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mercoledì 13 marzo 2013

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 04 giugno 1997 - Prima parte

Presidente: L'avvocato Pepi? 
Avvocato: (voce fuori microfono)
Presidente: Ah, benissimo. Allora, l'avvocato Barattini... L'avvocato Pepi per Vanni; Faggi c'è l'avvocato Fenies; Lotti, l'avvocato Bertini è lì. 
Avvocato Bertini: Sì, presente.
Presidente: C'è Lotti? 
Avvocato Bertini: No, non è presente.
Presidente: Zanobini? Dov'è Zanobini? È presente, va bene. Corsi è sempre contumace. Poi abbiamo le altre parti: Luca Saldarelli... Chi lo sostituisce? 
Avvocato Pellegrini: Posso sostituirlo io, Presidente.
Presidente: Bene. Allora, Luca Saldarelli è sostituito dall'avvocato Pellegrini. Puliti?
Avvocato Capanni: Lo sostituisco io, avvocato Capanni.
Presidente: Avvocato Capanni.
Avvocato Capanni: Grazie.
Presidente: Curandai è presente. Ciappi e l'avvocato Voena. Poi Colao è presente. ... è presente. Luca Santoni Franchetti è presente. Avvocato Eriberto Rosso... sostituisce Capanni?
Avvocato Capanni: Sì, signor Presidente.
Presidente: Bene. Ci siamo tutti. Volevo fare una precisazione. Ieri, al termine dell'udienza, ho detto che la Corte avrebbe potuto rivedere il provvedimento di ammissione delle telecamere in aula. Chiaramente non era rivolto ai giornalisti e ai fotografi, operatori che stanno facendo il loro dovere con perfetta armonia, io ne do atto e li ringrazio. E tanto sono convinto di questo - e tutti possono vederlo - che mi sono interessato presso il Presidente del Tribunale, più volte, per risolvere il problema di coabitazione con l'altro processo. Proprio per non trasferirci nell'aula Dionisi, che è un'aula troppo piccola per accogliere tutti; soprattutto per voi che fate informazione. Allora stiamo risolvendo quel problema con gli organi del comune, per mettere delle gabbie aggiuntive di là, per risolvere il problema dei detenuti soggetti al 41 bis. Tutto qui. Quindi io vi ringrazio per il modo in cui state operando. Non era rivolto a voi. So che un portavoce di Canale 5, mi sembra - un giornalista, non mi ricordo dov'è - lui sì; l'ho fatto presente a lui, ma comunque non eravate voi l'oggetto della mia osservazione. Voglio evitare, comunque, che il processo si spettacolarizzi troppo. Ammetto che per certe cose è difficile stare nei binari stretti, però certe intemperanze vanno eliminate. Noi abbiamo bisogno di serenità; abbiamo bisogno di fare il processo con calma. Tutti avranno il loro spazio, l'ho già detto all'inizio di questo processo; quindi non c'è motivo, soprattutto, di fare polemiche e di portare tensioni. Detto tutto questo, si può iniziare. Allora, avvocato Santoni Franchetti, la parola a lei.
