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lunedì 25 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Decima parte

Segue dalla nona parte.

P.M.: E si potrebbe leggere il verbale di quelle sei udienze e vedremmo che la maggior parte dei vocaboli e dei verbi sono "coso" e "cosare", anche nei momenti in cui non deve inventare nulla. Ecco quindi che l'argomento usare "cosare" per inventare, è un argomento che non ha spazio. Ma c'è un altro elemento che nasce da questa sua difficoltà di linguaggio. È esattamente il corollario; uno che non capisce il linguaggio e non si sa esprimere, ha anche difficoltà di capire chi gli parla. Che non capisca spesso le domande è talmente chiaro che siamo stati più volte costretti a rispiegargliele. E c'è voluta - io lo devo riconoscere - tutta la pazienza del Presidente di questa Corte che, con la sua professionalità e esperienza, si è messo di volta in volta a spiegargli qual era il termine esatto della domanda. E quindi è evidente che molto spesso il Lotti ha queste difficoltà, sia di esprimersi che di capire e quindi dobbiamo anche partire da questo dato di fatto. Quindi è una persona che non solo si esprime male e capisce male, ma in tutti i suoi racconti tende a distinguere. È un po' quello che ha fatto Pucci, sono le persone elementari. Cioè distingue nettamente e vuole marcare molto chiaramente la differenza, ed è questa: le cose che lui ha visto personalmente, le descrive nei minimi particolari. Le cose che non ha visto, e sa de relato, le racconta, chiarendo bene che le sa per sentito dire, ma subito dopo dice io non so se sono vere, chiedetelo a chi me l'ha dette. E nel 99% dei casi si riferisce a Vanni. Cioè quando noi pretendiamo da lui una verità sulle cose riferite, la prima cosa che fa - e in questo dobbiamo dire che è elementare, ma anche onesto - dice: io la so così, cosi mi hanno detto, se è vero io non lo so, chiedetelo a loro. Le cose che ha visto: puntuale, irremovibile, circostanziato, sempre presente. Le cose che sa per sentito dire non c'è stato una volta che non abbia voluto mettere in evidenza la circostanza. Attenzione, io non lo so, così mi hanno detto. Per tutti, così abbiamo subito ben presente cosa sto dicendo. Episodio di Calenzano che era avvenuto... Me l'hanno detto. C'era Faggi... Me l'hanno detto. Io non c'ero, non ho visto. Su questo cosa gli ci voleva, nell'economia di uno che racconta, a dichiarare il falso, a inventare. No, la sua credibilità, al di là delle conseguenze che può avere o meno, è una credibilità di questo tipo: quello che ho visto, potete torturarmi - scusatemi la parola - e io ve le racconterò. E tortura è stata, per sei giorni gli abbiamo chiesto le stesse cose. Ma per sei giorni le ha dette nello stesso modo, perché le ha viste. Quelle che non ha visto, non c'è tortura - fra virgolette - che tenga, non lo sa, non lo dice, o comunque dice: a me me le hanno raccontate così. "L'hai visto quello, chi era?" "Mi hanno detto che era..." "Aveva la barba? Si chiama Vinci?" "Me l'hanno detto". Sempre così. "La tenda l'ho vista". "Ha tagliato, non ha tagliato?" "Io questo ho visto e questo vi racconto". Esattamente il contrario. Nel momento in cui ha visto scende nei minimi particolari e è sempre puntuale. Su quello che ha sentito dire fa una netta distinzione. C'è un altro elemento che vorrei ben evidenziare a voi Giudici, nel momento in cui dobbiamo esaminare nei dettagli le dichiarazioni fatte in queste sei lunghe udienze. E qui io l'ho fatto nel corso del dibattimento di metterlo sempre bene in luce ogni volta che ho avuto spazio. Ma oggi lo faccio, perché questo è il momento, con grande chiarezza e decisione. Vi è stato proposto questo tema, dalla difesa Vanni: il signor Lotti e il signor Pucci cadono in contraddizione. Perché nei primi verbali hanno detto una cosa e dopo ne hanno detta un'altra, quindi sono in contraddizione e tant'è che si contraddicono. Io ringrazio il Presidente, come sempre perché è un mio dovere farlo, ma perché è la realtà. E' stato il Presidente che, nel corso del controesame, ha fatto presente che le contraddizioni non erano oggettive, ma era una situazione, sicuramente da valutare, ma in cui si contestava a Lotti - e in certi termini è stato fatto anche con Pucci - dichiarazioni che avevano fatto il primo giorno, diverse da quelle che hanno fatto l'ultimo giorno. Signori, è di tutta evidenza che questi signori sono andati, nella loro apertura, nel loro racconto, per gradi. E quindi non gli si può contestare che il primo giorno avevano detto cose diverse. Gli si può contestare solamente che sono andati per gradi nel racconto, ma non che c'è una contraddizione fra il primo e l'ultimo racconto. Questo non corrisponde alla realtà del fatti. E direi che tutto il controesame di questi signori è un controesame che mira a mettere in evidenza queste contraddizioni, che contraddizioni oggettive non sono; sono esclusivamente un iter che questi signori, in special modo Lotti, hanno tenuto nel loro racconto. Direi che essenzialmente l'ha fatto Lotti. Su Pucci, poi abbiamo visto, a parte che è stata una deposizione molto più breve, è stato di tutt'altro spessore. Lotti è vero, il primo giorno disse cose ben diverse dal primo interrogatorio del P.M., ma perché è stato lui che si è aperto lentamente. Non gli si può oggi contestare