venerdì 22 agosto 2014

giovedì 21 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Mauro Maurri - Deposizione del 29 aprile 1994 - Prima parte

Il professor Mauro Maurri fu ascoltato il 26 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.  

Presidente: Allora, Pubblico Ministero?  
P.M.: Vorrebbe introdurre il teste, professor Maurri? 
Presidente: Professor Maurri. Buonasera Professore, ecco si accomodi. Ci rivediamo e dunque, signor Pubblico Ministero, prego.  
P.M.: Professor Maurri, ricorda di essersi occupato dell'esame autoptico dei giovani tedeschi uccisi il 10 settembre 1983?  
M.M.: Sì.  
P.M.: Insieme a altri suoi colleghi o da solo?  
M.M.: Professor Graev e...  
P.M.: In questo momento le viene...  
M.M.: ... e un giovane medico, in questo momento non mi ricordo, in questo momento...  
P.M.: Benissimo, benissimo. Ricorda di essere andato sul posto?  
M.M.: Sì.  
P.M.: Andò sul posto quando il furgone era ancora sulla Via, sul...  
M.M.: Sì, sì.  
P.M.: Benissimo. La notte quindi.  
M.M.: La notte, sì.  
P.M.: Ha qualche ricordo particolare di quel suo sopralluogo dal punto di vista di considerazioni medico-legali che poi lei fa nel suo elaborato?  
M.M.: Non particolarmente, ci rendemmo solo preliminarmente conto dei colpi esplosi attraverso, diciamo, la carrozzeria e i vetri della macchina, ma non facemmo nient'altro. Proprio un sopralluogo, direi, del tutto superficiale.  
P.M.: Quindi gli accertamenti relativi ai colpi sparati sono stati fatti poi a seguito dell'esame dei cadaveri e dell'esame autoptico?  
M.M.: Sì.  
P.M.: Vuole dirci innanzitutto complessivamente quanti colpi furono trovati sui corpi dei ragazzi? Quanti sull'uno e quanti sull'altro, se lo ricorda?  
M.M.: Complessivamente sette, mi sembra, tre sull'uno e quattro sull'altro.  
P.M.: Allora proviamo a descrivere innanzitutto quello che era con la testa sul furgone nella parte anteriore, ricorda? Ce n'è uno con la testa verso la parte anteriore, e uno sull'angolo; mi sembra uno biondo di dietro e uno moro davanti.  
M.M.: Quello sulla parte anteriore mi sembra che fosse il Wilher Meyer.  
P.M.: Bene, dai capelli più corti, moro? Va be', lo vediamo sulle foto...  
M.M.: Questo non me lo ricordo.  
P.M.: Va be', lo vediamo sulle foto. Relativamente dal cadavere di questo ragazzo, comunque, indipendentemente dal nome, quello che è sulla... con la testa verso la parte anteriore del mezzo..  
M.M.: Sì.  
P.M.: Ricorda se fu attinto, se al suo elaborato – poi penso la Corte l'autorizza a guardarlo – lei ricorda da quanti colpi fu attinto quel ragazzo lì?  
M.M.: Ora francamente, dottor Canessa, non mi ricordo se è il Wilher Meyer o l'altro.  
Presidente: Guardi un po', Professore.  
P.M.: A noi, capisce, non interessa il cognome in questo momento; allora proviamo a innanzitutto mostrare una foto del furgone con i due ragazzi.  
M.M.: Mi ricordo quali sono i colpi in ciascuno dei due, ma non mi ricordo quale fosse la posizione reciproca nell'interno del furgone.  
P.M.: Ecco, c'è una foto in cui si vedono entrambi, quella di sinistra. Consultando eventualmente il suo elaborato riusciamo poi a spiegare di quale parliamo; sennò vediamo le foto sul tavolo autoptico, e via. 
Presidente: Comunque consulti eh, Professore, sennò!  
M.M.: Direi che questo in primo piano dovrebbe essere proprio il Wilher Meyer, perché ha i richiami alfabetici a livello delle lesioni, e siccome è quello che è stato colpito, è stato raggiunto da tre proiettili, uno dei quali alla testa, e uno dei quali al fianco destro...  
P.M.: Corrisponde, corrisponde pienamente. Allora vediamo se lei riesce innanzitutto con questa foto relativa al ragazzo che qui è contrassegnato con una "A" - anche se è difficile parlare di un ragazzo con una lettera dell'alfabeto daltronde...  
M.M.: Forse la lettera "A" si riferiva al colpo alla testa?  
P.M.: Non lo so, eh... Professore, io vorrei cercare con lei di ricostruire, se possibile, l'esame che lei ha fatto circa i colpi da cui è stato attinto, le cause di morte, quanti. Se lei vuol consultare il suo elaborato, se vuole vedere altre foto…  
M.M.: Si ma… 
P.M.: Tanto per cominciare il discorso sennò non so di quale parliamo e mi è difficile farle le domande...
M.M.: Se si sposta un po’ la foto in modo da vedere il tronco si vede un reperto… ecco… un reperto abbastanza importante al livello del fianco, quella macchiolina nera rotondeggiante che è sicuramente il foro d’ingresso di un proiettile d’arma da fuoco.  
P.M.: Allora vogliamo vedere una foto di questo ragazzo sul tavolo autoptico? Se ce l’abbiamo… sennò ci sono qui mi sembra.  
Presidente: Ovviamente, solito discorso, voltate altrove gli obbiettivi.  
M.M.: Sì.  
P.M.: Leggiamo prima la didascalia Professore, così ci aiuta… aiutiamo il ricordo: 32 “Insieme…”  
M.M.: “…del cadavere di…” Si ecco qui…  
P.M.: Non è Meyer ma è Horst.  
M.M.: Wilhelm Meyer non Horst. Meyer si chiama. O almeno noi in perizia l’abbiamo sempre…  
P.M.: Va be’…  
M.M.: Comunque è lui. Allora…  
P.M.: Vediamo qui, scusi, la… Ecco, il ragazzo coi capelli corti.  
M.M.: Si.  
P.M.: Facciamo così.  
M.M.: E lui qui, sempre sul fianco destro…  
P.M.: È quello che abbiamo visto prima nella... come posizione.  
M.M.: Si. Il foro. Sono scomparse quelle imbrattature di sanque che c'erano intorno, perché lo abbiamo un po' lavato, comunque questo è sicuramente un foro d'inqresso. Fra l'altro è il foro del proiettile che è risultato mortale, perché entrando da destra ha gravemente leso il fegato, e continuando poi il suo tragitto da destra verso sinistra è passato dall'addome dentro la cavità toracica, ha colpito il cuore, ha trapassato il cuore ed è andato a finire nel polmone sinistro. Quindi questo è ampiamente e gravissimamente mortale.  
P.M.: E questo è un colpo.  
M.M.: Si. Un altro lo aveva del tutto superficiale alla testa, alla regione occipitale, ma questo direi che ha appena scalfito...  
P.M.: Lo vediamo qui?  
M.M.: No, dovrebbe essere proprio posteriore, occipitale.  
P.M.: Occipitale. Non si vede neppure.  
M.M.: Ma ha scarsissima importanza traumatologica...  
P.M.: Comunque un attimo, andate… ah ecco, un attimo, guardi, è questo?
M.M.: Sì, sì.  
P.M.: Leggiamo la didascalia per vedere se ci aiuta. "Particolare della soluzione di continuo sulla regione occipitale"
M.M.: Questo è penetrato appena sul tavolato cranico osseo esterno, quindi scarsissimo potere lesivo.
