domenica 17 novembre 2019

Il Mostro di Firenze - Criminologia di un'investigazione

Autori: Marco Vallerignani
Prima edizione: 2019, brossurato, Albatros Edizioni

Presentazione: "Per la prima volta viene fornita una prospettiva diversa di analisi ai delitti del c.d. “Mostro di Firenze”, non un caso ma “il caso” giudiziario e criminologico più dibattuto e controverso dal secondo dopoguerra italiano e capitolo unico nella letteratura criminologica mondiale, nonostante una verità giudiziaria che lambisce parte dei delitti consumati in tale alveo. Attraverso un’approfondita analisi ad ampio respiro, ove sono scomputati focalizzati e riallocati elementi psicologici criminologici ed investigativi sedimentati in un excursus temporale di cinquantuno anni, vengono formulati diversi paradigmi empirici nelle loro più ampie accezioni (anche gnoseologiche) che forniscono nuove chiavi di lettura al caso. Il volume, arricchito della prefazione del Prof. Francesco Bruno che è il maggior conoscitore del caso per il quale ha stilato anche specifici profilings in qualità di funzionario del SISDE, mira a fornire un contributo diverso a quelli sinora apportati per delineare quell’entità oscura che ancora oggi, dopo più di mezzo secolo dalla sua “apparizione” non è possibile ancora chiamare con un nome ed un cognome ma solo con un appellativo: Mostro…"
 

sabato 16 novembre 2019

Nella mente dell'S.I. di Firenze


Autore: Mirco Zurlo
Prima edizione: 2019, 376pp, cartonato, Independently published

Presentazione:"I delitti dell’S.I. (soggetto ignoto) di Firenze rappresentano probabilmente il caso criminale più enigmatico della cronaca nera italiana. Otto duplici omicidi ai danni di giovani coppie appartate, compiuti tra il 1968 e il 1985 con le medesime modalità esecutive. La giustizia italiana ha attribuito a differenti autori la responsabilità dei crimini, tuttavia tre episodi delittuosi restano ancora senza colpevoli. Le verità processuali contenute nelle sentenze lasciano parecchie perplessità. Il ragionevole dubbio, principio cardine del processo penale, pare non essere stato superato per molti aspetti cruciali della vicenda. A oltre 50 anni dall'inizio della serie omicidiaria che ha sconvolto il nostro Paese, questo libro prova a fare luce e chiarezza, andando al di là della verità ufficiale e tentando di penetrare nella mente e nella logica dell’inafferrabile Soggetto Ignoto. Partendo dalla ricostruzione storica, investigativa e criminologica di eventi e documenti, si giunge a tracciare l’identikit personologico dell’autore dei delitti e a ipotizzare il funzionamento psicologico della sua struttura di personalità."

venerdì 15 novembre 2019

Autore: Francesco Ciurleo
Prima edizione: 2019, 180pp, brossurato, Independently published

Presentazione: "Cosa accadrebbe se il più celebre investigatore di tutti i tempi, incontrasse il più famoso assassino seriale italiano? Il grande Sherlock Holmes, troverebbe certo la soluzione del caso... oppure no. Il Soggetto Ignoto che dal 1968 al 1985 terrorizzò le campagne nei dintorni di Firenze e l'Italia intera, uccidendo coppie di giovani, potrebbe avere finalmente un nome e un volto. In questo romanzo l'autore mescola sapientemente fatti reali con elementi di fantasia, dando vita a una storia avvincente, che vi terrà col fiato sospeso."

Il libro è disponibile clickando qui.

mercoledì 23 ottobre 2019

Giampiero Vigilanti. Il legionario ed il mostro di Firenze di Francesco Cappelletti


Seminario di criminologia: “Serial Killer italiani” - Roma 11/12 ottobre 2019

Da sempre la stampa si è occupata degli omicidi compiuti, perlopiù negli anni ‘80, dal cosiddetto “mostro di Firenze”, e dopo il marito tradito, i cognati del marito tradito, il lavoratore della terra agricola, i compagni di merende, il farmacista ed il gastroenterologo, giunge agli onori della cronaca il legionario: Giampiero Vigilanti.

Gli atti dell’ultima indagine sono ancora secretati pertanto non ci è dato sapere quali elementi abbiano caratterizzato la recente attività della Procura ma Giampiero Vigilanti non si è mai negato ai giornalisti e dalle sue dichiarazioni si possono desumere molti degli aspetti probabilmente ritenuti interessanti dagli inquirenti.

Ringrazio quanti lo hanno conosciuto di persona ed hanno voluto condividere con me i loro ricordi.

Giampiero Vigilanti nasce a Vicchio il 22 novembre 1930. Pietro Pacciani è suo coetaneo e conterraneo ma non è dato sapere se si siano frequentati prima dell’episodio di cui racconta lo stesso Vigilanti in un’intervista a “Il Gazzettino del Chianti” del 30 luglio 2017"Era di Vicchio come me, (nel 1948) ebbi una discussione con lui perché aveva preso il lavoro al mio babbo. All’epoca il Comune faceva fare dei lavori ai residenti per guadagnare qualcosa, rimettevano le strade, spaccavano le pietre. Pacciani dopo aver fatto il suo turno, volle fare anche quello che spettava al mio babbo mandandolo via, tanto che il babbo si arrabbiò molto. Io gli dissi lascia stare, ci penso io. Andai da Pacciani e gli tirai una bastonata in testa. Lui non mi denunciò.”
Ed è proprio Pacciani il protagonista dell’omicidio avvenuto nel bosco di Tassinaia, in Mugello, di cui si parlerà a lungo e fino a Firenze; raccontano le cronache  che un giovane Pietro Pacciani, l’11 aprile 1951, uccise il rivale in amore Severino Bonini, sorpreso in atteggiamenti intimi con la di lui fidanzata, Miranda Bugli.
Luigi, fratello di Severino, in un’intervista a Mixer, (Rai2) riferisce una circostanza insolita mai riscontrata: “c’era anche un altro ad aiutarlo… perchè a portarlo via, per buttarlo nel lago, tutte queste cose non le poteva fare da solo”. Sull’identità dell’eventuale complice le indagini pare non abbiano condotto a niente di significativo.

Nel 1953, Giampiero Vigilanti si arruola nella legione straniera. Ne parla nell’intervista al “Gazzettino del Chianti” già citata: "All’età di sedici anni passai per la prima volta la frontiera  francese in cerca di lavoro, quando si accorsero che ero minorenne mi riaccompagnarono a Ventimiglia con il foglio di via. Vi tornai da maggiorenne, i francesi mi presero per la seconda volta e mi dissero: O torni in Italia o sennò ti arruoli nella Legione.”
Durante gli anni in legione riferisce aver partecipato alla guerra in Indocina (23/11/1946-12/07/1954) e alla  guerra franco-algerina    (1/11/1946-19/03/1962).
Durante la trasmissione “Il Binvio” (9 maggio 2007) raccontò che nel ‘54, ad Hai Phong in Indocina, fu sepolto vivo dai nemici per poi essere liberato dopo 5 giorni da alcuni commilitoni.
Gazzettino del chianti: “Una volta fui catturato, volevano che rilevassi dei segreti militari, per farmi paura mi misero sotto terra, vi rimasi per circa venti giorni. Non parlai, se lo avessi fatto sicuramente dopo mi avrebbero ucciso i miei".
“Quanti Vietminh ha ucciso durante la guerra di Indocina?
«Non li contavamo, ma credo centinaia. Almeno 300 o 500...».”

Si congeda nell’agosto del 1957, e fino al luglio del 1958 resta a Marsiglia. Da La Nazione del 26 luglio 2017:
“Ho lavorato a Marsiglia. Ho aperto un locale tipo nightclub. Andò male, c’erano contrasti con due arabi che ci ricattavano e fummo costretti a farli fuori.”Rientrato in Italia conosce la donna che gli darà due figli e con cui si sposerà il 21 gennaio 1962.

Per alcuni mesi risiede in Canto dei Nelli a Firenze, di fronte alla Basilica di San Lorenzo, nel 1963 si trasferisce a Vaiano in Via Braga 218 per poi stabilire la propria abitazione nella zona de Il Cantiere a Prato dove ha vissuto fino a gennaio 2019 quando a seguito di maltrattamenti alla moglie il PM ha richiesto ed ottenuto dal GIP il divieto di avvicinamento. (https://www.lanazione.it/prato/cronaca/giampiero-vigilanti-1.4391985)

Sempre dall’intervista pubblicata su  La Nazione del 26 luglio 2017 si apprende conoscesse anche Salvatore Vinci, (fratello di Francesco, inizialmente inquisito come Mostro e poi prosciolto): “Sì, eravamo vicini di casa a Vaiano, ma non ci parlavo. Lo conoscevo di vista. Mi sembrava violento."
In realtà Giampiero Vigilanti risulta residente in Via Braga a Vaiano fino al 30 giugno 1966, poi si trasferisce a Il Cantiere. Salvatore Vinci invece prende la residenza in via 25 aprile a Vaiano dal 28 luglio 1966, non si può escludere però vi abitasse già da prima.

Dal 19 al 22 giugno 1964 esce su La Nazione, Cronaca di Prato, in tre puntate, la storia del legionario Vigilanti.

Nel 1964 Giampiero Vigilanti viene assunto a Vaiano come operaio tessile presso una delle tante filature a pettine della zona.
Dal 1972 al 1979 è alle dipendenze della società “Ofisa - Onoranze funebri” per poi congedarsi nel 1980 quando inizia a percepire una pensione di invalidità dall’Inps.

Nel 1971 acquista una Lancia Flavia rossa dal cofano ed il bagagliaio di colore nero che detiene fino al 1986. Lo si apprende nell’intervista già citata rilasciata a “Il Gazzettino del Chianti”: “Ho posseduto una Lancia Flavia rossa. Se fa riferimento alla macchina rossa vista a Vicchio prima del delitto di Pia Rontini e Claudio Stefanacci può essere anche la mia: lì a pochi passi dalla piazzola abitava mia madre, a trovarla ci andavo  in macchina".
In realtà l’Alfa Romeo Rossa avvistata a Vicchio nei giorni precedenti l’omicidio, appartiene ad “un pescatore che stava tornando a casa dopo una battuta in un torrente, risultato poi del tutto estraneo al delitto” come si evince da un articolo di Mario Del Gamba pubblicato su La Nazione del 30 agosto 1984.
Un’altra auto rossa viene avvistata la notte del duplice omicidio delle Bartoline, come si legge in un Appunto dei Carabinieri del 27 ottobre 1981 e relativo ad una circostanza riferita da Rossella P. e Gian paolo T.: “La sera del 22/23 ottobre 1981, mentre rientravano da Calenzano-Le Croci, per accorciare la strada passavano per Travalle, giunti al ponte che divide le strade con via dei Prati e quella porta all’incrocio del nome di Gesù, verso le ore 00:30 incrociavano un’Alfa Romeo GT di colore rosso chiaro, che proveniente dal senso opposto di marcia impegnava il predetto ponte a forte velocità, tanto che il ragazzo che guidava la sua auto, era costretto quasi a fermarsi per evitare la collisione. In quel preciso memonto gli puntavano i fari nel viso e potevano scorgere che l’uomo che era alla guida della Alfa Romeo GT poteva avere 45/50 anni, stempiato, viso rotondo quasi senza capelli in testa, con occhi grandi e scuri e sembra che vestisse di scuro. Il cofano anteriore della macchina di colore più scuro, sempre rosso. Sono stati eseguiti itentikit e fotofit.

