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venerdì 3 febbraio 2012

Extras 1 - 29 luglio 1984 - La Boschetta di Vicchio - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

29 LUGLIO 1984
Alle 9:00 del mattino di domenica 29 Luglio 1984 Pia Rontini prende servizio al bar della stazione di Vicchio, in Via Beato Angelico. Solitamente lavora solo fra le 19:00 e le 1:00, ma in quell’occasione sostituisce un collega e vi si reca anche al mattino, poco dopo le 9:00 (secondo alcune fonti intorno alle 9:10, secondo altre alle 9:30). Smonta alle ore 12:00, con la prospettiva di rientrare alle 17:00 e terminare a tarda notte. Nemmeno sua madre sembra conoscere l’orario di rientro, tant’è che in una deposizione processuale riferisce “non sapevo a che ora sarebbe tornata perché mancava questo collega, invece alle 8:05 - 8:10 era a casa”, usando la parola ‘invece’ che fa pensare ipotizzasse un rientro più tardo. Intorno alle 13:00 Pia colloquia con la signora Luciana, alla quale racconta di aver acquistato un costume da bagno giacché due giorni dopo si sarebbe recata al mare sulla riviera romagnola. Torna a casa, pranza con i genitori e con lo zio Piero Manetti, sbriga alcune faccende assieme alla madre ed esce intorno alle 16:00 circa per recarsi da Claudio. Prima di uscire il padre le chiede se può portargli una birra fresca, e lei lo accontenta, rincasando pochi minuti più tardi in compagnia del fidanzato e con la bibita (arriva probabilmente a piedi in Piazza Giotto, incontra Claudio, compra da bere al bar ‘Stellini’ e torna a casa). Dopodiché i due ragazzi escono nuovamente intorno alle 16:10. A questo punto si inserisce la testimonianza del Sig. Bardazzi, meglio specificata di seguito, che sostiene di aver visto Pia e Claudio presso il proprio esercizio (una tavola calda in Loc. La Torre, fra Borgo San Lorenzo e San Piero a Sieve, a 10 km da Vicchio) intorno alle 16:45. Alle 16:50 Pia rientra in casa e si cambia l’abito, preparandosi per recarsi a lavoro. Poco dopo viene accompagnata in auto al bar dai genitori e dallo zio, che si trattengono ancora qualche minuto per prendere un caffè, mentre Pia ha già preso servizio. Dopodiché la salutano e il padre accompagna la moglie a casa, per poi partire alla volta di Livorno dove accompagna il cognato Piero Manetti. Pia rimane a lavoro fino alle 20:20 circa, quando viene anticipatamente congedata dal proprietario che non ha bisogno di lei per la serata. [Questo dettaglio è da considerarsi assai importante, perché contrasta con l’ipotesi di un delitto premeditato e architettato per essere eseguito proprio quel giorno, attribuendogli un contorno di maggiore casualità. Va tuttavia specificato che, secondo altre testimonianze, Pia aveva cambiato turno scegliendo quello del pomeriggio per cenare con Claudio, ma questa ipotesi non trova molti riscontri. E’ un’ipotesi che potrebbe tuttavia essere collegata alle parole di tale Manuela Bazzi, collega di lavoro di Pia, che riferì “non sono stata io a chiedere a Pia Rontini di scambiarmi il turno di lavoro ma è stata la Pia Rontini che ha chiesto a me di fargli il turno serale in modo che lei fosse libera il pomeriggio”]. Sempre intorno alle 20:20 la madre Winnie, “visto che la Pia non tornava da lavorare” (come dichiarerà il 6 Agosto 1984 alle forze dell’ordine), decide di cenare: la ragazza rientra invece pochi minuti più tardi, verso le 20:30, giusto il tempo di raggiungere l’abitazione a piedi. Dalle parole di Winnie Rontini verrebbe da pensare che attendesse il ritorno della figlia per l’ora della cena, mentre in tribunale, come già detto, aveva usato espressioni che farebbero pensare ipotizzasse un rientro più tardo. Inoltre, sempre durante la deposizione processuale, a 10 anni di distanza, parla di rientro intorno alle 20:05-20:10, mentre in un’intervista al giornale La Città del 1’ Agosto 1984 aveva parlato delle 20:30, confermando tale orario anche nella deposizione alle forze dell’ordine del 6 Agosto 1984). La ragazza, forse stanca della lunga giornata di lavoro (pare che avesse lavorato molto anche nei giorni precedenti), non sembra intenzionata a uscire: nonostante ciò, su insistenza della madre, intorno alle 21:10 si avvia a piedi e raggiunge l’abitazione di Claudio, che dista poche centinaia di metri, percorsi