P.M.: E siamo a due; uno, il primo, mortale, e questo scarsissimo...  
M.M.: Il terzo dovrebbe essere alla regione glutea a sinistra, anche questo però penetrato un po' nei tessuti muscolari locali ma senza....  
P.M.: Se può guardare, è questo qui?  
M.M.: La regione non la riconosco. Sì c'è, gluteo sinistro, è penetrato nei muscoli di quella regione, non entrato in addome, terminato a fondo cieco, ferite di scarso rilievo.  
P.M.: Vediamo la foto di sinistra se… leggiamo la didascalia per favore.  
M.M.: Questo è il fianco destro...  
P.M.: "Particolare della soluzione di continuo sulla regione costale inferiore".  
M.M.: Inferiore destra.  
P.M.: Destra.  
M.M.: Cadavere supino qui.  
P.M.: Quindi torna completamente con quello che ricorda lei: tre colpi di cui uno mortale…  
M.M.: Sissignore. Al tronco.  
P.M.: È quello che ci ha descritto, e gli altri due sono assolutamente ininfluenti sulla causa della morte.
M.M.: Ecco, quello alla regione glutea, il cadavere è stato spostato, qui è in posizione prona, ovviamente.
P.M.: Sì, sì. Abbiamo altre foto relative a questo ragazzo? Sennò ci fermiamo qua. No. Ricorda ora... queste sono foto d'insieme, le abbiamo già viste... invece l'altro, se... Prima di vedere le foto ricorda lei, Professore, l'altro come...  
M.M.: Sì, l'altro per quanto mi ricordo, è stato raggiunto da quattro colpi d'arma da fuoco. Due dei quali alla testa, uno alla coscia sinistra e il quarto, mi sembra, al tronco, ma forse se vediamo le fotografie me lo ricordo. Comunque...  
P.M.: Quelli mortali, proviamo con quelli o quello mortale.  
M.M.: Quello mortale è uno dei due che hanno raggiunto il cranio, perché uno dei due...  
P.M.: Cominciamo a vederle tutte, rilievo 28 “Come al rilievo precedente”, allora andiamo al rilievo precedente. 27, insieme del cadavere di Rusch.  
M.M.: Uwe Rusch è il nome del cadavere...  
P.M.: Visto dal lato destro.  
M.M.: Dunque, sul lato destro - si può avvicinare un pochino e ingrandire? - perché quella all'ascella potrebbe essere un foro d'ingresso, però...  
P.M.: Può consultare l'elaborato.  
M.M.: Potrebbe. Io mi ricordo però bene dei due fori cranici occipitali, perché uno dei due fu l'unico a risultare, dei quattro colpi, mortale.  
P.M.: Proviamo se abbiamo delle foto dei colpi occipitali; partiamo da quelli. Questi sono quelli di uscita? 
M.M.: Eh, scusi. Sì, quelli sono quelli di uscita; uno, entrambi sparati al cranio con uscita, e uno di questi il superiore al.... mi scusi d'ingresso, non di uscita. 
P.M.: Sono di entrata.  
M.M.: Sì, sì e infatti…  
P.M.: Torna anche, se lei si ricorda, con la posizione del cadavere nel furgone, perché noi vediamo...
M.M.: Sì, comunque qui sono sicuramente ingressi. Quello superiore ha colpito l'osso zigomatico, è penetrato nel cranio da sinistra verso destra, è andato, direi, a ledere gravissimamente la parte destra del cervelletto. Quello di sotto invece non è penetrato, ha interessato la metà sinistra del labbro superiore, entrato nel cavo orale, ha rotto qualche dente, si è frantumato il proiettile stesso, e quindi è uscito in pratica dalla cavità orale senza produrre grossi danni, se non quelli dentari.  
P.M.: Quindi uno sicuramente importante dal punto di vista della causa della morte.  
M.M.: Sì, quello superiore.  
P.M.: Bene, andiamo avanti agli altri, andiamo alle altre foto per vedere...  
M.M.: Ecco, questo è il terzo che mi ricordo della coscia, anche questo scarsamente importante, quasi di striscio, infatti ha una figura grossomodo ovalare, di striscio, quindi anche questo non lesivo. Il quarto non mi ricordo, ma se si vede comunque non fu sicuramente mortale, perché la morte è unicamente dovuta alla gravissima lesione da uno dei due colpi alla testa.  
P.M.: Leggiamo la didascalia. 
M.M.: Il quarto alla mano. 
P.M.: Eccolo lì, è sulla mano e addirittura trapassante...  
M.M.: E' vero sulla mano sinistra.  
P.M.: “Particolare della mano sinistra…”  
M.M.: Trapassante il polso.  
P.M.: “…direzione del foro di entrata e di uscita”.  
M.M.: Si.  
P.M.: In punto di dinamica della aggressione, dal momento che i colpi sono questi, i fori sul furgone lei li ricorda?  
M.M.: Sì, li ho rivisti ora in parte.  
P.M.: Lei li ha visti e corrisponde… ha qualcosa da chiarirci…  
M.M.: No, direi grossomodo no. C’è una…  
P.M.: Non ha niente da dirci in più.  
M.M.: Direi di no. Noi misurammo l’altezza di questi fori lungo…  
P.M.: L’altezza di questi fori sul furgone.  
M.M.: Di ingresso. Sissignore.  
P.M.: Ohooo, vediamo se… Scusi, li misuraste su un terreno… Perché voi avevate il furgone?  
M.M.:  
P.M.: Cioè li misuraste sul furgone?  
M.M.: Li misurammo sul furgone.  
P.M.: Con strumenti idonei alla misurazione Professore?  
M.M.: Con i metri…  
P.M.: Si benissimo, benissimo grazie.  
M.M.: Un normale metro da sarto, diciamo.  
P.M.: Perfetto.  
M.M.: Quelli gialli arrotolati.  
P.M.: Benissimo. Insomma con un…  
M.M.: Ora non mi ricordo se l’abbiamo misurati lì ma direi di no perché era notte. Credo…  
P.M.: No, dico… noi sappiamo, perché lo abbiamo letto negli atti, che il furgone fu portato a medicina legale, lei lo ricorda?  
M.M.: Si e li abbiamo misurati a medicina legale se non altro perché era giorno e quindi le misurazioni con un metro, con un comune metro a nastro... 
P.M.: Dalla mattina dopo insomma.  
M.M.: Le abbiamo fatte la mattina dopo.  
P.M.: In punto di queste misurazioni che furono fatte evidentemente quando il furgone era su un piano, sul terreno di qualche locale dell’Istituto, del cortile, non lo so dove…  
M.M.: Sissignore. Certo, certo. Livello stradale piano.  
P.M.: Bene. In punto di misurazioni voi faceste delle misurazioni dei colpi a voi evidenti sui vetri o sulla fiancata? 
M.M.: Uno anche sulla fiancata se non mi ricordo male.  
P.M.: Ha qualche ricordo preciso? Circa le misure, circa le possibilità di essere precisi su queste misure.
M.M.: Ora non me le ricordo esattamente però sono riportate esattamente nella relazione.  
P.M.: Le dispiace rileggerla e poi farcelo sapere a noi nei dettagli queste misurazioni?  
M.M.: Posso farlo ora?  
P.M.: Sì, grazie se la Corte...  
Presidente: Pagina 18.  
M.M.: Scusi? 
Presidente: Mi pare a pagina 18, Professore.  
M.M.: 18, c'è una lunga introduzione teorica in quanto si…  
P.M.: Lasciamo quella teorica e veniamo alle misurazioni innanzitutto.  