Nell’ottobre 1984, Vigilanti, acquista una pistola High standard calibro 22 di cui accenna in un verbale del 16 settembre 1985: “Non sono cacciatore e ho come unica arma la pistola cal.22 che voi avete visto, da me acquistata nell’ottobre 1984, utilizzata presso il poligono. Sono andato a sparare al poligono di tiro di Prato nel mese di luglio del c.a., prima che lo stesso chiudesse per ferie. Prima dell’acquisto della pistola mi recavo presso il poligono esercitandomi con le pistole in dotazione al citato ente. Prima di questa pistola, non ho mai posseduto altre armi, facendo riferimento al periodo da quando sono in Italia.”
E così inizia il verbale dei carabinieri della compagnia di Prato che eseguirono la perquisizione presso l’abitazione ubicata a Il cantiere:
“Alle ore 07:30 di oggi 16 corrente ci siamo portati presso l’abitazione di Vigilanti Giampiero in quanto il predetto, da accertamenti svolti, poteva identificarsi nel noto mostro di Firenze”.
Nel corso dell’operazione venne rinvenuta la pistola calibro 22 ma anche numerosi quotidiani:
•    edizione straordinaria “La Nazione” del 26.1.1984; 27.1.1984: notizie relative all’arresto di Piero Mucciarini e Giovanni Mele già indagati dal Giudice Istruttore dr Mario Rotella per i delitti del ‘mostro di Firenze’
•    “La Nazione” 25.12.1984; 27.12.1984; 28.12.1984; 30.12.1984; “Corriere dello Sport Stadio” 30.12.1984: notizie relative alla strage  mafiosa - neofascista avvenuta il 23 dicembre 1984 presso la Grande Galleria dell'Appennino, ai danni del treno rapido n. 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano.
•    “La Nazione” 30.05.1985: notizie relative alla tragedia dell’Haysel in occasione dell’incontro di calcio Juventus - Liverpool
•    “La Nazione” 23.6.1985: notizie relative all’elezione di Francesco Cossiga a Presidente della Repubblica Italiana.
•    “La Nazione” 10.9.1985; 14.9.1985; 15.9.1985: notizie relative al delitto degli Scopeti
Fu eseguita una perquisizione anche presso l’abitazione della madre di Vigilanti, residente in Vicchio del Mugello, loc Padule, via Caselle n.36:
•    foglio di giornale pag. 5 de “La Nazione”del 17 settembre 1974; “La Nazione” del 16.9.74: notizie relative al duplice omicidio avvenuto  in Borgo San Lorenzo ai danni di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini
•    “la Città” del 15/16/30.12.1983: notizie relative all’uccisione della prostituta Clelia Cuscito, rinvenuta cadavere il 14 dicembre 1983;
•     “La Nazione” del 14.7.84; notizia relativa all’uccisione di un giovane avvenuta nel centro di Prato a colpi di Beretta cal. 22
•    “La Nazione” di Firenze del 29.7.1984: notizie relative all’omicidio della prostituta Giuseppina Bassi
•     “La Nazione”del 5.8.1984, “La Città” del 30.7.84, 10.8.84, “La Nazione” dell’11.8.84: notizie relative al duplice omicidio avvenuto in località Boschetta di Vicchio del Mugello: Claudio Stefanacci  e  Pia Rontini

Giampiero Vigilanti, assunto a sommarie informazioni dagli stessi operanti intervenuti presso il suo domicilio riferì:
“Io normalmente i giornali dopo averli letti li butto via. Mia moglie invece quando vi sono notizie particolari è solita conservarli. In particolare ha conservato i giornali che hanno parlato del duplice omicidio verificatosi nel 1984 a Vicchio in quanto essendo originario della zona, conoscevo, di vista, la famiglia Stefanacci.”
Preciso che nei giorni successivi a quel duplice omicidio, andai a vedere il luogo del delitto al ritorno dalla visita fatta al mio ex medico di famiglia Dott. Caccamo Francesco, in località le Balse di Dicomano, appunto limitrofe alla zona di quel delitto.”

Durante il processo a Pietro Pacciani, in data 12 luglio 1994, viene sentito il Maresciallo dei Carabinieri di Prato Antonio Amore che riferisce su tre circostanze:
-La perquisizione a cui è stato sottoposto Vigilanti il 16 settembre 1985;
-Il rinvenimento in data 30 settembre 1985, di 32 cartucce Winchester H, calibro 22 in una strada che collega Poggio a Caiano a Carmignano, distante circa 200mt dalla locale agenzia Ofisa - onoranze funebri.
-L’episodio riferito dalla guardia giurata Nicola E. che l’11 settembre 1985 fece mettere a verbale “Nell’estate del 1981, mentre mi trovavo a sorbire un caffè presso il Bar sito in località “Nome di Gesù” a Calenzano, venivo avvicinato da un tale che io non conoscevo e che stava bevendo una birra al banco. Questo tizio vedendomi in divisa si avvicinava a me e mi fece alcune domande sull’arma in dotazione che tenevo nella fondina. Per farmi capire che anche lui si intendeva di armi mi mostrò tre proiettili calibro 22 LR, piuttosto vecchiotti ed ossidati. Mi disse: ‘li vuoi tanto io a casa ne ho altri 5 o 600’. Io li presi, li misi in tasca e me ne andai.
(...)
L’uomo che mi ha dato i proiettili posso descriverlo come segue, anche se non lo ricordo al 100%: altezza 1,80 circa, corporatura robusta con un po’ di pancia davanti e le spalle più larghe delle mie, viso abbastanza rotondo con gote rossicce, i capelli molto corti tirati indietro color biondo-rossiccio, senza barbe e né baffi, non aveva occhi azzurri e non aveva cicatrici sul volto, il collo normale; era abbastanza stempiato, accento verosimilmente toscano non accentuato.”


Il 22 novembre 1994 viene effettuata una nuova perquisizione e presso l’abitazione di Giampiero Vigilanti vengono rinvenute e sequestrate 176 cartucce Winchester, H, calibro 22.
Il legionario si difese sostenendo di averle acquistate al poligono di tiro perché amante delle armi ma da informativa della Winchester si apprese che quei proiettili non erano più prodotti  dal 1981.
Giova ricordare che di tale munizionamento non vi era traccia nella precedente perquisizione del settembre 1985.

Il 12 settembre 1998 esce su alcuni quotidiani la notizia secondo la quale Vigilanti sarebbe divenuto milionario grazie alla vicenda del ‘Mostro di Firenze’. La popolarità raggiunta con alcuni articoli di giornale ed un servizio della CNN lo hanno ricongiunto ad un vecchio parente americano che una volta deceduto gli avrebbe lasciato 18 milioni di dollari.
La notizia viene ripresa da alcune testate nel 2005 ed il 9 maggio 2007 Giampiero Vigilanti è ospite della trasmissione condotta da Enrico Ruggeri “Il Bivio”, su Italia 1, dove racconta della propria vita e dell’eredità ricevuta.

Confrontando l’intervista rilasciata al Corriere della sera del 12 settembre 1998 con quella pubblicata da La Nazione nel 2007 appaiono talune evidenti discrasie:
-La data di arruolamento in Legione: 1953 per l’articolo del 1998; 1948 per quello del 2007
-Il parente americano è talvolta “zio”, talvolta cugino ma anche “figlio di un fratello del nonno”;
-La residenza di “Joe” negli U.S.A. è Newark, nel New Jersey nel 1998; Connecticut nel 2007
-“Joe” è proprietario di una industria che produceva componenti per l'Aeronautica militare americana nel 1998; “in bilico tra i fast food e i ristoranti italiani con le tovaglie a quadri” nel 2007;
-Neppure risulta che la CNN si sia mai occupata di Giampiero Vigilanti, come invece egli afferma.
-L’Avv. Antonio Caputolo a cui Vigilanti si sarebbe rivolto per entrare in possesso dell’eredità, citato in un articolo de Il Tirreno del 16 ottobre 2005 non risulta iscritto all’elenco nazionale degli avvocati, istituito dal Consiglio nazionale.
Il 26 Luglio 2017, l’Ansa annuncia “Il pm che ha sempre indagato sui delitti del mostro, Paolo Canessa, ora procuratore capo a Pistoia, avrebbe indagato un ex legionario, Giampiero Vigilanti, 86 anni, residente a Prato. L'inchiesta sarebbe condotta in collaborazione con il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco.”  E da La Nazione del 28 luglio si apprende che il legionario non sia il solo iscritto nel registro degli indagati per il concorso negli otto duplici omicidi, vi sarebbe pure Francesco C. “il medico curante dell’ex combattente della Legione straniera.”


Su La nazione del 31 maggio 2018 si legge un virgolettato in cui Vieri Adriani, avvocato di parte civile per i parenti delle vittime del duplice omicidio del 1985, dichiara che “Il procedimento penale scaturito da una richiesta di accertamenti presentata nel 2013 su alcuni aspetti irrisolti mira a ricostruire fatti e responsabilità ulteriori rispetto a quanto finora accertato con sentenze passate in giudicato e prescinde da qualunque scenario magico-esoterico.”

Ed è il giornalista Claudio Capanni, che intervistando Giampiero Vigilanti per La Nazione, che il 26 luglio 2017 rivela la notizia del furto subito da Giampiero Vigilanti: “Mi sono state rubate 4 pistole  lo scorso settembre. Sono entrati in casa mia tra le 4 e le 5 di mattina mentre ero fuori a portare a passeggio il cane”. 

