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venerdì 17 febbraio 2012

Extras 1 - 29 luglio 1984 - La Boschetta di Vicchio - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

POSSIBILE DINAMICA DEL DELITTO
Stando alle testimonianze di due diverse persone che da posizioni differenti hanno udito gli spari intorno alle 21:45, nonché alle perizie mediche successive al delitto, sembrerebbe plausibile che l’omicidio si sia consumato fra le 21:30 e le 22:00. Questa ipotesi è avvalorata anche dalle parole di Winnie Rontini, madre di Pia, che in un’intervista al giornale La Città del 1 Agosto 1984 racconta che la figlia, uscendo da casa intorno alle 21:00, aveva promesso di rientrare dopo un’ora. Altrettanto la madre di Claudio, rientrando intorno alle 23:00, si stupisce di non veder parcheggiata l’auto del figlio, immaginando pertanto un rientro anticipato rispetto a tale orario. E’ realistico quindi ipotizzare che i ragazzi abbiano raggiunto la piazzola intorno alle 21:30, smontando dapprima il sedile posteriore dell’auto e iniziando quindi a spogliarsi. Al momento dell’assalto probabilmente stavano ancora togliendosi i vestiti: Pia infatti indossava slip, reggiseno e camicetta ( realisticamente abbottonata), mentre Claudio vestiva tutti gli indumenti ad eccezione delle scarpe ma compresi i calzini. Anche per queste ragioni ho supposto che fosse accesa la plafoniera interna dell’auto, dettaglio non da poco. I pantaloni jeans di Pia sono stati rivenuti piegati sotto il sedile destro dell’auto (sostanzialmente ai suoi piedi) assieme ad un paio di espadrillas rosse (realisticamente le sue) e alla borsetta in pelle marrone. I pantaloni di Claudio sono stati invece trovati sotto al sedile posteriore smontato ma, secondo alcune tesi, ci sono alcuni particolari che farebbero ipotizzare che al momento dell’assalto potesse averli indosso e che sia stato il maniaco a toglierli successivamente. Ipotizziamo quindi una possibile dinamica: Sono da poco passate le 21:30, i due ragazzi siedono sui rispettivi sedili anteriori, con la plafoniera accesa. Fuori è buio pesto, non ci sono rumori se non quelli del bosco, nemmeno il gorgoglio della Sieve che in quel punto scorre dolcemente. Il maniaco, che ha atteso il loro arrivo nascosto ai margini del campo di erba medica, adesso aspetta il momento migliore per colpire e osserva i movimenti della coppia illuminata dalla luce interna dell’auto. Vede senza essere visto. Impugna la solita vecchia Calibro22, con il caricatore pieno e un colpo in canna. Claudio apre lo sportello ed esce dall’auto, alza il proprio sedile – quello del guidatore – e lo manda a fine corsa, con il poggiatesta contro il parabrezza. E’ semplice spostarlo, basta premere la leva a molla in basso a sinistra e farlo ruotare in avanti. Rientra in auto, sedendosi su divanetto posteriore, richiude lo sportello e blocca la serratura dall’interno (quel modello di Fiat Panda non aveva chiusura centralizzata, per cui il portellone posteriore – rivenuto chiuso a chiave – era probabilmente già serrato in precedenza), rimanendo con i soli finestrini lievemente abbassati. Il vetro lato guidatore verrà infatti trovato leggermente aperto mentre quello lato passeggero andrà in frantumi al primo colpo esploso. La chiave è nel quadro, pronta per la riaccensione, l’aletta parasole del guidatore, per motivi ignoti, è abbassata. Da dietro si concentra sul divanetto posteriore, iniziando a rimuoverlo: è una seduta versatile, che può essere facilmente smontata e disposta in varie posizioni,basta sfilare i tubi di sostegno dai loro alloggiamenti e sistemarla come meglio si preferisce, compreso distenderla a mo’ di futon sul pianale posteriore. Ma lui preferisce piegarla e appoggiarla al lato sinistro dell’auto. Poi sposta la coperta confinandola sotto il sedile appena smontato, scoprendo la moquette che mitiga la fredda lamiera. E’ all’interno