martedì 1 dicembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 9 marzo 1998 - Prima parte

Presidente: Buongiorno.
Avvocato Filastò: Presidente, prima che inizi l'udienza. Proprio ieri sera, mentre finivo di guardare le carte, mi è arrivata la notizia della morte di Mario Persiani. E mi sembra il caso di dire due cose: lo conoscevo bene; mi onorava della sua stima, ma questo non ha niente a che vedere. Dicono che sia caduto di bicicletta. Io non ci credo. Penso che abbia continuato a salire su per questa erta, più leggero di prima, guidato da un bel vento, fino ad arrivare in cima e vedere la luce di Dio. Perché se c'era qualcuno che lo meritava, questo era Mario Persiani, il signor Mario Persiani., Un uomo davvero probo, davvero buono, un grandissimo professionista del nostro mestiere e un cittadino esemplare. Ecco, io volevo dire questo perché mi è uscito dal cuore, perché ancora sono sotto l'impulso di questa notizia, per me dolorosissima. 
P.M.: Presidente, non posso che associarmi alle parole dell'avvocato Filastò. Io non conoscevo così bene come Filastò il collega. Ma mi sembra che come lo ha dipinto Filastò sia la verità, per quel poco che ho avuto modo di conoscerlo, quando ero ancora sostituto alla Procura di Firenze. Penso proprio che come ce lo ha dipinto l'avvocato Filastò sia la esatta immagine che abbiamo, quelli che lo hanno conosciuto, di Mario Persiani. Mi associo, quindi, a quelle parole. E chiedo che la corte, magari, ne prenda atto.
Presidente: (voce fuori microfono) La Corte... (al microfono) ... e in segno, diciamo, di cordoglio, sospendere per 10 minuti l'udienza. 
P.M.: Bene. Grazie, Presidente. 

« DOPO LA SOSPENSIONE »

Presidente: Allora, manca solamente il difensore dell'imputato: Zanobini. 
Avvocato Fenyes: Lo sostituisco io.
Presidente: Lo sostituisce lei, Fenyes. Va bene. Allora, prego, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Presidente, Signori, una rapidissima sintesi di quel che ho detto fino a questo momento attraverso soprattutto i richiami degli atti più importanti che vi ho proposto e che vi ho sottolineato. Ho tentato una analisi della persona di Mario Vanni allo scopo - per ora solamente quello – non tanto di contrastare pretesi indizi a suo carico, quanto quello di superare un preconcetto che vi ho detto favorito da suggestioni e da deformazioni del vero. Questo è quello che ha formato oggetto di un capitolo sul merito, dopo una premessa di un certo tipo per la quale mi richiamo a quel che ho detto, capitolo Vanni che ho definito il mio paziente, indicandovi l'età del malanno giudiziario di cui soffre quest'uomo. E il malanno giudiziario di Mario Vanni comincia dallo smilzo fascicoletto del processo di 34 anni fa, allegato dal Pubblico Ministero, chiuso con la sentenza di assoluzione del 6 ottobre '64, prodotta da me all'udienza del 5 marzo scorso. Vi ho richiamato le dichiarazioni di Marisa Pucci del 4 ottobre del '97, a fascicolo 29 e fascicolo 30. Di Maria Grazia Vanni, la sorella dell'imputato, del 12 dicembre del '97, a fascicolo 66. Vi ho richiamato le dichiarazioni del teste Ricci: 08/07/97, fascicolo 20. Di don Poli, di Paolo Vanni: il 14 luglio del '97, fascicolo 24. Di Alessandra Bartalesi: 14 luglio '97, fascicolo 25. Questi ultimi due testimoni, in particolare sulle difficoltà anche di tipo intellettivo di Mario Vanni, da me definito con termine latino "rainus habens". Il che è stato confermato dalle relazioni dei periti, professor Barontini, dottor Maurri, dottor Marello; e dei consulenti, dottoressa Niccheri e dottor Massimo Sottini; e dalle loro dichiarazioni all'udienza del febbraio di quest'anno. Relazioni e osservazioni che hanno confermato l'esistenza di un'encefalopatia di Vanni e, soprattutto - quindi, organica: una situazione di deficit intellettivo, mentale, organico e molto importante, lo vedremo anche da un altro punto di vista - e sul suo, soprattutto, non