Su La Nazione del 16 gennaio 2019 si apprende però che la denuncia di furto sia avvenuta il 28 novembre 2013: “Quel giorno non denunciò uno, ma due furti, avvenuti in momenti diversi. I ladri avrebbero trafugato non più quattro ma tre pistole: “Una è la High Standard calibro 22, l’altra una calibro 7.65 turca, che ebbe in dono da un amico finanziere deceduto, e la terza è una rivoltella Smith & Wesson, calibro 357 magnum, che aveva acquistato in un’armeria di Prato pochi giorni prima, pagandola circa 500 euro, per altro in un momento in cui i soldi in casa scarseggiavano (ma non era miliardario?). Nell’occasione, denuncia Vigilanti, spariscono anche alcune cartucce, calibro 22 long rifle e 7,65. Il 26 novembre, Vigilanti torna all’armeria e compra un’altra Smith&Wesson calibro 38 Special. Anche quella venne riposta nel solito cassetto e pure questa svanì nel nulla. Né della pistola acquistata a ottobre, né del revolver preso a novembre, Vigilanti ha denunciato il possesso.”

28 aprile 2018 - Stefano Brogioni de La Nazione torna ad intervistare Giampiero Vigilanti. Si apprende che il legionario detenesse anche una Beretta calibro 22: "La Beretta era la prima pistola che ho avuto quando andavo al tiro a segno. (...) quando venni a Prato, presto". Quindi 1963/1964?Nella medesima intervista emerge conoscesse anche  Francesco Narducci, il gastroenterologo umbro scomparso nel lago Trasimeno che voci di paese definivano “il mostro di Firenze”: "Sì, quello trovato morto. L’ho conosciuto sì. A Vicchio. L’ho conosciuto ma non stava a Vicchio, lui stava... non mi ricordo".

Su La nazione  del 3 dicembre 2018 si apprendono nuovi dettagli circa la pistola detenuta da Vigilanti: “La High Standard è appartenuta a Francesco C. sin dagli anni ’70. Poi il medico la consegnò al poligono in cui si esercitava e, dopo essere stata posseduta per un breve periodo da una terza persona, nel 1984 arrivò nelle mani di Vigilanti.”

Il 3 luglio 2019 Il Procuratore della Repubblica, dr Luca Turco, chiede l’archiviazione del procedimento: “Nonostante le approfondite indagini svolte, il quadro indiziario allo stato acquisito risulta fragile ed incerto, non certo suscettibile ad assurgere a dignità di prova, né tale da essere in alcun modo ulteriormente corroborato con ulteriore attività investigativa, tenuto anche conto del lungo tempo trascorso dai fatti;"
La notizia esce il 12 luglio su La Nazione. Nell’articolo si legge di un verbale rilasciato da Vigilanti: “Ero a Vicchio, ma solo per curiosare. Ero stato con Pacciani e Lotti alla Boschetta, sia nei giorni precedenti che dopo il delitto. Passai in auto da Calenzano, ma seppi del delitto l’indomani.”

La notizia circa l’opposizione all’archiviazione da parte dell’avvocato Vieri Adriani viene data dall’Ansa il 3 settembre 2019.
Siamo tutt'ora in attesa della decisione del Giudice per le Indagini preliminari.

giovedì 10 ottobre 2019

Elisabetta Ciabani - Come un suicidio



“L'8 agosto 1982 muore a Ragusa, dove si trovava in vacanza, Elisabetta Ciabani. Era un'amica intima di Susanna Cambi, la vittima uccisa dal Mostro di Firenze nell'ottobre del 1981 a Travalle di Calenzano insieme al fidanzato Stefano Baldi.”
(…) La morte di Elisabetta, avvenuta dieci mesi dopo quella dell’amica e due mesi dopo il delitto Mainardi-Migliorini, resta un mistero irrisolto. Il caso sarà archiviato come suicidio alcuni anni dopo. Si tratta solo di una coincidenza? Oppure Susanna Cambi, com'è probabile, conosceva il Mostro e si è confidata con l'amica Elisabetta prima di essere uccisa?” 
Analisi di un mostro – Francesco Bruno e Andrea Tornielli
“Elisabetta Ciabani era un’amica di Susanna Cambi, che proprio l’anno prima era stata ammazzata a Calenzano con il suo fidanzato Stefano Baldi. Per mantenersi agli studi la ragazza d ’estate lavorava in un albergo di Perugia, un castello in mezzo al verde della prima periferia, e in un negozio di Città di Castello, sempre in Umbria."
 48 small – Alvaro Fiorucci

Chi si è interessato alla storia del cosiddetto mostro di Firenze si sarà probabilmente imbattuto nella tragica vicenda di Elisabetta Ciabani, ventiduenne fiorentina trovata morta nella lavanderia del residence presso cui stava trascorrendo le vacanze nell’agosto del 1982.
In almeno un paio di libri ma anche su diversi quotidiani dell’epoca si sostiene la tesi secondo cui, la giovane, fosse amica di Susanna Cambi ed uccisa in quanto a conoscenza della vera identità del mostro di firenze.
Altrove si legge anche che Elisabetta avrebbe lavorato come cameriera presso un hotel in provincia di Perugia sede abituale di ritrovi conviviali della massoneria cittadina. Qui avrebbe appreso notizie non divulgabili e sarebbe stata fatta fuori.

Atteniamoci ai fatti e torniamo a quel pomeriggio del 30 luglio 1982, quando Gianna Ciabani, alla guida della propria Fiat Panda rossa, parte da Firenze con la sorella Elisabetta, verso Sampieri, una piccola frazione nel comune di Scicli, in provincia di Ragusa. Dopo aver pernottato a Battipaglia, in provincia di Salerno, giungono a Sampieri il primo agosto 1982. Qui, grazie a un amico di Silvano R., convivente di Gianna, hanno affittato un appartamento (int.6) al primo piano del Residence Baia Saracena.
Il Residence Baia Saracena è ubicato alla periferia nord-ovest di Sampieri, ha due ingressi uno in via Cipro, 22 ed uno in Via S.Elena n.1, ha 42 appartamenti ed è composto da un piano terra rialzato, da un primo piano e da una terrazza. Al primo piano vi si trovano:
-l’alloggio della portinaia signora Elena C. che è coadiuvata nella manutenzione del giardino dal marito sig. Salvatore F.;
-un locale adibito ad emporio gestito dal sig. Carlo P. ed un bar denominato “Bar Baia Saracena” il cui titolare è il sig. Guglielmo D.. Ai due esercizi commerciali si accede da Via S.Elena 3 e 5.

03 agosto
In serata Elisabetta e Gianna vengono raggiunte dalla madre Anna Maria e dal fratello Riccardo, partiti in treno da Firenze il giorno precedente. Il padre, Corrado, è deceduto, a seguito di un tumore, il 3 maggio del 1981. Nello stesso giorno sbarca all’aeroporto di Catania anche il convivente di Gianna, Silvano R., in compagnia dell’anziana madre Iolanda Z..

14 agosto
Riccardo ha terminato i giorni di ferie e dopo una giornata trascorsa prima a Siracusa e poi a Taormina riprende con la madre il treno per Firenze. La signora Anna Maria il 2 settembre 1982 fece mettere a verbale: “Ricordo che quando la Gianna ed Elisabetta ci accompagnarono a Taormina, nel salutarci in stazione, Elisabetta, espresse il desiderio di rientrare a Firenze assieme a noi. Io la dissuasi decendole che non era il caso far viaggiare da sola la Gianna al termine delle ferie alla guida della propria autovettura.”

16 agosto
Si aggiunge al gruppo anche la figlia ventottenne di Silvano R., Lorena, giunta in Sicilia in aereo e prelevata a Catania da Gianna Ciabani.

21 agosto
Verso le 7:00, Gianna con il proprio compagno e la di lui figlia partono per un’escursione di un paio di giorni a Palermo, sono d’accordo con Elisabetta che si sentiranno intorno alle 10:00 e verso le 16.00. In entrambe le telefonate Elisabetta conforta i familiari che “tutto andava bene” (verbale di Silvano R. del 22/08), “Tutto benissimo, state tranquilli” (verbale di Gianna Ciabani del 22/08).
La giornata per Elisabetta si svolge in modo piuttosto monotono in compagnia della madre di Silvano Rotoli: nel pomeriggio sono in giardino dove si intrattengono fin verso le 20:00. “Verso le 19:00 Elisabetta è venuta nel mio esercizio chiedendomi un cono gelato ed una granita” riferisce il sig Guglielmo D. in un verbale del 09 settembre 1982. Ribadisce la circostanza la madre di Silvano R.: “Confermo l’offerta della granita da parte della Elisabetta che ho rifiutato in quanto avevo il mal di pancia. Successivamente io chiesi di essere accompagnata verso il bar ma Elisabetta disse testualmente ‘Si va a dormire!’. Per cui abbiamo raggiunto il nostro appartamento e dopo cena, a base di polpette e patate lesse, siamo andati a dormire. Elisabetta si è pulita le unghie per passatempo.”

22 agosto
 “La mattina del 22 agosto ho svegliato Elisabetta per un bicchiere di acqua. Non ricordo l’ora esatta. Poco dopo mi disse che andava in terrazzo a stendere. Non l’ho più rivista.” Così la signora Iolanda Z. ricorda quella mattina nel verbale del 2 settembre 1982.
Ed in effetti intorno alle 8:30, la signora Elena C., addetta alla portineria, mentre si sta occupando delle pulizie del corridoio, nota Elisabetta che si avvia con un secchio di plastica di colore azzurro verso la lavanderia del residence: “Indossava una casacchina o camicetta e comunque indumenti estivi che gli lasciavano nude le gambe.” (Verbale del 23 agosto 1982 di Elena C.).
Raggiunta la signora Giuseppina Intemerato, abitante l’interno 8, la portinaia ebbe a fermarsi per un caffè quando udì l’anziana signora Iolanda chiedere “un bicchiere di acqua, mentre la ragazza a suo dire era andata in terrazza a lavare i panni.” (Verbale del 23 agosto 1982 di Elena Cottone)

Intorno alle 9:30 fu avvisata dal sig. Brucoli che la di lui moglie, Giuseppina C., aveva scoperto un cadavere nei locali adibiti a lavanderia. Riscontrata la circostanza la signora chiamò immediatamente l’amministratore il sig Giorgio G.: “Corsi subito in terrazza, però non notai nulla di anormale, per cui mi diressi in lavanderia e in loco trovai il marito di una villeggiante che mi fece osservare il cadavere di una donna immersa in un bagno di sangue. A quella vista diedi immediatamente l’ordine a quel signore di chiamare i carabinieri del luogo, cosa che fece, ed io non mi sono mosso dal luogo della tragedia fino all’arrivo dei carabinieri.” (Verbale del 06 dicembre 1982, di Giorgio G.)

