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sabato 2 ottobre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 6


Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Avvocato Mazzeo: Questa è la famosa disamina sulla personalità del dichiarante, qui siamo assolutamente in linea con quello che è il vostro compito in questo processo, potrà mai sputare su questo piatto Lotti Giancarlo? Una simile foglia al vento, quasi sessantenne, che in tutta la sua vita ha trovato un poco di temporanea accoglienza soltanto nel letto di una prostituta di strada, può trovare in se lo scatto morale di smettere di accusare degli innocenti? Lo avete visto anche voi, questo scatto morale non lo ha trovato neanche l'altro giorno, di fronte alle evidenze più sfacciate, ma di questo parleremo dopo, anzi gli ha preso, nel corso del processo, quando è entrato in questo mondo nuovo, una tale frenesia di parlare da arrivare, per esempio mi ha colpito molto l'episodio della pistola a Giogoli, da arrivare a dire veramente, caso rarissimo, qualchecosa che nessuno sapeva prima, che a Giogoli avrebbe sparato lui e naturalmente, acutamente e non ho bisogno di sottolinearlo, il Procuratore Generale osservava, ma uno che spara a Giogoli che razza di palo è? Ma la sentenza su questo punto dice "riscontro oggettivo delle dichiarazioni del Lotti con riferimento a Giogoli, il fatto che era necessario un palo, "la accertata necessità di un palo a Giogoli", ora voi dovete cercare, usando gli strumenti del buon senso comune, di capire se il giudice di primo grado dice che è indispensabile la presenza di un palo a Giogoli e ne fa diventare motivo di riscontro oggettivo, questo fatto lo fa diventare, come si spiega allora che Lotti non l'ha fatto proprio per niente a Giogoli il palo? Neanche come ectoplasma l'ha fatto! Neanche nominalmente, è andato lì ha sparato, la mano gli tremava, addirittura è stato così dettagliato su quel punto, lui che di solito è sempre così generico, povero nelle sue dichiarazioni, questo ha a che fare con l'attendibilità intrinseca del racconto ci torneremo dopo, lui che di solito è così povero, scarno nelle sue descrizioni di fatti, di luoghi tragici, che dovrebbero rimanere impressi nella memoria di chiunque, episodi di omicidi orrendi, in quel caso lì è arrivato a spiegare anche il suo stato d'animo mentre impugnva la pistola, poi lo riferirò perchè ho preso i riferimenti dei verbali. Dice: "Io, sa, non è che... mi tremava la mano... ce l'avevo rigida questa mano qui e allora, a un certo punto, poi, dopo qualche colpo che ho sparato il Pacciani me l'ha tolta di mano" cioè c'è stato addirittura, in questa enfasi di rivelazioni, un tentativo, da parte del Lotti, di andare oltre quelli che sono i suoi limiti intellettuali, di dare una spiegazione psicologica, per una volta, le altre volte psicologicamente non fa nessun tipo di osservazione è come se si andasse, credo che l'abbia detto qualcuno prima di me, come se si andasse in una macelleria, insomma, con una freddezza, un distacco, " Io che dovevo fare? Io, bho, che dovevo fare?". Torniamo alla sentenza delle sezioni unite che, docet, insegna in questo caso, quindi in primo luogo vorrei sciogliere il problema della credibilità del dichiarante. Completamente obliterato dalla sentenza di primo grado. In secondo luogo si pone il problema della verifica dell'intrinseca inconsistenza e delle caratteristiche delle sue dichiarazioni, cioè veniamo al racconto, questo signore ha parlato per più di due anni io credo, dalla fine dell'95 fino al marzo del '98, quindi ha reso una congerie, una quantità enorme di dichiarazioni e quindi giustamente il magistrato con riferimento a questa regola positiva di giudizio espressa dall'art. 192 del codice di procedura penale deve porsi il problema di dire: Ma che mi porti?  Che mi stai raccontando? Che mi vieni a dire? Quanto vale ciò che mi dici in termini, signori, di buon senso comune eh? Non in termini di costruzioni giuridiche, di ingegnerie, no, no in termini di buon senso comune, non è un caso che qui ci siano giudici popolari, i quali non sono tenuti a conoscere le sottigliezze delle argomentazioni giuridiche, ma il buon senso comune ce l'abbiamo tutti ed è un lavoro adoperarlo questo buon senso comune, non bisogna applicare a questo lavoro, in secondo luogo si pone il problema della verifica dell'intrinseca consistenza e delle caratteristiche delle sue dichiarazioni, alla luce dei criteri che l'esperienza giurisprudenziale ha individuato come, la precisione, la coerenza, la costanza, la spontaneità e così via, io aggiungo la verosimiglianza, elaborato anche questo. Dicevo prima del fatto, che