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sabato 15 maggio 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 18

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 17
Avvocato Saldarelli: Questo è il tipico protopostulato che da noi tante volte è stato avvisato, non poteva non sapere, non poteva non rendersi conto, non poteva che essere, allora io cercherò, nei limiti del mio possibile, di dire perchè dovendo discutere in ordine alla responsabilità di più soggetti coautori di questi reati relativamente ai quali Lotti Giancarlo invoca l'attenuante di cui all'art 114 codice penale affermando la sua minima partecipazione al fatto perchè questi soggetti non possono che essere quanto meno ed almeno gli attuali imputati. Oserei dire qualcosina di più. Bhe, gli atti del processo sono pieni di comunivazioni nell'ambito degli esercizi sessuali e di altre cose analoghe, questa da sola non sarebbe però una indicazione sufficiente, perchè come ho già detto, la chiamata in correità ha necessità di un riscontro, voglio essere chiaro sul punto con la corte, un solo riscontro è sufficiente, perchè qui siamo in presenza di una confessione ritenuta attendibile dallo stesso signor procuratore generale, da una corte di assise, siamo in presenza di una chiamata in correità che non soffre di altre indicazioni, quali ad esempio malanimo, vendetta, litigio, quindi sostanzialmente immotivata nel suo mendacio, allora è sufficiente un solo elemento di riscontro per poter dare, a questa chiamata in correità, quel valore di prova che la corte di assise di primo grado ha inteso dare a questa chiamata di correità, prescindendo per un momento e non ci tornerò neppure più sopra, sulle contraddizioni, sulle difficoltà espositive del Lotti, addirittura su quel processo di progressivo adeguamento che Giancarlo Lotti ha palesato a fronte delle contestazioni che gli venivano mosse perchè, non deve dimenticare la corte, che si discute di fatti accaduti 15 anni fa, perchè non deve dimenticare la corte, la sovrapposizione dei ricordi, soprattutto ad opera di chi, come Giancarlo Lotti, ebbe a partecipare a più di un omicidio, a più di un gesto efferato, perchè non deve dimenticare la corte, le ridotte capacità intellettuali di un Giancarlo Lotti che se da un lato lo rendono potenzialmente suggestionabile dall'altro lo rendono anche inadatto al mendacio. Certi si è, perchè il dato mi pare sia emerso in maniera inconfutabile, che Giancarlo Lotti non aveva nessun motivo di accusare Mario Vanni, forse astrattamente avrebbe avuto un motivo per accusare Pietro Pacciani, essendo rimasto vittima di quella sodomia, in epoca pregressa, ma non so quanto vittima o quanto consenziente ma il fatto è importante perchè sta a dimostrare quel legame perverso e costante nel tempo tra questi soggetti, cementato da pratiche sicuramente anomale che determinano inevitabile complicità e succubanza, quindi il dato è di lettura incerta o essa stessa contraddittoria, certi si è che è agli atti come qualmente il Lotti avesse instaurato una amicizia con un familiare del Vanni, motivi di risentimento non ce ne sono, non esistono, allora astrattamente non c'è da fare quella scelta iniziale di campo che in molti processi è necessaria, quando per esempio ci si trova di fronte a chiamate in correità che palesano il livore, il risentimento lo spirito di vendetta, la voglia di nuocere più che quella di far conoscere ed apprezzare la verità. Non siamo certamente nel caso di Giancarlo Lotti, il quale confessa le sue responsabilità, non le confessa in un momento di debolezza o abbandono ma perchè si vede in qualche modo incastrato, parole che lui stesso userà, e che successivamente racconterà, per quanto è a sua memoria e nel suo bagaglio di ricordi, i fatti ai quali ha assistito o dei quali ha sentito parlare. Allora cerchiamolo questo elemento di riscontro. Ripeto e sottolineo, elemento di riscontro, che può avere apparentemente valenza insignificante da un punto di vista probatorio ma che per certo deve stare a dimostrare una cosa e cioè che i compagni, nell'esecuzione di questi efferati crimini, di Lotti Giancarlo non potevano che essere Vanni Mario, Pietro Pacciani salvo se altri, perchè è pacifico agli atti che il Lotti Giancarlo non frequentasse altre persone, è pacifico in atti che Lotti Giancarlo avesse solo queste relazioni, è pacifico in atti che Lotti Giancarlo era legato a queste persone da quei vincoli ai quali poc'anzi ho fatto cenno. Certo l'elemento sul quale ci siamo intrattenuti a lungo, l'elemento della famosa 128 rossa a coda tronca che apparentenmente viene ritenuto decisivo ma che a parere di questo difensore altro non è se non un indizio, che ha portato nell'ambito della fase delle indagini preliminari condotte dalla polizia giudiziaria ad individuare nel Giancarlo Lotti un soggetto che lì era quella sera nella quale avvenne l'omicidio degli Scopeti, ha trovato poi un riscontro oggettivo nel fatto che Giancarlo Lotti ha dovuto dire -Si c'ero- ma non lo dirà solo alla polizia lo dirà anche alla Ghiribelli in quella famosa telefonata, che è un elemento altrettanto ponderoso perchè è esterno, che non ha nulla a che vedere con le indagini, ma insomma, è una telefonata che è di una significanza processuale fondamentale in questo processo e non si può negare valore a questo elemento, che è un elemento di riscontro esterno, il tenore di quella telefona è in atti, ma insomma, Lotti dirà sono stato incastrato, Lotti dirà -ma non si può fermare uno a fare un bisogno corporale?