martedì 14 maggio 2019

Il mostro di Firenze - Scene del delitto e profili criminologici

Autori: Luca Marrone e Micaela Marrazzo
Prima edizione: 2019, 160pp, EdUP

Presentazione: "La ricostruzione, attraverso il criminal profiling di uno dei più misteriosi casi della storia giudiziaria italiana. Un inquietante viaggio nella mente criminale. Il testo si focalizza sulle modalità di elaborazione di un criminal profiling, con riferimento ad un reale, drammatico caso di cronaca. Dopo una breve illustrazione dei delitti del Mostro di Firenze ed una ricostruzione delle relative scene del crimine, si prendono in esame i profili criminologici realizzati, nel corso dell'inchiesta, da autorevoli specialisti, compresi i componenti della nota unità di analisi comportamentale dell'FBI. Gli autori, ripercorrendo gli aspetti più significativi dell'indagine ed evidenziando le peculiarità comportamentali dell’omicida, tentano, con l'ausilio delle categorie criminologiche codificate, di valutare sia la personalità del soggetto sia quali eventi possano aver condizionato l'evoluzione della sua carriera criminale".

mercoledì 8 maggio 2019

I feticci del mostro di Firenze, avvistamenti e allucinazioni di FC²



Il “mostro di Firenze”, assassino in attività nella provincia fiorentina dal 1968 al 1985, ha ucciso otto giovani coppie, operando escissioni su quattro vittime femminili:
- Il 6 giugno 1981 ai danni di Carmela De Nuccio a cui ha asportato il pube;
- il 22 ottobre 1981 su Susanna Cambi a cui ha rimosso il pube;
- il 29 luglio 1984, su Pia Gilda Rontini a cui sono stati asportati pube e seno sinistro;
ed infine il 7 settembre 1985 su Nadine Mauriot che ha subito la medesima sorte della precedente vittima.

Su richiesta della Procura di Firenze, il 2 agosto 1989, l’Unità investigativa di scienze  comportamentali forense del F.B.I., fornì una consulenza volta ad elaborare un profilo psicologico del cosiddetto “mostro di Firenze”.
L’analisi è suddivisa in:
-Vittimologia;
-Rapporto medico legale;
-Valutazione del crimine;
-Selezione del posto;
-Contatti;
-Aggressioni;
-Arma;
E souvenirs, per poi passare ai tratti dell’aggressore e ai suoi comportamenti post-aggressione.

Alla voce "Souvenirs la consulenza riporta:
“Ricerche in tali crimini hanno dimostrato che gli assassini per libidine spesso prendono alcuni oggetti dalle loro vittime. Questi oggetti possono essere articoli di vestiario, od oggetti personali come gioielli, ciocche di capelli etc. Di solito questi tipi di assassini possono rimuovere parti del corpo della vittima, come un dito, un orecchio o, più particolarmente, un capezzolo, una mammella o altri organi sessuali. Questi pezzi sono presi come souvenirs ed aiutano l’aggressore a rivivere l’evento nella sua fantasia per un certo periodo di tempo. Questi pezzi sono tenuti per un periodo abbastanza lungo, una volta che non servono più l’aggressore se ne libera, o sulla scena dell’omicidio o sulla tomba della vittima. Occasionalmente l’omicida per libidine può “consumare” parte del corpo delle vittime per poterlo possedere totalmente.”
Durante le indagini condotte da Carabinieri e Polizia, in molti hanno cercato di fornire il proprio contributo alla giustizia, taluni probabilmente con uno slancio ed un trasporto forse eccessivo, esistono infatti agli atti svariate versioni circa la macabra sorte che questi feticci avrebbero subito.

Morella
È del 5 agosto 1994, lo sbarco, presso gli uffici della Pretura di Pistoia, della signora Morella. Negli anni ‘88/’89, aveva ricevuto confidenze da un amica, che le aveva riferito essere la moglie del mostro di Firenze. Cinque/sei anni dopo, quindi non proprio prontamente, si era sentita in dovere di avvisare le forze dell’ordine.
Raccontò ciò che l’amica gli confidò in merito alle pistole detenute dal marito, di dettagli inediti circa l’omicidio avvenuto nel 1968 ma anche dell’uccisione di una prostituta verificatosi in via del Moro, a Firenze.
Nella memoria dattiloscritta presentata in Pretura infine si legge: “Successivamente la signora rinvenne nel freezer un fagotto (che il marito aveva sempre sostenuto contenere cibo per cani), che rivelò invece contenere una mammella femminile (qualcosa di spugnoso) e l’organo genitale femminile (sembrava, “con quei peli, un collo di pollo”)”.
Le indagini svolte dalla P.G. consentirono di accertare che già dal 28 giugno 1988, colei che aveva avuto sospetti sul marito, si era presentata presso il Nucleo di Polizia Giudiziaria di Borgo Ognissanti di Firenze per esternare le proprie ipotesi. Nel settembre dello stesso anno era stata effettuata perquisizione domiciliare presso l’abitazione del marito “sia per il rinvenimento di armi, sia per il reperimento di elementi oggettivi di riscontro all’ipotesi accusatoria esternata dalla moglie” ma chiaramente non era emerso niente di significativo in ordine alle indagini sui delitti del mostro di Firenze.
Quella del rinvenimento dei feticci del mostro in un frigorifero è una leggenda che circola fin dall’ottobre del 1981, quando una radio fiorentina diffuse la notizia che un noto ginecologo fiorentino, Garimeta Gentile, era stato denunciato dalla moglie dopo la macabra scoperta. Il Procuratore della Repubblica di Firenze, Enzo Fileno Carabba, diffuse un comunicato in cui smentì le voci relative a fermi o arresti di persone sospettate. Il giornalista Maurizio Naldini su La Nazione commentò con un articoletto intitolato “Ogni mattina Firenze si fabbrica il suo mostro con nome e cognome”.

Ha invece un che di Grand Guignol il verbale di un certo Floriano del 25 gennaio 1996, raccolto negli Uffici della squadra mobile della Questura di Firenze. Vi si legge:
“Ho preso in affitto una casa colonica di proprietà del marchese Rosselli Del Turco in via Sant'Anna di Montefiridolfi, località Terzone, che si trovava proprio di fronte alla casa colonica di Pacciani Pietro. (...) Questa locazione avvenne nel mese di febbraio 1981, (...) utilizzavamo questa casa colonica assieme ad alcuni amici per trascorrere la domenica in compagnia. Ritengo che fosse nella primavera, forse anche inoltrata, Quando giungemmo a questa casa colonica, vedemmo attaccato al muro, nei pressi di una fontanella, posta accanto alla casa colonica presa in affitto e, quindi, di fronte alla casa del Pacciani, un filo che presentava attaccate delle cose schifose che non posso descrivere bene poiché non avevo mai visto simili cose.
Ebbi a questa vista una cattiva impressione e così pure mia moglie ed i miei amici che anch'essi videro queste cose e le commentarono negativamente essendo sembrate anche a loro delle cose schifose.
Si trattava di due tre pezzi di roba scura, tipo marrone scura, a questa roba c'erano attaccati dei filamenti scuri e lunghi 10- 15 centimetri. Sul momento mi diedero l'impressione che potesse trattarsi di piccole parti di pelle di coniglio messe a seccare, ma non era coniglio, perchè conosco bene la pelle di coniglio e posso escluderlo. Quella fu solo la prima impressione, ma, anche per il breve tempo che notai questa roba, non ebbi modo di poter verificare a fondo cosa fosse. Una cosa però è certa: queste cose mi impressionarono molto e mi fecero schifo.”

