lunedì 18 luglio 2022

Atti del Convegno Nazionale sul caso del Mostro di Firenze

Autore: AA VV

Prima edizione: 2022, 145pp, brossurato,  LA CASE Books.

Presentazione: "Un volume da collezione che raccoglie gli atti ufficiali del Convegno nazionale sul caso del Mostro di Firenze che si è tenuto a Vernio (Prato) sabato 16 luglio 2022 presso l'agriturismo Le Bandite.

Ecco l'elenco completo degli interventi e dei relatori:
  • "Fenomenologia e trasversalità di un serial killer moderno", di Francesco Ciurleo;
  • "Dove e quando avrebbe potuto colpire il mostro nel 1986?", di Luca Mirri;
  • "Lo strangolatore di Boston e il Mostro di Firenze, inchieste a confronto", di Valerio Scrivo;
  • "Mostro di Firenze, lo stemma codicum dei delitti", di Giulia Totaro;
  • "Legionari di merende", di Francis Trinipet.

Il Convegno nazionale sul caso del Mostro di Firenze è stato organizzato da Angelo Marotta, Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro.
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lunedì 13 giugno 2022

Giancarlo Lotti: un anomalo collaboratore di giustizia

Chi è Giancarlo Lotti?
Giancarlo Lotti nasce a San Casciano il 16 settembre 1940, vive con la sorella maggiore, Milena, ed i genitori a Fornace, una piccola frazione nel comune di San Casciano.
In quarta elementare abbandona la scuola primaria “perchè studiare non mi interessava e perchè non si imparava nulla. A 14 anni ho smesso. Leggere, leggo, mi arrangio.”
I bambini frequentano la quarta elementare a 9/10 anni, se Lotti ne aveva 14 deve aver ripetuto le classi precedenti diverse volte.
La maggior parte dei dettagli circa il vissuto di Giancarlo Lotti proviene dalla consulenza tecnica del 20 novembre 1996 dei professori Ugo Fornari e Marco Lagazzi di cui parleremo però più diffusamente più avanti.

Lotti dichiara ai periti: "lo posso solo dire che i miei genitori non mi hanno mai dato uno schiaffo. I miei non volevano che io uscissi di sera, specie mio padre, non so neppure io perchè. Mi hanno sempre tenuto molto chiuso, specie mio padre; mi guardava un po' troppo; se arrivavo un po' tardi di sera, lui veniva a riscontrarmi. Mia madre invece un po' di meno. Anche come famiglia eravamo un po' isolati; le persone erano un po' astiose con noi, non so perché. Mia madre era una donna molto religiosa; io invece non sono mai stato religioso".
Sulle sue amicizie e frequentazioni:
“Da ragazzo ero molto riservato e parlavo poco. Amici ne avevo a San Casciano ma non di tutti mi fidavo; e non è neppure che ne avessi tanti. Un po’ scherzavo e qualche volta mi arrabbiavo. Non sono mai andato a ballare.”
“Una volta, a 12 anni, mi hanno trovato a letto con una ragazza della mia età; non si faceva niente ma mia madre mi ha sgridato molto e mi ha picchiato.”
Viene congedato dal servizio militare poichè il padre, Primo Lotti, è invalido; questi è bracciante agricolo e si fa aiutare dal figlio nel lavoro nei campi.
Nel 1966, a 67 anni il padre muore, presumibilmente per un’infezione ad una gamba complicatasi in cancrena: “non è stato guardato bene” è tutto ciò che Lotti sa dire in merito ed i periti ritennero non dover svolgere ulteriori accertamenti benchè richiedere delle cartelle cliniche fosse, tutto sommato, onere decisamente esile.
Nel 1971 si trasferisce con la madre a San Casciano in Borgo Sarchiani n.27, la sorella si è sposata e si è fatta una famiglia altrove. Con la sorella i rapporti non sono affatto distesi: “Lei non mi parla e poi siamo due caratteri un po' diversi. Io ne ho sofferto molto, perché sono un fratello, mica un barbone di strada! Anche mia nipote non mi guarda. Cosa le ho fatto io? lo non ho mica fatto niente a tutti loro".
Riferisce qualcosa in più riguardo questo rapporto nell’udienza del 03 dicembre 1997 del processo ai codiddetti “compagni di merende”:
Giancarlo Lotti: Un giorno viense il marito della mi’ sorella. Quando si tornò a casa, si trovò la mi’ mamma tutta piena di lividi addosso. Io rimasi male. Allora ero giovane, un m’orizzontavo per bene i’ che voleva dire. Io da qui’ giorno un gl’ho potuti più vedere.” 

Nel 1975, all’età di 74 anni, la madre viene a mancare probabilmente a seguito di vasculopatia cerebrale: “la mamma era malata di nervi, l’ho mandata all’ospedale” prima a Volterra, poi a Firenze. "Anche lì ho passato momenti non troppo belli. Ricordo che mia madre si fissava sulla luce, prendeva la notte per il giorno".
Della sua vita sentimentale dichiara ai professori Fornari e Lagazzi: “A me sarebbe piaciuto andare con le ragazze, ma sono stato troppo chiuso e non mi sono mai sposato. Le donne le ho avute perchè le pagavo. Con le altre avevo paura, non avevo confidenza. Poi non ero tanto sicuro io.”
Nel 1978, all’età di 38 anni, dopo essere bocciato diverse volte all’esame di teoria riesce a conseguire la patente di guida: “L’ho presa mica con tanta facilità; se non mi aiutavano non ce la facevo. Non mi andava più di andare con il motorino e poi con la macchina puoi andare dove e come vuoi. Mi piaceva guidare la macchina.”
Svolge lavori di fatica in modo saltuario, spesso poco remunerati: “Mi sono messo a fare quello che trovavo. Al massimo ho preso 1.300.000 lire al mese per il mio lavoro. Pochi, per mantenere la macchina, mangiare, bere, dormire e andare a donne una volta la settimana".
Ha lavorato per 16 anni e mezzo "sotto l'acqua e all'umido e sono stati anni duri; allora ero giovane. Un mestiere non l'ho imparato; facevo quello che trovavo".
Resta in Borgo Sarchiani fino al 1982 quando si trasferisce a Ponterotto, in via di Lucciano n.20, presso un rudere adiacente ad una cava presso cui lavorava.
 “La casa che abitavo all’epoca era poco buona, cominciava a cadere a pezzi… (...) non c’era acqua corrente ma mi servivo di un pozzo. La corrente elettrica c’era..” (verbale del 23-12-1996).
“Un giorno ero in cucina a mangiare, sentii una botta: i che c’è? Insomma viense giù mezzo bagno. L’è l’ora di anda’ via perchè qui sennò ci rimango stiacciato” (udienza 03 dicembre 1997).
Successivamente si trasferisce presso un’abitazione in Via di Lucciano 41: “Per un anno andetti lì in do’ c’è la distilleria, in do’ gli cosano le cose della sansa, no? Un lo so i’ che ci fanno.” (udienza 03 dicembre 1997). Si tratta di locali che allora erano di proprietà della società Deta che lì aveva una succursale dove lavoravano la sansa.
Nel 1989 (secondo Don Poli nel 1987) Lotti va a vivere presso la Comunità di Via Faltignano 27, gestita da Don Poli: “lo in quella Comunità stavo male, perché non potevo parlare con nessuno; non capivo cosa dicevano (erano quasi tutti extracomunitari). Ogni tanto mi arrabbiavo e il prete mi rimproverava. Avessi avuto i soldi, mi sarei preso una casa per me, invece niente."

Nel luglio del 1995 conosce Alessandra Bartalesi, nipote di Mario Vanni con cui ha una breve relazione: “Lei aveva il fidanzato. A me piaceva abbastanza ma non ne ero assolutamente innamorato. Abbiamo incominciato ad uscire insieme e poi siamo andati a letto. Lei si era ammalata a 20 anni ed era finita su di una carrozzella. Dopo qualche anno si è rimessa a camminare ma quando si usciva insieme mi toccava reggerla. Fumava tantissimo e parlava un po’ troppo.” -------------------------------------------------------------------------------------

Nel corso delle indagini su Pietro Pacciani, Giancarlo Lotti viene sentito a verbale il 19 luglio 1990 presso gli uffici del Nucleo operativo carabinieri di Firenze, riferisce della sua frequentazione con Pietro Pacciani e Mario Vanni con cui si intrattiene, nel fine settimana, alla Cantinetta di San Casciano, “a parlare del più e del meno”, dirà.
Era stato Vanni a presentargli, intorno al 1978, Pietro Pacciani, con cui aveva condiviso bevute e merende, ma non prostitute, che invece aveva frequentato con Vanni.
Quattro anni dopo, il 21 luglio 1994, viene convocato in Questura dalla SAM, la Squadra Anti Mostro, dove riferisce informalmente circa le auto possedute (una Fiat 124 gialla, una Fiat 124 celeste, una Fiat 128 coupè rossa, una Fiat 850 bianca ed una Mini Minor gialla) ed accenna anche ad una prostituta presso la quale si è recato spesso: Filippa Nicoletti.
Di costei fornisce maggiori dettagli nel verbale successivo, quello del 15 dicembre 1995:
“Si tratta di una mia vecchia conoscenza, conobbi questa donna, che esercita tutt’ora l’attività di prostituta, nell’agosto del 1981.
Mi venne presentata da un mio amico, tale Giovanni Vermigli, (...)  mi chiese di accompagnarla a Faltignano, ove la donna abitava”
(presso l’abitazione di Salvatore Indovino).
“Aderii alla richiesta e da quel momento, iniziai a frequentarla, avendo con lei saltuari rapporti sessuali. Io ero proprio innamorato di questa donna. L’amore con la Filippa ne ho fatto anche troppo. Anche lei si è innamorata di me.”
Filippa Nicoletti, verbale del 10 febbraio 1996: “Il Lotti è un pezzo di carne con gli occhi”. L’amore di Lotti non era del tutto corrisposto.
Dalla stessa Filippa, a suo dire si era recato anche Mario Vanni che però: "nei rapporti sessuali, era un tipo un po’ particolare, tanto che privilegiava quelli anali e sovente faceva uso anche di falli di gomma, che portava in tasca."
A quel che riferisce in due verbali successivi (11 e 13 febbraio 1996) Vanni era impotente: “...non faceva nulla con le donne”, “...mi ha detto che quando andava con le donne non gli riusciva di fare niente ed aveva bisogno di vibratori ed aggeggi del genere.”
Con lo stesso Vanni, una volta, negli anni ‘80, era stato a Firenze da una prostituta di nome Gabriella Ghiribelli: “Vanni non potè avere rapporto in quanto aveva dimenticato a casa il documento."
“Quando l’ho conosciuta Gabriella aveva uno insieme: io non è che ci andassi molto volentieri, perchè in casa c’erano la mamma e il suo uomo e a me la cosa dava fastidio. Io le ero affezionato, (...) lei diceva che mi voleva bene ma non era vero perchè mi sfruttava.”
Dichiarò essersi recato una sola volta in vita sua a Calenzano, su richiesta del Vanni, che gli chiese, negli anni ‘70, di incontrare un suo amico veterinario, tale Bicchielli che nell’occasione gli consegnò delle salsicce e della carne per l’ex postino di San Casciano.
Riguardo i rapporti tra Pacciani e Vanni dichiarò:  “quando il Pacciani era detenuto per la questione delle figlie, il Vanni per un periodo di tempo mi sembrò seriamente preoccupato, in quanto dal carcere aveva ricevuto da parte del Pacciani una lettera dal contenuto minaccioso. Mi disse che era sua intenzione farla vedere a qualcuno e che l'avrebbe portata ai carabinieri. Non so però se l’abbia fatto né tantomeno a chi l’abbia fatta vedere.”
Riferì che una volta mentre era a San Casciano con Vanni, questi vedendo Pacciani cambiò strada per evitare di incontrarlo. Lotti chiese spiegazioni ma Vanni gli “rispose evasivamente che non intendeva incontrarlo.” Di questa lettera dai toni minacciosi avremo modo di parlarne prossimamente, quando affronteremo le vicissitudini subite dall’avvocato Alberto Corsi, imputato assieme a Vanni, Lotti e Faggi nel cosiddetto “processo ai compagni di merende”.

Dr Michele Giuttari (Docu Crime investigation): "Allargai il campo delle donne… arrivò anche una certa Gabriella… arriva la telefonata al Lotti da parte della Gabriella, dove si lamenta del fatto di essere stata chiamata in causa della polizia e lotti le fa una serie di domande, “che cosa ti ha chiesto la polizia?”. “Niente che tu eri sul posto perchè me lo hai detto tu che quella notte eri là sul posto per un bisogno fisiologico”.
Di Gabriella Ghiribelli ci siamo già occupati ad ottobre scorso, (Gabriella Ghiribelli: i festini, le sedute spiritiche, l'auto di Lotti a Scopeti, Gabriella Ghiribelli: il dr Narducci, i festini, Ulisse, il medico svizzero) si tratta di una donna che ha esercitato la prostituzione per oltre trentanni, con seri problemi di alcolismo, le cui dichiarazioni sono spesso contraddittorie se non addirittura farneticanti.
Il 27 dicembre 1995 negli uffici della squadra mobile di Firenze, Gabriella Ghiribelli ebbe a dichiarare:
“Circa tre mesi fa, ho avuto modo di notare la macchina del Lotti e vedendo che essa aveva la portiera di colore rosa, mi venne spontaneo dire al Lotti, in tono scherzoso: "vuoi vedere che sei tu il Mostro?" Alla domanda del Lotti del perchè, risposi che, la notte del delitto degli Scopeti, avevo visto una macchina del medesimo colore della sua con la portiera sbiadita di altro colore, per l'appunto come quella sua. Il Lotti rimase male per questa mia affermazione e mi disse: "cosa c'entra la mia macchina con quella che hai visto te?".
A quel che riferisce la Ghiribelli, nell’agosto/settembre 1996, Giancarlo Lotti disponeva ancora dell’auto con la portiera di un colore diverso rispetto alla carrozzeria, con cui avrebbe partecipato al duplice omicidio avvenuto a Scopeti nel settembre del 1985.
In realtà, come emerge inequivocabilmente, da un prospetto riepilogativo del 29 agosto 1996, elaborato della Questura di Firenze, il vecchio FIAT 131 rosso con portiera bianca era nella disponibilità del Lotti dal 23/11/1988 al 18/07/1995 pertanto non poteva averne fatto uso nel settembre 1985, durante l'omicidio di Scopeti.

