lunedì 30 novembre 2009

Tamara Martellini

Ex-moglie dell’architetto Giovanni Ceccatelli, amico di vecchia data di Francesco Calamandrei.
L’11 settembre 2003 le fu mostrato dalla polizia giudiziaria un album di fotografie, della foto numero 15 relativa a Francesco Narducci disse: "la persona raffigurata non mi è un viso nuovo ma non riesco a ricordare francamente dove l’ho visto; del fatto che andasse con il Calamandrei non sono proprio sicura ma non riesco francamente a ricordare dove l’ho visto, ora che lo sto riguardando, ricordo di averlo visto in farmacia e nell’occasione aveva gli stivali di equitazione". Il 17 settembre 2003 riferì alla polizia giudiziaria d’aver visto, negli anni '80, Mario Robert Parker a San Casciano, un ragazzo "nero di colore, alto, magro, ben vestito". Dichiarò d’aver visto anche Francesco Narducci: "sono proprio sicura di averlo visto nella farmacia di Calamandrei. In quella occasione aveva gli stivali da equitazione. Era un giovane molto fine delicato, era poco più alto di Francesco Calamandrei ed aveva un fisico da sportivo. Era nella prima metà degli anni '80. Ricordo che nell’occasione indossava una maglietta Lacoste blu. (...) L’implicazione del Calamandrei nei delitti mi fu poi raccontata più in dettaglio dalla Ciulli, sicuramente quando già viveva per conto suo a Firenze. Devo dire che in un’occasione iniziai ad avere qualche perplessità ed è stato quando la Ciulli mi raccontò che era stata a cena dal dottor Vigna ed a lui gli aveva raccontato ancora più cose, fornendogli, a suo dire, prove inconfutabili, tanto che, mi disse, il dottor Vigna l’aveva messa sotto protezione e che erano stati messi tutti i telefoni sotto controllo. Questo particolare mi fece dubitare perché pensai che se effettivamente avesse fornito prove inconfutabili, il dottor Vigna avrebbe dovuto arrestare Francesco Calamandrei più che mettere sotto protezione la Ciulli. Mi risulta che la Ciulli era effettivamente amica con la moglie del dottor Vigna"
Il 30 marzo 2005 fu nuovamente sentita dagli inquirenti, dopo aver confermato le precedenti dichiarazioni aggiunse: "…vorrei precisare che la Lacoste era celeste e non azzurra, (...) questo giovane oltre che in farmacia, l’ho incontrato oltre che nella farmacia anche un altro paio di volte. Era in piazza Pierozzi a San Casciano. Era ugualmente vestito da equitazione con stivali e maglietta Lacoste. Era solo. Non ci siamo salutati, era lo stesso periodo d’estate. Ricordo che aveva gli stivali sporchi, quindi era già stato a cavallo, non saprei dire dove".
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008

