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domenica 19 giugno 2016

- 19 giugno 1982 -

19 giugno 1982 - 19 giugno 2016
Antonella Migliorini e Paolo Mainardi
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venerdì 17 giugno 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Tredicesima parte

Segue dalla dodicesima parte

Avvocato Filastò: E poi voglio dire, ma capite, mi pare d'averlo già detto comunque ve lo ripeto, ammettendo che quello fosse lo stimolo, ma Pacciani in quel modo, la prima cosa, il primo a far la figura del "finocchio", per dirlo in termini volgarissimi, era Pacciani. Quindi, di che doveva avere paura il Lotti, anche ammesso che fosse esistito quel rapporto che racconta in quel modo assurdo che dice lui, eccetera. L'ultima cosa di cui mi devo occupare è questa acquisizione che vi abbiamo prodotto e che riguarda il fatto che quel giorno il Lotti non aveva più la 128. Ritengo che sia stato ampiamente provato, non solo il fatto da un punto di vista documentale, ma è provato anche il tentativo della contaminazione della prova da parte del Lotti. Cosa che è molto grave, che voi valuterete, considererete, per tanti versi, anche sotto il profilo dell'attendibilità di questo signore. Perché quella è una falsificazione vera e propria. Proprio falso. Benissimo. Allora, però, vedano, il Pubblico Ministero se n'è reso conto. Il Pubblico Ministero, che è abilissimo, se ne è reso conto, che star lì a sostenere che alla data del 3 di luglio il Lotti non aveva la 124, non ci stava proprio, perché insomma, come si fa. Allora che cosa vi ha detto il Pubblico Ministero? Vi ha detto: 'ce l'aveva tutte e due e poteva usare l'una o l'altra'. Allora, questo significa passare sopra disinvoltamente a quelle che sono state le acquisizioni del dibattimento attraverso l'ascolto di almeno due testimoni: i signori Scherma, padre e figlio. Vi hanno detto che questa è la situazione, questa è la situazione chiara, questa è la situazione questa è la situazione provata dal dibattimento. Vi hanno detto: 'il Lotti a un certo punto rompe la macchina 128, che non gli va più. La ricovera davanti casa' — Luigi Scherma - 'la lascia lì per almeno un mese e mezzo, ferma. E siccome lui non può stare nemmeno un giorno senza automobile, va subito e se ne compra un'altra', 124; la compra il 3 di luglio, quando la compra dal Bellini in quel verbale che voi avete e che rispetto al quale potete certamente utilizzarlo, dice che normalmente, sempre, lui ha fatto dei contratti per cui la macchina veniva consegnata con anticipo, casomai, di due o tre giorni, rispetto alla dichiarazione di acquisto di vendita fatta dal venditore. Tutto il discorso della assicurazione che mancava ve ne ha già parlato il collega, non c'è niente da fare, basta vedere questi documenti per accorgersi che l'assicurazione c'era, era stata - attraverso una cosiddetta polizza integrativa o appendice di polizza — trasferita dalla 128 alla 124. Come è ovvio e come è naturale perché un personaggio come il Lotti, come vi si è detto, non perde due mesi di assicurazione perché così è signore, ma ha trasferito l'assicurazione da una macchina all'altra, come risulta anche da tutto quello che si è visto qua, compreso il pagamento del premio anticipato rispetto alla macchina nuova 124, al 20 agosto dell'85, addirittura. E poi perché, vedano, c 'è anche un altro fatto. Se voi guardate i numeri della polizza, voi trovate che sono... c ' è un numero che è quello della polizza originaria, c'è un numero — 128 — c'è un numero che è quello di un'altra polizza che è quella del pagamento effettuato non in data 2/09/85, lì è quando gli hanno rilasciato la ricevuta, in data precedente, come risulta da questa annotazione in basso; e questo numeretto... e poi c'è un terzo numero che è il numero della polizza che poi lui fa sulla 124 definitivamente e che è quella che è pervenuta, perché è l'unica che i è pervenuta in copia regolare e complessiva e che è datata 1986. Che significa? Significa che il numeretto intermedio è l'appendice di polizza, non c'è niente da fare, è l'appendice di polizza che lui ha fatto per modificare. A questa ha dato un numero diverso, stesse scadenze, stesse situazioni, ma sta così la cosa. Ne abbiamo parlato io e l'avvocato Mazzeo per giorni, con assicuratori di tutti i generi, ci hanno detto tutti la stessa cosa. Le cose... Se poi ha ragione l'avvocato Mazzeo — siccome il dato è molto importante, se avete qualche dubbio: fate la perizia. Ma torniamo a bomba. Ah, sì? Allora questi testimoni che hanno visto questa macchina ferma lì ferma, davanti casa, che era rotta perché dicono che era rotta, che non funzionava, non camminava, Scherma Luigi dice addirittura che negli ultimi giorni non aveva nemmeno le ruote. Eh,però si possono sbagliare perché