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mercoledì 1 ottobre 2014

Carlo Nocentini - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 dicembre 1997 - Diciassettesima parte

Segue dalla sedicesima parte

« DOPO LA SOSPENSIONE » 

Presidente: Allora, facciamo entrare il signor Nocentini Carlo Avvocato, devo far presente che alle due dobbiamo smettere comunque, eh. Se mai si prosegue domani mattina... 
Avvocato: Signor Presidente, io sostituisco il collega Zanobini che si è allontanato.
Presidente: Bene. 
Avvocato: Grazie. Diamo atto che si è allontanato anche l'avvocato Corsi. Allora, il signore che ho visto lì, era lei. Io non so chi è lei. Vedevo una persona che stava con la testa mezza fuori e mezza dentro e vedevo... non preoccupata, ma insomma... O entra, o fuori.
Dott. Nocentini: Lei ha ragione, ma mi avevan detto che non potevo entrare. L'è due ore e mezzo che aspetto...
Presidente: Per fortuna...
P.M.: Eh, ma lei doveva stare in una saletta apposita per lei.
Presidente: Io non sapevo neanche che era un teste. Comunque è meglio così. Senta, lei come si chiama?
Dott. Nocentini: Carlo Nocentini.
Presidente: Dov'è nato?
Dott. Nocentini: Xxxxxx, XX/XX/19XX. 
Segr. d'udienza: Residente?
Dott. Nocentini: Xxxxxx
Presidente: Il foglio... ecco, legga quella formula che è davanti a lei.
Dott. Nocentini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
Presidente: Prego, avvocato Filastò. 
Mario Vanni: I' che devo dire, io ho detto quelle parole lì...
Avvocato Filastò: Ho capito, Vanni, ma ora si sta facendo un'altra cosa. Dottor Nocentini, lei è psicologo?
Dott. Nocentini: Sì.
Avvocato Filastò: È psicoterapeuta, anche?
Dott. Nocentini: Sì.
Avvocato Filastò: Ed è esperto di psicologia differenziata?
Dott. Nocentini: Sì, sono specialista.
Avvocato Filastò: Specialista. Dottor Nocentini, lei venne incaricato dal Giudice istruttore del Tribunale di Prato il 4 novembre dell'81 di svolgere una certa indagine. Ci può dire in che cosa consisteva e quale fu, sostanzialmente, al richiesta del magistrato, dottor Salvatore palazzo, e in quale occasione, riguardo a questa indagine che lei avrebbe dovuto svolgere.
Dott. Nocentini: Be', premesso che si tratta di cose di 16 anni, 17 anni fa, il dottor Palazzo mi chiamò, mi chiese, mi mostrò alcune cose: fotografie... e mi chiese di delineare possibilmente una tipologia dell'autore, o degli autori, una probabile tipologia dell'autore o degli autori di quegli omicidi.
Avvocato Filastò: Senta, le domande che le faccio io, quindi... Quindi, lei ha svolto questa indagine, questa analisi.
Dott. Nocentini: Sì. Mi risulta che sia agli atti.
Avvocato Filastò: Quindi volevo chiarirle questo: le domande che io le faccio su questa analisi che lei ha svolto... Glielo dico perché ho avuto ieri una discussione telefonica, discussione, insomma con il professor De Fazio, un'altra persona che intendo, che ho chiamato, che chiamerò a deporre su questo argomento. Quindi, volevo chiarire che le domande che le faccio non hanno niente a che vedere né con Pacciani, né con Vanni, con questi imputati.
Dott. Nocentini: Sì, infatti.
Avvocato Filastò: E sono domande che io le faccio, riguardo a questo studio che lei ha svolto, in un momento in cui, siamo nel novembre dell'81, ancora non c'era nessun indiziato. È vero?
Presidente: Buio completo.
Dott. Nocentini: Mi pare che fosse buio completo.
Avvocato Filastò: Buio completo. Molto bene. Lei esaminò gli atti...
Dott. Nocentini: Mi scusi, non ho sen...
Avvocato Filastò: . Gli atti istruttori, quelli che erano stati raccolti fino a quel momento...
Dott. Nocentini: Sì, il dottor Palazzo mi diede tutta una serie di atti istruttori raccolti fino a quel momento.
Avvocato Filastò: Fino a quel momento. Questi atti istruttori riguardavano il delitto commesso a Calenzano nel... il 22-23 ottobre dell'81, vero?
Dott. Nocentini: Avvocato, io...
Avvocato Filastò: Le date non se le ricorda. . .
Dott. Nocentini: Ecco, io mi ricordo soltanto...
Avvocato Filastò: Comunque si trattava di tre delitti che lei esaminò.
Dott. Nocentini: Sì, io posso solo leggere l'intestazione della relazione che ho depositato al Giudice Istruttore: "L'autore dei delitti di Borgo San Lorenzo, Scandicci e Calenzano."
Avvocato Filastò: Ecco, quindi, i delitti del... che sono i delitti del 22 e 23 ottobre '81, l'ultimo, a danno di Baldi e di Cambi, a Calenzano; del 6-7 agosto '81, Foggi e De Nuccio - agosto però mi pare che sia sbagliato -; e 14-15 settembre del '74, che riguardava Gentilcore e Pettini. Benissimo. Lei, in base a queste considerazioni, a queste valutazioni che lei fece guardando questi atti istruttori, ritenne che questi delitti fossero stati commessi dalla stessa persona oppure da persone diverse, il primo, diverso, il secondo e diverso, il terzo?
Dott. Nocentini: Ma, dunque, nella relazione A.G., io partivo con questa premessa: 'Dando per ammesse le risultanze istruttorie che sembrano indicare in una stessa persona l'autore dei tre delitti di cui sopra', nel senso che questo era un dato che - sto andando a memoria, Presidente, quindi, mi scuso per le eventuali inesattezze - il dato che a me era stato fornito, mi pare, sostanzialmente, che fosse la stessa arma. Ora, esaminando i tre delitti, cioè, esaminando il materiale relativo ai tre delitti, secondo me, vi era scarso dubbio all'interno della logica di valutazione di questo tipo, che è una logica di tipo probabilistico, non di tipo probatorio, evidentemente. Vi era scarso dubbio, o per lo meno vi erano altre possibilità, che gli ultimi due delitti fossero riportabili alla stessa mano. Vi era un qualche elemento di probabilità in meno, pur esistendo sempre delle probabilità in questo senso, che il primo delitto fosse riportabile alla stessa mano. Evidentemente, nel momento in cui mi viene detto che l'arma è la stessa, eccetera, eccetera, questo elemento di probabilità in meno che esisteva in relazione al primo delitto va a urtare contro un dato fattuale che lo rende ugualmente probabile. Questo è...
Avvocato Filastò: Benissimo. Naturalmente, questa è una domanda che io le faccio: nessuno le parlò, nel novembre dell'81, di un delitto avvenuto a Lastra a Signa nell'agosto del 1968?
Dott. Nocentini: No, nessuno. A me furono dati questi atti e basta. Nessuno mi parlò d'altro.
Avvocato Filastò: Benissimo. Allora, andando un po' per sommi capi, scorrendo questa sua relazione...
Presidente: Scusi, avvocato Filastò, lei vuole essere ripreso dalle telecamere o no? Me n'ero dimenticato.
Dott. Nocentini: Mah, a me non interessa.
Presidente: Va bene.
Dott. Nocentini: Cioè, non è un problema.
Presidente: Bene.
Dott. Nocentini: Ho sentito prima una frase "remissivo".
Presidente: Va bene.
Avvocato Filastò: Le chiedevo, dottore, lei fece alcune valutazioni, fece una valutazione circa la finalità, il finalismo a cui corrispondeva in questi doppi omicidi, l'uccisione dell'uomo.
Dott. Nocentini: Sì.
Avvocato Filastò: E qual era?
