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mercoledì 11 novembre 2009

Viaggio a San Casciano - Interviste su L'Unità - 12 febbraio 2004

Il giornalista Saverio Lodato raccolse le interviste che seguono per il quotidiano L'Unità.

Entro nel primo ristorante che mi capita («da Nello»).
Giancarlo Lotti mangiava qua? Il grande accusatore dei compagni di merenda? Seduto proprio a questo tavolo?.
Sì, certo. Mangiava nel nostro ristorante. Lotti in processo è quello che dice di aver sparato. Solo lui, però, l'ha detto. Ma lui - e forse la gente non lo sa - quando lo hanno messo in albergo, aveva
trovato la manna.
In che senso «l'albergo», in che senso «la manna»?».
Nella cava in cui aveva lavorato per tanti anni non lavorava più. L'avevano anche sfrattato di casa. Non sapeva dove andare. Nell'ultimo periodo, si era rifugiato da un prete (Don Fabrizio Poli n.d.r.)che si era preso cura di lui. Non aveva una lira. E lui, che per anni era venuto qui quasi ogni sera, a cena, non lo si vide più... Quelli che mangiavano con lui, li hanno interrogati per quattro volte... Il Vanni è stato a scuola con me. Rimase in seconda elementare, perché non riusciva a andare avanti. Il suo cervello era così... .
Scusi, ma perché mangiavano sempre tutti col Lotti?
Perché se lei viene qui ogni sera, e mangia sempre da solo, dopo due tre volte, qualcuno la inviterà al suo tavolo. Erano tutti soli e mangiavano insieme... Era un' aggregazione di fatto. Anche oggi è ancora così. Manca Giancarlo... ma c'è Giorgio, il falegname, Rosato, il muratore, Gigi, l'amoroso, la famosa cintura nera di karatè...
Interviene un avventore: Da questo, lei capisce che c'è un sotto-strato sociale che è molto particolare, molto disadattato...
Riprende il titolare: Che risate quella volta che Giancarlo, dopo una lite, disse : Bastardo, mannaggia se l'acchiappo lo rompo... E Gastone gli fa : Tu lo rompi? O che tu rompi? O che tu rompi? Quello è cintura nera di karatè. E Giancarlo: Gliela do io la cintura nera, io me lo mangio, altro che cintura nera. Ma quello non era per niente cintura nera, e la burla andò avanti per anni. E Giancarlo non sospettò mai di nulla. (Si ride).
E il Pacciani?
Pacciani qui non si è mai visto, Pacciani l'era del Mugello... . Attimo di gelo.
E il Vanni, l'ultimo ergastolano vivente, con sentenza passata in giudicato?
Oh, bella. Lavorava alle poste, certo che lo si conosceva...
Com'era il Vanni?
Il suo soprannome era «torsolo», l'avanzo di una mela... Veda lei...
Insomma,alla colpevolezza dei compagni di merenda non avete mai creduto?
Assolutamente no. Secondo me, al Giancarlo gliele fecero dire queste cose. Perché lui, quando cominciarono a trattarlo da pentito, si trovò in Paradiso... Ma lo sa che tanti anni fa, il testimone «alfa», il testimone «beta» - come li chiamarono quando spuntarono in processo dopo il Pacciani - insieme a un loro amico, andarono in gita a Rimini? Alloggiarono in una pensione. E appena arrivati mandarono una cartolina a un amico di San Casciano, per poi poter dimostrare che erano davvero stati a Rimini. L'indomani, la titolare della pensione li chiama: «Ragazzi c'avete posta». I tre si guardano in faccia: «No. Non è possibile. Non lo sa mica nessuno che siamo a Rimini... ». Ma lo sa che avevano scritto il nome del destinatario al posto del mittente, e i loro nomi al posto del destinatario? Sicché la cartolina aveva fatto il giro di Rimini. Ed era tornata in pensione. Questi eran loro...
Entro nel primo bar che mi capita («da Luca»).
Ha mai sentito parlare di messe nere?
Sinceramente no. Mi sembran tutte balle.
Dentro la sala di un barbiere (Fabrizio), un avventore si intromette:
Io non credo che bisogna criminalizzare un paese. Pacciani? Una volta l'hanno condannato.
Ma la seconda volta è stato assolto... Come fo a farmi un'idea?.
Un lattaio. (Mario) :
Il paese si è un po' indignato di fronte a codesta esplosione. Hanno fatto anche il nome del farmacista. Ma hanno certezze questi giudici? Non si porta una faccenda così a San Casciano...
I compagni di merenda furono gli esecutori materiali?
Può darsi... Pacciani aveva già assassinato una persona: questo è certo. Questi due ragazzi, invece, erano due mentecatti. Pacciani li aveva subordinati alla sua volontà? Va a sapere. Le messe nere? A me sembrano cose fantascientifiche. E invece potrebbero esser vere anche quelle. Va a sapere
Un antiquario (Giancarlo):
Hanno preso due disperati incapaci di muoversi, incapaci di entrare nella porta di casa per quanto erano ubriaconi... Queste perversioni non si condividono in gruppo.
Chi era il Vanni?
Di poche parole, sempre ubriaco. Ma di un'ubriacatezza simpatica, non molesta. Non c'era bisogno degli inquirenti per farlo confessare...
Eppure tutti hanno retto il segreto per tanto tempo.
Chissà. Forse non avevano niente da rivelare. O che lei confessa se non ha niente da confessare? Vanni, oltre a fare il postino, era un procaccia.
Che vuol dire procaccia?
Che se magari uno aveva bisogno di un pollo, lui te lo portava. Diciamo un factotum. Lotti non lo conoscevo, lo vedevo passare...Per me l'errore di fondo è stato cercare dei colpevoli a tutti i costi. Mi fa specie pensare che, nonostante si siano scomodati psicologi e psichiatri - che tutti hanno concordato nel dire che il mostro era persona di raffinata cultura, addirittura superiore, e che sapesse fare tutto quello che ha fatto - , si prende delle persone come le ho detto. E invece, nonostante ciò, il mostro non ha mai sbagliato un colpo con la pistola che loro non sapevano neanche tenere in mano...
Sa se oggi ci sono colpevolisti nel paese?
All'inizio, per i compagni di merenda, ce n'erano molti di più. Si discuteva fra noi. Oggi sono diventati davvero molto pochi. Con questa storia stiamo invecchiandotutti... .

