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lunedì 6 dicembre 2010

Rosanna Pacciani - Deposizione del 25 maggio 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

P.M.: E’ mai capitato che quando eravate insieme con suo padre, per questo motivo, lui si mettesse a guardare altre coppiette? O altre auto, auto dove c’erano coppie?
R.P.: … Guardava qualche volta, si, quando c’era questi ragazzini che si baciavano, insomma…
P.M.: Aveva un cannocchiale un binocolo?
R.P.: Si ci aveva, si portava in macchina un cannocchiale.
P.M.: Lei l’ha mai visto se con il cannocchiale lo usava per guardare meglio?
R.P.: Mhmmm non me lo ricordo.
P.M.: Non se lo ricorda. Senta una cosa, ha mai ricevuto minacce, lei da suo padre, con un coltello o con un fucile? Minacce eh, intendo.
R.P.: No.
P.M.: Ha mai visto se con un coltello…
R.P.: Si alla mi’ mamma.
P.M.: Alla sua mamma. Come mai?
R.P.: Con il fucile la voleva ammazzare quando si stava a Montefiridolfi.
P.M.: Come mai?
R.P.: La minacciò.
P.M.: Come mai?
R.P.: Ma, mhmmm così perché era geloso, non so.
P.M.: Geloso di cosa?
R.P.: Era geloso che lei andasse con gli uomini.
P.M.: Perché sua mamma andava con altri uomini?
R.P.: No, non ci andava ma era geloso, lui si metteva in testa queste cose.
P.M.: E come la minacciò? Cosa gli disse?
R.P.:
P.M.: Aveva il fucile in mano?
R.P.: Si col fucile in salotto e lei era fuo… fuo… fuori e gli puntava il fucile.
P.M.: E sua mamma come reagì?
R.P.: Male.
P.M.: Accondiscese a ciò che voleva lui?
R.P.: Come?
P.M.: O prese e se ne andò?
R.P.: No, no.
P.M.: Stette buona e calma e fece quello che lui voleva?
R.P.: Bhe fece quello che lui voleva… Insomma… Lei l’era, l’era… lì fuori e non so cosa si stava facendo…
P.M.: Gli disse t’ammazzo se...
Avvocato Bevacqua: Signor Presidente
P.M.: L’ha detto la signorina “t’ammazzo”.   
A.B.: E non l’ha detto.
P.M.: Bene
A.B.: Faccia le domande su fatti specifici, abbia pazienza, scusi eh…
P.M.: Allora ha detto che minacciò d’ammazzarla?
R.P.: Si.
P.M.: Ohooo, ha visto?
A.B.: E’ un’altra cosa, un po’ diverso. Facciamoglielo dire a lei.
P.M.: Senta una cosa lei questo fucile ce l’ha presente?
R.P.: Mha, ce n’aveva diver… due, non so se uno era a due canne, che gli puntò non mi ricordo qual’era.
P.M.: Lei questi fucili li ricorda entrambi in casa?
R.P.: No, no non me li ricordo.
Presidente: Uno aveva due canne?
R.P.: So che uno aveva due canne
P.M.: Uno aveva due canne. Sa che fine ha fatto questo fucile? E’ ancora in casa?
R.P.: No non sono in casa, non lo so che fine abbin fatto. Se le dava a i su’ cugino, non lo so.
P.M.: Sa se col fucile andava a caccia suo padre?
R.P.: Quando era a Montefiridolfi si, andava a caccia.
P.M.: Di giorno, di notte?
R.P.: Di notte, dopo cena.
P.M.: E tornava con selvaggina?
R.P.: Si.
P.M.: Cosa portava?
R.P.: Fagiani.
P.M.: Usciva dopo cena per andare a caccia?
R.P.: Si.
P.M.: Usciva vestito da caccia o usciva vestito normalmente?
R.P.: No vestito normale.
P.M.: Usciva vestito normale. Ha mai visto se suo padre imbalsamava animali?
R.P.: Si ha imbalsamato una… Come si chiama?
P.M.: Un animale del bosco?
R.P.: Si.
P.M.: E’ un animale raro? Lo ricorda?
R.P.: no, no unn’era…
P.M.: Lei era presente o… Era in casa quando faceva questa operazione di imbalsamazione?
R.P.: Si.
P.M.: Sua sorella ci ha detto che la carne di quell’animale ve lo dette da mangiare, è vero?
R.P.: Può darsi.
P.M.: Lei non lo ricorda?
R.P.: Di quell’animale non me lo ricordo ma può darsi.
P.M.: Senta aveva un cane suo padre?
R.P.: Si.
P.M.: Era suo?
