mercoledì 13 gennaio 2010

Francesca Raspati

Era tra i curiosi che sopraggiunsero al rinvenimento del presunto cadavere di Francesco Narducci il 13 ottobre 1985. Dichiarò agli inquirenti: "Eravamo tenuti a distanza ma non abbastanza da impedirmi di vedere il cadavere, anche se non in viso. Era estremamente gonfio, indossava pantaloni chiari, mi sembravano di fattura rozza, di colore tra il carta da zucchero e il grigio comunque inadeguati per una persona raffinata come Narducci. Indossava un giacchetto marrone di renna di due tonalità, una più scura e una con due riquadri, uno a destra e uno a sinistra, chiuso davanti, ma l’enorme ventre premeva sull’indumento. (...) Mi colpì che i pantaloni fossero asciutti, si vedeva nettamente la riga."

martedì 12 gennaio 2010

Il mostro di Firenze - Fox Crime

La presentazione del progetto dal sito Fox Crime: "Per la prima volta nella storia della televisione, Fox Channels Italy ripercorre le tappe di uno dei casi di cronaca nera più inquietanti del nostro paese. In onda su FoxCrime a partire dal 12 novembre alle ore 21:00, Il Mostro di Firenze è una serie in sei puntate prodotta da Wilder per Fox Channels Italy, con la sceneggiatura e la produzione creativa di Daniele Cesarano, Barbara Petronio e Leonardo Valenti (Romanzo Criminale, Donne Assassine, RIS Delitti Imperfetti), diretta da Antonello Grimaldi (Il cielo è sempre più blu, Distretto di Polizia 2, Caos Calmo). Dal 1968 al 1985 un efferato serial killer semina il panico nelle campagne intorno a Firenze compiendo otto duplici omicidi. Una scia di sangue che sconvolge l’opinione pubblica e vale all’assassino l’appellativo che lo ha reso tristemente celebre: Il mostro di Firenze. La polizia gli dà la caccia battendo a tappeto tutta la provincia del capoluogo toscano, ma il mistero si fa sempre più fitto. Passano gli anni, gli omicidi continuano a occupare le prime pagine dei quotidiani e, mentre indiziati e inquirenti si susseguono in un crescendo di colpi di scena, un uomo non esita a sacrificare il suo lavoro, i suoi risparmi e la sua stessa salute per scoprire la verità sul mostro. Si chiama Renzo Rontini ed è il papà di Pia, penultima vittima del mostro, uccisa all’età di diciotto anni insieme al fidanzato nei pressi di Vicchio (FI). Dal giorno della morte di Pia, scoprire la verità è l’unica ragione di vita di Renzo e il mostro diventa la sua ossessione. Sostenuto dalla moglie, Renzo cerca testimonianze che possano essere d’aiuto alle indagini e quando il caso arriva in un’aula di tribunale i due si costituiscono parte civile. E’ l’inizio di uno dei processi più lunghi e controversi della storia giudiziaria italiana. Tra gli interpreti principali della serie figurano Ennio Fantastichini (La Piovra 7, Saturno Contro, Borsellino) nei panni di Renzo Rontini, e sua moglie Winnie, interpretata da Marit Nissen. Il cast comprende anche Nicole Grimaudo (nel ruolo del magistrato Silvia della Monica), Giorgio Colangeli (nel ruolo del commissario Michele Giuttari), Bebo Storti (nel ruolo del procuratore Pierluigi Vigna), Marco Giallini (nel ruolo di Ruggero Perugini, Capo della Squadra Anti Mostro), Corso Salani (nel ruolo del Pubblico Ministero Paolo Canessa), Duccio Camerini (nel ruolo del giudice Mario Rotella) Massimo Sarchielli (nel ruolo di Pietro Pacciani) Massimo Bianchi e Francesco Burroni (nel ruolo dei “compagni di merende"). Eccezionalmente numeroso il cast secondario: oltre 700 comparse e circa 160 ruoli, tra cui ricordiamo quello di Patrizio Pellegrini, avvocato della famiglia Rontini (interpretato da Sergio Albelli) e quello dell’avvocato Fioravanti (difensore di Pacciani, interpretato da Pietro De Silva)."

