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giovedì 4 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Avvocato Filastò: Perché voi dovete, tutto questo, metterlo a paragone con quello che è stata e che è la vita di Lotti, che nelle sue dichiarazioni qui al dibattimento è comparsa, vero: senza casa, senza affetti, con la sorella che lo respinge. Proprio una foglia al vento, una specie di uomo, proprio, completamente ai margini, alla fine... Il Comune che non gli dà la casa, diceva: 'no, la danno agli extracomunitari', vi ricordate? Si è arrabbiato con gli extracomunitari: 'a me no'. Il lavoro alla draga - terribile, vero, lavoro orrendo, eh, intendiamoci bene - la draga estrattiva, di inerti, quindi polvere, baccano tutto il giorno. Questa vita familiare pregressa con una madre morta al manicomio di Volterra. La persona è questa e, per la prima volta nella sua vita... Insistono i professori: "Ma ci ha fatto capire che ' lui avrebbe potuto dire ben altre cose." "Ci ha fatto capire che avrebbe potuto dire ben altre cose." E chiarisce meglio il professor Fornari, a pagina 24 di questo stesso verbale, proprio un momento, un attimo successivo. Fornari: "Cioè, come dire: io ho la mia riserva, no, cioè, le tengo." Le tengo riservate certe cose, volevano dire loro, voleva continuare il professor Fornari, e il Pubblico Ministero si accorge che la cosa sta prendendo una brutta piega e interviene subito e dice: "Mi sono state fatte delle contestazioni e l'ho dovuto ammettere." Suggerendo questo ai consulenti. Peccato questo intervento, per dire la verità, è un po' da cavolo a merenda, ma che... perché il professor Fornari non si smonta, eh, mica... è un professionista serio, ha scritto libri sull''argomento. E va avanti e prosegue traducendo in questo modo l'atteggiamento di Lotti, non sotto il profilo del "mi sono state fatte delle contestazioni e io ho dovuto ammettere". No. "E questo mi è stato ripagato." Dice il professor Fornari.. "Il premio è che non sono in galera." Secco, no? Abbastanza netto, eh. "E se le cose cambiano, cambio anch'io. Io sono uno che sa regolarsi" - continua il professor Fornari ad analizzare e a tradurre questo atteggiamento di Lotti: 'io sono uno se le cose cambiano, cambio anch'io. Io sono uno che sa regolarsi e sa giocare'." "Giocare". Siamo a pagina 24 di quel verbale del dibattimento. E sarà meglio, vero. "Se alzano il tiro e finisco in galera - non so l'ipotesi che fa, non lo ha detto esplicitamente, ma era chiaro che con l'occhio clinico, questo, che lui diceva: io sono uno che sa regolarsi e sa giocare." Qui il Pubblico Ministero intendeva, dice: sa capire. No, questo ha detto giocare. Pardon, c'è una bella differenza fra capire e giocare, ci corre un treno, no? "Ho le carte in..." sta per dire il professor Fornari e il Pubblico Ministero lo interrompe e dice: "Completamente cosciente di quello che..." "Ah, perfettamente cosciente." - Dice il professor Fornari - "E ha condotto lui il colloquio, sempre lo ha condotto lui." E qui il Pubblico Ministero dice: "È quello che sostiene il Pubblico Ministero sempre." Non mi pare proprio, non mi sembra assolutamente, non ci siamo. Il professor Fornari non sta dicendo che il signor Lotti è consapevole, sta dicendo che gioca con la legge e con i suoi rappresentanti. E la domanda che fa questo difensore in questo momento è questa: voi, per caso, non vi siete lasciati giocare anche voi? Prosegue il professore: "Ci ha dato quello che ha voluto darci con estrema abilità." E insiste, a pagina 27: "Sa benissimo" -attenzione adesso, perché è molto importante; pagina 27 - "Sa benissimo come si gioca con le persone che lo accompagnano, con i periti quando si