domenica 3 gennaio 2021

Il mostro di Firenze - Identikit di uno spettro inafferabile

Autore: Dario Fiorentino

Prima edizione: 2021, 160pp, brossurato, Corriere della sera

Presentazione: "Con i delitti del Mostro di Firenze, il Paese precipita in un incubo in cui si riscopre «affetto» dalla piaga del fenomeno degli omicidi seriali. Otto coppie assassinate mentre sono  appartate in cerca di intimità; esecuzioni precise, corpi femminili oltraggiati e mutilati, nessuna traccia sui luoghi del delitto, una pistola introvabile, l’assassino sembra un fantasma. Le indagini coprono un arco temporale di più di cinquant’anni, molte piste vengono seguite, si incrociano, si sovrappongono, poi crollano e lasciano spazio ad altre ipotesi che finiscono sempre e comunque in un vicolo cieco. Il caso del Mostro di Firenze sembra destinato a rimanere per sempre un enigma senza soluzione e senza volto, fagocitato dal lato oscuro della Storia"

mercoledì 9 dicembre 2020

Miriam, Elisabetta, Gabriella: morti collaterali?


Firenze. Via di Novoli.
Una delle principali arterie fiorentine che collega la periferia al centro cittadino. Dagli anni anni ‘80 molte attività commerciali sono scomparse, la tramvia fino all’anno scorso neppure esisteva.
Questa strada lega due vittime del cosiddetto mostro di firenze, Stefania Pettini e Susanna Cambi, ma anche tre cosiddette vittime collaterali: Gabriella Caltabellotta, Elisabetta Ciabani, Miriam Ana Escobar.
Delitti efferati, avvenuti tra gli anni ‘70 e gli ‘80, tutt’ora irrisolti e perlopiù dimenticati.

Escobar Chacon Ana Miriam
Firenze. Via della pietra. Dalla zona di Careggi risale i colli per poi congiungersi a via Bolognese. Una strada stretta che costeggia gli ingressi a ville signorili e campi coltivati.
22 marzo 1972. Sono le 8:30, quando Giovanni Crocetti, poco oltre l’ingresso di villa Chiaravalle, sta procedendo a marcia indietro con il proprio autocarro; non ha margine di manovra e questo è l’unico modo per scaricare agilmente la terra che ha nel cassone, nel campo di proprietà dei signori Tayar.
L’autotrasportatore, giunto in posizione fa per ribaltare il cassone ma nota qualcosa di strano accanto ai mucchi di terra scaricati la sera precedente.
Tra l’erba, vicinissimo al muro di cinta, giace il corpo esanime di una donna. Indossa un giubbotto da uomo di camoscio con imbottitura in pelo bianco, una gonna corta di pelle ed una camicetta gialla. Alla mano destra ha un anello di bigiotteria, indossa le calze ma non le scarpe, ha le piante dei piedi pulite.
Non ha la borsa, nè alcun documento addosso.
Giungono in loco il vicequestore Elio Gerunda, capo della criminalpol, il dottor Scola, dirigente della squadra mobile, i commissari Busacca e Impallomeni, il capitano Lieto, sottufficiali della squadra mobile e del nucleo investigativo dei carabinieri.
La scientifica svolge i rilievi di rito, la salma viene rimossa e trasportata presso l’Istituto di medicina legale di Careggi dove il prof Cagliesi, a seguito di perizia autoptica, dichiarerà che la morte è avvenuta tra le 23 e la mezzanotte del 21 marzo “per asfissia acuta per ostruzione dall’esterno delle vie aeree mediante meccanismo di strangolamento con un laccio di materiale soffice” probabilmente un foulard o un paio di calze.
L’identità della giovane rimane ignota per un paio di giorni fin quando Angelo Corvaya, ispettore della casa editrice Einaudi, giovedì 23 marzo, segnala alla Questura la scomparsa, da martedì sera, della propria collaboratrice domestica.
Il Sostituto Procuratore della repubblica Ubaldo Nannucci, con alcuni agenti di Polizia si reca a casa del dr Corvaya, in viale redi 65. Questi riconosce nelle foto che gli vengono mostrate, Miriam Ana Escobar Chacon, assunta da dicembre come baby sitter.
Dopo che la moglie se n’è tornata negli Stati Uniti con la figlia si è reso necessario trovare qualcuno che accudisse il figlio dodicenne durante le trasferte di lavoro.
Miriam, diciannovenne, è originaria di El Salvador, dove è nata il 27 aprile 1953. Dopo aver soggiornato in Spagna e a Londra, da tre mesi si è trasferita a Firenze ma non ha segnalato all’ufficio stranieri della Questura di Firenze la sua presenza in città.
“Uscì di casa martedì verso le 21:30” riferì il giovane Carlo al magistrato. “Non feci caso se Miriam fosse in casa” dichiarò il dr Corvaja. Fu perquisita l’intera abitazione e la Renault di proprietà del dr Corvaja senza che emergesse alcunché di significativo per le indagini.
Il giubbotto rinvenuto addosso a Miriam risultò di proprietà del dr Corvaja; tutti gli alibi di amici e conoscenti di Miriam passarono il vaglio delle indagini.
Scartata l’ipotesi di omicidio per rapina ed il delitto compiuto da un maniaco, rimase solo il movente passionale.
Ed infatti il 26 marzo 1972, La Nazione, senza mezze misure, titolò: “La ragazza strangolata aveva molti corteggiatori”.
Apparentemente schiva e riservata, Miriam, aveva in realtà varie amicizie maschili: impostava in maniera ambigua le relazioni, senza però concedersi mai completamente, provocando così stati di estrema tensione.
“Uno degli investigatori si è fatto portavoce per tutti: l’assassino di Miriam non deve sperare che il tempo affievolisca la volontà di chi gli da la caccia”.
Ad oggi il caso è tutt’ora irrisolto.

