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mercoledì 30 settembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 4 marzo 1998 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte

Avvocato Mazzeo: E quindi le distanze. Dice: a che distanza erano Vanni e Pacciani quando minacciarono il Lotti che si era portato dietro il Pucci? Incidente probatorio, volume II, pagina 39. Risposta del Lotti: "A tre-quattro metri il massimo." Cioè, da qui a lì. “Tre-quattro metri il massimo." Invece poi, all'udienza del 09/12/97, fascicolo 63, pagina 17, risposta del Lotti alla stessa domanda: "No, no, io ho detto una distanza di 12 metri." Come? Tre-quattro metri: "12 metri." Sta cominciando, si potrebbe dire, a prendere le distanze. Visto che si parla di distanze... Proseguiamo con le situazioni di contorno. Già 17inverosimiglianza diciamo di base: palo, che non è un palo perché non lo considerano neanche loro un palo; palo che si porta un testimone, non si è mai visto in natura; testimone che dovrebbe far fallire il piano, tant'è vero che loro si arrabbiano in effetti quando lo vedono, e che il piano invece non lo fa fallire perché loro lo vedono, si arrabbiano, ma continuano a fare quello che dovevano fare; testimone che, come era più che prevedibile, insieme al palo un po' meno prevedibile, il giorno dopo, la sera stessa, ne va a parlare al bar dicendo: 'ma eravamo agli Scopeti', facendo chiaramente intendere, gli Scopeti significava l'omicidio in quel contesto, in quella situazione. Ulteriore, straordinaria inverosimiglianza, ma ci vorrebbe una prova più efficace di inverosimiglianza per dire... assurdità. E quindi, in questo quadro di premessa, va bene, luce agli Scopeti. Sappiamo come ha parlato della situazione di assoluto buio. Qui c'è la questione della luna nascente, crescente, io non ci voglio neanche entrare. Queste sono le parole del Lotti. Allora, si parla della luna, a incidente probatorio, volume II, pagina 41. "Lotti, c'era la luna?” "Ci sarà stata la luna." Non: c'era. "Ci sarà stata la luna.” Poi, all'udienza del 09/12, fascicolo 63, pagina 34. Lotti più preciso, anche qui: "C'era un po' di luna.” Io non sto dicendo, non sarò io a chiarire – voi lo dovrete valutare dalle carte processuali, dalle testimonianze, Osservatorio di Arcetri, quello che vi pare - se la luna c'era o non c'era. Io mi sto fermando su quello che lui dichiara. Guardate la progressione, si direbbe, guardate l'aggiustamento. Da un contesto iniziale, come è successo negli altri casi, di buio totale, quando si capisce l'assoluta falsità e inverosimiglianza di qualunque racconto in un contesto, piano piano comincia a emergere qualche luce. La pila elettrica a Vicchio. Ora, all'udienza del 09/12: "C'era un po' di luna". Poi gli si chiede: "Ma la tenda era illuminata?” Perché magari, se c'era un po' di luna, poteva non bastare quel po' di luna che c'era per fare quello che si doveva fare, come gli si è chiesto a Vicchio. "La tenda era illuminata?" "Lotti: No, non vedevo luci dentro." Poi dice: "Non lo so." In un unico contesto dice queste due cose. Pagina 41, incidente probatorio, volume II. Insiste, invece, all'udienza del 09/12. Guardate l'aggiustamento, guardate l'aggiustamento. Dalle luci, dal buio totale, ecco, nasce la luce. Dal buio emerge la luce, piano piano. Perché, mentre all'incidente probatorio aveva detto: "Io non vedevo luci dentro la tenda. Non so." Alla stessa domanda fattagli il 09/12, fascicolo 63, dice Lotti: "Sì, c'era la luce dentro la tenda." Stessa domanda sulla pila. Gli chiedono: "Ma ce l'avevano la pila?" E siamo nel contesto delle udienze dibattimentali, quando finalmente emerge a Vicchio, per la prima volta, una