sabato 28 novembre 2009

Dichiarazioni di Mario Vanni - 28 dicembre 2004 - Terza parte

Nel corso dell'incidente probatorio, nell'udienza del 28 dicembre 2004, ebbe luogo l'interrogatorio che segue:
Segue dalla seconda parte.
Dottor Crivelli: Dal momento che ci sono riferimenti all’età... ci vuoi dire quando è nato, signor Vanni, perché ci siamo...
MV: Ah, ‘un lo so.
Giudice: Lei in che data è nato?
MV: Del '27.
PM: In che luogo abita in questo momento?
MV: A San Casciano.
Giudice: A San Casciano?
MV: Si.
PM: Come... è la residenza, signor Vanni.
Giudice: E' la residenza. Ma il posto dove abita fisso, dove dorme, dove mangia, dov’è che sta ora?
MV: Mah, ‘un lo so.
PM: Non sa il nome
Giudice: Ma aspetti, aspetti Pubblico Ministero, perché sono questi gli accertamenti che dovevamo fare fin dall’inizio, perché noi per un certo calore della vicenda ci siamo scordati di fare. Dico quindi.., ma faccio anche per sondare quella che è la capacità di memoria, di percezione del testimone. Quindi lei stamani, per esempio, da dove è venuto? Per venire qui lei si ricorda da dove è partito per venire in questa aula?
MV: Non me lo ricordo.
Giudice: Non se lo ricorda?
MV: No, non me lo ricordo.
Giudice: Andate pure avanti. Ecco, era per localizzare la memoria.
PM: Le avevo chiesto se il Calamandrei Francesco ha figli.
MV: Sì.
PM: Lei lo sa quanti ne ha?
MV: Un lo so, mi pare due.
PM: Ah, vede? Allora le cose se le ricorda.
MV: Sì.
PM: Due maschi? Due femmine?
MV: Sì, due maschi.
PM: Tutti e due maschi?
MV: Sì, sì.
PM: Lei li ha conosciuti, fin da bambini li ha sempre visti?
MV: Sì, sì, è vero.
PM: Vorrei che lei mi spiegasse quel concetto che ha detto, che eravate amici del Calamandrei, che parlavate del più e del meno. Ce lo vuole spiegare meglio?
MV: Mah, andavo a piglià le medicine.
PM: Eh beh, poi lei ha detto che non era solo, quello... eravate amici e parlavate del più e del meno, e che lei andava a casa. Volevo sapere di che cosa parlavate.
MV: Mh. Icché si parlava? Di poco.
PM: Di poco cosa vuoi dire?
MV: Mah, un lo so.
PM: Vi offriva da bere?
MV: Sì, qualcosa.
PM: Quindi vi sedevate intorno a un tavolo a casa sua? Cosa vi offriva?
MV: Mah, un bicchiere di vino.
PM: In casa del Calamandrei?
MV: Sì.
PM: Anche al Pacciani? O lui non beveva?
MV: Sì, anche a lui.
PM: Anche al Lotti?
MV: Qualche volta anche al Lotti.
PM: Qualche volta anche al Pucci o al Pucci no?
MV: Sì.
PM: Ma stavate intorno a un tavolo, non so...
MV: Mah.
PM: Non se lo ricorda? La casa se la ricorda? Era grande? Piccola?
MV: Era grande, tante stanze, parecchie stanze.
PM: Quindi lei l’ha vista tutta.
MV: Sì, l’ho vista tutta.
PM: Aveva un salotto grande?
MV: Sì.
PM: Voi in genere stavate in salotto?
MV: Eh.
PM: Ma lei ha visto anche le camere?
MV: Eh.
PM: E grande in che senso?
MV: Si, tante, parecchie camere.
PM: Parecchie. Lei le ha viste?
MV: Mh, le ho viste.
PM: Come mai ha visto le camere, mi scusi?
MV: Ma, mi c’ha portato.
PM: Per fargli vedere la casa? Lei non è che ha mai dormito in casa del Calamandrei?
MV: No, mai, io no.
PM: Ha mai visto che lui aveva ospiti o ci stava solo con i figli?
MV: Lui e la moglie.
PM: Anche i figli?
MV: Sì.
PM: Lei ha detto che andavate a cena di quando in quando... ho capito.... ma ci può dire di quando in quando...?
MV: Eh, quando in quando, mica sempre.
PM: Ma perché andavate a casa del Calamandrei?
MV: A piglià le medicine e basta. E allora... Icché ho a dire?
PM: Perché gli fece vedere le camere?
MV: Mah.
PM: Fu lui a dirgli, a fargli visitare la casa?
MV: Eh.
PM: Lei ha detto era grande. Ci può dire grande come?
MV: Grande.
PM: Ha stanze?
MV: Ha stanze.
PM: Ha visto anche il bagno? Le è capitato di andare in bagno?
MV: Mh.
PM: C’aveva uno o due bagni?
MV: Due bagni.
PM: Allora la conosce proprio bene questa casa.
MV: Eh, è un signore.
PM: Era un signore. Ma per arrivarci c’era un ascensore? Era al primo piano? Era al pian terreno?
MV: No, primo piano.
PM: Sopra la farmacia?
MV: Sì, bravo.
PM: E come ci si arrivava? C’erano le scale?
MV: Eh, un pochine di scale. C’era un portone, dalla farmacia.
PM: Da dentro la farmacia o c’era un portone per salire?
MV: Sì.
PM: Queste scale da dove sono?
MV: Si, dalla farmacia.
PM: Lei ha detto tante camere perché le ha viste tutte? C’aveva un salotto solo o più di un salotto?
MV: Due.
PM: Senta, ma lei si è mai fermato anche a mangiare dal Calamandrei?
MV: No, no.
PM: Solo a bere?
MV: lo no, a mangiare no, solo a bere.
PM: Ma eravate voi, lei, il Pacciani, il Lotti, che chiedevate il vino o era lui che vi offriva il vino?
MV: Mah.
PM: A volte bevevate anche il caffè?
MV: Non lo so, si, si.
PM: Ah, e lo faceva lui o la moglie?
MV: Lui.
PM: Lui vi faceva il caffè. E quindi la moglie non c’era quando...
MV: No, no.
PM: Questa vostra amicizia è durata tanto tempo?
MV: Sì.
PM: Ma andavate a casa anche quando era vivo il padre?
MV: Sì.
PM: Quindi non più tardi del '71. Perché il padre, dove abitava... anche allora...
MV: Sì.
PM: Quindi è un’amicizia lontana, perché il babbo del Calamandrei è tanto che è morto, ora non ho i dati.
MV: Eh.
PM: E il padre sapeva di questa vostra amicizia? Vi vedeva?
MV: Ci vedeva, eh.
PM: E non diceva nulla?
MV: Mh.
PM: Vi salutava?
MV: Sì, i saluti.

venerdì 27 novembre 2009

Cesare Agabitini

Custode dell'isola di Polvese, amico e collega di Luigi Stefanelli, custode della villa della famiglia Narducci ubicata a San Feliciano. Nella deposizione del 10 maggio 2002 raccontò: "...a San Feliciano giravano voci su un medico perugino coinvolto nelle vicende del mostro di Firenze. le voci cominciarono a circolare tra il 1981 e il 1982... Qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Narducci incontrai l’appuntato che comandava la motovedetta dei carabinieri di Castiglione del Lago. Questi mi disse che quando giunse sul pontile con il cadavere, fece l’atto di slacciare il giubbotto di renna allo stesso, ma fu fermato dal professore Ugo Narducci (il padre di Francesco) che gli intimò di non toccare in nessun modo il cadavere... Prima della morte di Narducci conobbi un infermiere dell’ospedale di Foligno. Questi mi disse che proprio a Foligno correva la voce che il mostro di Firenze fosse Francesco Narducci" .
Rif.1 - Corriere della Sera - 24 gennaio 2004 pag.17

Aurelio Piga

Maresciallo dei carabinieri del nucleo radiomobile di Perugia. Depose il 25 marzo 2002: "Intervenni dopo il ritrovamento del cadavere del dottor Narducci. Quello che mi colpì fu la presenza di vistosi ematomi sul petto. Ebbi la netta impressione che quella persona avesse subito percosse. Mentre la dottoressa esaminava il corpo mormorai: «Quelle sono lesioni», ma qualcuno alle mie spalle mi intimò di stare zitto. Mi dissero che quella persona era il questore di Perugia".
Rif.1 - Corriere della Sera - 24 gennaio 2004 pag.17

