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martedì 30 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 giugno 1997 - Terza parte

La lettura di questo post è riservata ai Sostenitori di  
Insufficienza di prove.




I motivi di questa scelta
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È una scelta che ho rimandato finchè ho potuto ma adesso si tratta di decidere se proseguire con un post al giorno dal lunedì al venerdì, come ho fatto negli ultimi quattro anni, o interrompere la pubblicazione di qualsivoglia contenuto su Insufficienza di prove. È una scelta impegnativa che però mi trovo costretto a fare, dato il crescente impegno e gli inevitabili costi da sostenere. Lo dico da un pò di tempo: il momento non è dei migliori ma per andare avanti serve davvero ben poco e se anche solo un terzo di coloro che seguono Insufficienza di prove mi sosterrà in questa impresa, nei prossimi mesi tutto il processo a Mario Vanni e Giancarlo Lotti verrà pubblicato su queste pagine. Diversamente, con estremo dispiacere, io mi fermo qua.

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Flanz


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-1065 articoli nell'emeroteca più completa sulla vicenda;
-568 schede con tutti i protagonisti;
-73 interviste ai principali protagonisti della vicenda;
-85 video sul canale Youtube;
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-Trascrizioni complete e fedeli delle principali udienze sul caso;
-Aggiornamenti e news;
-Oltre 60.000 visitatori annui;

lunedì 29 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 giugno 1997 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Presidente: Bene. Allora avvocato Pepi, c'è lei?
Avvocato Pepi: Sì, Presidente. Avvocato Pepi. Buongiorno, dottore.
M.G.: Buongiorno.
Avvocato Pepi: Io faccio, prima di farle delle domande specifiche, lei, nella sua relazione che è stata ampia, che ci ha impegnato in tutte queste udienze, si è sostanzialmente limitato a riferire una parte, io ritengo, delle indagini da lei svolte. Parte relativa alle dichiarazioni che le sono state rese da varie persone informate sui fatti. Ora, siccome l'articolo 348 prevede anche un'altra forma di indagine che è quella relativa alla ricerca delle cose, delle tracce pertinenti al reato, ecco che il mio controesame sarà rivolto esclusivamente e particolarmente a questo tipo di indagini. Fatta questa premessa, partiamo da una delle sue prime affermazioni proprio dalla parte introduttiva del primo giorno. Lei ha detto, in un certo momento, che come intuizione di investigazione, è stato, sono state effettuate - e avrebbero portate poi a dei risultati — una serie di intercettazioni telefoniche su varie utenze, fra l'altro parlando anche dell'utenza del Vanni. Ora, siccome nella sua relazione lei non ha menzionato i risultati di queste indagini, io le chiedo a - che risultati hanno portato le intercettazioni telefoniche compiute a casa di Vanni? 
M.G.: Io già ho riferito in quella occasione e ho fatto esplicito riferimento alla mia prima nota del 4 dicembre '95, di una richiesta di intercettazione mirata su due utenze: l'utenza dell'abitazione del Vanni e l'utenza dell'abitazione della Nipoletti Filippa. E ho spiegato anche i motivi per i quali avevo chiesto questa attività tecnica di intercettazione. Nel corso della mia deposizione ho riferito anche che l'intuizione che da questa intercettazione, da questa attività tecnica fosse stato possibile acquisire elementi utili per l'indagine, ben presto io l'avevo avuta. E ho richiamato tutte quelle telefonate che erano intercorse il giorno subito dopo le assunzioni testimoniali di alcuni testi, o addirittura lo stesso giorno, sull'utenza della Filippa Ghiribelli (Filippa Nicoletti n.d.r.). Mi riferisco, ho riferito e richiamo qui le intercettazioni del 16 dicembre '95 tra Lotti e la Filippa Nicoletti...
Presidente: (voce fuori microfono)
M.G.: Sì, della Filippa Nicoletti. L'intercettazione, la registrazione delle conversazioni del 21 dicembre '95 tra la Gabriella Ghiribelli e la Filippa Nicoletti; quella successiva del 23 dicembre '95. E quindi, da questa attività tecnica acquisivo notizie che confortavano il mio intuito. Se vuole sapere, se la sua domanda mirava poi in maniera più specifica l'esito di intercettazione sul Vanni... 
Avvocato Pepi: Esatto.
M.G.: ... allora io le rispondo per come, per quello che è emerso. L'attività tecnica. Il Vanni in quel periodo è mancato da casa per un certo tempo. Noi partiamo ai primi di dicembre, con l'attività tecnica, del '95. È stato operato all'occhio, non so, ha avuto un periodo di... un intervento chirurgico, un periodo comunque di degenza ospedaliera, quindi non usava il telefono. E quindi non avevamo modo di poter ascoltare il Vanni in questa attività. E poi è stato arrestato il 12 di febbraio '96. Quindi diciamo che è stata una attività molto ristretta nel tempo. Ricordo però, da questa attività, in maniera particolare, una conversazione che è dei primissimi giorni. Ecco, dei primissimi giorni - possiamo anche vedere eventualmente di rintracciarla e di dare le coordinate precise - dei primissimi giorni in cui la moglie del Vanni, la signora Luisa, parlando con una parente - non so se fosse una nipote - e parlando proprio del Vanni, riferiva che era nervoso, che insomma era agitato in quel periodo. Non spiegava i motivi di questo stato d'animo. Però poi, nel contesto della conversazione, c'è un passaggio, una frase di questo tipo, se non ricordo male. Comunque la telefonata è trascritta, si può andare a prendere. 'Ma sai, non ce la fa più, finisce, che parla' o qualcosa del genere. Cioè, poteva far capire a chi ascoltava che la tensione del Vanni potesse essere ricondotta anche a questa vicenda...
Avvocato Pepi: Mi scusi se la interrompo. Questo mi sembra che sia una impressione sua, una opinione sua su cui si potrà discutere a lungo.
M.G.: Va beh...
Avvocato Pepi: No...
M.G.: Sì, comunque io ricordo questa telefonata che abbiamo noi sottolineato nella nota di trasmissione al P.M., come telefonata che poteva essere utile per le indagini specifiche che stavamo facendo sul Vanni.
Presidente: Io volevo sapere...
M.G.: Poi, come altro, non ne ricordo, perchè...
Avvocato Pepi: Ecco, quindi, nella sostanza, al di fuori di questa telefonata-..
M.G.: Che ricordi io, che ricordi io. 
Avvocato Pepi: ...non c ' è altro.
M.G.: Poi, ecco, sicuramente ci ha materialmente seguito l'attività tecnica potrebbe anche ricordare qualche altra telefonata. Però che ricordi io, come telefonata insomma in qualche caso, non esprimo ecco la mia...
Avvocato Pepi: Ecco.
M.G.: Come telefonata che ho memorizzato è questa qua. Poi, ripeto, non c'è stata la possibilità di poter ascoltare Vanni per via di questa malattia, di questo ricovero, di questa assenza da casa...  
