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lunedì 26 ottobre 2009

Il colloquio tra Lorenzo Nesi e Mario Vanni

Il 30 giugno 2003, Lorenzo Nesi si recò presso il carcere Don Bosco di Pisa dove era recluso Mario Vanni. Il colloquio tra i due venne registrato dalla Polizia Giudiziaria, ed ebbe inizio alle 19,21 e si concluse alle 20,50. Di seguito vengono riportati alcuni estratti.

Lorenzo Nesi: Eh, questo Pacciani, eh... questo è un delinquente, eh?
Mario Vanni: Sì, sì, bravo. Lo so, però gl’è stato il Lotti quello che ha sciupato tutto...
LN: Ma perché l’ha sciupato il Lotti?
MV:Eh, lo so, perché gl’ha detto... gli ha detto, Dio Bono, che c’ero anch’io nel bosco con le pistole. Dov’ero? lo non c’ero. Mhh. L’è una barzelletta. Però il Giudice crede a lui mentre a me no. Tre ergastoli, eh, mica un discorso...
LN: Ti vuoi aprire? Ti vuoi aprire l’animo con me, eh?
MV: Eh!
LN: Le vuoi raccontare a me? E nel giro di dieci giorni tu sei fuori di galera. Come gl’è stata tutta questa congrega? Il criminale gl’era lui...
MV: Sì.
LN: Che vuoi, che Garibaldi (Giancarlo Lotti n.d.r.) che... che sia stato o... o te? Come gl’hanno fatto a mettere in questa?
MV: O che lo so!
LN: Mario, porca miseria, tu lo sai, perché tu lo sai, sennò ‘un ti potevano condannare in tre giudizi. Ne sei convinto, Vanni?
MV: Sì.
LN: E tu lo sai, te l’hai sempre avute le merende, le merende te l’hai sempre avute le merende, perché avevi paura del Pacciani, ma il Pacciani a questo punto gl’è nel più profondo dell’inferno.
MV: Ecco, bravo.
LN: Spiegamelo a me,Vanni, dammi retta come a un fratello.
MV: Sì, sì, eh lo so.
LN: Porca miseria, guarda Vanni, abbracciami, spiegameli come a un fratello, spiegami come sta questa cosa. E come sta?
MV: E la sta così. E Lotti parlò a bischero e disse che ero coinvolto con il Pacciani alle pistole. Quello gl’è un... un coso... e il Magistrato disse che gl’è vero. Dette ragione al Lotti.
LN: Ma come gl’avrà fatto il Lotti, Mario, a inventarsi queste cose?
MV: Boh.
LN: Ma né te né il Lotti vu’ siete grulli. Dio ce ne guardi, perché te t’ha... ora tu sarai invecchiato, ma te t’hai sempre avuto una finezza di cervello fuori dell’ordinario, giusto?
MV: Mh...
LN: Il Lotti gl’era un pochino più... ma ‘un era mica un demente
MV: Mh...Unn'era un demente. No, ‘unn'era un demente. Ma perché il Lotti gl’è andato a dire... il mostro, con le pistole... ma quando sono stato con il mostro? Quando ho avuto le pistole? ‘Un so nemmeno come l’è fatta la pistola.
LN: Oh Mario, pensaci bene, vien via, pensaci bene.
MV: Eh, t’hai ragione, Renzo.
LN: Tu sei dinanzi... ‘un tu sei dinanzi alla Polizia, né dinanzi a un Tribunale, tu sei davanti a Renzo Nesi pensaci bene.
MV: Eh, ci credo...
LN: Ma sei convinto di quello che dici? Ma sei proprio convinto?
MV: Sì, sono convinto.
LN: E allora tu eri a conoscenza che il Pacciani faceva questi omicidi?
MV: Sì.
LN: Tu eri a conoscenza?
MV: Sì.
LN: E allora perché ‘un tu sei andato dai Carabinieri a dire il Pacciani cosa ha fatto? Spiegamelo a me... Per agosto tu sei fuori, tu sei a casa tua.
MV: Bravo, Renzo.
LN: Spiegamelo a me, Mario.
MV: Te l’ho spiegato.
LN: No, ‘un tu m’hai spiegato proprio un bel cazzo nulla. Te eri a conoscenza che il Pacciani faceva questi omicidi?
MV: Mah
LN: Ma spiegamelo per bene, Mario. Dammi retta, sennò tu muori in questo putrido carcere. E tu va’ a casa tua. Bene. Spiegamelo, quando te tu sei arrivato a sapere che Pacciani faceva queste cose? Quando sei arrivato? Sì, eh, spiegamelo, sì, dimmelo.
MV: Eh, gl’era nel bosco con le pistole.
LN: Ma gl’era nel bosco con le pistole, e sennò... se non so... e sennò e le son come le merende, ma te tu lo sapevi, per ché te, io mi ricordo, quando gl’era vivo mio zio Oliviero (Doni Oliviero, postino ndr), tu desti un periodo di depressione notevole.