giovedì 26 novembre 2009

Gabriella Ghiribelli - Dichiarazioni

Gabriella Ghiribelli, fu ritenuta un teste fondamentale dalla Pubblica Accusa durante il processo a Mario Vanni e Giancarlo Lotti, come del resto Filippa Nicoletti. Il 21 dicembre 1995 dichiarò: "Premetto che esercito l’attività di prostituta in Firenze, in via Fiume. Conosco Vanni perché abitava nella stessa via. (...)Conosco il Lotti. Ho avuto rapporti intimi con lui. (...) Per quanto riguarda Pacciani Pietro io l’ho visto a casa di Indovino Salvatore quando arrivava il camper del personaggio che faceva il medium e che parlava siciliano (mago Manuelito n.d.r.)". Quest’ultima dichiarazione, sarà smentita dalle successive sommarie informazioni testimoniali rese dalla Ghiribelli il 27 dicembre 1995. In una registrazione telefonica intercettata il 21 dicembre 1995, tra Ghiribelli e Nicoletti, su utenza in uso alla Ghiribelli, emerse quanto segue: Ghiribelli: Sanno addirittura di quello dell’emporio! Quello che c’aveva il negozio di alimentari agli Scopeti. Nicoletti: Sì. Ghiribelli: C’hanno il nome mio, c’hanno il nome suo, c’hanno il nome tuo! Giancarlo ha fatto i nomi. Nicoletti: Ma tu lo conoscevi?. Ghiribelli: No. Nicoletti: Io non l’ho mai visto. Ghiribelli: No, il Pacciani poi non lo conoscevo. Nicoletti: E allora a noi non ci importa niente! Ghiribelli: Sì, ma allora perché Giancarlo ha messo il no me mio? 11 nome tuo? Filippa: Perché è un coglione e basta! Ghiribelli: Bisogna chiarirlo questo discorso! Ora io mi devo presentare domani mattina. Nicoletti: Ma noi siamo pulite! Noi non c’entriamo pro prio nulla. Ghiribelli: No, no, vogliono sapere chi è quello di Prato. Te lo ricordi? Nicoletti: Io non lo conosco. Ghiribelli: Ufficialmente no! E chiaro! Anche io non lo conosco. E poi vogliono sapere chi era questo mago che ve niva a fare le magie nere da Salvatore! Io non lo so! Veniva con un camper. Siciliano, gli ho detto io. Poi io non lo so! Io da Salvatore andavo tutte le sere a fare le punture quando tornavo da fare la mignotta. Gli facevo le punture e basta. Nicoletti: Ma questo è successo dopo che io sono venuta via. Ghiribelli: Ma questo sta succedendo perché quel cretino di Giancarlo ha fatto il nome mio e il nome tuo. Non ho capito per quale motivo! Lui è cretino. Nicoletti: Lui si impiccia nei guai senza volere, perché lui non sa nulla. Soltanto che ora sta facendo il nome delle per. sone che conosce. Che cazzo c’entriamo noi con quelle persone? Ghiribelli: Mi hanno chiesto: “Ma lei come lo conosce Giancarlo?”. “Perché ci vado a letto e mi paga!” Ho fatto male o ho fatto bene?... Poi: “Conosce Filippa?”. Nicoletti: Io l’ho visto per televisione. Ghiribelli: Anch’io l’ho visto per la prima volta in televisione. Nicoletti: Io l’ho visto sui giornali. Ghiribelli: Invece lui gli è andato a dire che io e te si conosceva il Pacciani. Nicoletti: Ma guarda questo stronzo! Sai icché? Per conto mio l’è morto, guarda! Ghiribelli: Nooo, tu sbagli te. Nicoletti: Allora perché mi deve mettere di mezzo? Ghiribelli: E perché mi deve mettere di mezzo a me? Io facevo la mignotta. Icché c’entra Pacciani, porco Dio! Il 27 dicembre 1995, Ghiribelli, in presenza del dott. Giuttari: "Confermo le dichiarazioni rese il 21 dicembre '95, ad eccezione di due particolari: "La seconda circostanza che non confermo, in quanto non è stata da me riferita così come è stata verbalizzata, forse causata da me, che non mi sono saputa esprimere, è quella relativa alla presenza di Pacciani a casa Indovino Salvatore, in occasione dell’arrivo del personaggio da me indicato come medium, che giungeva con il camper. Devo infatti precisare che non ho mai visto il Pacciani Pietro né a casa dell’Indovino, nella circostanza riferita nel precedente verbale, né in altre circostanze. Ho visto Pacciani solamente in televisione o sui giornali". Ci sono, dunque, due contrastanti dichiarazioni rese dalla Ghiribelli su tale punto. In un'altra telefonata tra Nicoletti e Ghiribelli quest'ultima riferisce: "Mi hanno chiesto se da Salvatore si facevano orge o sedute spiritiche, perché è stato fatto il nome di Luciano, della Grazia e di quello del camper, Manuelito. (...) Io non l’ho mai visto fare." L'8 febbario 1996, dinanzi ai P.M. di Firenze, Gabriella Ghiribelli dichiarò: "Abbiamo abitato a San Casciano in Borgo Sarchiani... l’Indovino, nel periodo in cui abitavo a San Casciano, era molto malato. (...) Tornando alle persone che il sabato sera erano da Salvatore c’erano: Luciano, la Grazia, "il Sebastiano", Manuelito e Agnello Domenico". Altre dichiarazioni sono state rese dal la Ghiribelli all’udienza dibattimentale del processo Vanni-Lotti del 3 luglio 1997. Ghiribelli parlando del mago Indovino e della casa di via di Faltignano riferiva: "L’unica cosa che a me faceva arrabbiare era perché facevano dei riti, una cosa e un’altra.(...) Vanni è venuto con me una volta sola, le altre due o tre volte andava con la Filippa Nicoletti e con l'Antonietta Sperduto. Era tutta una cricca, andavano tutti da Salvatore, lui, il Vanni, il Pacciani, il Giancarlo." Il 3 luglio 1997 si contraddiceva rispetto alle precedenti dichiarazioni rese il 27 dicembre '95: "Si trovavano sempre lì, soprattutto il sabato e la domenica, lo so perché le ho viste. C’era Giancarlo, c’era Mario, c’eraVanni, c’era l’Antonietta, c’era la Milva Malatesta". Poi parlava delle prostitute del Vanni, frequentate a Firenze: "Lui se la faceva con due ragazze di Prato. Lui andava anche con quelle due di Massa, una era bionda e una era mora. Tra l’altro erano due sorelle. Andava a Firenze al “Mia Cara”, dietro a via Faenza, con la Filippa". "Il “Mia Cara” era una pensione io c’ero, ho visto il Vanni, ho visto il Lotti, il Pacciani, tutti quanti." Su domanda dei Pubblico Ministero: "No, un momento, io non è che ho visto queste riunioni, specifichiamo. Ho trovato tante volte una stella a cinque punte, dei ceri, delle bottiglie vuote, dei preservativi; sul letto spesso c’era dei sangue, (...) Io ho visto anche un cartellone, c’era una lettera da una parte c’era un “sì” e da un’altra c’era un “no”. Poi c’erano tutte le lettere dell’alfabeto e nel mezzo c’era sempre una tazzina di caffè". PM: Senta, ci può parlare di tutte le persone che lei a suo tempo ha memorizzato, che frequentavano questa casa? Finora ho capito Vanni, Pacciani, l’Indovino. Ghiribelli: Cioè, il fratello di Salvatore, che era Sebastiano; poi c’era anche un altro che viaggiava con un camper poi c’erano delle persone che erano di Prato. Luciano che frequentava una ragazza piuttosto grassoccia, io Salvatore l’ho conosciuto a Prato tramite il fratello Sebastiano. In questa casa ce n’era tante di minorenni. PM: E chi ce le portava? Ghiribelli: O Sebastiano... o quello lì, o quello là... Giancarlo anche, parecchie; le raccattavano a Prato loro, perché frequentavano questo bar, parlando in Piazza Duomo, e loro venivano tutti in Piazza del Duomo. PM: Tutti chi? Ghiribelli: Giancarlo, Sebastiano, Salvatore, Lucianino e un certo Domenico Agnello. Faltignano era frequentato anche da un certo Ezio, che aveva un negozietto e che era più che altro amico di Salvatore, comunque frequentava sia la Filippa che me. Salvatore faceva filtri, faceva le carte. PM: Sa se la casa di Indovino era frequentata anche dai sardi? Ghiribelli: No, veniva Agnello, era siciliano, che però era amico di Vinci, quello che hanno ammazzato. Vinci Francesco e Domenico Agnello so che erano amici, perché venivano spesso a Prato, al Bar Rolando. C'era anche un certo Draculino, sardo, che frequentava la