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venerdì 19 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

P.M.: Lei ha verificato se in qualche modo c'era qualcuno che diceva la stessa cosa.
M.G.: Esatto.
P.M.: Bene. Vediamo un attimo cosa...
M.G.: Innanzitutto i figli di G.R., che era l'amico intimo del Faggi e che è morto, il G.R. come ho detto prima, nel '94. I figli riferivano proprio di un rapporto particolare che esisteva tra il genitore e il Faggi. Rapporto che era visto male dalla propria madre, anche per le voci che circolavano in paese.
P.M.: Cioè con caratteristiche omosessuali? Dice questo.
M.G.: Sì, ecco, i figli non l'hanno detto espressamente... sono i figli. Però quello che hanno riferito in maniera particolare che era un rapporto intimo... 
P.M.: Con le indicazioni...
M.G.: ... particolare che faceva discutere, faceva parlare nel paese e la madre era molto contrariata di ciò. Poi altro riscontro documentale, più riscontri, in questa direzione, li rilevavo dall'esame delle agende sequestrate a Faggi.
P.M.: Ci vuole spiegare?
M.G.: Sì. Nelle agende sequestrate a Faggi, in occasione dell'arresto e della perquisizione del 1 luglio '96...
P.M.: Quindi perquisizione che avete fatto voi successivamente?
M.G.:Esatto.
P.M.: Per questa indagine?
M.G.: Per questa indagine, in occasione dell'arresto, per eseguire l'ordinanza di custodia cautelare e del decreto di perquisizione. Abbiamo eseguito la perquisizione sia nell'abitazione che nelle pertinenze, tra cui il garage della macchina adibito anche a deposito e abbiamo trovato, lì e sequestrato diverso materiale. Tra cui falli di legno di varie dimensioni, numerose agende anche degli anni '70, degli anni '80. E nelle agende per come è emerso dall'esame di esse, erano riportati più volte apprezzamenti su uomini.
P.M.: Ce le può indicare...
M.G.: Posso citarne alcuni che ho riferito nell'annotazione.
P.M.: Sì, dato che l'annotazione...
M.G.: Sì, sì. In un'agenda dell'anno 1976, al giorno 22 aprile, risultava scritto; "Fuci" - oppure Fici, non si capisce bene il cognome - "impresa edile da Pucci Roberto. Bello. È stato lui in prolungato sguardo. Muratore. Dato mio biglietto da visita. Viene a trovarmi". Agenda anno '76, sempre, al giorno 23 maggio, l'annotazione: "Andarlo a trovare per materiale, Fici" - o Tici - "Pasquale. Da P. R.. Bel materiale. Bello" . Agenda anno '83, giorno 2 luglio, c'è scritto: "Viene alla Casa del Popolo ore 22.00 tardi. G. L. dopo cena viene alla Casa del Popolo". Al giorno 3 luglio: "Viene a Calenzano L.. Alto. Guasti, più biondo, basso". Agenda anno '87, giorno 18 febbraio, c'è scritto: "Graziano va a fare il militare l'11/03/87, detto che mi scriva. Gli ho detto che non perda il mio biglietto da visita. Fatto capire per la foto". Al giorno 11 agosto c'è scritto: "Con Ostilio, è un leone, tremendo maremmano". Agenda anno '88, al giorno 21 febbraio c'è scritto : "Bellissima giornata a Leccio con Alessandro". Al giorno 16 luglio c'è scritto: "Mi ha telefonato F. della Ceramica B., mi ha detto passato ordine, due ... Firenze, detto di venire da me due giorni" - tra parentesi - "fatto capire". Agenda anno '89, al giorno 24 gennaio vi è scritto : "Mi ha telefonato V. C. per provare con un giovane di Firenze” - tra parentesi - "si". Agendina anno '95, al giorno 29 dicembre '94 vi è scritto : "Ore 13.00 venuto Luis, dormito bene". Luis, abbiamo accertato dai documenti rinvenuti e sequestrati, dalle foto, che è un intimo amico del Faggi, cubano, il Faggi è andato anche a Cuba a trovarlo. Quindi c'è scritto: "Dovrebbe venir Luis, telefona. Non venuto, aspettato tutto il giorno". Queste le annotazioni più...
P.M.: Che a lei sono apparse di mettere in evidenza.
