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venerdì 10 febbraio 2012

Extras 1 - 29 luglio 1984 - La Boschetta di Vicchio - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

IL MOSTRO LI PRECEDE O LI SEGUE?
Questa è una domanda a cui non ho saputo dare risposta, o quantomeno non sono riuscito a mettere insieme un quadro sufficientemente convincente per costruirmi un’opinione netta. Cominciamo col dire che quella sera la previsione iniziale di Pia non era quella di trovarsi alla Boschetta con il fidanzato: dapprima avrebbe dovuto essere a lavoro al bar, dopodiché, inaspettatamente congedata in anticipo, sarebbe probabilmente rimasta in casa se sua madre non avesse insistito affinché uscisse. Paradossalmente, se alle parole della ragazza “sono stanca, non ho voglia di uscire” sua madre avesse risposto con “ma certo, rimani in casa stasera!”, quella notte Pia e Claudio non si sarebbero recati alla Boschetta. Questo conferisce un tratto di assoluta casualità alla loro presenza in quel posto e in quel momento. Potrà dunque essere possibile che la ragazza fosse stata precedentemente individuata (si ricordino la sua confessione ad un amica di famiglia danese sopra citata, o le parole di un amico di Pia, Mauro Poggiali, che nel 1993 sostenne di aver avuto la sensazione di essere ripetutamente seguito da un’auto di colore amaranto mentre accompagnava Pia a casa da lavoro, sebbene il tratto fra il bar e l’abitazione della ragazza fosse di soli 750 metri), ma è difficilmente sostenibile l’ipotesi di un omicidio premeditato proprio per quella sera, come peraltro asserito in seguito da Giancarlo Lotti e più avanti descritto. Le ipotesi sono quindi due: o il mostro si recava sul luogo del delitto attendendo che una qualsiasi coppia si appartasse (si sa per certo che quel posto fosse frequentato anche da altre coppie oltre Pia e Claudio), oppure studiava i movimenti dei due ragazzi cercando di capire in anticipo la loro intenzione di appartarsi (o qualcuno studiava la situazione per lui) e procedeva seguendoli fin sul posto. La prima ipotesi comporta una scelta del tutto casuale delle vittime, la seconda l’individuazione preliminare della coppia da colpire. Una terza ipotesi, amalgama delle precedenti, è valutata in calce alle prime due. Iniziamo dalla prima: supponiamo che il maniaco si rechi alla Boschetta intorno alle 21:20 di una sera qualsiasi, posteggi l’auto e raggiunga la piazzola in pochi passi, andando a rimpiattarsi fra la fitta vegetazione prossima al luogo dell’aggressione, attendendo una coppia qualsiasi. Potrebbe essersi nascosto sulla collinetta a destra dell’auto, in modo da osservare dall’alto la coppia, o al margine del campo di erba medica, nei pressi del punto in cui trascinerà in seguito la ragazza. Gli inquirenti hanno ritenuto quest’ultima ipotesi più credibile, in quanto c’era uno stretto sentiero, sufficiente appena al passaggio di una persona a piedi, che fiancheggiava la stradina sterrata fino al luogo in cui Claudio parcheggiò la Panda, ma rimanendo coperto dalla vegetazione che faceva da bordo alla stradina. Ipotizziamo che l’uomo attenda l’arrivo della prima coppia, scelga il momento opportuno, esca dalla vegetazione e colpisca. Questa ipotesi è basata, come detto, sulla scelta del tutto casuale delle vittime, perché se avesse studiato anche minimamente le abitudini di Pia e Claudio ne avrebbe desunto che la ragazza lavorava al bar per lo più la sera dopo cena, e quindi la probabilità che si appartassero in campagna nottetempo era piuttosto bassa. Ma la completa casualità nella scelta della coppia lascia pure qualche interrogativo, osservando i sei duplici omicidi che si sono susseguiti negli anni (escludendo il delitto del 1983 che ha coinvolto due uomini): l’assassino ha infatti sempre colpito una coppia di giovani fidanzati: mai una coppia con relazione extraconiugale, mai una coppia alle prime frequentazioni, mai una coppia sposata presa da improvvisa passione, mai una coppia occasionale, mai una coppia con figli (ad eccezione del 1985, ma in questo caso i figli non erano della coppia, ma di Nadine Mauriot), mai una prostituta con un cliente. E si sa, quando le circostanze si fanno