casa, però che si chiamava Sanna. Anche questo Sanna era amico dei Vinci, perché tutti frequentavano il Bar Rolando, che era un ritrovo proprio dei sardi. Il 28 febbraio 2003 dichiarò: "Nel 1981 vi era un medico che cercava di fare esperimenti di mummificazione in una villa vicino a Faltignano, che da quello che sapevo sembra che l’avesse comprata sotto falso nome" In quell’occasione le fu mostrato l’album numero 1 del 2003, che conteneva trentacinque foto; lei dopo averle esaminate dichiarava: "vedo l’orafo... l’altro medico di Perugia". Le venivano fatte vedere le foto numero 15,22,23 e 25 e su queste lei diceva: "Mi dicono qualcosa, ma non riesco a focalizzare bene". La foto 23 è quella di Calamandrei Francesco. La Ghiribelli poi proseguiva: "...E di questo posto mi parlò anche Giancarlo Lotti in più occasioni e sempre negli anni '80, quando ci frequentavamo"; Parlava poi di una "Marisa" che veniva da Massa unitamente alla sorella e alle ragazzine che portava: "...venivano da Marina di Massa, da Massa, da Viareggio, da Perugia; ricordo che venivano in pullman ed io personalmente ebbi modo di vederle insieme a queste minorenni; era sempre di venerdì e venivano a mangiare a casa mia a San Casciano. Devo precisare che venivano solo le due sorelle a mangiare, mentre i bambini sparivano". Il 1° marzo 2003 riferì: "Circa il dottore svizzero di cui ho parlato, lo vidi a San Casciano al Bar Centrale, insieme all’orafo e al medico delle malattie tropicali. Lo vidi viaggiare con un’auto, di lusso, nera con le codine, che ho spiegato ieri. (...) Ricordo bene che in un’occasione lo svizzero si fermò con l’auto davanti al bar e fece salire l’orafo, come pure vidi bene la macchina; presero la direzione della villa. Ricordo che era di pomeriggio; all’epoca abitavo in Borgo Sarchiani". A questo punto l’ufficio mostrava alla Ghiribelli il fascicolo fotografico redatto dai Carabinieri, relativo ai rilievi eseguiti in via di Giogoli nella via Vingone di Scandicci, su richiesta del dottor Rotella dell’anno 1983. Ghiribelli lo sfogliava e dichiarava: "Fra le macchine parcheggiate quella grande scura che si vede di profilo è proprio il tipo di macchina di cui ho parlato e sulla quale vidi lo svizzero insieme all’orafo. (...) Da quello che ho saputo lo svizzero aveva comprato la villa sotto falso nome e viveva da solo, almeno come si diceva in paese". Verbale ispezione Ghiribelli 1 marzo 2003 pag. 1:"Giancarlo mi fece vedere anche dove furono uccisi i due tedeschi e mi disse che il Pacciani l’aveva costretto, perché lui aveva visto la storia degli Scopeti (...) e allora gli disse che doveva sparare a questi qui “così tu sei dei nostri”. Il 5 marzo 2003 in merito ai festini che avevano luogo a Villa La Sfacciata dichiarò: ". . .posso dire che quando il venerdì notte avvenivano ed io ero presente, c’erano molte persone che partecipavano, tra cui c’era l’orafo, di cui vi ho già raccontato, il carabiniere di San Casciano, il medico delle malattie tropicali, la Filippa Nicoletti, la Milva Malatesta, Ezio, che è il droghiere, assieme alla moglie, il capo degli Hare Krishna, Sebastiano Indovino che si accompagnava con dei bambini minorenni di circa otto-undici anni". Polizia Giudiziaria: Come mai quando ha riferito in passato dei festini a casa di Salvatore, non ha parlato anche della partecipazione dell’orafo e del medico delle malattie della pelle? Ghiribelli: In verità io mi ricordo che durante il processo fatto a Lotti Giancarlo e Vanni Mario io parlai dell’orafo e del medico delle malattie della pelle, ma non venni presa in considerazione. Comunque, durante i verbali fatti in Questura non ne parlai perché le domande che mi venivano poste riguardavano il Lotti e il Vanni. Polizia Giudiziaria: Sa dirmi dove avvenivano i reclutamenti dei bambini? Ghiribelli: Non sono a conoscenza di cosa facessero fare a questi bambini, in quanto io dovevo venire a Firenze a lavorare; comunque, questi bambini erano sempre diversi. So che provenivano dalla zona di Prato, ma non sono a conoscenza di come facessero a convincerli.... Io ho anche parlato con loro, ma non ho avuto l’impressione che fossero stati costretti, i bambini di otto-undici anni. Le feste avvenivano sempre a casa di Indovino, tranne una volta che andarono in un cimitero assieme al capo degli Hare Krishna. Infatti il giorno dopo c’era un articolo sulla “Nazione” che diceva che sconosciuti avevano scoperchiato le tombe. Il cimitero era nei dintorni di San Casciano e il periodo erano i primi anni Ottanta. Il 5 giugno 2003 dichiarò: "Riconosco l’uomo la cui foto è contrassegnata con il numero 4, cioè il medico svizzero di cui mi aveva parlato Lotti. E’ quello che l’ho visto andare a bordo della macchina scura in compagnia dell’orafo di San Casciano” . “Sono certa altresì che si tratta della stessa persona che si accompagnava spesso con il medico di Perugia. Ricordo che il Lotti in merito a questa persona mi aveva riferito che il medesimo era entrato in possesso di alcuni papiri riguardanti la mummificazione, ma lo stesso si lamentava che mancava una pagina." La persona rafficgurata nella foto n.4 non era Rolf Reinecke che non ha mai abitato a La Sfacciata. La Ghiribelli aggiungeva: "...e il periodo in cui ho visto queste persone, cioè il dottore svizzero e gli altri, che vi ho appena descritto, era l'82-'83; di questo periodo sono certa". Aggiungeva: "Ricordo che il Lotti mi raccontava che lui, con Pacciani e Vanni, quando trovavano un posto appartato frequentato da coppiette, lo dovevano riferire al medico svizzero, all’orafo e al dottore delle malattie tropicali”. L'11 luglio 2003 riferì: "Ho visto questo individuo, (il Parker) dare soldi al Lotti. Queste somme erano costituite da svariate banconote da cento, credo che fossero qualche milione; credo che usava questi soldi per portare fa nipote del Vanni al mare, o per andare con la Nicoletti Filippa a mangiare e a farci l’amore. (...) La sua autovettura, (quella di Ulisse-Parker), era sportiva. Ora che ci penso ricordo che almeno in un’occasione ho visto il dottore svizzero, che ho già indicato e riconosciuto in una foto che mi avete mostrato in una precedente verbalizzazione, e l'Ulisse, insieme al Bar Centrale di San Casciano, nei primi anni Ottanta abitavo presso un albergo situato in via de’ Banchi; durante quegli anni all’interno dell’albergo ho conosciuto due ragazzine che ricordo chiamarsi una Marisa e una di cui non ricordo il nome, che giungevano a Firenze il venerdì mattina, o il giovedì sera, ripartendo la domenica sera; la medesima è la stessa Marisa che portava i bambini ai festini che avvenivano a Faltignano e alla Sfacciata". Il 22 luglio 2003 fu nuovamente sentita: "Sia il Lotti che il Galli mi avevano riferito delle feste alla “Sfacciata”. A dire del Galli erano feste davvero belle, dove ci si divertiva molto". In una breve intervista alla Ghiribelli, che risulta effettuata nel corso dell’anno 2001 e trasmessa, il 12 febbraio 2004, nella nota trasmissione “Un giorno in Pretura” dichiarò: "...ti sto parlando con il cuore in mano, ho già detto che non mi fido nemmeno della mia ombra." Chiestole se "di tutto questo gruppo di merende, a San Casciano, sapevano" la Ghiribelli rispondeva: "Sì, sì, lo sapevano, lo sa anche qualche altro, lo sa”; infine, chiestole se, secondo lei, "c’è qualcuno che sa e ancora non ha parlato", affermava, rivolta all’intervistatrice: "anche in farmacia dovresti andare, però li devi prendere di brutto, a cattiva devi andare, eh..." Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008

