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giovedì 31 ottobre 2013

Paolo Vanni - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 14 luglio 1997 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Presidente: Senta, lei quando è successo, si presentò a lei e parlò di questa lettera che aveva ricevuto da Pietro, eccetera, eccetera, perché non... chiese o non di leggere la lettera?
P.V.: No, non lo chiesi.
Presidente: Come mai?
P.V.: Perché non sono curioso, Presidente. Non so.
Presidente: Va be', ma se questa lettera creava un problema al signor Vanni...
P.V.: Ma lui ne aveva tanti, anche...
Presidente: ... il minimo che potesse fare una persona come lei, è che dice: 'beh, vediamo cosa dice questa lettera'.
P.V.: Eh, non mi è venuta.
Presidente: Non le è venuta. Va bene.
P.V.: Anche perché ho sempre fretta.
Presidente: Sì.
P.V.: Quando io andavo a San Casciano, avevo sempre...
Presidente: Senta, lei prima, non ora, prima dell'intervento dell'avvocato Pepi, ha detto che lei pensò che la lettera contenesse delle minacce dal modo come si comportava il Vanni...
P.V.: Cioè, dalla...
Presidente: ...impaurito, un po'. È così, o no?
P.V.: Ma è così, diciamo, è così. Non lo so, non mi sembrava tanto... Più che altro marcava il fatto: 'mi ha scritto Pietro dal carcere...', ma non ci si leva un granché dal mi' zio. Non so se voi ci riuscite. Io non ci sono riuscito.
Presidente: Va bene. Prego, avvocato Curandai. Ah, aspetti, un'altra cosa: ha mai sentito suo zio che voleva acquistare una, pistola? Qualche teste lo ha detto. Lei non sa nulla di questa cosa?
P.V.: Mio zio?
Presidente: Eh.
P.V.: Per sparare dalla canna, forse?
Presidente: Non lo so.
P.V.: No... Io non l'ho mai sentito. Comunque eventualmente avrebbe sparato con la canna in mano, lui...
Presidente: Va bene. Prego, avvocato Curandai.
Avvocato Curandai: Sì. Signor Vanni, lei prima ha detto di aver consigliato lo zio...
Avvocato Pepi: Presidente, ma mi sembra che le parti civili debbano parlare prima.
Presidente: Sì, prima, però...
Avvocato Curandai: Va bene, ma dopo...
Presidente: Ma dopo, dopo che ha fatto la domanda il Presidente si riapre il giro di chi vuol farlo.
Avvocato Pepi: Ho capito. Grazie.
Presidente: Questa, è la regola.
Avvocato Curandai: Lei prima ha detto una cosa precisa. Cioè, di fronte a questa lettera, lei consigliò lo zio di recarsi dal maresciallo. Lei, successivamente, ha mai chiesto allo zio per quale motivo non si era recato dal maresciallo?
P.V.: Ah, perché io non gliel'ho chiesto e non lo sapevo nemmeno. Io ho chiuso lì, quando gli ho detto, ho creduto di consigliarlo...
Avvocato Curandai: Appunto, avrà chiesto: 'che fine ha fatto questa lettera, perché non ti sei rivolto...'
P.V.: No, mi dispiace, ma... Mi dispiace, ma non gliel'ho chiesto.
Avvocato Curandai: Non lo ha chiesto.
P.V.: Non mi sono interessato più.
Avvocato Curandai: Bene. Un'altra domanda, dunque, lei prima ha detto che alcuni poliziotti venivano, o sono venuti una sola volta, non so se una sola volta o più volte, all'interno della sua trattoria.
P.V.: Sì.
Avvocato Curandai: Ecco, di questa circostanza, questa circostanza lei la riferì allo zio che alcuni poliziotti erano venuti nella sua trattoria?
P.V.: Allo zio, mi sembra, no.
Avvocato Curandai: Allo zio, no. A chi lo ha riferito allora?
P.V.: Mah, non so...
Presidente: A noi?
Avvocato Curandai: Eh, appunto.
P.V.: Cosa?
Avvocato Curandai: No...
P.V.: Io non credo... non credo...
Avvocato Curandai: Lei non ha riferito a nessuno questa circostanza che alcuni poliziotti si erano recati presso la sua trattoria?
P.V.: Mah così non mi viene in mente, però, così, se mai... non so, a mio zio mi sembra di no.  
Avvocato Curandai: Le sembra di no, ma non lo può escludere.
P.V.: Non potrei, no. Non potrei...
Avvocato Curandai: Non lo può escludere, ecco, di avere informato lo zio. E lei prima ha detto - un'ultima domanda, eh - che, di fronte alle sue domande, lo zio avrebbe risposto, ad un certo momento: "Se mi vogliono, verranno a pigliarmi". Queste sono le parole testuali che ho verbalizzato diciamo privatamente. "Se mi vogliono", chi? "Se mi vogliono i poliziotti",
P.V.: Certo. Lui, dichiarandosi anche a me, cioè che non aveva fatto neanche...
Avvocato Curandai: "Se mi vogliono"... No, mi risponda. "Se mi vogliono", i poliziotti?
P.V.: Sì.
Avvocato Curandai: Grazie.
P.V.: Prego.
Presidente: Prego, avvocato Colao.
Avvocato Colao: Una sola domanda. Lei ha detto prima che parlando della famosa lettera che suo zio riferiva aver avuto da Pacciani, con tono preoccupato, lei ha detto che suo zio non riuscì a spiegarsi.  
P.V.: No...
Avvocato Colao: Lei ha detto così. È vero? 'Mio zio non riuscì a spiegarsi'. Ma le chiedo io: per difficoltà di esposizioni dello zio, esponeva male?
P.V.: Sì.
Avvocato Colao: Può precisare? Perché com'è che uno gli chiede un consiglio e poi non riesce a spiegarsi? Mi sembra strano, mi scusi, ce lo vuol spiegare meglio?
P.V.: Io... posso anche provare a spiegarmi meglio, ma...
Avvocato Colao: Ecco, ci vuol dire...
P.V.: Forse non capisco nemmeno quello che...
Avvocato Colao: Sì. Lei ha detto...
P.V.: Sì.
Avvocato Colao: ... ebbe, si spiegò: 'mio zio non riusciva a spiegarsi'.
P.V.: Ma in nessuna cosa riusciva a spiegarsi, e a essere chiaro.
Avvocato Colao: Con la lettera in mano.
P.V.: No con la lettera in mano.
Avvocato Colao: No, ma con riferimento alla lettera.
P.V.: No...
Presidente: Non aveva la lettera.
Avvocato Colao: No, ma con riferimento alla lettera. Come...
P.V.: Disse che gli aveva scritto Pietro dal carcere. Io glielo... 'ma icché gl'ha scritto? Che ha...' Non ci rilevavi niente, non ci capivi niente, dal... Dico, comunque io gli dissi, perché non ho capito quello che lui voleva dire, gli ho detto: 'comunque, se c'è qualcosa che... portala ai Carabinieri', basta. Ho detto... Anzi, ho detto: 'portala al maresciallo', basta.
Avvocato Colao: Allora la vostra fu una conversazione telegrafica.
P.V.: Era una conversazione che eravamo di passaggio.
Avvocato Colao: Telegrafica.
P.V.: Come telegrafica?
Avvocato Colao: A botta e risposta.
P.V.: Su questo caso, sì. Così.
Presidente: Prego, ha altre domande?
P.V.: In questo caso, sì.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Il P.M., Presidente.
Presidente: Può andare il teste, grazie.
P.V.: Prego.
P.M.: Presidente, chiedo scusa, volevo chiedere ancora una...
Presidente: Ah, va bene.
P.M.: Ritornare un attimo ai discorsi che lei faceva riferiti ai suoi colloqui con l'avvocato Corsi, di cui ha già risposto. Volevo chiederle questo: l'argomento Vanni, nei colloqui con l'avvocato Corsi - se lo ricorda - lo ha iniziato lei, o è stato il Corsi a parlarle, dice: 'ma... ', perché lei, io mi sono scritto, dice: 'il Corsi mi disse' - riferito a Vanni - 'è messo un po' malino'.
P.V.: Sì, sì. Gliel'ho chiesto io.
P.M.: Quindi...
P.V.: Dico: 'ma la faccenda di mi' zio, come la va lì, che tutte queste cose...?' Mi disse: 'mah, l'è messa un po' male, perché...', non mi ricordo, mi dette delle parole, non...
P.M.: Può cercare di ricordare queste parole?
P.V.: Ah, non lo so, può darsi perché ci aveva qualche verbale a carico, qualche cosa, non lo so.
P.M.: Le sembrò che l'avvocato Corsi era comunque al corrente, almeno quanto lei, o più di lei, dei problemi sul punto, del Vanni?
P.V.: No, solo tecnicamente, perché essendo avvocato, poteva dire qualcosa in più. Ma non penso...
P.M.: E - se non ho capito male - è stato lei a chiedergli all'avvocato...
P.V.: Sì, certo. Io sicuramente.
P.M.: Perché sapeva che il Vanni si era rivolto all'avvocato? Come mai gliel'ha chiesto?
P.V.: No, io non sapevo che si era rivolto.
P.M.: E allora come mai lo ha chiesto all'avvocato Corsi?
P.V.: Ma come mai, perché in un paese ci si conosce, c'hai le amicizie e tu gli domandi a lui, essendo un legale, essendo un... tu gli domandi: 'ma come la sta questa cosa?', così...
P.M.: Ebbe la sensazione o la convinzione che Vanni aveva parlato dei suoi problemi con l'avvocato Corsi?
P.V.: No, io no.
Avvocato: Presidente...
P.V.: Io non sapevo nemmeno che questo...
P.M.: E allora come fece a instaurare una conversazione con l'avvocato Corsi, con Vanni, su...
P.V.: Le conversazioni partivano da altre cose, da fatti di amicizia. Poi, ad un certo punto, uno gli fa la domanda: 'oh, ma il mi' zio come gli è messo? Cioè, quali sono i problemi?', no? Chiede se sa qualcosa. Mi rispose, però io non mi ricordo la risposta. Cioè, non mi rico... Disse: 'mah, non è messo tanto bene, perché...', ma non lo so, quelle parole non me le ricordo, perché forse erano parole di studio, ecco, diciamo. Di avvocati, di. . .
P.M.: E, a proposito di... lei ha detto, dice: 'si riferiva a qualche verbale', come ha avuto questa...
Presidente: L'ha pensato lui.
P.M.: Lo ha pensato lei.
P.V.: L'ho pensato... Non so, verbali, nel senso di essere chiamato, richiamato, avvisi di presentazioni, questo.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Va bene.
P.V.: La ringrazio.
Avvocato Pellegrini: Presidente.. .
Presidente: Avvocato Zanobini.
Avvocato Pellegrini: Posso io, signor Presidente...
Presidente: Ah, l'avvocato Pellegrini.
Avvocato Pellegrini: Avvocato Pellegrini, parte civile. Qual era l'atteggiamento di suo zio quando gli parlò di questa lettera?
(voce fuori microfono): Ha già risposto...
Avvocato Pellegrini: Ah, scusate. Ho chiesto al collega, pare che su questo punto non sia stato...
Presidente: No, no, ha risposto su questo punto. Ha risposto parecchie volte su questo punto.
Avvocato Pellegrini: Ho capito.
Presidente: Va bene. In ogni modo...
Avvocato Pellegrini: Ma aveva un atteggia... Io voglio capire questo, scusate se... Aveva un atteggiamento di persona preoccupata, o tranquilla? 
(voce fuori microfono)
Presidente: È arrivato ora l'avvocato Pellegrini, è arrivato ora. Comunque ha risposto su questo punto.
Avvocato Pellegrini: Facciamolo rispondere un'altra volta.
P.V.: Comunque io la ringrazio, perché è stato l'unico che si è presentato. Mi hanno fatto tutti le domande senza sapere... Io ringrazio lei, perché perlomeno si è presentato. 
(voce fuori microfono)
P.V.: No, non mi sembrava preoccupato.
Avvocato Pellegrini: Non le sembrava preoccupato?
P.V.: No.
Avvocato Pellegrini: Ecco. Allora, visto la domanda non è così errata come poteva sembrare, il 25 ottobre del '96 lei, interrogato dalla Polizia, ha detto, a questo proposito: "Ricordo che era visibilmente preoccupato quando mi riferì di aver ricevuto tale missiva".
P.V.: Io non lo ricordo, comunque, se è scritto, lo avrò detto senz'altro. Cioè, l'ho detto senz'altro. Il tempo, più che passa, e più che si...
Avvocato Pellegrini: Ecco.
P.V.: Io non mi ricordo nemmeno se ho fatto colazione stamani.
Avvocato Pellegrini: Tanto che lei riferì quello che le venne in mente.
P.V.: Ma dipende anche... Alle volte dipende anche dalla domanda e dall'espressione. Cioè...
Avvocato Pellegrini: Sì, sì, certo.
P.V.: È difficile spiegarlo.
Avvocato Pellegrini: Visibilmente...
P.V.: Visibilmente... Se me lo dice, è segno che un minimo di cosa c'è. Però non era preoccupato da dire: 'come fo, come fo, come...', qui là, sotto e sopra.
Avvocato Pellegrini: Benissimo. Questo lo abbiamo capito.
P.V.: Non so se mi...
Avvocato Pellegrini: Ecco, io vorrei andare avanti, sempre seguendo la falsa riga di questo verbale che ho sotto gli occhi. "Era così visibilmente preoccupato", tanto che lei cosa pensò sul momento, di fronte a questo atteggiamento di preoccupazione dello zio? Quale immaginò che fosse il contenuto della...
Presidente: Avvocato, bisognerebbe queste risposte sono state tutte date, andiamo. Sennò allora si rilegge la trascrizione...
Avvocato Pellegrini: Allora, questo siccome mi pare che lo dice adesso. Il verbale mi è servito per una contestazione, io lo...
Presidente: Sì, benissimo, sì, sì.
Avvocato Pellegrini: Bene.
Presidente: Comunque, a questa domanda, ha già risposto prima. Tant'è vero che poi gli suggerì di andare dal maresciallo, ecco.
Avvocato Pellegrini: Va bene. Grazie.
Presidente: Va bene? Altre domande? Avvocato Zanobini, lei che è chiamato in causa, oggi.
Avvocato Zanobini: Senta... Avvocato Zanobini per avvocato Corsi. Senta, Vanni Paolo, ricorda dove - mi spiego meglio - genericamente nel paese, nella piazza del paese, nel paese, lei ebbe a parlare, a chieder all'avvocato Corsi come era messo suo zio?
P.V.: Telefonicamente.
Avvocato Zanobini: Ah, per telefono?
P.V.: Sì, sì.
Avvocato Zanobini: E in occasione, diceva, di altri problemi vostri, oppure...
P.V.: No, no, di nessun problema, di sentirsi solo amichevolmente: 'icché tu fai, dove vai, come mai...', ecco. 'Non ti vedo, l'è un po' di tempo...', così, queste cose così. Rapporto di amicizia che intercorreva e intercorre tuttora - tra me e Alberto.
Avvocato Zanobini: Sì, ho capito. Grazie.
P.V.: Prego.
Presidente: Bene. Può andare, signor Vanni.
P.V.: Grazie, buongiorno.
Presidente: Prego. Buongiorno.
P.M.: Buongiorno, grazie.