Sentito il 30 maggio 1994, nel processo a Pietro Pacciani, quindi due anni prima, non riferì niente in merito al raccapricciante avvistamento.

La moglie di Floriano, Franca, nel verbale del 25 gennaio 1996: “Si trattava di tre, quattro pezzi di formazione pilifera, come se fossero i pezzettini terminali della coda di un coniglio, che però posso escludere fossero, messi là, penso, per essiccare. Il loro colore era abbastanza scuro ed erano appesi alla cordicella da fili di colore diverso. Queste formazioni pilifere erano lunghe circa 3/4 centimetri e larghe circa 1 centimetro, mentre il filo mediante il quale erano attaccate alla cordicella era di circa 10 centimetri.”

Conferma il raccapricciante avvistamento anche la signora Carla che il 25 gennaio 1996 fece verbalizzare: “Vi erano appesi dei ciondoli un po' attorcigliati e di colore scuro che ci colpirono particolarmente perché ebbi una forte sensazione di repulsione e la stessa sensazione ebbero anche i miei amici. In pratica, alla vista di questi oggetti, provai un forte senso di schifo e repulsione in quanto non mi sembrarono per nulla delle cose normali. Ricordo che sulla fontanella vi erano due mostriciattoli di gomma e ai lati questi "spennacchi" che, dalla impressione che ricavai, dovevano essere costituiti da pelle e peli, più pelle che peli.”

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Mario, del 25 gennaio 1996, “ricordo bene che, quando giungemmo in questa casa colonica la prima volta, vidi che su un muro, che si trovava sopra ad una fontanella ed a una madonnina di ceramica incastrata nel muro, posta proprio accanto alla casa colonica e di fronte alla casa del PACCIANI, vi erano appesi dei ciondoli, quattro o cinque, di un qualcosa di peloso che mi impressionò molto perchè non mi sembrarono una cosa normale. Queste cose erano appese come di solito si appendono i peperoncini per essiccare, però si presentavano male tanto che sia io che i miei amici provammo un forte senso di repulsione.”
Anch’egli, sentito il 26 maggio 1994 in Corte di Assise, durante il processo a Pietro Pacciani, non ha fatto cenno a questa circostanza.
Merita ricordare che le escissioni del cd Mostro di Firenze avvengono per la prima volta il 6 giugno 1981, pertanto 4 mesi dopo lo spiacevole avvistamento del signor Floriano e dei suoi amici.

Giancarlo Lotti
Giancarlo Lotti, è colui che riferì aver assistito e partecipato ai quattro duplici omicidi avvenuti dal 1982 al 1985.
Come per altre circostanze, anche sulla questione feticci, rilascia versioni diverse, spesso contrastanti.

Ne parla per la prima volta l’11 marzo 1996, quando, ospite di una struttura del servizio centrale di protezione, rilascia spontaneamente dichiarazioni relative sia all’omicidio di Vicchio del 1984 che su quello del 1985 avvenuto a Scopeti.
Dopo aver ucciso a Vicchio Pia Rontini e Claudio Stefanacci, “Chiesi anche a Mario che cosa facevano delle parti della donna che lui aveva tagliato e che io avevo visto avevano messo in una specie di sacchetto o busta, Mario mi rispose che non me lo poteva dire, però devo dire che, quella notte, dopo l’uccisione dei due giovani, vidi che Pacciani e Vanni si chinarono a qualche metro di distanza dalla Panda andando verso la macchia e vidi che nascosero qualcosa in quel posto. Ritengo che abbiano nascosto in quel posto quelle parti asportate alla donna. Ricordo che vi era un fossetto e i due gettarono sopra della terra per coprire quanto vi avevano nascosto. Vidi anche che nell’andare via avevano messo le armi in macchina.”

Riguardo la sorte dei feticci, asportati alla vittima femminile uccisa a Scopeti, Lotti riferisce:
“Voglio precisare anche che Mario mi disse che le parti della donna che lui aveva asportato li aveva portati a casa Pietro per nasconderli nel garage mettendoli in “un involto”. Mario mi disse che Pacciani voleva farli mangiare alle figliole ma non so se effettivamente lo abbia fatto. Mario mi disse solamente questo ma io non ci credetti e chiesi “come mai?” e Mario mi rispose nuovamente che voleva farli mangiare alle figliole e non mi disse altro”.

Il 9 aprile 1996, alle 20:30, presso gli uffici della Questura, Giancarlo Lotti propone un diverso uso dei feticci: “Dopo tre o quattro giorni dal delitto di Vicchio incontrai Vanni nel piazzone di San Casciano e mi disse che bisognava andare a Mercatale da Pietro per prendere una lettera da mandare. Andai così con Mario nella casa di Pietro che si trova a Mercatale in una piazzetta nei pressi della quale vi è una specie di Coop.(...) Pacciani dopo il nostro arrivo scese giù nel garage e tornò con una boccia di vetro in mano contenente un liquido scuro e da questa boccia prese qualcosa che collocò prima in un foglio, che dopo aver piegato, mise a sua volta in un altro foglio di giornale, chiudendo il tutto nella busta sigillata. (...) Non ho visto quelle cose proprio perbene. Può darsi che erano quelle cose che avevano tagliato in occasione dell’omicidio”.

Il 26 aprile 1996, alle ore 16:00, presso la Procura della Repubblica di Firenze, Giancarlo Lotti conferma le precedenti dichiarazioni pertanto: con Vanni a casa di Pacciani dove questi confezionò una lettera prelevando, non si sa bene cosa, da un barattolo contenente liquido scuro.

Il 15 novembre 1996, cambia nuovamente versione, le precedenti non dovevano essere sembrate sufficientemente soddisfacenti. Lotti consegnò spontaneamente una sua lettera manoscritta al dottor Vinci, all'epoca funzionario della Questura di Firenze, in servizio presso la Squadra Mobile, nella quale per la prima volta, fece riferimento ad un “dottore” che avrebbe pagato somme di denaro per ricevere i feticci femminili.
“Sono andato a casa. Andato a letto. Ma no mi riuciva dormire. Dove li date queste cose della donna. Il seno vagina o fica Mario volio sapere chi le date Dr.e che si serviva Pietro Pacciani. Vi pagava in soldi. Ma quello no mi voleva dire per che ne faceva di vagina e se pérche fate cose mostrose. Ma io no. Le altri fatte. Non avete rimorsi. A me mi fato schifo e co bestie come voi Mario e Pacciani per me vi farrei sparire per sempre dalla circolazione”.

Il 19 febbraio 1997 durante l’incidente probatorio, con il P.M. parla nuovamente del contenitore di vetro e della lettera che Pacciani avrebbe confezionato, poi con l’avvocato Colao approfondisce la circostanza ma senza nominare il dottore citato precedentemente ed escludendo di sapere che i feticci venissero acquistati da qualcuno.

Avvocato Colao: Questi tagli, queste parti staccate alla donna, a cosa servivano?
Giancarlo Lotti: Mah, questo non lo so. (…) A me non mi hanno detto mica a loro perché gli servivano. Gliel’ho chiesto ma loro non mi hanno specificato di preciso perché.
Giudice: Che le volessero vendere per far quattrini a qualche collezionista?
Giancarlo Lotti: Mah, questo…
(…)
Avvocato Colao: Le ha mai viste lei queste parti?
Giancarlo Lotti: No io non le ho mai viste
Avvocato Colao: Le ha viste dentro un sacchetto?
Giancarlo Lotti: Erano dentro un sacchetto. Io ho visto nascondevano quella roba lì in questo posto, agli Scopeti.
Giudice: In quella buca?
Giancarlo Lotti: Sì c’è una buca, vidi uno, Pietro abbassarsi giù e mettere questa cosa dentro. Però non so se era quelli della donna o no.

