questo non lo so.
P.M.: Senta il signor Pacciani ha dichiarato, in un memoriale fatto al GIP, che esattamente la sera dell’8 settembre ’85 o del 9, non si capisce, “mi trovavo a cena a Cerbaia” lui dice, “con la mia famiglia, alla festa, fino alle 9 e 30 di sera. Al ritorno a casa mi bruciò l’interruttore di minima alla Fiesta Ford. Dopo poco, che avevo comprato da poco dal carrozziere Gianni di Mercatale. Vicino al tavolo c’era a cena un meccanico di Mercatale, Fantoni Marcello con sua moglie, chiamai lui e me la fece ripartire collegando i cavi della sua batteria”, è vero questo?
M.F.: No.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.