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sabato 31 luglio 2010

Udienza del 21 maggio 1999 - 1

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 21 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 26 del 20 maggio 1999
Avvocato Sigfrido Fenyes: - Come ebbe a dire il Pubblico Ministero nella sua prima requisitoria, la sua onestà intellettuale, della quale non abbiamo mai dubitato, lo portò a chiedere l'assoluzione di Giovanni Faggi poi in replica, come ricordava lo stesso signor Procuratore Generale, egli cambiò le sue conclusioni sulla base di un elemento non nuovo ma evidentemente preso in considerazione successivamente: un'agenda dell'imputato, un elemento che già in sede di discussione è stato chiarito e cioè si sosteneva che questa agenda potesse costituire un alibi e allora il Pubblico Ministero, l'alibi crolla e l'alibi che crolla è indizio di colpevolezza; l'argomento sul quale non mi soffermerò è stato già ampiamente trattato dal Procuratore Generale e comunque trovò immediato chiaramento già in sede di discussione e di questo si da atto in sentenza con un passaggio che ritengo assolutamente pacifico e sul quale non intendo soffermarvi ma dico questo perchè vi è un appello del Pubblico Ministero di primo grado, un appello nel quale si fanno valere a sostegno del medesimo nè più ne meno quelle stesse argomentazioni che furono svolte dal Pubblico Ministero nella sua prima requisitoria e che portarono il Pubblico Ministero a dire -Faggi deve essere assolto-. Perchè nell'atto di appello non si fa cenno a questo elemento, tra virgolette nuovo, che fu rappresentato alla prima Corte in sede di replica? Quindi questo appello, diciamo, desta a questa difesa qualche critica perchè in qualche modo incoerente con quelle che furono le conclusioni a suo tempo rassegnate sulla base degli elementi che il Pubblico Ministero possedeva e che sono nè più nè meno quelli che lui porta all'attenzione di questa seconda Corte con il suo atto di impugnazione. Gli stessi elementi che emergono oggi davanti a loro e che hanno portato il signor Procuratore Generale a chiedere la conferma della sentenza e quindi l'assoluzione di Giovanni Faggi. Cosa dice il Pubblico Ministero di primo grado? Vi dice: non potete, criticando la sentenza della prima corte d'assise, non potete credere a Lotti certe volte e altre volte non credergli, allorquando parla di Giovanni Faggi e mi preme citare un passaggio a carte 5 dell'appello, dal momento che il racconto, sempre di Lotti, è stato riconosciuto "assolutamente spontaneo genuino e ripetuto nel tempo e nelle varie fasi processuali senza alcuna modifica". Questo credo che tutto si possa dire tranne che il racconto di Lotti sia stato sempre genuino costante e spontaneo in tutte le fasi processuali, e questo addirittura nel nome e cognome di Giovanni Faggi, ricordo le parole del signor consigliere relatore "a malapena nome e cognome" è verbalizzato, "a malapena" e questo era un argomento che questa difesa aveva sviluppato in primo grado con un'impostazione che, direi, poteva essere quasi generosa nei confronti della pubblica accusa e cioè vogliamo dare anche per buono che il Lotti sia credibile? Non abbiamo elementi per poter dire che parli di Giovanni Faggi e qual'era il Lotti credibile? Sempre in questa impostazione generosa e forse anche un pò provocatoria? Bhe il Lotti credibile era preso quello dell'incidente probatorio, perchè un paletto a queste dichiarazioni doveva pur esser messo, il Lotti, ne avete avuto un esempio anche in questa fase processuale, modifica sempre le proprie dichiarazioni, accresce i particolari e che cosa diceva il Lotti nell'incidente probatorio? O meglio perchè il Lotti dell'incidente probatorio? Perchè quel Lotti rappresentava il culmine della sua progressione catartica in questa sua confessione in divenire, il Lotti maturo, il Lotti che consegnava al giudice finalmente la propria verità. Il Lotti dell'incidente probatorio a proposito di Giovanni Faggi disse circa il duplice omicidio di scopeti:
-"mi dissero che c'era un certo giovanni però il cognome non lo so"
-"e che cosa faceva di lavoro?"
"ah di lavoro non lo so"
-"E che macchina aveva?"
-"Mario mi ha detto che aveva un 131"
