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sabato 22 agosto 2015

- 22 agosto 1968 -

22 agosto 1968 - 22 agosto 2014
Barbara Locci e Antonio Lo Bianco

giovedì 30 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 3 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

Avvocato Mazzeo: Ora, come fate voi, a dire che non esista la possibilità di una diversa soluzione, di fronte ad un giudizio espresso dieci anni dopo da dei testimoni che dicono: 'io ho visto delle macchine girare e le ho collegate all'omicidio'. E che c'entra Vanni, rispondo io. Deve essere esclusa la possibilità di una diversa soluzione; deve essere esclusa la possibilità di una diversa soluzione. Deve essere certo l'indizio, deve portare verso una direzione unica. E allora, tanto per fare un esempio di indizio serio, invece, di indizio vero non serio: questi non sono neanche indizi, questi sono sospetti. E il sospetto deve essere il costume dell'inquirente. Il sospetto è una cosa nobilissima. Deve essere il costume di vita dell'inquirente il sospetto. Ciò che meraviglia, in questa vicenda, è che di questo costume si siano completamente spogliati, ignudati gli inquirenti, a proposito di un reo confesso come è il Lotti. Nei suoi confronti il sospetto non è stato usato. Tutta la fatica è stata impiegata, impegnata nel cercare disperatamente riscontri a ciò che lui dichiarava. Mah, questo è un atteggiamento mentale che in partenza è sbagliato, Signori. Se, da me inquirente, non so se ricorderete quando io facevo delle domande al dottor Giuttari, in proposito, dico: 'ma è venuto da lei, il Lotti?' Dice: "No". Comincia subito a mettere le mani avanti, già questo è antipatico. Dice: "No, ma, non è venuto da me, è venuto dal Pubblico Ministero, io mi sono...". "No, no, lei è il Capo della Squadra Mobile, perbacco! È sui giornali tutti i giorni, no? Allora, risponda alle domande". "È venuto da lei, il Lotti", che dice: io, io, mi minacciava, mi voleva svergognare in paese. Sono stato costretto, facevo il palo, io ho visto, io ho visto." Benissimo. La prima regola per l'inquirente è fare esercizio di sano sospetto proprio nei confronti di un colpevole, tra l'altro, voglio dire, neanche di un testimone. E, allora, quando viene il Lotti e ti dice: andiamo a vedere i sopralluoghi, guarda sì, questa è la piazzola. Dice cose che sanno tutti, pure io, voi, tutti. Le abbiamo lette per dieci, dodici anni sui giornali; non ha detto niente. La via di fuga: ha detto cose che non sapeva nessuno; ma scusate, se uno vuol dire una bugia bisognerà pure che se l'inventi una via di fuga. Anzi, quei sopralluoghi sono la prova provata che lui non c'era mai stato. E perché? Perché uno che di notte, seguendo un'altra macchina e come dichiara lui stesso: "C'era un tale polverone". Lo dice, lo dice, voi ve lo ricordate. "La macchina guidata dal Pacciani» - dice "sollevava un tale polverone, perché andava su strade secondarie e di corsa" - sto parlando di Vicchio, in particolare - "tale che io ci vedevo proprio il giusto, guardate, pochissimo appena i fari davanti." Eccetera. E poi, dopo undici anni - qui si sta superando un'altra volta la soglia del ridicolo, non so se ve ne siete accorti - dopo undici anni vi viene a raccontare, viene a raccontare prima che a voi, agli inquirenti - perché non è colpa vostra - agli inquirenti, ma questo: la fonte, il torrente; prima scorreva meno acqua, la casa. Sapete cosa sarebbe stato un indizio? Se lui, dopo aver portato gli inquirenti in una casa qualunque - perché uno che racconta una storia, benedetto il Signore, anche con i limiti di fantasia intuibili in Lotti, va beh, se poi la devo raccontare con i pochissimi particolari che ha dato; una casa, una via di fuga dovrà pure indicarla. Perché la prima domanda che gli fanno: ma insomma da dove siete scappati via? - e indica una casa, una casa abbandonata; evidentemente. Tra l'altro, anche qui lui dice che era un rustico in costruzione e poi viene fuori che era una colonica di duecento anni prima. Insomma, lasciamo perdere; può darsi che non abbia grandi nozioni di architettura. Dico, quale sarebbe stato l'indizio? L'indizio sarebbe stato se, entrati in questa casa, quando lui ha messo la manina nella buca, ce l'avessero trovata davvero la pistola. Allora sì. Quello sì che sarebbe stato, avrebbe dato, avrebbe illuminato, finalmente, di luce questa vicenda. O riscontro oggettivo: io vi sto raccontando delle cose, io sono arrivato - apprezzo molto il sorriso del Pubblico ministero, mi auguro che potrà sfogarsi nella sua replica - dico, vi sto dicendo la verità, non vi sto dicendo una cosa che vi