mercoledì 25 novembre 2009

La perizia sul camper

I periti medico-legali, prof. Graev, prof. Maurri, dott.ssa Cucurnia fornirono una perizia molto dettagliata circa i fori dei proiettili sul camper di Rusch Uwe Jens e Horst Meyer.
Nella perizia si legge che "nella fiancata destra sono presenti due fori, di cui uno, nel finestrino posteriore, posto all'altezza di m. 1,40 da terra, l'altro, nel vetro dello sportello, sito presuntivamente a m. 1,45 da terra. Nella fiancata sinistra vi sono invece tre fori di proiettile di cui il primo, posto nella parte posteriore, a m. 1,37 da terra; il secondo nel finestrino col vetro opaco, a m. 1,40 da terra; il terzo nel finestrino col vetro trasparente, a m. 1,37 da terra. Va precisato che per quel che riguarda il foro A i periti non sono stati in grado di indicare l'altezza effettiva da terra, poiché nel corso dell'affrettata rimozione del mezzo il vetro si era sbriciolato, disperdendo le tracce del foro del proiettile. Tale altezza è però determinabile esattamente in m. 1,50 partendo dalle uniche misurazioni fatte dalla polizia scientifica quella sera e riportate nel fascicolo dei rilievi tecnici. Infatti il foro B era situato a cm. 10 sopra la base dei finestrino, mentre il foro A era collocato a cm. 20 sopra la base stessa. Poiché le basi dei due finestrini sono situate alla stessa altezza, è evidente che il foro A era posto dieci centimetri più in alto dei foro B, e quindi a cm. 150 da terra, essendo quest'ultimo, come si è visto, posto a cm. 140 da terra. Se si eccettua il foro A vi è, come si vede, una certa uniformità dell'altezza dei cinque fori di proiettile, due dei quali sono collocati a 140 cm di altezza da terra, gli altri due solo pochi centimetri più in basso. Va rilevato inoltre che non furono trovate tracce di affumicatura né sui vetri dei finestrini né sulle fiancate in corrispondenza dei fori dei proiettili, circostanza che, secondo i periti balistici, starebbe ad indicare una distanza minima di 40 cm dalla bocca da fuoco al momento dello sparo, il che ulteriormente dimostra che l'omicida non aveva sparato a contatto o quasi a contatto con le fiancate dei furgone. Altra notazione oggettiva è che tutti i fori dei proiettili rilevati sui finestrini e sulle fiancate sono fori di entrata."
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

martedì 24 novembre 2009

Giovanni Calamosca - Intervista per Chi l'ha visto - 11 dicembre 2001

La trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?", nel 2001, raccolse la testimonianza che segue da Giovanni Calamosca.