La casa dove viveva Miriam in viale Redi, che è la diretta prosecuzione di via di Novoli, dista poco più di 500 metri dall’abitazione di Elisabetta Ciabani.
Chi si è avvicinato alla vicenda del cosiddetto mostro di Firenze si sarà probabilmente imbattuto nella tragica storia di Elisabetta Ciabani, ventiduenne fiorentina trovata morta nella lavanderia del residence Baia Saracena a Sampieri, in Sicilia, presso cui stava trascorrendo, con la famiglia, le vacanze nell’agosto del 1982.
In almeno un paio di libri ma anche su diversi quotidiani dell’epoca si sostiene la tesi secondo cui, la giovane, fosse amica di Susanna Cambi ed uccisa in quanto a conoscenza della vera identità del mostro di firenze.
Abbiamo trattato del suo caso in altro approfondimento, possiamo solo aggiungere che gli amici più stretti di Susanna Cambi mai hanno sentito parlare di Elisabetta.
Certamente le due ragazze risiedevano molto vicine tra loro, ad appena 400 metri di distanza, pressochè coetanee: Susanna era del ‘57, Elisabetta del ‘60 ma questo non le fa automaticamente confidenti, né tantomeno vittime del medesimo assassino.

Torniamo a Via di Novoli, in realtà a Via Ponte di Mezzo.
Al n.30 abita Gabriella Caltabellotta. Ha 18 anni; è figlia unica, i genitori, Dino e Maura, per vent’anni hanno gestito una latteria sotto casa. Oggi sono pensionati.
Gabriella è minuta, esile, tranquilla e riservata, dimostra meno dei suoi anni ed è molto legata alla famiglia.
Il 29 febbraio 1984, come ogni giorno dal lunedì al venerdì, alle 13:30 esce di casa; da ottobre 1983 frequenta le lezioni che si tengono presso l’Istituto di estetica Reali, al civico 42 di via di Novoli.
A circa 500 metri dalla fermata dove Gabriella attende l’autobus per fare ritorno a casa, lavorava Stefania Pettini, fatturista presso la ditta “Magif” in Via Stradivari a Firenze; Stefania fu uccisa, con il fidanzato Pasquale Gentilcore, dal cosiddetto mostro di Firenze, in località Rabatta, Borgo San Lorenzo, nella notte del 14 settembre 1974.
Torniamo a Gabriella Caltabellotta. Poco prima delle 18,00 esce da scuola, assieme a Maria, un’amica, sale sull’autobus n.22 ma anziché raggiungere la stazione di Santa Maria Novella per poi arrivare a casa con altro automezzo pubblico, Gabriella scende dall’autobus dopo poche fermati e prosegue a piedi.
Anche la settimana precedente ha modificato il suo percorso, riferirà Maria, l’amica, ai carabinieri.
Di Gabriella si perdono le tracce fino al giorno successivo.
Alle 19:30 i genitori, non vedendola far ritorno a casa, iniziano a preoccuparsi e con un vicino vanno a cercarla. Alle 23:30 ne denunciano la scomparsa ai Carabinieri.

Primo marzo, ore 09:30. La signora Giovanna Banchi abita a Villa Le Balze, in via Bolognese, la strada che da Firenze conduce nel Mugello.
Squilla il telefono, la signora risponde: “Casa Banchi? C’è una ragazza morta nel vostro campo”. Poco dopo la signora riferirà ai Carabinieri: “Era la voce di un uomo, senza particolari inflessioni. Ha riattaccato subito”.
Intervengono agenti di Polizia e Carabinieri.
In un terrapieno di via della concezione, la strada che corre lungo un fianco della collina di Careggi, collegando via di Massoni con la vecchia Bolognese, viene rinvenuto bocconi, tra alcuni ulivi, il corpo esanime di Gabriella Caltabellotta; ha gli occhi socchiusi, è stata raggiunta da numerose coltellate.
Indossa un maglione di lana bianco, una maglietta di cotone, una canottiera ed il reggiseno ma anche un paio di jeans di colore nero con cintura, slip, collant e calzini di spugna bianchi.
Ha al polso sinistro un orologio marca Omega, un orecchino al lobo dell’orecchio sinistro, un anello di metallo giallo al dito anulare della mano destra.
Mancano all’appello le scarpe, il giaccone in ecopelle e la borsetta con cui la ragazza era uscita di casa il giorno precedente. Sembra la fotocopia della scena del crimine di Miriam Anna Escobar.
Intervengono in loco il capo della squadra mobile dr Giuseppe Grasso, il commissario Sandro Federico ed il capo della polizia scientifica: dr Nunzio Castiglione.
Alcune tracce ematiche sul muretto che delimita il terrapieno ed i calzini puliti fanno presumere che la vittima sia stata uccisa altrove e poi gettata nel campo dove è stata rinvenuta.
La perizia medico-legale fu affidata al dr Riccardo Cagliesi Cingolani e al dr Franco Marini che stimarono l’ora del decesso tra le ore 18:00 e le ore 20:00 di mercoledì 29 febbraio.
Il corpo presenta ecchimosi e lacerazioni alle labbra, è stata presumibilmente colpita e percossa al volto.
Ha lesioni da difesa agli arti superiori e presenta ferite da arma bianca al collo e alla schiena.
Sul collo un solco lievemente escoriato fa pensare ad un tentativo di strangolamento. Non ha tracce di violenza sessuale.
Causa della morte: Insufficienza respiratoria per pneumotorace bilaterale ed anemia acuta metaemorragica
Il fidanzato, Maurizio R., in servizio di leva presso il 5° gruppo superga di artiglieria alla Caserma Cavarzerani di Udine, fece ritorno a Firenze nel primo pomeriggio del 2 marzo. Interrogato dai Carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Carabinieri di Firenze riferì circa il rapporto che lo legava alla Caltabellotta ma fornì anche ampie informazioni circa gli amici e le amiche più vicine alla ragazza, sulle persone che la stessa frequentava, nonché sui soggetti che potevano aver avuto motivi di astio o rancore verso la stessa.
Le indagini furono coordinate dal Sostituto procuratore dr Pietro Dubolino a cui ho chiesto di raccontarci cosa ricordi di quel tragico caso.