potrebbe dire chiunque, anche uno che inventa. Tanto è vero che lì qualcosa c'è; invece non c'è nulla, ci racconta di buche, eccetera. Allora, qual è la differenza tra indizio e sospetto con riferimento alle macchine, per esempio? Caroselli di macchine. Vanni. E beh, Vanni doveva essere lì, e sennò come si fa a dire che è credibile il Lotti, no? Ecco, dalla sentenza vi leggo, della Corte di Cassazione, eh. Voi, ricorderete tutti il caso di quella disgraziatissima ragazza, Milena Sutter, rapita e uccisa dal Bozano. Fu un processo sommamente indiziario, perché si arrivò proprio attraverso proprio un'analisi puntuale di una serie di indizi, numerosi, precisi, concordanti, univoci e certi ad arrivare alla condanna di questo individuo. Il quale naturalmente ha negato fino in fondo, difendendosi abilissimamente. Tanto è vero che in Assise di I grado fu assolto con una sentenza della Corte di Assise di Genova che fu censurata dalla Suprema Corte, perché aveva valutato i vari indizi in modo sconnesso, separato l'uno dall'altro. Cioè, invece di avere... perché dice che devono essere gravi, precisi e concordanti. Tutti, valutati complessivamente, devono portare verso un'unica direzione. Invece, la Corte di Assise, commettendo un errore logico - di I grado - li aveva valutati uno ad uno; e uno a uno si spogliavano, insomma, deperivano questi indizi, no? E alla fine dice: "non esiste la prova certa". All'epoca si diceva: "insufficienza di prove". Con riferimento al discorso presenza dell'imputato sul luogo del delitto, macchine, contromacchine, guardate che differenza che c'è tra un indizio, un indizio vero, e le cose che ci ha raccontato il Pubblico Ministero, in questa vicenda. Dalla sentenza della Corte di Cassazione 25 marzo '76, Bozano: "In ordine alla presenza del Bozano sul luogo del rapimento, nello stesso momento in cui questo era stato commesso, ha rilevato la Corte di Assise d'Appello - che lo aveva condannato - "che tale presenza risultava in modo certo dalle convergenti e non sospette deposizioni dei testi: Moraldi, Collatuzza e Muller, i primi due abitanti uno di fronte e l'altro a fianco della scuola svizzera frequentata dalla povera ragazza, dalle quali era emerso che anche alle ore 17.00 del 6 maggio '71, il Bozano" - si dovrebbe dire il Vanni, e chi lo dice il Vanni ? Nessuno lo dice - "il Bozano era appostato con la macchina davanti alla suddetta scuola, per cui" - conclude la Corte - "il collegamento logico tra tale fatto ed il rapimento di Milena Sutter doveva considerarsi automatico". Questo è l'indizio certo, la cui interpretazione porta verso un'unica direzione, che non è suscettibile di molteplici interpretazioni, ma di una sola, al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma lì, nel caso di Bozano, c'erano: tre persone che lo avevano visto all'ora del rapimento nella sua macchina - la famosa Spider rossa, ve lo ricorderete, facilmente riconoscibile proprio perché era una Spider - lui, lui persona fisica, Bozano "il biondino" davanti alla scuola svizzera. Provate a confrontare, a paragonare questo, che è un indizio, per davvero. Qui, sarebbe il caso di dire che già questo da solo bastava a incastrarlo, non ad ingannarlo, a incastrarlo; poi ci arriviamo. Dico, e quello che vi è stato raccontato di queste assurde girandole. Dice: ma, sì ma io ho riconosciuto... Questi testimoni che, dopo dieci anni, soffrono tutti di mania di protagonismo. A me non mi avete tenuto in considerazione prima. Noi abbiamo un debito di riconoscenza, anzi gli chiediamo scusa al testimone che non l'abbiamo cercato prima". E che hanno visto, questi? Dunque. Intanto i luoghi del delitto, nel caso nostro, erano - parlando di Scopeti e di Vicchio - delle piazzole e dei luoghi ben precisi. Le macchine non sono state viste in prossimità o davanti ai luoghi del delitto. Sono stati visti in movimento delle macchine con delle persone dentro. "Una" - dice la Ghiribelli - "mi è sembrata, per il colore un po' sbiadito quella del Lotti. Quando l'ho detto c'è rimasto male." Beh, vorrei vedere che ci rimanesse bene. Che è sintomatico di un qualche cosa, questo? Che ci rimane male. Dice: ma non sarà mica è lui il mostro di Firenze? Come si reagirebbe? Eh, ma riuscite ad avvertirla, no, dico, la differenza di peso tra questi lampi e queste certezze? Il Bozano, visto e riconosciuto, lì davanti nel momento del rapimento. Paragonatelo con lui, perché io assisto lui. A me del Pacciani non mi interessa, io assisto lui. Qualcuno dice che ha visto Pacciani. E che vuol dire? Io assisto Vanni, di Vanni non parla nessuno. Chiederei una sospensione, Presidente.
