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lunedì 22 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Prima parte

Presidente: Allora Vanni coi difensori, Bagattini, Zanobini, Bertini. Le parti civili... Benissimo. Allora prenda... Va bene? Prego, avvocato Filastò. 
Avvocato Filastò: Presidente, Signori Giudici, il profilo della informazione su questo caso purtroppo non è ... Ed ecco perché, a scanso di equivoci e di deformazioni, ai Giudici - perché mi interessano loro e soltanto loro - desidero precisare che io ho fatto una ipotesi; una ipotesi che non scalfisce di un millimetro il mio rispetto e la mia considerazione per tutti coloro che, nella Polizia e nei Carabinieri, fanno il loro dovere, oltretutto non poi eccessivamente pagati, per la tutela dei cittadini. In un paese, dove questo dovere, è particolarmente duro da svolgere. Istituzioni e persone che hanno dato e continuano a dare il loro, tributo di sangue. Mi pare di avere già accennato che il mio nonno materno era carabiniere. E qui si tratterebbe, secondo quella mera ipotesi che io ho fatto, di un pazzo. Oltretutto abilissimo - vedi quello che ha detto il dottor Nocentini — a mimetizzarsi. E la mela marcia ci può essere dappertutto: fra i poliziotti, fra gli avvocati, anche fra i magistrati, giù giù, fino ai cittadini di San Casciano. E ho fatto una ipotesi richiamandomi ad una osservazione dell’equipe De Fazio, a un testimone del processo e ad altre osservazioni fatte da me, ricavandole dagli atti. E da qui, il riferimento alla scorta; come uno dei tantissimi esempi di relazione più diretta che un magistrato può avere con un membro dell'istituzione poliziesca. Proprio perché il professor De Fazio ha fatto quella osservazione a proposito della lettera spedita alla Della Monica. Quindi voglio dichiarare qui che conosco benissimo, ne sono consapevole fino a che punto sia rischioso, delicato, ammirevole, e degno di rispetto il lavoro delle scorte. E ho cara l'occasione per rivolgere un pensiero e un ringraziamento anche ai parenti delle vittime, da cittadino a tutti coloro che hanno perso la vita svolgendo questo compito, dal caso Moroa Capaci, a via D'Amelio. Questo lo dico perché, anche perché stamattina, fermandomi dal giornalaio, ho aperto questo giornale che è La Repubblica; il quale giornale, dopo aver relegato l'informazione circa la mia discussione a difesa del signor Mario Vanni di cingile mattinate intere, prima un trafiletto; poi, in quattro righe, nelle notizie in breve. Qui si parlava di quella battuta, scherzosa fatta col dottor Giuttari circa la scommessa. Oggi arriva con questo titolo: "Ritratto di mostro in divisa. Il maniaco è un poliziotto insospettabile e ve lo dimostro.” E a leggere questo articolo sembrerebbe che io vi avessi intrattenuto questi giorni su questa ipotesi di cui mi sono occupato per dieci minuti, perché mi sembrava doveroso, all'interno di una valutazione complessiva di una serie di atti, che mi portavano, come convinzione personale, ad aprire questa ipotesi. Ma non ne parliamo più. Poi, voglio dire, questo giornalista che ha scritto questo articolo, pubblicato in cinque colonne in questo modo, non era nemmeno qui mi ha telefonato ieri sera. Lasciamo perdere. Rioccupiamoci del processo, come ho fatto finora, non facendo altro che citare carte e richiamandomi puntualmente, sempre,sulle carte, sul dibattimento, sulle indagini preliminari, su tutto quel lavoro che c'è dietro questo processo. Facendo da parte mia, fra l'altro, un lavoro piuttosto pesante, eh. Perché no è mica facile approfondire un processo di questa complessità. É un motivo di amarezza, vedere che poi lo sforzo, il lavoro, diventa deformazione giornalistica a questo livello. Allora... . 
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Lo so, lo so. Lo sapevo, ma volevo essere sicuro. Vi ha parlato il Pubblico Ministero di un riscontro obiettivo appellandosi, richiamandovi una ipotesi dei due coltelli che agirebbero sul corpo della povera Nadine Mauriot. E io, per contrastare questo inesistente cosiddetto "riscontro obiettivo", vi richiamo alle pagine che vanno dalla pagina 62 alla pagina 85 delle deposizioni testimoniali qui in udienza del professor Pierini e anche del professor De Fazio. Richiamandovi in particolare, le pagine: 62, 63,64, 65, 66, 67, 68;. poi la pagina 72, la pagina 74, la pagina 75 e la pagina 84. Per dire che cosa? Ve lo accenno molto brevemente, perché stamattina vado di fretta. Pagina 62, professor... L'avvocato Filastò fa questa domanda al professor Pierini, Dice: "In una certa zona, immaginando idealmente un cerchio come la figura geometrica formata dalla lesione" — si sta parlando dell'asportazione del seno sinistro di Nadine Mauriot - 11 attraverso la quale si arriva all'escissione del seno, si nota parallelamente una lesione, diciamo cosi, principale" - parallelamente alla lesione, diciamo così principale - "una serie, 5-6, piccole lesioni più superficiali che si accompagnano, si collocano parallelamente, rispetto alla lesione principale." E qui io faccio presente questa circostanza per chiedere al professor Pierini qual è il suo parere circa la possibilità che questi segni siano il prodotto, si tratti di segni di attacco, così li definisco io. Vale a dire: come prove. E questa sarebbe una ipotesi. Poi gli faccio presente che . esiste - anche un'altra ipotesi che è quella per cui il coltello usato sia dotato di un doppio filo di lama. Vale a dire: da una parte la lama vera e propria; dall'altra, una costola zigrinata. Il professor