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lunedì 8 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Quinta parte

Segue dalla quinta parte.

Avvocato Filastò: E qui una riflessione dell'avvocato Filastò -cessa il terzo difensore, risubentra l'avvocato Filastò - uno cosi, Signori, un personaggio così, uno che ci viene descritto in questo modo, un mentitore di questo genere, uno con queste capacità di mascherarsi, non se lo fa dire due volte, giuocando con gli inquirenti, cadenzando le sue dichiarazioni, aggiustando il tiro cento volte. Vi ricordate quando parlava il collega, avvocato Mazzeo, l'espressione veneta "pezo el taccon del buso", che io ho inserito varie volte: peggio una toppa del buco? Peggio da questo punto di vista, perché scopre la mascheratura, scopre il gioco, come lo definiscono i periti, non l'avvocato Filastò, i periti: il gioco. Ecco, questa persona non ci pensa nemmeno due minuti ad accusare un innocente per togliersi in parte dai guai. Guai che qualcuno gli prospetta più gravi di quel che non siano, purtroppo. 'Vanni che accusa'. E questo lui l'ha detto, eh, e non c'è niente da fare: l'ha detto al dibattimento. L'ha detto, l'ha detto. Che se lo sia levato dal capo lui, o che qualcuno gli abbia suggerito, non lo so: 'Vanni che accusa', lui è convinto di questo. Lì, in dibattimento, accidenti, vero. Ve l'ha letta quella parte il collega, non sto a rifarla quella parte lì, ma insomma, acciderba. Dice: 'ma scusi, ma lei che vuol dire, che significa?' 'Quello che ha detto l'avvocato. Quello che ha detto l'avvocato'. Quello che avevo detto io due, tre volte. E il gioco - la parola non è mia, è del professor Fornari - gli riesce. È questa la tragedia di questo processo. È questo che rende tutto quel che voi avete sott'’occhio delle dichiarazioni di Lotti carta straccia, Signori. Perché il gioco gli riuscito, purtroppo. Se di gioco, come dicono i consulenti, si è trattato e si è trattato di un gioco, questo gioco disgraziatamente gli è riuscito. C'è chi, in qualche modo, mettendo in movimento una certa legge, questo gioco glielo ha, come dire, favorito. Perché non solo non è andato in galera, il signor Lotti - confesso di quattro duplici omicidi, che fa otto morti; otto, otto morti, ammazzati - ma ha trovato una casa, uno stipendio, sceglie i ristoranti. Eppure si lamenta che lo fanno alzar presto la mattina. Nella perizia Lagazzi-Fornari c'è anche questo. Ogni tanto bofonchia, dice: 'ma come, mi tocca alzarmi presto la mattina per andare di qua e di là'. "Più che si sente protetto" - come dicono i periti Lagazzi e Fornari - "coccolato, ben servito, ben seguito11 - pagina 23, verbale 30 settembre '98 (N.d.t. '97) - "e più che regge il suo gioco." È ovvio, la situazione gli andava bene così. E come non gli deve andar bene? Gli va bene sì, così. Un personaggio di questo genere, vedano, Signore e Signori della Corte, può acquistare un minimo di senso di responsabilità e quindi di attendibilità, solo coattivamente, ahimè, solo con la coazione, con la costrizione fisica. Capite? Non c'è niente da fare. Il signor Lotti a me ricorda un processo che ho fatto all'epoca in cui ero un giovane avvocato. Uno dei primi processi di Corte di Assise. Venni incaricato di difendere una certa Scartano Rosetta. E il Lotti a me mi sembra, anche fisicamente, una specie di Scurrano. Tutte le volte che lo guardavo, a parte i baffi, c'ha anche degli aspetti... per esempio quel sorriso sempre che c'ha, era proprio anche quello della Scurrano Rosetta. Questa Scurrano Rosetta... Vi racconto questa cosa e poi facciamo la pausa, Presidente, tanto si spende... per rilassarci un momentino. 
Presidente: Sì. 
Avvocato Filastò: Questa Scurrano Rosetta, a un certo punto, si mette a parlare di una rapina, una rapina avvenuta dalle parti di San Piero a Sieve. La interrogano. Questa è una prostituta di Stazione, tipo la Ghiribelli. Grassa, così, unta... Diceva. E raccontava... E fece mettere in galera otto persone, tutti ragazzacci, là, dell''ambiente della Stazione. Ce n'era uno che lo chiamavano "Penna bianca", perché aveva un capello con una sfumatura bianca e tutto il resto. Il Pubblico Ministero era... Questa mi nomina difensore, la vo a trovar in carcere, la sento parlare, dico: 'senti, ma te non la racconti mica giusta questa storia. Ma che è questa storia che tu racconti te, scusa? Non torna nulla'. Tanto più che la ricostruzione della rapina era una cosa geniale. C'era una macchina, c'era stata una frana che aveva interrotto la Bolognese; si doveva passare, per andare in quel posto, dalla Faentina. Cosa avevano fatto i rapinatori? Erano arrivati con la macchina - chissà se se lo ricorda lei, Presidente, può darsi, non lo so; eh, vagamente - erano arrivati con la macchina "pulita" da un lato della frana. Avevano passato a piedi la frana, avevano preso una macchina cosiddetta "sporca", andarono a fare la rapina; erano tornati con la macchina "sporca" dalla parte di qua della frana; avevano lasciato la macchina "sporca" e avevano attraversato a piedi la frana; erano saliti sulla macchina "pulita" e se n'erano andati dalla parte opposta. In modo che i posti di blocco, per questa ragione, non li avevano presi. Perché i posti di blocco immediatamente fatti, non l'avevano presi, perché loro, con questo sistema, erano