PRESIDENTE: Va bene. 
Segue...

mercoledì 29 luglio 2015

- 29 luglio 1984 -

29 luglio 1984 - 29 luglio 2014
Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci
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martedì 28 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 3 marzo 1998 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte

Avvocato Mazzeo:  E questo la Cassazione, eh. Perché a furia di vedere i film americani - me lo perdoni, il Presidente, non mi rivolgo a lui, dico - dove si vedono sempre i poliziotti buoni che hanno trovato finalmente il colpevole e il solito giudice che poi gli dà la libertà condizionata, poi alla fine diventa anche quello. Sai, la suggestio... La calunnia è un venticello. No, un martellamento. Io ci ho avuto dei clienti che, addirittura, si esprimono come nei film americani. Invece di "Signor Giudice", quando vengono lì, dicono: "Vostro Onore". Ho avuto qualche cliente, capito? "Vostro Onore". Ormai è tutto americanizzato, no? È tutto spettacolo. Purtroppo, in qualche misura, anche queste cose terribili e tragiche diventano spettacolo. Sono concessioni, personalmente, di pessimo gusto. Perché poi i processi veri che fanno in America, non sono quelli, eh. Perché gli americani hanno una sensibilità giuridica molto più raffinata della nostra. Non è a caso che il nostro Codice di procedura penale si ispira proprio ai loro meccanismi di ricerca della verità. E il meccanismo di ricerca della verità che risale a Aristotele, dice: "Nelle vicende umane io posso essere, posso avere la certezza etica-nicomachea (?)", capitolo 105. Io posso avere soltanto la certezza di ciò che non è vero; io posso arrivare alla verità nelle cose umane soltanto per negazione. Questo non è vero, questo non è vero. Questo è sbagliato, questo è falso, questo è contraddittorio, questo è inverosimile, questo è ridicolo. Via, via via, via... Cosa rimane? Vediamo: lì. Così, ci arrivo alla verità. Non con i teoremi, eh. Non quando io vedo quello che voglio vedere. Io devo vedere ciò che è, non ciò che mi appare, o ciò che io desidero. In ogni disciplina c'è un grado di verità che è consono alla natura dell'argomento che si tratta. E sarebbe ugualmente sbagliato per un matematico essere persuasivo e per un oratore essere dimostrativo. Ovviamente non sono parole mie, ma si era aperta la parentesi su Aristotele. Sono questi i criteri. Nelle cose umane, alla verità si arriva per negazione. Non si può pretendere, come non può pretendere un matematico di essere persuasivo, non deve persuadere, deve essere dimostrativo, deve essere apodittico un matematico; così altrettanto sbagliato sarebbe pretendere da un oratore non di essere persuasivo, non di muoversi attraverso questi criteri di ricerca della verità, ma di esser invece a sua volta apodittico. E che cosa è più apodittico del fatto: siccome il coltello ce l'aveva nel forno, allora quello è il coltello del delitto. Se non è apodittico questo, se non è un'offesa al buonsenso comune, un ragionamento di questo tipo. E perché? Perché, come ho detto prima, gli indizi devono essere certi; quello, per essere un indizio serio e certo doveva portare verso l'unica direzione. E qui il Pubblico Ministero, sicuramente in buona fede, a proposito del coltello dice delle cose che non sono esatte, perché contrastano con le carte processuali. Cioè, dice, il Pubblico Ministero... fa uno sforzo di immaginazione ulteriore, in perfetta buona fede, per l'amor di Dio! Ci si innamora delle proprie teorie - l'ho detto prima - ma voi Giudici popolari, in particolare, siete qui per fare esercizio di buonsenso, comunque eh, non per innamorarvi delle costruzioni giuridiche. Pagina 55 dice: "'Era quello, era quello che io ho visto usare da Vanni negli omicidi'. Vedete che è un'indicazione di Lotti molto forte, che per quanto riguarda il Vanni trova riscontri" - senti che uso della parola riscontro - "nel modo di custodirlo?" Attenti, Signori, a non custodire fuori posto gli arnesi da cucina e le stoviglie, perché è pericoloso. Se poi qualcuno vi chiama in correità, arriva la Polizia e vi trova una pentola fuori posto, potrebbe pensare chissà che cosa; magari a riti stregoneschi o magici. Chi lo sa! E poi dice, il Pubblico Ministero: "Cosa ci ha detto il professor Maurri?" Eh, io lo so cosa ci ha detto, me lo son segnato. Dice il Pubblico Ministero: "Perfettamente compatibile". Questo si sarebbe stato un riscontro, una perizia. Una perizia seria, tecnica