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mercoledì 24 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Avvocato Filastò: E allora? Come fa lei a dire: io mi sono tenuta per me questa cosa perché c'erano altre piste? Non è vero nulla. Prima cosa, prima osservazione. Quindi, invece, se fosse stata genuina, se fosse stata sicura del fatto suo, quale momento migliore per andare dagli inquirenti e dire: ecco qua, io so questo, ho visto questa persona ho visto questa automobile con questo comportamento strano… Come avevano fatto a suo tempo, meno di tre anni prima, nell'ottobre dell'81, perché questo avevano fatto, i freddi, puntualissimi, cauti, attendibilissimi testimoni Parisi Graziella e suo marito, di cui in questo momento non… Come? Eh?
(voce fuori microfono) Tozzini. 
Avvocato Filastò: Tozzini, grazie. 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Eh, certamente. A proposito dell'omicidio di Calenzano. Invece lei non ne parla nemmeno in famiglia, neppure con gli amici. Allora vale per lei quella domanda che rivolse a suo tempo, giustamente, correttamente, il dottor Giuttari al teste De Pace. Domanda alla quale quel testimone, come noi sappiamo, rispose con il riferimento alle sorbe. Vale a dire, si deve chiedere per forza: 'scusi signora, ma lei come fa a ricordare a otto anni di distanza che l'incontro avvenne proprio quel giorno lì?'' Cioè il giorno del delitto. E lei risponde. Dice: "Perché io all'epoca frequentavo questi amici il fine settimana, prima e dopo il delitto." Un periodo di tempo molto lungo. Questa frequentazione degli amici al fine settimana, non ha la frequentazione che avviene quel giorno lì e basta. É quel giorno del delitto, vale a dire, di Vicchio. è una frequentazione che in quel tempo si svolge per tutto... per diversi mesi. E sono tutti i fine settimana che questa signora va a trovare questi amici. Non so poi con quanto diletto di questi amici, perché questa signora, io non l'ho vista ma a leggere quello che ha scritto, mi da l'idea di una di quelle persone, quelle signore che quando parlano ci vuole, come diceva mia nonna, un soldo per farle cominciare e due per farle smettere. Ma qui, a questo punto, la teste fornisce un dato di riferimento e con questo scopre la sua, certamente involontaria, soggettiva, umorale, passionale, verbosa tendenziosità. Vale a dire, ci vuol far credere di aver sentito gli spari. E però nell'indicare questo punto di riferimento, gli spari, che son l'unica cosa che in questo momento ci servirebbe per dire che questa signora ha fatto questo incontro quel giorno, ci parla di un boato. Ecco. E lei stessa, quando poi - ce -lo vuol - descrivere, ci descrive una situazione per cui noi dobbiamo per forza ritenere che ha sentito lo scoppiò di pneumatico di un TIR, come lei dice essere stato quel suono. Oppure ha sentito un colpo di fucile da caccia grossa, al cinghiale almeno. Oppure ha sentito il "bang" di un aereo supersonico. Queste sono le tre ipotesi che si possono fare, non se ne possono fare altre. Tutto fuori che diversi cadenzati colpi di pistola Calibro 22. E poi il Pubblico Ministero, all'udienza, si è prodotto, come ho detto l'altra volta, in quella teoria abbastanza strana per cui i diversi colpi distanziati, sia pure ravvicinati l'uno all'altro, di Calibro 22, una eco che ci sarebbe in quel posto — io ci sono andato, ho battuto le mani ho fatto: oh! Eco non c'è - li trasformerebbe in un unico suono, in un unico fragore. Ne ho già parlato e non sto a insistere. Tutto questo senza contare il tempo. Cioè a dire, il momento del boato. Quando lei sente questo colpo. Vedano, qui la signora fornisce delle indicazioni, dice che era il crepuscolo inoltrato, vale a dire subito dopo cena. Tant'è vero, dice, che il crepuscolo era inoltrato e non era un'ora molto tarda, perché lei dice che era all'aperto con questa sua amica a fumare una sigaretta e loro vedevano nel giardino, lei dice che poteva ancora distinguere la maglietta bianca della bambina. E poi questa signora ci tiene a metterci al corrente - io non c'ero ma ha messo al corrente la Corte e tutti ' gli astanti - che era il primo giorno che la bambina inaugurava la prima minigonna... É una testimone fatta così, la signora Frigo, ci tiene a raccontare molte cose: bla bla, bla bla, bla bla, eccetera. E allora non torna più con l'avvistamento. Perché questo avvistamento di questa automobile, ce lo dice lei, avviene alla mezzanotte meno cinque, perché lei addirittura ha visto l'orologio nella casa di questi signori che la ospitavano. E quindi, dopo gli spari pretesi, siccome, voglio dire, a tutto concedere, siccome ancora ci si vede, tanto da poter vedere la maglietta della bambina che ha la minigonna e tutto il resto, e quindi siamo dopo cena, possiamo massimo arrivare alle 22.30, proprio massimo, alle 22.30 dell'ora legale; dice forse ancora un po' di questa mezza luce di crepuscolo inoltrato c'è, ma massimo, ma io direi... 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Eh? 
(voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: La fine di luglio, insomma, va be', ma tanto per ammettere, no, "ad abundantiam". E che succede? Dagli spari al momento in cui questi scappano deve passare un'ora e mezzo, come minimo, due ore? Ma siamo matti? Va bene essere disinvolti, ma fino a questo punto mi sembra veramente straordinario. Quindi, l'incontro è avvenuto quella sera? C'è proprio da dire, da sospettare di no, o quantomeno di avere un ampissimo margine di dubbio su questo e quindi su questo dato cronologico, rispetto a questa testimone che dovrebbe fornire un riscontro, siamo molto al di sotto delle sorbe del De Pace, purtroppo. Tuttavia la signora Frigo ha sicuramente riconosciuto Pacciani. E siccome Pacciani è altrettanto sicuramente colpevole, bisognerebbe passare sopra a tutto e crederle. Mah, insomma, questa signora Frigo appariva agli inquirenti, all'epoca del processo Pacciani, quando preventivamente aveva dato a loro una indicazione precisa su Pacciani, talmente, talmente attendibile e seria, da non presentarla neppure come prova a carico. E questo dovrebbe liquidarla la signora. Senonché, senonché… Qui si tenta una sorta di incrocio e di coniugazione della testimonianza della signora Frigo, con la testimonianza dei testi Caini-Martelli. Chi sono questi Caini-Martelli? Sono una coppia di persone, che si,trovano sulla stessa strada da cui parte la signora Frigo — e sulla strada per la quale questa signora Frigo fa questa constatazione - i quali notano, mentre sono ad una fontanina a prendere l'acqua per portare a casa - come molte persone fanno andando nei week-end in campagna per riportarsi poi l'acqua buona a casa - notano queste due macchine che procedono in una certa direzione a velocità spedita, una appresso all'altra, ravvicinatissime l'una all'altra e che addirittura li impauriscono. Beh, ora, l'avvistamento di questi due coniugi, senza la Frigo — che avrebbe visto una macchina prima dirigersi in quella direzione quel giorno lì - diventa assolutamente privo di significato. Perché? Perché questi due signori o la signora, perché anche qui c'è la signora che parla molto, il signore invece fa dei discorsi molto più secchi, ma insomma. Secondo la signora, perchè la domanda immediata, spontanea che viene da fare, dice: ma non saranno stati due grulli che correvano per quella stradaccia per fare i furbi, come tanta gente c'è che fa queste cose? Ecco, qui siete quasi tutti più giovani di me, però io quando ero ragazzo imbecille — sono stato un ragazzo imbecille anch'io - insieme a alcuni ci si divertiva a fare il gioco del filo di lana. Il gioco del filo di lana consisteva in questo: che si partiva con un'automobile davanti, poi c'era una macchina dietro, fra quella davanti e quella dietro si metteva un filo di lana e si partiva, anche per stradacce. Se, essendo io davanti, il filo di lana si spezzava, aveva perso... come stava la cosa, scusate? Ma insomma, quello dietro doveva fare in modo di non spezzare il filo di lana. Se il filo di lana si spezzava perdeva quello di dietro e vinceva quello davanti. 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Eh? 
P.M.: Si spezza sempre. 
Avvocato Filastò: No a me qualche volta m'è riuscito di tenerlo intero. Ero piuttosto bravino a guidare la macchina quando ero ragazzo. E si viaggiava così vicini l'uno all'altro. Ora, non voglio dire che questi facessero una cosa di questo genere, ma due persone su una strada di questo tipo si allenano a fare dei percorsi accidentatissimi e questi sì che possono essere queste due persone. Ma, dice la testimone, non sono tali perché non sono giovani. Come, perché, gli imbecilli devono essere tutti per forza giovani e basta? E gli imbecilli ci sono anche tra le persone un po' più anziane, purtroppo. E fra le persone che fanno di queste cose se ne trova disgraziatamente anche di età, e non c'è niente da fare. Ma vedete, sono i dati topografici, Signori, che proprio non tornano, e su questo mi sono permesso di portarvi due carte molto dettagliate, una in scala 10 mila e una in scala 25 mila, di questa zona. Poi ve le consegnerò per integrare quello che voi avete, perché avete anche di già una vostra... Ma qui, queste sono credo più dettagliate e quindi vi aiuteranno meglio. Non solo dettagliate ma sono anche datate. Questa qui, questa qui è datata… sono dati che sono : aggiornati al 1988. Quest'altra sono dati che sono invece del 1950. Questa, viene dall'Istituto Geografico Militare, va bene. E qui si vede perfettamente questa strada, che è una strada che parte dalla via Sagginalese, superato Vicchio, che costeggia la Sieve, che costeggia il fiume Sieve, ed è una strada che si inerpica passando, in pochissimi metri, da quota 240 a quota 396-400, in pochissime decine di metri, quindi una salita ripidissima, e che è una strada che, passato il podere La Rena si interrompe. Infatti è una constatazione che fanno anche gli inquirenti, dicono: qui la strada non c'è più... Dice: ma c'era prima. Come, c'era prima? In questa pianta che vi do, che è del 1950, si vede benissimo che la strada si interrompe e che poi diventa un sentieraccio. Io ci sono andato. Voi non ci siete andati ma io sì, io ci sono andato. 
P.M.: Anche noi. 
Avvocato Filastò: Anche voi. E avete fatto quella specie di... 
P.M.: Sì, con il maresciallo dei Carabinieri... 
Avvocato Filastò: Dei. Carabinieri... Avevate una macchina molto buona. Avevate una macchina con cui a un certo punto... Io, quando mi sono affacciato su quella specie di tratturo, vero, che è praticamente una proda erbosa, con l'erba nel mezzo, con due grossi solchi laterali, non dico che uno con molto spirito di avventura possa fare una cosa di questo genere, ma con una macchina normale ci vuole molto spirito di avventura per fare una cosa di questo genere. Io non mi ci sono avventurato. La mia moglie — guidava lei — dice: te un tu vorrai mica mi infili lì dentro io. Le ho detto : no, per carità, torniamo indietro. 

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