Dott. Nocentini: Che l'uccisione dell'uomo fosse un fatto meramente strumentale. Cioè, fatto per togliere di mezzo qualcuno che poteva dar noia. Ma che la finalità dell'omicidio... che la finalità del comportamento non fosse quella dell'uccisione dell'uomo. Cioè, l'uomo veniva scansato come può essere scansato un ostacolo, in questo scansarlo veniva ucciso, ma è un fatto...
Avvocato Filastò: E che quindi il finalismo riguardava in particolare...? Lo scopo, insomma, dell'omicida qual era?
Dott. Nocentini: Lo scopo dell'omicida, a mio avviso, erano le sevizie da infliggere al corpo della donna morta.
Avvocato Filastò: Senta, lei ha parlato di sevizie, però, nel '74, la domanda è questa, c'erano state escissioni, vale a dire, asportazioni di parti dal cadavere della donna?
Dott. Nocentini: '74 è Borgo San Lorenzo?
Avvocato Filastò: Quello di San Lorenzo.
Dott. Nocentini: Mi pare di no. Non mi ricordo ma non mi sembra. Per questo c'erano dei problemi nel primo omicidio, però...
Avvocato Filastò: Perché mancavano proprio le escissioni.
Dott. Nocentini: Ecco, sì, mi pare, ricordo che nel...
Avvocato Filastò: Pur essendo la stessa arma da taglio.
Dott. Nocentini: Sì, però... mi pare, sto ricordando a mente, quindi io non ho consultato atti né ho seguito, se non per notizie assolutamente episodiche questo processo, quindi, mi pare di avere nella testa che nel '74 esistevano alcune difformità, la presenza di un bambino o cose di questa natura, situazioni diverse, non lo so. Comunque, nel '74 c'era un qualcosa di diverso che poteva... perché come ho detto prima, il livello di probabilità sul '74 era, a mio avviso, diverso. Però, stessa arma, e poi c'erano alcuni fatti contingenti, relativi al '74, che avrebbero potuto spiegare queste diversità.
Avvocato Filastò: Lei ricorda se nel '74, tuttavia, il cadavere della donna era stato aggredito con determinati... in un certo modo?
Dott. Nocentini: No, non mi ricordo il '74. Io ho...
Avvocato Filastò: Sto parlando di Borgo San Lorenzo.
Dott. Nocentini: Ah, di Borgo San Lorenzo.
Avvocato Filastò: Certo.
Dott. Nocentini: Sì, sì, sì. Dunque, Borgo San Lorenzo è il primo?
Avvocato Filastò: Sì.
Dott. Nocentini: Mah, dunque, io...
Avvocato Filastò: Il primo rispetto a quello di cui si è occupato lei, perché il primo è il '68, per lo meno in una valutazione fatta da qualcuno.
Dott. Nocentini: Allora, io ricordo, dai reperti... io mio ricordo sui reperti che ho visto è il seguente. In un caso, però non saprei dire a quali omicidi si riferiscono...
Avvocato Filastò: Sì. 
Dott. Nocentini: ... bisognerebbe rivedere i reperti. In un caso io ero in presenza di una donna alla quale era stato inserito un tralcio di vite nella vagina, erano stati fatti alcuni segni, mi pare con la punta di un coltello, sul corpo. Nel secondo caso, io mi trovavo in presenza di una escissione...
Avvocato Filastò: E nel terzo caso anche di una escissione.
Dott. Nocentini: Nel terzo caso un'escissione.
Avvocato Filastò: Allora, le dico subito, questo... il tralcio della vite e questo dei segni è il delitto del '74.
Dott. Nocentini: Ah, va bene.
Avvocato Filastò: Senta, questi segni...
Dott. Nocentini: Sì.
Avvocato Filastò: ... lei li vide in fotografia?
Dott. Nocentini: Li vidi in fotografia.
Avvocato Filastò: Secondo lei, avevano a che fare con un disegno?
Dott. Nocentini: Secondo me, sì.
Avvocato Filastò: Senta, lei questo disegno le rammentò qualcosa in particolare? Lo dica pure, senza...
Dott. Nocentini: Beh, come dire, cioè… debbo fare una premessa. Quando si fa una cosa di questo tipo, è come se noi ci si trovasse di fronte a una grande parete dove c'era un mosaico e son cadute tutte le tessere, n'è rimaste soltanto tre-quattro. E sulla base di quelle tre-quattro bisogna ricostruire un disegno. Quindi, vengon fatte delle ipotesi e l'attendibilità di queste ipotesi può essere più o meno realistica, ma è così che occorre procedere. Sì, questi segni avevano singolarmente l'aspetto di un qualcosa di floreale: roselline, gigli, fiordalisi, cose di questo tipo. Mi venne in mente, se questo è lo scopo della domanda...
Avvocato Filastò: Certo.
Dott. Nocentini: ... anzi, poi non lo riportai in perizia perché la cosa era, insomma, un po' eccessiva, mi venne in mente che, roselline, gigli o fiordalisi, o qualcosa di floreale sono stati, in un certo periodo di tempo, il marchio delle prostitute. In un certo periodo di tempo, in un certo paese...
Avvocato Filastò: In Francia, in particolare.
Dott. Nocentini: Luigi XIV, Francia, Tre Moschettieri, Milady, eccetera, eccetera, eccetera.
Avvocato Filastò: Benissimo.
Dott. Nocentini: Cioè, non c'è bisogno di avere una cultura, basta aver letto I Tre Moschettieri, insomma.
Avvocato Filastò: Bene. Senta, lei ha rilevato, nella successione di questi tre delitti, un crescendo di queste sevizie sul cadavere delle donne?
Dott. Nocentini: Sì.
Avvocato Filastò: Ci vuol dire in che senso, in che modo?
Dott. Nocentini: A me pare di ricordarmi che, mentre nel primo caso, diciamo, lo spregio, tra virgolette, che era la finalità del... che era, a mio avviso, la finalità dell'assassino, era rappresentato dal tralcio di vite e dai segni sul corpo. Nel secondo caso era stato escisso derma e pelo pubico. Nel terzo caso il taglio era più profondo e, come dire, portava via forse anche il tessuto di grasso sottocutaneo, eccetera.
Avvocato Filastò: Bene. Lei ha parlato di spregio, quindi, secondo la sua valutazione dell'epoca, la finalità di chi aveva commesso questi omicidi era spregiare il cadavere?
Dott. Nocentini: Mah, ecco, cioè, qui ci sono dei problemi legati anche a differenze di linguaggi. Nel senso che, alcune cose in certi linguaggi hanno dei significati e poi debbono essere tradotti. Nel senso che ci sono altri linguaggi che parlano in un altro modo. Allora, la finalità dell'omicida era, a mio avviso, quella di segnare la donna con... attraverso un qualche cosa che veniva fatta sul suo corpo, allo scopo preciso di mutilarla in certe parti, o comunque di violare, di fare apparire come sconce, oscene, peccaminose certe parti. Cioè, sostanzialmente, l'omicida si sentiva, a mio avviso, investito di una sorta di missione, da qui poi la diagnosi del probabile tipo, si sentito investito di una sorta di missione, che faceva sì che lui dovesse punire per lo meno donne che adottavano certi comportamenti. Questa punizione che lui operava era, nelle mie ipotesi, soggetta ad un crescendo, sulla base degli elementi che avevo a disposizione, perché è così che funzionano queste cose, nelle mie ipotesi, soggetta ad un crescendo e da qui derivava il discorso che l'omicidio dell'uomo era un dato esclusivamente strumentale. Perché l'obiettivo finale di tutto il comportamento era quello di arrivare in qualche modo a intervenire sul corpo della donna, sugli organi genitali, per classificarla come, non lo so, un essere immondo, abbietto, perverso, cose di questo tipo. Ora, questa motivazione, attenzione, è - parlo nel mio linguaggio - sostanzialmente una motivazione sessuale distorta. Anche se per capirsi io non chiamerei, cioè, non chiamerei qui dentro, motivazione sessuale distorta, ma la chiamerei come una motivazione allo spregio, perché sennò poi si rischia di non capirsi.
Avvocato Filastò: Ho capito. 
Segue...