che, riscontrando le lesioni sulle vittime, specialmente quelle dove c'è stata l'escissione del seno - anche questa parola "escissione", a questo punto, turba; si tratta di squartamenti, eh, questa è la parola; è inutile usare termini che sterilizzano le cose -Dice: "Perfettamente compatibile" - dice - "una volta visto, con l'arma usata nei delitti". Non ha detto mai questo, il professor Maurri, eh. Questo è un ulteriore salto di immaginazione, di suggestione: "La calunnia e un venticello". Il professor Maurri nell'udienza 12 novembre del '97, dice: "Quello che gli hanno sequestrato al Vanni è senza dentellatura e con punta smussa, non idoneo a produrre le lesioni riscontrate" - ovviamente dice - "ora come ora". Perché sono passati dodici anni. Gli vien chiesto insistendo: "Ma quindici anni fa?" Dice: "Ma la punta doveva averla" - dice Maurri - "quindici anni fa". Quindi, teoricamente, conclusione: "non del tutto incompatibile”, testuale. Il professor Maurri, messo alle strette: 'ma, insomma, che- vi devo dire ragazzi. Io non sono mica un veggente, non sono mica la Sibilla delfica, io se vi dico che così, anche ad occhio, a guardarlo non c'entra nulla; volete che io vi dica come era quindici anni fa? Non lo so, non l'ho visto quindici anni fa. Risposta sensata, buon senso comune: "Se me lo mostravate quindici anni fa, potevo essere più preciso". E, comunque, aggiunge: "Mah, quindici anni fa, la punta la doveva avere. Ora non ce l'ha, perché il collega ... non ce 1'aveva neanche la punta." Quindi per le escissioni da punta. Dice: "Mah, non del tutto incompatibile".. Nella requisitoria finale diventa "perfettamente compatibile, una volta visto, con l'arma usata nei delitti". No, non si ricerca così la verità. No, non è questo il sistema, mi sia consentito. È vero che c'è la dialettica delle parti, accusa e difesa, il Giudice è terzo; ma il Pubblico Ministero ha anche il dovere di chiedere l'assoluzione, quando non ci sono dei mezzi sufficienti, eh. Qui, probabilmente è stato trascinato, diciamo, dalla umanissima enfasi delle sue tesi. Ma noi rimaniamo con i piedi per terra. Allora gli indizi. Perché, guardate, che questo processo si fonda sulla chiarezza di indizi e riscontri oggettivi. Poi, il resto sono meccanismi, regole di giudizio positive già precostituite dalla legge per cui da quelle non vi potete spostare. Voglio dire, come ho detto prima, se anche si arrivasse ad una valutazione - e ce ne vorrebbe, ma insomma, parleremo anche di questo - positiva, circa la credibilità e circa l'attendibilità intrinseca del Lotti, se poi non troviamo riscontri oggettivi non serve a nulla. Dobbiamo fermarci, dobbiamo sospendere il giudizio. E, quindi, che cosa sono gli indizi? Qui mi limito ad una lettura brevissima, perché sono massime della Suprema Corte di Cassazione che potranno - mi auguro - aiutarvi a discernere. Perché ogni volta che vi si parla di un particolare: la macchina, la Bartalesi, la Ghiribelli, il Pucci - poi non ne parliamo, poi arriveremo anche al Pucci - e tutte queste altre cose. Se voi, ecco, avete presente - io mi riferisco soprattutto ai Giudici popolari - se voi avete presente quelle che sono le indicazioni di logica elementare, potrete voi fare la cernita. Giudicare significa scegliere, eh. Quindi, nel giudicare dovete scegliere: questo va bene, questo non va bene. Non ne va bene nessuno, secondo la mia modesta opinione, e non per dovere di ruolo e di difensore. Allora, Cassazione 4 aprile del '68, ingiustizia penale del '69, Volume 3, pagina 59, Costante: "Gli indizi si differenziano profondamente dalle congetture. Perché, mentre queste sono costituite da intuizioni, apprezzamenti, opinioni, gli indizi consistono in fatti ontologicamente certi, collegati tra loro in guisa che per forza logica sono suscettibili di una sola e ben determinata interpretazione". Ancora, Cassazione 25 marzo del '76, caso Milena Sutter, sentenza Bozano. Poi ci torneremo, perché lì, lì c'erano degli indizi seri, infatti è stato condannato. E dice questa massima: "Gli indizi devono portare ad un convincimento che non deve avere contro di sé alcun dubbio ragionevole." Che non deve avere contro di sé nessun dubbio ragionevole. Ancora, Cassazione 25 maggio del '95, numero 5838, Avanzini: "La circostanza assumibile come indizio deve, perché da essa possa essere desunta l'esistenza di un fatto, essere certa". Ancora: "Tale requisito" - dice - "benché non espressamente indicato nell'articolo 192 del Codice