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venerdì 14 marzo 2014

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 novembre 1997 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Avvocato Filastò: Ma prima di questo volevo spiegare le ragioni per cui vi chiedo un provvedimento ora. E vi chiedo un provvedimento sereno, come dicevo prima, sgombro da qualsiasi atteggiamento preconcettuale. Perché ho detto: non è minimamente opportuno ed è profondamente - secondo me - non equo che voi condizionate la vostra decisione all'essere il Lotti già stato interrogato, oppure no. Lotti fra l'altro verrà interrogato fra breve, quindi. Ma a parte questo. Vedete, quella del Lotti è una posizione che io ho intenzione di segnalare al guinness dei primati. Perché è l'unico imputato di otto omicidi che non abbia mai toccato la galera. Qualcuno mi smentisca, non un giorno, eh. Otto omicidi. L'imputazione, l'accusa è quella. Con quale criterio poi equitativo rispetto al Faggi, rispetto a questo pover'uomo che è due anni che sta dentro. Un anno e otto mesi... E allora io ritengo che Lotti sia una sorta di drogato in questo processo, di tossicodipendente. Lotti è un Pubblico Ministero dipendente in questo processo. E delle sue dichiarazioni, io ne farei persino a meno. Perché le ipotesi sono solo tre sole: o dice parzialmente la verità, come dice il Pubblico Ministero. Ed è una parzialità che riguarda, come lui ha detto, come ha detto il Pubblico Ministero, la sua responsabilità. Vi ricordate quell'incidente probatorio in cui il Giudice, preliminarmente dice: 'signor Lotti, parli con tutta la tranquillità che vuole, perché tanto di lei, della sua responsabilità qui non se ne parla'. Stesso Giudice che inibisce le domande dei difensori su quel punto. In una situazione in cui, da un punto di vista oggettivo, questo dibattimento vi ha quantomeno indicato un punto sulla prova generica, molto importante. Ammesso che - eh, io entro nell'ottica dell'accusa, eh, non ci credo per niente, ma insomma... - ammesso che una delle vittime femminili abbia potuto emettere dei suoni, si è trattato, ha detto il perito, di gorgoglii assolutamente involontari. Non un'emissione di voce attraverso l'aria che scorre e vibra attraverso le corde vocali, ma quei rumori preagonici, cioè ha emesso gorgoglii. Quindi quando il Lotti dice di aver sentito questa vittima gemere, era lì, sarebbe stato lì. Secondo me non c'era assolutamente il Lotti, non c'è mai stato da quelle parti. E soprattutto in quella circostanza! Ma ammettendo, era lì!! Non a distanza di metri, come vuole lui. Ma lì. A distanza o di sparo o di coltello, per sentire. È un quadro che cambia le cose, eh. E allora voi capite, chi è che tiene la chiave della galera. Cioè il Pubblico Ministero, no? Poi il Giudice provvede, vede, prevede, controlla; ma... Lotti, Pubblico Ministero dipendente, da questo punto di vista. Soluzione "a". Quella che vi indica il Pubblico Ministero, parzialmente veritiero, limitativo per se stesso. Soluzione "b". Quella che vi prospetto io, continuerò a prospettarvi fino alla discussione finale. Non è vero niente, di quel che ha detto. 