della coperta che verranno poi rinvenuti un orologio metallico (molto probabilmente di Claudio) e una bustina di preservativi vuota. Adesso c’è un po’ più di spazio, e Pia lo raggiunge compiendo gli stessi movimenti: apre lo sportello, esce, alza il sedile, rientra e chiude la serratura dall’interno. Entrambi i sedili anteriori sono alzati, con il poggiatesta contro il parabrezza, il divanetto posteriore è smontato e lo spazio è ampliato al massimo. Pia è sulla parte destra del pianale e Claudio al centro, accanto al sedile piegato: lui si toglie le scarpe da ginnastica e le colloca sotto il sedile del guidatore, poi sveste i pantaloni e li abbandona nei pressi del divanetto smontato. Lei si sfila i jeans e toglie le espadrillas, sistemando il tutto sotto il sedile del passeggero, dove già si trova la sua borsetta. La plafoniera è ancora accesa, i ragazzi si stanno spogliando… è in questo momento che il maniaco esce dal nascondiglio e si avvicina al lato destro dell’auto. Era rimpiattato nella vegetazione al limitare del campo di erba medica, perché dalla parte opposta, sulla collinetta, avrebbe avuto più difficoltà a osservare l’interno dell’auto e avrebbe fatto maggior rumore scendendo verso la Panda, che oltretutto avrebbe dovuto aggirare per posizionarsi nel punto in cui ha sparato. Quando il maniaco si trova in posizione ideale, all’altezza dello sportello destro, esplode il primo colpo che frantuma il vetro e colpisce il ragazzo all’emitorace. La ferita non è letale e il proiettile, rallentato all’impatto con il cristallo, risulta poco penetrante, tanto da rimanere trattenuto sotto la cute. Il maniaco avanza ancora di qualche passo, sino a protendere il braccio all’interno dell’abitacolo, e abbassa la testa per prendere la mira.
Spara a 70-80 cm dai ragazzi, e abbassandosi appoggia le ginocchia sulla fascia paracolpi dello sportello destro, mentre con la mano sinistra si stabilizza afferrando il gocciolatoio del tetto dell’auto. I ragazzi non fanno in tempo a rendersi conto di cosa stia accadendo: la ragazza si volta verso l’aggressore mostrando il pieno volto alla canna e come vede la pistola cerca d’istinto di proteggersi con il braccio sinistro, ma il proiettile la centra allo zigomo destro dopo aver sfiorato l’avambraccio sinistro. Il colpo le fa perdere conoscenza e il suo corpo si accascia inerme sul pianale posteriore dell’auto. Un attimo dopo anche il ragazzo viene raggiunto da due proiettili sparati in rapida successione: uno lo centra al torace sinistro (per esattezza all’ipocondrio, dal basso verso l’alto come se il busto fosse inclinato indietro, interessando lo stomaco, il diaframma ed il polmone, per poi fermarsi nella zona dorsale), l’altro invece va a vuoto e perfora il sedile smontato, buca i pantaloni e trapassa il portafogli contenuto nella tasca, dove termina la propria corsa. Dalla posizione semisdraiata il corpo del ragazzo ruota quindi verso destra, forse privo di sensi, e cadendo viene raggiunto da un terzo proiettile, che lo colpisce dietro l’orecchio sinistro. Prosegue la sua rotazione fino a sormontare parzialmente il cadavere della ragazza, assumendo una posizione adagiata sul fianco destro, pressappoco speculare a quella in cui verrà rinvenuto, con la testa nei pressi dello sportello destro. Adesso entrambi i ragazzi, per quanto le perizie mediche suppongano potessero essere ancora vivi, versano in stato d’incoscienza, dal quale non avranno più modo di riprendersi. Il maniaco alza la sicura e apre lo sportello destro dell’auto, entrando nella parte posteriore dell’abitacolo: spenge la plafoniera e accende la sua torcia. Per sicurezza impugna ancora la pistola e verifica l’effettivo decesso dei ragazzi. Sposta il corpo del ragazzo, che forse ingombra il passaggio, afferra la ragazza per le caviglie e la sposta. Poi torna sul ragazzo, estrae il coltello e si accanisce sul corpo, colpendolo 