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martedì 26 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Undicesima parte

Segue dalla decima parte.

P.M.: È un tipo però che, fra tutte queste caratteristiche, ne ha un'altra: è curioso. Lo ha spiegato bene lui. Perché, nel momento in cui gli si dice: 'ma tu hai chiesto...'. Sempre, lui, tutte le volte ha dimostrato di avere chiesto qualcosa che non gli tornava, lo ha sempre detto, dice: 'io glielo chiedevo'. Dice: 'ma tu glielo hai chiesto a Vanni chi era questo? Glielo hai chiesto a quell'altro chi era quella persona? Gliel'hai chiesto cosa hai fatto?' 'Sì, io glielo chiedevo, glielo chiedevo, glielo richiedevo. Ma se di più non mi dicevano, che ci posso fare?' Io, a questo lo credo che fosse con gli amici e con quei conoscenti, curioso. Ma credo anche nel limite che ha trovato questa sua curiosità. Cioè, più in là non è andato. Io sono sicuro che, quando ci ha fatto quei racconti sui suoi colloqui con Vanni su certi fatti - che poi vedremo nei dettagli - il Lotti abbia chiesto; rientra nella personalità di uno come il Lotti. Però si arrende. Quando non glielo dicono, non glielo dicono. Da tutto questo emerge una caratteristica. E mi riferisco a quella caratteristica relativa ai suoi rapporti con le donne. È una caratteristica che, secondo me, va presa bene in considerazione nel momento in cui dovremo valutare questo aspetto della sua condotta. È una personalità, quella descritta, che indubbiamente si riflette nella sua sfera sessuale. Questo lo abbiamo capito da noi, ce lo hanno detto chiaramente i consulenti tecnici in quest'aula e per scritto, però è chiarissimo. E noi non possiamo, nel valutare, non tenerne conto. E ci ha raccontato, oltre i rapporti con le prostitute, le difficoltà dei rapporti con le donne, frequentava cinema a luci rosse, aveva o ha avuto, nei limiti che sappiamo, rapporti omosessuali. Lui ci tiene subito a spiegare che li ha subiti, che sono transitori, che sono stati occasionali, che li ha dovuti subire, appunto. Però è una caratteristica della sua personalità e del suo vivere questo tipo di rapporti che emerge poi chiaramente nell'elaborato scientifico dei consulenti. Anche questo non contestato da nessuno, ma spiegato bene in aula. "In estrema sintesi, è una personalità particolare” - ci dicono - "Ma la realtà clinica del periziando può essere identificata in quella di un uomo apparentemente immune da patologie" -era quello che ci interessava - "somatiche e psichiatriche di rilievo." Cioè, è una persona con le caratteristiche che ho finora descritto. "Ma orientato in senso omosessuale.” Cioè, i consulenti, dalla semplice anamnesi e da pochi altri elementi, hanno rilevato e ricavato questa sua omosessualità, eterosessualità, non lo so. Comunque un atteggiamento di questo tipo. Tant'è che, per dei consulenti che lo hanno visto una o due volte, è emerso chiaramente. E in più, è specifico il dato: "Lotti Giancarlo è connotato da forti istanze di carattere perverso, sicuramente tali da essere parte della sua personalità, delle sue scelte e della sua stessa interazione con l'esterno." Una personalità perversa. I consulenti tecnici, nei limiti delle loro conoscenze, lo hanno messo bene in evidenza. Direi che gli elementi obiettivi che noi abbiamo acquisito nel corso di questo dibattimento, ci permettono di dire che di questa perversione vi è ampia traccia in numerosi altri comportamenti. E i riscontri non sono quelli che vi ho finora elencato. E è più che comprensibile che siano venuti fuori nell'esame da parte dei consulenti. Questo è il Lotti. Chi frequenta una persona come Lotti? Lo dicevo all'inizio. Si tratta, a questo punto, di vedere qual è il suo mondo di frequentazioni. Finora