Avvocato Pepi: Va be', basta questa... Mi basta come risposta.
Presidente: Scusi avvocato Pepi, un attimo. lei ha detto che queste frasi che ha ripetuto ora il teste, sono un suo giudizio. Io non lo so, non abbiamo la trascrizione di questa telefonata. Se avete interesse, la potete produrre, vediamo.
P.M.: Per... così per chiarire. L'intendimento del P.M., dato che siamo in controesame, è quello di sentire i testi specifici indicati nella lista testi del P.M. che hanno coordinato, alle dipendenze del dottor Giuttari le operazioni di intercettazione e in particolare coloro che le hanno eseguite. In quella sede, quando sentiremo quelle persone, se non prima, il P.M. chiede di depositare...
Presidente: Va bene. No, io facevo presente questo: l'utilità di avere questa trascrizione.
P.M.: Chiederà di depositare quella trascrizione.
Presidente: Bene.
P.M.: Se necessario e il difensore lo ritiene, lo facciamo da subito, l'andiamo a cercare.
Presidente: No, no, va bene, va bene. Per chiarire questo particolare.
P.M.: Ecco, sarà un particolare che sarà oggetto di testimonianza e ovviamente di controesame in un momento successivo.
Presidente: Bene.
Avvocato Pepi: La domanda era solo mirata a domandare se da queste intercettazioni era emerso qualcosa di importante relativo alle indagini. Perché...
Presidente: Sì.
M.G.: Credo, in questa telefonata che ricordo io, che io ricordi... 
Avvocato Pepi: Se lei ritiene importante...
M.G.: Questa telefonata che ho fatto trascrivere e che ho mandato quindi agli atti. Quindi...
Avvocato Pepi: Passiamo avanti.
M.G.: La frase che io ricordo è quella che ho riferito.
Avvocato Pepi: Bene. Senta, dottore, lei sa sicuramente - perché credo le abbia predisposte e comunque stabilite lei - sono state fatte delle perquisizioni in casa di Mario Vanni.
M.G.: Sì. Abbiamo...
Avvocato Pepi: In che numero, che data, se lo ricorda o no? Questo comunque non ha molta importanza. Subito dopo l'arresto, prima dell'arresto, durante l'arresto…
M.G.: No, guardi, nell'ambito dell'inchiesta Bis, questa qua che, per intenderci, è partita, ho seguito io dopo il 15 ottobre '95, il Vanni è stato perquisito sicuramente il giorno dell'arresto ed ero anch'io presente a casa Vanni. Quindi il 12 febbraio 1996. E ricordo che era stato perquisito anche prima, nell'occasione in cui abbiamo eseguito i decreti di perquisizione del P.M. nei confronti anche degli altri personaggi che erano emersi dalle prime indagini di questa inchiesta Bis. Cioè, la Gabriella Ghiribelli, Filippa Nicoletti, eccetera. Ed è la perquisizione del 23-24 gennaio '96. Non ricordo esattamente il giorno... Comunque o 22, 23... 22-23 gennaio 1996. Quindi, nell'ambito di questa inchiesta sono state eseguite due perquisizioni domiciliari.
Avvocato Pepi: Ecco, quello...
M.G.: Nell'ambito della prima inchiesta, risulterà poi dagli atti...
Avvocato Pepi: Va be', no, no. La domanda, dottore, era rivolta alla sua attività, non...
M.G.: Sì.
Avvocato Pepi: ...del presente procedimento. Nel quale Vanni ne ha avute parecchie di perquisizioni e di interrogatori vari. Io le chiedevo, in relazione proprio a questa perquisizione, è stata...
M.G.: È quella... Mi scusi, quella del gennaio, o quella del febbraio?
Avvocato Pepi: Di tutte e due: gennaio e febbraio.
M.G.: No... A febbraio c'ero io, quindi...
Avvocato Pepi: Va bene.
M.G.: A gennaio comunque è stata fatta dal mio ufficio. Mi dica, sì.
Avvocato Pepi: Comunque i risultati lei li conosce.
M.G.: Sì, sì, certo.
Avvocato Pepi: Ecco, io volevo sapere: è stato, in queste due perquisizioni, rinvenuto in casa Vanni, o nelle pertinenze di casa Vanni qualche cosa che attenga, strettamente agli omicidi che gli vengono contestati? Più precisamente: sono state trovate armi da fuoco, sono stati trovati reperti particolari? Perché questo la Corte non lo sa, è bene che gli venga riferito che cosa obiettivamente stato trovato e sequestrato in casa Vanni.
M.G.: Sì, sì. Armi da fuoco non ne sono state trovate. Sono stati trovati dei coltelli. Ricordo in particolare un coltello abbastanza grande, tipo da macellaio che era nel forno della cucina.
Avvocato Pepi: esatto.
M.G.: Era messo dentro il forno della cucina. Poi delle... Non so come definirle, dei... Non proprio dei coltelli, falce. Comunque sono anche fotografati, potremmo anche far vedere la fotografia.
Avvocato Pepi: Sì.
M.G.: Cioè, degli arnesi da taglio un po' particolari.
Presidente: Falcetto, proprio.
M.G.: Eh?
Presidente: Falcetti.
M.G.: Tipo falcetti, però con la parte posteriore con un prolungamento, tipo una gobba affilata, proprio. Sinceramente non... Se possiamo farla vedere, ecco. È...
P.M.: Io lo voglio fare con l'altro teste. Comunque, dato che c'è l'argomento, se abbiamo... Forse l'unica cosa le dobbiamo prendere dal...
Presidente: Sì, allora vada a prendere il fascicolo di là.
P.M.: Ecco. Così magari questa volta siamo sicuri che è autorizzato.
Presidente: Le mette lì, e le utilizza tutte insieme.
P.M.: Bene.
Presidente: Porti tutto il volume. Mi pare che sia lì, non so.
P.M.: Allora tutte le cose fotografate. Ce ne sono altre, poi nel caso... 
(voce fuori microfono)
Presidente: Allora. Ecco sì.
M.G.: Sì, questi sono gli oggetti che abbiamo sequestrato il 12 febbraio del 1996, coltello che era nel forno della cucina è quello contrassegnato dalla lettera.
P.M.: Forse abbiamo una foto anche particolare...
Avvocato Pepi: Sì, sì, c'è.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Piano, piano.
M.G.: Questo è quello che dicevo io.
Presidente: Una specie di pennato. Pennato, si dice in termine...
Avvocato Pepi: Tipico per tagliare la legna. 
Presidente: Sì.
P.M.: (voce fuori microfono)
M.G.: No, ce ne sono due di questo.
Presidente: Uno più grande e uno più piccolo, sì.
P.M.: Questo che cos'è...
M.G.: Questo è per affidare le lame, un affilalame.
Presidente: Sì, sì. Una pietra focaia.
M.G.: Sì. Pietra che è usata...
P.M.: (voce fuori microfono)
M.G.: Questo è il coltello...
Presidente: Questo è il coltello famoso.
M.G.: Sì. Abbastanza vecchio, non aveva tracce recenti. Abbastanza vecchio, tenuto però, trovato proprio quasi nascosto dentro la cucina, i fornelli sopra, il forno grande. Ecco, dentro il forno, sotto proprio, nascosto c'era questo coltello.
Avvocato Pepi: Più che nascosto era, diciamo, nell'interno del forno.
Presidente: Nel forno.
M.G.: Sì, ma c'era qualcosa sopra. Cioè, aprendo lo sportellone non l'abbiamo visto, era...
P.M.: Dottore, ricorda chi materialmente lo ha rinvenuto, così lo chiederemo a lui...
M.G.: Uno dei miei collaboratori che era lì presente. Credo che sia stata la Scirocchi, credo. Se non ricordo male proprio la Scirocchi. Comunque uno dei miei collaboratori. Ma la Scirocchi...
P.M.: Grazie.
M.G.: O il dottor Vinci, comunque uno...
Presidente: Sempre il particolare...
Segue...