Pierini, immediatamente, mi corregge - a pagina 63 — correttamente. Mi dice:. "Guardi, avvocato, che qui non abbiamo a che fare con delle lesioni nel senso di incisioni; abbiamo a che fare con delle abrasioni. Quindi, non incisione della cute, ma abrasioni. E quindi sappiamo che l'abrasione non incide il derma. E quindi qui non abbiamo una vera e propria incisione del derma." "E allora, proprio in rapporto a questo fatto" — mi spiega il professor Pierini a pagina 65: "noi infatti abbiamo detto profilo probabilmente zigrinato del coltello." E abbiamo detto a pagina 59: "Detti meccanismi possono essere amplificati dalla perdita al filo di taglio dovuta alla precedente colluttazione." Cioè a dire: due ipotesi. Profilo zigrinato del coltello; perdita del taglio, amplificazione di queste abrasioni, corrispondenti alla perdita del filo di taglio dovuto alla precedente colluttazione che sappiamo qual è stata e sappiamo ' - - che è quella che ha visto la morte del povero giovane francese. Cioè, noi non sappiamo - dice il professor Pierini — "se lo strumento tagliente era in perfette condizioni d'uso; oppure se avesse mai potuto subire delle alterazioni. In questo caso, il profilo di abrasione, potrebbe essere stato dato non tanto da un tagliente zigrinato, perché così fatto dalla ditta produttrice, ma potrebbe essere dato anche da vizi o nella regolarità nel filo di lama." Allora, quindi a questo punto, quello che per prima cosa si può tranquillamente escludere, è una azione diversa. Vale a dire che queste lesioni possono essere il prodotto volontario di due azioni diverse: una, quella di chi tenta; un'altra della escissione vera e propria. Questa è una ipotesi assolutamente da scartare. Infatti, alla domanda che io gli faccio: "É più probabile con un reiterato tentativo volontario, prima di compiere questa escissione globale, oppure è più probabile la seconda ipotesi?" Il professor Pierini risponde: "Io vi dico che, se fossero stati dei tentativi" - dice il professor Pierini a pagina 68 "i tentativi sarebbero arrivati all'incisione del derma. Per guanto riguarda invece la seconda ipotesi, vale a dire che siano il prodotto involontario o della zigrinatura del coltello, o delle non perfette condizioni della lama, è compatibile con un movimento" — dice il professor Pierini - "che noi abbiamo ipotizzato a pagina 58, che è quello di abduzione dell'ulna sul radio...”, eccetera, eccetera... Quindi, l'ipotesi compatibile è questa; l'altra non è compatibile. Poi io faccio delle domande, a pagina 72, su quelli che sono sempre i loro accertamenti, avvenuti attraverso il contributo delle immagini computerizzate. E qui, il professor Pierini, dice: ”É chiaro che tutto questo avviene nella considerazione di un delitto, insomma, ecco. Di una e tanto più, a maggior ragione, se da parte di colui che l'ha commesso esistevano motivazioni di carattere sadico-sessuale. E allora, a questo punto, l'unica cosa che possiamo dire, è che il contributo dell'elaborazione elettronica delle immagini è tale da avvalorare ulteriormente la possibilità che ad azionare l'uso dell'arma da. punta e taglio sia stata sempre la stessa persona. Malgrado le differenti lesioni riscontrate in un caso, rispetto all'altro. Ecco. Poi, in un momento successivo, io gli faccio presente e gli contesto quello che è... Gli contesto, no, gli ricordo quello che è la loro conclusione, per cui... con riferimento, questo, in particolare alla lesione subita, a quella impronta da stampo che si trova su un osso del giovane Kraveichvili e dico il coltello, dico: "Voi avete detto" — aperte virgolette — "che": 'il coltello dovrebbe quindi essere dotato di una lama robusta con doccia di rinforzo; avere due fili di taglio, di cui uno zigrinato tipo sub. E possedere caratteristiche di notevole robustezza'. E voi avete scritto" - gli ridico — 'i dati sopra elencati indicano quindi come il coltello appartenga con grande verosimiglianza ad un modello sportivo, comunque speciale'." E il professor De Fazio, insiste, dice il professor De Fazio: "Questo è una ipotesi che è supportata da questi elementi dell'analisi virtuale." Dopodiché, sempre su questo punto, il professor De Fazio dice - che comunque loro hanno affacciato anche l'ipotesi di coltelli diversi, usati in modo tale, in modo tale da dar luogo lo stesso tipo di lesività, che poi abbiamo autorizzato in base all'analisi virtuale, io gli dico: "Ma questo è meno verosimile, professore?" E il professor De Fazio, dice: "Certo, meno plausibile.” Poi si parla dell'impronta; si dice che quella impronta, io gli chiedo se: "É compatibile con la ipotesi che avete fatto circa il coltello che avrebbe provocato l'escissione pubica?" E dice Pierini: "Dunque, sì. In base all'escissione pubica, il coltello doveva essere dotato di un tagliente molto robusto. Poi anche qui nessuno può dire: un coltello, più coltelli... Non lo so. Per quanto riguarda infatti la lesione a livello del radio, questo ci confortava nell'idea che si trattasse di un coltello particolarmente robusto. Sicuramente di tipo speciale, non ordinario." Ecco, e questa è l'analisi brevissima della prova generica con riferimento al coltello usato — al coltello - con l'ipotesi più plausibile, e d'altra parte, i periti questo possono fare: soltanto fare delle ipotesi più o meno plausibili, durante, nel corso il delitto degli Scopeti. 

2 commenti:

Omar Quatar ha detto...

no, ma che udienza è?
non è possibile, 11 marzo è appena finita

Flanz ha detto...

Corretto. Grazie.

 
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