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sabato 11 dicembre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 15

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Avvocato Mazzeo: E veniamo alla valutazione della consistenza intrinseca del racconto del Lotti con riferimento all’episodio di Baccaiano che qui è particolarmente scarno e confuso, qui a mano a mano che si va indietro nel tempo, ricordate la telefonata alla Nicoletti? Adesso mi dicono di parlare dell’83, dell’82, dell’81, quindi a mano a mano che si va indietro nel tempo la consistenza, chiamiamola così, del racconto si va sfarinando, diventa, questa fotografia, sempre più sfocata, sempre meno particolareggiata, se particolari si possono individuare negli altri racconti e abbiamo visto che particolari sono: contraddizioni e compagnia bella, falsità oggettive, a Baccaiano proprio due parole. Il ruolo di Lotti a Baccaiano. Udienza del 27 novembre del ’97, fascicolo 53, notate che sul suo ruolo di palo egli aveva parlato fin dall’11 marzo del ’96 quindi, voglio dire, era un dato acquisito alle conoscenze degli investigatori, per Baccaiano lui dice così: “Mah, io, a qui punto lì non feci nulla, mah, mi chiedevano di sta’ lì fermo”, Lotti, ancora, “Pe’ sta’ lì a guardare se non veniva macchine” pagina 35, poi vedremo. Ancora, 3 dicembre: “Se passava qualche macchina, io sono stato lì, a me un m’hanno detto nulla” ora, l’ha detto quattro o cinque volte che non gli hanno detto nulla, è concepibile, immaginabile che si va a fare una cosa del genere, uno ha un ruolo ben preciso, non gli si dice neanche quello che deve fare? “Gli stavo lì fermo. No, a me un m’hanno detto nulla” e siamo al dibattimento, qui non si può dire che sono versioni reticenti, qui siamo arrivati alla cosiddetta versione finale, l’unica che viene presa in considerazione dal giudice, inammissibilmente violando un precetto normativo positivo che dice di comparare tutte le dichiarazioni, dall’inizio alla fine. Ancora, 5 dicembre, fascicolo 61, pagina 118: “Di sta’ lì mi dicevano, di sta’ lì perché un venisse macchine, che un si fermasse macchine”, gli chiedono: “E se le macchine passavano?” “E che dovevo fare?”. Sentite questa che è… Io gli domando: “E se le macchine passavano?” allora insisto, Baccaiano è un rettilineo largo otto o dieci metri, di largo scorrimento veloce, era una sera d’estate praticamente, con una festa paesana vicino, quindi c’era un grande movimento di macchine, l’abbiamo visto dal numero di testimoni che poi sono venuti eccetera, sentite cosa risponde alla domanda “E se le macchine passavano”: “Eh che doveo fa’? Le vedevano anche loro le macchine, l’è una strada di coso” è vero, qui dice la verità, è una strada di transito intenso, il palo lì non ci sta a fare proprio nulla perché le macchine le vedevano anche loro. Non è che io dovessi andare giù per avvertire loro che erano sulla piazzola, cosa che non ha fatto neanche a Giogoli e a Vicchio tra parentesi, ma qui proprio, vede, qui un po’ di buon senso anche lui nella risposta: “E che dovevo fare? Le vedevano anche loro le macchine, è una strada di coso…” cioè di transito intenso, quindi io lì proprio logicamente non ci stavo a fare niente. Ho apprezzato l’osservazione del Procuratore su questo aspetto, lui dice: va be’ lì poteva non servire ad avvisare il Pacciani per esempio, il Vanni qui è una figura estremamente… Un si sa dov’era, che fa, volatile, una figura volatile. Però Pacciani è quello che spara, spara, addirittura la macchina da un lato attraversa trasversalmente la strada e finisce nella cunetta sul lato opposto e quindi lo sparatore è dimostrato, l’avete visto i medico legali e da sopralluoghi, ha continuato a sparare anche mentre la macchina si muoveva a retromarcia, quindi