mercoledì 24 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 giugno 1997 - Prima parte

Presidente: Allora, Vanni presente, difeso dall'avvocato Pepi. Faggi non comparso, difeso dall'avvocato Bagattini, presente. Lotti è presente, difeso dall'avvocato Bertini, presente. Corsi non c'è. C'è l'avvocato Zanobini che è presente. Le parti civili, abbiamo Luca Saldarelli, chi c'è? Facciamo come ieri, avvocato Curandai. Bene. Guido Puliti non c'è.
Avvocato Capanni: Avvocato Capanni.
Presidente: Capanni, bene. Allora, Capanni per Puliti. Curandai è presente. Ciappi? C'è l'avvocato... sì, bene. Colao? Diamo Patrizio Pellegrini. Patrizio Pellegrini, ugualmente è presente. Luca Santoni?  
Avvocato Rosso: Ci sono io, Presidente.
Presidente: Bene. Eriberto Rosso, diamolo sempre a Curandai. Bene. Può entrare il teste per il controesame, Giuttari c'è?
P.M.: Il dottor Giuttari, se qualcuno lo avverte. Grazie.
Presidente: Buongiorno, dottore.
M.G.: Buongiorno.
Presidente: Avvocato Pepi, prego.
Avvocato Pepi: Sì. Il collega Bagattini fa un controesame più breve. Iniziava lui e poi...
Presidente: Io non ho nulla in contrario, avvocato. Poteva farlo anche ieri. In ogni modo, va bene.
Avvocato Pepi: Va bene, sennò inizio io. Per me è uguale.
Presidente: No, no. Ieri abbiamo terminato l'udienza in anticipo per consentire a lei... Per carità! Si può sempre fare, no, però voglio dire: avrei preferito che lo facesse ieri. Ad ogni modo, avvocato Bagattini.
Avvocato Bagattini: Sì, molto veloce, signor Presidente. Dottor Giuttari, mi riferisco al delitto di Calenzano del 1981. Vuole riferire alla Corte, per cortesia, la data e possibilmente l'ora nel quale quel delitto ebbe a verificarsi?
M.G.: La data in cui è stato scoperto il delitto è il 23 ottobre del 1981.
Avvocato Bagattini: È vero che i ragazzi erano usciti di casa intorno alle 21.30 della sera precedente?
M.G.: Erano usciti, sì, verso quell'ora, sì. Verso quell'ora. 21.30-22.00. Comunque dopo cena.
Avvocato Bagattini: Dottor Giuttari, nel corso delle perquisizioni subite dal signor Faggi, avete rinvenuto delle agende.
M.G.: Sì.
Avvocato Bagattini: Ecco...
M.G.: Diverse agende anche di quegli anni.
Avvocato Bagattini: Esatto. E mi riferisco, in modo particolare, all'agenda del 1981.
M.G.: Sì.
Avvocato Bagattini: Lei ricorda che tipo di annotazioni vi erano alle pagine del 21 e del 22 ottobre 1981 dell'agenda del Faggi.
M.G.: Io ricordo bene - l'ho riferito ieri - questa annotazione "Bella girata a Travalle", che c'era in questa agenda dell'81, ecco. E queste annotazioni a cui lei fa riferimento, ecco, non lo ricordo.
Avvocato Bagattini: Ecco, si ricorda se era una annotazione relativa a "Celano Fucino".
M.G.: "Celano" sì. Sì, che poi abbiamo chiarito che...
Avvocato Bagattini: Ecco, sia per il 21 di ottobre...
M.G.: Sul giorno, ecco, questo non lo ricordo. Però questa annotazione "Celano Fucino” me la ricordo e abbiamo chiarito, sentendo anche...
Avvocato Bagattini: F.
M.G.: Sì, esatto, l'amico. Che si riferiva ad un recapito di un amico del Faggi, presso il quale il Faggi era stato in passato ospite, per breve tempo, ecco, un giorno così, per la raccolta dell'uva, ecco, per motivi di questo genere, ecco.
Avvocato Bagattini: Si ricorda se quella persona informata sui fatti, signor F., riferì di avere ricordo che effettivamente si era recato in quella località nel periodo ottobre-novembre 1981?
M.G.: Ma guardi, che ricordi io ha confermato che era stato ospite da lui. Aveva confermato questa circostanza, ma sul periodo ha fatto riferimento alla - se non ricordo male - genericamente al periodo in cui c'era o la raccolta dell'uva, o dei pomodori. Cioè, era legato, ha dato come riferimento temporale, ecco, una attività...
Avvocato Bagattini: Agricola, se...
M.G.: Sì, un riferiménto agricolo, ecco.
Avvocato Bagattini: Ecco, queste annotazioni alla pagina del 21 ottobre, 22 ottobre 1981, fu una scoperta vostra, o vi fu indicata dal Faggi?
M.G.: No, no. Questo lo abbiamo notato noi che c'era. E infatti abbiamo sentito l'amico del Faggi, senza...
Avvocato Bagattini: Ecco, senza?
M.G.: Senza che ce lo abbia detto il Faggi, Lo abbiamo sentito noi per capire un po', ecco, che cosa significasse questo "Celico", ecco, questa località. E abbiamo individuato, identificato questo amico e lo abbiamo sentito.
Avvocato Bagattini: Quindi su iniziativa vostra.
M.G.: Sì, sì.
Avvocato Bagattini: È una località, questa, dell'Abruzzo, se non sbaglio.
M.G.: Dell'Abruzzo, sì. Provincia credo...
Avvocato Bagattini: De L'Aquila.
M.G.: De L'Aquila, di Chieti. Credo de L'Aquila.
Avvocato Bagattini: La ringrazio dottor Giuttari.
M.G.: Prego.
Avvocato Bagattini: Un'altra domanda: ieri lei riferiva... Ieri o ieri l'altro, forse, di aver fatto degli accertamenti a proposito delle auto possedute da parte del Faggi.
M.G.: Sì.
Avvocato Bagattini: La domanda che io le faccio è questa: se a seguito dei vostri accertamenti è risultato che Faggi abbia mai avuto in proprietà, ovvero la disponibilità di una Alfa Romeo GT di colore rosso. 
M.G.: No, Alfa Romeo GT no. Infatti noi non lo scriviamo, no. Non ci è risultato questo, no. Come intestato a lui, no.
Avvocato Bagattini: Ecco, avete fatto accertamenti in ordine alla disponibilità, indipendentemente dalla titolarità formale di un'auto...
M.G.: Ma in ordine alla disponibilità su un episodio che risale all'81, a 15 anni prima, come si...
Avvocato Bagattini: Mi rendo conto, però ecco, io le chiedo se è risultato che avesse la disponibilità di un'auto di questo genere.
M.G.: No, abbiamo fatto l'accertamento: al ,PRA. Quelli, i dati ufficiali del PRA non hanno portato ad attribuire il possesso di una autovettura Alfa Romeo al Faggi, ecco. Non abbiamo potuto fare altro.
Avvocato Bagattini: Benissimo. Lei ricorda che cosa ebbe a dichiarare la signora Parisi Rossella a proposito di un incontro di costei che avrebbe avuto insieme a questo fidanzato dell'epoca...
M.G.: Sì, sì. . .
Avvocato Bagattini: Ecco, se vuol riferire alla Corte che tipo di incontro, in quale contesto e qual era l'auto, a bordo della quale, fu individuata una certa persona.
M.G.: Sì, sì. Dunque, la signora Parisi Rossella la identifico partendo da un appunto che era presente nel fascicolo processuale allegato all'identikit fatto all'epoca di una persona. Che adesso spiegherò perché si era resa necessaria questa, si era reso necessario questo identikit. C'era un appunto manoscritto di questo nominativo: Parisi Rossella. Ritengo che potesse essere collegata all'identikit, anche perché negli atti trasmessi all'epoca, si diceva che l'identikit era stato formato sulla base delle dichiarazioni di una coppia. Quindi la identifico, la sento. E effettivamente c'è il verbale sia della Parisi Rossella che del marito, oggi marito, all'epoca, nell'81 fidanzato. Erano insieme in quella circostanza...
Avvocato Bagattini: Mi perdoni, dottor Giuttari.
M.G.: Prego.
Avvocato Bagattini: Eventualmente le altre parti potranno fare altre domande, però la domanda...
M.G.: Sì, sì, arrivo... No...
Avvocato Bagattini: ... che io le faccio è questa: se la persona poi ritratta nell'identikit era a bordo di un'auto e che tipo di auto ebbe a riferire si trattasse – la signora Parisi?
M.G.: Sì, era...
Avvocato Bagattini: Ecco, vorrei soltanto rispondesse a questa domanda.
M.G.: Sì, mi aveva chiesto anche la circostanza in cui si era...
Avvocato Bagattini: Sì, certo...
M.G.: Io stavo rispondendo alla circostanza prima del particolare. La Parisi Rossella stava scendendo quella sera intorno alla mezzanotte da Calenzano Alta. Giunta in prossimità, guidava il fidanzato, ecco, oggi l'attuale marito - credo si chiami Tozzini - giunti in prossimità di un ponticello nelle immediate proprio vicinanze ad un incrocio che a sinistra verso calenzano conduce, a destra verso la località Le Bartoline dove poi si è verificato il delitto, era intoirno alla mezzanotte e vedono una macchina a forte velocità che proveniva da Le Bartoline, svoltare a sinistra verso di loro. E hanno avuto subito paura, perché hanno notato che era una macchina che procedeva molto forte e che il marito, il fidanzato, nonostante cercasse di abbagliare per richiamare l'attenzione, avevano visto che non rallentava, questa sua corsa folle proprio. Per evitare lo scontro, proprio su questo ponticino, il marito, all'ultimo momento proprio fa una brusca sterzata sulla destra. E quindi riesce ad evitare l'impatto. Il marito era impegnato più nella guida, quindi... La moglie, invece, ha avuto modo di vedere questa persona che era alla guida dell 'auto. La vede anche bene perché il marito l'aveva proprio abbagliato, illuminato con i fari della macchina. E vede anche la macchina. Il marito anche, sulla macchina la riconosce, dice: 'era un'Alfa GT di colore rosso - dice - 'anche con i cerchi' - credo - 'in lega', abbia detto. Sì, dà anche un particolare sui cerchi. La moglie descrive questa persona come una persona, dalla posizione in cui stava seduta, che toccava con la testa quasi sul soffitto, come una persona alta. La descrive anche dalle caratteristiche del viso. 'Sui capelli' - dice - 'era stempiato davanti. Però non sono in grado di dire se avesse, se fosse calvo, oppure avesse dei capelli', perché appunto dell 'altezza toccava col capo sul tetto dell'auto e quindi, l'abitacolo dell'auto, e quindi non aveva avuto la possibilità di...
Avvocato Bagattini: Ecco.
M.G.: Fornisce i dati memorizzati di quest'uomo e, sulla base di queste indicazioni, viene fatto l'identikit. che esiste agli - atti e che ;poi è stato anche riferito come: riscontro nell' annotazione che abbiamo fatto all'ufficio del Pubblico Ministero.
Avvocato Bagattini: Un'ultima domanda, dottor Giuttari...
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Bagattini: Prego?
M.G.: Disse che era una macchina sportiva un'Alfa Romeo, credo anche lei, un'alfa Romeo GT di colore rosso. Ecco, questo... Sul tipo di macchina, se non ricordo male, il marito è anche più preciso. Comunque era questa la macchina segnalata dalla coppia.
Avvocato Bagattini: Un'ultima domanda, dottor Giuttari, è questa: se nell'ambito della vostra attività di indagine avete mai preso in considerazione, o in concreto, svolte indagini, attività, su un veterinario di Calenzano.
M.G.: Sì, l'abbiamo svolta perchè il B., credo si chiami. L'abbiamo svolta perché bisognava riscontrare se effettivamente, come risultava da un verbale di interrogatorio dell'imputato, se il B. era amico del Vanni. C'era, in un verbale, questa circostanza che il Vanni ed anche il Lotti, il Lotti era stato una volta da questo veterinario mandato da Vanni per prendere della carne, non ricordo adesso il motivo esatto di questa visita. Abbiamo, lo abbiamo identificato. Adesso sta a san Casciano, il B.. E effettivamente c'era questo rapporto di conoscenza, ecco. Era un veterinario, all'epoca, in servizio a Calenzano, stava a Calenzano. ancor prima abitava a San Casciano, poi è andato a Calenzano, poi è tornato a San Casciano. Attualmente è a San Casciano, perché era anche ammalato. Lo abbiamo sentito a casa, lì a San Casciano, quando abbiamo fatto il riscontro su questa circostanza.
Avvocato Bagattini: Ecco, forse il mio ricordo è sbagliato, ma...
M.G.: Prego.
Avvocato Bagattini: Mi risultava che fosse morto, questo...
M.G.: No, no. Se è morto adesso, non lo so, però l'anno scorso alla data in cui...
P.M.: No no...
Avvocato Bagattini: Gli allunghiamo la vita.
M.G.: Noi abbiamo fatto anche una perquisizione domiciliare e poi lo abbiamo sentito lì a casa, perché era seriamente ammalato ed aveva le flebo, insomma. Non era trasportabile, quindi lo abbiamo, abbiamo assunto le informazioni a casa del B. stesso. Poi, se è morto da allora, non lo... Io, l'anno scorso era vivo di sicuro. Ci sono gli atti.
Avvocato Bagattini: La ringrazio, dottore.
M.G.: Prego.
Avvocato Bagattini: Presidente, non ho altre domande.

