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martedì 4 settembre 2012

Pietro Pacciani - Lettera all'Associazione vittime dell'ingiustizia - Seconda parte

Segue dalla prima parte. 

"Quando mi domando’ cosa ne pensavo di questo, io le dissi non sono in grado di giudicare, ma perme, si tratta di un pazzo sequilibrato, e malato che non so’, come definirlo e una persona che campa senza lavorare che se avesse un lavoro non avrebbe tempo di girare, che a girato tutta la Toscana, inoltre se avesse moglie e figlie non andava a vedere gli altri cosa facevano, stava con sua moglie, e questo malvagio non ama le donne le spregia e allora come definirlo, per me, si tratta di un malato non c’è altri scopi, e voi venite a cercare un povero contadino che, lavora tutto il giorno per campare la famiglia, a’ il tempo libero di girare ? una persona sana di mente va’, a fare del male, a’, dei poveri ragazzi che non nannanno, fatto niente? Ma con quale coraggio? E da quel giorno incominciò l’inferno, perquisizioni tanti trucchi in casa mia facendo trovare merce non mia messa da loro microspie nascoste poi camuffato il nastro di registrazione canore una voce non mia, sotterrato nell’orto un proiettile e, per farlo invecchiare da unanno, a tre anni, fu bagnato con l’acido muriatico e lasciarono pure il contenitore con l’acido dentro e ancora a casa mia, anno portato 50 testimoni falsi nella piazzola degli scopeti, e tutti anno visto il Pacciani il giorno 8 sett 85, chi dice col motorino di 20 colori rosso giallo celeste marrone ecc. ecc. chi dice la macchina Ford, chi dice la 112, chi dice una 3 volumi, tutti erano in una piazzola di 10 m quadri di notte alle 22 di notte in mezzo a questo bosco lontano dalla strada e io mi trovavo a cena alla festa a cerbaia lontano da lì, 10 km. Con la mia famiglia, e anno testimoniato, ma anno girato questi testimoni, e pure i carabinieri che mi fecero l’interrogatorio il giorno 9 sett. 85 e la perquisizione gli anno fatti tacere e questo maledetto che uccide quei poveri francesi, era andato a Vicchio a impostare una lettera al giudice Della Monica, e io mi trovavo a casa senza macchina che si era guastata alla festa a Cerbaia, e da Mercatale Vicchio sono 140 KM secondo loro ci sarei andato col motorino ma se sono a Mercatale non sono a Vicchio e ciavevo in casa i carabinieri a farmi la perquisizione e l’interrogatorio ma anno fatto rigirare la verità citando la menzogna pure loro, ci sono messi tutti da cordo, e dopo 15 giorni che ero nella mia casa in via Sonnino 30, con mia moglie, che mi fecero lasciare la casa paterna a mie figlie, la quale l’avevo intestata a loro, dopo 15 giorni che ero uscito di carcere, e ero ritornato con loro tutti assieme, chiedendoci scusa di quello che era successo venne a casa mia il maresciallo dei C.C di S.Casciano co un foglio del giudice dott. Lombardo, dicendomi che io, e mia moglie dovevamo lascia, la casa alle figlie perché, era intestata a loro, ma comprare, lavevo comperata io, e loro poverine non mi manda via, anzi, ci siera chesto scusa e mi diedero la mano dicendomi babbo perdonaci, tutto quello che abbiamo detto celo anno fatto dire, ma il maresciallo mi disse questo e lordine del giudice, per la sicurezza delle figlie, che potresti liticare ancora deve tornare con la moglie nella sua casa, e così feci, ma era un trucco per venire a trovare tutto quello che avevano nascosto la’, e farmi del male di una colpa non commessa, come difatti, come ripeto avevano messo le microspie, da ogni angolo della casa, una telecamera nascosta su un terrazzo soprastante per controllarmi chi veniva in casa mia che nonè venuto mai nessuno. Tutti i movimenti che io facevo, un proiettile nascosto in un travetto, un porta sapone color rosa con marca Devis che in casa mia non è mai esistito) io ne avevo uno bianco senza scritte, e ci avevo messo dentro dei ninnoli di famiglia anellini collanine rotte da riparare braccialetti di mia sorella ecc. ecc.) gli levarono dal mio cofanetto bianco e gli misero in quello rosa che portarono loro, e tanti altri trucchi ancora) anno citato tanti testimoni farsi che dicevano, che il Pacciani girava nei boschi che ce una testimonianza del brig. Dei C.C. Di Bella che testimoniò dicendo che noi dalle indagini, che abbiamo fatto ci risulta che il Pacciani aveva un lavoro fisso e non ci risulta che girasse ne digiorno ne di notte, altre testimonianze del guardia caccia Tozzetti carlo, che testimonio, io giravo tutto il giorno per i boschi, nono’ mai visto il Pacciani a girare ne di giono ne di notte) ne anno dette, di ogni colore e persebitato questa povera famiglia con lettere anonime telefonate anonime con offese, a tutta la famiglia, poi mi arrestarono e portato in custodia cautelare e, dicendo che cera pericolo che io inqunassi le indagini, che non ho mai che non ho mai avuto contatto con nessuno ed ero sorvegliato di notte e di giorno nella mia casa e dopo in carcere, la botta finale, fui rinviato a giudizio e processato per i fatti commessi da questa carogna, che dio lo bruci vivo dove si trova, e come ripeto, ne anno scritte tante inventando migliaia di supposizioni allusione e infamita, di ogni genere, nonce una parola di vero, neppure una virgola,) mi anno offeso dicendomene di ogni colore il Pacciani bugiardo sanguinario erogante, stupratore, maltrattava la famiglia ecc. ecc.) la quale io, o detto tutta la verita’, passo, passo della mia vita, alla mia famiglia glio’ voluto bene,e glielo voglio fino a che camperò perché tutto quello che anno detto contro di me, glielanno fatto dire, loro lo sanno benissimo che nonè vero alle figlie gli comprai la casa le misi in colegio a pagamento per farle prendere una laurea, e imparare un mestiere le comprai un enciclopedia di 25 volumi conoscere sapere, completa di vocabolario e dizionario e dischi per imparare le lingue, una macchina elettronica Necchi per imparare a cucire, hli ho aperto un libretto di conto corente a ogni una, cosa puol fare un povero padre più di così, io lavoravo per loro, ho lavorato pure malato, che ho avuto due infarti sul lavoro, e dichiarato invalido civile, e pensionato per le malattie, avute, e pure a mia moglie; lo sempre rispettata, e voluto bene al mattino mi alzavo io e gli portavo il caffelatte a letto, e gli facevo la spesa, e l’aiutavo a fare il mangiare per risparmiarle la fatica, che pure lei è malata di nervi, e seminferma di mente, e qualche discussione cè, in ogni famiglia tra moglie e marito ma non si liticava) sono tutte falsità che dicono le persone malvage e calugnatore) ora anno scritto, le solite farsità che anno detto in processo e ne anno aggiunte una cinquantina che non figurano neppure in processo; e stato sentito dalla difesa, in processo, perché si deve rievocare le solite cose, di falsità, sono venuti dei testimoni a deporre la verità, ora nel mese di marzo, e loro anno stampato 50 copie della motivazione e spedite a tutta la stampa e pubblicate, per influenzare l’opinione pubblica e, lei, sig presidente Fassino voreste stampare queste falsità processuale e distribuirle, alle persone? Così perdo quel pocho di affetto della gente, e si aumenta lodio, mi raccomando non lo faccia, sto preparando io il memoriale di verità e citerò tutti i passi della mia vita, quello dovete pubblicare, io o’ fiducia in voi considerandovi tutti fratelli in Cristo e vi voglio bene ma iuta temi non animate un povero disperato innocente (Dio) vi benedirà’ saluti, e un grande ringraziamento Pacciani Pietro."

Ringrazio Diego per l'attenzione e per avermi concesso una copia del libro edito dall'Associazione vittime dell'ingiustizia.

lunedì 3 settembre 2012

Pietro Pacciani - Lettera all'Associazione vittime dell'ingiustizia - Prima parte


Il 27 aprile 1995, Pietro Pacciani scrisse la lettera che segue all'Associazione vittime dell'ingiustizia. Il testo fu poi proposto dalla stessa Associazione in un libro in cui furono pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte di Assise di Appello di Firenze contro Pietro Pacciani ed alcuni articoli di quotidiani che si occuparono dell'attività dell'associazione.

