mercoledì 7 luglio 2010

Daniela Seppoloni - Prima parte

Medico dell'ospedale di Castiglione del Lago. Il 13 ottobre 1985, quando emerse, dal lago Trasimeno, il corpo di Francesco Narducci, fu chiamata ad effettuare la ricognizione cadaverica.
Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni del 24 ottobre 2001.
"...Non ricordo come venni a sapere che il Dr. Narducci era scomparso, ricordo solo che fui chiamata dal centralinista dell'ospedale di Castiglion del Lago nel primo pomeriggio, forse intorno alle ore 14,30 - 15,00 di un giorno di Ottobre di molti anni fa; mi venne detto dal centralinista che c'era una chiamata urgente dal molo di S. Arcangelo in quanto era stato rinvenuto un cadavere nel lago. Sono arrivata sul molo di S. Arcange1o......il molo era pieno di gente; c'erano Ie forze dell'ordine, i vigili del fuoco ed altri; verso la metà del molo mi venne incontro iI Dr. Trippetti che mi disse che era stato ritrovato il cadavere del Dr. Narducci. Ricordo che il cadavere si trovava in fondo al molo, vicino alle scalette di risalita. Al momento mi dissero che non erano presenti i genitori ma c'era il Dr. Morelli ed il fratello del Dr. Narducci, nonché un altro gastroenterologo, 0 Dr. Ferroni o Dr. Farroni, colleghi del Narducci... (il cadavere) era sdraiato in posizione supina sul molo, nelle vicinanze delle scalette ed era vestito interamente; mi pare che portava le scarpe, una camicia e, se ricordo bene, un giubbotto sopra la camicia. Mi sembrava che fosse vestito normalmente. Il cadavere del Narducci si presentava gonfio, edematoso e di un colore violaceo, aveva un notevole gonfiore al viso alle braccia e all'add0me.... Dalla bocca si vedeva uscire un rivolo schiumoso rosato; il cadavere era stato recuperato dai Vigili del Fuoco, che in seguito mi avevano anche date una mano per allontanare la gente che stava intorno e che rendeva difficile il mio lavoro. Ricordo che la gente che stava intorno faceva dei commenti circa il possibile dispiacere del padre e si chiedeva come potesse essere accaduto il fatto... ...ricordo che si trattava di una giornata tempestosa, molto grigia, con tantissimo vento sul molo di S. Arcangelo. Il vento fastidiosissimo mi sembra che venisse dalla zona di Castiglion del Lago... ...io dovevo fare solo una constatazione di morte e redigere il conseguente verbale; ricordo che la visita si svolse sul molo, dove avevo visto per la prima volta il cadavere. Il cadavere non fu spogliato perché non serviva ai fini della constatazione di morte. Ricordo che sia il fratello, che il Dr. MorelIi ed il Dr. Farroni 0 Ferroni, mi giravano continuamente intorno e questo mi dava piuttosto fastidio, tant'è che chiesi ai vigili di tenermi lontano queste persone, fra cui vi erano anche i giornalisti con macchine fotografiche. Ricordo che ad un certo punto sopraggiunse una Autorità, non so se della Questura 0 della Procura, che mi chiese di fare una ispezione cadaverica; intorno a me c'erano i Carabinieri credo della Stazione di Magione. Questa Autorità che era intervenuta, era di corporatura robusta, con una divisa scura con dei gradi sulle spalle e qualcosa anche sulle maniche. Preciso che ciò avvenne quando stavo cercando di redigere il certificato di morte e cercavo un posto di appoggio deve scrivere con calma, non pressata dalla gente e non disturbata dal forte vento. Ricordo in particolare che la folla, all'arrivo dello sconosciuto, faceva ala a questa persona, circondata dai Carabinieri... Io di solito redigevo solo i certificati di morte perchè non avevo la competenza professionale per effettuare le ispezioni cadaveriche. Questa persona comunque mi chiese di fare quest'ispezione ed io dissi che non ero in condizioni di poterla fare sul molo e quindi il cadavere doveva essere trasportato nella camera mortuaria dell'ospedale di Castiglion del Lago che era la più vicina. Qui iniziarono purtroppo delle insistenze e delle pressioni per fare immediatamente l'ispezione sul posto poiché si trattava di un caso urgente, vi erano i familiari affranti e comunque non si poteva attendere il trasporto alla camera mortuaria. Vi fu un minimo di contraddittorio, perché, io insistevo ad avere un ambiente adeguato che non ottenni perché mi si ribadì la necessità e l'urgenza di effettuare l'ispezione, senza sapere se questo fosse disposto dall'Autorità Giudiziaria; quindi mi rimboccai le maniche e grazie all'ausilio dei vigili del fuoco che mi aiutarono anche nell'ispezione, mi accinsi a questa operazione, dopo aver invitato i Carabinieri ad allontanare la gente. Feci comunque presente alla persona in divisa che la mia ispezione sarebbe stata del tutto sommaria perché non avevo né i mezzi né la competenza professionale per procedere ad ispezioni di quel tipo..."
Segue...
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci p.32