zitto zitto, la notte, Lotti lascia la 124, che funziona, che ha comprato da poco, sale sulla 128 scassata, in qualche maniera riesce a metterla in moto, ci rimette le gomme, eccetera, e poi quatto quatto va ad ammazzare la gente agli Scopeti, o a fare lo spione, poi a partecipare all’omicidio, perché lo sa che va a partecipare all'omicidio, su questo non c'è dubbio. Tutto questo su una macchina mezzo scassata, che ti può lasciare a mezzo per la strada, e senza assicurazione. E questo qui, Chiarappa-De Faveri, lo farebbe lasciando questa macchina senza assicurazione, scassata ih questa maniera, per cinque ore e mezzo ferma davanti agli Scopeti. Fategli un'altra perizia psichiatrica. Ma non è così, non sta così, non sta così, questo processo non sta in piedi da nessuna parte. Queste acquisizioni finali hanno dato, secondo questo difensore, il colpo finale, hanno in qualche modo chiarito che non si può, non si può arrivare alla condanna di Mario Vanni. Ieri sera, sul tardi, mentre stavo radunando un po' questi appunti io ho pensato alla vostra sentenza. Anche se al collega dico di non pensare mai al risultato perché... faccio un pochino... tante volte faccio un po'... perché forse un po' più di esperienza ce l'ho, mi permetto così, bonariamente, dico: 'non pensare mai al risultato, fai il tuo lavoro, non ti preoccupare, vai avanti così'. Però come si fa? Sapete, noi siamo così, noi avvocati da questa parte di questa aula, dietro questo banco, a un certo punto ci si trasforma un po', come dire, ci si sente un po' superstiziosi, si cerca di individuare dai vostri sguardi, dai vostri atteggiamenti come la pensiate, che cosa ci sia dentro di voi, e poi si parla: 'questo è segno buono, quest'altro è segno cattivo', tutte cose, d'altra parte, così per... Io, per dire la verità, quando sono arrivato qui la prima volta ho avuto, così, una brutta impressione ed è anche una delle ragioni per cui me ne sono andato, poi sono tornato. Però, ecco, nonostante tutto questo andare e venire di sentimenti, di immagini, di impressioni, di previsioni, ieri sera a un certo punto pensai proprio alla motivazione della vostra sentenza, la sentenza e alla motivazione. Mi sono sentito tranquillo. La tensione mi è caduta di dosso, di colpo, e tranquillo, vedano, per questa persona, che come ho detto mi è divenuta cara, perché è una persona che ha sofferto e che merita che questo peso, questo macigno che gli è piombato addosso gli sia tolto dalla schiena. Sereno mi sono sentito, disteso, senza preoccupazioni per la sua sorte in questo processo. E vi dico anche perché, insomma. Riterrete voi, nonostante tutto, nonostante tutto quello che abbiamo detto, io e il collega Mazzeo e altri colleghi, la confessione di Lotti attendibile? Riscontrata? Non poi così confliggente - come vi abbiamo indicato noi – con numerosi acquisizioni del processo, con alcune regole del buonsenso, con quel sano sentimento delle cose normali e razionali, del consueto in opposizione allo straordinario e all'astruso, che sempre deve guidare il buon Giudice? - Ritiene, questo Giudice, che questa cosiddetta confessione sia stata acquisita al processo con buone regole, senza forzature, senza concitazione, applicando le norme del Codice, in particolare l'articolo 274 del Codice di procedura penale che regola e impone la custodia cautelare in carcere, quando esistano, come esistevano, rischi di inquinamento della prova? Ritenete che questa prova sia stata acquisita in modo tale da garantire la genuinità, da garantire, da metterla al coperto da possibili inquinamenti, fugare ogni sospetto di vantaggi promessi e concessi? Va be', accomodatevi, se così vi pare. Tal sia di lui. Tal sia del signor Lotti. Spazio per ravvedersi e per dire la verità qui voi glielo avete dato. Da cittadino, una tale soluzione non mi esalterebbe, come non mi esalta quel detto toscano, un pò cinico che recita - e l'ho messo -, per questo motivo in testa alla memoria, “agli zoppi, grucciate”. E che Lotti sia un po' zoppo, soprattutto moralmente zoppo, non mi sembra dubbio. Sicché, almeno, un po', se la sarebbe voluta, pioverebbe sul bagnato. Ma che Lotti, nella sua caduta, più processuale che reale — cioè più caduta provocata da un comportamento perverso nel processo, in questo processo, e non, a mio parere, provocata da delitti che a me sembra irreale che egli abbia commesso oppure abbia aiutato altri a commettere - che in questa caduta Lotti, la persona di Lotti, quell'uomo che voi avete visto e avete saggiato, considerato, ascoltato, esaminato, analizzato in tutte le pieghe di questo processo, come voi farete poi in Camera di Consiglio, come lo abbiamo fatto noi con tutto l'impegno possibile, con tutto lo studio, tutta la fatica possibile e immaginabile, che in questa caduta Lotti trascini il chiamato