martedì 30 settembre 2014

Alberto Corsi - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 dicembre 1997 - Sedicesima parte

Segue dalla quindicesima parte

P.M.: Senta, oltre che a quelle famose cene, le è capitato di vedere Lotti e Vanni nei bar? E nel caso positivo, in quali bar? Ovviamente dove lei...
Alberto Corsi: In tutti i bar di San Casciano.
P.M.: In tutti i bar di San Casciano...
Alberto Corsi: Sì.
P.M.: ... le è capitato di vedere sia il Lotti che il Vanni?
Alberto Corsi: Che il Vanni, sì.
P.M.: E ce li può dire quali sono questi bar?
Alberto Corsi: Bar Turismo, Bar Centrale, Bar Sport... Io li ho visti in questi posti.
P.M.: Alla Cantinetta, li ha mai visti?
Alberto Corsi: Alla Cantinetta non li ho mai visti. Non la frequento io La Cantinetta.
P.M.: Le è mai capitato...
Alberto Corsi: Ho frequentato la Cantinetta, ma ci fa anche il ristorante, per mangiarci. Ma non per andare a bere.
P.M.: Le è mai capitato di averci visto il Vanni?
Alberto Corsi: Di averlo intravisto, non lo escludo, ma insomma, un ricordo particolare non ce l'ho.
P.M.: Ho capito. Senta ancora una cosa...
Alberto Corsi: Insomma, non ce l'ho, penso che ci sia anche un ricordo particolare, che la frequentava. Quindi, passando di lì, si vede.
P.M.: Lei ha accennato al fatto che, ad una determinata cena di cui ha portato le foto. Che, se non ho capito male, avvenuta, secondo il suo ricordo, fra il 10 e il 20 luglio del '90...
Alberto Corsi: Sì, no... Sì, scusi.
P.M.: Lei ha detto fra il 10 e il 20, no?
Alberto Corsi: Sì.
P.M.: L'ho sentito da lei, io non lo so. Il Vanni non c'era perché era stato portato in Questura. Le chiedo: si ricorda dove fu fatta questa cena? Quale ristorante?
Alberto Corsi: A Valigondoli.
P.M.: È una località?
Alberto Corsi: Aspetti, eh, riguardo le fotografie, glielo dico. No, una località, una piccola frazione di San Casciano.
P.M.: Mi scusi, a casa di qualcuno in una casa, o in un ristorante?
Alberto Corsi: No, no, sempre in ristoranti. Non siamo mai andati in nessun casa.
P.M.: Le chiedo...
Alberto Corsi: Sempre nei ristoranti.
P.M.: ricorda il nome del ristorante?
Alberto Corsi: Credo che si chiami Valigondoli.
P.M.: E' l'unico ristorante...
Alberto Corsi: È l'unico che c'è, ma... son dieci case, eh.
P.M.: Bene. La mia domanda è...
Alberto Corsi: Sì, sì, è Valigondoli.
P.M.: ... ancora un'altra. Lei dice, quell'interrogatorio: "La cena dovrebbe essere avvenuta fra il 10 e il 20. Cioè, suppongo che sia avvenuta il 20 o il 19, addirittura, perché ho poi visto degli atti che era stata effettivamente portato in Questura il 19 luglio del '90. E ricordo che, alla cena, qualcuno disse che lo avevano portato in Questura.” È così?
Alberto Corsi: Sissignore.
P.M.: Lei ci può dire chi glielo disse...
Alberto Corsi: Lo disse...
P.M.: Che lo avevano portato in Questura?
Alberto Corsi: ... Fusi Dante e il Mazzei Mario, di sicuro. Mazzei, il suo cugino... Anzi, sono più preciso: il Mazzei Mario telefonò anche a casa. Il Vanni era tornato, gli disse: 'vieni alla cena, vengo a prenderti io.' E lui, testualmente disse: 'no, perché c'ho tutto lo stomaco scombussolato...', aggiunse anche qualche parola in più e...
P.M.: Le ricorda verso che ora può essere avvenuta questa telefonata in cui il Mazzei telefonava a Vanni e gli diceva: 'dai, vieni'?
Alberto Corsi: A queste cene si fa, comincian sempre verso le nove. Successivamente.
P.M.: Cioè
Alberto Corsi: Alle dieci, un lo so. Ma io, poi, della telefonata un lo so. Fu riferiva, questa telefonata.
P.M.: Se c'è stata veramente o no, non lo sa.
Alberto Corsi: Non lo so, no. Penso di sì, però.
P.M.: Perché, almeno da queste carte, risulta che fu portato in Questura alle 17... Portato, poi, non lo so. andò, fu sentito in Questura alle 17.20. quanto sia durato, non lo sappiamo. Io le chiedo nuovamente, lei dice di aver saputo...
Alberto Corsi: Si saprà, no? Perché quando si chiude l'interrogatorio, si sa, insomma... Quindi, si sa.
P.M.: Sì, mi scusi... Vediamo, se non c'è scritto, non ci si può far nulla né io, né lei. E continuo nel chiederle questo: lei che era stato portato in Questura e addirittura che poi era tornato e no voleva venire alla cena, da chi l'ha saputo?
Alberto Corsi: Lo sapemmo lì, a questa cena. Verso le dieci, l'undici, non lo so.
P.M.: Sì, da chi, scusi?
Avvocato Zanobini: Lo ha detto.
P.M.: Lo chiedo se...
Alberto Corsi: Ho fatto anche il nome e cogno...
Avvocato Zanobini: Allora, richiederglielo la seconda volta, come mi diceva a me... Ma l'ha già bell'e detto.
Alberto Corsi: Ho detto: Mazzei Mario e... Fusi Dante. In particolare che è uno dei testi che vien qui e che avrà modo anche di chiederglielo direttamente. È uno dei miei testi.
P.M.: Be', sono i testi della...
Avvocato Zanobini: Si, sì, va bene...
P.M.: E...
Alberto Corsi: :Come, 'sono testi' ?...
Avvocato Zanobini: No, non ti preoccupare.
P.M.: No, era il concetto "I miei testi".
Presidente: Sì, sono testi che adduce lei. Va bene?
P.M.: Allora...
Alberto Corsi: Sì.
Presidente: E può farlo benissimo. Come noi
Alberto Corsi: Son di tutti, ora, sì. Però...
P.M.: E' un suo diritto, è un suo diritto. E io volevo di cercare di capire se l'elemento che le fa dire 19 luglio sono queste conversazioni con questi due signori: Mazzei e quest'altro.