Avvocato Santoni Franchetti: La ringrazio, Presidente. Non mi è facile spiegare tutte le istanze in problemi che si agitano in me in questo processo. Io so per certo una cosa, Giudici, che questa è una storia processuale anomala; talmente impregnata di mistero, di enigmi, di contraddizioni, che l'ha resa singolare e famosa in tutto il mondo. Diciamo che nella storia del crimine è veramente unica, eccezionale, per delle caratteristiche precise - che vedremo, che analizzeremo - perché in questo processo cercheremo come sempre di dare delle risposte. Ma le risposte, vivaddio, nasceranno a delle domande che ci porremo qui oggi, perché la prova, ricordiamocelo, si forma al processo. Ho detto che è un processo, una storia criminale densa di mistero. E bisogna procedere, quindi, con grande cautela. Ricordiamoci che di questo processo si sono occupati, negli anni, nei decenni, valentissimi magistrati. I Giudici popolari non lo sapranno, ma nel 1968 - e parleremo brevemente dei singoli omicidi, per capire per cosa dobbiamo cercare, quali sono i problemi che oppongono accusa, difesa e tutti i protagonisti del processo - se ne occupò un famoso magistrato, che voi avrete sentito in televisione: dottor Caponnetto; famoso per voi per essere parte del pool antimafia di Palermo. Se ne occupò lui nel '68; se ne occupò un altro magistrato valentissimo nel '74, il dottor Mario Persiani; valentissimo magistrato, oggi in Cassazione. Poi il dottor Tricomi, la dottoressa Della Monica, il Dottor Izzo. E tanti altri... Il dottor Rotella. Tutti costoro si può dire che hanno avuto tesi diverse - tesi a cui si sono appassionati, che hanno portato avanti con coraggio, con intelligenza - che poi si sono dimostrate in qualche modo sbagliate. Processo che ha visto incarcerati lo Spalletti, Vinci Francesco, Mele, Mucciarini; per altri motivi Salvatore Vinci e tante altre persone - quattro o cinque, se non sbaglio - indagate per questi fatti e arrestate per questi fatti e poi risultate in qualche modo, scarcerate perché non dico innocenti, ma non colpevoli. Quindi, tantissime persone arrestate e poi scarcerate. Quindi, la confusione, la mancanza di certezze è grande. E per quello, ripeto, bisogna procedere con grande cautela. Io seguo questo processo dal 1974, e i miei atti, la mia biblioteca del processo è pari soltanto a quella di un noto giornalista della RAI, che ha quasi tutto ancora, lui, e certamente, però, inferiore a quella del Pubblico Ministero. Io parlerò, quindi, di quello che ho visto, dei problemi che ci sono, e sto limitandomi - perché sono parte civile - ai fatti storici. Cercando, dai fatti storici, di avere delle risposte. Perché le dico a lei, Presidente, subito: se dal 1981 avessi chiesto la testa dello Spalletti, allora imputato, di Francesco Vinci, del Mele, del Mucciarini, invece di limitarmi ai fatti, mi sentirei oggi una peripatetica, buona ad ogni uso, e non lo sono. Perché capii, allora, dopo aver sbagliato - e vi dirò, perché i miei errori penso possono servire a tutti - dopo aver sbagliato parecchie volte, capii che se in questo processo noi lasciamo quel binario oggettivo, concreto, legato morbosamente soltanto ai fatti, piglieremo ulteriori abbagli. Questa premessa la ritenevo indispensabile, Presidente, perché è molto importante anche per capire quello che noi pensiamo e quello che noi vogliamo da questo processo che venga fuori. Perché oggi noi discutiamo finalmente - e sono molto contento, signor Pubblico Ministero, e lei lo sa - di una pluralità di persone coinvolte nell'omicidio. Io questo l'ho sempre sostenuto. L'ho sostenuto quando fu arrestato Francesco Vinci, l'ho sostenuto quando fu arrestato lo Spalletti, lo sostenni quando fu arrestato il Mele e Mucciarini e quando era indagato Salvatore Vinci. E l'ho sostenuto fortemente nel processo contro Pacciani, che era considerato rigidamente monoautore. L'ho sostenuto contro tutti gli scienziati e gli accademici. E gli accademici che hanno scritto, pubblicato su questa storia. Tutti; e oggi lo sostiene ancora fortemente ancora la difesa. E questo sarà oggetto di grande