in correità signor Mario Vanni non mi sembra possibile, non è possibile, non è possibile. Perché? Perché? Per una ragione, voi avete qui in questo caso la prova provata, palpabile, dei vantaggi immediati della confessione per Lotti. Vantaggi che gli hanno assicurato un tetto, lo stipendio, la considerazione, nel senso dell'attenzione, quella che gli è sempre mancata nella sua vita di emarginato, di paria, di abbandonato. Ma con la chiamata di correo si aggiungerebbe — uso il condizionale perché sto parlando da un punto di vista dell'accusa - un altro vantaggio, cioè, la parziale impunità, l'offuscamento, la diminuzione del suo ruolo nell'ambito di quei delitti. Ma pensate, pensate, pensate, basta pensare a questo. A Giogoli, 1983, avrebbe sparato anche lui. Avrebbe materialmente ucciso anche lui. E. dovreste credergli quando lui dice che Pacciani gli ha messo l'arma in mano quasi costringendolo meccanicamente a premere il "cosino", come lo chiama lui, cioè il grilletto della famosa calibro 22? Per effetto di quale costrizione, per effetto di quale sudditanza, a Giogoli, avrebbe fatto questo? Beh, possiamo affacciare un'ipotesi. A Giogoli, guardino, pensate, eh, sarebbe sua la macchina rossa vista dalla signora Bruzzichini il giorno prima. Prima, nei pressi del furgone dei tedeschi quindi. L'estemporaneità, il trascinamento all'ultimo... non vero. E questo trascinamento, se esistesse, facendo l'ipotesi, se esistesse una sudditanza sessuale verso il diabolico Pacciani, all'interno di un rapporto omosessuale, di tale intensità da essere, da sentirsi il canino che segue il padrone fino al punto di seguirlo nei delitti e da costringerlo ai delitti, questo non solo non scalfirebbe di un millimetro il peso della responsabilità del signor Giancarlo Lotti, anzi lo graverebbe di quei motivi futili e abietti che tuttavia il Pubblico Ministero ha ritenuto di non contestare a nessuno. Ma pensate... A sentir lui, a sentire Lotti, la coppia nella Panda celeste nella piazzola di Vicchio sarebbe stato lui a scoprirla, la prima volta, a vederla, a localizzarla, a sceglierla come obiettivo. Ma pensate, sto parlando sempre dal punto di vista dell'accusa, eh. Anche i giovani francesi degli Scopeti sarebbero stati lui e da Pucci spiati il pomeriggio precedente. Cioè, le avrebbe compiute lui quelle attività preliminari di preparazione al delitto che poi avviene nella notte. E guardate ora, in un quadro siffatto che vi ho delineato in pochi minuti, in poche, battute, guardate ora il premio della chiamata di correo contro il signor Mario Vanni e il signor Giovanni Faggi; eccolo: niente galera nell'immediato, minimo della pena edittale per gli omicidi di quella atrocità, nessun aggravamento quanto meno per la continuazione, attenuanti generiche dichiarate prevalenti: 21 anni, minimo della pena. Se si segue, e si può seguire, la strada della consulenza di Fornari e Lagazzi, il gioco gli sarebbe riuscito in pieno. Ma che collaboratore: giocatore e fortunato, per giunta! Sarebbe uno di quei casi, per tutte le cose che ho detto, in cui l'articolo 192 del Codice di procedura penale, con quell'orientamento giurisprudenziale del quale vi ha parlato a lungo il collega, dovrebbe essere applicato con il massimo rigore, massimo. Ma poi, in questo caso, non ci sarebbe nemmeno bisogno di questo rigore massimo, basterebbe l'applicazione semplice, immediata, della legge, della norma. Non si può, non si può, non si può, considerare chiamata di correo una prova nei confronti di Mario Vanni, quando di riscontri per Mario Vanni non. ce n'è nemmeno uno. Mario Vanni si è già difeso da sé sinteticamente, in un modo splendido. A un certo punto, durante il dibattimento si è alzato e ha detto: 'signor Presidente, a me questi testimoni un mi rammenta nessuno, io voglio andare a casa, per gentilezza, mi faccia andare a casa'. Nessun indizio autonomo, nessun riscontro a carico di Mario Vanni. Chi lo ha visto sul luogo del delitto? Chi l'ha mai visto? Si parla di una macchina, ma la macchina è di Lotti. Si parla di una macchina, dovrebbe essere la macchina di Lotti, con un autista a bordo. E poi si va a arzigogolare la perversione, la moglie buttata dalle scale... Tutte queste cose voi capite che sono esagerazioni, amplificazioni da respingere. Persino, insomma, sgradevoli da constatare. Hanno questo significato : riempire, riempire, riempire a tutti i costi una prova che manca, un riscontro che non esiste. Nessun indizio sui luoghi del delitto, non ha la macchina, sbaglia il Mugello con un paesino, non lo ha visto mai nessuno, nemmeno Lorenzo Nesi, nemmeno la Frigo, la coppia Caini-Martelli. La macchina per cinque ore agli Scopeti, che se è quella del Lotti, eh, è tutto un altro discorso. Aggiungiamo i 15 testi di Baccaiano che valgono almeno per escludere, almeno