Alberto Corsi: No, no. Io ancora non avevo parlato con quei signori, quando io risalii a Giuttari. Io dico: secondo me queste... il Vanni venne da me nel '90, inizi '90, inizi anni '90. Io me lo ricordavo e l'ho ricostruito.
P.M.: Sì, però lei non ha mai detto che, prima di oggi, che era, questa cena, cui lei parlò di questi fatti, in occasione di una convocazione del Vanni in questura. Lo dice oggi.
Alberto Corsi: Perché non mi era stato chiesto, prima di oggi.
P.M.: Eh, ma nemmeno noi oggi glielo abbiamo chiesto. Lo dice di sua spontanea...
Alberto Corsi: L'ho detto di mia spontanea volontà. Anche l'altra volta, probabilmente non lo dissi, appunto. Ma un vedo...
P.M.: E' una domanda, avvocato Corsi. Se io le chiedo come mai. Se l'è ricordato dopo___
Alberto Corsi: Perché ho cercato di ricostruire questo. – E cercherò di dimostrare che, quando arrivò questa lettera, l'avvocato Corsi, il Vanni aveva un suo avvocato con un nome e cognome.
P.M.: Mi scusi, avvocato Corsi, ma. . .
Alberto Corsi: Capito? Questo...
P.M.: ... ma lei come fa a dire: 'quando arrivò questa lettera, aveva un suo avvocato', se ci ha detto lei di questa lettera non ne sa nulla?
Alberto Corsi: Ho ricostruito da quel... Come non ne so nulla? Lo sanno tutti di questa lettera. Non ne so nulla io personalmente, ma dal processo, lo sanno tutti.
P.M.: Lei, lo ha detto anche prima: 'la lettera è arrivata' - o, a questo punto glielo contesto -'dopo quel '90, lì. quando venne da me nel '90, la lettera non l'aveva ancora ricevuta.' Lei come fa a sapere che la lettera l'ha portata ad un altro avvocato e che la lettera nel '90 non 1'aveva...
Alberto Corsi: Io non ho detto che l'ha portata a un altro avvocato; ho detto c'era un altro avocato. Se la lettera è arrivata nel '91...
P.M.: Ah, lo dice ora se la lettera è arrivata... Finora ha detto che la lettera l'ha ricevuta dopo.
Alberto Corsi: Sì.
Avvocato Zanobini: E ce lo ha ricostruito, lo ha detto.
Alberto Corsi: L'h ricostruito ora, io.
P.M.: Bene, grazie. Non ho altre domande.
Alberto Corsi: Grazie.
Presidente: Altre domande?
Avvocato Filastò: Sì, Presidente. Avvocato Filastò. Avvocato Corsi, lei ha mai saputo direttamente, oppure sentito dire - in questo caso ci potrebbe dire da chi - che Vanni avesse delle abitudini un po' strane? Vanni, ambigue, tipo spiare coppie, o importunare ragazze giovani?
Alberto Corsi: No, Vanni non l'ho mai senti... Vanni so che era uno che si recava a prostitute spessissimo, ma che fosse un guardone, o che fosse... questo, non l'ho mai sentito dire.
Avvocato Filastò: Grazie. E di Lotti, ha sentito dire cose di questo genere?
Alberto Corsi: Nemmeno del Lotti.
Avvocato Filastò: Ha mai saputo, o sentito dire di messe nere in un posto a Faltignano?
Alberto Corsi: Mai sentito dire.
Avvocato Filastò: Oppure di una frequentazione da parte di Vanni di un personaggio, una persona strana che gli dava molti soldi?
Alberto Corsi: Mai sentito dire. Dai giornali, dopo che è venuto.
Avvocato Filastò: Sì sì, ma no, dico, nel paese.
Presidente: Il giornale è un'altra cosa.
Avvocato Filastò: No, sto parlando...
Alberto Corsi: No, no, in paese, mai.
Avvocato Filastò: Grazie.
Presidente: Prego, avvocato Zanobini.
Avvocato Zanobini: Nessun'altra domanda, Presidente.
Presidente: Nessun'altra domanda?
Avvocato Zanobini: Nessun'altra domanda.
Presidente: Ecco, l'ultima che faccio io. Così, per... Si dice che il Vanni, a un certo momento, un certo periodo, voleva acquistare una pistola. Ha mai parlato a lei di questa pistola che voleva acquistare, o no?
Alberto Corsi: No...
Presidente: Sempre... Se è vero, se...
Alberto Corsi: ... però, son di San Casciano. Si è sentito dire che il Vanni voleva comprare una pistola dall'armaiolo Nesi. Questo, si è sentito dire. Ma io non so se l'ho saputo...
Presidente: Vanni ne ha parlato a lei di questa pistola?
Alberto Corsi: No, io ripeto un'altra volta: che Vanni, con me, non ha mai fatto nessun colloquio. Vanni non credo sia in grado di dialogare con me. Ma non perché son bravo io, eh, perché mi avete sentito, sono di San Casciano... Ma insomma...
Presidente: No, no, siccome lei invece... Capisce, quando c'era qualche problema mi domandavano anche dove si fa il passaporto, come si fa il passaporto... Quindi, volevo dire, siccome un teste dice, no, bisogna farsi lasciare il permesso alla Questura prima di vendergli l'arma, allora se lui ha fatto una domanda di questo genere a lei.
Alberto Corsi: No... No, no, assolutamente no, dottore.
Presidente: Sul discorso di questo genere.
Alberto Corsi: Sennò gli avrei dato di stupido e gli avrei detto: 'i' che tu fai?'...
Presidente: Io non ho altro, nessun'altra domanda. allora, può andare, avvocato Corsi.
Alberto Corsi: Grazie, Presidente. E mi scuso se sono stato un po'...
Presidente: No, no, lei ha fatto il suo dovere. Per carità! Eh, è nel suo diritto, anzi, fare tutte le rimostranze. Allora, non c'è altro per questa mattina?
Avvocato Filastò: No, Presidente, c'è il dottor Nocentini. Se si deve sentire stamani, visto che è stato qui ad aspettare fino ad ora...
Presidente: Allora, Nocentini. Se si vuol sentire... Allora, sospendiamo cinque minuti, vai.
Segue...