martedì 23 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte.

Presidente: Allora, altre domande? Ah, l'avvocato Patrizio Pellegrini.
Avvocato Pellegrini: Al duplice scopo di sostenere, se ce n'è bisogno, la richiesta avanzata stamattina dal Pubblico Ministero di sentire ai sensi del 507 Calamosca Giovanni e di dare una indicazione su quella che è la personalità e in qualche modo la rilevanza, gli agganci, le connessioni che questo personaggio ha con i fatti di cui discutiamo, le chiedo dottor Giuttari, se le risulta dagli atti della sua indagine che Calamosca fu sospettato, indagato e processato per detenzione di armi.
M.G.:Sì, sì.
Avvocato Pellegrini: E se tra queste armi si riteneva che vi fosse anche la famosa Beretta calibro 22.
M.G.:S, sì, questo è un fatto che già risulta anche processualmente. Mi risulta dagli atti, l'ho letto. Il Calamosca in particolare subito dopo il delitto dell'85 venne inserito nella rosa dei soggetti da perquisire, da controllare, da attenzionare nell'ambito proprio delle immediate indagini su quel delitto. Quindi venne sospettato insieme ad altri, insieme anche ai Vinci, venne sentito. Ricordo proprio il verbale del 9 settembre. Il Calamosca venne sentito subito, subito dopo la scoperta del delitto. E poi, nei giorni seguenti, costituì oggetto di una attività investigativa più approfondita che si è articolata anche con perquisizione domiciliare dovuta anche perché vi erano delle testimonianze raccolte dal Giudice, dagli investigatori che riferivano di un possésso della pistola calibro 22 proprio da parte del Calamosca. Vennero fatte delle perquisizioni, venne trovato, ricordo di aver letto, credo un fucile, ma non la pistola e il Calamosca venne poi arrestato per la detenzione illegale di questo fucile, venne quindi ristretto. Gli venne poi notificata l'imputazione anche relativa ai delitti del mostro, imputazione dalla quale poi è stato completamente scagionato. Questo è quello che io ricordo bene di aver letto a proposito dell'attività specifica su Calamosca in ordine alle armi e alla imputazione per i delitti del mostro. 
Avvocato Pellegrini: La ringrazio.
Presidente: C'è altro? Allora, difensori degli imputati, chi è che vuole parlare?
Avvocato Bertini: Io, Presidente. Avvocato Bertini.
Presidente: Allora, l'avvocato Bertini per Lotti.
Avvocato Bertini: Dottor Giuttari, lei nella sua attività di investigazione ho visto che è sempre stato presente anche negli interrogatori del signor Lotti. Ci vuole spiegare come, in che modo è nata questa volontà di collaborare del Lotti? Se è stata una cosa istantanea, se si è evoluta nel tempo, come si è estrinsecata ai vostri occhi questa volontà.
Avvocato Pellegrini: Sì. Posso dire - per essere stato, che ha sottolineato l'avvocato, proprio presente anche agli interrogatori fatti dal P.M. - che il Lotti, la collaborazione del Lotti è stata graduale, progressiva nel tempo. Prima infatti aveva la veste di testimone, testimone oculare insieme al Pucci, veste che Pucci ha mantenuto. E poi col tempo, man mano che si facevano i riscontri, man mano che si riferivano al P.M. i riscontri, gli esiti dell'attività delegata dal P.M., di fronte alle contestazioni del P.M. su fatti specifici il Lotti iniziava gradualmente a ammettere e quindi a collaborare, con una collaborazione che, ho potuto constatare è diventata molto ampia negli ultimissimi interrogatori, precisamente in quelli del 16 novembre '96 e del 23 dicembre '96, quando il Lotti è riuscito a sbloccarsi, a liberarsi, a spiegare al P.M. i motivi per i quali veniva ricattato, per i quali veniva minacciato da Pacciani ad andare con lui, con loro. E che erano motivi molto intimi, molto personali, che aveva avuto difficoltà prima a spiegare. Infatti ricordo bene - ripeto, per essere stato presente in tutti gli interrogatori - che alla domanda specifica del P.M. : 'ma perché lei andava?' 'Mi minacciavano, mi ricattavano'. 'Ma ci vuole spiegare in che cosa consisteva questa minaccia, questo ricatto?' 'Lo sanno loro', rispondeva il Lotti. Non aveva la forza, non aveva il coraggio di liberarsi e di spiegare questo ricatto personale, intimo che chiaramente è difficile poter spiegare. Dal 16 novembre, dal 23 dicembre ecco che ho constatato che proprio Lotti era come un'altra persona, ecco, era molto più sciolto, molto più libero, molto più collaborativo.
Presidente: Bene.
Avvocato Bertini: La ringrazio.
Presidente: Altri?
P.M.: Presidente, chiedo scusa, approfitto del fatto che mi sembra... Ecco io, approfittando di alcune delle domande dei difensori di parte civile, chiederei una precisazione al dottor Giuttari.
Presidente: Sì.
P.M.: Ed è questa...
Presidente: Scusi, volevo dire però che noi ci tratteniamo ancora un altro po', andiamo anche a domani però non è che possiamo interrompere un'ora per andare a domani. No, dicevo all'avvocato Pepi.
Avvocato Pepi: ... forse un intervento breve, ma non lo so in questo momento.
Presidente: Ha bisogno di un po' di tempo?
Avvocato Pepi: Gli argomenti ci sono tanti, almeno un pomeriggio per riguardare un po' le carte mi ci vuole.
Presidente: Va bene. Allora
P.M.: Approfitto io, anche se con una domanda abbastanza mirata.
Presidente: Va bene.
P.M.: Ed è questa. Dottor Giuttari lei ha messo in evidenza due elementi: omicidio del 1985, ci sono delle persone, lei ci ha sostanzialmente parlato Ghiribelli-Galli, che dicono di aver visto la macchina del Lotti, e tutto quello sviluppo che sappiamo sulla presenza di quell'auto, fino alla confessione di Lotti. E lei ci ha descritto come nasce. Dall'altra parte ci ha fatto la descrizione di una casa vicina, quella del mago Indovino, di questo personaggio Indovino che è deceduto e quindi non è stato potuto sentire.
M.G.: Nell'87 è deceduto.
P.M.: E con tutte le caratteristiche che ci ha detto e con tutte le frequentazioni che ci ha detto. Io le chiedo: nella raccolta degli elementi testimoniali ha per caso - perché almeno così è il mio ricordo - avuto qualcuno che le ha detto che quella sera in cui fu vista la macchina, che noi sappiamo di Lotti davanti al luogo dell'omicidio dei francesi in macchina con qualcuno c'era anche L'Indovino? Ricorda...
M.G.: Sì, sì, questo.
P.M.: Ecco, cioè c'è una presenza, almeno nel racconto delle persone, di quell' Indovino anche come spettatore.
M.G.: Sì, sì.
P.M.: Nessuno capisce come mai c'era tutta questa gente, o almeno per capirlo dobbiamo fare uno sforzo perché i racconti sono di diverso tipo. Io le chiedo se qualcuno dei testi che lei ha sentito ha riferito la presenza anche di Indovino, casuale o no, e per quale motivo?
M.G.: In riferimento a quella sera ci sono testimonianze sia di Galli Norberto, che riferisce di essere passato da quel posto con la Ghiribelli e con Indovino, proprio quella notte, stavano porta...
P.M.: Cioè, la sera di cui...
M.G.: La sera del delitto c'era Indovino, dice Galli Norberto..
P.M.: Siccome finora non era emerso.
M.G.: Sì stavano portando a casa l'Indovino, che era ammalato, e il Galli Norberto infatti poi dice: 'io di solito non faccio quella strada, se sono passato da lì probabilmente l'ho fatto perchè avevo l'Indovino a bordo e me l'ha chiesto l’Indovino di passare.
P.M.: Questo dice Galli.
M.G.: Questo lo dice Galli Norberto. Galli Norberto che poi dice che passando dalla piazzola, sotto la piazzola hanno visto questa macchina che era ferma lì all'inizio della piazzola e hanno fatto un commento del tipo: 'beati loro, contenti loro'. Che, secondo sempre Galli Norberto, il commento sarebbe stato fatto dall'indovino Salvatore. Poi, sempre in relazione a quella sera, c'è una successiva testimonianza della Ghiribelli Gabriella - credo però che l'abbia resa al P.M. la testimonianza, ma che comunque io ho letto il verbale perché mi è stato trasmesso per i riscontri - che fa riferimento ad una riunione nella casa di via di Faltignano... casa di via di Faltignano che dista due chilometri circa dal luogo del delitto, io lo dissi nella prima deposizione, comunque lo ripeto, è vicinissimo. La Ghiribelli in un successivo interrogatorio, che credo abbia reso proprio al P.M., riferisce che la sera prima del delitto lei era stata, come al solito, a casa dell'indovino per fare l'iniezione e c'era una riunione di persone, le solite persone che si riunivano il sabato sera lì e che a suo giudizio, per i segni che poi lei notava la domenica mattina, facevano questi riti. Dice la Ghiribelli in questo verbale: 'quella sera ricordo che si parlò anche di questa coppia attendata lì nei pressi, agli Scopeti e si commentava come mai stanno là, non hanno paura del buio', una frase del genere. Ho ricordo di questo, ho memoria di questa dichiarazione della Ghiribelli in un verbale successivo a quello reso a me. Ecco, riferimenti, facendo proprio mente locale a quella sera, i riferimenti testimoniali sono queste due testimonianze del Galli, con la presenza dell'Indovino lì, di transito, insieme a lui e della Ghiribelli, la sera prima del delitto, a casa di Indovino, con questi commenti sulla coppia attendata.
P.M.: Mille grazie. Ancora una domanda per precisare qualcosa che lei ha già detto ma che serve, almeno a me, per capire o far capire meglio. Cioè, lei ci ha parlato di questa casa di via Faltignano, ora io le chiedo se ha fatto degli accertamenti direi, oltre che su fatti, vorrei dire anagrafici, e mi spiego - in questa casa di via Faltignano, negli anni - la mia domanda si riferisce agli anni ‘80-'85 - lei ci ha detto era casolare in cui abitavano sicuramente l'Indovino con la Filippa Nicoletti e quando, lei ha detto, l'Indovino era in carcere c'era stata una frequentazione del Lotti in quella casa con la Nicoletti. Le chiedo: nella casa accanto, proprio nel... accanto, lei ha potuto verificare chi abitava esattamente, perché mi sembra che abitassero persone che lei ha poi citato abbondantemente nella sua ricostruzione a vario titolo. Allora io vorrei che ci dicesse tutte queste persone che lei ha citato come testi, padri, madri, figli, morti o non morti e che ubicazione vi era di questo secondo nucleo familiare rispetto alla casa di Indovino.
M.G.: Sì. Dunque, in questa... bisogna dire che adesso la casa di via Faltignano di cui stiamo parlando, oggi è completamente ristrutturata. Sono state trovate però le foto anche dell'epoca, di com'era all'epoca, sono state anche trasmesse al P.M... La casa, non proprio accanto, in aderenza sulla parte posteriore, quindi proprio alla parte posteriore di questa casa, dove abitava Indovino con la Filippa Nicoletta e che è stata frequentata, nel periodo in cui Indovino era detenuto, da Lotti perché stando con la Filippa andava a trovare la Filippa; accanto, in aderenza proprio a questa casa, dietro, era abitata, abitavano all' epoca, proprio agli inizi degli anni '80, un netturbino di Spedaletto, Trancucci Vincenzo credo che si chiami il nome di battesimo. Presso il quale, presso questo netturbino, nell'80 era andata ad abitare la Sperduto Maria Antonietta, che quindi aveva lasciato l'abitazione di via Chiantigiana della Sambuca.
P.M.: Dov'era morto il marito?
M.G.: Dov'era morto il marito il 24 dicembre dell'80. Quindi nell'80, qualche mese prima che morisse il marito, la donna lascia il marito, si trasferisce, conosce il Trancucci, avvia una relazione col Trancucci, si trasferisce nella casa del Trancucci e porta i propri figli. Quindi abitavano all'epoca il Trancucci, la Sperduto Maria Antonietta, i figli Laura, Luciano e Milva...
P.M.: Ecco...
M.G.: ... e il convivente dell'epoca di Milva, Limongi Vincenzo.
P.M.: Quello che poi è morto.
M.G.: Quello che poi si è impiccato in carcere, nel '90, credo, '91...
P.M.: Quindi abitava lì la Milva Malatesta di cui lei ha più volte parlato nel corso della sua deposizione, come un personaggio, o una persona ora deceduta nelle circostanze che sappiamo - che è comunque presente, tanto è la verità, con relazioni con diversi di questi soggetti, è così?
M.G.: Sì, sì, è proprio così.
P.M.: Fisicamente abitava lì.
M.G.: Fisicamente abitava là con la madre, col convivente, col fratello, la sorella e il Trancucci. Questi erano gli abitanti di quella casa in quegli anni. Da quest'altro lato abitava Filippa Nicoletti, Indovino Salvatore e poi andavano persone a trovare l’Indovino.
P.M.: Non ho altre domande, Presidente. Io ovviamente mi riservo, in seguito, se è necessario di fare, nel corso del dibattimento, qualche altra domanda...
Presidente: Si capisce.
P.M.: ...al teste. Quindi se fosse necessario di richiamarlo.
Presidente: Bene. Allora, l'avvocato Pepi... Gli altri avvocati non hanno domande? Bene. Allora, l'avvocato Pepi vuole domani mattina, vuole del tempo, diamoglielo. Allora, si rinvia a domani mattina alle ore 09.00.
P.M.: Grazie Presidente.
Presidente: Bene.
P.M.: Io per domani mattina faccio presente che penso di citare anche un paio di testi perlomeno.
Presidente: Sì, SÌ.
P.M.: E allora approfitterei, dopo il controesame, di sentire - lo dico prima - i signori Rontini, marito e moglie, anche perché il signor Rontini ha espresso il desiderio di essere presente in aula, così rimuoviamo questo ostacolo formale.
Presidente: Bene.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Allora, nuova traduzione dell'imputato Vanni. A domani.

lunedì 22 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

« DOPO LA SOSPENSIONE »

