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venerdì 22 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Nona parte

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giovedì 21 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Ottava parte

Segue dalla settima parte.
« DOPO LA SOSPENSIONE » 

Presidente: Qui c'è anche l'avvocato Gremigni. Bene... Ah, scusi, non l'avevo vista. Avvocato, scusi. Avvocato: Niente.
Presidente: Avevo guardato il posto e non di là. Allora, prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Grazie, Presidente. Mi sembra che, a grandi passi, forse non troppo veloci, cominciamo a avvicinarci al punto fondamentale, è inutile negarlo, di questo processo: alla figura di Lotti. È la seconda figura che io vorrei affrontare - i particolari poi li vedremo con calma dopo - perché penso che incentrare subito l'attenzione doverosa sulla figura dell'imputato Lotti, dopo aver parlato del teste Pucci. È un secondo punto di partenza, solo punto di partenza. Perché dobbiamo parlare di Lotti? Mah, mi sembra, da tutto quello che abbiamo visto in quest'aula e da quello che ho appena sintetizzato, è ora indispensabile, come metodo di analisi del materiale probatorio del dibattimento, perché è chiaro - è veramente inutile ridirlo - è l'imputato che ha confessato. E quindi diventa la figura centrale di questo processo e perché le sue dichiarazioni hanno una rilevanza e un'importanza sulla vostra decisione non comune, basilare, indispensabile. Ma vorrei subito focalizzare ancora meglio quel concetto che ho espresso all'inizio: attenzione, non dobbiamo limitare la nostra impressione e credere che le prove di questo processo sono solo qui. Assolutamente. Io mi diffonderò, dopo, a lungo. Dobbiamo, ora, analizzare bene la figura di Lotti imputato, oltre che chiamante in correità, tenendo presente che è un imputato che fornisce elementi importanti, ma che ci sono tantissimi altri elementi di prova. Cioè, non dobbiamo fare l'errore di credere che noi abbiamo solo visto e capito questi due unici mezzi di prova. Ecco, direi che noi, nell'accingerci a esaminare ciò che ha detto Lotti e chi è Lotti, dobbiamo comunque tener presente, ogni volta che analizzeremo cosa ha detto e cosa ha fatto, che su quasi tutto ciò che dice Lotti il processo ha fornito altri elementi a monte e successivi, altri elementi di prova che sono così eterogenei, complessi, di varia natura, articolati, che ci permettono di valutare qua... Proprio, concretamente, abbiamo visto che Pucci ha detto qualcosa e ci sono riscontri. Per quello che riguarda Lotti direi che non ha aperto bocca e non ha raccontato circostanza che non sia dettagliatamente provata in altro modo. Vediamo. Quindi, noi dobbiamo a Lotti l'attenzione che dobbiamo, perché - per quarantacinque, quarantasei, non so quante sono le udienze, ho perso il conto - abbiamo spessissimo parlato della sua partecipazione, della sua condotta. E quindi è chiaro che le sue dichiarazioni debbono essere prima capite e poi valutate. Dicevo "capite", e qui ho un motivo per dire "capite", perché i racconti di Lotti, che sono dettagliati come sappiamo, a volte ci hanno dato la sensazione che su alcuni particolari - insisto: particolari - qualcosa non dica. Allora bisogna prima vedere, anche qua, se abbiamo capito, se è possibile capirlo, se è persona che forse non ricorda, non vuole ricordare, o certi fatti non li conosce bene, o si esprime male -anche questo lo vedremo - o non capisce le domande o, peggio ancora, per quello che a noi sembra, o al P.M. sembra, forse alla Corte, a qualcuno sembra che per alcune cose che a noi sembra che non abbia detto, se ha paura, se non dice qualcosa perché ha paura... Io, onestamente, ve lo dico subito, ve lo cercherò di dimostrare, credo che non abbia più paura e tutto quello che poteva dire lo ha detto. E partiamo quindi da quei dati di fatto. Ha sempre ammesso di essere stato presente a quattro duplici omicidi. Questo l'ha detto sempre. Dove troviamo una situazione processuale di questo tipo? L'ha detto nella fase delle indagini preliminari un'infinità di volte, alla Polizia Giudiziaria; lo ha detto al P.M., quindi è cambiato interlocutore. Se qualcuno volesse anche venire dei dubbi: interlocutore cambiato. Poi vedremo, eh, dei dubbi, per carità! Lo ha detto davanti al GIP nella fase dell'incidente probatorio. Stessa identica dovizia di particolari e di racconti. Terzo interlocutore, diverso. Ma lo ha detto soprattutto nel corso - la sua verità, la verità, perché per me non è più la sua verità, ma questo processo ha dimostrato che è la verità - l'ha detta in sei udienze qui, davanti a un sacco di persone, non nel ristretto di una stanza; che ogni tanto c'è questa volontà di porre dei dubbi. No, vediamolo, vediamolo per bene fino in fondo. Il Lotti in sei udienze, davanti a tutti, nel contraddittorio delle parti, non ha ritrattato niente, non se n'è andato; oggi non è venuto, per alcune udienze non è venuto, non verrà, non lo so, non dipende da