Verso le 10:00 il brigadiere Antonio Di Stefano, comandante la stazione dei Carabinieri di Sampieri assieme all’appuntato Giuseppe Rizzo rinvengono a terra, nel locale lavanderia, un corpo femminile senza vita riverso sul fianco destro. Alla regione cardiaca la ragazza presenta un coltello la cui lama è interamente infissa ed una lesione da arma bianca alla regione addominale.
Sotto il cadavere giace un costume da bagno intero fantasia, tra la nuca e la spalla destra viene repertato un contenitore in plastica vuoto con impressa la scritta “Solvel”. Sulla lavatrice vi è una maglietta di colore celeste-fantasia, il tappo del “Solvel” ed una custodia in cartone di coltello marca “Kaimano” su cui è applicata un’etichetta segna prezzo riportante “lire 1600”.
All’altezza del piede sinistro: un paio di ciabatte in plastica di colore bianco e verde.

Di lì a poco giunge sul posto anche il Pretore di Scicli, dr Raffaele Rosino ed il medico legale dr Luigi Speranza che dopo le constatazioni di rito, chiede la rimozione della salma, nel contempo identificata per Elisabetta Ciabani ed il trasferimento presso l’obitorio di Scicli.

Silvano e Lorena R. e Gianna Ciabani si trovano in un’edicola di Cefalù quando chiamano la portineria del residence di Sampieri per tenere fede all’appuntamento fissato con Elisabetta. Gianna si vide rispondere dalla portinaia che però le passò il sig Gaetano Falla che riporta la telefonata in un verbale del 30 agosto: “Mi chiese come stava l’anziana, io le risposi “La mamma sta bene, mi passi per favore suo marito”, Così parlai con il Rotoli il quale mi chiese ancora. “La mamma come sta?”, io di rimando dissi: “La mamma sta bene però hanno trovato morta la sua cognata.” Il Rotoli mi rispondeva: “La bambina! Cosa è successo?”. Io ancora di rimando precisavo “L’hanno trovata morta in lavanderia!”. Il Rotoli mi assicurava che partivano subito.”
Giunti al residence verso le 15:00, Gianna Ciabani, Silvano e Lorena R. vengono raggiunti da Elena C. che li aggiorna sull’accaduto. Lorena R. in un verbale del 3 settembre ricorda “Mi portai in casa e notai la presenza di una signora che assisteva mia nonna. Subito dopo mio padre e la Gianna sono usciti diretti in caserma. Io mi portai in camera e girai tutta la casa alla ricerca di un biglietto o di qualcosa lasciato da Elisabetta. Non trovai nulla nemmeno in bagno.”

Nei verbali delle indagini svolte dai carabinieri di Sampieri e dalla Squadra di PG presso la Procura di Modica, Elisabetta Ciabani viene descritta dai familiari come una ragazza dal “carattere chiuso ed introverso” (Silvano R. 22/08/82), “molto attaccata alla famiglia, posata, di temperamento tranquillo” (Riccardo Ciabani 23/08/82), “riservata e pudica” (Gianna Ciabani 22/08/82). Tutti escludono possa essersi trattato di un suicidio, semmai di “un delitto a sfondo sessuale” (Silvano R. 22/08/82).

23 agosto
Alle ore 8:45, il prof Leonardo Giuliano, primario di medicina legale dell’ospedale generale civile di Siracusa e docente della scuola di specializzazione di medicina legale dell’Università di Catania, presso l’obitorio del cimitero di Scicli eseguì la perizia medico legale sulla causa mortis di Elisabetta Ciabani su incarico del Pretore di Scicli.
Rilevate le due ferite, una alla regione cardiaca, fatale, e l’altra all’altezza dell’intestino, accertata la totale assenza di lesioni da difesa e di segni di colluttazione concluse trattarsi di suicidio.
Relativamente al coltello marca Kaimano inox il cui manico misura cm 12 e la lama cm 16    , la perizia del medico legale riporta: “Sul coltello è stata effettuata la ricerca di impronte digitali con esito negativo”. Non è chiaro se il coltello non presentasse alcuna traccia di impronte digitali o se fossero presenti solo quelle della ragazza

24 agosto

Il sig Carlo P., titolare assieme alla moglie Lucia F. dell’emporio ubicato all’interno della struttura del residence Baia Saracena fu invitato a presentarsi presso la stazione dei carabinieri di Modica. Questi riferì: “Posso dire senza ombra di dubbio che nel tardo pomeriggio di sabato 21 agosto, credo potevano essere le ore 20:00 circa, si presentò nel mio negozio una ragazza che appena entrata si diresse nel retro. Le chiesi di cosa avesse bisogno e costei mi fece presente che cercava un coltello “da carne”. Io ne esibii due tipi e la predetta scelse quello dal costo di Lire 1600. La stessa, nella circostanza, mi chiese se il coltello fosse affilato e da parte mia ho dato assicurazione positivamente precisandole che trattavasi di coltello nuovo.”
Mostratagli una foto di Elisabetta Ciabani dichiarò: “Assicuro che si tratta della ragazza che ebbe ad acquistare il coltello di cui si è parlato.”

Giuseppe Calabrese, addetto alla cronaca giudiziaria della locale emittente “Video mediterraneo”, il 7 settembre 1982 fece mettere a verbale: “Mentre effettuavo riprese televisive sul terrazzo della Baia Saracena nei pressi del lavabo esistente a sinistra e quasi di fronte alla porta di accesso sul terrazzo, ho rinvenuto un appunto del quale ho consegnato subito fotocopia ai Carabinieri”.
L’appunto scritto su una pagina di agenda datata 27.10, anni 1979.1980.1981 riporta “Col.Caruso – Caruso Massimo 22-23 anni 6A-16A-18A – due giovani – Massimo – Adriana Cristiana – due giovani – sorella di Massimo”
Trattasi di riferimento evidente ai figli del Colonnello Caruso che giunti a Sampieri i primi di agosto sono alloggiati presso il residence Baia Saracena negli appartamenti di proprietà n.16A e 18A.

26 agosto
Sul quotidiano fiorentino “La città” viene pubblicata parte di un’intervista rilasciata dall’allora sindaco di Scicli, probabilmente più preoccupato per il danno di immagine che dell’esito delle indagini: “Proprio quest’anno abbiamo fatto diversi sforzi per lanciare la nostra zona sul mercato turistico nazionale e questo fatto certo non ci aiuta. Mi dispiace che qualche giornale abbia subito scelto come buona la tesi del maniaco con il risultato che poi la gente fugge, molti se ne sono andati la stessa notte del delitto. È giusto fare tutte le ipotesi ma non capisco perché si è insistito tanto su quella del maniaco, quella che ci danneggia di più, quando non ci sono elementi per esserne certi. Anzi, se vuole saperlo il mio parere personale, sulla base di quello che anche io ho letto sui giornali, è che il maniaco c’entra poco. Lei saprà dell’assenza di echimosi, di violenze e allora le sembra questa l’azione di un maniaco?" Nel medesimo articolo si apprende che a coadiuvare le indagini sia giunto anche il Giudice Istruttore del tribunale di Firenze Vincenzo Tricomi, in ferie in una località poco distante da Ragusa.

01 settembre
Il Maresciallo capo Giovanni Fontana ed il brigadiere Giuseppe Martignano si recarono a Firenze per raccogliere le dichiarazioni di chi Elisabetta l’aveva conosciuta in vita.
Terza di tre figli Elisabetta, 22 anni, aveva cessato gli studi dopo aver frequentato il secondo anno della facoltà di architettura, era alla ricerca di una occupazione: “guadagnava qualcosa saltuariamente attraverso incarichi vari: censimento, consegna elenchi telefonici, revisione elettorale etc. Ultimamente si stava preparando per un concorso alle poste e tre volte la settimana aveva lezione dalle 19:00 alle 21:00. Diversamente era sempre in casa.” (Verbale del 02 settembre 1982 della madre Anna Maria F.).
Riguardo il padre riferisce Gianna Ciabani: “Abbiamo vissuto una difficile infanzia tanto che io ho dovuto andarmene da casa per il carattere nevrotico di mio padre.” Chiarisce la madre: “Per motivi di lavoro, circa 10 anni fa, mio marito subì un forte esaurimento. All’epoca ci rimise parecchio denaro per cui smise di lavorare e rimase in casa per il resto della sua vita. Viveva in casa. Traevamo i mezzi di sussistenza dal lavoro dei miei figli, Riccardo e Gianna. Mio marito ottenne una pensione sociale gli ultimi tre anni. Mio marito aveva un carattere patriarcale. Voleva bene ai propri figli dei quali era molto geloso. Mia figlia Elisabetta ha avuto un’infanzia sana. Non ha sofferto di alcuna grave malattia ad eccezione di quelle comuni (orecchioni, morbillo, tonsille…). Rimase suggestionata, al pare di tutti i componenti la famiglia, a seguito del male che portò alla tomba il padre.”
Riguardo le frequentazioni di Elisabetta il fratello Riccardo il 3 settembre fece mettere a verbale: “Per quanto io ne sappia non aveva impegni di fidanzamento ad eccezione di qualche amicizia maschile acquisita all’Università, più per motivi di studio che per altro.”
Angela F. e Ornella T. sono le due amiche di Elisabetta sentite dai militari dell’arma il 2 settembre 1982. Ornella T. fece mettere a verbale: “Sono stata amica e compagna di scuola di Elisabetta sin dalle medie e fino al termine del liceo. Questi ultimi due anni, sebbene frequentassimo scuole diverse, occasionalmente ci incontravamo o ci si sentiva per telefono. Elisabetta era di carattere molto chiusa, a dire introversa. Era molto attaccata alla madre e ai suoi fratelli.  Sin dal Liceo, sebbene si fosse iscritta all’università, era particolarmente orientata verso il lavoro. Aveva esplicato lavori saltuari quale baby-sitter ed incarichi vari. Non mi risulta che Elisabetta fosse mai stata fidanzata o che avesse un ragazzo, né che abbia avuto qualche relazione sentimentale. Escludo che facesse uso di sostanze stupefacenti.” Del medesimo tenore le dichiarazioni di Angela F.: “Ho conosciuto Elisabetta Ciabani all’inizio del 1980. Eravamo iscritte al primo anno di architettura presso l’università di Firenze. Con Elisabetta intrattenevamo una normale amicizia, ci telefonavamo e qualche volta uscivamo insieme. Abbiamo sostenuto degli esami assieme. A scuola era molto brava. Approfondiva e si impegnava molto nello studio. Era una ragazza molto timida. Prima di aprirsi o colloquiare con il prossimo ci pensava due e volte e comunque si apriva con pochi. Usciva di casa saltuariamente e la domenica si faceva anche qualche passeggiata. Si rientrava presto in casa. Confermo che Elisabetta, per quanto io ne sappia, non ha mai avuto né aveva fidanzati o amicizie maschili.”