mercoledì 30 ottobre 2013

Paolo Vanni - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 14 luglio 1997 - Terza parte

La lettura di questo post è riservata ai Sostenitori di  
Insufficienza di prove.




I motivi di questa scelta
Da oggi, ogni settimana, almeno un post sarà destinato ai soli Sostenitori di Insufficienza di prove.
È una scelta che ho rimandato finchè ho potuto ma adesso si tratta di decidere se proseguire con un post al giorno dal lunedì al venerdì, come ho fatto negli ultimi quattro anni, o interrompere la pubblicazione di qualsivoglia contenuto su Insufficienza di prove. È una scelta impegnativa che però mi trovo costretto a fare, dato il crescente impegno e gli inevitabili costi da sostenere. Lo dico da un pò di tempo: il momento non è dei migliori ma per andare avanti serve davvero ben poco e se anche solo un terzo di coloro che seguono Insufficienza di prove mi sosterrà in questa impresa, nei prossimi mesi tutto il processo a Mario Vanni e Giancarlo Lotti verrà pubblicato su queste pagine. Diversamente, con estremo dispiacere, io mi fermo qua.

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Flanz

I numeri di Insufficienza di prove (al 17 aprile 2013)
-1240 posts;
-1300 articoli nell'emeroteca più completa sulla vicenda;
-568 schede con tutti i protagonisti;
-73 interviste ai principali protagonisti della vicenda;
-85 video sul canale Youtube;
-1 post ogni giorno dal lunedì al venerdì;
-Trascrizioni complete e fedeli delle principali udienze sul caso;
-Aggiornamenti e news;
-Oltre 60.000 visitatori annui;

martedì 29 ottobre 2013

Paolo Vanni - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 14 luglio 1997 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