me. Quando è stato necessario è sempre venuto. È difficile che uno sia sempre contento se ha ammesso delle responsabilità. E se questo sarà il suo esito, è difficile accettare e farsi dare una condanna. Però non è, secondo me, il motivo per cui ha paura di una condanna e non viene. Chissà per quale motivo verrà, non verrà. Ma non è questo il problema. Il momento in cui è stato necessario per l'istruttoria dibattimentale è stato presente. Quindi le illazioni - facciamo dire, mettiamo a verbale che Lotti non c'è - ai fini della vostra decisione, scusate, ma non serve assolutamente a niente. Perché nei momenti importanti, davanti a tutti, nel contraddittorio delle partì, è stato sempre presente. E' un imputato che ha confessato presente qui, davanti ai suoi giudici, e ha detto sempre la stessa cosa. "Ho partecipato a quattro duplici omicidi, quelli dell'82, dell'83, dell'84 e dell'85. Esecutori materiali sono stati Pietro Pacciani, che usava la pistola, Mario Vanni, che tagliava, praticava le escissioni sui corpi delle vittime. Nell'85 a Scopeti portai con me Pucci, gli altri due non lo sapevano, erano all'oscuro, quando lo videro si arrabbiarono molto". E poi tutti i particolari che sappiamo. È rarissimo, lo sappia... lo dicevo all'inizio parlando dei processi in genere, in cui qualcuno confessa. E' rarissimo che, in una serie di omicidi come questi, qualcuno faccia confessioni così chiare, particolareggiate, particolareggiatissime direi, ripetute nel tempo, coerenti nel contraddittorio, senza mai, nella sostanza, alcun tentennamento. Mai. Secondo me nemmeno nei particolari, ma nella sostanza mai. Articolatissime dichiarazioni confessorie. Sono quindi sostanzialmente convincenti queste confessioni. Ma la confessione di Lotti è per me un punto di partenza. Lo dicevo prima, volevo che aveste tutti ben presente che non è un elemento di arrivo: ah, ci abbiamo quella e decidiamo su quella. No, è un punto di partenza, sulla base del quale noi dobbiamo partire, valutare, vedere se lo crediamo e sulla base di quello trarre conclusioni. E per questo noi abbiamo fornito, in questo dibattimento, una massa enorme di dati di fatto, di provenienza eterogenea, che ci forniscono elementi obiettivi, sicuri al riscontro di quello che ha detto e che sarebbero, già da soli, talmente importanti per arrivare alle conclusioni. Vorrei fare un'osservazione, che forse è anche bene fare e tenere bene in mente perché non sfugga quando dobbiamo valutarla: le dichiarazioni confessorie di Lotti sono innanzitutto in perfetta sintonia con gli esiti del procedimento a carico del Pacciani. E' un signore che è venuto e ha sostanzialmente integrato elementi su una verità che in parte già conoscevamo. Era una verità che aveva degli elementi di prova molto sfumati, indiziari, lo sappiamo tutti. Ma guardate che Lotti ha continuato quella ricerca e quella formazione di prova. Cioè, è in perfetta sintonia e coerenza, ha aggiunto tutti i particolari che non sapevamo. Quindi il punto di partenza di credibilità primo, volendo o non volendo, a crederlo o ammetterlo, è che è in perfetta sintonia con gli esiti del precedente processo che, sia pure in I Grado, ha visto il complice, coautore, a suo dire, Pacciani, riconosciuto, con tutte le presunzioni di innocenza, colpevole. Cioè, è una verità, quella di Lotti, completamente in sintonia. Lo sappiamo, i processi sono completamente diversi. Vi era un processo in cui ci sono più imputazioni, per fatti che riguardano omicidi ulteriori. È un processo in cui le imputazioni sono parzialmente identiche, ma per il punto in cui sono gli stessi capi di imputazione, sono elementi forniti perfettamente in sintonia. Guardate che è una constatazione che non può assolutamente essere oggi sottovalutata. È vero, c'è anche quella contestazione ex 416, poi lo vedremo, in questo processo. Ma io vorrei fare allora, partendo da questa considerazione, che siamo in sintonia con quanto già provato, con le difficoltà, con tutti i gradi di giudizio che ci saranno, senza nessun esito, né scontato, né prevedibile, assolutamente. È una verità che in quel dibattimento è andata in un certo modo, in questo dibattimento - che oramai è concluso - si è integrata. Non è in contraddizione e ditemi se non è poco. Ma allora, partiamo proprio dal vedere, come abbiamo fatto con Pucci, qui ancora più diffusamente, chi è Lotti. Perché la prima operazione da fare è cercare di capire chi è, perché abbia partecipato a questi fatti e perché li abbia ammessi. Chi è. Perché ha partecipato a delitti simili? Perché poi dopo tanto li ha ammessi? Abbiamo la possibilità oggi, o avete voi, avete elementi oggettivi per valutare la sua persona? Eh, caspita. Abbiamo avuto gli esiti delle indagini su di lui. Abbiamo avuto le testimonianze che ci hanno permesso di inquadrare la sua personalità, numerose. Abbiamo avuto le indicazioni degli esiti della Polizia Giudiziaria. Abbiamo avuto le indicazioni documentali. Abbiamo avuto quella consulenza tecnica che sappiamo. 
Segue...

