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giovedì 26 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Decima parte

Segue dalla nona parte.
 
Avvocato Filastò: A questo punto gli vien fatta una domanda circostanziata, al signor Mario Vanni. Vale a dire, gli viene fatta una domanda dal Gip, in cui non ci si limita a parlar di Boschetta, sì fa... Dopo averglielo contestato, attraverso la lettura del provvedimento di custodia cautelare, questa volta, in sede di interrogatorio gli si contesta la circostanza sulla quale deve rispondere. E "Però" dice il Gip - "Il Lotti qliene parlò di questa piazzola di Vicchio, dove c'erano questi due che si fermavano con la Panda celestina. Gliene parlò, e gli dette anche delle indicazioni sulla strada da fare; se ne ricorda questo?" E lui cosa risponde? "Ma il Lotti l'è un bugiardo.”
Mario Vanni: Ci credo.
Avvocato Filastò: Eh, ci credo. "Inventa tutte le cose, come quell'altro, il panettiere." Il panettiere, lui si riferisce al Pucci. "Cos'è Fernando?" "Sì." Qui, ad un certo punto, si fa una riflessione su Fernando se è l'imbianchino, se è... se è il coso e qui il Gip detta: "Allora, nego l'addebito, il Lotti è un bugiardo. Tutte quelle cose che ha detto a mio carico..." Quelle cose che ha detto a mio carico, no la circostanza della Boschetta di Vicchio, della Panda celeste. No. "Tutte quelle cose che ha detto a mio carico non sono vere, è un bugiardo anche quell'altro, il Pucci, che faceva il panettiere." È vero, come mi fa osservare lei, ha fatto anche un po' l'imbianchino ed ha imbiancato anche casa sua, vero? È vero che è venuto a casa mia, una volta, parlo di imbiancare. Quindi, per dire, vero? Che avevo ragione io, quando dicevo che i verbali dalla fase reale alla fase del riassunto, beh, insomma, non sono troppo fedeli. Perché, qui, il Giudice avrebbe dovuto dettare a verbale: 'Non è vero che Lotti mi parlò di questa piazzola di Vicchio, dove c'era questi due che si fermavano con la Panda celestina; se il Lotti l'ha detto, è un bugiardo'.
Mario Vanni: È vero.
Avvocato Filastò: È vero? È vero sì o no?
Mario Vanni: È vero. Sì, sì.
Avvocato Filastò: E qui, il Giudice, però interviene e dice: "Lei dice che il Lotti inventa tutte queste- cose qui; però ha fatto delle accuse molto circostanziate, molto precise, ha detto che le ha parlato di questa piazzola di Vicchio. Questo è vero?“ Se lo ricorda- che le ha parlato di questa piazzola di Vicchio?" È diventata la "piazzola di Vicchio", un posto anonimo, non c'è più la Panda celestina, non c'è più nulla: è diventata la "piazzola di Vicchio". E questo, poveraccio dice: "E me ne ha parlato, ma io non ci sono mai stato." Questa è l'ammissione di Vanni. Questa, eh. "Eh, me ne ha parla..." Che poi, 'me ne ha parlato', io vorrei sentire la registra... 'Me ne avrà parlato' o 'me ne ha', come dire: 'ma, s'è parlato di tante cose. Mi avrà parlato anche di una piazzola di Vicchio, ma io non ci sono mai stato'. Allora qui, tutto questo al verbale, diventa: "È vero che Lotti mi parlò della piazzola di Vicchio." Però, a questo punto, si cerca di precisare un po' le circostanze: "Cioè, le disse che c'erano due che facevano l'amore, lì, in una Panda celestina? Le disse questo?” "No.” "E che le disse?" "Non me lo ricordo preciso, ma a me non mi. pare che mi dicesse tutte queste cose." Ma insomma, cosa volete, che ci sia una. persona che batta i pugni sul tavolo e dice: a me non mi ha detto nulla. Questo non è così, non è una persona così; come è lui, come è lui, è la persona semplice che è lui. Dice.:"Ma a me non.... mi risulta..." Perché lui l'idea, capite, che qualcuno si inventi queste cose gli sembra strana, anche dal punto di vista di Lotti. Io sono convinto che anche ora lui dice: ma perché questo qui... "Va bene, ma allora che cosa le disse? Che scopo aveva di parlarle di una piazzola che c'è nella prossimità di Vicchio? Che scopo aveva se non di fare riferimento ad una coppia che si appartava..." - sentite, eh - "...che si appartava lì? Di che cosa le ha parlato? Perché c'era un ristorante vicino? Perché c'andava a far merenda? Perché c'andava a far l'amore lui? Perché c'era qualche altro motivo di attrazione? Perché?" E questo poveraccio, di fronte a tutti questi perché, cosa risponde? "Icchè gl'ho a dire io."
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: "Prego?" Dice il Gip. "Icchè gl'ho a dire io?" 
(voce fuori microfono): No, glielo dica lei. 
Avvocato Mazzeo: Questo è impazzito davvero. Se ne vada. 
(voce fuori microfono) ...Ma che se ne vada.
Avvocato Mazzeo: È la fine del mondo, questa qui. 
(voce fuori microfono) Me lo dica lei, poliziotto, chi è il "mostro".
Avvocato Filastò: Ma io, insomma, con questo signore, per dire la verità... Meglio star zitti, via. Meglio star zitti, perché ho paura che...
Presidente: Cerchi di capire.
Avvocato Filastò: Come? 
Presidente: Cerchi di capire.
Avvocato Filastò: Si, io lo capisco, lo capisco; ma certe accentuazioni sono... "Icchè gl'ho a dire, io?" Che gli devo dire io. "È vero che il Lotti le parlò della piazzola?" Però, voglio dire, la cosa è interessante, perché è uno dei principali accusatori di Vanni, questo signore, eh. Quindi... Voglio che venga registrato a verbale che si è alzato in piedi, ha apostrofato il difensore, dicendogli: "Dica lei che il "mostro" è poliziotto..." Non so che ha detto, eh? Con aria minacciosa,dito puntato e tono particolarmente aggressivo. Ho detto qualcosa di sbagliato? Ecco, questo, per dire... la serenità del teste, perché è un teste sereno in questo modo; poi... magari, quando si parla di una certa maga, viene qua e vi racconta delle cose che... Lasciamo perdere, va be'. "Ma alla domanda che gli ho fatto io, lei non mi ha risposto. Lei gli ha chiesto la strada per andare a questa piazzola?" "Se n'arà chiesto, se n'arà." Se n'arà chiesto, se n'arà, nel senso... "Lei al Lotti gliel'ha chiesta, la strada per andare a questa piazzola?" "Ma no, io non gliel'ho chiesta." "Lui mi ha detto che gliel'ha chiesta." Dice il Pubblico Ministero. Ha detto, poi dice 'Io non gliel'ho chiesta'." "Eh. Io non gliel'ho chiesta." Dice Mario Vanni. "Si sarà chiesta." Dice il Gip. "Chi? Lei, Pacciani o lei da solo.'Chi?" Ha detto: No. Ha detto che non gliel'ha chiesta. E Mario Vanni continua a dire... Come quando dice: "Io sapevo solo delle merende e con il Pacciani facevo solo le merende." Lui è, come dire, è un po' bloccato nelle sue risposte e continua a dire: "Io so che non ci sono mai andato, lassù, a Vicchio."
Mario Vanni: Non è vero.