10 volte soprattutto sul lato sinistro (linea ascellare, fianco, regione inguinale, parte alta interna della coscia), alla schiena e all’avambraccio destro. Dopodiché torna sulla ragazza: forse temendo che possa essere ancora viva (come in effetti sembra che fosse, seppur in coma), le infligge due coltellate orizzontali al collo, il cui sangue imbratta la camicetta e il reggiseno che ancora indossa. Sposta il corpo di Claudio ruotandolo sino a poggiare sul fianco sinistro (nel compiere questo movimento i piedi del ragazzo poggiano sul pianale, insanguinando i calzini. Dopodiché il maniaco alza le gambe di Claudio afferrandolo per le caviglie - tanto che i suoi calzini risultano leggermente calati - e lo sposta nella posizione fetale in cui verrà rinvenuto) e afferra Pia di nuovo per le caviglie, estraendola dall’auto. Nel compiere questa operazione urta probabilmente il miniregistratore (o walkman) nei pressi dei ragazzi, che infatti cade sopra i vetri infranti, macchiato di sangue. Trascina il corpo inerme verso il campo di erba medica immediatamente prossimo, tirandolo a ritroso per le gambe sino al punto in cui verrà rinvenuto. Nello spostamento Pia ha strofinato la parte lombare della schiena sul terreno, che infatti mostra segni di trascinamento, che in minima parte interessano anche la parte posteriore delle cosce. Non se ne rilevano invece sugli arti superiori, a conferma che la ragazza indossava ancora la camicetta, probabilmente abbottonata altrimenti nello spostamento sarebbe salita fino alla nuca, con conseguenti lesioni anche alla parte alta della schiena che invece non sono state rilevate. Dopodiché il maniaco le toglie reggiseno e camicetta dalla testa e dal braccio sinistro - che forse per questa ragione assume la posizione flessa in cui viene rinvenuto – e sfila il tutto anche dal braccio destro, lasciandogli indumenti aggrovigliati nella mano, forse perché il polsino non passava. Taglia gli slip, recide pube e mammella sinistra e li inserisce probabilmente in un contenitore impermeabile (non si rilevano tracce di gocciolamento), poi strappa la catenina dal collo e sfila il pendente a forma di croce. Dopodiché torna all’auto e chiude lo sportello – se non l’aveva già chiuso – raggiunge la Sieve dove ha posteggiato il veicolo, si lava, sale in auto e si allontana. La ragazza verrà rinvenuta nuda, solo con l’orologio al polso sinistro, gli orecchini ai lobi e due anelli alla mano sinistra. La dinamica descritta appare tuttavia incerta e di difficile ricostruzione alla luce dei pochi elementi a disposizione. I bossoli rinvenuti sono 5 (4 nell’abitacolo e 1 fuori, a 40 cm dalla ruota anteriore destra), e altrettanti sono i colpi che i testimoni dicono di aver udito intorno alle 21:45. Per questa ragione ho ipotizzato che Pia sia stata centrata da un solo proiettile, finito sullo zigomo dopo aver sfiorato l’avambraccio. Stando tuttavia ad alcune perizie sembrerebbe che all’interno dell’abitacolo siano stati esplosi 6 proiettili, 2 dei quali hanno colpito Pia (al volto e uno di striscio all’avambraccio sinistro) e 3 Claudio (2 al torace e 1 dietro l’orecchio sinistro) e 1 a vuoto (terminato sui pantaloni). Non ci sarebbe pertanto corrispondenza fra i colpi esplosi e i bossoli: soprattutto non ci sarebbe corrispondenza fra i proiettili sparati dentro l’abitacolo (5) e i bossoli ivi rinvenuti (4), e questo appare strano, perché è improbabile che un bossolo vada smarrito all’interno. A meno che nell’espulsione non sia saltato fuori dal finestrino infranto perdendosi nell’erba. Ho quindi provato a supporre che il proiettile che ha colpito di striscio Pia all’avambraccio potesse essere terminato su Claudio, ma dall’ipotetica posizione dei ragazzi (lei a destra e lui al centro, come dimostrerebbero le macchie di sangue dei rispettivi gruppi sanguigni) mi è sembrata un po’ una forzatura. (a meno che, come in seguito