'Ora è vero', dice in quella telefonata la Gabriella Ghiribelli, 'ora è vero, dopo che l'ho detto è vero, prima non era vero'. Questa sì che è una confessione, secondo questo difensore, stragiudiziale, confessione stragiudiziale del Lotti, del reato grave di calunnia! E di autocalunnia. E non ce ne sono altre. Che sia vero al millimetro, e non parzialmente, quel che ha detto, questo non esiste. E a un personaggio di questo genere voi vorreste affidare la libertà di un cittadino? E forse la vita. Cosa si può immaginare che faccia in questa sede, il Lotti? Che vuoti il sacco? Che si decida a dire 'ma sono cose che ho detto così, perché mi sono trovato in una situazione in cui bisognava che lo dicessi'? Ma voglio dire, dica questo, ci spero. Allora vediamole, le autentiche condizioni al di fuori del merito, e quindi senza merito, senza Lotti, senza nessuno. Ma che citare per venticinque volte Lotti? Per negare un provvedimento di scarcerazione? Fuori da questo clima, avvelenante, fuorviante, il personaggio di Giancarlo Lotti. Tenetelo lontano voi. E mi permetto di sollecitare un valoroso P.M., tenete lontano anche lui. Con una valutazione serena del problema, che è un problema di civiltà prima di tutto. Pericolo. Pericolo di reiterazione dei reati. Ma l'avete visto, questa larva d'uomo? Che sta qui e si addormenta? Che non è più nemmeno in condizioni di parlare, di difendersi? Io vado a trovarlo per star lì a sedere, per dire due o tre battute, insomma. L'ultima riguardava il fatto che, dice, un giornale ha pubblicato che il Pacciani lo minaccia. Minaccia, il Pacciani. 'Ma i' che mi minaccia? I' che gli ho fatto?'. Poeromo. Poi, non lo so, io non l'ho letto, questo giornale. Ma non mi piacciono, queste cose. L'incendio che c'è stato, alla trattoria del... del suo nipote. Questa cosa delle minacce, pubblicata da un giornale. Quest'inchiesta ter, quater, quinques, octies che ci sta così, dietro le spalle per, in qualche maniera, come una nube funesta, che sta lì. I compagni di merende, il gruppo. Ogni tanto c'è quelle transenne che vanno e vengono da questo processo, davanti: transenne anticompagni di merende, arrivano e spariscono. Il mago di Faltignano, la setta... Bah! Se son rose o se son crisantemi, o se sono cardi, o se sono carote sotterranee, fioriranno! Qui non le abbiamo viste fiorire, non abbiamo visto fiorire nulla. Abbiamo visto un Calamosca, il quale alla prima domanda, appena appena pertinente, fatta da questo difensore, ha preso su, ha detto 'non voglio più rispondere', e se n'è andato come un fuso. Questo è quello che abbiamo visto qui, per ora. Quindi, il pericolo è collegato a questo gruppo che... oh, pericolo di un vecchio che fra nemmeno un mese fa 70 anni, incensurato. Io ho guardato i suoi precedenti penali: ha uno strano reato di divulgazione di notizie... che... poi, non sono riuscito a capire. 'Scusi, ma lei ha divulgato...?'. 'Io? Mmh, boh? Do'? '. Non sono riuscito a sapere nemmeno perché. Dopo settantanni, a questo, la storia delle lesioni alla moglie? Sarà anche vero che gli ha tirato un ceffone, una volta, o una spinta. Però, non c'è stato nessun processo, eh! È una delle tante superfetazioni, no?, che riguardano lui. Una persona di cui un certo testimone, Lorenzo Nesi, che sembra non avere poi il... un atteggiamento di particolare benevolenza nei confronti del... cioè è un buon uomo, un uomo buono. Avete voi per caso accertato qui, in questo dibattimento, accogliendo - o tentato di accertare - accogliendo un'istanza di questo difensore di perizia psichiatrica, che quest'uomo è un perverso da un punto di vista sessuale? Che, abbandonata l'ipotesi peregrina dei delitti, di questo tipo di delitti che lo vedrebbe un cieco, che sono... appartengono a serial killer, perverso da un punto di vista sessuale, con un livello di perversione gravissima, eccezionale: uno su 100 milioni, dice uno psichiatra. Abbandonata quest'ipotesi, abbandonata l'ipotesi alternativa del gruppo dei compagni di merende, del mago Indovino, dei feticci presi, comprati, venduti per fare filtri amorosi: roba che ci porta