andati in una direzione esattamente opposta, rispetto a quella da cui erano partiti. Un piano così può nascere nella testa di persone che sanno ragionare, no? Sicché io andai dal dottor Vigna, che era lui il Pubblico Ministero, gli dissi: 'guardi, dottor Vigna' - all'epoca gli davo del "tu", poi ho cominciato a dargli del "lei". Ora forse gli ridarò del "lei" quando lo incontro, visto l'alta e prestigiosa carica che riveste - 'guardi, dottor Vigna, questa signora non la racconta mica giusta. E non è possibile. Ma vede, una cosa così, ma che le sembra che possa essere roba di questa gente qui?', che erano proprio, i ragazzottacci imbecilli, rintronati da tanti porcai che prendevano, di Stazione. Si arriva al dibattimento in Corte di Assise, il Presidente era Buffoni, il Presidente dottor Buffoni ... persona tutt'altro che tenera nei confronti degli imputati. E si era lì tutti quanti, compreso la Scurrano che gli avrebbero dato le attenuanti generiche perché aveva parlato. Io discussi il processo - avvocato Bertini - lo discussi dicendo che la mia cliente raccontava un sacco di fandonie, che non era vero nulla quello che diceva. Capito, avvocato Bertini? Ognuno c'ha il suo stile; il mio era questo. Siamo lì lì per arrivare alla sentenza. Dal Sudamerica, dov'è arrivato un aeroplano, scende all'aeroporto di Fiumicino il bandito-attore Tiziano Montagni. Ragazzo che poi, vero, l'ho rivisto a fare il cameriere in un posto, forse... Una persona intelligente, di quelle... Appena mette piede... Di quelli proprio, ne aveva fatte di rapine, vero. Aveva riempito di rapine tutta la Toscana, eh, lui e un suo complice. Appena scende dalla scaletta dell'aeroplano, tah! gli arrivano i poliziotti sopra e lo arrestano. E va be'. Dice: 'meno male che lo avete preso'. Con le manette ai polsi dice: 'guardate, ragazzi, buttate fuori quegli otto disgraziati là, di quella rapina di Firenze, perché l'ho fatta io', disse. Tanto danno il continuato... A me questo Lotti mi assomiglia molto alla Scurrano Rosetta. É un tipo che, insomma, la Scurrano Rosetta chissà perché parlava in quel modo; anche lei aveva avuto i suoi rapporti, e sue relazioni con gli inquirenti in una certa maniera; poi lei... Insomma, bisogna andarci piano con le confessioni. Naturalmente, anche lì, la Scurrano Rosetta ci aveva partecipato anche lei, in veste passiva; che era andata lì ad osservare la rapina, ce l'avevano portata in macchina per farle vedere com'eran bravi. Insomma, tutta una serie di storie che non reggevano. Beh, lasciamo perdere la Scurrano Rosetta e andiamo avanti. Per dire questo, che il carcere non serve solo a sciogliere la lingua, come ha detto un illustre magistrato qualche tempo fa, riaprendo un tema scottante che ci porta lontano e ci porta alla restaurazione della tortura. Per sciogliere la lingua, il carcere non va punto bene. Ma quando, io dico, ci si trova di fronte un personaggio come il Lotti, con le sue contraddizioni, contrasti, col suo dire-non dire, con la sua mascheratura, così come ce l'hanno descritta i periti, beh, insomma, un minimo di carcere, l'afflittività del carcere, della detenzione, può servire a fargli acquistare un minimo di senso di responsabilità. Per dirgli: 'guarda, carino, con codesti baffetti che tu ti ritrovi, questo bel faccione, con codesto sorriso perenne, stai attentino, eh, perché noi qua non siamo mica il Bar Sport di San Casciano. Noi siamo la Procura della Repubblica di Firenze; noi siamo i giudici di un processo gravissimo. E noi, siccome tu fai il furbo, ti si sbatte di molto in galera, ti si sbatte. Tu vai là dentro, ci resti un po' e cominci a pensarci su'. Anche perché, in galera, la possibilità di fare i discorsi durante i trasporti, di parlare con questo e con quello, di vedere i giornalisti che ti vengono a intervistare, il giorno in cui arriva sul tavolo di un giudice l'Alfa, Beta, Gamma e Delta... Perché, non è vero? 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Sì. E allora? 
P.M.: Fu arrestato il 12 di febbraio. 
Avvocato Filastò: Addirittura prima. Acciderba! Eh, questo... Mi diceva questo lei? Non lo sapevo. Acciderba! Addirittura in anticipo? 
P.M.: Ci fu la perquisizione, avvocato... 
Avvocato Filastò: Sì, sì, sì. 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Si fa questa cosa qui? E poi le persone che ti accompagnano, che ti vengono a prendere, che ti riportano... Questo no, non si fa più così. Si va in isolamento. Perché l'isolamento è fatto apposta per evitare che cosa? La contaminazione della prova. Sì, o no? E siccome qui abbiamo una persona - almeno ce lo dicono questi consulenti, che questa tendenza altro che, ce l'ha, ce l'ha, eccome - allora, almeno dopo avere appreso questa consulenza, si dice al signor Lotti: 'prego, si accomodi. Questo è il portone di Sollicciano, autosemovente. Per lei lo si apre - C'è una deliziosa celletta che lo aspetta in quel posto. Lei va lì, nella ridente celletta, ci sta dentro e poi si discute'. E se proprio magari si dice: 'ma questo poverino forse è impotente, c'ha la sindrome di qualche cosa': a Montelupo. A Montelupo, va be', a Montelupo, eh. E con questo, Presidente, se mi consente di fare una pausa, le sono molto grato. 
Presidente: Allora, sospendiamo un quarto d'ora. 
Avvocato Filastò: Grazie, Presidente. 
segue...