procedura..." Infatti dice il 192, quando ve l'ho letto, dice: "L'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi, a meno che questi siano" - usa questi aggettivi - "gravi, precisi e concordanti". Gravi, precisi e concordanti. Dice la Cassazione: "Tale requisito della certezza, benché non... è da ritenersi" - dice - "insito nella precisione di tale precetto. Con la certezza dell'indizio, infatti, viene postulata la verifica processuale circa la reale sussistenza dell'indizio stesso, posto che, non potrebbe essere consentito fondare la prova critica" - cioè la prova indiretta, l'indizio che fonda la credibilità del Lotti - "su di un fatto solo verosimilmente accaduto" - solo verosimile - non certo supposto od intuito, inammissibilmente valorizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, personali impressioni od immaginazioni del decidente". Oh, guardate quante parole: impressioni, suggestioni, immaginazioni, sospetti, ipotesi di lavoro, desideri. Hanno desiderato che in quelle macchine che giravano intorno a Vicchio, quella sera, ci fosse il Vanni; ma nessuno l'ha detto che c'era Vanni. Vanni non lo nomina nessuno. Quello sarebbe stato un indizio, perbacco! Dice: 'ha visto Vanni in una di quelle due macchine che giravano là intorno'. Intanto un testimone... un testimone che mi viene a dire - lasciamo perdere a distanza di dieci anni, valuterete, eccetera, ma già questo, del testimone deve essere valutata l'attendibilità -il testimone, in perfetta buona fede, può esprimere una sua impressione, una sua immaginazione che non può essere utile, per esempio, alla ricerca della verità. E, certamente, un testimone sentito il giorno dopo ha un valore molto maggiore di un testimone sentito dieci anni dopo, pescando nelle carte, eccetera. Questo mi pare evidente, anche qui il buonsenso comune, no? Mah, oltre questo fatto, un testimone che dice: "Nei dintorni della piazzola di Vicchio" - perché questo dice, non ha detto neanche all'imbocco della piazzola, nei dintorni - "la sera dell'omicidio, in ora prossima a quella" - perché non c'è nient'altro di preciso - "io ho visto due macchine: una rossa e una bianca, una scura e una chiara, accorrere a velocità sostenuta." 'E forse in quella davanti' - non so se lo dice qualcuno -'c'erano due persone, in quella di dietro ima, o una e una', eccetera. E beh, il testimone intanto, per il fatto stesso, Signori Giudici, che sta venendo dagli inquirenti a raccontare questa cosa, ha già espresso un giudizio. Già vale pochino la sua testimonianza, perché lui si è presentato spontaneamente a esprimere un giudizio, a dire cioè: 'guardate Signori, io, ho collegato la vista di due macchine, non meglio identificate, né targa, né identikit degli occupanti, zero...'. Di Vanni non parla mai nessuno. 'Io ho identificato queste due macchine e nella mia mente ho fatto un collegamento logico: ho collegato queste due macchine all'omicidio'. Grazie, lei è stato molto urbano e civile, dice l'inquirente, però se mi permette questo collegamento logico lo dovrei fare io; vediamo se quello che lei mi sta raccontando è utile a me. Quindi, c'è un testimone che si permette lui, in qualche modo, di fare il giudice. Un po' come il Lotti, no? Si diceva nel Medioevo: "Relevatio ab onere probandi", rilevare i Giudici dalla fatica di cercare la prova. Eh, arriva uno che confessa, dice: voi dovete solo... "relevatio ab onere iudicandi", addirittura. C'è il chiamante in correità che, in pratica, lui che si sostituisce a voi. Se voi prendete, pedissequamente quello che lui dichiara, acriticamente come dice il Pubblico Ministero. Dice: "Non dobbiamo affannarci a capire". Ecco, se voi non fate questa operazione, è lui il giudice, è lui seduto lì in tutte quelle dodici sedie, non voi. Mamma mia, dodici Lotti seduti lì. Quindi, dico, hanno visto delle macchine; è stato portato come indizio; addirittura è stato portato come riscontro oggettivo, poi arriveremo al riscontro oggettivo. Signori della Corte, no, non ci siamo proprio. Perché voi dovete dire come sia possibile una vicenda di questo tipo: le macchine, il carosello delle macchine a Scopeti e a Vicchio. Cassazione: "La correlazione tra la circostanza indiziante" -queste macchine che girano lì intorno, è una circostanza indiziante; la correlazione tra queste macchine è il fatto da provare: lui il colpevole, lui, eh, io sto parlando di Vanni, eh. "Deve essere tale" - dice la Cassazione - "da escludere la possibilità di una diversa soluzione". 