 "Onorevole assoc. Vittime dell’ingiustizia All.mo Segretario Gen Nazionale Vitt dell’ingiustizia Giacomo Fassino 27.4.95 Oggi 21 apr 95 ho ricevuto la sua lettera scritta il 14 apr 95 e la ringrazio dal profondo del cuore, sia lei che tutta l’associazione, e tutti coloro che anno capito la mia innocenza, la cuale ho citato tutta la verità davanti, al nostro fratello cristo, che avete visto la quale giurai davanti alla corte mostrando il ritratto di Gesù che voi avete fotografato, e, piangendo, dicevo pure lui, lo crocifissero innocente che non aveva fatto nessun male e voleva bene a tutti considerandoci tutti fratelli, come ho, pure seguito i suoi consigli, dopo esperienza, da giovane che ho subito, nel 1951 quando mi dovevo sposare con Miranda Bugli, la quale dopo due anni di fidanzamento avevamo fissato il matrimonio, entro il mese, ci volevamo bene, e, eravamo orgogliosi, entrambi di questo tanto atteso giorno. Ma il destino crudele bloccò, i nostri sogni, l’andai a trovare un giorno casuale e la trovai in un bosco con le pecore in un fossato con un altro, in fragrante adulterio, mi tradì alla vigilia delle nozze, ma’ lei piangendo mi disse, io non volevo, mi a presa con forza, non no’ potuto difendermi, picchialo, picchialo, gli andai incontro per tirarli due pugni, ma era il doppio di me, e più forte, mi afferrò per la gola con ambedue le mani , mi ebbi a difendere non respiravo più, e successe la disgrazia, si venne arrestati ambedue, e scontai una lunga pena, lei in carcere mi scrisse, chiedendomi perdono, e voleva continuare, il fidanzamento, le scrissi una lunga lettera risentita, che non mi scrivesse più, è troncai, ogni corrispondenza, e finì, il nostro collegamento) mi misi a lavorare in diverse case penali per aiutare la mia povera famiglia di contadini e mio povero padre mor’, quando ero ancora in carcere e soffrii tanto dolore, di non poterlo rivedere, e tante atroce sofferenze pensando alla famiglia, dopo tanti anni di attroce soffenza tornai, a casa, troi la mia cara mamma sola, mia sorella si era sposata mi misi subito a lavorare presi moglie e mi riformai una famiglia mi nacquero due figlie, e un terzo morì, mia moglie rimase inferma di mente per il taglio cesario, pure le figlie, anno, ereditato le conseguenze della madre, gli toccò aiutarla a crescere le figlie, io mi misi subito a lavorare senza perdere un’ora di lavoro facendo 12 ore al giorno, senza sosta, lavoravo pure la domenica, ebbi due infarti sul lavoro, che ne risento tuttora., e vado avanti a forza di terapia, ora qui in carcere siè risvegliato questo male che mi blocca la circolazione, e sono stato il 20 marzo ricoverato à careggi, che mi operarono a una vena, che bloccava la circolazione al cuore, ma non è giovato niente, o patito le pene dell’inferno, e sono sempre col solito male, ho 70 anni, e la bile, e la depressione, pensando che mi anno portato qua senza aver fatto nessun male di quello che mi stanno accusando, fu nel 1957 che fui arrestato per aver dato qualche schiaffo a mia figlia Rosanna che si era innamorata di un vagabondo che era prossimo a sposarsi co un'altra, è, gli faceva credere che sposava lei, e ci credeva questa meschina, io lavoravo dalla mattina alla sera, per guadagnare qualche soldo per non far mancare niente alla famiglia, e gli, avevo aperto un librettino adogniuna, che oltre a quello che guadagnavano loro col suo lavoro, noi genitori, si gli aggiungeva qualcosa, e questo vagabondo in tre mesi gli tolse 3,800,000 lire ognmi tre giorni andava da lei, e, le diceva dammi 500 mila devo pagare un debito, cuando lavoro te gli rendo noi ci dobbiamo sposare quello che è mio, e anche tuo, e quello che e tuo e pure mio, quando io me ne accorsi la sgridai e la mandai a farsegli rendere, ma tornò senza. Mi disse glia già spesi, allora gli spiegai, tutto l’insegnamento e la ragione e di lasciarlo perdere, di non rivederlo più. Fino a che non ti a’ reso i soldi lo vedi, e un’imbroglione, e la fidanzata nea’ unaltra e presto si sposa” ma lei testarda, non voleva capire, la ragione, è continuò, a’ frequentarlo di nuovo, e nonostante i miei insegnamenti giutsi, si ribeccò e mi rispose male offendendomi, grullo io sono maggiorenne e, faccio quello che mi pare, allora buscò due ceffoni, allora prese la coriera, e andò a Firenze, dalla sua datora di lavoro, molgie dell’avvocato Giacchetti, che le badava la mamma anziana e un bambino e le raccontò che ne aveva buscate, questa signora, io ci avevo litigato per telefono, che dopo 3 anni che lavorava da loro le dava sempre la paga di apprendista e la faceva lavorare dalle ore 7 del mattino fino alle ore 9 di sera, perché abbergava da loro, e, tornava a casa la domenica, quando mi fece vedere il libretto di paga io gli telefonai dicendole che gli sia dato tutti i soldi mancanti come stabilito, dai sindacati e tutti gli straordinari, lei si arabiò dicendo che i vostri sindacati noi non gli conosciamo, e pure troppo quello che gli do perchè rompe tutto in cucina, e sbadata, e per ripicca la portò in caserma a denunziarmi, e oltre la verità lei, inventò la farsità che quando avevo bevuto, le davo noia, edè, una farsità, detta da questa signora carogna. Mi fece arrestare, e mi fece dare 4 anni e minacciava mia figlia dicendole, non cambiare le parole che ho detto io, perché ti mettono dentro te per falsa testimonianza e, lei si impaurì e firmò quello che aveva detto al signora, e tuttora lanno impaurita gli incurenti e dice le stesse parole, lanno imbeccate, di tante calugne, e lanno fatte dire tante falsità, le portarono in aula sotto scioc, come drogate, e in casa si gli trovò un tubetto di allucinogeni, non seppero dire chi glielaveva dati e fu ricoverata in piziatria 4 volte eda’ perso la testa ede’ ricoverata in una casa di cura a Firenze e quando ero ancora in carcere, per questa calugna, e percosse, incominciarono a venirmi a interrogare, dei fatti successi nella prov. Di Firenze, dicendomi lei lavorava in campagna a Vicchio nel 1964-65, conosce questo che ha fatto questo male che a ucciso, i ragazzi, questo viene di la’, ce lo dica, ci aiuti, poi dicevano questi) che giravano alla campagna, lei gli conosce) ma quando stavo io la’ ero contadino e lavoravo 18 ettari di terreno e piante e bestia ma iniziavo alle 7 del mattino fino alle 7 di sera. Tornavo la sera stanco che non vedevo lora di andare a riposare, e come posso conoscere, le persone che passano per la campagna, poi venni via di la’, sono mai allontanato dili, e sempre stato a lavorare nei campi e del fatto tutti i datori di lavoro e tengo tutti i libretti e se ho dovuto andare a trovare mia sorella sposata nel mugello che in 20 anni che portato gli amici che io non conosco le strade a partire di qua’. E gli o’ citati inoltre so’ poco guidare e ci vedo poco e un paio di volte per interessi sono stato a Firenze, mi portava un vecchio maresciallo in pensione Francesco Simonetti di Mercatale dei C.C. Lo citato in tutti i memoriali alla magistratura e interrogatori. Poi fui scarcerato per la figlia nel 1990-91 con sorveglianza e indagini preliminari e di continuo sempre la solita storia, Perugini veniva a casa mia ogni due giorni, dicendomi, noi lo sappiamo che lei non è quello che ha fatto questo male, ma, lei lo conosce, ce lo dica, ce lo dica, a questo punto gli risposi male, dicendole, la smetta di torturarmi, gli o giurato davanti a Dio che non conosco questo pazzo, altrimenti sarei stato orgolioso di potervi aiutare sono pure io un padre di famiglia come quei poveri genitori che anno perso quei poveri figli, e anno ragione a reclamare giustizia, tengo pure io due figlie, e lo so’ quanto ci costa allevare un figlio, e farlo venire grande, e avrei tanto piacere che paghi il colpevole, perché non avevano fatto niente di male a nessuno poveretti, allora perché questo odio?"

giovedì 3 febbraio 2011

Pietro Pacciani - Dichiarazioni spontanee del 23 maggio 1994

Il 23 maggio 1994, a seguito di quanto riferito dal dottor Perugini, Pietro Pacciani rilasciò le dichiarazioni spontanee che seguono.