nel Medioevo!, nell'anno di grazia 1997. Abbandonate questo cumulo di facezie, resta quella seria, di ipotesi. Quella di un personaggio che è segnato per la vita da questo crisma. E voi avete qualche cosa per dire che quest'uomo ha qualche cosa a che vedere con una situazione di questo genere? Perché si porta dietro un vibratore, essendo diventato impotente, quando una volta ogni tanto, avendo la moglie epilettica e non potendo aver rapporti con lui, va a prostitute? Direste questo, voi? Pericolo. Il Pubblico Ministero e la sua richiesta, la sua opposizione, vi dice: c'è una pistola in giro. Eh, attenzione. Eh, sì, ho paura anch'io, che questa pistola sia in giro; forse è stata smontata. Ma certo non ce l'ha lui. Perché tre righe dopo il Pubblico Ministero dice 'il Vanni cercava una pistola': eh, se la cercava, non ce l'ha lui - pagina 61 del verbale che vi ho citato -. Mettetevi d'accordo. Quali contatti? Quali atmosfere, di gruppi, possono collegare questo Vanni, a chi? Pericolo di reiterazione dei reati, rappresentato dalle lettere minacciose mandate a tutto il paese. Ma - voi l'avete, vero? - ma insomma, basta leggerle, eh. Basta leggerle, che sono lo sfogo di un poveraccio che dalla mattina alla sera si trova in galera, accusato di essere il "mostro di Firenze", e a un certo punto dice: ma qualcuno mi aiuterà? Qualche santo? E scrive a tutti, a tutti, a tutti: 'Come? Non fate nulla? non insorgete forse - l'idea è questa - di fronte a quest'ingiustizia che si sta perpetrando verso di me?'. In termini pesanti, si capisce altrove. Ma in quel modo che ha lui di esprimersi: 'Son fascista', 'Non siamo mica in Cina'. Questo modo così, senile, da demenza senile, che ha. Ma voi avete la prova, qui al dibattimento, che sono lettere che dal punto di vista minaccioso, o del pericolo o del rischio, son meno che acqua fresca. Testimone Fanfani, testimone Pucci, m'hanno detto 'ma lei questa lettera l'ha ricevuta, ha avuto modo...?'. 'Ma come? Non l'ho nemmen letta, non si capiva nulla'. L'avete al dibattimento, l'avete sentito voi, l'effetto, l'efficacia minacciosa del grave personaggio, del pericoloso Vanni, che tutti conoscono come "il vecchio postino", che andava tutti i giorni a portar la posta di casa in casa. Voi capite che già questo, no?, intravedere di fronte alla concretezza di una persona come questa, di fronte... voi, caricarla di questi contenuti tenebrosi, sotterranei, non chiariti, non chiari, fuori dal dibattimento, fuori dal processo! È già un'anticipazione di giudizio, da parte vostra. È già attribuire a quest'uomo un "phisique du ròle" che non ha affatto! Perché ne ha uno inverso. Bene, cautele da un punto di vista di contaminazione della prova - è finito, eh - che potrebbe contaminare, il signor Vanni? Quei tre o quattro testi che ha indicato questo difensore, saranno un po' di più. I mezzi di un difensore, nonostante la sbandierata parità, son quelli che sono, eh. Un prete, forse, se riesco a pescarlo dall'America dove si trova, un nobile fiorentino, qualcun altro. Bah, che c'entra lui? I testimoni del Pubblico Ministero, Pucci compreso, son stati tutti sentiti: tutti. Il dibattimento è chiuso. Resta solo Lotti. Ma Lotti non è un teste: è coimputato. E Lotti, è, proprio perché deve esser sentito Lotti, che quest'uomo deve essere scarcerato: perché non può dipender da Lotti, la libertà sua! Come ho avuto l'onore di dirvi poco fa. Allora? Pericolo di fuga. Per iniziativa di una generosa parte civile, gli son stati sequestrati anche quei pochi soldini che aveva da parte, poveraccio, vero? A 70 anni, quanti erano? 70 milioni? 
Mario Vanni: Sì.