Presidente: Ci siamo tutti? Sì. Allora, il dottor Giuttari è al suo posto ancora per un po'. Allora, le parti civili, chi vuol parlare?
Avvocato Saldarelli: Avvocato Saldarelli, difensore di parte civile. Dottor Giuttari, lei ha parlato delle dichiarazioni del Calamosca, riferendo anche il luogo ove il Calamosca abita, o dove vive che è quella località La Caburaccia, come lei ha riferito. Senta, la domanda che le volevo fare è la seguente: dagli atti del suo ufficio, questa località è stata oggetto di attenzione o di accertamenti pregressi in relazione ad altri episodi criminosi?
M.G.:Si, sì. Rispondo affermativamente. Risulta dagli atti che è una località, e lo stesso Calamosca per altro ha costituito negli anni '70 soprattutto anche i primi anni '80, oggetto di particolare attenzione investigativa in ordine a sequestri di persona a scopo estorsivo...
Avvocato Bagattini: Mi scusi, Presidente...
Presidente: Si.
Avvocato Bagattini: Sono l'avvocato Bagattini.
Presidente: Prego.
Avvocato Bagattini: Se fosse possibile, prima che il dottor Giuttari completi la sua risposta, spiegare i motivi della rilevanza di questa domanda.
Presidente: Adesso ce lo spiegherà.
Avvocato Bagattini: No, lo spieghi prima chi pone la domanda, ecco.
Avvocato Saldarelli: Se c'è una formale opposizione, Presidente, posso anche spiegarla.
Presidente: Eh, penso di si.
Avvocato Saldarelli: Il senso della domanda.
Presidente: A questo punto penso di sì.
Avvocato Saldarelli: Siccome stiamo parlando, il dottor Giuttari in particolare ha riferito di alcuni elementi significativi relativi ai rapporti e alla conoscenza tra gli attuali odierni imputati e alcuni sardi, o particolare riferimento a Vinci, al fratello e ad altri, la domanda a mio avviso è pertinente, soprattutto laddove fosse individuabile un collegamento pregresso nel tempo e risalente a molti anni prima per l'appunto riferibile a quella tale località, che non è una metropoli, perché la Corte lo sappia. In realtà è poco più di un casolare. Quindi la domanda, a mio avviso, è assolutamente pertinente, perché quella località è stata oggetto di approfonditi accertamenti in relazione ad alcuni soggetti che poi ritroveremo anche in questo processo.
Presidente: Bene. Può continuare.
M.G.: Posso?
Presidente: Sì.
M.G.: Si, stavo dicendo che quella località che effettivamente si tratta di qualche casolare, un vasto appezzamento di terreno dove esistono sempre distanziati l'uno dall'altro altri casolari, alcuni abitabili, altri no di proprietà tutti di Calamosca, nel passato - risulta questo dagli atti - sia negli anni '70 che i primi anni '80, ha formato oggetto di particolare attività investigativa - e lo stesso Calamosca ha costituito oggetto di attività investigativa – in relazione a sequestri di persona a scopo di estorsione e per i quali erano stati sospettati, indagati, imputati, personaggi di origine sarda. Ha costituito inoltre oggetto della ricerca di latitanti anche noti di origine sarda che si riteneva potessero trovare rifugio proprio in quella località. E posso citare anche il nome di Mario Sale, Marino...
Presidente: Non occorre, non occorre.
M.G.: Non occorre?
Presidente: Non occorre, no.
Avvocato Saldarelli: Ecco, risulta dagli atti dell'indagine che quella particolare località, o il Calamosca medesimo in quella sede abbia avuto rapporti con Vinci, con il fratello del Vinci ed altri soggetti di questo processo?
M.G.: No, risulta - e questo l'ho anche detto - che ha avuto rapporti sicuramente con Vinci Francesco il 15 agosto del 1982. È stato catturato, è stato ricercato perché colpito da un provvedimento di cattura per il reato di maltrattamenti in famiglia ed altro, è stato catturato proprio in quella località, proprio in una abitazione del Calamosca. Risulta poi - questo sempre dal verbale del Calamosca di cui ho fatto cenno prima - che il Vinci Francesco, proprio negli anni '70, agli inizi degli anni '70 quasi subito dopo la conoscenza col Calamosca, si era intrattenuto alcuni giorni lì da lui insieme ad una donna che aveva all'epoca, una certa Rescignino Alessandrina (Rescinito n.d.r.) . E aveva fatto anche dei lavori di pitturazione nell'abitazione del Calamosca medesimo. Questo risulta già nel verbale del marzo '97.
Avvocato Saldarelli: Ecco, dottor Giuttari, vorrei da lei sapere con precisione, se ovviamente è in grado di riferirlo, proprio la collocazione geografica di questo sito, cioè della Caburaccia.
M.G.: È un posto sicuramente isolato. Ma per raggiungere la casa del Calamosca e poi le altre case e gli altri casolari di proprietà del Calamosca su questo appezzamento esteso di terreno di proprietà del Calamosca bisogna percorrere una stradina in terra battuta che in alcuni punti anche non è agevole. Diciamo che, ecco, se può interessare, il luogo nell'ottica anche investigativa, in una indagine sui sequestri di persona, è sicuramente con tutta probabilità, direi meglio, un posto che si presta a quel tipo di gestione di reati
Avvocato Saldarelli: Ecco...
M.G.: E anche per i latitanti.
Avvocato Saldarelli: Ma a me, quello che più interessava, era sapere per esempio come ci si arrivava, percorrendo quali strade statali.
M.G.: Ma guardi, si può arrivare da più posti.
Avvocato Saldarelli: Ecco.
M.G.: Io posso indicare la strada che ho fatto io per arrivarci. Uscendo al casello di Barberino, usciti dal casello, si va poi a sinistra, l'indicazione Firenze; a un certo punto c'è il bivio Firenze- Bologna sulla strada chiaramente provinciale si va verso Firenze, quindi si torna indietro verso Firenze. Si arriva ad un altro incrocio dove c'è un cimitero americano. In questo posto, a questo incrocio dove c'è il cimitero americano, si svolta a sinistra, si percorre questa strada verso Firenzuola. Ad un certo punto c'è un altro bivio sulla destra che indica proprio Firenzuola. Si percorre questa strada quindi sulla destra di questo bivio che c'è a questo bivio. Percorrendo questa strada, dopo cinque-sei chilometri circa, sulla sinistra c'è questa strada in terra battuta che porta alla proprietà del Calamosca e che si raggiunge dopo circa un chilometro di percorrenza.
Avvocato Saldarelli: Quindi è collocabile nella direzione Mugello?
M.G.: Sì, esatto. Sì, sì.
Avvocato Saldarelli: Grazie, non ho altre domande.
Presidente: Avvocato Colao? Chi è che vuol parlare?
Avvocato Curandai: Dottor Giuttari... Sì, avvocato Curandai per Laura Rontini. Avrei una sola domanda dottore: proprio ai fini di sondare la attendibilità di Lotti, il quale ci riferisce alcune cose e ci fa capire, ci fa dedurre determinati particolari indirettamente. Allora la domanda è questa: per quanto riguarda le sue conoscenze, gli sportelli di sinistra e di destra del furgone delitto di Giogoli, come si presentavano ai primi inquirenti? Cioè ai Carabinieri al momento dei primi sopralluoghi, al momento delle prime ispezioni? Vale a dire, chiusi o aperti?
M.G.: Sì, ho capito. Dunque, chiaramente io all'epoca non andai sul posto, che non c'ero. Però leggendo gli atti, vedendo le fotografie, abbiamo fatto anche vedere qui le foto, posso dire che gli sportelli lato destro accanto al guidatore, per intenderci, era aperto. Tant'è che effettivamente ho fatto vedere, c'era il bossolo sul sedile, segno che avevano, era stato esploso il colpo di pistola, almeno uno all'interno del furgone. Mentre gli sportelli del lato sinistro erano chiusi. È questo quello che risulta dalla lettura degli atti.
Avvocato Curandai: Grazie, dottore.
Avvocato Colao: Dottor Giuttari, lei si è riferito a quel famoso cartellone col "Sì" e col "No" che faceva precisamente risalire a riti quantomeno occulti. Non voglio dire magici, ma riti occulti dell'inconscio. Ora io chiedo: queste pratiche dove venivano esplicate?
M.G.: Sì...
Avvocato Colao: Lei ha potuto nel corso delle sue indagini accertare dove venivano esplicate questi riti di interrogazione del cartellone?
M.G.: Sì.
Avvocato Pepi: Presidente, opposizione. Avvocato Pepi.
Presidente: Cosa?
Avvocato Pepi: Opposizione, avvocato Pepi. È irrilevante ai fini del processo, i riti magici che eventualmente si siano verificati.
Presidente: Va bene, può darsi che ci sia una motivazione. Continui.
Avvocato Colao: È una precisazione...
M.G.: Posso?
Presidente: Sì, sì.
M.G.: Risulta dalla attività che ho espletato che – e questo da più fonti - che...
Presidente: Scusi un attimo. Noi non conosciamo il movente di questo delitto, tanto per essere chiari, questi delitti. Quindi i motivi possono essere tanti. E una pista potrebbe essere questa. Tutto qui.
P.M.: Siamo qua per accertarlo.
Presidente: Bene. Siamo qui per accertare la verità.
P.M.: Se ci riesce.
Presidente: A favore e contro gli imputati, tutto nel limite in cui è consentito stabilirlo. Bene.
M.G.: Stavo dicendo che ho avuto modo di accertare con l'attività svolta, che questo tipo di riti, da come risulta, satanici c'è chi dice satanici chi...
Presidente: Va bene.
M.G.: Venivano espletati nell'abitazione di via di Faltignano dell'indovino Salvatore. E a tal proposito ricordo la testimonianza della Sperduto Maria Antonietta, la testimonianza della Gabriella Ghiribelli che ha parlato diffusamente delle tracce notate da lei direttamente nell'abitazione dell'Indovino la domenica mattina quando andava a trovare l'Indovino per fare anche le pulizie e sistemare la casa. E ricordo ancora che la Ghiribelli Gabriella, il 27 dicembre del 1995, nell'occasione in cui specificava le tracce che cosa consistevano queste tracce da lei notate, aveva descritto minuziosamente il cartellone che aveva notato, che aveva visto su questo tavolo e che poi, esaminando i documenti sequestrati a suo tempo al Pacciani nel 1990, o meglio, acquisiti nel '90 e sequestrati dal P.M. nel luglio del '91, trovavamo un pieno riscontro, perché Pacciani aveva un cartellone a casa descritto che corrisponde perfettamente, si può sovrapporre in maniera proprio piena alle dichiarazioni della Ghiribelli Gabriella del 27 dicembre 795. Quindi, come luogo che io ho accertato da queste risultanze, da queste emergenze investigative, sicuramente l'abitazione di via di Faltignano del mago Indovino, e lo stesso Indovino non faceva mistero della sua attività di mago. Lo stesso Indovino lo scriveva all'inizio di questa sua inspirazione magica, lo scriveva nelle lettere che mandava dal carcere alla Filippa Nicoletti, alla sua donna. E queste lettere sono state sequestrate a casa della Ghiribelli e sono agli atti. Quindi mi sembra come dato accertato, come riferimento è l'abitazione di via di Faltignano.
Avvocato Colao: Dottore, scusi riguardo proprio a questo punto, a queste precisazioni che lei ha svolte, le indagini hanno preso corso in questo senso per verificare se tra i partecipanti a questi riti vi era anche l'odierno imputato ed anche altri che, non so, Pacciani stesso. In qualche modo lei ha indagato in questo senso per vedere se a questi riti partecipavano il Vanni, Pacciani, Lotti, questi personaggi che poi sono coinvolti nella vicenda che ci riguarda.
M.G.: Ma guardi, per questi riti, le testimonianze sono che quelle raccolte sulla frequentazione di quella casa da parte del Lotti che stava con la Filippa Nicoletti che aveva questo rapporto con la Filippa Nicoletti e che frequentava quella casa più assiduamente, soprattutto nel periodo in cui l'indovino era in carcere. Poi abbiamo le testimonianze che parlano di aver visto in quella casa, andare in quella casa, Vanni e Pacciani. Ecco, quindi sono testimonianze che riportano ad una frequentazione da parte degli imputati di quella casa, ma non testimonianze dirette che hanno visto queste persone, questi imputati che facevano ecco questi riti.
Avvocato Colao: Grazie.
M.G.: Non c'è nessuna testimonianza.
Avvocato Colao: Grazie, dottore.
M.G.: Prego.
Avvocato Colao: Per guanto riguarda però le escissioni che è quello che ci interessa e i feticci, queste indagini che lei ha svolto con riferimento a questi riti magici e satanici che ovviamente potevano degenerare come hanno degenerato, che risultati hanno dato per quanto riguarda le escissioni e i feticci? Che orientamento c'è stato da parte della Polizia Giudiziaria?
M.G.: Ma io su questo punto, in questo momento non posso dire nulla, perché non ho certezze. Ci sono attività ancora in corso su altri segmenti investigativi, però non posso riferire io cose che non sono note, oppure cose di cui non ho la certezza. Quindi, a questa domanda, non posso rispondere.
Avvocato Colao: Ma come investigatore lei vede un nesso...
M.G.: Come investigatore io posso avere...
Avvocato Colao: Un nesso, una connessione.
Avvocato Pepi: Opposizione, opposizione. Questo...
Avvocato Colao: Va bene, allora passo a un'altra domanda. Per quanto riguarda i contatti fra Sgangarella e Pacciani, lei ha detto che Sgangarella promise in dono una casa a Pacciani. Naturalmente avrà indagato i motivi di questa promessa di una casa. Una casa non è una cosa da poco.
Presidente: Ha già risposto precedentemente, non ha...
M.G.: No, questo mi pare di essere stato ieri...
Presidente: Sì, bene.
Avvocato Colao: Allora grazie, non ho altre domande.
M.G.: C'è don Cuba che conferma di questo ruolo, però il motivo non è emerso.