Avvocato Filastò: E certo. "Va be' lo so che lei dice che non c'è mai stato, ma io le sto chiedendo se lei ha chiesto come dice lui, la strada per andare a questa piazzola. Capito?" "Io non... A me non mi ha detto nulla di queste cose assassine" - dice Vanni - "non mi ha detto nulla di queste cose." E questa sarebbe l'ammissione? La grande ammissione di Mario Vanni? E con questo, credo, di averlo chiuso il capitolo delle cosiddette ammissioni di Vanni, il quale ammette la lettera; si è visto il valore da dargli a questa ammissione. Non solo la ammette, ma come dire, la sbandiera. E quanto all'aver ammesso che Lotti gli avrebbe parlato di Vicchio e ha detto, l'onesto Vanni che non capisce neppure di quale piazzola si sta parlando: "Ne arà parlato." "Ne arà parlato." L'unica ammissione è poi smentita immediatamente dopo: "Non mi' ha detto nulla di queste cose." E questa, come dire: di discorsi se ne faceva tanti là, un po' sbronzi, un po' meno, eccetera. Il Pubblico Ministero dice che bisognava scavare nella personalità di Lotti e che questo è stato fatto. Benissimo. E dopo lo scavo cosa è stato fatto? Dopo la consulenza disposta dal Pubblico Ministero, Fornari e Lagazzi, insomma, per me... lo avete messo in galera il signor Lotti che gioca, che finge, che si nasconde, che si riserva? Avevate un materiale di prim'ordine sott'occhio per dire queste cose qui: gioca, finge, si nasconde, si riserva. Vale a dire tutta una serie di cose che vanno direttamente nella direzione della contaminazione della prova. Sì o no? Il 274 nel frattempo era stato abolito? L'unico modo per scavare davvero su dì lui era non fargli scegliere ristoranti; ma richiamarlo coattivamente a quel senso di responsabilità morale che egli non ha, come ci ha ampiamente dimostrato nel corso di questo dibattimento. Se Lotti è assolutamente privo di empatia per le vittime, ma è ripiegato solo su se stesso, non c'è verso, esiste, ed esiste tuttora - tuttora, eh - un solo mezzo per fargli capire che con la Legge non si scherza, non si gioca. E forse la smetterebbe di rispondere con arroganza anche all'avvocato, come ha fatto, continua a fare. Io non ne posso più. Va be', spero di non vederlo più in vita mia. Ma insomma... Ci vuole un bel coraggio a dire che su Lotti abbiamo indagato a fondo, quando manca la perquisizione al Ponte Rotto; quando gli si fa una sola domanda su Scandicci. Si sono fatte intercettazioni a tutti, benissimo. E che ne avete ricavato? Quella telefonata fra Lotti e la Nicoletti ve la dice lunga. Ne ha parlato il collega, non sto a riparlarne. Ci vuole un bel coraggio a dire che su Lotti si è esercitata una "sana diffidenza", lo ha detto il Pubblico Ministero, quando lo si lascia in giro a contatto con chissà chi, quando gli si permette di ricevere le telefonate della Nicoletti. C'è una battuta, sul punto, del Pubblico Ministero, in replica, che è carica di un involontario, umorismo. Ha detto il P.M.: 'si è intercettato perfino Lotti' "Perfino" Lo lasciate libero col telefono in casa e non lo volete nemmeno intercettare? Nessuno, ha detto nemmeno mi sono permesso di una cosa di questo genere, che abbiate voi, consapevolmente indottrinato Lotti. No, per carità! Altrimenti non saremmo qui a discutere questo processo, lo discuteremmo altrove, a Bologna, per esempio. Ma che avete esercitato su di lui il cosiddetto dilemma del prigioniero, questo sì. Lo ha detto il collega e lo condivido perfettamente. Perché il collega vi ha documentato come e in che modo si è effettuato questo esercizio. Alla fine il Pubblico Ministero produce quell'articolo di giornale; e da quell'articolo di giornale, a proposito del dilemma del prigioniero, si dovrebbe ricavare che non è vero che qualcuno ha detto a Lotti: 'guarda, Vanni ti accusa', ma è Lotti che lo ha appreso autonomamente dal giornale. Ovvero, nulla. Prima di tutto perché non è vero nulla che Lotti abbia detto quelle cose alla giornalista Franca Selvatici. Vanni, scusi. Perché? Perché le possibilità per la giornalista Franca Selvatici di parlare con il signor Vanni, erano, ce n'era una sola. Vanni era in galera, ovviamente, a Sollicciano il giornalista ad intervistare il signor Vanni non ci può andare. Quindi, la signora Franca Selvatici poteva parlare col signor Vanni solamente durante le udienze del Tribunale della Libertà. La udienza del Tribunale della Libertà più prossima a quell'articolo è di un mese prima. Bella memoria, eh, per virgolettare le parole di Vanni! Eh, non c'è niente da fare. Come sono queste date, scusate? Te lo ricordi? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Eh? 
(voce fuori microfono) 13 dicembre, quella dopo...
Avvocato Filastò: 21 febbraio e 13 dicembre.
Avvocato Mazzeo: L'articolo è del 21 marzo.
Avvocato Filastò: E l'articolo è del 21 marzo. Ci corre esattamente un mese. 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Ma non ci mancherebbe altro che ora la Franca Selvatici venisse a ... in questo processo. 
(voci sovrapposte}
Presidente: Scusi...
Avvocato Filastò: Abbiamo avuto le interruzioni del Rontini? Anche la Franca Selvatici. Ma dove siamo! 
(voce fuorimicrofono)
Avvocato Filastò: Ma lei stia zitta, sa.
Presidente: No, no, ao...
Avvocato Filastò: Stia zitta li, al suo posto, faccia il suo lavoro meglio di come lo fa! E non interrompa l'avvocato! Che sto facendo un lavoro difficile, io e improbo, (voce fuori microfono) Anch'io.
Avvocato Filastò: E insomma... Beh, stia zitta, è meglio lasciar perdere. Ma io non la interrompo quando lei fa il suo! Non vengo a mettermi li, dove lei sta battendo a macchina le cose, a intrigarle le mani. Ha capito? Abbia riguardo e rispetto. E si cheti, perbacco! 
(voce fuori microfono)
Presidente: Scusi, dottoressa, per cortesia, eh. 
Segue...

