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sabato 16 ottobre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 7

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Avvocato Mazzeo: Quindi, credibilità del personaggio, dice la Suprema Corte a sezioni unite, "problema della verifica dell'instrinseca consistenza e delle caratteristiche del racconto in base ai canoni della spontaneità", poi vedremo, "della coerenza, della verosimiglianza, della puntualità" cioè se il racconto è scarno vale meno rispetto a un racconto particolareggiato evidentemente, ovviamente, dice sempre la Corte, "i problemi ora accennati e quelli relativi ai riscontri cosiddetti esterni", arriviamo al terzo capitolo quello dei riscontri oggettivi cioè quelli esterni alle dichiarazioni del dichiarante appunto, "concettualmente distinti possono concretamente intrecciarsi, come pure accade nel caso presente, e tuttavia il giudice deve compiere l'esame seguendo l'ordine logico indicato perchè non si può procedere a una valutazione unitaria della chiamata in correità e degli altri elementi di prova, altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilità se prima non si chiariscono gli eventuali dubbi che si addensano sulla chiamata in se, indipendentemente dagli elementi di verifica esterni ad essa", e qui emerge un'ulteriore grave, gravissima, già sottolineata dal Consigliere Relatore, lacuna della sentenza di primo grado la quale opera questa cesura inspiegabile, teniamo sempre presente la storia inesatta sotto ogni profilo, di fatto e di diritto, della versione di comodo che è tranchant, come si dice, no? Del giudice di primo grado, rispetto a tutto il resto, il giudice di primo grado si è limitato a esaminare esclusivamente, a prednere in considerazione esclusivamente le dichiarazioni rese dal Lotti nel corso del dibattimento ed è stato anche acutamente sottolineato che poi essendoci stato l'incidente probatorio al limite lui poteva anche presentarsi e non dichiarare nulla, allora che avrebbe fatto il giudice di primo grado? Avrebbe preso in considerazione le diverse e contrastanti, come vedremo, dichiarazioni rese dal Lotti nel corso dell'incidente probatorio? Se non veniva all'incidente probatorio che succedeva? Si prendevano in considerazione le prime dichiarazioni? Prime, intermedie, finali? Non si sa. Quindi c'è questa lacuna che voi dovete evidentemente colmare, della sentenza, cioè a dire prendendo l'intero corpo, tutte le dichiarazioni, è un racconto, sono vari racconti, storicamente concatenati tra loro e esaminarli con riferimento a queste indicazioni autorevoli della Suprema Corte. Il racconto deve essere spontaneo, cioè a dire, che vuol dire deve essere spontaneo? Vuol dire che non dev'essere correlato a domande, a sollecitazioni, e bhe, qui, già non è mai spontaneo il racconto del Lotti, mai. La genesi stessa del suo racconto presenta connotazioni tali che lo fanno essere l'opposto dello spontaneo perchè c'è agli atti la registrazione di una telefonata Lotti/Nicoletti, se non sbaglio, che riguarda, proprio dell'epoca, '86, '96, '96, aprile '96, è un momento topico perchè avete visto che lui dichiara di aver fatto il palo fino all'11 marzo del '96, in primo grado questo difensore, non lo farò adesso, ha parlato del "dilemma del prigioniero" che è una delle tecniche più antiche in uso presso gli inquirenti, cioè noi abbiamo due sospetti, li teniamo in disparte, andiamo da Tizio e gli diciamo: "Guarda che Caio ha detto che tu se' te! Sei stato te il responsabile." Poi si va da Tizio e gli si dice: "Guarda quell'altro ti accusa, è lui", se non c'è una grandissima fiducia e solidarietà tra questi due l'istinto primario - Come? Lui accusa me? No è lui! E' lui! - Come per i bambini, la stessa cosa e ci sono, se voi andate a rileggervi, quella telefonata, ci sono dei passi che sono assolutamente consoni, conformi, assonanti con questo tipo di impostazione. 24 marzo '96, a quell'epoca lotti aveva parlato solo del delitto degli Scopeti ma era pressato dagli inquirenti affinchè facesse rivelazioni anche circa gli omicidi degli anni precedenti, quindi gli facevano domande eccetera, lo stanno interrogando intensamente su Vicchio e su Giogoli e che sfogo ha lui? Dice frasi di questo tipo, pagina 21,22 della trascrizione, Lotti che dice alla Nicoletti: "Ma lui, mi disse l'avvocato, se tu vai lì qualocsa in più bisogna che tu dica, l'83,l'82,l'81," si riferisce ai delitti, "Ohccome fo a sapere tutte queste cose?". In tale contesto scatta il "dilemma del prigioniero", perchè... Lui si riferisce, sempre in questa telefonata a un articolo che gli avevano riferito, perchè lui non legge giornali, dice anche gli era stato riferito da chi lo portava agli interrogatori, "C'è su La Nazione che c'era scritto" dice Lotti, "come dicevano quelli che mi accompagnano", fu detto a Lotti che Vanni lo accusava, "Dice son stato io a fare gli omicidi?", pagina 8 di quella trascrizione, e lui se ne lamenta, s'arrabbia, dice, dice Vanni, gli hanno detto - Dice che Vanni sei stato tu a fare gli omicidi" - e su la Repubblica e La Nazione, sono agli atti, 21 marzo '96, dice "Sono stato io a fare gli omicidi", in realtà la Repubblica riporta che Vanni dava del biguardo al Lotti, l'unica cosa che ha sempre detto il Vanni, che è un bugiardo e un falso, no? Quindi:  "Semmai quelle cose le avrà fatte lui!" diceva Vanni, che non è come dire - E' stato lui - notate la finezza, Vanni dice "Ma semmai quelle cose l'avrà fatte lui ma perchè m'accusa me?" che non è come dire - Lui è stato! - e cosa dice Lotti? Sempre in questa telefonata? "Loro dicono in quella maniera?", ti accusa, - Dice tu sei stato te - , "Ah", battura finale pagina 23, "sono stato io?" e qui si legge proprio l'ira, - Ah allora sono stato io? Adesso ci penso io, vedrai, comincio a parlare dalla genesi fino al libro di Qoelet, che ne so io? - Si noti la reazione irata del Lotti, da quel momento ha cominciato ad accusare Vanni per tutti i delitti del mostro dall'84 all'88. Spontaneità del racconto.

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