martedì 6 luglio 2010

Il mostro di Firenze confessa... IO SONO IL MOSTRO

Autore: "G"
Prima edizione: Felici Editore - 2006 - 118 pp - brossurato

Dalla presentazione: "Un'antologia di 33 racconti che spaziano dal noir al giallo grottesco, dalla fantascienza alla satira sociale, all’apologo surreale. “Ma attenzione:” avverte l’autore “chi cercasse in queste pagine abominevoli creature con più di una testa, squame, zampe, tentacoli e bava colante dalla mostruosa bocca, ci resterebbe male. I miei non sono classici polpettoni dell’orrore, ma polpettone di tutti i giorni […] L’orrore può anche essere innescato da un paio di ‘innocenti’ pattine, da un ‘normalissimo’ televisore, da una ‘banale’ automobile. Al di là della varietà delle situazioni e degli argomenti affrontati (un singolare tentativo di avvelenamento, mutande molto speciali, ascensori che schizzano verso il cielo o sprofondano nelle viscere della terra, una figura inquietante di ‘mostro’…), questi racconti appaiono strettamente legati da un filo. Non sono ‘schegge’ impazzite, bensì una trentina di tessere di un godibilissimo mosaico tenute insieme dalla vena ironica e tagliente dell’autore, dal suo desiderio di smascherare falsi miti e ipocrisie. Racconti brevi, dalla chiusa fulminea, spiazzante, che ricordano certi scritti di Fredric Brown, di Asimov, o i Delitti esemplari di Max Aub, capaci di sprigionare divertimento e graffiare il pregiudizio."

lunedì 5 luglio 2010

Mario Rotella - Intervista su La Nazione - 29 ottobre 1985

Il 29 ottobre 1985 il quotidiano La Nazione pubblicò l'intervista che segue al giudice istruttore Mario Rotella.
Giudice Rotella, lei ha fatto riarrestare nei mesi scorsi Stefano Mele, già condannato per il delitto del 1968, primo degli otto oggi attribuiti al mostro di Firenze. E negli ultimi giorni ha emesso due comunicazioni giudiziarie per un episodio oscuro avvenuto in Sardegna nel 1960. Può spiegare ai lettori della Nazione gli sviluppi delle indagini?

Dell'inchiesta posso dire solo questo: il nostro interesse per la Sardegna è effettivamente in relazione con gli omicidi di Firenze. Quanto a Stefano Mele risulta da troppi elementi che ha in qualche modo partecipato al primo delitto, fatto di cui si sono convinti anche tutti i magistrati che lo hanno interrogato prima di me. La pista sarda non nasce comunque dal suo nuovo arresto, ma ci siamo arrivati per altre vie. Di questo, ovviamente, non posso parlare.
Da quel che appare all'esterno l'inchiesta è alquanto intricata e non a caso si parla di un doppio filone: quello scientifico sui grandi numeri e quello che indaga sull'entourage del primo delitto. Che rapporti intercorrono tra procura della Repubblica e ufficio istruzione?
Non ci sono piste o filoni divergenti. C'è un'istruttoria formale che deve per forza rifare la storia dei delitti e ci sono i dati che si aggiungono via via. In questa vicenda l'unica deduzione possibile è quella che ci suggerisce l'uso di un'unica pistola in tutti i delitti. Il resto è illazione. Procura e ufficio istruzione stanno assolvendo ai rispettivi e specifici compiti istituzionali servendosi di metodi di approccio complementari così come previsto dal codice di procedura penale. Io agisco sugli elementi che mi vengono messi a disposizione dalla procura. Non mi invento niente.
In realtà le viene rimproverato di essersi inventato i due mostri... Può ricordare com'è andata?
Io credo che sia il caso di finirla con questa storia. Feci arrestare Mele e Mucciarini anche quella volta su richiesta esplicita della procura perchè sul loro conto erano emersi elementi importanti, non chiacchiere da bar e non ho mai detto le cose che mi hanno fatto dire i giornali, non ho mai parlato di "fine di un incubo" o di "tirare un sospiro di sollievo". Forse ho peccato di leggerezza nel non calcolare le reazioni della stampa, però se si va a rileggere le mie dichiarazioni si vedrà che ho detto solo quel che avrebbe detto il giorno dopo il procuratore della Repubblica Enzo Fileno Carabba, di cui, tra l'altro, avevo grande stima. L'unica differenza e anche qui posso aver sbagliato è di essermi mostrato ottimista in virtù degli sviluppi dell'inchiesta mentre Carabba era pessimista.
Torniamo all'oggi o meglio a quei lontani delitti del 1960 e 1968, come sta lavorando?