M.M.: Pagina 18, “le seguenti misure furono sulla carrozzeria del pulmino”, quindi non sul vetro.

mercoledì 20 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Giovanni Iadevito - Deposizione del 29 aprile 1994 - Prima parte

L'allora Dirigente della Polizia di Stato Giovanni Iadevito fu ascoltato il 29 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.  
 
Presidente: Signor Pubblico Ministero, chi introduciamo ora?  
P.M.: Dunque, introduciamo a questo punto il dottor Iadevito, che ha fatto la consulenza balistica su questo caso insieme a un collega che, per motivi di salute non può venire...  
Presidente: Dottor Iadevito, si accomodi, per cortesia.  
P.M.: ... non può venire. Passeremo poi, oltre, all'esame dei Carabinieri che hanno fatto il sopralluogo.  
Presidente: Si accomodi Dottore, sieda là, legga quella formula e dia le sue generalità.
 G.I.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente:  Dia le generalità, per cortesia.  
G.I.: Sono Giovanni Iadevito, nato in Xxxxxxx il XX/XX/19XX. Sono primo dirigente della Polizia di Stato.
Presidente: Sì, avviciniamo il microfono, per cortesia. Risponda Dottore, prego, alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Dottor Iadevito, lei nel 1982 fu incaricato di fare una perizia balistica rispetto a questo caso nell'imminenza del fatto, o, come sembra dalla relazione, un paio di anni dopo? La relazione è datata in data 22 marzo '84; il Giudice Istruttore, eccetera. Cioè, lei ricorda? Andiamo subito al dunque della reale domanda.  
G.I.: Sì.  
P.M.: La perizia balistica lei l'ha fatta sicuramente per questo caso.  
G.I.: Certo.  
P.M.: Insieme al collega, al...  
G.I.: All'allora maresciallo Arcese.  
P.M.: Arcese, sì.  
G.I.: Ricordo bene, certo.  
P.M.: Il caso, i rilievi sul fatto sono relativi al giugno '82. Io le dico, lei, questo furgone, innanzitutto sul posto, l'ha visto?  
G.I.: No, non l'ho mai visto.  
P.M.: Successivamente l'ha visto?  
G.I.: No, non mi è stato...
Presidente: Che data ha detto? Abbiamo capito '88.  
P.M.: No no, mi scusi. Il fatto è dell'82, la perizia che io ho e che loro hanno in atti inizia con: "In data 22 marzo '84 il Giudice Istruttore mi convoca, eccetera". Quindi lei ha fatto il suo elaborato sulla base di bossoli che le sono stati dati.  
G.I.: Sì, soltanto...  
P.M.: E le foto del furgone le ha avute? Cioè, lei ha esaminato solo i bossoli ai fini comparativi?  
G.I.: Direttamente ho esaminato soltanto gli elementi da munizioni.  
P.M.: I bossoli.  
G.I.: Pallottole e bossoli, direttamente.  
P.M.: Pallottole e bossoli. Ha cercato, perché era il suo incarico, di ricostruire la dinamica dell'aggressione dal punto di vista strettamente balistico, o questo quesito non le è stato dato? Oppure, se le è stato dato non aveva elementi per rispondere?
G.I.: Se non ricordo male, il quesito mi fu dato forse non in maniera specifica; tant'è che ricordo di aver esaminato le relazioni peritali del medico legale.  
P.M.: Quindi la ricostruzione eventuale che lei ha fatto dal punto di vista...  
G.I.: È mediata, non è immediata.  
P.M.: Oh, è mediata. Questo volevo sapere. Il furgone non l'ha visto, né al momento del fatto, né successivamente.  
G.I.: No, no, questo lo ricordo bene.  
P.M.: Il reperto sicuro che le è stato dato è costituito dai bossoli e proiettili.  
G.I.: Bossoli e frammenti di pallottole e due pallottole quasi integre, se non ricordo male.  
P.M.: Bene. Più i verbali di autopsia.  
G.I.: Sì.  
P.M.: O comunque la relazione medico-legale.  
G.I.: Almeno, sì, almeno le relazioni medico-legali si, questo ricordo che mi fu dato.
P.M.: In questo momento - al di là dell'elaborato che è già agli atti, e quindi lo può controllare in qualsiasi momento se la Corte la autorizza - lei ricorda di avere tentato una ricostruzione dell'aggressione, al di là dell'aspetto meramente di comparazione bossoli-proiettili con precedenti bossoli di altri delitti? Oppure la eventuale sua ricostruzione dal punto di vista della dinamica è fatta su questi dati che ci ha detto, per cui...?
G.I.: Sarei quasi sicuro di risponderle: certamente fatta sui dati acquisiti. Non su elementi diretti.  
P.M.: In questo momento lei ricorda - se l'ha fatta - in che modo si è oggettivata questa ricostruzione dal punto di vista dell'aggressione, oppure...? 
G.I.: No guardi, d'altra parte son passati dieci anni. Io non ricordo.  
P.M.: Va bene, allora mi dice...
G.I.: Ricordo bene tutta la perizia dal punto di vista strettamente balistico...
P.M.: Comparazione.  
G.I.: Quello sì.  
P.M.: Allora...  
G.I.: Le comparazioni le ricordo tutte.  
P.M.: In questo caso quanti bossoli e quanti proiettili furono messi a sua disposizione?
G.I.: Se non vado errato, dovrebbero essere 4 bossoli, se non vado errato.  
P.M.: Ecco, 4 bossoli. E quei proiettili?  
G.I.: Dunque, di proiettili: di integri, quasi integri, 2; gli altri erano tutti frammenti, anche se c'era qualche grosso frammento.  
P.M.: Allora l'oggetto del suo esame, della sua perizia sicuro è quello: comparazione proiettili-bossoli con bossoli, proiettili, repertati in analoghi episodi precedenti?  
G.I.: SI, certo.  
P.M.: Ci può spiegare nei dettagli le sue conclusioni quali sono, in termini di identità, e come è arrivato a queste eventuali conclusioni che io ho premesso?  
G.I.: Si, ma penso che questa perizia qui fu quella per me più agevole, perché avevo già del materiale; cioè in effetti mi trovai nelle condizioni ottimali per portare a termine la perizia. Anche perché, se non vado errato, precedentemente avevo già fatto un accertamento sulla eventuale provenienza dal punto di vista merceologico delle cartucce. Niente, le operazioni si svolsero in questo modo. Tengo a precisare una cosa. Ho sentito molte volte parlare di "serie H" sui fondelli, cioè la definizione "serie H" non ha molto senso, ecco. Ha soltanto senso l'impressione merceologica impressa dalla fabbrica che è l'"H" e l'ha tenuta la Winchester fino ad un certo tempo. Poi l'ha sostituita con la "W". Le impronte che ho preso in considerazione sempre sono state: le impronte da percussione, le impronte da estrazione e le impronte da espulsione. D'altra parte devo anche sottolineare che, nell'andare avanti nel tempo, tutti quei dati acquisiti, anche dopo, hanno convalidato sempre i risultati iniziali. Particolarmente su...  
P.M.: In termini di comparazione fra bossoli di delitti diversi?
G.I.: Sì, sì, certo.  
P.M.: Questo è il concetto.  