Dov'è nato?
A Imola.
Da quanto vive qui (Ca'Buraccia, sull'Appennino Tosco Emiliano)
?
Dal 1952-1954.
Che lavoro ha fatto?
Il pastore.
Quanti anni ha?
Settantaquattro.
Ha conosciuto Giuseppe Barrui?
Ho conosciuto Giuseppe Barrui perché trattai con lui cento pecore; stava qui sopra a Bologna. Poi l'ho conosciuto perché sono andato a comprare un montone da lui, che abitava a Comacchio.
Conosceva i Vinci?
Sì, tutti e due. Conoscevo meglio Francesco, abbiamo fatto diciotto mesi a San Giovanni in Monti, innocenti. Lui scriveva a venti trenta donne, a tutti quegli avvisi dei giornalini; aveva dei pacchi di lettere così. Io mi divertivo a leggere le lettere per non pensare alla tragedia che uno ha quando fa della galera innocente. La sua amante era Barbara Locci. Il marito era contento che Vinci andasse a letto con lei, gli portava il caffè a letto. Questa è la sacrosanta verità che mi ha raccontato lui, non sono bugie. Solo che dopo Barbara Locci ha trovato questo toscano, e lì sono nate le gelosie ed è successo quello che è successo.
A lei, però, Francesco Vinci racconta che quella notte dell'agosto 1968 a uccidere i due amanti era stato lui.
Sì, insieme a Mele.
Vengono uccisi con una pistola, la calibro 22, che sarà quella del mostro di Firenze. La pistola era di proprietà di Francesco Vinci, le ha raccontato che fine ha fatto?
No, non me l'ha mai raccontato, io non ci ho mai capito niente. Però, voi vi dovete fare indietro nel tempo. Francesco Vinci aveva un'amante - non mi ricordo più il nome - ed è stata ammazzata, bruciata (Milva Malatesta).
Dopo, hanno ammazzato anche Francesco Vinci, nel 1993, è stato bruciato. Non si brucia uno per un furto di pecora come poteva fare lui, o per un furto di due maiali.
Perché ricorda questo particolare per spiegare il delitto del 1968 e quella pistola?
Perché ho sempre avuto questo presupposto, che qualcuno, il vero mostro, avesse paura o fosse ricattato e abbia avuto l'interesse di togliersi sia il Vinci sia l'amante, che sapesse qualcosa anche lei. Io guardi a tutta la storia di Pacciani non ci credo.
Pacciani non era il mostro di Firenze?
No, nella maniera più assoluta, come neanche quello che è all'ergastolo.
Intende i "compagni" di Pacciani?
Sì, sì...
A casa sua sono passati Mario Sale e Giovanni Farina?
Sì, è la verità. Ma ci ho rimesso sempre di tasca.
Che faceva lei quando venivano sequestrate queste persone?
Io mi mettevo le mani nei capelli, perché sapevo che prima o dopo mi capitavano dei casini.
Vigna cosa le chiese durante il periodo in cui accadevano questi rapimenti?
In un primo momento, prima, ha creduto che io fossi il mostro di Firenze. Io sulla "Nazione" sono stato cinque o sei mattine, così piccolo, in fotografie in prima pagina, così piccole; e lui là grande, con la mano così, con la toga, così grande.
Quando qui in questa stanza c'erano Mario Sale e Farina di cosa si parlava? Cosa le dicevano?
Niente, si parlava di pecore, si parlava perché io poi ero diventato socio con Farina, avevamo un branco di pecore assieme, dei cavalli assieme.
Avevate i vostri affari...
Puliti.
Degli affari sporchi lei non sapeva niente, però Vigna da lei voleva sapere questi affari sporchi?
Appunto.
Vigna voleva che lei parlasse?
E io l'ho anche aiutato Vigna, se vuol dire la verità. Forse, se non Vigna, ho aiutato molto di più la Criminalpol di Firenze, gli ho dato delle mani forti - lasci perdere, non posso dire niente.
Mi fa capire queste "mani forti"...
Non posso dire niente. Non mi chieda altro.
Ma per il "mostro" o per i rapimenti?
Per i rapimenti.
Riguarda, forse, il sequestro Berardinelli?
No, prima, prima ...
Il sequestro Fantazzini?
Non mi chieda niente.
In un articolo de "La Nazione" c'è scritto "Vigna ha coperto i sardi, sulla vicenda del mostro di Firenze spunta un altro testimone".
Per me è tutta una montatura. Vigna non ha coperto nessuno, glielo dico pure che io mi sono trovato interrogato più di una volta, più di due.
Da Vigna?
Da Vigna. Vigna non ha coperto nessuno, Vigna non ha mai avuto rispetto per nessuno.
Chi può aver parlato?
Non credo io che sia un sardo, perché i sardi hanno solo interessi a tenere coperta la faccenda. Quando fu arrestato Vinci per il mostro, perché sospettavano lui, è stato arrestato in 'sta casa, qui, il 15 agosto che c'avevamo una cena. Com'è che subito dopo sono successi altri due delitti in poco tempo? Lo facevano per tirar fuori Vinci. E allora chi è che ha ammazzato Vinci? Chi è stato che ha ammazzato l'amante? Com'è che è sparito il fratello di Vinci?
Rif.1 - Chi l'ha visto - Puntata dell'11 dicembre 2001

lunedì 23 novembre 2009

I "mostri di Firenze" e l'Alchimia

Autore: Vittorio Fincati
Prima edizione: Carpe Librum - 2001 - 52pp - brossurato
Collana: Goezia
Dalla presentazione:
Questo volume tratta di Firenze e dei suoi "mostri". I titoli dei capitoli: Firenze città nera?; Francesco Prelati; Guido degli Anastagi; alchimia di laboratorio e uso del sangue; omici rituali e magia sessuale; i mandanti di Pacciani sono alchimisti?; In appendice: una dottrina inquietante?