lunedì 27 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 3 marzo 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza parte

Avvocato Mazzeo:  Torniamo alla chiamata in correità. Con tutte le annotazioni e le connotazioni che ho fatto prima e che riguardano la tradizionale considerazione di questo strumento di prova estremamente cauta da parte dei nostri Giudici -Giudici di merito, Giudici di legittimità, quindi, i Giudici di merito è Cassazione - la figura dell'imputato testimone, figura ibrida, no? E quindi alcune definizioni, neanche troppo antiche, della chiamata in correità da parte di Giudici della Suprema Corte di Cassazione. "Fonte equivoca e malsicura." Quindi, questo atteggiamento di razionale diffidenza verso la chiamata in correità. "Fonte equivoca e malsicura", Cassazione, 23 gennaio '84, Azzalin. "Fonte impura. Fonte di prova impura", Appello di Roma 27 febbraio '58, Piccirilli, "Dichiarazione proveniente da persona la quale mira, immancabilmente, a diminuire le proprie responsabilità." Cassazione, 23 novembre del '51, Spedicato. "Dichiarazione proveniente da una fonte non moralmente limpida e che è animata da un interesse." Cassazione, 22 dicembre '86, Alfano. "Prova gravata di sospetto." Cassazione, 11 luglio '89, Ferro. Così i nostri giudici, da sempre - io ho fatto una ricerca che va indietro di 50 anni, ma penso che se fossi andato a prima della guerra sarebbe stato lo stesso - così i nostri giudici, da sempre, con un atteggiamento di razionale diffidenza si sono posti di fronte a questo, chiamiamolo, mezzo di prova. E, proprio per queste ragioni, il nostro nuovo Codice di procedura penale, perché fino al 198 9, quando era in garante il vecchio Codice di procedura penale, c'era grande discussione in dottrina e in giurisprudenza se la chiamata in correità, proprio per queste sue connotazioni che ho illustrato, si poteva considerare valida, nuda o vestita. I Giudici togati ricorderanno: la chiamata in correità come deve essere? Nuda o vestita? Cioè a dire, è sufficiente l'esame della credibilità e della attendibilità intrinseca del chiamante, nuda, per considerarlo un mezzo di prova - e quindi comunque un esame va fatto, su questo - oppure deve essere necessariamente vestita? Cioè a dire ci vuole il famoso riscontro oggettivo. Cioè, ci vogliono elementi esterni che non provengono dal chiamante, che non siano autonomi i mezzi di prova sennò la chiamata in correità non servirebbe a nulla, se c'è già un mezzo di prova che accusa qualcuno; ma che siano delle indicazioni certe che possano suffragare. Nuda o vestita, la polemica, chiamiamola così, è stata superata brillantemente dal nuovo Codice di procedura penale. Perché quell'articolo 192 III Comma, che ho letto prima, lo dice in modo, detta ima regola positiva di giudizio, regola positiva di giudizio. Dico per i Giudici non togati che c'è una regola dove non si può prescindere. Perché, una sentenza che non tenesse conto di questa regola costituita a giudizio sarebbe già affetta da difetto di motivazione. Quindi, Cassazione. La regola positiva di giudizio è che la chiamata in correità può anche essere intrinsecamente attendibile, il chiamante in correità, l'accusatore, può anche essere credibile per una serie di validissime ragioni, ma se non ha anche un riscontro oggettivo, non bisogna neanche tenerne conto. Perché c'è una presunzione relativa di non credibilità, a proposito di questo mezzo di prova. Ecco, una delle massime che ho citato dice: "Dichiarazione proveniente da persona la quale mira, immancabilmente, a diminuire le proprie responsabilità. Ecco, Signori, questo sano realismo razionale di diffidenza voi ne avete avuto - proprio con riferimento a questo: "mira immancabilmente a diminuire le proprie responsabilità" - ne avete avuto la riprova in un sacco di occasioni, numerosissime occasioni, durante questa istruttoria dibattimentale. Proprio con riferimento al Lotti. Mira a diminuire le proprie responsabilità. Dice: "Ma io andavo con loro..." Il movente di Lotti, con riferimento a Lotti, è sempre rimasto galleggiante, a mezz'aria, sospeso. "Io ero