ripetitive, la casualità si manifesta con minore probabilità. D’altro canto Pia e Claudio erano probabilmente soliti appartarsi alla Boschetta, e questo è dimostrato dal fatto che Claudio raggiunge la piazzola invertendo la marcia all’inizio del percorso (da cui non si vede la parte terminale, e quindi se fosse stata la prima volta che si fossero appartati lì sarebbe probabilmente entrato a muso avanti) e anche dalle ricerche condotte dall’amico Piero Becherini, che va a scovarli proprio in quel posto. Certo, è anche possibile che il maniaco si nascondesse fra le fronde tutte le sere nella speranza che prima o poi proprio Claudio e Pia arrivassero, ma la probabilità di tornare a casa con le pive nel sacco era piuttosto elevata. Tutte le sere poi si fa per dire, perché come detto per lo più colpiva nei giorni prefestivi, durante il periodo caldo e con fasi lunari prossime al novilunio (nessuno dei delitti si è verificato in una notte di novilunio, seppur con scostamenti di pochi giorni, da 1 fino a un massimo di 7/8 nel caso del delitto del 1985) per cui l’attesa poteva risultare probabilmente vana. Senza considerare che una persona che con regolarità si reca nello stesso luogo alla stessa ora, con il tempo rischia di dare nell’occhio. Si può ipotizzare anche un mostro “in perlustrazione”, che percorra cioè in auto strade e stradine di campagna, nelle ore serali, per avvistare coppiette che si appartino, grazie al balenare dei fari nelle varie piazzole o all’accendersi della plafoniera nel buio della campagna. Alcuni delitti del mostro, soprattutto quello di Baccaiano del giugno 1982, farebbero pensare proprio che questa fosse la sua tattica o almeno una delle sue tattiche. Come detto precedentemente, a fari spenti la Panda di Claudio sarebbe stata invisibile nella notte per chi si fosse trovato a percorrere la strada provinciale, ma durante la manovra a marcia indietro o nei momenti in cui la plafoniera era accesa, la si sarebbe scorta benissimo. Sempre dall’esame del delitto di Baccaiano, in cui Paolo Mainardi fu completamente sorpreso dall’assassino, ci si chiede come abbia potuto il mostro avvicinarsi all’auto del Mainardi facendosi luce con una torcia o qualcosa di simile senza che il Mainardi se ne fosse minimamente accorto. Pertanto diventa molto plausibile lo scenario secondo cui il mostro attendeva l’accendersi della plafoniera all’interno dell’auto. In quel modo lui da fuori vedeva benissimo ciò che accadeva dentro, mentre i ragazzi, da dentro, non vedevano nulla di quanto poteva accadere nell’oscurità che avvolgeva la loro auto. Si tratta di un’ipotesi da non sottovalutare, perché i ragazzi furono uccisi proprio mentre si stavano spogliando, un momento nel quale è plausibile che tengano la plafoniera accesa per vedere come sistemare al meglio i sedili (la Panda era molto versatile da quel punto di vista) e dopo riporre gli abiti. Va infine ricordato che, per quanto non dimostri niente, l’ipotesi che il maniaco anticipasse le vittime è sostenuta anche dal profilo stilato dall’FBI di Quantico, secondo cui “l'aggressore precedeva le sue vittime sulla scena del delitto allo scopo di acquisire una posizione di vantaggio per osservare ed udire le vittime”. Analizziamo ora la seconda ipotesi, quella secondo cui il mostro individua la coppia e la segue. A giudicare dal momento in cui l’assale (pochi minuti dopo il loro arrivo) c’è da pensare che li abbia seguiti fin da Vicchio, colpendoli entro 10-15 minuti da quando avevano posteggiato l’auto. Questo potrebbe significare che ha osservato i movimenti dei ragazzi – o anche solo quelli di Pia visto che Claudio si è trattenuto a casa sino al momento in cui si sono recati alla Boschetta – fin da Vicchio. Poteva dunque essersi appostato nei pressi dell’abitazione di Claudio o di Pia, oppure nelle vicinanze del bar dove la ragazza lavorava, a due passi dalla stazione ferroviaria di Vicchio. Personalmente tenderei a valutare meno probabile l’ipotesi che potesse attenderli nei pressi delle abitazioni, per motivi prettamente logistici: la strada su cui si affacciava l’abitazione di Pia, Via Carducci, è stretta e – oggi – a senso unico in direzione della strada statale. Era dunque