lunedì 29 settembre 2014

Alberto Corsi - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 dicembre 1997 - Quindicesima parte

Segue dalla quattordicesima parte.

Presidente: Allora, una domanda io, avvocato Corsi.
Alberto Corsi: Sì, signor Presidente.
Presidente: Allora, io tento di raccogliere un po' le voci di tante persone. Lei conosce Vanni Paolo?
Alberto Corsi: Vanni Paolo è nato a San Casciano, classe 1943, più o meno siamo cresciuti insieme, perché io sono del '41.
Presidente: Ecco, dove sta questo signore?
Alberto Corsi: Il Vanni Paolo sta a Firenze. C'ha il "Tranvai”, che è uno pseudo ristorantino, una tavola calda, non lo so, in piazza Torquato Tasso.
Presidente: Bravo, sì. È un nipote del...
Alberto Corsi: Un nipote di Mario Vanni.
Presidente: Lei ha mai parlato con questo signore, del Vanni? E se sì, in che termini?
Alberto Corsi: Non ho mai parlato specificatamente del Vanni, perché... sì, me lo ha chiesto: 'ma mio zio è messo, è messo bene...' Ma insomma, io non son mai... specificatamente non ho mai parlato.
Presidente: Perché lui dice di avere avuto un incontro con lei e gli ha domandato dello zio.
Alberto Corsi: Per telefono, mi sembra, Presidente.
Presidente: No, no. No, no. "Dissi all'avvocato Corsi, come va la faccenda di mio zio?"
Alberto Corsi: Cioè...
Presidente: E lei avrebbe risposto: "È messo un po' malino."
Alberto Corsi: No...
Presidente: Ecco, se vuol chiarire...
Alberto Corsi: Se... non va bene...
Presidente: No, no. Aspetti, aspetti. Se c'è stato un discorso di questo tipo, in questi termini, oppure diversamente, e cosa riguardava. Tutto qui.
Alberto Corsi: Io, questo non lo rico... Mi sembra di ricordare che mi chiese: 'come anderà mio zio?'
Presidente: Come?
Alberto Corsi: 'Come anderà mio zio?', in questo modo. Ma, Vanni, quando c'è questo colloquio era già in carcere, era, eh.
Presidente: Non lo so...
Alberto Corsi: Sì, sì. No, lo so io, appunto... Può prendere atto, era già in carcere. E, trovandomi a San Casciano, 'cosa ne pensi di mio zio', ma il solito discorso che poteva fare anche all'avvocato Zanobini di Firenze e anche a un altro. Ecco, fu un discorso in questo modo.
Presidente: No, ma lei dice: "È messo un po' malino", si riferisce a qualche situazione particolare?
Alberto Corsi: Più che in galera, dottore, 'l'è messo malino', io lo dissi in questo modo. Ma non...
Presidente: In questo senso.
Alberto Corsi: ...rientrando negli atti. Ma poi, "è messo un po' malino", un credo sia stato l'italiano, insomma.
Presidente: Va bene. Poi c'è un altro teste, il... Ricci Walter, lo conosce lei?
Alberto Corsi: II...?
Presidente: Ricci Walter.
Alberto Corsi: Ricci Walter lo conosco, sì.
Presidente: E chi è?
Alberto Corsi: Ricci Walter è un ex fiorentino che ha sposato una sancascianese, certa Mazzei Laura. E... credo sia, la Mazzei, parente del Vanni.
Presidente: Sì, sì, infatti.
Alberto Corsi: È venuto a Firenze e io... lavora attualmente alla Cassa Rurale di San Casciano, come faticante, come portiere, non lo so. E io lo conosco, sì.
Presidente: Allora, il Vanni... questo signore, dice che lo zio... cioè, lo zio, insomma, il cognato, forse. Aspetta... "È cugino di mia suocera."
Alberto Corsi: E un cugino acquistato, non è niente.
Presidente: Insomma, sì. Va bene. Che questo parente, riferendosi al Vanni, gli aveva parlato della lettera che il Pacciani gli aveva scritto dal carcere. E il Vanni gli avrebbe detto che voleva andare da un avvocato. Alberto Corsi: Sì...
Presidente: Non fece il nome dell'avvocato Corsi. Chiariamo questo. Almeno lui ha detto questo qui.
Alberto Corsi: Che era una supposizione sua.
Presidente: Era una sua supposizione... dice che voleva andare da un avvocato. Poi dice che il giorno dopo, o due o tre giorni dopo, ha visto parlare lei, avvocato Corsi, e il Vanni, a San Casciano.
Alberto Corsi: Lo dice Ricci.
Presidente: Lo dice lui.
Alberto Corsi: Ecco. Cioè, il Ricci direbbe oggi che si ricorda che sei anni prima lo ha visto parlare...
Presidente: Aspetti. Io non so... aspetti, io riferisco quello che ha detto il testimone.
Alberto Corsi: Sì, sì, sì.
Presidente: Poi si vedrà se ha detto il falso, o...
Alberto Corsi: Io, dottore, non ero...
Presidente: No, no. Aspetti, lasci spiegare. Si vedrà se ha detto il falso, o ha detto il vero, eccetera. Io riferisco solamente la circostanza, perché lei possa discolparsi. Una cosa che riguarda lei e io gliela contesto.
Alberto Corsi: Giusto. Grazie, grazie.
Presidente: In questo senso.
Alberto Corsi: Sì, sì.
Presidente: E così metterla in condizioni di difendersi. Ecco, dobbiamo sapere anche la sua versione.
Alberto Corsi: Sì.
Presidente: Lui dice, lui dice che, appunto, sentì il Vanni, seppe dal Vanni di questa lettera, di questa lettera del Pacciani e che voleva, lui Vanni, andare da un avvocato. Bene. Poi, due o tre giorni dopo che gli ha fatto questo ... discorso, ha visto lei, avvocato Corsi, e il Vanni parlare insieme. Domanda che faccio io: avete ma, gli ha parlato per caso di questa lettera, o no?