Avvocato Bevacqua: No, credo che il signor Pacciani voglia dire qualcosa, voglia fare delle dichiarazioni spontanee Presidente.
Presidente: Si, allora per favore gli dovete favorire il microfono.
A.B.: Pacciani calma.
Presidente: Allora, rende dichiarazioni spontanee.
Pietro Pacciani: Mi deve scusare signor Presidente ma voleo contestare qui che io quando mi trovavo casiere ni’ ’73 a San Casciano con il marchese Pierfrancesco Rosselli, che ero casiere, pagato tutti i giorni perché aveo 26 vitelloni, lavoravo anche la domenica. Mi si dice che io andavo in giro, andavo qua a spiare a girare a i che? Ma che sono un pazzo vo a guardare icchè fa gli altri io?
Presidente: Nel ’73…
P.P.: Inoltre poi con 26 vitelloni nella stalla e quattr’ore di lavoro in fattoria, io lavorao 12 ore il giorno e ero pagato tutta la settimana, dunque gli domando a lei se io avevo i’ tempo di anda’ a girare… Non aveo i’ tempo nemmeno di legammi le scarpe io! E poi che vo a vede’ i che fa gli altri io?
Presidente: Quindi lei vuol dire che lavorava tutti i giorni compresa la domenica?
P.P.: …
Avvocato Fioravanti: Lavoravi tutti i giorni compresa la domenica?
P.P.: Compreso la domenia, anche la notte quande partoriva le vaccine e compagnia bella. Poi mi si dice che andevo a caccia. A caccia. Io il fucile l’ho dichiarato. Avevo un fucile a avancarica denunziato e l’ho regalato a i’ mi’ nipote. C’è tutto su i memoriali che io ho fatto e citato tutto, passo, passo della mi’ vita. Io sbagliai nel 1951, pagai i’ mi’ debito, venni fori, chiesi la riabilitazione, chiesi perdono alla parte lesa, presi moglie e mi feci una famiglia e di questo fatto sia chiuso. Un debito si paga una vorta, non due. Cosa si va a cercare sempre i’ solito chiodo? I’ ’51 e lui qui e lui là e lui sotto e sopra è pagato, tutti siamo soggetti a sbagliare, chiesi perdono, io difesi i’ mio onore e la mi’ moglie e la ragazza dovea esse’ la mi’ moglie, perché certamente questa si lamentava, piangendo, dice: m’ha preso per forza, con violenza, picchialo! Picchialo! Io andai per tirargli du’ pugni, poi dopo e m’ebbi a liberare perché fui aggredito e come l’andette poi, tremante di paura… Tutti può succedere, gli è un fatto che può succedere a tutti. Dice ero geloso. Certamente ero geloso di questa donna, la dovevo sposare, unn’aveo mica piacere me la pigliasse un altro io, la mi’ moglie, la dovea esse’ moglie. Poi si dice, dice che gli ha fatto un toro senza le poppe io domando e dico se un toro e gli’ha le mammelle, io un l’ho mai visto no, eh si e m’è stato contestato. Dice, ha fatto un toro senza le mammelle.
Presidente: No, no,no
P.P.: Una mucca, un toro, non so…
Presidente: Ha capito male, ha capito male.
P.P.: Si, è stat…
Presidente: Si diceva che questo…
P.P.: Ho sentito…
Presidente: Stia a sentire me. Si diceva, perché lei ha capito male, che questo essere strano, questa specie di to… di mucca eccetera, avesse, aveva disegnato anche le mammelle e che poi lei nel colorarlo, o qualcosa del genere, l’ha cancellate, questa mammella che era disegnata lei nel colorare l’ha cancellata.
P.P.: Se si parla di questo quadro che io lo ritenevo di “Fatascienza” non fatto da me, ho fatto la terza elementare non son capace certo a fare un disegno così, io lo ritenevo un quadro di “Fatascienza” invece questo quadro è stato specificato che gliè, l’ha fatto un autore di fama, gliè stato… E si riferiva alla guerra di’ Cile, contro Pinochef e compagnia bella, rivoluzionari, insomma… Ora questo qui io l’ho colorato come ho dichiarato sempre in tutti i memoriali, in tutte… Io non l’ho fatto di certo io questo qui, poi si riferisce le crocette… Sono gocciole dell’ombrello che cadano con l’acqua luccicando co’ i’ sole, sembrano siano crocette, stelle, io un ci ho capito nulla, l’ho solo pitturate e basta!
Presidente: Lei dice le crocette non le ha fatte lei se…
A.B.: No sono delle gocce che luccicano.
P.P.: Che cascano dalle stecche dell’ombrello. Ma ci deve esse’ anche la fotografia, si fa presto a vede’. Poi l’artezza, io se si va a vedere la carta identità, dice, un metro e settanta, io sono un metro e sessantacinque scarso. Ora la carta d’identità si dice a voce: Qaunte tu se’ arto? Mah sarò arto uno e settanta, uno e… Ma non misurato, io mi sono misurato cento vorte, Dio bono non è che io… Io non ho mai detto le bugie mai ho sempre detto la sincera verità. Si può pigliare tutti i passi della mi’ vita che ho fatto, ci ho tutti i libretti di lavoro da i’ ’64 all’87 e qui ci hanno le copie anche i signori avvocati…
Presidente: Quindi lei avrebbe dichiarato un’altezza maggiore?
P.P.: Come? Come?
Avvocato Fioravanti: Un’altezza maggiore avresti dichiarato?
P.P.: No, ma io se si tratta della carta d’identità e si fa a voce, me lo dicano a voce io unn’aveo mica i’ metro pe’ misurammi, dico, sarò… Io unn’ero mai misurato pe’ di’ la verità, che vole noi contadini un si va mica a misurassi e compagnia bella… E poi queste malattie che ho avuto, quella l’è la sincera verità, le malattie che ho avuto, perché ho avuto due infarti e porto sempre i cerotti attaccati per la circolazione di’ sangue e piglio pugnelli di questa terapia e duro fatia a sta’ ritto, poi dice, pericoloso, pericoloso, se si tratta di questa, di questa fotografia della mucca senza mammelle e qui la un ce l’ha, questo è l’originale e questa l’è la copia che ho fatto io se la vole fare vedere… Un ce l’ha, quella lì un ce l’ha la mucca le mammelle e che cos’è? Si va a cercare le lucciole per lanterne, non lo so io. Io unn’ho fatto di’ male a nessuno, ho sempre lavorato, ho voluto bene a tutti ni’ mondo e perché si va a piglià tutta questa matassa di queste frandonie? Dioboia, più che… Io icchè ho fatto l’ho pagato, l’ho scontato icchè si deve andare a cercare? Ma poi si domanda a un contadino, si domanda se un contadino va a pigliare migliaia e migliaia di cartucce e ‘ndo va alla guerra? Noi si comprava un etto di chiodini per raccomodassi le scarpe no mica le cartucce. C’è qui una lettera anonima di’ 13 aprile 1973 arrivata alla magistratura, bisognerebbe leggila, lì c’è quello che è stato, quello il mestiere che faceva, l’artezza, tutto questo che ha fatto… Questa lettera anonima dice tutto.
Presidente: Ma guardi le lettere anonime dicono tante cose
P.P.: Eppoi i trucchi, eppoi i trucchi, c’è de’ trucchi che sono stati fatti, un so mica da chi ma da una persona che mi odia. Io unn’odio nessuno, ho voluto bene a tutti. C’è qualcheduno che mi odia m’ha fatto questi trucchi un gliar’ho mica fatti io, gli è come la cartuccia, si dice, messa ni’ travetto, quella casa è stata vota da sei anni e la cartuccia nella perizia, dice, risale dai tre ai quattro anni, sicchè che ce l’avrò messa io che un c’ero? Ero qua e quando hanno fatto la perquisizione glierano du’ mesi si stava lì, il 1993. Bah…
Presidente: Altro?
P.P.: Io la ringrazio infinitamente, abbiate pazienza
Avvocato Fioravanti: Basta così, basta così.
Presidente: Bene, questo avvocato, che ne facciamo di questo?
A.B.: No, non lo so.
Presidente: La volete produrre?
A.B.: Produciamo, ancora mancano le mammelle, questa è una…
Presidente: Signor Pubblico Ministero lei l’ha vista?
P.M.: Onestamente non ho capito da chi viene, chi l’ha fatta…
Presidente: Sembra che sia..
A.B.: E’ una copia fatta da lui
Presidente: Una copia fatta da lui di un originale di una specie di…
A.B.: Senza…
Presidente: Che viene da un pezzo di giornale…
P.M.: Nessuna opposizione se si capisce
Presidente: Signori avvocati se la volete vedere è qui, possiamo acquisirla per quanto può valere.
Avvocato Fioravanti: La deposita l’imputato quindi…
Presidente: E quindi la depositiamo. Il dottor Perugini può andare? Per ora?
A.B.: Per me si, tanto ritornerà
P.M.: Per il P.M. senz’altro.
Presidente: Certo, bene, dottore grazie. Arrivederla.

venerdì 30 luglio 2010

Celso Barbari

Pittore di origini bolognesi. Oggi vive a Lagaro in provincia di Bologna dove gestisce la sua galleria d'arte. Il 04 aprile 2001 rilasciò agli inquirenti le dichiarazioni che seguono.
"Ho conosciuto Pacciani Pietro dopo averlo visto in televisione. Era in corso il processo a suo carico e mi colpì molto come persona tant'è che lo dipinsi in croce e poi mi recai con questa croce davanti all'aula Bunker di Firenze. Da quel momento seguii la vicenda del Pacciani e intrattenni rapporti di amicizia con Suor Elisabetta e con l'investigatore Gagliardi e Cannella che si interessavano della difesa del Pacciani. Sono andato più volte, anche con la mia famiglia, a trovare Pacciani a casa sua portandogli qualche prodotto genuino del paese tipo qualche bottiglia di vino. Rimasi una sola volta a dormire a casa del Pacciani e ricordo che era il periodo in cui lo stesso prendeva le medicine per curarsi. Ricordo che, almeno così mi disse, seguiva le prescrizioni mediche che gli erano state date nell’ospedale dove era stato ricoverato e ricordo anche che su ogni confezione di medicine vi era annotata a biro, la posologia. Da quel che ricordo la calligrafia non mi sembrava quella di Pietro. Andai a trovare Pietro anche una volta in ospedale quando era ricoverato e ricordo che negli ultimi tempi lo vidi molto trasandato, nel senso che non si curava più e si era lasciato andare. Dopo la sua dimissione dall’ospedale di Ponte a Niccheri, Pietro era molto preoccupato: mi disse che riceveva minacce e che aveva molta paura. Fu per questo motivo che io gli regalai una segreteria telefonica di colore bianco perché lui potesse registrare le telefonate minacciose che riceveva. Circa le frequentazioni femminili e comunque contatti di Pietro con donne che si interessavano della sua vicenda, oltre a Suor Elisabetta, posso dire che vi era la nota Jessica Massaro, della quale lo stesso Pietro mi parlò dandomi in un occasione l’utenza cellulare della stessa perché intendevo contattarla. Non mi risulta che altre donne, anche non di origine toscana, ebbero avuto contatti telefonici con Pietro per la sua vicenda. A casa di Pacciani ho conosciuto gli investigatori Gagliardi e Cannella e con Gagliardi ho avuto frequenti contatti. Ricordo un episodio in cui non mi piacque il comportamento tenuto dal Pacciani. Eravamo nella piazza del paese e il Pacciani trattò male un uomo piuttosto minuto, piccolo che fa il pittore lì a Mercatale e che è anche molto bravo. Dicono che sia un grande artista ed ho visto i suoi quadri all’interno di un bar lì in piazza. Un giorno Pacciani tirò per il dito questo pittore ma in maniera così dura da avergli fatto male tanto che a me dispiacque e litigai con Pacciani. Pacciani contestava a questo artista il fatto che questi a suo dire lo controllava quando Pacciani stava vicino alle donne lì nella piazza dove abitavano le figlie di Pacciani. Sentii Pietro proprio il giorno prima del rinvenimento del suo cadavere. Lo sentii per telefono la sera e lui fu molto frettoloso nel liquidarmi dicendomi che da lui c’era un erborista. Tant’è che ebbi modo di udire Pietro che rivolgendosi a questa persona gli diceva: “E’ quel grullo del pitto…”. Chiudendo la comunicazione. Il giorno dopo in paese ebbi la notizia della sua morte. Riferii subito il contenuto di questa telefonata al Gagliardi pensando che poteva essere utile. Gagliardi mi disse che avevo fatto bene a telefonargli perché era una cosa importante."