Sindaco, l'altro giorno ha letto l'intervista dell' avvocato Nino Filastò, difensore di Vanni, a l'Unità? È convinto che il serial killer sia sempre stato un poliziotto, e per questo non sia stato mai trovato...
Guardi che non riuscirà a farmi parlare né di processi né di sentenze. Su questo non la seguo. Voglio solo chiarire che non è giusto mettere a disagio persone che non hanno colpa di nulla. Michele Giuttari, il poliziotto, ha ribadito questo concetto dell'omertà della nostra popolazione... poi ha successivamente precisato che non si riferiva a tutti i cittadini.Io penso che questa definizione di omertà - comunque -sia impropria. Qui siamo di fronte a una patologia diversa. Un
pazzo, o più pazzi, che esercitano questa forma di violenza, non hanno nulla da spartire con la comunità.Se qualcuno sa qualcosa, e non lo dice, non è omertà, è reticenza. Il protagonismo di Giuttari, me lo lasci dire, è eccessivo... Credo che sbattere la gente in prima pagina, in questa fase delle indagini sui mandanti, sia sbagliato: non stiamo parlando di violazione del codice della strada... Queste persone, comunque vada a finire, rimarranno segnate. L'inchiesta deve essere severa. Per questo, romanzare è sbagliato. Ogni intervento inopportuno non credo che aiuti a trovare la verità e la chiarezza. Lotti dormiva in macchina, io e il prete lo aiutammo a trovare una collocazione. Uomo con grandi debolezze nella capacità di intendere e di volere. Era quello che sulla strada del bar veniva schernito da tutti. Persona che poteva anche essere facilmente plagiata. Vanni, era detto «torsolo». E il cognome ne denota la nullità.
Rif.1 - L'Unità - 08 febbraio 2004 pag.15

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