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martedì 16 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 25 giugno 1997 - Nona parte



Segue dall'ottava parte.
« DOPO LA SOSPENSIONE »

Presidente: Ci siamo tutti vero? Sì.
P.M.: Sì, grazie. Vediamo di introdurre un'altra...
Presidente: Allora, dottore, una sola domanda prima di iniziare. Siccome ha introdotto l'argomento, lei ha detto all'inizio che Sgangarella avrebbe avuto in promessa dal Pacciani una casa.
M.G.: Sì.
Presidente: Pacciani avrebbe promesso una casa...
M.G.: Una casa.
Presidente: Ha spiegato anche la ragione?
M.G.: No, non l'ha spiegata.
P.M.: Ci abbiamo provato dieci volte, l'ha messo per...
M.G.: Però ecco, io non posso... Mi sono fermato al riscontro obiettivo perché un altro riscontro obiettivo che risulta da più testimonianze agli atti, Pacciani è notoriamente un tirchio e quindi, ecco, c'è questo particolare poi del dono della casa...
Presidente: Lo chiederemo...
P.M.: Presidente, ci sono...
M.G.: Poi c'è questo riscontro obiettivo del sospetto del gingillo.
Presidente: Va bene.
M.G.: E quindi. . .
P.M.: Ci sono altri testi nella lista del P.M..
Presidente: Sì, sì, va bene.
P.M.: Poi se è il caso...
Presidente: No, io volevo sapere se l'aveva saputo il dottore.
P.M.: No, no, lo Sgangarella, nonostante le domande, ovviamente poi vedranno loro in che termini perché l'ha messo anche per iscritto, introduce lui l'argomento, getta il sasso e toglie la mano ecco, diciamo, questo è l'atteggiamento. Ci sono altri testi che hanno avuto la stessa proposta per fini diversi, lo vedremo.
Presidente: Va bene.
P.M.: Sono fatti che non riguardano Sgangarella...
Presidente: Va bene.
M.G.: Sgangarella per altro, un altro dato obiettivo, è imputato per l'omicidio di una prostituta...
Presidente: Allora, il Pubblico Ministero può riprendere le domande.
M.G.: ... a San Mauro a Signa, di una prostituta bruciata, ammazzata e bruciata, è imputato Sgangarella per questo delitto. Prostituta presso la quale abitava, insieme a questa prostituta, il figlio di Vinci Francesco, Vinci Fabio.
P.M.: Sono dati obiettivi che vanno presi così come sono, Presidente.
Presidente: Va bene.
P.M.: Non c'è nessuna possibilità di valutarli diversamente.
M.G.: Sì, dati, elementi obiettivi e basta, non...
P.M.: Dottor Giuttari, io gradirei passare a un altro argomento compatibilmente con la sua stanchezza oggi. Dunque, volevo magari che lei introducesse l'esito dei suoi accertamenti e verifiche che riguardano sostanzialmente due argomenti, scelga lei quello da cui partire: primo, la personalità degli indagati, a iniziare ovviamente dal Lotti, personalità ovviamente esclusivamente come fatti, cioè riscontri con testimonianze. E soprattutto quell'argomento relativo a una lettera che sarebbe pervenuta a Vanni - e di cui lo stesso ha parlato - e per la quale lei ha fatto numerosi riscontri, ovviamente sentendo persone. Ecco, di quésti due aspetti scelga lei quello da cui vuole cominciare, tenendo presente, lo sappiamo, che sono entrambi piuttosto ampi. Io ne sceglierei uno soltanto oggi e magari cercarlo di esaurire oggi.
M.G.: Quello più breve è quello della omosessualità del Lotti. Abbiamo solo due testimonianze...
P.M.: Ecco, vediamo...
M.G.: ... che la riscontrano. E l'altro sicuramente richiede parecchio tempo perché è vasta, l'attività di riscontro è stata abbastanza ampia quindi...
P.M.: Va be', vediamo di cominciarla. Penso...
M.G.: Riferisco prima sul Lotti.
P.M.: Certo, certo.
M.G.: E poi magari introduco...
P.M.: Certo, certo. Allora, il riscontro evidentemente sulle frequentazioni fra gli imputati dell'odierno processo - il Lotti con gli altri - e su questa caratteristica, o questo aspetto della personalità del Lotti se, dato che viene da una sua affermazione... Lei conosceva, prima che lo dicesse lui, questo dato sulla omosessualità...
M.G.: No, no, assolutamente no. È stato un dato nuovo, un elemento nuovo che è venuto fuori, come sa, negli ultimi interrogatori e sui quali, su questo elemento dell'omosessualità abbiamo fatto poi, su delega dei riscontri.
P.M.: Ecco, vuole raccontare innanzitutto questi riscontri.