venerdì 19 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

P.M.: Lei ha verificato se in qualche modo c'era qualcuno che diceva la stessa cosa.
M.G.: Esatto.
P.M.: Bene. Vediamo un attimo cosa...
M.G.: Innanzitutto i figli di G.R., che era l'amico intimo del Faggi e che è morto, il G.R. come ho detto prima, nel '94. I figli riferivano proprio di un rapporto particolare che esisteva tra il genitore e il Faggi. Rapporto che era visto male dalla propria madre, anche per le voci che circolavano in paese.
P.M.: Cioè con caratteristiche omosessuali? Dice questo.
M.G.: Sì, ecco, i figli non l'hanno detto espressamente... sono i figli. Però quello che hanno riferito in maniera particolare che era un rapporto intimo... 
P.M.: Con le indicazioni...
M.G.: ... particolare che faceva discutere, faceva parlare nel paese e la madre era molto contrariata di ciò. Poi altro riscontro documentale, più riscontri, in questa direzione, li rilevavo dall'esame delle agende sequestrate a Faggi.
P.M.: Ci vuole spiegare?
M.G.: Sì. Nelle agende sequestrate a Faggi, in occasione dell'arresto e della perquisizione del 1 luglio '96...
P.M.: Quindi perquisizione che avete fatto voi successivamente?
M.G.:Esatto.
P.M.: Per questa indagine?
M.G.: Per questa indagine, in occasione dell'arresto, per eseguire l'ordinanza di custodia cautelare e del decreto di perquisizione. Abbiamo eseguito la perquisizione sia nell'abitazione che nelle pertinenze, tra cui il garage della macchina adibito anche a deposito e abbiamo trovato, lì e sequestrato diverso materiale. Tra cui falli di legno di varie dimensioni, numerose agende anche degli anni '70, degli anni '80. E nelle agende per come è emerso dall'esame di esse, erano riportati più volte apprezzamenti su uomini.
P.M.: Ce le può indicare...
M.G.: Posso citarne alcuni che ho riferito nell'annotazione.
P.M.: Sì, dato che l'annotazione...
M.G.: Sì, sì. In un'agenda dell'anno 1976, al giorno 22 aprile, risultava scritto; "Fuci" - oppure Fici, non si capisce bene il cognome - "impresa edile da Pucci Roberto. Bello. È stato lui in prolungato sguardo. Muratore. Dato mio biglietto da visita. Viene a trovarmi". Agenda anno '76, sempre, al giorno 23 maggio, l'annotazione: "Andarlo a trovare per materiale, Fici" - o Tici - "Pasquale. Da P. R.. Bel materiale. Bello" . Agenda anno '83, giorno 2 luglio, c'è scritto: "Viene alla Casa del Popolo ore 22.00 tardi. G. L. dopo cena viene alla Casa del Popolo". Al giorno 3 luglio: "Viene a Calenzano L.. Alto. Guasti, più biondo, basso". Agenda anno '87, giorno 18 febbraio, c'è scritto: "Graziano va a fare il militare l'11/03/87, detto che mi scriva. Gli ho detto che non perda il mio biglietto da visita. Fatto capire per la foto". Al giorno 11 agosto c'è scritto: "Con Ostilio, è un leone, tremendo maremmano". Agenda anno '88, al giorno 21 febbraio c'è scritto : "Bellissima giornata a Leccio con Alessandro". Al giorno 16 luglio c'è scritto: "Mi ha telefonato F. della Ceramica B., mi ha detto passato ordine, due ... Firenze, detto di venire da me due giorni" - tra parentesi - "fatto capire". Agenda anno '89, al giorno 24 gennaio vi è scritto : "Mi ha telefonato V. C. per provare con un giovane di Firenze” - tra parentesi - "si". Agendina anno '95, al giorno 29 dicembre '94 vi è scritto : "Ore 13.00 venuto Luis, dormito bene". Luis, abbiamo accertato dai documenti rinvenuti e sequestrati, dalle foto, che è un intimo amico del Faggi, cubano, il Faggi è andato anche a Cuba a trovarlo. Quindi c'è scritto: "Dovrebbe venir Luis, telefona. Non venuto, aspettato tutto il giorno". Queste le annotazioni più...
P.M.: Che a lei sono apparse di mettere in evidenza.
M.G.: Sì, che sono...
P.M.: Da mettere in evidenza.
M.G.: Esatto. Altri riscontri. La testimone Cencin Gina, vicina di casa della Sperduto Antonietta...
Presidente: Si chiama?
M.G.: Cencin.
P.M.: Sono tutti testi indicati nella lista, Presidente.
M.G.: Sentita il 26 maggio '94 aveva dichiarato di riconoscere il Faggi come persona che aveva visto con Pacciani e Vanni a San Casciano. Altro riscontro: in un' agenda del 1981,- che è l’anno del delitto, di Calenzano - il 23 ottobre '81 - in questa agenda rilevavo l'annotazione: "Bella girata a Travalle". Travalle è località dove si è verificato il duplice omicidio.
P.M.: In che data è questa annotazione?
M.G.: Questa è del 1981, nell'agenda del 1981.
P.M.: Va bene. Poi tanto è in sequestro.
M.G.: Sì, è sequestrata. Altro riscontro: l'abitazione del Faggi, che abita a Calenzano, abita vicino al luogo dove si è verificato il delitto.
P.M.: Lei ha accertato qualcosa personalmente sul punto? Ha visto lei personalmente l'ubicazione sia del posto che della casa, o personalmente non l'ha fatto questo accertamento?
M.G.: No, questo non l'ho fatto personalmente.
P.M.: Non l'ha fatto lei.
M.G.: Però l'hanno fatto i collaboratori e risulta...
P.M.: Lo vedremo.
M.G.: Sì.
P.M.: Bene, grazie.
M.G.: Riscontri su Faggi io avrei terminato.
P.M.: Dottor Giuttari, per completezza, mi sembra che almeno allo stato la ricostruzione delle indagini e dei riscontri che lei ha fatto sono completati. Vorrei riprendere un attimo un discorso che lei aveva fatto ieri in merito agli accertamenti che aveva fatto a riscontro di quelle dichiarazioni, che provengono sempre dal Lotti, circa la detenzione del Vinci del 1983 - il Vinci Francesco - il quale, lei ci ha raccontato e d'altronde lo sapevamo in atti, viene di fatto, scarcerato, comunque scagionato dopo l'omicidio ai danni dei tedeschi. E lei ci ha raccontato quelli che erano gli elementi oggettivi e testimoniali o comunque di codetenzioni relativi proprio a queste persone. Volevo da lei sapere ancora sulla, diciamo non tanto personalità del Vinci, ma sui rapporti fra il Vinci e questi fatti - o meglio fatti antecedenti, fatti che anche sono oggetto di questa indagine - ha acquisito ulteriori riscontri?
M.G.: Mah, su questo punto ho già fatto riferimento ieri, posso approfondirlo.
P.M.: Sì, grazie. Se crede...
M.G.: In particolare dalle dichiarazioni resemi da Calamosca Giovanni.
P.M.: Ci vuole spiegare?
M.G.: Calamosca Giovanni, richiamo il verbale del 13 marzo '97. Il Calamosca, come dicevo ieri, è intimo amico di Vinci, aveva anche dato ospitalità al Vinci presso la sua abitazione nell'’82, quando Vinci venne arrestato. Aveva ricevuto delle confidenze da Vinci. Vinci gli aveva detto chiaramente che aveva fatto il delitto del 1968 insieme ai…
P.M.: Questo lo dice Calamosca.
M.G.: Questo lo dice Giovanni Calamosca. Insieme al marito. della Barbara Locci: Stefano Mele. Racconta anche che aveva promesso soldi al Mele per non farsi chiamare in causa, cosa che, il Mele in un primo tempo aveva mantenuto, ma poi vedendo che non arrivavano i soldi aveva fatto dichiarazioni chiamando in causa anche il Vinci Francesco. Gli aveva confidato, in relazione a quel delitto, che la pistola era la sua pistola, era sua questa pistola. 
P.M.: Di Vinci
M.G.: Di Vinci Francesco. Il Calamosca, in questa sua dichiarazione testimoniale, dice proprio apertamente: 'il Vinci mi disse ciò, dato lo stretto rapporto di amicizia e di confidenza tra di noi, con certezza’. 
P.M.: Glielo disse quando... Lei ci ha raccontato che voleva scappare...