per escludere le due macchine e le due persone sul posto. Che volete dire, che è un indizio di riscontro il preteso riconoscimento di Renzo Rontini e signora a 10 anni di distanza sull'onda della suggestione di una fase dibattimentale nel processo Pacciani in cui Vanni è già sospettato? Fase dibattimentale alla quale loro partecipano, che vedono? Da parte di testi la cui ansia di raggiungere un colpevole traspare da tutte le interviste? Perché poi, a questo punto bisogna dirlo, insomma, vero. A proposito del signor Rontini, il dolore e tutto il resto. Però è sempre nel mezzo, eh. Interviste da tutte le parti, apparizioni in TV, interruzioni all'avvocato che fa il suo dovere... Insomma, ma lasciamo perdere, via. Ma poi di che? Sarebbe riscontro indiziante di che? Il fatto che quest'uomo può essere capitato a Vicchio? Non ci è mai stato e continua a dirlo, perché lui fra l'altro non si muove da quel giro lì. Certo.
Mario Vanni: Eh. 
Avvocato Filastò: Quando noi sappiamo che un pedinamento, nei confronti di Pia Rontini, c'è stato. E sappiamo che la persona che pedinava Pia Rontini non ha niente a che vedere con il signor Mario Vanni.
Mario Vanni: No.
Avvocato Filastò: Abbiamo interrogato un testimone, si chiama Bardazzi, gli abbiamo fatto vedere il Vanni, gi abbiamo fato vedere le fotografie di Vanni a quell'epoca: ha escluso che Vanni fosse la persona che stava seguendo, quel giorno, Pia Rontini. E certamente seguiva lei, lo sguardo, quello che ha raccontato e tutto il resto, la coincidenza del giorno dopo il delitto. Il Bardazzi è un teste che va tenuto presente, è molto importante. C'è il vuoto, anzi, no. Ci sono acquisizioni nettamente negative. Il no di Zanetti, il no di Bardazzi, il no di Allegranti, rispetto alla voce, e, alla fine, il "Vanni no", di Pucci. "Vanni no, Vanni no." Il Pubblico Ministero dice che era stanco. Sì, era stanco Pucci, era stanco di mentire. Era stanco di vedere questo poveruomo inchiodato ad una responsabilità che non gli appartiene, inchiodato da un processo perverso nei suoi confronti. Ecco perché sono tranquillo, sarete anche voi assolvendo Mario Vanni; lo sarete anche voi assolvendo. Lo sarò io, perché potrò tirare il fiato e smettere, di lavorare su questo caso. Perché l'ho già detto, una condanna, mi costringerebbe a rimboccarmi le maniche subito, due giorni dopo il verdetto. No, non l'ho già detto, lo ridico... Non mi andrebbe giù, non mi andrebbe giù. Ebbene, basta. Come ha detto il collega.
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Ah, cosa?
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Va be', ne ho bell'e parlato, no? É falso, non c'è niente da fare.
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Falso, tendenzioso, non c'è dubbio. Come hai detto, Antonio? San Francesco, cosa ha detto?
Avvocato Mazzeo: No, lui disse quel 3 di ottobre del 1226 ma rivolto ai frati: "Io ho fatto la mia parte, che Dio vi aiuti a fare la vostra."
Avvocato Filastò: "Che Dio vi aiuti a fare la vostra." Non solo.. . E io dico: non solo Dio, anche la vostra intelligenza, il vostro studio, il vostro senso di umanità, il vostro senso di giustizia. Siate giudici, Signori Giudici: assolvete Mario
Mario Vanni: Grazie.
Avvocato Mazzeo: Dobbiamo produrre, Presidente, la memoria... Per comodità della Corte, c'è un originale più sette copie. Una copia andrebbe al Pubblico Ministero. 
Presidente: Ce l'ha il Pubblico Ministero...
P.M.: (voce fuori microfono) 
Presidente: Allora, queste sono le copie... Vanni, lei voleva fare una dichiarazione, mi disse giorni fa. Va bene?
Mario Vanni: Senta, signor Presidente...
Avvocato Filastò: Aspetti, Vanni...
Presidente: Aspetti, Vanni...
Mario Vanni: Senta, signor Presidente, il Lotti è un bugiardo e un falso su quello che ha dichiarato contro di me. Tanto più io ho subito un anno e otto mesi di carcere, per via di lui. Riguardo a il mostro di Firenze io non c'ho nulla a che vedere. Sono innocente. Lei mi creda, signor Presidente, questa è la verità.
Presidente: Ecco. Allora, chiuso il dibattimento, la Corte si ritira per deliberare. Questi sono i membri effettivi, i membri supplenti, sono liberi. Faremo sapere poi, con sufficiente anticipo, quando usciremo per la lettura della sentenza. 
(voce fuori microfono)
Presidente: Come? 
(voce fuori microfono) 
Presidente: Si, sì. Si capisce, qualche ora, qualche ora, certamente. Bene. Buonasera. L'udienza è tolta. Allora, per la lettura della sentenza: quando la Corte esce per leggere la sentenza, vuole essere presente qui? Alla lettura della sentenza, quando la Corte esce per leggere la sentenza, vuole essere presente qui? (voce fuori microfono)
Presidente: Bene.
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Presidente: Allora, nuova traduzione del Vanni per l'ora che diremo poi.