16 marzo 1983
Il Giudice istruttore dr Emanuele Di Quattro su richiesta del P.M., dr Augusto Vecchio, emise decreto di non doversi promuovere azione penale per la configurazione suicidiaria dell’evento mortale, motivando: “le indagini non hanno acquisito alcun elemento per sostenere che Ciabani Elisabetta sia stata uccisa e, pertanto, deve ritenersi che la stessa si sia suicidata. Invero, l'ipotesi del suicidio, anche se apparentemente strana, è l'unica alla quale si possa pervenire, essendo tutte le altre, ed in particolare quella dell'omicidio, privo di sostegno.”
3 maggio 1989
A seguito di successive indagini di P.G., rapportate in data 04 maggio 1987, il Procuratore della Repubblica dr Francesco Bua, ordina una nuova perizia medico legale collegiale.
“La relazione di perizia sugli atti relativi alla morte di Elisabetta Ciabani” viene presentata il 5 luglio 1989 dai professori Mauro Maurri e Franco Marini dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Firenze e riporta: “Quanto infine all'ipotesi suicidiaria od omicidiaria il Collegio peritale propende per la prima, per l'assenza di ferite o di altre lesioni traumatiche da difesa, per la presenza di ferite da assaggio alla parete addominale, nonché per la presenza di macchie di sangue sulla superficie superiore della suola delle ciabatte, con completa assenza di esse sulla inferiore, (a dimostrazione che non vi fu calpestio sul pavimento imbrattato).”
10 ottobre 1989
Il procuratore della Repubblica dr Francesco Bua, tenendo conto delle nuove indagini, i cui risultati concordano sostanzialmente con quelli precedentemente acquisiti ed escludono la responsabilità di terzi nella morte di Elisabetta Ciabani, richiese al giudice istruttore di pronunciare decreto di non doversi promuovere l’azione penale.
E con questo atto si conclude ogni accertamento volto a chiarire cosa accadde in quella mattina del 22 agosto 1982.

lunedì 30 settembre 2019

La nuova emeroteca

Con la cancellazione di Google Plus gli album dell'emeroteca che avevo condiviso sono stati rimossi. Li sto reinserendo su Google Foto. Buona lettura.
F.

Anni '50
La Nazione - Aprile 1951

La Nazione - Dicembre 1951

La Nazione - Gennaio 1952

 Anni '60
La Nazione - Agosto 1968


Anni '70

La Nazione - Marzo 1972

Il Giornale d'Italia - Settembre 1974 

Paese Sera - Settembre 1974

La Nazione - Settembre 1974

Corriere della sera - Settembre 1974

La Nazione - Ottobre 1974 

La Nazione - Giugno 1976

Anni '80

La Nazione - Giugno 1981

La Nazione - Luglio 1981

La Nazione - Agosto 1981

La Nazione - Settembre 1981

Paese Sera - Ottobre 1981

La Città - Ottobre 1981

La Nazione - Ottobre 1981 

La Nazione - Novembre 1981

Epoca - 14 novembre 1981

La Città - Febbraio 1982

La Città - Gennaio 1982

La Nazione - Febbraio 1982

Paese Sera - Giugno 1982

La Città - Giugno 1982

La Nazione - Giugno 1982

La Nazione - Luglio 1982

La Nazione - Agosto 1982 

La Città - Agosto 1982

La Nazione - Settembre 1982

La Città - Novembre 1982

La Nazione - Gennaio 1983

La Nazione - Febbraio 1983

La Città - Maggio 1983

La Nazione - Maggio 1983

La Nazione - Giugno 1983 

La Nazione - Settembre 1983

La Nazione - Ottobre 1983 

La Città - Novembre 1983

La Nazione - Dicembre 1983 

La Nazione - Febbraio 1984 

La Nazione - Marzo 1984

La Città - Maggio 1984

La Città - Giugno 1984

La Nazione - Luglio 1984

La Città - Luglio 1984 

La Nazione - Agosto 1984

La Città - Agosto 1984

La Nazione - Settembre 1984

La Città - Settembre 1984

La Nazione - Novembre 1984 

La Nazione - Dicembre 1984

La Città - Febbraio 1985

La Nazione - Gennaio 1985

La Città - Marzo 1985

La Città - Settembre 1985

La Città - Settembre 1985

La Nazione - Novembre 1985

La Città - Ottobre 1985

La Città - Ottobre 1985

La Nazione - Ottobre 1985 

La Città - Novembre 1985

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La Città - Aprile 1988

La Nazione - Aprile 1988

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Di Tutto - Agosto 2009

La Nazione - Novembre 2019 

martedì 14 maggio 2019

Il mostro di Firenze - Scene del delitto e profili criminologici

Autori: Luca Marrone e Micaela Marrazzo
Prima edizione: 2019, 160pp, EdUP

Presentazione: "La ricostruzione, attraverso il criminal profiling di uno dei più misteriosi casi della storia giudiziaria italiana. Un inquietante viaggio nella mente criminale. Il testo si focalizza sulle modalità di elaborazione di un criminal profiling, con riferimento ad un reale, drammatico caso di cronaca. Dopo una breve illustrazione dei delitti del Mostro di Firenze ed una ricostruzione delle relative scene del crimine, si prendono in esame i profili criminologici realizzati, nel corso dell'inchiesta, da autorevoli specialisti, compresi i componenti della nota unità di analisi comportamentale dell'FBI. Gli autori, ripercorrendo gli aspetti più significativi dell'indagine ed evidenziando le peculiarità comportamentali dell’omicida, tentano, con l'ausilio delle categorie criminologiche codificate, di valutare sia la personalità del soggetto sia quali eventi possano aver condizionato l'evoluzione della sua carriera criminale".

mercoledì 8 maggio 2019

I feticci del mostro di Firenze, avvistamenti e allucinazioni di FC²



Il “mostro di Firenze”, assassino in attività nella provincia fiorentina dal 1968 al 1985, ha ucciso otto giovani coppie, operando escissioni su quattro vittime femminili:
- Il 6 giugno 1981 ai danni di Carmela De Nuccio a cui ha asportato il pube;
- il 22 ottobre 1981 su Susanna Cambi a cui ha rimosso il pube;
- il 29 luglio 1984, su Pia Gilda Rontini a cui sono stati asportati pube e seno sinistro;
ed infine il 7 settembre 1985 su Nadine Mauriot che ha subito la medesima sorte della precedente vittima.

Su richiesta della Procura di Firenze, il 2 agosto 1989, l’Unità investigativa di scienze  comportamentali forense del F.B.I., fornì una consulenza volta ad elaborare un profilo psicologico del cosiddetto “mostro di Firenze”.
L’analisi è suddivisa in:
-Vittimologia;
-Rapporto medico legale;
-Valutazione del crimine;
-Selezione del posto;
-Contatti;
-Aggressioni;
-Arma;
E souvenirs, per poi passare ai tratti dell’aggressore e ai suoi comportamenti post-aggressione.

Alla voce "Souvenirs la consulenza riporta:
“Ricerche in tali crimini hanno dimostrato che gli assassini per libidine spesso prendono alcuni oggetti dalle loro vittime. Questi oggetti possono essere articoli di vestiario, od oggetti personali come gioielli, ciocche di capelli etc. Di solito questi tipi di assassini possono rimuovere parti del corpo della vittima, come un dito, un orecchio o, più particolarmente, un capezzolo, una mammella o altri organi sessuali. Questi pezzi sono presi come souvenirs ed aiutano l’aggressore a rivivere l’evento nella sua fantasia per un certo periodo di tempo. Questi pezzi sono tenuti per un periodo abbastanza lungo, una volta che non servono più l’aggressore se ne libera, o sulla scena dell’omicidio o sulla tomba della vittima. Occasionalmente l’omicida per libidine può “consumare” parte del corpo delle vittime per poterlo possedere totalmente.”
Durante le indagini condotte da Carabinieri e Polizia, in molti hanno cercato di fornire il proprio contributo alla giustizia, taluni probabilmente con uno slancio ed un trasporto forse eccessivo, esistono infatti agli atti svariate versioni circa la macabra sorte che questi feticci avrebbero subito.

Morella
È del 5 agosto 1994, lo sbarco, presso gli uffici della Pretura di Pistoia, della signora Morella. Negli anni ‘88/’89, aveva ricevuto confidenze da un amica, che le aveva riferito essere la moglie del mostro di Firenze. Cinque/sei anni dopo, quindi non proprio prontamente, si era sentita in dovere di avvisare le forze dell’ordine.
Raccontò ciò che l’amica gli confidò in merito alle pistole detenute dal marito, di dettagli inediti circa l’omicidio avvenuto nel 1968 ma anche dell’uccisione di una prostituta verificatosi in via del Moro, a Firenze.
Nella memoria dattiloscritta presentata in Pretura infine si legge: “Successivamente la signora rinvenne nel freezer un fagotto (che il marito aveva sempre sostenuto contenere cibo per cani), che rivelò invece contenere una mammella femminile (qualcosa di spugnoso) e l’organo genitale femminile (sembrava, “con quei peli, un collo di pollo”)”.
Le indagini svolte dalla P.G. consentirono di accertare che già dal 28 giugno 1988, colei che aveva avuto sospetti sul marito, si era presentata presso il Nucleo di Polizia Giudiziaria di Borgo Ognissanti di Firenze per esternare le proprie ipotesi. Nel settembre dello stesso anno era stata effettuata perquisizione domiciliare presso l’abitazione del marito “sia per il rinvenimento di armi, sia per il reperimento di elementi oggettivi di riscontro all’ipotesi accusatoria esternata dalla moglie” ma chiaramente non era emerso niente di significativo in ordine alle indagini sui delitti del mostro di Firenze.
Quella del rinvenimento dei feticci del mostro in un frigorifero è una leggenda che circola fin dall’ottobre del 1981, quando una radio fiorentina diffuse la notizia che un noto ginecologo fiorentino, Garimeta Gentile, era stato denunciato dalla moglie dopo la macabra scoperta. Il Procuratore della Repubblica di Firenze, Enzo Fileno Carabba, diffuse un comunicato in cui smentì le voci relative a fermi o arresti di persone sospettate. Il giornalista Maurizio Naldini su La Nazione commentò con un articoletto intitolato “Ogni mattina Firenze si fabbrica il suo mostro con nome e cognome”.