G.I.: Ma anche perché diciamo che, in questo caso qui, si ha a che fare con bossoli calibro 22 L.R. e direi che è una delle situazioni ottimali per un perito balistico, perché ha a disposizione materiale particolarmente duttile, malleabile e le microimpressioni che vengono impresse al momento dello sparo, diciamo che sono molto fedeli alla matrice. Parliamoci chiaro, penso di dover fare... Consideriamo il percussore. Il percussore, nel momento in cui percuote la capsula - in questo caso non è la capsula, ma è tutto il bordo del fondello della cartuccia - lascia una impronta, una forma. Ora, in questa forma poi, analizzandola al microscopio, vengono evidenziate tutte quelle piccole asperità che si sono stampate - e per complemento e per depressione - al momento della percussione. Perché è chiaro che apparentemente il percussore alla punta è liscio, ma poi guardandolo al microscopio tale non è. Perché è comunque stato lavorato e porta delle piccole imperfezioni: sono quelle imperfezioni che vengono chiamate elementi determinanti e quindi soggettivi, soggettivizzanti dell'arma. "Mutatis mutandis" tanto si verifica anche nell'espulsore, come anche nell'estrattore. Sono tutti quanti dei pezzi meccanici che vengono lavorati, a volte vengono rifiniti a mano; tant'è che il rifinirli a mano personalizza ancora di più, e individua ancora di più, l'elemento che si sta esaminando. Ecco, io in questo caso posso dire che è una delle situazioni ottimali in cui può lavorare un perito, perché ho fatto anche altri accertamenti di fatti ripetitivi attraverso stesse armi -questo nel campo del terrorismo - però non ho mai avuto l'occasione di esaminare reperti che facevano, che erano costituiti da munizioni, da elementi da munizioni provenienti da, diciamo, dallo stesso lotto. E questo è importante. È importante perché al momento in qui si fa un esame balistico, il perito dovrebbe utilizzare, fin nei limiti della possibilità, cartucce grossomodo, o meglio, della stessa epoca o dello stesso lotto addirittura dei reperti balistici rinvenuti sul luogo, perché le pressioni possono variare. Qui, invece, abbiamo avuto sempre un'omogeneità. Quindi, per me il lavoro è stato molto più semplice.  
P.M.: Dottor Iadevito, noi inquadreremo un attimo due bossoli che sono stati repertati proprio in occasione dell'omicidio Meyer-Rusch, almeno… e fotografati in occasione di un altro elaborato. Non è il suo, ma sono a colori e sono molto chiare, possono servire a lei per spiegarsi meglio per quanto riguarda quei parametri che ci ha detto: percussione, estrazione, espulsione. Questo è proprio, se leggiamo la didascalia, almeno avevo chiesto quello Meyer-Rusch. Rimaniamo sul... Leggiamo, eh, Meyer-Rusch, bene. Allora andiamo su ai bossoli. 1983, è quello proprio di cui parliamo. Questi sono due dei bossoli che lei ha esaminato.  
G.I.: Sì.  
P.M.: Ecco, ci può, con la foto, chiarire ancora meglio quello che ci ha detto.  
G.I.: Sì. L'impronta, quella ben visibile, diciamo, a ore 12.00, è l'impronta da percussione. Perfettamente quella. Ora tengo a precisare questo, che l'esame di un perito balistico, pur arrivando - rapportato all'esame di un altro perito balistico - pur arrivando allo stesso giudizio di identità a volte si basa su elementi diversi. In altri termini, è come si orienta la luce al microscopio. Io ero abituato a orientarla in un determinato modo perché cercavo una microimpronta particolare che riproduceva un'asperità della punta del percussore.
P.M.: E si vede in quel cerchietto, forse?  
G.I.: No, nel cerchietto no perché quella lì è l'impronta da espulsore; mentre nella percussione noi non si può vedere perché è decisamente piccola.  
P.M.: Vogliamo indicare, oltre tutte le impronte che lei vede su questi bossoli, quelle che ci ha... prendiamone una.  
G.I.: Questa qua indicata nel cerchietto è l'impronta da espulsore, perfetto.  
P.M.: Ed è caratteristica di una sola arma.  
G.I.: Si, sì, ed è caratteristica, si certo.  
P.M.: Come mai?  
G.I.: Questa qua ci dà la classe di arma, il tipo d'arma, e, insieme ad altri elementi, si arriva poi a dire anche il modello dell'arma. In più ci dà - per le microstriature analizzate al microscopio - ci dà la soggettività dell'arma. In altri termini ci dice che quella impronta lì, presente in tutti quanti i bossoli, proviene da una identica impronta lasciata da un espulsore che è sempre lo stesso.
 P.M.: Uno unico. Come mai è sempre lo stesso? Come può avere questa sicurezza? Sulla base di che cosa? Per far capire a noi...
G.I.: Prima di tutto il giudizio di identità...  
P.M.: ... siete in tanti che dite la stessa cosa, ma noi vogliamo proprio non avere dubbi su questo.  
G.I.: Sì, infatti ci stavo arrivando, signor Pubblico Ministero. Guardi, è la somma di elementi che dà l'identità globale.  
P.M.: Ce li ripete, per cortesia?, rispetto a questo bossolo?  
G.I.: Certo. Rispetto a questo bossolo ne abbiamo: l'impronta dell'espulsore.  
P.M.: Questa qui.  
G.I.: Sì, quella lì. Più l'impronta del percussore, cioè abbiamo già due elementi più che sufficienti, in questo caso, per dirci senz'altro: è stata quella l'arma.  
P.M.: Un terzo elemento non c'è, qui non si vede.  
G.I.: Un terzo elemento qui non si vede. Dovrebbe essere, a volte viene trovata bene l'impronta dell'aggancio dell'estrattore.  
P.M.: Qui non si vede.  
G.I.: Quello lì è un rigonfiamento di camera.  
P.M.: Ecco, vediamo allora questo rigonfiamento. Questo è un altro...  
G.I.: Sì, rigonfiamento di camera che sia, si tenga presente una camera di pistola: ha un piccolo vano, in altri termini un piccolo vuoto, all'inizio per consentire alla unghia dell'estrattore di agganciare il collarino. Ora, quel vano lì, chiaramente non viene protetto durante l'espansione dei gas e quindi il picco di pressione. Il materiale, dicevo prima, è duttile, malleabile, e lì subisce un rigonfiamento.

martedì 19 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Giovanni Autorino - Deposizione del 29 aprile 1994 - Prima parte

L'allora Ispettore Giovanni Autorino fu ascoltato il 27 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.  

Presidente: Ci siamo tutti? Bene, scusate, eh. Possiamo cominciare, allora. Prego.  
P.M.: Presidente...  
Presidente: Chi abbiamo come teste?  
P.M.: ... il P.M. intende parlare del fatto relativo all'omicidio del 10 settembre '83 in Giogoli di Scandicci, ai danni dei due giovani tedeschi Meyer e Rusch. In quella occasione, dai sopralluoghi che abbiamo negli atti, vediamo che intervenne, ugualmente per motivi di coordinamento delle indagini di cui ci è stato già riferito ieri più volte, intervennero i due organi di Polizia: sia i Carabinieri che la Polizia Scientifica. Abbiamo ora indicato come teste l'ispettore Autorino della Scientifica che all'epoca ha redatto un verbale di sopralluogo e ha provveduto a fare alcune foto. Ovviamente si tratta di integrare i due sopralluoghi che sono già in atti, fatti sia dalla Scientifica, che dai Carabinieri. Lo stesso Ispettore, poi ci spiegherà in che termini e in che collaborazione.  
Presidente: Allora l'Ispettore era già stato sentito, vero?  
P.M.: È già stato sentito per un analogo intervento...  
Presidente: Per cui non importa...  
P.M.: …fatto anni prima.  