Intervista al Dr. Dubolino.

Gabriella Caltabellotta finisce tra le carte del cosiddetto “mostro di Firenze” fin dal 1985, quando l’Ispettore di Polizia della Questura di Perugia, dr Luigi Napoleoni, a seguito di una notizia confidenziale, si era recato a Firenze per svolgere indagini su un certo Paolo P., indicato come coinvolto nella catena omicidiaria addebitata al mostro di Firenze.

Paolo P., quarantenne con numerosi precedenti per atti di libidine, nel giugno 1984 aveva avvicinato una diciottenne presso la discoteca fiorentina Jackie O', (la stessa discoteca era frequentata anche da Gabriella Caltabellotta e da Elio Campanaro) era riuscito a convincere la giovane a seguirlo presso la sua abitazione posta in Via dei Serragli, dopodichè l’aveva violentata minacciandola di farle fare la fine della ragazza trovata morta accanto ad un ulivo in un campo alla periferia di Firenze. Ragazza che a suo dire aveva ucciso lui stesso.
Le indagini dell’Ispettore Napoleoni sul conto di Paolo P., nell’ottobre 2003, verranno ritenute sospette dal dirigente del distaccamento fiorentino del GIDES. Gruppo investigativo delitti seriali.
Scrive infatti il dirigente in una richiesta d’intercettazione telefonica del 30 ottobre 2003, rivolta alle Procure di Firenze e Perugia, “Napoleoni ancor prima della scomparsa del Narducci aveva collegato i delitti del mostro di Firenze alla persona di Francesco Narducci, svolgendo una attività d’indagine molto specifica ove si consideri che l’ispettore addirittura si recò a Firenze per individuare l’appartamento di Narducci e poter rinvenire le parti anatomiche asportate alle povere vittime che sarebbero state tenute sotto formalina o alcool, come dallo stesso affermato.”
Il dr Napoleoni in merito alla sua trasferta fiorentina nel verbale del 12 dicembre 2003 chiarì: “In una relazione da me redatta in data 08 ottobre 1985, riferivo di aver individuato a Firenze, in via dei Serragli l’appartamento di Paolo P., presunto responsabile della violenza ai danni della ragazza. È probabile che l’appartamento di via dei Serragli ritenevamo potesse essere collegato alla vicenda del Mostro di Firenze, cosa mai accertata. Era solo una supposizione.”

Tempo addietro, non so neppure se l’ho letto o ne ho sentito parlare, ma, qualcuno riteneva improbabile che due serial killer fossero attivi contemporaneamente sul medesimo territorio, inducendo a ritenere le morti collaterali come le ennesime vittime del cosiddetto mostro di Firenze.
A ben vedere gli omicidi del cosiddetto mostro di Firenze hanno caratteristiche ben diverse dai delitti delle prostitute ed ancora meno affinità con la scomparsa di Miriam, Gabriella ed Elisabetta.
Il primo omicidio documentato avvenne 430.000 anni fa ma i motivi per cui si uccide sono rimasti più o meno gli stessi ancora oggi: amore, soldi, psicopatologie varie ed assortite ma anche fama e noia. Che dire, non necessariamente occorre incrociare un assassino seriale per fare una fine atroce.

giovedì 26 novembre 2020

La notte non finisce mai. Viaggio intorno al mostro di Firenze

 

Autori: Andrea Ceccherini e Katiuscia Vaselli

Prima edizione: 2020, 180pp, brossurato,Caosfera

Presentazione: "Ci sono storie che non hanno un finale, cronache che non trovano pace. Quella legata al mostro di Firenze è senza dubbio una di quelle vicende, tanto che ancora oggi, dopo oltre cinquant’anni dal primo duplice omicidio, il caso è ancora aperto. Le ferite, di più. Ed è in quelle ferite, in ognuna di quelle anime lacerate dalla vita e dalla morte che questo libro affonda con ogni parola. È dentro ai luoghi, alle persone, ai ricordi e alle violenze che si scopre il Mostro. Guardando il cielo quando la luna è più spenta, quando è più buio, scopriamo che ci sono storie che ancora cercano un finale, che hanno sete di giustizia. Perché ci sono notti che non finiscono mai."

domenica 22 novembre 2020

Tutto quel giallo. Thriller italiano e società dal boom economico al mostro di Firenze

Autore: Francesco Lalli

Prima edizione: 2020, 160pp, brossurato, Robin Edizioni

Presentazione: "In che modo si riproducono nei film giallo-thriller italiani conflitti e pulsioni presenti nelle stratificazioni sociali? Cosa comporta la loro visione nella realtà concreta di un periodo storico decisivo per il nostro Paese che va dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta? Quali vettori valoriali della platea sociale alla cui fruizione sono destinati vengono evidenziati o mascherati? Se il cinema di genere italiano in questi ultimi anni è stato oggetto di approfondite letture ideologiche - si pensi al western italiano o al cosiddetto "poliziottesco" - il giallo-thriller, al contrario, pur mostrando un indice di elevata rilevanza produttiva e popolare, non ha condotto ad altrettante interpretazioni del suo sotto-testo socio-politico. La scommessa implicita nel presente lavoro è colmare almeno in parte tale lacuna, ricorrendo a un doppio approccio, sociologico e storico, per far affiorare il profondo contenuto simbolico racchiuso in pellicole giudicate, spesso a torto, minori."