venerdì 5 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Quinta parte

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giovedì 4 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Avvocato Filastò: Perché voi dovete, tutto questo, metterlo a paragone con quello che è stata e che è la vita di Lotti, che nelle sue dichiarazioni qui al dibattimento è comparsa, vero: senza casa, senza affetti, con la sorella che lo respinge. Proprio una foglia al vento, una specie di uomo, proprio, completamente ai margini, alla fine... Il Comune che non gli dà la casa, diceva: 'no, la danno agli extracomunitari', vi ricordate? Si è arrabbiato con gli extracomunitari: 'a me no'. Il lavoro alla draga - terribile, vero, lavoro orrendo, eh, intendiamoci bene - la draga estrattiva, di inerti, quindi polvere, baccano tutto il giorno. Questa vita familiare pregressa con una madre morta al manicomio di Volterra. La persona è questa e, per la prima volta nella sua vita... Insistono i professori: "Ma ci ha fatto capire che ' lui avrebbe potuto dire ben altre cose." "Ci ha fatto capire che avrebbe potuto dire ben altre cose." E chiarisce meglio il professor Fornari, a pagina 24 di questo stesso verbale, proprio un momento, un attimo successivo. Fornari: "Cioè, come dire: io ho la mia riserva, no, cioè, le tengo." Le tengo riservate certe cose, volevano dire loro, voleva continuare il professor Fornari, e il Pubblico Ministero si accorge che la cosa sta prendendo una brutta piega e interviene subito e dice: "Mi sono state fatte delle contestazioni e l'ho dovuto ammettere." Suggerendo questo ai consulenti. Peccato questo intervento, per dire la verità, è un po' da cavolo a merenda, ma che... perché il professor Fornari non si smonta, eh, mica... è un professionista serio, ha scritto libri sull''argomento. E va avanti e prosegue traducendo in questo modo l'atteggiamento di Lotti, non sotto il profilo del "mi sono state fatte delle contestazioni e io ho dovuto ammettere". No. "E questo mi è stato ripagato." Dice il professor Fornari.. "Il premio è che non sono in galera." Secco, no? Abbastanza netto, eh. "E se le cose cambiano, cambio anch'io. Io sono uno che sa regolarsi" - continua il professor Fornari ad analizzare e a tradurre questo atteggiamento di Lotti: 'io sono uno se le cose cambiano, cambio anch'io. Io sono uno che sa regolarsi e sa giocare'." "Giocare". Siamo a pagina 24 di quel verbale del dibattimento. E sarà meglio, vero. "Se alzano il tiro e finisco in galera - non so l'ipotesi che fa, non lo ha detto esplicitamente, ma era chiaro che con l'occhio clinico, questo, che lui diceva: io sono uno che sa regolarsi e sa giocare." Qui il Pubblico Ministero intendeva, dice: sa capire. No, questo ha detto giocare. Pardon, c'è una bella differenza fra capire e giocare, ci corre un treno, no? "Ho le carte in..." sta per dire il professor Fornari e il Pubblico Ministero lo interrompe e dice: "Completamente cosciente di quello che..." "Ah, perfettamente cosciente." - Dice il professor Fornari - "E ha condotto lui il colloquio, sempre lo ha condotto lui." E qui il Pubblico Ministero dice: "È quello che sostiene il Pubblico Ministero sempre." Non mi pare proprio, non mi sembra assolutamente, non ci siamo. Il professor Fornari non sta dicendo che il signor Lotti è consapevole, sta dicendo che gioca con la legge e con i suoi rappresentanti. E la domanda che fa questo difensore in questo momento è questa: voi, per caso, non vi siete lasciati giocare anche voi? Prosegue il professore: "Ci ha dato quello che ha voluto darci con estrema abilità." E insiste, a pagina 27: "Sa benissimo" -attenzione adesso, perché è molto importante; pagina 27 - "Sa benissimo come si gioca con le persone che lo accompagnano, con i periti quando si è nella stanza e si fanno gli esami, quando si è fuori della stanza e si fanno le quattro chiacchiere." Ecco, voi avete in questa breve frase del professor Fornari tutto il panorama di tutto quello che può essere avvenuto non solo durante gli esami del professor Fornari e Laqazzi, ma anche durante gli interrogatori, durante i sopralluoghi, durante le gite che si facevano per andare nei posti, per andare al ristorante, ai ristoranti che sceglieva lui. Questo lo trovate nella relazione. È tutto contento, si sente privilegiato da questo punto di vista qui e ci tiene a sottolineare che lui si sceglie il ristorante. Dice: 'ma portatemi qua'; e vanno là a mangiare. E qui il Pubblico Ministero, che durante questo esame cambia discorso, evidentemente, perché non gli piace molto. E qui le persone che lo accompagnano, tutti questi pour parler qui vengono fuori... Voi non potete mica avere, anche sulla base di queste constatazioni fatte da questi periti, l'immagine oleografica del Lotti che viene, come dire, preso con le pinze, portato nella stanza, nell'ufficio dove c'è il Pubblico Ministero, dove c'è il difensore e tutti, e che parla così in punta di eloquio, come appare in una interrogatorio in cui sembrano professori universitari a leggere quell'interrogatorio. Poi lo abbiamo sentito come parla. E senza che nessuno interferisca, che nessuno gli dica nulla? E' una cosa assolutamente oleografica, Signori, proprio una cosa assolutamente oleografica e so che non è affatto così, lo so per esperienza personale. Mi son trovato una volta a una cosa di questo genere, durante il sequestro Ester Anne Ricca, io difendevo un ragazzotto che aveva deciso di parlare, gli trovarono una stanza... c'era il dottor Fleury, c'era questo ragazzotto che parlava e c'erano altre