martedì 24 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Nona parte

Segue dall'ottava parte

Avvocato Filastò: Se l'Allegranti, invece di dire quando telefonava ai Carabinieri: 'mi ha ritelefonato un'altra volta quel Tizio'. 'E sì, va bene, abbiamo capito; tanto abbiamo fatto il rapporto'. E fine del discorso. Se l'Allegranti fosse stato chiamato: ci dica la voce com'è? E soprattutto se il suo telefono fosse stato messo sotto controllo, mettendo anche quel dispositivo che consente di rintracciare da dove viene la telefonata, e sì che sarebbe stato utile; e sì che la dottoressa Della Monica avrebbe avuto una idea straordinaria. Io ho detto, semplicemente: la dottoressa Della Monica si è affezionata ad una certa ricostruzione del fatto così come gli è stata presentata, sbagliando, al momento in cui si è presentata lì. Basta. Poi mica lei, fra l'altro, ha interrogato per tre ore e mezzo il Martini, sono stati Carabinieri. Sono stato abbastanza chiaro: lei interviene nell'ultimo momento. A parte che il teste che è stato torchiato per tre ore e mezzo non è il Gargalini, come ha detto il Pubblico Ministero, è il teste Martini. E voi lo avete sentito. Macché dice bugie questo ragazzo. Per fare che? Dice la verità, dice. Io non ho bacchettato il professor Maurri — con questo arrogandomi la qualità di preside - ho detto che il professor Maurri, invece di indicare dati positivi per affermare che il delitto degli Scopeti è avvenuto di domenica e non di sabato, confuta in via negativa, secondo un punto di vista di confutazione, cioè a dire di chi afferma che i dati che vengono proposti non sono validi, confuta i dati che vanno nella direzione di una posticipazione del delitto: la larva della mosca, per esempio. Lui non dice mica: la larva della mosca c'è. Sì, la larva della mosca c'è. Dice: "Ma, la larva della mosca in quelle condizioni lì, sì può formare anche prima." Bene, come ho detto prima, a guardare i testi, no; si forma quanto meno nelle 48 ore. E così via: l'aspetto negroide del viso, le ipostasi, tutte le cose che sono lì, l'avanzato stato di decomposizione. Tutte cose... Luì dice: "Sì, ma siccome là c'erano condizioni speciali di temperatura. . .” Ma dati positivi, per dire io ho accertato che questo delitto avvenuto sabato, non li ha forniti. Nessuno non li può fornire, perché i dati vanno tutti in una direzione diversa del... scusate domenica. Vanno tutti nella direzione dì sabato e lui li confuta, ma li confuta, seguita a confutarli, ma non dà indicazioni; tanto che voi avete... Vedete, la dialettica fra le parti, serve anche a questo, cioè a dire, serve ad indicare al Giudice i termini di un problema e fino a che punto questi termini del problema possono essere risolti in un modo o in un altro; fino al punto che il Pubblico Ministero, il quale è convinto che il delitto sia avvenuto domenica — perché sennò se è avvenuto sabato salta tutto per aria, infatti è avvenuto sabato lo dice la Carmignani, non c'è niente da fare — che cosa vi dice di positivo per affermare che il delitto è avvenuto domenica? Vi propone un argomento logico: vale a dire, vi dice che non è possibile che i due cadaveri restino tanto a lungo senza che nessuno se ne accorga. Tanto per cominciare uno se n'è accorto: la Carmignani Sabrina, che ha sentito il puzzo di cadavere. Quella ragazza, magari, è un po', insomma... avrebbe potuto andare, segnalare; non saremmo qui ad arrabattarci.. . Poi, scusate, o non è quello che voleva fare proprio l'assassino? L'assassino qui, a Scopeti, per la prima volta - perché altrove lui li esibiva i cadaveri — per la prima volta, invece, li nasconde, la ragazza nella tenda, dove rimane uccisa, ed il ragazzo nascosto in quel cespuglio con questi bidoni sopra. Non siamo mica, vero, su una strada cittadina, eh, siamo in un posto di campagna. E come ci sono stati senza che nessuno se ne accorgesse, per diverse ore, questi cadaveri ci possono esserci stati esattamente il doppio; non è assolutamente improbabile, per niente. Ma perché dovrebbe essere improbabile? Quando noi sappiamo che l'impegno dell'assassino è proprio quello di tenerli nascosti per le sue ragioni, perché va be', lasciamo perdere le ipotesi. Comunque, li ha nascosti. Ed alla fine, poi, il Pubblico Ministero dice che, insomma, io ho detto che se il tema... 'Il professore ha detto che se il tema non sarà come ha desiderato, lo sa lui che cosa fare'. Che volete che faccia, il difensore? Cosa volete che faccia di fronte a una condanna all'ergastolo di Mario Vanni? Eh? 
(voce fuori microfono): L'Appello.
Avvocato Filastò: Ma mica soltanto quello, capito, purtroppo. Non c'è niente da fare, vero? Eh, io più che ci penso, poi magari Vanni potrebbe anche revocarmi il mandato, ma più che ci penso non c'è altro che fare una denuncia per calunnia. Eh, non c'è nulla da fare. Almeno io la vedo così, l'avvocato la vede così: per allargare un campo delle investigazioni; perché va allargato il campo delle investigazioni. Certo, anche l'indagine in sé va allargata. Che sarei obbligato a fare, adesso, da difensore? Chiedere che venga approfondita tutta una serie di fenomeni; non fosse altro perché, vedano, ogni volta che faccio un passettino, piccolissimo proprio da qui a li, mi muovo appena, no, come si confa ai miei mezzi limitati - perché io non sono mica i Carabinieri, vero? Massimo posso trovare due cortesi investigatori come questi signori della Falco che si prestano a collaborare gratis ed “amore dei" - vien fuori qualche cosa di nuovo a favore di Mario Vanni. Ma proprio fino a mezz'ora fa, fino a mezz'ora fa. Guardi, io questo discorso non lo volevo nemmen fare ho ceduto, sono costretto a farlo. Perché? Eccolo qua, guardate. Avete già visto anche voi, vero, questo documento portato dal Lotti. Avete visto anche voi questo tagliando, quello che riguarda la 124; l'avete visto anche voi che è guardatelo, l'avete lì in originale - che è ripiegato così, in modo che la scritta che c'è sotto solo ad un occhio attento si legga; e quando l'avete letta e l'avete vista voi vedete che la data 29/85 è corretta, che il 9 sta su un 8. Guardatelo.
Avvocato Mazzeo: Sta su un 8, Presidente, si legge l'8 sotto, eh; proprio a vista, eh. È lì piegato, eh.
Avvocato Filastò: E non è nemmen la stessa penna, eh.
Avvocato Mazzeo: Sì, sì è una penna come questa.
Avvocato Filastò: Io, qui nella fotostatica, non lo posso vedere; voi lo potete vedere: non è la stessa penna. Visto, Presidente?
Presidente: Il tagliando...
Avvocato Mazzeo: Il tagliando.
Avvocato Filastò: Eh? Il tagliando, Presidente. È il tagliando quello che riguarda la... Poi lo riconosce subito, perché vede la piegatura, Presidente. Nota la piegatura.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: Corretto o no. Si vede l'8 sotto.
Avvocato Filastò: Con una grafia diversa, secondo me, dico.... Va be' a me sembra diversa la grafia e sicuramente con una penna diversa.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Icchè devo dire, cosa devo dire di fronte a cose di questo genere? Come minimo devo dire che il signor Lotti è un po' troppo disinvolto, eh. Il signor Lotti, quando viene qua e se la prende con l'avvocato e dice: 'ma che vuole l'avvocato? Ma perché mi interroga così? Ma che... l'avvocato'. 'Ma insomma, signor Lotti, ma la faccia un po' finita', avevo voglia di dirgli ieri l'altro, io. Eh, insomma sa, perché tante volte può anche salta dei nervi ad uno, ehi
Avvocato Mazzeo: Vede? Ha constatato che è piegata la parte di sotto?
Avvocato Filastò: Eh, che brutta cosa!
Avvocato Mazzeo: Bruttissima.
Avvocato Filastò: Che cosa orrenda!
Avvocato Mazzeo: Questa è la contaminazione della prova eh, al dibattimento 
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: No, eh Presidente. -
Avvocato Filastò: No, no lascia fare. No, no, non diciamo più cose... Tanto e lì. La cosa è lì, si vede, perché si deve parlare di più.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Il personaggio è quello, vero? La situazione è quella; è che è una situazione di estrema disinvoltura. Capite, quando uno si trova nella posizione di Lotti, Lotti è convinto di poter fare quello che gli pare, capito? Lotti, qui dentro, è venuto in quest'aula della Corte di Assise pensando che fosse un cinematografo ad ingresso continuato, lui. E forse si guardava intorno per vedere se non c'era il venditore di noccioline. Eh, insomma ci voleva qualcuno che gli facesse capire che non era così. Non c'è stato, pazienza. Si vedrà la prossima volta, speriamo che non ci sia. Speriamo che non ci siano prossime volte. I sopralluoghi, lo scrupolo dei magistrati, il filmato che sarebbe un di più. Beh io, un po' questo scrupolo dei magistrati l'ho messo in dubbio e l'ho messo in dubbio con riferimento a fenomeni processuali che sono quelli che ho detto, che ho' descritto: certe omissioni e tutto il resto e non sto a ripetermi. E poi , per il resto, sui sopralluoghi mi sono limitato a leggere quello che c'era scritto nel verbale, osservando che la ricostruzione di Lotti era talmente balbettante, incerta, contraddittoria che un Magistrato serissimo, massimo dei magistrati, una persona di grandissima levatura — sto parlando del dottor Perini — ad un certo punto talmente contraddittoria, incerta direi insopportabile per tanti versi, ha dato ordine di spegnere la telecamera perché lo spettacolo era indecoroso. E certo che ha fatto così, ma benissimo. Ha fatto notare, non per dire il Magistrato non ha lo scrupolo, anzi il Magistrato lo scrupolo ce l'ha, ha fatto il filmato; siamo perfettamente d'accordo, però la cosa andava talmente male, ha detto : "Senti spegni, per piacere." D'accordo che i riassunti si devono fare, nel corso degli interrogatori. E va be', ma ciò non toglie che questi riassunti - non c'è niente da fare, ve ne ho dato... leggendo sia l'interrogatorio che la trascrizione - ve ne ho dato, io credo, un'ampia dimostrazione insomma, un'ampia conferma di questa tendenziosità dei riassunti. E ce n'è un esempio anche nella più recente trascrizione, quella, pervenuta alla Corte relativa all'interrogatorio di Mario Vanni del 26 marzo del 19 96, e sarà il caso - mi dispiace - bisognerà leggerla. Allora. Il Gip dottor Lombar... No, questo anche per liberarsi di quello che è il punto forte di conferma del Lotti, le ammissioni di Vanni. Ecco, vediamo, no? Allora, dice: "Allora, come ha visto è il Lotti Giancarlo che alla fine è indicato come coautore dell'omicidio di cui si parla.” "Di cui si parla", lui non ha capito niente. Di quale omicidio si parla, lo vedremo immediatamente dopo, non lo ha capito. Benché gli sia stato letto il provvedimento di custodia cautelare, che è nuovo, e che riguarda Pia Rontini e Claudio — che qui viene definito " Francalanci", per dire la verità si chiama Stefanacci non Francalanci, non per criticare l'estensore di questo documento - in Vicchio di Mugello, località La Boschetta, questo pover'uomo non l'ha mica capito dov'è…
Mario Vanni: Non ci sono mai stato io.
