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giovedì 4 dicembre 2014

Giuliano Ulivelli - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 dicembre 1997 - Sedicesima parte

Segue dalla quindicesima parte.

Presidente: Ulivelli Giuliano. Lei si chiama Ulivelli Giuliano.
Giuliano Ulivelli: Ulivelli Giuliano, nato a Xxxxxx il XX/XX/XX.
Presidente: Senta, ha difficoltà a essere ripreso dalla telecamera, o no?
Giuliano Ulivelli: Mah, tanto ormai mi sembra di essere stato ripreso...
Presidente: Va be'. Legga quella formula che le viene posta.
Giuliano Ulivelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
Presidente: Senta, la sera dell'omicidio di Baccaiano, lei andò sul posto?
Giuliano Ulivelli: No.
Presidente: E cosa sa lei di questo omicidio?
Giuliano Ulivelli: Io, se devo dire com'è andato le cose: noi abbiamo ricevuto una telefonata a notte fonda...
Presidente: Noi chi?
Giuliano Ulivelli: Cioè, noi in famiglia, io...
Presidente: Noi in famiglia.
Giuliano Ulivelli: Insomma, diciamo.
Presidente: Eh.
Giuliano Ulivelli: Che insomma era successo questo incidente, era la zia che diceva: 'Paolo gl'ha avuto un incidente, è all'ospedale, sta male'.
Presidente: Scusi, è il parente di chi, del...
Giuliano Ulivelli: Io sono... ho sposato la sorella di Paolo. Sarei il cognato di Paolo.
Presidente: Del giovane.
Giuliano Ulivelli: Del giovane. E praticamente siamo andati all'ospedale. Anzi, io, prima, mi sono dovuto fermare lì dalla ragazza, dalla famiglia dell'Antonella.
Presidente: Sì.
Giuliano Ulivelli: Perché noi non si sapeva se c'era anche lei, se non c'era. E allora ho dovuto farlo. Prendere tutto il coraggio e svegliarli. Sicché... La ragazza non era tornata e allora s'è pensato che ci fosse anche lei nell'incidente, insomma, a noi c'avevan detto di questo incidente. Siamo andati all'ospedale, ci ha fermato una pattuglia di Polizia, un paio di chilometri più in giù.
Presidente: Dove a Empoli?
Giuliano Ulivelli: Sì, a Empoli. E allora io scesi e volevo sapere un pochino, m'ero reso conto... perché mi disse un poliziotto, dice, gli dissi: 'guardi, per favore, ci lasci andare, devo andare di corsa all'ospedale'. 'Ah' - disse - 'che siete quelli dell'incidente?', anzi, dell'incidente lui disse: 'siete quelli della coppia?' E allora dissi: 'ma che è successo?' - quando ero sceso - 'ma come stanno?'. E disse: 'la ragazza l'è morta e il ragazzo sta male'. Però non ci disse che c'era solo lui a Empoli. Io c'avevo il babbo della ragazza anche e siamo arrivati laggiù, insomma, e c'era un sacco di Polizia, però nessuno ci diceva... 
(voce fuori microfono)
Giuliano Ulivelli: Sì. Io, insomma, andando giù c'era la mi' socera, sarebbe stata la mamma di Paolo, il babbo che gl'era morto un anno e mezzo prima, sicché e un c'era, c'era lo zio con noi. Sicché si può immaginare poi quande siamo arrivati laggiù... chi si sveniva davanti, un altro... è stato un momento triste insomma. Finché un dottore gl'ha detto che stava male e così via. Però io cercavo di sapere in dove era questa ragazza, perché il babbo voleva sapere... E insomma, lì dall'ospedale l'hanno chiamato qualcuno della Polizia e gli hanno detto che la ragazza e l'era alla Medicina Legale, sicché dovevo tornare a riportare a casa il babbo dell'Antonella. Sicché non volevano i dottori che venissi via, perché dice da un momento all'altro more questo ragazzo e allora ci vuole qualcuno qui che tiene un po' questa gente, perché insomma, c'era la mi' moglie, la mi' socera appunto, lo zio lì. E allora dissi io: 'telefono a il mi' cognato che venga via sicché ci si scambia per la strada, vu state solamente un momento senza nessuno'. Allora così si fece. Fu quando poi arrivai a casa della ragazza a portare il babbo, che c'era stato il maresciallo e gli disse a i ' fratello che era successo questa faccenda, insomma, che questi ragazzi erano stati ammazzati. E così insomma, poi io lo dovetti comunicare al babbo della ragazza, con tutte le conseguenze di sofferenza.
Presidente: (voce fuori microfono)
Giuliano Ulivelli: Io a Baccaiano ci sono andato la mattina. Però, lì c'era i Carabinieri, non facevano andare. Ora, qui, per quello che io dovrei dire, è questo: siccome Paolo, il babbo un ce l'aveva, sicché s'è cercato di assumersi insomma un po' tutto per quello che riguardava questa cosa. E siccome il ragazzo l'era talmente affezionato a tutti noi, si stava cercando... s'avea bisogno di sapere la verità, di sapere un po' come l'era andata. L'era una necessità, insomma, che non si poteva fare a meno. Praticamente la macchina ci dissero non c'era più, perché l'avevano portata via a quel punto lì. In seguito noi si chiese di poter vedere questa macchina, vedere in che condizioni era, perché si stava pensando anche che quando l'era... siccome l'era sotto sequestro, quando l'avrebbero restituita, di vedere un pochino di farla sparire il più presto possibile per non farla vedere in giro ai genitori. Perché il ricordo della macchina sarebbe stato ancora altre pugnalate al cuore dei genitori. E insomma lo zio di Paolo, si mise d'accordo lui -che ora anche lui l'è morto, morì di infarto come il mi' socero - si mise d'accordo con i Carabinieri che quando gl'era possibile si andava a vedere questa macchina. E una sera, mi sembra un venerdì sera, ci disse: 'allora gl'ha detto che si può andare domattina', mi sembra siamo andati un sabato mattina, a Signa. E siamo andati a vedere, insomma, c'hanno fatto vedere questa macchina laggiù. E c'era il mi' cognato anche...