mercoledì 15 giugno 2016

Al di là di ogni ragionevole dubbio

Autore: Paolo Cochi, Francesco Cappelletti, Michele Bruno
Prima edizione: Enigma edizioni, brossurato, 2016, 326pp

Descrizione: "Il mostro di Firenze rappresenta il caso criminale più lungo e controverso della cronaca nera italiana. Le indagini hanno portato all’arresto dei cosiddetti Compagni di Merende, condannati poi in via definitiva – ma solo per gli ultimi quattro duplici delitti – quali autori materiali. I mandanti sono rimasti sconosciuti e sono a tutt’oggi ancora oggetto di indagine. Le nuove ricerche invece portano a tutt’altra conclusione. Cosa dicono gli entomologi forensi ed i medici legali? Esiste una verita’ storica che non corrisponde al quadro processualmente accertato attualmente? La vicenda in questione ha fatto discutere molto e continuerà a farlo: decenni d’indagine, una scia di sangue di almeno 16 morti, tante morti considerate da alcuni “collaterali”, due discusse condanne definitive ai presunti complici di Pacciani il “contadino dal cervello fino” che però è morto da innocente, i sardi finiti in carcere negli anni ’80 liberati dal “mostro” stesso che tornava a colpire, le infruttuose ipotesi su un possibile secondo livello che hanno portato solo ad assoluzioni. Il compito di questo libro sarà quello di raccontare tutti i dettagli dell’infinita vicenda, basandosi proprio sugli atti processuali , evidenziando elementi mai portati in ribalta dai media. Esiste un’altra verita’, dunque, che non corrisponde al quadro processualmente accertato attualmente. Valutazioni scientifiche inequivocabili ma anche e soprattutto testimonianze dell’epoca probabilmente non valutate a pieno che mandano in aria le dichiarazioni del testimone reo confesso Giancarlo Lotti, questa volta senza possibilità alcuna di appello."

Mi si dice non sia facile reperirlo. Risulta disponibile qua (clicka sul link per accedere alla pagina relativa):
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-Delitto degli Scopeti

venerdì 10 giugno 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Dodicesima parte

