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giovedì 14 giugno 2012

Giovanni Iadevito - Deposizione del 29 aprile 1994 - Prima parte

L'allora Dirigente della Polizia di Stato Giovanni Iadevito fu ascoltato il 29 aprile 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.  
 
Presidente: Signor Pubblico Ministero, chi introduciamo ora?  
P.M.: Dunque, introduciamo a questo punto il dottor Iadevito, che ha fatto la consulenza balistica su questo caso insieme a un collega che, per motivi di salute non può venire...  
Presidente: Dottor Iadevito, si accomodi, per cortesia.  
P.M.: ... non può venire. Passeremo poi, oltre, all'esame dei Carabinieri che hanno fatto il sopralluogo.  
Presidente: Si accomodi Dottore, sieda là, legga quella formula e dia le sue generalità.
 G.I.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente:  Dia le generalità, per cortesia.  
G.I.: Sono Giovanni Iadevito, nato in Xxxxxxx il XX/XX/19XX. Sono primo dirigente della Polizia di Stato.
Presidente: Sì, avviciniamo il microfono, per cortesia. Risponda Dottore, prego, alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: Dottor Iadevito, lei nel 1982 fu incaricato di fare una perizia balistica rispetto a questo caso nell'imminenza del fatto, o, come sembra dalla relazione, un paio di anni dopo? La relazione è datata in data 22 marzo '84; il Giudice Istruttore, eccetera. Cioè, lei ricorda? Andiamo subito al dunque della reale domanda.  
G.I.: Sì.  
P.M.: La perizia balistica lei l'ha fatta sicuramente per questo caso.  
G.I.: Certo.  
P.M.: Insieme al collega, al...  
G.I.: All'allora maresciallo Arcese.  
P.M.: Arcese, sì.  
G.I.: Ricordo bene, certo.  
P.M.: Il caso, i rilievi sul fatto sono relativi al giugno '82. Io le dico, lei, questo furgone, innanzitutto sul posto, l'ha visto?  
G.I.: No, non l'ho mai visto.  
P.M.: Successivamente l'ha visto?  
G.I.: No, non mi è stato...
Presidente: Che data ha detto? Abbiamo capito '88.  
P.M.: No no, mi scusi. Il fatto è dell'82, la perizia che io ho e che loro hanno in atti inizia con: "In data 22 marzo '84 il Giudice Istruttore mi convoca, eccetera". Quindi lei ha fatto il suo elaborato sulla base di bossoli che le sono stati dati.  
G.I.: Sì, soltanto...  
P.M.: E le foto del furgone le ha avute? Cioè, lei ha esaminato solo i bossoli ai fini comparativi?  
G.I.: Direttamente ho esaminato soltanto gli elementi da munizioni.  
P.M.: I bossoli.  
G.I.: Pallottole e bossoli, direttamente.  
P.M.: Pallottole e bossoli. Ha cercato, perché era il suo incarico, di ricostruire la dinamica dell'aggressione dal punto di vista strettamente balistico, o questo quesito non le è stato dato? Oppure, se le è stato dato non aveva elementi per rispondere?
G.I.: Se non ricordo male, il quesito mi fu dato forse non in maniera specifica; tant'è che ricordo di aver esaminato le relazioni peritali del medico legale.  
P.M.: Quindi la ricostruzione eventuale che lei ha fatto dal punto di vista...  
G.I.: È mediata, non è immediata.  
P.M.: Oh, è mediata. Questo volevo sapere. Il furgone non l'ha visto, né al momento del fatto, né successivamente.  
G.I.: No, no, questo lo ricordo bene.  
P.M.: Il reperto sicuro che le è stato dato è costituito dai bossoli e proiettili.  
G.I.: Bossoli e frammenti di pallottole e due pallottole quasi integre, se non ricordo male.  
P.M.: Bene. Più i verbali di autopsia.  
G.I.: Sì.  
P.M.: O comunque la relazione medico-legale.  
G.I.: Almeno, sì, almeno le relazioni medico-legali si, questo ricordo che mi fu dato.
P.M.: In questo momento - al di là dell'elaborato che è già agli atti, e quindi lo può controllare in qualsiasi momento se la Corte la autorizza - lei ricorda di avere tentato una ricostruzione dell'aggressione, al di là dell'aspetto meramente di comparazione bossoli-proiettili con precedenti bossoli di altri delitti? Oppure la eventuale sua ricostruzione dal punto di vista della dinamica è fatta su questi dati che ci ha detto, per cui...?
