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martedì 29 settembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 4 marzo 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Guardate, Signori, questa non è psicologia, diciamo a buon mercato o di bassa lega, è la legge che impone all'inquirente, come lo impone al Giudice - è il comma III dell'articolo 192 del Codice di procedura penale - che detta una regola di giudizio. Dice: quando arriva un chiamante in correità, cioè quando arriva da voi un signore, quando trovate uno che si dichiara colpevole e chiama come colpevoli a loro volta altre persone, la legge cosa dice? Lo dico per i Giudici non togati, ovviamente, l'ho detto ieri mattina. Dice: “c'è una presunzione relativa di non credibilità". Intanto io non ti credo. Infatti il comma III cosa dice? Dice: "Le dichiarazioni di colui che chiama in correità vanno valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne corroborano la veridicità,". Quindi l’atteggiamento psicologico - qui non si va a psicologismo - l'atteggiamento psicologico in questo caso è imposto dalla legge. Come è imposto al Giudice a maggior ragione è imposto all''inquirente che inizia un'inchiesta; che impegna, come si suol dire, i soldi dei contribuenti, montando... provocando a volte processi elefantiaci che durano anni, distogliendo dalle loro normali occupazioni persone che di queste cose non volevano magari neanche occuparsene ma che per dovere civico lo devono fare. Impegnando anche le coscienze, oltre alla sofferenza di una persona che, comunque vada, ha passato un anno e 8 mesi, eh. Come diceva Salvatore Saatta - e sanno chi è i Giudici togati - forse il più grande giurista di questo secolo insieme a De Marsico: ”Il processo è già la pena." 220 lettere in un anno e 8 mesi sono già la pena. Allora, siccome si sta parlando di carne viva, di persone vere, non si sta facendo finzione, spettacolo, maledizione, anche alle televisioni, tutto. C'è sempre una la sensazione... adesso ormai ci invade lo spettacolo, anche nella vita privata. Qui però non è spettacolo. L'atteggiamento dell'inquirente, intanto per una ragione morale, che va prima ancora della legge, di rispetto, di rispetto del prossimo, di conformità a quella vecchia regola che, prima ancora di essere una regola positiva, cristiana, è una regola di convivenza: non fare agli altri ciò che non vorresti che fosse fatto a te stesso. Che deve fare? Deve semplicemente avere un atteggiamento di sana diffidenza. Perché questo non è un testimone, è il Lotti: è molto peggio, è un colpevole perbacco! E noi sappiamo, no? Prova infida, prova aggravata di sospetto; lo abbiamo detto ieri. E quindi in un atteggiamento di sana diffidenza, imposto dalla legge - presunzione relativa di non credibilità', dice quell'articolo 192 comma III; regola positiva di giudizio, ora per voi, ma prima anche per loro - deve cominciare a mettere sotto chi parla. Ma metterlo sotto per davvero. Fare, cioè, quello che impone di fare, in applicazione della legge, proprio la Corte Suprema, Sezioni Unite. Quindi: la personalità. La personalità. La personalità già deve mettere ancora di più sull'avviso 1'inquirente, in questo caso. E sappiamo, 1'abbiamo detto ieri. La personalità, le sue condizioni socio-economiche. Che rischi corre a parlare, questo? Nessuno, tutti vantaggi. Questo è uno che non c'ha passato, non c'ha niente dietro, non ha da rendere conto a nessuno. È ospitato per dormire. E familiari non ci sono. Il suo passato, affetti, credenze religiose: niente. I rapporti con i chiamati in correità: zero. Tipo ideale, si diceva ieri, di calunniatore professionista, per tornaconto. Allora, un inquirente, che si fosse posto in questo sano atteggiamento, sarebbe stato un inquirente come — perché a volte le esemplificazioni letterarie, a modestissimo avviso di chi vi parla, evidentemente sono molto più efficaci per rendere un'idea delle modeste parole dell'avvocato - "Delitto e