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martedì 23 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.

Presidente: Allora, altre domande? Ah, l'avvocato Patrizio Pellegrini.
Avvocato Pellegrini: Al duplice scopo di sostenere, se ce n'è bisogno, la richiesta avanzata stamattina dal Pubblico Ministero di sentire ai sensi del 507 Calamosca Giovanni e di dare una indicazione su quella che è la personalità e in qualche modo la rilevanza, gli agganci, le connessioni che questo personaggio ha con i fatti di cui discutiamo, le chiedo dottor Giuttari, se le risulta dagli atti della sua indagine che Calamosca fu sospettato, indagato e processato per detenzione di armi.
M.G.:Sì, sì.
Avvocato Pellegrini: E se tra queste armi si riteneva che vi fosse anche la famosa Beretta calibro 22.
M.G.:S, sì, questo è un fatto che già risulta anche processualmente. Mi risulta dagli atti, l'ho letto. Il Calamosca in particolare subito dopo il delitto dell'85 venne inserito nella rosa dei soggetti da perquisire, da controllare, da attenzionare nell'ambito proprio delle immediate indagini su quel delitto. Quindi venne sospettato insieme ad altri, insieme anche ai Vinci, venne sentito. Ricordo proprio il verbale del 9 settembre. Il Calamosca venne sentito subito, subito dopo la scoperta del delitto. E poi, nei giorni seguenti, costituì oggetto di una attività investigativa più approfondita che si è articolata anche con perquisizione domiciliare dovuta anche perché vi erano delle testimonianze raccolte dal Giudice, dagli investigatori che riferivano di un possésso della pistola calibro 22 proprio da parte del Calamosca. Vennero fatte delle perquisizioni, venne trovato, ricordo di aver letto, credo un fucile, ma non la pistola e il Calamosca venne poi arrestato per la detenzione illegale di questo fucile, venne quindi ristretto. Gli venne poi notificata l'imputazione anche relativa ai delitti del mostro, imputazione dalla quale poi è stato completamente scagionato. Questo è quello che io ricordo bene di aver letto a proposito dell'attività specifica su Calamosca in ordine alle armi e alla imputazione per i delitti del mostro. 
Avvocato Pellegrini: La ringrazio.
Presidente: C'è altro? Allora, difensori degli imputati, chi è che vuole parlare?
Avvocato Bertini: Io, Presidente. Avvocato Bertini.
Presidente: Allora, l'avvocato Bertini per Lotti.
Avvocato Bertini: Dottor Giuttari, lei nella sua attività di investigazione ho visto che è sempre stato presente anche negli interrogatori del signor Lotti. Ci vuole spiegare come, in che modo è nata questa volontà di collaborare del Lotti? Se è stata una cosa istantanea, se si è evoluta nel tempo, come si è estrinsecata ai vostri occhi questa volontà.
Avvocato Pellegrini: Sì. Posso dire - per essere stato, che ha sottolineato l'avvocato, proprio presente anche agli interrogatori fatti dal P.M. - che il Lotti, la collaborazione del Lotti è stata graduale, progressiva nel tempo. Prima infatti aveva la veste di testimone, testimone oculare insieme al Pucci, veste che Pucci ha mantenuto. E poi col tempo, man mano che si facevano i riscontri, man mano che si riferivano al P.M. i riscontri, gli esiti dell'attività delegata dal P.M., di fronte alle contestazioni del P.M. su fatti specifici il Lotti iniziava gradualmente a ammettere e quindi a collaborare, con una collaborazione che, ho potuto constatare è diventata molto ampia negli ultimissimi interrogatori, precisamente in quelli del 16 novembre '96 e del 23 dicembre '96, quando il Lotti è riuscito a sbloccarsi, a liberarsi, a spiegare al P.M. i motivi per i quali veniva ricattato, per i quali veniva minacciato da Pacciani ad andare con lui, con loro. E che erano motivi molto intimi, molto personali, che aveva avuto difficoltà prima a spiegare. Infatti ricordo bene - ripeto, per essere stato presente in tutti gli interrogatori - che alla domanda specifica del P.M. : 'ma perché lei andava?' 'Mi minacciavano, mi ricattavano'. 'Ma ci vuole spiegare in che cosa consisteva questa minaccia, questo ricatto?' 'Lo sanno loro', rispondeva il Lotti. Non aveva la forza, non aveva il coraggio di liberarsi e di spiegare questo ricatto personale, intimo che chiaramente è difficile poter spiegare. Dal 16 novembre, dal 23 dicembre ecco che ho constatato che proprio Lotti era come un'altra persona, ecco, era molto più sciolto, molto più libero, molto più collaborativo.
Presidente: Bene.
Avvocato Bertini: La ringrazio.
Presidente: Altri?