discussione, perché io, sentendo la relazione appassionata e come sempre coltissima della difesa - degli avvocati Filastò e Pepi - ho sentito parlare di serial killer. Rigidamente monoautore. Mentre noi oggi parliamo di una pluralità di persone. Quindi, noi dovremo dire, ancor prima di dire Vanni, Faggi, Pacciani, Vinci o altri: 'ma risulta dagli atti, gualche cosa - lasciamo stare le testimonianze, ma dai fatti - che siano più autori? ' La mia risposta è sì. E l'ho sostenuto in tempi non sospetti, Presidente, duramente nel processo contro Pacciani. Ma perché partivo dai fatti, e continuerò, oggi, su quella linea. La Procura della Repubblica me ne ha dato atto. La cordialità della Procura della Repubblica nei miei confronti, Presidente, non è mai mancata: né sul piano personale, come d'altronde non è mai mancata con le altre parti, né sul piano processuale. E vedremo, allora, perché sia sul piano scientifico sia sul piano pratico: è vero, sono più autori. Allora, incomincerò a parlare di questi delitti, per spiegare perché oggi c'è questo grande contrasto, che credo diventerà a volte drammatico, durante lo svolgimento del processo. Saranno sentiti i periti, persone, su questo tema che è fondamentale. Voi sapete che i delitti sono uniti da un filo, che è rappresentato dalla pistola calibro 22 che ha ucciso nel '68, nel '74, nell'81, '81, '82, '83, '84 e '85. Noi sappiamo per certo, perché hanno fatto perizie su perizie, che non so se voi avete su questo tema: la pistola è la stessa. Sono stessi gli autori? Noi non lo sappiamo. Noi si ha certezza di questo legame nel 1981. Perché nel 1981, dopo che viene arrestato lo Spalletti, che era un guardone di Montelupo, si incomincia a capire che questi delitti sono più di uno. Steso modo di uccidere nell'81, giugno- settembre ; chiaramente '74, e poi si scoprirà, vi dirò come, il 1968. Allora fu discussa una tesi, Presidente, e io fui protagonista, credo sbagliato, sostenitore acerrimo, scientificamente - ero un giovane criminologo della scuola di Modena - di dire: è un monoautore, un serial killer. Va bene? Non so e voi avete visto - visto che si è parlato precedentemente di film - un film famoso, americano: Psyco, di Hitchcock. Siccome gli americani fanno dei films con grande rigore scientifico, il tema è affascinante. Perché si vede una persona con un grossissimo problema con la madre, che vive da sola, quindi problemi sessuali, il conflitto edipico con la madre. Abbiamo tutta una serie di argomentazioni che portarono, allora, a ricercare a tappeto tutte le persone che vivevano sole e che avevano un conflitto fortissimo con la madre. Furono perquisite centinaia di abitazioni, forse migliaia; indagate a tappeto tutte le persone che avevano determinati requisiti; però questa tesi, pian piano, incominciò a dimostrare delle crepe. Perché? Fui io, con un'istanza alla Procura della Repubblica, a chiedere - in ossequio ad un principio scientifico famosissimo che si chiama coazione a ripetere, di cui ha parlato un illustre psicanalista e criminologo, Theodor Reich - di andare a ricercare nel passato quale poteva essere la motivazione di questo omicida. Me ne dà atto la Procura della Repubblica, perché c'è l'istanza; me ne dà atto la stampa, perché chiesi a tutti aiuto per cercare - alla dottoressa Della Monica la presentai - per avere persone che mi aiutassero in questa ricerca, finché a un maresciallo, mi sembra dei Carabinieri, gli venne in mente che nel 19 68 c'era stato un omicidio che poteva spiegare questi fatti e poteva essere l'origine storica di questi fatti. Questo omicidio era stato commesso - c'era una sentenza passata in giudicato - da un certo Stefano Mele e da un gruppo di sardi. Nasce allora, nel 1981, questa serie di indagini su questo clan di sardi. Ed è importante, perché ce lo siamo tirato dietro fino ad oggi. Il clan dei sardi era una cosa molto strana, in poche parole, perché questo Stefano Mele era sposato con una certa Barbara Locci e convivevano tutti insieme in casa con altre persone, certi Vinci - vari fratelli: Giovanni, Francesco, Salvatore - e andavano