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martedì 23 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Seconda parte

 

 Segue dalla prima parte.
Avvocato Filastò: A questo punto passiamo a una breve analisi, disamina, di alcuni cosiddetti "riscontri testimoniali", cominciando dal Nesi Lorenzo. Il quale Nesi Lorenzo dice di aver visto il Pacciani all'incrocio tra via degli Scopeti e la via di Faltignano, domenica 8 settembre 1985. La circostanza che espone il Nesi Lorenzo è incerta storicamente e di nessun significato probatorio, riferita a Pacciani. Se poi la riferiamo a Vanni, nello stesso momento in cui il Nesi dice questo, dice che insieme a Pacciani c'era un'altra persona, non riconosce quest'altra persona. E, se fosse stato Vanni, Vanni che lui conosce da ben 40 anni, lo avrebbe certamente riconosciuto. Ne abbiamo già parlato. Ma vediamo un tantino più. da vicino il Nesi Lorenzo. Egli depone all'udienza del 23 maggio del '94, nel corso del processo Pacciani. Questa è la sua prima deposizione, durante la guale il Nesi si sofferma a parlare di una circostanza che riguarderebbe il possesso di una pistola da parte di Pacciani. E riporta la sua constatazione di aver visto Pacciani cacciare i fagiani con una pistola. Come si faccia poi a cacciare i fagiani con le pistole, questo probabilmente lo sa il Nesi. Io, fra l'altro non sono cacciatore, ma mi 'risultava che i fagiani, senza pallini, non si ammazzano. Però, quello che è importante, è che... Senza fucile, da caccia che spari a pallini, insomma, ecco. Quello che è importante è che il Nesi depone all'udienza dei 23... la prima volta, all'udienza del 23 maggio del '94. E di questo avvistamento che, fra l'altro, sarebbe avvenuto dall'altra parte del bosco degli Scopeti, non nella zona vicino, ma dall'altra parte esattamente, non ne parla. Non ne parla di questo avvistamento di ! questa automobile. Poi ricontatta gli inquirenti, oppure viene ricontattato, non si sa bene. Dice di avere riconosciuto, a. questo punto, aver fatto questo incontro, di avere riconosciuto Pacciani al 9 0% e dice di averlo riconosciuto al 90% non perché ci ha pensato meglio, o perché i suoi ricordi sono migliorati, ma perché Pacciani ha mostrato di non riconoscerlo o di non conoscerlo durante l'udienza, durante la quale il Nesi aveva parlato per la prima volta. E da questo atteggiamento di Pacciani, che mostra di non conoscerlo, lui ha desunto che Pacciani temeva di sentirlo riferire, 1'avvistamento a quell'incrocio di via di Faltignano. Il massimo della non serenità di un testimone e proprio il peggio che possa capitare. In cui, a un certo punto, un testimone, si orienta intorno ad un ricordo, fa un riconoscimento addirittura che, da una certa percentuale ne raggiunge un'altra, in conseguenza di una sua deduzione. Pacciani, va bene, Pacciani si sa quello che era.. Quando arrivavano i testimoni che parlavano... dicevano qualcosa di male di lui, l'aggrediva anche. Alla Sperduto gli disse anche: 'ma cosa fai te gui che tu puzzi di "vorpe".' Insomma, no? E così fece con Nesi; Nesi se n'ha a male: 'ma allora era lui quello che ho visto'. E quando parte così, un testimone, nasce in questo modo, tutto quel che dice deve evidentemente essere preso con le molle e considerato con molta, molto scetticismo. Quindi, questo grado di certezza che, se non ci fosse stato l'episodio al dibattimento, egli avrebbe avuto dal 70-80% all'udienza precedente, diventa al 90% in ragione di questa deduzione. É_un qualche cosa che avvicina il teste Nesi alla testimone Frigo e anche ai testimoni Rontini. Anche loro riconoscono Vanni, a