abbiamo visto la sua personalità, la sua indole, il suo io; vediamo chi frequentava. Perché, vedendo chi frequentava, si può capire se abbiamo elementi oggettivi per capire chi frequentava al di là del suo racconto. Chi può frequentare - chiediamoci - una persona come questa? E noi lo abbiamo sentito univocamente da tutti i testi sentiti nel dibattimento a cui è stata fatta questa domanda. L'amico e gli amici sicuri erano, riferito da tutti: innanzitutto Fernando Pucci. Ma Pucci ce lo ha ammesso fino dal primo momento, ce lo ha detto. Ma è ovvio, un uomo di una pasta identica, sostanzialmente. Sembra, si dice, comunemente i tipi simili si cercano, poi si trovano, no? Dio li fa e poi li accoppia. Quei detti popolari che, in questo caso, mi sembra non stonino assolutamente. Ma chi frequenta poi - e su questo lo stesso i testi sono stati tutti indistintamente sicuri e tranquilli. I rapporti costanti sono, di un tipo così: con Vanni, con Pacciani, fissi. Con Pucci, fissi nei termini che sappiamo. Fissi nei termini che sappiamo, eh. Nessuno vuole dire niente di più. Tutti sapete quando, come e perché. Non voglio andare nei particolari di quando e come, dove si frequentavano, se andavano alla cantinetta a bere o non a bere. Le persone di riferimento che vengono fuori sono queste. Si è sentito parlare di un maresciallo, non maresciallo, Simonetti, morto; di un altro postino Dori Vanio morto. Che, mi sembra di capire da quel poco che sappiamo, non hanno nessun elemento per contrastare queste personalità. Sono tutte dello stesso tipo di personalità. Tant'è che il discorso "Compagni di merende" che io, mi è venuto veramente, come a tutti, a noia, è sicuramente un concetto che bene esprime questa situazione. E sono termini usati dall'imputato Vanni. E quindi, questo io sto cercando di sottoporre a loro come gli elementi obiettivi di una vicinanza fra questi personaggi - Lotti, Vanni e Pacciani, per quel che serve, e Pucci - sono elementi che prescindono dalla commissione dei delitti, eh. Su questi ancora non ci siamo; siamo in un vissuto di paese in cui queste sono le persone che vanno insieme a prostitute, vanno al bar, si incontrano, si frequentano, vanno a fare gite, vanno a mangiare un panino, a bere, non ha importanza. Comunque, il vissuto è questo. Cioè, Lotti - non ci si può meravigliare - queste sono le persone che conosce. E, anche questo, direi che, nell'individuazione di questi Lotti e Pucci che quella sera erano 11, in quella determinata macchina: il 128 rosso, non è poco. Perché non sono persone estranee. Il giro, se giro si può parlare, se di giro si può parlare in una vicenda che ha la portata che ha questa, è il giro giusto, si direbbe. Quelli sono. Cosa facevano, lo vedremo. Ma sono loro: andavano fuori insieme. Non c’è qualcuno che vi è venuto a dire: per carità, io non sapevo nemmeno che si conoscessero. Va bene che il paese è piccolo, ma è un coro unanime di persone: uomini, donne, grandi, bambini, dottori, preti, baristi, orefici, tutti. Il giro, gli amici, erano loro. Tutti, in paese, per carità, cosa facessero nessuno lo sa. Un paese santo come quello di San Casciano, glielo dobbiamo riconoscere, non ne esiste nelle deposizioni raccolte in questo dibattimento. Però, su una cosa, dobbiamo ammettere: i cittadini di San Casciano sono stati concordi. Il gruppo era quello. Se voi indagate su quelli e avete qualcosa da dire su quelli, noi di San Casciano non sappiamo niente, ma sicuramente loro, sono loro, sono quelli, lo sanno. Domandatelo a loro. Noi non ci si entra nulla; ma nessuno ci ha dipinto un quadro di amici diverso da questo. Eh, insomma, non parliamo dei delitti, ma non è poco. È importante anche vedere come si arriva al Lotti, perché ci si imbatte in