Il libro è disponibile clickando qui.

giovedì 8 ottobre 2020

Quell'oscuro desiderio. Un profilo del mostro di Firenze

Autore: Cristiano Demicheli 

Prima edizione: 2020, 168pp, brossurato, Rogas

Presentazione: "Sette delitti dal 1974 al 1985, quattordici ragazzi trucidati: è questo il bilancio dell’assassino  seriale  noto  come  mostro  di  Firenze,  protagonista  del  caso criminale  più  complesso  e  controverso  della  storia  italiana.  Questo  libro  si propone  di  esaminare  la  vicenda  separando  i  dati  fattuali  dalle  illazioni,  la cronaca  dal  mito,  risalendo  alle  fonti  per  tracciare  un  profilo  dell’assassino inedito eppure plausibile."

Il libro è disponibile clickando qui.

sabato 5 settembre 2020

7 settembre 1985 - 7 settembre 2020 - Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili


A 35 anni dall'ultimo omicidio commesso dal cosiddetto "mostro di Firenze", grazie ad una raccolta fondi, è stata installata, a Scopeti, una stele per mantenere il ricordo di Nadine e Jean-Michel ma anche di chi, ancora oggi, chiede giustizia.

Grazie a Lorenzo Franciotti, Cristina Padedda, Ciro Picchi, Valeria Maldina, Emanuele Santandrea, Giulia Totaro, Luca Tramonti, Renata Grassi, Giuseppe Di  Bernardo, Lisa Racano, Giosué Barbagli, Marco Aguzzi, Andrea Dosi, Stefano Mariani, Gian Paolo Zanetti, Giacomo Lazzerini, Roland Vola, Gerard Bonot, Vieri Giorgetti, Elisabeth Petit, Philippe Bracco, Francesca Lotti, Giulio Nesi, Francesco Innocenti, Paolo Manetti, Salvatore Maugeri, Vieri Adriani, Edoardo Orlandi, Francesca Calamandrei ma grazie anche a tutti coloro che ci sono stati vicini e ci hanno aiutato a diffondere l'iniziativa.
Francesco Cappelletti.

venerdì 4 settembre 2020

Il rosso oltre il verde. Una storia sul mostro di Firenze

Autore: Alessio Caccia

Prima edizione: 2020, 268pp, brossurato, Porto Seguro

Presentazione: La provincia fiorentina, tra il 1968 e il 1985, diventa l’inquietante scenario degli assassini di otto giovani coppie. Un’ombra scura e senza nome compie questi efferati omicidi seguendo le stesse torbide modalità, senza mai tradirsi né lasciare indizi: cosa lo spinge a lasciare una paurosa scia di sangue dentro il verde della campagna toscana, falciando le giovani vite di questi amanti?
Il mistero del Mostro di Firenze continua a essere fonte d’ispirazione, congetture e paure ataviche, spingendo a ripercorrere le sue “mostruose” gesta alla ricerca di una soluzione che sembra sfuggire eternamente. 

Il libro è disponibile clikando qui


martedì 1 settembre 2020

I canali Youtube di Insufficienza di prove


 Insufficienza di prove dispone di due canali Youtube:
-Il canale PRESS dove trovate le udienze dei processi ma anche tutto ciò che è stato proposto da emittenti televisive e radiofoniche;

-Insufficienza di prove 2.0 - Approfondimenti, profiling, interviste, eventi. A seguire l'elenco di tutte le rubriche.

FOCUS ON:
-Focus on vol. X - L'arma e le munizioni del cosiddetto Mostro di Firenze
-Focus on vol. 0 - I feticci del mostro di Firenze - Avvistamenti ed allucinazioni
-Focus on vol. 1 - Giulia Meozzi 
-Focus on vol. 2 - Emanuele Santandrea: la profilazione geografica
-Focus on vol. 3 - Elisabetta Ciabani. Come un suicidio
-Focus on vol. 4 - Luca Santucci e la scoperta dell'omicidio a Scopeti
-Focus on vol. 5 - Giampiero Vigilanti. Il legionario ed il mostro di Firenze
-Focus on vol. 6 - Siena News ed il mostro di Firenze
-Focus on vol. 7 - San Casciano era una grande famiglia
-Focus on vol. 8 - Franca Selvatici, giornalista de 'La Repubblica'
-Focus on vol. 9 - Mario Del Gamba, giornalista de 'La Nazione'
-Focus on vol.10 - Avv. Alessio Fioravanti: 'Non c'è un caso simile nella storia dei processi'
-Focus on vol.11 - Cambio di prospettiva
-Focus on vol.12 - Sandro Bennucci, cronista de 'La Nazione'
-Focus on vol.13 - Mario Spezi e l'accusa di concorso esterno nell'omicidio di Francesco Narducci

DETTAGLI 
-Vol.1 - SILVIA. Salvatore Indovino ed i filtri magici
-Vol.2 - PAOLO. Mio zio Mario Vanni
-Vol.3 - Francesco Calamandrei e l'ombra nera di Francesco Narducci
-Vol.4 - La villa dei misteri
-Vol.5 - Il patrimonio di Pietro Pacciani
-Vol.6 - Miriam, Elisabetta, Gabriella: morti collaterali?