probabilmente in meno di cinque minuti. Qui, secondo alcune testimonianze, incrocia un fratello di Claudio, Sauro, che sta uscendo da casa lasciando Claudio solo: non sono, infatti, presenti né la madre né l’altro fratello Luca, rispettivamente a Cesena da alcuni parenti e al mare con gli amici. Da questo momento non ci sono più testimonianze sui movimenti dei ragazzi sino al loro rinvenimento. A questo punto ci sarebbe da domandarsi per quale motivo Pia e Claudio, soli in casa, decidano di uscire per amoreggiare in macchina pur avendo l’abitazione a loro completa disposizione per farlo. Sembra tuttavia che la madre di Claudio, Romana, avesse parlato di un suo rientro nel dopocena, quindi forse temono di essere sorpresi dal suo improvviso ritorno e decidono di uscire. Ciò che è certo è che lasciano l’abitazione probabilmente intorno alle 21:20, salutano forse gli amici al Bar “Stellini” di Piazza Giotto e si dirigono verso La Boschetta - che dista circa 4,5 km – dove arrivano pressappoco dopo dieci minuti d’auto. Alle 21:30 circa entrano nella strada senza sfondo che conduce a quello che sarà il luogo dell’aggressione: la Fiat Panda 30 di Claudio abbocca la strada sterrata, fa presumibilmente manovra nello spiazzato immediatamente prossimo alla S.P. ‘Sagginalese’, e percorre gli ultimi 30-40 metri a retromarcia, sino a fermarsi a ridosso della vegetazione, dove la stradina termina. L’auto, a causa della vegetazione, è scarsamente visibile per chi proviene da Dicomano e completamente invisibile – perché coperta dalla collina – per chi arriva da Vicchio. Tuttavia, già dalle ore 21:25 la zona è immersa nella più completa oscurità, per cui se non avesse avuto nessuna luce accesa, l’auto sarebbe stata completamente invisibile anche a chi fosse provenuto da Dicomano. Intorno alle 21:45 un testimone che sta percorrendo in auto la S.P. ‘Sagginalese’ ode cinque colpi di arma da fuoco, che riconosce senza ombra di dubbio perché esperto cacciatore. Tale testimonianza è avvalorata anche dalle parole di un'altra persona che, da posizione differente (sembra si trattasse di un contadino che stava lavorando il campo sul lato opposto del fiume Sieve, a bordo di un trattore), conferma di aver udito gli spari intorno alle 21:45. Ed è anche questo l’orario al quale, secondo le perizie mediche, potrebbe essersi effettivamente consumato il delitto. Intorno alle 23:00 la madre di Claudio rincasa, notando che la Fiat Panda del figlio non è parcheggiata in P.zza Giotto, dove abitualmente rimane: attende sino alle 23:30 prima di telefonare a Winnie Rontini, la madre di Pia, alla quale chiede dove si trovino i loro figli, ma nemmeno lei ne è a conoscenza (in un’intervista al quotidiano La Città del 1’ Agosto 1984 Winnie Rontini parla a parti inverse, riferendo di essere uscita intorno alle 23:00 per recarsi in Piazza Giotto con l’intenzione di parlare con la madre di Claudio). Così, dopo mezzanotte, dapprima si reca al bar per cercare informazioni presso gli amici, poi intorno alle 00:45 denuncia ai Carabinieri la scomparsa dei ragazzi e sveglia Piero Becherini, amico di Claudio ed elettricista collaboratore del loro esercizio di elettrodomestici, il quale inizia la ricerca con l’aiuto di alcuni amici tra cui Aldemaro Stellini, sino a rinvenirli in Loc. La Boschetta intorno alle 3:30 del mattino. Secondo altre testimonianze, invece, la presenza dei cadaveri sarebbe stata segnalata con una telefonata anonima ricevuta dalle forze dell’ordine a notte fonda: tale circostanza, se vera, aprirebbe all’ipotesi che possa esser stato lo stesso omicida a effettuare la segnalazione. Un’altra eventuale persona che avesse potuto recarsi sul posto, infatti, non avrebbe visto potuto vedere i cadaveri se non scendendo dall’auto, perché Claudio era steso sul pianale posteriore e Pia, provenendo dalla strada sterrata, era nascosta dalla vegetazione. E c’è da immaginare che un’eventuale altra coppia sopraggiunta con l’intento di appartarsi avrebbe fatto manovra e abbandonato il luogo nel momento in cui si fosse accorta che era ‘occupato’. Secondo altre fonti sembra invece che una telefonata anonima abbia raggiunto la Caserma dei Carabinieri di Borgo San Lorenzo intorno alle 3:45 del mattino, avvisando della presenza dei cadaveri in Loc. La Boschetta con un’espressione del tipo “venite subito in Vicchio in Loc. La Boschetta, si son trovati due ragazzi morti!”