Presidente: ...ripetere né formula, né generalità. E quindi può rispondere alle domande.  
P.M.: Ugualmente faremo poi uso delle foto - che lo stesso Ispettore ha fatto all'epoca - per chiarire meglio la dinamica del fatto ed il sopralluogo. Ispettore, vuole spiegare alla Corte come e quando intervenne su questo fatto? Come fu avvertito, dopo quanto arrivò, se quando arrivò un'attività preliminare, o collaterale, di rilievi era già in corso o era già stata fatta? 
G.A.: Noi si giunse sul posto verso le 9 e mezza, le 21.30 di sera.  
P.M.: Ecco, di sera.  
G.A.: E poi, come si evincerà dagli stessi rilievi fotografici, vi sono lettere alfanumeriche - che dovranno poi indicare tutti i siti, e delle soluzioni di continuo sul furgone, e delle macchie ematiche - che sono, diciamo, quelle in dotazione ai nostri colleghi Carabinieri. Pertanto, noi abbiamo lasciato che loro finissero, poi ci fu chiesto di effettuare una ricerca di impronte.  
P.M.: Sempre la sera stessa?  
G.A.: Sempre, sempre contestualmente. Soltanto che, per non limitarci alla, diciamo, a una fredda ricerca, che poi fra l'altro risultò anche negativa perché trovammo, si, un frammento d'impronta, ma era strisciata e sovrapposta e pertanto non fu utile per eventuali confronti.  
P.M.: Poi ce ne parla dopo, quando la localizziamo.  
G.A.: Poi ne parleremo. Allora, così, per avere a corredo dei nostri atti qualche cosa, effettuammo delle foto e in più prendemmo degli appunti che poi abbiamo tradotti in verbale. 
P.M.: Quindi l'attività principale è quella, innanzitutto, di fotografare i luoghi.  
G.A.: SI.  
P.M.: E i reperti.  
G.A.: Grossomodo, e avere una documentazione dell'ambiente così come poi noi lo troviamo, ecco. Non era certamente nella sua situazione, diciamo, di asetticità post reato, ma sempre, già alterata, ecco…. 
P.M.: Comunque è un'attività integrativa di rilievo. Ecco, vogliamo parlarne un attimo?  
G.A.: Si.  
P.M.: Quando… Lei quando arrivò? Ha detto alle 21.30?  
G.A.: Sì, verso le 21.30.  
P.M.: Sa quanto tempo prima era stato scoperto, quanto...  
G.A.: Ma penso che fosse passato quasi un'ora, ecco.  
P.M.: Quasi un'ora.  
G.A.: Sì, perché io non ero di servizio e vennero a prendermi a casa e mi accompagnarono.  
P.M.: Vogliamo vedere questa sua attività di sopralluogo, cominciando proprio dal luogo.  
G.A.: Ecco, allora noi localizziamo subito il furgone.  
P.M.: Ecco, localizziamolo rispetto alla strada.  
G.A.: Ci troviamo in vai dei Giogoli.  
P.M.: Una strada asfaltata.  
G.A.: Una stradina asfaltata, un pochino stretta, perché mi sembra che sì o no ci possa passare un'autovettura. A 100 metri dal suo inizio fisico, sulla sinistra...  
P.M.: L'inizio fisico è su una strada principale.  
G.A.: Su una strada che io non ricordo come si chiama, per la verità.  
P.M.: Va bene, va bene.  
G.A.: Sulla sinistra si estende uno sterrato di forma...  
P.M.: Sulla sinistra di questa via piccola.  
G.A.: A 100 metri dal suo inizio.  
P.M.: Sulla sinistra rispetto a dove viene lei, ovviamente.
G.A.: Rispetto a come noi ci siamo arrivati, ecco. Si estende uno sterrato di forma rettangolare. 
P.M.: Ampio?  
G.A.: Poteva essere sui 30 metri, 40 metri.  
P.M.: In pendio, o...?  
G.A.: Era caratterizzato, diciamo, da dislivelli. Cioè il terreno...  
P.M.: Ma rispetto alla strada, più in pendio o parallelo?  
G.A.: Rispetto alla strada è leggermente più in basso.  
P.M.: Benissimo, benissimo.  
G.A.: Però, diciamo, dalla strada c'è un piccolo scivolo, diciamo, che consente a chi volesse accedervi anche con una autovettura...  
P.M.: Di entrare con un mezzo.  
G.A.: ... ci poteva benissimo accedere.  
P.M.: Bene.  
G.A.: Quest'area è delimitata a destra anteriormente e a sinistra da viti, ulivi; mentre sulla sinistra noi vediamo un piccolo muricciolo diroccato al quale è ridossato una siepe, nella cui parte mediana...  
P.M.: Il muricciolo divide la proprietà da qualche...  
G.A.: Divide quest'area da un campo, da un campo che è comunque sempre incolto.  
P.M.: Bene.  
G.A.: E vi sono vari alberi e cespugli. Il furgone noi lo localizziamo a 7 metri e qualcosa, se non vado errato, dal ciglio della strada di via di Giogoli.  
P.M.: Perfetto.  
G.A.: E ha la parte anteriore rivolta ad un passaggio, sicuramente un passaggio - formatosi a furia di… proprio che le persone accedevano dall'area al campo, o viceversa e ci ha la parte anteriore, questo furgone, rivolta a questo scivolo, a questo passaggio, mentre la parte posteriore è rivolta al ciglio di via dei Giogoli.
P.M.: Quindi quello che vede lei dalla strada è solo la parte posteriore del furgone, o è obliquo?  
G.A.: Sì, dalla strada si vede la parte posteriore e dà - cosi, a seconda di come uno poi si sposta - la visione che abbia come una diagonale verso, diciamo, il passaggio di cui sopra.  
P.M.: Bene. La parte opposta alla strada. La parte davanti è nella parte opposta. 
G.A.: La parte davanti è rivolta - lei tenga conto che si tratta di un'area di forma rettangolare - il lato dove si erge questo muricciolo diroccato e dove, nel cui centro poi troviamo questo passaggio, si trova sulla sinistra, pertanto ha questa leggera diagonale verso quella parte.  
P.M.: Benissimo, chiarissimo.  
G.A.: La cosa che abbiamo visto sono che gli sportelli, anche se poi nelle foto forse non corrisponde a questa mia descrizione, però gli sportelli erano aperti.  
P.M.: Gli sportelli?  
G.A.: Gli sportelli di cui era munito il furgone sono: i due della cabina di guida, più due sportelli apribili verso l'esterno...  
P.M.: Laterali.  
G.A.: ... laterali destro, laterale destro sempre rispetto al furgone, e questi erano aperti.  
P.M.: Sulla sinistra nessuno sportello.  
G.A.: Sulla sinistra, no.  
P.M.: Dietro.  
G.A.: No. Abbiamo iniziato, diciamo, le procedure...  
P.M.: Sono sportelli laterali che scorrono l'uno sull'altro?  
G.A.: No, non sono quelli scorrevoli, ma sono apribili verso l'esterno.  
P.M.: Benissimo.  
G.A.: Abbiamo iniziato le procedure di sopralluogo e abbiamo rinvenuto - cioè abbiamo rinvenuto: più che altro l'avevano già rinvenuto, noi non abbiamo fatto altro che documentarlo -...  
P.M.: Si, sì.  
G.A.: ... un bossolo calibro 22 Long Rifle, marca Winchester con il fondello percosso, sul lato sinistro del furgone, tra il... diciamo, quasi nella parte mediana di questo furgone, e un albero che allora si ergeva - perché io ci sono passato tempo addietro e non l'ho visto più - a ridosso del muricciolo.  