Il 02 gennaio 1996 viene sentito Fernando Pucci, con cui Giancarlo Lotti, nei fine settimana si recava a prostitute a Firenze. Pucci che nel 1996 ha 64 anni, è affetto da una “grave oligofrenia” e riceve una pensione poichè ritenuto invalido al 100% dalla “Commissione sanitaria per gli accertamenti della invalidità civile - Unità operativa di medicina legale - USL X/H - Chianti fiorentino.
Questo lo rende automaticamente un teste non attendibile? Non affidabile? Certo che no ma persone con un ritardo mentale grave del genere sono facilmente suggestionabili; la sorella stessa, nell’udienza del 04 ottobre 1997 del processo Vanni, Lotti + altri, riferì che era solita rivolgersi a lui come si farebbe con un “bambino”.
Dicevamo, Fernando Pucci il 2 gennaio 1996, presso gli uffici della Squadra mobile di Firenze, fa mettere a verbale: Con Lotti ci siamo fermati a Scopeti, circa 10 anni fa “...una domenica sera, rientrando da Firenze dopo la solita girata e visita alla Ghiribelli, ci siamo fermati per un bisogno fisiologico di entrambi”.
“notammo una macchina di colore chiaro, ferma a pochi metri di distanza da una tenda e alla nostra vista due uomini che si trovavano a bordo di quell’auto, scesero da essa e si misero a vociare contro di noi con atteggiamento minaccioso… ”
Due persone, su di un auto parcheggiata vicino alla tenda.
Nello stesso verbale lo ripete:
“ci vennero incontro due uomini che si trovavano su un’auto sulla stradina che conduce alla piazzuola” e ancora: “i due individui che scesero dalla macchina ci minacciarono”
Lo ribadisce anche in un verbale successivo del 23 gennaio 1996 “mentre ci stavamo avvicinando alla parte posteriore della macchina sono usciti fuori da questa due individui” (che poi riconosce in Pacciani e Vanni) .
Lotti sentito sulla medesima circostanza indica però l’auto di Pacciani altrove: verbale dell’11 marzo 1996, “La Ford (del Pacciani ndr) era posteggiata dietro il muro accanto al cancello che si trova di fronte all'ingresso della stradina che conduce alla piazzola.”
Lo ripete anche successivamente in un verbale del  12 giugno 1996:  “Pacciani ed il Vanni avevano la macchina dalla parte opposta della strada rispetto alla piazzola, dietro un muretto”
Conferma la circostanza anche durante l’incidente probatorio:
PM: E la macchina dove ce l’avevano?
IMPUTATO Lotti: Ah, dietro... C’è un muro lì, c’è una villetta, c’è un cancello.
PM: Al di là della strada.
IMPUTATO Lotti: Sì.
I due si contraddicono a vicenda, pertanto o l’uno o l’altro o magari entrambi mentono poichè le due versioni non coincidono né sono compatibili.
Cerca di metterci una pezza Fernando Pucci nell’udienza del 6 ottobre 1997:
Presidente: Poi ha parlato di due uomini che sono usciti della macchina. Ma erano due uomini diversi o erano sempre Pacciani e il Vanni?
Fernando Pucci: No Pacciani e il Vanni gl’erano.
Presidente: Il Pacciani e il vanno sono usciti della macchina.
Fernando Pucci:
Presidente: Che era lì. la macchina che era più vicina alla tenda.
Fernando Pucci: Sì.
Presidente: E dov’era questa macchina?
Fernando Pucci: Ma io… Ma loro sono passati dalla strada.
Presidente: Cioè della Nazionale.
Fernando Pucci: Sì dalla strada.
Presidente: Dalla Nazionale sono saliti verso su.
Fernando Pucci: Sì.
Presidente: Vi hanno visto a voi due, o no?
Fernando Pucci: No.
Presidente: Come, la macchina era lì.
Fernando Pucci: L’era lì ma a noi un ci hanno visto.
Presidente: Cioè non hanno guardato verso di voi?
Fernando Pucci: No.
In pratica Pacciani e Vanni attraversano la strada, gli passano davanti ma non si accorgono di loro. Che è una versione talmente inverosimile da essere a dir poco ridicola.
Il 23 gennaio 1996 Fernando Pucci,negli uffici della Procura della Repubblica di Firenze conferma le precedenti dichiarazioni ed aggiunge “Quella sera avevamo cenato a casa della Ghiribelli”, lo ripete anche nell’udienza del 06 ottobre 1997 del processo Vanni, Lotti + altri,: “Sì andava in una casa (...) mi sembra fosse vicino lì, in do’ fanno il mercato di San Lorenzo.”
Gabriella Ghiribelli non disponeva di un’abitazione a Firenze nel settembre 1985, abitava a San Casciano, in Borgo Sarchiani, lo riferisce lei stessa in un verbale dell’8 febbraio 1996. La circostanza è riscontrata dal suo convivente di allora Norberto Galli: “Ci trasferimmo a San Casciano, via Borgo Sarchiani nr.80, i primi mesi dell'85.”
La Ghiribelli prende in locazione un’abitazione a Firenze in periodo decisamente successivo all’85. Verbale di Gabriella Ghiribelli dell’ 08 febbraio 1996: “Dopo aver lasciato il Galli, ho affittato una casa in piazza San Lorenzo al n.3 (dove facevano il mercato) e in quel periodo, quasi tutti i sabati e domenica il Lotti ed il Fernando venivano a cena in quella casa. Ciò è avvenuto, grosso modo, tra il 1987 ed il 1991.”
Il ricordo del Pucci di quella domenica di settembre pertanto non è relativa al 1985 ma a periodo decisamente successivo.
Ma andiamo avanti.
Il verbale del 23 gennaio 1996 riporta “A nuove richieste di riferire tutto ciò che sa e tutto ciò che vide quella sera, Pucci risponde: “Uno aveva il coltello e l’altro aveva la pistola. Quello che aveva il coltello era il Vanni, non ho riconosciuto l’altro.”
Passano due settimane, i magistrati tornano a sentirlo, Pucci rivela l’identità anche dell’altro: “Quello tarchiato con la pistola, lo riconobbi per il Pacciani.”
Quando si dice gli stupefacenti prodigi della memoria…

Nella prima mattina del 23 gennaio 1996, agenti della Squadra Mobile della Questura di Firenze perquisiscono i locali a Chiesanuova presso cui è ospite Giancarlo Lotti, sequestrano: una agendina con indirizzi e numeri telefonici, due foglietti con appuntate somme percepite a seguito di prestazione d’opera, ed un certificato di assicurazione relativo ad una Fiat 128 targata FI D56735. Su quest’auto ci torneremo però successivamente.

Scopeti - Settembre 1985
È trascorso un mese dalle prime gravissime dichiarazioni di Fernando Pucci e l’11 febbraio 1996 è la volta di Giancarlo Lotti che presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze fu sentito a verbale dal PM dr Piero Luigi Vigna, il Procuratore dr Fleury ed i Procuratori aggiunti dr Canessa e Crini.
Elencò nuovamente le auto possedute, dimenticando di nominare la 128 sport rossa.
Qualche malizioso potrebbe persino dire: evitò di menzionarla per nascondere di averla posseduta ma in realtà ne aveva fatto cenno fin da quando fu sentito il 21 luglio 1994.
Ripeté quindi quanto già riferito circa la frequentazione delle prostitute Nicoletti e Ghiribelli, aggiungendo che quest’ultima l’aveva conosciuta nella seconda metà degli anni ‘70 grazie a Fernando Pucci.
Ricorda quando ella, negli anni ‘80 aveva abitato a San Casciano, col suo protettore di allora, un certo Norberto Galli. Gli viene chiesto di quale auto disponesse costui: “non lo ricordo bene: a me sembrava nera”. In realtà Galli disponeva di una Polo Volkswagen bianca.
Col Pucci, più volte, nel fine settimana, si era recato a Firenze a prostitute: “quando c’era il Pucci dovevamo rientrare alle 19:30 perchè la sorella voleva che rientrasse per cena.”
Alle 12:10 il verbale viene sospeso, Lotti viene condotto a rifocillarsi e al suo rientro il verbale viene riaperto.
Come per magia, l’auto del Galli cambia tonalità cromatica: “mi sono ricordato meglio. La macchina del Galli era bianca”;  spontaneamente ci tiene anche a correggersi su un dettaglio precedentemente riferito: “Qualche volta il Pucci si è trattenuto con me a Firenze oltre le 19:30.”
Gli chiedono se ricordi qualcosa circa la domenica precedente la scoperta del duplice omicidio di Scopeti del 1985 e Lotti: "Quella domenica. ...si tornò..."  e subito dopo:
“non mi sono mica fermato lì"  e successivamente aggiunge:
“Io alle 23,00 ero a San Casciano”.
Ha mai visto la tenda presso la quale avvenne l’omicidio del 1985?
“Io non l’avevo mai vista prima. Quella domenica tornavo dal Galluzzo, da solo, ed ero stato a vedere un cinema”
Gli fanno presente che alcuni testi hanno riferito che la sua auto è stata notata, domenica 8 settembre, a Scopeti dopo le 23:00, e Lotti:
“la macchina non era la mia”
“se dico no è no”
Insistono e Lotti: "Può darsi che mi sia fermato un momento e basta… poi siamo ripartiti… ho visto la tenda… poi siamo ripartiti e siamo andati via. Vicino alla tenda c’era una macchina bianca".
"Ci siamo fermati per fare un po’ d'acqua, poi siamo andati via da noi. Saranno state le 23:15 (…) Con me c’era Fernando.”
Gli chiedono se vicino alla tenda avesse notato qualcuno:
"Se c'erano delle persone le avrà viste il Pucci”
Gli fanno presente che Pucci non solo le ha viste ma le ha pure riconosciute. E Lotti:
“Si, va bene. Due persone ci hanno mandato via e hanno detto: Se non andate via vi si fa fuori. Uno aveva una pistola.”
Dichiara non aver riconosciuto le due persone:
"Non so chi è”
“Non mi viene in mente".
"...Non riesco a dire il nome… non è facile dirlo.".
Viene invitato a descrivere l’aspetto delle due persone: “Quello che aveva la pistola (quindi Pacciani), mi pare era più alto.” Pacciani era alto un metro e sessanta, Vanni un metro e ottanta.
“Suppergiù erano della stessa corporatura” (...) Vanni era longilineo, Pacciani tarchiato.
Insiste col dire che forse li ha riconosciuti Pucci ma non lui e che non ricordi quali nomi gli fece Pucci: “dopo dieci anni non me lo ricordo”, “non riesco a dirlo, ho paura”.
Gli fanno addirittura vedere il fascicolo fotografico del duplice omicidio: “Non posso dire altro. Non ce la fo”.
Quella sera stessa (11 febbraio 1996) a seguito di quanto emerso, i magistrati, dispongono un confronto tra Giancarlo Lotti e Fernando Pucci.
I due alle 18:30 fanno il loro ingresso nella stanza del Procuratore. Non si guardano, non si salutano ma a domanda specifica riferiscono conoscersi. Che è comunque già qualcosa!
Pucci ripetè quanto già narrato circa ciò che avvenne a Scopeti e sull’identità dei due individui che li minacciarono, Lotti si limitò ad un “io un l’ho visti per bene”, “Io un son sicuro”.
Concluso il confronto, alle 19:15 fu redatto un nuovo verbale nel quale Lotti “Conferma che le due persone erano il Vanni ed il Pacciani”.
Lotti rilascia le proprie iniziali dichiarazioni come persona informata dei fatti ma diverrà ben presto quello che la giurisprudenza definisce un chiamante in correità, cioè un soggetto che dopo aver dichiarato il proprio coinvolgimento in fatti delittuosi indichi anche la compartecipazione di altri.

Gli inquirenti torneranno più volte ad interrogare Giancarlo Lotti; questi modificherà ,integrerà, stravolgerà le proprie iniziali dichiarazioni. Taluni parlarono di progressione nella confessione, talaltri di aggiustamenti a dir poco maldestri.

Il 13 febbraio 1996, Giancarlo Lotti viene condotto dal PM, dr Canessa, e da personale della Squadra mobile, a Scopeti, dove nel settembre 1985 si è consumato il duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili.
Gli chiede il dott.Canessa: A che ora partiste da Firenze?
Giancarlo Lotti: Sarà stato verso le 6 e mezzo, qualcosa di più.
PM dott.Canessa: E qui a che ora arrivaste?
Giancarlo Lotti: Era buio, su verso le 6.00, le 7.00, le 7 e mezzo.
Nell’udienza del 19 febbraio 1997 dell’incidente probatorio, il dottor Canessa gli pone la medesima domanda e Lotti: “Verso l’11:00 la sera”.
Modificare un dettaglio del genere riduce la sua responsabilità nella commissione del duplice omicidio? Affatto. Si tratta solo di correggere una sciocchezza precedentemente affermata poichè è inverosimile che il duplice delitto abbia avuto luogo all’ora di cena.

Nella prima versione dei fatti narrata dal Lotti il 13 febbraio ed il 6 marzo 1996, questi, assieme al Pucci, nella tarda serata di domenica 8 settembre 1985, per un bisogno fisiologico, si era fermato a Scopeti e accidentalmente aveva assistito al duplice omicidio. Nei verbali successivi rivelerà aver segnalato lui stesso a Vanni la presenza di una tenda a Scopeti e d’aver fissato con questi di vedersi la sera del duplice omicidio per un “lavoretto”.
Vanni, a suo dire, gli aveva anche dato un compito ben preciso da svolgere: “Tu passi di lì, fai finta di fare pipì e guardi verso la strada e stai attento che non venga nessuno, se no Pietro se vede qualcheduno si incazza".

L’11 marzo 1996, Giancarlo Lotti, rivela che nel primo pomeriggio di domenica 8 settembre, prima di recarsi a Firenze, si fermò con il Pucci a Scopeti:  “Rimasi fermo in quel posto per un pò di tempo e dissi a Fernando che lì c'erano due persone.”