Alberto Corsi: Non mi ha mai parlato di questa lettera.
Presidente: Non le ha mai parlato...
Alberto Corsi: Logicamente no. Però vorrei sapere come fa il Ricci...
Presidente: La risposta era scontata per me.
Alberto Corsi: Appunto.
Presidente: Però io gliela devo fare.
Alberto Corsi: Appunto, io...
Presidente: Io gliela devo fare.
Alberto Corsi: Come fa il Ricci a ricordarsi che nel 1991...
Presidente: Io non lo so questo.
Alberto Corsi: ... che il Vanni parlava con me in piazza? Io non lo escludo che ci posso avere anche parlato, eh. Per l'amor di Dio! Ma comunque, questo, c'ha la memoria da Pico della Mirandola, per ricordarsi queste cose, eh. Proprio, io credo che Pico della Mirandola, era niente, rispetto a questo.
Presidente: Va bene.
Alberto Corsi: Fra l'altro, se non mi sbaglio... ma tanto lei mi chiede un parere, credo che nel novanta...
Presidente: No, io non credo pareri, io chiedo risposte.
Alberto Corsi: Eh. Credo che nel '93, Ricci abbia detto che della lettera non le sembrava nulla. Nel '96, si ricorda che nel '91 parlò con me. Questo, l'è un po' troppo, credo. Se lei trova l'interrogatorio del Ricci nel '93, credo nel '93, lui dichiara che, della lettera, non ha mai saputo niente.
Presidente: No, io del Ricci so quello che ha dichiarato qui. Cosa ha dichiarato poi nel precedente verbale, non 10 so.
Alberto Corsi: Sì, ma c'è agli atti anche l'altro...
Presidente: Va be', poi vedremo.
Avvocato Zanobini: Sono verbali allegati, perché sono serviti per la contestazione. E l'avvocato Corsi si riferisce...
Presidente: Va be', dopo riferiremo...
Avvocato Zanobini: ... a quel verbale che io ho usato per la contestazione, in cui...
Presidente: Bene. Io non ho altre domande, all'avvocato Corsi.
Alberto Corsi: Grazie, signor Presidente.
Presidente: Bene.
P.M.: Sì, Presidente, un paio, se mi è consentito.
Presidente: Sì.
P.M.: A seguito... E vorrei sapere questo: lei sa, o sapeva, prima che fosse noto in questo processo, che auto aveva il Lotti?
Alberto Corsi: Il tipo di auto non lo so. Come vi ripeto, gli ho chiuso un incidente. Io, nel 1990, a Lotti, che aveva urtato uno straniero, insomma, non che sia difficile, ma quando si picchia con uno straniero, c'è una procedura da fare particolare. E la macchina, il tipo di macchina che aveva, non lo so. Lui, mi sembra gli abbia avuto sempre delle Ritmo, o qualcosa di simile.
P.M.: Ecco, io le...
Alberto Corsi: Vecchie e stravecchie.
Presidente: ... contesto che, in un interrogatorio, esattamente quello del 26 gennaio '96, al P.M. lei, per quel che si ricorda, dice le macchine. E ora glielo leggo.
Alberto Corsi: Sì.
P.M.: Io le dico, non se le ricorda ora. Io, quello che voglio capire...
Alberto Corsi: No, no, ma io lo riconfermo, se...
P.M.: Ecco. Quello che voglio capire, dico, la sua conoscenza, visiva o meno, del Lotti, era tale che lei ricordasse, quando ci ha risposto, in data 26 gennaio, anche le macchine? Cioè, conosceva il Lotti, sia pure nei modi che ci ha detto, e lo aveva visto anche con qualche macchina? Perché io le contesto che lei dice: "Il Lotti possiede attualmente una vecchia macchina rossa..."
Alberto Corsi: Attualmente, eh, '95, eh, dottore.
P.M.: Nel '96, per l'esattezza.
Alberto Corsi: Ecco, appunto, attualmente dissi.
P.M.: Se me lo lascia leggere, vediamo cosa intendo contestare.
Alberto Corsi: Sì.
P.M.: "Il Lotti possiede attualmente una vecchia macchina rossa. Forse una Ritmo, od una 124. Ricordo che in passato ha avuto una Ritmo di un colore che non ricordo. Non ricordo, invece, che egli abbia avuto una macchina 128 coupé ma non lo escludo." Cioè, io le chiedo: allora lei sapeva che macchine aveva. Tant'è che ce le ha elencate, quelle che si ricordava, nel colore. Nel caso, quello che abbia detto in questo interrogatorio sia la verità, come faceva lei a sapere che macchine e che colore avevano queste macchine? Perché lo vedeva passare, perché...
Alberto Corsi: È logico, lo vedevo passare. Le macchine vengono posteggiate sempre in questa famigerata piazza di San Casciano sotto l'orologio. Quindi, uno si vede.
P.M.: Senta...
Alberto Corsi: Ma poi se avesse una Ritmo... Insomma...
P.M.: Lo ha detto lei.
Alberto Corsi: Sì, va bene. Me lo avete fatto... Insomma, me lo avete chiesto, vi ho risposto. Ma...
Presidente: Avvocato, avvocato Corsi, quella famosa piazza che dice lei, è quella dell'incrocio sulla Cassia?
Alberto Corsi: No, quella... È in paese, proprio.
Presidente: Ah, è in paese.
Alberto Corsi: Si sale su... Noi si chiama piazza, ma sarebbe un incrocio.
Presidente: Va bene, va bene.
Alberto Corsi: Ci ha l'orologio... 

venerdì 26 settembre 2014

Alberto Corsi - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 dicembre 1997 - Quattordicesima parte

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giovedì 25 settembre 2014

Alberto Corsi - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 dicembre 1997 - Tredicesima parte