Il 27 novembre 1997 durante il processo definito “ai compagni di merende”, Giancarlo Lotti viene nuovamente interrogato: i feticci non erano cibo per le figlie di Pacciani, non vennero sepolti a Vicchio e a Scopeti, non erano conservati da Pietro all’interno di un barattolo ma consegnati ad un dottore che li avrebbe pagati.
P.M.: Questo dottore lo conosceva meglio Pietro di Mercatale. Ma come mai loro - o Pacciani - conosceva questo dottore? Era legato, questo dottore, a questi delitti? O non c'entra nulla?
Giancarlo Lotti: Questo come fo a dillo.
P.M.: Loro cosa le hanno riferito?
Giancarlo Lotti: M'hanno detto che questo dottore andava da Mercatale, da Pietro, per prendere questa roba delle donne e basta.
P.M.: Si vuole spiegare meglio? Perché è una cosa un po' importante quella che sta dicendo. Ci faccia capire.
Giancarlo Lotti: Sì, gli andette a Mercatale, mentre si fermò lì. E poi andette verso Mercatale. Poi noi si proseguì e mi disse gl'era un dottore, così e così. Però il nome...
P.M.: Così e così... Va bene.
Giancarlo Lotti: Il nome e il cognome non me l'ha detto, insomma.
P.M.: E questo dottore come mai conosceva Pietro e cosa aveva a che fare con le cose di questi delitti. Cosa ha capito lei e cosa le hanno detto.
Giancarlo Lotti: A me mi ha spiegato così. Gli andava a prendere queste cose qui da...
P.M.: Scusi "queste cose qui", Lotti, io capisco che lei si spiega con difficoltà e che forse l'argomento è difficile. Però provi a spiegarcelo, con parole sue, ma per bene. "Queste cose qui": cosa, da chi e, indipendentemente dalla persona, come mai aveva a che fare con queste cose?
Giancarlo Lotti: Lui gl'è andato a Mercatale, questa persona, questo dottore, come m'ha spiegato Mario.
P.M.: Come le ha spiegato Mario.
Giancarlo Lotti: Poi gl'è andato a Mercatale. Se gl'è andato a prendere le cose, questo...
P.M.: Gliel'ha detta Mario questa cosa qui?
Giancarlo Lotti: Che gl'andava da Pietro a prendere le cose delle donne.
P.M.: "Le cose delle donne", che cosa? Non me lo faccia dire a me, perché...
Giancarlo Lotti: Il seno, la vagina... come si chiamano.
P.M.: Cioè, era una persona che prendeva queste cose dopo i delitti. Così le ha detto Mario. Ma lo diceva scherzando, o lo diceva seriamente?
Giancarlo Lotti: Mah, questo... Questo non lo so di preciso.
P.M.: E in cambio... C'era un motivo per cui prendeva queste cose? Gli dava qualcosa in cambio?
Giancarlo Lotti: Dice gliene pagava, poi io...
P.M.: Gliene?
Giancarlo Lotti: Dice gliene pagava questa roba qui, poi io...
P.M.: Pagava, nel senso dava i soldi.
Giancarlo Lotti: Sì.
P.M.: A chi li dava i soldi?
Giancarlo Lotti: A quello di Mercatale.
P.M.: "Quello di Mercatale", scusi, lei ci deve dire chi è.
Giancarlo Lotti: Sì, Pietro Pacciani.
P.M.: È vero che queste quattro persone siete. Però se lei ce lo ridice, forse è più chiaro.
Giancarlo Lotti: Sì, Pietro Pacciani.
P.M.: E, curioso com'è lei, non ha capito qualcosa, di più? Non le hanno detto di più?
Giancarlo Lotti: Mah, di più no.
P.M.: Il denaro, questo denaro chi lo prendeva?
Giancarlo Lotti: Dice lo prendeva Pietro, poi...
P.M.: A lei hanno dato mai nulla, hanno mai offerto denaro?
Giancarlo Lotti: Io mai preso niente.
P.M.: Sa se anche Vanni lo prendeva?
Giancarlo Lotti: Questo non lo so.
P.M.: Non lo sa perché non gliel'ha chiesto? O gliel'ha chiesto e lui non gli ha detto nulla?
Giancarlo Lotti: No, a me non m'ha chiesto nulla su quei soldi lì.
P.M.: No, lei gliel'ha chiesto a Vanni di questa storia di questo fatto che vendevano...
Giancarlo Lotti: Sì, me l'ha detto. Però non m'ha mica detto se li pigliava o no, anche lui o no.
P.M.: Se anche lui, Vanni, prendeva questi soldi. E gli hanno... lei gli ha mai chiesto che cifre erano?
Giancarlo Lotti: Questo non me l'hanno detto.
P.M.: Lei gliel'ha chiesto?
Giancarlo Lotti: Io non gliel'ho chieste queste cose.

Conferma poi questa versione rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile Aldo Colao:
Avvocato Colao: Nel piazzone di San Casciano, si avvicinò...
Giancarlo Lotti: Si avvicinò.
Avvocato Colao: ... al Vanni...
Giancarlo Lotti: Ferma questa macchina...
Avvocato Colao: Eh.
Giancarlo Lotti: E c'era una persona lì. E si fermò con la macchina.
Avvocato Colao: Sì.
Giancarlo Lotti: Per chiedere a uno di noi per andare da Pietro a Mercatale, e andette il Vanni. E gli disse che questa persona doveva anda' a Mercatale a prendere della roba della donna, il seno e il coso... insomma, la vagina come si chiama, come la vuol chiamare.
Avvocato Colao: Questa persona era il dottore? Quel dottore che lei ha detto?
Giancarlo Lotti: Avrò detto il dottore. Io...
Avvocato Colao: Il dottore
Giancarlo Lotti: ... nome né cognome. A me me l'ha detto lui, me l'ha detto Mario e basta.
Avvocato Colao: Sì, d'accordo. Gliel'ha detto Mario Vanni.
Giancarlo Lotti: Sì.
Avvocato Colao: Il dottore.
Giancarlo Lotti: Io un posso mica indovinarle le cose, se un me le dicano.
Avvocato Colao: Allora, il dottore è andato da Pacciani a prendere queste parti della donna.
Giancarlo Lotti: Delle parti della donna, sì.
Avvocato Colao: Oh. Pacciani gliele aveva preparate?
Giancarlo Lotti: Questo come fo a sapello io?
Avvocato Colao: Glielo domando, se lei lo sa.
Giancarlo Lotti: Questo come fo a dillo io! Se c'è andato un lo so. Se l'ha preparato o no, questo un lo so. Io tutte le cose un le posso sapere.
Avvocato Colao: Senta una cosa ancora, e lei non sapeva se Pacciani, queste parti per consegnarle al dottore le metteva a seccare?
Giancarlo Lotti: Come fo a dire queste cose qui?
Avvocato Colao: Glielo domando. Se lei non lo sa...
Giancarlo Lotti: Se le seccava o no, questo come fo a dillo io o no?
Presidente: Lei deve dire le cose che sa.
Avvocato Colao: Lei risponde a quello che sa.
Giancarlo Lotti: Sì. Va bene, va bene.