Avvocato Filastò: E lo so che non c'è mai stato. "Questo" dice... Dice: allora, visto che è Lotti Giancarlo e alla fine lo ha indicato come coautore dell'omicidio di cui si parla. E Vanni dice: "Questo, questo l'è un bugiardo, gl'è." E poi non si capisce, perché ha l'abitudine di mettersi la mano davanti alla bocca, insomma. Ed il Gip dice: "È un bugiardo?” "Gl'è un bugiardo, perché a mene, io, non ci sono mai stato nel bosco degli Scopeti." Il Mario Vanni è rimasto al delitto degli Scopeti. Tutte le battute che hanno fatto su questo nuovo delitto, per il quale si sta procedendo di nuovo contro di lui, lui non ha capito; c'è poco da fare. E va be', lasciamo perdere i soprannomi: Mario... Ed il Gip, dice: "Non si parla del bosco degli Scopeti, qui si parla della Boschetta, eh. La Boschetta di Vicchio." Sente piovere addosso questa Boschetta, e dice: "A Vicchio? Non ci so' mai stato a Vicchio, io." Dice lui. "Eppure, come si dice qui, l'hanno vista a Vicchio?" Dice: "No." "I genitori della Pia Rontini, prima l’uomo e poi la donna" - gli contesta il Gip - "l'ha vista anche un signore che frequentava quel bar della stazione; l'ha visto sei volte." Un po' tante. E lui continua a dire: "Io non ci so' mai stato." "A bere anche lì, in questo bar?" Dice il Gip. "Non ci sono mai stato in questo posto." "A Vicchio?" Dice. "No, mai. Sono tutte barzellette, queste." Dice lui. 
Segue...

martedì 17 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Ottava parte

Segue dalla settima parte

Avvocato Filastò: Anche l'americana Sharon è serissima. Quel che vede, lo dice. E se è incerta nel localizzare una certa posizione di un'auto, lo dice che è incerta. Poi era incerta, -il Pubblico Ministero... Come deve far un testimone corretto, eh. Perché quando io sono incerto su un dato, dico: guardate, sì, potrebbe essere... 'mi par di ricordare' - lei dice — 'che era prima della piazzola del ristorante la Baracchina', però potrebbe anche esser dopo. Mi ricordo che la strada era un po' in diagonale, un pochino... non perpendicolare.... Allora mi ha portato. . . Ah, si, questa... Sono tutte e due, tutte e due. Ci sono stato, ci sono tornato. Siamo passati con l'avvocato Mazzeo, facendo quel giro che abbiamo fatto. Sono tutte e due in diagonale. C'è un viottolo. Anche per andare al ristorante la strada non è perpendicolare, è obliqua. Serissima anche la teste Sharon, per quello che può valere, cioè a dire nulla. Perché la teste Sharon non vale assolutamente niente. Che razza di indizio è la teste Sharon, di che cosa? Di una macchina che si trovava lì, che ha fatto manovra. E che vuol dire? Sappiamo che quel giorno, quella notte, c'era la festa degli Hare Krishna a poca distanza, quindi macchine ce n'erano eccome, che passavano. E sono serissimi i testi dell'equipe De Fazio, è serissimo don Polidori, è serissimo don Poli, è serissimo il medico di Vanni, è seria Alessandra Bartalesi, povera ragazza. Nonostante quelle amplificazioni, quei sentimenti che le sono stati, come dire, estratti al di fuori di qualsiasi regola perché il testimone riferisce fatti, non deve riferire impressioni, cose, eccetera. É serio Paolo Vanni, è seria la sorella di Mario Vanni. Ma sono seri tutti, sono, per carità di Dio! Chi ha detto che non... Io ho discusso, ho discusso sull'analisi dei testimoni, questi testimoni, questi, quelli che sono stati portati qui al dibattimento dal Pubblico Ministero, che ho esaminato, che ho detto: questa è persona che, da questo punto di vista, o non servono o vanno in direzione contraria come Chiarappa e De Faveri va in direzione contraria alla tesi dell'accusa. Non c'è niente da fare. Si può stiracchiare in tutti i modi, come si vuole, ma non c'è nulla da fare. O quella non è la macchina del Lotti, o Lotti non la racconta giusta. Non c'è niente da... non c'è nulla da dire, non ci sono alternative, vero. Non ci sono alterative, io non ne vedo. E certamente ho espresso delle perplessità nei confronti di una testimone come la Frigo. Come si fa a non esprimere perplessità nei confronti di una testimone che si ricorda le cose ad otto anni di distanza, quando a un certo punto, vede la foto su un giornale di uno, dice: 'l'ho visto', e non aveva mai parlato prima con nessuno. Vedano Signori, qui fra l'altro, è una osservazione che è già stata fatta nella sentenza di II Grado, ma insomma, e che io la esprimo in un altro modo. Questo caso ha avuto una risonanza nazionale, di una... sì, è stato, direi... qualcuno l'ha definito il "processo del secolo" forse esagerando, ma insomma, ha avuto un impatto massmediatico fortissimo. E questo impatto massmediatico ha contagiato tantissime persone, ma proprio tantissime. E fra queste ci sono le persone caute e quelle meno, non c'è niente da fare. Io, da non so quanti mesi, ricevo una lettera anonima tutti i giorni di uno che mi dice come devo fare, quello che devo fare, come devo comportarmi in questo processo, cosa devo dire... Ne azzeccasse mai una, fra parentesi. Uno, a un certo punto, dovrebbe dire grazie... Invece poi... io l'ho soprannominato "l'anonimo cretino" e lo metto in un cassetto, tutta questa roba. Forse un giorno mi servirà per qualche sfizio, non lo so. Ma di questa gente, ma lo sanno benissimo gli inquirenti, lo sanno perfettamente. Ma ce n'è stata a centinaia, gente che scriveva lettere anonime, gente che si presentava, dice: 'il "mostro", lo so benissimo chi è, è quello lì, ... quello che sta accanto a me, quel signore lì'. E quell'altro dice: 'ah, il "mostro" è il marito della mi' sorella'; quell'altro dice: 'ah, il "mostro" è il 'mi' cognato, l'ho sempre detto. Basta guardarlo', e così via. É tutto pieno. Una mia amica, Laura Grimaldi, scrittrice di notevole livello, ci ha scritto un libro, molto bello, si chiama "Il sospetto"; proprio ambientato a Firenze, sulla vicende del "mostro di Firenze" e tutto il resto. Quindi, alcune di queste perso..