descritto, la palla che sfiora l’avambraccio non sia la stessa che termina sull’emitorace). Per questo motivo ho ipotizzato che quel proiettile, dopo aver colpito di striscio l’avambraccio della ragazza, abbia proseguito sino a centrarle lo zigomo (come se lei, vedendo avvicinarsi l’aggressore, avesse provato a ripararsi) ma per confermare questa ipotesi sarebbe necessario valutare la compatibilità fra la lesione all’arto (ed eventualmente alla camicetta, che avendo le maniche lunghe avrebbe dovuto riportare il foro, mentre sembra che così non fosse, forse perché il polsino sinistro era già sbottonato e alzando l’arto la manica potrebbe essere calata mostrando l’avambraccio nudo) e la traiettoria del proiettile, e questo non sono riuscito a farlo. Va tuttavia rilevato che il ragazzo mostrava un ematoma al gluteo destro, pressappoco l’altezza della tasca che conteneva il portafogli, come se a procurarglielo fosse stato il proiettile: per questa ragione alcune tesi suppongono che al momento dell’assalto vestisse ancora i pantaloni e che sia stato il maniaco a sfilarli successivamente, abbandonandoli sotto il sedile posteriore smontato. Tale circostanza obbligherebbe a rivedere sia la posizione da cui ha esploso il primo colpo che la sequenza dei colpi successivi, aprendo a una dinamica che riassumerei così: il maniaco esce dal suo nascondiglio e quando si trova all’altezza della ruota anteriore destra esplode il primo colpo, che frantuma il vetro e centra la ragazza allo zigomo destro (non sarebbe stato possibile colpirla se non sparando da quella posizione, perché altrimenti fra lei e la pistola ci sarebbe stata la lamiera fra i finestrini dell’auto). Dopodiché protende il braccio all’interno dell’abitacolo e spara il secondo proiettile, colpendola all’avambraccio. I tre colpi successivi interessano invece Claudio (due al torace e il terzo dietro l’orecchio sinistro) e quando il suo corpo si accascia sul pianale esplode l’ultimo colpo, centrando il gluteo all’altezza della tasca dei pantaloni che contiene il portafoglio. Tale ipotesi è tuttavia un po’ forzata, anche perché il colpo che perfora i pantaloni e il portafoglio rimane trattenuto nella tasca, creando solo un ematoma sul gluteo, ma senza trapassare il tessuto interno dei pantaloni. Circostanza questa che appare piuttosto improbabile, perché la pistola sparava da 80-90 cm di distanza dall’obbiettivo ed eventualmente avrebbe potuto non sfondare nel caso avesse colpito la tasca e il portafoglio con traiettoria molto inclinata. Per contro l’ipotesi che il maniaco possa avergli tolto i pantaloni potrebbe essere supportata da questa fotografia:I calzini sono macchiati di sangue con un’impronta che farebbe supporre l’appoggio su superficie insanguinata, come ad esempio il pianale: il fatto è che le macchie sui talloni non sembrano corrispondere con i talloni stessi, e il calzino destro, all’altezza del tendine della caviglia, sembra abbassato. Queste circostanze potrebbero essersi verificate nel momento in cui il maniaco ha sfilato i pantaloni dalle gambe del ragazzo, facendo scendere i calzini per attrito con la stoffa. Quel che è fuori dubbio è che i pantaloni recassero un foro di pistola e che il portafogli fosse bucato da parte a parte. Altrettanto appare complesso capire se il primo proiettile sparato all’interno dell’abitacolo abbia raggiunto Pia o Claudio: personalmente ho ipotizzato che abbia centrato la ragazza perché era più vicina all’aggressore e perché il modo con cui è stata colpita (“con nettissima direzionalità dall’avanti indietro, con poca obliquità da destra a sinistra e dal basso verso l’alto”) farebbe pensare che fosse stata colta di sorpresa, come se si fosse voltata verso il vetro appena frantumato mostrando il pieno volto alla canna della pistola e provando a pararsi con l’avambraccio. Se altrimenti il primo colpo avesse centrato Claudio e lei si fosse