mercoledì 20 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte

P.M.: Dice, ma, ancora domande che gli son state fatte per vedere se c'era veramente; e anche lì risposte precise : "Ma quei due dentro, cosa è successo, cosa hai visto?" Dice: "Io mi sono allontanato, però si sentì lamentarsi." "Si sentì", no? Lui si fa terzo: noi abbiamo sentito. "Si sentì lamentarsi le persone che erano lì dentro nella tenda. C'era la coppia là dentro, dentro la tenda. Porca miseria, sono sicuro, sicuro, vai! Io i morti non li ho visti." Perché la domanda è: "Ma lei li ha visti i morti?" "No, io ho sentito lamentarsi, poi son scappato." Ecco, allora, la testimonianza di- questo Pucci, che è la persona che sappiamo, è una testimonianza che va avanti con descrizioni dei fatti così particolareggiate che ci lasciano sicuri e tranquilli circa la presenza di Pucci, quella sera, sul luogo dell'omicidio. E poi, dicevo, una volta chiarito che lui c'era e cosa ha visto, che con quelli non c'ha niente a che fare, subito dopo, quando il P.M. comincia a chiedergli . degli altri delitti, si chiude - ecco la seconda fase - completamente a riccio, fa la persona... dimostra anche, col suo atteggiamento, veramente di non saperne niente e muta proprio comportamento. Non vuole rispondere, comincia a sbuffare. "No, io degli altri non so nulla, li hanno fatti loro." Si deve arrivare, per questa seconda parte del suo racconto - che è un racconto de relato, non è racconto della sua presenza - bisogna arrivare alle contestazioni. Ecco come, sentendo - il Pucci - che si parla di altre cose che lui non ha visto, il primo atteggiamento - potrebbe inventare anche quelle, signori, è chiaro lo scopo delle mie osservazioni — no, lui dimostra di essere talmente attento, che ciò che non ha visto lui assolutamente non lo vuole dire. Bisogna fargli le contestazioni. E quando gli si fanno le contestazioni circa i fatti che lui era stato nella piazzola di Vicchio nell'84 insieme al Lotti non ha problemi a raccontarlo; ma su contestazione. Ma poi fa anche una conferma sua, precisa, che ha sempre fatto. Dice di aver anche visto quello di Calenzano, il Giovanni di Calenzano. E specifica in dibattimento, come aveva sempre fatto, di averlo visto insieme agli altri a San Casciano, insieme a Vanni e a Pacciani. Descrive - lo descrive chiaramente - di averlo visto nella piazza dell'orologio. Lo aveva riconosciuto nella fotografia e racconta chiaramente quello che ha saputo de relato. Cioè, ecco l'atteggiamento Pucci: guardate, io quello non solo non c'entro nulla, ma quello che so lo so in questo modo. Dice: "Io ho saputo che questa persona era coinvolta nel delitto di Calenzano", nei modi che sappiamo. In questa seconda fase delle contestazioni abbiamo veramente il Pucci che ci dà la dimostrazione che lui su questi fatti non c'entra e sugli altri ha detto la verità. Poi c'è tutta quella fase finale del suo esame, che secondo me è corretto valutare quella persona in termini di uno che è stanco, è sicuramente scocciato, a modo suo, perché lui crede veramente di non entrarci nulla, di aver fatto il suo dovere anche nei confronti vostri e della Giustizia: quel che so, quel che ho visto ve l'ho detto, non mi scocciate di più. E quando si continua, tutti noi, ovviamente ognuno col suo scopo, difensori di parte civile, difensori dell'imputato che cercano di contestargli apparenti contraddizioni - e che non sono contraddizioni perché gli si va a contestare vecchi verbali, le prime dichiarazioni è chiaro che sono diverse al momento in cui lui ha raccontato tutto - è talmente lucido da fare affermazioni di questo tipo, dice: "Io l'ho capito quello che mi dice, me l'ha bell'è domandato dieci volte e mi fa imbrogliare, mi imbroglio. E per forza che m'imbroglio, me l'ha bell'è domandato dieci volte la medesima domanda, cosa vuole da me!" E poi dice: "Ma perché non sei andato dai Carabinieri?", di nuovo contestazione. Dice: "Ma porca miseria, ve l'ho detto diecimila volte!" Anche qui lucidissimo nel controesame. Dice: "Ma lei mi piglia in giro”, gli vien detto. "Lei ha detto in un modo poi ha detto in un altro." "No, guardi, io non piglio in giro nessuno", fa Pucci attentissimo. Che motivo ha uno scocciato a mettersi lì, invece fa proprio i distinguo: "Io non piglio in giro." Poi insiste, siccome è stato provocato, dice 'lei piglia in giro, dice: "No, è lei che mi piglia in giro, la mi piglia per scemo, ma io per scemo non sono." Cioè, è talmente cosciente di tutta la situazione che si permette anche di spiegarsi, di far vedere qual è la sua valutazione. E' una persona che, se noi la esaminiamo sotto questo profilo, è un Pucci che non solo era presente, ma che si è comportato come si doveva comportare in una situazione simile un teste che viene a riferire queste cose. E dà anche in dibattimento, secondo me, ulteriori particolari molto importanti. E oltre a confermare che era andato a Vicchio con Lotti, che aveva visto la coppia, è talmente preciso che spiega, dice: "Ma non ci si andò prima", prima dell'omicidio. Guardate: un personaggio che è così attento nello spiegare, nel voler ricordare che lui c'è andato prima. E poi cosa dice? "Ma chi erano?" La domanda, gli si chiede: "Ma chi erano questi due?" Dice: "E che ne so io, non conoscevo mica i nomi." Cioè, è una persona che è attenta talmente alle domande che risponde sempre a tono. E poi fa quel racconto, dice: "Lotti mi ha detto chi era quella ragazza; non so il nome, era tuia persona che andava con chi voleva lei e c'era qualcuno che gli garbava." Questo è un racconto, si capisce benissimo, fattogli dal Lotti, perché ce lo farà da Lotti. Ma a una domanda specifica, ecco l'ulteriore elemento nuovo che ha, anche questo, un grande riscontro nel dibattimento, ci racconta cosa avevano fatto quel