MV: Sì.
LN: Te ne ricordi?
MV: Mh...
LN: Tu sapevi queste cose e ‘un tu le volevi dire perché t’eri soggiogato dalla paura del Pacciani.
MV: Bravo, bravo, bravo.
LN: Ma bisogna che tu me le dica, Mario.
MV: O ‘un te l’ho detto io? E disse il Lotti che così, così, così, così. E loro a un certo momento...
LN: Ma ora son morti tutti...
MV: Eh, ‘un c’è più nulla, ‘un c’è più nulla.
LN: E ‘un c’è più nulla, ‘un c’è né Filastò né Filastò.
MV: Bravo, bravo, sì.
LN: E tu sta' in galera e basta. Non venire a dirmi le barzellette però a me, Mario, perché io non sono un giudice. Ma il Pacciani, tutti quei soldi chi glieli dava?
MV: Eh, bah, e glieli dava.., c’aveva le bestie e andava a lavorare da Rosselli del Turco.
LN: Ma non lo dire, non bastavano per quelli che aveva. Ma... ma anche te, Vanni, anche te, anche te tu c’avevi i soldi, ma tutti quei soldi.
MV: Boh...
LN: Anche tu Vanni c’avevi i soldi
MV: Eh, io c’ho tre milioni al mese, capito? Di pensione, e un milione, tanti, la mi moglie.
LN: Mh...
MV: Mh. Però ‘un m’ha mandato nemmeno una lira, son senza una lira non posso nemmeno accendere una sigaretta, nulla, non ho nulla, Renzo, neanche un decino.
LN: Vuoi fare mente locale e dire... fra costretto a far delle cose che tu non volevi fare?
MV: Sì.
LN: L’è ventanni che ‘un tu le dici. Le merende, le merende, le merende... le si fanno con il Corpus Domini. Ma qualcosa t’avrà detto, “ho ammazzato due perso ne”, Dio bono! Qualcosa t’avrà detto, “l’ho ammazzato per un motivo”!
MV: Ma... eh... gli è stato il mostro, hai capito?
LN: Come?
MV: E’ stato Ulisse che ha ammazzato tutte questa gente, nero.
LN: Chi gl’è il nero?
MV: E’ un americano.
LN: Un americano? E chi ammazzava?
MV: Ulisse. Ulisse si chiama.
LN: Un l’ha ammazzati il Pacciani? O ‘un l’ha ammazzati il Pacciani?
MV: No.
LN: E indo gli era quest’americano?
MV: E indo gli era? Nel bosco lo trovi. Lo trovò nel bosco. Ogni cosa gl’aveva. Che l’era stato lui a fa’ questi delitti.
LN: Ma chi l’ha detto questo?
MV: Eh...
LN: Perché ora, fino a ora tu m’ha detto che questi omicidi l’ha fatti il Pacciani. E questo Ulisse, e questo nero chi gl’è?
MV: Ulisse si chiamava.
LN: Ma ‘ndo gli stava?
MV: Eh, in America.
LN: In...
MV: In America
LN: E veniva a fa’ gli omicidi qui?
MV: Davvero.
LN: Mh. Icché tu mi dici, Mario? Ma vien via! Ma te lo conoscevi questo nero?
MV: No. io non lo conoscevo. Ho saputo la storia dopo, che gli era stato lui a ammazza’ tutte e sedici le persone
LN: I te tu m’hai detto che gli omicidi l’aveva fatti il Pacciani.
MV: Sì. O ‘un te l’ho detto? Gl’è stato questo nero a ammazzà tutta questa gente, questo Ulisse americano. Gli ha lasciato una lettera, s’è ammazzato, hai capito? E ha preso il procuratore ogni cosa.
LN: Ma chi te l’ha detto?
MV: Alla televisione s’è sentito per Dio
LN:No, Mario, ‘un tu mi convinci. E tu m’ha a spiegà le cose come le stan no e tu vien fuori.
MV: Te l’ho bell’e spiegato. E gl’è stato questo nero che ha ammazzà tutte le sedici e l’ha preso la lettera.
LN: Come? La lettera? Che... che lettera? Che lettera? Come?
MV: Eh, e l’ha presa il giudice la lettera, e ogni cosa, no? La pistola.
LN: La pistola gl’ha preso il giudice?
MV: Eh. Sì... sì.
LN: O vien via, Mario, ma tu vaneggi.
MV: Ma la s’è sentito a sera alla televisione.
LN: Sì, ma sta zitto Vanni, codesta l’è roba da Grand Hotel.
MV: Sì, sì, ma insomma, l’è stato il nero, questo Ulisse l’ha morto sedici persone, gli ha lasciato la lettera, gli ha lasciato la pistola, gli ha lasciato ogni cosa.
LN: A chi l’ha lasciata, Mario?
MV: L’ha prese il Procuratore.
LN: Ah. Chi?
MV: Quello che conta, il Procuratore conta.
Rif.1 - Sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze contro Francesco Calamandrei del 21 maggio 2008

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