P.M.: Lei ricorda - lo ha detto poi suo zio e lo ha spiegato - qual era il periodo. E noi lo abbiamo ricostruito abbastanza bene. Lei ricorda nella sua mente il periodo esatto in cui le parlò di questa lettera? In che epoca potevamo essere?
P.V.: No. Non glielo potrei dire.
P.M.: Se io le dico...
P.V.: La cosa era recente, era arrivata in settimana, in quei giorni lì.
P.M.: Quando la portò a lei.
P.V.: Quando... No, quando mi parlò di questo.
P.M.: Quando le parlò...
P.V.: Perché io non l'ho mai veduta questa lettera.
P.M.: Le disse che l'aveva con sé, o non disse nulla?
P.V.: Mah... non disse nulla. Disse aveva ricevuto questa lettera: 'sai, Pietro mi ha scritto dal...' Niente, ma non so dove l'aveva.
P.M.: Poteva essere il '90-'91? Un'epoca così, o per lei è difficile focalizzare?
P.V.: No, è molto difficile, perché non mi ricordo...
P.M.: Ho capito. Senta una cosa: lei sa, o lo consigliò lei, per caso, di portare la lettera, oltre che ai Carabinieri, all'avvocato Corsi? O di questo...
P.V.: No, no, no, assolutamente.
P.M.: Lei sa se suo zio le ha poi riferito, anzi, cosa ne ha fatto di questa lettera? Se l'aveva portata o meno... La volta dopo, per caso è tornato il discorso su questa...
P.V.: No, questa lettera non ne ho mai saputo altro. Fu questa chiacchierata qui, mi disse... Poi non ho più risaputo niente, non ci ho fatto più...
P.M.: Ecco.
P.V.: Lui non ha ridetto niente e io non ci ho...
P.M.: Non ci è ritornato sopra.
P.V.: No, perché pensavo l'avesse veramente portata ai Carabinieri.
P.M.: Ecco, lei ha pensato che gliel'avesse portata.
P.V.: Dietro mio consiglio. Non mi ha mai dato retta, sicché, di conseguenza...
P.M.: Senta ancora una cosa: lei ricorda come venne il discorso di questa lettera? Fu suo zio che era preoccupato e gliene parlò, o lei vide un atteggiamento di suo zio che gli disse: 'ma cos'hai?'
P.V.: No, no, niente. No, no, assolutamente.
P.M.: Fu lui
P.V.: Non aveva niente. Fu lui, mi disse: 'Madonna, mi ha scritto Pietro dal carcere questa le...', niente...
P.M.: Le sembrò che chiedesse a lei un consiglio? O la voleva...
P.V.: Sì, mi sembrò perché sennò non gli dicevo: 'portala ai Carabinieri'. Sicché mi sembrò che...
P.M.: Quindi era suo zio che chiedeva su un fatto abbastanza, per lui, importante, o le chiedeva una sorta di consiglio perché aveva stima in lei.
P.V.: Certo, certo.
P.M.: Lei conosce l'avvocato Corsi?
P.V.: Benissimo. Siamo amici.
P.M.: E l'avvocato Corsi ha mai parlato con lei...
P.V.: No, no.
P.M.: ...per caso di questo problema di suo zio?
P.V.: No. Di questo problema in riferimento alla lettera, no.
P.M.: Di altri problemi?
P.V.: Di altri problemi, alle volte, così mi ha detto: 'eh, tuo zio, così e cosà...' Insomma, qualcosa, ma parole sporadiche, insomma.
P.M.: "Così e cosà" su quale argomento?
P.V.: Su questo argomento che era di mezzo a questa cosa, insomma.
P.M.: A questa storia.
P.V.: Sì.
P.M.: Cioè, come ricorda? Che tipo di discorsi avete... Cioè, recenti, perché era stato arrestato, o nel passato?
P.V.: Recenti, recenti no. Perché i primi tempi che ebbe degli avvisi di...
P.M.: Fu chiamato a testimoniare al processo.
P.V.: Fu chiamato... No, ma forse ancora prima altre volte fu chiamato in Tribunale E infatti, quando veniva in Tribunale, dopo si fermava a da me. O prima o dopo mi diceva insomma qualcosa, così. E io cercavo di consigliarlo.
P.M.: Di consigliarlo, cioè?
P.V.: Di consigliarla, come pure mi fu detto da parte della SAM di vedere se riuscivo a carpire qualcosa, o addirittura di portarlo giù a Firenze, giù in Questura.
P.M.: In Questura.
P.V.: Allora io una mattina ci persi un'ora e mezzo, una mattina presto lo presi in macchina con me feci una giratina, e cominciai a prenderlo in tutti, i modi. Prima, ridendo, prima... E poi dopo incavolandomi veramente. Alla fine di tutta questa chiacchierata, di tutta... venne fuori che lui mi disse: 'oh, oh Paolo, ma che scherzi davvero!' Dice: 'io non ho fatto nulla. Se mi vogliono, verranno a pigliarmi!’
P.M.: Bene.
P.V.: Queste furono le parole.
P.M.: Chiarissimo, chiarissimo. Senta, lei diceva che abita, o è residente nel Mugello, ho capito bene?
P.V.: Sì, sì. A Xxxxxxx.
P.M.: Da quanto tempo?
P.V.: Dal...
P.M.: Grossomodo.
P.V.: ... '94, mi sembra."
P.M.: '94?
P.V.: '94.
P.M.: Cioè tre anni fa. 
P.V.: Sì, più o meno.
P.M.: Prima, dove risiedeva, scusi?
P.V.: Prima risiedevo a Firenze in piazza Santo Spirito.
P.M.: Senta una cosa, signor Vanni, lei ricorda se suo zio è mai venuto in Mugello?
P.V.: Una volta l'ho preso io e l'ho portato io e siamo tornati giù. L'ho riportato a casa.
P.M.: E le è, ha avuto modo di capire se suo zio conosceva le zone del Mugello…
P.V.: No, no, assolutamente.
P.M.: Non ha capito perché è un tipo che non capisce dove è, o...
P.V.: Sì, esatto, esattamente. Più o meno così, in Mugello : 'Oh, si va su' monti...' Ma non... insomma, non credo abbia capito dove l'ho portato io. Cioè, io non ho avuto nessun...
P.M.: Perché, se capisco bene - mi corregga se ho capito male - da quella che è la sua esperienza, suo zio non si orienta bene da solo? È così?
P.V.: Sì, non si orienta bene da solo. Se vede un monte capisce di essere in montagna, magari sotto c'è il mare. Però non si orienta bene. Non ha un senso di sapere i posti dove...
P.M.: Ho capito. Non ho altre domande. Grazie, Presidente.
P.V.: La ringrazio lei, dottore.
Presidente: Parti civili? I difensori? Avvocato Pepi, sì.
Avvocato Pepi: Avvocato Pepi. Senta, signor Vanni, a me premeva capire una sua dichiarazione che ha fatto, sia oggi al dibattimento, che a suo tempo quando venne sentito nelle indagini preliminari. Lei ha parlato di essere stato sentito dalla SAM.
P.V.: Sì.
Avvocato Pepi: Ecco, volevo sapere...
P.V.: Due volte.
Avvocato Pepi: Due volte.
P.V.: Due o tre volte, quattro volte. Insomma, non lo so.
Avvocato Pepi: Ecco, ma questo tipo di informative, erano informative come? Informali... Perché di verbali ne risulterebbe uno solo. Lei era sentito come?
P.V.: Allora?
Avvocato Pepi: Chi lo ha interrogato...
P.V.: Se dei verbali ne risulta uno solo, io sono stato due volte in Questura. Una volta, chiamato dall'ispettore Lamperi; e un'altra volta chiamato dal dottor Giuttari.
Avvocato Pepi: Ecco, dicevo: ma che cosa le veniva chiesto relativamente a Vanni?
P.V.: La prima volta, prima cosa uno spavento tremendo, perché a stare tutte quelle ore senza sapere il problema... Io mi sono sentito riavere quando sono arrivato lì, ho visto SAM, dico: 'ah, allora figuriamoci, è per il mi' zio'. Perché il terrore di vivere... Eh, sì, purtroppo. Il cittadino normale non è abituato a essere chiamato in Questura senza sapere icché l'ha fatto. Insomma, un pochino di apprensione... Fra l'altro, la seconda volta,  avevo fatto un po' di ferie a Torregalli, per un pippolino. Sicché ancora di più... Va bene. Comunque lasciamo fare questo. Mi dispiace... Fui chiamato lì, in Questura, da questo dottor Lamperi e interrogato riguardo a...
Avvocato pepi: Ecco, ma...
P.V.: Prima cosa fu detto "torsolo".. Sì, l'è il mi' zio, lo conosco...'
Avvocato pepi: Sì, ma più che altro volevo sapere: le veniva chiesto delle informazioni su suo zio, oppure le veniva proposto una sorta di intermediazione con la SAM perché lei riferisse qualche cosa che le poteva dire Vanni?
P.V.: No, mi veniva chiesto informazioni, varie... Io non me lo ricordo nemmeno. Se non è verbalizzato, non me lo ricordo nemmeno io, perché...
Avvocato pepi: Ho capito.
P.V.: Cioè, più o meno su questi fatti. Se ero a conoscenza, se... le abitudini, le frequenze, dove andava quando veniva giù a trovar me....
Avvocato pepi: Ho capito. Ha detto tre o quattro volte, vero, mi sembra?
P.V.: Dunque, per essere esatto, la prima da Lamperi, ufficialmente in Questura. Poi sono venuti varie volte alla trattoria.
Avvocato pepi: Ecco, sono venuti anche in trattoria.
P.V.: Sì, sì.
Avvocato pepi: E sempre le chiedevano le solite informazioni, oppure che cosa le chiedevano? Perché questo è...
P.V.: Mi chiedevano di collaborare.
Avvocato pepi: Ecco.
P.V.: Io, questo, per l'amor del cielo! Sono contentissimo, lo faccio perché non ci ho...
Avvocato pepi: Ecco, e a seguito di questo, lei ne ha parlato con suo zio, oppure no?
P.V.: Ma no, non ne ho parlato.
Avvocato pepi: Ecco. Quindi...
P.V.: Io le ho detto: 'vieni giù con me questo sabato... e così si va insieme... ', perché magari con me poteva sentirsi un po' più... Alla fine della chiacchierata, mi rispose in quella maniera, dice: 'oh io, se ho fatto qualcosa, verranno a pigliarmi'.
Avvocato pepi: Ecco, anche questa volta che lei è stato un'ora e mezzo, mi ha detto, più o meno andando in giro con suo zio, suo zio le ha sempre detto che cosa? In relazione a questi fatti di cui oggi è il processo?
P.V.: Ma assolutamente niente. Cioè, lui diceva...
Avvocato pepi: Cioè, assolutamente niente, vuol... Cioè, non le ha risposto niente, oppure le ha detto qualche cosa in relazione...
P.V.: Mi ha detto che lui non ci entrava niente; di quello che erano le cose...
Avvocato pepi: Ecco, va bene.
P.V.: Dice: 'ma io ci ho fatto le bevute, ci ho fatto qui... Posso essere andato una volta di qua e di là, ma nulla di illegale' cioè, capito? Anche se andava con una donna, ma pagava. Da una parte si paga e da un'altra...
Avvocato pepi: Ecco.
P.V.: Eh, purtroppo sono prestazioni che esistono tutt'oggi e non c'è nulla di... 
Segue...