distanza di tanti anni, solo dopo che cosa? Solo dopo la deposizione di Vanni al dibattimento del processo Pacciani. Deposizione di Vanni che noi... in cui abbiamo parlato, di cui ho parlato alla scorsa udienza, rammentandovi fino a che punto questo Vanni, nel corso di quella deposizione che voi avete e che potete rileggere per rendervi conto della verità di quello che sto dicendo - in quella deposizione Vanni è pesantemente sospettato. E da sospettato come è e come sostanzialmente avverte di essere, si comporta in quel modo da poveraccio che, a un certo punto, sente arrivarsi, sente offuscarsi il suo orizzonte; sente delle brutte nubi che si stanno addensando sopra la sua testa. E, in qualche modo, cerca a modo suo, da sempliciotto qual è, di ripararsi. E questo, evidentemente, in una psiche turbata come certamente, lo è sempre stata, del signor Renzo Rontini, in perfetta buona fede, per carità di Dio!, assume immediatamente questo tono: ‘quello là io l'ho già visto. Quello là io lo devo aver già incontrato’. E ci ripensano lui e la moglie. E tutto a un tratto si trovano d'accordo per dire che lo hanno incontrato, quando? Ma tutti quegli anni prima. Qui siamo nel '94, siamo a 10 anni prima. Lo hanno incontrato per la strada, la moglie, per caso dice, a Vicchio. Lo ha incontrato lui, lo ha visto. lui davanti al bar che girava, di notte, sotto gli alberi. Ma voglio dire, 10 anni prima. Ma pensateci un momento voi che avete fatto certamente degli incontri. Come si... Io, se dovessi rammentare chi ho incontrato davanti a un certo bar 10 anni fa, ma certamente non ci penso nemmeno. Non sarei assolutamente in grado di riconoscere nessuno; come nessuno al mondo può essere in grado di fare una cosa di questo genere. Solamente una persona, sollecitata da quest'ansia di verità che è certamente commendevole e che, alla quale, io irti sento umanamente di partecipare con tutto il cuore, può a un certo punto individuare in questo Vanni, in questo personaggio che lì al dibattimento appare così sospettabile e così a malpartito, può arrivare a definire che quello è la persona che lui ha visto in quella occasione, a quel tempo, eccetera. Ed è un avvicinamento, questo del teste Nesi, che si può fare anche con riferimento, una analogia, che può essere tentata anche il suo riferimento alla testimone Frigo. E poi io vedremo meglio del testimone Frigo. Per tornare al Nesi, ricordiamoci che i testi Nesi... non so se qui ci sono, ma i testi Nesi Rolando e Marretti Carla, non confermano l'avvistamento di Pacciani. E che il Nesi — come del resto farà poi la Frigo — nella immediatezza di questo avvistamento, non disse nulla, né a loro, né a nessun altro, né successivamente.. Quindi, per chiudere col teste Nesi, che ci ha richiamato alla mente il testimone Rontini e la moglie, si tratta di un teste equivoco, soggettivo e aleatorio quanti altri mai.. Poi pensiamo anche un attimo a quale può essere il significato di questo avvistamento. Perché l'avvistamento avviene in un punto per cui, per arrivare da lì alla piazzola dove è avvenuto il delitto, c'è un'ora, un'ora e mezzo di cammino a piedi. 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Come no! 
P.M.: Si è fatto il sopralluogo. No. 
Avvocato Filastò: No, avete fatto il sopralluogo... 
P.M.: Con la Corte. Con la Corte. 
Avvocato Filastò: Avete fatto tutta la strada, un'ora e mezzo. Lo dice la sentenza di I Grado, lo dice la sentenza... 
P.M.: No, quella è un'altra cosa. Sono due i sopralluoghi. 
Avvocato Filastò: Io sto parlando dell'incrocio di via di Faltignano, dall'altra parte del bosco. 
P.M.: 400 metri... 
