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sabato 18 dicembre 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 16

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.


Avvocato Mazzeo: E veniamo agli Scopeti che come accennavo sempre sotto il profilo della disamina della consistenza intrinseca del racconto del dichiarante con riferimento ai canoni di coerenza, spontaneità, costanza, attendibilità, verosimiglianza, mi permetto di svolgere da ultimo, parlerò dei riscontri oggettivi con riferimento agli Scopeti perché essendo la vicenda che richiede una più lunga esposizione anche con riferimento al problema delle macchine e quindi ho ritenuto così, non so se ho fatto bene. Quindi i capitoli sono questi: contraddizioni cioè differenze tra un racconto e quello successivo; inverosimiglianze cioè cose che in natura teoricamente non possono esistere ma che sono possibili che esistano, certo non è probabile, quindi non c’è la verosimiglianza, quindi non valgono come risco… come, come, come consistenza della intrinseca attendibilità del racconto; falsità oggettive, nel senso che contrastano con le leggi di natura, nel senso che contrastano con i dati acquisiti dagli inquirenti e quindi falsità oggettive fino all’assurdo ridicolo. Quindi, sulle distanze, siamo agli Scopeti, alla domanda: “A che distanza erano Vanni e Pacciani quando minacciarono il Lotti che si era portato dietro il Pucci?” Che si era portato dietro, il Pucci, nel senso che in quell’occasione, curiosamente, il Lotti dice: Guarda che si fa un omicidio eh… Mi vien voglia di farti partecipare come testimone. Ma è vero, non è vero. Guarda che è vero. Anche qui signori io comincio a sentire la terra che mi manca da sotto i piedi a pensare un dialogo di questo genere, no? Stasera alle 11:00 ho un appuntamento per fare un omicidio e per fare uno scempio di cadaveri e poi non si sa che altro, eccetera, eccetera. Ma dai, fa quell’altro. No, no è vero, ti ci porto e ti fo vedere. Ma se veramente le cose, i rapporti interni a questo sodalizio fossero di questo genere non sarebbe umanamente in natura possibile che dopo tanti anni non si fosse mai aperta una crepa. Gli stessi parenti del Pucci, poi ci arriverò, dice: Ma lui era un omino così tranquillo, la sera cenava con noi, si guardava la televisione, ha visto con noi tutto il processo Pacciani, mai una battuta, mai una volta che abbia detto du’ parole! Anche loro erano meravigliati, per forza non ha detto due parole, perché non c’era da dire due parole allora. E quindi “A che distanza erano Vanni e Pacciani quando minacciarono il Lotti che si era portato dietro il Pucci?” Lotti risponde nell’incidente probatorio: “A tre/quattro metri il massimo”, quindi da qui a lì. Lotti e Pucci stanno salendo lo stradello e a tre/quattro metri al massimo trovano Vanni e Pacciani che gli dice: “Che fate voi qui? Andate via…” e poi non si capisce perché “Andate via”nel senso che lui lo sapeva che doveva arrivare, semmai doveva arrabbiarsi, dice, perché ti sei portato dietro quello? Anche questo “Andate via” non è assonante, poi doveva fare il palo, poteva dire, “Andate via” nel senso: vai via, vai giù e resta giù a fare il palo! In questa specie di, felicemente definito, parcheggio di quella sera, che c’era una marea di macchine lì, non si capiva che c’era lì. “A tre/quattro metri il massimo”, al dibattimento invece all’udienza del 9 dicembre ’97 ha detto: “Io ho detto una distanza di dodici metri” notare la precisione, “dodici”, io non lo so neanche quanti sono dodici metri di preciso, posso dire una diecina, lui ha detto “dodici”, aveva detto tre o quattro. Sui movimenti del Vanni dopo il taglio della tenda, Lotti fornisce le seguenti versioni, una volta tagliata la tenda Vanni che fa? Abbiamo detto prima che c’è un dato contrastante con le leggi di natura, chiamato a indicare il punto del taglio sulla fotografia che riproduceva il campo del delitto, della tenda, lui l’ha indicato non accanto, l’ha indicato proprio sulla facciata opposta, cioè non sul didietro della tenda rispetto a chi sale ma sul davanti della tenda ed è un documento che è agli atti. Quindi, una volta arrivati alla tenda Vanni che fa? Lotti: “Poi si sente entrare dentro”. No perché è già stato autorevolmente sostenuto e