Il fatto incontestabile da cui partire è il doppio omicidio di cui è stato protagonista Stefano Mele, su questo non può esserci discussione, è un caso intricato, difficile, pieno di trabocchetti ma da qui si deve partire. Poi c'è questa donna morta in Sardegna nel 1960 (Barbarina Steri ndr), un episodio che ci è parso di dover chiarire perchè coinvolge persone legate al clan Mele. Non sappiamo se sono colpevoli, anzi, le supponiamo innocenti, però si tratta di indagare su fatti di tanti anni fa, su persone che oggi hanno cambiato vita. Si tratta di ricostruire relazioni umane, eventi anche dolorosi, di riportare a galla particolari che magari non si vogliono ricordare. E' un'inchiesta di estrema delicatezza, forse sbagliamo ma possiamo anche aver ragione.
Di errori in questa vicenda ne sono stati commessi molti. Può indicare quello secondo lei più importante?
Forse l'aver mitizzato l'assassino, averlo immaginato come borghese illuminato, un professionista, un uomo di alta cultura, invece secondo me ha solo una spiccata istintualità oltre a una grande bestialità e usa accorgimenti semplici. Si crede che l'intelligenza operativa sia patrimonio esclusivo di una classe sociale? Io dico di no, anche uno sciacallo è capace di tendere agguati e uccidere.
Rif.1 - La Nazione - 29 ottobre 1985 p.5