- La Frigo è una di queste persone, è una di queste persone di quelle che dicono: 'ah, si, ora glielo fo vedere io come stanno le cose'. E siccome un incontro lo ha fatto, quella sera, a un certo punto dice: 'ah, ora lo incastro io Pacciani. Perché' - dice - 'Pacciani, gliela do io la prova su Pacciani'. E si presenta, parla, parla, straparla, racconta della minigonna della sua figliola, del crepuscolo inoltrato, del colpo, della botta della… un TIR che diventan gli spari... Insomma, tutte queste cose impossibili che racconta, questa signora e che sono quelle che sono. E come si fa a non dire che questa è una teste assolutamente inaffidabile? Come si fa a non dire che è assolutamente inaffidabile un testimone come Lorenzo Nesi, il quale fra parentesi, prima di tutto quando viene interrogato tanto, tanto a suo agio non deve essere, vero. Perché, lui, voglio dire, ad essere inserito nel novero degli "amici di merende" c'è un cappellino, eh? Perché a prostitute ci veniva anche lui, no? Non so se pigliava, usava il vibratore, ma insomma, ci veniva anche lui. E quindi... E allora, lì, è dell'ambiente anche lui. Ora, questo signore, ve l'ho già detto, lui va, fa una deposizione al dibattimento del processo Pacciani e se ne va. Durante il dibattimento, il solito Pacciani, vero — parlandone da vivo, perché sopportare Pacciani — lo apostrofa... cioè, non lo apostrofa... No, no, fa finta di non conoscerlo, pure... (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Fa finta dì non riconoscerlo... Ma insomma, cose di questo genere qui. E lui torna a casa e dice: 'ah, hai visto? Allora era lui quello. Eh, perché ha fatto finta di non riconoscermi. Con questo, lui, ha voluto nascondere il fato che ci siamo incontrati. Allora io che avevo la percezione al 70 per cento che fosse lui, ora ce l'ho al 90, per cento, ora vado là e glielo racconto'. Torna la dibattimento e racconta questa cosa. Ma che potete fidarvi di una persona così? Beh naturalmente... Certo, non è attendibile e serio il teste De Pace no, per quello che è, insomma, per quello delle sorbe. Sarà meglio non parlarne più nemmeno sennò si riattacca tutta la filippica delle sorbe. E non se ne può più! Certo, tutto sommato, a me desta perplessità il testimone dottor Giuttari. Il quale, va be', sarà anche il regista delle indagini, tutto quello che si vuole, ma insomma, lui è venuto qua, si è messo a sedere davanti a voi - ci è stato un paio di giorni, mi pare - e giù, una lunga prerequisitoria in cui, invece di raccontare quegli scarni fatti che aveva raccolto - poi sono quattro cosette, eh — giù tutto un discorso sull'intuito le cose... Ma, insomma, un pochino più di umiltà, eh! Con tutto il rispetto per il lavoro, per la passione, per carità di Dio, ma chi lo vuole mettere in dubbio. Ma, insomma, quando poi ci viene a fare il testimone. Io rammento che ho letto la testimonianza di Perugini, al processo Pacciani. Perugini si mise là a sedere, gli fecero delle domande e lui rispose alle domande. Rispose a delle domande. Ora, ditemi voi se il dottor Giuttari ha risposto a delle domande in questo dibattimento. Ogni tanto, ad un certo punto, giustamente, il Presidente è intervenuto ed ha detto: 'senta, si dia una calmata, perché sennò qua il processo lo fa lei e basta, eh.' . Ho parlato dell'indagine "iussu iudicis" o non è vero? Non è vero che il Presidente di quella. Corte insieme al P.M. indicarono anche i sospetti? È vero, risulta dal verbale del dibattimento. E allora, poi, non lo dico mica io. Non l'ho detto io, l'ha, detto Giuttari, l'ha detto il Pubblico Ministero che questa indagine nasce per impulso del Giudice; ho detto "iussu iudicis" siamo lì, no, eh, non è che poi ci sia una gran differenza. Sull'incidente probatorio e sul Gip, io, qui in questa sede, ho parlato pochissimo, mi sono limitato a riportarmi a quel che avevo già detto. E già che ci sono, io rinnovo l'eccezione di nullità di quell'atto, per quelle ragioni che ho detto un po' , comunque l'ho già rinnovata, comunque la rifaccio mia in questa sede. Il Pubblico Ministero nega anche la tensione investigativa. Ma guardate l'indice dei suoi atti, osservate le date, guardate tutto quel che avviene nel mese di febbraio 1996, che poi tutta l'indagine è lì, si concentra in quel mese. Perché poi, dopo, sono sì, delle cose di contorno, appunto, dei controlli, delle intercettazioni; ma le cose fondamentali avvengono tutte in quei giorni lì. Guardate, osservate che la data dell'ingresso nel carcere di Sollicciano di questo poveruomo, coincide con la sentenza di assoluzione Pacciani di II grado. Dobbiamo dire che non c'è stata concitazione, tensione? Ma come no? Risulta. È, come dire, palpabile. Allora, dice anche il Pubblico Ministero, a proposito del confronto - vedranno i Giudici che mi sto proprio attenendo a tutti gli argomenti portati dal Pubblico Ministero nella replica, credo di non dimenticarmene nessuno e di proporli tutti, dice: il confronto Pucci-Lotti. Dice: Va be', io mi sono lamentato del fatto che, ad un certo punto, prima si fa un interrogatorio a Lotti, durante il quale Lotti - che evidentemente non sa che pesci pigliare, -sennò la domanda non la faceva - chiede all'ufficio che nomi abbia fatto il Pucci. E l'ufficio correttamente, dice: 'no, io i nomi non te li dico, lì devi dir te spontaneamente dalla tua parte, così non abbiamo la possibilità di confrontarti con il signor Pucci'. Qui, chiaro, no? Non ce l'ha detto chi. Dice il P.M.: "Il confronto si poteva fare, perché lo dice il Codice." Ma certo che si poteva fare il confronto, ma si può anche — sembra a me, se l'ufficio ha capito l'importanza di non palesare questi nomi al signor Lotti, eh, insomma - si può fare a meno di fare in modo che durante il confronto il signor Lotti li palesi, lui, il signor Pucci li palesi lui, non Lotti, Pucci. Si possono introdurre, far presente delle circostanze difformi fra l'una e l'altra persona, che poi francamente di difformità ce n'è poche, eh. Perché voi rileverete da quel confronto e dalle dichiarazioni di Pucci e di Lotti che, viceversa, c'è una straordinaria coincidenza sul punto che erano andati li, tutte e due, per un bisogno fisiologico. Ma se è falsa questa cosa, come poi è risultata falsa, com'è che tutte e due dicono la stessa cosa?
Avvocato Mazzeo: È un po' strano.
Avvocato Filastò: È molto strano. C'è stato un accordo fra questi due? Per quali canali? Beh, insomma, voi capite che all’inizio proprio, all'inizio, nel momento in cui si apprende la prova, si mettono a contatto questi due soggetti è tutto un rovinio. È tutto ragione di sospetto, abbiate pazienza. E che, non si devono dire queste cose? Io non ho bocciato la dottoressa Della Monica, che ha tutta la mia stima — a proposito, ci si era promessi di sentirla, poi l'istanza è caduta come, è caduta del resto nel nulla, la mia richiesta di sentire il povero signor Toscano — la dottoressa Della Monica, ha avuto un'idea brillante che, se fosse stata sfruttata, avrebbe davvero fatto fare un passo avanti alle indagini. 
Segue...

venerdì 13 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte. 

« DOPO LA PAUSA PRANZO »

Presidente: Prego, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Grazie, Presidente.
Presidente: La parola a lei.