-Vol.7 -

-Extra - Le mondane uccise a Firenze dal 1982 al 1984

 TRAME:
"Il mostro di Firenze" raccontato da scrittori, giornalisti, curiosi
-Barbara Baraldi
-Donato Carrisi
-...



EVENT: 
I convegni, i seminari e le presentazioni
-Gianluca Monastra, Alessandro Cecioni e Franca Selvatici
-Gianluca Monastra presenta "Il mostro di Firenze. Ultimo atto"
-Due chiacchiere con Salvatore Maugeri
-Leggende e falsi miti vol.1
-Alessandro Cecioni e Gianluca Monastra al Pisa Book Festival
-Cecioni, Monastra, Adriani, Vaselli e Ceccherini - Prima parte
-Cecioni, Monastra, Adriani, Vaselli e Ceccherini - Seconda parte
-Il mostro di Firenze - I libri, i film, i fumetti ed i social
-La vicenda del Mostro di Firenze che tra il 1968 ed il 1985 terrorizzò l'Italia - Prima parte
-La vicenda del Mostro di Firenze che tra il 1968 ed il 1985 terrorizzò l'Italia - Seconda parte
-NESSUNO. Il mostro di Firenze, spettacolo teatrale di Eugenio Nocciolini
-L'uomo dietro il mostro di Enea Oltremari - Prima parte
-L'uomo dietro il mostro di Enea Oltremari - Seconda parte
-Incontro con il giornalista Alessandro Cecioni
-Carmen Gueye: Il mostro di Firenze. John Doe in Toscana, la storia osservata da un passante
-Francesco Narducci e le indagini sul mostro di Firenze - Dr Giuliano Mignini e dr Alvaro Fiorucci
-Davide Cannella e le indagini sul mostro di Firenze + dr Eraldo Stefani, avvocato di Francesco Vinci
-Criminologia di un'investigazione - Dott.ri Alessandro Ceci e Marco Vallerignani
-Dr Edoardo Orlandi: riflessioni in tema di modus operandi
-Stefano Brogioni - Ultime indagini, aggiornamenti e nuove prospettive
-La notte non finisce mai - D. Cannella, G. Monastra, F. Petrini - Prima parte
-La notte non finisce mai - A. Cecioni: a Villacidro da Salvatore Vinci
-Il rosso oltre il verde - Una storia sul mostro di Firenze di Alessio Caccia


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martedì 23 giugno 2020

'In me la notte non finisce mai'

Dopo ogni duplice omicidio del cosiddetto mostro di Firenze, centinaia di lettere anonime inondavano le redazioni dei quotidiani, le Caserme dei Carabinieri, gli uffici della Questura ed anche quelli della Procura.
Chi accusava il vicino di casa, chi il ginecologo, chi forniva indicazioni agli inquirenti, chi li insultava per l’ennesimo smacco.
Il 20 settembre 1985, tra le altre, giunge alla redazione de “La Nazione” una missiva insolita, dal testo particolarmente suggestivo e sinistro.
"Sono molto vicino a voi. Non mi prenderete se io non vorrò
Il numero finale è ancora lontano. Sedici sono pochi.
Non odio nessuno, ma ho bisogno di farlo se voglio vivere.
Sangue e lacrime scorreranno fra poco.
Non si può andare avanti così.
Avete sbagliato tutto.
Peggio per voi.
Non commetterò più errori, la polizia si.
In me la notte non finisce mai.
Ho pianto per loro.
Vi aspetto."
L’avvocato Nino Filastò, storico legale di Mario Vanni, ha sempre ritenuto questa missiva autentica e che l’autore fosse il maniaco delle coppie. Già nell’aprile del 1994 si adoperò a lungo, con la grafologa dr.ssa Valeria Zucconi, per verificare alcune analogie tra le varie lettere anonime giunte agli inquirenti.

Lo psichiatra dr Paolo Tranchina, esaminata la lettera, la ritenne perfettamente compatibile con la sindrome psicopatologica di cui dimostrava i sintomi il “mostro di Firenze”.
Recentemente, durante la realizzazione di un approfondimento sulle cosiddette “morti collaterali”, abbiamo avuto accesso ad una ricevuta rinvenuta presso l'appartamento di Luisa Meoni, trovata soffocata, presso la propria abitazione, il 13 ottobre 1984.
La ricevuta è stata compilata il 21 ottobre 1982 ed è stata emessa dalla P.I.C., Pronto Intervento Casa, il cui titolare era Salvatore Vinci.
Salvatore Vinci è stato uno degli amanti della prima vittima femminile del mostro di Firenze e a lungo indiziato d’essere l’autore dei duplici omicidi delle coppiette.
Confrontando la lettera anonima con il testo riportato nella ricevuta della P.I.C. si notano fin da subito alcune affinità tra i caratteri manoscritti.
Abbiamo chiesto un parere in merito alla dr.ssa Sara Cordella, grafologa forense senior, perito e consulente del Tribunale di Venezia, specializzata in grafologia criminologa e in grafologia dell’età evoluta.
La consulenza è stata trasmessa nei giorni scorsi presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze.
Quandanche Salvatore Vinci fosse veramente l'autore della missiva anonima, non lo si può ritenere automaticamente il mostro di Firenze, potrebbe semplicemente aver voluto dilettarsi con coloro che a quei tempi lo tenevano sotto stretta osservazione; burlarsi di quanti hanno cercato di incastrarlo senza esservi riusciti. Indubbiamente la sfrontatezza e l'audacia è a dir poco singolare ma del resto Salvatore Vinci era tutt'altro che una persona banale ed ordinaria.