rischioso fermare l’auto proprio nei pressi dell’abitazione, perché lo spazio è piuttosto limitato e perché uno sconosciuto sarebbe stato quasi sicuramente notato, mentre non si rilevano segnalazioni in tal senso. Altrettanto vale per l’abitazione di Claudio, perché si trovava a due passi da Piazza Giotto, la piazza centrale del paese dove ragazzi e amici si ritrovavano. Tutte persone che probabilmente conoscevano Pia e Claudio, vuoi per il ristretto numero di ragazzi residenti a Vicchio, vuoi anche perché il negozio presso cui lavorava il ragazzo è proprio accanto al bar. Era perciò altrettanto rischioso per un estraneo (sempre che di estraneo si trattasse) aspettare nei pressi della piazza senza dare nell’occhio. Dunque concluderei, seguendo esclusivamente un personale ragionamento logico, che il posto più conveniente per osservare i movimenti di Pia potesse essere nei pressi del bar della stazione. Era evidentemente più facile confondersi fra le persone che gravitano intorno a un bar posto lungo la strada principale di tutto il Mugello e a due passi da una fermata ferroviaria dove vacanzieri del finesettimana rientravano dalla Riviera o dalla Versilia, agevolmente raggiungibili con quel treno. Va tuttavia precisato che attendere che Pia uscisse dal bar non significava automaticamente che si sarebbe appartata con Claudio (cosa invece più probabile se avesse aspettato il momento in cui lasciavano le rispettive abitazioni), ma comportava il doversi spostare in altro luogo in attesa che i ragazzi uscissero insieme a bordo della Fiat Panda. Oppure recarsi direttamente alla Boschetta sperando che sopraggiungessero, come vedremo nella terza ipotesi. Questo castello di ipotesi ruota intorno al fatto che, laddove avesse individuato quella coppia, ne conoscesse un minimo le abitudini. Dunque il maniaco potrebbe aver notato Pia che usciva dal bar, essersi spostato in un altro posto non troppo centrale (es. nei pressi di Ponte a Vicchio) e poi aver atteso che la Panda sfilasse per poterla seguire con qualche attimo di ritardo, senza comparire negli specchietti retrovisori. Oppure qualcuno del luogo, che, vedendo Pia uscire, abbia comunicato al maniaco “i ragazzi stanno andando alla Boschetta”, ma questo, come dicevamo, nel 1984 comportava che ‘osservatore’ e maniaco si trovassero entrambi nei pressi di un apparecchio telefonico. L’ipotesi che seguisse Pia e Claudio fin sul luogo dell’aggressione chiama in causa anche il luogo dove possa aver parcheggiato l’auto. Se si considera che fra l’arrivo dei ragazzi e l’assalto del maniaco sono probabilmente trascorsi pochi minuti, viene da pensare che si trattasse di un posto abbastanza vicino alla piazzola. Probabilmente il luogo più sicuro e meno visibile era la stradina sterrata che dalla S.P. ‘Sagginalese’ scende alla Sieve, che può essere raggiunto senza essere visti dal luogo dell’aggressione e permette di nascondere opportunamente un’auto. Vanno tuttavia valutate le ipotesi che avesse fermato l’auto a ridosso della Panda di Claudio (illuminando la zona con i fari) e che avesse posteggiato nella prima piazzola che si incontra alla Boschetta, percorrendo l’ultimo tratto a piedi. La prima ipotesi mi sembra la meno verosimile, perché è abbastanza probabile che i ragazzi siano stati colti di sorpresa, e di sicuro un’auto che si ferma di fronte alla loro (dalla quale scende qualcuno che si avvicina) annulla il fattore sorpresa. Meno inverosimile invece quella che il mezzo fosse fermo nella prima piazzola: tuttavia, al confronto con la stradina che scende alla Sieve, quello è un posto ben più visibile dalla strada. Pertanto potrebbe esser stato rischioso fermare l’auto lì, perché se qualcuno fosse passato mentre il maniaco stava operando (com’è effettivamente successo con il testimone che ha udito gli spari) avrebbe potuto riconoscere il modello d’auto, con il rischio di essere successivamente individuata. Per questa serie di ragioni, a mio parere, l’auto del maniaco era ferma nella stradina sterrata che conduce al guado della Sieve. Il tutto ipotizzando che si spostasse in automobile, perché, se l’avesse fatto con un ciclomotore, qualsiasi posto sarebbe stato buono. C’è tuttavia una terza