venerdì 23 luglio 2010

Pietro Pacciani - Lettera alla Questura di Firenze

"Alla Questura di Firenze
Qui in carcere è arrivato una persona sospetta brutto come una scimpanzè con occhia da civetta che fissa per terra lo vista per delle ore nel cortile del passeggio. Si trova in toscana da quaranta anni e arrivato dalla Sicilia a dodici anni a 52 anni e conosce tutta la Toscana a girato tanto cosi a detta lui il mestiere che faceva non lo so e di barberino Val densa a sverginato la figlia a dodici anni nel pagliaio fino a venti anni la posseduta glia fatto fare due abborti il 26 di questo mese cia il processo. Si fa mantenere da una Signora Sposata che sta alla Sambuca gli manda sempre diversi soldi e la praticava, e il marito ne era a conoscenza, questa signora si chiama R.T., Via xxx, Sambuca V. pesa firenze questo tizio si chiama G.V. Sta vicino di casa al Vinci, cuello che parlavan tutti i giornali ricercato del mostro di firenze parlando delomicidia avvenuto aliscopeti del Mostro, a detto una grossa parola che diceva avvenuto nella roulote lui disse, Mache sotto una tenda l'altro di facevano allamore, lui disse mache, dormivano laltro disse facevano allamore"

giovedì 1 aprile 2010

Pietro Pacciani dal carcere di Sollicciano di Firenze

Qui nel lettuccio della cella mia
nella notte profonda e solitaria
mi vien tanta la malinconia
pensando a questa vita troppo strana

Qui non esiste un giorno d'allegria
e la vita qui è tanto amara;
si fanno quattro passi in compagnia
racchiusi in un cortile che è una bara!

E così finisce la giornata
pensando alla speranza di un domani:
ognuno pensa alla moglie o fidanzata
ma questo giorno non arriva mai!

Dalla finestra dove sono chiuso
io guardo l'orizzone e la natura
ed il mio pensiero ne viene socchiuso
pensando: sono nato alla sventura!

Ho lavorato tanto nella vita
pensando al sacrificio che ho provato.
Speriamo questa lotta sia finita:
forse era meglio se non fossi nato!"
Pietro Pacciani

giovedì 25 marzo 2010

Esplosione di Pietro Pacciani

Esplosione
La sua potenza ne abbaglia il sole…
i suoi neutroni, son molto potenti…
moltiplican la forza, in megatoni…
capace di distrugge, i continenti
Trema la terra, e l’eco arriva in fondo…
Distruggendo ogni forma di naturra…
Con dieci bombe si distrugge il mondo…
E ci porterra tutti, in sepolturra…
La radiazione si spande nell’aria…
Distruggendo ogni gruppo componente…
cualsiasi essere più, non si riappaio…
e per ventenni non rinasce niente…
Ma cuesto non lo pensano la gente…
parlo di tutti i capi di Nazzioni…
pur di cerca lo scopo conveniente…
lor se ne fregano daltre persone…
Il Mondo sarebbe tanto bello…
Se ognun di noi cercasse un po’ di bene…
considerando ognun come un fratello…
scacciando ogni problema e tante pene…
Cerchian di aver giudizio nel cervello…
e di far tutti il nostro dovere…
allora il mondo ti sarà più bello…
e tutte le cose ne andranno bene…

giovedì 18 marzo 2010

Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94 di Pietro Pacciani - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.
"D.N°10. Cosa ne pensa della giusizia, civile, giustizia televisiva giustizia spettacolo? Non fa apparire come giustizia sommaria ciò che in realtà, è giustizia ordinaria?
Risposta. E una parola difficile, per mè, da capire, in elementare ma secondo mè, la verra, giustizzia, deve essere sacra, e inviolabile, senza falsità, e mensogne, nè corruzzioni, e dare, il giusto merito, à ch là, senza convinzioni da coloro che vogliono ingannare il più debole, altrimenti non è giustizia.
D.N°11. E più facile fare il porco, ho l'agnello?In aula a avuto un atteggiamento molto controllato, come e possibile tenere a lungo il gioco con se stessi e con gli altri?
Risposta. Non mi paragono ne al porco, ne, a, l'agnello, poichè fanno parte del regno animale, posso solo dire che ho combattuto un'intera vita, per, la, vera giustizia, e la vera, opinione che de, il diritto di ogni cittadino, nella nostra Repubblica, ma, non posso parlare, se lo fò, mi cacciano via dal'aula, quando sento le accuse di falsità, e tante offese, mi si avvelena il cuore, di non potere dire la verità, come stanno le cose, e farle capire, che non anno la realtà, dei fatti, e mi tocca fare il povero apostolo martire."

giovedì 11 marzo 2010

"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94" di Pietro Pacciani - Quarta parte

Segue dalla terza parte.
"D.N°6. Cualè, stato il grande dispiacere della sua infanzia?
Risposta. Nella mia infanzia nella mia infanzia, non è mai accaduto niente anzi ricordo tanta allegria, e contentezza, anche se eravamo poveri ci si voleva bene tutti, e ci accontentamo di quello che avevamo.
D.N°7. Lei, e capito dalla gente? Come pensa che la giudichino?
Risposta. Io penso bene, la mia coscienza e pulita, dopo l'avversità avuta, in gioventù, io voglio bene a tutti, come Dio comanda, e ho sempre fatto, il mio dovere ma, in questo mondo, ogniuno abbiamo, amici e, nemici, anche se non gli ai fatto niente di male, se leggiamo la sacra bibbia Caino, odiava Abele e erano fratelli, ma Dio lo punì, e io hò fiducia in lui, che sà, la verità.
D.N°8. Secondo lei, chè, è, persona coinvolta in questa vicenda processualmente, ce un solo assassino, ho ce ne sono diversi? E lei del tema pistola, ha mai parlato con qualcuno?
Risposta. Come posso saperlo, se io non conosco questi personaggi o persona, come ò, spiegato prima, io amo la pace, e, odio, le armi, che se, non esistessero, non ci sarebbe le guerre.
D.N°9. Per il fatto dei guardoni, visibili, non si puole inpedire
Risposta. A coloro che sono in compagnia di belle donne alla spiaggia, ho a un lago, in costume, di osservare le loro fattezze e, commentare la loro bellezza, tra amici, se non si guarda le donne, chi si deve guardare? Se si parla di guardoni solitari, ò, se sono dei malati ho sono dei pazzi, uno sano non lo fà, non à bisogno, di eccitarsi, come dice qualcuno, chi lo à, scritto, e pensato, e successo a lui stesso, per saperlo? Per mio conto, lo trovo uno schifo, e non ci credo, ma non posso giudicare una persona che non conosco, sono un contadino, mintendo solo di piante e, di lavoro campestre. Poi per lomertà, e la paura, non esiste, esiste solo nelle persone, debole, di senso femminile, sono come le donne, le loro fattezze, il modo di camminare, la voce a gallina, le mani affusolate, ecc... ecc... Fanno schifo, cui, in carcere neò visti, molti, sono questi, che vanno a sedere, poi anno paura, che gli rompino, il volto, e le ossa, a forza di pugni, sono malati, fuori ne combinano di tutti i colori, vanno eliminati, altro che omertà, e non sono buoni neppure a lavorare."

giovedì 4 marzo 2010

"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94" di Pietro Pacciani - Terza parte

Segue dalla seconda parte.
"D.4. Come concepisce la paternità? Cosa vuol dire essere padre? E' un diritto o un dovere? Se fosse uno spettatore del processo Pacciani come giudicherebbe Pacciani?
Risposta. Essere padre vuol dire aver creato qualcosa nella famiglia con laumento della delle nascite della prole e un dovere di padre, educare i propri figli, e sono orgoglioso, di vederli crescere, forti e grandi per avere un aiuto nella vecchiaia, se fossi uno spettatore del processo Pacciani, come giudicherebbe Pacciani? Un persebitato della ingiustizzia, la cuale e stato fatto sparire la verità, per creare trucchi cattiveria creando la farsità, da coloro che mi vogliono far del male, per un suo scopo ben preciso, ma Dio, ci vede tutti, e sà la verità, saprà dare il vero merito.
D.N°5. Più volte lei ha ricordato di essere stato contadino, e di aver vissuto una vita da contadino, che allevava animali? Gli macellava i suini, per fare insaccati?
Risposta. Certo che sono stato contadino, e lò fatto sempre perchè, io ò sempre amato, la campagna, e le bellezze della natura, che Dio a creato, hò, scritto poesie, sull'ecologia della natura, e sugli esseri viventi, che la compongono, amo tutti gli animaletti, che labitano perchè pure loro anno una coscienza, e un cuore, e capiscono meglio di noi, anche se non parlano, io gliò, sempre difesi, e sono contro la caccia, e contro, la violenza, amo la pace, e la fratellanza di tutti, la mia opinione, vorrei vedere la pace in tutto il Mondo senza distinzione di colore, che di fronte a Dio siamo tutti fratelli; Se macellavo suini per fare insaccati? Noi contadini, si teneva tutti gli animali, ma non erano comprati, da noi, erano del padrone, cioè, il nostro datore di lavoro, specie vaccine vitelli e suini, per i suini avevamo le scrofe che partorivano, per la produzione dei suini, ogni parto ne nasceva 12 e anche 14, quando erano adulti, il padrone mandava il veterinario a castrare i maschi, perchè, e, la regola, altrimenti, succedeva gran confusione, con le femmine, ma, non, chè, gli, castrassi io, c'è, il dottore che lo fà, cioè, il veterinario, mi anno puttato a dosso questa parola, Pacciani castrava gli animali, come dire, io gli facevo del male, disprezzavo le bestie? Chi la scritto, e capito, a loro modo, vadano a quel paese, se non se ne intendono del mestiere stiano zitti, fanno meglio, figura, poi per fare gli insaccati, ne viene lasciato uno che si ingrassa circa 150 kg, e facciamo a metà col padrone, manda il veterinario, lo macella e si divide, ci pensa lui, non il contadino."