Le mondane uccise a Firenze dal 1982 al 1984



Negli anni in cui nella periferia fiorentina il cosiddetto Mostro di Firenze uccide giovani vittime in cerca di intimità, un altro terribile assassino dal 1982 al 1984, uccide quattro prostitute nel capoluogo Toscano: si tratta di Giuliana Monciatti, Clelia Cuscito, Giuseppina Bassi, Luisa Meoni.

Giuliana Monciatti, 41 anni, ex-ballerina di origine emiliana, vive con la madre ed una vecchia zia in via dell’Anconella.
Giovedì 11 febbraio 1982 a bordo della propria Renault Rossa, intorno alle 21:00, si reca in via del moro 27. Qui dispone di un pied à terre che condivide con Roberta.
Si prostituisce saltuariamente, perlopiù con clienti abituali.
La mattina del 12 febbraio, Roberta passa dal seminterrato per controllare che tutto sia in ordine. La porta non è chiusa a chiave come al solito. Entra nello scantinato e nota il corpo senza vita a terra di Giuliana. Ha addosso un maglione ed i pantaloni semi abbassati, gli occhi aperti; è stata raggiunta da innumerevoli coltellate al petto.
Interviene il capo della Squadra mobile dr Giuseppe Grassi ed il Sostituto Procuratore dr Ubaldo Nannucci. Da medicina legale giungono il dr Maurri e la dr.ssa Tartaro.
La perizia medico legale riporta 17 coltellate, una ha reciso l’aorta, altre hanno compromesso il fegato ed un polmone. Emorragia interna la causa del decesso.
Le indagini escludono fin da subito si sia trattato di un omicidio per rapina, benché sia sparito un borsello a tracolla con l’incasso della serata.
Le donne che furono ascoltate dalla Buoncostume perlopiù negarono di conoscere la Monciatti, altre la descrissero come una persona riservata tutt’altro che volgare ed appariscente.
Probabilmente conosceva il suo assassino Giuliana, sfortunatamente quella sera ha concesso fiducia a chi non la meritava.
L’autore del delitto è tutt’ora ignoto.

Clelia Cuscito, 37 anni, originaria di Gioia del Colle, in provincia di Bari. Ex-infermiera, vive in via Gianpaolo Orsini in un piccolo appartamento arredato con gusto moderno per l’epoca: una cucina gialla e blu, un salottino con i mobili verdi e due lunghissimi specchi alle pareti, con lampade alogene e un televisore a colori con annesso videoregistratore. Videoregistratore e due televisori anche nella camera da letto ma anche un letto tondo ed altri specchi. Tv anche in cucina e nell’ingresso un impianto stereo.
Da alcuni anni si prostituisce. Riceve a casa, dalla mattina a tarda notte. Ha clienti provenienti anche da fuori città, “un gran viavai” dicono i vicini di casa.
Mercoledì 14 dicembre 1983, Clelia viene svegliata dalla signora delle pulizie; Carla, terminato il suo lavoro, intorno alle 10:00. se ne va.
Verso le 11:00 Bruno Cuscito, fratello di Clelia, suona il campanello di via Giampaolo Orsini, deve consegnare un pacco. Nessuno risponde. Prova a telefonare a Clelia ma il numero risulta occupato. Intorno alle 14:30, allarmato, decide di passare dal retro del palazzo, scavalca la balaustra del balcone al primo piano e sfonda la porta a vetri del salottino.
Clelia giace a terra bocconi in camera da letto. Indossa scaldamuscoli di lana ed una canottiera, ha il cavo del telefono attorno al collo. È immersa in un lago di sangue.
È stata raggiunta da non meno di 15 coltellate; cinque ferite sono state inferte al collo, una ha reciso la carotide. Ha ferite da difesa agli arti superiori e sulla schiena. La perizia medico legale presume sia stata attinta da un coltello a scatto o a serramanico, un’arma robusta dalla lama tagliente e acuminata.
Gli agenti della terza sezione della squadra mobile intervenuti presso l’abitazione sequestrano una mazzetta di banconote da 100.000 lire ed escludono fin da subito il movente per rapina. La casa è sottosopra, i cassetti e molti oggetti sono buttati a terra.
Ventiquattrore dopo presso l’appartamento giungono il dr Maurri direttore dell’istituto di medicina legale di Careggi, il dr Castiglione, Dirigente del gabinetto regionale di polizia scientifica, il Maggiore di Polizia Vincenzo Canterini e il Maresciallo Andropoli.
In bagno viene rinvenuta l’orma di un piede che ha calpestato del sangue. Su di un cassetto della camera viene fotografato il palmo di una mano insanguinato.
Vengono sentite numerose prostitute ma anche tutti coloro che risultano citati in un’agendina di proprietà della vittima. Tra gli esercizi commerciali di via Giampaolo Orsini in pochi riconoscono Clelia nelle foto che gli vengono mostrate, l’unico che fornisce uno spunto investigativo interessante è Ettore R.. Ha una sartoria di fronte al portone d’ingresso del palazzo dove viveva Clelia Cuscito. Il 14 febbraio, intorno alle 10:00, mentre stava andando a fare colazione, ha notato un signore di mezz’età suonare il campanello di Clelia. Non vi ha prestato molta attenzione, non riferisce ulteriori elementi utili alle indagini.
Seguendo le indicazioni di quanti abitano nella zona vengono realizzati dalla Polizia scientifica due identikit che ritraggono due persone decisamente diverse tra loro: l’uno quasi calvo, di corporatura robusta con un vistoso giubbotto a quadri bianchi e neri; l’altro ben pettinato con un elegante soprabito grigio.
Gli identikit vengono pubblicati dai quotidiani locali giovedì 22 dicembre. Molte le segnalazioni, gli avvistamenti, le situazioni insolite messe a verbale dalla Squadra mobile; purtroppo gli elementi raccolti non hanno ad oggi fatto luce su ciò che accadde a Clelia quella mattina del 14 febbraio.
Nel corso delle indagini sul cosiddeto “mostro di Firenze”, mentre la Procura sta ancora raccogliendo elementi per il processo contro i compagni di merende, Lorenzo Nesi, amico di Mario Vanni il 26 febbraio 1997, presso gli uffici della squadra mobile della Questura di Firenze fece mettere a verbale: “Vanni mi diceva di trovarsi bene con una prostituta che abitava in fondo ai viali, al ponte di ferro, poiché questa era gentile ed educata. Questa donna, da notizie apprese dalla stampa circa 7/8/10 anni fa è stata ammazzata.”
Confermò quanto dichiarato il 28 gennaio 1999: “Quando lessi la notizia dell’uccisione della prostituta, ne parlai con Mario che mi confermò che era quella la prostituta dove lui andava e dove intendeva portarmi. Nel riferirmi ciò non notai alcun turbamento in Vanni che si limitò ad aggiungere che era un periodo che ammazzavano le prostitute.”
Gli furono mostrati gli identikit realizzati nel 1983 al che Nesi esclamò: “Questo è il Lotti negli anni ‘80! Non come è adesso. È proprio lui. Ha lo steso viso, la stessa espressione, gli stessi capelli pettinati e folti ai lati così come li portava Lotti quando aveva la Fiat 124”.