. Tale espressione lessicale resta tuttavia equivoca, perché la parola “venite” farebbe pensare che il chiamante si trovasse sul posto (altrimenti avrebbe detto “andate”), circostanza piuttosto improbabile perché, ad eccezione di una ricetrasmittente, nel 1984 non era possibile comunicare dal luogo del delitto, e la telefonata sarebbe stato possibile effettuarla solo da un apparecchio fisso. Secondo altre versioni ai Carabinieri di Borgo San Lorenzo sarebbe stato segnalato un incidente stradale avvenuto in Loc. La Boschetta, che secondo il chiamante – che si qualifica come tal Farina, fornaio della zona – avrebbe coinvolto un autocarro. Dalle indagini, tuttavia, non risulterà esser presente alcun fornaio di nome Farina. Intorno alle 4:10 il luogo è raggiunto dal Comandante della Stazione dei Carabinieri di Vicchio, cui si aggiunge il Comandante dei Carabinieri di Pontassieve alle 4:20 e il Magistrato Paolo Canessa alle 5:00 circa, che fa delimitare la zona del delitto. 

LA TESTIMONIANZA DI BALDO BARDAZZI
Baldo Bardazzi è il gestore pressoché trentenne di una tavola calda situata in Loc. La Torre, a due chilometri da Borgo San Lorenzo in direzione San Piero a Sieve, lungo la S.S. 551 ‘Traversa del Mugello’, nei pressi della zona industriale. Il locale dista poco più di 10 Km da Vicchio, percorribili in circa 15 minuti d’auto.
Nel pomeriggio del 29 Luglio, intorno alle 16:45, Baldo Bardazzi vede all’interno del proprio locale due ragazzi che successivamente riconoscerà con certezza come Pia e Claudio, i quali ordinano due panini (uno con arista e funghetti, l’altro con le cozze), una birra e una cocacola, consumandoli all’interno del locale. Nel frattempo, pochi minuti dopo l’arrivo dei ragazzi, un avventore mai visto prima entra e ordina una birra, sedendosi ai tavolini esterni e osservando insistentemente la coppia. Bardazzi descriverà l’avventore come una persona alta 175 cm, robusto, la faccia piena e i capelli rossicci rasati, leggermente stempiato con la fronte ampia e un grosso anello al dito medio. Stante l’assenza di corse della corriera in quell’orario, supporrà che l’uomo potesse essere arrivato in auto, parcheggiandola lateralmente rispetto al locale giacché non se ne va con nessuna delle auto situate di fronte, nonostante la disponibilità di spazio che ha permesso anche a Claudio di accostarvi la propria auto. La descrive come una persona di 45-50 anni, distinta, sola e ben vestita (con la cravatta), tanto da instillargli il sospetto che potesse trattarsi di un finanziere in borghese che osservava l’interno del bar per verificare che venissero regolarmente emessi gli scontrini e raccomandare al padre e alla sorella impegnati dietro al banco di emetterli. Tale persona, che Bardazzi osserva con attenzione proprio per questa ragione, ordina una birra e va a sedersi: la sorseggia lentamente, almeno finché non vede i ragazzi alzarsi per pagare il conto alla cassa. Poi la beve tutta d’un fiato e riporta il calice al banco, rivolgendo loro uno sguardo intenso, truce e cattivo nell’attimo in cui li incrocia. All’interno del locale lavorano Baldo Bardazzi, sua nipote, sua sorella e suo padre. Baldo parlerà di questo evento solo con il padre, tanto che sorella e nipote, impegnate a fare altro, nemmeno si accorgeranno di tale dinamica. Il giorno seguente, vedendo le foto della coppia uccisa sul giornale, Bardazzi collegherà l’omicidio a quanto accaduto il giorno precedente, e si presenterà spontaneamente dai carabinieri. Le forze dell’ordine chiederanno a Bardazzi di partecipare ai funerali delle vittime, con la speranza di intravedere fra la folla l’avventore distinto che ha insistentemente osservato i ragazzi, ma il gestore della tavola calda non lo riconoscerà fra la marea umana che partecipa alle esequie. Di Baldo Bardazzi vanno apprezzati l’onestà, la dedizione e la completa disponibilità messa a disposizione nel portare la propria testimonianza, nella speranza di contribuire alle indagini. Le sue dichiarazioni, rese tre giorni dopo i fatti e durante i vari dibattimenti processuali, non sono mai state contraddittorie, anche se, con il passare del tempo, sono diventate comprensibilmente più vaghe e imprecise.