giovedì 25 febbraio 2010

"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94" di Pietro Pacciani - Seconda parte

Segue dalla prima parte.
"Che cosa mi da conforto, nei momenti di scoraggiamento? Dio, mi da conforto, che lui sa la verità, e credo in li fermamente, e ho insegnato ad amarlo anche ai non credenti, il suo insegnamento, ama il prossimo tuo come te stesso, non dir falsa testimonianza, che, e la peggior bestemmia, considra ogni uno tuo fratello, non fare agli altri quello che non vorresti facessero a te, perdona pure chi ti fa del male, e Dio che giudicherà e darà, il giusto premio a chi lo merita, nel giudizio universale.
Perchè considera ogniuno tuo fratello? Perchè siamo tutti figli di due progenitori Adamo, e, Eva furono loro i primi che popolarono la terra attraverso le discendenze, nella genealogia del S.Vangelo lo dice chiaro, e spiega le discendenze, partendo da David, nacque Gesù Cristo, Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda, che poi fu l'apostolo che tradì Gesù, per 30 denari, e lo misero in croce come mè, gliò, qui insegnato e mi chiamano l'apostolo Pietro, la mia cella, e piena di santi, e Gesù, al mio capezzale attaccado chiedo a lui mattina e sera, l'aiuto nella speranza, e nel conforto il coraggio di vivere mi affaccio alla finestra della mia cella, e guardo il cielo, e vedo la sua immagine tra le nubi, i lunghi capelli la sua faccia con lunga barba, poi la nube col vento si scioglie e sparisce, la vidi ogni mattina quando mi alzavo alle 7,30, a dire il rosario per una settimana, ora non lo più rivista perchè le nubi non ci sono più, ora mi danno conforto, letterine scritte da anime innocenti, come quelle di un bambino di 12 anni, che segue il processo tutti i giorni e a capito la mia innocenza assieme alla sua famiglia, gliò risposto mandandole un santino di Gesù, mi fece piangere a leggerla, poi ancora ragazze, persone che anno una coscienza pulita, combattono come me, nella verità, e nella giustizia, sono anime ispirate da Dio, allego le letterine. Io ciò tanti persecutori, ciò Caino, Giuda, Barabba, Lucifero e tutti gli altri falsi profeti, che hanno detto tanta falsità nei miei confronti, ma ci sono anche anime buone e persone sincere che capiscono la verità, e mi danno coraggio devo tanto ringraziare nostra sorella suora Elisabetta ...cancellatura..., viene a trovarci in carcere ci porta una parola di conforto. Le voglio bene come alla Madonnina, si chiama Maria come lei gliò dedicato delle belle poesie, sulla creazione dell'universo, e sulla pace dei popoli, la ringrazio dal profondo del cuore, e lei che mi porta un piatto di minestra al processo, e una bottiglia di acqua fresca, che in quell'aula si boccheggia dal caldo io sono cardiopatico, il 5 luglio mi ammalai, venne il dottore e tre infermieri con la Misericordia, che mi volevano portare in ospedale, rifiutai, mi diedero la terapia prima di partire di cella la presi, e mi passo il dolore a torace, e riattivò la circolazione, mi misurarono la pressione e lelettrocardiogramma, poco prima ci fu pausa di lutto per la morte del Presidente di Corte d'Appello di Firenze per infarto."

giovedì 18 febbraio 2010

"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94" di Pietro Pacciani - Prima parte

Segue la fedele trascrizione dall'originale.
"Cuiz proposto dalla stampa del 30/6/94
TEL. 3941xxxxxxx

D.1.Cosa vuol dire nella sua vita un'esperienza del genere?
Risposta. Vuol dire aver imparato la cattiveria delle persone che persebitano, un disgraziato senza una colpa di questi fatti orendi, facendomi trucchi, e, calugne di ogni genere per un suo scopo ben preciso.

D.2.Perchè pensa che il Mondo cel'abbia con lei e ne voglia fare un capo espiatorio?
Risposta. Perchè serve questo per gli onori, e le medaglie, e, i gradi, per avere un merito di bravura, si gira la verità, in tante mensogne, inventate, ho, citato tutta la mia vita vissuta attraverso il lavoro nei memoriali, senza mai mancare nel mio dovere, giurata davanti a Dio.

D.3.Lei crede in Dio? E' religioso? Frequenta la chiesa, andava alla messa? Ha militato in un partito politico? Durante il processo quando si trova scoraggiato in che trova conforto? E convinzioni?
Risposta. Se credo in Dio? Certo che credo, chi è che a fatto il Mondo? E chi cià creati? Da solo non si è fatto, e se non viene gettato il seme sul terreno la pianta non nasce e ci vuole la fecondazione del buon Dio.
Se vado alla messa? Io, e la mia famiglia, siamo sempre andati, in parte alle 7 e io alle 11, dall'età della mia infanzia, fino ad'ora, da ragazzo servivo la messa, e mi ricordo ancora il latino, orate.. fratis... sicipios... a te domini le mani ostui.. a grorian.. onibus.. sui.. satis... santis, cantavo il vespro, dissi dominu, dominu meo... sede adestrisdeo.. ecc... ecc... Le laude alla Madonna.. vergin santa che accogli benigna... chi ti invoca con tenera fede.... volgi lo sguardo da l'alta tua sede.... alle preci di un popol fedel....
Se ho militato in un partito politico? No, perchè sono un contadino e di politica non me ne intendo, ho fatto solo la terza elementare, ma ho sempre acclamato viva chi regna, segno e il giusto prescelto e ho ubbidito nei miei doveri alle leggi da lui emanate.
Se durante il processo mi sento scoraggiato?
Non è solo durante il processo. Sono 5 anni che mi persebitano poi da 19 mesi che mi ritrovo dentro prima in custodia cautelare poi accusandomi di questi orendi fatti che a commesso questo pazzo, facendo il processo a un disperato innocente che non ne sa niente, anno creato falsi testimoni, trucchi di ogni genere calugne, e falsità, a un povero vecchio contadino di 70 anni con 4 malattie a dosso, che ha sempre lavorato nei campi pure malato, per tirare avanti la famiglia e pure queste tre donne sono malate seminferme di mente la maggiore e stata ricoverata 4 volte in pizziatria, ora sono 19 mesi che nonò notizie e ne un colloquio con loro. Cui in una cella solo come un cane mi domando perchè questo tormento, piango intere notti, cosa ho fatto io, di male? Se sbagliai in gioventù, sono passati 43 anni, pagai il mio debito a caro prezzo, tornato a casa mi misi a lavorare chiesi perdono, mi feci una famiglia e sono stato sempre con loro, e non ò più fatto del male a nessuno, la mia coscienza, e pulita da santi, dalla giustizia, e davanti a Dio, e lui lo sà, che inllumini il cammino della giusta verità."
Segue...