sabato 3 luglio 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 24

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 23.
Avvocato Curandai:Attenzione c’è un altro riscontro obbiettivo di estrema importanza di cui finora non si è mai parlato, già i periti di allora, i periti di Modena, e i periti medico legali dissero che probabilmente erano stati usati due coltelli e guarda caso il Lotti parla di due coltelli: uno in mano al Vanni e uno in mano al Pacciani, poteva mettere in mano al Pacciani qualsiasi altra cosa per esempio soltanto la pistola invece ci sono due coltelli, guardate che la necessità di due coltelli era stata preannunciniata già 10 anni prima dai periti medico legali, dieci anni prima, a meno che non si voglia insinuare che le autorità inquirenti prima abbiano fatto veder la perizia dei professori di Modena a Lotti e poi gli abbiano detto - Lotti c'erano due coltelli - Se si vuole insinuare questo allora, signori, allora si chiude, ma bisogna aver le prove per insinuare questo. Qui Lotti parla indirettamente di 2 coltelli, non vi dice avevano due coltelli - dice - anche che il ragazzo non è stato ucciso con arma da fuoco - altro riscontro obbiettivo, vi dice che il ragazzo è stato ucciso con il coltello e questo risulta dalla perizia medico legale. Questi sono i dati invalicabili, lasciamo stare il coltellaccio, lo spolverino, anche se poi in sede di incidente probatorio il Lotti aveva detto che il coltello che aveva in mano il Vanni era un coltellaccio da cucina con il manico marrone in legno e guarda caso a Vanni sequestrano un coltellaccio da cucina con il manico marrone in legno; il taglio della tenda dal basso verso l'alto, come dice lo stesso Pucci, lasciamo perdere tutto il resto... L'inseguimento del ragazzo, le ferite al collo e al petto, il Lotti dice "ferite al collo e al petto", si va a vedere la perizia medico legale fatta 10 anni prima e ci sono queste due ferite mortali al petto e al collo, ecco perchè io ho fatto specificare e non apprezzo l'ironia su questo punto, davanti non c'è solo il petto, ci può essere anche la spalla, la pancia, il ventre, il fegato ecco perchè ho fatto quella domanda io e lui dice "petto e collo" e sul ragazzo il perito ha trovato ferite al petto e al collo, questi sono i dati invalicabili. Il giorno del delitto: poteva dire di sabato invece ha sempre insistito sulla domenica. L'avvocato Filastò dice che sono stati assassinati di sabato altro, secondo il mio modesto avviso, altro errore madornale della difesa di Vanni, ha chiesto l'avvocato Filastò la perizia psichiatrica su Vanni, sulla capacità d'intendere e di volere, noi ci associamo in ipotesi su questo fatto, ne farò un discorso poi a parte. Guardate che sulla domenica e il Lotti è sicuro. Che sia avvenuto di domenica sera è fuori dubbio perchè non solo ci sono i due testimoni che hanno servito il caffè ai due poveri ragazzi francesi di domenica ma c'è un'altro testimone importantissimo ed è un certo Fantoni Marcello, che è stato citato addirittura dalla difesa erroneamente, poi l'avvocato Filastò lo ha voluto sentire ugualmente e questi sapete che cosa ha dichiarato? A domanda dell'avvocato Filastò - Ma lei per caso quella domenica dov'era? Io guardi che quei due ragazzi li ho serviti io a tavola - Ma è sicuro che fosse di domenicsa? -
-Voce fuori microfono-
Avvocato Curandai:Signor consigliere, io non ho parole, questo dimostra la perfetta conoscenza, quindi noi sotto questo profilo siamo sicuramente tranquilli, ci inchineremo di fronte al vostro verdetto qualunque esso sia, perchè sicuramente sarà una decisione in perfetta buona fede. Io sto parlando soltanto perchè la coscienza me lo impone sono convinto che le mie sono parole assolutamente inutili. - Ma è sicuro che fosse di domenica? Certo perchè il giorno dopo è stata data la notizia attraverso la Rai. - Il lunedì da anche un punto di riferimento. Quindi, come si fa a sostenere, come sostiene l'avvocato Filastò, che c'era la mosca carnacea, carniera, eccetera? La Sabrina Carmignani... ...tutte queste testimonianze... questo significa forzare le carte processuali, forzarle anche contro il proprio interesse, quindi non ci sono soltanto Borsi e Bonciani ma anche Fantoni Marcello. quindi: giorno, ora e luogo, altro punto fermo e poi ci sono le intercettazioni telefoniche su Scopeti, 24 marzo 1996, deregistrate fra la Nicoletti e il Lotti. Io le interpreto nettamente a favore della tesi accusatoria, se non altro per alcuni passaggi indubitabili dove a un certo momento si dice -io c'ero, io li ho visti, - e si parla anche della 128 rossa, altro che polizza, la prova principe resta sempre quella testimoniale nel processo penale perchè ha un oggetto molto più dilatato, è molto più ristretta la prova documentale, c'ero, c'ero, c'ero, eccetera. Io non sto a leggere perchè offenderei le vostre persone, sono sicuro che le leggerete, darete la vostra interpretazione, quindi noi la rispetteremo. A proposito di Scopeti, signor presidente illustrissimo, signor giudice relatore che ha fatto una relazione scrupolosissima, rigorosissima e ha alleggerito il nostro compito, io inserirei a questo punto il problema della macchina della 128 rossa, se vi interesa un attimino conoscere anche la mia opinione. Il problema della macchina rossa è un problema che attiene alla credibilità, all'attendibilità di Lotti però è un falso problema, io cerco di dimostrarvelo per quanto possibile. Innanzitutto vi è una certificazione sulla radiazione, che risale al marzo dell'86, vi è un teste, Scherma Luigi il quale dice che le ruote, Lotti, le tolse gli ultimi giorni, prima della carro attrezzi. Quindi siamo nel marzo dell'86, la targa viene staccata, la macchina prima ha la sua targa ha le sue ruote, quindi non vi è dubbio che nel periodo in contestazione ha la disponibilità di due macchine questa persona, non vi è dubbio, allora il problema è quello della bugia di Lotti, fondamentalmente sulla certificazione assicurativa, io sono convinto che c'è stata una sovrapposizione, perchè lui ha confuso la data del 20 settembre, ricevuta di pagamento, con la polizza. La vendita della macchina come del resto anche l'accensione della polizza, il trasferimento della polizza è stato fatto dall'officina, è stato fatto a sua insaputa, ce lo ha confermato lo stesso titolare dell'agenzia. Su questo punto ho cercato, con le mie domande, di dimostrare che in quella confusa, concitatissima udienza del 17 marzo del '98, quando fu riaperto il dibattimento, in cui tutti sbagliavano le date eccetera eccetera, sostanzialmente alcune cose le aveva già dette il lotti, per esempio a proposito dell'uso di queste due macchine aveva già detto, su domanda del PM - ma dopo che aveva cambiato assicurazione lei ha continuato ad usare anche il 128 senza assiocurazione? Mha, qualche volta, qualche volta, non di più. - Qualche volta l'ha usata, poi ha confermato tutto questo e a un certo momento su domanda dell'avvocato Mazzei, pag. 70 fascicolo 108, - prima del 20 settembre girai l'assicurazione dalla 128 alla 124 -. Quindi il lottio sulla disponibilità di due macchine non ha mai detto bugie, l'ha detto, l'aveva detto anche prima che aveva questa disponibilità. Poi la confusione, per usare un eufemismo è venuta fuori sulla data del trasferimento da una assicurazione a un'altra, questo è un falso problema. Se ci attacchiamo a questa polizza assicurativa perdiamo la sostanza di questo processo, qui il pericolo è proprio di perdere la sostanza e la sostanza viene da tutta quella miriade di testimoni sulla 128 rossa, quindi si parla della 128 rossa il giorno del delitto nella intercettazione telefonica tra Nicoletti e Lotti, si parla della 128 rosso nel confronto tra Lotti e Pucci, ne parla il Pucci dove dice - quando ci fermammo a Scopeti lui possedeva o il 128 coupè o il 131 - però poco prima aveva detto che anche il 131 era rosso aragosta, quindi Lotti ci parla sicuramente di una macchina rossa, o che fosse il 138 o il 131, questo dimostra che non è stato imboccato perchè sennò avrebbe detto: "era un 128 rosso". Quindi non era la 124 celeste. Vorrei citare un teste che ancora non è stato citato, l'avvocatessa Gracili, questa è una dimostrazione di un'altra delle tante omissioni dei primi inquirenti. L'avvocatessa Gracili a proposito di Scopeti dice di aver visto una 128 rossa, onestamente non dice il giorno e l'ora del delitto, dice "qualche giorno prima", il maresciallo cosa fa? Non mette a verbale la testimonianza perchè probabilmente allora non la riteneva.. fa un appunto, però questo appunto è in atti, quindi, volendo, molto indirettamente su questa 128 rossa c'è anche questo appunto che però, come ripeto, non ha alcun rilievo, non è assolutamente utilizzabile. Sulla 128 rossa non dimentichiamo la teste Ghiribelli che a pag.32 della deposizione dice - ho visto una macchina rossa scodata, non mi chiedete mai di che tipi di macchine sono perchè io non me ne intendo - scodata, c'è di più, la stessa teste Ghiribelli dice: - perchè quando l'ha conosciuto lei che macchina veva il Lotti? Prima gli aveva una celeste poi l'aveva picchiata - ecco i due incidenti, quindi è un teste attendibile, non ha inventato niente, perchè i due incidenti sono venuti fuori ora con l'attività integrativa del PM, neppure la polizia conosceva i due incidenti sulla 124 celeste. Testi attendibili, questa è la prova dell'attendibilità della Ghiribelli. Il Lotti se fosse stato veramente furbo e maldestro avrebbe detto il l'ho picchiata il 31 luglio, s'era guastata, ho preso la 128 rossa. Perchè lì, viene fuori la personalità di Lotti, che amava moltissimo le macchine, ne cambiava, l'ha detto - a me mi garbava quella, era un buon prezzo, me l'ha pagata il mio datore di lavoro, l'ho presa, l'altra ormai l'era belle fatta, era belle... -La verità è molto più semplice di quello che si voglia immaginare o pensare. Fra l'altro Caini e Martelli parlano di questa 128 rossa ma in altra epoca.