E di un’auto in sosta, su via degli Scopeti, nel pomeriggio dell’8 settembre 1985, si legge nelle dichiarazioni dei coniugi De Faveri/Chiarappa. Questi, sentiti 10 anni dopo il duplice omicidio, verbale dell’11 ottobre 1995, rivelarono essersi recati “intorno all’ora di pranzo” presso l’abitazione dell’amico Rufo, il cui accesso è ubicato di fronte allo stradello che conduce alla piazzola teatro dell’omicidio. Nell’occasione avevano notato una vettura di colore rosso “di forma squadrata con il dietro tronco” (...) con il davanti in direzione di San Casciano”. Con il davanti in direzione di San Casciano.
La vettura non si era mossa dalla posizione originaria e vi era rimasta perlomeno fino alle 20:00 (udienza del 30 giugno 1997).

Lotti riguardo a quel pomeriggio però riferisce tutt’altro. Giunti a Firenze, si erano recati dalla Ghiribelli, per usufruire delle sue prestazioni. Dopo aver cenato presso la sua abitazione, intorno alle 22:00 avevano ripreso la strada per San Casciano.
A sentire Pucci erano stati a casa della Ghiribelli, anzi no al cinematografo. No, no, dalla Ghiribelli ma non a casa sua, in una pensione…

Ma torniamo al racconto del Lotti. Intorno alle 23:00 Lotti e Pucci si erano fermati agli Scopeti, avevano parcheggiato l’auto all’imbocco dello stradello per poi addentrarsi nel bosco. Vanni e Pacciani gli erano corsi incontro con fare minaccioso.

Incidente probatorio. Avvocato Santoni Franchetti: Il Pacciani ed il Vanni gli urlarono quella sera perché era venuto insieme ad un’altra persona?
Giancarlo Lotti: Sì.
Avvocato Santoni Franchetti: A che distanza eravate quando vi hanno urlato?
Giancarlo Lotti: Saranno stati a tre o quattro metri il massimo…
Avvocato Santoni Franchetti: E che distanza era dalla tenda?
Giancarlo Lotti: L’ho detto: tre o quattro metri.
Avvocato Santoni Franchetti: Ma urlavano, urlavano? Quindi gridavano ad alta voce?
Giancarlo Lotti: Sì, urlava Pietro. Dice: ‘Tu hai portato questa persona…’
Nonostante le urla del Pacciani gli occupanti la tenda, a quel che riferì Lotti, non uscirono per capire cosa stesse accadendo.

Prosegue nel verbale del 06 marzo 1996 - “Fui preso dalla curiosità. Ero incerto se andar via o se restare a vedere. Aspettai un po’ in macchina insieme a Fernando e fu in questa fase non ricordo se eravamo già usciti della macchina o meno, che sentii il rumore che mi sembrò” quello di due o più spari di arma da fuoco.”

Incidente probatorio, udienza del 19 febbraio 1997:

Avvocato Pepi: Quanti colpi di pistola ha sentito?
Lotti: Mah, o tre o quattro.
verbale del 13 febbraio 1996: “Forse due spari”;
verbale del 06 marzo 1996: “Ho sentito solo un paio di colpi o pochi di più.”
Udienza del 05 dicembre 97 fasc 61 pag.20 - “Può darsi sian due o quattro.”
A Scopeti, in base ai bossoli repertati, sono stati sparati 9 colpi di arma da fuoco. Lotti ne ha sentiti meno della metà.
Non va meglio con Pucci, verbale del 13 febbraio 1996: “Dice di aver sentito in tutto due spari”.

Ma andiamo avanti con il racconto di quella serata, si entra nel vivo dell’azione omicidiaria:
(verbale del 6 marzo 1996) “Pacciani aprì la tenda, il giovane uscì” (...) “Vidi il Pacciani che gli andava dietro. Vidi quindi che dal dietro il Pacciani teneva con un braccio il giovane e con l'altra mano lo colpiva all'altezza del collo, mi sembra con un coltello. Vidi anzi che lo colpiva più volte: la prima volta da dietro all'altezza del collo e la seconda volta più in basso all'altezza del petto. Dopo questi colpi il giovane cadde e anche il  Pacciani si abbassò.”

Incidente probatorio: “No, il coltello non l’ho visto”
Udienza del 27 novembre 1996: “A me mi pare di aver visto una specie di arma qui alla gola. (...) Come un coltello.”
Talvolta ha visto un coltello, talvolta non sa.. …dipende probabilmente da quanto fosforo ha assunto nei giorni precedenti.

Durante l’incidente probatorio, riporta almeno due versioni circa la dinamica dell’omicidio.
Ad esser buoni perchè in realtà sono almeno cinque.
Nella prima versione il giovane uscì della tenda, Pacciani gli sparò mentre lo stava rincorrendo: “Gli da dietro, sento sparare” (incidente probatorio), “Pacciani sparava correndo” (incidente probatorio).

L’altra versione vede Pacciani, che dopo aver afferrato il giovane uscito della tenda gli sparò: “Lo prese per il braccio e cominciò a sparare” (incidente probatorio), “Dopo che è sortito della tenda lo ha preso per il collo; dopo gli ha sparato.” (incidente probatorio).
Praticamente gli ha sparato a bruciapelo…

Cambia versione a seguito delle domande dell’avvocato Colao, in questo caso il ragazzo francese muore strangolato (incidente probatorio)

Giancarlo Lotti: Io il coltello non l’ho visto. Io ho visto che aveva il braccio al collo… stringeva… Io ho visto l’ha preso qui al collo. Il coltello no.
Avvocato Colao: Come l’ha preso? Con che cosa?
Giancarlo Lotti: No, così. Gli ha strizzato il collo così.
Giudice: E poi?
Giancarlo Lotti: E poi gli avrà dato dei colpi nello stomaco.
Avvocato Colao: E con che cosa?
Lotti: Con le mani.”

Sulla zanzariera della tenda furono rinvenute 5 soluzioni di continuo, 5 fori di proiettile, segno evidente che l’assalitore aveva iniziato da lì a sparare. Lotti parve non essersi accorto di niente.

(incidente probatorio)
Avvocato Santoni Franchetti: Lei si ricorda se qualcuno ha sparato da fuori contro la tenda?
Giancarlo Lotti: No.
Avvocato Santoni Franchetti: Lei non ha visto colpi sparati contro la tenda, non li ha sentiti?
Lotti: Io ho sentito gli spari quando il ragazzo scappava”

Incidente probatorio:
PM: Aveva sentito spari anche in precedenza?
Giancarlo Lotti: No, no. Sentii quando andò via dentro dalla tenda e andò fuori.

Si corregge a riguardo, sul filo di lana, nell’udienza del 27 novembre 1997:
PM: Il ragazzo francese come fu colpito, da che parte esattamente?
Giancarlo Lotti: L’ha colpito prima di sortire della tenda.
Se non è un aggiustamento questo…

Gli fanno domande di contorno durante l’incidente probatorio:
(udienza del 19 febbraio 1997 fasc II, pag.41)
Avvocato Santoni Franchetti: Era vestito il ragazzo francese?
Giancarlo Lotti: Ma a me mi pareva vestito quando sortì fuori.

udienza del 05 dicembre 1997 (- fasc 61 - pag 19) Lotti: “Sotto mi pareva che gli avea dei pantaloncini”
Glielo dice l’avvocato Filastò com’era il ragazzo francese: “Nudo come un bruco”..
E la povera Nadine Mauriot come fu uccisa?
incidente probatorio. 
Giancarlo Lotti: Chi spara alla donna? Qualcuno sparò alla donna?
Giancarlo Lotti: No, io a sparare alla donna… non l’ho sentito sparare alla donna.
La vittima femminile è stata attinta da 4 colpi d’arma da fuoco, tre al cranio ed uno all’emitorace sinistro.

Proseguiamo con il racconto del Lotti su quanto avvenne quella notte.
Verbale del 06 marzo 1996 - “Vidi quindi il Vanni, che con il coltello che aveva in mano, tagliava la tenda verticalmente da una parte e subito dopo entrava dentro.”
Lo ripete anche durante l’incidente probatorio: “Vanni entrò dalla parte posteriore della tenda” (incidente probatorio fasc II, pag.37).
Il taglio rinvenuto sul retro della canadese misura 40cm è pertanto del tutto inverosimile che un uomo di 1m e 80 possa aver avuto accesso alla tenda dall’apertura praticata ma quand’anche fosse stato possibile occorre ricordare che lo squarcio fu eseguito sul telo esterno di copertura e non sulla camera interna.
Si corregge infatti nell’udienza del 09 dicembre 1997 fasc III pag.28 - Lotti: Sarà andato dentro di certo.
Mazzeo: Dal taglio?
Lotti: No, dal taglio no. Perchè ho visto tagliare e poi mi sono spostato un po’... la vista… io, che un l’ho visto più, dopo.”

Nella stessa udienza (9 dicembre 1997) Lotti ha indicato d’aver visto Vanni tagliare la tenda dove è posta la lettera “C” del rilievo 7 (fasc.63, pag.25). Il taglio si trova dalla parte opposta, dove Lotti, in base alla posizione indicata, non poteva affatto vederlo.

Nell’udienza del 05 dicembre 1997, Giancarlo Lotti: “Poi s’enno entrati dentro la tenda. Tutt’e due. (...) Io ho visto entrare dentro.
Avvocato Filastò: Come sono entrati dentro a questa tenda?
Giancarlo Lotti: Camminando. Come una persona che cammina normale.”

Che Pacciani e Vanni siano entrambi entrati all’interno della tenda è del tutto inverosimile, considerato che la tenda ha un’altezza massima di 1,40 ed una larghezza di 1,85.

Incidente probatorio: PM: Tagliò la tenda e poi?
Giancarlo Lotti: Si sente entrare dentro. Sento dei lamenti e basta. E tagliare della roba.
udienza del 05 dicembre 1997: Avvocato Filastò: Lei sentì dei lamenti provenire dalla tenda?
Giancarlo Lotti: No.
Prima sì, poi no. E Pucci?
udienza 06 ottobre 1997 - Fernando Pucci: “Si sentì lamentarsi, capito?
Avvocato Filastò: Ah lei sentì lamentarsi, chi?
Fernando Pucci: Le persone che c’erano dentro lì nella tenda.”
Le persone… Il ragazzo era uscito della tenda…
Comunque no, per fortuna nessuno ebbe modo di lamentarsi:
“La ragazza appena raggiunta dal proiettile penetrato nel cranio ha perso immediatamente conoscenza entrando in un profondissimo stato di coma, culminato con la morte.” Relazione di perizia medico legale dei professori Mauro Maurri, Giovanni iadevito, Franco Marini, Lucia Malavolti, Patrizia Bucelli (pag65).


Udienza 09 dicembre 1997,  Lotti: "Loro, lui gl’è andato dentro e c’era anche Mario… Gli ho visti uscire, avevano un coso in mano, un lo so i’ che gl’avevano."
Nel verbale del 18 febbraio 1996: “Prima di allontanarsi dal posto, aveva avuto modo di notare che Pacciani e Vanni, dopo aver messo le armi in un involto, si erano spostati per alcuni metri all’interno del bosco, dal lato opposto alla tenda e si erano abbassati per alcuni istanti sotto una pianta circondata da cespugli.”
Quindi nascosero le armi nel bosco? No perchè il 06 marzo 1996 dichiara: “Vidi quindi che entrambi uscivano dalle tenda ed il Pacciani aveva in mano come una specie di fagotto, forse era una busta, mi sembra scura; Vidi quindi che entrambi, Vanni e Pacciani si dirigevano dentro il bosco” dove rimasero per circa “15 minuti” (11-03-1996). “Quando uscirono dal bosco si strofinavano le mani come per asciugarsele” (11-03-1996). Quindi avevano nascosto i feticci?
-Incidente probatorio: “Vidi uno, Pietro abbassarsi giù e mettere questa cosa dentro. Però non so se era quelli della donna o no”
No, non nascosero i feticci poichè questi, riferisce nel verbale dell’11 marzo 1996 erano destinati ad altro: “le parti della donna che lui aveva asportato le aveva portate a casa Pietro per nasconderli nel garage mettendoli in un involto. Mario mi disse che Pacciani ‘voleva farli mangiare alle figliole’ ma non so se effettivamente lo abbia fatto.”
Il 24 febbraio 1996, personale della Squadra Mobile, polizia scientifica e vigili del fuoco, quasi 11 anni dopo il duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Kraveichvili, si recarono presso la piazzola di Scopeti con un geo-rilevatore per individuare gli avvallamenti del terreno.
“Stiamo cercando la pistola e cose pertinenti al delitto” riferì il procuratore capo Pier Luigi Vigna (La Repubblica, 25 febbraio 1996, “Si scava per la pistola del mostro”, Gianluca Monastra e Franca
Selvatici.). Fu rinvenuta una buca nascosta dalla vegetazione posta a circa 7,70 metri dal bordo della piazzola in direzione del bosco. Profonda circa 40 cm. e con un diametro di 35x40 cm. Furono raccolti campioni di terra, vetro e stoffa. La relazione dei tecnici chiarisce che all’interno della buca furono rinvenuti: “gusci di bacche e pinoli rotti”, ritenendola molto presumibilmente il rifugio di “un piccolo animale, probabilmente un roditore”.


Del suo ruolo parla nel verbale dell’11 marzo 1996: “Mentre ero in quel posto, ho notato alcune macchine passare per la strada, ma non si sono fermate e se lo avessero fatto le avrei mandate via. Ricordo che qualche macchina anche rallentò passando sotto la piazzola ma vedendo ferma la mia macchina ed il Pucci fermo nei pressi proseguirono la strada.”
udienza del 28 novembre 1997: “Mi diceva di stare sulla strada a guardare se non si fermava macchine. Qualche macchina s’era rallentata, qualche macchina. Allora, sa, gli hanno visto delle persone lì, ferme, allora gli hanno proseguito.”
Persone lì ferme però non ce n’era, tuttalpiù Pucci. Considerato che Lotti riferisce aver osservato tutta la dinamica omicidiaria, d’essersi pertanto collocato vicino alla tenda, che dista 50mt dal varco che conduce alla piazzola.
Chi avesse voluto accedere alla piazzola non avrebbe trovato proprio alcun ostacolo.
 