cinque, sei persone. Chi gli diceva una cosa, chi gli diceva un'altra e chi interveniva, e insomma, questa cosa così. E io, insomma, io insistevo, ma insomma... I meccanismi son questi, quando un'indagine è concitata. Quando un'indagine è concitata. Quando c'è la necessità, l'urgenza di trovare dei risultati. E li, in quel caso là, per esempio, c'erano, perché si doveva cercare di provare a tirare fuori quella ragazza dalla prigione in cui si trovava. Più che normale, più che comprensibile, più che umanamente comprensibile, ma per carità di Dio, siamo uomini, non siamo mica delle macchine. Ma lasciamo perdere le osservazioni personale di questo difensore, queste sono osservazioni fatte dai periti, che lui sa benissimo "come si gioca" -capite? - "come si gioca con le persone che lo accompagnano, con i periti quando si è nella stanza e si fanno gli esami, quando si è fuori della stanza e si fanno le quattro chiacchiere" e tutto il resto. Va be ', il Pubblico Ministero a questo punto chiede : "Ma sentano..." Guardate che questo esame l'ha condotto il Pubblico Ministero mica la difesa, eh, l'esame dei periti Fornari e Lagazzi l?ha condotto il Pubblico Ministero, la difesa a un certo punto è intervenuta alla fine a dire: senta, professor Fornari, io so che lei è un esperto di questi delitti, è un esperto dei serial-killer, ha scritto... gli ho detto, ho letto con piacere un suo libro, e invece non mi ero ricordato che ne ha scritti due, e che li avevo letti tutti e due, li avevo letti, ho ritrovato quell'altro nella mia libreria. Dico: 'le risulta il gruppo?' No, no, poi lo vedremo meglio, penso proprio di no, assolutamente. Per affrontare il tema degli "amici di merende". Comunque, si cambia argomento. E si entra in quello che è il ruolo che si è assunto all'interno di questi avvenimenti che lui confessa, che il signor Lotti confessa; vale a dire quello della passività. E Fornari si esprime con un ampio, notevole livello di dubbio su questa passività. E si esprime in questo modo, proprio sottolineando quell'episodio di cui ho parlato prima, quello in cui gli è stato contestato che Pacciani lo accusava, inesattamente. Questa contestazione era frutto di un errore di valutazione, di un errore di informazione da parte del professor Fornari. 'Pacciani stia attento a quello che fa. Alzo il tiro anch'io e lo sistemo per le feste', con grinta. Ora io, però-, volevo fare un momentino un inciso, con riferimento proprio a questo tenersi, da parte - secondo quelle che sono le osservazioni dei periti, dei consulenti, scusate - questo tenersi, da parte di Lotti, questa riserva. E l'osservazione è questa, è la domanda che loro certamente si porranno: alla data in cui questo signore parla con questi consulenti tecnici, sul piano delle cose che Lotti ha detto, delle sue affermazioni, delle sue ricostruzioni dei fatti, che cosa si è tenuto in serbo? Risposta: nulla. Perché uno potrebbe immaginarsi che, nel momento in cui parla con questi signori, il Lotti sappia ancora delle cose che non ha detto e quindi di qui la riserva. Riserva rispetto alla quale, poi, l'attività indagatoria del Pubblico Ministero, degli altri inquirenti, tirandoglielo fuori con le pinze, viene fuori il resto. No, siamo alla data del 15 luglio del 19 9 6 e Lotti ha già detto tutto, salvo la storia del rapporto omosessuale col Butini e/o col Pacciani. Che è quella storia, beh, insomma, che ha il significato che ha. Insomma, voglio dire, in che modo questa storia lui dovrebbe tenerla di riserva? Per fare che? Guardate, eh: il 15 dicembre del '95, brevemente. Lui parla della lettera di Pacciani a Vanni. Lotti parla degli incontri con Pacciani e Vanni, delle bevute, delle merende, eccetera. Parla della presenza di un fucile in casa di Pacciani. Dice che una volta con Vanni è stato dalla Gabriella Ghiribelli. In data 11 febbraio 1996: parla della auto che lui ha posseduto. Gli vengono contestate le dichiarazioni di Pucci, in questa data, 11 febbraio del '96, gli vengono contestate le dichiarazioni di Pucci e lui dice: 'due persone ci hanno mandato via'. Agli Scopeti. Ha raccontato: 'queste due persone ci hanno minacciato e ci hanno mandato via'. Il 13, due giorni dopo, racconta quasi tutto quello che poi racconterà dopo, più diffusamente, sugli Scopeti: il taglio della tenda, cose, eccetera. Il 17 febbraio parla della Filippa Nicoletti, dei suoi rapporti con la Filippa Nicoletti. Il 21 febbraio parla della ricognizione sulla piazzola, precedente. Ancora della lettera di Pacciani a Vanni. Il 6 marzo del '96, ancora la piazzola di Vicchio, l'omicidio di Vicchio, la lettera di Pacciani a Vanni. Poi l'11 marzo del '96, parla di Vicchio e degli Scopeti. Il 12 marzo del '96 parla della lettera di Pacciani, ancora, a Vanni. Questo è un "leitmotiv", se ne parla sempre di questa lettera. Va bene... insomma, va be', lasciamo fare. Lettera di Pacciani a Vanni. Il 23 marzo del '96 parla di Vicchio. Il 26 aprile del '96 ancora Vicchio, Baccaiano, Giogoli e Scopeti. Il 12 giugno del '96 parla di Calenzano, Scopeti, Giogoli, Baccaiano. Su Scandicci non sa nulla. Questo del 12 giugno '96 - poi ne parleremo dopo - contiene l'unico accenno al delitto di Scandicci, in tutto il processo. Il 15 luglio del '96 parla dei tedeschi, di Giogoli e di Francesco Vinci. Ha detto tutto, no? Ha detto tutto. Non ha detto che si è incontrato col Butini. Che poi non è vero, voi sapete che questa storia proprio non è vera. Non ha detto che Pacciani, una volta... Per cui sarebbe questa la riserva 'per cui alzo il tiro e poi...'? 
Segue...