a proposito di valutazione di questo aspetto, occorre un minimo di esercizio di buon senso, quando ci troviamo di fronte alle dichiarazioni, verosimiglianze, falsità, contrasti con prove acquisite in questo processo, non lo so, vi faccio qualche esempio ma poi ci arriverò puntualmente, come sono entrati nella tenda a Scopeti Vanni e Pacciani? Tenda alta 1 metro e 40, io vi leggerò tutte le dichiarazioni che ha reso il Lotti, ci sono entrati in piedi, oppure, perchè è stata uccisa la povera Pia Rontini? Non lo dice solo Pucci, lo dice anche il Lotti, in più occasioni, per una specie di vendetta passionale, perchè questi sessantenni erano stati rifiutati nelle loro avances, mi viene in mente "Susanna e i vecchioni", non so, qualcosa del genere, ecco allora qui bisogna stare attaccati, aggrappati al buon senso comune prima di tutto, poi il delitto viene dopo. Oppure quando dice a Giogoli che nessun colpo fu sparato dentro il furgone, ci sono i bossoli, oppure che i corpi dei ragazzi si trovavano sul davanti, invece si trovavano sul lato posteriore, questi sono dati oggettivi acquisiti a processo che contrastano insanabilmente. Qui non è questione di verosimiglianza, può essere, è possibile, è probabile, torneremo su questo, ciò che è possibile, ciò che è probabile, ma qui è proprio impossibile, allora se c'è una dichiarazione reiterata del Lotti che riguarda parti centrali, perchè riguarda l'episodio omicidiario, riguarda come sono state uccise queste persone e sono fatti che sono inconciliabili in natura, in natura con i dati acquisiti a processo e qui non è neanche questione di fare troppa fatica, per dire, sta dicendo il vero? Sta dicendo il falso? La versione di comodo lasciamola stare, tra l'altro nel ragionamento errato del giudice di primo grado la versione di comodo viene in qualche modo spiegata con riferimento al bisogno del Lotti di sminuire il suo ruolo ma egli parla, dice delle cose false, delle cose inverosimili, non parlando dei suoi comportamenti in quell'occasione, lui era uno spettatore, palo, guardava, non è che dicendo la verità o una verità compatibile con i fatti processuali acquisiti in qualche modo si sarebbe dato la zappa sui piedi, anzi aveva interesse a dire una verità compatibile con le risultanze processuali, perchè questo avrebbe aumentato la sua credibilità e la credibilità del suo racconto, quindi anche sotto questo profilo la versione di comodo non regge, cioè io fornisco una versione di comodo se mi si dice: - Tu sei andato ad accoltellare e a uccidere- e io dico:  -No, ma veramente io passavo di lì per caso -  questa è una versione di comodo, ma se ad accoltellare ad ammazzare sono Vanni e Pacciani e io sono quello che guarda nessun interesse ho io a fornire una versione di comodo cioè a dire cose sbagliate, sui comportamenti di Vanni e Pacciani rispetto alle risultanze di causa al fine di sminuire il mio ruolo, è ridicolo, non è di me che si sta parlando come uccisore e come accoltellatore. Nell'escursus che farò delle contraddizioni, io le ho chiamate così, contraddizioni, inverosimiglianze, falsità obbiettive cioè che contrastano con dati assolutamente obbiettivi fino all'assurdità io, mi son permesso di chiamarla ridicola, la chiamerò così, emerge un fatto, che la bussola che deve, mi pare anche superfluo ricordarlo, la bussola che deve guidare il magistrato in questa palude non può che essere la bussola del buon senso comune, deve rimanere con i piedi per terra e come dicevo prima è un lavoro e c'è un bel passo, mi si consenta questa citazione, poi non ne faccio più perchè in primo grado è venuta fuori... Che è anche un omaggio al lavoro del Procuratore Generale. Da Bergson, Il Riso "Restare a contatto con le cose e con gli uomini, vedere soltanto ciò che è e pensare soltanto a ciò che è coerente esige uno sforzo ininterrotto di tensione intellettuale. Il buon senso è proprio questo sforzo, è un lavoro, ma staccarsi dalle cose" pensate un pò alla vendetta passionale contro la povera Pia Rontini eh? Vogliamo cominciare a staccarci dalle cose? "Ma staccarsi dalle cose è tuttavia percepire delle immagini" questo pensa nel bar il Vanni poi esce inca... Incavolato, perchè gli si era rifiutata, no? "Percepire soltanto delle immagini, romperla con la logica e tuttavia unire ancora delle idee, non è che un gioco", non è più un lavoro, è un gioco, una telenovela può essere, non lo so, o se si preferisce pigrizia, "l'assurdità comica ci da dunque dapprima l'impressione di un gioco d'idee il nostro primo movimento è quello di associarci a questo gioco e ciò allevia la fatica di pensare."

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