nascondersi. E quindi correlativamente non un finto tonto, il contrario. Anzi, una persona che nei suoi rapporti con questi medici ha teso, ha tentato, addirittura, di proporsi meglio di quel che non fosse in realtà. Vi ho parlato dell'atteggiamento di fiducia e di sostanziale collaborazione nei riguardi degli inquirenti da parte di Mario Vanni. E da questo punto di vista, vi ho citato l'interrogatorio trascritto, condotto in massima parte dal dottor Vigna del 21 ottobre del '96. E in particolare vi ho sottolineato, quel "Lo metta lei", a pagina 42 di quel verbale. Quando il Vanni non riusciva a rispondere come, a un certo punto desiderava, o si richiedeva insistentemente da parte degli inquirenti sul conto di quella famosa lettera a lui spedita da Pacciani; lettera che lui, non solo non ha mai nascosto, ma che ha sbandierato per tutto il paese. E, a un certo punto, il povero ipodotato, alla fine dice: "Lo metta lei". Tre parole che indicano il suo livello intellettivo, la fiducia della persona scoperta, trasparente, nei suoi gravi limiti, da mettersi in relazione con un''altra uscita sua dell'imputato, all'epoca... sì, dell'imputato Mario Vanni, quella osservazione per cui il Mugello sarebbe "un paesino", a pagina 7; e la dice lunga, anche, sulle sue conoscenze dei luoghi della campagna toscana, eccetera. Sui cosiddetti "amici di merende", non sono stato in grado di indicarvi nessuna carta, perché non ce n'è nessuna, almeno significativa, sotto il profilo della accusa e della ipotesi riprodotta nel capo di imputazione, dal quale si ricava la eventuale ipotetica esistenza di una associazione criminale alla quale la stampa, i mass media hanno appiccicato, seguendo la terminologia proprio dell'imputato Mario Vanni, l'etichetta degli "amici di merende". Qualcosa avrei potuto indicarvi. Avrei potuto indicarvi le dichiarazioni testimoniali in cui alcuni testimoni parlano di estemporanee o consuetudinarie riunioni conviviali al bar Sport di San Casciano Val di Pesa, La Cantinetta del medesimo paese, e altrove - alle quali riunioni partecipavano il dichiarante, il testimone che parla - e anche di gite e correlative bevute e mangiate. E vi partecipa a tutto questo, in epoca risalente, anche un ex maresciallo dei Carabinieri in pensione, tal Simonetti, amico di Pacciani, molto più amico di Pacciani di quel che non fosse Mario Vanni. Bevute, mangiate in questi posti che ho detto. E anche alle varie feste di paese: quella dell'Uva dell'Impruneta, per esempio; le varie feste de L'Unità, della Democrazia Cristiana, situate in vari posti. Forse la Sagra della Fettunta di chissà dove e quella della Pecora in Umido di Bengodi. Ma me ne sono astenuto, da queste citazioni, nella piena e incrollabile consapevolezza che bere vino e mangiare, in campagna, e in compagnia piatti seppur pesanti, non costituisca indizio e la sussistenza di una associazione criminale. In particolar modo di quella speciale associazione, con quelle caratteristiche indicate nel capo di imputazione. Insomma: la merenda non costituisce reato e quindi perché perdere tempo? Ho citato, poi, un testo di psicosessuopatologia -Stoller (?), intitolato "Perversione", sottotitolo "La forma erotica dell'odio" - per documentare che andare con le prostitute non è indizio di perversione, in particolare quando ciò avvenga "faut de mieux", cioè a dire "in mancanza di meglio", com'è appunto il caso del Mario Vanni. E questo capitoletto che ho citato, del testo fondamentale, definito tale dal dottor Perugini, "La perversione. La forma erotica dell'odio", questo capitoletto, “faut de mieux” si trova a partire da pagina 19 di questo testo. Vi ho detto anche che l'uso del vibratore non ha niente a che vedere con la forma erotica dell'odio, con la perversione; anzi, vi ho detto che, per certi versi, contrasta su questo aspetto. Sul fatto che Vanni frequentasse qualche prostituta, in mancanza di meglio - vale a dire "faut de mieux", perché la Luisa Landozzi è ammalata e per queste ragioni di malattia anche neurologica, da cui molto attendibilmente deriva la conseguente nascita di questa bambina spastica, epilettica, con un deficit di tipo neurologico; capita che nascano figli di quel genere - e, da questo punto di vista, niente autorizza a dire che la ragione per cui quella bambina è nata spastica fosse un'altra. Queste sono cose che fanno parte di quelle deformazioni, di quelle esagerazioni, di quelle deformazioni, anche, della realtà che vi ho detto. Vi ho citato la sentenza del 6 ottobre del '64; la sorella Maria Grazia, interrogata il 12 novembre del '97, a fascicolo 66; Alessandra Bartalesi: 14 luglio '97, fascicolo 25. Sul fatto che Vanni andava, ogni tanto, a prostitute perché c'era questo muro, questa chiamiamola incompatibilità con la moglie, determinata dalla malattia della stessa. Paolo Vanni che viene interrogato il 14 luglio '97, a foglio 24; e lo stesso Lorenzo Nesi, il quale ne parla il 4 luglio '97, a fascicolo 18. Vi ho poi parlato dell'origine di questo processo, come nascente da una indagine a direzione bloccata, che a questo punto mi sentirei di definire "ius sub iudice": "per comando del giudice". In latinetto significa "per comando del giudice". Il che, a me sembra, a differenza di come interpreta questo aspetto il Pubblico Ministero e il regista di queste indagini, il dottor Giuttari, a me questo sembra il massimo della indagine di tendenza. A binario bloccato, per non dire tendenziosa all'origine. E, da questo punto di vista, sul fatto che l'input di questa indagine sugli "amici di merende" arriva per ordine del Giudice, in una direzione, come dicevo prima bloccata, vi ho citato il dottor Giuttari, il quale ne parla il 23 giugno del '91, fascicolo 9; il 25 giugno del '97, a fascicolo 10; il 26 giugno '97, a fascicolo 11; il 27 giugno '91, al fascicolo 12. E vi ho citato, sotto questo profilo, alcuni stralci della esposizione introduttiva del Pubblico Ministero del 23 gennaio '98 e del 23... esposizione introduttiva del Pubblico Ministero, il 23/12/97, eccetera. Queste date sono sbagliate, vedo qui. Chi me le ha messe ha sbagliato, comunque è la stessa. Esposizione introduttiva del Pubblico Ministero, quando è stata, è stata. Il dottor Giuttari e il Pubblico Ministero, i quali dicono: vedete, è un magistrato, il quale... - un magistrato è un giudice; dico un magistrato per personalizzare, ma in realtà è una Corte - il quale si fa questa idea. Insomma, non è un sintomo di attendibilità, purtroppo. Perché, come vi ho indicato nel corso della mia discussione, questa ipotesi dei "compagni di merende" interviene in certi momenti topici in cui si tratta, da parte del Giudice di I Grado, di spiegare il perché certe risultanze non collimano, anzi contrastano in modo aperto, con la persona di Pacciani. Quindi, come ha detto la Corte di Assise di Appello nella sua sentenza: "una ipotesi surrettizia". Vale a dire una ipotesi in cui si sostiene una cosa, nascondendone un'altra. Nascondendo, cioè a dire, che in realtà c'erano delle informazioni dettagliate, importanti, testimoniali. Io ho citato Zanetti, ma si potrebbe citare anche Bardazzi e soprattutto, quelle impronte di ginocchio su quello sportello che fanno, fra l'altro, il paio con quella impronta di scarpa trovata a Calenzano. E queste situazioni, questi aspetti, queste risultanze di carattere testimoniale ed obiettivo contrastavano con la figura di Pacciani. Il quale Pacciani, è vero, durante il dibattimento di I Grado - la Corte non lo sa, ma la informo io - insomma, venne addirittura, si tentò di stiracchiarlo, di farlo diventare più alto attraverso una singolare perizia antropometrica fatta a tamburo battente al dibattimento; per dire che lui, nel frattempo, si era, come dire, ristretto. Si era, in qualche modo, diminuito di altezza. 

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