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sabato 4 dicembre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 14

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 13 del 21 maggio 1999

Avvocato Mazzeo: Se accendiamo appena il lume della ragione ci rendiamo conto di navigare in un mare procelloso. Doppio movente. Per dare un po’ di coerenza a questo racconto bisogna immaginare il doppio movente ma poi come la spieghiamo la storia del palo? E qui non ci torno troppo sopra perché lo ha già evidenziato il Procuratore, qui, da tutto il racconto, così come io l’ho riportato di pali non se ne vede, proprio non ne esiste nessuno di palo, lui lì non è andato a fare il palo lui è andato a uccidere, guarda caso se lo scopo era quello di tirare di galera un’altra persona quindi era una situazione in cui l’operazione doveva essere condotta in modo assolutamente puntuale, preciso, la pistola viene messa in mano a lui che non aveva sparato prima, insomma qui, ripeto, si naviga, insisto, nell’inverosimile, nell’irrealtà, io vorrei dire, proprio nell’infantilismo, ecco, a questo punto, nell’infantilismo totale. La follia e l’infantilismo sono espansivi cioè se non si fa quel lavoro di buon senso si rischia di rimanere attaccati a delle immagini e di perdere la nostra dignità di persone pensanti. L’unico caso in cui la sentenza riconosce che il Lotti non ha detto il vero, l’unico, è proprio questo, quando dice “non ha detto il vero il Lotti con riferimento all’uso diretto da parte sua della pistola a Giogoli”. E guarda un po’. Perché? Perché, dice la sentenza, non è verosimile, curiosamente secondo questo difensore non è vero funzionalmente alla sentenza. Questo dire “non è vero” proprio lì deve dire il giudice, dopo avervi letto questa premessa che non è vero, solo in quel caso, perché se questa volta gli avesse dato la patente di verità cadeva tutta l’impalcatura, sarebbe caduta tutta l’impalcatura della versione di comodo, alla faccia della versione di comodo! E’ dall’11 marzo del ’96 che va dicendo che ha sparato! Altro che palo! Omicida in prima persona! Quindi siccome si sposa la tesi della versione di comodo, che sappiamo non essere vera perché l’ha sempre detto che faceva il palo, a maggior ragione è incompatibile con la versione di comodo uno che spara agli Scopeti e allora questo è l’unico caso in cui si dice non è vero. Quel “non è vero” è funzionale alla struttura, vorrei dire, all’impalcatura, all’ingegneria di questa sentenza. Perché non ha avuto, il giudice di primo grado, analogo atteggiamento, vorrei dire, psicologico più che logico nei confronti del Lotti di fronte a delle gigantesche inverosimiglianze o falsità? Stavolta gliel’ha detto, non è vero che ha usato la pistola e questo “non è vero” è funzionale, ma per fare un esempio soltanto e che è agli atti di questo giudizio, un brevissimo anticipo sugli Scopeti, Lotti ha sempre dichiarato che lui mentre saliva lo stradello degli Scopeti, intorno alle 11:00 di quella sera, vide il Vanni che col coltello faceva uno squarcio nella tenda, fu mostrata, su istanza di questo difensore, la fotografia che riproduce il piazzale degli Scopeti visto da chi sale lo stradello, con la tenda, c’è proprio la tenda, perché la foto è stata fatta il giorno del sopralluogo subito dopo l’omicidio (subito dopo che è stato scoperto il duplice omicidio n.d.r.) e gli fu messo una penna, una penna così in mano al Lotti: Ecco ora lei cortesemente indica, è agli atti, dove di trovava lei e dove si trovava Vanni mentre squarciava la tenda. Allora lui ha indicato dove era lui, in basso a destra, mentre sale e sapete dove l’ha messo Vanni che squarcia la tenda? Esattamente dalla parte opposta rispetto a dov’era lo squarcio. Anche qui non è questione di inverosimiglianze, di improbabilità, eccetera, lui ha detto una cosa fisicamente, cioè secondo le leggi di natura, contraria a quella che è risultata nella realtà, lo squarcio nella tenda era nella parte posteriore e opposta rispetto a chi sale lo stradello. Lui ha indicato, lui teste oculare, complice, chiamatelo come volete, ha indicato lo squarcio con la penna in mano, nessuno lo ha costretto, era al dibattimento si è svolta questa cosa, esattamente sul lato opposto della tenda. In questo caso il giudice però, di primo grado, è molto meno indulgente, cioè molto più indulgente nei confronti del Lotti perché giustifica questa cosa… dice… come una confusione del momento ancora una volta dovuta al pressante controesame dei difensori che possono averlo fatto confondere, ecco allora non c’è chi non veda questo vertiginoso mutamento di atteggiamento da parte di chi scrive la sentenza. Perché di fronte ad una confessione spontanea d’aver sparato a Giogoli, cosa che nessuno poteva sapere prima, nessuno la poteva sapere, che ha dichiarato lui spontaneamente, gli si dice: non è credibile, perché era un principiante, non si capisce come hanno fatto i colpi ad andare  a segno, eccetera, eccetera e perché di fronte ad evidenze di questo genere si trova l’escamotage della confusione del momento, c’è, no, lo avvertite, due pesi e due misure, assolutamente inconciliabili tra loro, quindi l’unica spiegazione è che non ha detto il vero, secondo il giudice di primo grado quando parlava dei suoi spari a Giogoli, perché lo sparo a Giogoli non si concilia, neanche sulla luna, non dico sulla terra, con la versione di comodo, con l’intento riduttivo del suo ruolo che poi c’è stata la fase intermedia che era solo uno andato lì per costrizione, per i rapporti omosessuali col Pacciani, curiosa anche questa, voglio dire, no? Io ero costretto ad andarci sennò lui diceva in giro che avevamo avuto rapporti sessuali. Ma la costrizione per chi? Il ricatto per chi? Pacciani era un uomo, quello che era lo sappiamo ma insomma sposato, con figli eccetera, questo… nei confronti di chi sarebbe stato più dannoso il risapersi in giro una cosa del genere? Ed è una costrizione sufficiente a portare una persona a partecipare a degli omicidi? Anche qui non c’è chi non veda questa sproporzione di pesi, io son costretto a fare il palo perché sennò vai a dire in giro che sono un omosessuale, confessando te stesso omosessuale! E quello che disturba è che questa sproporzione viene presa in considerazione dal giudice perché, ripeto, a meno che mi aspetto di sentire una spiegazione diversa rispetto a quella che ritengo di avere individuato, perché solo con gli spari si dice che non ha detto il vero.
Segue...

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