tutti a letto insieme. E addirittura c'erano dei rapporti singolari, li potremmo definire perversi. Talché si disse, allora, che i Vinci avrebbero detto a Stefano Mele: "Tua moglie ci tradisce, uccidila". E questa storia, poi, si sarebbe riverberata nei delitti successivi. È molto importante - e anche di questo, Presidente, sono molto contento, oggi - perché nel primo processo contro Pietro Pacciani si escluse - si escluse rigidamente - l'ipotesi della presenza, in questi delitti, dei sardi. Io, in quella sede però, combattei duramente per ricordare che questa presenza, invece, era importante. E voglio fare una parentesi, Presidente. Io, nel processo contro Pietro Pacciani - che ricordo si voleva monoautore e addirittura colpevole di quel delitto del '68, che invece era stato attribuito a vario titolo ai sardi, cioè Stefano Mele, Vinci, eccetera - presentai una lista di testi, in un processo in cui era escluso questa ipotesi in cui c'era: Natalino Mele - il bambino famoso, ne avrete sentito parlare, che era sulla macchina quando la moglie di Stefano Mele fu uccisa, c'era il Mele, il Mucciarini, la moglie di Salvatore Vinci. E io devo ringraziare, Presidente, il Presidente Ognibene e il Procuratore della Repubblica, il dottor Canessa, che non si opposero a questi testi. E furono sentiti. A volte si dice che questa parte civile è un po' anomala. Allora fui sicuramente anomalo, perché portai nel processo temi e tesi completamente estranee alla richiesta di rinvio a giudizio. Ma Presidente, lo voglio ricordare, quei testi - non si oppose il P.M. - furono sentiti, furono ammessi. Combattei contro la condanna del Pacciani per il delitto del 1968, in ossequio a un principio che mi contraddistingue in questa storia: dobbiamo dare a ciascuno il suo, dobbiamo individuare esattamente fatti e responsabilità, perché solo in questa maniera la tesi della pluralità di persone, che oggi sosteniamo, può mantenersi e soprattutto focalizzare la responsabilità di tante persone. Tutti devono pagare per questi terribili omicidi. E se noi non individuiamo, non ricostruiamo storicamente i fatti, non ce riusciremo. È questo il nostro compito, quello che vogliamo: prima la ricostruzione dei fatti, poi le responsabilità degli individui. Quindi, è un ringraziamento, Presidente, a quello che è stato fatto e ai Giudici del Primo Grado, che mi permisero allora di indagare in questo senso e d oggi sono contento, perché la pista sarda, non dico responsabilità a tutt'oggi, perché non abbiamo imputati costoro - forse qualcuno è anche morto, figuriamoci - ma certamente il legame in questa storia, la loro presenza, la presenza della loro ombra c'è. E va spiegata esattamente. Vede Presidente, io penso una cosa e la devo dire a futura memoria. Se mi sono battuto per la pluralità, sempre, dei responsabili... e per la presenza dei sardi ho un perché ho parlato prima dell'ostilità accademica e scientifica contro la tesi che non sia il serial killer, la persona alla Psyco, che abbia problemi edipici, sessuali, l'odio/amore nei confronti della madre, e quindi della vendetta sulla donna, noi abbiamo avuto conferma che queste tesi non sono tesi assolute dai fatti terribili che si sono svolti recentemente in Belgio. Tutti voi avrete visto la morte, gli omicidi di tanti ragazzini, di tanti bambini, ad opera di gruppi di pedofili… Anche lì, inizialmente, si pensò a dei serial killer e purtroppo la verità era molto diversa. Quegli omicidi, quelle vittime erano frutto di gruppi di persone; che hanno compiuto questi delitti, persone fra l'altro insospettabili, colletti bianchi, come si suol dire. E allora, quella tesi scientifica, Presidente, che vede possibile, certo anzi, abbiamo dei documenti storici ineccepibili in Belgio è fondata. E quando ci sarà lo scontro tra i sostenitori del serial killer anonimo, il solitario che colpisce, e dei gruppi, ricordatevi - e porteremo una letteratura infinita, italiana, su questo punto - vedrete che la pluralità di persone è anche scientificamente e teoricamente possibile. Il Belgio ce l'insegna. E la mia paura è che non solo