venerdì 2 luglio 2010

Nino Filastò

È nato a Firenze nel 1938. Si è occupato del caso Lavorini, della strage del treno Italicus, e del mostro di Firenze quale difensore di Mario Vanni. Ha svolto attività di regista e autore teatrale per il Gruppo di Teatro Sperimentale di Firenze. Come giornalista è stato collaboratore de "La Città", "Firenze la Sera", "Centro", "Paese Sera", "Panorama", "Il Governo delle Cose". Nel 1985 ha pubblicato per Edizioni Nord il romanzo "La proposta" che ha vinto il premio Italcon, nello stesso anno, nella collana I Gialli Mondadori ha pubblicato "La Tana dell'oste" che ha vinto nel 1986 il Premio Tedeschi. Nel 1989 ha pubblicato "Tre giorni nella vita dell'avvocato Scalzi" da cui è stato tratto il film "Nella terra di nessuno"; nel 1990 pubblica "Incubo di Signora" nella collana Interno giallo e nel 1993 Fuga da Eden per Marco Nardi Editore. Nel 1994 pubblica il controverso "Pacciani innocente" in cui fornisce una personale visione della vicenda del "mostro di Firenze". Per Giunti Editore nel 1995 pubblica "La moglie egiziana" e nel 1997 per Mondadori "La notte delle rose nere". Nel 2002 esce per Passigli Editore "Forza Maggiore" e nel 2003 per Maschietto Editore "Il peposo di Maestro Filippo". E' del 2004 "Aringa rossa per l'avvocato Scalzi". Nel 2005 per Maschietto editore pubblica l'indispensabile "Storia delle merende infami" in cui ricostruisce la vicenda del "mostro di Firenze" criticando le indagini ufficiali e portando avanti le sue tesi sul serial-killer fiorentino. Nel 2006 ha difeso Mario Spezi accusato di depistaggio nelle indagini sul presunto omicidio di Francesco Narducci e quelle sul mostro di Firenze. È morto a Firenze il 29 dicembre 2021.