P.M.: Bene.  
G.A.: Poi nella. . .  
P.M.: Scusi, questo bossolo è vicino allo sportello sinistro?  
G.A.: Allo sportello sinistro no, diciamo un pochino più verso la parte mediana, se non ricordo male; non vorrei dirle...  
P.M.: Benissimo.  
G.A.: Non vorrei dire delle...  
P.M.: Lo vediamo nelle foto. In corrispondenza di quel bossolo c'è qualche cosa di aperto, un finestrino un...?  
G.A.: No, perché il lato sinistro c'era forse, sicuramente, lo sportello anteriore, perché noi così l'abbiamo visto, però se era aperto perché era aperto, o perché l'hanno aperto, io non glielo so dire.  
P.M.: Non lo sappiamo. Invece di tutta la parte posteriore del furgone è finestrata, o no?  
G.A.: La parte posteriore del furgone...  
P.M.: Cioè, la parte laterale sinistra.  
G.A.: Laterale sinistra?  
P.M.: Sì.  
G.A.: Laterale sinistra ci ha due finestrini fissi, di cui uno opaco, per 3/4, e l'altro invece, diciamo, normale, ha un vetro normale.  
P.M.: Questi finestrini sono integri, o aperti, rotti?  
G.A.: I due finestrini presentano delle soluzioni di continuo. Uno che non so, non posso al momento dirgli le misure, perché non le ho memorizzate. Però entrambi presentano queste soluzioni. Un'altra soluzione...
P.M.: Sono fotografati, poi?  
G.A.: Sì, sono stati fotografati.  
P.M.: Lo vediamo dopo.  
G.A.: E sono stati indicati con le lettere, se non vado errato, “C”... eh, “D”, “E”.  
P.M.: Poi le guardiamo nei dettagli.  
G.A.: Mentre con la lettera “C” noi indicammo una soluzione di continuità sulla superficie metallica del furgone.  
P.M.: Sempre posteriore sinistro.  
G.A.: Sul terzo destro della fiancata sinistra.  
P.M.: Terzo destro della fiancata sinistra.  
G.A.: Le misure le potrà vederle dalle foto. 
 P.M.: Lo vediamo nelle foto, vada pure avanti. Ci sta dando un quadro più che completo.  
G.A.: Mentre sulla parte terminale della marmitta che fuoriusciva appena dal lato posteriore...  
P.M.: Sinistro.  
G.A.: No, posteriore... sinistro, sempre...  
P.M.: Del posteriore.  
G.A.: ... del posteriore, proprio in corrispondenza vi è una macchia, una gora, rappresa che apparentemente allora sembrò sostanza ematica, e penso che lo fosse, da dove sia fuoriuscito... poteva essere colato dall'interno, visto che i due cadaveri giacevano proprio uno, quasi in corrispondenza dell'angolo del cassone: dell'angolo posteriore sinistro, rispetto al furgone.  
P.M.: Perfetto.  
G.A.: Sulla fiancata destra, invece, sul secondo sportello, sul vetro del secondo sportello, vi è una soluzione. Questa dovrebbe distare 20 centimetri dalla base soltanto del quadrato del finestrino, e 20 centimetri dal bordo destro.  
P.M.: Bene.  
G.A.: È caratterizzato da uno stacco di vetro, di frammenti vitrei, dall'interno. Questo presuppone...  
P.M.: Dall'interno verso l'esterno.  
G.A.: Dall'interno del furgone. Da ciò si deve inferire che questo stacco, viene, si produce, almeno per la nostra esperienza, quando viene attinto un vetro; dà l'impressione invece che fosse l'inverso, mentre invece lo stacco avviene al lato opposto, cioè laddove il proiettile fuoriesce.  
P.M.: Lo vediamo meglio nella foto.  
G.A.: La restante superficie invece è fessurizzata. Non è rotta, nel senso che si è staccata, è rimasta fessurizzata.  
P.M.: La vediamo nei dettagli.  
G.A.: Accanto, poi, c'è un altro finestrino, fisso, nel senso che non è che. . . che si può basculare ma verso l'esterno, ma di poco e infatti, all'atto del sopralluogo, noi lo troviamo basculato sul lato sinistro, sempre per chi osserva, verso l'esterno e anche questo presenta una soluzione, per cui il primo indicato da me era "A", questa è "B".  
P.M.: Bene. 
G.A.: Ci siamo portati...  
P.M.: Veniamo sempre sulla vettura nel suo complesso.  
G.A.: Sì. Poi ci siamo portati, abbiamo guardato, osservato all'interno dell'abitacolo della guida, dove sul sedile - che era un unico sedile, se non vado errato, ma mi sembra di si - poggiava un bossolo, un bossolo calibro 22 Long Rifle caratterizzato dal fondello percosso; per cui si trattava di un bossolo sparato, così si dice, almeno in gergo. Un altro bossolo invece lo troviamo...  
P.M.: In che punto era di questo sedile così ampio?  
G.A.: Si trovava quasi, diciamo, tra la metà e il terzo destro, stando però rivolti con le spalle proprio al sedile, propriamente detto. Ci siamo...  
P.M.: Va bene. L'ha fotografato.  
G.A.: È stato fotografato. Ci siamo, poi, introdotti proprio all'interno del posto dove giacevano i corpi e lì, fra...  
P.M.: I corpi che erano nella parte posteriore. 
 G.A.: ... che si trovavano nella parte posteriore. E si trovavano diciamo sulla metà anteriore, perché...
P.M.: Prima di parlarci dei corpi, la parte posteriore, nella struttura del furgone, com'è fatta? C'è un piano?
G.A.: Sì, c'è un piano metallico ondulato, se non ricordo male, e in più sopra c'erano delle materasse, o un lettino. Infatti i corpi erano semiavvolti da coperte.  
P.M.: Bene.  
G.A.: Giacevano sulla metà anteriore rispetto a chi osserva dai due sportelli laterali, e non più dal furgone, rispetto al furgone. Uno aveva, il ragazzo moro - io li indico così perché non ricordo i nomi - il ragazzo moro aveva la testa rivolta all'angolo anteriore sinistro del cabinato, cioè di quel posteriore, mentre il... ed era in posizione quasi bocconi, cioè, almeno per quello che si osservava, nella parte del tronco. Il giovane biondo, invece, poggiava in posizione supina, sempre nell'angolo posteriore sinistro…  
P.M.: Erano molto vicini?  
G.A.: Diciamo che formavano quasi un angolo, così, i corpi come se...  
P.M.: A forma di "V".  
G.A.: Eh, a forma di "V". E poggiava in posizione supina, e poggiava con la testa, con la regione occipitale, allo spigolo, proprio all'angolo che forma poi all'interno di questo cabinato; ed era flesso in avanti. Si notò che aveva degli imbrattamenti di sostanza ematica sul tronco, mentre l'altro - il ragazzo moro - aveva, si notava sempre dall'osservazione così, degli imbrattamenti sulla fronte. Tra un paio di scarpe, lì vicino, e alcune coperte e altri indumenti, abbiamo poi trovato un terzo bossolo. È vero che nel verbale si parla di quattro bossoli, appunto, sempre per riallacciarci all'originario discorso che abbiamo fatto, diciamo, quasi in collaborazione coi colleghi Carabinieri, il quarto bossolo fu repertato, trovato e repertato da loro. 