questo gruppo, per ora anonimo di persone, qui abbia ucciso 16 persone, ma ne abbia certamente uccise molte di più. Questo è un mio sospetto. Una volta tanto, lasciatemi uscire dai fatti e dire: questo è possibile. Spero che l'attentissima Procura della Repubblica, che tanto indaga, porterà, come sembra, ulteriori, in futuro, processi contro persone che legate a questo gruppo hanno ucciso, hanno compiuto anche altri omicidi. Io non voglio, ora, tediare troppo, perché avevamo incominciato a parlare dei 1974 e di questi delitti. Vedano, ci sono delle differenze fondamentali. E noi le dobbiamo dire, perché ancora ipotesi che sarà discussa in questo processo, anche se lateralmente, questi delitti sono diversi. Nel '68 è un'esecuzione fredda. Dovremo pur rispondere a questi temi. Vengono uccise due persone; non vengono toccati i corpi, non vengono portate mutilazioni. Nel 1974 la donna viene invece colpita da 96 colpi, dico 96. Voi non avete le fotografie di quel delitto qui, ma pensate - a casa fate un esperimento - di prendere un pezzo di pane e tirarci 20 coltellate sopra. Dopo 20 coltellate, il vostro braccio sarà stanco. Pensate di tirarne 96. Deve essere dentro una furia talmente forte, bestiale, violenta, apocalittica, direi quasi; che dimostra che quel delitto ha un etimo, una caratteristica specifica, che manca, poi, nei delitti dell'81. Perché è vero, lì vengo uccisi freddamente, poi viene compiuta un'operazione, più o meno variata, al pube, al seno, che però è uno spregio, una firma specifica ma manca questa violenza. Ne dovremo trarre, forse, delle conseguenze specifiche. Ho detto che l'altra grande caratteristica di questi delitti - e noi dovremo riflettere su questo, è importante - è il tempo. Quando diremo: non è un serial killer, perché su queste cose dovremo batterci e mi batterò per questo, penso contro la difesa... Il tempo: '68, '74; passano sette anni, circa. '74, '81, passano altri sette anni. Vi sembra un serial killer a voi? Il serial killer, sappiamo, ha un'attività omicida consequenziale e progressiva, logaritmica. I mostri di Milwakee o quelli russi hanno ucciso centinaia di persone, decine e decine di persone, in un crescendo continuo che non tollera, però, delle cesure temporali così forti. Allora dovremo andare a capire qualche cosa meglio: perché ci furono queste cesure temporali, nel limite, ovviamente, dell'accusa portata attualmente agli imputati. Una risposta c'è, Presidente. Una risposta che torna, in questo processo, tramite un interrogativo che ha aperto il signor Lotti, pentito eccellente del processo, quando dice di aver incontrato il signor Vanni che parlava con il Vinci, e che lo stesso, poi, gli avrebbe detto che questi omicidi e l'omicidio del 1983 sarebbe avvenuto per liberare lo stesso Vinci. E dovremo indagare un momentino se questa frase, al di là del personaggio da cui proviene, è vera o non è vera, e se abbiamo qualche elemento di riscontro. Perché questo delitto è segnato anche da una caratteristica eccezionale. Si può dire che ogni volta che veniva arrestato qualcuno - Spalletti nell'81, Vinci nell'82, Mele e Mucciarini poi nell '83 - viene effettuato un omicidio e questi escono. Vengono liberati. Si può dire che Spalletti, Francesco Vinci, Mele, Mucciarini e infine il Salvatore Vinci vengono liberati perché qualcuno ha ucciso mentre loro erano in carcere, o comunque per l'ultimo fortemente sospettati e indagati. E questa è una cosa realmente singolare. Questo sospetto che noi avevamo - e su cui mi sono, Presidente, sempre battuto, tutti lo sanno, dicendo che il 1983 fu compiuto sui due tedeschi e non su un uomo e una donna perché assolutamente doveva essere messo fuori Francesco Vinci - viene in qualche modo, oggi, confermato dal Lotti, Vero, non vero: lo vedremo. Questi sono i temi fondamentali del processo, su cui noi dobbiamo indagare e su cui ho cercato di portare delle prove. Ho anche detto - in ossequio a un altro principio e a quei pochi principi criminologici a cui mi ispiro in questa storia - che pure si presterebbe il fianco a lunghissime dissertazioni