Segue dalla dodicesima parte

Presidente: Allora, altre domande?
Avvocato Zanobini: Io, Presidente.
Presidente: Prego. Prego, prego, avvocato Zanobini.
Avvocato Zanobini: Sì. C'è l'avvocato Filastò che intende fare qualche domanda. È bene che la faccia prima lui.
Presidente: Ah, sì, sì.
Avvocato Filastò: Avvocato, lei ha detto che gli argomenti di Vanni erano pochi. Questo vuol dire che... Insomma, Vanni non è che brillasse molto per intelligenza, oppure...
Alberto Corsi: No. Ah, scusi, l'ho interrotta.
Avvocato Filastò: No. Oppure le è capitato di vederlo spesso un po' fuori fase per eccesso di libagioni?
Alberto Corsi: Sì, mi è capitato molte volte di vederlo ubriaco. Una grande intelligenza non ce l'ha, credo. Insomma, secondo il mio giudizio, ma non sono un dottore io.
Avvocato Filastò: E l'ha visto molto spesso ubriaco.
Alberto Corsi: L'ho visto spessissimo ubriaco.
Avvocato Filastò: Ecco. Senta, lei ha detto che è venuto da lei nel '90, lamentando questi interrogatori, o lei non sa bene interrogatori o perquisizioni. A parte...
Alberto Corsi: Perquisizioni non lo so. Onestamente non lo so.
Avvocato Filastò: Non lo sa. Non sa dire esattamente.
Alberto Corsi: Interrogatori di sicuro. Sì.
Avvocato Filastò: Le chiedevo se, dopo il '90, le è capitato di quantomeno sapere - non che gl' abbia detto lui -ma sapere, anche indirettamente, da terze persone, che il Vanni era ancora, come lei ha detto, ‘noiato' da queste cose, da...
Alberto Corsi: Noiato, riportato le parole sue. Comunque sì. Sì, sì. Vanni credo sia stato un po' sotto pressione per tutto il processo Pacciani, insomma, in periodi alterni. Perché quando il dottor Canessa voleva sapere che dialoghi; il dialogo era questo avvocato, ‘m'hanno ancora rinterrogato,’ ‘avvocato m'hanno riportato giù’.
Avvocato Filastò: Ah, ecco.
Alberto Corsi: Questi erano i dialoghi, però finiva lì. Io gli dicevo sempre: 'stai tranquillo Vanni, tu sei testimone, non ti succede niente' e tiravo di lungo.
Avvocato Filastò: E questo è avvenuto anche dopo il '90 e durante il processo Pacciani.
Alberto Corsi: Questo anche dopo il '90 e durante il processo Pacciani.
Avvocato Filastò: Grazie, avvocato. Non ho altre domande io.
Presidente: Prego, avvocato. Avvocato Zanobini.
Avvocato Zanobini: Sì. Stia calmo, avvocato Corsi.
Alberto Corsi: Sto calmo.
Avvocato Zanobini: Si capisce, io le devo dare del "lei" in questa situazione ufficiale. Però lei si ricorda anche di aver visto che altri più importanti di lei, quando siedono su codesta seggiola, fanno un po' di figure. Se lo ricorda, no? Il dottor Di Pietro a Brescia. Quindi non è che si deve sentire...
P.M.: Mi sembra ci sia anche il Presidente del Consiglio.
Avvocato Zanobini: Ecco.
Alberto Corsi: Forlani. Forlani ha fatto peggio di me.
Avvocato Zanobini: Ecco, quindi stia calmo. L'importante appunto è che segua...
P.M.: (voce fuori microfono)
Alberto Corsi: Invece Craxi no.
Avvocato Zanobini: ... segua... Non importa, via, lasci fare, così si concentra di più su quello che deve rispondere e sta tranquillo. Dunque, intanto cominciamo: lei si è mai ritenuto amico del Vanni?
Alberto Corsi: No, amico assolutamente no.
Avvocato Zanobini: In questi colloqui, così come lei li ha definiti, cioè praticamente questi pour parler, mi sembra molto brevi, sincopati, nella piazza, eccetera. Com'è che Vanni si rivolgeva a lei? Dandogli...
Alberto Corsi: Il Vanni a me m'ha sempre dato del "lei”. Io, forse ignorantemente, gli ho sempre dato del tu. Ma comunque il Vanni mi chiamava addirittura "signor avvocato". Con me, forse il maleducato ero io dandogli del "tu".
Avvocato Zanobini: Ma forse lo faceva anche con altri paesani?
Alberto Corsi: Io cerco di dare del "tu" a tutti a San Casciano.
Avvocato Zanobini: Bene, bene.
Alberto Corsi: Sbagliando, ma...
Avvocato Zanobini: Quindi col Vanni lei ha partecipato soltanto a queste cene di paese. Ha detto che avvenivano una volta l'anno, giusto?
Alberto Corsi: Cioè, a queste cene. A queste manifestazioni che non avevano un'etichetta di nessun partito. Avevano l'etichetta solo di San Casciano, dove, come ripeto, venivano anche dieci strumenti della locale banda musicale.
Avvocato Zanobini: Sì.
Alberto Corsi: Veniva chi ballava, chi cantava, chi suonava la fisarmonica. Insomma, era...
Avvocato Zanobini: Si ricorda...
Alberto Corsi: Seratine piacevoli di luglio.
Avvocato Zanobini: Sì. Si ricordano se c'erano anche altri professionisti, oltre a lei?
Alberto Corsi: Sì, c'era... In pratica a queste cene ha partecipato tutta San Casciano. A quelle...
Avvocato Zanobini: Dica qualche nome di altri professioni che partecipavano a queste cene?
Alberto Corsi: Professionisti c'era, non so, il dottor Mancini, il dottor Bigiotti, Don Garrà, un assicuratore.
Avvocato Zanobini: C'era anche un vicesindaco?
Alberto Corsi: Il vicesindaco di San Casciano.
Avvocato Zanobini: Come si chiamava, se lo ricorda?
Alberto Corsi: Magozzi.
Avvocato Zanobini: Eh. Quindi queste erano le cene. Sono le uniche cene, o ci sono state altre cene?
Alberto Corsi: Sono le uniche cene che io ho partecipato.
Avvocato Zanobini: Lei è mai stato a cena a casa di Vanni?
Alberto Corsi: E non a tutte.
Avvocato Zanobini: Ascolti le domande. Sì. È mai stato a cena a casa del Vanni lei?
Alberto Corsi: Mai.
Avvocato Zanobini: Mai. Conosce la casa del Vanni?
Alberto Corsi: Più o meno conosco dov'è, ma non...
Avvocato Zanobini: C'è mai entrato nella casa del Vanni?
Alberto Corsi: Mai entrato in casa del Vanni.
Avvocato Zanobini: Il Vanni è mai venuto a mangiare, a pranzo o a cena, a casa sua?
Alberto Corsi: Mai.
Avvocato Zanobini: Ecco.
Alberto Corsi: Ho detto, anche in ufficio è venuto solo quella volta lì. Poi in vita sua non c'era mai stato.