Avvocato Filastò: Mmh. A San Casciano, malato come si trova, dove volete che fugga? Dove volete che vada? Col suo viso, col suo personale ingobbito dentro a quel pastrano, come è apparso in tutte lo foto dei giornali, attraverso anche la estrema generosità dei giornalisti, soprattutto di questa zona, no? Che quando devono dipingere uno, dipingono in questo modo. C'è sempre la solita foto del Vanni, no? Ecco qui, il "mostro di Firenze". Un individuo così, con questa borsina, no? Gobbo, tra questo pastranotto; grigiastro, la faccia, devastata dall''angoscia. Dove volete che vada, uno così? Giudici generosi, giudici seri: giudici! Soprattutto giudici, giudici terzi!, che non hanno una tesi da sostenere, che non hanno una delle due parti in conflitto, di questo dualismo, di questa dualità, di questa dialettica. In questo momento, almeno, da sostenere. Giudici, potete dire che c'è pericolo che fugga, Vanni? Se non che ci sono anche altre ragioni. Io ho voluto andare un po' a guardare dentro alla perizia del dottor Marchi, che dice "compatibile" lo stato di carcerazione, rispetto a un uomo che mi dicono, dal carcere, tutti i giorni che passano è sempre più degradato. E sono andato a leggermi alcuni dati clinici emergenti dal carcere. Che, naturalmente, in questo momento ho perso. No, eccoli qua. Hanno fatto un elettroencefalogramma, signori, che vale molto di più della perizia e degli argomenti del dottor Marchi: "tracciato monomorfo, con prevalenza di onde lente, estremamente insensibile agli stimoli attivanti; il quadro è di una iperattività corticale di tipo demenziale". Il vecchio alcolista Vanni è in stato di demenza senile, demenza probabilmente indotta dall'abuso di sostanze, di alcool, a suo tempo. Prova ne sia che, in data 5 settembre del 1996: "Il paziente ha presentato una crisi caratterizzata da perdita di coscienza, con frattura della mandibola, con cianosi al volto, respirazione autonoma conservata". Tanto che il perito, il quale ritiene "compatibile" lo stato di detenzione di questa persona, dice: "Il 3 settembre scorso il paziente ha avuto, verosimilmente, un lieve ictus ischemico. In tal senso, le TAC non hanno evidenziato lesioni". Beh, meno male. Un ictus ha avuto in carcere, questo signore. Altro che situazione di compatibilità. E io, a me, mi sento male tutte le volte che lo vo' a trovare e mi dice 'mi gira la testa'. Perché sono quelle situazioni che, lo stress della carcerazione, l'angoscia anche di questo processo, dentro a quel posto, in una situazione poi in cui si è determinato questo fatto. A suo tempo lui stava a Pisa. Eh, non si può portare uno da Pisa a Firenze tutte le mattine. È stato trasferito a Prato. Il carcere c'ha un'infermeria. Ha avuto già una volta un ictus, eh signori della Corte, dentro il carcere l'ha avuto! Coscienza, i giudici! Anche umana, in questo caso. L'età alla fine, vero?, età che corrisponde anche a un principio di equità. Insomma, la posizione di Faggi sarà un po' più leggera. Perché il Faggi, insomma, c'ha meno delitti. Però, sulla carta, il car... no no, non è vera come notizia. C'ha gli stessi identici indizi del Vanni: si chiamano signor Giancarlo Lotti. Ora non più Pucci, perché con la fine che ha fatto al dibattimento, il Pucci, parlar di Pucci come prova, io non lo so: un Pucci, il quale viene, si comporta in quel modo. Il Pubblico Ministero dice 'ah, mi chiedon gli atti per fare...'. Non so, è nata una comunicazione giudiziaria nei suoi confronti, qualcuno. Io poi chiederò qualche cosa sul punto, ma insomma, lasciamo perdere, non parliamo di merito. Lotti, è Lotti. Faggi, a un certo punto, il Tribunale della Libertà, questo signore sta per fare 70 anni, li ha fatti, anzi. Ora voi sapete, c'è un articolo del Codice di procedura penale che dice che, quando uno ha raggiunto 70 anni, devono essere gravissime, le ragioni, eccezionali le ragioni per mantenere una custodia cautelare. Ora, i 70 anni Vanni li compie il 23 dicembre, ancora proprio non ce li ha 70, siamo li, siamo a distanza di qualche