E a dibattimento il signor Lotti aggiunge un cognome ed un mestiere e dice "un certo Giovanni Faggi" dice "un certo rappresentante", e allora occorrerà però verificare se quello che lui aggiunge a dibattimento si concilia con quello che aveva sempre detto cioè con quello che aveva detto prima anche prima dell'incidente probatorio nella fase delle indagi preliminari e allora ricordo soltanto brevissimamente che cosa aveva detto il 26 di aprile 1996. A domanda del pubblico ministero, "Il cognome Faggi non mi dice nulla", e il 12 giugno 1996: "Vanni e Pacciani mi dissero che quel Giovanni lo conosceva che stava a Calenzano non mi dissero come l'avevano conosciuto nè che età avesse nè che mestiere facesse" ed allora l'invito di allora ed anche oggi fu alla cautela all'attenzione, a queste improvvise folgorazioni mnemoniche a questa verità a pezzetti ed allora se non si ha certezza nemmeno sul nome e sul cognome viene minato lo stesso indizio di base e parlo dell'omicidio degli Scopeti, cioè siamo sicuri che quella dichiarazione laconica: Giovanni, 131, presente agli Scopeti, fosse Giovanni Faggi? Siamo sicuri che parli di lui? Siamo sicuri che lui ci fosse? E il discorso potrebbe fermarsi qui perchè è la stessa dichiarazione indiziante che è minata ma miglior sorte non hanno i riscontri, e il primo riscontro invocato era quello di Pucci. Su Pucci io non mi soffermo, il mio pensiero è assolutamente identico a quello del signor proc gen cioè la valenza del riscontro pucci è uguale a zerop è un riscontro che avrebbe riscontro di mille riscontri. c'era l'altro riscontro ritenuto in un primo tempo importantissimo e cioè quello della 131, e una certa 131 fu effettivamente vista quella notte da testi che furono definiti qualificati, Taylor e Gracili. Una 131 che venne coniugata ad un auto posseduta dal Faggi che in qualche maniera poteva essere somigliante: un argenta, un argomento ritenuto dalla polizia giudiziaria, in sede di indagini preliminari, fortissimo che poteva coniugare la presenza di Faggi agli Scopeti, un auto evidentemente maledetta da Faggi perchè quest'auto lo condusse in carcere ma questo riscontro è stato assolutamente azzerato dall'istruttioria dibattimentale, è stata data la prova certa che Giovanni Faggi non abbia mai avuto un 131 è stata data la prova certa che questa Argenta il Giovanni Faggi l'ha posseduta dalla primavera del 1987 e qui richiamo solo brevissimamente le testimonianze Rezzi, fascicolo 80 dell'udienza del 16 gennaio 1998 il quale ricorda con precisione di aver venduto a Giovanni Faggi questa famosa Argenta grigio chiaro metallizzato, è un ricordo che si colloca precisamente nel tempo perchè suffragato da documenti  e in particolare dai documenti relativi all'acquisto della seconda macchina cioè della macchina successiva a quella dell'Argenta, dal parte del Rizzi, una Fiat uno e la ricostruzione cronologica della successione delle macchine possedute da Giovanni Faggi, un uomo, lo ricordo, che ha sempre posseduto una sola macchina per volta, maniacale nella cura della propria autovettura, che non prendeva auto in prestito e si è data la prova anche del possesso, nel 1985, da parte di Giovanni Faggi di una macchina assolutamente incompatibile con un 131o comunque con una macchina che ad essa potesse somigliare. Egli era proprietario e possedeva una Peugeot familiare 504 chiara, avorio, teste Azzini, carte 48, fascicolo 35, udienza 8 ottobre 1997 e che avesse il Peugeot e di questo anche la stessa sentenza da atto, vi è il conforto documentale dell'agenda perchè nell'agenda di Giovanni Faggi si annota, nel settembre 1985, il cambio dell'olio o comunque il chilometraggio della macchina Peugeot e allora più che parlare di un'assenza di riscontro direi che qui il dibattimento ha fatto emergere una prova certa, solare, in ordine al possesso di Giovanni Faggi di certe autovetture ed in ordine alla impraticabilità della tesi accusatoria circa il suo possesso di una 131 o di una macchina che ad essa potesse assomigliare. D'altra parte miglior fortuna non hanno nenmmeno quelle argomentazioni circa un eventuale ruolo svolto da Giovanni Faggi quella notte, non appare degna di pregio quella che diceva essere uno a cui gli "garbava guardare" perchè se effettivamente una macchina fu vista quella notte fu vista in una posizione da cui non si vedeva. Nè maggior pregio ha la tesi che lo voleva palo, loro sicuramente conosceranno quella piazzola, anche noi abbiamo fatto un sopralluogo, se un palo c'era e se credete al Lotti palo, un palo bastava ed avanzava, semmai, ma non si vede come un palo possa arrivare dopo e partire prima e d'altra parte ammesso e non concesso che si voglia credere al Lotti, Lotti seppe della presenza di un altra persona il giorno successivo, io credo che per quanto riguarda l'omicidio di Scopeti non debbano essere spese ulteriori parole, non abbiamo la benchè minima prova che Giancarlo Lotti parli di Faggi, non abbiamo la benchè minima prova che Giovanni Faggi fosse presente quella notte agli Scopeti anche a questa Corte chiediamo giustizia e che voglia confermare la sentenza di primo grado. grazie.

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