P.M.: Presidente, chiedo scusa, approfitto del fatto che mi sembra... Ecco io, approfittando di alcune delle domande dei difensori di parte civile, chiederei una precisazione al dottor Giuttari.
Presidente: Sì.
P.M.: Ed è questa...
Presidente: Scusi, volevo dire però che noi ci tratteniamo ancora un altro po', andiamo anche a domani però non è che possiamo interrompere un'ora per andare a domani. No, dicevo all'avvocato Pepi.
Avvocato Pepi: ... forse un intervento breve, ma non lo so in questo momento.
Presidente: Ha bisogno di un po' di tempo?
Avvocato Pepi: Gli argomenti ci sono tanti, almeno un pomeriggio per riguardare un po' le carte mi ci vuole.
Presidente: Va bene. Allora
P.M.: Approfitto io, anche se con una domanda abbastanza mirata.
Presidente: Va bene.
P.M.: Ed è questa. Dottor Giuttari lei ha messo in evidenza due elementi: omicidio del 1985, ci sono delle persone, lei ci ha sostanzialmente parlato Ghiribelli-Galli, che dicono di aver visto la macchina del Lotti, e tutto quello sviluppo che sappiamo sulla presenza di quell'auto, fino alla confessione di Lotti. E lei ci ha descritto come nasce. Dall'altra parte ci ha fatto la descrizione di una casa vicina, quella del mago Indovino, di questo personaggio Indovino che è deceduto e quindi non è stato potuto sentire.
M.G.: Nell'87 è deceduto.
P.M.: E con tutte le caratteristiche che ci ha detto e con tutte le frequentazioni che ci ha detto. Io le chiedo: nella raccolta degli elementi testimoniali ha per caso - perché almeno così è il mio ricordo - avuto qualcuno che le ha detto che quella sera in cui fu vista la macchina, che noi sappiamo di Lotti davanti al luogo dell'omicidio dei francesi in macchina con qualcuno c'era anche L'Indovino? Ricorda...
M.G.: Sì, sì, questo.
P.M.: Ecco, cioè c'è una presenza, almeno nel racconto delle persone, di quell' Indovino anche come spettatore.
M.G.: Sì, sì.
P.M.: Nessuno capisce come mai c'era tutta questa gente, o almeno per capirlo dobbiamo fare uno sforzo perché i racconti sono di diverso tipo. Io le chiedo se qualcuno dei testi che lei ha sentito ha riferito la presenza anche di Indovino, casuale o no, e per quale motivo?
M.G.: In riferimento a quella sera ci sono testimonianze sia di Galli Norberto, che riferisce di essere passato da quel posto con la Ghiribelli e con Indovino, proprio quella notte, stavano porta...
P.M.: Cioè, la sera di cui...
M.G.: La sera del delitto c'era Indovino, dice Galli Norberto..
P.M.: Siccome finora non era emerso.
M.G.: Sì stavano portando a casa l'Indovino, che era ammalato, e il Galli Norberto infatti poi dice: 'io di solito non faccio quella strada, se sono passato da lì probabilmente l'ho fatto perchè avevo l'Indovino a bordo e me l'ha chiesto l’Indovino di passare.
P.M.: Questo dice Galli.
M.G.: Questo lo dice Galli Norberto. Galli Norberto che poi dice che passando dalla piazzola, sotto la piazzola hanno visto questa macchina che era ferma lì all'inizio della piazzola e hanno fatto un commento del tipo: 'beati loro, contenti loro'. Che, secondo sempre Galli Norberto, il commento sarebbe stato fatto dall'indovino Salvatore. Poi, sempre in relazione a quella sera, c'è una successiva testimonianza della Ghiribelli Gabriella - credo però che l'abbia resa al P.M. la testimonianza, ma che comunque io ho letto il verbale perché mi è stato trasmesso per i riscontri - che fa riferimento ad una riunione nella casa di via di Faltignano... casa di via di Faltignano che dista due chilometri circa dal luogo del delitto, io lo dissi nella prima deposizione, comunque lo ripeto, è vicinissimo. La Ghiribelli in un successivo interrogatorio, che credo abbia reso proprio al P.M., riferisce che la sera prima del delitto lei era stata, come al solito, a casa dell'indovino per fare l'iniezione e c'era una riunione di persone, le solite persone che si riunivano il sabato sera lì e che a suo giudizio, per i segni che poi lei notava la domenica mattina, facevano questi riti. Dice la Ghiribelli in questo verbale: 'quella sera ricordo che si parlò anche di questa coppia attendata lì nei pressi, agli Scopeti e si commentava come mai stanno là, non hanno paura del buio', una frase del genere. Ho ricordo di questo, ho memoria di questa dichiarazione della Ghiribelli in un verbale successivo a quello reso a me. Ecco, riferimenti, facendo proprio mente locale a quella sera, i riferimenti testimoniali sono queste due testimonianze del Galli, con la presenza dell'Indovino lì, di transito, insieme a lui e della Ghiribelli, la sera prima del delitto, a casa di Indovino, con questi commenti sulla coppia attendata.