mercoledì 3 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte

Avvocato Filastò: Beh, insomma, voglio dire, capito? E c'è anche questa ragione per cui questa consulenza la parte difesa Vanni non l'ha fatta. Però la Corte poteva disporla. Scusate, io devo insistere da questo punto di vista. Lo poteva disporre il Pubblico Ministero, il quale investiga per l'accertamento della verità, sia pure dalla sua angolazione, senza contare l'articolo 358 del Codice di procedura penale che gli impone di investigare anche nella direzione della difesa dell'imputato. Oppure deve aver ragione il professor Voena quando dice che qui si deve discutere solamente delle ipotesi accusatorie e basta. No, insomma, le ipotesi accusatorie sono le ipotesi accusatorie, poi ci son tante altre cose di cui si deve occupare un processo e una, evidentemente, è questa di cui vi sto parlando. Lo dico, perché quello che è utile per le indagini intorno alla persona di Lotti non deve servire per Vanni? Non sarà che magari il Pubblico Ministero, l'accusa, tema una smentita? Non varrà per questo quel che diceva, per altri versi, il collega avvocato Mazzeo, citando Manzoni: "aveva paura di non trovarlo reo"? Il quesito, l'impotenza - ovviamente intesa come defaillance anche psicologica, sennò il quesito è privo di senso - quando si dice quale ruolo abbia esercitato nella dinamica, eccetera, che significato ha, se non quello di chiarire, rapportandoli a un imputato determinato, finalmente appreso, finalmente concreto, alcuni nodi, problemi che appartengono alla struttura più intima e più seria di questo processo, quelli che abbiamo visto esaminando le perizie De Fazio e tutto il resto? La straordinarietà della sindrome perversa, la freddezza, l'assenza di sperma, tutto quel che sappiamo e che abbiamo analizzato. E un'analisi psichiatrica forense, che vale per lo spettatore passivo, dal punto di vista del Pubblico Ministero ci sono dieci ragioni in più perché debba valere nei confronti di un imputato che si ipotizza esecutore. Addirittura esecutore di quelle escissioni che sono la caratteristica più evidente di quest'aspetto psicopatologico-sessuale, di cui si diceva. Quindi, signorina Elisabetta, fin da questo momento registra una conclusione di ipotesi di questo difensore, che poi non ne parlerà più. La conclusione d'ipotesi è in ogni caso: perizia psichiatrica nei confronti di Mario Vanni. Dicevo che la Corte ha disatteso questa istanza a suo tempo. Io spero, sulla base di una convinzione, circa la superfluità di una indagine di questa natura, superfluità a favore dell'imputato. Perché altrimenti, eh, altrimenti ci sarebbe stata, a mio avviso, una grave violazione del diritto di difesa del. signor Vanni e diritto di difesa che riguarda il diritto di difendersi provando. Ed è una situazione che, al limite, questa Corte, partendo da una... non so come, vero, eventuale convinzione sfavorevole al signor Mario Vanni, deve rimediare con urgenza, perché Vanni ha diritto di vedere affermato o negato un ruolo nei delitti e nella loro dinamica, un ruolo dei suoi vissuti psicologici, se patologici o meno, delle sue eventuali defaillances sessuali, del suo rapporto psicologico con le donne. Ha diritto, da questo punto di vista, ad una anamnesi, a una diagnosi in questo senso, e se questa analisi sinora non è stata fatta, si dovrà fare. Voi ricorderete che un'analisi di questo genere non venne fatta neppure per Pacciani, a suo tempo, e questo ha rappresentato una gravissima lacuna all'interno di quel processo. Quindi, ripeto, registrate questa istanza di perizia psichiatrica. Ed ora torniamo a... anche, perché poi naturalmente, da cosa nasce cosa e i due quesiti ovviamente non sono per niente in contrasto fra di loro, una volta esaminata questa situazione anamnestica del paziente, come io ho definito, e valutata la corrispondenza o meno con i delitti, da questo poi nasce, evidentemente, l'altro quesito circa la capacità di intendere e di volere esistente o largamente sminuita nel momento in cui i fatti sono stati commessi. Che non è una cosa che mi sto inventando io ora, perché in altri processi ha avuto. . . con riferimento a situazioni riguardanti serial-killer, persone che agiscono in questo modo - cioè a dire, ritualmente, con delitti ripetuti, partendo da una sindrome di tipo psicopatologico - questa perizia si è sempre fatta. L'ultimo episodio, se non sbaglio, riguarda lo Schiatti, in cui, fra l'altro, alla fine è stata riconosciuta la diminuente. E per l'appunto, sulla base di una perizia fatta, se non sbaglio, dal professor Fornari - che è la prima perizia - che lui diceva: no., questo è totalmente capace di intendere e di volere. Poi la cosa è stata rivista successivamente, è stata fatta un'altra perizia e allora alla fine, poi, questo signore ha avuto questa diminuente. Allora, torniamo al Lotti e torniamo alla relazione e alle osservazioni dibattimentali del professor Fornari e Lagazzi. Sinteticamente: Lotti è una persona che si nasconde. E questo è un fatto, direbbero i miei contraddittori. Su questo mascheramento costante di Lotti i periti Fornari e Lagazzi usano una insistenza ripetitiva. A pagina 10 lo definiscono "attento e reticente"; sto parlando del verbale del 30 settembre 1997. A pagina 12 vi chiariscono che elude le domande, che il loro compito era di analisi dei vissuti di Lotti e loro dicono: "Tutto quello che anche indirettamente poteva portare nuove discussioni su questi argomenti lui lo troncava." Domanda, e confutazione di una possibile