Avvocato Filastò: Ha detto poi, il Pubblico,Ministero, a proposito di certe osservazioni e dettagli narrati a questa Corte e a questa difesa, che sarebbero stati fatti dei tentativi di distrarre il Giudice. Ora, io, questa osservazione da parte del... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Perché? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Per dir la verità preferivo così. Preferivo così perché mi... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Dà fastidio? Che va bene così? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Dicevo, questa osservazione del Pubblico Ministero, che si è espresso in questi termini “tentativi di distrarre il Giudice", ecco, questa proprio non l'accetto, nel modo più assoluto. Perché da parte di questi difensori, sia da parte mia che del collega Mazzeo, abbiamo citato e letto io credo qualche centinaio di passi, tratti dal processo. E insomma, commentati, ma commentati a volte con le parole che appartenevano... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Sì, forse ha ragione, rimbomba. Con le parole che appartenevano agli stessi testi a volte o ad altri testi. Quindi non si distrae così il Giudice, a me sembra che si distragga più il Giudice quando si parla a lungo — come è avvenuto da parte del Pubblico Ministero - evitando invece proprio accuratamente di fare citazioni da carte processuali. Io proprio... pare che se si scorre, ho riletto la requisitoria del Pubblico Ministero, riferimenti puntuali a episodi processuali, dibattimentali o anche di indagini preliminari, ne ho trovati molto pochi, quasi punti. E poi avrei parlato di fatti non pertinenti… Beh, io quali siano questi fatti non pertinenti, francamente non me li ricordo. Può darsi che nel discorrere abbia anche accennato a qualche cosa che non era perfettamente aderente alla cosiddetta materia del contendere. Però, insomma, i fatti fondamentali che vi ho esposto e sui quali mi sono soffermato a lungo e sui quali si è soffermato a lungo anche il collega, mi sembrano piuttosto pertinenti. Come, non sarebbe pertinente che il giovane Mainardi si trovasse non sul sedile della guida, ma su quello posteriore? Non sarebbero pertinenti quei dati obiettivi e testimoniali che indicano come l'omicidio degli Scopeti non è avvenuto la domenica, ma il sabato? Non sarebbe pertinente indicare che la strada della fattoria La Rena, da un certo punto in poi, non è percorribile con una macchina normale? Cosa fra l'altro che appare; non solo non è mai stata percorribile con una macchina normale, cosa che appare da quelle carte che ho prodotto. Non solo, ma che risulta dalla testimonianza del signor, del teste Martelli o Caini, uno dei due, insomma. Caini-Martelli, ora non mi ricordo se il marito o la moglie, si chiama Caini la moglie e Martelli il marito, o viceversa. Comunque si tratta del marito. Il quale ha detto: 'si, si può perco... con un fuoristrada'. Noi sappiamo benissimo che i fuoristrada vanno anche sui muri, insomma. Con un fuoristrada si può attraversare i prati, si può attraversare i campi arati, si può percorrere anche quella strada. È questo che ci ha detto quel testimone. Ora, se poi esiste un ufficiale dei Carabinieri il quale si ricorda che invece, in quell'epoca, la strada era percorribile normalmente, insonnia, il contrasto mi sembra abbastanza evidente con quest'altro testimone, ed il contrasto compare dalla carte, dalla carte topografiche. Dove lì, in quella zona, in un punto, dalla fattoria La Rena, finché non riprende questa strada, si vede benissimo che c'è un sentieraccio e basta. Benissimo. Questo non sarebbe pertinente? Non sarebbe pertinente documentare che dopo due o tre chilometri dal primo passaggio a livello, sulla Sagginalese, in direzione Ponte a Vicchio verso Dicomano, c'è un altro passaggio a livello? Per cui l'idea, l'impostazione, la tesi per cui questi matti, insomma, che uccidono delle persona su una piazzola, invece di andarsene alla svelta percorrendo la strada normale, vanno a fare questo giro impervio attraverso queste stradacce infernali. Ripensiamo poi alla 128 di Lotti, che a questo punto almeno mezza scassata lo era di già, a rischio di restare nel mezzo, perché lì si può finire con le ruote impantanate, ci si può arenare, si può essere visti da una quantità di persone. Perché per l'appunto è una strada che percorre, basta farla, si passa sulla soglia di certe case. E tutto questo per fare che? Per evitare un passaggio a livello, quando poco più in là ce n'è un altro? Beh, insomma. Va be', queste sono osservazioni. Il professore poi — cioè io - dice che la sentenza di I Grado Pacciani fu uno sbaglio. E quindi bacchettate ai Giudici di I Grado, all'estensore, il Presidente Ognibene. Per dir la verità, insomma, io mi son molto limitato su questo punto. Perché le bacchettate piuttosto robuste alla sentenza, di I Grado non gliele ho date io, gliel'ha date il Giudice di II Grado, Corte di Assise di Appello di Firenze. E piuttosto pesanti, eh. Ora, voi non l'avete la sentenza. Ma insomma, quella sentenza, se si deve parlare di bacchettate, bacchetta anche le indagini. C'è una parte in cui il Giudice di II Grado esprime pesanti sospetti su come venne alla luce il famoso proiettile nell'orto di Pacciani. Cioè a dire, ipotizzando la contaminazione della prova. E quindi, voglio dire, insomma... Grazie del professore, ma tutto sommato sono in buona compagnia. Poi, dice, il Pubblico Ministero che, secondo questa difesa i soli testimoni seri sarebbero Bardazzi, Allegranti e Zanetti. Questo proprio assolutamente inesatto. Secondo questa difesa i testimoni seri son tutti, salvo tre. Sono serissimi Chiarappa e De Faveri — e l'ho detto, eh — che constatano la presenza di una macchina in un certo posto e per un certo periodo di tempo. Qui il tentativo che ha fatto il Pubblico Ministero di, come dire, annacquare, diminuire l'importanza di questa testimonianza, è, voglio dire, insomma, degno di miglior causa. Diciamo così, insomma, ecco. Lui dice: ‘guardate che’ — in pratica — 'il guidatore, alle 14.30, quando arriva per la prima volta a fare questa curva per rimettersi nel viale che porta all'abitazione dei signori Rufo, la macchina non la vede'. É vero, non la vede luì, la vede la moglie. La moglie la vede. Ed è la moglie che nota che il marito, senza rendersene conto, è in qualche modo ostacolato dalla presenza di questa macchina. Quindi, alle 14.30 la macchina c'era. Non c'è dubbio. Passano poi - quanto sarà passato, mezz'ora, tre quarti d'ora — e questa volta è il marito che si mette ad aggeggiare con quella macchina fotografica col teleobiettivo. E lui, la macchina, la vede anche lui, allora, a questo punto. Ed è la prima volta che la nota. Quindi, questi testimoni, si passano, come dire, il testimone di mano in mano. Prima lo vede la De Faveri, poi lo vede il Chiarappa. E passa mezz'ora e la macchina è sempre lì. Poi il Chiarappa se ne va. Ricordate? Per andare a fare il necrologio: 16.30. Passa un'altra ora. Quando se ne va, lascia la casa Rufo, mentre si avvia verso Firenze, nota la macchina; sono le 16.30. Quando ritorna dall'aver fatto il necrologio, e abbiamo calcolato che sono intorno alle 18:30, sono passate due ore, la macchina è sempre lì, nello stesso posto. E non c'è dubbio. Questa volta, lui nota la presenza della macchina. E, questa volta, la presenza della macchina in quel luogo lo infastidisce nella guida. Poi, i due coniugi, tutti e due, alle 20.00 se ne vanno e la macchina è sempre lì. Voglio dire, ci vuole un grande sforzo per affermare che questa macchina è rimasta ininterrottamente per cinque ore e mezzo in quel luogo? No. No, è leggere le carte, leggere le risultanze, vedere quel che dice il signor Chiarappa. Qui, a questo punto, di fronte... perché il Chiarappa e De Faveri, persone serissime, puntualissime. Qui, a questo punto, il Pubblico Ministero che cosa è costretto ad ipotizzare? Sentano, eh. Che questi Lotti e Pucci, i quali a questo punto tutto quello che hanno detto non torna in modo più assoluto, a un certo punto del pomeriggio vanno dalla Ghiribelli, eh? fanno quello che devono fare; poi ritornano per spiare la coppia, poi ritornano dalla Ghiribelli e poi ritornano? Ma che scherziamo? Ma dove siamo! Si può davvero giocare così con le risultanze di un processo? Questo è