scientifiche, se è vero il principio di coazione a ripetere suffragata dalla Procura della Repubblica, perché dovete sapere che abbiamo ritrovato come molla ispiratrice di questi delitti il '68, ma vi sono ulteriori molle. Per il Pacciani, addirittura, si risale nella notte dei tempi al 1951, se non sbaglio, quando uccise un uomo, perché stava avendo un rapporto sessuale con una sua donna - che poi non era la sua donna - ma comunque, insomma, era una persona a cui lui era affezionato. E per i sardi si risale ancora agli anni ' 60 e precedentemente con un altro omicidio, che si vorrebbe a loro imputare. Quindi noi vediamo che gli etimi di questa coazione a ripetere sono infiniti. Ma ce n'è un altro: noi si dice che l'assassino lascia la firma. E io ho, e vorrei, in questo processo, chiamato testimoni, controllare se è vero. Noi abbiamo, per esempio, nell'omicidio di Vicchio quella telefonata alle 4.28 cosi misteriosa. Abbiamo nell'omicidio di Calenzano un'altra telefonata alla famiglia successiva altrettanto misteriosa... non di Calenzano, nell'omicidio Migliorini. Abbiamo, nel secondo omicidio ‘81, venne lasciata una traccia ulteriore sul luogo del delitto, su cui dobbiamo indagare. Abbiamo, nel 1983, sicuramente - ed ora chiederò l'acquisizione - lasciato da parte, dell'omicida, una rivista sul luogo dell'omicidio. Abbiamo sicuramente, nel 1985, un segnale stranissimo, che è la famosa lettera con, purtroppo, un lembo del seno della povera Mauriot, della ragazza francese, spedita alla dottoressa Della Monica. Tutti questi atti successivi, e forse qualcuno non l'abbiamo letto, non l'abbiamo visto, non l'abbiamo considerato, ci dovranno far riflettere. Dovremo, se possiamo, se ci riusciamo, farli parlare. Questo è il compito di questa parte civile, quello che mi sono prefissato: di rivedere attentamente, di rivalutare questi dati sostanziali, concreti, oggettivi, come questa è una penna, questa evidentemente è una penna, il cappuccio, il biro, il refill, ecco, i dati concreti dobbiamo farli parlare. Io, Presidente, ho chiesto delle prove testimoniali - le prove testimoniali sono, in parte, quasi tutte uguali a quelle del Pubblico Ministero - medico-legali sull'esecuzione degli omicidi. Questo è il compito che mi sono prefissato - ho richiamato anche i professori modenesi - per avere una chiara, se possibile, una chiara definizione delle modalità di esecuzione e dei reperti che furono allora trovati sul luogo del delitto. Ho chiesto, ed è l'unica cosa che mi sembra il Pubblico Ministero si sia opposto, di sentire testimoni del delitto del 1974. Giustamente il Pubblico Ministero dice: guardate, che non sono attinenti alla contestazione oggi effettuata. Sì, ma non era attinente, potrei dirle, Presidente, allora nemmeno Natalino Mele o altri testimoni chiamati, ammessi senza opposizione del P.M. del primo processo. Ma perché mi interessa il '74, Presidente? Perché vorrei vedere se in quel delitto - che è prodromo, perché è il punto centrale: sette anni prima il '68, sette anni dopo la sequenza degli omicidi dell'81 - se in quel delitto possiamo ritrovare elementi che ci illuminano; o delle diversità. Perché stiamo bene attenti. Dicono che il signor Vanni abbia conosciuto Pacciani nel 1978. Ne siamo sicuri? Possiamo, attraverso la lettura dei fatti costruire qualcosa di più certo, di diverso, vedere se fra questi delitti vi sono quelle dissomiglianze, quelle divergenze che prima vi ho illustrato, o no? Certo se ci sono è molto importante, Presidente. Se tra il '74 e l'81 ci sono delle divergenze assolute allora certe tesi accusatorie hanno un maggior peso, o forse è il contrario, non lo so. Io sono arrivato addirittura a pensare - ma questa è una mia ipotesi Presidente, ma me la lasci dire, ieri ne ho sentite tante di ipotesi, splendide, coltissime, ma soltanto ipotesi - che possano essere tre mani diverse, tre storie diverse '68, '74, '81 e seguenti. Ma vogliamo andarle a vedere? Il '68 no, perché il '68 abbiamo sentenze passate in giudicato di tutti i tipi che furono i sardi, noi non possiamo ritornare lì. È prodromo come il 1951: non possiamo rifare il processo del 1951 del Pacciani o al processo in Sardegna a Salvatore Vinci quando fu accusato di avere ucciso la moglie. Quelle sono storie assolutamente chiuse e noi non ci possiamo fare nulla. Ma il '74, no. Il '74 è stato imputato una persona che oggi è definita correa di questi attuali imputati, cioè Pacciani. E allora vogliamo vedere un momentino se vi possono essere dei dati fattuali, oggettivi e concreti di unione? Ecco, questo era il significato della mia domanda e di questa lista testi. Nessun altro, perché non ce ne potevano essere assolutamente altri. Ricordandoci poi che il 1974 - ed è molto importante - è il luogo prossimo, sono due chilometri circa, forse tre, dal luogo dell'omicidio del 1984 dei ragazzi di Vicchio, quindi abbiamo una contiguità spaziale veramente stretta. Dal che si disse che dopo 10 anni, 1974, 1984, l'omicidio di Vicchio sarà la ripetizione di quello di Borgo San Lorenzo. E allora se abbiamo questa immagine speculare vogliamo - voi soprattutto che non sapete di questa storia - vederlo un pochino a di presso? Quando io vi chiederò di andare a fare un sopralluogo sui tragitti e sui luoghi del 1984, cioè dove è avvenuto l'omicidio dei ragazzi di Vicchio, e l'ho chiesto nella mia istanza istruttoria, allora quell'omicidio che è avvenuto lì a poche centinaia si può dire di metri, in linea d'aria saranno 800 metri, non vogliamo saperne nulla? Non vogliamo conoscere i dettagli? Per me è importante e io ho demandato alla Corte questa possibilità di sentire gli uomini che indagarono nel 1984. Perché nel 1974 ho chiesto soltanto la presenza dei medici legali, il professor Maurri, dottor Morelli (Marello n.d.r.) e dei marescialli dei Carabinieri che fecero le indagini. Nessun altro. Vi sono altre istanze Presidente. Perché vede, quando noi abbiamo parlato di sardi abbiamo detto: la pistola l'hanno usato loro nel '68, forse c'entrano anche in quelli successivi. Abbiamo detto: ma nell'81... guarda caso incominciano nel giugno del 1981. Nell'aprile del 1981 esce Stefano Mele, che era stata la persona condannata per il delitto del 1968, cioè dove per la prima volta spara quella maledetta pistola. È una combinazione? Ma chissà se è una combinazione. E una combinazione che il delitto avviene vicino a Montelupo? dove stanno i Vinci? Ed è una combinazione che lo Spalletti, il guardone che avrebbe visto questo omicidio, sia di Montelupo? Anche questa è una combinazione? Ed è una combinazione che costoro, ogni volta che vengono arrestati, avviene un altro omicidio e vengono messi fuori? Ed è una combinazione che il signor Lotti li veda a San Casciano a parlare col signor Vanni? No, forse un'attenzione particolare anche a questa storia parallela andrà data, per vedere se magari un giorno il numero degli indagati e magari degli imputati possa aumentare. Poi vi sono delle altre istanze da parte della difesa di parte civile del '74. Noi abbiamo detto, Presidente, non abbiamo paura della verità. Una volta tanto in vita mia, io faccio il difensore, forse questo ruolo me lo porto sempre dietro, ma come parte civile mi sento libero. Non sposo nessuna tesi, non ho un imputato da assistere. Ho avuto un ampio mandato dei miei assistiti di ricercare semplicemente la verità. Ma prima la verità dei fatti, il perché dei fatti. E allora mi dico, perché non costruire su basi solide questa verità, visto che tante persone sono state arrestate, Presidente, e poi scarcerate. Anche il Pacciani è stato arrestato e poi scarcerato. Che di certezze ancora non ne abbiamo, ma forse, forse in questo processo possiamo arrivare ad averne. È, diciamo, il processo dove si discutono fra l'altro le mie tesi, ne sarei molto contento. Ma allora perché non fondarle rigidamente sui fatti, poi le eventuali sentenze di condanna o di assoluzione. E allora cosa abbiamo chiesto? Uno dei problemi più grossi in questa storia, più enigmatici sono i delitti del 1983 e del 1985, perché? Voi vedrete nelle ricostruzioni dei medico legali dell'omicidio dei tedeschi del 1983, che è anomalo rispetto agli altri perché vengono colpiti