Ha invece un che di Grand Guignol il verbale di un certo Floriano del 25 gennaio 1996, raccolto negli Uffici della squadra mobile della Questura di Firenze. Vi si legge:
“Ho preso in affitto una casa colonica di proprietà del marchese Rosselli Del Turco in via Sant'Anna di Montefiridolfi, località Terzone, che si trovava proprio di fronte alla casa colonica di Pacciani Pietro. (...) Questa locazione avvenne nel mese di febbraio 1981, (...) utilizzavamo questa casa colonica assieme ad alcuni amici per trascorrere la domenica in compagnia. Ritengo che fosse nella primavera, forse anche inoltrata, Quando giungemmo a questa casa colonica, vedemmo attaccato al muro, nei pressi di una fontanella, posta accanto alla casa colonica presa in affitto e, quindi, di fronte alla casa del Pacciani, un filo che presentava attaccate delle cose schifose che non posso descrivere bene poiché non avevo mai visto simili cose.
Ebbi a questa vista una cattiva impressione e così pure mia moglie ed i miei amici che anch'essi videro queste cose e le commentarono negativamente essendo sembrate anche a loro delle cose schifose.
Si trattava di due tre pezzi di roba scura, tipo marrone scura, a questa roba c'erano attaccati dei filamenti scuri e lunghi 10- 15 centimetri. Sul momento mi diedero l'impressione che potesse trattarsi di piccole parti di pelle di coniglio messe a seccare, ma non era coniglio, perchè conosco bene la pelle di coniglio e posso escluderlo. Quella fu solo la prima impressione, ma, anche per il breve tempo che notai questa roba, non ebbi modo di poter verificare a fondo cosa fosse. Una cosa però è certa: queste cose mi impressionarono molto e mi fecero schifo.”

Sentito il 30 maggio 1994, nel processo a Pietro Pacciani, quindi due anni prima, non riferì niente in merito al raccapricciante avvistamento.

La moglie di Floriano, Franca, nel verbale del 25 gennaio 1996: “Si trattava di tre, quattro pezzi di formazione pilifera, come se fossero i pezzettini terminali della coda di un coniglio, che però posso escludere fossero, messi là, penso, per essiccare. Il loro colore era abbastanza scuro ed erano appesi alla cordicella da fili di colore diverso. Queste formazioni pilifere erano lunghe circa 3/4 centimetri e larghe circa 1 centimetro, mentre il filo mediante il quale erano attaccate alla cordicella era di circa 10 centimetri.”

Conferma il raccapricciante avvistamento anche la signora Carla che il 25 gennaio 1996 fece verbalizzare: “Vi erano appesi dei ciondoli un po' attorcigliati e di colore scuro che ci colpirono particolarmente perché ebbi una forte sensazione di repulsione e la stessa sensazione ebbero anche i miei amici. In pratica, alla vista di questi oggetti, provai un forte senso di schifo e repulsione in quanto non mi sembrarono per nulla delle cose normali. Ricordo che sulla fontanella vi erano due mostriciattoli di gomma e ai lati questi "spennacchi" che, dalla impressione che ricavai, dovevano essere costituiti da pelle e peli, più pelle che peli.”

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Mario, del 25 gennaio 1996, “ricordo bene che, quando giungemmo in questa casa colonica la prima volta, vidi che su un muro, che si trovava sopra ad una fontanella ed a una madonnina di ceramica incastrata nel muro, posta proprio accanto alla casa colonica e di fronte alla casa del PACCIANI, vi erano appesi dei ciondoli, quattro o cinque, di un qualcosa di peloso che mi impressionò molto perchè non mi sembrarono una cosa normale. Queste cose erano appese come di solito si appendono i peperoncini per essiccare, però si presentavano male tanto che sia io che i miei amici provammo un forte senso di repulsione.”
Anch’egli, sentito il 26 maggio 1994 in Corte di Assise, durante il processo a Pietro Pacciani, non ha fatto cenno a questa circostanza.
Merita ricordare che le escissioni del cd Mostro di Firenze avvengono per la prima volta il 6 giugno 1981, pertanto 4 mesi dopo lo spiacevole avvistamento del signor Floriano e dei suoi amici.

Giancarlo Lotti
Giancarlo Lotti, è colui che riferì aver assistito e partecipato ai quattro duplici omicidi avvenuti dal 1982 al 1985.
Come per altre circostanze, anche sulla questione feticci, rilascia versioni diverse, spesso contrastanti.

Ne parla per la prima volta l’11 marzo 1996, quando, ospite di una struttura del servizio centrale di protezione, rilascia spontaneamente dichiarazioni relative sia all’omicidio di Vicchio del 1984 che su quello del 1985 avvenuto a Scopeti.
Dopo aver ucciso a Vicchio Pia Rontini e Claudio Stefanacci, “Chiesi anche a Mario che cosa facevano delle parti della donna che lui aveva tagliato e che io avevo visto avevano messo in una specie di sacchetto o busta, Mario mi rispose che non me lo poteva dire, però devo dire che, quella notte, dopo l’uccisione dei due giovani, vidi che Pacciani e Vanni si chinarono a qualche metro di distanza dalla Panda andando verso la macchia e vidi che nascosero qualcosa in quel posto. Ritengo che abbiano nascosto in quel posto quelle parti asportate alla donna. Ricordo che vi era un fossetto e i due gettarono sopra della terra per coprire quanto vi avevano nascosto. Vidi anche che nell’andare via avevano messo le armi in macchina.”

Riguardo la sorte dei feticci, asportati alla vittima femminile uccisa a Scopeti, Lotti riferisce:
“Voglio precisare anche che Mario mi disse che le parti della donna che lui aveva asportato li aveva portati a casa Pietro per nasconderli nel garage mettendoli in “un involto”. Mario mi disse che Pacciani voleva farli mangiare alle figliole ma non so se effettivamente lo abbia fatto. Mario mi disse solamente questo ma io non ci credetti e chiesi “come mai?” e Mario mi rispose nuovamente che voleva farli mangiare alle figliole e non mi disse altro”.

Il 9 aprile 1996, alle 20:30, presso gli uffici della Questura, Giancarlo Lotti propone un diverso uso dei feticci: “Dopo tre o quattro giorni dal delitto di Vicchio incontrai Vanni nel piazzone di San Casciano e mi disse che bisognava andare a Mercatale da Pietro per prendere una lettera da mandare. Andai così con Mario nella casa di Pietro che si trova a Mercatale in una piazzetta nei pressi della quale vi è una specie di Coop.(...) Pacciani dopo il nostro arrivo scese giù nel garage e tornò con una boccia di vetro in mano contenente un liquido scuro e da questa boccia prese qualcosa che collocò prima in un foglio, che dopo aver piegato, mise a sua volta in un altro foglio di giornale, chiudendo il tutto nella busta sigillata. (...) Non ho visto quelle cose proprio perbene. Può darsi che erano quelle cose che avevano tagliato in occasione dell’omicidio”.

Il 26 aprile 1996, alle ore 16:00, presso la Procura della Repubblica di Firenze, Giancarlo Lotti conferma le precedenti dichiarazioni pertanto: con Vanni a casa di Pacciani dove questi confezionò una lettera prelevando, non si sa bene cosa, da un barattolo contenente liquido scuro.

Il 15 novembre 1996, cambia nuovamente versione, le precedenti non dovevano essere sembrate sufficientemente soddisfacenti. Lotti consegnò spontaneamente una sua lettera manoscritta al dottor Vinci, all'epoca funzionario della Questura di Firenze, in servizio presso la Squadra Mobile, nella quale per la prima volta, fece riferimento ad un “dottore” che avrebbe pagato somme di denaro per ricevere i feticci femminili.
“Sono andato a casa. Andato a letto. Ma no mi riuciva dormire. Dove li date queste cose della donna. Il seno vagina o fica Mario volio sapere chi le date Dr.e che si serviva Pietro Pacciani. Vi pagava in soldi. Ma quello no mi voleva dire per che ne faceva di vagina e se pérche fate cose mostrose. Ma io no. Le altri fatte. Non avete rimorsi. A me mi fato schifo e co bestie come voi Mario e Pacciani per me vi farrei sparire per sempre dalla circolazione”.

Il 19 febbraio 1997 durante l’incidente probatorio, con il P.M. parla nuovamente del contenitore di vetro e della lettera che Pacciani avrebbe confezionato, poi con l’avvocato Colao approfondisce la circostanza ma senza nominare il dottore citato precedentemente ed escludendo di sapere che i feticci venissero acquistati da qualcuno.

Avvocato Colao: Questi tagli, queste parti staccate alla donna, a cosa servivano?
Giancarlo Lotti: Mah, questo non lo so. (…) A me non mi hanno detto mica a loro perché gli servivano. Gliel’ho chiesto ma loro non mi hanno specificato di preciso perché.
Giudice: Che le volessero vendere per far quattrini a qualche collezionista?
Giancarlo Lotti: Mah, questo…
(…)
Avvocato Colao: Le ha mai viste lei queste parti?
Giancarlo Lotti: No io non le ho mai viste
Avvocato Colao: Le ha viste dentro un sacchetto?
Giancarlo Lotti: Erano dentro un sacchetto. Io ho visto nascondevano quella roba lì in questo posto, agli Scopeti.
Giudice: In quella buca?
Giancarlo Lotti: Sì c’è una buca, vidi uno, Pietro abbassarsi giù e mettere questa cosa dentro. Però non so se era quelli della donna o no.