lunedì 11 gennaio 2010

Vincenzo Tricomi - Intervista su La Città - 28 gennaio 1984

Vincenzo Tricomi nell'agosto del 1982 emise un mandato di cattura nei confronti di Francesco Vinci. Quando il giudice istruttore Mario Rotella, che lo sostituì nelle indagini sul "mostro" il 26 gennaio 1984, fece scarcerare Francesco Vinci, Vincenzo Tricomi rilasciò l'intervista che segue al quotidiano La Città.
L'arresto di Francesco Vinci è stato un'errore giudiziario?
Il mandato di cattura che firmai nei confronti di Vinci si è basato su indizi, sufficienti per giustificarlo, ma mai su prove. Questo l'ho sempre precisato. L'unico elemento concreto per accusarlo dell'omicidio del '68 erano le dichiarazioni di Stefano Mele. Ora, se Vinci è stato scagionato, vuol dire che qualcosa di importante è cambiato nel quadro dell'inchiesta. Ho letto che Mele ha ritrattato, deve essere così.
Ha notizie dirette sull'inchiesta?
No, non so nulla se non quello che leggo sui giornali, adesso che ho finalmente il tempo per farlo. Non posso e non voglio dire niente in merito al nuovo sviluppo delle indagini.
In passato ha mai interrogato Giovanni Mele e Piero Mucciarini?
Si, ricordo che li convocai nel mio ufficio e li interrogai ma soltanto come testimoni.
Cosa dissero?
Non ho un ricordo preciso nè del loro interrogatorio nè tanto meno su di loro come personaggi. Allora non riscontrai nessun elemento per poterli sospetare di qualcosa.
Dalle sue indagini risultava che fossero due guardoni?
No, non mi risultava. Mi furono segnalati tanti guardoni, soprattutto a Montelupo, ma non mi fu mai fatto il nome di questi due.
Sapeva quali erano i rapporti fra Piero Mucciarini e Francesco Vinci?
Di odio mortale, non è mai stato un segreto. Del resto risulta chiaramente dagli atti del dibattimento del primo grado per il delitto del '68. I due non si potevano vedere.
Escluderebbe quindi un rapporto di qualsiasi tipo fra i due uomini?
Si, lo escluderei!
La pistola non è saltata fuori.
Ricordo che più di un anno fa, quando tenni la conferenza stampa per l'arresto di Francesco Vinci, dissi che quell'arma avrebbe potuto sparare ancora. Cosa che poi purtroppo è avvenuta. Oggi mi sento di inviare le coppie di fidanzati, i giovani che si appartano in macchina a non abbassare la guardia fino a che non si trova la malefica calibro 22. Fate molta attenzione. Evitate i boschi, i sentieri. Magari fermatevi nelle piazze, non nei posti nascosti. Meglio un pessimo processo per atti osceni in luogo pubblico che...
Rif.1 - La Città 28 gennaio 1984 pag.5
Nella foto Francesco Vinci.

domenica 10 gennaio 2010

Dino Spalletti

Fratello di Enzo Spalletti. Dopo il duplice omicidio di Susanna Cambi e Stefano Baldi dichiarò agli inquirenti di aver ricevuto, il 16 giugno 1981, una telefonata da Fosco Fabbri in cui gli diceva: "Devi sapere che mi stanno minacciando, se non sto zitto mi fanno fare la fine di tuo fratello!".
Rif.1 - La Nazione - 25 ottobre 1981 pag.1

sabato 9 gennaio 2010

Dichiarazioni di Mario Vanni - 25 gennaio 2005 - Prima parte

All’esito dell’incidente probatorio, del 28 dicembre 2004, i PM decisero di sentire Mario Vanni il 25 gennaio 2005