castigo”, qualcuno di voi l'avrà letto, Dostoevskij. Anche lì c'è uno che confessa. C'è un inquirente. C'è il giudice Porfiri che a un certo punto si vede arrivare un tizio che dice: 'io, io sono colpevole, io ho ucciso la vecchia, l'usuraia, io ho ucciso sua sorella. Sono io, sono io, sono io'. E sapete, siccome il Giudice è una persona che ragiona, che si pone senza che ci fosse, forse, a quell'epoca, nella Russia dell'500, l'articolo 192 del Codice di procedura penale che c'abbiamo invece oggi e che è una conquista di civiltà giuridica, non ce l'avevano allora, avevano le mani molto più libere di adesso; lui, quando poi parla, parla con quello che lui ritiene essere il colpevole vero, guardate un po' con che atteggiamento si è messo di fronte a uno che è venuto a confessarsi colpevole. Dice: "Lui stesso mi racconterà tutto. Verrà da me. Credete che resisterà? Aspettate. Si disdirà ancora. Da un'ora all'altra aspetto che venga a ritrattare la sua confessione." Non ci crede alla confessione: sano atteggiamento di diffidenza. "Io a quel Mikolca ho messo affezione e lo studierò, lo studierò sino in fondo." Io non ho visto nessuno studio sul Lotti. Si sta facendo in questo processo, ma mica l'hanno fatto gli inquirenti prima. "Lo studierò sino in fondo" - ci sono le repliche eh, Pubblico Ministero - "e che cosa credereste? Su certi plinti..." Attenzione, qui ci sono delle analogie impressionanti. "Su certi punti mi ha risposto in modo molto sensato, evidentemente aveva ricevuto le necessarie informazioni e si era preparato abilmente." - Lo stesso non si può dire del Lotti - "Su altri punti, invece, cade subito in fallo. Non sa un bel nulla...." E quante volte lo stiamo vedendo per il Lotti, poverino: non lo sa cosa deve rispondere. Non c'era, non ha visto. Cosa ha detto nella telefonata alla Filippa? 'Ma io un c'ero, ma che gli dico? L'avvocato mi dice devi dire di più, ma che gli dico?' "Non sa un bel nulla, non è informato." Non era informato della posizione del cadaveri nel furgone a Giogoli. "E lui stesso non sospetta di non sapere", è bellissima questa. Guardate a Vicchio, quante volte non hanno sospettato di non sapere a tal punto che non capiva neanche le domande suggestive che gli venivano fatte dai difensori per metterci una pezza sulle falsità che aveva detto. "No, Mikolca non c'entra. Questo è un fatto fantastico" - e si potrebbe dire anche di questi fatti - "tenebroso, un fatto di attualità, un caso proprio di questo nostro tempo, in cui il cuore dell'uomo si è ottenebrato..." Eccetera, eccetera, eccetera. E io chiudo l'argomento atteggiamento psicologico degli inquirenti, di fronte a uno che non è un testimone, ma che è un colpevole, che si sta confessando colpevole e chiama altri. Atteggiamento psicologico che, secondo l'opinione modesta di chi vi parla, questo doveva essere. E secondo la legge, prima ancora che secondo la mia opinione, questo doveva essere e non è stato. Ma può essere il vostro. Deve essere il vostro. E quindi andiamo avanti, continuiamo a far parlare il Lotti. La luce a Vicchio. Gli Scopeti. Si comincia da alcune contraddizioni che riguardano le distanze. E qui ho già detto. Cioè, possono anche essere classificate come dati marginali, ma in una valutazione complessiva di credibilità di colui che narra, cioè di capacità -addirittura anche in buona fede - di capacità di colui che narra, di raccontare le cose per davvero come stanno, beh, deve influire questo. Domanda: a che distanza erano Vanni e Pacciani quando minacciarono il Lotti che si era portato dietro il Pucci. Vi ricordate no? C'è questo strano palo che... poi, in questo caso non è neanche un palo. Lo notò, mi ricordo, anche il Presidente. Dice: come? Uno che fa il palo si mette d'accordo, ci si I ritrova, anche separatamente, ma ci si ritrova nello stesso momento, o, comunque, prima di cominciare ad agire si aspetta che ci siano tutti i complici sul posto. A Scopeti neanche questo è successo. Anche