Il 27 novembre 1997 durante il processo definito “ai compagni di merende”, Giancarlo Lotti viene nuovamente interrogato: i feticci non erano cibo per le figlie di Pacciani, non vennero sepolti a Vicchio e a Scopeti, non erano conservati da Pietro all’interno di un barattolo ma consegnati ad un dottore che li avrebbe pagati.
P.M.: Questo dottore lo conosceva meglio Pietro di Mercatale. Ma come mai loro - o Pacciani - conosceva questo dottore? Era legato, questo dottore, a questi delitti? O non c'entra nulla?
Giancarlo Lotti: Questo come fo a dillo.
P.M.: Loro cosa le hanno riferito?
Giancarlo Lotti: M'hanno detto che questo dottore andava da Mercatale, da Pietro, per prendere questa roba delle donne e basta.
P.M.: Si vuole spiegare meglio? Perché è una cosa un po' importante quella che sta dicendo. Ci faccia capire.
Giancarlo Lotti: Sì, gli andette a Mercatale, mentre si fermò lì. E poi andette verso Mercatale. Poi noi si proseguì e mi disse gl'era un dottore, così e così. Però il nome...
P.M.: Così e così... Va bene.
Giancarlo Lotti: Il nome e il cognome non me l'ha detto, insomma.
P.M.: E questo dottore come mai conosceva Pietro e cosa aveva a che fare con le cose di questi delitti. Cosa ha capito lei e cosa le hanno detto.
Giancarlo Lotti: A me mi ha spiegato così. Gli andava a prendere queste cose qui da...
P.M.: Scusi "queste cose qui", Lotti, io capisco che lei si spiega con difficoltà e che forse l'argomento è difficile. Però provi a spiegarcelo, con parole sue, ma per bene. "Queste cose qui": cosa, da chi e, indipendentemente dalla persona, come mai aveva a che fare con queste cose?
Giancarlo Lotti: Lui gl'è andato a Mercatale, questa persona, questo dottore, come m'ha spiegato Mario.
P.M.: Come le ha spiegato Mario.
Giancarlo Lotti: Poi gl'è andato a Mercatale. Se gl'è andato a prendere le cose, questo...
P.M.: Gliel'ha detta Mario questa cosa qui?
Giancarlo Lotti: Che gl'andava da Pietro a prendere le cose delle donne.
P.M.: "Le cose delle donne", che cosa? Non me lo faccia dire a me, perché...
Giancarlo Lotti: Il seno, la vagina... come si chiamano.
P.M.: Cioè, era una persona che prendeva queste cose dopo i delitti. Così le ha detto Mario. Ma lo diceva scherzando, o lo diceva seriamente?
Giancarlo Lotti: Mah, questo... Questo non lo so di preciso.
P.M.: E in cambio... C'era un motivo per cui prendeva queste cose? Gli dava qualcosa in cambio?
Giancarlo Lotti: Dice gliene pagava, poi io...
P.M.: Gliene?
Giancarlo Lotti: Dice gliene pagava questa roba qui, poi io...
P.M.: Pagava, nel senso dava i soldi.
Giancarlo Lotti: Sì.
P.M.: A chi li dava i soldi?
Giancarlo Lotti: A quello di Mercatale.
P.M.: "Quello di Mercatale", scusi, lei ci deve dire chi è.
Giancarlo Lotti: Sì, Pietro Pacciani.
P.M.: È vero che queste quattro persone siete. Però se lei ce lo ridice, forse è più chiaro.
Giancarlo Lotti: Sì, Pietro Pacciani.
P.M.: E, curioso com'è lei, non ha capito qualcosa, di più? Non le hanno detto di più?
Giancarlo Lotti: Mah, di più no.
P.M.: Il denaro, questo denaro chi lo prendeva?
Giancarlo Lotti: Dice lo prendeva Pietro, poi...
P.M.: A lei hanno dato mai nulla, hanno mai offerto denaro?
Giancarlo Lotti: Io mai preso niente.
P.M.: Sa se anche Vanni lo prendeva?
Giancarlo Lotti: Questo non lo so.
P.M.: Non lo sa perché non gliel'ha chiesto? O gliel'ha chiesto e lui non gli ha detto nulla?
Giancarlo Lotti: No, a me non m'ha chiesto nulla su quei soldi lì.
P.M.: No, lei gliel'ha chiesto a Vanni di questa storia di questo fatto che vendevano...
Giancarlo Lotti: Sì, me l'ha detto. Però non m'ha mica detto se li pigliava o no, anche lui o no.
P.M.: Se anche lui, Vanni, prendeva questi soldi. E gli hanno... lei gli ha mai chiesto che cifre erano?
Giancarlo Lotti: Questo non me l'hanno detto.
P.M.: Lei gliel'ha chiesto?
Giancarlo Lotti: Io non gliel'ho chieste queste cose.

Conferma poi questa versione rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile Aldo Colao:
Avvocato Colao: Nel piazzone di San Casciano, si avvicinò...
Giancarlo Lotti: Si avvicinò.
Avvocato Colao: ... al Vanni...
Giancarlo Lotti: Ferma questa macchina...
Avvocato Colao: Eh.
Giancarlo Lotti: E c'era una persona lì. E si fermò con la macchina.
Avvocato Colao: Sì.
Giancarlo Lotti: Per chiedere a uno di noi per andare da Pietro a Mercatale, e andette il Vanni. E gli disse che questa persona doveva anda' a Mercatale a prendere della roba della donna, il seno e il coso... insomma, la vagina come si chiama, come la vuol chiamare.
Avvocato Colao: Questa persona era il dottore? Quel dottore che lei ha detto?
Giancarlo Lotti: Avrò detto il dottore. Io...
Avvocato Colao: Il dottore
Giancarlo Lotti: ... nome né cognome. A me me l'ha detto lui, me l'ha detto Mario e basta.
Avvocato Colao: Sì, d'accordo. Gliel'ha detto Mario Vanni.
Giancarlo Lotti: Sì.
Avvocato Colao: Il dottore.
Giancarlo Lotti: Io un posso mica indovinarle le cose, se un me le dicano.
Avvocato Colao: Allora, il dottore è andato da Pacciani a prendere queste parti della donna.
Giancarlo Lotti: Delle parti della donna, sì.
Avvocato Colao: Oh. Pacciani gliele aveva preparate?
Giancarlo Lotti: Questo come fo a sapello io?
Avvocato Colao: Glielo domando, se lei lo sa.
Giancarlo Lotti: Questo come fo a dillo io! Se c'è andato un lo so. Se l'ha preparato o no, questo un lo so. Io tutte le cose un le posso sapere.
Avvocato Colao: Senta una cosa ancora, e lei non sapeva se Pacciani, queste parti per consegnarle al dottore le metteva a seccare?
Giancarlo Lotti: Come fo a dire queste cose qui?
Avvocato Colao: Glielo domando. Se lei non lo sa...
Giancarlo Lotti: Se le seccava o no, questo come fo a dillo io o no?
Presidente: Lei deve dire le cose che sa.
Avvocato Colao: Lei risponde a quello che sa.
Giancarlo Lotti: Sì. Va bene, va bene.

La Sentenza della Corte di Assise di Firenze contro Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Giovanni Faggi, Alberto Corsi, del 24 marzo 1998 motiva le inesattezze e le contraddizioni di Giancarlo Lotti con la volontà di ridurre il suo coinvolgimento nell’azione omicidiaria. In realtà le sue sciocchezze non rendono meno grave la sua posizione, indipendentemente dall’uso che fu fatto di questi feticci la responsabilità di Lotti rimane invariata, si tratta delle ennesime bugie di cui qualcuno dovrebbe però spiegare la ragione.

Gabriella Ghiribelli
Gabriella Ghiribelli, è la prostituta con problemi di alcolismo che riferì aver notato la sera dell’8 settembre 1985, percorrendo via degli Scopeti, l’auto di Giancarlo Lotti, nelle immediate vicinanze la piazzola dove furono uccisi i due turisti francesi.
La sua versione, relativamente ai feticci, fu raccolta da Roberta Petrelluzzi nel 2001 e trasmessa il 12 febbraio 2004, durante una delle puntate di “Un giorno in pretura”.
Conferma tali dichiarazioni in un verbale del 28 febbraio 2003:
“Nel 1981 vi era un medico che cercava di fare esperimenti di mummificazione in una villa vicino a Faltignano, Questa villa so trovarsi nei pressi del luogo dove furono uccisi nel 1983 i due ragazzi tedeschi. Di questo posto mi parlò anche Giancarlo Lotti in più occasioni e sempre negli anni ‘80 quando ci frequentavamo. Mi raccontò che al suo interno, senza specificare dove, si trovavano dei murales, che occupavano intere pareti, con disegni uguali a quelli che faceva il Pacciani Pietro durante il periodo della sua detenzione legata alle vicende del mostro di Firenze. Sempre il Lotti mi raccontò che questa villa aveva un laboratorio posto nel sottosuolo, dove il medico svizzero faceva degli esperimenti di mummificazione. Mi spiego meglio; Il Lotti mi disse che questo medico svizzero, a seguito di un viaggio in Egitto, era entrato in possesso di un vecchio papiro dove erano spiegati i procedimenti per la mummificazione dei corpi. Detto papiro mancava però di una parte che era quella relativa alla mummificazione delle parti molli e cioè tra le altre il pube ed il seno. Mi disse che era per quello che venivano mutilate le ragazze nei delitti del c.d. mostro di Firenze. Mi spiegò anche che la figlia di questo medico nel 1981 era stata uccisa e la morte non era stata denunciata tanto che il padre aveva detto che era tornata in Svizzera per giustificarne l'assenza. II procedimento di mummificazione gli necessitava proprio per mummificare il cadavere della figlia che custodiva nei sotterranei. Questo medico svizzero, sempre da quello che ho saputo, al momento delle indagini su Pacciani, abbandonò la villa per tornare in Svizzera.”
Se non fosse uno dei casi di cronaca nera più agghiacciante e terrificante la sua testimonianza potrebbe risultare a dir poco esilarante.

Gabriella o Fiorella
Nel 2002, dopo le sciocchezze di Lotti e Ghiribelli, i tempi erano maturi per un contributo spontaneo volto a sgombrare il campo dalle allucinazioni ma gli inquirenti incappano nell’ennesima signora che probabilmente tanto signora non era.
Non ho mai ben capito a quale titolo e con quali competenze ma Fiorella, che è un nome di fantasia, nei primi anni 2000 si è data parecchio da fare per raccontare una storia che poca attinenza aveva con la realtà.
Mi chiedo ancora perchè esistano decine di verbali a suo nome.

Il 4 settembre 2002, presso uno studio privato ubicato in Roma, la signora Fiorella, dichiara quanto segue a personale della Questura di Perugia:
“Ieri 03.09 ho telefonato al dott Mignini e gli ho parlato di due suore che sarebbero state interessate nel caso del mostro di Firenze, una è suor Elisabetta che tutelò Pacciani fino alla morte ed ebbe un interessamento un po’ particolare. (...) L’altra suora che ho conosciuto diversi anni fa, è Suor Miriam, che effettivamente faceva parte del servizio segreto del Vaticano. Questa suora mi chiese se attraverso i messaggi di Padre Gabriele avevo notizie del Papa. Padre Gabriele mi disse che era stato fatto un maleficio al Papa, una messa nera direttamente nel Vaticano e gli avevano posto un “feticcio” nella rete ortopedica. Rivista la suora gli comunicai quanto avevo saputo; di seguito tornò questa suora per dirmi che il feticcio era stato trovato dove avevo indicato. Poi questa suora tornò con Corrado Augias per chiedermi cosa sapevo di Manuela Orlandi e che avrebbero potuto fare una trasmissione su Telefono Giallo…”
La principessa sul pisello in salsa shock exploitation non era venuta in mente neppure a Lloyd Kaufman...