obiezione del Pubblico Ministero: voleva nascondere la omosessualità? No, perché a pagina 17, gli stessi periti vi avvertono, gli stessi consulenti vi avvertono che il Lotti fornisce spontaneamente informazioni relativamente alle difficoltà con l'altro sesso. A pagina 19 e 20 vi dice: "Finge, si atteggia a molto mite, molto dolce, molto tranquillo, ma quando gli dicono che il signor Pacciani gli faceva certe accuse è alterato.11 Beh, questa affermazione che loro rivolgono, questa notizia, questa informazione che loro rivolgono al Lotti, dicendo che il signor Pacciani gli faceva certe accuse è sbagliata. E manifesta una mediocre conoscenza degli atti del processo, che non sono stati forniti a questi consulenti, perché gli è stata fornita soltanto la perizia... scusate, gli è stata fornita soltanto la sentenza di I Grado. Comunque loro questa osservazione gliela fanno e lui reagisce dicendo: "Se Pacciani sarà condannato, verranno fatti fuori altri nomi." Che vuol dire? Vuol dire che evidentemente, a sentir lui, lui sa altre cose che non ha detto. Altri nomi, diversi nomi. A pagina 21, i periti, che non conoscono il processo, dicono al Lotti che Pacciani gli ha rivolto delle accuse rispetto a queste vicende. E Lotti scatta con una reazione diversa dalla mitezza, mitezza che a questo punto ai consulenti appare un atteggiamento: "Ha preso fuoco" - dicono a pagina 22 - "Prende fuoco". E dice: "Se lui" - vale a dire Pacciani - "alza il tiro, lo alzo io e so bene come alzare il tiro." Questo riferiscono i consulenti a pagina 22. E dicono anche: "Voce molto concitata, molto assertiva, molto dura." Poi vi descrivono, in termini anche molto immediati e gradevoli da seguire - perché il professor Fornari è uno che si sa esprimere, voglio dire, sa usare anche la lingua molto bene - l'immagine del mentitore, del bugiardo, di colui che finge e che si maschera. E ve la mostrano, questa angolazione del mentitore e del bugiardo; prima ve l'hanno mostrata sotto il profilo di questa reazione rispetto al Pacciani che potrebbe alzare il tiro su di lui; in che senso? Evidentemente modificandone il ruolo, no? In che senso si inalbera e diventa duro, aggressivo, assertivo, il signor Lotti, quando i periti - sbagliando, perché non è vero - gli dicono: '.guarda, Pacciani ti accusa'. 'Ti accusa più di quello, naturalmente, ti accusa più di quanto tu non ti sia accusato, affidandoti quindi un ruolo diverso rispetto a quello che tu artificialmente ti sei creato'. E allora, è allora che Pacciani scatta, dice: ah, beh, allora, se fa così, ci penso io... che Lotti scatta, scusate: 'allora, se Pacciani fa così, ci penso io'. Quindi, questa è un'angolazione, è un aspetto, una ragione per la quale il signor Lotti si maschera, il signor Lotti - a parere, a giudizio di questi consulenti - il signor Lotti ha questo atteggiamento di gravissima ambiguità. Ma ce n'è un'altra che per certi versi è anche più grave e quest'altra è la convenienza. La convenienza che viene dai periti descritta sotto questo profilo, nelle loro osservazioni fatte a questo dibattimento, a pagina 23 delle loro spiegazioni, approfondimenti svolti al dibattimento, all'udienza del... dunque, qui non c'è udienza, è l'udienza del 30 settembre del 1997 e si tratta del fascicolo numero 28 ed è la pagina 23. "Se non dicevo nulla" - riferiscono i periti - "io le vorrei leggere", gli dice il Pubblico Ministero, è il Pubblico Ministero che legge in questo momento delle frasi che sono riportate nella relazione. "Se non dicevo nulla" - legge il Pubblico Ministero - "ero bell'e che dentro. Ma mi hanno messo davanti a dei contrasti, io ho dovuto ammettere qualcosa" - qualcosa, non tutto, qualcosa - "altrimenti me ne sarei andato in carcere." Ora io, quando sottolineo questo "qualcosa", dico, a me, come dice una vecchia barzelletta, la voce mi muore nella strozza, perché non sono punto convinto. Però ho detto che qui è il terzo difensore di Vanni che parla, non l'avvocato Nino Filastò, ricordatevelo sempre, eh, per piacere, non mi fate fa' questa brutta figura a me, di pensare che ora io stia a.... È il terzo difensore che sta parlando. "Qualcosa". Dice... E qui il Pubblico Ministero fornisce lui la sua interpretazione di questa frase ripetuta, proprio così, ripetuta dai periti, dice: "Cioè, è quello che stava spiegando lei, cioè una volta messo con le spalle al muro." Il consulente Fornari dice: "Sì, lui ci ha fatto capire molto bene che la situazione così gli andava bene, insomma. Lui era un privilegiato." E chiariscono molto meglio dopo in che senso. Stanno descrivendo, capite, il punto di vista, le osservazioni che stanno facendo questi periti, esprime un punto di vista che è quello del Lotti, che loro cercano in questo modo di indicare. "Sì, sì, lo ha fatto capire chiaramente che aveva capito benissimo: portato avanti e indietro, protetto, coccolato, ben servito, ben seguito da noi stessi anche. Insomma, voglio dire" -insistono - "non c'era... non ci voleva molto per capire che era una situazione in cui lui si trovava perché aveva detto alcune cose." Quindi, il Pubblico Ministero che vorrebbe, che preferirebbe, che gradirebbe che questi consulenti gli rispondessero: 'sì, effettivamente, lui ha detto alcune cose perché è stato messo con le spalle al muro', riceve una risposta totalmente diversa: 'no, lui ha detto alcune cose perché gli è convenuto'. E anzi, addirittura, in questa situazione questa persona ci si trova bene, si sente privilegiato, forse per la prima volta nella sua vita. 