Avvocato Zanobini: Ecco, ecco, bene. E, ritornando proprio a questa volta in cui è venuto in ufficio, che lei ha detto che colloca nel '90, giusto?
Alberto Corsi: Sì.
Avvocato Zanobini: Che poi sarà agosto, sarà settembre.
Alberto Corsi: Quello non lo so.
Avvocato Zanobini: Comunque nel '90.
Alberto Corsi: Può essere settembre, ottobre.
Avvocato Zanobini: Si ricorda se questo incontro che il Vanni ha avuto con lei in studio era successivo ad una di quelle cene di cui si è parlato finora?
Alberto Corsi: Sì, appunto. Io ho ricostruito la data proprio grazie a questa cena. Era successivo.
Avvocato Zanobini: Che era, quindi, una cena di che anno e di che mese?
Alberto Corsi: La cena dovrebbe essere del 10... 20 luglio '90.
Avvocato Zanobini: '90.
Alberto Corsi: E il Vanni venne da me o prima delle vacanze subito, oppure subito dopo. Venne o nei primi di agosto, o settembre-ottobre.
Avvocato Zanobini: Bene. E venne a rappresentarle questi suoi guai diciamo, che aveva con la Polizia, giusto?
Alberto Corsi: Venne a rappresentarmi questi guai che aveva con la Polizia, chiedendo a un avvocato - dopo tutto, anche se non fo penale, insomma, sono avvocato - se potevo far qualcosa. Io troncai subito la discussione perché dissi che io non fo penale, quindi: 'eventualmente rivolgiti a un penalista'.
Avvocato Zanobini: Ecco. E che cosa faceva il Vanni a queste cene?
Alberto Corsi: Il Vanni a queste cene cantava, simpaticamente, alcune canzoni inventate da lui, scritte da lui anche.
Avvocato Zanobini: E c'erano anche i musicanti, vero, ha detto?
Alberto Corsi: C'erano 10-15 strumenti musicali della banda locale. Alle volte sei, insomma.
Avvocato Zanobini: E avvenivano con quale cadenza?
Alberto Corsi: Avvenivano in genere nel mese di luglio tutti gli anni.
Avvocato Zanobini: Eh.
Alberto Corsi: Ma io non ho mica partecipato a tutte.
Avvocato Zanobini: Sì, sì. E si ricorda se a questa cena del luglio '90 lei ha partecipato?
Alberto Corsi: Alla cena del luglio '90 ho partecipato.
Avvocato Zanobini: E si...
Alberto Corsi: E il Vanni non ha partecipato.
Avvocato Zanobini: E si ricorda, ecco, come mai il Vanni non ha partecipato?
Alberto Corsi: Non ha partecipato perché quel pomeriggio fu portato o in Procura, o in Questura, questo non lo so, e non potè venire a cena.
Avvocato Zanobini: Ecco. E ne parlavano anche altri lì, che erano a questa cena?
Alberto Corsi: Sì, sì, ne parlavano anche altri.
Avvocato Zanobini: Era un argomento di quella sera?
Alberto Corsi: Un argomento, dice: 'come mai non c'è il Vanni? Perché l'hanno portato in Questura'. Ecco perché io ho potuto ricostruire anche la data precisa.
Avvocato Zanobini: Senta, e quindi poi ha detto che il Vanni stazionava lì nella piazza, vero, sotto l'orologio, no?
Alberto Corsi: C'era fisso. O in qualche bar, o sotto l'orologio.
Avvocato Zanobini: E di questi suoi guai che lui aveva, perché lo pressava la Polizia, gli facevano le perquisizioni, lo interrogavano, eccetera, ne parlava solo con lei, o ne parlava anche con altri?
Alberto Corsi: Ne parlava con tutto il paese.
Avvocato Zanobini: Con tutto il paese.
Alberto Corsi: Sì. Bastava passasse uno, naturalmente che c'avesse un po' più di confidenza, lo diceva a tutti.
Avvocato Zanobini: Aveva un soprannome il Vanni, no?
Alberto Corsi: "Torsolo".
Avvocato Zanobini: E tutti lo conoscevano con questo soprannome?
Alberto Corsi: Tutto lo conoscevano come "Torsolo".
Avvocato Zanobini: Allora, ricorda che, lei ha detto che è stato interrogato la prima volta in Procura a dicembre del '95, vero?
Alberto Corsi: Dicembre '95. Sono stato interrogato dal dottor...
Avvocato Zanobini: Aspetti...
Alberto Corsi: …Vigna e dal dottor Canessa.
Avvocato Zanobini: ... la domanda. Ecco, si ricorda se in quella occasione gli è stato chiesto anche della lettera?
Alberto Corsi: M'è stato chiesta della lettera nell'occasione.
Avvocato Zanobini: Ecco. E si ricorda che risposta lei ha dato?
Alberto Corsi: Che lo escludevo nella maniera più categorica di aver visto una lettera del Vanni.
Avvocato Zanobini: Ecco. E in questo interrogatorio invece poi ha parlato di tutte quelle cose, di tutte quelle lamentele generiche che il Vanni le faceva e di cui ha fatto riferimento anche oggi, giusto?
Alberto Corsi: Sì.
Avvocato Zanobini: Si ricorda che è stato interrogato poi anche dal dottor Giuttari nel...
Alberto Corsi: Prima dal dottor Fleury e dal dottor Canessa...
Avvocato Zanobini: Sì, ma a me interessa quella del giugno del ' 96.
Alberto Corsi: Sono stato interrogato dal dottor Giuttari nel giugno del '96.
Avvocato Zanobini: Sì. E si ricorda se anche il dottor Giuttari gli fece la domanda, fra le tante altre a cui lei ha dato sempre risposta, gli fece anche la domanda su questa lettera?
Alberto Corsi: Anche al dottor Giuttari ribadii che non avevo mai visto la lettera, né sapevo delle minacce che riceveva il Vanni.
Avvocato Zanobini: Lei ha avuto modo già di dire che il Vanni la fermava in piazza, o soltanto così, gli diceva ancora una volta, a San Casciano, no?
Alberto Corsi: Sì.
Avvocato Zanobini: Ma era soltanto il Vanni, o anche altre persone, altri paesani? Era un'abitudine, o una cosa eccezionale che lei venisse fermato a San Casciano?
Alberto Corsi: No, io purtroppo fo più lavoro in strada che in ufficio, perché mi fermano tutti. Mi conoscono tutti e... Perché anch'io sono stato un piazzaiolo anch'io e poi sono stato presidente della società sportiva di San Casciano, sono stato consigliere comunale di San Casciano, sono stato fondatore del gruppo Fratres, ho fatto servizio alla Misericordia. Sicché in un modo o in un altro io conosco tutti. E quindi se qualcuno ha bisogno, anche dire: 'come si fa il passaporto?' Me lo chiede in piazza a me e io gli rispondo. Capito? 
Segue...
 
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