- Recito a memoria, non dirà proprio questo, userà il termine volgare ammettendo in maniera chiara ed esplicita due circostanze cioè il fatto che era lì e il fatto che era lì quella notte con un terzo soggetto estraneo al processo che certamente non ha alcun interesse a riferire cose che non corrispondono alla verità. Ma è forse questo l'elemento esterno al quale questo difensore intende fare riferimento? No, perchè in questo processo c'è ben altro. In questo processo c'è un dato talmente forte e talmente drammatico per gli imputati che consente di chiudere quella proposizione dubitativa che poc'anzi avevo fatto e cioè posto ed essendo certo che Giancarlo Lotti è autore di questi omicidi, chi era o chi erano i compagni esecutori di questi omicidi? Ce lo dice Vanni perchè, veda la Corte di assise di secondo grado, mi si deve spiegare perche Lotti Giancarlo andrà a parlare proprio a Vanni Mario di quella visita fatta alla piazzola di Vicchio, la famosa Panda celestina, questo non lo dice Lotti Giancarlo perchè se lo dicesse Lotti Giancarlo -ho parlato con Vanni di questa mia ispezione- rimarrebbe una dichiarazione di un imputato confesso chiamante in correità ma la corte di assise di secondo grado deve porre mente ad un dato fondamentale di questo processo: che Vanni Mario non si difenderà mai perchè si rifiuterà di rispondere dopo aver fatto questa fondamentale ammissione, cioè che Lotti Giancarlo ebbe con lui un colloquio sull'individuazione della coppietta nella piazzola di Vicchio. E allora io chiedo alla corte ma perchè ne ha parlato a Vanni Mario? Perchè era un amico? Dagli atti risulterebbe un mero conoscente, perchè si va a parlare a Vanni Mario, per l'appunto, di questa particolare iniziativa, di quello che può essere definito un vero e proprio giro ispettivo. "Il lotti di questa piazzola me ne ha parlato ma io non ci sono mai stato... ...c'erano due che facevano all'amore, lì in una panda celestina... ...non me lo ricordo, preciso ma a me non mi pare che mi dicesse tutte queste cose. La strada per endare a questa piazzola io non gliel'ho chiesta". Rileggetele queste dichiarazioni, ma è una richiesta o una confidenza che gli ha fatto Lotti Giancarlo o non è piuttosto un ricordo individuale nello stesso Mario Vanni che a distanza di ben 16 anni, perchè questo esame lo renderà di fronte al gip il 23 marzo 96, ricorderà i termini di un colloquio per lui stesso del tutto indifferente e li ricorderà con termini così precisi e così vivi da affermare che si trattava di una panda celestina, nella quale c'erano due che facevano all'amore. Dopo di che opportunamente Mario Vanni, com'è suo diritto, si sottrarrà all'esame anche in sede dibattimentale, allora per tornare alla premessa che mi sono permesso di fare perchè nonostante tutto, vedano signori della corte, questo è un processo molto semplice, primo perchè è difficile che in un processo vi sia una confessione sopratutto in un processo come questo, in secondo luogo perchè è abbastanza difficile che chi confessa renda anche dichiarazioni così diffuse sulla responsabilità di altri soggetti, terzo perchè credo che raramente come in questo processo si sia proceduto alla riceca di riscontri con l'unica difficoltà che questa ricerca è avvenuta dieci anni dopo, ben oltre dieci anni dopo dai fatti dei quali è processo. Ma il processo resta semplice nella sua complessità perchè quella domanda che mi ero posto inizialmente e che è il frutto delle conseguenze logiche giuridiche proprio delle conclusioni formulate dal signor procuratore generale, è una risposta obbligata in questo processo, ma non perchè Vanni Mario sia imputato in questo processo o perchè Pietro Pacciani fosse imputato nell'altro processo ma perchè per escludere la partecipazione di questi soggetti agli efferati crimini dei quali certamente è stato responsabile Lotti Giancarlo voi dovreste avere addirittura delle prove positive mentre invece avete dei riscontri seri, precisi, univoci, su questi elementi, non vi ho citato testiminanze, non mi interessa del Pucci, non mi interessa del Nesi, sono i fatti che parlano da soli, la personalità di questi soggetti, la loro forte unione nella scelleratezza comportamentale, testimoniata da reperimenti oggettivi e non da discorsi, l'indicazione precisa di corresponsabilità. Mi ero imposto, come necessità giuridica, l'individuazione di almeno un elemento di riscontro e la corte per dire che Mario Vanni non ha nulla a che vedere con Lotti Gianca, deve dare una spiegazione a quella conversazione su Vicchio ma me la deve dare convincente, mi deve dire cioè che si trattava di due illustri cattedratici che parlavano astrattamente di sesso o di fatti di anomalia comportamentale e non piuttosto di soggetti interessati a quello, dal che nasce la complicità, dal che nasce il reciproco interesse, dal che nasce quella correità alla quale ho fatto poc'anzi riferimento, che individua negli attuali imputati o meglio nel signor Mario Vanni insieme al defunto Pietro Pacciani i motori di questa scellerata congrega, della quale Lotti ha fatto parte, forse con quei limiti invocati dal suo difensore e sui quali il signor procuratore generale si è dichiarato remissivo ed anzi ha assentito ma certo si è che gli elementi di questo processo consegnano alla responsabilità per questi fatti di sangue imputato Mario Vanni non solo e non tanto perchè chiamato in correità da Giancarlo Lotti, sicuramente attendibile con riferimento alla sua confessione e alla stessa chiamata in correità ma perchè questa chiamata in correità trova quei riscontri oggettivi uno dei quali di natura confessoria ai quali ho fatto pocanzi riferimento. Si impone conseguentemente la conferma dell'impugnata sentenza quantomeno in punto di affermazione di responsabilità degli imputati, in tal senso sono le mie conclusioni scritte che rassegno alla corte. Grazie.
Presidente: Grazie a lei avvocato.
Segue...

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