lunedì 18 agosto 2014

REPLAY - Processo Pacciani - Riccardo Cagliesi Cingolani - Deposizione del 29 aprile 1994 - Prima parte

Il professor Riccardo Cagliesi Cingolani fu ascoltato il 29 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani.Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni. 

Il testo che segue contiene dettagli espliciti e raccapriccianti. Se ne sconsiglia la lettura a persone sensibili ed impressionabili.
 
Presidente: Chi introduciamo, signor Pubblico Ministero?  
P.M.: Introduciamo uno dei due medici legali che ha provveduto poi all'autopsia, professor Cagliesi Cingolani.  
Presidente: Professor Cagliesi. 
A.F.: Questo è il medico legale.  
Presidente: Buongiorno, Professore. Si accomodi lì, per cortesia, e legga quella formula.  
R.C.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Bene, dia per cortesia, le generalità alla signorina.  
R.C.: Mi chiamo Riccardo Cagliesi Cingolani, sono nato a Xxxxxx il XX/XX/XX; risiedo a Xxxxxx in via Xxxxxxx, XX. 
Presidente: Risponda, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Professore, ricorda... anzitutto, qual è la sua professione?  
R.C.: Faccio il medico legale, sono... all'epoca del delitto di cui si tratta, ero assistente ordinario presso l'Istituto di Medicina Legale. Attualmente sono professore associato presso il medesimo Istituto universitario.
P.M.: Ecco Professore, si ricorda lei di avere avuto un incarico relativamente all'autopsia dei corpi di Mainardi Paolo e Migliorini Antonella? 
R.C.: Certamente.  
P.M.: Ricorda di averla fatta con dei colleghi o da solo?  
R.C.: La feci insieme alla dottoressa Parrini e anche con il professor - ora attualmente – professor Maurri.
P.M.: Ricorda, Professore, di essere lei, eventualmente, essere andato sul luogo del fatto?  
R.C.: No, io sul luogo del fatto non sono mai stato. 
P.M.: Ricorda se qualcuno, invece, degli altri suoi colleghi è andato sul fatto?  
R.C.: Non sono in grado di ricordarlo.  
P.M.: Non è in grado di dirlo. E quando, come e dove lei ha visto i corpi, prima di procedere all'autopsia?
R.C.: Presso l'Istituto di Medicina Legale.  
P.M.: Erano sul tavolo autoptico o avevano ancora... Scusi, ad esempio in alcuni casi è stata portata l'autovettura - vedremo - con ancora un cadavere dentro. In questo caso lei...?  
R.C.: No, io vidi i corpi già presso l'Istituto di Medicina Legale.  
P.M.: Quindi lei l'autovettura non l'ha mai vista?  
R.C.: Io l'autovettura l'ho vista, ma l'ho vista alcuni giorni dopo - non saprei precisamente il giorno in cui l'ho vista - perché fui portato a vederla presso una caserma che mi sembra di ricordare fosse a Signa, la caserma dei Carabinieri.  
P.M.: Quindi lei ha fatto l'autopsia sui due corpi. Poi per completare il suo incarico ha anche visto l'autovettura.  
R.C.: Esattamente.  
P.M.: Quindi l'oggetto del suo incarico, deduco, oltre la semplice autopsia prevedeva la possibilità, con i limiti che ha un'indagine del genere, di ricostruire la dinamica del fatto?  
R.C.: Sì.  
P.M.: Dell'aggressione. Bene. Per ora mi vorrei limitare con lei ai risultati dell'autopsia.  
R.C.: Sì.  
P.M.: Le dico subito che noi negli atti abbiamo poche foto di quella autopsia. Mi sembra di aver capito che eventuali altre foto, eventualmente, sono a Medicina Legale, o è una mia supposizione? 
R.C.: No.  
P.M.: Non ci sono.  
R.C.: A me sembra di ricordare che esistessero delle foto, che credo siano le uniche. In Istituto non...  
P.M.: Che avete allegato alla perizia.  
R.C.: Allegate a suo tempo alla relazione peritale. 
P.M.: Foto fatte in Istituto? 
R.C.: Beh, si.  
P.M.: Bene. Contemporaneamente, dopo o prima?  
R.C.: Contemporaneamente.  
P.M.: A documentare il lavoro medico autoptico.  
R.C.: Per documentare il lavoro e con riferimenti, ovviamente, nel testo.  
P.M.: Siccome le foto che per ora abbiamo sono poche, vediamo se possiamo ricostruire i colpi da cui sono stati attinti questi giovani, e le direzioni, facendo molto affidamento sulla sua memoria e sul suo elaborato, poco sulle foto che abbiamo. Comunque, qualcuna l'abbiamo. Al P.M. interessa che lei ci spieghi, innanzitutto, cominciando dal cadavere del ragazzo: da quanti colpi fu attinto, come, in quali zone del corpo, se - siccome noi sappiamo che c'è stato un periodo di sopravvivenza all'ospedale - quanto può avere inciso l'attività di soccorso, e se questa ha portato qualche elemento che non le ha permesso poi di - a seguito, non so, di interventi chirurgici o cose di questo genere - di valutare appieno gli elementi o, in caso contrario, ce lo dirà lei. Questo è il primo punto: il ragazzo.  
R.C.: Dunque, il ragazzo fu attinto da 4 colpi di arma da fuoco. 
P.M.: Il Mainardi.  
R.C.: Il Mainardi.  
R.C.: Dei quali: 1 alla spalla sinistra, direi versante latero-posteriore della spalla sinistra, e 3 al cranio. Di questi 3 colpi al cranio solo 1 fu endocranico, nel senso, cioè, che attraversò la scatola cranica ledendo il cervello, ed è l'unico, cioè l'unico, è quello che certamente ebbe la sostanziale rilevanza causativa del decesso. Gli altri 2 colpi esplosi al cranio non entrarono nella scatola cranica, ma rimbalzarono contro strutture ossee molto... cioè, uno rimbalzò contro la struttura ossea della base del cranio restando al di fuori; l'altro fu invece un colpo trasfosso, vale a dire attraversante, praticamente la faccia dalla mandibola alla guancia.  
P.M.: Quindi, se non ho capito male io, in sede autoptica voi repertate un solo proiettile?  
R.C.: Dunque, in sede autoptica noi repertammo...  
P.M.: Se lo ricorda. Non è che abbia poi…  
R.C.: ... i frammenti, diciamo meglio - perché dentro si spezzettarono tutti - di 3 proiettili.  
P.M.: Di 3 proiettili.  
R.C.: Perché 3 furono i proiettili ritenuti, e una sola la ferita trapassante.  
P.M.: Ecco, comunque 3 furono - sia pure poi come ci ha descritto lei - quelli che entrarono e di cui c'erano tracce.  
R.C.: SI, 1 penetrante alla spalla; 2 penetranti al cranio, dei quali soltanto 1 attraversando poi anche l'encefalo; il quarto semplicemente imbastendo - se così si può dire - la cute dell'emifaccia sinistro e poi riuscendo.  
P.M.: Quelli al cranio, ci può sintetizzare o far capire meglio la direzione?  
R.C.: Si, sono tutti colpi sparati, naturalmente facendo riferimento alla testa, eh.  
P.M.: Bene.  
R.C.: Non al resto del corpo.  
P.M.: Alla testa.  
R.C.: Facendo riferimento alla testa, sono tutti colpi sparati dalla sinistra alla destra. E questo è abbastanza intuitivo. Quello alla faccia entrò subito dietro l'angolo sinistro della mandibola, e con direzione in alto verso destra - sto sempre facendo riferimento come se fossi io il ferito.  
P.M.: Sì, sì, benissimo, abbiamo capito.  
