venerdì 12 giugno 2009

Francesco Vinci - Seconda parte

Segue dalla prima parte.
Nel luglio del 1982, dopo il duplice delitto di Baccaiano, il giudice istruttore Tricomi ed i suoi collaboratori ripresero in mano tutta la documentazione relativa al delito del 1968. L'alibi di Francesco Vinci risultò fragile e la fedina penale non proprio cristallina lo posero nuovamente al centro delle indagini; emerse inoltre che nei giorni successivi il delitto di Montespertoli, Francesco Vinci risultasse irrintracciabile. La sua auto, (un Renault 4 ne "La leggenda del Vampa", una Fiat 125 ne "Il mostro di Firenze" di Spezi) il 20 giugno 1982, fu casualmente trovata a Civitella Marittima, in provincia di Grosseto. Francesco Vinci disse d'essere andato a cercare un posto dove trascorrere le vacanze estive con la famiglia, ma durante il viaggio di ritorno l'auto si era guastata ed aveva pensato di nasconderla per evitare che qualche malintenzionato se ne appropriasse. La moglie Vitalia smentì il marito affermando che le vacanze di quell'anno erano state pianificate da tempo e che avrebbero dovuto recarsi vicino a Viareggio. Ulteriore elemento a carico di Francesco Vinci risultò una scatola di Norzetam, trovata nelle immediate vicinanze del luogo del duplice omicidio di Baccaiano, medicinale di cui Francesco Vinci faceva uso. Il 15 agosto 1982, gli agenti della squadra mobile si recarono nei pressi di Firenzuola, sull'Appennino tosco emiliano, presso il podere Ca' Burraccia, dove nell'abitazione di Giovanni Calamosca arrestarono Francesco Vinci per maltrattamenti alla moglie e furto aggravato, si trattava evidentemente di un espediente per tenere sotto controllo Francesco Vinci mentre proseguivano le indagini. Pochi giorni dopo, presso il carcere delle Murate, gli fu consegnata una comunicazione giudiziaria relativa a tutti i duplici omicidi attribuiti al "mostro di firenze". Il suo difensore, l'avvocato Alessandro Traversi, lo sottopose ad una consulenza psichiarica per dimostrare quanto la personalità di Franceso Vinci fosse distante dalla patologia psichica del mostro di Firenze. Il professor Pierluigi Cabras, stimato psicologo fiorentino, ebbe frequenti colloqui con Francesco Vinci che gli confidò di conoscere l'identità del "mostro di Firenze". Nella perizia lo psicologo scrisse: "in condizioni di infermità mentale tali da scemare grandemente nè tantomeno da escludere le sue capacità di intendere e di volere" era "intellettualmente dotato" e non risultava "persona socialmente pericolosa". Francesco Vinci si rifiutò d'essere sottoposto ad elettroencefalogramma: "Io sono disposto a farmi esaminare dal di fuori, ma non voglio essere frugato dentro!"
Durante la detenzione, l'1 ed il 2 ottobre del 1982, era era stato ricoverato presso il centro clinico della casa circondariale di Firenze per uno sciopero della fame che in poche settimane gli aveva fatto perdere una ventina di chili. Era tornato in clinica dal 6 al 10 ottobre per una presunta frattura ad una mano. Il 6 novembre 1982, in carcere, gli fu notificata una comunicazione giudiziaria per gli otto omicidi imputati al "mostro di Firenze". Martedì 9 novembre fu interrogato per 4 ore dai magistrati Silvia Della Monica, Adolfo Izzo, Pier Luigi Vigna e Vincenzo Tricomi. Il 16 giugno 1983, nel processo di appello che ebbe luogo a Firenze, gli fu ridotta la pena a due anni e sei mesi per il furto di un autocarro "Tigrotto" e di dodici vitelli, compiuto la notte del 28 novembre 1979 con altri due complici a Civitella Marina in provincia di Grosseto. Il 4 ottobre 1983 i professori Palazzuoli e Giordani consegnarono al giudice istruttore, Mario Rotella, una perizia psichiatrica di 70 pagine per delineare il profilo mentale di Francesco Vinci.
Nel luglio 1984 era ancora detenuto in carcere, ad un ordine di cattura per concorso in detenzione di armi giuntogli in prigione si era aggiunta la condanna a tre mesi di reclusione inflittagli dal tribunale di Pisa per il furto di un autocarro. Nel settembre del 1984 si tenne il processo d'appello ed il 26 ottobre fu rilasciato.
Il 13 dicembre 1989 il giudice Rotella chiuse l'indagine sul "mostro di Firenze" relativa alla cosiddetta pista sarda con una sentenza-ordinanza di 162 pagine in cui si dichiarava non doversi procedere "per non aver commesso il fatto" nei confronti di Francesco Vinci, Giovanni Mele, Piero Mucciarini e Salvatore Vinci.
Il 7 agosto 1993 fu torturato, mutilato, ucciso e quindi bruciato insieme all'amico Angelo Vargiu. I corpi carbonizzati furono trovati nella frazione Garetto di Chianni vicino a Pontedera nel bagagliaio di una Volvo 240 di proprietà di Francesco Vinci. Il sostituto procuratore dichiarò:"Stiamo lavorando sul contesto umano di questa gente, un intreccio molto complicato dove convivono furti di bestiame, sequestri di persona, ultimamente anche droga. Molti segreti. Seguiamo ogni pista".
I funerali si svolsero il 2 maggio 1994, quando fu data per certa l'identità dei due corpi. Per il delitto fu accusato Giampaolo Pisu, un pastore di Orciatico che fu poi prosciolto.
Rif.1 - La leggenda del Vampa pag.106
Rif.2 - Il mostro di Firenze pag.58
Rif.3 - Compagni di sangue pag.111