La Sentenza della Corte di Assise di Firenze contro Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Giovanni Faggi, Alberto Corsi, del 24 marzo 1998 motiva le inesattezze e le contraddizioni di Giancarlo Lotti con la volontà di ridurre il suo coinvolgimento nell’azione omicidiaria. In realtà le sue sciocchezze non rendono meno grave la sua posizione, indipendentemente dall’uso che fu fatto di questi feticci la responsabilità di Lotti rimane invariata, si tratta delle ennesime bugie di cui qualcuno dovrebbe però spiegare la ragione.

Gabriella Ghiribelli
Gabriella Ghiribelli, è la prostituta con problemi di alcolismo che riferì aver notato la sera dell’8 settembre 1985, percorrendo via degli Scopeti, l’auto di Giancarlo Lotti, nelle immediate vicinanze la piazzola dove furono uccisi i due turisti francesi.
La sua versione, relativamente ai feticci, fu raccolta da Roberta Petrelluzzi nel 2001 e trasmessa il 12 febbraio 2004, durante una delle puntate di “Un giorno in pretura”.
Conferma tali dichiarazioni in un verbale del 28 febbraio 2003:
“Nel 1981 vi era un medico che cercava di fare esperimenti di mummificazione in una villa vicino a Faltignano, Questa villa so trovarsi nei pressi del luogo dove furono uccisi nel 1983 i due ragazzi tedeschi. Di questo posto mi parlò anche Giancarlo Lotti in più occasioni e sempre negli anni ‘80 quando ci frequentavamo. Mi raccontò che al suo interno, senza specificare dove, si trovavano dei murales, che occupavano intere pareti, con disegni uguali a quelli che faceva il Pacciani Pietro durante il periodo della sua detenzione legata alle vicende del mostro di Firenze. Sempre il Lotti mi raccontò che questa villa aveva un laboratorio posto nel sottosuolo, dove il medico svizzero faceva degli esperimenti di mummificazione. Mi spiego meglio; Il Lotti mi disse che questo medico svizzero, a seguito di un viaggio in Egitto, era entrato in possesso di un vecchio papiro dove erano spiegati i procedimenti per la mummificazione dei corpi. Detto papiro mancava però di una parte che era quella relativa alla mummificazione delle parti molli e cioè tra le altre il pube ed il seno. Mi disse che era per quello che venivano mutilate le ragazze nei delitti del c.d. mostro di Firenze. Mi spiegò anche che la figlia di questo medico nel 1981 era stata uccisa e la morte non era stata denunciata tanto che il padre aveva detto che era tornata in Svizzera per giustificarne l'assenza. II procedimento di mummificazione gli necessitava proprio per mummificare il cadavere della figlia che custodiva nei sotterranei. Questo medico svizzero, sempre da quello che ho saputo, al momento delle indagini su Pacciani, abbandonò la villa per tornare in Svizzera.”
Se non fosse uno dei casi di cronaca nera più agghiacciante e terrificante la sua testimonianza potrebbe risultare a dir poco esilarante.

Gabriella o Fiorella
Nel 2002, dopo le sciocchezze di Lotti e Ghiribelli, i tempi erano maturi per un contributo spontaneo volto a sgombrare il campo dalle allucinazioni ma gli inquirenti incappano nell’ennesima signora che probabilmente tanto signora non era.
Non ho mai ben capito a quale titolo e con quali competenze ma Fiorella, che è un nome di fantasia, nei primi anni 2000 si è data parecchio da fare per raccontare una storia che poca attinenza aveva con la realtà.
Mi chiedo ancora perchè esistano decine di verbali a suo nome.

Il 4 settembre 2002, presso uno studio privato ubicato in Roma, la signora Fiorella, dichiara quanto segue a personale della Questura di Perugia:
“Ieri 03.09 ho telefonato al dott Mignini e gli ho parlato di due suore che sarebbero state interessate nel caso del mostro di Firenze, una è suor Elisabetta che tutelò Pacciani fino alla morte ed ebbe un interessamento un po’ particolare. (...) L’altra suora che ho conosciuto diversi anni fa, è Suor Miriam, che effettivamente faceva parte del servizio segreto del Vaticano. Questa suora mi chiese se attraverso i messaggi di Padre Gabriele avevo notizie del Papa. Padre Gabriele mi disse che era stato fatto un maleficio al Papa, una messa nera direttamente nel Vaticano e gli avevano posto un “feticcio” nella rete ortopedica. Rivista la suora gli comunicai quanto avevo saputo; di seguito tornò questa suora per dirmi che il feticcio era stato trovato dove avevo indicato. Poi questa suora tornò con Corrado Augias per chiedermi cosa sapevo di Manuela Orlandi e che avrebbero potuto fare una trasmissione su Telefono Giallo…”
La principessa sul pisello in salsa shock exploitation non era venuta in mente neppure a Lloyd Kaufman...

Perugia
Le indagini della Procura di Perugia sulla morte del medico perugino di cui fu ipotizzato il coinvolgimento nella vicenda del mostro di Firenze, consentono l’acquisizione di numerose dichiarazioni relative ai feticci, si tratta però perlopiù di testimoni de relati, nessuno di loro ha avuto contatti diretti con i presunti feticci.
Mauro il 13 maggio 2002: “Ricordo che dopo la morte del dr Francesco Narducci la gente del posto diceva che quest’ultimo era il mostro di Firenze, che aveva un appartamento a Firenze dove sarebbero stati rinvenuti reperti femminili sotto formalina.”

Sante il 30 maggio 2002: “Sono stato per 32 anni in servizio come autista e scorta al Presidente del Tribunale di Perugia e ricordo che una mattina, alcuni mesi dopo la morte del prof. Francesco Narducci , l'allora Presidente Raffaele Z., deceduto nel 1997, mi confidò che la sera prima, durante una cena, una persona che aveva incontrato quella sera, ma che comunque conosceva, gli riferì che in quei giorni, o poco prima, i proprietari di un appartamento di Firenze di cui era locatario il prof. Francesco Narducci, insospettiti dal mancato pagamento del canone di locazione, avevano cercato di mettersi in contatto con il professore non sapendo che era morto, e poi erano riusciti a contattare i familiari di quest'ultimo che gli avevano procurato un mazzo di chiavi dell'appartamento.
Sempre secondo il racconto dell'amico del dott. Z. la porta era stata aperta e, una volta entrati nell'appartamento, avevano rinvenuto all'interno di un frigorifero dei reperti genitali femminili verosimilmente provenienti dai delitti del cosiddetto "Mostro di Firenze" e comunque corrispondenti alle parti notoriamente asportati in questi delitti cioè area del pube e seni. lo rimasi colpito da questo racconto anche perchè il presidente dava la massima credibilità alla persona che glielo aveva riferito. Chiese al Presidente se non fosse il caso di avvertire gli organi di Polizia, ma lui stringendosi le spalle disse : “Ormai è morto Sante, che vuoi fare?"


Orlando, titolare di una pellicceria, il 13 giugno 2002, mentre era a cena con alcuni clienti sentì dire ad una di loro: “Lui (riferendosi al Narducci) aveva avuto una verifica in casa da parte di Forze dell’ordine non meglio specificate e e dentro il frigo gli sono state trovate delle vagine ed altri reperti umani non specificati! La signora aggiunse che a causa di questa scoperta il Narducci il giorno dopo, o giorni dopo, aveva deciso di togliersi la vita.”