costretto per due ragioni", poi non si sa qual è quella prevalente, che ha detto entrambe le cose. "Io ero costretto perché Pacciani mi minacciava fisicamente." Cioè, 'io avevo una soggezione fisica nei confronti del Pacciani', e poi dice contestualmente : "No, io ero costretto anche perché Pacciani mi aveva costretto a subire rapporti omosessuali e io temevo di essere svergognato presso la mia comunità." E va bene, ma insomma, sono due cose che non… Poi, dice: 'andavo lì, facevo il palo, non facevo il palo...' Poi vedremo che, quando dice che fa il palo, lo fa in certi posti in cui è impossibile fare il palo, insomma. Tutto questo risponde proprio a questa valutazione che ha fatto il giudice, di legittimità, quando dice: 'io devo stare attento di fronte alla chiamata in correità, perché chi chiama in correità mira immancabilmente a diminuire le proprie responsabilità'. Questo è successo, lo avete avuto sotto gli occhi, col Lotti. La progressione delle dichiarazioni e tutto il resto. Ecco. E quindi la necessità, proprio come regola positiva di giudizio, affermata dal III Comma del 192, sotto pena di andare contro la legge, se non se ne tiene conto, al di là della convinzione che poi uno si fa circa la colpevolezza o innocenza degli imputati, perché qui non siamo a fare giustizia sommaria, ma giustizia. Io non amo gli aggettivi, non esiste la giustizia sommaria, esiste la giustizia; non esiste l'onestà intellettuale, esiste l'onestà. Ecco. Quindi, dico, i riscontri. Dice: "Altri elementi di prova occorrono..." Quindi, "Altri elementi di prova che ne confermino 1'attendibilità." Gli altri elementi di prova, la Suprema Corte ha avuto modo di spiegare in più occasioni che non c'è limite qui. "Altri elementi di prova", può essere prova diretta, prova indiretta; può essere prova provata, indizi. Indizi, indizi. Uso sempre il plurale, perché lo usa il Legislatore. Non indizio, "Indizi certi, numerosi, gravi, precisi, concordanti." I requisiti degli indizi. Anche gli indizi possono rappresentare riscontro. Sono stati chiamati, siete stati - voi - sommersi, anzi, vorrei dire, da una raffica di cosiddetti "indizi", nella prima settimana delle discussioni. Da una raffica di cosiddetti "riscontri oggettivi". Io molto sommessamente dico che non ho mai sentito usare la parola riscontro oggettivo e la parola indizio così a sproposito come in questo processo, mi si consenta. E non perché lo dico io, ma perché lo dice la Corte Suprema di Cassazione. E allora, ancora una volta, facendo esercizio di sano buonsenso, perché sono concetti con i quali facciamo i conti nella nostra vita quotidiana, eh; tante volte le scienze sembrano quasi delle mascherature verbali. Io non ho mai capito perché i medici, per esempio, si esprimono in un certo modo, no? Per dire che uno ha il mal di schiena, usano delle parole astrusissime. E, probabilmente, con riferimento agli avvocati, ai giudici, eccetera, i cittadini che non fanno questa professione, penseranno la stessa cosa. Tante volte sono mascherature verbali, eh, signori. Non ci impressioniamo. Una volta, questi avevano anche uno scopo: impressionare l'incolto, impressionare colui che non sa, per crescere ancora di più ai suoi occhi. Creare questa specie di reverenza puramente formale, fumosa. No, la differenza tra indizio, perbacco, e sospetto è chiarissima. Lo può chiarire chiunque. Come può chiarire chiunque la differenza tra imbrogliare e incastrare, per esempio. E, sicuramente in perfetta buona fede, il Pubblico Ministero, alterando il pensiero e le parole del Lotti, a un certo punto - poi vedremo - dice: 'no, lui ha detto, a un certo punto, mi ha incastrato la Polizia'. No, ha detto: "Mi ha imbrogliato." E siccome siamo in Toscana, e quando qui arrivai 30 anni fa rimasi colpito subito dall'estrema proprietà di linguaggio che avevano tutti, a qualsiasi livello, anche le persone più illetterate. Andavo a guardarle sul vocabolario le cose che mi sentivo dire. Non sbagliano mai. Qui è nata la lingua italiana. Quindi, un toscano, buono o cattivo che sia, che dice "imbrogliare", vuol dire imbrogliare, vuol dire ingannare. Uno