pila elettrica e quindi chiaramente fioccano le domande anche sugli altri episodi omicidiari, no? Pagina 80, fascicolo 60, udienza 5 dicembre: "Ce l'avevano una pila agli Scopeti?" "No. Agli Scopeti no." Perché siccome ha detto una grossa bugia a proposito di Vicchio, un istinto proprio elementare gli impone di limitarla questa storia delle pile, perché è un terreno paludoso questo qui; sabbie mobili sono. Allora la prima risposta: "No." Poi dice: 'Madonna, come si fa? C'era un po' dì luna, non basta'. Perché poi dentro la tenda non è possibile che non si vedesse nulla. Allora, udienza 09/12, fascicolo 63. Stessa domanda: "Ce l'avevano una pila...?” Dice: "Non ho visto nulla."È questo il refugium peccatorum. "Non ho visto nulla", fate voi. Dunque, i Magistrati, a proposito di luci, e mi limito a riferire cosa ha scritto uno dei Magistrati che si sono occupati di questa vicenda, con riferimento a Pacciani, prima di noi. A proposito degli Scopeti, dice, commenta così: "Questo, completamente al buio. Perché, per quanto il Giudice di I Grado dica che c'era la luna che mostrava metà della sua faccia, in realtà risulta, senz'ombra di dubbio, dalle attestazioni dell'Osservatorio di Arcetri, che era iniziato da un giorno l'ultimo quarto di luna. E che l'8 settembre la luna sorgeva alle 23.14 con ora solare e quindi a mezzanotte e un quarto con l'ora legale, che al momento vigeva. "Era buio pesto. E anche una certa luce, anche secondo i periti di Modena" - De Fazio e compagni - "ci sarebbe stata solo a partire dalle due di notte." Non aggiungo altro sulla luce agli Scopeti, perché a me interessa quello che dichiara il Lotti. A me interessa soprattutto - poi voi valuterete anche il resto, valuterete questo, valuterete le testimonianze e tutto - in questo momento deve interessarci, Signori della Corte, come direbbe qualcuno, dice: la progressione, no. Ha da interessarci i successivi aggiustamenti, in modo tale, come dice la Suprema Corte delle Sezioni Unite, a far quadrare la propria versione a dati, con dati che con essa sarebbero incompatibili. Dati naturali: la pila in mano, il coltello. Dati naturali: l'illuminazione. Dati accertati da perizie e da sopralluoghi. Come morì la Pia Rontini, alla fine dice: ‘boh, l'avrà anche presa, qualche colpo gliel'avrà anche sparato'. Questo, Signori, non è semplicemente - insisto -un sintomo, diciamo così, che non possono essere utilizzate queste affermazioni per dire che la sua versione è intrinsecamente credibile. No, no. Questa è la prova provata della falsità intrinseca della sua dichiarazione, eh. È la prova provata, questa. Non è un indizio. Quando c'è la prova che il ripensamento, la ritrattazione, l'aggiustamento, non è genuino, ma è conseguenza di contestazioni, ma è conseguenza di incompatibilità con dati acquisiti processualmente, uguale: ciò vuol dire che è falso il racconto. Scopeti: falsità obiettive. Allora, a proposito del taglio della tenda, incidente probatorio, incidente probatorio volume I pagina 79. Dice Lotti: "E poi sento tagliare la tenda lì, sul davanti..." Sul davanti, tenete presente quello che dice. Questa è la prima affermazione che fa nell'incidente probatorio. "Sento tagliare la tenda lì, sul davanti, che viene dalla strada andando in su" - è un po' arzigogolato, ma si capisce - "sul davanti che viene dalla strada andando in su." Lui sta salendo la strada, c'è la tenda lì, sulla piazzola. E lui parla di taglio sulla tenda sul davanti, che viene dalla strada. Cioè a dire: io l'ho visto, perché... Perché dice poi varie volte che lo ha visto tagliare. E quindi il taglio si presuppone che sia sul davanti; perché se il taglio fosse sul di dietro, non avrebbe potuto