lunedì 28 ottobre 2013

Paolo Vanni - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 14 luglio 1997 - Prima parte

Presidente: Allora, buongiorno a tutti.
P.M.: Buongiorno, Presidente.
Presidente: Ci sono: Vanni, avvocato Pepi; Fenies... Lotti non c'è oggi? 
Avvocato: No, Presidente.
Presidente: Allora, non comparso Lotti. Zanobini c'è. Le parti civili, anche. Allora, l'avvocato Curandai mi sostituisce le parti civili mancanti. Va bene? 
Avvocato Curandai: Bene.
Presidente: Pubblico Ministero, allora può fare entrare i suoi testi.
P.M.: Sì, vorrei sentire Vanni Paolo.
Presidente: Come si chiama?
P.M.: Vanni Paolo.
Presidente: Che è, fratello?
P.M.: No, è un nipote, figlio di una sorellastra, se non sbaglio.
P.V.: Grazie. Buongiorno.
Presidente: Vuole essere ripreso o no?
P.V.: No, perché...
Presidente: Eh?
P.V.: No, sono brutto. 
Presidente: Non vuole essere ripreso.
P.V.: No, possibilmente no.
Presidente: Lei è parente del signor Vanni e che tipo di parente.
P.V.: Sarei il nipote, io. 
Presidente: Come nipote?
P.M.: Nipote da parte di sua sorella, sorellastra.
Presidente: Cioè, sua sorella...
P.V.: La mia mamma è sorellastra di Mario.
P.V.: Sì, dice bene.
Presidente: Sorellastra, sì, va bene. Quindi la stessa mamma. Va bene. Senta, lei ha facoltà di non deporre. Vuol deporre, o no?
P.V.: Io certamente, io...
Presidente: Va be'...
P.M.: Ha già deposto, gli è già stato chiesto...
Presidente: Va be', dobbiamo avvertirla se vuol deporre o no. Lei dice di sì e depone. Bene. Allora, avvertito della facoltà, dichiara che vuol deporre. Benissimo. Pubblico Ministero...
P.M.: Grazie...
Presidente: Ah, no no, le generalità. 
Segr d'udienza: (voce fuori microfono) 
P.V.: Sono nato a Xxxxxx il XX/XX/XX. Risiedo a Xxxxxxx. 
Segr d'udienza: (voce fuori microfono)
P.V.: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.”
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Sì, grazie, signor Presidente. Signor Lotti... Signor Vanni, chiedo scusa...
P.V.: Buongiorno, signor Paolo, mi dica Dottor Paolo.
P.M.: Ah, ecco. Noi non ci conosciamo. È la prima volta che ci vediamo, dico bene?
P.V.: Non credo, ma comunque è lo stesso.
P.M.: Lei ha deposto davanti alla Squadra Mobile.
P.V.: Sì, si.
P.M.: Bene?
P.V.: Benissimo, va bene.
P.M.: Senta una cosa, innanzitutto può spiegare alla Corte qual è la sua attività? Che lavoro svolge.
P.V.: La mia attività ho una piccola trattoria in San Frediano.
P.M.: Lei, nella premessa, spiegava che il suo grado di parentela con l'imputato Vanni, deriva dal fatto che sua mamma e la mamma di Vanni erano sorellastre. È così? 
P.V.: No, il babbo.
P.M.: Il babbo, ecco.
P.V.: Cioè, il babbo...
P.M.: Il babbo era...
P.V.: Lo stesso babbo di Mario è il babbo della mia povera mamma.
P.M.: Ecco, ho capito. Senta una cosa: può spiegare innanzitutto che tipo di rapporti ha, in concreto, con suo zio, lei? Vi vedevate?
P.V.: Ci vedevamo saltuariamente. Purtroppo, vivendo a Firenze, abitando a Barberino, anche mia madre la trascuravo moltissimo. Ci vedevamo così, sporadicamente, non più di una volta al mese.
P.M.: Cioè, era il Vanni che veniva da lei, o era lei che andava a trovare il Vanni?
P.V.: Alle volte, andando a trovare mia madre, trovavo anche mio zio. Oppure, facendo il giro in paese, trovavo mio zio e... così, si parlava cinque minuti. Perché io sono sempre di fretta.
P.M.: È mai capitato che il signor Vanni Mario veniva da lei in questa trattoria, o a Firenze?
P.V.: Sì, sì, veniva... Veniva una volta al mese, forse meno. Insomma, quando capitava...
P.M.: Veniva giù a Firenze.
P.V.: ... veniva a trovarmi. Sì, sì.
P.M.: E veniva da solo, o aveva dei mezzi suoi, veniva in autobus...
P.V.: È sempre venuto da solo con l’autobus quando riusciva a prenderlo.
P.M.: Cosa vuol dire "Quando riusciva a prenderlo?”
P.V.: Perché alle volte non sapeva né gli orari né… trovava qualcuno che lo portava su e andava con qualcuno, insomma.
P.M.: Ho capito. Sa se c'erano altri motivi per cui veniva a Firenze lui?
P.V.: Oltre a venire a far visita a me?
P.M.: Sì.
P.V.: Mah, c'erano motivi, lui andava a fare una giratina, non so, verso via della Scala, o queste zone un po' così, per andare a cercare un rapporto femminile.
P.M.: Ho capito. Senta una cosa, lei sa che tipo di rapporti c'erano fra suo zio e il Lotti?
P.V.: No, non... Lotti lo conosco appena di vista. Credo una volta, quando lavorava lì in via del Campuccio, sia venuto anche a mangiare da me, però è un tipo che non ci ho parlato. Forse perché non parla lui. Io parlo, lui no, non lo so. Buongiorno e buonasera, ma non...
P.M.: Molto chiaro.
P.V.: ... lo conoscevo.
P.M.: Sa però, avendolo eventualmente saputo da suo zio, se erano in buoni rapporti fra loro?
P.V.: Erano in buoni rapporti. Spesso Lotti andava a mangiare, la domenica, a casa del mi' zio. Oppure andavano a mangiar fuori a ubriacarsi fuori...
P.M.: Addirittura lei, se non sbaglio, nel corso della deposizione che rese in Questura, diceva la stessa cosa, aggiungendo che erano in ottimi rapporti, per quel che ne sapeva lei.
P.V.: Per quel che sapevo io, sì.
P.M.: Quindi, lei sa, addirittura ha saputo che il Lotti andava a casa del Vanni a pranzo.
P.V.: A pranzo. A cena no, perché la sera erano bell'e pieni tutti, e non era più il caso.
P.M.: Ma questo fatto che erano 'bell'e pieni tutti', come dice lei...
P.V.: Sì, si riferisce a bere vino. Il mi' zio, il più dei giorni, la sera alle sei era bell'e a letto, perchè era bell'e...
P.M.: Ecco, siccome su questo aspetto poi non è che quelli che hanno deposto sono stati tutti concordi, volevo sapere da lei... Lei come lo sa, lo ha visto... lei dice lo vedeva di mattina, come fa a sapere che alle sei era 'bell'e pieno'?
P.V.: No, guardi, non mi contraddico. Lo vedevo di mattina, non l'ho detto. Lo vedevo alle volte, ho detto, quando capitavo a San Casciano. Non ho detto che lo vedevo di mattina.
P.M.: Senta, può focalizzare il periodo in cui lo vedeva così? Cioè, gli ultimi anni lo ha sempre visto, fin da quando lo conosce, sempre così brillo, o in un certo momento, negli ultimi anni, l'ultimo anno...
P.V.: No, più o meno è sempre stato amante di quelle bevute.
P.M.: Per quello che riguarda invece Lotti da cosa lo, se lo deduce o lo sa, che anche lui era sempre già brillo?
P.V.: No, no. Questo non è...
P.M.: Ah, ecco. Bene.
P.V.: Erano insieme, cioè, andavano a pranzo a casa, ma io…
P.M.: Però del Lotti lei non lo sa.
P.V.: No, no, questo no. Questo...
P.M.: Benissimo, benissimo.
P.V.: Questo non è...
P.M.: Senta una cosa: volevo che lei ci chiarisse, o chiarisse alla Corte, quel che ha già detto in merito a racconti fatti da suo zio a lei circa una lettera ricevuta da Pacciani.
P.V.: Sì.
P.M.: Eh? Come stanno le cose, o almeno cosa riferì a lei, se lei...
P.V.: Cosa riferì, sinceramente ci ho capito poco. Però mi disse che lui aveva ricevuto una lettera da Pacciani, dal carcere, nel qualche... non ho capito icche c'era scritto dentro, perchè non è riuscito a spiegarmelo. Comunque sembrava ci fosse qualcosa di... no che fossero i saluti, ma che poteva... E infatti io, come sempre, ho cercato di consigliarlo bene e gli dissi: 'Mario, portala al maresciallo'. Lui...
P.M.: Quindi le spiegò che era roba da Carabinieri? sennò...
P.V.: No. No, non me lo spiegò, ma...
P.M.: Ecco, ma come mai lei...
P.V.: Ma siccome c'era questa lettera dal carcere, non erano auguri, io dissi: 'meglio di tutto, portala al maresciallo'.
P.M.: Mi scusi, non erano auguri, allora che cosa fece pensare a lei che era bene portarla dal maresciallo?
P.V.: Il modo di parlare di Mario. Cioè, non...
P.M.: Dimostrava paura?
P.V.: 'Mi ha scritto que...' Mah, sì e no.
P.M.: Cioè? Ci vuol spiegare?
P.V.: Cioè, è un po' difficile, perché è un po' difficile riuscire a capire mio zio. È un po' difficile.
P.M.: Cosa capì lei, tant'è che lo consigliò di andare a...
P.V.: Ma io pensavo ci fosse scritto qualcosa di... sì, tipo minacce. Ma non lo so.
P.M.: Lei, se non sbaglio, dice...
P.V.: Non lo so, lo presuppongo. Io non...
P.M.: "Tanto che pensai che vi fossero contenute delle minacce". Poi lei dice: "non mi..."
P.V.: Lo ridico ancora.
P.M.: Ecco, lo ridice ancora. Perfetto.
P.V.: Mah...
P.M.: Dice: "Non mi riferì precisamente il contenuto, ma dal suo modo di fare" - è la stessa cosa che dice oggi, mi sembra - "e da come ne parlava, capii che, all'interno della lettera" - lei dice - "c'erano delle pressioni nei suoi confronti". Cioè, ci vuole spiegare meglio come capì, come mai lei capì questo...
P.V.: Dottore, abbia pazienza, io, più di questo, non glielo so spiegare. A parte che è passato tanto tempo, ma io, più di questo, non lo so spiegare, perché non l'ho recepito. Di conseguenza mi rimane difficile spiegarlo.
P.M.: Certo.
P.V.: Io, solo - questo son sicuro - che gli ho detto: 'vai a portarla al maresciallo, falla vedere al maresciallo'. L'unica cosa che mi è venuta in mente, no?
P.M.: Certo.
P.V.: Quando c'è un problema, vediamo un po'... È sempre una persona che scrive dal carcere. Cioè, poi insomma... sembrava...
P.M.: Lei sa che rapporti c'erano fra suo zio e Pacciani?
P.V.: No, assolutamente no, perché io non conoscevo nemmeno questo Pacciani;
P.M.: Sì, ma suo zio gliene ha mai parlato del Pacciani? 
P.V.: No, no, no.
P.M.: E allora, quando le parlò di questa lettera, lei capì che veniva da uno qualsiasi, o capì, o l'ha capito dopo chi era questo Pacciani? All'epoca cosa capì?
P.V.: L'ho capito, si conosceva tramite il paese, si conosceva che questo Pacciani aveva questa pena da scontare per certe cose. Dicendo...
P.M.: Ci può dire che cose sapeva lei, a quell'epoca?
P.V.: Eh, icché sapevo... quello che sapevano un po' tutti. Le accuse dello stupro alle figlie, non lo so...
P.M.: Ecco, era quell'epoca, era in carcere per quel motivo lì?
P.V.: A me pare di sì.
P.M.: Ecco.
P.V.: Sì, era per quel motivo lì.
P.M.: Lei quindi, quando le disse che la lettera veniva da Pacciani...
P.V.: Da Pietro, mi disse.
P.M.: Da Pietro, ecco. Lei capì chi era Pietro.
P.V.: Sì.
P.M.: Ecco.
P.V.: Capii da Pietro.
P.M.: Perché Pietro era per lei un suo amico, un amico di Vanni.
P.V.: Penso di sì. Non lo so, non lo potrei... Non li ho mai visti insieme, non li ho mai incontrati. Infatti io non conoscevo nemmeno Pacciani. 

