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mercoledì 25 febbraio 2009

14 settembre 1974 - Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore

Nella notte tra il 14 ed il 15 settembre 1974, in una strada sterrata nella frazione di Rabatta, vicino a Borgo San Lorenzo, furono uccisi, all'interno di una Fiat 127 blu targata FI 598299, Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore, rispettivamente di 18 e 19 anni. Nella mattina del 15 settembre, i due cadaveri, furono scoperti dal contadino Pietro Landi (l'avvocato Rosario Bevacqua nelle "dichiarazioni di impugnazione e motivi" inviate alla Corte di Assise di Appello riferisce che i due cadaveri furono scoperti da tale Francesco Fusi). Pasquale Gentilcore era stato raggiunto da tre proiettili che lo avevano colpito nella schiena in un arco che andava dalla spalla sinistra alla scapola destra. Altri due proiettili gli avevano perforato l'emitorace sinistro raggiungendo il cuore ed un polmone. La ragazza era stata attinta da 3 colpi di pistola all'addome e ad una gamba secondo il testo La leggenda del Vampa; da 4 proiettili al braccio destro da quanto si legge su Il Mostro. I carabinieri intervenuti trovarono il finestrino anteriore sinistro in frantumi e la portiera destra aperta. Il sedile anteriore destro aveva lo schienale abbassato. L'autoradio era accesa ed il libretto di circolazione adagiato sul tappetino dell'auto. Nell'abitacolo della vettura furono trovati il portafoglio del ragazzo, contenente 33.800 lire, alcune fotografie dello stesso e della fidanzata Stefania, un'agendina di colore rosso su cui erano stati segnati diversi numeri di telefono, fazzoletti di carta, alcuni all'interno di una scarpa del ragazzo. Le scarpe di Stefania Pettini furono trovate vicino alla pedaliera. Lo specchietto retrovisore divelto fu trovato sul piano della vettura dalla parte del passeggero. Il corpo del ragazzo fu trovato al posto di guida, indossava solo un paio di slip ed un orologio al polso sinistro che indicava le tre e un quarto. Le mani erano unite sotto la coscia sinistra, la testa appoggiata sul finestrino. Stefania Pettini fu trovata supina, nuda, dietro l'auto; l'assassino le aveva inserito un tralcio di vite all'interno della vagina. Non distante dall'auto, sotto ad un pioppo, furono trovati una camicia e tre paia di pantaloni. Fuori dall'auto, accanto allo sportello sinistro venne ritrovato il giubbetto del Gentilcore, sulla destra a 3/4 metri una camicetta e un paio di mutandine ed un pullover bianco della ragazza ed alcuni fazzolettini di carta. Grazie ad una segnalazione anonima, fatta alla Stazione dei Carabinieri di Borgo S.Lorenzo alle ore 18,30 del 15 settembre 1974, fu ritrovata la borsa della ragazza, che era stata gettata a circa 300 metri dal luogo del delitto, in un campo di granturco sulla destra della strada che da Rabatta conduce a Sagginale. La borsa non presentava alcuna traccia di sangue e conteneva il portafogli, la carta d'identità, una piccola agenda del 1974 e delle fotografie. Non furono trovati una catenina d'argento, qualche piccolo anellino in argento a fascetta ed un orologio di acciaio che, secondo la madre di Stefania, la ragazza indossava. La perizia eseguita dal professor Mauro Maurri consentì di definire la dinamica del duplice omicidio. I due giovani stavano facendo l'amore, Pasquale era disteso sopra Stefania, l'assassino una volta vicino all'auto, sparò i primi colpi di pistola dal finestrino anteriore sinistro, colpendo il ragazzo alla schiena; girò quindi intorno all'auto ed aprendo lo sportello destro esplose altri 5 colpi di pistola che uccisero Pasquale Gentilcore. Stefania, seppur ferita, aveva cercato di fuggire ma era stata colpita da 3 fendenti di arma bianca che l'avevano raggiunta al seno sinistro ed al centro del petto, lacerandole mortalmente il cuore. L'assassino con il coltello, aveva quindi colpito nuovamente Pasquale Gentilcore per poi trascinare la ragazza fuori dall'auto ed infierire su di lei penetrandole superficialmente il petto, l'addome ed il pube con uno strumento appuntito 93 (talvolta vengono riportate 96) volte. Il professor Maurri in dibattimento, durante il procedimento contro Pietro Pacciani, parlerà di "ferite inferte sui cadaveri inferte da arma bianca taglientissima, adoperata con estrema precisione, capacità, manualità". Sull'auto non furono rinvenute impronte digitali. Il 16 settembre gli inquirenti si recarono nuovamente sul luogo del duplice omicidio dove trovarono 5 bossoli Winchester serie H, ad ogiva ramata, sparati da una Beretta serie 70, calibro 22, Long Rifle ed un bottone rivestito di cuoio (Ne Il mostro di Firenze i proiettili recuperati risultano essere undici). La sera del sabato 14 settembre 1974, nella zona, a pochi metri dal luogo (circa 50 metri) sarebbe stata vista stazionare un'auto di media cilindrata somigliante ad una Simca o a una BMW o Giulia. Del duplice omicidio furono inizialmente accusati Guido Giovannini, Bruno Mocali e Giuseppe Francini.
Rif.2 - Il mostro di Firenze pag.14
Rif.3 - Il mostro pag.19




4 commenti:

ilbravo ha detto...

Ciao Flanz, volevo chiederti se ti risulta che i bossoli trovati nel delitto del 1974 siano stati ritrovati, dopo l'autopsia dei due ragazzi, raccolti ai piedi di un cespuglio.Inoltre, la telefonata anonima che avrebbe permesso il rivenimento della borsetta della Pettini, è vera o no?La Nazione dell'epoca non riporta questa notizia.eppure tutte le fonti su questo sono concordi. Complimenti,il sito è molto ben fatto.

lbb ha detto...

Non capisco come sia possibile che le ricostruzioni di questo omicidio siano cosi diverse tra loro. Nel libro di spezi ad esempio ho letto che la ragazza fece in tempo a scappare e venne raggiunta da tre pallottole solo alle gambe e che l'assassino la fini' con il coltello e che fu un massacro. In verita' non si capisce bene cosa sia accaduto e quale sia la vera ricotruzione dei fatti.

Flanz ha detto...

Direi che purtroppo esistono per ogni duplice delitto ricostruzioni diverse circa la dinamica dell'azione omicidiaria. Questo è dovuto essenzialmente al fatto che si sono susseguiti negli anni inquirenti diversi ma soprattutto ad una scarsa preparazione delle forze di polizia ad episodi del genere. I reperti spesso sono stati trascurati, persi, inquinati e le congetture si sono sprecate. Il mostro di Firenze è certamente un serial killer scaltro ma è stato favorito da indagini condotte da un pressappochismo inquietante.Ciao

Samuele burlamacchi ha detto...

Va bene il pressapochismo, ma non vi sembra un po' strano che su undici colpi sparati ( 11 proiettili, quindi, come risulta anche dalla ricostruzione di Mario Spezi ) , siano stati ritrovati solo 5 bossoli ? Eppure tutti i colpi furono sparati in un raggio circoscritto e molto ristretto. Questa sarà una costante di quasi tutti i delitti : Si ritroveranno meno bossoli dei colpi sparati. Non è un po' strano ?

 
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