martedì 2 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Avvocato Filastò: L'ultimo riscontro obiettivo, secondo il dottor Giuttari, sarebbe la posizione del cadavere del giovane francese trovato con i piedi sollevati da terra di 50 centimetri. Perché sarebbe questo un riscontro obiettivo non lo sappiamo, perché il Pubblico Ministero, quando ne incominciava a parlare il dottor Giuttari, lo ha interrotto invitandolo a parlare d'altro. E mi pare che avesse anche ragione, perché sostanzialmente non capisco che razza di riscontro sia, non sono riuscito a capirlo. Maria Grazia Frigo. Maria Grazia Frigo - lo vedremo un po' meglio occupandocene più approfonditamente, con riferimento al delitto di Vicchio - dovrebbe essere una testimone di ferro che chiarisce come la macchina del Lotti e la macchina di Pacciani erano lì in quei paraggi, vedremo dove e tutto il resto, quel giorno. La Maria Grazia Frigo... Va be', a parte che esordisce affermando: "Sono ossessionata" - a pagina 12 del suo verbale dibattimentale - "Sono ossessionata da otto anni da un episodio che mi è capitato", e ripeto: "Ossessionata". E che l'ossessione non è mai un indizio di serenità di spirito di un testimone, è un aspetto psicologico che non conferma l'attendibilità di una testimone, tutt'altro. Ma questa testimone, a guardar bene, e il di lei marito, hanno visto in una posizione, che poi vedremo non collima affatto né col delitto, né con l'ipotesi di una fuga dal luogo del delitto - lo vedremo meglio dopo esaminando anche sulla carta la situazione dei luoghi - questa testimone vede, prima, un'autovettura, che lei in un primo momento dice era di un certo colore: rossa; poi dice che è bianca. E poi spiega perché aveva detto rossa, perché ha detto poi bianca e chi le ha fatto cambiare il colore della vettura. Insomma, riferisce - poi lo avete a verbale di dibattimento - una circostanza molto sgradevole, in cui si avverte come da parte degli inquirenti si è intervenuti sulla prova e la si è modificata. Perché è una cosa. . . Appena uno si accorge di una cosa di questo genere, prende subito il testimone, quello che ha detto e tutto il resto e lo butta nella spazzatura. Perché quando c'è la prova provata, detta al dibattimento, di una contaminazione della prova in questo senso, è evidente: non ci si può più fidare di questa persona. Ma a tutto concedere, se voi guardate la testimonianza della Frigo, voi vedete che lei vede una certa macchina che va in su e ci riconosce dentro Pacciani. Va be', poi vedremo come, in che modo, a che distanza e tutto il resto; a che distanza di tempo avviene questo riconoscimento, e via di questo passo. Poi dopo, passato un chilometro e passa, nell'atto di prendere una certa stradetta laterale che conduce verso una casa colonica, tanto che lei ritiene che si tratti di un contadino - non solo lei, ma anche il marito ritengono si tratti di un contadino - vede una macchina rossa. Quindi due macchine che non sono appaiate come quelle che vedranno dopo a distanza... che vedranno dopo. Chissà se poi le vedono nello stesso giorno, fra l'altro, eh. Perché il dato cronologico qui è importantissimo ed è incertissimo. Vedono i testi Caini e l'altra, come si chiama? 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Martelli, che invece vedono due macchine appaiate. Queste non sono appaiate, sono a distanza: una va in un posto, un'altra va in un altro. Ma la cosa importante che dice la Frigo è questa: sulla macchina bianca c'è solo il guidatore. E da qui non si scappa. A tutto concedere, ammettendo che davvero su quella macchina ci sia il Pacciani, non c'è nessun altro che lui su quella macchina. E Vanni che ha fatto? È tornato a piedi? Noi sappiamo, nella ricostruzione che ci dà il Lotti, che sulla macchina dovremmo trovarci il Vanni, no? Perché lui non dice che: il Vanni è tornato con me. Senza contare che anche sulla macchina rossa c'è un solo guidatore, c'è solamente il guidatore, il guidatore e basta. Dice: ma l'osservazione disattenta... Disattenta? Accidenti! Questa signora, quando descrive questo guidatore, si espone al punto di dire che, addirittura, evidentemente si era fatto i capelli di fresco, che doveva essere andato dal parrucchiere quel giorno stesso, che nei paesi i parrucchieri sono aperti anche il sabato e la domenica. . . Veramente non solo nei paesi, anche nelle città, a quanto mi risulta. E dà una descrizione così particolareggiata di questa persona e tutto il resto, lo sguardo... E non si accorge, dobbiamo dire che non si è accorta che accanto c'era un altro? Ma nemmeno per idea. È una situazione perfettamente equivalente a quella della coppia De Faveri e Chiarappa, in cui il marito vede una sola persona e quindi non c'è versi: c'è una sola persona. Del resto una sola persona, ammesso che queste due macchine siano poi quelle che vedranno la coppia Caini-Martelli, anche la coppia Caini-Martelli, c'è una sola persona. Allora voi dovete registrare subito che, a tutto concedere, considerando la tesi più favorevole all'accusa, a Vicchio Vanni non c'era. E qui, come vi dicevo alla fine della discussione di ieri, cessa l'avvocato Filastò e subentra il terzo difensore di Vanni, per quelle ragioni che vi ho detto. Io, come dicevo prima, tutto questo, alla ipotesi della coppia criminale Pacciani-Lotti non ci credo affatto. Cioè, io sono convinto che non sia così. Convinzione assoluta. Credo di avervi indicato tutta una serie di dati, anche soprattutto di carattere scientifico, tratti da quegli studi fatti da De Fazio, dall'equipe De Fazio, dottor Nocentini, lo stesso Perugini. Per cui, l'ipotesi anche della coppia, oltre la coppia proprio non si può andare, diventa... Parlare invece di tre-quattro persone, gli "amici di merende", per piacere, no, non ne parliamo più. Non possiamo parlarne. Poi vedremo meglio approfondendo altri aspetti. Ma, insomma, non è possibile. La coppia, la coppia omosessuale; il Pacciani che ha questo rapporto omosessuale con Lotti, rispetto al quale c'è questo rapporto di sudditanza, succube. Come ce lo descrive in quel momento lì lui, quando va a casa e questo lo violenta. . . Mah, insomma... Che questi, ci siano queste due perversioni che, per