venerdì 25 ottobre 2013

Omicida e artista

Autore: Ruben De Luca
Prima edizione: Edizioni Magi, 2006, 336pp, brossurato
Dalla Prefazione di Vincenzo M. Mastronardi: "Come sarebbe andata se Hitler fosse stato accettato nell’Accademia di Belle Arti di Vienna? Cosa sarebbe successo se fosse diventato un affermato pittore di paesaggi? Accostare il genio creativo alla follia distruttiva dell’assassino seriale è sicuramente un procedimento ardito, pieno di trappole e insidie. Nulla sembra di più lontano e incompatibile. Il primo crea opere di vita e di bellezza, destinate ad allietare lo spirito umano; il secondo crea opere di morte e di orrore che nessun essere sano di mente vorrebbe mai essere costretto a contemplare, ovvero i corpi martoriati delle vittime. Qual è, allora, il punto di contatto tra queste due individualità così diverse? Paradossalmente è proprio la convinzione di entrambi che la loro opera sia una creazione. Il punto di vista dell’artista è facile da comprendere e da assimilare perché l’aspetto creativo della sua attività è immediatamente riconoscibile, a prescindere dalla forma artistica scelta, dalla qualità dell’opera e dal fatto se ci piaccia o meno. Il serial killer, invece, è per definizione un «mostro» e le sue azioni, in particolare gli omicidi, sono considerati dall’opinione pubblica totalmente irrazionali. In realtà, le azioni di un assassino seriale hanno sempre una logica ma, per comprenderla, bisogna entrare nella sua testa. Quel che è certo è che il serial killer considera se stesso un artista del crimine e gli omicidi rappresentano il frutto della sua creatività distorta. Omicidio, quindi, inteso come una forma d’arte perversa che soddisfa in maniera patologica il bisogno di creare qualcosa d’immortale. Quando non possono più uccidere, molti serial killer incarcerati si convertono all’arte, dedicandosi in particolare a scrittura e pittura, ed è proprio questo strano e inesplorato legame tra arte e omicidio che è necessario penetrare per comprendere che cosa si cela dentro la testa del «mostro»."

Il libro presenta un’analisi puntuale delle opere di vari serial killer-artisti: tra gli altri, i disegni di Pietro Pacciani, le creazioni naïf di Charles Manson e le scene inquietanti dei quadri di Walter Sickert, identificato come Jack lo Squartatore da Patricia Cornwell.