M.G.: Sì, che sono...
P.M.: Da mettere in evidenza.
M.G.: Esatto. Altri riscontri. La testimone Cencin Gina, vicina di casa della Sperduto Antonietta...
Presidente: Si chiama?
M.G.: Cencin.
P.M.: Sono tutti testi indicati nella lista, Presidente.
M.G.: Sentita il 26 maggio '94 aveva dichiarato di riconoscere il Faggi come persona che aveva visto con Pacciani e Vanni a San Casciano. Altro riscontro: in un' agenda del 1981,- che è l’anno del delitto, di Calenzano - il 23 ottobre '81 - in questa agenda rilevavo l'annotazione: "Bella girata a Travalle". Travalle è località dove si è verificato il duplice omicidio.
P.M.: In che data è questa annotazione?
M.G.: Questa è del 1981, nell'agenda del 1981.
P.M.: Va bene. Poi tanto è in sequestro.
M.G.: Sì, è sequestrata. Altro riscontro: l'abitazione del Faggi, che abita a Calenzano, abita vicino al luogo dove si è verificato il delitto.
P.M.: Lei ha accertato qualcosa personalmente sul punto? Ha visto lei personalmente l'ubicazione sia del posto che della casa, o personalmente non l'ha fatto questo accertamento?
M.G.: No, questo non l'ho fatto personalmente.
P.M.: Non l'ha fatto lei.
M.G.: Però l'hanno fatto i collaboratori e risulta...
P.M.: Lo vedremo.
M.G.: Sì.
P.M.: Bene, grazie.
M.G.: Riscontri su Faggi io avrei terminato.
P.M.: Dottor Giuttari, per completezza, mi sembra che almeno allo stato la ricostruzione delle indagini e dei riscontri che lei ha fatto sono completati. Vorrei riprendere un attimo un discorso che lei aveva fatto ieri in merito agli accertamenti che aveva fatto a riscontro di quelle dichiarazioni, che provengono sempre dal Lotti, circa la detenzione del Vinci del 1983 - il Vinci Francesco - il quale, lei ci ha raccontato e d'altronde lo sapevamo in atti, viene di fatto, scarcerato, comunque scagionato dopo l'omicidio ai danni dei tedeschi. E lei ci ha raccontato quelli che erano gli elementi oggettivi e testimoniali o comunque di codetenzioni relativi proprio a queste persone. Volevo da lei sapere ancora sulla, diciamo non tanto personalità del Vinci, ma sui rapporti fra il Vinci e questi fatti - o meglio fatti antecedenti, fatti che anche sono oggetto di questa indagine - ha acquisito ulteriori riscontri?
M.G.: Mah, su questo punto ho già fatto riferimento ieri, posso approfondirlo.
P.M.: Sì, grazie. Se crede...
M.G.: In particolare dalle dichiarazioni resemi da Calamosca Giovanni.
P.M.: Ci vuole spiegare?
M.G.: Calamosca Giovanni, richiamo il verbale del 13 marzo '97. Il Calamosca, come dicevo ieri, è intimo amico di Vinci, aveva anche dato ospitalità al Vinci presso la sua abitazione nell'’82, quando Vinci venne arrestato. Aveva ricevuto delle confidenze da Vinci. Vinci gli aveva detto chiaramente che aveva fatto il delitto del 1968 insieme ai…
P.M.: Questo lo dice Calamosca.
M.G.: Questo lo dice Giovanni Calamosca. Insieme al marito. della Barbara Locci: Stefano Mele. Racconta anche che aveva promesso soldi al Mele per non farsi chiamare in causa, cosa che, il Mele in un primo tempo aveva mantenuto, ma poi vedendo che non arrivavano i soldi aveva fatto dichiarazioni chiamando in causa anche il Vinci Francesco. Gli aveva confidato, in relazione a quel delitto, che la pistola era la sua pistola, era sua questa pistola. 
P.M.: Di Vinci
M.G.: Di Vinci Francesco. Il Calamosca, in questa sua dichiarazione testimoniale, dice proprio apertamente: 'il Vinci mi disse ciò, dato lo stretto rapporto di amicizia e di confidenza tra di noi, con certezza’. 
P.M.: Glielo disse quando... Lei ci ha raccontato che voleva scappare...