R.C.: In alto verso destra e un po' in avanti, eh? uscì alla guancia appena al lato del naso. Quello alla spalla fu esploso alla spalla sinistra, quindi versante latero-posteriore della spalla sinistra, con direzione da sinistra a destra pressoché orizzontale, pressoché trasversale.  
P.M.: Di questi 4 colpi...  
R.C.: Gli altri 2...  
P.M.: Prego.  
R.C.: Gli altri 2, cioè quelli proprio al cranio, uno entrò nel meato uditivo, rimbalzò contro le strutture solide della base del cranio e si fermò dopo aver lussato l'ottavo dente superiore sinistro. Il quarto, quello che attraversò la scatola cranica, entrò da poco sopra e dietro l'orecchio e attraversò il cranio, anche questo, in posizione, in direzione trasversale da sinistra verso destra e un pochino in avanti, ma non molto.  
P.M.: Di questi 4 colpi che lei fu in grado di individuare sul corpo del ragazzo, fu possibile - dai colpi - dedurre qualcosa in merito alla distanza dell'arma?  
R.C.: No, certamente non si trattava di colpi esplosi a bruciapelo, nel senso cioè che non si trovarono in stretta prossimità dei fori di entrata tracce di polvere da sparo.  
P.M.: Questo ci può portare a ipotizzare una distanza minima?  
R.C.: Questo ci può portare a ipotizzare una distanza che, direi, possa andare da alcuni centimetri in là.  
P.M.: Da alcuni centimetri, quanti? 
R.C.: No, questo non credo di poterlo dire. 
P.M.: Non lo può dire. Scusi un attimo, di questi 4 colpi ce ne sono, da come ci ha descritto lei, alcuni per i quali si può dedurre una potenza maggiore e alcune sicuramente meno? Nel senso: possono aver incontrato un ostacolo prima di colpire il ragazzo? Noi sappiamo che c'era nell'auto - presumibile posizione del ragazzo che è stato portato via dal sedile anteriore sinistro - sportello sinistro, vetro rotto. E' compatibile per qualcuno - 1, 2, 3 o nessuno - di questi colpi, una diminuzione della potenza o della velocità del proiettile dovuta al fatto che ha incontrato prima il vetro? O su questo non è stato possibile acquisire nessun tipo di...?
R.C.: No, non credo, no, no.  
P.M.: Non si può dire nulla di certo.  
R.C.: Non si può dire nulla in proposito, no, direi di no.  
P.M.: Rispetto a questa ricostruzione, che io ho fatto ora circa la posizione dovuta a elementi oggettivi diversi da quelli medico legali, lei può dirci qualcosa in merito alla ipotetica posizione in cui si trovava il ragazzo rispetto allo sparatore?  
R.C.: Beh, Sono colpi tutti sparati dal suo fianco sinistro, con direzione da sinistra a destra, quindi certamente, diciamo, il vivo di volata dell'arma si doveva trovare alla sinistra del ragazzo. Non so a che distanza, ripeto.  
P.M.: Mi scusi, sull'auto noi abbiamo visto, nelle foto la possiamo prendere quella foto del parabrezza per cortesia? Il parabrezza anteriore dell'auto. Ecco, c'è, sembra di vedere - cosi è stato repertato dalla Scientifica - sul parabrezza, sembra proprio in prossimità dello sterzo dell'auto, un colpo che se il ragazzo era dietro quell'effrazione, quel colpo, avrebbe dovuto avere un colpo in fronte, o giù di lì, dal davanti. Questo colpo non c'è.  
R.C.: Non c'è. Sono tutti colpi di là, sono. Alla regione auricolare.  
P.M.: Benissimo. Sul cadavere del ragazzo ci ha da aggiungerci altro che ci possa illuminare dal punto di vista delle sue conclusioni medico¬legali?  
R.C.: No, per completare del tutto la lesività...  
P.M.: Dal punto di vista del solo ragazzo. 
R.C.: Del solo ragazzo?  
P.M.: L'aspetto della sopravvivenza, o meno.  
R.C.: La sopravvivenza...  
P.M.: Cioè, il fatto che...  
R.C.: ... la sopravvivenza la conosciamo, nel senso, cioè, che fu. . . arrivò a morte la mattina del giorno di poi, verso le 8, mi sembra di ricordare, in ospedale.  
P.M.: Lei non andò a vederlo?  
R.C.: No. Senza nessun intervento chirurgico.  
P.M.: Non fecero...  
R.C.: No. Il colpo mortale fu certamente quello trapassante il cranio. È entrato da dietro l'orecchio, che poi, il cui proiettile si fermò dalla parte opposta della scatola cranica.  
P.M.: Nessun intervento medico poteva avere alcun tipo di speranza, insomma.  
R.C.: Mah, a quel punto no.  
P.M.: No. Ha lei, per caso, da aggiungere qualcosa?  
R.C.: Semmai la possibilità dei singoli colpi di permettere ancora degli atti coordinati o meno.  
P.M.: Ecco, vediamo.  
R.C.: Vale a dire...  
P.M.: Dal momento che noi sappiamo che almeno l'auto si è spostata.  
R.C.: Abbiamo parlato di 4 colpi. Quello alla spalla certamente è causativo di una intensa sintomatologia dolorosa alla spalla, ma ancora del tutto compatibile con compimento di qualsiasi atto.  
P.M.: Una manovra di guida.  
R.C.: Come anche una manovra come quella per scappare.  
P.M.: Quindi mi scusi, questo primo colpo...  
R.C.: Potrebbe essere...  
P.M.: . . . potrebbe essere stato sparato nella piazzola.  
R.C.: ... potrebbe essere il primo dei 4 colpi che attinsero il ragazzo. Anche se non necessariamente. Circa gli altri 3, uno certamente incompatibile con la conservazione in vita, quello trapassante l'encefalo; ma direi tutti e tre, per l'importanza delle sedi attinte, tali da comportare un'alterazione, se non addirittura un'abolizione - anche gli altri due, oltre quello trapassante il cervello - dello stato di coscienza. Quindi, direi incompatibili con la possibilità di compiere degli atti coordinati come una manovra di retromarcia con la macchina.  
P.M.: Quindi, una semplice deduzione sua...  
R.C.: Sì.  
P.M.: ... con le premesse che ci ha fatto finora, se può, la dinamica relativa al ragazzo, essere ipotizzata in questo modo: un colpo alla spalla sinistra in un primo momento, quindi assolutamente non mortale, doloroso quanto vogliamo, un'azione del ragazzo sull'auto, uno spostamento altrove, e i colpi mortali successivi. Noi sappiamo che nel mezzo, prima o dopo, ci sono anche dei colpi ai fari dell'autovettura.  
R.C.: Ai fari, sì.  
P.M.: Su questi colpi lei, dal punto di vista medico legale e da quello che ci ha detto, ci può dire qualcosa? O sono deduzioni che possiamo fare tutti, e non... Nei limiti delle deduzioni, ovviamente.  
R.C.: Nei limiti delle deduzioni forse sono... no, niente di particolare.  
P.M.: Quindi lei dice, la cosa possibile è uno sparo alla spalla, movimento, in qualche modo è riuscito a fermare il ragazzo, comunque l'ha ucciso con i colpi dopo che si era spostato dalla parte opposta.  
R.C.: O nel mentre che si stava spostando perché la macchina stava andando indietro. Quindi ci sta anche che li abbia, che i colpi siano stati ricevuti...  
P.M.: Lo seguiva.  
R.C.: Ecco, esattamente.