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venerdì 25 ottobre 2013

Omicida e artista

Autore: Ruben De Luca
Prima edizione: Edizioni Magi, 2006, 336pp, brossurato
Dalla Prefazione di Vincenzo M. Mastronardi: "Come sarebbe andata se Hitler fosse stato accettato nell’Accademia di Belle Arti di Vienna? Cosa sarebbe successo se fosse diventato un affermato pittore di paesaggi? Accostare il genio creativo alla follia distruttiva dell’assassino seriale è sicuramente un procedimento ardito, pieno di trappole e insidie. Nulla sembra di più lontano e incompatibile. Il primo crea opere di vita e di bellezza, destinate ad allietare lo spirito umano; il secondo crea opere di morte e di orrore che nessun essere sano di mente vorrebbe mai essere costretto a contemplare, ovvero i corpi martoriati delle vittime. Qual è, allora, il punto di contatto tra queste due individualità così diverse? Paradossalmente è proprio la convinzione di entrambi che la loro opera sia una creazione. Il punto di vista dell’artista è facile da comprendere e da assimilare perché l’aspetto creativo della sua attività è immediatamente riconoscibile, a prescindere dalla forma artistica scelta, dalla qualità dell’opera e dal fatto se ci piaccia o meno. Il serial killer, invece, è per definizione un «mostro» e le sue azioni, in particolare gli omicidi, sono considerati dall’opinione pubblica totalmente irrazionali. In realtà, le azioni di un assassino seriale hanno sempre una logica ma, per comprenderla, bisogna entrare nella sua testa. Quel che è certo è che il serial killer considera se stesso un artista del crimine e gli omicidi rappresentano il frutto della sua creatività distorta. Omicidio, quindi, inteso come una forma d’arte perversa che soddisfa in maniera patologica il bisogno di creare qualcosa d’immortale. Quando non possono più uccidere, molti serial killer incarcerati si convertono all’arte, dedicandosi in particolare a scrittura e pittura, ed è proprio questo strano e inesplorato legame tra arte e omicidio che è necessario penetrare per comprendere che cosa si cela dentro la testa del «mostro»."

Il libro presenta un’analisi puntuale delle opere di vari serial killer-artisti: tra gli altri, i disegni di Pietro Pacciani, le creazioni naïf di Charles Manson e le scene inquietanti dei quadri di Walter Sickert, identificato come Jack lo Squartatore da Patricia Cornwell.

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