istintivamente coperta con il braccio, avrebbe probabilmente anche abbassato il mento verso il petto, come viene naturale fare. Ma in questo caso, all’esplodere dei proiettili successivi, non sarebbe stato possibile colpirla allo zigomo. D’altra parte, se la palla che l’ha colpita all’avambraccio fosse stata “indipendente” rispetto agli altri (nel senso che non avesse terminato la sua corsa né sul corpo di Claudio né sul suo), forse sarebbe stato possibile trovarla nell’abitacolo, cosa che non mi risulta sia successa. E questo potrebbe avvalorare l’ipotesi che siano stati effettivamente esplosi 5 colpi, tanti quanti sono i bossoli rinvenuti e quelli uditi dai testimoni. Meritano tuttavia considerazione anche i due colpi che hanno centrato il ragazzo al torace: dalle perizie sembra infatti che uno dei due fosse piuttosto superficiale (quello all’emitorace), come se lo avesse raggiunto a scarsa velocità dopo aver impattato qualcos’altro, mentre l’altro(all’ipocondrio) avrebbe seguito una traiettoria dal basso verso l’alto, come se il busto del ragazzo fosse molto inclinato indietro.
Per quanto riguarda il colpo all’emitorace, quello superficiale,l’ipotesi peritale è che sia stato rallentato dal cristallo in precedenza frantumato: stando tuttavia al parere di un esperto appare improbabile che il vetro laterale di una Panda(spessore 3,12 mm) possa attutirne così tanto l’energia da renderlo non penetrante. A meno che non sia stato ulteriormente rallentato da altri ostacoli incontrati lungo il percorso,ma personalmente non sono riuscito ad individuarne nessuno, se non l’avambraccio della ragazza, colpito appena di striscio e quindi non abbastanza da ridurne sensibilmente la velocità. Un’altra ipotesi che giustifichi la posizione superficiale di quel proiettile potrebbe essere che la palla abbia penetrato cute e tessuto soffice e poi si sia fermata sottopelle in uscita, ma ad oggi forse non è più possibile inquadrare con certezza questa eventualità. Resta pertanto aperto l’interrogativo su cosa abbia colpito il proiettile che ha infranto il finestrino: potrebbe essere il torace di Claudio come il portafogli, oppure lo zigomo di Pia se non il suo avambraccio. Personalmente ho deciso di propendere verso la prima di queste ipotesi,perché non ho trovato nessuna motivazione convincente che giustificasse la posizione superficiale di quella palla, pur non essendo convincente nemmeno il rallentamento dovuto alla sola frantumazione del vetro. L’unica via per dare risposta certa a questo interrogativo sarebbe stata l’analisi al microscopio delle ogive, individuando quella deformata dall’impatto e con infissi i cristalli del vetro. La soluzione esposta prevede tuttavia che uno dei colpi sparati dall’interno dell’abitacolo sia andato a vuoto, ipotesi che a me (assoluto profano in materia) sembrava piuttosto remota, visto che la distanza fra la pistola e l’obbiettivo era intorno al metro e che il target non era poi così piccolo. Per questa ragione avevo dapprima supposto che il colpo andato a vuoto (quello terminato sui pantaloni e poi sul portafogli) fosse il primo sparato, esploso fuori dall’auto. Come se la maggior distanza e la scarsa visibilità avessero indotto il maniaco a sparare senza troppa precisione, badando soprattutto a infrangere il vetro dal quale poi potersi protendere nell’abitacolo. Sono stato tuttavia ammonito dall’esperto, che mi ha spiegato che “i motivi che fanno mancare il bersaglio derivano anche dal fattore emotivo della situazione che può causare fenomeni che normalmente non accadono quali per esempio l'esclusione uditiva (sparare, anche al chiuso, senza sentire il colpo né subirne i danni pur risultando privo di protezioni per le orecchie), il non riuscire a muovere i muscoli"piccoli" a causa della vasocostrizione (per cui sparare solo premendo l'indice diviene un'impresa, il campo visivo tende a restringersi, il tempo