PM: La vengono a trovare i parenti?
MV: Sì
PM: Si ricorda lei quando era stato in casa del Calamandrei... l’aveva ben descritta, due bagni, due salotti?
MV: Un me lo ricordo, ‘un me lo ricordo.
PM: Lei ha conosciuto la moglie, la signora Ciulli, mi pare, vero?
MV: Sì.
PM: Ci ha anche parlato?
MV: Sì, c’ho parlato.
PM: In casa?
MV: Eh.
PM: Diciamo, era un’amicizia, una conoscenza come col Calamandrei o al solo buonasera?
MV: Sì, sì.
PM: Sì cosa? Di che cosa parlava con la signora Ciulli?
MV: Delle medicine.
PM: Ma la signora Ciulli non stava in farmacia?
MV: Mh.
PM: E’ una domanda: la signora Ciulli stava anche in farmacia? Vendeva le medicine lei?
MV: Sì. Ah. Sì, sì, andava, sì.
PM: Io le avevo chiesto l’altra volta, prima, anche questo: ma quando c’erano queste persone che lei ha detto che andavate a trovare Calamandrei, il Pacciani e il Lotti, e ha detto alle volte il Pucci, poi, lei è stato abbastanza dettagliato sul punto, le ho chiesto: come mai andavate a casa e di cosa parlavate?
MV: Delle medicine.
PM: Capisce, Vanni, andare in casa per le medicine, sembra quasi inverosimile. Lei deve dire la verità. Eh, non può cavarsela dicendo “per le medicine”. Andavate in quattro per le medicine. E’ difficile crederla. Di cosa parlavate? Il Pacciani, era più amico il Pacciani di Calamandrei?
MV: Sì.
PM: Sa come si erano conosciuti il Pacciani con il Calamandrei?
MV: No, non lo so.
PM: Gliel’ha presentato lei?
MV: Sì.
PM: Sì, nel senso lei ha presentato il Pacciani al Calamandrei?
MV: Il Pacciani.
PM: E come mai? Come mai? Qual era il motivo? Calamandrei cosa cercava? Perché gli presentò il Pacciani?
MV: Mah, che gli ho a dire io?
PM: Vede che lo sa? Lo vedo come da lei... ormai io e lei ci si conosce, Vanni. Perché gli presentò il Pacciani? Calamandrei, capisce, era uno... non so, forse cercava qualche donna, qualche prostituta?
MV: Non lo so.
PM: Non lo sa. E il Lotti perché glielo presentò lei?
MV: Sì.
PM: Ma oltre che a casa per caso voi quattro, voi tre, andavate, non so, a mangiare o a bere qualcosa fuori, nei locali, il Pacciani e il Calamandrei?
MV: Sì, a mangiare.
PM: A mangiare andavate insieme?
MV: Sì.
PM: E dove andavate a mangiare?
MV: Eh, al Ponte Rotto.
PM: Veniva anche Calamandrei con voi?
MV: No.
PM: Ah. Ecco, lui mai. Invece la mia domanda era se vi è mai capitato di andare da qualche parte voi con Calamandrei.
MV: No.
PM: No. Lo incontravate solo in casa?
MV: Chiaro.
PM: E però, capisce, noi dobbiamo cercare di capire, ci interessa Pacciani e Lotti, non lei. Come mai Pacciani era presente? Ma erano diventati amici? Si vedevano parecchio?
MV: No. Siamo amici, così.
PM: Scusi, ho paura a volte che non riesce a capire le mie domande, le domando, le chiedo: l’amicizia, se c’era un’amicizia fra Calamandrei e Pacciani. Erano diventati amici? Si frequentavano?
MV: Si, andava lì a piglia’ le medicine.
PM: M’ha detto gliel’ha presentato lei, eh?
MV: Sì.
PM: Ma fu Pacciani a chiedere di conoscere Calamandrei? O fu Calamandrei che chiese?
MV: Calamandrei.
PM: Quindi era il Calamandrei che chiese di conoscere il Pacciani. Ho capito. Calamandrei gli chiese: fammi conoscere il Pacciani, eh? Perché voleva conoscere il Pacciani?
MV: Mah, ‘un lo so, ‘un lo so il motivo.
PM: Ma come le disse? “Voglio conoscere il Pacciani perché è il Pacciani” o le disse “voglio conoscere una persona così, così, così? E perché voleva conoscere il Pacciani?
MV: Mah. O icché gli ho a dire io?
PM: No, me lo dica, perché vede, ci s’arriva, eh? Cioè, Calamandrei aveva bisogno di qualcuno, di conoscere qualcuno che gli serviva a qualcosa. E cosa doveva fare? A cosa gli serviva al Calamandrei conoscere il Pacciani?
MV: O che lo so io?
PM: Ma perché lei Vanni scelse proprio il Pacciani per questo, da presentargli? Cosa cercava? Di chi aveva bisogno? Di chi aveva bisogno? Di qualcuno?
MV: Non lo so.
PM: Ma quando Calamandrei gli chiese di conoscere il Pacciani, lo conosceva già?
PM - Dottor Crini: Lo conosceva già lui il Pacciani? Sapeva già chi era?
MV: Ha voglia! Ha voglia.
PM: Ci spieghi cosa vuoi dire “ha voglia! Perché lo conosceva già? Sapeva già chi era?
MV: Mah.
PM: Com’è che l’aveva saputo? Da chi?
MV: Non lo so.
PM: Ha detto “ha voglia”.
MV: Non lo so.
PM: E la prima volta glielo portò lei?
MV: Sì.
PM: E dove glielo portò?
MV: Alla farmacia.
PM: E andaste anche su in casa?
MV: Sì.
PM: Eravate voi tre soli o c’era qualcun altro?
MV: No, eravamo noi soli.
PM: E insomma, Vanni è chiaro che noi non la crediamo; noi la crediamo quando dice che fu lui a chiedere di voler conoscere il Pacciani. Però di cosa parlavate? Ce lo deve dire.
MV: No, non lo so mica io.
PM: Ma qua, davanti a lei, cosa gli disse il Calamandrei? Glielo portò lei per la prima volta. Si ricorda in che epoca?
MV: Si parlava delle medicine..
PM: Ho capito.
MV: D’altre cose... che gli devo dire? Sennò...
PM: Glielo dico io perché in questo noi non la possiamo credere...
PM - Dottor Crini: Può darsi... da dove stava lui per venire fino a San Casciano, per le medicine, sembrava un pochino una storia, perché a Mercatale c’è la farmacia. Quindi perché il Calamandrei le disse “fammi conoscere il Pacciani”?
MV: Mha.
Segue...