giocare, eh. Questo non è solo sforbiciare la tessera, proprio qui siamo proprio a modificarne la forma, cincischiarla, a renderla contorta. É serissimo il teste Gargalini, è serissimo il teste Martini, è serissimo il teste Ciappi. Tutto il gruppo di Baccaiano è serissimo. Non solo serissimo ma persone anche consapevoli di quel che hanno visto e che, specialmente Allegranti, hanno retto ad un interrogatorio, ad un esame durissimo da parte dell'accusa senza deflettere di una virgola. É seria Sabrina Carmignani. Certo che è seria Sabrina Carmignani. Lo è stata a suo tempo, lo è stata in questo dibattimento. A suo tempo quando — vi ricordate? — non ha visto soltanto la macchina e la tenda. La macchina in quel posto, esattamente dove vien trovato dopo l'omicidio. La tenda con quella sbrecciatura, con quella sciupatura che ha dopo l'omicidio. No, se voi leggete quel verbale che vi ho prodotto, troverete che Sabrina Carmignani ha visto un corpo dentro la tenda. Ha visto, da un rigonfiamento, la presenza di un corpo. Nella identica posizione in cui, per quello che descrive lei, in cui verrà trovata la povera Nadine Mauriot. Ebbene, lei ha visto un corpo, ha intuito la presenza di un corpo. E il giovane dov'è? La macchina è lì, la macchina è lì. Dovrebbe esserci anche lui, sì o no? Di già anche a chiedergli: 'dovrebbe essere anche lui lì?’ Certo che c'è, Kraveichvili, è là dietro, dietro la siepe, cadavere, coi bidoni sopra. Quindi non c'è solo l'odore di morto, non di topo morto, come dice il Pubblico Ministero. Quale toro? Dì morto! Ma c'è tutto un complesso di circostanze per le quali questa teste vi dà la percezione che, quando lei la domenica pomeriggio, e si ricorda il perché e il per come era la domenica pomeriggio... Ve lo rammentate? La festa, il fatto che era col fidanzato, che festeggiava quella ricorrenza. Quindi, è in grado, una delle poche testimoni di questo processo, che è in grado, non... per dire la verità non è una delle poche, è una testimone di questo processo che è in grado di localizzare perfettamente il giorno dalla sua presenza in quel luogo. E questa persona vede queste cose, eh. Dovete pensare che la macchina si è spostata perché i giovani sono andati a mangiare alla festa è poi la macchina è stata riportata proprio lì, nello stesso posto? Dovete pensare che la tenda era già sciupata prima? Che non è plausibile che l'assassino, muovendosi in quel modo concitato, come noi sappiamo che si è mosso e come dicono i periti, sia andato a sbattere contro la tenda facendola, in qualche modo, pencolare da un lato? No, no... La ricostruzione è quella. E c'è l'odore di morto. Quindi, serissima Sabrina Carmignani. 

venerdì 6 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

Avvocato Filastò: Vanni, secondo il Pubblico Ministero avrebbe detto "l'avvocato Zanobini — quando invece non ha detto niente, così, lasciamo perdere — sarebbe un furbo chiamando in causa l'avvocato Corsi. Il calcolo che Vanni avrebbe fatto è questo qua: si sarebbe creato una specie di alibi. Perché dice: se L'ho detta all'avvocato, la lettera, evidentemente è una lettera con contenuto abbastanza innocuo. Invece l'avvocato Corsi dice: 'no, non me l'ha letta, non è vero', e allora al Vanni gli è caduto l'alibi. Questa storia di questa specie di alibi riguardante questa lettera a me ricorda in modo impressionante il cosiddetto alibi che si sarebbe creato Pacciani nell'altro processo, che voi certamente ricorderete, a proposito del block Skizzen Brunnen; in cui Pacciani, per far risultare che quel blocco lui lo possedeva da prima dell'omicidio dei tedeschi, senza che il blocco gli fosse stato mai sequestrato, nonostante tutte le perquisizioni il blocco era rimasto sempre lì, Pacciani dice: 'ah, sai cosa faccio? Ora li imbroglio io. Ci scrivo sopra delle annotazioni che risalgono all'81'. Si va a guardare, fra l'altro, il tipo di annotazioni e si vede che, - effettivamente, corrisponde all'81, quelle cose lì le ha fatte davvero, ha comprato davvero quei laterizi,ha fatto davvero quella richiesta relativa ad una licenza amministrativa... E io ho fatto queste cose qui... Mi sono ricordato che nell'81 ho fatto queste cose? Roba da Pico Della Mirandola. A dieci anni di distanza ho fatto queste annotazioni e cosi li frego io. Ma brutto imbecille, ma... 
P.M.: Buttalo via.
Avvocato Filastò: Eh? 
P.M.: Buttalo via.
Avvocato Filastò: Buttalo via. Buttalo nella stufa, accidenti a te! Ma che... Ma buttalo via. Che ti stai a romper le scatole, con tutto questo traffico... Così avrebbe fatto, in qualche modo, anche il signor Vanni, il quale, riceve questa lettera, no, riceve questa lettera in cui chissà che c'è scritto; riceve questa lettera e poi è, sarebbe costretto a crearsi l'alibi, quello dell'avvocato Corsi, perché, Antonio? Perché ne ha parlato a mezzo mondo. Perché se lui quella lettera la piglia, la riceve, se la legge, se la tiene, se la mette in tasca e tutto finisce lì e non ne parla con nessuno, ma nessuno saprà mai che lui ha avuto una lettera da Pacciani. Invece lui, come riceve questa lettera da Pacciani va a parlarne con il Nesi Lorenzo, con la mo... con la moglie, forse... A
Avvocato Mazzeo: Con la moglie di Pacciani.
Avvocato Filastò: No, la moglie di Pacciani è l'ultima. Che, prima di andare dalla moglie di Pacciani ha parlato con il Nesi, ha parlato con la Maria Grazia, la sorella; ne ha parlato con... con chi altro? Ora non mi viene in mente. Insomma... Con il Ricci, ne ha parlato con un altro ancora... PRESIDENTE:: Vanni Paolo.
Avvocato Filastò: Col Vanni Paolo. Grazie, Presidente. E poi dopo, alla fine, dice: 'ma io gliela vo a leggere all'Angiolina'. Prende la SITA e va dall'Angiolina a leggergli la lettera. Allora, già che ci siamo, un momentino, riflettiamoci un momentino su questa lettera. É vero che il Pubblico Ministero su questo dice: siamo tutti nelle ipotesi. Be' riflettiamoci un minuto. Questa lettera, possiamo, proviamo ad immaginarla, facciamola questa ipotesi, esplicitiamola... E vediamo che, per arrivare poi alla conclusione, ancora di più, anche stavolta, proprio sotto il profilo di questa lettera, il signor Lotti, è. bugiardo come Giacomo... Che ci potrebbe esser scritto in questa lettera? Seguiamo Lotti, perché Lotti fa delle dichiarazioni di questo genere. La lettera dice: 'caro Mario Vanni, ti ricordi quando si faceva le merende?' Questo è l'incipit, sicuro. 'Ti ricordi quando si faceva le merende? Noi si andava a fare le merende, siamo amici e tutto il resto. Allora, devi sapere che io mi trovo in carcere' — mettiamola così - 'sospettato di essere il "mostro di Firenze". Allora te dovresti farmi un piacerino: andare dall'Angiolina, farti dare la calibro 22 che si trova nel cassetto del comodino, quello a destra, vicino alla camera mia dove sto; digli che è rinvoltata dentro un foglio di giornale, prender la calibro 22, metterci le munizioni e poi andare a ammazzarmi una coppia a tuo piacere, dove vuoi te. La trovi, una coppia qualsiasi e per piacere me l'ammazzi, così viene fuori che non sono io il "mostro" e mi mettono fuori'. É stato scritto questo? E dobbiamo pensare una cosa di questo genere, seguendo quello che dice Lotti? Perché, vedete, è come la storia della ipotesi dell'arma calibro 22, feticcio che fa comodo a Salvatore Indovino, perché lui vuole ammazzare delle coppie con quell'arma, perché quest'arma ha già ammazzato prima una coppia, quindi è carica di questo effetto di tipo esoterico, magico... Quando poi le cose... Finché si lasciano lì nell'ombra a dormire, o a formare suggestioni, o pregiudizi, le cose non si esplicitano, restano lì e sono come quegli animalacci tipo scarafaggi che stanno negli angolini della cucina. Se non gli rompono le scatole, non si vedono... Ma se poi a un certo punto, invece, si tirano fuori queste cose e lo scarafaggio viene fuori: tac! con la scarpa. E lo scarafaggio è spiaccicato per terra, come in questo caso. Ed una lettera così, di questo tenore, va a raccontarla a tutti? E poi la va a leggere all'Angiolina? Via, via, via. . . Ma non solo, progetta di andarla, a far vedere ai Carabinieri. Perché su questo non c'è dubbio, lo dice anche il Nesi: che lui voleva portarla a far vedere ai Carabinieri. Poi non ci è andato, disgraziatamente. Se tu fossi andato dai Carabinieri... Vanni, non sei stato... 