Avvocato Filastò: In ogni caso è una situazione che, anche ammesso che lì ci fosse passata la macchina di Pacciani con Pacciani a bordo, Pacciani in quei giorni si sa che era da quelle parti. Non sta mica a Parigi, Pacciani; non sta mica a Francoforte. Sta a Mercatale Val di Pesa. E per andar da San Casciano da dove si può esser trovato, alla sua casa, bisogna che passi da quelle strade. Quindi non dice assolutamente niente. Ma comunque, qual è il significato importante, casomai, della testimonianza del Nesi Lorenzo? Il significato importante è che il Vanni, nella macchina, non c'era. Altrimenti lui lo avrebbe visto e avrebbe riconosciuto la persona di cui è sodale da 40 anni. E veniamo alla Maria Grazia Frigo. La Maria Grazia Frigo esordisce dicendo: "Sono ossessionata da otto anni da un episodio che mi è capitato." "Ossessionata", così la riferisce la sua testimonianza il dottor Giuttari, che poi trova riscontro con quello che dirà. E l'ossessione non è un aspetto psicologico che conferisce attendibilità ad una testimone, al contrario. Specialmente quando questa testimone parla a distanza di otto anni di tempo. Ora, questa testimone, per analizzarla brevemente, vede prima di tutto una autovettura e un autista. Su questo non c'è dubbio. Anche su questo. Vede una autovettura ed un autista. Questo autista lei, a otto anni di distanza, esattamente in un clima abbastanza analogo a .quello che vi ho descritto e che riguarda il Nesi Lorenzo e che riguarda i coniugi Rontini, riconosce Pacciani. Ora voglio dire: qui...piccola parentesi. Un ricordo che tutti voi certamente avrete, come ce l’ho io, su tutto questo battage giornalistico che si è fatto sulla persona di Pacciani, tutte le amplificazioni. E tutta la gente, che si è divisa fra innocentisti e colpevolisti. Insomma, questa persona, a otto anni di distanza, riconosce su questa macchina Pacciani. Beh, insomma, è un riscontro, questo, che riguarda la Frigo... Ora, voglio dire, la battuta è anche troppo facile: che è un riscontro raggelante. È un riscontro proprio da polmonite per l'accusa. E per quel giudice che volesse motivare servendosi di questa teste per una sentenza di condanna di Vanni. Come il Nesi, è un teste congetturale, soggettivo, incerto, ipotetico, con numerose ipotesi alterative. Ultima delle quali, a tutto concedere, non solo questa testimone, come ho detto, non è utile all'accusa contro Vanni, ma è contrastante con essa in modo netto. Perché ho detto congetturale? Perché questa signora parla, dice che questo avvistamento è avvenuto la notte dell'omicidio. Quale notte? Perché? Eh?' No, no, dimmi Pellegrini, per carità. 
Avvocato Pellegrini: Vicchio. Credevo ti mancasse la parola Vicchio. 
Avvocato Filastò: No, no, l'omicidio di Vicchio, certo, si sta parlando... grazie. Si sta parlando... Ha ragione il collega, siamo passati dagli Scopeti a Vicchio, nel frattempo. Ma per me, insomma... Dunque, la notte dell'avvistamento, avviene l'incontro. Quest'incontro. Ma quale notte, è quella del delitto? E come... Lo dice lei. Mah, lo dice lei congetturando a otto anni di distanza. E come congettura? La Frigo, che, come dicevo prima, è la quintessenza del teste mass mediatico, cioè a dire, indotto dalla pressione e dalla suggestione dei media. Lei vede una foto di Pacciani su L'Unità: giornale, fra l'altro, che lei evidentemente legge e che ha sempre tenuto un atteggiamento nei confronti di Pacciani ultracolpevolista. Vede questa foto di Pacciani su L'Unità e allora va... dice: .'ah, ecco, lo riconosco'; e va a parlarne. Ma è il tempo della sua apparizione, della sua comparsa di questo suo discorso che conta. Quando va a parlarne: il giorno dopo? La settimana dopo? Il mese dopo? L'anno dopo? No, otto anni dopo. E otto anni dopo per dire anche che questa cosa lei non l'ha nemmeno palesata agli altri, agli amici, al marito. Se l'è tenuta in seno. E se l'è tenuta in seno, lei spiega e dice perché qui al dibattimento. Perché — dice la Frigo — c'erano altre piste: i sardi, Vinci, Mele e Mucciarini. E dice immediatamente una gravissima inesattezza. Perché gravissima inesattezza? Perché lei parla con riferimento all'omicidio dì Vicchio. E proprio l'omicidio di Vicchio è il delitto che provoca la scarcerazione di Mele e Mucciarini, che provoca la scarcerazione di Vinci, che provoca la fine, la cesura finale, l'annullamento della pista dei sardi. 

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