Presidente: Alla caserma.
Giuliano Ulivelli: Sì, alla caserma. C'avevano una Corte lì e c'era questa macchina. Questa macchina la si presentava in una condizione l'era, insomma, diciamo faceva impressione, perché gl'era stato buttato tutto all'aria dentro. A parte l'era sporca anche fori, perché non so... tutta polverosa. Ma comunque dentro l'era tutta, diciamo manomessa da quello che erano sedili, cose, era tutto buttato all'aria. Poi ci dissero che l'era perché cercavano dei proiettili insomma, e allora l'avevano... Allora ci siamo messi a guardare io e il mi' cognato questa macchina e quello che c'ha dato parecchio da vedere, s'è constatato che c'era una bella striscia di sangue che dalla... c'era il vetro rotto sulla parte della guida. Sicché, nel canale dove scorre il vetro, c'era tanto sangue, con una bella macchia abbastanza larga, gl'era colato fino in fondo e gl'era andato giù fino...
Presidente: (voce fuori microfono)
Giuliano Ulivelli: Eh?
Presidente: (voce fuori microfono)
Giuliano Ulivelli: All'intercapedine fra il pa... Siccome il pannello l'era stato levato, l'era lì appoggiato alla portiera, però l'era stato levato. Noi s'è visto bene che l'era dietro, però... perché e un c'era pannello. E allora questo sangue gl'era colato, questa striscia, fino in fondo, fino alla moquette, insomma, al pavimento della macchina. L'aveva fatto il bordino dove chiude lo sportello, era risceso fino un pochino in terra lì della... E tutta questa macchia di sangue c'ha dato molto da pensare. Noi s'è fatto delle considerazioni, non so se qui le posso dire.
Avvocato Filastò: No.
P.M.: No, aspetti.
Avvocato Filastò: Ha chiesto 'un so se le posso dire', gl'ho detto io di no. 
Avvocato 1: Magari facciamoglielo dire al Presidente. 
Avvocato 2: Sentiamo se può essere detto.
Giuliano Ulivelli: Io... non so. Noi, io e il mi' cognato, s'è pensato che il ragazzo...
Presidente: No cosa avete pensato, cosa avete visto ancora. Lei dice ha notato questa macchia di sangue nell'intercapedine dello sportello, eccetera. Poi che altro ha notato?
Giuliano Ulivelli: Beh, noi che s'è notato? La macchina buttata all'aria in questa maniera. Che c'era uno sportello, ora non mi ricordo quale, che gl'era stato affittato perché l'era stato aperto troppo, probabilmente, non lo so per quale motivo. C'era lì vicino alla cerniera, c'era una... forse gl'era stato tirato troppo perché c'era un'insenatura, l'era forzato di dietro si vede, quello s'era visto lì. C'era...
Presidente: I sedili macchiati li ha visti?
Giuliano Ulivelli: C'era il foro nel parabrezza. C'era... Beh, il sangue c'era un po' in qua e in là, ora... Noi s'è fatto caso parecchio a quella macchina lì perché per noi la significava cose che, se non le devo dire, non le dico.
Presidente: Questo sportello è quello accanto al conducente, o 1'altro?
Giuliano Ulivelli: Quello piegato non me ne ricordo quale gl'era.
P.M.: No, dov'era il sangue?
Presidente: Come? Quello del sangue, quello del sangue.
Giuliano Ulivelli: Ah. No, quello del sangue l'era dalla parte della guida.
Presidente: Il sangue nell'intercapedine.
Giuliano Ulivelli: Dalla parte della guida.
Presidente: Alla guida.
Giuliano Ulivelli: Dalla parte...
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Sì, Presidente. Scusi, ma questa quantità di sangue che dice lei era veramente enorme, si vedeva bene?
Giuliano Ulivelli: Porca miseria se si vedeva!
P.M.: Cioè, ce la può descrivere? Come...
Giuliano Ulivelli: C'era una, diciamo...
P.M.: No, l'ampiezza, mi scusi, la strisciata, o quello che era...
Giuliano Ulivelli: La striscia.
P.M.: La striscia.
Giuliano Ulivelli: La striscia era... una striscia diciamo sui cinque centimetri di larghezza penso.
P.M.: E lunga tutto lo sportello?
Giuliano Ulivelli: Lunga tutto lo sportello. Aveva colato giù, ha visto dove chiude lo sportello poi c'è il bordo della scocca della macchina.
P.M.: Sì.
Giuliano Ulivelli: L'aveva colato sulla moquette, fino al pavimento. Al pavimento sì fermava. C'era...
P.M.: Nell'interno dell'auto?
Giuliano Ulivelli: Nell'interno dell'auto.
P.M.: C'era la moquette di questa macchina?
Giuliano Ulivelli: Sì. C'era... 
Segue...

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