venerdì 8 gennaio 2010

Il verbale di Mainardi Tullio

Il 9 luglio 1982, Tullio Mainardi, zio di Paolo, si recò presso la stazione dei carabinieri di Montespertoli, dove, davanti al capitano Ghiselli Silvio, al brigadiere Fattorini Luciano e all'appuntato Sebastiani Nello, fece verbalizzare quanto segue: "Sono lo zio del Mainardi Paolo, rimasto ucciso il 19.6 u.s. in località Baccaiano e convivo con sua madre, cioè mia cognata dal 1955, la notte tra il 30 giugno ed il 1 luglio u.s., verso le ore 00,15 sentii squillare il telefono della nostra abitazione, corrispondente all'utenza xxxxxx intestata a Mainardi Gino, deceduto, padre del Mainardi Paolo e mio fratello. mi recai a rispondere alzai il ricevitore e dissi "pronto", mi fu risposto con la seguente frase "il mostro ha colpito ancora", a quel punto, mortificato ed amareggiato chiusi il ricevitore. Ricordo che la voce udita al telefono era fioca, parlava con calma, senza apparenti infrazioni dialettali e direi che presumibilmente si trattava di una voce maschile. A quel punto avvertii i Carabinieri del fatto.
A D.R. - Nè prima nè dopo questo episodio non ho ricevuto altre analoghe telefonate, nè mi risulta che in casa mia altri ne abbiano avute.
A D.R. - In seguito riferii questo fatto anche ad alcuni parenti ed amici che le hanno commentate esprimendo il loro disappunto.
A D.R. - Non saprei proprio esprimere alcun sospetto sull'autore della telefonata anonima.
A D.R. - In casa mia oltre a me, mia cognata, abitano mia sorella Gina, mia moglie Bucci Maria e mia figlia Carla."
Nella foto la madre di Paolo Mainardi

mercoledì 6 gennaio 2010

Gabriele Barbetta

Titolare, assieme a Nazzareno Morarelli, dell'agenzia di servizi funebri "Passeri", che si occupò di vestire il cadavere rinvenuto nel Trasimeno il 13 ottobre 1985. Dichiarò agli inquirenti: "Quando arrivammo al pontile c’era però l’impresa di Magione. La bara di recupero era la loro, così abbiamo seguito il corteo fino alla villa di San Feliciano. Il cadavere era stato messo in un salone al piano terra, sopra un tappeto o una coperta. Era gonfio, grigio con chiazze color kaki, caratteristiche di un avanzato stato di decomposizione ed emanava fetore. Aveva dei capelli sul nero, un po’ stempiato, gli occhi semichiusi. (...) I familiari avevano preparato gli abiti. Quando lo spogliammo ricordo che aveva una canottiera bianca e dei pantaloni scuri. Lo svestimmo in fretta, ricordo delle macchie su tutto il corpo. Una in particolare, dalla tempia passava per la guancia fino alla spalla. Sarà stato un metro e ottanta di altezza e cento chili di peso. Gli facemmo indossare delle mutandine, una maglietta bianca, un paio di pantaloni, una camicia e sopra la maglietta infilammo un golf marrone con ricami fatti a "V", che andavano orizzontalmente, da un pettorale all’altro. I pantaloni erano di una tuta, quindi elastici e senza passanti. A quel cadavere era impossibile far indossare alcun paio di pantaloni, che avrebbero dovuto essere tagliati sul retro e indossanti da davanti."
Rif.1 - La strana morte del dr.Narducci pag.37