Segue dall'undicesima parte

Avvocato Filastò: Allora... e poi sì dice che io ho lamentato e ci si lamenta del fatto che io abbia lamentato che non sono state portate al processo testimonianze importantissime. E certamente, io l'ho detto. Tutto quel gruppo di Baccaiano è fondamentale. Vedete, basta guardare la carta, no? Io me la sono rifatta così, disegnandola. Guardare questi punti. Ho detto: Ginestra, Baccaiano, Fornacette, Poppiano. Localizzate il luogo del delitto e vedete come tutte queste macchine confluiscono lì, in quel punto, provenendo dalle direzioni opposte. E il Pubblico Ministero qui vi dice: 'beh, non avevano visto nulla. E quindi noi non ci siamo interessati di questi testimoni'. Ma è proprio perché non hanno visto nulla che è importante, no? Prima di tutto, se non hanno visto nulla, possono ricordare bene e ci possiamo ritornar sopra e richiederglielo. Ma, a parte questo, il fatto che non hanno visto nulla bisogna che voi cambiate completamente, prendiate Lotti e gli diciate: 'guarda, Lotti, te su questa cosa non ci hai detto la verità, perché non ci siete andati con le automobili, lì, voi. Dicci come sono andate le cose. Ci sei andato da solo, a piedi, ci sei andato in compagnia di qualcun altro, sei andato in bicicletta, ci sei andato in motorino, ci sei andato con la SITA, ti sei fatto paracadutare da un elicottero? Quello che cavolo vuoi, ma con le macchine no, perché ci sono nove persone che non le hanno viste. Dice, niente ci dicono né sull'assassino, né sulle auto dell'assassino. Come sarebbe? Io vi ho detto che ci dicono, quanto meno, che l'assassino sul luogo, addosso a quella macchina, ci è andato a piedi. Poi il Pubblico Ministero dice: 'ma ci sono qualcuna delle due macchine...', no, no. Le macchine che vede, che sorpassano quei due testimoni, vengono dalla direzione esattamente... Intanto sono in un momento successivo agli spari, successivo al delitto. E poi vengono da una direzione che è esattamente opposta a quella dalla quale dovrebbero arrivare le macchine degli "amici di merende", che vengono, come abbiamo visto, dal Ponte Rotto, secondo la deposizione di Lotti e vengono dalla direzione esattamente opposta. Poi si dice che, in questo caso, a Baccaiano, il serial-killer si sarebbe mosso in modo goffo ; che anche lui va nel fossetto, e certo che ci va, perché la ragazza era viva, perché la ragazza, si è mossa, perchè la ragazza, muovendosi, ha sbattuto uno stinco sul sedile anteriore provocandosi una ecchimosi, lesione non mortale, chiaramente è avvenuta in vita. E poi dice che si è mosso piuttosto disorganicamente col freno a mano tirato; si è dimenticato di togliere il freno a mano. A meno che non lo abbia rimesso poi, quando la macchina è finita nel fossetto per impedire che la macchina si muovesse, o si spostasse, o creasse una situazione, come dire, più appariscente, rispetto a quella che era. Ma in ogni caso può anche darsi che si sia mosso col freno a mano tirato. Perché aveva questo disturbo all'esterno. Tanto che ha tirato questo colpo di pistola dall'interno, perché ci si trova il bossolo dentro la macchina, in una posizione che collima con questo sparo. Ma qui il Pubblico Ministero dice: 'ah, allora non era un freddo sparatore'. No, non lo era, Pubblico Ministero. É proprio così, non era un freddo sparatore. Su questo ci sono i consulenti tecnici, ci sono i periti, c'è il gruppo dell'equipe De Fazio che vi dice che il momento maggiore dell'eccitazione di questa persona, che, in qualche modo, lo rende meno freddo, è il momento degli spari. Poi, sparato e ucciso, lui riacquista in tutto la sua gelida padronanza di sé. Ma fino agli spari c'è una certa concitazione. Lo hanno sempre detto, lo hanno descritto in questo, modo. E questa è la conferma. L'omicidio... va be'. Dice ancora il Pubblico Ministero che questi ragazzi non erano lì, non c'erano quando è stato fatto l'omicidio. Beh, va be', insomma, certo non erano lì, ma erano a due passi, erano a brevissima, distanza. Alcuni hanno sentito gli spari, si sono mossi immediatamente. Non si servivano a nulla, non hanno visto nulla. Eh, no non hanno visto nulla; non hanno visto le macchine, non hanno visto le macchine ferme, non hanno visto le macchine che partivano da quel luogo. Vi risparmio la lettura di queste carte, perché le ho già lette prima, ve le ho indicate, le ho commentate abbastanza a lungo. Non ho bisogno di ripetermi. "Ci superarono” - dice la Bartalesi - "due vetture", che, come vi ho detto, sono in movimento, non sono ferme sul luogo, vengono dalle loro spalle, vengono dalla direzione esattamente opposta dalla quale avrebbero dovuto venire i "compagni di merende”, a parte che gli "amici di merende” poi dovrebbero fermarsi, restare lì, poi ripartire, tutto questo non è visto da nessuno, son due macchine che stanno camminando per la strada, nella stessa direzione, proseguono e vanno via e proseguono per i loro venti e vanno altrove. Chiarappa e De Faveri, ne ho parlato, le cinque ore. ‘Ghiribelli dice il falso. Quindi, allora, Ghiribelli dice il falso'. No, non lo dice per niente il falso, povera Ghiribelli, non va calunniata la Ghiribelli. Ghiribelli, se la leggete bene, non dice quel giorno lì sono andati da lei queste persone, dice, e lo ripete fino alla nausea, quattro o cinque volte lo dice, dice: 'loro, tutti i sabati e le domeniche eran da me' . 