sabato 21 novembre 2009

Dichiarazioni di Mario Vanni - 28 dicembre 2004 - Seconda parte

Nel corso dell'incidente probatorio, nell'udienza del 28 dicembre 2004, ebbe luogo l'interrogatorio che segue:
Segue dalla prima parte.
PM: Lei ricorda come l’ha conosciuto, come siete diventati amici?
MV: Siamo paesani, no? Andavo a piglia’ le medicine per la mi moglie, no?
PM: Ho capito...
MV: Eh, ha capito.
PM: Io però le ho chiesto quando andava a trovarlo a casa di cosa parlavate, perché lei ha detto che parlavate delle vostre cose. Deve essere proprio un argomento così delicato dato che non ci vuol dire quali erano le vostre cose.
Avvocato Filastò: Mah, veramente l’ha fatto diventare delicato lei con questa insistenza sulle “cose vostre”.
PM: E io le ho chiesto e le chiedo quali erano gli argomenti di cui lei e Calamandrei parlavate, dato che eravate amici.
MV: Mah, a piglia’ le medicine, si parlava così.
PM: Però poi ha detto che andava a trovarlo a casa, eravate amici e parlavate delle vostre cose.
MV: SI.
PM: Vorrei capire come e perché sono diventati amici. Lei ha detto eravate amici. Ci vuole spiegare?
MV: Eh, andavo a piglià le medicine, si parlava così, in amicizia, no? Per la mi moglie, le medicine, la roba, le medicine per casa.
PM: Ma perché andava a casa del Calamandrei?
MV: Mah
PM: Quando lei andava a casa del Calamandrei di che cosa parlavate?
MV: Si parlava così, d’amicizia nostra, qualche discorso si faceva, ma nulla di straordinario.
PM: Allora se non c’è nulla di straordinario ce lo può dire.
MV: Mah, io la senta...
PM: Parlavate di sport?
MV: Si, si è parlato anche di sport, ha voglia.
PM: Senta una cosa: sa se il Calamandrei andava a caccia, per esempio?
MV: Mah, non lo so. Ma, io non credo.
PM: No. Se aveva amiche donne?
MV: Non lo so.
PM: Lei ha mai parlato... le ha mai parlato il Calamandrei se aveva problemi con la moglie?
MV: Non me ne ha mai parlato.
PM: Quando era presente la moglie di che cosa parlavate?
MV: Mah, io andavo a piglià le medicine, ma poi ‘un facevo mica nulla di straordinario.
PM: La moglie era anche lei in farmacia? Le dava le medicine anche la moglie?
MV: No.
PM: Sa se il Calamandrei aveva delle armi?
MV: No, codesto affare non lo so.
PM: Ha mai sentito parlare in quella casa di pistole?
MV: No, mai.
PM: La moglie ha mai parlato di pistole?
MV: No, mai.
PM: A quelle cene ci sono stati il Pacciani e il Lotti?
MV: Mah, qualche volta ci sono stati.
PM: Il Calamandrei era anche amico di Pacciani e Lotti, come ha detto lei?
MV: Sì.
PM: E come lo sa? Li vedeva insieme?
MV: Mah.
PM: Cosa vuoi dire “mah”? Sì o...?
MV: Un lo so.
PM: Ha detto “mah”, ci vuole spiegare cosa vuol dire?
MV: Mah, icché devo dire? lo non lo so mica. Icché sapevo l’ho detto, altre cose non le so, ha capito?
PM: Le ho chiesto se si frequentavano. Mi ha detto “sì”. Le ho chiesto se erano amici, mi ha detto “mah”.Vorrei sapere come ha capito che erano amici. A casa, quando andava lei, a volte è capitato che ci fossero anche Pacciani e Lotti?
MV: A volte c’è stato.
PM: A volte c’è stato. C’è stato Pacciani e Lotti o l’uno o l’altro? A casa di Calamandrei...
MV: Si.
PM: C’era presente anche lei?
MV: Eh.
PM: Eh, sennò come fa a saperlo? E di che cosa parlavate nelle volte in cui a casa eravate lei, Pacciani e Lotti e Calamandrei?
MV: Icché si parlava.., io pigliavo, andavo per piglià le medicine per la mi moglie, poi le altre cose...
PM: In casa eravate... quando eravate voi quattro di che cosa parlavate?
MV: Eh, ‘un lo so.
PM: C’erano anche altre persone oltre Pacciani, Lotti, lei, Calamandrei?
MV: No.
PM: O eravate voi quattro e basta?
MV: Un lo so io quest’affare qui.
PM: Ma cos’era, la sera, la mattina, il giorno?
MV: Si, di giorno, no
PM: E perché lei Pacciani e Lotti andavate insieme a casa di Calamandrei?
Avvocato Filastò: Questo non l’ha mai detto, che ci andavano insieme.
PM: E allora perché vi siete trovati insieme? Qual è il motivo che vi univa insieme in quella casa, in quei momenti?
MV: Io andavo a piglià le medicine per la mi moglie, poi le altre cose io ‘un le so.
PM: Andavate insieme, tutti e tre, voi, da Calamandrei, o vi trovavate lì?
MV: Si.
PM: Andavate insieme?
MV: Ci si trovava lì.
PM: Vi trovavate o ci andavate insieme tutti e tre?
MV: Eh.
PM: Perché andavate a casa del Calamandrei?
MV: Mah, io andavo a piglia’ le medicine, gliel’ho detto. Fo i soliti discorsi io, no? E icché devo dire?
Avvocato Filastò: Gliel’ha detto cinque o sei volte.
PM: L’idea di andare avanti a trovare il Calamandrei ce l’aveva il Pacciani, il Lotti o ce l’aveva lei?
MV: Mh.
PM: E’ mai venuto a questi incontri anche il Pucci?
MV: No, io credo di no.
PM: Senta una cosa, lei ha sentito di cosa parlavano in sua presenza Pacciani e Calamandrei?
MV: No, erano amici, io icché ho a dire? Mah.
PM: E Lotti di cosa parlava?
MV: Andava a piglià le medicine anche lui, eh.
PM: Ma come mai capitava che eravate insieme lì voi tre più il Calamandrei?
MV: Siamo amici.
PM: Ci può spiegare perché andavate voi tre a casa del Calainandrei?
MV: Siamo amici.
PM: Allora ci parli di questa amicizia.
MV: Mah.
PM: Perché eravate amici? Qual è il motivo per cui voi quattro eravate amici? Chi è diventato amico prima del Calamandrei? Lei, Pacciani o Lotti?
MV: Mah, io ‘un lo so codesto affare.
PM: Ogni tanto capitava che andavate a casa del Calarnandrei?
MV: Mah, ogni quando in quando.
PM: Lei ha mai incontrato Calamandrei e Pacciani insieme per strada?
MV: Sì, sì, a volte li ho visti insieme.
PM: Dove?
MV: Eh, alla farmacia.
PM: Lei ha mai incontrato Calamandrei e Pacciani insieme per strada?
MV: Sì, sì, a volte li ho visti insieme.
PM: Dove?
MV: Eh, alla farmacia.
PM: Lei vedeva insieme Pacciani e Calamandrei? Li vedeva per caso?
MV: Sì, sì, di combinazione, li trovavo alla farmacia.
PM: Le è mai capitato di vederli per caso fuori?
MV: No, no.
PM: E allora come mai a volte vi trovate, vi trovavate, come ha detto lei, no? Insieme? Perché a casa?
MV: S’andava a piglià le medicine.
PM: Lei ci ha detto che conosceva anche il padre del Calamandrei.
MV: Sì.
PM: Ricorda quand’è morto?
MV: Un lo so.
PM: Lei è diventato amico di Calamandrei Francesco quando il padre era ancora vivo o era morto?
MV: Sì, era vivo.
PM: Lei ha conosciuto Francesco quando il padre era ancora vivo?
MV: Sì, bravo signor Canessa.
PM: Andava a casa di Calamandrei quando il padre era ancora vivo o...?
MV: Sì. (Gioacchino Calamandrei è deceduto nel 1971)
PM: Quindi da tantissimo tempo.
MV: Sì.
PM: Anche il Pacciani e il Lotti?
MV: Sì.
PM: E il padre era al corrente di questa vostra amicizia? Vi vedeva?
MV: Sì, ci vedeva.
PM: Il Pucci è mai venuto con voi?
MV: A volte è venuto (poco prima aveva detto di no... n.d.r.).
PM: Con voi dove, in farmacia o a casa?
MV: Sì, in farmacia.
PM: Insieme a voi o andava per conto suo?
MV: Insieme a noi.
PM: Quando eravate a casa del Calamandrei, voi, Pacciani, Lotti e a volte Pucci, c’era anche la moglie?
MV: Sì. L’ho detto, no? Eravamo noi solo quattro.
PM: Quando è morto il padre del Calamandrei grosso modo il figlio che età aveva?
MV: Un lo so.
PM: Quando lei ha conosciuto il Calamandrei, lei Vanni che età aveva?
MV: Sì.
PM: Lei quanti anni aveva quando ha conosciuto il Calamandrei?
MV: Eh, avrò avuto settantanni.
PM: Sa se il padre del Calamandrei era un cacciatore?
MV: Eh, un lo so...