giovedì 19 novembre 2009

Memoriale di Pietro Pacciani - Giugno 1994

"Ho il cuore di padre infranto ed amareggiato, perché il 26 maggio vi hanno portato a testimoniare davanti alla corte cose false, dopo avervi istruite a dovere per uno scopo ben preciso. Vi siete presentate tremanti, impaurite, con lunghe pause, saltando da un discorso all'altro con parole inventate e che neppure nel processo del 1987 furono dette.
Vi ricordate quando tomai allora a casa e mi veniste incontro dicendomi che quelle cose ve le avevano fatte dire e noi ci chiedemmo scusa ed era stato tutto chiarito ed era ritornata la pace?
Ma come sei cambiata Graziella, non ti riconoscevo più, sembravi impaurita e tremante con quelle lunghe pause. A casa, in famiglia, invece, avevi una lingua di vipera che rispondevi a diritto e rovescio a noi genitori e fosti tu che ci buttasti a me e tua madre fuori di casa dopo che ti avevamo comprato la casa ché se non avessi avuto quelle tre stanze eravamo in mezzo ad una strada.
Ecco l'amore dei figli, ma io dico che non è colpa vostra poverette, siete state incitate a dire il falso dagli amici di Caino e di Giuda, come tutti gli altri falsi profeti. Noi genitori vi abbiamo voluto bene e non vi abbiamo mai fatto mancare niente, lavoravamo per voi per darvi un futuro migliore e vi misi pure in collegio a pagamento a San Casciano dalle suore e pagavo 400 mila lire al mese, per darvi un'educazione.
All'età di dodici anni una sera scappaste con due ragazzi di San Casciano e rimaneste tutta la notte in una casa in costruzione con questi due tanto che la madre superiora mi impose di riprendervi a casa perché non voleva più responsabilità. Vi ritrovò infatti la mattina una suora e per la prima volta le buscaste.
Vi mandavo a scuola, volevo per voi una laurea, vi comprai anche l'enciclopedia Conoscere e Sapere in 24 volumi con i vocabolari di inglese e francese, con il giradischi e i dischi per imparare le lingue, mi costò tanti soldi ma voi non avete letto neppure un volume e sta lì a casa mia ancora tutta nuova. Frequentaste le medie e non voleste più studiare, allora vi comprai una macchina elettronica automatica, una Necchi completa di accessori, per imparare a cucire, ma voi non avete imparato a cucire neppure un fazzoletto dopo tanto insegnamento e anche la macchina per cucire sta lì a casa vostra mai adoperata.
Voleste allora andare a lavorare a Firenze e vi aprii un libretto di conto corrente intestato ad ognuna e versando i soldi da voi guadagnati, aggiungendone dei miei, frutto del mio lavoro. Eravate a servizio, una a curare dei bambini, l'altra una persona anziana presso una famiglia di avvocati in viale Galileo, la signora Wilma Giacchetti con la quale avevamo fissato la paga sindacale prevista dalla legge e voi albergavate presso di loro e tornavate a casa il sabato.
Poi cominciarono a farvi lavorare anche il sabato ed erano più di due anni che eravate lì a lavorare e vi davano sempre la paga di apprendista facendovi alzare alle sette del mattino fino alle 9 di sera e tu Rosanna tornavi a casa la domenica sfinita dalla stanchezza e ti lamentavi ed io non ti mandai più. Mi telefonò questa Wilma e si litigò per telefono io dicendole le mie ragioni e lei si arrabbiò, ne disse di ogni colore ed io pure.
Eri a casa in attesa di trovare lavoro ed io mi alzavo alle sette per andare a lavorare e tornavo la sera alle sei e tu Rosanna in quel periodo avevi trovato un vagabondo che era sempre in giro per il paese con un motorino senza voglia di lavorare e ti eri fidanzata con questo. Ma lui aveva già la fidanzata e ti spillava tutti i soldi del libretto ed in breve tempo ti aveva tolto 2.800.000 e quando me ne accorsi ti chiesi dove avevi speso i soldi e quando mi dicesti che li avevi dati al tuo fidanzato facendomi il nome di questo vagabondo che era in procinto di sposarsi con un'altra, io ti richiamai al dovere di non incontrarlo più e farti ridare i soldi.
Ma tu mi dicesti che avrebbe sposato te e che tu eri innamorata e che non capivi la ragione per cui non potevi incontrarlo e siccome avevi paura che io lo scoprissi allora ti alzavi di notte mentre noi si dormiva ed uscivi, lo me ne accorsi ed allora ne buscasti ma io avevo ragione. Ogni altro padre te le avrebbe date. E fu così che scappasti a Firenze da questa signora Wilma con quale io avevo litigato e fu lei a convincerti a fare la denuncia nelle quale dicesti oltre alle cose vere anche quelle false e mi arrestarono.
Questo vagabondo Luca, sposò l'altra e tu t'ammalasti di esaurimento nervoso, fosti ricoverata quattro volte ma non guaristi quando tornasti a casa innamorastidi un vecchio pelato di 45 anni tu ne avevi venti. Ti riccordi? Ti si portava tutte le sere in macchina a Firenze e ti riportava a casa al mattino, ma non portava solo te, portava altre bambine di 12 anni con la scusa del gelato perché era un perverso malato che poi morì in un incidente stradale.
Tua madre non lo voleva vedere assieme a te e litigaste e vi graffiaste e tu lasciasti tua sorella Graziella e tua madre ed andasti a vivere con lui e morto lui tornasti a casa. E la casa era aperta. Ti abbiamo accolta, senza chiederti nulla. Ma tu non sapevi quello che facevi anche quando comprasti una batteria da cucina di 50 pezzi e spendesti 1.200.000 lire perché c'era in regalo un orologio di plastica da diecimila lire e di roba era piena la casa. E ad un certo punto cominciasti a fare la cura dimagrante e mangiavi la crusca come i polli e diventasti secca come una candela andando in deperimento organico e finendo per essere di nuovo ricoverata.
E quando tornasti andavi sempre in chiesa da don Marco a Mercatale ad imparare a cantare la messa e ti innamorasti del prete e lo hai detto pure in aula e avevi comprato anche il lettino per il bambino ed alle amiche che ti chiedevano cosa ne facessi tu rispondevi che era per il bambino del prete quando ti avrebbe sposata. E le tue arniche ti dicevano che eri una povera stupida perché i preti non si sposano ed allora tu andasti a sentire cosa diceva il prete e ci litigasti e tornasti a casa e buttasti via tutto.
Povere figlie mie, voi siete malate e bisogna comprendervi, ma chi non sa come stanno le cose crede che sia io il responsabile, e mi hanno fatto molto male le parole false che vi hanno fatto dire. Voi avete detto quello che vi hanno suggerito ed io mi domando cosa poteva fare un povero padre più di così? Domandatelo al parroco, è la verità."
Rif.1 - Visto n.26 - 1994

lunedì 21 settembre 2009

Pietro Pacciani e la Ford Fiesta

Pietro Pacciani in sede di dichiarazioni spontanee rese in dibattimento nell'udienza del 18 ottobre 1994 dichiarò: "Io ci avevo quella 500, andeo a lavorà con quella 500 e compagnia.... Poi ci aveo comprato quell'altra per andare in giro a il paese. Anche la macchina nova l'ho comprata diversi anni fa, ma non avea fatto... l'adopravo solo a andare a i'mercato una volta la settimana, quando si quando no, e poi l'adopravo per andà a qualche festa locale dì paese, lì. E la fanno una vorta l'anno. Per esempio una corsa dei somari a coso, come si chiama su... alla festa dell'Impruneta della mongolfiera, la festa de'ciuchi su a S.Donato in Poggio, così. E poi la festa .... Insomma, tutte queste feste locali e le fanno una vorta l'anno, e non l'avevo più riadoprata. lo l'adopravo solo a qualche festa e poi l'adoprai solo quando si andette laggiù alla Sambuca, insomma, alla festa e si guastò. E un'altra volta l'aveo adoprata quando andeo a lavora'da i'mi'padrone, non mi voleva partì quella. Degli anni la gli ha, però come chilometri n'ho fatti pochi. Icchè gli hanno fatto? Hanno preso, gli enno andati su, gli hanno preso, spiombato il sigillo di' contachilometri, hanno fatto girare í'contachilometri avanti. Da 700 chilometri che avevo fatto, eh? L'hanno portati a 7000. Hai capito? Quando si compra le macchine, il sigillo gli è ... La Ford l'è sigillata co'i'piombino, e lì gli è stato rotto e compagnia bella. C'è poi, se uno si verifica, gli è tutto novo. Le gomme nove, c'è le spazzole nove, tutto l'affare. Sicché si vede subito se l'è stata adoprata. E io, come ho detto, l'ho adoprata solamente a andare a qualche festa, a andare a far qualche interesse".
Rif.2 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani

sabato 5 settembre 2009

Pietro Pacciani ed i guardoni

Pietro Pacciani ha sempre negato di aver frequentato zone che fossero ritrovo abituale di coppiette e di guardoni e di essere stato un guardone lui stesso. Nega questo tipo di attività fin dal suo primo interrogatorio davanti al PM, il 6 luglio 1990, "lo non sono stato mai a guardare coppiette che facevano all'amore perché sono cose che mi fanno schifo ed urlavo quando vedevo delle coppiette che facevano all'amore nei giardini di Mercatale proprio davanti a casa mia..... non potevo sopportare che in un luogo pubblico dove tutti passano le coppie si facessero delle effusioni, per di più davanti alla porta di casa mia". Nell'interrogatorio dei 15 luglio 1992, alla contestazione fattagli dal PM di essere stato riconosciuto da una donna, mentre in ora notturna e nei pressi della piazzola dove erano stati uccisi i francesi, guardava lei e il suo compagno mentre facevano all'amore, il Pacciani insorge: "Io vado a vedere quello che fanno in macchina? Questa donna bisognerebbe sapere il nome per denunziarla per calunnia", ed ancora più in là, all'esplicita domanda se egli sia un guardone: "E' impensabile che un padre di famiglia con moglie e figli vada a guardare quello che fanno gli altri", tema perbenistico questo che il prevenuto riprenderà nell'ultimo interrogatorio del 29 gennaio 1993: "Quelli che dicono che sono un guardone dicono cose inventate, io ho solo fatto l'amore come tutti con mia moglie e non sono un guardone", e poi ancora a più riprese in dibattimento durante l'udienza del 18 ottobre 1994: "Che male gli hanno fatto questi poeri ragazzi? Icchè facevan loro noi si faceva con le nostre mogli. Che si va a vedere icchè fa un altro?", "Io sono un omo perfetto, come tutti gli altri ... Allora io avrei andato a vedere i'che fa gli altri? lo non sono né un pazzo né un malato. Quello che facevano loro lo facevo a casa, io".
Rif.2 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