Faggi a Scopeti
Il 18 aprile 1996, Fernando Pucci, viene nuovamente sentito presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze. Il verbale riporta: “Lotti mi disse che nel 1985, vicino al luogo dell’omicidio dei francesi, in macchina c’era anche uno di Calenzano.”
Il 26 aprile 1996, una settimana dopo, fanno presente la circostanza riportata da Pucci a Lotti:  “Effettivamente nel 1985 prima della piazzola degli Scopeti vidi una macchina grossa e scura, (grossa e scura) parcheggiata sul lato della strada stesso dove si parcheggiò noi. Non so dire con esattezza che macchina fosse ma dentro c’era uno ma non vidi chi fosse.”
(...) “Non so se il tizio nella macchina guardò la scena rimanendo in macchina. (...) non vidi se l’uomo che era nella macchina scura scese o meno.”
Non riconobbe la persona ma certamente l’auto era scura. Anzi no.
Verbale del 12 giugno 1996: “L’auto su cui era questa persona, poteva essere scura, però io non so niente di sicuro sul colore, poteva anche essere chiara.”
Dopo 47 giorni, il 12 giugno 1996 viene nuovamente sentito dal PM e Lotti ha le idee decisamente più chiare: “Erano stati Vanni e Pacciani a dirmi che quella sera agli Scopeti sarebbe venuta anche un'altra persona. Fu poi il Vanni che successivamente, forse dopo una o due settimane dalla sera dell'omicidio o forse più, mi disse che quella notte agli Scopeti c'era il Giovanni di Calenzano.”
“Con il Pucci parlammo di questa auto e della persona che vi era quando ripartendo vedemmo l'auto.”
Pucci lei notò l’auto? verbale del 18 aprile 1996 : “Io non la vidi”.
Giova ricordare che fino al 26 aprile 1996 Lotti mai abbia riferito alcunchè su un certo Giovanni:
verbale del 21 febbraio 1996: “Non mi dice nulla il nome Faggi Giovanni”.
verbale del 26 aprile 1996: “Il cognome Faggi non mi dice nulla.” Nello stesso verbale: "Mi viene chiesto se conosco qualcuno che possieda una argenta o una 131. Io dico subito che non conosco nessuno con macchine di quel tipo."
Nessuno ad aprile ma a giugno con l’estate alle porte tutto cambia:
Verbale del 12 giugno 1996: “Io ricordo che Vanni una volta mi disse che Giovanni aveva una Fiat 131 ma non ricordo se mi disse il colore di questa macchina.”
Udienza del 9 dicembre 1997:
Presidente: Gli hanno riferito, il Vanni e il Pacciani, anche che macchina aveva questo Faggi?
Giancarlo Lotti: La macchina un lo so che macchina aveva. Questo un lo so.
incidente probatorio: Giancarlo Lotti: Un giorno mi ha detto Mario che aveva un 131. Poi non lo so io.
Il 9 dicembre 1997 cambia di nuovo le carte in tavola:
Presidente: Gli hanno riferito, il Vanni e il Pacciani, anche che macchina aveva questo Faggi?
Giancarlo Lotti: La macchina un lo so che macchina aveva. Questo un lo so.
È un po’ come stare sull’altalena…
Per la cronaca: Giovanni Faggi non ha mai posseduto una Fiat 131.
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Verbale del 26 aprile 1996: “Non mi dissero come lo avevano conosciuto nè che età avesse nè che mestiere facesse”
incidente probatorio: PM: Cosa faceva questo di Calenzano di lavoro?
Giancarlo Lotti: Ah, di lavoro non lo so.
Non lo sa.
Udienza del 27 novembre 1997, il PM ci riprova: Sa che mestiere faceva? Loro gliel’hanno detto?
Giancarlo Lotti: Un certo rappresentante, m’hanno detto così.
Lo ripete il giorno successivo, udienza del 28-11-97: “Mi dissero commerciante o rappresentante”.
Nel corso dell’udienza del 9 dicembre 1997 mette persino in dubbio un certo Giovanni sia venuto: Giancarlo Lotti: "Un so se gl’è venuto o no."
Fortunatamente, almeno per Faggi, gli elementi raccolti dalla Procura non furono ritenuti sufficientemente convincenti. Il PM, dr Paolo Canessa nella sua requisitoria del 23 febbraio 1998, chiese ed ottenne l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”.
Le dichiarazioni di Lotti su questo primo episodio omicidiario sono, come abbiamo visto, a dir poco fluttuanti, spesso contraddittorie, false se si tengono presenti alcuni elementi oggettivi emersi a medicina legale ma anche durante il sopralluogo della polizia scientifica.

Anche relativamente all’uso, da parte di Lotti, di una Fiat 128 rossa, la notte del duplice omicidio di Scopeti, vi sono dubbi di un certo tenore, considerato che lo stesso aveva acquistato fin dal 3 luglio 1985, un 124 blu, 124 blu assicurato peraltro fin dal mese di maggio.
124 blu con cui Lotti ebbe ben due incidenti: il 22 giugno ed il 31 luglio 1985. Nessuno con la 128.
Non solo, dopo aver ripetuto più volte nel corso del processo di primo grado d’aver avuto sempre e solo il 128 rosso, dinanzi le contestazioni degli avvocati di Vanni e del Presidente, Lotti propose, come suo solito, una diversa versione dei fatti: nel settembre 1985 usava sia il 124 che il 128, benchè quest’ultima fosse sprovvista di assicurazione.
Pare plausibile che uno spiantato come Lotti potesse disporre di due auto contemporaneamente? A me no, francamente. no,

La stessa data dell’omicidio riferita da Lotti, la sera di domenica 8 settembre, pare decisamente improbabile, per ciò che in più occasioni è emerso dall’entomologia forense, per questioni di natura medico-legale ma anche per semplici considerazioni di buon senso.

Tutto qua? Magari!
Lotti nei successivi colloqui con gli inquirenti dichiarerà aver partecipato ad altri 3 duplici omicidi e di aver saputo di un quarto.



 

Vicchio
Dr Michele Giuttari (Docu History channel): “Lotti andava a vedere le coppiette e poi riferiva… come è avvenuto nel 1984…”
Giancarlo Lotti, dopo aver riferito della sua partecipazione al duplice omicidio avvenuto a Scopeti nel settembre 1985, rivelò aver avuto un certo ruolo anche nel delitto di Vicchio del luglio ‘84.
Vediamo quale fu la progressSsione della sua confessione.

Il 06 febbraio 1996, presso gli uffici della squadra mobile viene sentita Filippa Nicoletti, una delle prostitute di cui aveva parlato Giancarlo Lotti: “Ricordo che con il mio amante di Arezzo, sono stata anche in quel posto, ove è stata uccisa la Rontini con il suo fidanzato (Vicchio di Mugello ndr)”
Aggiunge: “Mi sono appartata sia agli Scopeti, sia nell'altro posto ove è stata uccisa la Rontini ed il fidanzato. Ciò è avvenuto insieme al Sadotti Carlo.”
Verbale di Carlo Sadotti del 19 aprile 1996: “Mai mi sono appartato con la Filippa in auto a Vicchio. Io non sono mai stato nè a Vicchio nè a Borgo San Lorenzo”.
Il 10 febbraio 1996, alla Nicoletti viene agevolata una risposta alternativa: “Può essere, ora che loro me lo chiedono, che nella piazzola di Vicchio ci sia stata anche col Lotti.”
Giova ricordare che Filippa Nicoletti, un mese dopo, nel marzo 1996, subisce ricovero in regime di TSO per gravi problemi di alcolismo.
Il 17 febbraio 1996 presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze,  Lotti torna a parlare della Nicoletti e delle girate in auto che spesso facevano:
-erano stati a Mercatale alla trattoria “La calcinaia”;
-a San Casciano “alla trattoria da Nello”;
-una volta a Prato ma anche “ad Alessandria a trovare le figlie” della Nicoletti.
Lotti è sicuro di non essere stato anche da qualche altra parte?
“Mi ricordo ancora che una volta sono stato con la Filippa a fare una girata in macchina in quel posto che si chiama Vicchio”
“È capitato anche più di una volta che sono andato con la Filippa in macchina a Vicchio”.

Da non citarlo per niente a dire di esserci stato più volte…
“Qualche volta, dato che non sapevamo dove andare, abbiamo fatto l’amore in macchina”
benchè fin dal verbale dell’11 febbraio 1996 abbia dichiarato:
“Non ho mai fatto l’amore in macchina nè con la Filippa né con altre donne” (...) “mai sono stato con la Nicoletti a fare all’amore in macchina fuori: è sempre venuta lei da me o sono andato io da lei come ho già detto”
Il 18 febbraio 1996, Lotti viene condotto da personale della Squadra mobile a Vicchio. Giunti alla piazzola dove nel luglio 1984 furono uccisi Pia Rontini e Claudio Stefanacci Lotti ebbe a dichiarare: “Sono stato qui con la Filippa nell’estate del 1984, faceva molto caldo”.
Dagli atti d’indagine risulta che Filippa Nicoletti sia emigrata da Faltignano, verso Arezzo, già dal 30 marzo 1984.
Verbale di Filippa Nicoletti del 23 aprile 1996: “Sono andata via di casa, perché non ne potevo più di questa situazione, il 30 marzo 1984, il giorno del  compleanno di Indovino.”
Verbale di Lotti del 17 febbraio 1996:  “Successivamente si trasferì da via di Faltignano ad Arezzo ed io andavo a trovarla a casa sua." (...) Ad Arezzo ci andavo o di sabato o di domenica, partendo la mattina, data la lunga distanza e rientrando a San Casciano la sera.”
È plausibile pensare che Lotti da San Casciano sia andato ad Arezzo a trovare la Nicoletti ed assieme si siano recati nel Mugello per poi tornare la sera ad Arezzo e quindi a San Casciano? Sono non meno di 340 km…

Nel verbale del 17 febbraio 1996, Lotti aggiunge: “Mi è capitato anche di recarmi a Vicchio, in macchina, con Pucci Fernando. Abbiamo fatto insieme una girata nello stesso posto dove sono andato con la Filippa Nicoletti. (...) Non ricordo con più precisione il periodo.”
Non lo ricorda il 17 febbraio ma il giorno successivo sì. La notte deve avergli portato consiglio…
Verbale del 18 febbraio 1996: “Devo dire che in questo posto sono ritornato dopo qualche giorno, circa una settimana, con Fernando Pucci, (...) “era o un sabato o una domenica”. “Era un po’ buio quella sera; Buio.
 

 Incidente probatorio: domanda del PM: Questo era di giorno o di sera quando andaste con Fernando?
Giancarlo Lotti: No, sarà stato… mi pare di giorno. Di giorno sì.
udienza 27 novembre 1997: PM: Era giorno? Era buio?
Giancarlo Lotti: Era sera.
Il 18 febbraio 1996 racconta cosa avvenne quel giorno: “Lasciai la macchina nel primo slargo e con Fernando, a piedi, mi avvicinai alla piazzola ove ero stato con la Filippa. Qui notammo che vi era ferma una macchina, di piccola cilindrata, una Panda, di colore sul bianco celestino.
Abbiamo visto che sulla macchina c'erano due persone: un uomo ed una donna (...) Rimanemmo a guardare per alcuni minuti, ma poi, essendoci accorti che la coppia aveva notato la nostra presenza, andammo subito via.”

Il 17 febbraio 1996, Pucci viene condotto a Vicchio, il verbale riporta: “Invitato il Pucci a riferire se i luoghi circostanti erano a lui noti risponde nagativamente”, condotto sulla piazzola teatro dell’omicidio: “non ricordo esattamente il posto, poco fa quando ci sono stato portato non mi è sembrato di riconoscerlo."
Torniamo a Lotti, al verbale del 4 marzo 1996. Dopo due o tre giorni, “poteva essere la fine di giugno o l’inizio di luglio 1984” (verbale del 4 marzo 1996) Lotti incontrò Mario Vanni nel piazzone di San Casciano e gli raccontò della girata a Vicchio e della coppia notata all’interno della Panda.
Trascorsero altri “due o tre giorni”, Lotti incontrò nuovamente Vanni a San Casciano che gli chiese maggiori dettagli per raggiungere la piazzola dove era stato a Vicchio (verbale del 04 marzo 1996).
Intorno alla metà di luglio apprese da Vanni che questi era stato a Vicchio col Pacciani a mangiare a La casa del prosciutto (verbale del 04 marzo 1996). Lo conferma anche in un verbale successivo: “Ricordo anche che prima dell’omicidio il Vanni mi disse che c’era stato lì con il Pacciani.” (verbale 06 marzo 1996).
udienza del 27 novembre 97 - P.M: Sa se nei giorni successivi il Vanni e Pacciani erano tornati da soli lì a Vicchio in quel posto?
Giancarlo Lott: Un me ne ricordo, a me un… un so. Un so’ sicuro di dire… (...) a me un m’hanno detto se c’è andato o no.” E il giorno dopo:
udienza del 28 novembre 1997: Giancarlo Lotti: “Lo dissero dei giorni innanzi, che gli erano stati a guardare questa piazzola.”
Il 06 marzo 1996, dietro sollecitazione, rivela: “Ora che me lo chiede e dopo che mi è stato detto espressamente che nel 1984 due testi hanno visto una macchina come quella del Pacciani ma anche una come la mia, devo dire che anche nel 1984 io ho visto il Pacciani ed il Vanni, ma senza essere visto da loro, mentre commettevano l’omicidio.”
I due testi, furono sentiti a verbale per la prima volta nel luglio del 1994, riferirono pertanto di eventi avvenuti dieci anni prima. Andrea Caini e Tiziana Martelli dichiararono aver notato due auto, entrambe con un solo passeggero, la prima di colore scuro, la seconda “poteva essere rossa”, percorrere a forte velocità una strada a ridosso della piazzola del duplice omicidio. Notarono però le due auto intorno alle 24:00, in orario del tutto incompatibile con il delitto, come vedremo a breve.
Torniamo a Lotti. Verbale del 6 marzo 1996. La sera dell’omicidio, intorno alle 22:00 si trovava nel piazzone di San Casciano, aveva visto passare in auto Pacciani e Vanni ed aveva deciso di seguirli.
I due avevano proseguito verso Pontassieve per poi dirigersi verso Vicchio.
“Fu difficile per me non farmi vedere ma rimasi a distanza tanto avevo capito dove andavano.”
Già nel verbale successivo dell’11 marzo dichiarerà aver pianificato con Vanni, fin dal giorno precedente di vedersi nel piazzone di San Casciano “per un lavoro che lui e Pietro avrebbero dovuto fare alla piazzola”.
Il 09 aprile 1996 riferì: “Dopo essere stato nella piazzola di Vicchio insieme al Pucci, a distanza di tre o quattro giorni, tornai in quel posto insieme a Mario con la mia macchina” (...) Anche quella volta vi era la Panda precedentemente notata.
Trascorsi 10 min “abbiamo visto uscire dalla piazzola la Panda e l’abbiamo seguita verso il paese sino a quando non si è fermata ad un bar e qui è scesa la ragazza. (incidente probatorio) - “vidi andar via la macchina. Ci siamo fermati anche noi e Mario, sceso dalla macchina è entrato al bar intrattenendosi per circa 10 min.”
Verbale del 09 aprile 1996 - “Durante il viaggio Mario Vanni non era tanto tranquillo e mi disse che lui aveva voluto vedere quella ragazza per farci qualcosa, ma la giovane  gli aveva risposto: “Io con te, un uomo anziano, puoi essere il mio babbo…”. Vanni a quel che riferì Lotti, si era risentito molto delle parole della ragazza e si alterò al punto da dire: “Quella ninfomane, quella scema perche mi ha detto così?”.
Prosegue Lotti: “Potevano essere le 21:00. Sarà stato maggio. Era comunque estate” (verbale 09 aprile 1996).
Pia Rontini fino al 18 maggio 1984 non si trovava a Vicchio, lo riferisce la madre, Winnie Kristensen in un verbale del 07 novembre 2015: “Pia era stata in Danimarca, ospite della famiglia Von Pflugk per circa 4 mesi, dai primi di gennaio al 18 maggio 1984” ma quand’anche Pia Rontini fosse stata a Vicchio questa iniziò a lavorare al bar La Spiaggia nel mese di luglio. Udienza 8 luglio 1997 - Deposizione Roberto Bini, titolare del Bar la Spiaggia: P.M.: Ricorda il periodo in cui la ragazza, ha lavorato, da quanto tempo prima l'aveva assunta?
R.B.: Dal primo luglio al 29.