M.G.: Sì. Glielo disse perché il Vinci, che era preoccupato - e il Calamosca spiega perché era preoccupato il Vinci - il Vinci voleva espatriare, voleva andare, gli aveva detto, il più lontano possibile. E si era rivolto a lui dicendogli di non badare a spese, facendogli quindi capire che poteva disporre di tanti soldi... 
P.M.: Come mai a Calamosca? Lei ha appurato la personalità...
M.G.: Calamosca perché Calamosca... Sapeva che il Calamosca aveva amicizie a Milano e quindi dice a Calamosca: 'vedi se puoi farmi avere, tramite le tue amicizie, un passaporto per espatriare il più lontano possibile. Non badare a spese perché i soldi ci sono’. Poi non ebbe la possibilità il Calamosca di muoversi perché dopo qualche giorno il Vinci fu arrestato, il 15 agosto dell'82. Però pochi giorni prima dell'arresto ha manifestato questa sua volontà di andar via dall'Italia, questa sua preoccupazione. Preoccupazione, dice il Calamosca, che era ricollegabile alle vicende dei delitti del mostro, in quanto, a giudizio, a quello che ha capito il Calamosca il Vinci ricattava la persona a cui aveva dato la pistola. E a proposito di questo ricatto il Calamosca cita poi l'omicidio del Vinci. Calamosca dice: 'veda, e questo non è solo un pensiero mio ma è la voce che circola nell' ambiente anche del Vinci, nell'ambiente dei sardi che io conosco bene. Non ha voluto comunque, non ha fatto i nomi di questi personaggi sardi. Ma ha detto: 'la voce che circola, il Vinci è stato ammazzato perché non era più affidabile, nel senso che avrebbe potuto parlare perché si ubriacava, non era più riservato, costituiva un pericolo’. Pensi un po', sono queste dichiarazioni di Giovanni Calamosca che risultano da questo verbale che ho citato prima. Il Calamosca: 'il Vinci che io, ripeto, conoscevo benissimo, era in fondo un ladro di bestiame, faceva furtarelli di bestiame che poi andava a vendere a ricettatori. Non era un doppiogiochista - usa questa parola - e spiega: ’doppiogiochista nel senso che era uno che dava soffiate alle Forze di Polizia. Quindi, per essere ucciso con quelle modalità in quel modo, bruciato, incaprettato nel cofano della macchina' - dice lui e dicono le voci dell'ambiente sardo - non è sicuramente per le attività delinquenziali cui era dedito il Vinci'. Quindi il Calamosca parlava di questo stato di preoccupazione. E ieri ho fatto cenno che queste dichiarazioni riscontravano, andavano ad incastrarsi con quelle là di Sgangarella che aveva riferito dello stato di preoccupazione di Vinci, perché glielo aveva manifestato il Vinci stesso. Andavano ad incastrarsi con quelle di don Cuba che aveva visto Vinci in carcere disperato, si sbatteva la testa al muro. Calamosca diceva che lui aveva sempre sospettato, quando si erano verificati i delitti attribuibili al "mostro" che Vinci comunque sapesse notizie su questi fatti, proprio perché, dice, diceva: 'io ero a conoscenza che la pistola con cui erano stati fatti tutti questi delitti era una pistola che all'origine era di Vinci Francesco. Quindi, per me, quando si verificavano questi delitti, io pensavo che comunque sapeva, era uno che sapeva'. Il Giovanni Calamosca, sempre in queste sue dichiarazioni ho fatto un breve cenno ieri delle frequentazioni del bar di Prato dov'era stato anche Calamosca a cercare il Vinci. E poi di questo incontro del Vinci in una trattoria del Barberino con una donna riconosciuta...
Presidente: Senta, questo Calamosca, che fine ha fatto?
M.G.: Questo Calamosca è a casa sua, è vivo.
Presidente: È vivo.
M.G.: È vivo a casa sua. 
P.M.: Bene. Presidente, la domanda, il dubbio suo è legittimo. Lo abbiamo avuto tutti.
M.G.: Questo io l'ho... 
P.M.: Non fanno che morire, quelli che parlano...
M.G.: No, siccome non è indicato tra le persone da sentire, poteva avere una certa rilevanza. Lo dicevo per questo, lo volevo sapere per questo.
P.M.: Lo chiederemo alla Corte di integrare... Evidentemente è una svista.
Presidente: Eh.
M.G.: Io l'ho sentito...
P.M.: Vediamo, se la Corte lo ritiene...
M.G.: Io l'ho sentito il 13 marzo '97...
Presidente: Eh, appunto, si può... con il 507.
P.M.: Certo. No, mi riferivo benissimo a quello. Invocavo quel potere della Corte perché evidentemente è scappato.
Presidente: Sì, SÌ.
M.G.: L'ho sentito il 13 marzo del '97 su delega del P.M.
P.M.: A meno che non sia fra gli imputati di reato connesso... Allora è scappato. Se è indispensabile ne faccio richiesta già da ora. Dottore, ha altro sul punto?
M.G.: No, stavo riferendo per ultimo la circostanza già di questa...
Presidente: Scusi se l'ho interrotta, ma è un appunto da...
M.G.: Prego. No, no, io...
Presidente: È un punto da precisare, perché poi sfugge.
P.M.: No, no, me lo
M.G.: Comunque è vivo. Il Calamosca è a casa.
Presidente: Si parlava di morti impiccati, bruciati...
P.M.: Sì, ne siamo tutti... Comunque il verbale c'è, Presidente.
Presidente: Va bene.
P.M.: Sempre per quei numeri lì del Codice...
Presidente: Va bene.
M.G.: Niente, stavo dicendo, sempre per completare, che in questa sede della deposizione, lui, il Calamosca esamina un fascicolo che contiene parecchie fotografie, fascicolo fotografico che è allegato al verbale. Quindi è stato trasmesso all'ufficio del Pubblico Ministero. Riconosce vari personaggi, tra cui il Vinci Francesco, chiaramente; il Vinci Salvatore che è il fratello di Vinci Francesco. Riconosce Sgangarella Giuseppe, riconosce la moglie di Vinci, riconosce la Rescignino Alessandrina (Rescinito n.d.r.) che è una donna con cui era stato Vinci negli anni '70, aveva avuto una relazione. Riconosce il Rubino... Riconosce, tra queste, la donna presentatagli dal Vinci nella trattoria di cui lui non sapeva il nome e che è risultata essere, da questo riconoscimento, la Milva Malatesta.
M.G.: Infatti lui dice, quando riconosce questa donna e viene detto dopo il riconoscimento che si tratta di Milva Malatesta: 'io, quella persona l'ho vista al ristorante con Vinci, però non so il suo nome'. Quindi lui l'ha ricordata cosi come l'ha vista.
Presidente: Senta, dove sta questa persona, il Calamosca?
M.G.:Questa sta in località Caburaccia numero 14 di Firenzuola. È un po' disagiato arrivare. Io conosco il posto perché siamo...
Presidente: Località?
M.G.:Coburaccia, Coburaccia.
P.M.: Caburaccia.
M.G.: Caburaccia. Abbiamo eseguito anche una perquisizione domiciliare, quindi sono andato sul posto. Ed è nel comune di Firenzuola, località Coburaccia, via II Poggio numero 14. È nato a Imola provincia di Bologna. Il Calamosca non è sardo. Ha avuto sempre ed ha tuttora amicizie sarde, perché è un possidente, ha dei terreni, ha degli allevamenti. Ha avuto ed ha come dipendenti sardi.
Presidente: Nel Mugello, nel Mugello, no?
M.G.: Prego?
Presidente: Firenzuola nel Mugello.
P.M.: Si, sì, Mugello.
M.G.: Sì, si esce a Barberino, poi si...
Presidente: Sì, sì. Insemina, è lì vicino. Va bene.
M.G.: Io avrei terminato.
P.M.: Bene, Presidente. Anch'io ho terminato, chiedo un attimo, una piccola sospensione e poi vediamo se passare al controesame...
Presidente: Facciamo una sospensione di dieci minuti, poi il controesame degli... Va bene.
P.M.: Va bene, grazie.
Avvocato Pepi: Dicevo, per il controesame, siccome io ho da fare un controesame penso non brevissimo...
Presidente: Può farlo anche domani mattina.
Avvocato Pepi: Ecco. No, ecco. Dicevo proprio quello.
Presidente: Iniziamo la mattinata, poi non... Il tempo che vuole, siamo qui.
Avvocato Pepi: Certo.
Presidente: Bene. Sospendiamo dieci minuti, eh.

