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mercoledì 3 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte

Avvocato Filastò: Beh, insomma, voglio dire, capito? E c'è anche questa ragione per cui questa consulenza la parte difesa Vanni non l'ha fatta. Però la Corte poteva disporla. Scusate, io devo insistere da questo punto di vista. Lo poteva disporre il Pubblico Ministero, il quale investiga per l'accertamento della verità, sia pure dalla sua angolazione, senza contare l'articolo 358 del Codice di procedura penale che gli impone di investigare anche nella direzione della difesa dell'imputato. Oppure deve aver ragione il professor Voena quando dice che qui si deve discutere solamente delle ipotesi accusatorie e basta. No, insomma, le ipotesi accusatorie sono le ipotesi accusatorie, poi ci son tante altre cose di cui si deve occupare un processo e una, evidentemente, è questa di cui vi sto parlando. Lo dico, perché quello che è utile per le indagini intorno alla persona di Lotti non deve servire per Vanni? Non sarà che magari il Pubblico Ministero, l'accusa, tema una smentita? Non varrà per questo quel che diceva, per altri versi, il collega avvocato Mazzeo, citando Manzoni: "aveva paura di non trovarlo reo"? Il quesito, l'impotenza - ovviamente intesa come defaillance anche psicologica, sennò il quesito è privo di senso - quando si dice quale ruolo abbia esercitato nella dinamica, eccetera, che significato ha, se non quello di chiarire, rapportandoli a un imputato determinato, finalmente appreso, finalmente concreto, alcuni nodi, problemi che appartengono alla struttura più intima e più seria di questo processo, quelli che abbiamo visto esaminando le perizie De Fazio e tutto il resto? La straordinarietà della sindrome perversa, la freddezza, l'assenza di sperma, tutto quel che sappiamo e che abbiamo analizzato. E un'analisi psichiatrica forense, che vale per lo spettatore passivo, dal punto di vista del Pubblico Ministero ci sono dieci ragioni in più perché debba valere nei confronti di un imputato che si ipotizza esecutore. Addirittura esecutore di quelle escissioni che sono la caratteristica più evidente di quest'aspetto psicopatologico-sessuale, di cui si diceva. Quindi, signorina Elisabetta, fin da questo momento registra una conclusione di ipotesi di questo difensore, che poi non ne parlerà più. La conclusione d'ipotesi è in ogni caso: perizia psichiatrica nei confronti di Mario Vanni. Dicevo che la Corte ha disatteso questa istanza a suo tempo. Io spero, sulla base di una convinzione, circa la superfluità di una indagine di questa natura, superfluità a favore dell'imputato. Perché altrimenti, eh, altrimenti ci sarebbe stata, a mio avviso, una grave violazione del diritto di difesa del. signor Vanni e diritto di difesa che riguarda il diritto di difendersi provando. Ed è una situazione che, al limite, questa Corte, partendo da una... non so come, vero, eventuale convinzione sfavorevole al signor Mario Vanni, deve rimediare con urgenza, perché Vanni ha diritto di vedere affermato o negato un ruolo nei delitti e nella loro dinamica, un ruolo dei suoi vissuti psicologici, se patologici o meno, delle sue eventuali defaillances sessuali, del suo rapporto psicologico con le donne. Ha diritto, da questo punto di vista, ad una anamnesi, a una diagnosi in questo senso, e se questa analisi sinora non è stata fatta, si dovrà fare. Voi ricorderete che un'analisi di questo genere non venne fatta neppure per Pacciani, a suo tempo, e questo ha rappresentato una gravissima lacuna all'interno di quel processo. Quindi, ripeto, registrate questa istanza di perizia psichiatrica. Ed ora torniamo a... anche, perché poi naturalmente, da cosa nasce cosa e i due quesiti ovviamente non sono per niente in contrasto fra di loro, una volta esaminata questa situazione anamnestica del paziente, come io ho definito, e valutata la corrispondenza o meno con i delitti, da questo poi nasce, evidentemente, l'altro quesito circa la capacità di intendere e di volere esistente o largamente sminuita nel momento in cui i fatti sono stati commessi. Che non è una cosa che mi sto inventando io ora, perché in altri processi ha avuto. . . con riferimento a situazioni riguardanti serial-killer, persone che agiscono in questo modo - cioè a dire, ritualmente, con delitti ripetuti, partendo da una sindrome di tipo psicopatologico - questa perizia si è sempre fatta. L'ultimo episodio, se non sbaglio, riguarda lo Schiatti, in cui, fra l'altro, alla fine è stata riconosciuta la diminuente. E per l'appunto, sulla base di una perizia fatta, se non sbaglio, dal professor Fornari - che è la prima perizia - che lui diceva: no., questo è totalmente capace di intendere e di volere. Poi la cosa è stata rivista successivamente, è stata fatta un'altra perizia e allora alla fine, poi, questo signore ha avuto questa diminuente. Allora, torniamo al Lotti e torniamo alla relazione e alle osservazioni dibattimentali del professor Fornari e Lagazzi. Sinteticamente: Lotti è una persona che si nasconde. E questo è un fatto, direbbero i miei contraddittori. Su questo mascheramento costante di Lotti i periti Fornari e Lagazzi usano una insistenza ripetitiva. A pagina 10 lo definiscono "attento e reticente"; sto parlando del verbale del 30 settembre 1997. A pagina 12 vi chiariscono che elude le domande, che il loro compito era di analisi dei vissuti di Lotti e loro dicono: "Tutto quello che anche indirettamente poteva portare nuove discussioni su questi argomenti lui lo troncava." Domanda, e confutazione di una possibile