M.G.: Quindi, riscontri risultano, emergono dalla testimonianza di un amico del Lotti, di nome Fabrizio Butini, il cui nome risultava da un verbale di interrogatorio.
P.M.: Cioè, è il Lotti che lo fa?
M.G.: Il Lotti aveva detto che per un delitto era stato ricattato e quindi costretto da Pacciani e Vanni ad andare con loro perché l'avevano visto in macchina - e indica anche il posto - insieme a questo Butini, in un rapporto intimo, e quindi gli avevano detto: 'o vieni con noi o si parla in paese e si dice...'
P.M.: Ecco, esiste una persona con questo nome? Ha le caratteristiche...
M.G.: Sì, sì.
P.M.: Ecco, vediamo.
M.G.: La persona è stata identificata.
P.M.: Il Lotti gli aveva dato nome e cognome.
M.G.: Sì. Il Lotti dà, sì Fabrizio, credo anche il cognome. Comunque ha dato degli elementi molto chiari per la sua identificazione e ci ha detto all'epoca dove lavorava, nello stabilimento della ditta farmaceutica...
P.M.: Menarini.
M.G.: ... Menarini. Ci ha detto che aveva la madre ammalata, che aveva un problema anche di peso, di deambulazione, l'aveva ricoverata in una clinica. Ci dà degli elementi che sono risultati tutti veri e che hanno portato alla identificazione esatta di questa persona e che si chiama Butini Fabrizio. in quest'anno perché, come dicevo prima, questa circostanza nuova era emersa negli ultimissimi interrogatori del Lotti, quindi fra novembre e dicembre del '96. Quindi il 4 gennaio '97, dopo i preliminari accertamenti presso la ditta farmaceutica, presso l'istituto dove era stata ricoverata la madre, acquisiamo tutte verifiche positive sul soggetto. Lo identifichiamo e lo sentiamo. Il Butini Fabrizio...
P.M.: Prego dottore.
M.G.: ... riferiva di essere stato un ottimo amico del Lotti. Diceva che con il Lotti nel passato era andato spesse volte a fare merende là nei locali nei dintorni di San Casciano, sia quando Lotti aveva la 124, sia quando aveva la l28 sportiva di rosso. Descriveva il Lotti come una persona buona, un buon amico, un tipo taciturno, silenzioso, con cui a lui piaceva parlare, stare insieme, girare in macchina. Il Butini non dà una verifica in termini espliciti del rapporto intimo tre i due, sessuale, però... e sono fatti anche comprensibili perché è un aspetto abbastanza delicato. Però nel suo racconto parla di questo rapporto di frequentazione particolare, parla, alla domanda se si era appartato in auto con Giancarlo, risponde subito, riferisco testuale: "Ma mi hanno visto in macchina con Giancarlo? In paese c'è gente maligna”. Quindi pensa subito a qualcosa di... Poi riferiva che era rimasto molto male per le notizie di stampa, che aveva appreso che avevano riportato il coinvolgimento del Lotti in queste vicende delittuose, esprimeva a verbale una sua riflessione dicendo: 'io lo conosco bene, Lotti è molto buono, se ha fatto quelle cose le ha fatte perché è stato costretto'. E dice: 'quando io ho letto le notizie, come persone che l'hanno potuto costringere, ho pensato subito al Vanni'. Ho detto: 'ma scusi, com'è che pensa lei proprio... pensa a Vanni?' Dice: 'sì, perché ho collegato un episodio di cui avevo parlare proprio al bar Sport di San Casciano. Si diceva lì al bar Sport, Lotti e Vanni un giorno, proprio davanti al bar, avevano avuto un violento litigio. . . '
Avvocato Pepi: Presidente, avvocato Pepi, opposizione. Mi sembra che il teste, più che riferire ciò che gli ha detto un teste, sta riferendo voci correnti, che correvano nel paese. Si sta parlando di voci che correvano al bar. Non mi sembra che su questo punto si possa andare avanti.
M.G.: No, ma l'ha riferito il teste nel verbale questo.
P.M.: (voce fuori microfono)
M.G.: È nel verbale. Io ho verbalizzato la dichiarazione del teste.
P.M.: Bene.
Presidente: (voce fuori microfono)
P.M.: Intanto...
Presidente: ... che può riferire quello che ha detto il teste, se poi il teste ha saputo da voci correndo o non voci... quello è un altro discorso. Si vedrà se questa dichiarazione può essere utilizzata o no. Va bene?
Avvocato Pepi: ... il teste. Secondo me non può Presidente. Riferire voci correnti, deve riferire solo fatti e circostanze...
Presidente: Riferisce quello che ha detto il teste, questo lo può dire. Non può dire sulla verità del teste. Andiamo, può continuare, sennò...
Avvocato Pepi: (voce fuori microfono)
Presidente: Faccia opposizione formale.
M.G.: E allora... 
Presidente: Opposizione respinta.