come fatti oggettivi quelli che ha detto il primo giorno. Gli si deve contestare: come mai ce lo hai detto per tappe? Questo è un metodo corretto. E su questo siamo qui a valutare. Ma non si può dire quale è delle due la verità. No. Non c'è nessuna contraddizione, c'è un'evoluzione. Sull'evoluzione possiamo fare, ed è giusto, fare tutte le considerazioni, che saranno sicuramente fatte. Ma esattamente in questi termini. È Lotti una persona che sa prendere decisioni? Lo avete visto come uno che è capace di decidere cosa fare da solo? No, mi sembra che la sua personalità debole sia emersa fin dal primo momento in tutte le sue condotte. È una personalità chiaramente sottomettibile, ce lo hanno spiegato i consulenti tecnici, ma lo abbiamo visto da soli. È uno che cede chiaramente alle personalità più forti. È di tutta evidenza. Lo ha detto lui, ma emerge dalle condotte oggettive. È uno che è portato naturalmente a subire; qualsiasi tipo di minaccia, anzi la ingigantisce. Vi ricordate quell'episodio? Avevo paura che, dell'episodio Butini poi se ne parlasse in giro. Nei termini che è, eh. Quel fatto, rapporto o no omosessuale con Butini. Ha lo spazio in guesto processo che deve avere, è confinato in un angolo. Però, vi ricordate come vi ha descritto: 'io sono stato costretto perché avevo paura che poi raccontassero che mi avevano visto con Butini'. Qualunque cosa avessero fatto quella sera in quella macchina, e voi avete tutti gli elementi per valutare in che termini è credibile, lo vedremo meglio. È uno che vi ha raccontato che quel solo fatto, che lo avessero visto con un uomo in macchina, in una strada appartata, qualunque cosa avesse fatto, era per lui un elemento che poteva essere oggetto di minaccia. Vero o non vero. Più che vero è ovvio, nella sostanza di questi racconti. È uno che poi non riesce a elaborare conseguentemente alcuna difesa. Subisce. È una persona diffidente. È stato diffidente con gli investigatori. È stato diffidente con voi. È stato diffidente con il suo difensore. È stato diffidente con la Polizia Giudiziaria. È uno che non si fida di nessuno perché non ha rapporti, non ha relazioni. Come si può pensare che possa avere inventato quello che ha detto, sulla base di qualcuno che gliel'ha suggerito. Ma questo non credeva nemmeno alla sua mamma, figuriamoci se poteva avere un rapporto. Io mi rifiuto di pensarlo, ma siccome è stato detto, allora il pensiero ce lo faccio per dovere, che questo abbia potuto avere un rapporto con qualcuno che gli ha insegnato, o gli ha suggerito cosa dire. Questo è diffidente nei confronti di chiunque, figuriamoci se può instaurare con qualcuno un rapporto di sottomissione sotto questo profilo. È un apatico. Anche questo è un elemento oggettivo. Perché bisogna valutare. Ha assistito a degli omicidi nei modi che ci ha detto, e noi – io lo credo e sono sicuro che siamo in tanti a crederlo - con un atteggiamento di completa apatia. È incapace di qualsiasi slancio su qualsiasi cosa; slanci né positivi, né negativi. Ma alle vostre risposte: indifferente su tutto, sembravano cose che gli scivolano sulle spalle, nonostante i racconti. È incapace di qualsiasi reazione a caldo. Tutt'al più si è arrabbiato qualche volta se gli sono state fatte, nel controesame, qualche domanda ulteriore su cui aveva risposto. È l'unica volta, che ho visto io, da quando, per questi motivi, ho avuto modo di vederlo in questi atti, in cui ha avuto una reazione. Per il resto sempre completamente passivo. Una volta sola ha detto: 'basta, basta, qui mi confondete, io non ne voglio più sapere'. L'unica reazione a caldo che gli ho visto fare. E gliel'avete vista fare anche voi. È una persona che non ha valori, c'è poco da fare, lo ha dimostrato, ma non solo con le azioni, sul modo in cui mi racconta le cose. Non c'è niente, non c'è nessun valore che lo interessa, che lo prende. Il mondo intorno a lui è inesistente. Le uniche cose di cui si occupa, ce lo ha raccontato, sono la soddisfazione dei bisogni elementari. È un soggetto semplice e quindi è chiaro che i bisogni elementari sono i bisogni primari cui tutti sono portati naturalmente a dare soddisfazione. E quali sono le sue necessità, quelle che vi ha raccontato? Un tetto, un tetto qualsiasi. Vi ha raccontato nei dettagli le case che ha avuto; poi, in quella casa, ci pioveva... Quelli sono i suoi interessi. La macchina. Caspita! Come si colorisce quando gli si parla delle macchine! Ne ha avute tre o quattro, tutte usate, tutte vecchie. Però è un argomento che, sempre da soggetto elementare, lavoro, una casa, una macchina. Seppure usata, perché nel mondo moderno, la macchina, soprattutto per soggetti simili, ma purtroppo per tutti noi, è diventata indispensabile. Aggiunge, i suoi bisogni elementari consistono nelle dieci, nelle 50mila lire, a secondo del tempo, per andare con la prostituta. A seconda dei tempi. Anche questo è una cosa che vi ha raccontato. Sta nella comunità gestita da don Poli, mi sembra si chiama, non certo per coltivare sentimenti religiosi. Per carità! Cercare un sentimento, magari religioso, in questo soggetto. Per carità! Sta lì, perché non costa nulla e perché ce lo tengono . Lo ha spiegato : ' chiesi in Comune, andai in Comune...', andava dall'assistente sociale. Questo è il soggetto Lotti. 

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