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lunedì 28 settembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 4 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Avvocato Mazzeo: E noi dobbiamo bere anche i moventi di questo genere, vero? Allora, Lotti poteva dire... un adulto, quando dice una bugia, non un bambino delle elementari, dice: 'va be', per forza, Pacciani tiene la pila e Vanni compie le escissioni. Ah, insomma. Ancora accettabile in natura. E invece non dice così. Ci casca proprio come una pera, come si direbbe. Perché dice: "Di notte qualcosa gl'avrà”, il Vanni. Dice: "Ma come la teneva, il Vanni", chiede il difensore. Domanda suggestiva, lo riconosco, ma eravamo in sede di controesame. Dice: flLa pila la teneva così, in mano." Per cui si arriva a questo assurdo in natura, a questo ulteriore attentato alla vostra intelligenza e alla vostra dignità di uomini -scusate, ma ci vuole ogni tanto - di uno che vi racconta che queste escissioni il Vanni le ha fatte in questo modo: con un coltellaccio da cucina, perché secondo gli inquirenti quello era il coltello delle escissioni, poi ci arriveremo. Con una mano teneva la pila e con l'altra faceva... Provate a immaginare, io... eh? Se non fosse terribile, tragico, orrendo, ributtante, sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Siccome quando, poi, voi farete la sentenza dovrete prenderle in considerazione queste dichiarazioni, io non ho altre risposte, aspetto di conoscere le vostre. Allora, Vanni teneva con una mano la pila e con l'altra il coltello. E all'udienza dell'11 dicembre '97, fascicolo 64, pagina 30 e seguenti, sempre sulla lampada a Vicchio, in sede di controesame, i colleghi di parte civile. Beh, anche loro si inquietano, mi immagino, no, di fronte a una rappresentazione granguignolesca e ridicola di questo genere. E allora, in qualche modo, parte qualche tentativo -per carità, legittimo: le domande suggestive sono ammesse - in qualche modo di recuperare la situazione. Ma ancora una volta il rimedio si rivela peggiore del male. C'è una vecchia regola di pratica processuale -che riguarda noi avvocati, ma penso che riguardi anche i rappresentanti dell'accusa, che si impara prestissimo - secondo la quale non bisogna mai fare domande quando non si è certi della risposta. Perché se tu non sei sicuro di come ti risponde il testimone succede l'ira di Dio, succede che ti fai un danno, che fai un danno anche alla ricerca della verità. E quindi la lampada a Vicchio, pagina 30, si diceva, fascicolo 64, udienza 11/12. Avvocato Colao: "Allora, questa lampada com'era? Era un lampada? Si poteva appoggiare a terra? Pensi un po' bene." "Imputato Lotti: La tenevano in mano per vede' meglio quello che facevano, no? Un l'ho vista per bene com'era." Dice l'avvocato Colao: "Aveva una base per potersi appoggiare a terra?" Perché anche questa è suggestivissima, perché uno dice: va be', magari vediamo se si riesce a fargli dire che è una di quelle grandi, che si poggiano a terra e finalmente il Vanni ha appoggiato la lampada a terra. Guarda cosa bisogna sentire in un processo, no, di suggestioni di domande. Quello ha già risposto, lo valutate voi, eh, perché voi siete liberi di cercare la verità. Noi si ha un ruolo e quindi in qualche modo siamo sempre appassionati nella difesa delle nostre tesi. A volte si perdono di vista, come dicevo ieri, si corre il rischio di perdere di vista il buonsenso comune e anche la decenza. Ma voi dovete cercare la verità. Allora, voi sapete che lui, all'udienza precedente ha risposto che Vanni la teneva in mano: "così, in mano" - mi fece anche il gesto - "così, in mano", la pila, mentre faceva le escissioni." Ora qui si innesta, come già vi ho illustrato ieri in altri episodi, un tentativo di fargli dire una cosa che in qualche modo sia compatibile. E allora dice: ma magari non era ima pila di quelle che si tengono in mano, no? Gli suggerisce l'avvocato Colao. Di quelle che si mettono in terra. E così finalmente Vanni poteva agire con tutte e due le mani. Perché questo è sicuro, eh, rileggetevi le perizie, guardatevi le escissioni, come si chiamano con termine asettico, guardatevi gli squartamenti : non si possono fare con una mano sola. E allora dice: "La tenevano in mano", insiste lui. Mannaggia, non l'ha capita, eh? Quella che gli ha lanciata non l'ha capita. "La tenevano in mano per vede' meglio quello che facevano, no? Un l'ho vista per bene