obiezione del Pubblico Ministero: voleva nascondere la omosessualità? No, perché a pagina 17, gli stessi periti vi avvertono, gli stessi consulenti vi avvertono che il Lotti fornisce spontaneamente informazioni relativamente alle difficoltà con l'altro sesso. A pagina 19 e 20 vi dice: "Finge, si atteggia a molto mite, molto dolce, molto tranquillo, ma quando gli dicono che il signor Pacciani gli faceva certe accuse è alterato.11 Beh, questa affermazione che loro rivolgono, questa notizia, questa informazione che loro rivolgono al Lotti, dicendo che il signor Pacciani gli faceva certe accuse è sbagliata. E manifesta una mediocre conoscenza degli atti del processo, che non sono stati forniti a questi consulenti, perché gli è stata fornita soltanto la perizia... scusate, gli è stata fornita soltanto la sentenza di I Grado. Comunque loro questa osservazione gliela fanno e lui reagisce dicendo: "Se Pacciani sarà condannato, verranno fatti fuori altri nomi." Che vuol dire? Vuol dire che evidentemente, a sentir lui, lui sa altre cose che non ha detto. Altri nomi, diversi nomi. A pagina 21, i periti, che non conoscono il processo, dicono al Lotti che Pacciani gli ha rivolto delle accuse rispetto a queste vicende. E Lotti scatta con una reazione diversa dalla mitezza, mitezza che a questo punto ai consulenti appare un atteggiamento: "Ha preso fuoco" - dicono a pagina 22 - "Prende fuoco". E dice: "Se lui" - vale a dire Pacciani - "alza il tiro, lo alzo io e so bene come alzare il tiro." Questo riferiscono i consulenti a pagina 22. E dicono anche: "Voce molto concitata, molto assertiva, molto dura." Poi vi descrivono, in termini anche molto immediati e gradevoli da seguire - perché il professor Fornari è uno che si sa esprimere, voglio dire, sa usare anche la lingua molto bene - l'immagine del mentitore, del bugiardo, di colui che finge e che si maschera. E ve la mostrano, questa angolazione del mentitore e del bugiardo; prima ve l'hanno mostrata sotto il profilo di questa reazione rispetto al Pacciani che potrebbe alzare il tiro su di lui; in che senso? Evidentemente modificandone il ruolo, no? In che senso si inalbera e diventa duro, aggressivo, assertivo, il signor Lotti, quando i periti - sbagliando, perché non è vero - gli dicono: '.guarda, Pacciani ti accusa'. 'Ti accusa più di quello, naturalmente, ti accusa più di quanto tu non ti sia accusato, affidandoti quindi un ruolo diverso rispetto a quello che tu artificialmente ti sei creato'. E allora, è allora che Pacciani scatta, dice: ah, beh, allora, se fa così, ci penso io... che Lotti scatta, scusate: 'allora, se Pacciani fa così, ci penso io'. Quindi, questa è un'angolazione, è un aspetto, una ragione per la quale il signor Lotti si maschera, il signor Lotti - a parere, a giudizio di questi consulenti - il signor Lotti ha questo atteggiamento di gravissima ambiguità. Ma ce n'è un'altra che per certi versi è anche più grave e quest'altra è la convenienza. La convenienza che viene dai periti descritta sotto questo profilo, nelle loro osservazioni fatte a questo dibattimento, a pagina 23 delle loro spiegazioni, approfondimenti svolti al dibattimento, all'udienza del... dunque, qui non c'è udienza, è l'udienza del 30 settembre del 1997 e si tratta del fascicolo numero 28 ed è la pagina 23. "Se non dicevo nulla" - riferiscono i periti - "io le vorrei leggere", gli dice il Pubblico Ministero, è il Pubblico Ministero che legge in questo momento delle frasi che sono riportate nella relazione. "Se non dicevo nulla" - legge il Pubblico Ministero - "ero bell'e che dentro. Ma mi hanno messo davanti a dei contrasti, io ho dovuto ammettere qualcosa" - qualcosa, non tutto, qualcosa - "altrimenti me ne sarei andato in carcere." Ora io, quando sottolineo questo "qualcosa", dico, a me, come dice una vecchia barzelletta, la voce mi muore nella strozza, perché non sono punto convinto. Però ho detto che qui è il terzo difensore di Vanni che parla, non l'avvocato Nino Filastò, ricordatevelo sempre, eh, per piacere, non mi fate fa' questa brutta figura a me, di pensare che ora io stia a.... È il terzo difensore che sta parlando. "Qualcosa". Dice... E qui il Pubblico Ministero fornisce lui la sua interpretazione di questa frase ripetuta, proprio così, ripetuta dai periti, dice: "Cioè, è quello che stava spiegando lei, cioè una volta messo con le spalle al muro." Il consulente Fornari dice: "Sì, lui ci ha fatto capire molto bene che la situazione così gli andava bene, insomma. Lui era un privilegiato." E chiariscono molto meglio dopo in che senso. Stanno descrivendo, capite, il punto di vista, le osservazioni che stanno facendo questi periti, esprime un punto di vista che è quello del Lotti, che loro cercano in questo modo di indicare. "Sì, sì, lo ha fatto capire chiaramente che aveva capito benissimo: portato avanti e indietro, protetto, coccolato, ben servito, ben seguito da noi stessi anche. Insomma, voglio dire" -insistono - "non c'era... non ci voleva molto per capire che era una situazione in cui lui si trovava perché aveva detto alcune cose." Quindi, il Pubblico Ministero che vorrebbe, che preferirebbe, che gradirebbe che questi consulenti gli rispondessero: 'sì, effettivamente, lui ha detto alcune cose perché è stato messo con le spalle al muro', riceve una risposta totalmente diversa: 'no, lui ha detto alcune cose perché gli è convenuto'. E anzi, addirittura, in questa situazione questa persona ci si trova bene, si sente privilegiato, forse per la prima volta nella sua vita. 

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