vi dice "incastrato", vuol dire un'altra cosa. E lo vedremo. E quindi "qualunque elemento di prova". Qualunque elemento di prova, anche indizi. Qui si è parlato soprattutto di riscontri che, nelle parole di coloro che hanno parlato, sarebbero indizi, sarebbero indizi. Esempi: questo carosello di macchine, va bene?, in prossimità dei luoghi dei delitti di Vicchio e di Scopeti; questa girandola di macchine, una due, bianca, nera, rossa, bianca, chiara, scura, in ore prossime a quelle degli omicidi, in luoghi prossimi a quelli degli omicidi; questo è un indizio. Non è un indizio, lo vedremo. Addirittura è passato per indizio la sensazione... correttamente il Pubblico Ministero ha detto: 'io ve la do, così coni'è, ve la passo così com'è', non ha avuto il coraggio - mi scusi - di chiamarlo indizio. La sensazione della povera Bartalesi, quando dice: "Ho avuto la sensazione che il Lotti nascondesse un segreto terribile.” Ohé, Signori, ma qui siamo in un processo, eh. Queste sono cose da romanzo di appendice. E che, si viene... Già il fatto che si dicano - me lo consenta il rappresentante dell'accusa - per me è improprio. 0 che, si va avanti con le sensazioni? Lui ha dato un magnifico esempio di sensazione che non è indizio, per esempio. Però, intanto, no: la calunnia è un venticello, diceva quel ritornello de "Il Barbiere di Siviglia", che, piano piano, monta monta monta. Le parole sono frecce, eh, si dice nella Bibbia. Parole come frecce. Dice Sartre: "Le parole sono come le pistole cariche." E vero, eh. Ma voi dovete guardare dietro le parole; non vi dovete fermare neanche alle mie di parole. Meno che mai a quelle dell'accusatore. Perché c'è sempre una presunzione di innocenza. In dubbio prò reo, si diceva. Anche dai nostri antichi, che noi diciamo che erano incivili perché usavano la tortura fondata sul dolore. Noi adesso usiamo la tortura fondata sul premio. Guarda quanti passi che ha fatto il Diritto. Quindi, dico: la differenza che passa fra l'indizio e il sospetto; tra ciò che è e ciò che si vuol vedere. E ce lo dice la Suprema Corte di Cassazione. Dice: 'Guardate, che il riscontro alla chiamata in correità, certamente che può essere rappresentato da indizi'. Perbacco! Prova indiretta. Che cos'è l'indizio? E' un fatto, un dato storico. Che ne so, il coltello da cucina del Vanni; può essere un indizio, eh. Può, può, attenzione! E' un dato storico. Sono entrati in cucina e hanno trovato un coltello. Hanno trovato un coltello. Punto. Lo hanno trovato nel forno. Punto. Fin qui hanno registrato dei dati storici. C'era un coltello da cucina. Beh, va be', uno potrebbe obiettare: oh, in tutte le cucine ci sarà un coltello da cucina. Sì, dice, ma questo era nel forno, eh. E allora subito si sono insospettiti. E qui hanno fatto il salto logico, anzi, illogico, che li ha portati alla conclusione sbagliata. Non era un indizio. E perché non è un indizio? Perché questo dato storico, per poter essere un indizio, dice la Corte Suprema di Cassazione, dice la Giurisprudenza - costante, che è riflessione, che è ragionamento, che è lavoro e che è uso del cervello - dice: l'indizio deve essere certo, perbacco! Sennò come lo distinguo io da un sospetto? Da ciò che tu desideravi, da una suggestione, da una immaginazione? Deve essere certo. Che vuol dire "certo"? Che si può spiegare solo in un modo, uno. Bisogna avere una direzione unica. Deve essere suscettibile di una interpretazione univoca. Certo e univoco. E, ancora una volta, non lo dice il sottoscritto che varrebbe meno di niente, ma lo dice la Giurisprudenza, costante, che è esercizio di ragione, eh, attenzione. La Giurisprudenza... non è che sono i giudici cattivi, la Cassazione è cattiva, la Cassazione mette i bastoni fra le ruote alla Giustizia. Ohé, non scherziamo, eh. Dico, i Giudici e la Giurisprudenza e le sentenze sono il massimo sforzo di buona fede che noi, poveri uomini con le nostre povere forse, facciamo per arrivare alla verità e per non combinare più guai di quelli che solitamente poi combiniamo e che ci portano in queste aule. 
 
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