martedì 5 gennaio 2010

Delitti speciale: Il mostro di Firenze

La puntata del 10 dicembre 2009 di Delitti su History Channell, fu interamente dedicata alla vicenda del "mostro di Firenze". Quella che segue la presentazione della puntata sul sito di Sky.
"Delitti ricostruirà tutta la vicenda del Mostro usando uno stile che, come nel tradizionale progetto della serie, vuole unire il rigore filologico del documentario storico al ritmo e all’appeal della fiction all crime. Interviste esclusive con alcuni dei protagonisti più importanti della vicenda. Tra i più importanti, citiamo: il magistrato Piero Luigi Vigna, capo della procura fiorentina fin dai primi delitti del mostro, il cervello di tutta l’indagine; Silvia Della Monica, uno dei primi sostituti procuratori a indagare sul campo (e passata alla storia come protagonista della macabra attenzione del Mostro: nel 1985 le recapitò un lembo del seno di una vittima poche ore dopo l’omicidio); Piero Tony, rappresentante dell’accusa nel processo d’appello; Michele Giuttari, capo della squadra antimostro, il primo detective a scoprire la rete di complicità che legava Pietro Pacciani ai compagni di merende; Mario Spezi, il giornalista che dopo aver seguito tutta la vicenda è stato anche sospettato di appartenere alla cupola che avrebbe potuto manovrare i compagni di merende; Nino Marazzita, il principe del foro che con la sua difesa riuscì a fare assolvere Pacciani in secondo grado. Sotto l’aspetto visual, lo “Speciale Mostro” si avvale di molteplici fonti: il meglio del repertorio video mandato in onda dalla Rai e dalle tv private fiorentine in trent’anni di storia; ricostruzioni accuratissime delle scene del crimine, girate sul set della fiction “Il Mostro di Firenze” in onda da novembre su Fox Crime; materiali inediti delle forze di polizia".
 