pomeriggio, andando verso la Ghiribelli. Cioè, questo l'ha spiegato bene in dibattimento. Guardate, che a distanza di tempo, il Pucci è persona che ha la possibilità di spiegare nei dettagli e di ricordarsi. Gli è rimasto impresso quel pomeriggio. Dice: "La domenica, di pomeriggio, ci si era fermati con Lotti a guardare la coppia nella tenda, mentre faceva all'amore." Specificando che: "Si vedeva bene perché la tenda era un po' aperta e non erano...lì." Gli si chiede: "Ma non vi hanno notati?" "No, non ci hanno notati perché quelle persone erano impegnate a baciarsi e fare all'amore." Cioè, è un Pucci che, a domanda specifica su questi fatti, di cui non aveva mai parlato, ci dà una versione di cosa avevano fatto quel pomeriggio che trova perfettamente riscontro. Erano stati dalla Ghiribelli: la Ghiribelli ce l'ha confermato. Si erano fermati lì il pomeriggio: abbiamo quella serie di testi che sappiamo che hanno visto la macchina con due che guardavano. E' un Pucci ancora - e ho, direi, terminato l'esame della sua deposizione - che aggiunge un altro elemento, secondo me importantissimo, e l'ha fatto, ripeto, nel dibattimento, Pucci, non è che sia venuto a confermare dei verbali. No, no, ha dato spiegazioni specifiche. E su un altro elemento, oltre che quella domenica pomeriggio cosa avevano fatto, cosa avevano visto, quelli che si baciavano, facevano l'amore, la tenda aperta - di cui non aveva mai parlato, ma ne ha parlato a voi a domande specifiche - è un Pucci i che dice, più avanti: "Quella sera, quando noi si arrivò lì, c'era un'auto con due persone a bordo." Eh, questa è una circostanza importante, molto importante, sotto due profili. Primo, perché è un dato di fatto che Pucci precisa, anche questo, bene in dibattimento; l'aveva detto prima, aveva parlato di questa macchina, ma precisa che c'erano due persone a bordo. Lotti, se non sbaglio, ha, per quel che ha visto lui, parlato di una. La macchina l'hanno vista tutti e due. Eh, c'è un qualcosa da valutare. Sono in contraddizione? Signori, ma pensate come stanno le cose, pensate la scena. Lotti è su a guardare e fa tutto quello che sappiamo. Pucci è colui che se ne va alla strada, subito, e si mette lì a aspettare. Quindi quello che ha visto veramente la macchina e con quante persone c'erano a bordo è sicuramente e solo Pucci. È lì che abbiamo motivo di credere che lui ha visto veramente due persone - saranno state due persone, non lo so - ma il Pucci è sicuramente credibile. Il Lotti, quando vi spiegherà - e ci ha spiegato -che ha visto una macchina più avanti partire, uno che guidava, ecco signori, ma questi dicono entrambi la stessa identica verità. Perché è Pucci che era lì, che era ai piedi della piazzola; è lui che ha visto questa macchina e come stavano le cose. È chiaro che noi dobbiamo pensare che è quello che ha visto meglio, e quindi chi erano queste due. Sappiamo quello che vedremo fra un attimo, però abbiamo motivo di credere entrambi, sia Lotti che Pucci, perché sono persone che ci hanno dimostrato che erano lì. Ma sono persone che ci hanno descritto la scena perché hanno detto come ci erano. Cioè, uno è stato lì a lungo e l'altro ci è arrivato soltanto nel momento in cui dovevano allontanarsi e ha messo in moto la macchina. Signori, io direi che, una volta esaminata la testimonianza di Pucci sotto questo profilo, abbiamo un debito totale di credibilità nei suoi confronti, perché come ho cercato di spiegarvi, sui punti fondamentali che riguardano il prima e il dopo questa fermata alla piazzola - nel quale, è chiaro, c'erano solo loro due, quattro, come sappiamo - su tutto il prima e su tutto il dopo abbiamo riscontri inequivocabili. Ghiribelli, lo stesso Vanni, lo Zanieri e il racconto concorde dei due. Ma io devo essere, comunque, anche onesto, perché da P.M. - e forse il mestiere di P.M. rimane sempre - ho avuto, in un primo momento, qualche sospetto che in fondo il Pucci ne sapesse di più, celasse delle proprie responsabilità. E questa è una sensazione che nel corso del dibattimento, finché non si è precisato tutto, per un po' ho avuto. Forse l'avrete avuta anche voi. Però è un debito che nei confronti di Pucci io, onestamente, mi devo togliere. Cioè, Pucci non è assolutamente persona che ha partecipato a nulla e che deve rispondere di un qualcosa dal punto di vista del Codice penale. Io ammetto, l'ho pensato: chissà quale altra verità nasconde. Signori, ma tutto il dibattimento ci ha dimostrato che Pucci è persona che è stata portata lì, forse non sappiamo perché. Sembra di capire: era un curioso, il Lotti se lo voleva tirare dentro, quello non ci voleva credere. Ma anche quando ci dicono entrambi "il pomeriggio ci fermammo lì", lo stesso Lotti dice: "Io gli dissi che saremmo arrivati la sera, lui non ci voleva credere." Ecco, quindi, il comportamento di Pucci. Ecco un Pucci che, onestamente, come ha raccontato tutto ciò che ha visto è un vero testimone; è una persona alla quale, a mio avviso, non possono essere addebitate responsabilità se non quella di aver taciuto per dieci anni. Ma ci ha spiegato perché. Non vedo come si possa pensare a un Pucci che ha avuto un trattamento processuale diverso da altri. È sicuramente un testimone, è sicuramente persona che ha visto quello che ha visto; ed è talmente cosciente che, nel momento in cui gli si chiede qualcosa di diverso, ci tiene a precisare due cose: "Io con quelli non c'entro nulla, hanno fatto tutto loro." "Io, prima e dopo, quel che hanno fatto non lo so." Quindi, non ci sono elementi di sorta per pensare a un coinvolgimento di Pucci in questi fatti che lo debba far vedere in una ottica diversa da quella del semplice teste. Presidente, se crede, cinque minuti di interruzione. Grazie.
Presidente: Allora, dieci minuti di sospensione.
P.M.: Bene.
Presidente: Grazie. 