venerdì 4 settembre 2009

Il blocco Skizzen Brunnen

Il 2 giugno 1992, dalle ore 5,00 alle ore 13,00, venne eseguita una nuova perquisizione presso l'abitazione di Via Sonnino di Pietro Pacciani a Mercatale. "Su un ripiano dei mobile libreria dei salotto, viene sequestrato un portasapone di plastica recante la stampigliature "DEIS", contenente anellini e collanine, e, sempre nello stesso mobile, un blocco da disegno con copertina rossa e la dicitura "SKIZZEN BRUNNEN", con annotazioni all'interno di mano dello stesso Pacciani, datate 10 luglio 1980 e 13 luglio 1981. Vengono inoltre rinvenuta e sequestrati un dizionario tascabile italiano-tedesco e cartoline illustrate della Germania con scritte in tedesco. Il 13 giugno 1992 viene eseguita una perquisizione (presso l'abitazione di Pacciani n.d.r.) in piazza dei Popolo 7 e nella stanza adibita a salotto, vengono rinvenuti e sequestrati matite, pastelli da disegno, penne biro, una taglierina di marca tedesca, una serie di 10 foto a colori della città di Amsterdam, un foglio staccato dal blocco da disegno SKIZZEN BRUNNEN, con due annotazioni di pugno del Pacciani in data 15.7.80 e 13.7.1981, vi erano inoltre delle tracce di scritture latenti, lasciate da chi aveva vergato una qualche scrittura sul foglio o sui fogli sovrastanti, mentre sul cartoncino posto sul retro del blocco figurava scritta a matita una doppia cifra "424/4,60" che sembrava riferirsi a dati, come il prezzo o altro, apposti da chi aveva venduto il blocco. Poiché era risultato dalle indagini svolte che il Meyer Horst aveva frequentato una scuola di disegno e grafica ad Osnabruck e che, come era emerso dalle dichiarazioni dei congiunti, sentiti per rogatoria internazionale, in particolare da quelle della sorella Heidemarie, la giovane vittima era solita usare blocchi da disegno uguali a quello in sequestro, da lui acquistati nel negozio Prelle Shop di Osnabruck, veniva affidato al Gabinetto di Polizia Scientifica l'incarico di eseguire analisi grafiche comparative con le scritture dei due ragazzi uccisi e con quelle dei personale dei negozio Prelle.
Il 4 luglio 1992 il dirigente del Gabinetto dr. Donato depositava la relazione tecnica dalla quale emergeva che, mentre per i caratteri grafici evidenziati sul foglio da disegno, pur riscontrandosi analogie di tracciato e similitudini morfologiche, non poteva essere emesso un vero e proprio giudizio di attribuibilità al Meyer dei caratteri impressi per decalco su detto foglio, diversamente, per ciò che atteneva ai caratteri numerici impressi sul retro del blocco, si era riscontrata un'identità grafica degli elementi di scrittura che rapportavano dette cifre all'autografismo di due commesse dei negozio Prelle Shop, precisamente la cifra 424 a Klenner Lohmann Madane e la cifra 4,60 a Etgeton Stelimacher Annegret Magda".
Rif.1 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)

domenica 26 luglio 2009

F.D.

L'11 settembre 1985 fu inviata ai carabinieri di San Casciano una lettera anonima, redatta su un foglio di block-notes a quadretti, che riportava il testo che segue: "Vogliate al più presto interrogare il nostro concittadino Pacciani Pietro nato a Vicchio e residente nel nostro paese in Piazza del Popolo a Mercatale V.P. Questo individuo a detta di molta gente è stato in carcere per 15 anni per avere ammazzato la propria fidanzata; conosce 1000 mestieri, un uomo scaltro, furbo, «un contadino con le scarpe grosse e il cervello fino». Tiene sotto sequestro tutta la famiglia, la moglie grulla, le figliole non le fa mai uscire di casa, non hanno amicizie. Vogliate intervenire ed interrogare l'individuo e le figlie. E' un tiratore scelto".
Nel 1996, il capo della squadra mobile, Michele Giuttari, grazie ad una perizia calligrafica scoprì che la lettera era stata inviata da un testimone che aveva rilasciato spontaneamente dichiarazioni su Pietro Pacciani. Il teste, F.D., aveva raccontato d'aver locato insieme ad alcuni amici, una parte di una colonica ubicata di fronte all'abitazione di Pietro Pacciani. Un giorno, con la moglie ed alcuni amici, F.D. aveva notato accanto alla fontana vicino alla casa di Pacciani "delle cose schifose", dei brandelli di pelle stesi ad essiccare.
Rif.1 - Il mostro pag. 140

lunedì 15 giugno 2009

Pietro Pacciani - Intervista su La Stampa 10 febbraio 1996

Il 10 febbraio 1996, Pietro Pacciani rilascia l'intervista che segue al giornalista della stampa, Vincenzo Tessandori.
Il procuratore generale ha chiesto la sua assoluzione, ma questa non è automatica. In ogni modo il 30 aprile scadono i termini di carcerazione e, se non interviene prima una sentenza contraria, lei esce. Che differenza fa tornare liberi per un meccanismo giudiziario piuttosto che per una sentenza della corte?
La mia libertà è stata uccisa perchè mi consideravano colpevole e ora che nessuna prova è stata trovata voglio riprendermi quello di cui sono stato derubato, in modo pieno e non perchè scadono i termini. Ma lo avete capito, che tre anni sono tanti per un innocente?
Qual e' la prima cosa che vorrebbe fare, una volta libero?
Andare a ringraziare Dio in una chiesa insieme con i miei avvocati ed essere dimenticato per queste vicende che fanno vergogna.
A chi?
Alla giustizia.
Che cosa le manca di più, dietro le sbarre?
La vita dei campi, il mio orto, la mia famiglia che mi hanno distrutto e, perchè no, anche un buon bicchiere di Gallo Nero.
Lei ha sempre parlato di gente che le vuol male: chi sono questi nemici?
Quelli che non hanno una coscienza da uomini. Non esistono persone che ragionano e che hanno letto la sentenza senza ridere.
Che cosa vuol dire?
Che quelle scritte sono fandonie e porcherie.
E allora?
Allora, la giustizia trionferà e quei cattivi dovranno piangere e vergognarsi per aver ammazzato uno come me.
Ma perche' ce l'hanno con lei?
E' semplice, lo dicono spesso i giornali: prendi il mostro e sbattilo in prima pagina. Uno doveva pur essere il "mostro". E questo uno sono io. Eppoi...
Che cosa?
La disgrazia non è mai sola: nel '51 fu qualcosa più forte di me; nel 1987 fu un errore. Ora, la necessità di risolvere il "caso mostro".
Gli avvocati di parte civile insistono su un punto, soprattutto: sostengono che lei è un bugiardo. Che cosa risponde?
Io, bugiardo? Ma se per accusarmi hanno detto bugie vere! Le mie sono solo inesattezze difensive, mentre le loro sono volute.
Violentatore, mascalzone, guardone, assassino, mostro: l'hanno accusata di essere tutto questo. Che cosa l'ha ferita di più?
Tutto quello che non è vero. E quello che hanno detto è tutta falsità. E poi, quante esagerazioni.
Io le donne le amo, non le ammazzo.
In aula, al processo, manca soltanto lei. Perche' diserta?
Perchè non avrei retto, a sentire tutto quel luridume: Vampa qua, Vampa là, guardone qua, guardone là, eccetera. Ma 'icche' credete, che io sia di ferro? E poi, non sto bene e questa è una cosa seria.
Va bene. Ma se a preoccuparla è l'emozione che potrebbe provocarle il processo, non si turba forse anche davanti alla tv o leggendo i giornali?
Ma non vedo le facce di quelli che mi accusano spudoratamente.
In tutto questo tempo, e con le prove che ha dovuto superare, se lei è innocente, un'idea dell'assassino della Beretta se l'è pur fatta. Ne hanno parlato avvocati, investigatori, magistrati e criminologi. Com'è il mostro, secondo Pacciani?
L'assassino? Bah... Vattelappesca. E chi lo puo' immaginare? E' sicuro uno che ha tanto tempo libero, uno furbo, scaltro... Ma forse più di uno: come si fa a capirlo? Io non voglio calunniare, ma se mi sente, deve pur capire che lo odio.
C'è qualcosa che ha fatto, o detto, che non rifarebbe o direbbe?
Se penso al passato, vorrei esser nato dopo il '51 e non essermi mai incontrato con Bonini. Il resto lo rifarei tutto, ma scapperei di corsa da tutto quello che è "chiuso" come dietro queste sbarre.
Che cosa pensa di chi l'ha mandata in galera?
Che devono fare il loro lavoro. Anche se hanno sbagliato a pigliar me. Io però rancore non ne ho, perdono tutti.
Anche Ruggero Perugini, che oltre ad avere indagato su di lei ha raccontato nel libro le sue convinzioni?
Beh, con lui un po' di rancore... Ma sì, lo perdono.
Rif.1 - La stampa - 10 febbraio 1996 pag.10