Se Pia Rontini a maggio e a giugno non lavorava al Bar La Spiaggia, chi videro Lotti e Vanni in quell’occasione?
Si può pure ipotizzare che la Rontini si sia recata al bar per un appuntamento con le amiche, per svolgere una commissione o per altri mille motivi, ma nessuna delle persone sentite durante le indagini riferisce la situazione citata da Lotti.
Ma torniamo alle volte in cui Lotti riferì essere stato a Vicchio:
-una volta con la Filippa;
-una volta col Pucci;
-una volta col Vanni;
-quindi la sera del duplice omicidio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci?
No, il 26 aprile 1996 rivela esserci stato anche una volta da solo. Prima di andarci col Pucci “...ci sono andato una volta da solo qualche giorno prima dell’omicidio. Non ricordo esattamente quanto tempo prima.”

Torniamo alla sera del duplice omicidio del 29 luglio 1984. Pacciani, Vanni e Lotti giungono a Vicchio, verbale del 06 marzo 1996:  “Saranno state a quel punto circa le ore 23.00."
Durante l’udienza del 28 novembre 1997 non è poi più così sicuro…
Avvocato Curandai: Lei ha dichiarato che arrivaste alle 23:00, verso le 23:00. Può darsi?
Giancarlo Lotti: “Mah, preciso…… non ho mica guardato l’orologio se gl’era più tardi o no…”

Che potesse essere prima delle 23:00 neppure lo prende in considerazione…
Preliminare dei Carabinieri, compagnia di Borgo San Lorenzo del 13 agosto 1984: “Le indagini hanno consentito di definire  in termini sufficientemente precisi l’ora in cui il delitto è stato consumato. Questa infatti è compresa tra le ore 21:40 e le 21:45, come si deduce dalle testimonianze rese da Canovelli Alberto e Cantini Piero. Costoro, infatti da due distinte posizioni udirono in tempi coincidenti tre o quattro colpi di arma non da caccia in rapida successione, seguiti a breve distanza da altri due colpi. D’altronde il delitto doveva essere stato consumato comunque tra le 21,15 e le 22:30. I ragazzi avevano preannunciato ai familiari che avrebbero fatto rientro alle ore 22,30. Peraltro i ragazzi erano sempre puntuali nel rientrare in casa. Ad ulteriore conforto di ciò sta il fatto che già dopo le 22:30 i familiari avevano già cominciato a preoccuparsi.”
In tal caso anche le dichiarazioni dei coniugi Caini/Martelli valgono davvero ben poco avendo avvistato le due auto intorno alla mezzanotte, quando il duplice delitto era avvenuto da oltre due ore.
Torniamo a Lotti. I tre giungono sulla piazzola.
Verbale del 06 marzo 1996: “Vidi che la Panda celeste era al solito posto dove l’avevo vista io ed ebbi modo di vedere a distanza che il Pacciani ed il Vanni avevano lasciato la loro macchina da una parte lì dove si entra nella piazzola…"
Nel verbale dell’ 11 marzo 1996:  “Il Pacciani la macchina la fermò di traverso davanti alla Panda allo scopo di evitare che l’autista di questa potesse scappare.”
06 marzo 1996: “Stettero un po’ a guardare e poi vidi il Pacciani che sparava verso la macchina dalla parte del finestrino.”
udienza 28 novembre 1997, Avvocato Bertini: Da che parte sparava?
Giancarlo Lotti: Eh, della parte, su i’ davanti, qua.
Avvocato Bertini: Sì. Sul davanti, sul parabrezza della macchina? Sul vetro?
Giancarlo Lotti: Sì, proprio sul vetro, sul davanti.
Il parabrezza della Panda non fu raggiunto da colpi di arma da fuoco.
In base alla posizione dei bossoli rinvenuti si può tranquillamente affermare che tutti i colpi furono sparati dalla parte destra dell’auto.
E Vanni? Vanni nel frattempo, in tutta calma e tranquillità, aveva indossato uno spolverino e con il coltello in mano si era diretto verso la ragazza.
verbale del 06 marzo 1996: “Ricordo di aver visto il Vanni che tirava fuori  la ragazza dalla macchina e la trascinava verso il campo… Debbo dire che la ragazza, mentre veniva trascinata nel campo, faceva ancora qualche strillo. Forse i colpi l'avevano solo tramortita …”
“Forse i colpi l’avevano solo tramortita”, quindi era stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco ma questi non le erano stati fatali?
Non proprio.
Incidente probatorio:

Avv. Santoni Franchetti: L’uomo sparò anche alla donna?
Giancarlo Lotti: No, sparò all’uomo e basta.
Avv. Santoni Franchetti: E alla donna quando spararono?
Giancarlo Lotti: No, la donna la portarono fuori e cominciò col coltello a tagliare, non so…
Avv. Santoni Franchetti: Quindi lei non ricorda se spararono alla donna?
Giancarlo Lotti: No. No, alla donna, no.
Avv. Santoni Franchetti: Quindi la uccisero col coltello?
Giancarlo Lotti: Sì.
Ci riprova poco dopo l’avvocato Pellegrini:
Avvocato Pellegrini: Senta, alla Pia Rontini fu sparato un colpo di pistola, due colpi o nessun colpo di pistola?
Giancarlo Lotti: No, alla ragazza no. Come sparato… alla ragazza?
Avvocato Pellegrini: Sì.
Giancarlo Lotti: No.
Avvocato Pellegrini: Non fu colpita alla testa con un colpo di pistola?
Giancarlo Lotti: No sentivo sparare. Sparò all’uomo.
Avvocato Pellegrini: Ma magari in un secondo momento…
Giancarlo Lotti: No
Avvocato Pellegrini: Non ci fu nessun colpo di pistola verso la ragazza?
Giancarlo Lotti: No.
Avvocato Pellegrini: Quindi fu uccisa con un coltello in sostanza?
Giancarlo Lotti:
Nonostante l’ostinazione degli avvocati, Lotti, parve non aver notato i due colpi che colpirono al cranio e all’avambraccio sinistro la vittima femminile.
Nel corso del processo, dopo numerosi verbali ed un incidente probatorio pare avere le idee più chiare:
udienza del 28 novembre 97 Giancarlo Lotti: “Di colpi ne è partiti diversi. Li avrà presi di certo tutti e due, bene.”
udienza  del 09 dicembre 97, Avvocato Mazzeo: In che modo fu uccisa la povera Pia Rontini?
Giancarlo Lotti: Li sparonno, un lo so quanti colpi gli sparonno.
Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.
Verbale dell’11 marzo 1996: “Tirò fuori dalla macchina la ragazza che ancora era viva perchè strillava…”
Incidente probatorio Giancarlo Lotti: “Sento dei lamenti della donna”, “Si lamentava”.
e sempre nell'incidente probatorio: Giancarlo Lotti: “Ho sentito dei gemiti”.
Udienza del 28 novembre 1997, Giancarlo Lotti: “Ho sentito dei lamenti, no urlare proprio, dei lamenti e basta.” (...)
Dr Mauro Maurri: "Nonostante la indubbia gravità del proiettile che raggiunse la ragazza al cranio provocando queste grosse lesioni encefaliche, a quel punto lì, anche se la ragazza è entrata in uno stato di coma rapidamente ingravescente e irreversibile, sicuramente c’era la possibilità di emettere qualche suono: un gemito, un gorgoglio. Questo, anche in occasione, al momento della ferita da arma bianca alla gola. Quindi, un gemito, di sicuro; un urlo, un grido diremmo no. Ma un piccolo gemito, sì.”
Un piccolo gemito, che la vittima potrebbe aver emesso quando ancora si trovava all’interno dell’auto, non come dice Lotti quando fu estratta.
Un piccolo gemito che Lotti riferì aver udito quando si trovava a ¾ metri di distanza dall’auto…
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Verbale dell’11 marzo 1996: “Dopo l’uccisione dei due giovani, vidi che Pacciani e Vanni si chinarono a qualche metro di distanza dalla Panda andando verso la macchina e vidi che nascosero qualcosa in quel posto. Ritengo che abbiano nascosto le parti asportate alla donna. Ricordo che vi era un fossetto e i due gettarono sopra della terra per coprire quanto vi avevano nascosto.”
I feticci, a quel che riferì Lotti, vennero sotterrati in un’area che da lì a poco sarebbe divenuta inavvicinabile.
Che senso ha?
Se ne accorge anche Lotti che durante l’udienza del 09 dicembre 1997, cambia versione: Giancarlo Lotti: "Mah, io un son proprio sicuro che gl’abbin messo quella roba della donna. Unn’ho visto bene. (...) … ho visto un giornale metter lì.”
Incomprensibilmente, il dr Giuttari ritenne non dover svolgere alcun rilievo con un geo-rilevatore anche a Vicchio, come già aveva fatto a Scopeti.
Una buchetta magari la trovava anche a Vicchio!

Dopo aver commesso un duplice omicidio, aver prelevato parti anatomiche alla vittima femminile, anzichè abbandonare velocemente l’area, i tre, a quel che racconta Lotti, se la presero comoda:
Verbale dell’11 marzo 1996: “Prima di lasciare il posto vidi che Pacciani e Vanni scesero al fiume proprio dirimpetto alla piazzola e si lavarono le mani e Iavarono anche il coltello. Io rimasi in macchina e non scesi.”
Dalla strada non si vede la riva del fiume per cui come possa aver visto cosa abbiano fatto Vanni e Pacciani è un mistero. Mistero che Lotti stesso non svela: udienza dell’11 dicembre 97, Giancarlo Lotti: “Un sono mica andato a vedere laggiù i’ che facevano”.
Non è andato ma sa cosa fecero.
Il 12 marzo 1996 si corregge: “Lotti ha indicato il luogo in cui hanno lasciato l’auto per raggiungere a piedi, insieme a lui, il posto in cui si sono lavati le mani.” Quindi, non è rimasto in auto, come aveva detto precedentemente, è andato al fiume con Vanni e Pacciani.
Quindi tutti assieme al fiume? No.
Incidente probatorio, Giancarlo Lotti: “Vidi Vanni che andava verso il fiume. Io ero lì fermo. Io, non andetti io.”
Quindi solo Vanni. No.
udienza del 28 novembre 1997, Giancarlo Lotti: “Ho visto uscire di dentro la piazzola Mario e Pietro. Che andavano verso il fiume. Uno a lavarsi le mani e quell’altro a lavare il coltello.”
…lineare come i tornanti al Passo dello Stelvio.
Tornati in auto avevano ripreso la sagginalese e si erano diretti verso Dicomano.
Il rudere
Durante il sopralluogo del 12 marzo 1996 (il secondo a Vicchio) il PM conduce Lotti a Badia a Bovino, dove Pacciani aveva abitato a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70. “Giunti al bivio per Badia a Bovino, si imboccava tale traversa sterrata in salita sulla destra e percorsi poche centinaia di metri venivano fermate le auto e si invitava il Lotti ad indicare se riconosceva luoghi a lui noti.”
Lotti li condusse ad un gruppo di case “successivamente individuato nel podere Poggiolino n. 52. Lasciate le auto proseguirono a piedi fino a raggiungere una casa non abitata successivamente individuata per il Podere Schignano n.54.”
La notte del duplice omicidio erano entrati all’interno del rudere dove, a dire del Lotti, “Pacciani aveva nascosto la pistola, avvolta, per quel che vide, in un giornale” "in una fessura di circa cm.30 di larghezza e 50 cm di altezza” sulla parete a destra (verbale 12 marzo 1996).
Nello stesso verbale (12 marzo 1996) si legge: “Il Lotti ha dichiarato che é sicuro che la sera del fatto il Pacciani e il Vanni nascosero lì la pistola usata per l'omicidio ponendola nella buca personalmente il Pacciani."
E nel verbale del 23 marzo 1996: “fu nascosta la pistola”;
Come anche nel verbale del 26 aprile 1996: “nascosero la pistola” ma anche: “Andammo a nascondere la pistola”.
Durante l’incidente probatorio non è più tanto sicuro: Giancarlo Lotti: “Io credevo che gli avessero messo una pistola dentro. Però non so se l’hanno messa o no. Io non ho visto bene. Io ero fuori e loro erano dentro lì. Sicchè se l’hanno messa o no…” (...) Se l’abbian messo la pistola, questo non lo so.”
udienza del 05 dicembre 1997 - Giancarlo Lotti: “Ho visto un rinvolto che mi pareva una pistola. Però non son sicuro se…”
udienza del 09 dicembre 1997, Giancarlo Lotti: "Sono andati lì e gl’hanno messo questa roba qui. Ho visto qualcosa, però unn’ho visto bene, di preciso, se… A me mi pareva una cosa… poi…"
Occultarono la pistola? Non è dato sapere. Nel verbale del 12 aprile 1996 la pistola viene conservata altrove: “Dopo l'omicido del 1985 io chiesi ancora al Mario Vanni dove veniva tenuta la pistola e lui mi disse che non la portava a casa lui e che la teneva quell'altro, Pietro Pacciani, e la teneva in un posto nel garage ma non mi disse un posto preciso. Si riferiva al garage di Piazza del Popolo  quando faceva questi discorsi. Mi disse che la metteva in una scatola dentro uno scaffalino. Se poi la spostarono non lo so.”
Lotti il 12 marzo 1996 riferì anche un dettaglio non di poco conto: “Le munizioni per la pistola venivano fornite al Pacciani da un amico: l’appuntato dei carabinieri Toscano.”
Ma di ciò che il signor Filipponeri Toscano subì a seguito delle dichiarazioni, a dir poco avventate, di Giancarlo Lotti parleremo però approfonditamente in altra occasione.