due uomini. Se l'omicida colpisce per esternare questa sua vendetta nei confronti della donna, perché va a uccidere due uomini? È importante questo processo perché ci viene a dire qualcuno: guardate che quell'omicidio fu fatto essenzialmente per scarcerare il Vinci. Io ho sempre sostenuto, forse sbagliavo, queste tesi; c'era chi sosteneva perché si era sbagliato. Ha visto un furgone, due persone dentro, ha detto non possono che essere un uomo e una donna. Si è sbagliato e quando se n'è accorto ormai era troppo tardi, ha preso e se n'è andato. Eh, ma oggi noi su queste ricostruzioni dobbiamo essere estremamente attenti. E che cosa ho chiesto? Ho chiesto : ma si vuol riprendere questo pulmino benedetto, metterlo in quel posto e vedere - perché vi sono dei problemi medico-legali nell'esecuzione di questi colpi - vedere come è avvenuto, abbiamo anche un teste oggi, o un presunto teste, come è avvenuto questo omicidio? Il professor Beduschi, luminare dell'università di medicina legale di Modena disse prima che la persona che ha sparato doveva avere una certa altezza, poi modificò dicendo che forse sparava in questa maniera, e ci sono i filmati. Il professor Maurri di Firenze disse no, il tiro è avvenuto a braccio teso, in maniera completamente diversa. Non c'è assolutamente conformità di pareri su di loro e addirittura la ricostruzione fatta dalla facoltà di medicina legale di Firenze sembrerebbe quasi un attacco degli indiani che sparano girando intorno al furgone. Ma non possiamo andare a vederlo questo luogo? Ricostruire. In un paese dove si spende miliardi per sapere... per macchinari, per sapere se un pallone è passato al di là della rete, se è gol o non è gol, noi non vogliamo andare a vedere con i nostri occhi questo pulmino? Abbiamo le altezze, abbiano i fori le fotografie di dove sono stati sparati i colpi e vedere come fu fatto questo omicidio, come avvenne la ricostruzione? Perché voi che non avete mai visto penso questi posti avete una grande difficoltà a ricostruire questo omicidio che è difficilissimo e vi chiedo, Presidente, quanto potrà costare, coi tempi così lunghi di questo processo, andare - niente - a fare questa ricostruzione? Non siamo capaci di trovare un pulmino del genere, ma scherziamo! Ho chiesto questo; la ricostruzione di questo posto. Così ho chiesto di andare a effettuare un sopralluogo sui luoghi di Vicchio, perché Lotti farà tutta una ricostruzione di dove viene nascosta l'arma, del tragitto complessissimo. Io sono di quei posti, Presidente, so perfettamente, li ho rifatti quei tragitti, ho preso tempi, distanze e tutto. Ecco, vorrei capire esattamente la ricostruzione anche di questo omicidio, di andar là a vederlo con gli occhi. Si dice: "evidence" in inglese è prova, vedere e la prova maggiore quando io vedo una cosa evidentemente questa è prova, sennò sono supposizioni e navigare nel buio. Andiamo a vederli. Non mi sembra di chiedere delle cose contro l'accusa o contro la difesa, ma soltanto delle cose che fondano in maniera oggettiva e rigida la verità. Poi la sentenza. Una sentenza che è importante, che può mettere fine a questa storia. Ma proprio perché noi abbiamo questa pluralità, addirittura mi sembra che si stia svolgendo da parte della Procura della Repubblica, così ho saputo dalla Procura stessa e poi leggendo i giornali: un mostro. Allora andiamo a fondare in maniera certa le nostre future deduzioni, mie e soprattutto le vostre. Ecco quindi il significato di questi accertamenti che noi abbiamo chiesto nella nostra richiesta di prove. Ma ce n'è un altro, Presidente, che per noi è molto importante. Abbiamo detto che sui luoghi del delitto sono stati trovati reperti importanti. Abbiamo detto, e lo vedremo perché interrogheremo nel delitto del 1981 di Calenzano il maresciallo, mi sembra Dino Salvini, interrogheremo il carabiniere Messina nel delitto di Vicchio, vedremo che ci sono delle cose su cui noi dobbiamo riflettere e sono veramente molto importanti. Anche perché confermano determinate piste, determinate responsabilità.

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