giovedì 24 ottobre 2013

Luciano Malatesta - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 10 luglio 1997 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.
Presidente: Senta una cosa, volevo fare una domanda io, poi passerò...
Avvocato Pepi: Prego, prego.
Presidente: Ah, scusi avvocato. Prego, prego.
Avvocato Pepi: Una sola domanda, signor Malatesta, ma, ho capito bene, lei il Vanni l'ha mai visto in casa di sua madre?
L.M.: Certo. Saliva su, entrava dentro.
Avvocato Pepi: Ma l'ha visto lei personalmente?
L.M.: Certo.
Avvocato Pepi: Ecco, e quando l'ha visto lì personalmente come si comportava? Quando l'ha visto lei.
L.M.: Sì, sì, l'ho detto, l'ho detto. Alle volte veniva e lasciava solo la posta, alle volte saliva su e faceva pressioni per avere rapporti sessuali con la mi' mamma.
Avvocato Pepi: Ma l'avrebbe visto lei personalmente questo?
L.M.: Certo. Direttamente.
P.M.: L'ha sempre detto, non è una novità.
L.M.: Sì, sì. No, di questo...
Presidente: Senta, lei ha detto, parlando della casa dell'Indovino, che lì vicino c'era una macchina targata Gorizia, eccetera.
L.M.: Sì, una macchina sportiva, ora non mi chiedete...
Presidente: Di che colore era la macchina sportiva? Se lo ricorda o no?
L.M.: Mi sembra, un colore chiaro, mi sembra.
Presidente: Un colore chiaro.
L.M.: Sì, però non so il tipo, mi ricordo aveva la linea sportiva, era più corta di dietro e più lunga davanti. C'aveva questa linea che a quel tempo era una linea... una macchina sportiva.
Presidente: Senta, lei ricorda la linea sportiva, la targa Gorizia...
L.M.: Gorizia, perché dissi - perché quello rimane impresso - ma che ci fa uno...
Presidente: Ma, com'è Gorizia? Com'è? Come si...
L.M.: GZ.
Presidente: G?
L.M.: GZ.
Presidente: GZ.
(voce fuori microfono)
L.M.: SI. No, GO, mi sono sbagliato scusate, GO, GO.
Presidente: GO, colore chiaro.
L.M.: Sì, il colore era un colore chiaro.
Presidente: Bene.
P.M.: Chiaro, forse, le faccio una domanda, se consentito Presidente, perché noi sappiamo che la macchina, del Lotti prima era targata Gorizia,, quindi, la domanda, mi sembra che lei Presidente l'abbia fatta, penso, in quest'ottica.
Presidente: Infatti.
P.M.: Abbiamo anche la targa, in atti, l'abbiamo depositata la volta scorsa. Lei ricorda se questa macchina Gorizia di color chiaro poteva essere un rosso chiaro?
L.M.: Non ne sono sicuro. Non glielo dico né per sì, nè per no, non...
P.M.: Beh, sa, Gorizia è già un elemento...
L.M.: Eh, cioè, Gorizia, ecco quello m'è rimasto impresso. Uno di Gorizia che ci fa, poteva essere... a quel tempo era anche obbligatorio cambiare le targhe, come mai non era stata cambiata, e poteva essere...
P.M.: È la domanda che le volevo fare io, era la domanda per... Lei la persona che aveva quest'auto targata Gorizia l'ha mai vista?
L.M.: Ma, no, il conducente no, non l'ho mai visto.
P.M.: Quest'auto in che anni l'ha vista?
L.M.: '80, cioè, da '80, '81, poi ci fu un periodo scomparve, e ricomparve gli ultimi tempi che s'andò via, non mi ricordo. Ecco, ci fu dei periodi di buio, ecco, e poi ricomparve.
P.M.: Senta, allora, quest'auto che lei ha descritto, targata Gorizia, negli anni '80 l'ha vista.
L.M.: Sì, sì.
P.M.: Quando lei è andato lì.
L.M.: Sì, sì.
P.M.: Anche '81. Senta, quest'auto targata Gorizia, la fisionomia di quest'auto ce la... il tipo di auto, ad esempio, quella del Faggi, ha detto, era un'auto grossa...
L.M.: Sì, ho spiegato, a me...
P.M.: . . . questa invece era più piccola, più grande. . .
L.M.: No, no, era più piccola, più corta, aveva il dietro era più corto rispetto al davanti, per questo dico...
P.M.: Dietro, come se fosse tronca.
L.M.: Sì, tagliata.
P.M.: Tagliata.
L.M.: Sì, come fosse tagliato, e poi una linea più, come si può dire, più grintosa.
P.M.: Più sportiva.
L.M.: Eh, più sportiva, esatto.
P.M.: Lei ricorda se quest'auto davanti aveva uno o due fari per ciascuna parte?
L.M.: No, mi chiede troppo, mi chiede troppo, così no. Mi ricordo benissimo del particolare della targa...
P.M.: Presidente, dato che è un dato che emerge oggi così chiaro, volevo insistere un attimo, se mi consente, con il teste.
Presidente: Sì, sì.
P.M.: Lei ricorda se... io le mostrerei delle foto di una macchina di questo genere, lei mi può dare indicazioni sul fatto se gli assomiglia o meno alla macchina che ha visto lei?
L.M.: Sì.
P.M.: Vorrei mostrare quelle foto in cui abbiamo visto quella macchina nelle tre posizioni, davanti, laterale e dietro.
Presidente: Cioè, non è la macchina targata Gorizia, eh? Non quella.
L.M.: Sì, sì, no, no...
P.M.: Questa che le mostriamo non è la macchina targata Gorizia.
Presidente: Un'altra macchina.
L.M.: Sì, sì, sì. Vediamo se sono... Bisogna essere comprensivi sono diciott'anni, capito?
Presidente: Sì, appunto. Ora si troverà, eh? Pian piano.
P.M.: Sì, ce l'abbiamo, ce l'abbiamo. Rispieghiamo, l'ha già detto lei Presidente, che questa è una macchina che non è quella targati Gorizia.
Presidente: Sì, appunto, quello è sicuro.
P.M.: Noi chiediamo ora a lei, signor Malatesta, se una macchina con le caratteristiche che le mostriamo, ha come caratteristiche di auto, somiglianza con quella che ha visto lei.
L.M.: Sì, mi sembra, sì, sì, all'incirca siamo lì. Sì, sì, è questa, cioè, la forma era questa qui.
P.M.: Il colore può essere simile?
L.M.: Il colore non posso essere preciso, può essere ma non glielo do per sicuro.
P.M.: Lei la vedeva di giorno o...?
L.M.: Giorno e notte.
P.M.: Anche di notte.
L.M.: Anche di notte, sì.
P.M.: Veniva parcheggiata di fronte alla casa di Indovino o dalla parte vostra?
L.M.: No, dalla parte di Indovino, sulla strada.
P.M.: Non ho altre domande, grazie. Chiedo scusa, anzi, un'altra, diversa, lei ha detto è stato a volte in casa di Indovino...
L.M.: Sì.
P.M.: ... per telefonare, se non sbaglio, no?
L.M.: Sì, sì, aveva il telefono.
P.M.: E io le ho chiesto se ha visto altre persone o frequenze di persone. In questo Processo qualcuno ci ha raccontato che in questa casa venivano fatte un'attività di magia, o qualcosa del genere, lei ha mai avuto la sensazione di vedere qualcosa corrispondente? Se lei sa.
L.M.: Dice la Filippa faceva le carte.
P.M.: Lo dicevano.
L.M.: Lo diceva lei che faceva le carte.
P.M.: Lo diceva la Filippa?
L.M.: Sì, che faceva le carte, ecco.
P.M.: Cosa vuol dire faceva le carte? Cosa capì lei.
L.M.: In pratica, predire il futuro attraverso la...
P.M.: La lettura delle carte.
L.M.: Sì, sì, la lettura delle carte, casuale.
P.M.: La Filippa o l'indovino?
L.M.: La Filippa.
P.M.: Lo diceva la Filippa stessa?
L.M.: Sì, sì, lo diceva la Filippa che faceva le carte. Ecco, lo diceva lei che aveva... Che l'Indovino, poi dopo, era molto chiuso, era sempre per i fatti suoi, ecco. Poi, ecco, non è che mi fidassi tanto ad avvicinarmi perché vedevo come conciava la Filippa, sicché mi dava anche un po' di timore.
P.M.: Lei ha mai visto in casa se c'erano candele...
L.M.: No, non glielo specifico, non lo so.
P.M.: E' mai stato fino alla camera? Si ricorda dov'era la camera?
L.M.: Sì, mi sembra la camera a sinistra, appena si entrava, però non ci sono mai entrato. Mi ricordo c'era la cucina appena si entrava e c'era il telefono sul mobiletto lì. Sicché, ecco, io andavo a telefonare e alle volte c'era la camera aperta, l'ho vista un po' così, ma non ci sono mai entrato.
P.M.: Bene, grazie. Non ho altre domande, Presidente.
Avvocato Bagattini: Signor Malatesta, lei prima diceva di persone che aveva visto, o dei quali aveva sentito, che picchiavano o avevano picchiato suo padre.
L.M.: Sì. L'ultima mi' sorella, la Laura.
Avvocato Bagattini: Sì. Lei ha fatto anche i nomi di queste persone.
L.M.: Sì.
Avvocato Bagattini: Ha riferito altresì di altri fatti, in qualche modo, di violenza o di coercizione per avere rapporti sessuali con sua madre.
L.M.: Sì.
Avvocato Bagattini: Ecco, lei può riferire... lei sa che suo padre ufficialmente è morto suicida, eh?
L.M.: Sì.
Avvocato Bagattini: Lei sa, per quelli che sono i suoi ricordi, se suo padre avesse dei motivi reali per impiccarsi?
L.M.: L'aveva manifestato un paio di volte l'intenzìone di impiccarsi, e c'aveva anche provato, ecco. Insomma io l'ho fatto desistere un paio di volte dal farlo, questa è la verità...
Avvocato Bagattini: Però lei si è espresso in termini diversi, nel senso che, il suo pensiero è sempre stato diverso su questo punto, è vero?
L.M.: Cioè, come? Sì.
Avvocato Bagattini: Cioè che lei non ha mai creduto che suo padre si fosse...
L.M.: Sì, senta, io fino a queste indagini ero pacifico, il mio babbo si era ammazzato, anche in virtù dei ricordi che avevo di questi due episodi. Ho visto le foto, venuto a conoscenza dei particolari che m'hanno messo a conoscenza gli investigatori, ora ho cambiato completamente idea.
Avvocato Bagattini: Quindi, anche qui, a posteriori, lei non ritiene più che si trattasse di un suicidio.
L.M.: Ma, vede, si tratta, a questo punto, non più di opinioni, si tratta di fatti, fatti oggettivi.
Avvocato Bagattini: Sì, sì, ma certo
(voci sovrapposte)
L.M.: Perché, cioè, la foto... io la foto non l'avevo mai vista, il mi' babbo, ai funerali del mi' babbo non c'andai mai perché ero...
Avvocato Bagattini: Mi scusi, signor Malatesta, se la interrompo...
L.M.: Sì.
Avvocato Bagattini: Vorrei avere o meno conferma di questa circostanza, e cioè, lei in passato ha sempre ritenuto...
L.M.: Sì.
Avvocato Bagattini: ... buona l'ipotesi ufficiale: suicidio del babbo.
L.M.: Sì, sì.
Avvocato Bagattini: Alla luce dei fatti successivamente conosciuti, si è dovuto ricredere. E' così?
L.M.: Son stato...
Avvocato Bagattini: E' così?
L.M.: Certo.
Avvocato Bagattini: Grazie, nessun altra domanda.
L.M.: Son stato messo di fronte all'evidenza.
Avvocato Bagattini: Grazie, grazie.
L.M.: La foto mi pare sia esplicita.
Presidente: Avvocato...
Avvocato Colao: Senta, signor Malatesta, su questo episodio che lei sapeva che suo padre aveva due volte manifestato l'intenzione d'impiccarsi, che lei aveva cercato di aiutarlo...
L.M.: Sì, sì...
Avvocato Colao: ... a non farlo...
L.M.: Di farlo desistere, piangeva,
Avvocato Colao: Ecco, lo sapevano anche altri di questo fatto? Lo sapeva sua madre?
L.M.: No, non l'ho mai detto a nessuno.
Avvocato Colao: Prego?
L.M.: Non l'ho mai detto a nessuno, mi vergognavo.
Avvocato Colao: Però queste manifestazioni potevano essere note anche a sua madre o ad altri, che suo padre, depresso, avesse tentato di fare questo?
L.M.: Può essere possibile, perché negli ultimi tempi era veramente depresso, molto giù, poi beveva continuamente e lo diceva continuamente che lo avrebbe fatto, capito? Ha' voglia, ci sta benissimo che qualcuno l'abbi saputo o abbia... insomma, via, ora non voglio andare oltre... o abbia approfittato della situazione, ecco. Comunque...
Avvocato Colao: La ringrazio, non ho altre domande.
Presidente: Senta, tanto per finire questo argomento, lei ha detto, qualche volta ha anche tentato. In che senso?
L.M.: Sì, eh, aveva messo la corda alla trave della stalla, la stessa stalla in do fu trovato.
Presidente: Quindi, lei ha visto la corda lì, preparata per...
L.M.: Sì, sì, una volta l'era bell'e messa al collo. Lo feci desistere, mi buttai di peso, era montato sul mobile, voleva buttarsi e piangeva, insomma, gli dissi di non farlo, insomma, cercavo, insomma, di farlo desistere. Quella volta ce la feci. Insomma, due volte ce l'ho fatta. Poi dopo, ecco, quando noi siamo tornati di là e, insomma, fu trovato morto, lì per lì non mi feci domande, per me era pacifico. Poi lessi il referto...
Presidente: Va bene.
L.M.: ... di morte, insomma, va bene, insomma, non me lo disse, poi, insomma, lessi il referto di morte e capì, insomma, che era morto per asfissia da rottura del collo.
Presidente: Va bene. Se non ci sono altre...
L.M.: Comunque, cioè...
Presidente: Sì, sì, ma è stato chiaro, è stato chiaro, va bene. Se non ci sono altre domande...
P.M.: Nessuna il P.M..
Presidente: Può andare, grazie.
L.M.: Buongiorno.