qui siamo a livello proprio terra terra, eh, voglio dire, dal punto di vista della credibilità. Questo arriva, loro non lo hanno neanche aspettato, tant'è vero che loro sono già in azione. Quando lui arriva dice che sta vedendo già il Vanni che sta squarciando la tenda, lui dice: “Sul davanti dello stradello per chi sale.” E dice un'altra palesissima falsità. E poi la illustreremo. Va bene? E quindi questo palo qui non è neanche un palo. Ma i che palo è? Questi hanno cominciato a fare senza di lui? Anche qui, causale: non si sa. Certo un palo non può essere. Perché a Scopeti, da un punto di vista di, voglio dire, della conformazione dei luoghi, in effetti un palo si poteva spiegare, giustificare. Non è come a Baccaiano, siamo sul rettilineo con le macchine che arrivano a 200 all'ora e quindi 11 un palo lo possono soltanto mettere sotto, non serve a niente un palo. Qui invece il palo poteva servire, perché era un luogo notoriamente frequentato da coppie, d'estate, a quell'ora, più che verosimile, sabato o domenica che fosse - si parlerà di questo, ne parlerà il mio collega - va bene?, e quindi fine settimana, sera di festa se non sbaglio in un paese vicino. Più che naturale che ci fossero altre coppie che potevano imboccare quella stradina che portava su quella piazzola. Lì un palo poteva servire, come deterrente. Madonna c'è già qualcuno, via via, andiamo via. E proprio quando il palo deve servire, in questo caso il palo non c'è. Perché Vanni e Pacciani hanno già cominciato. E lo vedremo, perché lui li descrive... descrive in particolare la prima cosa che ha visto: Vanni che squarcia la tenda. Quindi proprio di lui se ne sono importati il giusto, come si dice, cioè niente, i Addirittura poi lo considerano così poco palo e così poco complice che lui... immaginate voi un 1 palo che si porta dietro un testimone? Cioè, anche questo, questo... come si chiama? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: Pucci. Questo Pucci, va be', è testimone. Poi arriveremo anche a lui. Di forma è testimone, no? I Voi vi aggrappate alle forme perché avete perso di vista i principi. Dico, ma ve lo immaginate voi un palo, . in un'associazione per delinquere - queste sono le contestazioni eh, i capi di accusa sono questi - un palo, in un'associazione per delinquere, che intanto non è un palo, perché arriva lì e quelli hanno cominciato tranquilli senza di lui, e poi che si porta dietro un testimone. Allora non era un testimone Pucci. Perché su un piano di buona logica, o si dice che Pucci era della combriccola, e allora si spiega che hanno continuato a fare lo scempio che hanno fatto alla presenza sostanzialmente del Pucci, come ci viene detto; oppure, se Pucci è un testimone, la cosa non si regge più, su un piano di logica elementare, anche qui, di buonsenso comune. Voi ce lo vedete tre che vanno a fare una rapina in banca, c'è il palo - quello che sta fuori della banca mentre i due con le pistole dicono 'in alto le mani', eccetera, eccetera - e il palo c'ha il suo amico, dice: ora stai a vedere che succede. Ma siamo impazziti? Ma dico, la prima risposta è: siamo matti? Ma non solo. Questi qui si arrabbiano - meno male, una reazione comprensibile - quando vedono un terzo estraneo, dice: ' che sei impazzito? ' Ma, nonostante l'arrabbiatura, proseguono nella loro azione omicidiaria e quindi cooptano un possibile delatore. Tant'è vero che poi: 'se ne parlò al bar', ci dice il Pubblico Ministero: tutti ne parlavano al bar, tutti lo sapevano, tutta San Casciano lo sapeva e nessuno ha mai parlato. E qui si arriva proprio nell'iperuranio. Questa come situazione di contorno, eh. La vogliamo chiamare di contorno? No, questa è decisiva, è fondamentale. Cioè, di assoluta inverosimiglianza. Questo fa parte del capitolo dell'inverosimiglianze. Assoluta, totale. Ma come si può giustificare una cosa del genere? Stiamo parlando di omicidi, di squartamenti. 

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