Maria Bianca, 01 agosto 2002, rimasta impressionata dalla lettura del libro della signora “Fiorella”, quella dei feticci nel materasso del papa… riferì che nel 1985, il suo fidanzato di allora, adesso marito gli riferì che “Narducci era veramente il mostro di Firenze perchè la moglie aveva scoperto nella sua casa di Scandicci dei barattoli di vetro contenenti dei reperti umani femminili, in particolare pube, sotto formalina, rimanendone ovviamente sconvolta”.

Massimo, 14 febbraio 2003, “...ricordo anche che vi era la voce che il Narducci avesse una casa nella zona di San Casciano, dove erano stati rinvenuti feticci”.

Nella, caposala nel reparto di medicina e gastroenterologia, riferisce in merito ai feticci in due occasioni distinte:
-09 aprile 2003 “Sentivo dire in corsia che sarebbe stato trovato l’appartamento fiorentino del Narducci dove sarebbero state trovate parrucche e dentro contenitori trasparenti di formalina sarebbero stati trovati frammenti di pube o comunque di reperti ginecologici o di pelle”.
-24 settembre 2003, “Posso dire che dopo la morte del Narducci sono girate parecchie voci. Alcune voci dicevano che in una casa dei Narducci a Firenze erano state trovate delle parrucche e delle parti anatomiche sotto formalina. Non so dire chi avesse messo in giro queste voci però ricordo che si diceva che venissero dalla gente altolocata di Perugia.”

Stefano, medico, 08 aprile 2003, dopo la morte del Narducci aveva sentito dire che “Francesco aveva una casa a Scandicci, dove sarebbero stati rinvenuti reperti umani sotto formalina”.

Valerio, già nell'ottobre del 1993 si era presentato spontaneamente presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze con un memoriale che "riportava le voci" raccolte su Francesco Narducci: nei giorni successivi il suicidio "trapelò e si sparse la notizia che accidentalmente furono trovati reperti umani sotto formalina in una dimora del professor Narducci". Confermò la circostanza in un verbale del 29 agosto 2003: un giornalista del “Corriere dell’Umbria” gli riferì d’aver raccolto la confidenza di un vigile del fuoco che era intervenuto nel recupero della salma. Questi gli disse che “il giorno in cui era stato portato il cadavere in villa, aveva visto nello scantinato un barattolo di vetro con dei reperti umani”.

Ferdinando, il 20 ottobre 2003 riferì che durante un colloquio con “Fiorella” le disse che “la stampa locale aveva pubblicato articoli virgolettati in cui si diceva che nella cappella dei Servadio (amici di famiglia dei Narducci) erano stati, forse, rinvenuti contenitori di vetro e di ceramica contenenti materiale organico e formalina”.

Carlo, gastroenterologo, il 18 settembre 2003 fece mettere a verbale. “A Perugia del Narducci se ne parla molto, c’è chi dice che fosse implicato con la storia del “mostro di Firenze”, che aveva un appartamento a Firenze e che era colui che teneva i feticci dei cadaveri dei duplici omicidi. Queste sono cose che a Perugia vengono dette un po’ da tutti.”

Alessandro, medico chirurgo, verbale del 13 aprile 2005, “dopo la morte del prof Narducci mi trovai in compagnia di altri colleghi medici, non ricordo chi fosse ma disse che il prof Narducci era scomparso in quanto un ispettore della Polizia di Firenze aveva effettuato una perquisizione in una villa non meglio precisata di Scandicci ed aveva trovato dei pezzi anatomici e risalendo al proprietario aveva scoperto che si trattava di una casa del Narducci".

Francesca, 29 dicembre 2003, dopo la morte di narducci, “tra i santarcangiolesi si diffuse la notizia che Narducci fosse il mostro di Firenze e che non riuscendo a reggere più questa situazione si fosse imbottito di barbiturici e si fosse dato la morte. C’era gente che diceva che in un appartamento fiorentino del Narducci erano state trovate le parti asportate alle giovani vittime, cioè pube e seno, oltre a parrucche e maschere”.

Enzo, pescatore, 15 ottobre 2004, un poliziotto di Cortona (Emanuele Petri, ucciso nel marzo 2003 sul treno Roma-Firenze dai brigatisti rossi Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce) di cui era amico, deceduto, gli riferì “che pedinavano il Narducci da tempo perchè avevano trovato i resti umani femminili dentro il frigorifero della sua abitazione di Firenze.”

Paolo, giornalista, verbale del 02 aprile 2005, “...un mese o due dopo la scomparsa, trovandomi a parlare con il professor Morelli ad un certo punto, turbato ed incuriosito dalle ricorrenti voci che circolavano in città sul coinvolgimento di Francesco nella vicenda del cosiddetto mostro di Firenze e sul rinvenimento delle parti asportate alle vittime in un pied a terre fiorentino del Narducci chiesi al Morelli esattamente questo: È vero quello che si dice su Francesco? Il prof Morelli rispose testualmente. “Sì” senza altri commenti”.

Gianangela, presentatasi spontaneamente il 16 giugno 2006 in Procura riferì: “Un giorno del 1985, mentre io e mio marito ci trovavamo a casa, ci venne a far visita verso le 11:30 il commissario De Feo con un collega. Si trattenne circa tre quarti d’ora. Nel momento in cui i due stavano per uscire ci disse: “...stamattina siamo dovuti andare a Firenze a fare una ispezione nell’appartamento privato del dr Narducci, dove abbiamo rinvenuto reperti umani femminili raccapriccianti. Il dr De Feo ha alluso ad organi femminili facendo un cenno come per alludere al pube”.

Gianni Spagnoli
"Vi è infine un riferimento al presunto rinvenimento di feticci in una telefonata intercettata del 23 gennaio 2004 intercorsa tra Gianni Spagnoli e la figlia Luisa, nella quale lo Spagnoli, commentando con la figlia le notizie apparse su “Corriere della Sera” dello stesso 23 gennaio, racconta alla figlia che la notizia pubblicata sul rinvenimento dei “feticci” in un’abitazione in uso al Narducci, nei pressi di Firenze, corrisponde a verità, precisando che non si trattava di un appartamento, ma di una “vecchia casa colonica”, in località “Sanpa... e che la proprietaria, non ricevendo più il canone da Francesco, aveva chiamato il Prof Ugo che vi si era precipitato insieme a Pier Luca e ad elementi della Polizia, trovando in un frigorifero le parti asportate delle vittime."

Anonimi
Come tutte le vicende che richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica anche in questo caso abbiamo sovrabbondanza di anonimi disposti a tutto pur di far emergere “la verità”. Pertanto c’è chi arriva a dichiarare che la domestica dei Narducci avrebbe visto “delle particolari parti anatomiche di esseri umani” custodite presso la loro abitazione ma anche che il gastroenterologo da bambino era solito assistere alle interruzioni di gravidanza praticate in casa abusivamente dal padre. Come di chi abbia effettuato perquisizioni presso le abitazioni fiorentine del dr Narducci ma che queste abbiano dato esito negativo perchè il padre del gastroenterologo avrebbe preceduto sul tempo i Carabinieri.
Quel che è davvero insolito è che sia tra chi palesa la propria identità sia tra gli anonimi, nessuno, a Perugia, abbia pensato di avvisare le forze dell’ordine nell’immediatezza dei fatti o poco dopo. Tutti i verbali sono degli anni successivi al 2000. Avrei anche una spiegazione a tal proposito ma lascio che ognuno scriva la propria nei commenti.