In data 1 Agosto 1984 fa mettere a verbale che i due ragazzi, giunti a bordo di una Fiat Panda chiara, entrarono nel locale intorno alle 16:45 e vi si trattennero per una mezzora. Il riconoscimento avvenne sulla base delle foto pubblicate sul giornale del giorno seguente al delitto, che Bardazzi associò ai due ragazzi entrati nel suo locale il giorno precedente. In seguito, durante il dibattimento del Luglio 1994, dieci anni esatti dopo il delitto, Bardazzi disse che i due ragazzi entrarono nel locale “nel primo pomeriggio, verso le quattro, le tre…” e vi rimasero “una decina di minuti”, pur mantenendo un ampio margine d’incertezza sugli orari, giustificato dalla notevole distanza temporale trascorsa dall’accadimento dei fatti. Inoltre, nonostante fosse residente in Mugello, Bardazzi mostra scarsa conoscenza delle distanze, parlando di “4-5 km fra Borgo e Vicchio” (in realtà sono sette) e di 1,5 km fra Borgo e il locale (distanza questa giusta). A quei 1,5 Km vanno assommati quelli della lunghezza dell’abitato di Borgo San Lorenzo (circa 2 Km) e quelli per raggiungere Vicchio (circa 7 Km) per un totale di poco più di 10 Km, che è la distanza effettiva che separa Loc. La Torre da Piazza Giotto a Vicchio, percorribile in circa 15 minuti di auto. Il percorso da P.zza Giotto alla Tavola Calda di Baldo Bardazzi, lungo poco più di 10 Km In merito agli orari si esprimono anche i genitori di Pia, che sostengono che la ragazza abbia lasciato Vicchio intorno alle 16:10 per farvi ritorno vero le 16:50, momento in cui l’hanno accompagnata al bar per prendere servizio. Ciò che maggiormente contrasta fra le parole di Baldo Bardazzi (che nell’immediato sostiene che i ragazzi fossero entrati nel locale intorno alle 16:45 e vi fossero rimasti per una mezzora) e quelle della famiglia Rontini (che sostiene che Pia sia rientrata a casa intorno alle 16:50 per poi essere accompagnata al bar per le 17:00) è proprio lo scostamento temporale. Infatti, andando a ritroso dalle dichiarazioni dei Rontini, se i ragazzi fossero rientrati a Vicchio alle 16:50 significa che sarebbero partiti da La Torre alle 16:35. Nel caso in cui si fossero trattenuti nel locale una mezzora, vi sarebbero entrati alle 16:05, partendo da Vicchio alle 15:50, mentre Winnie Rontini sostiene che
sino alle 16:10 Pia fosse ancora in casa. Di conseguenza, prendendo per buone le parole dei Rontini, Pia e Claudio sarebbero rimasti nel locale 10 minuti fra le 16:25 e le 16:35, mentre stando alle parole di Bardazzi Pia sarebbe rientrata a Vicchio alle 17:30, ben mezzora più tardi rispetto al momento in cui avrebbe dovuto prendere servizio al bar. Un’altra perplessità riguarda proprio la destinazione, perché pare apparentemente illogico che Pia e Claudio, avendo a disposizione poco più di 40 minuti, abbiano deciso di recarsi oltre Borgo San Lorenzo, con la prospettiva di trascorrerne 30 in auto, per raggiungere un anonimo locale situato ai margini di una zona industriale lungo la strada statale. Ma si sa, a vent’anni certe piccole follie sono quasi un vanto. D’altro canto, se la persona distinta notata da Bardazzi fosse stata il maniaco significherebbe che