in genere sembra andare al rallentatore), la situazione in cui ci si trova(movimenti del bersaglio, stato dell'illuminazione), oppure la sorpresa e la necessità di sparare rapidamente senza avere il tempo di impugnare con comodo l'arma. Anche se nel caso di un omicida che con fanatica decisione decide di sparare a due poveri giovani come nel caso del Mostro di Firenze, direi che i fattori che influiscono sulla possibilità di piazzare i colpi si riducono al movimento delle vittime, alla luce presente e alla possibilità di trovarsi di mezzo degli ostacoli (sedili, vetri e via dicendo)”In effetti nella sua serie omicidiaria il Mostro di Firenze ha talvolta sparato con maggior precisione (Giogoli o Scandicci) mentre talvolta è apparso ben più indeciso (Scopeti).Secondo alcune fonti la ragazza, oltre a camicetta e reggiseno, stringeva nelle mani anche gli slip, mentre secondo altre le calze. A sensazione direi che le calze non le portasse, sia perché sono stati rinvenuti i suoi pantaloni (che non si abbinano granché con le calze nei mesi caldi),sia perché non faceva freddo e in ultimo perché di solito le espadrillas si indossavano da scalzi. Quanto agli slip, non ho trovato alcuna ragione logica affinché li impugnasse, e per questa ragione ho supposto che, una volta tagliati, siano rimasti sotto il corpo. Camicetta e reggiseno, a giudicare dalle escoriazioni da trascinamento, è probabile che li indossasse nel momento in cui è stata estratta dall’auto, tant’è che fra questi indumenti impigliati nella mano destra vengono repertanti anche rametti e foglie secche. D’altro canto la lesione all’avambraccio sinistro (probabilmente procurata come dicevamo dal proiettile che l’ha colpita di striscio) non trova riscontro sulla camicetta che, essendo a maniche lunghe, avrebbe dovuto essere forata. Questo potrebbe essere imputabile al fatto che al momento dell’aggressione Pia si stava svestendo, e forse aveva già sbottonato il polsino sinistro, tanto da esporre l’avambraccio nudo alla canna della pistola. Vengono inoltre rilevati due aloni sullo sportello destro dell’auto, a un’altezza di 60 cm da terra,che farebbero pensare che il maniaco potesse essersi stabilizzato appoggiandosi con le ginocchia. Da questi segni si è anche dedotta la statura dell’aggressore, quantificata in più di 180 cm. Mi sono preso la briga di provare realmente tale ipotesi: premesso che la parte che si appoggia non è la rotula ma la porzione immediatamente superiore a questa, ho rilevato che una persona alta 180cm lascia segni a circa 45-50 cm da terra (e non 60), ma ovviamente dipende molto dalla conformazione fisica, da quella del terreno sottostante e dalla vicinanza dei piedi rispetto allo sportello, che comporta più o meno inclinazione delle gambe. Sono state inoltre rilevate impronte di dita anche sul gocciolatoio dell’auto in corrispondenza dello sportello e sulla parte superiore dello stesso: le prime potrebbero esser state lasciate nel momento in cui ha abbassato la testa per vedere e sparare all’interno dell’abitacolo (v. foto precedente), le seconde in fase di apertura dello sportello, giacché quel modello di Fiat Panda non aveva la maniglia per aprire ma solo un incavo nella carrozzeria, e una volta fatta scattare la serratura si tende a tirare lo sportello dalla parte alta. Sul pianale posteriore dell’auto e in minor parte su quello anteriore sono stati rilevati numerosi frammenti di vetro misti a sangue, a conferma del fatto che il colpo che frantuma il finestrino è stato sparato dall’esterno verso l’interno. Una minima quantità di pezzi di vetro è stata ritrovata anche esternamente, caduti forse al momento della chiusura dello sportello. All’interno dell’abitacolo vengono anche rinvenuti una torcia azzurra funzionante ma spenta (che potrebbe essere quell’oggetto sul pianale posteriore sotto i piedi di Claudio che sembra un miniregistratore), un coltello