martedì 19 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

P.M.: Poi dice, e qui cominciamo, perché l'ha detto a voi, a vedere se questi racconti hanno un qualche riscontro, dice una cosa: 'io fu'... il racconto centrale lo sappiamo talmente bene che vediamo poi le sue parole, ma dice un'altra cosa importante, l'appuntamento alle 23.00. E poi dice: "Noi lo avevamo poi raccontato al bar." Questo è una situazione oggettiva che nel corso di questa indagine è stata sempre molto chiara. Cioè, questi due signori, Lotti e Pucci, dopo quella scena, in qualche modo, qualcosa signori, è evidente, al bar l'hanno detta. Non sono andati dai Carabinieri, ma che loro erano passati da quella piazzola lo hanno riferito al bar. Noi abbiamo avuto il riscontro in quel teste titubante che a contestazione lo ammette, Zanieri, l'orefice di San Casciano dice: "Sì, nel bar, nei giorni successivi si seppe" - poi lo vediamo da chi o non da chi, perché - "si seppe che il Lotti la sera, con la sua macchina, era passato di lì." Quindi, Pucci, guardate, la prima cosa che dice: "Sì, dai Carabinieri non si andò ma ci si fermò a quel bar." Di questo fatto, il bar, con la portata che vedremo, c'è un secco riscontro. Però io vi dicevo, vi sottolineavo e volevo che voi ci fermaste molto attentamente la vostra attenzione, è sul fatto che fatto questo racconto: cosa ho visto, chi c'era, io sono tornato alla macchina. Subito dopo attacca con una attenzione, una sicurezza che sembra quasi impossibile in una persona che apparentemente ha un comportamento che può sembrare particolare, è una persona che subito dopo aver fatto questo racconto ci tiene a far vedere che è persona talmente che ha capito come stanno le cose che nella... dopo aver detto chi c'era e cosa facevano e cosa ha fatto lui, dice: 'oh, signori, ma io non c'entro nulla'. Cioè, buona parte della sua testimonianza, la seconda parte, vera o non vera, secondo me verissima, è stata una testimonianza in cui il Pucci, rendendosene conto o meno, sicuramente rendendosene conto, ha chiaramente tenuto a precisare: 'guardate ma io con loro non c'entro nulla', vedremo fra un attimo le sue parole. Cioè, sono due i momenti. Racconta. 'Io non c'entro nulla'. Ci tiene in particolar modo a dire: 'io ho visto, mi sono trovato lì, ero curioso, mi ci ha portato, ci sono andato per forza' - questo non lo sapremo mai - però, guardate, io più di vedere e vedere nei limiti che vi ho raccontato, non ho partecipato a nulla. E questo è una persona che si comporta così. Guardate con quale attenzione si presenta a voi, con quale capacità di spiegarsi e di far capire quale è il modo in cui lui ha capito questi fatti. Ma è chiaro che lui nel fare questo racconto ha subito dimostrato di voler prendere le distanze da Vanni e Pacciani, e subito dopo dice sempre: 'io ho sempre detto la verità'. Ma andando nei particolari di questo suo racconto, emergono ancora riscontri a quello che dice. Vorrei sottolinearveli, perché per la valutazione non solo di Pucci ma anche degli altri, delle altre condotte è importante. Perché a domanda specifica, quando gli si chiede: "Ma guarda che la Ghiribelli dice t'ha visto la sera, dice che il pomeriggio eri stato lì con lui." Dice: "Sì, è vero, io non sono mai stato a fare merenda" - figuriamoci, ha memorizzato anche questo termine - "con loro, con Vanni e Pacciani. Io non ci son mai stato, ci può credere, io andavo solamente con il Lotti a Firenze e basta." E poi dice - elemento di riscontro - : "Quel pomeriggio siamo andato dalla Ghiribelli Gabriella" - ce l'ha confermato la Ghiribelli Gabriella. Dice anche: "Venne anche Vanni, ma non lo voleva, perché non le garbava come faceva lui. E quel giorno del delitto Vanni era andato dalla Gabriella da solo, ma questa l'aveva mandato via." Guardate che queste dichiarazioni sulla credibilità di Pucci non solo emergono dalla Ghiribelli che lo conferma, ma lo vedremo, lo ha ammesso al GIP lo stesso Vanni. E quindi capite che Pucci comincia a essere persona che vi fa un racconto e su elementi marginali, forse non di quella sera, dice le stesse cose che dicono la Ghiribelli Gabriella, guardate proprio quel pomeriggio lì Vanni, da solo, in autobus, ce lo dirà Vanni. Guardate che Pucci, nel farvi un racconto di quello che ha visto nella piazzola, vi dice anche elementi e fatti che trovano un riscontro addirittura in uno degli imputati, certamente su un fatto diverso. E poi continua, con la sua costante attenzione, tenuta in tutta la seconda fase della sua testimonianza: "Io non c'entro nulla con questi fatti." È un Pucci che si rivolge a voi, a noi, con quel colorito, particolare, linguaggio toscano di campagna, così, un po' impreciso, con quelle interiezioni, con quelle affermazioni; ricordate voi le parole. E quando il Presidente gli ha fatto qualche domanda o qualche contestazione - gliel'abbiamo fatta tutti - lui ha sempre, nel confermare ciò che aveva visto, Vanni e Pacciani, gli si è chiesto: 'ma sei sicuro?' e lui: "La ci può credere". La ci può credere. È talmente spontaneo che è impossibile pensare che questo ha inventato tutto, ha memorizzato tutto e sta facendo un racconto. "Io le bugie non le ho mai dette a nessuno, non ho mai fatto male a nessuno” - continua "intendiamoci." È questo suo modo di raccontare che ci dà addirittura certezza, ci dà ancora più la convinzione che dica la verità. Ma poi fa, ancora, un racconto con particolari che secondo me offrono la possibilità di vedere se ci sono riscontri. Ancora, oltre quei due che ho accennato. Sono importantissimi, eh. Io sto, in questo momento, non parlando del fatto dell'omicidio della tenda, sto parlando un attimo dei racconti relativi a fatti marginali sui quali c'è riscontro. Dice... Abbiamo cercato di capire meglio quei suoi termini, quando gli è stato chiesto, dice: "C'era... la visibilità non era male, perché c'era la luna crescente". Ha usato un termine l'albore, l'arbore - che l'ha usato lui, in quel verbale; gli è stato contestato. È difficile che in un verbale si metta "l'arbore" o "l'albore", che è un termine tipicamente di questi personaggi, in un verbale di Polizia. Quindi, quando siamo andati a contestargli: "Lei ha detto 'l'albore", era proprio un termine suo. Ma lui non si è minimamente smosso. Ha chiaramente detto: "La visibilità non era male, perché c'era la luna crescente." Ma guardate, questo particolare della luna crescente è emerso in questo processo attraverso Pucci, perché tutti sapevamo, erroneamente credevamo, che quella notte era buio; c'era novilunio. No, abbiamo appurato che il discorso di Pucci su la luce di quella notte è un discorso che non va sottovalutato. Non è un'invenzione di Pucci. C'è stato quel teste dell'Osservatorio di Arcetri che ci ha spiegato chiaramente come era la posizione della luna all'orizzonte a una certa ora e quale poteva essere la luce quella notte. Allora, guardate: è venuto un Pucci, che dovrebbe essere persona così poco credibile, che non solo vi ha spiegato che ha visto perché c'era un po' di luna, ma vi ha dato un elemento che noi non conoscevamo. È un elemento certo, un riscontro. Parlando poi di singole domande, io il racconto di Pucci su come sono andati i fatti direi che lo possiamo, in questo momento, dare quasi per conosciuto, perché lo sappiamo bene: i punti fondamentali è chi ha agito, cosa hanno fatto. Ma sono i particolari che ci permettono di dire oggi: 'sì, Pucci dice la verità'. E dice: "Io ricordo di aver visto Vanni tagliare la tenda da dietro, dal basso verso l'alto." Gli viene chiesto: "Ma la tenda com'era, a capanna?" È una domanda giusta, per vedere se dice la verità. E lui dice: "No." "E scusi, scusate, era a capanna o era tonda?" "No, tonda no, porca miseria! Ne sono sicuro, tonda no." Cioè, è un elemento che a lui è rimasto ben impresso. E sul taglio della tenda, anche su questo è difficile pensare che il teste abbia potuto inventare, perché è talmente particolareggiato nella sua spiegazione, che ci lascia veramente tranquilli. Perché lui dice, a domanda specifica del Presidente - il quale come sempre è puntuale, cerca di capire meglio, lascia spazio a tutti - la domanda del Presidente è: "Ma com'è questa storia del taglio?" Dice: "Io ho sentito il taglio della tenda e ho pensato che Vanni fosse entrato da quel lato, ma la tenda era posta obliqua; io non l'ho visto più, ho pensato che fosse entrato. Io ho sentito solo il rumore del taglio, addirittura non ho visto nemmeno il coltello, poi non lo so se è entrato, da dove è entrato, cosa ha fatto." Però ha questo doppio ricordo preciso. Non ci dice: è entrato. No: "Io l'ho visto entrare, l'ho visto là dietro. Ho visto che tagliava dall'alto verso il basso." Capite che poteva, se fosse uno che inventava, inventare quello che voleva. No, ha circostanziato quello che ha visto nei minimi dettagli. "Poi, vista questa scena, io mi sono allontanato di corsa. Sono andato alla macchina, giù in basso." E su questo non abbiamo motivo di non credere, perché è una circostanza che non solo ha detto dal primo momento, ma il Lotti - che poi è l'altro personaggio che dovremo esaminare - lo ha specificato meglio. Quindi abbiamo questo Pucci che, vista la scena, si rende talmente conto di cosa è successo che se ne va alla macchina, si impaurisce, si allontana e aspetta. "Io" - dice - "non ho visto più nulla perché scappai." E poi dice: "Ho visto l'uomo che usciva, il ragazzo nel bosco." Anche qui particolarissimo: "Fu un attimo, in quel momento lì, capito, dalla paura mi impaurii, scappai subito." E poi dice i colpi sentiti da Pacciani. Sentite e rileggete il racconto di questo Pucci. Dice: "Ho sentito un paio di colpi, Madonna! Ebbi paura, andai subito alla macchina, mentre Lotti era tornato su a continuare a guardare." Ma gli viene contestato: "Ma come, sparò i colpi e quindi tu cosa facevi? Non ha avuto paura?" Lui subito, vigile, attento, dà la dimostrazione di aver capito tutto e che le cose andarono proprio in quel modo, nelle sue risposte. Dice: "Non sparò mica verso di noi Pacciani, perché se gli sparava in qua l'ammazzava anche noi, l'è logica." Queste son le sue frasi. Però denotano che è uno che quella realtà l'ha vissuta. Addirittura ha memorizzato le sensazioni, la paura che ha avuto, il perché, il dove. E non cade assolutamente in nessuna, non dico contraddizione, ma è talmente attento alle contestazioni, sempre, anche in questo caso, fattegli dal Presidente. 

lunedì 18 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.