giovedì 18 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Seconda parte

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Flanz


I numeri di Insufficienza di prove (al 17 aprile 2013)
-1240 posts;
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-Trascrizioni complete e fedeli delle principali udienze sul caso;
-Aggiornamenti e news;
-Oltre 60.000 visitatori annui;

mercoledì 17 aprile 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 26 giugno 1997 - Prima parte

Presidente: Allora, Vanni Mario: presente. È difeso dall'avvocato Pepi. L'altro avvocato come si chiama?
Avvocato Pepi: Avvocato Vianello.
Presidente: Come?
Avvocato Pepi: Valerio Vianello.
Presidente: Bene. Faggi, c'è? No. Difeso dall’avvocato Fenies. Lotti Giancarlo? Presente. Difeso dall'avvocato Bertini, presente. Corsi Alberto, non c'è. Difeso dall'avvocato Zanobini che è presente. Parti civili: Luca Sald.arelli, presente. Puliti? Difeso... Lo sostituisce l'avvocato Curandai, va bene? Curandai è presente. Ciappi.
Avvocato Voena: Voena.
Presidente: Voena, bene. Avvocato Colao, lo sostituisce l'avvocate Curandai. Va bene, Curandai?
Avvocato Curandai: Sì.
Presidente: Patrizio Pellegrini: è presente. Luca Santoni è presente. Eriberto Rosso, l'avvocato Saldarelìi. Va bene. Tutti a posto, possiamo iniziare. Pubblico Ministero, può entrare il teste...
P.M.: Sì. Vorrei introdurre ancora il teste, dirigente della Squadra Mobile, dottor Giuttari per vedere di completare le domande che intendo fare.
M.G.: Buongiorno.
Presidente: Buongiorno.
P.M.: Presidente, quando crede...
Presidente: Sì, sì, può partire.
P.M.: Grazie. Dottor Giuttari, volevo un attimo approfondire quelli che sono stati i suoi accertamenti o riscontri in merito alle direi frequentazioni o elementi acquisiti in merito alle conoscenze reciproche fra gli imputati. Soprattutto per quello che riguarda sia le persone del Lotti di cui abbiamo parlato ieri, che quelle del Vanni, così come emergono dagli elementi che lei ha acquisito sentendo altre persone.
M.G.: Sì. A questo proposito ho sentito alcune persone che hanno avuto contatti e rapporti di frequentazione con gli imputati e cito, faccio riferimento in particolare alle testimonianze di Lorenzo Nesi e di Antonietta Sperduto. Lorenzo Nesi è un teste che già era noto nel processo a carico di Pacciani. Era stato sentito più volte nel '90 e nel '94. Ricordo che il teste nel dibattimento parlò di aver visto la notte del delitto degli Scopeti il Pacciani da lui riconosciuto a bordo e alla guida della Fiesta con un'altra persona accanto a lui che non aveva riconosciuto, in circostanza di tempo compatibile con il delitto. Lo sento, su delega sempre dell'ufficio del Pubblico Ministero, il 28 febbraio '96. Nei precedenti verbali aveva fatto cenno il Nesi ai rapporti di frequentazioni di Vanni e di Lotti con la Filippa Nicoletti e ai rapporti di Vanni in particolare, con la Sperduto. E aveva fatto, aveva riferito la circostanza relativa alla preoccupazione di Vanni per via di, a causa di minacce subite da parte di Pacciani. Aveva riferito, in particolare, di una lettera che Vanni aveva ricevuto dal carcere da Pacciani e che lui, a lui risultava direttamente questa circostanza, quindi per cognizione diretta perché Vanni, in una occasione, dopo aver ricevuto la lettera, gliela fece vedere così in mano e lo prego di accompagnarlo dalla moglie di Pacciani perché aveva necessità urgente di parlargli. Questo è il Nesi, questi sono diciamo i fatti, così come già risultavano e come si presentavano alla lettura degli atti precedenti. Lo sento il 28 febbraio del 1996. Innanzitutto sulla sua conoscenza con Vanni e sulla sua frequentazione. E qui il teste, a proposito, mi riferisce di conoscere Vanni da circa xx anni. Vanni era un amico intimo dello zio del teste che era anche lui postino, poi morto: Dori Oliviero. E mi riferisce che, dalla prima metà degli anni '70, aveva iniziato a frequentare il Vanni. In pratica il teste raccontava che all'epoca per ragioni di lavoro, era solito girare in alcuni paesi della provincia di Firenze per trovare negozianti, ecco, proprio per l'attività commerciale che svolgeva. In questi giri gli era capitato più volte di incontrare il Vanni, o alla stazione della SITA, o in paese che faceva l'autostop per venire a Firenze. E quindi gli era capitato di fermarsi, di dargli un passaggio e di accompagnarlo a Firenze. O dal nipote del Vanni; oppure a prostitute. Ecco che a quell'epoca, inizi prima metà anni ’70 il teste inizia a datare non la conoscenza che era antecedente, ma un rapporto di frequentazione prima così quasi occasionale per dare i passaggi al Vanni; e successivamente invece anche un rapporto di frequentazione per esperienze sessuali con prostitute anche insieme. E qui cita, si sofferma anche a riferire nei dettagli, ecco, i rapporti alquanto anomali con prostitute del Vanni. Indica anche le prostitute dove erano soliti andare, tra cui una certa Manfredi Gina che poi si era suicidata gettandosi dalle trombe delle scale. Cita anche una esperienza in cui erano stati insieme con questa Manfredi e con la donna di servizio di questa Manfredi. Fa riferimento alle difficoltà del rapporto sessuale del Vanni che usava vibratori che si portava con sé. La Manfredi ce l'aveva...
Presidente: (voce fuori microfono)
M.G.: prego? Posso?
Presidente: Sì, sì.
M.G.: E quindi riferisce proprio con dettagli quello che a lui risulta per avere vissuto questa esperienza diretta con il Vanni. Parla anche di una prostituta che abitava in via della Scala. Parla anche di prostitute che venivano contattate dal Vanni alle Cascine, che poi lui, il teste, il Nesi, metteva a disposizione il proprio furgone al Vanni per avere il rapporto con la prostituta alle Cascine. Ecco, fa un quadro di questo genere, dove emerge la specificità del rapporto sessuale di Vanni. Riferiva poi, sempre a proposito di queste esperienze femminili del Vanni, i rapporti avuti dal Vanni con Maria Antonietta Sperduto. Chi è Maria Antonietta Sperduto? È la moglie di Renato Malatesta, l'uomo che nella casa di via Chiantigiana, alla Sambuca, il 24 dicembre 1980 venne trovato impiccato ad una trave. E riferisce quindi di questa frequentazione del Vanni con la Sperduto, di questi rapporti del Vanni con la Sperduto, sottolineando che il Vanni con la Sperduto era riuscito dopo vari tentativi ad instaurare, ad avviare un rapporto sereno anche sotto il profilo sessuale. Fino a quando però durò questo rapporto? Fino a quando non portò dalla Sperduto anche il Pacciani. E allora, in quella occasione, si erano verificate scene di violenza nei confronti della donna e Vanni non riusciva più ad avere con la donna stessa un rapporto sessuale sereno. Sottolineava che il Pacciani era violento. E che il Pacciani in quella occasione in cui andava con il Vanni dalla Sperduto picchiava, quando trovava sul posto chiaramente, il marito della donna. Cioè il Malatesta Renato. Su questo punto della frequentazione, su questo aspetto della frequentazione di Vanni e Pacciani dell'abitazione della Sperduto, dei rapporti del Vanni con la Sperduto e degli atti di violenza di Pacciani sul marito della Sperduto, vi sono anche i riscontri delle dichiarazioni dei figli della Sperduto che ho sentito il 7 marzo 1996: Malatesta Luciano e Malatesta Laura. Malatesta Luciano, per altro, in una occasione testimone oculare, perché si trovava casualmente a casa. Perché il Vanni andava e si soffermava nella abitazione della Sperduto quando faceva il giro della posta, quindi la mattina. Nei momenti quindi in cui il marito solitamente era a lavorare nei campi e i figli erano a scuola. Una mattina invece c'è il Malatesta Luciano, assiste ad una scena di violenza del Vanni sulla madre e quindi cerca nonostante la giovane età, cerca di reagire. Dice: 'lascia stare mia madre, stai fermo, non picchiare mia madre'. E il Vanni lo redarguisce, dice: 'no, vattene, altrimenti ti do uno schiaffo'. Il verbale 7 marzo 1996. Malatesta Laura, nel verbale sempre del 7 marzo '96, confermava di essere stata testimone oculare ad un pestaggio da parte di Pacciani ai danni del proprio genitore, Pacciani, aiutato in quella circostanza da Andriaccio Antonio. E confermava in questa data questo episodio che già aveva riferito ai Carabinieri in due altre occasioni: il 26 settembre '92 e il 10 giugno '94. Tornando al Nesi riferiva, a proposito sempre della Sperduto e del rapporto del Vanni e del Pacciani con la Sperduto e delle violenze cui il marito della Sperduto era stato...
Avvocato Pepi: Presidente, mi scusi. Avvocato Pepi. Qui mi sembra che allora non ci siamo intesi, anche in relazione alle altre udienze. Qui si continua a parlare di fatti che sono estranei al capo di imputazione. Su questi, che abbia il dottor Giuttari, fatto delle indagini che possono integrare o collaborare certi tipi di investigazione, è un discorso. Ma che oggi ci venga a riferire fatti che coi cinque omicidi di cui si deve discutere, mi sembra che si sia veramente al di fuori. Perché sennò qui a questo punto si sta a fare una relazione su tutti i fatti inerenti vicini...
Presidente: No, si sta parlando dei rapporti che legavano il Pacciani, il Vanni e altri personaggi.
Avvocato Pepi: Va bene, ma Presidente, ma qui si dovrebbe... Il teste dovrebbe, a mio avviso, relazionare soltanto su… (voci sovrapposte)
Avvocato Pepi: ... relativi agli omicidi. Ora è una giornata che si parla della Sperduto, del Malatesta, di altre persone che su questo processo non hanno nulla a che vedere.
Presidente: Allora, la domanda era dei rapporti tra il Vanni, il Pacciani e poi vedremo anche del Faggi. Cosa può dire su questo punto? Magari i rapporti particolari del marito, la Malatesta e gli altri, possiamo sorvolare. Insomma, dire il più possibile brevemente. Va bene?
M.G.: Riferiva, sempre in relazione a questi rapporti, il Nesi, una circostanza riferibile alla frequentazione di Pacciani e Vanni della piazzola degli Scopeti, dove si è verificato poi successivamente l'8 settembre 1985, il delitto ai danni dei due francesi. Riferiva infatti che il... No, signor Presidente.
Presidente: Dica.
M.G.: No, c'è un equivoco : non è il Nesi che riferiva questa circostanza della frequentazione di Vanni e Pacciani della piazzola degli Scopeti, ma è la Sperduto Maria Antonietta. La Sperduto Maria Antonietta, nel verbale del 7 marzo 1996, riferiva questo particolare proprio specifico.
Presidente: Allora, sul Nesi abbiamo finito?
M.G.: Sul Nesi c'è poi l'aspetto della lettera, sulla...
P.M.: È una circostanza diversa, Presidente.
M.G.: Quella è una domanda diversa. Io... cerco adesso di rispondere proprio alla...
Presidente: sì, sì, esatto.
M.G.:... ai rapporti tra gli imputati. Quindi la circostanza specifica che ho accertato dall'attività svolta e che fa rifermento al luogo dove poi si è verificato il delitto, l'ho rilevata dalla testimonianza resami dalla Sperduto Maria Antonietta il 7 marzo' '96. La Sperduto mi riferiva che Pacciani e Vanni l'avevano condotta più volte, un paio di volte in quella piazzola dove poi lei ha saputo che si è verificato il delitto ai danni dei francesi. Il Pacciani, all'epoca aveva la FIAT 500; il Vanni la Lambretta e lei era stata prelevata da casa dal Pacciani con la macchina, quindi era stata portata in macchina da Pacciani in questa piazzola dove era sopraggiunto il Vanni con la Lambretta, Qui racconta tutta una scena raccapricciante che ho difficoltà anche al...
Avvocato Pepi: Per favore, il teste si astenga dai commenti, eh. Raccapricciante è un commento e non lo può fare.
M.G.: No...
Presidente: Bene.
M.G.: È per la difficoltà che ho nell'esporre quello che ha detto la donna.
Presidente: Va be', lei...
M.G.: Sì.
Presidente: I particolari nudi e crudi, purtroppo siamo qui…
M.G.: Diceva e raccontava la donna in questo posto di essere stata spogliata, di essere stata picchiata dai due, di essere stata fatta sdraiare nel sedile nella parte davanti con i piedi in fuori e si masturbavano. Poi la lasciavano in... quelle condizioni nuda nella macchina. Li vedeva andare più in sopra dove vi erano delle coppie, quindi si avvicinavano a fare i guardoni di queste coppie e poi ritornavano nuovamente da lei. Faceva sostanzialmente questo quadro con riferimenti più particolari. E quindi sulle frequentazioni, c'è questo riferimento specifico alla piazzola degli Scopeti e ai rapporti avuti da Pacciani e Vanni con la donna. Riferiva anche la donna che i primi tempi aveva avuto anche violenze da Vanni, che aveva difficoltà a congiungersi, il fatto non gli raddrizzava, eccetera... Tornando al Nesi, il Nesi mi riferiva l'episodio della lettera...
Presidente: No, prima della lettera, dei rapporti del Faggi può dire qualche cosa lei?
M.G.: Sul Nesi...
P.M.: Presidente, era una posizione che volevamo trattare come domande unitariamente, se permette, per quello che riguarda Faggi. Volevamo... comunque non c'è difficoltà. Se lei pensa che sia più opportuno per la Corte valutare...
Presidente: No, parlavo della conoscenza dell'imputato. Però ora vediamo un po' anche il Faggi in che posizione era, tutto qui. 
P.M.: Sì, sì, certo. È una domanda che facciamo fra un attimo, eh?
Presidente: Bene, bene.
P.M.:Continuiamo probabilmente con un ordine che forse è quello dell'indagine che arriva comunque a tutti i punti che sono stati esaminati.
Presidente: Bene.
P.M.: Prego, dottore, se vuole andare avanti.
Segue...
 
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