da cucina imbrattato di materia non umana, rivenuto all’interno della tasca dello sportello lato passeggero, al di sotto di un vecchio quotidiano, e macchie ematiche in varie parti dell’abitacolo. Le macchie ematiche rilevate, sia nell’abitacolo che sugli oggetti, sono tutte di gruppi sanguigni A e 0, appartenenti rispettivamente a Pia e Claudio.Quanto alla fonte d’illuminazione, ho constatato che una torcia, dall’esterno, non permette divedere l’abitacolo con sufficiente chiarezza da sparare con precisione, perché si riflette sul vetro(che era sicuramente alzato, altrimenti non sarebbe andato in frantumi). Per questa ragione ho supposto che abbia osservato e poi colpito i ragazzi grazie alla luce prodotta dalla plafoniera interna, accendendo la torcia solo nella fase terminale delle operazioni, che potrebbe essere prima di colpire il ragazzo con il coltello (per evitare che luce accesa potesse insospettire un’eventuale seconda auto che fosse sopraggiunta, che avrebbe potuto vedere cosa accadeva all’interno) o prima di praticare le escissioni. Il giorno successivo al delitto il Sig. Pietro Pasquini sta lavando la propria auto in fondo alla strada sterrata che dalla S.P. ‘Sagginalese’ conduce alla Sieve (nel luogo in cui il maniaco potrebbe aver posteggiato la propria auto), quando nota alcune macchie ematiche sulle pietre a bordo delgreto del fiume. Rinviene anche un “percorso” di macchioline lungo lo stradello che dal fiume risale sino alla piazzola, e decide di informare Luciano Bartolini, intimo amico dei genitori di Pia. Stando a quanto lo stesso Bartolini riferisce a Michele Giuttari – capo delle Squadra Mobile di Firenze – egli si trovava proprio a casa dei coniugi Rontini nel momento in cui Pasquini lo informa delle macchie rinvenute. Decide perciò di avvertire le forze dell’ordine, le quali si recano immediatamente sul posto, rilevando che sono già presenti quattro o cinque persone che vengono individuate come esperti della scientifica che stanno occupandosi proprio di quelle macchie. Successivamente il professor Pierini esegue una perizia ematologica su alcune pietre rotondeggianti che recano tracce che sembrano di sangue: una volta esaminate, tali tracce non risulteranno di tipo ematico. Non è ben chiaro tuttavia se le pietre esaminate dal Professor Pierini siano in effetti quelle rilevate da Bartolini e Pasquini, tant’è che l’Avv. Pellegrini (legale della famiglia Rontini), al dibattimento riferisce ‘Questo sasso viene prelevato [dagli uomini della scientifica, immagino] dopo di che non si sa che fine faccia’. Le considerazioni sulle macchie di sangue, sempre per ammissione dell’Avv. Pellegrini, ‘vengono fuori al dibattimento, perché ne parla Rontini, quando viene sentito come teste e dice«me l'ha detto Bartolini e Pasquini»’.Ci sono tuttavia alcuni interrogativi che mi sono sorti spontanei apprendendo di questa circostanza. Il primo è come mai il Sig. Pasquini, con tutti i posti dov’era possibile lavare un’auto,si rechi per l’appunto a 100 metri dal luogo in cui poche ore prima erano stati assassinati Pia e Claudio. Inoltre immagino che la zona fosse presidiata dalle forze dell’ordine, e appare strano che abbia potuto lavare tranquillamente l’auto nel fiume senza che nessuno gli dicesse niente,alterando un ipotetico luogo in cui il maniaco poteva aver lasciato tracce o addirittura esser passato per fuggire. Inoltre, se è lo stesso Rontini a tirare fuori il discorso delle pietre, che ne è stato delle indagini degli uomini della scientifica? E, se come dice l’Avv. Pellegrini non si sa che fine faccia la pietra notata da Pasquini e Bartolini, quella esaminata dal Dott. Pierini da dove sbuca?In seguito ai fatti vengono scarcerati Giovanni Mele e Piero Mucciarini, in quel momento in carcere con l’accusa di essere gli esecutori dei delitti precedenti.
Segue...

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