P.M.: E quindi, la nostra necessità di fare questa verifica della capacità a testimoniare del Pucci, è sotto questo profilo. Niente di più. E anche su questo il P.M. ha cercato, secondo me, doverosamente prima che correttamente, di fare anche una verifica scientifica. Cioè... ma quello che stiamo cercando di capire, cioè, questo è una persona che racconta la verità? È una cosa che risulta oggettivamente da qualche parte? C'abbiamo il conforto di qualcuno? Certo. Prima, e poi li abbiamo sentiti in questa aula, i professori Lagazzi e Fornari, che sono stati nominati come consulenti tecnici del P.M., hanno fatto quella valutazione che è necessaria, è richiesta dal Codice, dall'articolo 196 del Codice di procedura penale. Cioè, prima di dire, nella valutazione che voi dovrete fare al momento opportuno, se ciò che ha detto Pucci è vero e verificare se è capace, bisogna vedere se è capace al fine che noi ci proponiamo, quello di rendere testimonianza. E i consulenti tecnici... è un dato di fatto ma è emerso, chiaramente, lo abbiamo sentito. Cioè, sulle cose elementari come quelle che doveva descrivere le ha descritte con una chiarezza - lo vedremo fra un po7 - che non ha lasciato assolutamente perplessi. Le perplessità sono altrove, le vedremo. Ma la capacità di esprimersi, di raccontare, di memorizzare è chiarissima. Tant'è che l'esame dei consulenti tecnici non controbattuti da nessuno in questa aula e per questo solo da tenere ben presenti - ferma ovviamente il potere-dovere della Corte di pensarla come crede, perché è il perito dei periti - il Lagazzi e Fornari hanno concluso semplicemente: "La sua personalità difficile da esaminare non influenza la sua attendibilità." Parole chiare, semplicissime, spiegate nella risposta al quesito ancora meglio: "L'esame del Pucci" - ci hanno raccontato i periti - "ci consente di affermare con chiarezza, senza sostanziali riserve che, anche nel caso in cui eventuali, ulteriori indagini realizzate con la collaborazione del soggetto Pucci, ci consentissero di quantificare il suo obiettivo deficit intellettivo, perché questo deficit c'è, è un deficit che non costituisce, e non costituirebbe mai un disturbo psicopatologico tale da rendere inattendibili le sue dichiarazioni". Questo è il responso della scienza. Noi, anzi, voi, siete i periti dei periti e quindi lo prendete come un dato di fatto. Anch'io lo prendo come un dato di fatto. Per me la scienza ci ha detto qualcosa. L'abbiamo visto noi, in questa aula, a lungo, possiamo dire cosa abbiamo visto noi e cosa è emerso. Siamo d'accordo con questi periti, in questa aula è emerso qualcosa che ci consente di stare tranquilli su questa testimonianza. Beh, abbiamo innanzitutto visto il soggetto. Guarda che discorso complesso dobbiamo fare per valutare prima cosa ha detto. Vediamo la persona. Secondo me è un metodo correttissimo. Quando il difensore degli imputati, o qualche difensore vi ha detto: ma questo teste, prima vediamo chi è; ha fatto un lavoro corretto, ha fatto proprio bene a stimolarvi a verificare se Pucci, al di là di quello che ha detto è persona che... chi è, insonnia? Vediamolo prima, poi si crederà o meno. Non è il direttore di banca. In quel caso, forse, non c'era bisogno di consulente tecnico, non c'era bisogno di 196. Ma chi è questo Pucci? Perché per capire se possa veramente essere stato presente quella sera nell'85 a Scopeti, bisogna vedere chi è. Chiediamocelo. Abbiamo elementi? Certo, io vorrei che li vedessimo insieme prima di dire cosa ha detto. È una persona ce l'ha detta lui stesso e ce l'hanno detta i parenti. Abbiamo sentito i parenti, con dovizia abbiamo fatto tutte le domande ai parenti. Guardate, perché ci sono voluti otto mesi? Perché non ci siamo assolutamente... non vi siete mai rifiutati di approfondire. È una persona che tutti ci hanno detto concordemente, conduce una vita molto semplice. È - questo l'hanno detto sempre tutti, l'ha detto lui stesso - un amico del Lotti. Anche questo. Andavano... "Andavamo insieme dalle prostitute". Tutti ce l'hanno detto, dai parenti a loro stessi. È un omino... un omino, scusatemi il termine, che si muove con un motofurgone, da solo non va oltre San Casciano, torna raramente a casa tardi, avverte, la sorella lo controlla. Ma i parenti ci hanno tutti dato un elemento che a noi è importante acquisire oggi, per valutarlo: è un ragazzo che non è capace di inventare. Proprio non gli riesce materialmente. "Noi fratelli, da quando è morta la mamma, lo abbiamo sempre protetto." Ecco questo ragazzo-omino, facciamo una via di mezzo, come lo vogliamo descrivere, non ha importanza, si è presentato a voi come una persona sicuramente spaesata ma cosciente, uno che forse è stato troppo protetto e che quindi, quando aveva qualche ora libera, qualche pomeriggio libero, faceva quel che gli pareva, andava con il Lotti, i parenti non sapevano, non volevano, non hanno saputo, non ha importanza era l'uomo... che comunque era un uomo doveva andarsene per i fatti suoi. Nessuno, la sorella poteva controllare... quella sorella che qui ci è venuta a dire: "Ma cosa facesse la domenica io non lo so." Il fratello andava a prostitute e lo sapeva. È un uomo. Questo è il Pucci, eh. Io... è bene che tutti lo abbiamo presente. È chiaro che una persona di questo tipo, di queste dimensioni, di queste capacità, che si presenta un giorno alla Polizia Giudiziaria, che si mette lì e gli contesta che era lì quella notte, su quel 128 nei pressi, quando gli si fa le domande non è capace di inventare, o decide di stare zitto o, se racconta, dice la verità, è ovvio. È chiaro che sia pure un soggetto così, siamo stati indotti a crederlo subito, perché era un racconto talmente particolareggiato di quella notte a Scopeti, che era difficile non crederlo, fermo restando il dovere di verifica di quello che diceva. E allora vediamo questo racconto, perché è un racconto che... è un racconto sempre chiaro. L'ha fatto davanti a voi con una chiarezza, questo racconto, io mi ci soffermo a lungo, lo dico subito, e ha detto subito a cosa aveva assistito. E poi, siccome quello