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venerdì 14 maggio 2010

Giancarlo Lotti - Dichiarazioni dell' 11 marzo 1996 - Seconda parte


L'11 marzo 1996 Giancarlo Lotti chiese di poter parlare con il capo della squadra mobile Michele Giuttari, questi, autorizzato dal Pubblico Ministero Paolo Canessa, raccolse le dichiarazioni che seguono.
Segue dalla prima parte.
Giancarlo Lotti: "A questo punto voglio precisare alcuni dettagli relativi al delitto degli Scopeti avvenuto nel 1985; dettagli che non ho riferito prima nei precedenti interrogatori perchè, come vi ho detto, ero "bloccato" e temevo che potesse pensarsi ad un mio coinvolgimento in questo delitto. Voglio precisare quanto segue: Tre o quattro giorni prima di questo delitto, mi trovavo al bar Centrale di San Casciano e sentii gli avventori che parlavano di una tenda e di una macchina che si trovavano nella piazzola degli Scopeti. La gente si meravigliava e diceva che era pericoloso stare lì e ricordo anche che i carabinieri di pattuglia dicevano agli avventori che avevano fatto presente a quella coppia di andare via perchè era pericoloso. Si diceva anche che quella coppia voleva trovare una pensione per stare e non trovando posto si erano accampati lì. Il giorno dopo aver sentito questi discorsi al bar, incontrai Mario nel piazzone di San Casciano e gli riferii quanto avevo sentito dicendogli che non ero sicuro se ancora la tenda fosse lì. Mario mi disse: "andrò a fare un giro io per vedere se c’è", ma non mi precisò quando e come sarebbe andato. Ebbi conferma che Mario era stato in quel posto quando il giorno dopo mi disse che la tenda era ancora lì. Il giorno innanzi al delitto, Mario, che incontrai sul piazzone di San Casciano, mi disse: "sei pronto?" ed io gli risposi: "pronto per che cosa?" Mario mi disse "si deve andare con Pietro a fare un lavoretto a quella coppia". Io domandai: "come quello là di Vicchio?" e Mario mi disse "te non ti preoccupare che a te non succede nulla". Io quindi gli domandai: "a che ora andate da quelle parti?" e lui rispose: "verso le 11 di sera" e aggiunse: "tu passi di li, fai finta di fare pipì e guardi verso la strada e stai attento che non venga nessuno, se no Pietro se vede qualcheduno si incazza". Io gli diedi assicurazioni che avrei fatto come mi aveva chiesto. Così il giorno in cui avvenne il delitto, prima di venire a Firenze con Fernando, mi fermai di fronte alla piazzola degli Scopeti per controllare il posto e vidi che c’era la tenda e la macchina accanto. Rimasi fermo in quel posto per un pò di tempo e dissi a Fernando che li c’erano due persone. Fernando mi rispose: "son fermi là che ti danno noia? Lasciali stare". Allora spiegai a Fernando che quella sera Mario e Pacciani li avrebbero uccisi. Fernando non ci credette e mi disse: "tu dici così per farmi paura". Allora gli spiegai il fatto di Vicchio, ma Fernando non credeva a quello che gli dicevo. Io gli dissi "tu vedrai stasera quando si passa e ci si ferma". Lui rimase un pò male e credeva che scherzassi. Poi venimmo a Firenze e non se ne parlò più. Ne riparlammo sulla via del ritorno, la sera, quando gli dissi che ci saremmo fermati per fare “un pò d’acqua” nella piazzola di Scopeti. Lui mi disse: "perché proprio lì" ed io gli dissi che avevo preso accordi con Mario e se lui aveva paura poteva rimanere alla macchina. Lui mi disse che si sarebbe avvicinato un pò anche lui a vedere ma mantenendosi più distante di me perché aveva paura. Giunti sul posto, ho fermato la macchina nel posto già indicato e siamo scesi salendo verso la piazzola. A questo Pacciani e Vanni ci videro e fui rimproverato perché avevo portato un’altra persona che era in macchina. Pacciani era proprio imbestialito e mi minacciò dicendomi che mi avrebbe ammazzato se avessi detto io o Pucci qualcosa. Egli disse anche che di me aveva ormai fiducia perchè ero stato coinvolto nel delitto di Vicchio ed aveva avuto la prova che ero stato zitto, mentre adesso non era sicuro per Pucci. Io lo assicurai dicendogli che Pucci era riservato e non avrebbe detto nulla. Entrambi mi dissero: "E' meglio per te se non parla perchè ci rimetti te". Mario era arrabbiato ma non come Pacciani che quando vide che c'era un'altra persona con me aveva "gli occhi di fuori" dalla rabbia. Quando dissi nei precedenti interrogatori che Pacciani e Vanni ci minacciarono venendo verso di noi fu in effetti perchè videro che non ero solo, in quanto aspettavano solamente me in quel posto. Assistetti quindi alla scena del delitto così come l'ho già descritta e vidi che Mario non aveva lo spolverino di Vicchio ma era vestito normale. Mentre ero in quel posto, ho notato alcune macchine passare per la strada, ma non si sono fermate e se lo avessero fatto le avrei mandate via. Ricordo che qualche macchina anche rallentò passando sotto la piazzola ma vedendo ferma la mia macchina ed il Pucci fermo nei pressi proseguirono la strada. Voglio precisare che, dopo il delitto, prima di andar via dal posto, vidi Pacciani e Vanni andare verso il bosco e tornare indietro dopo circa 15 minuti, quindi li vidi scendere in giù, attraversare la strada degli Scopeti e salire sulla macchina del Pacciani, la Ford che era posteggiata dietro il muro accanto al cancello che si trova di fronte all’ingresso della stradina che conduce alla piazzola. Quando uscirono dal bosco nel venire in giù verso di noi vidi che Vanni e Pacciani si strofinavano le mani come per asciugarsele. Li vidi poi andare via in macchina ed io, dopo aver accompagnato il Pucci, andai a casa. Il Pucci rimase scioccato e mi disse: "ma tu sapevi veramente tutto" ed io risposi: "te l'avevo detto e tu non ci avevi voluto credere". Mi disse poi effettivamente di andare dai carabinieri ma gli risposi di no. Voglio precisare anche che Mario mi disse che le parti della donna che lui aveva asportato li aveva portati a casa Pietro per nasconderli nel garage mettendoli in un involto. Mario mi disse che Pacciani voleva farli mangiare alle figliole ma non so se effettivamente lo abbia fatto."

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