è nella stanza e si fanno gli esami, quando si è fuori della stanza e si fanno le quattro chiacchiere." Ecco, voi avete in questa breve frase del professor Fornari tutto il panorama di tutto quello che può essere avvenuto non solo durante gli esami del professor Fornari e Laqazzi, ma anche durante gli interrogatori, durante i sopralluoghi, durante le gite che si facevano per andare nei posti, per andare al ristorante, ai ristoranti che sceglieva lui. Questo lo trovate nella relazione. È tutto contento, si sente privilegiato da questo punto di vista qui e ci tiene a sottolineare che lui si sceglie il ristorante. Dice: 'ma portatemi qua'; e vanno là a mangiare. E qui il Pubblico Ministero, che durante questo esame cambia discorso, evidentemente, perché non gli piace molto. E qui le persone che lo accompagnano, tutti questi pour parler qui vengono fuori... Voi non potete mica avere, anche sulla base di queste constatazioni fatte da questi periti, l'immagine oleografica del Lotti che viene, come dire, preso con le pinze, portato nella stanza, nell'ufficio dove c'è il Pubblico Ministero, dove c'è il difensore e tutti, e che parla così in punta di eloquio, come appare in una interrogatorio in cui sembrano professori universitari a leggere quell'interrogatorio. Poi lo abbiamo sentito come parla. E senza che nessuno interferisca, che nessuno gli dica nulla? E' una cosa assolutamente oleografica, Signori, proprio una cosa assolutamente oleografica e so che non è affatto così, lo so per esperienza personale. Mi son trovato una volta a una cosa di questo genere, durante il sequestro Ester Anne Ricca, io difendevo un ragazzotto che aveva deciso di parlare, gli trovarono una stanza... c'era il dottor Fleury, c'era questo ragazzotto che parlava e c'erano altre cinque, sei persone. Chi gli diceva una cosa, chi gli diceva un'altra e chi interveniva, e insomma, questa cosa così. E io, insomma, io insistevo, ma insomma... I meccanismi son questi, quando un'indagine è concitata. Quando un'indagine è concitata. Quando c'è la necessità, l'urgenza di trovare dei risultati. E li, in quel caso là, per esempio, c'erano, perché si doveva cercare di provare a tirare fuori quella ragazza dalla prigione in cui si trovava. Più che normale, più che comprensibile, più che umanamente comprensibile, ma per carità di Dio, siamo uomini, non siamo mica delle macchine. Ma lasciamo perdere le osservazioni personale di questo difensore, queste sono osservazioni fatte dai periti, che lui sa benissimo "come si gioca" -capite? - "come si gioca con le persone che lo accompagnano, con i periti quando si è nella stanza e si fanno gli esami, quando si è fuori della stanza e si fanno le quattro chiacchiere" e tutto il resto. Va be ', il Pubblico Ministero a questo punto chiede : "Ma sentano..." Guardate che questo esame l'ha condotto il Pubblico Ministero mica la difesa, eh, l'esame dei periti Fornari e Lagazzi l?ha condotto il Pubblico Ministero, la difesa a un certo punto è intervenuta alla fine a dire: senta, professor Fornari, io so che lei è un esperto di questi delitti, è un esperto dei serial-killer, ha scritto... gli ho detto, ho letto con piacere un suo libro, e invece non mi ero ricordato che ne ha scritti due, e che li avevo letti tutti e due, li avevo letti, ho ritrovato quell'altro nella mia libreria. Dico: 'le risulta il gruppo?' No, no, poi lo vedremo meglio, penso proprio di no, assolutamente. Per affrontare il tema degli "amici di merende". Comunque, si cambia argomento. E si entra in quello che è il ruolo che si è assunto all'interno di questi avvenimenti che lui confessa, che il signor Lotti confessa; vale a dire quello della passività. E Fornari si esprime con un ampio, notevole livello di dubbio su questa passività. E si esprime in questo modo, proprio sottolineando quell'episodio di cui ho parlato prima, quello in cui gli è stato contestato che Pacciani lo accusava, inesattamente. Questa contestazione era frutto di un errore di valutazione, di un errore di informazione da parte del professor Fornari. 