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sabato 6 novembre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 10

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Avvocato Mazzeo: E allora torniamo alla Suprema Corte e torniamo ai canoni che devono guidare con umiltà il percorso del magistrato che adopera il buon senso comune e che non intende essere offeso da queste cose, si parlava di questo con riferiemento agli aggiustamenti del racconto, alle modifiche del racconto, perchè è evidente, che i racconti, qui bisogna dire, perchè evidentemente in due anni e mezzo il Lotti ha reso vari racconti, quindi i racconti è umano che presentino, che possano presentare tra loro sfasature, incoerenze e quindi che ci possano essere anche delle contraddizioni, purchè queste contraddizioni non riguardino dati decisivi, dice la Suprema Corte, ma riguardino soltanto dati di contorno, perchè siamo fatti anche noi di cellule, come dire, quindi la memoria umana specie quando si parla di fatti successi 10/15 anni prima, può essere fallace, ma attenzione, qual'è il criterio per guidare il giudicante? Qui parlano della sentenza Sofri-Marino, "la risoluzione del problema è logicamente inappagante, in relazione ai singoli episodi chiave del racconto del Marino è mancato nell'analisi critica dei giudici un momento essenziale del procedimento logico, diretto a stabilire, con riguardo ai singoli contesti, la rilevanza e la significativa relatività delle lacune e delle contraddizioni per saggiare l'attendibilità dell'insieme" e poi dice: " ...e la schiettezza dei successivi adattamenti e delle correzioni, onde stabilire se si trattasse di genuini ripensamenti, espressione di uno sforzo di chiarezza nell'approfondimento mnemonico ovvero" ed è il nostro caso, "dell'adeguamento puro e semplice della propria versione a fronte dell'emergere di contestazioni e di risultanze processuali da far quadrare con essa" allora, questo si è verificato qui, ma non solo in questo caso eh? Ce n'è una miriade, poi ve li dico tutti, non c'è problema, magari tutti no perchè sicuramente anche a me ne sarà sfuggito qualcuno; dico, l'aggiustamento del racconto se è spontaneo se è non provocato da contestazioni o da risultanze processuali insanabilmente in contrasto con il racconto è ammesso evidentemente, perchè fa parte della natura umana non avere la perfezione di una macchina, ma quando questo aggiustamento avviene dopo che ci sono state le contestazioni, dopo che si è fatto presente che il racconto in questo caso contrasta insanabilmente con dati processuali e probatori acquisiti altrove, questo aggiustamento, lungi dall'essere spontaneo, è semmai un'indicazione ben precisa per il magistrato che si tratta appunto di un "adeguamento puro e semplice della propria versione a fronte dell'emergere di contestazioni da far quadrare con essa" e pensate per esempio, ve ne faccio un altro, a Giogoli, quando egli sempre in questo contesto dibattimentale dice, e lo dice per sei volte, poi lo vedremo, dice : "Quando finii definitivamente di sparare tutto" tutti i colpi della pistola, aprì lo sportello, entrò e vide che erano morti e il Procuratore ha fatto la battura finale: "Pensavo che fosse amore e invece era un calesse", allora in quel caso lì, voglio dire, c'è un dato che contrasta oggettivamente con il fatto che due bossoli erano all'interno del furgone e col fatto che gli ultimi due colpi che uccisero il povero Uwe Rusch furono sparati a bruciapelo, praticamente. Quindi lui era lì e l'assassino era lì, in fondo al furgone, esempio di aggiustamento sintomatico, non spontaneo ma provocato da contestazioni o da risultanze processuali opposte, sempre a Giogoli, lui, siamo nel contesto del dicembre dell'87, dice: - No il morto era dalla parte del volante - o -i  morti erano dalla parte del volano -  dalla parte cioè davanti, all'udienza successiva spontanemante, 24 ore dopo e successe anche un pò di confusione, mi ricordo al dibattimento, lui fece una dichiarazione spontanea e qui, "spontaneo" è un pò eufemistico, dice. - Guardate ieri mi sono sbagliato, io volevo dire, no che erano davanti sul volano ma che erano dietro - valutate voi la spontaneità. Lo spolverino, sempre a Vicchio. Alla domanda se a Vicchio il Vanni indossasse uno spolverino Lotti così risponde: "Mha, quella sera mi pare unn'avesse lo spolverino" siamo all'udienza del 27 novembre '97, invece il 28 novembre '97 dice: "Si, Vanni indossava lo spolverino" a distanza di 24 ore prima gli sembra che non ce l'aveva e poi invece il suo racconto diventa preciso perchè lo spolverino, sotto un profilo di verosimiglianza, visto lo scempio che doveva comportare anche in termini di sporcarsi un'operazione di quel genere è abbastanza verosimile che ci sia stato uno spolverino da qualche parte, che qualcuno lo abbia adoperato, allora prima dice mi sembra di no poi dopo 24 ore per qualche divinazione corregge il tiro e dice: - no, no cel'aveva, ce l'aveva! - .Ma veniamo sempre su Vicchio agli episodi decisivi, cioè a dire, dove si misura, dove si valuta la consistenza di un racconto, sotto questi profili che ho detto prima, coerenza, costanza, spontaneità, verosimiglianza, attendibilità, eccetera, eccetera. Si valuta soprattutto con riferimento agli episodi chiave, arriviamo cioè agli episodi omicidiari, lì non ci possono essere errori, gli errori, voglio dire, anche per incompatibilità con le risultanze processuali acqusite possono essere concepito, non so, quando parla delle distanze, anche se la distanza è importante con riferimento al ruolo di palo, ma quando tu mi stai parlando di come sono state uccise queste persone tu non ti puoi più sbagliare. No, guardate signori, è curioso, dico curioso anche qui eufemisticamente, tragico, non c'è uno degli episodi di omicidio riferiti dal Lotti in cui egli abbia saputo dire come furono uccise le vittime, non ce n'è uno, uno! E l'ignoranza su questo lato proprio non scusa, non può scusare, non si può scusare nè con le versioni di comodo che sono sbagliate in fatto e logicamente non si può scusare con niente e non si potrebbe scusare neanche con riferimento a chi ci credesse, voglio dire, perchè, voglio dire, come fu uccisa Pia Rontini, tu che sei lì, che tra l'altro come hai fatto a notare ai smesso quasi di fare il palo, perchè eri proprio sulla piazzola e quindi l'avrai visto come fu uccisa?!? La luce c'era, ci doveva essere, era buio ma insomma se c'eri hai visto, no?

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