Manuela
Il 09 aprile 1996 una nuova sorprendente rivelazione: “Dopo tre o quattro giorni dal delitto di Vicchio incontrai Vanni nel piazzone di S.Casciano e mi disse che bisognava andare a Mercatale da Pietro per prendere una lettera da mandare.”
Tre, quattro giorni che diventano “due settimane, un mese” durante l’incidente probatorio (fasc I pag.72).
Verbale del 09 aprile 1996 - Andai così con Mario nella casa di Pietro (...). Qui trovammo Pietro in cucina e vidi che c’erano dei fogli di giornale sul tavolo. Non erano fogli di un quotidiano, bensì di un giornale più grosso tipo l'Espresso. Vidi che Pietro alcuni fogli li aveva “belli e preparati” per mettere quelle cose nella busta.
“Pacciani, al loro arrivo, era sceso giù in garage, tornando in cucina dopo alcuni minuti con una boccia di vetro in mano contenente un liquido scuro, dalla quale aveva prelevato qualcosa che lui non ebbe modo di vedere che cosa fosse e che aveva collocato, prima, in un foglio bianco piegato e poi questo in un altro foglio di giornale, sigillando il tutto nella busta.”
“Non ho visto quelle cose proprio perbene. Può darsi ‘che erano “quelle cose che avevano tagliato”. Pietro ha messo le cose dentro la busta e ha sigillato bene la busta con una sostanza, che non so che cosa fosse.” (...) “L’indirizzo era scritto a penna normale ed era stato scritto da Pietro. Ho visto solamente che in fondo c'era scritto “Firenze”.
Il 26 aprile 1996 non c’era scritto solo Firenze: “In basso scrisse, mi sembra, Vicchio e poi Firenze.” (...) “Circa l’indirizzo sulla busta ho visto Pietro che faceva due righe e via” (...) Ho visto che sulla busta c’era già il francobollo.
09 aprile 1996: “Non ho potuto leggere l’indirizzo perché non era scritto bene. Mario prese la busta e mi disse di accompagnarlo a Vicchio per imbucarla.”
Quindi, andarono a Mercatale da Pacciani, presero la busta e partirono per Vicchio per spedire la lettera? No, non proprio.
Verbale del 26 aprile 1996: “La busta la prese Mario. La mattina dopo, come richiestomi, portai Mario a Vicchio e si imbucò la busta in una buca vicino al bar” dove era entrata la ragazza che aveva rifiutato le avances di Vanni.
verbale del 09 aprile 1996 : “Non so se (vicino al bar) c’è la stazione”
lo ripete nel verbale del 26 aprile 1996: “Non so se vicino c’è la stazione.”
Non lo sa ad aprile. A novembre il ricordo è maturato:
udienza del 28 novembre 97 pag. 44 - Avvocato Curandai: “C’è una stazione vicino al bar?
Lotti: Più in là, sì.”
Lotti, ma non è che magari si sbaglia? È sicuro non fosse il 1985? Perchè in effetti il 10 settembre 1985, giunse presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze, una missiva anonima indirizzata al Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Silvia Della Monica. L’indirizzo in tal caso era stato composto da lettere dell’alfabeto ritagliate dalla rivista Gente, come ha svelato Valeria Vecchione un po’ di tempo fa. All’interno della busta un frammento di tessuto mammario appartenente alla giovane vittima francese.
Ma Lotti di questa lettera incomprensibilmente nè è del tutto all’oscuro: verbale del 12 marzo 1996: “Di questo fatto non ne so nulla.”
Verbale del 26 aprile 1996: “Niente so della lettera impostata a S.Piero a Sieve dopo l’omicidio del 1985. Io so di quella che ho impostato io con Vanni nel 1984. Non ho sentito neppure ragionare Pacciani e Vanni di una lettera impostata dopo l’omicidio del 1985.”
Non ne sa niente! Anzi no, qualcosina…
Udienza del 28 novembre 1997: “Ho sentito qualche discorso, così e basta. Un so altro.
Ma questa lettera che Lotti era andato ad imbucare con Vanni a Vicchio a chi era destinata?
Eh… ne deve passare di acqua sotto i ponti. Aprile, maggio, giugno, luglio…
Verbale del 15 luglio 1996: “Su sua insistenza alla fine il Vanni gli aveva detto che la destinataria era una certa Manuela, una amica della Rontini che era commessa in un bar”
“questa giovane garbava a Vanni ma questa non ne voleva sapere e per questo l’aveva minacciata con la lettera.” Lettera che però aveva confezionato Pacciani…
Quindi Vanni era stato a Vicchio precedentemente ed aveva conosciuto questa ragazza? Verbale del 26 aprile 1996: “Loro mi chiedono se sia mai andato da solo o con altri a vedere la ragazza quando usciva la sera dal bar. Io non ci sono stato. Non so se il Vanni c’è stato con Pietro.”
incidente probatorio, fasc I, pag. 59 - “Dice che c’era stato qualche altra volta. Poi non lo so con chi, io.” Sempre coerente.
Manuela Bazzi, collega al Bar La Spiaggia di Pia Rontini riferì non aver mai visto il signor Mario Vanni a Vicchio nè ha mai dichiarato aver ricevuto una lettera con le caratteristiche indicate dal Lotti.
A seguito del sopralluogo effettuato il 12 marzo 1996, nel Comune di Vicchio, nei luoghi ove fu commesso il duplice omicidio del 29 luglio 1984 Lotti da persona informata dei fatti divenne indagato e fu nominato d’ufficio l’avvocato Neri Pinucci.
Baccaiano
Gli inquirenti non sono soddisfatti ed il 18 aprile 1996 tornano a sentire Pucci: “Lei mi chiede se io abbia saputo dal Lotti anche degli omicidi compiuti dal 1980 al 1983. Io non so nulla.
nello stesso verbale, 13 righe più sotto:
“Lotti mi diceva che avevano ammazzato anche quelli delle altre coppie degli anni precedenti. Mi disse che avevano ammazzato anche i due tedeschi e che era stato presente anche lui. In un’altra occasione mi disse che avevano ammazzato anche la coppia dell’anno prima a Montespertoli”
E Lotti fa uguale, verbale del 26 aprile 1996 “Degli omicidi prima di quello di Vicchio io non so niente io non ho parlato di queste cose con Pucci.”
Qualche riga più sotto: “Si interrompe il verbale per alcuni minuti e prima di procedere alla verbalizzazione si chiede al Lotti se ha riflettuto su quanto ha appreso avere dichiarato il Pucci al P.M. ed il Lotti dichiara: “È’ vero io quelle cose che dice il Pucci gliele ho dette veramente, ho assistito anche all’omicidio di Baccaiano”
Chiedono a Lotti in più occasioni com’è che seguì Pacciani e Vanni a Baccaiano. Le risposte sono variegate:
Verbale del 16 aprile 1996: “Pacciani e Vanni avevano accennato prima che li volevano ammazzare”
verbale del 12 giugno 1996: “mi dissero che si sarebbe andati a vedere una coppia”
incidente probatorio: Pag.31 “No a me non mi disse nulla. Mi disse si va in un posto però non mi disse preciso se si andava a fare questo”
udienza del 03 dicembre 1997: (fasc 57 - pag 30) - Avvocato Filastò: Le dissero questi due che cosa andavano a fare a Baccaiano?
Lotti: A fare un lavoretto, come dicevano loro, un lavoretto, così.
udienza 03 dicembre 1997 - fasc56, pag. 54 - Lotti: “Io un sapevo mica i’ che succedeva lì”
udienza 03 dicembre 1997, pag.37 - Anzi no, “Mi dissero che gl’andavano in un posto, a una festa. E poi invece la festa la unn’era.”
A me sembrano tutte versioni diverse della medesima circostanza. Chissà quante ancora avrebbe potuto rivelarne…
Sempre su Baccaiano, verbale del 26 aprile 1996 - “Non ricordo che auto avevo io. Non ricordo se quel giorno Pacciani aveva la 500 o un’altra macchina. Non ricordo che macchina avessero quelli della coppia, nè il colore.”
Poche ma circostanziate informazioni.
Giungono in Via virginio Nuova, lasciano l’auto sulla strada per come indica in un disegno allegato al verbale del 26 aprile 1996
verbale del 26 aprile 1996: “Loro erano fermi a fare l’amore.
inc prob, 19 febbraio 1997 (fasc I, pag.33): “non so se erano a fare l’amore”
Anche quella volta io ero con la macchina mia e Vanni e Pacciani erano con quella del Pacciani.” (...) Al solito, per dare meno nell’occhio…
“Furono uccisi una coppia di fidanzati: io ero rimasto un po’ più in giù. Sentii che sparavano dentro la macchina. Era Pietro che sparava.” (26 aprile 1996)
udienza 03 dicembre 1997 (- fasc57, pag60) -  Avvocato Filastò: Verso quale parte della macchina furono sparati i colpi di pistola?
Lotti: - Io ho visto davanti. (...) Davanti al vetro. (...) Il vetro, il parabrezza davanti.
(fasc57, pag.62) - Avvocato Filastò: Quanti colpi spararono contro il parabrezza?
Lotti: Eh, un lo so. Parecchi, ora non lo so di preciso quanti.
Il parabrezza dell’auto è stato attinto da un colpo di pistola.
inc prob, fasc II, pag 4 - Avvocato Colao: Fu continuato a sparare anche ai fari della macchina?
Lotti: Al vetro della macchina non ai fari.
Entrambi i fari sono stati raggiunti da colpi di pistola. Lo sa anche Lotti ma solo nell’udienza del 28 novembre 1997: Lotti: Poi c’era dei fari anche rotti sul davanti.
inc prob, fasc II, pag 5 - Avvocato Colao: Gli risulta che le chiavi della macchina furono gettate via e da chi?
Lotti: No, io non ho visto questo.
Perchè in effetti le chiavi dell’auto dei ragazzi furono rinvenute il giorno successivo in un campo adiacente.
Il 23 dicembre 1996 conducono Lotti a Baccaiano per un’ispezione dei luoghi. La sera del duplice omicidio, dopo aver ucciso i due ragazzi, riferì un percorso a dir poco contorto e disagevole: anzichè prendere per Poppiano e giungere a Ponterotto, dove allora abitava, aveva attraversato Baccaiano, Montagnana, San Quirico per poi giungere a casa. Tre centri abitati!
Se vuoi evitare di farti notare non è esattamente la mossa più astuta ma del resto da Lotti non ci si possono aspettare scelte di buon senso…
udienza 03 dicembre 1997 pag.51 - “In quel momento un’è passato… macchine un n’è passate, poi saranno passate certo, qualche macchina… se l’è una strada che frequentano parecchio.”
Si quella sera di auto ne passarono diverse e nessuno degli occupanti notò le auto di Lotti e di Pacciani.
Il duplice omicidio deve ancora essere commesso quando Francesco Carletti percorre Via Virginio nuova e nota, in una piazzola sulla destra l’auto di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini: “Ho notato distintamente la luce interna accesa dietro i vetri alquanto appannati. Non ho visto figure umane nè all’interno, nè all’esterno. Non ho visto altri veicoli.” Verbale del 21 giugno 1982.
Carletti che sta facendo scuola guida a due ragazze, procede fino al bivio per Poppiano e non incrocia alcuna auto se non quella di Stefano Calamandrei che proviene dalla parte opposta, da Fornacette.
Stefano Calamandrei è in auto con Adriano Poggiarelli, dopo aver incrociato l’auto di Carletti, prosegue su Via Virginio nuova e vedono l’auto del Mainardi con le ruote posteriori infilata in retromarcia nel fosso alla loro destra: il delitto è già avvenuto.
Neanche loro hanno notato le auto di Pacciani e di Lotti.
Giogoli
crime investigation - giuttari 43:00 -
Nello stesso verbale in cui ammette aver partecipato al duplice omicidio di Baccaiano dichiara d’essere stato presente anche a Giogoli nel 1983… un’escatalation …
“Dopo quell’omicidio ho assistito anche a quello dei tedeschi. È avvenuto a Giogoli al Galluzzo. Come negli altri omicidi io ero con la mia macchina e Vanni e Pacciani con quella di Pietro. Erano andati avanti loro.” (26 aprile 1996)
inc prob fasc I pag. 44 - “Non mi ricordo che macchina avevo”
26 aprile 1996: “Ricordo che questo omicidio avvenne dopo quello di Baccaiano ma non ricordo se nello stesso anno o l’anno dopo.”
verbale del 16 novembre 1996: “Io misi poi la mia macchina in un piazzaletto, una specie di slargo (...) Loro scesero per primi dalla loro macchina e andarono verso il furgone, poi chiamarono me; vidi che Pietro tirava fuori una pistola.
verbale del 26 aprile 1996: “Non so quanti colpi spararono. Io ero distante. Spararono dentro un furgone. Io vidi che sparò Pietro.”
Sette mesi dopo rilasciò nuove dichiarazioni: non sparò solo Pacciani.
Verbale del 16 novembre 1996: “Mi dette la pistola in mano e mi disse di sparare.”
Verbale del 16 novembre 1996: “Sparai verso il vetro, quello dello sportello” “non so se li colpii o no.”
16 novembre 1996: “Ricordo due o tre colpi, ma ero come imbambolato. (...) “Poi Pietro prese la pistola di mano mia e io rimasi bloccato lì, Pietro si portò dalla parte sinistra del furgone. Sentii altri colpi.”
Su questa circostanza neanche la Corte di Assise crede alle dichiarazioni di Lotti: “Pacciani non avrebbe mai fatto sparare a lui per primo col rischio di compromettere tutto il risultato”  ma non solo, se Lotti aveva funzioni di palo, nel momento in cui a Giogoli si trova a sparare, chi svolge la funzione a cui lui era preposto?
In realtà ciò avviene anche durante tutti gli altri episodi omicidiari poichè, a quel che riferisce Lotti, questi si trova sempre a 4/5mt dai suoi complici e non dove ci si aspetterebbe di trovare un palo!
udienza del 27 novembre 1997 - P.M.: Lei, le persone dentro, ha visto se erano sdraiate, sedute…
Lotti: Mah, io le ho viste dopo, quando gli ha aperto lo sportello e uno l’era piegato in qua e uno in là, verso il coso.
PM: Cioè, erano coricati, o seduti?
Lotti: No, uno gl’era morto così, da una parte, verso lo sportello che l’hanno aperto…
P.M.: E l’altro?
Lotti: E quell’altro vorsano… quell’altro sportello di là.
P.M.: Verso il dietro del furgone?
Lotti: No, della parte di là, della parte del volano.
P.M.: Della parte del furgone dove c’è il volano.
Lotti: Sì.
P.M.: Ma dietro, o sul posto di guida?
Lotti: No, dalla parte della guida.
P.M.: Dalla parte della guida, sì. Ma dico, nel dietro del furgone o nel davanti del furgone?
Lotti: Nel davanti.
Entrambe le vittime furono rinvenute nel retro del furgone.
La situazione peggiora dopo:
P.M.: Lei ricorda verso quale parte del furgone, non del volano, sparò? Se sul davanti o sul dietro del furgone?
Lotti: No, io davanti a il vetro.
P.M.: Sì, davanti al vetro ho capito. ma, rispetto al furgone, della parte dello sportello davanti, o della parte dello sportello dietro?
Lotti: No, dallo sportello davanti.
P.M.: Ho capito.
Il giorno successivo, come per magia, le due vittime cambiano posizione.
udienza del 28 novembre 1997 - Lotti: Invece no… No, m’ero espresso male ieri io. Invece eran di dietro dallo sportello. Di dietro… (...) Ieri dissi sul davanti, invece no. Di dietro…
incid prob fasc II pag.20:
Santoni Franchetti: Sul pulmino c’era della musica?
Lotti: Io non ho visto musica dentro.
Santoni Franchetti: Non c’era una radio accesa?
Lotti: Io non ho sentito nulla.
La domanda non è stravagante. I carabinieri e la Polizia, intervenuti sul luogo il 10 settembre 1983, trovarono la radio del furgone accesa.