aveva osservato i ragazzi fin da Vicchio (sarebbe stata una circostanza a dir poco incredibile quella di giungere casualmente nello stesso locale pochi minuti dopo il loro arrivo!), per poi farvi ritorno seguendoli, temporeggiando fino a sera nella speranza che si appartassero. E anche questa ipotesi non appare completamente lineare. Per contro va detto che la descrizione resa da Bardazzi si avvicina ad altre fornite in occasione dei delitti, e assomiglia anche ad alcuni degli identikit prodotti. Non solo, come anche confermato dalle dichiarazioni del Comandante dei Carabinieri di Borgo San Lorenzo del 2 maggio 1994, sembra che un uomo del tutto somigliante a quello descritto da Bardazzi avesse importunato due colleghe di Pia nei giorni precedenti al delitto. Le due colleghe hanno entrambe verbalizzato le loro dichiarazioni in data 3 Agosto 1984: una racconta di averlo visto il 22 luglio 1984 (domenica precedente al delitto) alle ore 17:00, mentre era a lavoro in compagnia di Pia, e lo descrive come “un signore alto circa m. 1,75, abbastanza robusto, viso rotondo di colorito roseo, capelli lisci con un ciuffo che lo mandava sul lato sinistro, forse leggermente stempiato, i capelli erano di colore biondo chiaro, età apparente di circa 45 anni”. Riferisce inoltre che questa persona, per lei sconosciuta, si era avvicinata al banco chiedendo dapprima “quante siete a lavorare?”, per poi domandare maggiori informazioni circa “una signora molto mora e un’altra moretta”, che vengono individuate nella proprietaria e in una signora di Dicomano [paese limitrofo a Vicchio, ndr]. La stessa collega precisa tuttavia che “Della Pia non mi chiese assolutamente nulla”. L’altra invece testimonia di averlo visto due volte in data 28 Luglio (giorno precedente al delitto) e lo descrive come una persona “alta 1,80, molto robusta, viso rotondo, colorito rosso accentuato, labbra carnose, senza barba né baffi, capelli corti, stempiato, di colore biondo sul rossiccio, occhi […] marrone chiaro”.
C’è infine un’ultima testimonianza, anche questa resa i primi giorni di Agosto 1984, in cui una signora dichiara di aver visto una persona dalle caratteristiche fisiche simili alle altre descrizioni L’identikit reso da Baldo Bardazzi aggirarsi nei pressi della Boschetta osservando le donne che prendevano il sole. E’ probabile tuttavia che queste donzelle non cercassero di abbronzarsi nella piazzola del delitto, quanto piuttosto lungo l’argine del fiume Sieve immediatamente prossimo. Lo stesso Bardazzi, in sede di deposizione processuale nel 1994, sostiene che sia stato stilato un identikit sulla base delle sue dichiarazioni, reso pubblico solo molti anni dopo.
Va inoltre aggiunto che nel lasso di tempo fra le 16:10 e le 16:50 (orari riferiti da Winnie Rontini) sussiste una sorta di “buco” nell’attività della Pia e Claudio, con nessuna testimonianza che parli di una loro presenza da qualche parte se non quella di Baldo Bardazzi. A questo va aggiunto che, nonostante l’eco mediatico della testimonianza del gestore della tavola calda, nessuno si è mai costituito dicendo “ero io che sorseggiavo una birra quel pomeriggio in quel locale a La Torre”. Questo forse per timore di una possibile indagine approfondita che avrebbe atteso l’eventuale avventore che si fosse fatto avanti, o forse perché davvero quella persona aveva a che fare con le truci vicende del Mostro di Firenze. Oppure si poteva trattare di uno stalker (altro soggetto per niente interessato a raccontare della propria presenza nel locale di Bardazzi) che, pur importunando Pia e le sue colleghe, non aveva niente a che fare con il maniaco. Va infine precisato che le parole di Baldo Bardazzi divergono parzialmente da quelle di suo padre, che, quasi ottantenne, venne interrogato durante il processo e sostenne che il signore distinto bevve una seconda birra, con calma, e che non fu così lesto ad avvicinarsi alla cassa. Inoltre, pur essendo un dettaglio che non fornisce prova, sembra che Baldo Bardazzi non abbia mai incontrato Renzo Rontini, che, nella sua quasi ossessiva e determinata ricerca della verità ha battuto tutte le piste possibili che potessero portare a far luce sull’omicidio di sua figlia.
Segue...

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