"In città non si faceva altro che parlare del fatto che Francesco Narducci fosse il “mostro di Firenze”, e dunque è pacifico che se ne potesse parlare alla fine di una riunione di loggia, come pure nell’intervallo di una partita allo stadio. Qualcuno, stando alla Pieretti, arrivò forse a darne conto addirittura via etere. Che poi ognuno infarcisse la conversazione sull’argomento del giorno con questo o quel particolare (“ne ha parlato l’ANSA”, “hanno ritrovato feticci umani”, “era impotente” e via discorrendo), senza che risultasse mai nome e cognome della fonte delle informazioni, è nella natura stessa delle chiacchiere."
Perugia, 20.04.2010
Gup Dott. Paolo Micheli

mercoledì 20 marzo 2019

Winchester calibro 22, serie h. Analisi spietata del mostro di Firenze

Autore: Davide Cannella
Prima edizione: 2019, xxpp, brossurato, Abrabooks

Presentazione: "Sul mostro di Firenze si è scritto molto, talvolta in modo superficiale, talvolta a seguito di indagini giornalistiche serie e documentate. Nel nostro caso, l’autore è personalmente venuto in contatto con personaggi legati alle vicende narrate, sia per motivi di servizio (a causa della sua appartenenza, per lungo tempo, a corpi d’élite delle forze dell’ordine), sia per successivi, personali approfondimenti.
Si tratta comunque di ricerche d’un investigatore di grande esperienza e preparazione tecnica, capace di cogliere gli elementi fondamentali in una indagine così complessa ed articolata."

Il mostro di Firenze. John Doe in Toscana, la storia osservata da un passante

Autore: Carmen Gueye
Prima edizione: 2019, 436pp, brossurato Eidon edizioni

Presentazione: "Dal 1968 al 1985, nei dintorni di Firenze, furono uccise otto coppie di amanti, appartati in auto nelle campagne circostanti. Si registrano diverse discordanze di opinioni, circa l'attribuzione del primo duplice delitto alla stessa mano responsabile di quelli successivi, ma, almeno per gli altri sette, fino a un dato momento storico si riteneva che l'autore fosse lo stesso. La Giustizia ha individuato tre colpevoli, coinvolti in una sorta di delirio di gruppo. Da sempre si è parlato di "Mostro di Firenze" per indicare chi compì questi orribili delitti. Questo libro rappresenta lo sguardo di un comune cittadino, sconcertato da particolari e dettagli che si elidono gli uni con gli altri. "John Doe in Toscana" è un quadro ricco di riferimenti, metafore, comparazioni, dubbi e dolore. Negli Stati Uniti John Doe è un nome convenzionale per indicare un uomo la cui reale identità sia sconosciuta. Esso nascerebbe al tempo di Edoardo III di Inghilterra, nell'ambito della terminologia giuridica. Attualmente gli investigatori statunitensi lo utilizzano per denominare un cadavere non identificato fino al momento del suo riconoscimento. In Italia è l'equivalente di Ignoto o NN" 

Disponibile al link che segue:
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giovedì 21 febbraio 2019

Pulsione nera di Deadly Luka

Autore: Deadly Luka
Prima edizione: 2018, 226pp, Youcanprint

Presentazione: Il romanzo ispirato ai delitti del Mostro di Firenze. "Giugno 1981: una coppia di fidanzati appartatasi nella campagna fiorentina viene brutalmente massacrata. Un giovane cronista incaricato di seguire il caso, oltre ai fantasmi del proprio passato, dovrà affrontare un abisso di perversione e violenza."

Maggiori info clickando qui.

martedì 27 novembre 2018

10 anni di Insufficienza di prove

Sono sempre un po' a disagio con le celebrazioni, ed i riti in genere mi provocano insofferenza se non inadeguatezza.


Dieci anni però sono un gran bel traguardo e mi pare giusto condividerlo con chi ha vissuto la mia stessa passione e l'intento, se non la smania, di giungere ad una qualche verità.

Grazie a Vieri Adriani, Ale, A.B., Michele Bruno, F.C. Marco Corigliano, Giuseppe Di Bernardo, Nino Filastò, Stefano Galastri, Adolfo Izzo, Salvatore Maugeri, A.M., Giulia Meozzi, Enea Oltremari, Armando Palmegiani, R.P., Frank Powerful, Fabio Sanvitale, F.S.,Valerio Scrivo, Antonio Segnini, Mario Spezi.

Non so cosa accadrà nei prossimi dieci anni ma da quel che ho oggi sulla scrivania direi che il 2019 si preannuncia decisamente interessante!

L'Uomo dietro il mostro 10 di E. Oltremari

Poco prima del Settembre 1985

“Salve a tutti, è passato un po' di tempo dall’ultima volta e me ne scuso per non aver adempiuto - come avevo promesso - in tempo utile all’uscita dei vari brani di questo percorso. Mi scuso anche con chi aveva commentato i precedenti pezzi su “Insufficienza di prove”, non avendo le notifiche in merito ai commenti che rilasciate è capitato che siano trascorsi mesi tra un vostro inter-vento ed una mia risposta. Pertanto, per ovviare a questi fastidiosi ritardi, ricordo che potete scrivermi a dr.oltremai@gmail.com.
Oggi riprendiamo le fila del discorso - parallelo rispetto al quotidiano dialogo e dibattito mostrologico - in merito alla possibilità di stilare un profilo dell’omicida tentando di non farsi influenzare dal preconcetto naturale di chi agisce potendo parlare dopo più di trent’anni dall’ultimo delitto.
Iniziamo così ad esporre quello che rappresenta, secondo chi scrive, il mo-vente ai delitti, ciò che ha spinto l’omicida ad agire e che lui stesso ha posto come giustificazione ai suoi crimini, frutto - in realtà - di un diverso trauma che solo un nome ed un cognome potrebbero davvero spiegarci.
Buona lettura,
E.O.”


1490.
“[…] molte persone si truovano in questo tale stato, le quali o per negligen-za o per ignoranza o per malizia vivono tanto bruttamente, e senza freno di ragione e di conscienzia, che poca differenzia è intra loro e gente pagana, o vero animali bruti e bestiali che non hanno intelletto niuno né ragione; e così facendo si vengono a dannare, la qual cosa è assai nociva et in perpetuum dan-nificativa.”
La prima regola è quella intenzionale ed ammonisce circa le ragioni per il quale è lecito avere un rapporto sessuale per non cadere nel peccato mortale.
Già si può intuire come la prima cagione sia quella della procreazione, da svolgersi - comunque, non sia mai - con tristezza d’animo per limitare al massimo la libido sessuale. Procreazione di quei figli destinati a riempire quei seggi vuoti lasciati in Paradiso dalla caduta di Lucifero ed i suoi seguaci.
La seconda, consiste nel compiere l’atto sessuale per soddisfare il debito nei confronti dell’altro, del coniuge, perché l’atto - quando richiesto - è dovuto.
La terza, più pragmatica, è quella di copulare per evitare distrazioni verso al-tri mali disonesti. Dopotutto, ci dice il predicatore, da quando Adamo e la sua compagna non si mostrarono certo probi, è difficile per l’uomo mantenersi alla distanza dalla tentazioni e per questo, Iddio, creò il matrimonio. Quindi, per evitare di andare a peccare a giro, meglio sfogare - seppure con estrema riluttanza - i propri deprecabili istinti verso la propria compagna che non è peccato mortale, ma solo veniale. Tant’è che la quarta ragione è appunto proprio quella di attrarre a te il tuo compagno o compagna che credi frequentatrice di pensieri disonesti così da ricordargli quale sia il più corretto e giusto fra i piaceri.
Ma non è tutto così semplice.
Perché se abbiamo visto quali sono le ragioni per cui può esser validamente praticato l’atto sessuale, vediamo ora quali sono le condizioni che ti fanno staccare un biglietto di sola andata per il peccato mortale.
Il primo fra questi consiste nei limiti del matrimonio. Fuori da questi limiti, anche qualora si trattasse di promessi sposi, poco importerebbe perché condizione prima per la liceità dell’atto sessuale è proprio questa, cioè il matrimonio.
La seconda consiste nel farlo pensando ad altre persone perché la sessualità con la propria compagna non può essere utilizzare per aggirare i divieti sopra posti.
La terza consiste in un preludio di altra regola che vedremo successivamen-te. Consiste difatti nella modalità: passi il fatto che puoi fare l’amore con la tua compagna, ma non fartelo piacere, né divertiti nel farlo, perché niente si può amare più che Iddio.
Quarta ed ultima, consiste nell’utilizzare il matrimonio come mero mezzo per potersi congiungere carnalmente con la persona amata.