giovedì 1 luglio 2010

8 settembre 1985 - Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili

Nella notte tra il 7 e l'8 settembre 1985 (perizia del medico legale Mauro Maurri ed equipe De Fazio) furono uccisi, in località Scopeti, nel comune di San Casciano Val di Pesa, all'altezza del numero civico 124, Nadine Jeanine Giselle Mauriot e Jean Michel Kraveichvili. I cadaveri furono scoperti nel primo pomeriggio del 9 settembre 1985 dal giovane Luca Santucci. Il luogo del delitto è costituito da una radura sopraelevata, a cui si accede tramite uno stradello sterrato. Gli inquirenti giunti in loco constatarono che sul posto si trovava un auto marca Wolkswagen modello Golf, bianca, parcheggiata vicino ad una tenda da campeggio di tipo canadese avente la copertura con materiale impermeabile argentato, alta da terra nella parte posteriore metri 1,40 e nella parte anteriore, ove vi è l'entrata principale con la cerniera, metri 1,10 ed una larghezza di metri 1,85. L'apertura secondaria rivolta verso il centro della piazzola, con la cerniera chiusa, presentava un taglio verticale di circa 40 cm. Sul terreno antistante l'entrata principale della tenda che dava su via degli Scopeti, fu localizzata una chiazza di sangue rappreso, un'altra chiazza di sangue fu trovata sull'esterno margine destro della radura in prossimità del cadavere dell'uomo. Furono inoltre trovate alcune tracce di sangue anche sul montante anteriore della portiera destra dell'autovettura. Furono repertati nove bossoli calibro 22 marca Winchester con il fondello percosso avente impressa la lettera "H": sei di fronte all'ingresso principale della tenda, due bossoli furono repertati sul lato destro della tenda ed un ultimo bossolo fu trovato all'interno della tenda stessa. Sul materasso all'interno della tenda fu rinvenuta la donna completamente nuda, in "posizione semifetale sul fianco sinistro", colpita da quattro colpi al volto da arma da fuoco, da un colpo al petto da arma da fuoco ed una ferita da arma da punta e taglio al collo, la zona del pube era stata escissa come anche il seno sinistro in modo irregolare e discontinuo. Il ragazzo giaceva nudo, "supino presso l'estremo margine destro della radura per chi vi accede, a distanza di circa 14 metri dal punto d'ingresso della tenda, con i piedi rivolti verso il bosco e d il capo verso la radura". Il ragazzo era stato attinto da quattro colpi d'arma da fuoco: "il primo ha interessato il labbro superiore, un secondo la mano sinistra, un terzo le ultime tre dita della mano sinistra, il quarto ha raggiunto il gomito destro". Furono inoltre repertate quattro ferite mortali da arma bianca sull'emitorace sinistro ed una ferita trapassante la regione del collo. Altre ferite furono provocate con arma bianca in regione dorsale, sull'addome e sugli arti superiori.
La perizia medico legale ricostruì come segue la dinamica del delitto. L'omicida giunge sulla radura, si avvicina alla tenda spara in rapida successione 5 colpi di arma da fuoco che forano la zanzariera grosso modo su una linea verticale, (il primo colpo dal basso verso l'altro si trova a 10 cm al di sopra della cerniera, l'ultimo foro è a 56 cm dalla cerniera inferiore). Apre quindi la cerniera e spara altri 4 colpi, il giovane francese si muove all'interno della tenda, si avvicina all'apertura e ne esce "sbilanciando l'omicida che sbarra l'apertura stessa e forse ne determina anche una caduta a terra a sedere, forse sulla sinistra per chi stia di fronte all'apertura anteriore della tenda, in modo che il ragazzo ha via libera per fuggire sulla destra". Il ragazzo tenta quindi la fuga verso il bosco ma viene inseguito dall'omicida che mette in tasca la pistola estrae il coltello e raggiunto il giovane lo finisce. L'omicida torna quindi alla tenda afferra il corpo della donna probabilmente per i piedi e lo trascina parzialmente fuori per praticare le mutilazioni. Ricolloca il cadavere della donna nella tenda e si occupa di occultare il cadavere dell'uomo con dei bidoni di vernice trovati in loco.
Il 10 settembre 1985 giunse presso la Procura di Firenze, all'attenzione del sostituto procuratore della Repubblica Silvia Della Monica, una busta contenente un lembo di pelle cm 2,8 x 2 e mm 2/3 di spessore, proveniente dalla vittima femminile dell'omicidio di Scopeti.
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise di Appello di Firenze contro Mario Vanni e Giancarlo Lotti del 24 marzo 1998
Rif.2 - Perizia medico legale del prof. Mauro Maurri
Una ricostruzione di questo duplice omicidio, molto interessante ed efficace e dagli intenti apprezzabili, è stata pubblicata dall'Avvocato Vieri Adriani sul suo sito personale.

mercoledì 30 giugno 2010

Gianni Spagnoli


Titolare di un'impresa dolciaria a Sambuca Val di Pesa, inventore del "Fruttosello Spagnoli", una merendina che non ebbe troppa fortuna. Padre di Francesca, vedova Narducci. Dichiarò agli inquirenti il 21 febbraio 2002: "In uno dei giorni fra la scomparsa e il ritrovamento del cadavere, mentre ci trovavamo nell'abitazione dei Narducci, qualcuno bussò alla porta e consegnò alla domestica o ad una amica un pacco che conteneva dei fiori di campo tipo margherite spezzati in due e uno scopetto del gabinetto, con il manico di colore giallo, spezzato per metà in due. Il pacco era confezionato disordinatamente quando venne aperto il pacco la madre di Francesco si mise a piangere e qualcuno disse che erano i soliti che portano male, che fanno le fatture. Io rincorsi l'uomo che aveva portato il pacco, che mi venne descritto come un omino, ma questi si era già dileguato." Agli atti vi è anche una telefonata tra Gianni Spagnoli e la figlia Luisa in data 23 gennaio 2004 nella quale lo Spagnoli, conferma la notizia data da Il Corriere della Sera circa il rinvenimento di feticci in un'abitazione in uso al Narducci, nei pressi di Firenze, precisando che non si trattava di un appartamento ma di una "vecchia casa colonica in località Sanpa" e che la proprietaria, non ricevendo più il canone di locazione da Francesco aveva chiamato il prof. Ugo che vi si era precipitato con Pier Luca ed alcuni agenti di Polizia e trovando in un frigorifero le parti asportate alle vittime.
È deceduto, l'8 agosto 2013 all'età di 84 anni.
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci p.23
Vedi anche:
Intervista su La Nazione - 6 Febbraio 2004

martedì 29 giugno 2010

Speciale TG1: Il mostro di Firenze

Lunedì 16 settembre 1985, andò in onda su Rai1 uno speciale TG1 dedicato al mostro di Firenze di Alberto La Volpe con l'inchiesta e le interviste curate dal giornalista Giovanni Spinoso. Secondo i dati Rai fu visto da tre milioni e mezzo di telespettatori, pari al 74,59 per cento dell'intero ascolto Rai in quel momento. Parteciparono alla trasmissione l'allora sostituto procuratore Piero Luigi Vigna, i vice questori Maurizio Cimmino, capo della squadra mobile, Sandro Federico, capo della speciale squadra antimostro, il criminologo Francesco De Fazio, il giornalista de La Nazione Pier Francesco Listri, l'antropologa Ida Magli e Winnie e Renzo Rontini, genitori di Pia, una delle vittime.
Nella foto Winnie Rontini.