Lotti. Non ci si imbatte casualmente. Il teste, dottor Perugini, che ha curato le indagini fino a tutta l'inchiesta che ha portato al processo a carico di Pacciani, vi ha spiegato esattamente sul punto che cosa era emerso. E mi sembra che dobbiamo riconoscergli, come sempre, non solo l'obiettività e la professionalità che si merita, ma dobbiamo anche mettere in luce fatti che vi ha subito detto - perché poi risulta dai verbali - che di Lotti, Vanni, Faggi, attenzione, come conoscenti o amici di Pacciani, se ne parla dal 1990. Cioè, di questo sodalizio di amici - siamo sempre fuori dai delitti - era un fatto di cui la Polizia Giudiziaria se n'era accorta nel momento in cui, nel 1990, si era cominciato a pensare a chi. poteva conoscere Pacciani. Non certo pensando a complici; si pensava, giustamente e correttamente, che, interrogando gli amici, si poteva sapere qualcosa su di lui. E così fu fatto. Già nel 1990 furono fatte, attenzione, perché serve poi - vorrei che memorizzaste questo dato -nel 1990, mese di luglio, vengono perquisiti; Vanni, Faggi. E interrogato Lotti. Cioè, non si va alla ricerca di estranei nel 1995; sono persone che si conoscono già dal 1990. Addirittura, due: Faggi e Vanni... Vanni non fu perquisito. Faggi viene perquisito. Nel 1990 vengono sentiti Vanni e Lotti. Fu perquisito Faggi, Allora capite che, nel momento in cui poi si incomincia ad avere davanti questa 128 rossa, coda tronca, che nell'85 è alla piazzola di Scopeti, caspita, è di proprietà di Lotti. E questo Lotti non è un estraneo. Eh, stai a vedere che è proprio un amico di loro. Ma se noi facciamo un attimo questa analisi del passato di queste persone, di questo sodalizio, e guardiamo Lotti — io gliel'ho contestato e vi ho fornito il verbale - c'è un verbale relativo al Lotti del 1990. Ce ne ha parlato il dottor Perugini come fatto storico. Questo verbale sapete come termina? In questo modo: 19 luglio '90, interrogatorio, primo e unico interrogatorio a Lotti in quegli anni. "La Polizia Giudiziaria non lo conosce; l'ufficio contesta al teste di essere poco spontaneo, gli chiede di riflettere e di essere più esplicito e meno reticente. Il Lotti dice che non sa dire altro, e giustifica il suo atteggiamento, dicendo di essere un tipo chiuso e taciturno." Nel 1990 il Lotti si presenta nello stesso identico modo, sappiamo perché. Però, già emerge così la sua personalità. È quindi una situazione in cui giustamente il dottor Perugini vi dice: 'io di più non avevo. Noi ci siamo fermati lì, perché queste persone le abbiamo sentite perché indagavamo solo Pacciani. Quindi loro... chiedevamo riscontri, chiedevamo qualcosa del vissuto di Pacciani. Ma quelli abbiamo identificato'. E tant'è che, il 19 luglio '90, furono sentiti sia Lotti che Vanni. È una persona che ha chiaramente paura, no? Ce lo ha spiegato. Tant'è che ora sì capisce - ce lo ha spiegato lui nei modi che sappiamo - si capisce che una persona così possa essere stata zitta per dieci anni, sostanzialmente dall'85 al '95. Anziché andare dai Carabinieri quella sera dell'85 come proponeva Pucci, abbiamo avuto un silenzio assoluto. Una compattezza tenuta in piedi da cosa non lo so. Sicuramente dalla minaccia che questi ci hanno raccontato. Eh, ma perché, ora che ce lo ha spiegato, come faceva Lotti a raccontare liberamente queste cose? Era interamente coinvolto. È chiaro che nel '90, quando viene sentito, la stessa Polizia che non sa assolutamente nulla, lo vede reticente, gli contesta che è reticente. Nel '90 non sapevamo nulla. È chiaro che quindi, quando ci si avvicina al Lotti e voi sapete in che modo poi il Lotti ha fatto la sua qraduale confessione, abbiamo un personaggio che la prima cosa che fa tiene lo stesso atteggiamento: 'io non