lunedì 4 gennaio 2010

Enzo Spalletti - Intervista su La Nazione - 26 ottobre 1981

Il 26 ottobre 1981, il quotidiano La Nazione, pubblicò l'intervista a Enzo Spalletti che segue.
Enzo Spalletti: Guardi non è vero che in carcere mi abbiano maltrattato. Mi hanno accolto, anzi, con grande comprensione, direi con affetto, tutti persuasi che con quella terribile faccenda io non c'entrassi per niente. Sa che cosa mi hanno detto il primo giorno? Mi hanno detto che il mostro non ero io, non potevo essere io e hanno aggiunto che se non ci fosse stata questa certezza sarebbero stati loro a togliermi di mezzo.
Però ultimamente è stato per un paio di settimane ad Arezzo. Perchè lo hanno mandato là?
Davvero non lo so, non lo sa neanche il mio avvocato, che è qui è glielo può confermare. Le dirò anzi che quando si è saputo che stavo per essere trasferito molti detenuti del "Santa Teresa" hanno preso le mie difese. Perchè lo mandate via? Hanno chiesto: si è sempre comportato bene, lasciatelo qui.
Quando ha saputo che stavano per rimetterla in libertà?
Ho cominciato a intuire che le cose si mettevano bene sabato mattina, quando mi hanno portato al palazzo di giustizia a Firenze per interrogarmi di nuovo. Alle 13,30 ero di nuovo in carcere a Santa Teresa e soltanto allora ho saputo che altri due fidanzati erano stati uccisi. Un pomeriggio di ansiosa attesa. Ero di nuovo in cella: mi avrebbero rilasciato davvero? La certezza l'ho avuta soltanto la sera, quando ho potuto riabbracciare mia moglie e vedere gli avvocati. Sei fuori mi hanno detto e io quasi non ci credevo ancora.
Come ha passato le sue prime ore di libertà?
Avrei voluto dormire perchè in cella non sono mai riuscito a riposare bene. Era come un incubo, stare lì, non riuscivo a capire come ci fossi finito. A casa mia, nel mio letto è stata un'altra notte in bianco. Mi occorrerà tempo per tornare a essere un uomo tranquillo.
Circa la sua attività di guardone...
Seguivo gli amici che mi invitavano ad andare a spiare le coppiette. Per noi era un divertimento, nient'altro.
Mi scusi, sa, ora ci andrà ancora?
No. Se andrò nei boschi lo farò soltanto in pieno giorno, magari per cercare funghi e non ci andrò mai da solo ma in comitiva. Nascondermi dietro i cespugli è una cosa che non mi tenterà mai più.
Come ebbe inizio la sua brutta storia?
Vennero alla Misericordia tre uomini in borghese e un carabiniere di Montelupo. Mi portarono a casa per esibirmi un mandato di perquisizione. Avevo disgraziatamente una pistola giocattolo acquistata anni fa per corrispondenza e pagata 3.500 lire. Alla Misericordia trovarono un bisturi. Pochi giorni dopo arrivò l'ordine di cattura. Eccò, tutto è cominciato così.
Nei quattro mesi della sua assenza, la Misericordia di Montelupo ha rimediato con il volontariato all'assistenza dell'autista ma ha avuto momenti di difficoltà. Tornerà al suo posto?
Ma saprò ancora guidare? Mi ci vorrà un pò di tempo prima di riprendere il mio lavoro.
Rif.1 - La Nazione - 26 ottobre 1981 pag.2

sabato 2 gennaio 2010

Dichiarazioni di Mario Vanni - 28 dicembre 2004 - Settima parte

Nel corso dell'incidente probatorio, nell'udienza del 28 dicembre 2004, ebbe luogo l'interrogatorio che segue:
Segue dalla sesta parte.

Avvocato Patrizio Pellegrini: Gliel'ha presentato lei il Pacciani al Calamandrei?
MV: No, io non ho presentato nulla.
AP: Ecco, quando cominciò ad abitare a Mercatale? Com’è che diventò amico del Calamandrei?
MV: Mah.
AP: Senta, a queste cene c’era anche questo omone nero di cui si è parlato?
MV: Mah. No, mai, non l’ho mai visto..
AP: Alle cene non c’era nessuno di fuori?
MV: Erano circa una ventina, anche di più, tutti paesani, tutti di paese, anche di più di venti, ha voglia.
Avvocato Vieri Adriani: Vorrei mostrare al testimone una fotografia che è allegata al verbale di sommarie informazioni della signora Ghiribelli e chiedere se riconosce in questa fotografia una delle persone che frequentavano queste cene.
MV: Sì..
Avvocato Filastò: Sì, si ricorda la Ghiribelli?
MV: Sì, bravo, sì, quella signorina che è morta, che era contro di noi. La Ghiribelli, che bestia!
AA: Ecco, io le chiedo se lei riconosce in questa fotografia qualcuna delle persone con le quali si accompagnava a queste cene.
MV: Pucci Fernando, sì, di Montefiridolfi.
AA: Questo signore lo riconosce?
MV: Sì, è il Pucci.
AA: A me non sembra il Pucci.
Avvocato Filastò: Lui ha detto il Pucci, perché sotto c’è scritto Pucci Fernando... .invece quello lì è tutt’altro che il Pucci.
AA: Ma lei lo riconosce, al di là del nome che c’è scritto sotto? Questa persona lei la riconosce?
MV: Io lo riconosco, è il Pucci.
Giudice: La guardi bene la foto.
MV: E’ Pucci Fernando, con questa barbona.
AA: Le faccio vedere un'altra foto, questo signore lo riconosce (la foto ritraeva Francesco Narducci n.d.r.)?
MV: Questo non lo conosco davvero. No, non lo conosco. Sono sicuro.
Poi Vanni non riconosceva, neppure lo Jacchia. L’avvocato Saldarelli mostrava di nuovo al Vanni la prima foto, e Vanni, ancora una volta rispondeva:
MV: Gli è Fernando (Pucci n.d.r.)
Segue...