G.I.: Sarei quasi sicuro di risponderle: certamente fatta sui dati acquisiti. Non su elementi diretti.  
P.M.: In questo momento lei ricorda - se l'ha fatta - in che modo si è oggettivata questa ricostruzione dal punto di vista dell'aggressione, oppure...? 
G.I.: No guardi, d'altra parte son passati dieci anni. Io non ricordo.  
P.M.: Va bene, allora mi dice...
G.I.: Ricordo bene tutta la perizia dal punto di vista strettamente balistico...
P.M.: Comparazione.  
G.I.: Quello sì.  
P.M.: Allora...  
G.I.: Le comparazioni le ricordo tutte.  
P.M.: In questo caso quanti bossoli e quanti proiettili furono messi a sua disposizione?
G.I.: Se non vado errato, dovrebbero essere 4 bossoli, se non vado errato.  
P.M.: Ecco, 4 bossoli. E quei proiettili?  
G.I.: Dunque, di proiettili: di integri, quasi integri, 2; gli altri erano tutti frammenti, anche se c'era qualche grosso frammento.  
P.M.: Allora l'oggetto del suo esame, della sua perizia sicuro è quello: comparazione proiettili-bossoli con bossoli, proiettili, repertati in analoghi episodi precedenti?  
G.I.: SI, certo.  
P.M.: Ci può spiegare nei dettagli le sue conclusioni quali sono, in termini di identità, e come è arrivato a queste eventuali conclusioni che io ho premesso?  
G.I.: Si, ma penso che questa perizia qui fu quella per me più agevole, perché avevo già del materiale; cioè in effetti mi trovai nelle condizioni ottimali per portare a termine la perizia. Anche perché, se non vado errato, precedentemente avevo già fatto un accertamento sulla eventuale provenienza dal punto di vista merceologico delle cartucce. Niente, le operazioni si svolsero in questo modo. Tengo a precisare una cosa. Ho sentito molte volte parlare di "serie H" sui fondelli, cioè la definizione "serie H" non ha molto senso, ecco. Ha soltanto senso l'impressione merceologica impressa dalla fabbrica che è l'"H" e l'ha tenuta la Winchester fino ad un certo tempo. Poi l'ha sostituita con la "W". Le impronte che ho preso in considerazione sempre sono state: le impronte da percussione, le impronte da estrazione e le impronte da espulsione. D'altra parte devo anche sottolineare che, nell'andare avanti nel tempo, tutti quei dati acquisiti, anche dopo, hanno convalidato sempre i risultati iniziali. Particolarmente su...  
P.M.: In termini di comparazione fra bossoli di delitti diversi?
G.I.: Sì, sì, certo.  
P.M.: Questo è il concetto.  
G.I.: Ma anche perché diciamo che, in questo caso qui, si ha a che fare con bossoli calibro 22 L.R. e direi che è una delle situazioni ottimali per un perito balistico, perché ha a disposizione materiale particolarmente duttile, malleabile e le microimpressioni che vengono impresse al momento dello sparo, diciamo che sono molto fedeli alla matrice. Parliamoci chiaro, penso di dover fare... Consideriamo il percussore. Il percussore, nel momento in cui percuote la capsula - in questo caso non è la capsula, ma è tutto il bordo del fondello della cartuccia - lascia una impronta, una forma. Ora, in questa forma poi, analizzandola al microscopio, vengono evidenziate tutte quelle piccole asperità che si sono stampate - e per complemento e per depressione - al momento della percussione. Perché è chiaro che apparentemente il percussore alla punta è liscio, ma poi guardandolo al microscopio tale non è. Perché è comunque stato lavorato e porta delle piccole imperfezioni: sono quelle imperfezioni che vengono chiamate elementi determinanti e quindi soggettivi, soggettivizzanti dell'arma. "Mutatis mutandis" tanto si verifica anche nell'espulsore, come anche nell'estrattore. Sono tutti quanti dei pezzi meccanici che vengono lavorati, a volte vengono rifiniti a mano; tant'è che il rifinirli a mano personalizza ancora di più, e individua ancora di più, l'elemento che si sta esaminando. Ecco, io in questo caso posso dire che è una delle situazioni ottimali in cui può lavorare un perito, perché ho fatto anche altri accertamenti di fatti ripetitivi attraverso stesse armi -questo nel campo del terrorismo - però non ho mai avuto l'occasione di esaminare reperti che facevano, che erano costituiti da munizioni, da elementi da munizioni provenienti da, diciamo, dallo stesso lotto. E questo è importante. È importante perché al momento in qui si fa un esame balistico, il perito dovrebbe utilizzare, fin nei limiti della possibilità, cartucce grossomodo, o meglio, della stessa epoca o dello stesso lotto addirittura dei reperti balistici rinvenuti sul luogo, perché le pressioni possono variare. Qui, invece, abbiamo avuto sempre un'omogeneità. Quindi, per me il lavoro è stato molto più semplice.  