giorno. Al limite, anticipo una mia richiesta a proposito: stabilite che questa carcerazione - ancora tutta da operare, se volete - duri fino al giorno di Natale del 1997. Dopo, scattata questa data fatidica per essere, come dire, all'interno del dramma. Faggi. A Faggi qualcuno gli ha dimostrato questi sentimenti di umanità. E a lui no? Perché? Che differenza fa? Di tutti i "compagni di merende", di questo gruppo assatanato, uccisore di coppie, l'unico in galera è rimasto lui. Pacciani è stato carcerato per le ragioni che sapete. Faggi. Pucci, non è stato nemmeno indagato. Lotti, nemmeno un giorno di galera. Albergo, non so dove, località segreta, protetto. Protetto da che? La legge parla di attendibilità delle dichiarazioni. E dov'è l'attendibilità di Lotti? È il Pubblico Ministero che ve la mette forse. Mi ricordo qualcuno mi parlava di giustizia proemiale. Ma insomma, andiamoci piano coi mi anticipati alla gente, eh. Ne scapita la giustizia e la verità. E questo deve star dentro a pagar le spese di che? Ecco, signori, forse con la solita enfasi - dirà il Pubblico Ministero - ma col cuore in mano, cercando di arrivare anche al vostro cuore certamente, vi ho esposto la situazione. Che mi preoccupa! Mi preoccupa anche proprio sul piano della serenità di questo dibattimento, come si va evolvendo. Voglio dire, questo accanimento nel tenere in carcere una persona, insomma, in una situazione di questo genere, che ho disegnato in tutti i modi, guardandola da tanti punti di vista. Poteva esserci una ragione nel momento in cui si diceva: beh, insomma, ancora tutti i testimoni non sono stati sentiti; misura cautelare, lui ha scritto le letteracce, va be', teniamolo dentro. Ma ora proprio non c'è nemmen più quella ragione lì. E ci sono queste ragioni, questi motivi. L'uomo che si sta degradando. Io, alla fine, beh, tanto per cominciare poi chiederò una perizia per accertarsi la capacità di stare in giudizio di quest'uomo perché non capisce mica nulla, sapete? Io l'ho avuto accanto. E il più delle volte ha dormito, eh! In un processo in cui si discute di - quanti sono? - cinque ergastoli, eccolo lì! Quindi, con la paura, col timore anche da parte di questo difensore, perché non ha fatto tutto quello che ha in potere di fare, che quell'ictus che l'ha preso un anno fa si ripeta un'altra volta in forma più grave. In quelle situazioni, sono campanelli di allarme gravissimi. Il carcere non è il posto per tenere una persona di questo genere. Volete trasformare la misura cautelare in arresto domiciliarlo? Questo ha, a San Casciano, la caserma dei Carabinieri, il maresciallo Minoliti ultrainteressato al caso, e tutto il resto. Quindi, Pubblico Ministero, la tranquillità che non avverrebbe niente. Non verrebbe nemmeno più qui a dormire, probabilmente. Andrebbe a casa sua. A casa con la moglie epilettica. Una situazione di degrado, da un punto di vista anche familiare, totale. Questa donna è completamente sola. Già mi fa delle telefonate strane; due me ne ha fatte, per l'esattezza, in cui non si capisce nulla nemmeno di quel che dice lei. "Quando lo rimandano a casa?”, questa è l'unica cosa che sento dire. Vi chiedo di provvedere, direi senza aspettare niente. Chiedo un provvedimento di questo genere, sbrigativo, se lo riterrete, di rigetto. Secondo me, ripeto, avrebbe anche un significato sul merito, per me, penale. Può darsi sia di questo parere. La situazione in cui, come dicevo prima, misura cautelare come tale, come prevista dal Codice, come prevista dalla legge, in questo momento è assolutamente fuori luogo. Le condizioni non ci sono più, non ce n'è più nessuna! Ci sono una serie di situazioni di carattere personale che vi consigliano di modificare la situazione. Volete eventualmente dire 'aspettiamo che abbia compiuto 70 anni e vediamo se, in questa situazione, dopo quindi la misura cautelare durerà fino a una certa data'? La legge vi consente di farlo. Come ipotesi alternativa e ultima, vi chiedo anche questo. 

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