ipotesi – amalgama delle precedenti - che personalmente mi appare la più convincente, seppur non supportata da alcun riscontro oggettivo. E cioè che il maniaco, scelta la coppia e osservati i movimenti di Pia, l’abbia effettivamente preceduta sul luogo dell’aggressione, rimpiattandosi nella vegetazione prima che sopraggiungessero. Sostanzialmente, una volta notato che la ragazza aveva lasciato il bar, potrebbe essersi recato alla Boschetta sperando nell’arrivo della Fiat Panda celeste che sapeva essere di Claudio e della quale poteva eventualmente conoscere la targa. Potrebbe aver parcheggiato il mezzo nella stradina che scende alla Sieve e poi essersi nascosto fra le fronde che circondavano la piazzola, in un punto che gli permettesse di osservare l’interno dell’auto: o sulla collinetta a destra, in modo da osservare dall’alto la coppia, oppure al margine del campo di erba medica, nei pressi del punto in cui trascinerà in seguito la ragazza. Personalmente propendo per la seconda ipotesi, perché la collinetta a destra permetteva sì di posizionarsi più in alto rispetto al piano stradale, ma forse troppo in alto per osservare i movimenti all’interno dell’auto, nascosti dal ‘tetto’ della Panda. Infatti, se si osserva la foto precedente, si vedrà che la vegetazione alla base della collinetta è piuttosto bassa, e quindi probabilmente non sufficiente a nascondere un corpo. Non solo, scendendo dalla collinetta avrebbe avuto un tratto più lungo da percorrere (dovendo anche aggirare l’auto) e avrebbe fatto più rumore avvicinandosi ai ragazzi, riducendo l’effetto sorpresa. Peraltro la Panda ha raggiunto la piazzola in retromarcia, illuminando la strada con la fioca luce posteriore, che permette a malapena di vedere dove si va: paradossalmente se vi fosse arrivato a marcia avanti, magari con i fari abbaglianti accesi, il maniaco avrebbe maggiormente rischiato di essere visto. A quest’ultima ipotesi potrebbe eventualmente legarsi il presunto rinvenimento – a Badia a Bovino, a circa 3 Km di distanza dal luogo del delitto, dove Pacciani aveva in affitto una colonica negli anni ‘70 - da parte di Flavio Graziano di un tubicino di metallo che conteneva un foglietto con la scritta “Coppia Vic. FI D35067” (in cui FI D35067 è la targa della Panda di Claudio), scritto con calligrafia potrebbe essere quella di Pietro Pacciani, aprendo anche all’ipotesi che fosse quest’ultimo a individuare le coppie da colpire o da suggerire al materiale esecutore. Questa circostanza – sulla quale personalmente rimango scettico - resta comunque assai fumosa e controversa (tanto che nel 2003 il PM Canessa chiese il rinvio a giudizio per frode processuale e favoreggiamento per Giovanni Spinoso – cognato di Pia – in concorso proprio con Flavio Graziano, conclusosi con l’assoluzione) e non è chiaro se il foglietto sia originale o scritto successivamente.
In ogni caso Pia e Claudio hanno probabilmente lasciato Piazza Giotto a bordo della Fiat Panda celeste, percorrendo dapprima Corso del Popolo, proseguendo per Via Carducci e passando di fronte alla villa in cui abitava Pia, per poi scendere sino alla S.S. 551 ‘Traversa del Mugello’, imboccarla a sinistra e raggiungere il passaggio a livello, scavalcarlo, proseguire a fianco del campeggio e oltrepassare la Sieve a Ponte a Vicchio, dopo il quale hanno svoltato a sinistra e percorso la S.P. ‘Sagginalese’ sino alla Boschetta. Circa 4,5 Km in tutto, dieci minuti d’auto.
Segue...

2 commenti:

Enrico Santucci ha detto...

Una banale considerazione Ma se si prende per buona la teoria che il mostro/i seguissero le vittime Ma possibile che tutte queste coppie andando ad appartarsi in spazi ristretti e bui di notte non abbiano avuto il che minimo sentore che qualcuno li seguiva? I fari dell'auto, il rumore della stessa autovettura in marcia.?? In aperta campagna c'è silenzio non sei in città si sente il che minimo rumore Anche l'apertura di una portiera seppur aprendola con la dovuta cautela si percepisce Ma dalla dinamica di tutti gli omicidi non sembra che ci sia stata segnalata un'allerta da parte delle vittime

Enrico Santucci ha detto...

li seguisse chiedo venia

 
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