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Ma lui però ci voleva andare dall'avvocato a fargliela vedere a lui. La lettera in cui Pacciani dice: 'senti, amico di merende, vai a pigliar la pistola e ammazzami due’. 
Mario Vanni: Moh!
Avvocato Filastò: Moh! E infatti. Vanni, che è un uomo semplice, riceva questa lettera dal carcere, in cui con buonissima probabilità, direi con estrema probabilità si parla del processo ancora in corso, quello che magari è nella fase dell'Appello. Ci manca il dato cronologico di quando riceve questa lettera, che poteva affermare: nossignore, il processo è già finito, mi è stato detto, per carità di Dio, c'è stata anche la Cassazione, lui è già stato condannato. E chi l'ha detto questo? Attendibilmente, probabilmente invece, il processo è ancora in corso e questo Pacciani scrive all'amico, ricordandogli le merende, la frequentazione... 'senti, mi fai un piacere, m'hanno messo, incroce queste donne' .L'ha detto poi lui, fra l'altro: alla fine, a furia di bucare... 'no, no, no, le figliole. Parlava delle figliole quella lettera. Parlava delle figliole'. 
Mario Vanni: Delle figliole.
Avvocato Filastò: Delle figliole. 'Vai là e digli, per piacere, che non mi mettano in croce', perché qui, voglio dire, siamo alle porte coi sassi, se poi mi condanna anche l'Appello non c'è niente più da fare, che faccio io?' E la persona onesta, quando riceve una lettera di questo genere, dice: ma guarda questo, ma cosa vuole da me, ma che c'entro io? Ma chi lo conosce, ma perché mi chiede queste cose, ma accidenti a lui, ne parlo a tutti. Dice, ma guarda, questo mi scrive una lettera, ma io sì, ci siamo visti, sì, si capisce, si faceva le merende insieme, ma che vuol dire? Ma che devono mettermi dentro ad un'indagine dì questo genere qua, ma nemmen per idea. Insomma, confusamente perché ha avuto il suo trascorso processuale, Vanni, che è quello che sappiamo, a suo tempo, sa che con queste cose non si scherza, si è comportato allora in un certo modo, fra l'altro in maniera, molto, collaborativa, molto franca. Dice: 'lei l'ha picchiata la moglie?' 'Si'. Perché - un piccolo inciso — questa sarebbe, fra l'altro, l'ammissione di Vanni... secondo l'avvocato Curandai questa sarebbe l'ammissione di Vanni sul fatto che ha buttato la moglie per le scale, no? Perché dice: ma lei...
Presidente: Avvocato. 
Avvocato Filastò: Eh?
Presidente: Non si è capito.
Avvocato Filastò: Scusi, scusi Presidente. L'ammissione di Vanni sul fatto che ha buttato la moglie dalle scale, secondo l'avvocato Curandai. Per cui, a un certo punto, dice: 'ma lei l'ha buttata per le scale la moglie?' 'No, io ho tirato una labbrata', ha risposto lui. 'Ah, ha tirato una labbrata, ma l'ha buttata dalle scale'. Dice: 'mah, io gl'ho dato una labbrata perché l'era ammalata, io non lo sapevo'. Allora l'avvocato Curandai dice: 'ah, siccome era malata di mal caduco...' mi par di aver sentito un arzigogolo, di questo, genere. No, no, ma l'ha detto: 'siccome il mal caduto e il mal caduco si cade e si può cadere anche dalle scale, nulla esclude che lui l'abbia picchiata, questa sia caduta'. Ed è per questo che dice: 'era malata, non lo sapevo'. Perché lui non sapeva che aveva il mal caduco, poteva cadere... Ma nemmen per idea. Con questa frase sintetica con cui si esprime Vanni in questo momento, Vanni vuol dire semplicemente questo: 'io l'ho picchiata perché mi si rifiutava, va bene? E non sapevo che era perché era malata, altrimenti non l'avrei fatto. Pensavo fosse un atteggiamento di disprezzo nei miei confronti e allora m'ha preso i cinque minuti e gli ho tirato la labbrata'. Questo vuol dire Vanni in quel momento. Quando poi si accorge che non è la cattiva volontà della donna, non è che lui gli fa schifo a questa donna, è che questa donna proprio ha delle riserve di carattere neurologico per cui queste cose non le può fare, allora Vanni si mette tranquillo e sta tutti quei 35 anni, quanti sono, insieme a questa donna, assistendola e tutto il resto. Ecco, questo significa: 'era malata, non lo sapevo'. Non che: 'era malata e l'ho buttata di sotto dalle scale'. Ma insomma, ma cose dell'altro mondo. Va be', allora, quindi Vanni, quest'uomo semplice, riceve questa lettera, ne parla con tutti, chiarissima prova, conferma assoluta che non può avere quel contenuto che dice Lotti. Assolutamente il Lotti qui è un bugia... il solito bugiardo matricolato, orrendo, falso, vero? E che questo lo dice il suo esibirla, la sua espressa volontà di portarla ai Carabinieri, all'avvocato. All'avvocato che probabilmente non gliel'ha portata, ma lo voleva fare. Il suo parlarne con tutti. E qui il Pubblico Ministero dice: 'questa è... noi abbiamo raggiunto la prova dell'esistenza della lettera'. Grazie. Accidenti, raggiunta sì, ve l'ha detto lui, non ha fatto altro che dirvelo fin dall'inizio: 'ho ricevuto questa lettera da Pacciani'. 'Ma che c'era scritto?' E questo poveruomo, lo vogliamo capire, che è un encefalopatico? Lo vogliamo capire che le sue capacità di comprensione sono ridottissime? Come vi hanno documentato i periti, i consulenti, i periti, e i consulenti. Non sono i consulenti di parte, dottoressa Niccheri e dottor Sottili, ma anche i periti. Che c'è una lesione grave qua dentro, lo vogliamo capire? E smetterla di parlare di furberie. Ma che furberie! Se c'è un uomo che proprio è scoperto, semplice, chia... proprio lui, nella sua estrema semplicità, nel suo estremo essere indifeso. Presidente, mi fa fare 10 minuti di pausa? Sono un po' stanco.
Presidente: Va bene.
Avvocato Filastò: Grazie.
Presidente: Quanto parla ancora, avvocato?
Avvocato Filastò: Io penso, Presidente... Non so, come preferisce lei. Io un'altra oretta direi, grosso modo, un'oretta e mezzo. Se vuole sospendere ora e andare al pomeriggio, si può fare anche così.
Presidente: Mah, è l'una, possiamo... Allora riprendiamo alle due e mezzo.
Avvocato Filastò: Grazie, Presidente. Meglio così. 
 
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