so nulla. Cosa volete da me?' Eh, però, a quel punto, gli investigatori sono un pezzo avanti, lo sapete. E quindi Lotti non può continuare a dire che non sa niente. Perché è anche elementare. Cioè, a contestazione, questi personaggi non riescono a resistere. Ma perché davanti al dato oggettivo, dove c'è un elemento oggettivo che gli si contesta, non possono inventare, lo sanno che sono "incastrati", fra virgolette. E vediamo. E perché nel 1995 non si va più ad interrogare Lotti, come del '90, e gli si dice: 'ma tu conosci Pacciani?' No, gli si dice: 'guarda, caro signor Lotti, ci sono questi elementi oggettivi a tuo carico. Cosa hai da dire?' Gli si dice: 'guarda, Galli e Ghiribelli dicono che la sera, la 128 dell'85, la tua 128 era lì. Guarda, che abbiamo intercettato una conversazione telefonica fra te e Ghiribelli, sull'utenza del bar di San Casciano che tu sappiamo usi perché non hai telefono, nella quale tu confermi e dici: sì, eravamo andati lì a fare un bisogno'. Gli si dice: 'guarda, che Pucci ha raccontato che eravate lì, voi, la sera dell'8 settembre. Guarda, che Filippa Nicoletti, che noi abbiamo sentito che tu frequentavi perché è stata una tua' - non so bene cosa - donna, non donna, una prostituta da cui andava, una amica - 'una tua conoscente, fra virgolette, intima, dice che, per quanto riguarda Vicchio, proprio in quella piazzola, voi ci siete stati'. Ecco, a questo punto, in questo momento, solo con queste contestazioni, dati oggettivi fatti, specifici, tanti, numerosi, che il signor Lotti dice: 'sì, quella sera io c'ero'. Eh, però c'è anche un altro passaggio che noi non dobbiamo dimenticare per capire l'iter di questa confessione iniziale non certo spontanea. Voi ricordate - io non la sottovaluterei, ma la metto per quel che è, necessariamente in evidenza alla vostra attenzione - le dichiarazioni di Bartalesi Alessandra, la nipote di Vanni. Non sappiamo bene perché si sono frequentati loro tre nel '95, ma ha una importanza, diciamo, per quello che è. Prendiamolo come dato di fatto, questo. Questa Bartalesi, nel descriverci Lotti in modo identico al consulente Fornari. Bisogna riconoscere a questa ragazza che, con tutte le sue problematiche fisiche, è una ragazza quantomeno sensibile, intelligente e attenta, è una ragazza che aveva in qualche modo analizzato la figura del Lotti identica al professor Fornari. Ovviamente sapendone qualcosa di più. Perché, mi spiego, questa ragazza riconosce e racconta, senza che nessuno ne sappia niente, che con lei Lotti aveva avuto un rapporto di confidenza intima con dei limiti che erano nelle sue capacità sessuali, di rapporti sessuali. Ma è una ragazza, una che ha scritto un libro, una che capisce in qualche modo l'animo, perché lo ha dimostrato qui la sua sensibilità, è nipote di Vanni. Quindi ha delle, sicuramente delle difficoltà a raccontare tutte le cose. Ma queste le ha raccontate. Ha testualmente detto, io vorrei che rileggeste attentamente quella dichiarazione, perché mi sembra che sia una dichiarazione che viene da un terzo non consulente, ma che ha conosciuto Lotti quando noi, di lui, non sapevamo niente. È una dichiarazione che ci fa pensare ad un ulteriore elemento di tranquillità nel pensare a questa confessione. Perché sembra quasi - se voi la rileggete attentamente - che questa ragazza, non solo aveva capito qualcosa, ma aveva capito sicuramente cosa. Ha solamente detto delle sue sensazioni nel suo rapporto con Lotti, che oggi sono una conferma di tutto quello che sappiamo. Ma dobbiamo collocarle nel tempo e vedere che questa ragazza ha avuto questa confidenza con Lotti; le aveva vissute e capite in epoca ben antecedente alla confessione.
Segue...

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