La seconda regola è definita temporale e consiste in un semplice elenco di giorni durante l’anno in cui è assolutamente proibito accoppiarsi perché, appunto, quei giorni devono essere dedicati alle cose spirituali e non carnali.
Primo fra tutti - per intuibili motivi - è la Domenica e le altre feste comandate.
Secondo, sono i giorni della quaresima, le vigilie comandate (tre periodi di quaranta giorni che preparano la Pasqua, la Santa Croce di Settembre ed il Natale) e le Quattro Tempora. Queste ultime rappresentano raggruppamenti di tre giorni (mercoledì, venerdì e vigilia tra sabato e domenica) siti nelle quattro sta-gioni che compongono il nostro calendario nei quali veniva glorificato il Signo-re per ringraziarlo dei frutti della stagione e per ingraziarlo per i successivi. Difatti, ad ogni tempora corrispondeva un frutto della terra: olio in Inverno, fiori in Primavera, spighe di grano in Estate e grappoli d’uva in Autunno.
In particolare quelle di Autunno cadono nella settimana della Esaltazione della Santissima Croce (14 Settembre); quelle dell’Avvento appunto nella settimana dell’Avvento che precedono il Santo Natale; quelle della Quaresima, dopo la terza domenica di Quaresima ed infine, quelle estive, nella settimana di Pentecoste.
A questi dovevano essere aggiunti quei momenti, comunque coincidenti con questi sopra, del periodo mestruale, della gravidanza e nel periodo precedente al matrimonio ove si apparecchia le cose pertinenti alle nozze.

La terza regola, si definisce locale che qui predica sotto duplice accezione sia il dove luogo fisico l’atto sessuale non deve essere fatto sia - senza usare tanti giri di parole - dove luogo anatomico questo debba (o meglio, non debba) essere praticato.
In riferimento a quest’ultima - e riassumendo - viene fatto divieto, tanto al-trimenti da peccare mortalissimamente, di praticare i rapporti anali e condannando altresì la sodomia perché, dice il predicatore, Iddio ci avrebbe fatti tutti uomini. La sorte per gli omosessuali, quindi, vi lascio immaginare quale fosse.
Circa invece i luoghi geografici dove non si doveva in alcun modo aver atti sessuali di alcun tipo così da non peccar mortalmente perché il sangue ed il seme li profanerebbero irrimediabilmente.
Fra questi troviamo i luoghi sacri, come chiese e cimiteri e luoghi a questi limitrofi. Ancora, i luoghi pubblici e manifesti dove la coppia potrebbe essere vi-sta così da generare in chi li vede la voglia ed il desiderio di far la stessa cosa. Come e soprattutto dai fanciulli le cui menti non devono essere viziate dal peccato altrui.
Perché “grande confusione e vituperio debbe essere quello dell’uomo e del-la femmina, alli quali Iddio ha dato intelletto, che si congiunghino carnalmente in ogni luogo dove gli viene agio; e non curano se sono veduti o si no”.

Quarta ed ultima regola è quella modale che descrive, con minuzia di particolari, tutti quei modi appunto in cui è severamente vietato compiere l’atto sessuale che ho cercato di riassumervi per una più facile comprensione. Interes-sante in tal senso è la conseguenza prospettata per questi modi indegni di esercitare l’atto sessuale. Difatti a farne le spese, ne sarebbero i figli stessi, prodotto di quel rapporto che avrebbero il sangue viziato da tale rapporto oltraggioso.
Fra le pratiche, tutte tacciate di peccato mortale, troviamo:
-    indiscreta frequentazione: vietato farlo spesso e superficialmente;
-    indebita situazione: divieto per la donna di star sopra, in quanto il suo volto deve essere sempre rivolto verso il cielo;
-    inonesta proporzione: petto e ventre dell’uomo devono toccare le stesse parti della donna. Ogni variazione di posizione è da considerarsi tanto pec-caminosa da provocar ribrezzo anche il sol pensiero;
-    delle faccie adversione: strettamente legata a quella prima, comporta la necessità di dover stare col volto rivolto verso l’altro;
-    delli sentimenti e membri corporali abusione: bandito qualsiasi forma di preliminare perché frutto della gola, madre del demonio;
-    estrinseca seminazione: il seme maschile non deve disperdersi al di fuori della vagina né tantomeno essere racchiuso all’interno di una sacca (come i nostri preservativi);
-    commissione d’adulterio: “Oimè misero mondo! Oh quanti sono quegli che hanno concubina e moglie!”;
-    juridica e legale impedizione: contempla tutte quelle ipotesi in cui la con-giunzione carnale sia vietata in quanto contraria a norme di legge o convenzioni sociale. Si cita ad esempio gli atti sessuali tra consanguinei o dopo aver attentato alla vita del coniuge per potersi a questo sostituire.