mercoledì 23 ottobre 2013

Luciano Malatesta - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 10 luglio 1997 - Seconda parte

La lettura di questo post è riservata ai Sostenitori di  
Insufficienza di prove.




I motivi di questa scelta
Da oggi, ogni settimana, almeno un post sarà destinato ai soli Sostenitori di Insufficienza di prove.
È una scelta che ho rimandato finchè ho potuto ma adesso si tratta di decidere se proseguire con un post al giorno dal lunedì al venerdì, come ho fatto negli ultimi quattro anni, o interrompere la pubblicazione di qualsivoglia contenuto su Insufficienza di prove. È una scelta impegnativa che però mi trovo costretto a fare, dato il crescente impegno e gli inevitabili costi da sostenere. Lo dico da un pò di tempo: il momento non è dei migliori ma per andare avanti serve davvero ben poco e se anche solo un terzo di coloro che seguono Insufficienza di prove mi sosterrà in questa impresa, nei prossimi mesi tutto il processo a Mario Vanni e Giancarlo Lotti verrà pubblicato su queste pagine. Diversamente, con estremo dispiacere, io mi fermo qua.

Come diventare sostenitore:
Per sostenere Insufficienza di prove puoi inviare un contributo tramite Paypal semplicemente clickando sul link riportato qui sotto:


In base all'entità del contributo fornirò l'accesso a tutti i posts per 1 mese, 6 mesi, un anno. La gestione delle donazioni verrà gestita da Daniele, un mostrologo che probabilmente già conoscete se avete acquistato un libro sul "mostro di Firenze" su Ebay o avete partecipato alla presentazione di uno degli ultimi libri usciti sull'argomento.
Grazie per l'attenzione e a presto!
Flanz

I numeri di Insufficienza di prove (al 17 aprile 2013)
-1240 posts;
-1300 articoli nell'emeroteca più completa sulla vicenda;
-568 schede con tutti i protagonisti;
-73 interviste ai principali protagonisti della vicenda;
-85 video sul canale Youtube;
-1 post ogni giorno dal lunedì al venerdì;
-Trascrizioni complete e fedeli delle principali udienze sul caso;
-Aggiornamenti e news;
-Oltre 60.000 visitatori annui;

martedì 22 ottobre 2013

- 22 ottobre 1981 -

22 ottobre 1981 - 22 ottobre 2013
Susanna Cambi e Stefano Baldi
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lunedì 21 ottobre 2013

Luciano Malatesta - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 10 luglio 1997 - Prima parte