P.M.: Mille grazie. Ancora una domanda per precisare qualcosa che lei ha già detto ma che serve, almeno a me, per capire o far capire meglio. Cioè, lei ci ha parlato di questa casa di via Faltignano, ora io le chiedo se ha fatto degli accertamenti direi, oltre che su fatti, vorrei dire anagrafici, e mi spiego - in questa casa di via Faltignano, negli anni - la mia domanda si riferisce agli anni ‘80-'85 - lei ci ha detto era casolare in cui abitavano sicuramente l'Indovino con la Filippa Nicoletti e quando, lei ha detto, l'Indovino era in carcere c'era stata una frequentazione del Lotti in quella casa con la Nicoletti. Le chiedo: nella casa accanto, proprio nel... accanto, lei ha potuto verificare chi abitava esattamente, perché mi sembra che abitassero persone che lei ha poi citato abbondantemente nella sua ricostruzione a vario titolo. Allora io vorrei che ci dicesse tutte queste persone che lei ha citato come testi, padri, madri, figli, morti o non morti e che ubicazione vi era di questo secondo nucleo familiare rispetto alla casa di Indovino.
M.G.: Sì. Dunque, in questa... bisogna dire che adesso la casa di via Faltignano di cui stiamo parlando, oggi è completamente ristrutturata. Sono state trovate però le foto anche dell'epoca, di com'era all'epoca, sono state anche trasmesse al P.M... La casa, non proprio accanto, in aderenza sulla parte posteriore, quindi proprio alla parte posteriore di questa casa, dove abitava Indovino con la Filippa Nicoletta e che è stata frequentata, nel periodo in cui Indovino era detenuto, da Lotti perché stando con la Filippa andava a trovare la Filippa; accanto, in aderenza proprio a questa casa, dietro, era abitata, abitavano all' epoca, proprio agli inizi degli anni '80, un netturbino di Spedaletto, Trancucci Vincenzo credo che si chiami il nome di battesimo. Presso il quale, presso questo netturbino, nell'80 era andata ad abitare la Sperduto Maria Antonietta, che quindi aveva lasciato l'abitazione di via Chiantigiana della Sambuca.
P.M.: Dov'era morto il marito?
M.G.: Dov'era morto il marito il 24 dicembre dell'80. Quindi nell'80, qualche mese prima che morisse il marito, la donna lascia il marito, si trasferisce, conosce il Trancucci, avvia una relazione col Trancucci, si trasferisce nella casa del Trancucci e porta i propri figli. Quindi abitavano all'epoca il Trancucci, la Sperduto Maria Antonietta, i figli Laura, Luciano e Milva...
P.M.: Ecco...
M.G.: ... e il convivente dell'epoca di Milva, Limongi Vincenzo.
P.M.: Quello che poi è morto.
M.G.: Quello che poi si è impiccato in carcere, nel '90, credo, '91...
P.M.: Quindi abitava lì la Milva Malatesta di cui lei ha più volte parlato nel corso della sua deposizione, come un personaggio, o una persona ora deceduta nelle circostanze che sappiamo - che è comunque presente, tanto è la verità, con relazioni con diversi di questi soggetti, è così?
M.G.: Sì, sì, è proprio così.
P.M.: Fisicamente abitava lì.
M.G.: Fisicamente abitava là con la madre, col convivente, col fratello, la sorella e il Trancucci. Questi erano gli abitanti di quella casa in quegli anni. Da quest'altro lato abitava Filippa Nicoletti, Indovino Salvatore e poi andavano persone a trovare l’Indovino.
P.M.: Non ho altre domande, Presidente. Io ovviamente mi riservo, in seguito, se è necessario di fare, nel corso del dibattimento, qualche altra domanda...
Presidente: Si capisce.
P.M.: ...al teste. Quindi se fosse necessario di richiamarlo.
Presidente: Bene. Allora, l'avvocato Pepi... Gli altri avvocati non hanno domande? Bene. Allora, l'avvocato Pepi vuole domani mattina, vuole del tempo, diamoglielo. Allora, si rinvia a domani mattina alle ore 09.00.
P.M.: Grazie Presidente.
Presidente: Bene.
P.M.: Io per domani mattina faccio presente che penso di citare anche un paio di testi perlomeno.
Presidente: Sì, SÌ.
P.M.: E allora approfitterei, dopo il controesame, di sentire - lo dico prima - i signori Rontini, marito e moglie, anche perché il signor Rontini ha espresso il desiderio di essere presente in aula, così rimuoviamo questo ostacolo formale.
Presidente: Bene.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Allora, nuova traduzione dell'imputato Vanni. A domani.

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