venerdì 15 maggio 2009

Pietro Pacciani - Intervista su La Repubblica 15 febbraio 1996

Il 15 febbraio 1996, dopo essere stato assolto dalla Corte d'Assise d'appello, Pietro Pacciani rilascia l'intervista che segue a La Repubblica.
Pietro Pacciani: Mi sembra d' essere ancora in carcere, e tutto per colpa di quei lazzaroni, lì sotto.
Sono fotografi, è il mestiere...
Sono lazzaroni e basta. Anche al processo mi stavano addosso e un' mi facevano respirare.
Ma ora come si sente?
Sto un po' meglio, ma ancora un' sto bene. Stanotte ho dormito in camera con un mio amico, conosciuto a Sollicciano, in carcere. M' addormentavo e mi svegliavo di continuo, sognavo cose strane, pensavo a tante cose.
A cosa?
A cosa? Mi ci vorrebbe un cervello elettronico per star dietro a tutto quello che dicono e fanno su di me. Un giorno m' accusano, i' giorno dopo prendono il Vanni, i' giorno dopo ancora mi buttan fuori...
Già Mario Vanni, il suo grande amico.
Ma che grande amico. L' è un povero cristo, col vizio di bere, ma l' è bono, bono, non farebbe male neanche a una coccinella. L' hanno messo dentro per creare un simbolo. Io ci uscivo, s' andava a mangiare qualche panino insieme, ma solo quello, il resto son menzogne, falsità.
Sono accuse, soprattutto.
Sì, lo so, sono accuse. Son tre anni che mi fanno impazzire. Poliziotti, carabinieri, giudici, m' hanno razzolato dentro, m' hanno fatto ammalare. Mi ricordo Canessa, madonna quante ne ha dette su di me. Io lo sentivo, mi ribolliva i' sangue ma un' potevo rispondere. E quelle parole che non gridavo mi restavano dentro, mi bruciavano l' anima.
Cosa avrebbe voluto dire?
Volevo dire che erano tutte menzogne. Che io sono un brav' omo, che ha lavorato sodo per tutta la vita. Dicono che andavo in giro per spiare le coppiette. Che mi caschi la vista se l' ho fatto. E uscivo sempre con un maresciallo dei carabinieri, figuratevi se potevo fare cose disoneste. Dicono che la gente mi chiamava i' Vampa perché m' arrabbiavo subito, ero violento e mi veniva i' viso rosso. Non è vero. Avevo i' viso rosso, bruciato dal sole perché sudavo nei campi. C' ho passato la vita a lavorare in campagna. Eppoi tutti quelli che m' hanno accusato. Tutti bugiardi.
Anche gli ultimi testimoni venuti allo scoperto ora?
Tutti, tutti bugiardi. Se la gente seguisse i dieci comandamenti, non rubare, non amare la donna degli altri, non uccidere e il resto della parola di Dio, si starebbe tutti meglio ni' mondo.
Ma ora è finito tutto.
Speriamo, speriamo, io quei fatti non li ho commessi, l' ho giurato di fronte a Dio, di fronte alla giustizia e al mondo intero.
(si accende una sigaretta)
Sa, devo fumare di nascosto perché mi fa male e suor Elisabetta non vuole. Io avevo anche smesso, ma poi vorrei vedere lei chiuso in una cella buia, da solo.
E' stato a lungo in isolamento?
Perdio. Poi per fortuna m' hanno messo con gli altri. Eravamo in sei, e si stava benino. La domenica pigliavo la farina, gli buttavo dentro le uova, facevo una sfoglia lunga lunga, e la tagliavo a fili per far le fettuccine grosse così, come i' mi' dito. Poi col coniglio facevo i' sugo. Sentisse che buono. Per questo mi chiamavano anche dalle altre celle. ' Pietro vieni da noi domenica a cucinare' mi dicevano.
Come passava le giornate?
Pregavo, giocavo a carte, mica a soldi però, e vedevo la televisione. Magari qualche partita di calcio, tipo la Fiorentina domenica sera.
Perché? E' un tifoso?
Un pochino, ma preferisco i' ciclismo, i tempi di Bartali e Coppi sì che erano belli e più puliti di ora. Ha visto Maradona nel calcio? L' era un campione eppoi s' è saputo che pigliava droga.
Pacciani ormai tutto questo è il passato. Che farà da domani?
Ho fatto un voto, farò un pellegrinaggio eppoi voglio tornare a casa mia, all' orto di Mercatale, dalla mi' moglie, quella povera donna dell' Angiolina.
Ma l' ha sentita appena uscito?
No, ho chiamato un sacco di volte, ma l' ha staccao i' telefono.
Non vuole parlare con lei?
Macché, è che i giornalisti, i fotografi la fanno diventare pazza e lei, per star tranquilla, stacca i' telefono e non apre la porta a nessuno. Icchè deve fare povera donna...
E le figlie?
Anche con loro un' c' ho mica parlato. Poverine, ne hanno passate di tutti i colori per colpa di questi tre anni d' inferno e di falsità.
Chi l' ha consigliato di non tornare subito a casa?
Abbiamo deciso tutto con le suore. Dopo la sentenza c' era tutto i' mondo fuori dal carcere. Così i carabinieri hanno fatto uscire una camionetta dicendo che ero lì, e invece io sono uscito da un cancellino di dietro sulla Uno di suor Elisabetta. Ci abbiamo messo parecchio per arrivare qui in piazza Santo Spirito, c' era un traffico che s' impazziva. Però siamo entrati senza essere visti da nessuno e quando più tardi son arrivati i giornalisti, io l' ero già nella mi' stanza.
Un bel trucco...
E me ne hanno fatti un po' a me di trucchi e di inganni. Ma alla fine ha visto che la verità è venuta a galla. Ora però perdono tutti, tutti quelli che m' hanno accusato, m' hanno fatto ammalare.
Perdona anche i giornalisti?
Non tutti, e stanno tutti là sotto, che pare un assedio. Ma io non mollo, io parlo con chi mi pare, e ora alla finestra un' m' affaccio. Più tardi, quando vengono i miei avvocati si vedrà.
Ma al processo d' appello perché non si è fatto vedere?
Perché stavo male, avevo un male alle gambe da impazzire. L' è un fatto nervoso, m' ha detto i' mi' dottore. Nervoso o no io un' camminavo, per far venti metri ci mettevo mezz' ora. Ora sto un po' meglio, ho preso delle pasticche, ma le gambe mi fanno sempre male.
Forse è stato meglio visto come è andata a finire...
Un' so nulla. Io so solo che anche se sono analfabeta posso insegnare a tanti come ci si muove nella vita.
Magari ora decide di scrivere un libro di memorie?
Mah, e ne hanno scritti già parecchi di libri su di me, qualcuno giusto, qualcuno che non mi piace per nulla.
Li ha letti tutti?
Quasi... ora però vorrei riposare un pochino. Vorrei farmi la barba, un bagno come si deve.
Eppoi magari tornare a Mercatale?
E dagli con Mercatale! Ancora è troppo presto, ma quella è casa mia e prima o poi ci voglio rientrare, un' mi voglio mica fare frate e andare in convento.
Un' ultima cosa. Chi è il mostro secondo lei?
Un pazzo, un malato. Perché uno che uccide dei poveri ragazzi che fanno l' amore può essere solo un malato.
Rif.1 - La Repubblica - 15 febbraio 1996 pag. 9

sabato 2 maggio 2009

Pietro Pacciani - Prima perquisizione

Pietro Pacciani subì diverse perquisizioni. La prima avvenne l'11 giugno 1990. Nella cella dove scontava la pena per la violenza perpetrata nei confronti delle figlie furono trovate: fotocopie di alcune lettere, ritagli di giornale, agende, disegni di animali e persone, taluni dal contenuto pornografico. Nelle abitazioni furono sequestrati:
-strumenti per la caccia (strozzini, cartuccera vuota con alloggiamento per 25 cartucce calibro 12, borsa porta cartucce);
-una cartolina datata 1979 proveniente da Calenzano;
-un registro sulla cui prima pagina era stata disegnata una piantina;
-alcune riviste pornografiche, una di queste, datata 1978, conteneva un servizio fotografico dal titolo "L'eros catastrofico", riportava soggetti femminili nudi, ad uno di questi era stato tracciato un triangolo a penna nella zona del pube;
-un opuscolo del PCI che riportava una foto di due bambini di 4/5 anni nudi. Alla bambina erano state disegnate a matita delle mutandine;
-una foto giovanile durante il servizio militare;
-ritagli da varie pubblicazioni di figure femminili nude;
-una cartina autostradale Agip con le località di Signa e San Casciano Val di Pesa contrassegnate con una penna blu;
-un cartellone riportante le lettere dell'alfabeto, dei numeri da uno a dieci, tre cerchi al cui interno vi era scritto Si, No, Centro;
-un quadro che Pietro Pacciani aveva firmato "Mercatale Un sogno di fatascienza Pacciani Pietro 10/04/1985";
-due bossoli (uno calibro 8.8, lungo 55 cm, l'altro tagliato, lungo 15 cm;
-una cartuccia calibro 7,62
-un binocolo bianco
-2 fogli di quaderno su cui erano riportate "ricette" di magia nera:
"per fare una magia a morte prendere un osso di un morto dal camposanto, polverizzarlo e benedirlo in chiesa con l'acqua santa, impastarlo poi in un dolce o in un bicchiere di vino, porta la vittima alla morte o alla pazia;
per legare una donna per la vita in amore basta tre gocce di sangue impastato in un dolce, benedetto con acqua santa in chiesa e darlo alla vittima, in amore, e legata per la vita;
per ammaliare una donna basta mettere una treccina di lana accompagnata dal rito, nel saccone dove dorme;
per guarire la fattura di legamento, procurare qualcosa che appartiene alla vittima, polverizzarla, falla asciugare per 7 giorni al sole e farla bere alla vittima in un bicchiere di vino;
Magia nera a colpire - magia bianca a guarire;
per liberarsi da una magia occorre resina di abete o ingenso in un recipiente di brace e respirare il fummo mentre brucia;
amuleti, corni, portali a sinistra portano fortuna benessere e scacciano il malocchio;
amuleto per bambini, un fero di cavallo 3 acini di grano 3 chicchi di sale figurine di santi un pelo nero di cane, nero;
Gesù Giuseppe Maria di due fate un anima sola, e sia, auguro di legamento di due coniugi."