R.P.:  No, ne aveva, ne aveva due, uno nero che gli dettero dei fiorentini che stavano accanto a noi, per badallo durante la settimana, gli davano il mangiare.
P.M.: Questo mangiare che gli davano che faceva? Lo dava al cane?
R.P.: E no, lo dava a noi.
P.M.: A voi chi? Voi figlie? Alla mamma?   
R.P.: Si alla mamma, a noi. A me e alla mi’ sorella. Poi ce n’aveva un altro, un lupo.
P.M.: Come li trattava questi animali?
R.P.: Male.
P.M.: Cioè?
R.P.: Quello nero bastonate gli dava, una volta infilò un cane in casa…
P.M.: Una volta, scusi?
R.P.: Infilò un cane in casa, in camera e co’ i forc.. co’ i forcato gli, gli, gliele dava a questo cane.
P.M.: Senta una cosa, che tipo di rapporti aveva suo padre con lei? Quando faceva l’amore?
R.P.:
A.B.: Presidente, io, non lo so, credo che sia una domanda non pertinente. Non dico impertinente, non pertinente.
P.M.: Abbiamo…
A.B.: All’oggetto della causa.
Presidente: No. Vogliamo fare delle domande più specifiche?
A.B.: Ecco, perché questa mi sembra impertinente, nel senso non pertinente.
Presidente: La materia è quella che è.
A.B.: Certamente.
Presidente: Facciamo domande magari più specifiche.
P.M.: Usava strumenti tipo vibratori, falli di gomma?
R.P.: Si. Vibratori.
P.M.: Per far l’amore con lei o lo usava anche su se stesso con lei presente?
R.P.: Per fare l’amore con me.
P.M.: Aveva, le imponeva, la costringeva a rapporti orali? Lei sa cosa vuol dire?
Presidente: Spieghiamoglielo sennò orali… Per bocca, insomma.
R.P.:
Presidente: Spieghiamoglielo.
R.P.: Come? Me lo può ripetere?
Presidente: Spiegarglielo crudamente
P.M.: Presidente, io andavo per gradi, lei è andato subito al dunque, ha fatto bene.
Presidente: E d’altra parte lei, sa, orali, sa rapporti orali, lei poi…
P.M.: Io non lo so, provo. Ha capito signorina a cosa ci riferiamo?
R.P.: Se mi ripete la domanda forse… Dato che mi ha spiegato orali…
P.M.: Lei sa cosa vuol dire rapporti per bocca? L’ha mai costretta a rapporti di questo tipo?
R.P.: Eheee a volte si.
Presidente: Signori fate silenzio perché come siete entrati potete anche uscire eh? Quindi non ci devono essere mormorii neanche un sussurro. Chiaro?
P.M.: Questo sia in casa che fuori?
R.P.: Si.
A.B.: Chiedo scusa, mi perdoni, siccome c’è una norma del codice di procedura penale che quando si tratta di fatti scabrosi e di procedimenti di un certo tipo il Presidente può obbligare le persone a stare qui ad andar via perché si debba fare a porte chiuse, se il signor Pubblico Ministero vuole ripercorrere la stessa strada del processo del 1988, io…
P.M.: No voglio fare il riassunto.
A.B.: Io faccio istanza ben precisa perché il processo si svolga a porte chiuse. Mi perdoni Presidente. Questo credo che sia obbligatorio da parte della difesa.
Presidente: Obbligatorio ma siccome…
A.B.: Da parte della difesa richiedere…
Presidente: Siccome però è rimesso al mio potere discrezionale
A.B.: Chiederlo alla difesa.
Presidente: Bene, benissimo, lei ha perfettamente ragione però allo stato non ritengo di esercitare questo potere.
A.B.: Siamo d’accordo Presidente.
Presidente: E’ chiaro che se sento un sussurro…
A.B.: Va be’ ma è come…
Presidente: No, non importa avvocato, non voglio commenti perchè ciò metterebbe a disagio la teste. Per il momento andiamo avanti così.
A.B.: Va be’.
P.M.: Questo tipo di rapporti, in modi diversi, che lei ci ha descritto avvenivano sia in casa che, come ha detto lei, nei boschi?
R.P.: Si.
P.M.: Anche in macchina nei limiti del possibile ovviamente.
R.P.: Si.
P.M.: Che macchina aveva?
R.P.: La Cinquecento, nella Ford credo di non aver avuto rapporti in macchina.
Segue...

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