'Sì, va be'... Allora il Pubblico. Ministero dice: 'Sì, va be', scusi, ma quella domenica?' 'Guardi, loro, chi li voleva il sabato e la domenica eran da me'. 'Beh, sì, ma cerchi di fare un po' mente locale a quel giorno'. 'No, senta, l'è inutile, perché tanto lo so, tutte le domeniche e tutti ì sabati l'eran da me'. E tre, quattro volte. E che deve dire, poveretta, come fa a ricordarsi lei di una domenica, con tutta la gente che vede, poveraccia, vero, con tutta la gente che accoglie, vero. Insomma, il sabato, domenica, lunedì, martedì, il giovedì, insomma, voglio dire, anche se tra l'altro, ho visto la fotografia, non sembra eccelsa in bellezza, ma insomma, come belle de jour lascia un po' a desiderare, ma lasciamo perdere rutto questo, fatto sta che, insomma, quanta gente vede, no. E questi, questi campagnoli, come fanno i campagnoli, 'vengono sempre il sabato e la domenica e quindi quel sabato e quella domenica di sicuro c'erano'. Certo, c'erano di sicuro, per carità di Dio e chi lo nega. Non è falsa, non è falsa. Lei non racconta, non espone un dato processuale certo, espone un dato di sua comune esperienza, tratto dalla sua ordinaria professionalità, nient'altro che questo; bisogna prendere e dare il valore a questo che ha, soltanto. E poi, Vanni: 'Il Vanni, però il Vanni c'è stato dalla Ghiribelli quella domenica?' Il Vanni dice... sa un accidente se è stato con, la Ghiribelli. No, è la Ghiribelli che lo esclude, perché la Ghiribelli dice che il Vanni con lei non c'è mai stato, perché lei non è meschina. L'ha detto chiaro e tondo, quindi, tutta la storia della presenza dì Vanni dalla Ghiribelli quella domenica, eccetera, è una cosa che è finita come tante altre cose. Va bene, di Chiarappa e De Faveri ve ne ho già parlato. Della Stepmann Sharon ve ne ho già parlato. All'altezza del ristorante...
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Eh?
Avvocato Mazzeo: No, no, va bene, vai.
Avvocato Filastò: Caini e Martelli ve ne ho già parlato. Anzi, Caini e Martelli, la strada de La Rena, è una strada chiusa, non c'è niente da fare. Insomma, all'epoca ci si passava, sì ma come ha detto uno dei due: 'con un fuoristrada', poi c'è il passaggio a livello e quindi siamo un po' agli sgoccioli. Dice: 'ma andare a perquisire' - è stato detto — 'al Ponte Rotto sarebbe stato, dopo sette anni, è come perquisire la piazza dell'Orologio'. No, no, come perquisire l'orto di Pacciani, uguale identico.Che anche Pacciani nell'orto, ci mancava da diverso tempo, per il semplice motivo che era stato in galera e per diverso tempo. Non impronte sulla Panda. Beh, questa è una cosa che per dir la verità lascio incerta anch'io. A me risultava, per dir la verità, per aver visto un programma, che poi può darsi sia anche un programma sbagliato, ma insomma, c'è una catena televisiva che si chiama Discovery Channel, non so se l'ha vista nessuno, che è una catena televisiva di informazioni, di documentari, eccetera, e c'è una rubrica sull'indagine. Può darsi che la cosa funzioni in America, perché questa è una rubrica americana, ma in America si possono fare... certo che non si possono identificare da delle tracce delle impronte, ma si possono fare delle diagnosi differenziali escludendone. Sotto il profilo dell'esclusione, almeno a sentire questa trasmissione, che poi può darsi che sia tutta una serie di fandonie, però io d'altra parte... si può prendere un'impronta per esempio di Vanni, metterla a rapporto con quella lì e dice: no, non si può dire che questa impronta sia di Vanni, però si può escludere che sia di Vanni. Si può fare? Comunque, certo, non è certamente questo un punto fondamentale, ne parlo proprio così, quasi per amor dell'arte. Poi il Pubblico Ministero qui, quando ha parlato in replica, come dire, ha un po' buttato acqua sul suo fuoco, ha detto "perversioni ipotetiche o meno di Vanni", "sessualità deviata", "ditelo voi". Ditelo voi, è una parola. Come fate a dirlo voi? Non lo so, perché non avete gli strumenti, potete dire, insomma, sessualità deviata, non si può proprio parlare da quello che avete per le mani. Poi se aveste qualche dubbio, ma poi un serve a niente, potreste fare una perizia, quello che vi abbiamo chiesto. Ma non credo che sia proprio il caso. E poi la prostituta ammazzata di via Giampaolo Orsini. Il Pubblico Ministero vi ha detto: 'io vi ho portato il dato storico'. Ma come? Insomma, no, non va bene, non va bene. Non è portare il dato storico questo, perché sennò a questo punto poteva portare il dato storico anche dell'affondamento dell'Andrea Doria, rispetto al quale, certamente, il Vanni non c'entra niente. Ha a che fare con l'affondamento dell'Andrea Doria Vanni lei? 
Mario Vanni: (voce :fuori microfono)