ha attraversato la strada insieme alla macchina lo sparatore seguendo questi poveretti in questo tentativo fino alla fine. Allora, il palo lì non può servire evidentemente per avvertire nessuno dell’arrivo delle macchine perché come dice lo stesso Lotti le vedevano anche loro, dice il Procuratore: poteva servire però da deterrente nei confronti di automobilisti che si trovassero a passare e vedessero un uomo in mezzo alla strada, in questo caso il Lotti, e quindi, dice: si spaventano e proseguono. Quale miglior deterrente di Pacciani in mezzo alla strada con la pistola in mano visibilissimo da tutti gli automobilisti che andavano e che venivano? E che bisogno c’era di un Lotti in più? Di questo pezzo di carne in più con due occhi, come lo definisce la Ghiribelli? Cioè io Pacciani, stando alla versione del Lotti, comincio a sparare nella piazzola, la macchina si accende, va indietro, ci ha la retromarcia innestata, se non sbaglio, continua a seguirla sopra il manto stradale nell’arco di otto/dieci metri, continua a sparare, la macchina si ferma con le ruote posteriori sospese nella cunetta e io continuo a sparare, se passa un’automobilista che bisogno ha, quale deterrente, di un Lotti? Sono più che sufficiente io come deterrente con tanto di pistola in mano e sto esplodendo dei colpi di pistola. Quindi qui palo, anche a volergli dare un significato di scoraggiare gli automobilisti a fermarsi per dare una mano ma che significa fermarsi per dare una mano? Se io automobilista mi trovo a transitare, questo credo che valga per tutti, in un contesto di questo genere in cui c’è una macchina che si sta muovendo, uno che gli sta sparando intorno ma non c’è mica bisogno del Lotti per indurmi… eh?? A Correre. Magari poi avvertendo come successe, la Polizia e tutto il resto. Quindi qui proprio un palo… ….lo dice anche lui, poi insiste e pagina 118: “Io ero lì perché non si fermassero macchine lì, in questo punto lì” Presidente: “E se passava una macchina della Polizia lei che faceva?”, “Un lo so mica icchè facevo io!”, non lo so, mi dice ero fermo lì, che facevo? E fa la domanda, perché lui ci ha questa abitudine: invece di rispondere rilancia. Fa le domande: icchè facevo? “O non l’ho detto innanzi? Di avvertirli se passava qualche macchina che si fermava!” qui siamo proprio nel caos più completo proprio. Ma è sintomatica quella risposta precedente: “Le vedevano anche loro le macchine, l’è una strada di coso”. I fari della macchina a Baccaiano, i fari della macchina colpiti da pistola, è documentato, è dimostrato, risulta dai sopralluoghi, dalle perizie eccetera, fu sparato ai fari della macchina, lo sparatore nella fase finale di questa sua aggressione colpì, mostrando anche una certa destrezza secondo me balistica, i due fari dell’autovettura, poi la chiuse addirittura a chiave, i suoi intenti sadici non poté sfogarli in quel contesto e in un gesto che io interpreto di rabbia buttò le chiavi oltre la cunetta, sono state ritrovate e quindi sui fari della macchina colpiti da pistola è un dato oggettivo, se io sono Lotti, io sono sulla strada, io sono lì che devo guardare le macchine passare, in sostanza questo faccio: “icchè facevo? Guardavo le macchine che passavano, le vedevano anche loro”, non vedo questa cosa dello sparo ai fari? Dice: “Dove fu sparato?” dice Lotti: “Al vetro della macchina non ai fari”, specifica “non ai fari”, incidente probatorio volume secondo, pagina 4. Ancora Lotti: “Ma i fari della macchina mi parean spenti” pagina 62, udienza del 3 dicembre, fascicolo 57. E poi si innesta in questo contesto di domande sulle luci l’osservazione che riprendo dal Procuratore Generale secondo cui i fari dell’auto delle povere vittime “ma saranno”, il famoso uso del verbo al futuro in senso