M.G.: Il Butini mi riferiva, nel corso di questa deposizione e risulta nel verbale, di questo litigio di cui aveva sentito...
Presidente: Chi parla di questo litigio?
M.G.: Il Butini.
Presidente: Il Butini.
M.G.: Il teste. Dice avevano litigato davanti al bar - il Vanni e il Lotti - e il Lotti aveva detto testuale 'se parlo io tu stai più fermo', aveva detto rivoltosi a vanni. 'Se parlo io tu stai, più fermo'.Nel senso che a Vanni, se lui avesse parlato, gli sarebbe successo qualcosa di grave. Quindi la riflessione del Butini: 'alla luce di fatti nuovi che ho appreso dalla stampa - di questo coinvolgimento del Lotti in questi delitti, che io non facevo capace di commettere questi delitti e quindi per me se l'ha fatto è stato costretto - mi sono ricordato questo litigio che i due hanno avuto e quindi ho pensato che il litigio fosse proprio da ricollegare al fatto che il Lotti volesse parlare'. Questi sono i fatti così come li ha riferiti il Butini. Altra testimonianza è quella di Bonechi Giuseppe. Il Bonechi Giuseppe è stato sentito il 4 gennaio '93... '97, chiedo scusa. 4 gennaio '97. I motivi per i quali l'ho sentito, e si è presentata la necessità di sentirlo, erano da ricercarsi nel fatto che qualche giorno prima, se non addirittura il giorno prima, lo stesso giorno, sul quotidiano La Nazione era apparsa un'intervista che questo Bonechi, questo signore aveva dato al giornalista, in cui aveva parlato di un episodio che si era verificato negli anni '80 - prima del delitto degli Scopeti - proprio agli Scopeti e che era relativo all'esplosione di colpi d'arma da fuoco in quel posto e al fatto che lui, andando a caccia la mattina presto, era stato avvisato da un signore là della zona di stare attento perché la notte precedente avevano sparato. E lo porta questo signore nel posto proprio, nella parte sottostante quella piazzola e il teste vede questi bossoli piccolini li chiama - di pistola. Lui rilascia questa dichiarazione al giornalista. La leggo sulla stampa, vengo delegato dal P.M. a sentire su questo fatto il Bonechi. Ecco perché ho spiegato come viene fuori questo soggetto. Quindi lo sento, mi dà spiegazioni, sostanzialmente conferma con qualche modifica quel racconto riportato dalla stampa. Non mi fornisce notizie per identificare questo personaggio che abitava nella zona, che gli aveva detto che la notte precedente avevano sparato lì in quel posto. Mi conferma però che lui aveva visto questi bossoli piccolini e comunque non aveva fatto nessuna denuncia, non si era presentato ai Carabinieri, quindi non aveva riferito nulla all'epoca. E poi, alla domanda se gli aveva fatto il giornalista magari qualche altra... gli aveva chiesto qualche altra cosa che non risultava dall'articolo, il Bonechi mi dice: 'Sì, m'ha chiesto notizie sul Lotti'. Ecco, è Bonechi che mi parla del Lotti. Ho detto: 'va be', notizie del Lotti, perché lei lo conosceva il Lotti?' Dice: 'sì, io lo conoscevo perché già dagli anni '50 eravamo vicini di casa perché abitavamo in località bargino quindi l'ho visto crescere, abitavamo...' E diceva, in questa sede, che era a conoscenza di notizie sull'omosessualità del Lotti. Cioè, il Lotti...
Presidente: Non per rapporti diretti.
M.G.: Non per rapporti diretti. Lui sapeva che il Lotti era omosessuale.
Presidente: Va bene.
M.G.: Questo è il discorso che ha riferito il Bonechi. Quindi sull'omosessualità del Lotti io altri riscontri non ne...
P.M.: Bene, dottore, proviamo - se crede - a introdurre l'altro argomento. Proviamo a introdurlo, finché ne ha le forze diciamo.
M.G.: Sì.
P.M.: È da stamani alle nove che lei è...
M.G.: L'altro...
P.M.: Non so, se crede Presidente rimandiamo a do...
Presidente: Sulle lettere... lettera...
P.M.: O sennò rimandiamo direttamente a domattina.
Presidente: Se è stanco o non se la sente più.
M.G.: L'altro argomento è un argomento che richiede molto tempo.
P.M.: Forse allora... Sì, Presidente...
Presidente: Va bene, allora...
M.G.: Perché ci sono due testimonianze che devo approfondire, devo riferire.
Presidente: Allora visto che è già stanco, non se la sente, ed ha ragione...
P.M.: Prababilmente è anche opportuno come concetto unico di cui parlare.
Presidente: Deve riordinare le idee. Va bene. Allora si rinvia a domani mattina alle ore 10.30.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Ordina la nuova traduzione dell'imputato Vanni..

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