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domenica 3 maggio 2009

Sentenza della Corte d'Assise di Firenze - Frammenti

Nella sentenza di primo grado che il primo novembre 1994, condannò Pietro Pacciani all'ergastolo, per tutti i duplici omicidi avvenuti dal 1974 al 1985 si legge:

pp.16-18
"Il giorno 9 settembre 1985 nelle prime ore del pomeriggio giungeva alla stazione dei Carabinieri di S. Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze, la notizia che in una zona boscosa situata nelle immediate adiacenze di via degli Scopeti, tratto di strada che collegava l'abitato di S.Casciano con la via Cassia, era stato rinvenuto un cadavere. Accorsi immediatamente sul posto il maresciallo Vincenzo Lodato, comandante della stazione, con altri militari, ci si rendeva conto che il cadavere, parzialmente occultato dalla sterpaglia e da alcune scatole di vedrnice che gli erano state gettate addosso, era quello di un uomo di giovane età che presentava numerose ferite da arma bianca e da arma da fuoco in varie parti del corpo. Nella piazzola sovrastante il luogo ove era stato rinvenuto il corpo ed a breve distanza dallo stesso veniva localizzata un'auto Volkswagen Golf bianca con targa francese: accanto a questa era situata una tenda di tipo canadese che presentava uno squarcio nel tessuto della parte posteriore. All'interno veniva rinvenuto il corpo nudo e privo di vita di una donna che presentava numerose ferite da arma da fuoco: il cadavere mostrava inoltre due vistose mutilazioni e cioè l'escissione del pube e del seno sinistro.
Ancor prima che gli esami autoptici e balistici ne dessero la certezza ci si rendeva immediatamente conto, per la particolarità delle lesioni che il corpo della donna presentava e per gli strumenti usati per realizzare l'azione criminosa, che il fatto era, in ordine di tempo, l'ultimo episodio della serie di duplici omicidi commessi da un misterioso criminale che la voce e la fantasia popolare avevano denominato "mostro di Firenze" o "mostro delle coppiette", per gli specifici bersagli della sua azione delittuosa e che l'arma da fuoco usata era ancora una volta la pistola Beretta calibro22 Long Rifle serie 70, che, a quel punto, aveva apposto il suo tragico sigillo su ben sedici omicidi."

pp.50/51
"La realtà dei fatti è invece del tutto diversa e nulla ha a che fare con la realtà quasi virtuale di cui parla la difesa: invero il computer non è un'intelligenza artificiale capace di autodeterminazione, come si afferma, ma semplicemente una memoria in grado di contenere una serie elevatissima di dati e quindi di gestirli nel modo che l'operatore richiede. Non è dunque la macchina, ma sempre e soltanto l'uomo che decide come procedere e quali risultati si debba cercare di ottenere. Il computer è solo lo strumento che velocizza la ricerca di dati, li controlla in base a parametri prefissati, li incrocia tra loro, li riscontra, il tutto in frazioni di tempo brevissime: ma è poi sempre e soltanto l'operatore, dunque l'uomo. che deve interpretare i risultati, apprezzarne la valenza, decidere gli ulteriori passi da compiere" (?ndr)

pp.441/454.
"Un punto certamente non secondario dell'inchiesta verte sul concorso di eventuali complici nella commissione dei delitti ascritti al Pacciani. (...) Se allora sulla scena dei delitti non risalta in maniera obbiettiva l’intervento di eventuali complici, ciò, di per sé solo, non implica affatto che essi, uno o più, non possano essere stati presenti al momento della commissione di uno o più episodi criminosi. Se, infatti, come si è visto, l’analisi della dinamica materiale dei delitti non è affatto compatibile con la presenza e l’agire della sola presenza dell’assassino, bisogna pur dire che, inversamente, neppure sono emersi elementi che possano far escludere, in via di principio, la presenza, sul luogo del delitto o in luoghi viciniori, di possibili complici del Pacciani con funzioni di appoggio o ausilio. Al contrario, anzi, di tale presenza vi è prova sicura ed in equivoca nella ricordata deposizione del teste Nesi Lorenzo (supra, pag.147 e segg.), il quale la notte dell’uccisione dei giovani francesi aveva visto sfilare davanti a sé sulla Via di Faltignano, in orario che si è visto perfettamente compatibile con quello di commissione del duplice omicidio, la Ford Fiesta del Pacciani, il quale aveva accanto a sé un individuo che il Nesi non era stato in grado di riconoscere, ma che, stante la particolare situazione di tempo e di luogo, non poteva che essere strettamente intrinseco a lui e, quindi, al crimine da poco commesso.
Significativa è poi al riguardo anche la già esaminata deposizione del teste avv. Giuseppe Zanetti (supra, pag.216 e segg.), il quale ha narrato di aver visto, più volte, nei giorni immediatamente precedenti l’assassinio dei francesi, una Ford Fiesta che la Corte ha stabilito essere con ogni verosimiglianza quella del Pacciani, posteggiata in varie zone lungo la via degli Scopeti, ed un paio di volte fermo accanto ad essa un individuo che non era certamente l’imputato e che non sembrava far nulla di particolare se non, come ritenuto fondatamente dalla Corte, attendere il rientro di costui da una delle numerose ricognizioni che aveva fatto nei boschi in preparazione del duplice delitto. Deve dunque concludersi che, almeno per tale ultimo episodio, vi è prova certa del fatto che il Pacciani avesse accanto a sé quella sera un’altra persona, quella vista dal teste Nesi Lorenzo, probabilmente ma non necessariamente la stessa vista dal teste Zanetti. (...)La possibile presenza di un complice, che potrebbe aver aiutato il Pacciani a trascinare fuori il corpo delle vittime dopo la commissione dell’omicidio potrebbe trovare indiretta conferma nelle impronte digitali e nelle altre tracce che furono riscontrate sulla Fiat Panda, all’interno della quale, nella notte del 29 luglio 1984, sulla Via Sagginalese di Vicchio di Mugello, erano stati assassinati Pia Rontini e Claudio Stefanacci. (...)
In quest'ottica non è improbabile che qualche ipotetica traccia di un possibile complice possa anche desumersi da elementi induttivi sul piano logico. Si è visto che la difesa dell'imputato ha sostenuto l'impossibilità per l'imputato di sollevare di peso e scaraventare nella scarpata il cadavere del Kraveichvili Michel: cosa che sarebbe stata certo più facile ed agevole se ad ausiliare il Pacciani vi fosse stata, in quel momento ed in quel luogo, altra persona a lui legata da vincoli scellerati."
Rif.1 - Il mostro pag.94
Rif.2 - Compagni di sangue pag.28

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