com'era." Dice: "Aveva una base per potersi appoggiare a terra e fare luce in alto?" Appoggiare a terra, guarda com'è sottile la domanda del collega. Una base. Sarebbe stata la lampada ideale in questo contesto, magari il "mostro" vero ha usato proprio una lampada così. Una base da appoggiare a terra e che lancia la luce in alto, in modo che lui possa lavorare, fare quello che fa. E allora lui, a questo punto, dice: "Ma perché..." "Ci sarà stata, un lo so io." "Ci sarà stata, un lo so io." E allora insiste l'avvocato Colao: "Non sarà stato con un neon?" Addirittura qui si arriva a stabilire, a tentare a stabilire il tipo di luce. "Lei conosce il neon?" "Imputato Lotti: Ma che ero vicino e vo a guarda' come l'era fatto ogni cosa?" "Avvocato Colao: Ma faceva una bella luce?" Perché lo sappiamo che ci vuole una bella luce per fare quello che è stato fatto. "E una luce la faceva." Non si sa che luce faceva. "Una luce forte?" Insiste l'avvocato. "Un po' faceva." "Forte o scialba?" Insiste ancora. "Come sarebbe a di' scialba?" E qui si... "Come sarebbe a di' scialba?" "Una luce forte o tenue?" Insiste. E lui: "Come fo a dillo se gl'era luce forte, o no." E invece no. Se tu hai visto lo fai a dirlo, eccomei Era a tre-quattro metri ha detto. Poi dice che era a 10 metri, ma insomma siamo lì, 10 metri sono da qui a lì. "Senta, Pacciani...15 Va be', qui il Presidente... No, niente Pacciani. "Scusi, avvocato Colao." Interviene il Presidente. "Lotti, questa luce che aveva il Vanni..." Il Presidente vuole ovviamente, ovviamente, correttissimamente, ma è inutile anche dirlo, che ben si ricorda che nell'udienza precedente lui ha detto: "No, la luce la teneva Vanni e la teneva così in mano." Allora il Presidente si rende conto dell'eccesso probabilmente di suggestione di queste domande e di questo che non recepisce, di questo che non risponde, allora dice: 'aspetti, avvocato Colao', dice il Presidente: "Questa luce che aveva il Vanni..." dice il Presidente. Dice il Lotti: "A me tanto forte la un mi pareva." Insiste il Presidente: Questa luce che aveva il Vanni, l'aveva in mano? La reggeva in mano, tipo coltello?" Come aveva detto all'udienza prima. La teneva in mano, così, e con l'altra usava il coltello. Dice il Presidente: "L'aveva in mano, la reggeva in mano tipo coltello, oppure?" "Imputato Lotti: No, la..." Sicuramente qui è completamente nel pallone, perché lui non lo capisce cosa vuole da lui. Dice: "Imputato Lotti: No, la reggeva in ma... o c'aveva qualche cosa, qualche...” Insiste il Presidente: "Reggeva qualche cosa che era più grande della mano? Come posso dire? Ha capito il discorso?" "Sì, ho capito." Dice Lotti. E il Presidente lo specifica: "Era una pila piccola, lunga, affusolata, oppure una luce più grossa?" "Imputato Lotti: No, una di quelle così, come si può di'? Normali." Come m'ha detto a me il giorno prima. "La teneva in mano, così, normale." Normale. No al neon, che s'appoggia a terra, che gli può lasciare due mani libere: normale. "Io non so come spiegarvi per bene." Poverino. Il sentimento del difensore del Vanni, nei confronti del Lotti, oscilla continuamente dalla rabbia nei confronti dell'impostore, alla pietà nei confronti dello sprovveduto. "Una di quelle così, come si può dire, normali. Io non so come spiegarmi per bene, era una torcia." "Oh, va bene. Torcia ha un significato ben preciso. Torcia." "Torcia." Torcia elettrica, ovviamente. "La torcia l'è un'altra cosa diversa, è più grande."Presidente: È una cosa piccola.” Giustamente, una torcia... Dice: "Imputato Lotti: Sì, secondo come le c'enno. E c'enno di quelle così, di quelle più grandi." Capito? Qui si sta ragionando di torce: grandi, piccole. Dice, il Presidente: "E quella che ha visto lei che era: piccola, grande?" "Imputato Lotti: Era giù per su così." Presidente: Tutto il palmo della mano ha fatto lei." Si è ricordato, il Presidente, di come aveva risposto a me. "La teneva così in mano." E quindi impegnava tutto il palmo di una mano. Infatti il Presidente insiste: "Tutto il palmo della mano ha fatto lei", ha fatto, cioè ha fatto il gesto. "Imputato Lotti: Quanto una mano, forse qualcosa di più." “Presidente: Bene." Allora, questa è una falsità oggettiva. Cioè, nei vari capitoli che mi sono permesso di predisporre per incasellare su fatti decisivi che riguardano questo processo, la verità o non verità della versione del Lotti, questo rientra nel capitolo delle falsità oggettive. Cioè