Avvocato Filastò: No. Quindi... C'è il dato storico, dato storico suggestivo, no; la ragione è questa qui, non c'è n'è altre, è abbastanza chiaro. Fu chiesto nel processo Pacciani per valu... questa cosa della mamma buttata giù dalle scale, per la quale poi partorirebbe, questa signora, una bambina che poi è handicappata, fu chiesto nel processo per valutare la personalità del teste. Ma io, dico, questa cosa qui è buffa, eh. Arriva un testimone qualsiasi in un giudizio, quello si mette a sedere e gli vengono chieste le informazioni su una pistola... poi a un certo punto dice: 'scusi, ma lei butta le mogli dalle scale?' A me della personalità del teste, si deve valutare... si fa questa domanda, il teste, secondo me, a questo punto ha tutti i diritti di dire: 'scusi, a lei che gliene importa? E che c'entra, scusi, son qua per parlare di delitti, mi chiedete se butto le mogli dalle scale, io?' Ma insomma, via basta leggerlo il verbale per capire che le cose stavano come ho detto. Vanni sarebbe smentito dalla Ghiribelli circa il fatto che quel giorno era andato da lei. Abbiamo visto che non è vero nulla. Nesi: 'penso che fosse Vanni'. Lui pensa, lui suppone, lui intuisce. É una Frigo in pantaloni o per lo meno la Frigo è un Nesi in gonnella, siamo là, insomma. Comunque Nesi si è comportato in modo corretto', insomma, per lo meno il Nesi tante croci addosso non ce ne ha date, salvo che queste... Allora, il quadro è questo qua: il Nesi sta guidando l'automobile, a fianco c'è Vanni, a un certo punto il Nesi dice: 'senti, Vanni, ma te un tu n'avrai mica nulla a che fare con i delitti del "mostro"?' E il Vanni sbianca. E il Nesi per guardare sbiancare il Vanni va a sbattere contro un muro, è automatico no? E dice: 'senti, portami a casa'. E gliel'avrei detto anch'io. 'Ma che ti cheti imbecille, cosa c'entro io, portami a casa e facciamola finita?', no. E su tutto questo, questo signore ci ricama le cose: 'sbianca'... Ma insomma, son proprio quelle persone che come testimoni vanno proprio persi di vista, nel modo più assoluto, perché sono soggettivi, sono persone, capite, che quando capita una cosa di questo genere, dicono: 'eh, ora lo sistemo io, glielo fo capire io come stanno le cose'. Poi se lo immaginano il giorno dopo sui giornali: 'Lorenzo Nesi chiarisce il mistero del "mostro di Firenze" , "Maria Grazia Frigo la testimone di ferro, ha inchiodato tutti". Pensano a cose di questo genere, vanno là, si organizzano e vengono e sbrodolano tutte le cose che hanno sbrodolato loro. Ma insomma sono da prendersi come vanno prese. E la Frigo se la volete prendere per qualche verso prendetela sul punto che lei vede un autista su una macchina e un autista sull'altra. E Martelli e Caini anche loro, che vedono questi due pazzi, che si divertono a far gli imbecilli su una strada di campagna secondo me, vedono due autisti e basta. Vanni, lei non c'era, perché lei la macchina non la sa guidare. Nel portabagagli non ce l'avevan messo, perché sennò soffocava, e quindi lei non c'era. Allora, il Fornari si serbava di dire che Pacciani queste cose le vendeva al dottor... insomma, va be' queste cose mi sembran proprio... Il movente, mi pare alla fine il Pubblico Ministero ha detto, sono i soldi. Ma ci volete dire chi è che le compra queste povere cose? Per farsene che? Ci volete per lo meno fare un'ipotesi, dire: a me mi risulta c'è un mercato, in giro c'è un mercato, in Arabia queste cose le comprano a prezzo di diamanti, a livello dello stesso peso. Oppure: c'è una setta che a un certo punto... Qualcosa ci dovete dire, perché sennò noi si resta così, si resta increduli, si resta, come dire: 'ulna, sarà ma a me non mi pare, a me non mi risulta, non ci siamo'. Come, vedano Signori, e ho quasi finito, l'ultima cosa è un'interrogativo che è rimasto in questo processo per aria. E che è un interrogativo di una importanza straordinaria. E l'interrogativo riguarda il perché il signor Lotti si sarebbe | associato a queste persone. Ammettendo il gruppo, ammettendo la perversità di Pacciani, ammettendo la perversità di Vanni, qui siamo rimasti senza sapere perché il Lotti, e una volta tirandosi dietro anche il Pucci, si affianca a queste persone. Perverso lui. Beh, allora non c’è bisogno di Vanni. Se il perverso è lui, non c'è bisogno di Vanni, poi lo vedremo. Scopo di lucro anche lui, come sembrerebbe ipotizzare il suo difensore quando fa delle domande sui soldi che aveva in un certo periodo di tempo. Non lo so. Non certamente quelle cose che ci ha inventato lui; perché queste sono tutte invenzioni. L'omosessualità del Butini è un'invenzione. Non c'è niente da fare, il Butini, poveretto, insomma, perché deve essere omosessuale? Non lo è affatto. Non il rapporto col Pacciani. Qui sul punto il Pubblico Ministero aveva promesso un articolo di giornale. Pacciani, appena l'ha sentito dire che questo diceva una cosa, ha preso cappello in un modo straordinario, ha detto: 'ma che scherziamo? Io a quello lì... buco sarà lui'. E così via. 

lunedì 6 giugno 2016

- 6 giugno 1981 -

6 giugno 1981 - 6 giugno 2015
Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi
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