a cui aveva assistito è una cosa molto importante, molto grave, molto, sappiamo, sconvolgente, gli si è chiesto subito: "Come mai hai taciuto, come è possibile che tu abbia taciuto per tanti anni?" E lui ha detto subito: "Io avevo paura, mi avevano detto di non parlare, io volevo andare dai Carabinieri, io l'ho detto subito al Lotti, quello che abbiamo visto è una cosa importante, diciamolo." Ecco, un personaggio che vi fa un racconto e vi fa subito capire, attraverso un elemento che da lui stesso, che è una persona che ha capito, altro che incosciente. Tant'è che sta zitto. Lui tace per dieci anni perché ha capito a cosa ha assistito. Se fosse stato uno così, completamente incapace, l'avrebbe raccontato subito, la sera stessa ai Carabinieri, si sarebbe mosso. No, aveva paura, ha assistito a qualche cosa di importante. Ecco un elemento sul quale noi dobbiamo cominciare a valutare perché se vogliamo o dobbiamo credergli, abbiamo un elemento che è: è uno che per dieci anni è stato zitto volutamente perché ha ricevuto una minaccia. Guardate quante cose ha capito. Si è comportato in un certo modo perché ha capito. Cioè è una persona che capisce le cose, perché questo racconto lo poteva fare dieci anni prima. E poi ha capito talmente bene che alla Polizia Giudiziaria dirà dopo - e non ricordo se è stata fatta la domanda, però il verbale è stato prodotto perché sono state fatte le contestazioni e lui stesso ha detto: "Dopo che ho raccontato mi sono liberato di un peso. A me questi dieci anni, questo fatto che non riuscivo a dirlo e non lo dicevo mi hanno pesato. Hanno compromesso la mia amicizia con il Lotti." E lo racconteranno i parenti di come questo ragazzo non lo voleva dire e poi raccontandolo, con tutti i particolari, per cui i parenti stessi che lo conoscono meglio di noi lo hanno creduto, hanno capito che questo ragazzo aveva bisogno di liberarsi di qualche cosa. Questo è il personaggio, come si è comportato. Allora vediamo se questa persona, questo soggetto in dibattimento, ha tenuto un comportamento valutabile in modo diverso. O se il suo atteggiamento in dibattimento è perfettamente compatibile con questa persona, sempre al di fuori e al di là del racconto, che sappiamo tutti è un racconto importante. È un teste... dicevo, attenzione, ci sono i testi che ritrattano, i testi che non vengono; no, che questo racconto ha fatto alla Polizia Giudiziaria due o tre volte, l'ha fatto al P.M.; è venuto in dibattimento, e nei modi che Pucci Fernando è capace di raccontare e con quelle sue caratteristiche personali l'ha rifatto davanti a voi questo racconto. Quindi, ha raccontato queste circostanze e avete voi avuto la possibilità di valutarlo, di capirlo, non c'è in questo processo un verbale o più verbali del teste Pucci Fernando, teste oculare, messi lì alla Corte senza alcuna possibilità di critica perché nel frattempo il Pucci, magari, incapace di testimoniare, abbiamo introdotto questi verbali alla Corte, che sono importanti come elemento di prova, li abbiamo introdotti e avete i verbali. No, voi avete visto in faccia Pucci, tutti gli abbiamo fatto le domande, quindi, la valutazione è una valutazione che oggi possiamo fare perché è un teste che è venuto. Il P.M. non vi ha fornito dei verbali preconfezionati. Assolutamente. C'è stata la possibilità da parte di tutti di esaminarlo. E allora, durante questo esame, abbiamo potuto verificare tutti bene cosa... come sono andate le-cose. E io vorrei sottolineare, al di là dell'oggetto della sua testimonianza, che tutti conosciamo bene, perché cosa ha detto è quasi superfluo ricordarlo a una Corte che ha assistito a questo lungo dibattimento. Ma vorrei sottolineare un aspetto, perché ci consente oggi di valutarlo bene Pucci. Secondo me, se voi leggete, se tutti noi leggiamo con onestà, con obiettività, con il dovere che abbiamo di essere tersi, quella testimonianza, vediamo chiaramente a una prima lettura attenta che si divide in due parti secche, sono due atteggiamenti diversi quelli di Pucci, che probabilmente la dicono lunga, spiegano bene il perché. Eh, perché Pucci chiaramente dice subito, quando gli si contesta che era stata vista quella macchina... la macchina del Lotti: "Sì, è vero, noi ci eravamo. Ero lì col Lotti." E lui subito su questo, l'ha fatto durante le indagini, ma la prima domanda che gli è stata fatta al dibattimento, non ha avuto nessun problema a ammettere che lui lì quella sera, insieme al Lotti c'era. Capito? Insomma è... intanto, se lui c'era, allora dicono la verità la Ghiribelli, dicono la verità il Galli, quegli elementi che sappiamo sono seri, e Pucci dice: "Sì, c'ero." - ora si tratta di vedere che cosa ha fatto - "Quella sera noi eravamo lì..." - e comincia con la storia del bisogno - "Eravamo lì per fare un bisogno. Col Lotti ci siamo fermati." Però dice un elemento importante che emerge molto chiaro nel dibattimento: "Avevamo un appuntamento alle 23.00." Perché su questo, che la macchina di Pacciani e Vanni fosse arrivata prima o arrivata dopo, su questo ci arriviamo, la cosa sicura è che Pucci è tranquillo: 'avevamo un appuntamento’. E poi vi racconta, ci ha raccontato diffusamente tutta quella parte che erano stati... si erano avvicinati, erano stati minacciati da due, e che poi, da due persone. Il racconto che fa Pucci è di questo tipo. Poi erano tornati, siccome minacciati si erano allontanati, poi erano tornati sul posto, e poi volevano andare dai Carabinieri perché avevano assistito a delle cose tremende, il Lotti lo aveva sconsigliato, e dice... il punto fondamentale lo ha ripetuto qui, quello che ci mette un attimo in dovere di vedere se si crede o no. Ma il punto su cui Pucci non ha mai, non dico tentennato, ma avuto nessun tipo di dubbio è chi ha visto. "Abbiamo visto Vanni che aveva un coltello, con cui aveva tagliato la tenda, dal retro io avevo sentito il rumore. E poi c'era Pacciani che aveva la pistola in mano." Poi aveva visto uscire un ragazzo verso il bosco, dopo questa scena lui si era allontanato e Lotti era rimasto lì. 
 
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