È così che parla Fra’ Cherubino da Siena (o Spoleto secondo alcuni) rivolgendosi ai dilettissimi Figliuoli nel suo trattatello “Regole di Vita Matrimoniale” (Testo ora liberamente consultabile sul web su archive.org) , edito - approssimativamente - tra la prima metà del 1400 ed il 1490. Anni in cui il Frate - chiacchieratissimo tra gli esperti del settore - era solito girova-gare per le vie della città fiorentina a spiare le coppie scambiarsi effusioni.
Grandi predicatori, ove spesso, dietro, si celano grandi peccatori.
Mi sono imbattuto per caso in questo scritto mentre seguivo la scia di pensie-ri che ho cercato di riprodurre negli appuntamenti de L’Uomo dietro il mostro, allontanandomi per un attimo dai soliti sentieri battuti, dai soliti nomi (vedo che se ne parla comunque tantissimo quindi cosa altro avrei potuto dire se non get-tarmi in una bagarre che avrebbe portato più tensioni che soddisfazioni) e pro-vando ad analizzare le scene del crimine con la mente sgombra e libera dai pre-giudizi - certo necessari - dati dal “senno di poi”.
Come ho già spiegato negli appuntamenti precedenti, ho visto nei delitti dell’assassino delle coppiette una perfetta logica tra colpa e pena, tra fatto e punizione, come se fosse appunto la scena che l’omicida si trovava di fronte a dettare il suo agire ed alla quale doveva conformarsi, nel rispetto di una propria coscienza e ritualità che non ha mai - ricordo - voluto tradire, anche rischiando, come nel caso del Giugno 1982 (Come già riferito ampiamente in UdM7 e di cui torneremo a parlare nell’approfondimento dedicato al profilo geografico) o Ottobre 1981 o, ancora, Settembre 1983. An-che nelle difficoltà, negli imprevisti, ha sempre preferito ricondurre il suo agire allo schema impostogli dal suo credo, da ciò che lo spingeva ad uscire la notte in cerca delle sue vittime, ciò che lo muoveva, il suo movente.
Il movente. Tradendo quanto detto poco sopra in merito al non voler trattare, né considerare, la vicenda investigativa e giudiziaria, ho sempre trovato deboli i grandi nomi sul tema appunto del perché, questi, avrebbero commesso questi delitti. Rigettando fin da subito qualsiasi ottica di mercimonio tra esecutori e mandanti e quindi un movente dettato esclusivamente da una semplice richiesta di adempiere ad un compito (uccidere) per soddisfare non meglio precisati riti; e volendo andar oltre al semplice - seppur validissimo lo confesso - tradimento della fiducia della donna e susseguente volontà di riappropriarsi di questa idealizzandola nelle giovani vite che l’omicida intendeva recidere, ho ritenuto di dover ricercare un elemento che legasse questi omicidi così teatrali, brutali, appariscenti.
Mi sono quindi immerso nella storia fiorentina dell’epoca precedente alla scoperta dell’America, perché credevo che se davvero dietro i delitti vi fosse un predicatore, è lì che poteva aver tratto ispirazione per le sue azioni. Ed ho tro-vato un quadro che benché lontano 600 anni dall’epoca dei delitti vi era incre-dibilmente vicino.
Una società italiana post 1968, un primo movimento di rivoluzione dei co-stumi sessuali, un tempo di cambiamento, il sesso, i delitti, la punizione, la predica.
Mi sono spinto dove la mia conoscenza ed il mio sapere non potevano arri-vare e così mi sono fatto aiutare da esperti del settore, storici e teologi (che rin-grazio infinitamente per il contributo). Mi hanno descritto una Firenze del 1400 lussuriosa, proibita, scandalosa, sodomita, dove il sesso si mescolava e legava col potere, la chiesa e la società, tanto che fu necessario creare un organo ad hoc per potesse arginare gli episodi che potevano attentare alla pubblica decen-za. Le pene, severissime, per adultere, omosessuali, fedifraghi ed attentatori del buon costume, contemplavano stigma sul corpo, lembi di pelle ed arti appesi sugli edifici cittadini come monito per i cittadini. E poi il cammino di penitenza, lungo le chiese della città, per mostrare ed espiare i propri peccati fino alla casa del boia (interessantissimo qui vedere dove questa si trovava ma sarà oggetto dei prossimi appuntamenti).
Tutto questo quadro, aiutato anche dalle rappresentazioni dell’epoca presenti su volumi che invito i lettori a poter apprezzare in qualsiasi biblioteca fiorentina o anche solo ad alzar la testa lungo le vie della nostra città e notare quelle targhe che raccontano esecuzioni, gogne ed episodi avvenuti negli angoli della città e sfido lo stesso lettore a non trovare questo quadro così incredibilmente vicino ai delitti del Mostro: una società - ricordiamo in piena fine degli anni ’60, colta dai primi venti parigini - che deve essere educata, un sermone, una predica, sfortunati mezzi per poterla esprimere, un risultato. Lì dove nasce la rivoluzione culturale, nasce il Mostro, che vi rema contro, che recalcitra verso altri costumi, altra morale, altra epoca i cui valori (comunque protrattisi nel corso dei secoli identificandosi nel c.d. buoncostume sessuale), sono minacciati da una nuova corrente, che ha spostato la vivacità sessuale (mai sopita) dei giovani - fuori dalla costanza del matrimonio - prima ad una sua tacita accetta-zione e poi, data comunque l’impossibilità di poterla praticare liberamente, pro-trattasi fin fuori dalle mura domestiche. Abbiamo sempre visto questi omicidi come diretti verso, anche solo indirettamente, un dialogo con l’opinione pubblica, ma ci siamo dimenticati che la prima opinione colpita da questi delitti - oltre alle povere vittime - erano i loro stessi genitori.
Loro i destinatari del messaggio. Loro, forse, i veri soggetti che avrebbero dovuto mutare le loro abitudini, riconducendo i propri figli all’interno di quelle mura che gli avrebbero impedito di profanare il pubblico con la loro sessualità manifesta. Perché là fuori, vi era un uomo che in determinati notti avrebbe por-tato avanti quel suo percorso di insegnamento. Un cammino di penitenza, di sacrificio, rispondente ad un unico dettame: voi non dovete fare ciò che state fa-cendo.
Un messaggio (il giusto fare) attraverso un atto brutale (gli omicidi) per edu-care sia i giovani a comportarsi in preparazione a quelle che sarebbero state le regole da seguire in costanza di matrimonio sia verso quei genitori che avrebbe-ro dovuto - di proprio conto - impartire ai figli i giusti precetti e proprio perché questi erano stati rinvenuti dentro ad un automobile ad amarsi, si erano dimostrati negligenti ed avevano fallito nel loro compito.
È così assurdo pensare che il Mostro non si sia inventato niente, ma abbia di-storto un messaggio ed abbia indossato le vesti del predicatore per arginare quella, ai suoi occhi, follia che stava divampando di fronte a lui. È così insensa-to ritenere che quei corpi straziati non fossero altro che un messaggio da mandare alla cittadinanza, un sermone utile ad ammonire e ad insegnare in relazione non ad un suo privato convincimento, ma a ciò che era già stato detto, centi-naia di anni prima, fra le vie della sua stessa città.
Questa è una eventualità che nell’analizzare le scene del delitto non sento in alcun modo di escludere, anzi, il nostro esperimento di profilazione criminale mi sta portando proprio verso quella direzione. Ciò ovviamente non significa, superficialmente, una lettura distorta di un testo o di un bagaglio culturale tale da aver avuto per l’assassino delle coppiette un effetto criminogenetico, ma l’utilizzo di questa cultura, di questo sapere, di queste idee per giustificare un proprio agire omicidiario generato da un evento, da una psicopatologia che troverà fondamento in un evento o condizione a noi, ad ora, sconosciuti.
Lascio al lettore, adesso, poco prima del Settembre 1985, mettere in correlazione i dettami di Regole di vita matrimoniale (date, eventi, luoghi) con i delitti stessi.

Spero siate colti dal mio stesso stupore.

lunedì 22 ottobre 2018

lunedì 24 settembre 2018

Il Mostro di Firenze. Comparazione con casi analoghi di serial killing

Autore: Daniele Vacchino
Prima edizione: 2018, 180pp, lulu.com

Presentazione: "Il mostro di Firenze era un lust murderer, un omicida seriale che uccideva a scopo di libidine. Apparteneva alla sotto-categoria degli assassini seriali di coppiette. Tra i cacciatori di coppiette vi furono il Fantasma di Texarkana, Zodiac e il Mostro di Cuneo. Il saggio si impone il compito di svelare un modo diverso di guardare al caso del maniaco di Firenze, attraverso la comparazione con altri assassini seriali. Il Mostro di Firenze apparirà in tutte le sue peculiarità, ma anche in tutte le affinità con altri assassini seriali. Fino alla proposizione del caso de El Psicópata, un serial killer di coppiette che terrorizzò, con i suoi omicidi e le sue escissioni, il Costa Rica nel periodo immediatamente successivo all'ultimo delitto del Mostro di Firenze."

sabato 15 settembre 2018