'Pacciani stia attento a quello che fa. Alzo il tiro anch'io e lo sistemo per le feste', con grinta. Ora io, però-, volevo fare un momentino un inciso, con riferimento proprio a questo tenersi, da parte - secondo quelle che sono le osservazioni dei periti, dei consulenti, scusate - questo tenersi, da parte di Lotti, questa riserva. E l'osservazione è questa, è la domanda che loro certamente si porranno: alla data in cui questo signore parla con questi consulenti tecnici, sul piano delle cose che Lotti ha detto, delle sue affermazioni, delle sue ricostruzioni dei fatti, che cosa si è tenuto in serbo? Risposta: nulla. Perché uno potrebbe immaginarsi che, nel momento in cui parla con questi signori, il Lotti sappia ancora delle cose che non ha detto e quindi di qui la riserva. Riserva rispetto alla quale, poi, l'attività indagatoria del Pubblico Ministero, degli altri inquirenti, tirandoglielo fuori con le pinze, viene fuori il resto. No, siamo alla data del 15 luglio del 19 9 6 e Lotti ha già detto tutto, salvo la storia del rapporto omosessuale col Butini e/o col Pacciani. Che è quella storia, beh, insomma, che ha il significato che ha. Insomma, voglio dire, in che modo questa storia lui dovrebbe tenerla di riserva? Per fare che? Guardate, eh: il 15 dicembre del '95, brevemente. Lui parla della lettera di Pacciani a Vanni. Lotti parla degli incontri con Pacciani e Vanni, delle bevute, delle merende, eccetera. Parla della presenza di un fucile in casa di Pacciani. Dice che una volta con Vanni è stato dalla Gabriella Ghiribelli. In data 11 febbraio 1996: parla della auto che lui ha posseduto. Gli vengono contestate le dichiarazioni di Pucci, in questa data, 11 febbraio del '96, gli vengono contestate le dichiarazioni di Pucci e lui dice: 'due persone ci hanno mandato via'. Agli Scopeti. Ha raccontato: 'queste due persone ci hanno minacciato e ci hanno mandato via'. Il 13, due giorni dopo, racconta quasi tutto quello che poi racconterà dopo, più diffusamente, sugli Scopeti: il taglio della tenda, cose, eccetera. Il 17 febbraio parla della Filippa Nicoletti, dei suoi rapporti con la Filippa Nicoletti. Il 21 febbraio parla della ricognizione sulla piazzola, precedente. Ancora della lettera di Pacciani a Vanni. Il 6 marzo del '96, ancora la piazzola di Vicchio, l'omicidio di Vicchio, la lettera di Pacciani a Vanni. Poi l'11 marzo del '96, parla di Vicchio e degli Scopeti. Il 12 marzo del '96 parla della lettera di Pacciani, ancora, a Vanni. Questo è un "leitmotiv", se ne parla sempre di questa lettera. Va bene... insomma, va be', lasciamo fare. Lettera di Pacciani a Vanni. Il 23 marzo del '96 parla di Vicchio. Il 26 aprile del '96 ancora Vicchio, Baccaiano, Giogoli e Scopeti. Il 12 giugno del '96 parla di Calenzano, Scopeti, Giogoli, Baccaiano. Su Scandicci non sa nulla. Questo del 12 giugno '96 - poi ne parleremo dopo - contiene l'unico accenno al delitto di Scandicci, in tutto il processo. Il 15 luglio del '96 parla dei tedeschi, di Giogoli e di Francesco Vinci. Ha detto tutto, no? Ha detto tutto. Non ha detto che si è incontrato col Butini. Che poi non è vero, voi sapete che questa storia proprio non è vera. Non ha detto che Pacciani, una volta... Per cui sarebbe questa la riserva 'per cui alzo il tiro e poi...'? 
Segue...

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