P.M.: Dottor Iadevito, noi inquadreremo un attimo due bossoli che sono stati repertati proprio in occasione dell'omicidio Meyer-Rusch, almeno… e fotografati in occasione di un altro elaborato. Non è il suo, ma sono a colori e sono molto chiare, possono servire a lei per spiegarsi meglio per quanto riguarda quei parametri che ci ha detto: percussione, estrazione, espulsione. Questo è proprio, se leggiamo la didascalia, almeno avevo chiesto quello Meyer-Rusch. Rimaniamo sul... Leggiamo, eh, Meyer-Rusch, bene. Allora andiamo su ai bossoli. 1983, è quello proprio di cui parliamo. Questi sono due dei bossoli che lei ha esaminato.  
G.I.: Sì.  
P.M.: Ecco, ci può, con la foto, chiarire ancora meglio quello che ci ha detto.  
G.I.: Sì. L'impronta, quella ben visibile, diciamo, a ore 12.00, è l'impronta da percussione. Perfettamente quella. Ora tengo a precisare questo, che l'esame di un perito balistico, pur arrivando - rapportato all'esame di un altro perito balistico - pur arrivando allo stesso giudizio di identità a volte si basa su elementi diversi. In altri termini, è come si orienta la luce al microscopio. Io ero abituato a orientarla in un determinato modo perché cercavo una microimpronta particolare che riproduceva un'asperità della punta del percussore.
P.M.: E si vede in quel cerchietto, forse?  
G.I.: No, nel cerchietto no perché quella lì è l'impronta da espulsore; mentre nella percussione noi non si può vedere perché è decisamente piccola.  
P.M.: Vogliamo indicare, oltre tutte le impronte che lei vede su questi bossoli, quelle che ci ha... prendiamone una.  
G.I.: Questa qua indicata nel cerchietto è l'impronta da espulsore, perfetto.  
P.M.: Ed è caratteristica di una sola arma.  
G.I.: Si, sì, ed è caratteristica, si certo.  
P.M.: Come mai?  
G.I.: Questa qua ci dà la classe di arma, il tipo d'arma, e, insieme ad altri elementi, si arriva poi a dire anche il modello dell'arma. In più ci dà - per le microstriature analizzate al microscopio - ci dà la soggettività dell'arma. In altri termini ci dice che quella impronta lì, presente in tutti quanti i bossoli, proviene da una identica impronta lasciata da un espulsore che è sempre lo stesso.
 P.M.: Uno unico. Come mai è sempre lo stesso? Come può avere questa sicurezza? Sulla base di che cosa? Per far capire a noi...
G.I.: Prima di tutto il giudizio di identità...  
P.M.: ... siete in tanti che dite la stessa cosa, ma noi vogliamo proprio non avere dubbi su questo.  
G.I.: Sì, infatti ci stavo arrivando, signor Pubblico Ministero. Guardi, è la somma di elementi che dà l'identità globale.  
P.M.: Ce li ripete, per cortesia?, rispetto a questo bossolo?  
G.I.: Certo. Rispetto a questo bossolo ne abbiamo: l'impronta dell'espulsore.  
P.M.: Questa qui.  
G.I.: Sì, quella lì. Più l'impronta del percussore, cioè abbiamo già due elementi più che sufficienti, in questo caso, per dirci senz'altro: è stata quella l'arma.  
P.M.: Un terzo elemento non c'è, qui non si vede.  
G.I.: Un terzo elemento qui non si vede. Dovrebbe essere, a volte viene trovata bene l'impronta dell'aggancio dell'estrattore.  
P.M.: Qui non si vede.  
G.I.: Quello lì è un rigonfiamento di camera.  
P.M.: Ecco, vediamo allora questo rigonfiamento. Questo è un altro...  
G.I.: Sì, rigonfiamento di camera che sia, si tenga presente una camera di pistola: ha un piccolo vano, in altri termini un piccolo vuoto, all'inizio per consentire alla unghia dell'estrattore di agganciare il collarino. Ora, quel vano lì, chiaramente non viene protetto durante l'espansione dei gas e quindi il picco di pressione. Il materiale, dicevo prima, è duttile, malleabile, e lì subisce un rigonfiamento.

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