probabilistico, non “erano acesi”, bho, “saranno stati accesi”, dice, “sennò poteva succedere un incidente” e bhe, certo, come no? Attraversa la macchina, arrivano, giustamente i poveretti si sono preoccupati di tenere i fari della macchina accesi quando l’hanno messa in moto, ancora qui i piedi sembra che si stacchino da terra mentre si commentano queste cose. Piano piano si comincia a volare, come diceva quell’autore: se non c’è uno sforzo costante che un lavoro di uso del buon senso comune si rimane attaccati alle immagini che esercitano comunque, le immagini, già per il fatto che si tratta di delitti, un certo fascino, no? Le immagini da sole, staccate, volatili, così, si la macchina, quello, i fari erano spenti, forse avrà acceso anche le luci per evitare gli incidenti ma la questione di Baccaiano è, probabilmente ha ragione il Procuratore Generale per essersi opposto e poi ha trovato accoglimento questa sua questione, no di essersi opposto, di aver rilevato forse l’inutilità del sopralluogo perché è abbondantemente documentato dalle foto, perché qui non è complicata la situazione dei luoghi: s’è detto è un rettilineo, c’è una cunetta, c’è una piazzolina, la definisce il Lotti, piazzolina! E la definizione vien ripresa anche dal giudice, c’è una piazzolina, ora venendo da Firenze credo sulla sinistra perché davanti poi c’è nel paese, non mi ricordo, si chiama Baccaiano, c’è questa piazzolina sulla sinistra così piccola da consentire la sosta a tutta vista, a tutta vista, di una sola autovettura, non c’è niente da fare, dopo c’è un campo di erba, ci son dei cespugli. Una vettura. Quindi scopo del Lotti di fare il deterrente per evitare che altre macchine si fermassero: inesistente, non sotto il profilo della probabilità, inesistente sotto il profilo della certezza storica. Ancora una volta, qui come a Giogoli, la costruzione accusatoria si scontra contro certezze storiche non contro ragionamenti logico-deduttivi, invece la sentenza che dice? Dice che era assolutamente indispensabile invece il palo a Baccaiano, “si imponeva” pagina 159 della sentenza “si imponeva", "si imponeva quindi la necessità di un palo, cioè di una persona ferma sulla strada in modo da indurre con la sola sua presenza eventuali coppiette in avvicinamento alla zona a proseguire oltre in cerca di altri siti” e io mi son permesso di aggiungere: e così in modo da indurre anche gli automobilisti che fossero transitati a guardare bene in faccia se non a investire il Lotti che sta lì come un palo. Come un palo, non che fa il palo. E a guardarlo bene in faccia, come minimo, durante proprio l’azione del delitto senza contare che bastava la semplice presenza dell’auto sulla piazzolina, visibilissima per chi veniva da una direzione o dall’altra, rettilineo, piazzolina, perché qualche eventuale coppietta desiderosa di intimità e di appartarsi, dice: questo è occupato, andiamo avanti. Molto semplice. Questa è occupata andiamo avanti. Ma secondo la corte e qui addirittura insiste sul ruolo di palo: “nell’osservazione di ordine psicologico sono inutili” verrebbe spontaneo dire: forse insiste perché si rende conto che qui è più debole perché dice, proprio qui dice, proprio a Baccaiano: “il ruolo di Lotti qui è stato essenziale, atteso che senza la sua presenza sulla strada l’azione omicida non sarebbe stata neanche pensabile per i pericoli che essa comportava senza la presenza di un palo”, pagina 173 della sentenza e conclude il giudice, attenzione signori: “Lotti ha quindi fatto carriera nel crimine” mi piace quest’espressione: “ha fatto carriera nel crimine”, va be’ lasciamo perdere l’ironia, ha fatto ma carriera nella Pubblica Amministrazione come bocca della verità!
Segue...

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