Francesco Vinci
Il 12 giugno 1996, presso gli uffici della Squadra mobile viene nuovamente sentito Giancarlo Lotti. L’avvocato Neri Pinucci ha rinunciato al suo mandato e gli è subentrato l’avvocato Alessandro Falciani.
Video - 1:15:39 - Docu Rai 2 - Neri Pinucci
Il verbale del 12 giugno 1996 riporta: “Lei mi chiede se ho mai sentito dire da Pacciani o da Vanni se l'omicidio del 1983 ai danni dei due uomini tedeschi era stato fatto perchè all'epoca c'era qualcuno in carcere. Io di questo non ho sentito parlare. Insistono e Lotti: Io questa cosa non la so.
Nello stesso verbale, poco dopo: “Effettivamente il Vanni prima dell’omicidio mi disse che dovevano fare sortire uno dal carcere e che bisognava andare a fare l’omicidio.”
Vanni glielo disse.
Durante l’incidente probatorio, pag.99: “PM: Chi glielo disse? Lotti: Pietro.”
Per non fare un torto a nessuno nell’udienza del 03 dicembre 1997 alla medesima domanda Lotti risponde: “Ma insomma, me lo dissero tutti e due.” (fasc 58 pag.14)
Verbale del 12 giugno 1996: “Non conosco il motivo per il quale il Pacciani dovette fare quanto gli era stato chiesto. (...) Vanni diceva: “O facciamo sortire quello di carcere o ci andiamo di mezzo noi”. Non mi hanno spiegato altro.”
L’omicidio di Giogoli di Uwe Jens Rusch e Horst Meyer, a quel che riferisce Lotti, fu commesso per far uscire qualcuno dal carcere. Come si spiega allora la circostanza che segue:
verbale del 16 novembre 1996: “Poi Pietro aprì lo sportello e guardò dentro (...) Il Pietro si incazzò perchè erano due uomini.
Inc prob fasc II. pag.6 - Colao: Si arrabbiò perchè non potettero staccare le parti della donna?
Lotti: Sì, se sono due uomini…
Se quell’omicidio fu commesso per far scarcerare qualcuno, prelevare feticci era del tutto superfluo. Che motivo ebbe Pacciani di arrabbiarsi?
Ne avrebbe avuto motivo se, come dice Pucci, nel verbale del 18 aprile 1996, quell’omicidio “era stato uno sbaglio perchè credevano che uno dei due ragazzi tedeschi fosse una donna”
Il 12 giugno 1996 vengono mostrate a Lotti alcune foto di Francesco Vinci. Lotti: “È una persona che credo assomigli a qualcuno visto in giro a San Casciano non so dire dove nè con chi.”
Non sa chi sia, non sa come si chiami a giugno ma un mese dopo ha l’ennesima illuminazione: verbale del 15 luglio 1996, “Tale nome è quello di Vinci Francesco”, “questa persona, il cui nome gli fu poi fatto dal Vanni, lui l'ha vista due volte a San Casciano.”
Francesco Vinci? Francesco Vinci? E cosa c’entra adesso Francesco Vinci?
Il 10 giugno 1996, il capo della squadra mobile ha avuto modo di parlare con un detenuto del carcere di Sollicciano: Giuseppe Sgangarella.
Sgangarella è recluso a Sollicciano per un omicidio che ha commesso a Salerno il 15 agosto 1979. Ha stuprato ed ucciso un'amica della sorella di 6 anni e sta scontando l’ergastolo. Il 10 giugno 1996 rivela al capo della squadra mobile di Firenze: “Alcune cose che riguardano il Pacciani le appresi da Vinci Francesco, che io conobbi in carcere al centro clinico. Il Pacciani ancora non era detenuto ed il Vinci, con cui divenni amico e con cui instaurai un rapporto di fiducia, mi confidò che aveva conosciuto nella zona di San Casciano, circa dieci anni prima dal racconto, il Pacciani ed altre persone tra cui un postino, amico del Pacciani ed alcune prostitute.”
Sgangarella è noto agli inquirenti per le proprie dichiarazioni di fantasia “scarsamente attendibili” con le quali in più occasioni ha cercato di ingraziarsi gli organi di polizia nel vano tentativo di ottenere piccoli favori. Chiaramente non esistono altri riscontri a conferma del fatto che Francesco Vinci abbia frequentato San Casciano.
Calenzano
Verbale del 26 aprile 1996: “Dell’omicidio di Calenzano non so niente”. (...) Circa l'omicidio del 1981 a Calenzano io dico che non c'ero e che nè Vanni nè Pacciani me ne hanno parlato.”
e poco dopo: “Circa l’omicidio di Calenzano me lo hanno detto loro, Pacciani e Vanni, di averlo commesso, io non ero presente.”
Verbale del 26 aprile 1996: “Vanni e Pacciani mi hanno detto che la persona che indicò loro la coppia stava a Calenzano e si chiamava Giovanni. Io questo Giovanni non l’ho mai visto di persona ma loro mi hanno detto che ci veniva a S.Casciano. Pacciani e Vanni dicevano che Giovanni era un “BUCO”.
26 aprile 1996 - A.D.R.. “Vanni e Pacciani mi raccontarono che per l’omicidio di Calenzano vi era con loro il Giovanni, e che, dopo aver commesso l'omicidio, si recarono nell’abitazione dello stesso, che abitava lì vicino per lavarsi.”
Valgono le considerazioni già fatte precedentemente: nei verbali precedenti al 26 aprile 1996 Lotti mai ha riferito alcunchè su un certo Giovanni:
verbale del 21 febbraio 1996: “Non mi dice nulla il nome Faggi Giovanni”.
verbale del 26 aprile 1996: “Il cognome Faggi non mi dice nulla.”
 


 Il PM, dr Paolo Canessa: “Ma nei casi di confessione (può esserci una situazione ancora più delicata, ancora più complessa. Nel senso che,) colui che confessa può fare la cosiddetta chiamata di correo. Può dire: c'ero io, ho fatto questo, ma c'era anche un altro, o altri.
Eh, capite allora che in questo caso la verifica (di cui si parlava,) è una verifica che deve essere ancora più attenta, scrupolosa, perché nei casi di chiamata di correo non c'è solo da essere guardinghi per le responsabilità dell'autore, ma anche del chiamato.
(Eh, allora forse, una volta visto che è necessario vedere i motivi per cui qualcuno ha confessato e in più ha fatto la chiamata di correo,) la prima verifica che bisognerà fare, preliminare, è quella di verificare la capacità intellettuale, la capacità cosiddetta di intendere e di volere del chiamante, di quello che confessa, del teste. È un'operazione preliminare, perché è quella che ci mette un attimo con le spalle coperte, prima ancora di vedere cosa ha detto.”

Come dargli torto? Solo che si guardarono bene di disporre una perizia su Lotti per valutare se fosse in grado d’intendere e di volere!
Il 16 settembre 1996 la Procura della Repubblica di Firenze dispose qualcosa di ben diverso.
Incaricò i professori Marco Lagazzi, medico specialista in psicologia e professore a contratto di psicologia giudiziaria presso l’università di Genova ed Ugo Fornari, medico specialista in psichiatria e professore ordinario di psicopatologia forense presso l’università di Torino, di svolgere accertamenti clinici, criminologici e psichiatrico-forensi per verificare se Lotti fosse affetto da “impotenza sessuale organica o psicogena”, “quale ne fosse la causa”, e se la stessa potesse aver esercitato un ruolo nella dinamica dei delitti per cui Lotti era indagato.
Niente di niente circa l’idoneità a rendere testimonianza, niente di niente circa la capacità d’intendere e di volere.
Avvocato Filastò: "Perchè? Qual’è il motivo difensivo per cui non solo il difensore di Lotti non ha chiesto la perizia psichiatrica ai fini di valutare la capacità di intendere e di volere del suo difeso… (il quale sarebbe il succube, no? sarebbe il dominato no? sarebbe il passivo, no? sarebbe l’omosessuale plagiato no?) E come mai questo difensore si accontenta di una consulenza proveniente dall’ufficio del PM che non solo non riguarda il quesito specifico sulla capacità di intendere e di volere? A quale logica difensiva corrisponde l'opposizione all'istanza di perizia sul Lotti, fatta da questo difensore, da me? Questo giovane collega è il terzo difensore di Lotti, i primi due se ne sono andati, e sbatacchiando la porta, anche." (Udienza Processo a Mario Vanni +4 del 05 marzo 1998)

Avvocato Filasto: "Parlavo ieri l'altro con un altro giovane collega che, per l'appunto, abita vicino a dove io ho lo studio, Borgo Santa Croce. L'ho incontrato, si chiama Neri Pinucci, è stato il primo difensore di ufficio di Lotti, gli ho chiesto: 'senti Neri, ma mi par di ricordare a me, me lo ricordo bene io oppure no...'. (...) Gli ho detto, dico: 'senti ma...' - lo incontrai -'mi sembra... lo difendi te?' 'Si'. Dico: 'Senti, ma, almeno dai giornali, a me mi pare che ne racconti di balle questo tale, eh'. 'Ah', dice 'io chiedo la perizia psichiatrica', disse subito Neri Pinucci." (Udienza Processo a Mario Vanni +4 del 05 marzo 1998)

I professori Fornari e Lagazzi incontrano Lotti in tutto 5 volte: il 16, ed il 30 settembre, ma anche il 15,18, 29 ottobre e concludono rivelando che Lotti “è affetto da disturbi dell’erezione e dell’orgasmo di natura psicogena” e che il soggetto risulta “orientato in senso omosessuale”.
Una scoperta di non poco conto che però confligge con eventi del passato di Lotti. Questi pare abbia avuto reiterati rapporti con Filippa Nicoletti, con Gabriella Ghiribelli, con Alessandra Bartalesi e con altre prostitute frequentate a Firenze sia con Pucci che con Vanni. Non solo, a dire della Ghiribelli, Lotti, ebbe “rapporti sessuali anche con una certa Marisa di Massa e con sua sorella” (verbale del 05 giugno2003).
Un omosessuale a dir poco confuso.
Una settimana prima che i luminari incaricati della procura depositino il loro elaborato, Lotti, il 15 novembre 1996, consegna un manoscritto al personale della squadra mobile, benchè nell’udienza 03 dicembre 1997 dichiari: “So scrivere i’ mi’ nome e basta. Scrivere lettere, un ne so scrivere.”
Un manoscritto in cui, incredibile ma vero, in pratica anticipa il suo orientamento omosessuale….

