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sabato 6 marzo 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 8

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 7.
Avvocato Pellegrini: Il procuratore generale stamattina ha svilito l'argomento economico io lo devo rivalutare. La successione dell'apertura dei conti postali, bancari, le date dei versamenti, l'entità dei versamenti la troverete nelle carte processuali ci sono stati degli accertamenti della squadra mobile, ci sono state delle conferme di questi accertamenti in udienza in questo processo anche per quanto riguarda Pacciani. Quindi almeno di questo se ne può parlare in assoluta correttezza processuale. E allora signori vedrete che pacciani che dal '78 all'82 ha guadagnato, come bracciante nell'azienda agricola dei Rosselli del Turco, complessivamente, in 5 anni, la somma di 26.217.912 lire, questo è il reddito accertato, Nel 1979 si compra una casa da 26.000.000 quindi tutto il suo guadagno di 5 anni vanno in quella casa. Con che cosa ha vissuto nel frattempo e con cosa vivrà successivamente nessuno lo sa. Mette da parte settimana per settimana 2/3.000.000, 1.500.000, 500.000 lire sparpagliandole fra i vari uffici postali, Mercatale, Cerbaia, Montefiridolfi eccetera eccetera. Signori io sono un civilista prestato al penale e allora sono andato a vedere le tabelle di svalutazione della lira e ho visto a questi versamenti di Pacciani, guarda caso sono nel periodo dall'81 al '85 e ho visto che per avere il valore aggiornato ad oggi di quelle somme bisogna mediamente moltiplicare quei 158.000.000 per 4,5. In moneta attuale superano i 600 forse 700 milioni. Allora un uomo che fa il bracciante che in 5 anni guadagna 26.000.000, che si compra 2 case modeste ma se le compra e le paga in contanti, non ha bisogno di mutui, in poco tempo raggranella, non si sa concludendo quali affari, una somma che in moneta attuale sarebbe analoga a 700.000.000. Non vi sorge il dubbio che tutto questo abbia a che fare con quello che dice Lotti "...li vendeva al dottore"? A me sorge. Questa è stata un'altra lacuna, anche dello stesso processo Pacciani, in cui non era stato valorizzato all'inizio questo dato patrimoniale, solo in un secondo momento si è dato spazio. Per Vanni il discorso è un pò diverso. Ma è logico. Pacciani, il capo, è lui che decide è lui che fa paura è lui che tiene il controllo della situazione, è lui che fa la parte del leone a Vanni dalla ricostruzione contabile. Vanni faceva il postino prima di andare in pensione, ci è andato nell'87, insomma si può sapere qual'era lo stipendio di un postino fino al 1987, eppure le sue decine di milioni frullavano su questi c/c, su questi depositi, ci sono versamenti, riferiti al periodo cruciale, successivamente, può non essere un pagamento a rate signor procuratore generale, può essere la scaltrezza di chi non va a fare subito un versamento di quella somma che ha ricevuto ma se la diluisce nel tempo perchè da meno nell'occhio. Ma Vanni certamente ha avuto ed ha tutt'ora a disposizione somme inferiori a quelle del Pacciani e anche questa ha una sua logica.
Dicevo che nei confronti di Pia Rontini, questa uccisione, è stata programmata ed è stata voluta anche in relazione a quel rifiuto delle avances di cui vi ha già parlato il procuratore generale e che già conoscete attraverso le tappe processuali e qui c'è il mistero dei turni che faceva Pia. Pia lavorava da un mese in questo bar di Vicchio e faceva il turno serale. Questa domenica maledetta del 29 luglio 1984, o che l'abbia voluto una sua collega, scambiarsi il turno, sta di fatto che lavorò la mattina e il pomeriggio. La Manuela Bazzi, la sua collega che ci dice fu lei a chiedermi di cambiare il turno, ci da una spiegazione che non quadra perchè ci dice: "fu Pia a chiedermi di scambiare il turno con lei perchè la sera della domenica doveva uscire a cena con Claudio, il suo fidanzato". I fatti lo smentiscono perchè la Pia è tornata a casa dopo il turno pomeridiano, alle 8, ha mangiato in casa con la mamma, il babbo se ne era andato già a Livorno con lo zio, e non voleva nemmeno più uscire, voleva andarsene a letto.
Segue...

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