Giuseppina Bassi, Pinuccia per gli amici, ha 55 anni, è originaria di Rovigo, si è trasferita a Firenze nei primissimi anni ’60. Ex-modella, ha una figlia che si è fatta una famiglia a Milano e che certo neppure sospetta che la madre si prostituisca per mantenersi.
Pinuccia ha un appartamento in via Fiesolana ma da circa dieci anni ha preso in affitto un bilocale in Via Benedetta, a circa 300 metri da dove è stata uccisa Giuliana Monciatti l’11 febbraio 1982.
L’arredamento è essenziale: un letto da una piazza e mezzo, un tavolino con abatjour, due poltrone e un divano di broccato, un tavolinetto con una pila di riviste porno, vasi di fiori finti qua e là.
Alcuni piccoli quadri dozzinali ed una gigantografia di Marylin Monroe.
Qui riceve i suoi clienti dal primo pomeriggio fino alla notte.
Nella mattina di venerdì 27 luglio 1984, Pinuccia ha un appuntamento con un amico, Umberto Cirri, sono rimasti d’accordo di vedersi per andare assieme all’ospedale dove la moglie del Cirri è ricoverata.
Pinuccia non si presenta all’appuntamento ed il Cirri dopo averla chiamata telefonicamente più volte, intorno alle 13:00, decide di recarsi in via Benedetta. La porta del bilocale è socchiusa, in camera da letto, il cadavere nudo, supino di Pinuccia. Ha gli occhi sbarrati, è stata strangolata. Sotto il letto giace avvilito Puffy, uno yorkshire di 4 anni che pare vegliare il corpo della sua padrona.
I medici legali dr Mauro Maurri e Mario Graev datano la morte intorno alle 2:00 di venerdì 27. La vittima non ha opposto resistenza. Non ha segni di colluttazione, solo ecchimosi sul collo procurate da mani robuste.
I coinquilini la definiscono come una persona gentile e rispettosa, riservata e discreta. Non hanno udito né rumori né grida.
“Escluderei un legame con le altre mondane uccise negli ultimi due anni” dichiarò ai cronisti il Sostituto Procuratore Ubaldo Nannucci. Le modalità con cui è stata uccisa Pinuccia in effetti non hanno niente a che vedere con la sorte subita dalla Monciatti e dalla Cuscito.
Interrogati amici, clienti e mondane della zona, la Squadra Mobile arresta Salvatore F., che viene accusato di sfruttamento della prostituzione e indiziato dell’omicidio.
Il 20 ottobre 1984 il giudice istruttore dr Stefano Campo rinvia a giudizio Salvatore F. per sfruttamento della prostituzione ma stralcia il procedimento riguardante l’omicidio volontario.
Salvatore F il 28 novembre 1984 è stato condannato a un anno e cinque mesi di reclusione e 400.000 lire di multa “per aver sfruttato Giuseppina Bassi facendosi consegnare somme di denaro fino al 26 luglio 1984”. Il nome di chi ha ucciso Pinuccia è a tutt’oggi ignoto.