M.G.: Sì. Glielo disse perché il Vinci, che era preoccupato - e il Calamosca spiega perché era preoccupato il Vinci - il Vinci voleva espatriare, voleva andare, gli aveva detto, il più lontano possibile. E si era rivolto a lui dicendogli di non badare a spese, facendogli quindi capire che poteva disporre di tanti soldi... 
P.M.: Come mai a Calamosca? Lei ha appurato la personalità...
M.G.: Calamosca perché Calamosca... Sapeva che il Calamosca aveva amicizie a Milano e quindi dice a Calamosca: 'vedi se puoi farmi avere, tramite le tue amicizie, un passaporto per espatriare il più lontano possibile. Non badare a spese perché i soldi ci sono’. Poi non ebbe la possibilità il Calamosca di muoversi perché dopo qualche giorno il Vinci fu arrestato, il 15 agosto dell'82. Però pochi giorni prima dell'arresto ha manifestato questa sua volontà di andar via dall'Italia, questa sua preoccupazione. Preoccupazione, dice il Calamosca, che era ricollegabile alle vicende dei delitti del mostro, in quanto, a giudizio, a quello che ha capito il Calamosca il Vinci ricattava la persona a cui aveva dato la pistola. E a proposito di questo ricatto il Calamosca cita poi l'omicidio del Vinci. Calamosca dice: 'veda, e questo non è solo un pensiero mio ma è la voce che circola nell' ambiente anche del Vinci, nell'ambiente dei sardi che io conosco bene. Non ha voluto comunque, non ha fatto i nomi di questi personaggi sardi. Ma ha detto: 'la voce che circola, il Vinci è stato ammazzato perché non era più affidabile, nel senso che avrebbe potuto parlare perché si ubriacava, non era più riservato, costituiva un pericolo’. Pensi un po', sono queste dichiarazioni di Giovanni Calamosca che risultano da questo verbale che ho citato prima. Il Calamosca: 'il Vinci che io, ripeto, conoscevo benissimo, era in fondo un ladro di bestiame, faceva furtarelli di bestiame che poi andava a vendere a ricettatori. Non era un doppiogiochista - usa questa parola - e spiega: ’doppiogiochista nel senso che era uno che dava soffiate alle Forze di Polizia. Quindi, per essere ucciso con quelle modalità in quel modo, bruciato, incaprettato nel cofano della macchina' - dice lui e dicono le voci dell'ambiente sardo - non è sicuramente per le attività delinquenziali cui era dedito il Vinci'. Quindi il Calamosca parlava di questo stato di preoccupazione. E ieri ho fatto cenno che queste dichiarazioni riscontravano, andavano ad incastrarsi con quelle là di Sgangarella che aveva riferito dello stato di preoccupazione di Vinci, perché glielo aveva manifestato il Vinci stesso. Andavano ad incastrarsi con quelle di don Cuba che aveva visto Vinci in carcere disperato, si sbatteva la testa al muro. Calamosca diceva che lui aveva sempre sospettato, quando si erano verificati i delitti attribuibili al "mostro" che Vinci comunque sapesse notizie su questi fatti, proprio perché, dice, diceva: 'io ero a conoscenza che la pistola con cui erano stati fatti tutti questi delitti era una pistola che all'origine era di Vinci Francesco. Quindi, per me, quando si verificavano questi delitti, io pensavo che comunque sapeva, era uno che sapeva'. Il Giovanni Calamosca, sempre in queste sue dichiarazioni ho fatto un breve cenno ieri delle frequentazioni del bar di Prato dov'era stato anche Calamosca a cercare il Vinci. E poi di questo incontro del Vinci in una trattoria del Barberino con una donna riconosciuta...
Presidente: Senta, questo Calamosca, che fine ha fatto?
M.G.: Questo Calamosca è a casa sua, è vivo.
Presidente: È vivo.
M.G.: È vivo a casa sua. 
P.M.: Bene. Presidente, la domanda, il dubbio suo è legittimo. Lo abbiamo avuto tutti.
M.G.: Questo io l'ho... 
P.M.: Non fanno che morire, quelli che parlano...
M.G.: No, siccome non è indicato tra le persone da sentire, poteva avere una certa rilevanza. Lo dicevo per questo, lo volevo sapere per questo.
P.M.: Lo chiederemo alla Corte di integrare... Evidentemente è una svista.
Presidente: Eh.