P.M.: Buongiorno.
Presidente: Senta, vuole essere ripreso dalla telecamera o no?
L.M.: No, no sicuramente, grazie.
Presidente: No, bene. Allora, niente telecamere. Come si chiama: Malatesta Luciano?
L.M.: Sì.
Presidente: Dov'è nato?
L.M.: Xxxxxxx, il XX/XX/XX
Presidente: Residente?
L.M.: Xxxxxxxx.
(voce fuori microfono)
L.M.: Leggo?
(voce fuori microfono) Sì.
L.M.: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Sì, Presidente. Signor Malatesta, che va lavoro fa lei?
L.M.: L'imbianchino.
P.M.: Senta, lei è il figlio di Malatesta Renato, quel signore che morì...
L.M.: Sì.
P.M.: ...impiccato in quella casa di Sambuca?
L.M.: Sì, sì.
P.M.: È anche figlio di Malatesta Sperduto Maria Antonietta?
L.M.: Sì.
P.M.: Lei è anche fratello di Milva Malatesta, quella ragazza...
L.M.: Sì, sì.
P.M.: ...che morì col bambino.
L.M.: Sì, e lo zio del povero bambino.
P.M.: E lei è lo zio del bambino.
L.M.: Sì.
P.M.: Presidente, fatte queste premesse, io vorrei innanzitutto che fossero acquisiti agli atti ex 238 i verbali delle dichiarazioni già rese dal signor Malatesta Luciano, nel procedimento Pacciani. Perché è mia intenzione chiedergli innanzitutto se conferma ciò che disse.
L.M.: Sì, sì, confermo tutto.
P.M.: Sono domande che furono fatte a suo tempo e relative ai rapporti che intervenivano fra la mamma e Pacciani, Vanni e altre persone. Il signor Luciano, in quel dibattimento, spiegò quello che sapeva all'epoca. Oggi vorrei fare la produzione di quegli atti, dato che il Luciano li ha già confermati, e fargli altre domande. Le altre domande sono queste: ci può un attimo dire chi erano, innanzitutto, le persone che frequentavano la casa della Sambuca, dove morì il suo papà.
L.M.: Sì.
P.M.: Lei ci ha detto che venivano spesso, ha raccontato, il Vanni...
L.M.: Sì, sì. che era postino, e poi per altri motivi che, insomma, ho già detto; faceva pressioni sulla mia mamma per avere rapporti sessuali; pressioni psicologiche, insomma e alle volte anche fisiche.
P.M.: Ci può spiegare queste pressioni fisiche?
L.M.: Eh, se qualche volta si rifiutava, insomma, l'ha minacciata, ecco. Che avrebbe detto tutto al mio babbo, avrebbe fatto un casino. A volte, anche, l'ha spintonata.
P.M.: Lei ha visto anche il Pacciani in casa di sua madre?
L.M.: No, Pacciani no; quello no.
P.M.: L'ha saputo da altri, che veniva anche Pacciani?
L.M.: Eh, nel processo, sì. Purtroppo fu... voi me lo diceste.
P.M.: L'ha saputo lì nel processo e poi le è stato detto.
L.M.: Cioè, nel primo interrogatorio, quando mi mostraste le foto delle persone che frequentavano...
P.M.: Poi l'ha detto la sua mamma, quindi non...
L.M.: Sì, sì.
P.M.: Senta una cosa, io vorrei ora farle ancora una domanda. Le è stata mostrata - possiamo mostrare la foto - e le è stato chiesto se c'erano altre persone che frequentavano...
L.M.: Sì, sì.
P.M.: Ci può dire chi altri?
L.M.: Sì, sì. Senta, io vidi un programma alla televisione sui compagni, insomma, di questa banda qui, non so come...
P.M.: Di queste persone.
L.M.: Sì, va bene, diciamo così.
P.M.: Un processo un po'...
L.M.: E riconobbi questa persona, questa qui che è nella foto. Era molto più giovane, aveva una macchina grossa...
P.M.: È la foto del Faggi. Lei la riconobbe, scusi, in televisione? Ci può spiegare?
L.M.: Cioè, io riconobbi questa persona che aveva deposto al processo, che aveva un'agendina sulle gambe, mi ricordo.
P.M.: Mentre deponeva.
L.M.: Mentre deponeva. Mi ricordo...
P.M.: Cioè, di sua spontanea volontà, di sua iniziativa riconobbe questa persona.
L.M.: Sì, sì. Lo riconobbi subito, riconobbi l'espressione del viso. Era più giovane, al tempo che frequentava casa nostra.
P.M.: Cioè, lei lo riconobbe, innanzitutto, come persona che frequentava casa vostra.
L.M.: Sì, sì, non mi sbaglio. Il viso lo riconosco, ricordo benissimo.
P.M.: Ci spieghi come frequentava casa vostra.
L.M.: Io l'ho visto con una macchina grossa, scura; ora il tipo non posso essere preciso perché ero piccolo, si parla del '79-80, all'incirca. Mi ricordo che era una macchina grossa, di grossa cilindrata; lui era sempre vestito bene, elegante. E passava di fronte a casa come se volesse spiare qualcosa, cioè come se fosse...
P.M.: Casa sua, scusi, non è su una strada statale, è nell'interno.
L.M.: Sì, sì. Cioè, se viene laggiù, viene obbligatoriamente per veder casa nostra.
P.M.: Ecco. Perché poi c'era il fiume.
L.M.: Sì, sì.
P.M.: C'era...
L.M.: Dopo c'era il fiume. C'era una vecchia draga, ma quella era chiusa da diversi anni. Quindi, se uno passava di lì, veniva o da noi - veniva sicuramente da noi, non c'era versi - o dai nostri vicini. Ma lui passava di fronte a casa mia - ma non una volta, perché il viso me lo ricordo bene - diverse volte, ecco. Ora, non ne sono tanto sicuro, di questo non ne sono sicuro e non ve l'ho detto, perché... però mi sembra anche che mi abbia chiesto della mia mamma, qualche volta. Però questo...
P.M.: È un ricordo.
L.M.: È un ricordo vago.
P.M.: Infatti, lei lo sta dicendo oggi per la prima volta.
L.M.: Sì, sì. È un ricordo vago, gli do il beneficio del dubbio. Mi sembra che mi abbia chiesto della mia mamma.
P.M.: Sì.
L.M.: Lo collego a una richiesta 'se c'era la mia mamma', ecco. Comunque lui è passato diverse volte con questa macchina.
P.M.: Scusi, e questo nuovo ricordo che a lei viene in mente oggi, come le è venuto? Che le è sembrato che le chiedesse...
L.M.: Perché mi sembra di ricordar la voce, anche. Mi sembra di ricordare la voce di quando l'ho sentito parlare; mi sembra anche di averlo sentito parlare. Sicché collego questa cosa al fatto che potesse avermi chiesto della mia mamma, ecco. Mi sembra una cosa del genere.
P.M.: E in che epoca siamo?
L.M.: '79-80.
P.M.: Cioè prima della morte.
L.M.: Sì, sì.
P.M.: Perché poi veniste via da quella casa.
L.M.: Sì, sì. Gli ultimi tempi che si stava laggiù.
P.M.: E veniva di giorno, di sera?
L.M.: Diverse volte, il pomeriggio. La sera no, la sera io non uscivo; comunque il pomeriggio e la mattina, alle volte. In diverse volte l'ho visto, insomma.
P.M.: Lei ricorda se in queste occasione - se lo ricorda. Ovviamente - c'era anche il Vanni in casa?
L.M.: No, lui l'ho visto sempre da solo, non l'ho mai visto in compagnia. Questa macchina, mi ricordo questa macchina e questa persona vestita elegante...
P.M.: Ma era sempre la stessa macchina o cambiava?
L.M.: No, no.
P.M.: Per quel che ha ricordo lei.
L.M.: Io mi ricordo di questa macchina scura. Ecco, lo collego a questa macchina grossa, scura.
P.M.: Una macchina di grossa cilindrata?
L.M.: Sì, di grossa cilindrata e scura.
P.M.: Una familiare, una macchina normale?
L.M.: Mah...
P.M.: Questo non lo ricorda.
L.M.: Sono sedici anni.
P.M.: Con qualche altro suo familiare ne ha parlato di questa persona?
L.M.: Sì, sì, ci ho provato a chiederlo alla Laura, se si ricordava...
P.M.: A sua sorella.
L.M.: Sì, alla mia sorella Laura, se si ricordava di questa persona. Lei mi ha detto che lei in mente non ce l'aveva. Anche perché lei nell'80 entrò in collegio, quindi con noi...
P.M.: È più piccola sua sorella?
L.M.: Sì, ha cinque anni meno, anzi quattro.
P.M.: Ho capito. Quindi nel '79/'80 quanti anni aveva?
L.M.: Aveva otto o nove anni.
P.M.: Lei, invece?
L.M.: Ne avevo tredici, dodici-tredici.
P.M.: Senta una cosa, dopo la morte di suo padre, o prima, voi siete venuti via da quella casa?
L.M.: Sì, una ventina di giorni prima.
P.M.: Ricorda perché veniste via?
L.M.: Perché la nostra mamma ci portò via in tutta fretta perché era stufa dei continui litigi che accadevano in casa nostra. Va be', l'ambiente, non è che quello fu un episodio isolato, ecco; perché noi, cioè io, da quando mi ricordo qualcosa, ho sempre visto i miei litigare, litigi furibondi.
P.M.: Perché suo padre sapeva di queste frequentazioni della sua mamma?
L.M.: Sì, sì, un po' tutto. Diciamo: incompatibilità di carattere, quella proprio in prima; e poi, dopo, si accusavano reciprocamente di tradirsi, ecco. Poi dopo il mio babbo lo vedevo che tornava, cominciò a bere, sicchè quando beveva era un disastro. Succedeva il finimondo, si può immaginare. Sicché, ecco, non è che mi insospettì quella... secondo me era una cosa naturale che prima o poi doveva succedere e accadde quel giorno lì.
P.M.: Una ventina di giorni prima che morisse.
L.M.: Sì, sì. Era dicembre, era la fine di novembre primi di dicembre.
P.M.: Suo padre è morto il 23 dicembre.
L.M.: Il 23 dicembre, sì.
P.M.: Siamo nell'80, no?
L.M.: Sì.
P.M.: Senta una cosa, lei ricorda se suo padre si era accorto o aveva capito della presenza del Vanni in quella casa? O lui...
L.M.: Cioè, lui, nei litigi, mi ricordo una volta gli disse che, accusava la mia mamma di tradirlo con uno che aveva una macchina bianca.
P.M.: Sì.
L.M.: Ecco, mi ricordo questo, mi ricordo specificatamente di questa cosa. Poi, dopo, erano accuse generiche: 'tu c'hai dei ganzi', qualcosa del genere così, ecco, però erano accuse generiche che si davano a vicenda. non è che ha detto mai: te...
Presidente: Vanni o era il suo babbo che accusava di tradirlo?
L.M.: No, no, era il mio babbo che accusava la mia mamma di tradirlo con uno con una macchina bianca.
Presidente: Va bene. Ci sono, grazie.
P.M.: E questo con la macchina bianca lei non ha capito niente di più?
L.M.: No.
P.M.: Nel processo, poi, la signora ha spiegato...
L.M.: Sì.
P.M.: ... ma è un'altra cosa.
L.M.: Sì, sì. Ho capito.
P.M.: Che c'era una 500 bianca di Pacciani, ma questo è un discorso che è nelle carte. Lei, della presenza di Vanni in casa sua, o di accusa di suo padre a Vanni ne ha mai avuto...
L.M.: No, no. Sul Vanni no.
P.M.: ...conoscenza.
L.M.: No.
P.M.: Lei però l'ha visto in casa.
L.M.: Sì, sì. Diverse volte, ha voglia. L'ho spiegato anche in primo grado.
P.M.: Sì, sì.
L.M.: volte.
P.M.: Sì, sì; ce l'ha spiegato anche oggi, mi sembra. Senta ancora una cosa: poi voi andaste, dice una ventina di giorni prima della morte di suo padre, a stare...
L.M.: In Via Faltignano, a Spedaletto.
P.M.: Che è la casa dove accanto ci stava una persona che si chiama Indovino?
L.M.: Sì, sì.
P.M.: Eravate proprio accanto di casa?
L.M.: Cioè, era una casa: noi eravamo dal lato opposto della casa e lui era... Cioè, c'è una strada. Ora, senza vedere le foto, è difficile spiegarlo a parole, però eravamo, non vedevamo l'entrata di casa sua, eravamo nel lato opposto.
P.M.: Però era lo stesso edificio.
L.M.: Sì, sì, era il solito edificio, però eravamo nel lato opposto; accanto all'Indovino ci stava un'altra famiglia, che erano i Daverioli, due coniugi anziani di San Casciano. Loro avevano la vista continua su quelle persone che frequentavano Indovino.
P.M.: Lei invece, in questa casa di via Faltignano, che ci va nel dicembre...
L.M.: Nell'80.
P.M.: ... '80 fino a che epoca ha abitato lì?
L.M.: Aprile '83.
P.M.: Quindi tre anni.
L.M.: Tre anni all'incirca, sì.
P.M.: E sua sorella abitava con lei, in quel periodo?
L.M.: Nel momento che ci si tornò non stava con noi, perché stava col Limongi Vincenzo.
P.M.: Quello che poi morto anchè lui.
L.M.: Sì, sì.
P.M.: C'è un sacco di morti... in carcere.
L.M.: Purtroppo. Venne a abitare con noi dopo qualche mese che noi stavamo lì. Mi sembra nei primi mesi dell '81. Insieme al Limongi. Il Limongi sapevo che era stato... era un tipo poco raccomandabile.
P.M.: Va bene, lasciamo questa...
L.M.: Va bene sì.
Segue...
 
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