riferito che il secondo telo della tenda non è intaccato, quindi entrare dentro dal taglio è impossibile in natura, sarebbe comunque stato impossibile in natura considerando l’altezza di un metro e quaranta della tenda, lo squarcio del taglio che sono quaranta centimetri e la figura un po’ allampanata del Vanni, insomma, non lo so io, credo che anche sotto questo profilo sia impossibile la cosa. Avvocato Santoni Franchett: “Lei conferma che il Vanni entrò dalla parte posteriore della tenda?”, “Siii”, incidente probatorio. Dice che entrò dalla parte posteriore rispetto a chi sale però poi chiamato al dibattimento a indicare il punto del taglio lo mette nella parte anteriore. Avvocato Filastò: “Lei ha visto subito dopo entrare dentro la tenda il Vanni?” Lotti: “Può darsi”, qui… “Può darsi che in quel momento mi sia spostato e che sia andato dentro, poi non l’ho rivisto più” sicchè questo sparisce, il Vanni da un certo momento in poi, durante tutta l’azione, del Vanni non si sa più nulla finchè non rientra nella tenda alta un metro e quaranta e vedremo come dice che rientra, col Pacciani per compiere quelle macabre operazioni. Stavolta col Pacciani, noto, perché negli altri racconti era solo il Vanni quello che eseguiva queste operazioni. “Può darsi che in quel momento mi sia spostato” udienza citata 5 dicembre ’97, dibattimento: “No non l’ho rivisto più sarà entrato di certo” ma stiamo ragionando di Vanni che taglia la tenda nel lato posteriore poi non lo vede più quindi sarà entrato, come ha detto prima, attraverso il taglio. “Nel momento in cui il giovane scappa Vanni dove si trova?”, “Eh, lì fuori non c’era” dice, “Dentro la tenda”, udienza dibattimentale 28 novembre: “Io l’ho visto gli era dentro certamente!”. Qui abbiamo un Vanni che penetra all’interno della tenda attraverso lo squarcio, che noi sappiamo essere una cosa impossibile in natura, “Io l’ho visto gli era dentro certamente!”, a meno che non si voglia immaginare che lui si sia distratto e che Vanni in realtà abbia fatto un girotondo, abbia iniziato lo squarcio e sia entrato dall’ingresso naturale della tenda. Lotti insiste: “Io l’ho visto entrare”, non sta dicendo che è entrando dalla parte dove si entra, sta dicendo che l’ha visto tagliare ed entrare: “Io l’ho visto entrare ma dopo se c’era sempre dentro non lo so”. Lotti sempre all’udienza dibattimentale: “Pensai che fosse entrato dentro”“Si quando non l’ho visto più sarà entrato dentro la tenda”. “Ma io credo, dentro non c’era”, qui è un’udienza successiva, “No, gli era fuori la tenda”, tra il 28 novembre ’97, questo succede, e il 5 dicembre ’97. E’ un po’ la storia della povera Pia Rontini e di come fu uccisa. “No gli era fuori la tenda”, “ Ma se era rimasto dentro come fo a vedere io? Sarà risortito, quando è risortito il coso…” cioè il povero ragazzo francese. Allora noi abbiamo un Vanni che entra dalla tenda nello squarcio posteriore: impossibile; un aggiustamento a seguito di contestazioni fra il 27 novembre e il 5 dicembre del ’97 in dibattimento per cui lui è entrato dentro ma c’è entrato che c’erano anche quei due poveretti per cui si ritrova dentro con questi due… ora, non so se avete presente com’è fatta quella tenda ma è tecnicamente impossibile, ve lo posso garantire, allora entra Vanni, il ragazzo francese, poveretto chissà cos’avrà pensato, è scappato via e allora Vanni esce anche lui. Capito? Perché lui dice: “Sarà risortito quando gli è sortito il coso. Nella tenda? Questo o un gli era sortito da una parte?”, gli chiede questo difensore: “Dopo che è uscito il francese è uscito anche il Vanni?”, “Si”, all’udienza del 9 dicembre. Allora, c’è un Vanni che entra con le due vittime dentro la tenda, il francese esce, ancora non si sta parlando di spari eh, ancora nessuno ha parlato di spari, quindi sono tutti e due, anche la povera donna, sono tutti e due ben vivi. “E’ uscito anche il Vanni?”, “Si”, Presidente: “Quando lo ha rivisto lo ha rivisto che usciva dalla tenda?”, “No gli era accosto alla tenda”. Quindi, io non ho visto il momento materiale in cui uscivano ma ho visto che era accanto alla tenda, quindi il francese scappa, il Vanni resta accanto alla tenda e a questo punto entra in scena Pacciani.
Segue...

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