delle cose impossibili in natura. Cioè non che teoricamente... No, proprio neanche un funambolo, guarda, neanche uno da circo, neanche un prestigiatore. Ce l'avete presente i prestigiatori cosa non fanno con una mano sola? Beh, neanche un prestigiatore. Provate, provate. Calatevi con la memoria, voi. Cosa è stato fatto? Tenete presente le foto di quello scempio di quella povera ragazza, il seno, quelle parti intime, delicate: con una mano sola, il Vanni, col coltellaccio della cucina. Secondo il racconto del Lotti. Questa è una falsità, in quanto è impossibile in natura e, a modesto avviso del difensore, è una di quelle falsità che addirittura superano quel famoso limite dell'assurdo ridicolo, dell'assurdo comico, cioè si va decisamente nel ridicolo, e come mi sono permesso, sommessamente, di pregare ieri: da un errore giudiziario, voglio dire, uno si può anche autoassolvere. E dice: è stato ciuco l'avvocato, il difensore, è stato bravo il Pubblico Ministero, me 1'hanno messo in un modo tale che sembrava... eccetera. Poi dopo magari si scopre, quante volte si è scoperto dopo, nella vicenda del "mostro di Firenze", di quanti errori - diamo atto all'onestà del Pubblico Ministero, ve l'ha sottolineato anche lui - è costellata questa indagine? Ma questo non è un buon motivo, vero, perché voi siate chiamati a dare una patente finalmente definitiva di assoluzione agli inquirenti che hanno sbagliato: sono uomini, come noi, come tutti, non c'è niente di male. Non mi fate tornare alla mente le parole del Manzoni, di quei Giudici della peste di Milano del 1630 quando dice: "potevano fargli tante domande, ma avevano paura di non trovarlo reo." E che le domande non gliele abbiano fatte al. .. Ora visto che si apre questa parentesi, chiudiamo anche subito, una volta per tutte. E che le domande non gliele abbiano fatte al Lotti, mentre invece era loro dovere di fargliele. Perché sta venendo da te non un testimone, ma sta venendo da te un colpevole, uno che si dichiara colpevole. Ma mica colpevole così, eh? Di cose, di cosette da bar. Quante volte entrano i bar in questa storia? No, no, colpevole di cose orrende, di cose che non ricorda la cronaca giudiziaria italiana, ma non di questo secolo, bisogna andare... Non lo so, a me mi viene in mente Gii de Rez (?), il Maresciallo di Francia della fine del '400, che era un pedofilo che uccideva i bambini, che però ebbe un bellissimo, catartico, pentimento, si dichiarò colpevole e andò, per espiare, sul rogo, pur essendo un pari di Francia. Qui purtroppo no, siamo proprio nella terra, terra. Qui di catartico non c'ho visto nulla. Ecco, allora, quando arriva un colpevole, da te inquirente, quale deve essere - e qui l'abbozzo, eh, signori, faccio solo un accenno, però ve lo propongo sotto un profilo di movente, di causale a cui arriveremo - quale deve essere, secondo voi che non siete poliziotti di professione, l'atteggiamento psicologico e intellettuale dell'inquirente nei confronti di chi si sta confessando colpevole - hai detto niente - di cose di questo genere? Deve essere un atteggiamento - la risposta che il buonsenso comune detterebbe - estremamente critico, per tutte le ragioni che abbiamo illustrato anche ieri mattina e che riguardano la Corte di Cassazione, la Giurisprudenza pacifica e il buonsenso comune. Che faccio, me lo bevo subito? Ah, finalmente. Come dice Alessandro Manzoni: "dissero: finalmente", quando trovarono uno che sotto tortura confessava. Invece avrebbero dovuto dire "siamo da capo". Deve essere quantomeno un atteggiamento di sana, realistica, razionale diffidenza. Ma anche perché glielo impone la legge, fra l'altro.
Segue...

1 commento:

Samuele burlamacchi ha detto...

Ah.....per la cronaca il maresciallo di Francia, pedofilo assassino, passato alla storia col leggendario nome di Barbablu, si chiamava Gilles de Rais. Cmq siamo da capo a dodici : Il Lotti risulta totalmente inattendibile ( l'avvocato Mazzeo è stato anche troppo buono ) e trovo assurdo che si possa condannare all'ergastolo un uomo ( MARIO VANNI in questo caso ) in base a codesti ridicoli elementi, indipendentemente dala colpevolezza o innocenza dell'imputato. Siamo al delirio giudiziario !!! Qualsiasi studente di legge , alle prime armi, capirebbe, che il processo ai compagni merende si fonda sul nulla assoluto. Che tristezza ! E poi vatti a fidare della giustizia italiana !!!

 
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