lunedì 28 giugno 2010

Francesco De Fazio - Intervista su La Città - 12 settembre 1985

Il 12 settembre 1985, il quotidiano La Città, pubblicò l'intervista al professor Francesco De Fazio che segue.
Il suo ritorno a Modena è definitivo?
No, assolutamente, vado e vengo.
La sua presenza sul luogo del delitto, avvenuta per la prima volta in questa circostanza, darà una svolta nuova al suo lavoro? Quanto le è servito vedere il campo di azione del maniaco?
Essere stato sul posto è stato utile. E' da molto tempo che seguo questo caso e lo seguirò ancora. E' chiaro che vedere con i propri occhi è meglio, è utile per tipologizzare il comportamento dell'assassino. Certo sarebbe stato meglio se non vi fosse stato alcun omicidio.
Che andamento avrà il vostro lavoro dopo questo nuovo fatto?
La nostra è un'opera tesa ad assodare le caratteristiche comuni fra i vari omicidi. Dobbiamo studiare il modus operandi per vedere se ci sono state delle evoluzioni.
C'è chi sostiene che l'arma che da più soddisfazione al mostro è il coltello, non la pistola. E' quando usa quello che raggiunge il massimo della soddisfazione?
Il mostro ha un rapporto con l'arma in genere. Usa gli oggetti secondo le necessità. Questo delitto conferma le previsioni e le risultanze dell'indagine che abbiamo fatto tempo addietro.
Lei ritiene che potrebbe uccidere ancora?
E' prevedibile, anche se a cicli dati. Non penso che si faccia rivedere in tempi brevi.
Rif.1 - La Città - 12 settembre 1985 pag.2