Luisa Meoni ha 46 anni, da tre si è separata dal marito. Ha una figlia di nome Barbara che vive con il padre poiché così ha stabilito il Tribunale.
Barbara, 11 anni, sta con la madre il giovedì, il sabato e la domenica di ogni settimana.
Luisa abita in Via della Chiesa, nel quartiere fiorentino di San Frediano, in una piccola abitazione al primo piano costituita da due vani più servizi. Si prostituisce a casa ma adesca i clienti nella zona della Stazione.
Il 13 ottobre 1984, Adriana S., intorno alle 11:00, viene accompagnata dal marito Lando L. presso l’abitazione della Meoni. Dal mese di aprile del 1983 si occupa delle pulizie e di sbrigare alcune commissioni per la Meoni. Giunta in via della Chiesa, pur disponendo delle chiavi dell’appartamento, Adriana suona il campanello ma nessuno risponde. Decide quindi di recarsi nel bar vicino per una colazione con il marito. Fa ritorno in via della Chiesa, chiede a Lando di seguirla. Sale una breve rampa di scale, apre la porta di casa e trova l’appartamento a soqquadro.
Qualcuno ha rovistato nei cassetti e negli armadi, sul letto è stato riversato il contenuto di alcune borse ed adagiata l’anta di un comodino.
 In camera da letto, giace a terra supina, Luisa Meoni. Indossa un golf di lana azzurro le cui estremità delle maniche sono annodate con doppio nodo. Ha addosso collant, slip ed una gonna di velluto nero. Ha al polso un orologio Kessen fermo sulle ore 6:00.
È stata soffocata da una garza avvolgente del cotone idrofilo applicata alle aperture aeree.
Sul tavolo di cucina vengono rinvenuti tre piatti da dessert, tre bicchieri, un bottiglione semivuoto di vino bianco ed un portacenere con vari mozziconi di sigarette.
Nel lavandino del cucinotto, perlopiù in ordine, vi sono tre bicchieri per liquore, tre piatti fondi e due piani sporchi di cibo consumato.
La perizia medico legale affidata al dr Mario Graev riporta la pressoché totale assenza di lesioni ed un decesso dovuto ad asfissia meccanica per chiusura delle aperture aeree (naso e bocca).
Presume che lo stato di ebbrezza alcolica era tale da non consentire alla vittima alcuna resistenza.
Delle indagini si occupa il Sostituto Procuratore dr.ssa Emma Boncompagni coadiuvata dal nucleo operativo carabinieri di Firenze.
Sulla la scena del crimine non vengono rinvenute impronte utili ad eventuali esami comparativi.
Vengono repertati alcuni monili di scarso valore;
-3 cartucce calibro 6,35;
-440.000 lire in contanti
-6 fotografie effigianti un certo Fabio per il quale la Meoni pare avesse una leggera infatuazione;
Questi viene sentito fin da subito ma viene ritenuto del tutto estraneo all’episodio delittuoso.
Dalle indagini emerge che l’omicidio non è stato consumato né a scopo di rapina, né a fine maniacale. Si pensa ad una vendetta ad opera di chi la Meoni, tempo addietro, aveva segnalato alla Polizia come suo protettore ma la pista pare non trovare sufficienti riscontri.
Delle indagini si occupano anche il Maresciallo Congiu ed il Tenente Colonnello Nunziato Torrisi a lungo impegnati nella ricerca dell’assassino che la stampa ha definito “il mostro di Firenze”, a cui certo non è sfuggita, tra gli oggetti repertati in casa della Meoni, una ricevuta della PIC, Pronto Intervento Casa, il cui titolare è Salvatore Vinci.
Salvatore Vinci è stato amante della prima vittima femminile del mostro di Firenze ed a lungo indiziato d’essere l’autore dei duplici omicidi delle coppiette.
Il primo settembre 1987, il Sostituto procuratore Emma Boncompagni, trasmette il fascicolo processuale relativo a Luisa Meoni al Giudice Istruttore dr Mario Rotella per valutare l’opportunità di unirlo al procedimento relativo al mostro di Firenze che vede indagati molti dei soggetti legati alla cosiddetta “pista sarda”. Il 13 dicembre 1989 il Giudice Istruttore dr Mario Rotella con una sentenza ordinanza di oltre 160 pagine dichiara non doversi procedere contro Salvatore Vinci e gli altri imputati e riguardo a Luisa Meoni afferma:
“Singolare è anche l'accostamento della circostanza del ritrovamento di una ricevuta della ditta del Vinci, datata 1982, in casa di Meoni Luisa, uccisa da ignoti il 13 ottobre 1984, con il fatto che, sentito dai carabinieri intorno al suo alibi circa l'omicidio dei tedeschi in via di Giogoli (9 settembre 83), Vinci abbia asserito di avere proprio la sera di quel duplice omicidio, effettuato (alle ore 16) un intervento in via della Chiesa, edificio occupato dalla Meoni. Il teste Casini ha dichiarato al P.M., il 19 aprile 1985, circostanze tali da far stimare una relazione con la prostituta uccisa. Nel rapporto si formula un'ipotesi di lavoro, che non si è avuto modo di vagliare con attività istruttoria, apparendo l'omicidio della Meoni caso di per sé complesso, sottoposto ad altra attenzione, e non direttamente connesso con quelli in oggetto.”
Ed anche il caso di Luisa Meoni è finito negli archivi della Procura della Repubblica tra gli episodi omicidiari senza colpevole. Ci vorrebbe proprio un detective come Henry Bosch che si occupa di vecchi casi irrisolti.

“Sembra una maledizione”, come ebbe a scrivere Franca Selvatici de “La Repubblica” diversi anni addietro: molti dei delitti avvenuti a Firenze sono ripetizioni di altri delitti. Lo sono gli omicidi del mostro di Firenze, lo sono i delitti delle prostitute come lo sono i due omicidi rimasti irrisolti di Gabriella Caltabellotta e Miriam Ana Escobar, ma di questi ne parliamo la prossima volta.