Perugia
Le indagini della Procura di Perugia sulla morte del medico perugino di cui fu ipotizzato il coinvolgimento nella vicenda del mostro di Firenze, consentono l’acquisizione di numerose dichiarazioni relative ai feticci, si tratta però perlopiù di testimoni de relati, nessuno di loro ha avuto contatti diretti con i presunti feticci.
Mauro il 13 maggio 2002: “Ricordo che dopo la morte del dr Francesco Narducci la gente del posto diceva che quest’ultimo era il mostro di Firenze, che aveva un appartamento a Firenze dove sarebbero stati rinvenuti reperti femminili sotto formalina.”

Sante il 30 maggio 2002: “Sono stato per 32 anni in servizio come autista e scorta al Presidente del Tribunale di Perugia e ricordo che una mattina, alcuni mesi dopo la morte del prof. Francesco Narducci , l'allora Presidente Raffaele Z., deceduto nel 1997, mi confidò che la sera prima, durante una cena, una persona che aveva incontrato quella sera, ma che comunque conosceva, gli riferì che in quei giorni, o poco prima, i proprietari di un appartamento di Firenze di cui era locatario il prof. Francesco Narducci, insospettiti dal mancato pagamento del canone di locazione, avevano cercato di mettersi in contatto con il professore non sapendo che era morto, e poi erano riusciti a contattare i familiari di quest'ultimo che gli avevano procurato un mazzo di chiavi dell'appartamento.
Sempre secondo il racconto dell'amico del dott. Z. la porta era stata aperta e, una volta entrati nell'appartamento, avevano rinvenuto all'interno di un frigorifero dei reperti genitali femminili verosimilmente provenienti dai delitti del cosiddetto "Mostro di Firenze" e comunque corrispondenti alle parti notoriamente asportati in questi delitti cioè area del pube e seni. lo rimasi colpito da questo racconto anche perchè il presidente dava la massima credibilità alla persona che glielo aveva riferito. Chiese al Presidente se non fosse il caso di avvertire gli organi di Polizia, ma lui stringendosi le spalle disse : “Ormai è morto Sante, che vuoi fare?"


Orlando, titolare di una pellicceria, il 13 giugno 2002, mentre era a cena con alcuni clienti sentì dire ad una di loro: “Lui (riferendosi al Narducci) aveva avuto una verifica in casa da parte di Forze dell’ordine non meglio specificate e e dentro il frigo gli sono state trovate delle vagine ed altri reperti umani non specificati! La signora aggiunse che a causa di questa scoperta il Narducci il giorno dopo, o giorni dopo, aveva deciso di togliersi la vita.”

Maria Bianca, 01 agosto 2002, rimasta impressionata dalla lettura del libro della signora “Fiorella”, quella dei feticci nel materasso del papa… riferì che nel 1985, il suo fidanzato di allora, adesso marito gli riferì che “Narducci era veramente il mostro di Firenze perchè la moglie aveva scoperto nella sua casa di Scandicci dei barattoli di vetro contenenti dei reperti umani femminili, in particolare pube, sotto formalina, rimanendone ovviamente sconvolta”.

Massimo, 14 febbraio 2003, “...ricordo anche che vi era la voce che il Narducci avesse una casa nella zona di San Casciano, dove erano stati rinvenuti feticci”.

Nella, caposala nel reparto di medicina e gastroenterologia, riferisce in merito ai feticci in due occasioni distinte:
-09 aprile 2003 “Sentivo dire in corsia che sarebbe stato trovato l’appartamento fiorentino del Narducci dove sarebbero state trovate parrucche e dentro contenitori trasparenti di formalina sarebbero stati trovati frammenti di pube o comunque di reperti ginecologici o di pelle”.
-24 settembre 2003, “Posso dire che dopo la morte del Narducci sono girate parecchie voci. Alcune voci dicevano che in una casa dei Narducci a Firenze erano state trovate delle parrucche e delle parti anatomiche sotto formalina. Non so dire chi avesse messo in giro queste voci però ricordo che si diceva che venissero dalla gente altolocata di Perugia.”

Stefano, medico, 08 aprile 2003, dopo la morte del Narducci aveva sentito dire che “Francesco aveva una casa a Scandicci, dove sarebbero stati rinvenuti reperti umani sotto formalina”.

Valerio, già nell'ottobre del 1993 si era presentato spontaneamente presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze con un memoriale che "riportava le voci" raccolte su Francesco Narducci: nei giorni successivi il suicidio "trapelò e si sparse la notizia che accidentalmente furono trovati reperti umani sotto formalina in una dimora del professor Narducci". Confermò la circostanza in un verbale del 29 agosto 2003: un giornalista del “Corriere dell’Umbria” gli riferì d’aver raccolto la confidenza di un vigile del fuoco che era intervenuto nel recupero della salma. Questi gli disse che “il giorno in cui era stato portato il cadavere in villa, aveva visto nello scantinato un barattolo di vetro con dei reperti umani”.

Ferdinando, il 20 ottobre 2003 riferì che durante un colloquio con “Fiorella” le disse che “la stampa locale aveva pubblicato articoli virgolettati in cui si diceva che nella cappella dei Servadio (amici di famiglia dei Narducci) erano stati, forse, rinvenuti contenitori di vetro e di ceramica contenenti materiale organico e formalina”.

Carlo, gastroenterologo, il 18 settembre 2003 fece mettere a verbale. “A Perugia del Narducci se ne parla molto, c’è chi dice che fosse implicato con la storia del “mostro di Firenze”, che aveva un appartamento a Firenze e che era colui che teneva i feticci dei cadaveri dei duplici omicidi. Queste sono cose che a Perugia vengono dette un po’ da tutti.”

Alessandro, medico chirurgo, verbale del 13 aprile 2005, “dopo la morte del prof Narducci mi trovai in compagnia di altri colleghi medici, non ricordo chi fosse ma disse che il prof Narducci era scomparso in quanto un ispettore della Polizia di Firenze aveva effettuato una perquisizione in una villa non meglio precisata di Scandicci ed aveva trovato dei pezzi anatomici e risalendo al proprietario aveva scoperto che si trattava di una casa del Narducci".

Francesca, 29 dicembre 2003, dopo la morte di narducci, “tra i santarcangiolesi si diffuse la notizia che Narducci fosse il mostro di Firenze e che non riuscendo a reggere più questa situazione si fosse imbottito di barbiturici e si fosse dato la morte. C’era gente che diceva che in un appartamento fiorentino del Narducci erano state trovate le parti asportate alle giovani vittime, cioè pube e seno, oltre a parrucche e maschere”.

Enzo, pescatore, 15 ottobre 2004, un poliziotto di Cortona (Emanuele Petri, ucciso nel marzo 2003 sul treno Roma-Firenze dai brigatisti rossi Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce) di cui era amico, deceduto, gli riferì “che pedinavano il Narducci da tempo perchè avevano trovato i resti umani femminili dentro il frigorifero della sua abitazione di Firenze.”

Paolo, giornalista, verbale del 02 aprile 2005, “...un mese o due dopo la scomparsa, trovandomi a parlare con il professor Morelli ad un certo punto, turbato ed incuriosito dalle ricorrenti voci che circolavano in città sul coinvolgimento di Francesco nella vicenda del cosiddetto mostro di Firenze e sul rinvenimento delle parti asportate alle vittime in un pied a terre fiorentino del Narducci chiesi al Morelli esattamente questo: È vero quello che si dice su Francesco? Il prof Morelli rispose testualmente. “Sì” senza altri commenti”.

Gianangela, presentatasi spontaneamente il 16 giugno 2006 in Procura riferì: “Un giorno del 1985, mentre io e mio marito ci trovavamo a casa, ci venne a far visita verso le 11:30 il commissario De Feo con un collega. Si trattenne circa tre quarti d’ora. Nel momento in cui i due stavano per uscire ci disse: “...stamattina siamo dovuti andare a Firenze a fare una ispezione nell’appartamento privato del dr Narducci, dove abbiamo rinvenuto reperti umani femminili raccapriccianti. Il dr De Feo ha alluso ad organi femminili facendo un cenno come per alludere al pube”.

Gianni Spagnoli
"Vi è infine un riferimento al presunto rinvenimento di feticci in una telefonata intercettata del 23 gennaio 2004 intercorsa tra Gianni Spagnoli e la figlia Luisa, nella quale lo Spagnoli, commentando con la figlia le notizie apparse su “Corriere della Sera” dello stesso 23 gennaio, racconta alla figlia che la notizia pubblicata sul rinvenimento dei “feticci” in un’abitazione in uso al Narducci, nei pressi di Firenze, corrisponde a verità, precisando che non si trattava di un appartamento, ma di una “vecchia casa colonica”, in località “Sanpa... e che la proprietaria, non ricevendo più il canone da Francesco, aveva chiamato il Prof Ugo che vi si era precipitato insieme a Pier Luca e ad elementi della Polizia, trovando in un frigorifero le parti asportate delle vittime."

Anonimi
Come tutte le vicende che richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica anche in questo caso abbiamo sovrabbondanza di anonimi disposti a tutto pur di far emergere “la verità”. Pertanto c’è chi arriva a dichiarare che la domestica dei Narducci avrebbe visto “delle particolari parti anatomiche di esseri umani” custodite presso la loro abitazione ma anche che il gastroenterologo da bambino era solito assistere alle interruzioni di gravidanza praticate in casa abusivamente dal padre. Come di chi abbia effettuato perquisizioni presso le abitazioni fiorentine del dr Narducci ma che queste abbiano dato esito negativo perchè il padre del gastroenterologo avrebbe preceduto sul tempo i Carabinieri.
Quel che è davvero insolito è che sia tra chi palesa la propria identità sia tra gli anonimi, nessuno, a Perugia, abbia pensato di avvisare le forze dell’ordine nell’immediatezza dei fatti o poco dopo. Tutti i verbali sono degli anni successivi al 2000. Avrei anche una spiegazione a tal proposito ma lascio che ognuno scriva la propria nei commenti.

"In città non si faceva altro che parlare del fatto che Francesco Narducci fosse il “mostro di Firenze”, e dunque è pacifico che se ne potesse parlare alla fine di una riunione di loggia, come pure nell’intervallo di una partita allo stadio. Qualcuno, stando alla Pieretti, arrivò forse a darne conto addirittura via etere. Che poi ognuno infarcisse la conversazione sull’argomento del giorno con questo o quel particolare (“ne ha parlato l’ANSA”, “hanno ritrovato feticci umani”, “era impotente” e via discorrendo), senza che risultasse mai nome e cognome della fonte delle informazioni, è nella natura stessa delle chiacchiere."
Perugia, 20.04.2010
Gup Dott. Paolo Micheli