sabato 26 giugno 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 23

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 22.
Avvocato Curandai:Vicchio. Altri punti fermi su Vicchio sui quali Lotti non si è mai contraddetto a distanza di 14 anni, sia pure a distanza di 14 anni. C’è un fatto importante, io parlai a Vanni di Vicchio e Vanni qui possiamo dire anche secondo la nostra ottica confessa, c’è un’ammissione seppure indiretta, ne ha parlato abbondantemente l’avvocato Saldarelli, splendidamente ed è un argomento insuperabile, io non ne parlo oltre. Ecco un altro particolare e qui mi dispiace contraddire fermamente il procuratore generale, ma il Lotti a dibattimento parla di ore sulle 23.00 a precisa domanda di questo difensore, 23,00, Vicchio, per quanto riguarda il delitto di Vicchio e quindi c’è compatibilità con l’incrocio fra queste due macchine Caini e Martelli che erano alla fontanella. Come no? Dice 23,00. D’altra parte secondo il nuovo codice la prova si forma al dibattimento, quindi è chiaro che evidentemente non possiamo dire a priori non erano le 23,00 . Per quanto riguarda poi i colpi, gli spari lì all’interno della piazzola di Vicchio il Lotti a dibattimento ha precisato che questi spari egli non poteva vederli data la distanza, si è avviciato però lui dice io li ho sentiti ecco perché non è preciso sulla direzione di questi spari, per quanto riguarda il lamentio della povera Pia Rontini, qui abbiamo il riscontro oggettivo della perizia medico legale collegiale dei professori i quali hanno detto che evidentemente è possibile l’emissione di gemiti, ora l’avvocato Filastò ha dato delle interpretazioni negative di questo punto dicendo che prima ha parlato di grida, ma insomma, dal Lotti non ci si può aspettare un linguaggio appropriato, insomma, mi sembrerebbe davvero eccessivo. Quindi gemiti/lamentio anche questo trova un riscontro obbiettivo nella perizia medico legale. E poi c’è il passaggio a livello perché si prende questa specie di cavalcavia naturale, sopra, attraverso la campagna? Perché Pacciani, che era nato a Vicchio, che aveva vissuto molto tempo a Vicchio, che conosceva bene quei luoghi perché era stato a lavorare in quei luoghi, sapeva che intorno a quell’ora, di domenica, il casello delle ferrovie è chiuso, è venuto l’ingegner Rondellini delle ferrovie dello stato e ci ha detto che proprio la domenica intorno a quell’ora il casello ferroviario è chiuso. Poi, a proposito di questa fuga attraverso la campagna, il Lotti ha detto che fecero a piedi l’ultimo tratto di strada e infatti l’ultimo tratto di strada lo si può fare solo a piedi, su questo il Lotti non si è mai contraddetto e poi sulle tracce di sangue hanno parlato tutti i miei predecessori e diciamo così che anche questo è un dato impressionante, non è venuto fuori subito per delle lacune, delle omissioni dei primi inquirenti però Lotti parla di queste persone che devono attraversare la strada per andare al ruscello a pulire se stessi dal sangue ed il coltello. Ecco perché si trovano le tracce di sangue anche sulla strada. Perché è la strada che separa la piazzola dal ruscello e qui sono stati sentiti dei testimoni che hanno confermato la presenza di queste macchie di sangue. Impressionante è poi la testimonianza, sotto questo profilo, di Caini e Martelli, insomma queste macchine andavano ad alta velocità in una strada sterrata di notte. Prima c’era una macchina bianca dello stesso tipo, della stessa cilindrata di Pacciani e poi c’era una macchina rossa scodata, insomma anche queste sono coincidenze da strappare? Da mettere da una parte? La sentenza di primo grado e questo dimostra anche il distacco, la serenità del giudice di primo grado, non valorizza la teste frigo che dice non è attendibile e ne spiega i motivi, forse era troppo precisa la teste Frigo ma io direi una cosa però, che questa teste è venuta al dibattimento sotto giuramento, io prima di stracciare completamente la teste Frigo ci penserei un attimo perché costei ha avuto un travaglio interno terribile e la sua testimonianza è venuta fuori perché quando ci furono le prime indagini su Pacciani lei vide la fotografia di Pacciani, dice: -ma questo è quello che io ho incrociato quella sera - assolutamente, e da li viene fuori la testimonianza della teste Frigo che poi ci siano state delle imprecisioni sulla macchina eccetera queste saranno oggetto di valutazione, però certamente anche questa testimonianza ha un suo valore perché, vedete signor presidente e signori della corte, una testimonianza come quella di Frigo non ha alcun rilievo a se stante ma acquista valore quando noi andiamo ad esaminare le testimonianze di Caini e Martelli che proprio quella sera hanno visto una macchina e una macchina rossa a tutta velocità facendo un gran polverone e confermando quello che aveva detto il Lotti che lui fu costretto ad abbassare i fari ed anche loro hanno visto i fari della seconda macchina con i fari abbassati. Ma insomma cosa vogliamo più di così? Vogliamo trovare Lotti, Vanni e Pacciani sui corpi delle vittime con una bella fotografia? Non lo so, sarebbe troppo comodo! Quindi la testimonianza di Frigo acquista rilievo unitamente a quella di Caini e Martelli, bisogna fare un lavoro di integrazione, non si possono separare, non si può dire questa non è valida quest’altra è valida, secondo me occorre dare una valutazione globale e allora anche quelle testimonianze che sembrano irrilevanti acquistano la loro rilevanza. Mi viene in mente una cosa, un particolare, ve la ricordate quella teste americana, Stepman, mi sembra, la quale vide quella macchina che può essere la macchina di Pacciani a fari accesi, poi spenti, poi si ritira? Di per se non ha alcun rilievo all’ora del delitto, la notte del delitto ma se poi noi andiamo ad integrarla con quella di Lorenzo Nesi che ha visto Pacciani la sera del delitto intorno all’ora del delitto allora ecco che la testimonianza di Stepman acquista una sua importanza. Poi se Nesi fosse un teste falso che cosa gli sarebbe costato dire ho riconosciuto Pacciani e Vanni? Invece dice ho riconosciuto solo Pacciani e l’altro non so se era Vanni. Quindi si ferma lì, è prudente come testimonianza, se avesse voluto compiacere la polizia avrebbe detto: -si si il secondo era Vanni, tutti e due li ho visti – invece no, -sull’altro non son d’accordo-. Scopeti. Vedete, io invito formalmente la corte eccellentissima a vedere la videocassetta che ritrae il sopralluogo fatto a Scopeti dal Lotti assieme alla polizia e al dottor Fleury. Noi tutti conosciamo le doti di assoluto distacco del dottor Fleury , in primo grado abbiamo visto quella videocassetta, io sono rimasto impressionato, così come sono rimasto impressionato dal sopralluogo che Lotti ha fatto nei pressi di quel casolare al di sopra della piazzola di Vicchio ma lì non c’è la cassetta. C'è la videocassetta su Scopeti e su Scopeti voi vedrete come il Lotti si dirige, indica tutto, il dottor Fleury gli dice – ma è sicuro lei di questo?- -Certo che son sicuro, la macchina era qui io ero qua li ho visti uscire da qui in quel momento- è una videocassetta assolutamente impressionante e su questo punto sulla posizione della tenda, della macchina sul fatto che questo ragazzo è uscito dalla tenda ed invece di andare verso la sinistra è andato sulla destra, verso il bosco, immediatamente, sulle posizioni delle macchine, sulla posizione della sua macchina è stato preciso, perché la posizione della sua macchina viene poi confermata da Ghiribelli e da Galli all’imbocco della piazzola dove l’hanno vista Ghiribelli e Galli. Su questo non si è mai contraddetto il Lotti. Quando vi dice gli spari avvennero tutti davanti alla tenda questo è confermato dalla presenza dei bossoli tutti davanti alla tenda.
Segue...