venerdì 20 novembre 2009

Giuseppe Iommi

Avvocato fiorentino il 10 aprile 2003 dinanzi ai P.M. dichiarò: "Non conosco l’avvocato ..omissis... che lei mi dice essere di San Casciano. Conosco invece l’avvocato ...omissis... che è professore di diritto commerciale. Lo conosco perché è il nipote dell’avvocato ...omissis... con cui iniziai a lavorare negli anni 68-69 e nel cui studio sono rimasto dopo la sua morte. Lei mi chiede se conosco qualche avvocato che abita a San Casciano ed io le dico che a San Casciano non conosco nessun avvocato. Conosco l’avvocato ...omissis... anche lui era nello studio ...omissis... insieme all’avvocato ...omissis... L’avvocato ...omissis... non esercita più da tempo, abita all’lmpruneta da tantissimi anni. Mi è capitato a volte di andare a casa sua all’lmpruneta di pomeriggio o a cena anche in compagnia di mia moglie e dei miei figli. E’ capitato anche che lui sia venuto a casa nostra. Conosco Perugia per aver a volte visitato le sue bellezze artistiche ma non ho amici a Perugia. Ho avuto invece rapporti professionali per molti anni perché ho avuto varie cause in quella città. Tutto nacque negli anni '84-'85 ma, se necessario, potrei verificare le date esatte. Si è trattato di incarichi che ho avuto a seguito di una sollecitazione di professionisti di Perugia che mi hanno portato a curare cause di due loro clienti che già avevano come legale l’avvocato ...omissis... Non conosco nessuna persona di Perugia che frequentasse Firenze o che frequenti Firenze ora. Il nome Francesco Narducci è un nome per me nuovo. Non conosco alcuna persona con questo nome. L’ho letto per la prima volta nel biglietto di convocazione che ho ricevuto per oggi. Alcuni colleghi di studio, con i quali ho parlato della mia convocazione, mi hanno spiegato che è un nome apparso recentemente nelle cronache dei giornali e mi hanno raccontato sommariamente ciò che hanno letto. Loro mi dicono che lavorava con tale prof. Morelli. Anche questo nome non mi dice niente. Non ho mai avuto auto targate Perugia. Non ho neppure mai usato occasionalmente auto con la targa Perugia. Non ho mai avuto auto di colore verde ne tantomeno ho usato auto di quel colore, targate Perugia. Loro mi dicono che questo Francesco Narducci aveva una Citroen CX targata Perugia. Escludo di averla mai vista né tanto meno usata. Mi viene a questo punto mostrata la foto n.l allegata alla nota della Squadra Mobile di Firenze del 5.4.2003 in atti. Escludo di avere mai visto la persona raffigurata in quella foto anche se debbo dire che è un volto abbastanza comune come caratteristiche, ma non certo perché mi ricorda qualcuno da me conosciuto. Mi vengono a questo punto mostrate oltre alla foto n.1, anche le foto n.2,3,4 dello stesso album e mi viene detto che rappresentano Francesco Narducci. Confermo che non conosco in alcun modo la persona raffigurata in dette foto. Sono andato all’Isola d'Elba in vacanza per alcuni anni alla fine degli anni '50 e poi successivamente, diverse volte nei primi anni '70, in quanto avevamo una multiproprieta in un residence di Procchio che in verità abbiamo ancora ma nel quale non andiamo più da tempo."
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008
Nella foto Francesco Narducci