5 commenti:

Carmen ha detto...

Salve. Sulla bio di Francesco Vinci leggo che in carcere nel dicembre 1982 ci sarebbe stato anche Pietro Pacciani. Non mi risultava questa detenzione. Pacciani era stato dentro, prima della storia del mostro, per il delitto Bonini e per gli abusi sulle figlie. A cosa sarebbe dovuta questa detenzione?

Flanz ha detto...

Ciao, ho scritto quel post il 12 giugno 2009, consultando tutti i libri disponibili all'epoca. Non erano ancora disponibili perizie, sentenze, verbali e quant'altro come oggi. Sinceramente non so da dove colsi quel passo. Vedo se riesco a trovarlo. Ciao.

Carmen ha detto...

Sei molto gentile. grazie

Claudio ha detto...

Salve a tutti, vorrei aggiungere un dettaglio. Milva Malatesta, compagna di Francesco Vinci, fu trovata uccisa e data alle fiamme all'interno della propria auto insieme al suo figlioletto di pochi anni, nei pressi di Pastine, piccola località fra Barberino Val d'Elsa (FI), e Poggibonsi (SI). Se non ricordo male si trattava di una Fiat Panda rossa. Dico "ricordo" perchè negl'anni che presumo siano stati tra il 1986 ed il 1989 (periodo deducibile) i due abitavano in una piccola località a poche decine di metri dalla mia abitazione nel comune di Certaldo (FI). Si parlava comunque di "Sardi" e non di una singola persona per cui ci sono molte probabilità che ci fossero più persone presenti in quella abitazione o perlomeno transitassero in detta località. Ho ancora il ricordo indelebile di questa ragazza e il mio stupore e incredulità dopo l'evento succedutosi della macabra morte. Quello fu un periodo in cui più persone sarde erano contemporaneamente presenti nella zona, tutte poi sparite nel giro di pochi anni.

Fabio Doc ha detto...

Ha fatto la stessa fine che lui fece fare al bambino innocente di 3 anni, bruciato ancora vivo