Il giorno successivo, il 16 novembre 1996, chiarisce: “Mi hanno visto che ero andato con quest'uomo lì. Passando evidentemente mi videro: ero con la mia auto insieme al Butini, in una piazzetta vicino a dove ora c'è la Coop. (Via Empolese, dirà durante un’udienza de l’incidente probatorio fasc1, pag.38) Eravamo nella macchina mia, la 124, così ricordo. Era di buio anche se non so precisare l’ora. Io ho avuto, in quella occasione, un rapporto con Butini.”
udienza 03 dicembre 1997 - Presidente: Lei faceva la donna e lui l’uomo?
Giancarlo Lotti: No, io facevo l’uomo e lui la donna.
Nel verbale del 16 novembre 1996 aveva detto tutt’altro: “L’uomo lo faceva lui.”
Tutto sempre un po’ confuso...
Verbale del 16 novembre 1996: “Passarono in auto e videro. Vennero a casa mia Mario Vanni e Pietro Pacciani. Mi dissero che dovevo andare con loro altrimenti avrebbero parlato in giro. Dissero ‘Ti abbiamo visto così e così…’ e allora a quel punto lì dovetti andare. Mi dissero, per la strada, che si doveva andare a Giogoli.”
A quel che dice Lotti per non essere additato quale omosessuale aveva accettato di partecipare a quattro duplici omicidi…
Vengono fatte indagini a riguardo. Giovanni Bonechi il 4 gennaio 1997, dopo che diversi quotidiani hanno riportato dell’omosessualità di Lotti, dichiarò a verbale: “So, perché ne ho sentito parlare in paese, che il Lotti era un finocchio, nel senso che andava con gli uomini "per pigliarla in culo e non per metterlo". Questa voce l'ho sentita tanto tempo fa nel paese di San Casciano dal primi anni 80 in poi.” In udienza negherà la circostanza.”
Nell’Udienza del 04 luglio 97 viene sentito Lorenzo Nesi che tutto vede e tutto sa di San Casciano:
Avvocato Pepi: Io le chiedo questo, lei era a conoscenza che il Lotti fosse omosessuale?
Lorenzo Nesi: No.
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Nell'udienza del 04 ottobre 1997 viene sentito Paolo Faggioli che vive a San Casciano:
Presidente: Lei conosce il Lotti? Lotti Giancarlo?
P.F.: Sì.
Presidente: Ecco, sotto il profilo sessuale, come lo conosce lei?
P.F.: Normale.
Presidente: Normale. Sa se ha rapporti oltre che con le donne, anche con gli uomini? Li conosce direttamente?
P.F.: A me non mi risulta.
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Nel corso del processo a Vanni, Lotti ed altri, il 14 luglio 1997, viene sentito Fabrizio Butini. Colui che avrebbe avuto una relazione con  Lotti. Esclude essere omosessuale e di aver avuto rapporti con Lotti.
P.M.: Quando li ha conosciuti? Cominciamo dal Lotti.
F.B.: Mi pare nel 1990, mi pare. Non sono sicuro.
P.M.: Quando si è sposato, lei?
F.B.: Il 25 di giugno dell'81.
P.M.: L'ha conosciuto, il Lotti, qualche tempo dopo essersi sposato?
F.B.: No, no, l'ho conosciuto dopo, nel '90.
P.M.: E che macchina aveva?
F.B.: Aveva il 131 rosso, e uno beige mi pare.
Lotti non ha mai posseduto auto di color beige. Il 131 rosso lo ha avuto dal 23 novembre 1988 al 18 luglio 1995 per cui in epoca perfettamente sovrapponibile al ricordo relativo la loro frequentazione che è decisamente successiva al duplice omicidio di Giogoli del 1983.
Il Maresciallo dei Carabinieri di San Casciano Arturo Minoliti così si espresse in aula il 04 ottobre 1997:
Presidente: Il Lotti si dice che è un omosessuale, comunque una persona che avrebbe anche rapporti non... diversi dalle donne, eccetera. Ecco, lei cosa sa, cosa ha saputo di questa storia? 

Maresciallo Minoliti: Mah, nell'accertamento che ho posto in essere, chiedendo a varie persone dei luoghi solitamente frequentati dal Lotti, non è emersa una conoscenza in tal senso.”
 

Il rapporto con Pacciani 

Dalla perizia dei professori Fornari/Lagazzi: “Pacciani lo frequentavo poco; non mi era simpatico. Poi aveva fatto delle cose brutte con le figlie e la moglie sicchè non c’era da fidarsi mica tanto. Non mi andava di frequentarlo Voleva essere superiore agli altri. (...) Con Pacciani non c’era confidenza; non mi andava. Non potevo parlare tranquillamente con lui.”
E nel verbale del 06 marzo 1996: “Non mi garbava tanto andare da solo con lui. Era una persona la cui compagnia specialmente da soli non mi interessava, nel senso che preferivo non andare con lui”
Verbale 26 aprile 1996: “Pacciani non mi garbava come persona, era troppo violento, era sempre arrabbiato nero.”
Non gli piaceva Pacciani, non era una persona che aveva piacere a frequentare ma il 23 dicembre 1996 rilascia nuove sconcertanti dichiarazioni:
“Si dà atto che il Lotti ha dichiarato che all'epoca aveva cominciato da tempo a frequentare Pietro Pacciani recandosi a volte a casa sua a Mercatale. Ha quindi aggiunto che una volta in occasione di una di queste visite, il Pacciani aveva cominciato a toccarlo mentre si trovavano in casa. Ha altresi aggiunto che esso Lotti era rimasto meravigliato da tale comportamento del Pacciani aggiungendo di non sapere che il Pacciani andava con gli uomini e che fosse una persona così depravata. Ha infine aggiunto che era stato così costretto dalle circostanze a "prenderlo dietro" da Pacciani. Ha aggiunto che si trattava di un giorno molto prima dell'omicidio del 1982. Ha infine aggiunto che per questo motivo era stato costretto ad andare con Pacciani e Vanni nel 1982 a Baccaiano… (...) …dopo mi ricattava per quel fatto. Voglio dire che mi aveva in pugno e voleva da quel giorno che facessi ciò che diceva lui perchè mi aveva fatto quel che mi aveva fatto. Insomma da quel rapporto che ebbi in casa sua ho sempre dovuto fare ciò che diceva."
Pacciani chiaramente negò la circostanza e minacciò querele ma anche ben altro.
Dopo una ventina di interrogatori, finalmente Lotti riveló il vero motivo (si fa per dire) per cui fu costretto a partecipare a questi omicidi.
Sì perchè prima di giungere a questa a dir poco psichedelica versione ne raccontó diverse altre:
Verbale del 23 marzo 1996: “...quella notte mi hanno costretto ad andarci per forza. Non potevo dire di no. Mi minacciavano che altrimenti mi facevano fuori. Era Pacciani a minacciarmi, ma solo a parole e non con armi.”
Verbale del 26 aprile 1996: “...io dovevo andare per forza perchè mi minacciavano anche per strada, mi dicevano che dovevo andare con loro e che altrimenti mi sarebbe capitato di peggio. Loro quella notte erano in macchina davanti a me, ma io avevo paura a cambiare strada e a non andarli dietro, mi potevano anche sparare.”

Verbale del 26 aprile 1996: “Mi minacciarono, mi dissero che mi facevano fuori. Mi dissero che se non andavo mi venivano a prendere a casa”

Verbale del 12 giugno 1996: “Furono Vanni e Pacciani che mi convinsero ad andare con loro. In pratica fui costretto. Mi dissero: "devi venire per forza". Io non volevo andare ma Pacciani era "incazzato" con me e mi costrinse ad andare. Io mi impaurii perchè non li conoscevo abbastanza. Pacciani mi disse che se non andavo mi metteva le mani addosso.”

Trattandosi di una associazione a delinquere di stampo merendistico, come ebbe a definirla un avvocato durante il processo a Vanni, Lotti, Faggi, Corsi, non è detto che il movente dell’uno sia condiviso dagli altri. A quel che dice Pucci, per quel che può valere, Vanni e Pacciani uccidevano e prelevavano feticci “perchè gli garbava”, ed aggiunge: “A Lotti piaceva guardare, Pacciani e Vanni invece avevano passione anche per ammazzare” (verbale del 18 aprile 1996).
Questo chiaramente per tutti gli omicidi tranne che per quello di Vicchio che fu commesso poichè la povera Pia Rontini, sempre a quel che riferisce Pucci, “non voleva fare l’amore con loro”...
Lotti inizialmente non pare avere idea del motivo per cui vengano commessi questi omicidi: verbale del 26 aprile 1996: “Non mi dicevano perchè li ammazzavano”
Si può presumere lo facessero per prelevare parti anatomiche alle vittime. Visto che nel verbale dell’11 marzo 1996 riferisce che questi vennero nascosti in un fossetto a Vicchio ed in una buca a Scopeti, ma in realtà nel verbale del 9 aprile 1996 riferisce venivano conservati da Pacciani in una boccia di vetro in garage.
Sulla sorte dei feticci non ha le idee ben chiare, non che sul resto brilli in quanto a precisione e coerenza…
inc prob: fasc 2, pag.13: Dei feticci “che ne facevano non lo so”
Non lo sa ma nel verbale dell’11 marzo 1996 aveva dichiarato: “le parti della donna che lui aveva asportato le aveva portate a casa Pietro per nasconderli nel garage mettendoli in un involto. Mario mi disse che Pacciani ‘voleva farli mangiare alle figliole’ ma non so se effettivamente lo abbia fatto.”
Una nuova definitiva versione viene rilasciata il 16 novembre 1996: “A me Vanni disse che queste cose le davano ad un dottore che curava Pietro, però non ricordo nome e cognome. Io non ho mai visto questo dottore. Un giorno si fermò una macchina e ci parlò Mario ma io non sentii.”
verbale del 16 novembre 1996: “Non vidi bene l’uomo sulla macchina. (...) Mario mi disse che era il dottore al quale venivano dati i pezzi.”
Quindi ad un dottore? Mah…
Incididente probatorio: Avvocato Colao: Questi tagli, queste parti staccate alla donna a cosa servivano?
Giancarlo Lotti: “Mah, questo non lo so. (...) Tagliavano. A me non mi hanno detto mica a loro perchè gli servivano. (...) Loro non mi hanno specificato di preciso perchè.”
Avvocato Colao: Le mettevano in un barattolino nel garage, venivano conservate lì?
Giancarlo Lotti: Questo m’hanno detto… che lo mettevano giù nel… Poi che ne facevano non lo so.
La circostanza del dottore è come rimossa.
Torna nell’udienza del 27 novembre 1997.
Giancarlo Lotti: “Questo dottore andava a Mercatale, da Pietro, per prendere questa roba delle donne”.
P.M: C’era un motivo per cui prendeva queste cose? Gli dava qualcosa in cambio?
Giancarlo Lotti: Dice gliene pagava, poi io…

Il 24 marzo 1998 la Corte di Assise di Firenze, con presidente Federico Lombardi, dichiarò Mario Vanni colpevole dei reati a lui ascritti e lo condannò alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per anni uno; concesse le attenuanti generiche a Giancarlo Lotti, che fu condannato ad anni 30 di reclusione, assolse Alberto Corsi “perché il fatto non sussiste” e Giovanni Faggi “per non aver commesso il fatto”.
La corte di assise di appello di Firenze in parziale riforma della sentenza del 24 marzo 1998, nonostante la Procura generale avesse chiesto l’assoluzione per Mario Vanni, confermò l’ergastolo per Mario Vanni ma lo assolse per le accuse relative all’omicidio avvenuto a Calenzano; ridusse da 30 a 26 anni la pena di Giancarlo Lotti. Confermò l’assoluzione per Giovanni Faggi. Pene confermate in Cassazione.
Le motivazioni della sentenza di primo grado giustifica le dichiarazioni spesso discordanti di Lotti come segue: “Con tali ultime dichiarazioni il Lotti ha dunque abbandonato la linea difensiva del tutto assurda ed inverosimile seguita fino ad allora, linea che mirava a far credere, in un primo momento, che era stato soltanto un occasionale spettatore dell’accaduto (prime dichiarazioni) e, successivamente, che aveva invece partecipato ai vari episodi di omicidio però soltanto per costrizione di Pacciani (intermedie dichiarazioni). Tale premessa appare dunque doverosa, non solo ai fini di meglio “capire” la successione dei fatti, ma anche e soprattutto al fine di meglio valutare la “credibilità” del Lotti, posto che le sue “prime” ed “intermedie” dichiarazioni non sono sempre in linea con le “ultime” perché allora il Lotti aveva avuto tutto l’interesse a dare una versione di comodo, dal quale risultasse la sua presenza sul posto ma non il ruolo realmente ricoperto: si spiegano così alcune inesattezze o contraddizioni rispetto alle dichiarazioni finali”
Francamente neppure le finali dichiarazioni sono così lineari e coerenti ed hanno contraddizioni difficilmente sanabili.
Ho letto spesso siano difficilmente spiegabili le ammissioni di Lotti se questi fosse stato estraneo agli omicidi del cosiddetto mostro di Firenze. Credo che la questione sia mal posta.
Lotti non è che non aveva niente da guadagnare confessando il proprio coinvolgimento, Lotti non aveva niente da perdere!
CONSUL. Fornari: Sì, lui ci ha fatto capire molto bene che la situazione così gli andava bene, insomma. Lui era un privilegiato.Quando abbiamo visto noi...
PM: Cioè, ha capito di essere un privilegiato.
CONSUL. Fornari: Sì, sì, infatti lo ha detto...
PM: Secondo voi...
CONSUL. Fornari: Sì, sì, lo ha fatto capire chiaramente che aveva capito benissimo... Portato avanti e indietro, protetto, coccolato, ben servito, ben seguito, da noi stessi. Insomma, voglio dire, non c'era, non ci voleva molto per capire che era una situazione in cui lui si trovava perché aveva detto alcune cose.
È illuminante quel che dice il Pm, il dr Canessa nella sua requisitoria:
“…È una persona che non ha valori, c'è poco da fare, lo ha dimostrato, ma non solo con le azioni, sul modo in cui mi racconta le cose. Non c'è niente, non c'è nessun valore che lo interessa, che lo prende. Il mondo intorno a lui è inesistente.
Le uniche cose di cui si occupa, ce lo ha raccontato, sono la soddisfazione dei bisogni elementari. E' un soggetto semplice e quindi è chiaro che i bisogni elementari sono i bisogni primari cui tutti sono portati naturalmente a dare soddisfazione. E quali sono le sue necessità, quelle che vi ha raccontato? Un tetto, un tetto qualsiasi”

Gli hanno concesso qualcosa di più: due agenti che lo hanno accudito, gli hanno fatto compagnia, lo hanno condotto a mangiare e a svagarsi. Non solo, come pentito ha ricevuto finchè è stato in vita anche uno stipendio che spetta ai collaboratori di giustizia.
Per uno come Lotti, che faceva fatica ad arrivare a fine mese, credo sia stato un po’ come vincere alla lotteria!

"Uno non cade in contraddizione solamente se dice la verità, sempre. (...) Perchè quando cominciamo a dire prima una cosa e poi un’altra, ci si dimentica di quello che si dice e dopo si fa errore…”

Federico Lombardi, Presidente della Corte di Assise che giudicò Vanni, Lotti, Faggi, Corsi.