vedere tagliare. Noi sappiamo che questo è contro un dato oggettivo acquisito dalle perizie, dai sopralluoghi. Perché il taglio, quando poi il Lotti lo ha addirittura indicato con la penna, lo ha indicato in un punto completamente sbagliato e opposto. Cioè, lui non poteva vedere, salendo lo stradello, il taglio della tenda. E invece insiste e ci si infogna. Perché? Pagina 79, incidente probatorio, volume I: "E poi sento tagliare la tenda lì, sul davanti, che viene dalla strada andando in su", pagina 78. Poi, pagina 7 9, dice: "Io ho visto...” - "Ho visto", precisa - "Ho visto, c'era Mario che tagliava la tenda lì dentro.” Incidente probatorio volume II, pagina 37. Domanda dell'avvocato Santoni Franchettti: "Lei conferma che il Vanni entrò dalla parte posteriore della tenda?" Perché, ha detto prima: "Sul davanti che viene dalla strada andando in su”, poi dice lo ha visto. Se era sulla parte posteriore, non lo poteva vedere. Dice: "Sì." Pagina 37. Siamo al dibattimento. Udienza 28/11/97, fascicolo 54, pagina 62. Questa è ancora più chiara. Fascicolo 54, pagina 62: "Io l'ho visto tagliare da una parte la tenda, come uno strappo, così." Ancora: udienza 5 dicembre, fascicolo 60, pagina 53. Domanda: "Ma è sicuro di averlo visto?", perché la domanda è questa, no? Perché noi abbiamo il fascicolo fotografico della Polizia Scientifica che inquadra la piazzola, la inquadra proprio dalla posizione che aveva il Lotti, mentre saliva lo stradello, e non c'è versi, Signori. Questo è proprio impossibile in natura. A meno che non fosse Mandrake che vede attraverso le cose, dico, perché è proprio dalla parte opposta il taglio. E allora la domanda gliela fanno 25 volte. Fascicolo 60, pagina 53: "Ma lo ha visto tagliare la tenda?" Non poteva dire: l'ho sentito. E' già diverso, no? 'Ho sentito, ho sentito questi sinistri rumori di strappo'. Però poi, quando si tratta di dire quanti colpi di pistola sono stati sparati, sbaglia sempre regolarmente: 'ne avrà sparati due'. Porca miseria, ma un colpo di pistola sarà un po' più forte di uno strappo di tenda con un coltello! Dice: "L'ho visto si, tagliare la tenda." E insiste, lo ha visto, visto, visto, visto. Udienza 09/12, fascicolo 63, pagina 18: "L'ho visto tagliare. E quanto lo devo ripetere?" 'E quanto lo devo ripetere? Basta, non me lo chiedete più. Quante volte ve lo devo dire? L'ho visto'. E noi quante volte glielo dobbiamo ripetere? Sei un bugiardo, perché non lo potevi vedere. E sei cosi bugiardo che te la sei firmata la tua bugia. Ma che faccia tosta, se l'è firmata la bugia. Gli ho messo la penna in mano e lui, con molta tranquillità, ha segnato le crocine. Andate a vedere. Qui sono le falsità oggettive. Non è ridicola, questa è tragica ma è sempre una falsità oggettiva. Ci sono le fotografie. È la foto numero 7, se non vado errato - l'ho qui sottomano - è la foto numero 7 del fascicolo fotografico degli Scopeti, dove lui ha lasciato il segno indelebile dell'inchiostro penna biro, indicando il punto dello strappo della tenda in un punto in effetti compatibile col suo racconto, perché è sul davanti per chi sale lo stradello.Semplicemente, però, il punto è quello sbagliato. È esattamente opposto a quello vero. Falsità oggettiva. Dice: ma... Attenzione, perché questa è una falsità proprio callida, eh, se ci pensate bene. Non è una di quelle falsità cosi, eh. Perché il momento del Vanni, che col coltello - è tornato una marea di volte in questa storia - che col coltello, questi sinistri rumori di strappi di tende, del Vanni che col coltello taglia, beh, insomma, lì è Vanni, eh. Lì c'è Vanni: 'l'ho visto, era Vanni che tagliava'. 
Segue...

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