M.G.: Io l'ho sentito...
P.M.: Vediamo, se la Corte lo ritiene...
M.G.: Io l'ho sentito il 13 marzo '97...
Presidente: Eh, appunto, si può... con il 507.
P.M.: Certo. No, mi riferivo benissimo a quello. Invocavo quel potere della Corte perché evidentemente è scappato.
Presidente: Sì, SÌ.
M.G.: L'ho sentito il 13 marzo del '97 su delega del P.M.
P.M.: A meno che non sia fra gli imputati di reato connesso... Allora è scappato. Se è indispensabile ne faccio richiesta già da ora. Dottore, ha altro sul punto?
M.G.: No, stavo riferendo per ultimo la circostanza già di questa...
Presidente: Scusi se l'ho interrotta, ma è un appunto da...
M.G.: Prego. No, no, io...
Presidente: È un punto da precisare, perché poi sfugge.
P.M.: No, no, me lo
M.G.: Comunque è vivo. Il Calamosca è a casa.
Presidente: Si parlava di morti impiccati, bruciati...
P.M.: Sì, ne siamo tutti... Comunque il verbale c'è, Presidente.
Presidente: Va bene.
P.M.: Sempre per quei numeri lì del Codice...
Presidente: Va bene.
M.G.: Niente, stavo dicendo, sempre per completare, che in questa sede della deposizione, lui, il Calamosca esamina un fascicolo che contiene parecchie fotografie, fascicolo fotografico che è allegato al verbale. Quindi è stato trasmesso all'ufficio del Pubblico Ministero. Riconosce vari personaggi, tra cui il Vinci Francesco, chiaramente; il Vinci Salvatore che è il fratello di Vinci Francesco. Riconosce Sgangarella Giuseppe, riconosce la moglie di Vinci, riconosce la Rescignino Alessandrina (Rescinito n.d.r.) che è una donna con cui era stato Vinci negli anni '70, aveva avuto una relazione. Riconosce il Rubino... Riconosce, tra queste, la donna presentatagli dal Vinci nella trattoria di cui lui non sapeva il nome e che è risultata essere, da questo riconoscimento, la Milva Malatesta.
M.G.: Infatti lui dice, quando riconosce questa donna e viene detto dopo il riconoscimento che si tratta di Milva Malatesta: 'io, quella persona l'ho vista al ristorante con Vinci, però non so il suo nome'. Quindi lui l'ha ricordata cosi come l'ha vista.
Presidente: Senta, dove sta questa persona, il Calamosca?
M.G.:Questa sta in località Caburaccia numero 14 di Firenzuola. È un po' disagiato arrivare. Io conosco il posto perché siamo...
Presidente: Località?
M.G.:Coburaccia, Coburaccia.
P.M.: Caburaccia.
M.G.: Caburaccia. Abbiamo eseguito anche una perquisizione domiciliare, quindi sono andato sul posto. Ed è nel comune di Firenzuola, località Coburaccia, via II Poggio numero 14. È nato a Imola provincia di Bologna. Il Calamosca non è sardo. Ha avuto sempre ed ha tuttora amicizie sarde, perché è un possidente, ha dei terreni, ha degli allevamenti. Ha avuto ed ha come dipendenti sardi.
Presidente: Nel Mugello, nel Mugello, no?
M.G.: Prego?
Presidente: Firenzuola nel Mugello.
P.M.: Si, sì, Mugello.
M.G.: Sì, si esce a Barberino, poi si...
Presidente: Sì, sì. Insemina, è lì vicino. Va bene.
M.G.: Io avrei terminato.
P.M.: Bene, Presidente. Anch'io ho terminato, chiedo un attimo, una piccola sospensione e poi vediamo se passare al controesame...
Presidente: Facciamo una sospensione di dieci minuti, poi il controesame degli... Va bene.
P.M.: Va bene, grazie.
Avvocato Pepi: Dicevo, per il controesame, siccome io ho da fare un controesame penso non brevissimo...
Presidente: Può farlo anche domani mattina.
Avvocato Pepi: Ecco. No, ecco. Dicevo proprio quello.
Presidente: Iniziamo la mattinata, poi non... Il tempo che vuole, siamo qui.
Avvocato Pepi: Certo.
Presidente: Bene. Sospendiamo dieci minuti, eh.

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