uno scherzo della sorte, a San Casciano-Mercatale, si sono incontrate... Non ci credo affatto. Ma siccome io faccio il difensore di Vanni, mi preme Vanni. Lui è il mio paziente e le cure che gli devo prestare sono tutte quelle che posso prestargli. Tutte, nessuna esclusa. E c'è bisogno della chemioterapia? Chemioterapia anche? La chemioterapia a Vanni, qualsiasi cosa. Ne ha diritto. E allora devo parlarne. E ne parlo, prima di tutto, affrontando il tema, anche qui come ho fatto prima, guardando obiettivamente tutto il processo, affrontando la consulenza tecnica di Lagazzi e Fornari. Beh, intanto, prima di cominciare ad approfondire questo argomento, io vi devo dire che il Pubblico Ministero si è accontentato dell'esame psichiatrico di Lotti. Io vi ho detto che questo non basta, non bastava. E la lettura della consulenza e le precisazioni al dibattimento dei professori Lagazzi e Fornari mi hanno confortato in questa convinzione. Ed è una convinzione che è all'origine anche del Pubblico Ministero, il quale sente la necessità di approfondire l'aspetto psichiatrico e psicologico di Lotti. E io domando... Perché è una necessità, ovviamente nascente dall'esame, dalla constatazione, da tutto quel che riguarda i delitti. Le loro connotazioni di carattere obiettivo, il loro aspetto fondamentale di delitti aventi natura sessuale. E quindi, ovviamente, il Pubblico Ministero dice: 'beh, siccome qui si fa riferimento ad una persona che potrebbe essere impotente, prima di tutto accertino i periti se Lotti è impotente'. Sono delitti straordinari per tempi, per modalità di esecuzione, certamente riconducibili a quel concetto tecnico, giusto, di perversione, così come ho cercato con molta modestia di delinearvi e come invece vi hanno delineato, attraverso materiali che sono attendibilissimi e seri, i periti che hanno fatto lo studio sui casi considerati per intero, tutti, a partire dal 1968. Ecco, io mi chiedo: se questo era l'impegno del Pubblico Ministero di approfondire quest'argomento nei confronti di Lotti, per quale ragione questo non lo ha fatto nei confronti di Vanni? Io mi sono sentito dire, quando ho fatto una richiesta di perizia psichiatrica, dice: 'no, non ci interessa, non possiamo farla', addirittura. Ma come no? Ma come no! Lo scopo della perizia su Lotti lo dicono i quesiti e il primo è: "Se è impotente". Eh, va be', perché? Perché i delitti hanno questa componente patologica psicosessuale, in cui si intravede prima di tutto una situazione di, come dire, di distacco, di freddezza, quello che vi ho descritto. Assenza di sperma, le persone tagliate, spogliate... Le donne spogliate a punta di coltello. E tutto il resto. Quindi, da questo punto di vista qui, abbiamo a che fare con una persona il cui impulso sessuale è men che mediocre, da questo punto di vista. E che proprio per questa ragione - perché mediocre dal punto di vista di normalità, di rapporto sessuale normale - e proprio per questa ragione, sublima, trasferisce sadicamente in quei comportamenti perversi che noi sappiamo. E poi il Pubblico Ministero, al secondo quesito che pone ai signori Lagazzi e Fornari, chiede la causa di questa impotenza. Eh, vuol dire approfondire tutto questo. E poi, alla fine, perché non ci siano dubbi, il terzo quesito recita testualmente: "Quale ruolo la stessa” - vale a dire impotenza -"abbia esercitato nella dinamica dei reati, per cui il medesimo è indagato." Secondo me, questo è un quesito mal posto, tautologico come di più non potrebbe essere-, però corrispondente analogico rispetto a quella indagine che questo difensore di Vanni vi ha chiesto di fare su Vanni. Valutiamo se anche questo signore aveva, ha delle tare di carattere psicosessuale. Il Pubblico Ministero dice: 'no, a me non mi interessa, non l'ho voluta fare la consulenza su Vanni, son fatti miei'. No, fatti suoi entro certi limiti, perché quando si imposta un'accusa si imposta da tutti i punti di vista. Voglio dire, gli imputati sono due, se si fa un accertamento su uno, va fatto anche sull'altro. Poi, il difensore, qui, aprendo una polemica con l'altro difensore, chiede la perizia - come è previsto dal Codice, in questo senso - e c'è l'opposizione del Pubblico Ministero, opposizione delle parti civili, la ordinanza della Corte che respinge l'istanza. E l'obiezione che ho sentito fare dal Pubblico Ministero, rispetto a questa iniziativa del difensore, dice: perché non l'ha fatta il difensore la consulenza, non l'ha fatta fare il difensore la consulenza? E glielo dico subito perché. La ragione si chiama in francese, "faute d'argent”, va bene? Mancanza di danaro, son cose che costano. E quest'uomo un po' di soldi da parte ce l'aveva, ma l'iniziativa di una parte civile glieli ha bloccati tutti o quasi. La seconda ragione voi la conoscete: il contrasto fra i difensori. Io sono tornato il 30 settembre e ho trovato un Vanni cambiato rispetto al primo. L'avevo già visto molto male prima, ci ragionavo malissimo prima, non riuscivo proprio a ricavarne niente dai colloqui che avevo con lui in carcere. Quando l'ho ritrovato il 30 settembre l'ho trovato diverso, proprio, ridotto una larva. Proprio non c'era verso... ma ancora oggi; forse da quando è tornato a casa, dopo... insomma, che ha avuto quel colpo, poi ha ripreso un po'. Ora, stamattina si è sentito male, tutta la notte, che non respirava e tutto il resto. Insomma, questo poveromo, proprio è ridotto male. E vi dirò… vi dirò che quando che quando avevo ricevuto quel teleqramma suo, questa richiesta di ritornare, sono andato a trovarlo a Prato con l'intenzione di dirgli che non accettavo. Che non accettavo. Lui il suo difensore l'aveva e fine del discorso. M'ha fatto una tale compassione che ho detto: va bene, sia, allora torno. Sperando, fra l'altro, di affiancarmi con il collega, perché questa è una delle ragioni - l'assenza del collega - per cui io parlo del processo nel senso in cui sto parlando ora, sennò io non avrei parlato in quel senso di etti sto parlando in questo momento. E l'unica cosa che lui ha continuato a dire, beh, da questo punto di vista: 'no, no, io non sono matto, io sono innocente e basta'. 
 
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